Colombo, Galileo, the Gelato, the Gondola, Leonardo. And the Pizza, of course

Al Conad, c’è un cliente dai vestiti disordinati che alle 11 di mattina ha già aperto la sua bottiglia di birra prima ancora di passare per la cassa, e sta parlando di politica.

Che nel caso specifico consiste nel deridere il Ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano.

“Eh, ha detto che Colombo aveva imparato da Galileo! Ma Galileo è vissuto dopo Colombo! E fa il Ministro della Cultura!”

e scoppia a ridere.

Siccome ho il cervello che funziona per vie traverse, mi vengono tante riflessioni.

La prima è che conosco molti clochard, e so che ci sono storie e livelli culturali spesso inimmaginabili; ma mi chiedo (è solo una domanda) se il clochard in questione sapesse davvero che Galileo fosse vissuto dopo Colombo, oppure ci fosse arrivato perché la vicenda era diventata un caso mediatico, e oggi anche i clochard hanno lo smarfo.

La seconda riflessione riguarda il caso mediatico. In un evento a Taormina sconosciuto a tutti, il ministro, parlando non si sa in quale contesto, ha detto una frase, che non è sfuggita al video. Ora, se il ministro della cultura, invece di firmare atti, se ne stava a pavoneggiare davanti alle telecamere, a un evento dall’ineffabile nome di “Taobuk 2024 – Identità italiana, identità culturale” che riesce a combinare una misspelling di “book” con il concetto di “identità italiana”, è solo colpa sua.

Però, a ripensarci, poniamo che a me, mi facciano Ministro della Cultura perché ho un blog. Mi piazzano dentro una gigantesca macchina, con 12.000 dipendenti molto più esperti di me nelle cose che contano. Anche l’ultimo usciere…

Sono dentro questa macchina, e vincolato in modo ferreo anche da un numero di leggi che qualcuno stima in 10.000, qualcuno in 250.000.

Ora, in Italia…

fermi tutti: quando sento dire “in Italia” già sento cinquanta milioni di italiani che aggiungono, “ma se invece fossimo in un paese normale…” No, voglio solo dire che conosco l’Italia, e non so altrove…

… è quindi normale che un politico si dedichi a farsi vedere, prendendosi applausi e pomodori, mentre i funzionari lavorano.

Anzi, pochi applausi e molti pomodori, perché una caratteristica della democrazia parlamentare è che il Cittadino Medio, che conta quanto una icse ogni cinque anni, si sente però in diritto permanente mentre fa la fila alla cassa, di sfottere i Politici Incompetenti e Cretini, “che se fossi io a giocare la partita, avrei fatto gol subito”…

Pretendere che un Ministro della Cultura debba sapere che Galileo è venuto dopo Colombo significa ignorare la funzione del Ministero della Cultura.

Fondamentalmente, si tratta di miliardi di soldi nostri da investire in eventi, mostre, quadri che volano in aereo dagli Uffizi all’Evento a Miami, e nel vendere l’Italia.

Ora, la gente come noi è fissata con tutte le storie dei luoghi, con le pietre, con vecchi racconti, con i morti.

Ma le persone normali sanno che la Cultura Italiana è un’aura.

Qui vicino c’è lo Sbrino Gelato Contadino, che fa un gelato ottimo, ma mi chiedo cosa c’entrino i contadini con il gelato.

E c’è sempre la fila di giovani bionde statunitensi che fissano lo smarfo.

A dieci metri, c’è una cabina fotografica, di quelle che si usavano una volta per fare le foto per i documenti, e lì la folla diventa come quella davanti all’ultimo panificio di Gaza. Wow Italy = Fototessera.

Poi c’è la Fiat 500 di Stefano Di Puccio parcheggiata, con un’altra fila a fotografarla.

E poi ci sono appunto Colombo, Galileo, the Gelato, the Gondola, Leonardo, Pizza... E mi sembra che il Ministro non abbia sbagliato la sequenza alfabetica.

Questa Sequenza (dimenticavo, Fiat 500 e Fototessera) ha regalato a imprenditori italiani che non sanno nemmeno distinguere il Medioevo dall’Uomo delle Caverne, i miliardi con cui hanno sistematicamente distrutto le nostre montagne, i nostri boschi, le nostre spiagge, la nostra biodiversità e le nostre città: in una parola, la nostra identità quella vera.

Poi ancora, mi affascina il meccanismo per cui un’intera parte politica (in questo caso la “Sinistra”, ma a “Destra” il fenomeno è uguale e speculare) pensa solo a cogliere in fallo il Nemico, senza il quale non esisterebbe.

Nel mondo dell’intelligenza artificiale, tutto scompare subito: ma in questo momento la Sinistra è quella cosa che si sente di avere ragione, perché in un evento del tutto sconosciuto e di cui nessuno conosce il contesto, qualcuno ha registrato una frase ridicola di un politico di Parte Nemica. Una di quelle cose che girano e gireranno all’infinito nello spazio e nel tempo, inchiodando a vita il poveretto che ha fatto una gaffe, almeno finché una Coronal Mass Ejection non distruggerà ogni traccia degli ultimi decenni di storia.

“Impegno” vuol dire bruciare tutte le energie di una vita, a trovare i difetti di qualcun altro, a disprezzarlo, a combatterlo. E si finisce per esistere per il Nemico.

Non sentirai quasi mai dire, io sto cercando di fare… no, solo “hai visto che schifo il Nemico…”

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194 risposte a Colombo, Galileo, the Gelato, the Gondola, Leonardo. And the Pizza, of course

  1. PinoMamet scrive:

    Aggiornamenti dalla Maturità:

    -a capo dei Fasci di combattimento c’era Gramsci

    -Shakespeare è vissuto nel Quattrocento, vale a dire nel Ventesimo secolo (questa forse la bocciamo)

    -Ungaretti sul Carso vedeva un faro nel mare…

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      “sul Carso vedeva un faro nel mare”

      Si sarà affacciato a guardare il Faro della Vittoria, prima che lo costruissero…

    • Miguel Martinez scrive:

      Per PinoMamet

      “Quattrocento, vale a dire nel Ventesimo ”

      Questa non l’ho capita!

    • PinoMamet scrive:

      La ragazza di Shakespeare nel Quattrocento (XX secolo) è stata poi promossa a maggioranza per la famosa paura del Ricorso e perché i membri interni non vedevano l’ora di togliersela dalle palle.

      Pessimo esempio di scuola italiana…

    • paniscus scrive:

      Dalle mie parti, è finalmente venuto fuori il proverbiale lapsus secondo cui “Gabriele D’Annunzio era un estetista”. Ovviamente la conoscevo come parodia o come barzelletta, ma non avevo mai provato il brivido di ascoltarla di persona a un esame.

      • Ros scrive:

        “Garbiele D’Annunzio era un estetista”.

        È bellissima!
        Profonda, e pregna di sottotesti d’odissee joyceane.

        Viene da arrubbarsela.

        Sul tema mi torna in mente una vignetta di Andrea Pazienza, dove due ragazzi escono dall’aula degli esami di maturità.

        E uno, esausto, sudaticcio, ma sollevato, dice:

        “Fiuuuh, è fatta; meno male che non mi hanno chiesto Giorgio Manzoni”

    • paniscus scrive:

      “-a capo dei Fasci di combattimento c’era Gramsci”—

      Rilancio con questa: “nella pianificazione dello sbarco in Normandia furono usate delle tecniche di crittografia avanzata, per ingannare I FRANCESI su quale sarebbe stato il punto preciso dell’approdo”.

      Richiamato all’attenzione dalla commissaria di storia, il soggetto (scienze applicate, quindi 5 anni di informatica, anche se nel caso specifico all’esame non c’era) annaspa un po’, ma alla fine si corregge.

      Io approfitto per chiedergli se ricordasse il nome di uno dei maggiori scienziati che avevano reso possibile l’avanzamento della tecnologia crittografica in quel periodo (ovviamente, intendevo Alan Turing), e questo casca completamente dal pero, dicendo che nella materia di informatica le cose di storia non le avevano mica fatte…

      • Moi scrive:

        Almeno avesse visto il film…

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        Nemmeno io avrei saputo rispondere in quinta superiore.

        • Moi scrive:

          È un film di 10 anni fa …

          • Mauricius Tarvisii scrive:

            Cioè uscito quando lo studente in questione andava alle elementari, per cui dubito che fosse interessato.

          • paniscus scrive:

            “È un film di 10 anni fa …”

            Sì, ma è riciclatissimo quasi tutti gli anni come attività di approfondimento nelle scuole, insieme a quello su Leopardi, o quello su Ipazia, o quello su John Nash, o l’intramontabile “Interstellar”, e da qualche mese a questa parte anche quello su Oppenheimer, che resisterà molto a lungo!

        • Moi scrive:

          Una volta in Storia mi ricordai di Fersen e la Du Barry … da lady Oscar !😆

        • Moi scrive:

          E poi il mio esempio più emblematico : i 7 Re di Roma di sono molto meno noti dei 7 Nani … ma chiunque conosce decine di nomi di giocatori di calcio e_9 personaggi immaginari preferiti …

          Quindi NON è questione di capacità mnemoniche / concentrazione mentale … è questione di fregakazzi 😁 !

  2. PinoMamet scrive:

    ” ma mi chiedo cosa c’entrino i contadini con il gelato.”

    Semplice, lo mangiano. Anche i metalmeccanici, ma è più difficile fare rima 😉

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ Pino Mamet

      “è più difficile fare rima”

      Perchè?

      Se mangian gelato
      si sporcano i manici
      ma che ci vuoi fare
      son metalmeccanici.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

    • Moi scrive:

      Il contadino oggi è un’ immagine di serenità e genuinità bucolica … l’ operaio di velenìe industriali.

      Non sono più i tempi del Carosello RAI.

  3. Andrea Di Vita scrive:

    @ Martinez

    ““Impegno” vuol dire bruciare tutte le energie di una vita, a trovare i difetti di qualcun altro, a disprezzarlo, a combatterlo. E si finisce per esistere per il Nemico.

    Non sentirai quasi mai dire, io sto cercando di fare… no, solo “hai visto che schifo il Nemico…””

    Per forza. Dato che quasi nessuno può fare alcunché oltre a tirare avanti, l’identità ce la si costruisce nel disprezzo comune verso un Nemico. In questo l’Italia è Paese assolutamente normale. (Non dimenticherò mai il santino elettorale Tory, a Oxford, che invitava a votare contro i ‘faceless beaurocrats of Bruxelles’ anziane signore che Bruxelles non l’avevano vista manco in TV (visto che piuttosto che mantenere un corrispondente fisso a Bruxelles la BBC lo manteneva a Ottawa). E mi spiace deluderti: neanche ai tempi di Dante “le nostre montagne, i nostri boschi, le nostre spiagge, la nostra biodiversità e le nostre città” sono mai state la nostra “identità vera”. Manco all’interno della stessa città ci si sentiva affratellati, come lo stesso Dante testimonia ampiamente. Guardiamo in faccia la realtà: l’unica sincera identità agli esseri umani l’ha sempre data il comune scherno di un Nemico.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    • Peucezio scrive:

      Andrea,
      sì, però non è che con la sola critica dell’avversario costruisci qualcosa.
      E la civiltà è costruzione paziente, non solo contrapposizione belluina.

  4. Moi scrive:

    MIGUEL, Zeta ti tirerebbe le 👂orecchie 👂 che si ha da dire “SFD” …. il “clochard”.

  5. Ros scrive:

    Miguel: “…Ora, la gente come noi è fissata con tutte le storie dei luoghi, con le pietre, con vecchi racconti, con i morti.
    Ma le persone normali sanno che la Cultura Italiana è un’aura…”

    Once upon a time un ragazzetto0 che si sentiva assai speciale rispetto al volgo, pure quello studiato e acculturato.

    Si sentiva così perché aveva una capacità mnemonica alta – alticcia –
    Leggeva un mattone di 800 pagine in tre giorni ricordandolo poi, quasi frase per frase, per tutta la sua vita.

    E si era fatto una cultura enciclopedica quasi (giusto un migliaiuccio di chilometri in meno🥺).

    Ricordava vita natural durante il mattone anche se non gli era piaciuto e interessato per niente.

    Mens sana in corpore sano, era fissato pure con lo sport e l’allenamento.

    Quanto gongolava e si annacava il ragazzetto di tutto ciò!😎

    Tutto pareva sapere perché appunto memorizzava senza volerlo.
    Come un registratore sempre acceso.

    Poi qualcuno cattivo t’invento lo smartphone e cerca con google…

    Chinque poteva sapere quel che voleva e abbisognava in pochi secondi.
    Volendo, s’intende.

    Quindi la cultura in generale (e la sua cultura) erano oramai così facili da nozionificare
    e bignamare alla portata d’ogni comune citrullo da non contare più nulla😥
    Inutile ciarpame d’altri tempi andato a male.

    Scemenzuole che può fare più meglio un marchingegno,
    e quindi demandarlo a codesto servo.

    E il suo Ego napoleonico disoccupato restò!
    Povero ahi lui meschino; a strisciare come tutti l’altri zotici ritardati.
    Uguale uguale.

    Finì per sempre l’essere e sentirsi speciale e superiore🥺 …

    … e gongolare come il Pippo Pippo che quando passa non lo sa…

    E allora!
    Il morale della favola?

    Boh!

    Meglio puntare solo sul còrpore,
    e allenarsi soltanto per gongolare ancora d’istrionismo e palco?🤔

    Puntare ai muscoli e tatuaggi tribali da crisi di mezz’eta?

    La Cultura era un’aura. Ci fu ‘na volta

    … dov’è silenzio e tenebre
    la gloria che passò
    Fu vera gloria?

    • Ros scrive:

      “…E si era fatto una cultura enciclopedica quasi (giusto un migliaiuccio di chilometri in meno🥺)…”

      di Hasburgicus, ci dovevo aggiungere, e me lo scordatti

      un sacco d’errori feci a scrivere il lamento del ex dotto di Salamanca annichilito

      ma

      oramai che conta più la cosa!🥺

      All those moments will be lost in time,
      like tears in rain.

      Time to die

    • Miguel Martinez scrive:

      Per ros

      “Once upon a time un ragazzetto”

      Bellissimo

  6. Ros scrive:

    Prego Miguel di cancellare i due commenti precedenti e malraffazzonatti.
    Che mi correggo le bozze, che oramai mi è rimasto solo il perfezionismo ossessivo maniacale dell’autistico patetico (almeno quello; a specializzarmi ancora almeno; fottutissima democrazia!)

    Ricominciam 😊

    Miguel: “…Ora, la gente come noi è fissata con tutte le storie dei luoghi, con le pietre, con vecchi racconti, con i morti.
    Ma le persone normali sanno che la Cultura Italiana è un’aura…”

    Once upon a time v’era un ragazzetto che si sentiva assai speciale rispetto al volgo che fa solo numero; pure a quello studiato e acculturato.

    Si sentiva così perché aveva una capacità mnemonica alta
    – alticcia diciamo –

    Leggeva un mattone di 800 pagine in tre giorni ricordandoselo poi,
    quasi frase per frase,
    per e tutta la sua vita, ora inutile, a seguire.

    E si era fatto una cultura enciclopedica quasi (giusto un migliaiuccio di chilometri in meno🥺) come quella del nostro caro Habs).

    Ricordava vita natural durante il mattone pure se non gli era piaciuto e interessato per niente.

    Mens sana in corpore sano, era fissato pure con lo sport e l’allenamento;
    il vanesio figurino.

    Quanto gongolava e si annacàva il ragazzetto di tutto ciò!😎

    Tutto pareva sapere perché appunto tutto memorizzava senza volerlo,
    e forse di per sicuro capirci granché.

    Come un registratore sempre acceso a mo’ di merlo indiano pappagallo Portobello.

    Poi qualcuno cattivo t’invento lo smartphone e cerca con google …

    … chiunque poteva sapere quel che voleva e abbisognava in pochi secondi.

    Volendolo sapere, s’intende.

    Quindi la cultura in generale (e la sua cultura in particolare)
    erano oramai così facili da nozionificare
    e bignamare e alla portata d’ogni comune citrullo da non contare più nulla😥
    Inutile ciarpame d’altri tempi andato a male.
    Da soffittare.

    Scemenzuole che può fare più meglio il marchingegno,
    e quindi demandarlo a codesto servo coi bottoni.

    E il suo Ego napoleonico restò disoccupato, superato!
    Povero ahi lui meschino;
    … a strisciare come tutti l’altri zotici ritardati.

    A strisciare con la bava terra terra, democratizzato.

    Uguale uguale ai zotici.

    Finì per sempre l’essere e sentirsi speciale e superiore🥺 …

    … e gongolare come il Pippo Pippo che quando passa non lo sa…

    E allora!
    Il morale della favola?

    Boh!

    Meglio puntare solo sul còrpore?
    e allenarsi soltanto, per gongolare poi e ancora d’istrionismo plutoniano e palco?🤔

    Puntare solo ai muscoli abbronzati e tatuaggi tribali, braccialetti e collanine d’arte varia?
    Da crisi di mezz’eta?

    La Cultura era un’aura, tu ci dici.
    Ci fu, ti dico io, una volta e mai più, ora non è più.
    Nemermore!

    … dov’è silenzio e tenebre
    la gloria che passò
    Fu vera gloria?

    29/06/2024 alle 7:03 am
    “…E si era fatto una cultura enciclopedica quasi (giusto un migliaiuccio di chilometri in meno🥺)…”

    un sacco d’errori feci – ancora – a scrivere la lagna dell’ex dotto di Salamanca annichilito, melanconico

    ma …

    oramai che conta più la cosa!🥺

    All those moments will be lost in time,
    like tears in rain.

    Time to die

    • Ros scrive:

      Grazie😊

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ Ros

      “ragazzetto”

      Il ragazzetto puo’ farsi coraggio.

      Almeno per ora, a parità di nozioni memorizzate consumerà sempre assai meno di un’intelligenza artificiale.

      https://www.ilpost.it/2024/06/28/energia-consumata-intelligenza-artificiale/

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Ros scrive:

        Andrea Di Vita: “Il ragazzetto puo’ farsi coraggio.

        Almeno per ora, a parità di nozioni memorizzate consumerà sempre assai meno di un’intelligenza artificiale”

        Io consumo pochissimo; proprio un’anticchia.

        E se non mangio fasuola (Phaseolus vulgaris L.)
        o leguminosae in genere, manco produco metano.

        L’intelligenza non è certo l’artificiosa,
        ma è solo quella che è;
        coi suoi inarrivabili vantaggi d’emisfero destro artistico e immaginativo,
        e svantaggi con quello sinistro calcolatore-ragioniere-geometra Filini.

        O era quella che era,
        poiché, col tempo che passa e va,
        mi pare che mi sto rincretinendo🤔🙄

  7. Roberto scrive:

    Miguel

    “retendere che un Ministro della Cultura debba sapere che Galileo è venuto dopo Colombo significa ignorare la funzione del Ministero della Cultura.”

    Io sono molto lontano dall’idea che il ministro della cultura debba essere un colto, esattamente come il ministro della salute non deve essere un medico o il ministro dell’istruzione non deve essere un professore

    Però
    1. Almeno avere un’idea di quello che fanno, si è necessario. Non puoi fare il ministro dell’istruzione se non sai o non impari in fretta come è organizzata la scuola
    2. Tacere invece di fare figure di merda una dietro l’altra è un’ottimo indizio di intelligenza, che evidentemente al nostro querulo ministro manca

    • Miguel Martinez scrive:

      Per roberto

      “1. Almeno..:”

      1. Non abbiamo idea di quanto lui sappia su chi decide le nomine ai musei, i finanziamenti alle mostre, ecc. Quindi potrebbe benissimo “avere un’idea di quello che fa…” O magari no, ma nulla emerge dal video di Taobuk.

      2. Tacere invece di… Il politico che tace oggi è un politico morto. Ti perdi tre giri su Facebook e sei fuori. E prima o poi una cazzata la spari. E appena la spari, diventa l’epigrafe sulla tua tomba.

      Uno dei principali motivi per cui ho cortesemente respinto gli inviti a candidarmi.

      • Roberto scrive:

        1 può darsi…diciamo che non dà l’idea di una persona molto intelligente ma magari mi sbaglio

        2. Non dico di tacere, dico di parlare di cose che uno sa. Chi glielo ha fatto fare al ministro di dire quella fesseria?

        Sono certo che tu saresti infinitamente più prudente e intelligente

        • Miguel Martinez scrive:

          Per roberto

          “1 può darsi…diciamo che non dà l’idea di una persona molto intelligente ma magari mi sbaglio”

          Ma di nuovo, essere “molto intelligente” è in genere un difetto in un politico.

          Anche nel mondo “extraparlamentare”.

          Oggi si commentava con un amico che aveva fatto parte del gruppo ristretto di Lotta Continua a Milano negli anni Settanta, che di quella gente – da Sofri a Capanna – che pure ha mosso tanto, nessuno ha avuto un pensiero originale, nemmeno dopo.

          Anzi, vi viene in mente un “politico importante” che dopo, quando era libero dai vincoli e impegni, abbia detto o scritto qualcosa di intelligente? E’ una domanda aperta, e mi riferisco a tutto il mondo.

          A me vengono in mente persone prestate alla politica per un caso, come Leopold Senghor.

          Anche Sangiuliano è “prestato” alla politica, ma credo che abbia una lunga storia di traffici tra cattedre universitarie e redazioni giornalistiche.

          • Roberto scrive:

            Miguel

            “Ma di nuovo, essere “molto intelligente” è in genere un difetto in un politico”

            Dissento totalmente

            (No non faccio l’esercizio “chi ha detto cose intelligenti” sennò entriamo in una polemica infinita che finirà nel solito esercizio retorico…ci conosco)

            • Miguel Martinez scrive:

              Per roberto

              “(No non faccio l’esercizio “chi ha detto cose intelligenti” sennò entriamo in una polemica infinita che finirà nel solito esercizio retorico…ci conosco)”

              🙂

              Capisco,condivido il “ci conosco”, e hai anche ragione.

              Preciso però che la mia era una domanda di questo tipo:

              “In questo momento, e senza aver fatto alcun approfondimento, non riesco a ricordare un solo politico al mondo che dopo essersi liberato dai vincoli di mandato, abbia contribuito qualcosa di interessante.

              Ma mi rendo anche conto che sto parlando solo di quello che in questo istante mi viene in mente, e può essere un limite mio, e ci potrebbero essere un sacco di cose che smentiscono questa mia ipotesi.

              Anzi, sarei curioso di sentire di qualcuno, proprio per ripensare quello che ho detto”.

    • Peucezio scrive:

      Roberto,
      “Io sono molto lontano dall’idea che il ministro della cultura debba essere un colto, esattamente come il ministro della salute non deve essere un medico o il ministro dell’istruzione non deve essere un professore”

      Perché non dovrebbero esserlo?
      Chiariamo: io sono contrarissimo alla tecnocrazia e i governi tecnici ci hanno rovinato.
      Però ci sono professionisti politicamente orientati, che quindi abbiano un indirizzo, una visione non neutra, in linea con il sentire degli elettori che hanno scelto quella maggioranza, ma al tempo stesso esperti.

  8. Moi scrive:

    Posso fare il Ministro dell’ Economia SE quantifico il Debito Pubblico come “na bèla móccia ed bajûch ?” 😁

  9. habsburgicus scrive:

    non si è notato molto che l’esimio Ministro omonimo di un nobile siciliano che resse (bene !) la politica estera del nostro inclito Regno in età giolittiana e (proto)salandriana ad maiorem Magni Orientis gloriam, ha commesso un’altra imprecisione ovvero ha di fatto confuso il Genovese (per gli amici, Colombo) con il Portoghese ispanizzato (Magellano) !
    infatti fu Magellano che circumnavigò per primo la terra (o meglio, l’avrebbe fatto, se il nefasto 27 aprile 1521 -proprio nei giorni in cui nella lontana Europa un oscuro e perverso monaco scomunicato metteva tutto a soqquadro a Worms, ultimo tentativo d salvare eodem tempore l’Europa e la Christianitas- il capo indigeno Lapu Lapu non avesse posto fine alla di lui Gloriosa Vita nelle lontane isole poscia note come Filippine: la circumnavigazione la completarono El Cano e il nostro Pigafetta, con pochissimi altri) ! non vorrò negare che “el buscar el Levante por el Poniente” spetta a Colombo, ma il Genovese mai ebbe chiarissimo che aveva “scoperto” un nuovo Continente e manco si era avvicinato all’Asia, Magellano all’Asia ci giunse ! ed El Cano e Pigafetta tornarono da noi !

  10. In linea ancor più generale occorre tenere presente che lo stato che occupa la penisola italiana rappresenta forse l’unica realtà al mondo in cui chi usa decentemente il congiuntivo rischia di essere aggredito fisicamente da qualche ciabattona diplomata alla scuola della vita.
    Quella di ispirare repulsione è diventata da molti anni -ammesso che abbia mai smesso di esserlo- una modalità come le altre -persino incoraggiata- di rapportarsi con gli altri.
    La classe politica prodotta da un contesto dove chiunque abbia un minimo di rispetto di sé ha validissimi motivi per tenersi ben lontano dal democratismo rappresentativo è il prodotto -piuttosto fedele- di una realtà del genere.

  11. Moi scrive:

    @PINO

    Hai visto in questi giorni “Shoshana” , il film sull’ ultimo decennio di Mandato Britannico (!) di Palestina ?

    C’ è da dire che riuscirono a concludere una più che dignitosa trattativa diplomatica con India Vs Pakistan … ma con la Questione Israele Vs Palestina fallirono miseramente. Ma per me è uma zoma di mondo semplicemente irrisolvibile , beffardamente chiamata “Terra Santa”.

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Moi

      ” Ma per me è uma zoma di mondo semplicemente irrisolvibile , beffardamente chiamata “Terra Santa”.”

      E’ interessante questa idea diffusa, secondo cui “da lì si combatte da secoli”, come se fosse la Germania.

      In realtà, la Terra Santa ha una storia singolarmente pacifica, dai tempi romani fino alla pacifica conquista araba, passano secoli e ci sono le Crociate e lì in effetti ne sono successe di cotte e di crude; ma dal 1291 fino al 1917, una pace più o meno continua, che nessun angolo d’Europa ha conosciuto.

  12. Miguel Martinez scrive:

    Per Moi

    Dramma negli Stati Uniti,

    La Corte Suprema vieta di schedare gli studenti per Razza.

    Conseguenze interessanti:

    https://www.washingtonpost.com/education/2024/06/29/affirmative-action-supreme-court-college-queens-harvard/

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Moi

      “In fact, Oddi said she feels barred from acting on the student’s racial information at all. Instead of brightening that aspect of a student’s identity, she feels forced to erase it. And that has instilled in her a sense of “sadness” — not necessarily for herself but rather for the students who may feel dissuaded from writing about their whole selves, including race and ethnicity.”

      • Miguel Martinez scrive:

        Per Moi

        Source : https://www.quizexpo.com/what-race-am-i/
        What Race Am I? This Quiz Analyzes 20 Factors to Find It Out

        It is not weird for someone to be like, what race am I? Many young adults do not know what their actual nation is because they come from mixed backgrounds. It is easier for some groups to guess their racial background due to obvious clues such as skin color. However, taking a quiz is the most affordable option for those confused and do not want to pay for an ancestry DNA test.

        It is impossible to create a 100% accurate test to find out what race you are. However, the quiz on this page uses several clues and information to make the best guess. The results are not always as accurate as a DNA test. But they help you discover how others might assume your nationality based on non-spoken clues.

        This Quiz Is Based on the Categorizations of the US Census

        National Population and Housing Census have five main and one subcategory to identify races in the US. The What Race Am I quiz uses the same set of definitions to guess your nation. Below you can see how each group is described according to the said categorization.

    • PinoMamet scrive:

      Insomma, per gli studenti americani è importantissimo sapere a quale “razza” appartengono.
      Passano gli anni, i decenni, e se li conti anche i minuti… e niente, stanno ancora fermi lì.
      Guai a non sapere di quale “razza” si è. Piuttosto sputare la saliva dentro un tubetto e spedirlo a un laboratorio, che ti rimanda la risposta che dice che sei “20% DNA francese” (“ecco perché mi è sempre piaciuta la baguette!”) e “20% DNA spagnolo” (“ecco perché mi sono iscritto al corso di flamenco l’altr’anno!”) sperando sempre che la maggioranza non sia “bianca”;
      piuttosto fare un quiz barzelletta… qualunque cosa, ma devono per forza farsi incasellare in una “razza”.

      Paese che vai, usanza che trovi. Probabilmente la “razza” ha in America la stessa importanza che la cucina regionale ha in Italia…

      • PinoMamet scrive:

        Una cosa è cambiata, rispetto a 70 anni fa: allora si faceva carte false per farsi passare da bianchi, adesso è il contrario.

        • Miguel Martinez scrive:

          Curioso poi che negli Stati Uniti si debba usare il termine “Race”, ma non si possa usare il termine “Sex”.

          • Moi scrive:

            Un’ altra stranezza di questi tempi sono i NeoBorbonici (oramai mi sbucano dappertutto , peggio che Musulmani e LGBTSPQR) che esultano perché scoprono tanti primati storici culturali (magari un po’ esagerati ma cmq molto interessanti) del “Nostro Regno” … poi però rimangono fieramente srmianalfabeti.

            I primati culturali anziché ispirazioni diventano tipo i Gol nelle partite di calcio con tifo da stadio.

          • Peucezio scrive:

            Ecco, questa è curiosa.
            Le donne e i negri (o comunque i non bianchi) sono parti discriminate, svantaggiate, ecc. (secondo loro; che poi c’è del vero, anche grazie a loro).

            Ma mentre se un uomo decide di sentirsi donna e passare dal lato che loro esaltano va tutto bene, se un bianco decide di sentirsi negro, apriti cielo.

            Forse perché l’omosessualità è sempre esistita, quella che oggi si chiama disforia di genere, sia pure marginalissimamente, è sempre esistita, ed erano categorie discriminate, non c’è mai stata nella società la categoria discriminata del bianco che si sente negro.

        • Moi scrive:

          Storicamente difatti il gender passing deriva dal racial passing … nel senso che lo segue e ne segue le dinamiche.

  13. Moi scrive:

    Un’ altra cosa divertente è l’ Abbiamoinventatotuttonoiismo :

    iniziarono i Musulmani già a Fine Novecento (quelli che l’ Oriana Furiosa chiamava “Popov di Allah, alludendo all’ Islam Risvegliato come al Nuovo Comunismo.

    L’ Abbiamoinventatotuttonoiismo

    poi però ora trovi l’ attivista NeoAfricanista da ” Social” con gli scoop che ha inventato tutto un qualche “nero” (in senso Statunitense) di turno.

    la Femminista che tutto è stato inventato da “una donna” … specie in materie STEM e cinematografia ove “il Patriarcato ci ha invisibilizzate”.

  14. Moi scrive:

    @PINO

    ‘sta faccenda dell’ Alfabeto Cumano ufficialmente com’ è adesso in ambito accademico ?

  15. Peucezio scrive:

    O.T.:

    e se lo scopo dell’Occidente antirusso fosse consegnare l’egemonia del mondo ai cinesi?

    Non sto parlando di un piano presente in forma cosciente nella testa di qualcuno.

    Però, insomma, questi buttano la maggiore potenza nucleare mondiale nelle braccia della Cina trasformandola in un sio vassallo, regalano alla Cina, cioè a un’enorme manifattura, una potenza energetica: idrocarburi, materie prime…
    Non c’era modo di fare un regalo più grande, in termini di peso geopolitico, alla Cina.

    E questi sono la sinistra, sono l’establishment euro-americano di orientamento progressista (non è certo Trump o i populisti-sovranisti europei, che diventeranno sempre più gli eredi dei vecchi elettorati moderati, delle maggioranze silenziose).

    Sono cioè la sinistra del controllo sociale, della tecnologia che ti spia dappertutto, delle leggi sempre più invadenti (ora si parla di automobili col limitatore di velocità obbligatorio con geolocalizzazione), della tassazione, della burocrazia, dell’ossessione delle regole, della censura sulle idee e sulle parole attraverso il politicamente corretto, di fanatsimo pandemico (chiudiamo la gente in casa, ecc.), in sostanza del dispotismo asiatico.

    Chi meglio di gente che lo fa da millenni, può insegnare all’Occidente a vivere secondo un modello iper-collettivista, di controllo costante, di compressione dell’invidivuo (e delle comunità dal basso) con le sue aspirazioni?

    Non dimentichiamo inoltre che il progressismo rappresenta la punta più avanzata della tendenza nichilista dell’Occidente. Che col benessere, ha creato una gioventù, poi una classe dirigente che si auto-odia, che vuole cancellare non solo il suo retaggio storico, ma proprio ogni proiezione spirituale.
    Quindi cosa c’è di meglio per una classe dirigente nichilista di poter rinnegare la propria identità storica e consegnarsi nelle mani di un avversario forte?

    Io finora ho dato credito preso alla lettera la retorica suprematista e fortemente identitaria che le nuove classi dirigenti occidentali esprimono.

    Cioè se fino ad alcuni decenni fa bisognava essere terzomondisti, antimperialisti, ecc., oggi, per lo stesso establishment di sinistra, queste parole sono diventate parolacce: noi siamo i più belli, puliti, profumati, democratici, liberi, gli altri sono tutti barbari, governati da dittatori sanguinari, ecc.

    Non credo ci sia una mistificazione deliberata in tutto ciò: la gente non ha bisogno di ingannare gli altri: è già fin troppo brava ad autoingannarsi.

    Il punto è che questi usano questa retorica come mezzo di autoassoggettamento agli altri.

    Non è che i veri decisori non pensino davvero che la Cina sia un avversario geopolitico, fanni i dazi, ecc. Ma a un livello ulteriore ne sentono il richiamo, vogliono recepire quel modello e in fondo assoggettarvisi.

    D’altronde la globalizzazione, che ha portato la Cina al punto in cui è, chi l’ha fatta?

    • Peucezio scrive:

      Non dimentichiamo che oggi siamo governati da gente che da giovane guardava alla Russia e voleva fare la rivoluzione per asiatizzarci.

      La Russia, rinnegando il comunismo materialista e recuperando l’identità nazionale e cristana, ha tradito (e infatti glie la vogliono far pagare); gli è rimasta la Cina, che comunista lo è ancora, anzi, è connubio perfetto di comunismo (cioè statalismo) e capitalismo (cioè distruzione delle microcomunità attraverso grandi concentrazioni di ricchezza).

      • Miguel Martinez scrive:

        Per peucezio

        “Non dimentichiamo che oggi siamo governati da gente che da giovane guardava alla Russia e voleva fare la rivoluzione per asiatizzarci.”

        E quanti anni hanno?

        Di filorussi mi ricordo qualche operaio e qualche contadino, molto più anziano di me. E poi c’era Giulietto Chiesa e qualcuno che in Russia c’era stato per lavoro, e si era innamorato di qualche aspetto del paese.

        • Peucezio scrive:

          Beh, ma l’eredità culturale è quella.

          C’è una parte degli occidentali, forse da sempre, che vuole controllo, stato, accentramento, fiscalità, burocrazia, ordine, repressione e un’altra che vuole libertà, individualismo, vitalismo, spontaneismo, microcomunità, famiglia, ricchezza, complessità, iniziativa, se vuoi anche caos e anomia.

          La prima in questo momento si identifica con gli occidentalisti mainstream, la seconda coi populisti-sovranisti.

          • Andrea Di Vita scrive:

            @ peucezio

            “repressione” “microcomunita’”

            Per millenni la più fenomenale forma di repressione delle eccentricità individuali, dell’innovazione e del non-conformismo è stata la pressione sociale esercitata sul singolo dalle microcomunita’.

            Non a caso chi può ne scappa. I pettegolezzi de “il mondo è piccolo, la gente mormora” sono molto più efficaci e capillari del più sofisticato Grande Fratello orwelliano.

            La nostalgia à la”Ragazzi della via Gluck” è la fantasia reazionaria di chi è talmente abituato alla privacy garantita dall’indifferenza della grande città da non riuscire più ad apprezzarla.

            È l’aria della città a rendere liberi, non quella delle piccole patrie.

            • Miguel Martinez scrive:

              Per ADV

              “Per millenni la più fenomenale forma di repressione delle eccentricità individuali, dell’innovazione e del non-conformismo è stata la pressione sociale esercitata sul singolo dalle microcomunita’.”

              La questione è più complessa.

              Quando in un sistema, si immette poca energia, le molecole si muovono poco e i legami tra le singole molecole sono forti. E molte molecole si annoiano, ma fanno poco danno.

              Quando si immette più energia, le molecole si agitano, e molte si divertono e scoprono cose mai viste, ma iniziano a fare sempre più danno al loro piccolo contenitore, ma se non hanno protezione di qualche tipo, rischiano di essere massacrate, e quindi c’è bisogno di sistemi sempre più eccessivi di controllo.

              Quando si immette ancora più energia, tutto il contenitore salta per aria, e ogni singola molecola va per fatti suoi nell’universo e non si diverte più.

              (Voto in fisica 3 meno meno, ma è antropologia).

            • Peucezio scrive:

              Andrea,
              sono d’accordo ed è il motivo per cui ammetto che, malgrado tutto, il mondo premoderno era disfunzionale.

              Ma la storia non è univoca, è sempre diversa e oggi l’oppressione viene dall’alto, non dal basso.
              Con dei distinguo.

              c’è da una parte tutto il mondo perbenista, moralista, repressivo, progressista, politicamente corretto, legato alle grandi multinazionali, ecc.,

              poi ci sono i movimenti populisti, che negli USA sono anche collegati a bigottismi di segno opposto, religioso, antiscientista in modo acritico e da noi interpretano molte istanze giuste ma anche forme di misoneismo sciocco (fosse per loro abolirebbero internet e gli smartphone, che sono i canali attraverso cui prosperano e diffondono le proprie idee).

              Infine un modo a cui guardare con interesse è secondo me quello della Silicon Valley, dell’avanguardia tecnologica più spinta (dove, oltre al conformismo, c’è anche molto libertarismo “eretico”), ma anche di alcune multinazionali più visionarie e meno bigotte: penso a personaggi come Musk o anche come Peter Thiel, autentici libertari e innovatori, senza manie repressive di segno opposto.

              Io in generale, diversamente da Miguel, sono per la massima accelerazione tecnologica.
              Semmai il punto è come renderla sempre più disponbile a sempre più gente.
              Non in modo passivo, ma sempre più attivo e condiviso.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per peucezio

                “Io in generale, diversamente da Miguel, sono per la massima accelerazione tecnologica.”

                Lo so.

                Solo che ti rifiuti di accollartene le inesorabili conseguenze.

              • Peucezio scrive:

                Miguel,
                direi il contrario.

                Siccome mi giovo costantemente dei portati del progresso materiale, mi sento sempre più a disagio a criticarli.

                Ti sto scrivendo usando un pc e un’infrastruttura telematica complessissima e potente.

                Posso raccogliere la memoria storica e linguistica degli anziani grazie a registratori digitali, strumenti di immagazzinamento di dati sempre più efficienti, ecc.

                Posso coltivare il mio amore per il passato, le canzoni, i luoghi di ritrovo, la cultura locale anche in virtù dei contatti e della rete di rapporti e collaborazioni possibile grazie ai social e ciò mi consente anche di ricostruire e rivivere momenti di convivialità ispirati allo spirito del passato.

                Certo, mi dolgo del fatto che quella cultura sta scomparendo e che presto non ci sarà se non il ricordo e la documentazione.

                Ma quella cultura non è stata distrutta dallo marfo o da Instagram e facebook; è stata distrutta dalla scuola e soprattutto dalla televisione.
                Che, quella sì, è stata una sciagura che ha fatto solo danni.

                Ma in ogni caso resta il fatto che se io fossi rimasto immerso in quel mondo, o, meglio, se vi fossi nato, la cosa più probabile è che sarei morto entro i primi giorni o mesi di vita. Se fossi stato fortunato avrei fatto in tempo a diventare adulto, ma magari sarei morto per un’influenza a quarant’anni.
                Inoltre avrei sofferto l’indigenza, lavorato come una bestia e avuto pochi stimoli intellettuali.

                Costoro erano meno felici? Non ne ho idea: non basta il benessere materiale per fare la felicità.

                Rinnego il mio passatimso e reazionarismo?
                No, perché il passato mi serve come modello per ricreare valori pluralistici dal basso da contrapporre (o forse da integrare) alla modernità intesa come controllo e razionalizzazione violenta del mondo.

                In ogni caso io sono contro l’omologazione e per i moltiplicatori di stimoli e contatti.
                E le nuove tecnologie mi pare vadano in questo senso.
                Ma bisognerà vedere via via.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Peucezio

                “Siccome mi giovo costantemente dei portati del progresso materiale, mi sento sempre più a disagio a criticarli.”

                Dici cose importanti.

                Ma spesso finisco per polemizzare qui proprio sulla questione dei “giudizi”.

                Io constato che dietro quasi tutte le cose che faccio, ci sono storie passate e conseguenze future.

                E se ho l’onestà di guardarle, sono entrambe terrificanti.

                Però “sentirmi in colpa” non serve a molto, anzi forse mi fa anche sentire “più buono perché almeno io ho una coscienza…”

                Ma credo che sia fondamentale constatare. Prendere atto. Sapere ciò che faccio, e non fare finta che le mie azioni siano innocue.

            • Peucezio scrive:

              Miguel,
              certo, più una società è complessa, più regole servono.
              Ma questa è una regola meccanica, che va poi calata nelle società reali, in cui conta l’entità del fenomeno, a parità di complessità.
              Non è che la Russia sovietica fosse più complessa degli Stati Uniti degli stessi decenni, è che lì c’è una tradizione di accentramento politico e di minore peso dell’individuo rispetto agli Stati Uniti.

              Poi si può ragionare sull’origine storica di questa differenza.

          • Miguel Martinez scrive:

            Per Peucezio

            “La prima in questo momento si identifica con gli occidentalisti mainstream, la seconda coi populisti-sovranisti.”

            Non sono d’accordo.

            C’è una parte di ciascuno di noi che vuole che ci sia la polizia a garantire la sicurezza della mia proprietà, che mio figlio che fa parte della mia famiglia abbia un’istruzione, di poter andare in discoteca fino a ora tarda ma che ci siano i vigili che controllino, che lo Stato mi fornisca di parcheggi se voglio andare in alta montagna, che se mi ammalo io venga curato, che se faccio quella che mi sembra una piccola trasgressione me la cavi, che io vinca l’appalto e un altro no…

            Ne nascono infiniti conflitti tra la parte che vuole “ordine” e la parte che vuole “libertà”.

            La parte che vuole Libertà vuole poter andare su una spiaggia “pulita” dove non ci sono tappi di bottiglie. E per questo si impone l’Ordine dei tappi che non si staccano dalle bottiglie di plastica. Al che la parte che vuole Libertà si incavola perché non è libera di buttare i tappi.

            Ma non sono due schieramenti opposti.

            • Peucezio scrive:

              Eppure ciò che dici non si radica nelle partizioni sociologiche oggettive.

              Cioè è molto diversa la mentalità di un negoziante e quella di un funzionario pubblico.

              Il primo, di massima (poi ci sono tutte le eccezioni del caso) sicuramente vuole che la polizia arresti il delinquente che vuole rapinarlo (anche se credo che nel suo mondo ideale preferirebbe potersi pagare un servizio di vigilanza privata e sapere che se fa fuori il ladro nessuno lo processa), ma, insomma, è contento se c’è uno stato minimale.

              Il secondo è come il nostro Andrea. Magari non arriverebbe a volere la chiusura di tutti i bar a favore di catene anonime e standardizzate (quella è una perversione molto molto minoritaria, credo 🙂 ), ma sicuramente vuole più stato e più ordine possibile.

              Altrimenti i movimenti populisti e quelli d’establishment non avrebbero bacini elettorali sociologicamente diversi.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per peucezio

                “Cioè è molto diversa la mentalità di un negoziante e quella di un funzionario pubblico.”

                Certo!

                Il funzionario pubblico tra l’altro non ha una vetrina che il delinquente possa spaccare, e quindi può permettersi di fare il virtuoso rispetto al cattivo negoziante che sparerebbe al delinquente.

                Ma il negoziante (parlo di quello sopra il livello del fruttivendolo o del giornalaio) ha bisogno di:

                1) un sistema bancario follemente complesso che gli permetta di pagare e farsi pagare

                2) di un sistema di autostrade pagate dal pubblico che gli permetta di ricevere merci da ogni capo del mondo

                3) impianti di illuminazione pubblica che allettino i consumatori

                4) buoni rapporti tra lo Stato e le potenze che controllano il traffico mondiale delle merci

                5) un sistema in grado di raccogliere e far sparire i rifiuti che lui crea

                6) uno stato che sbucalti le montagne e le riempia di cannoni da neve per quando lui va in vacanza.

                Comprensibile che lui non voglia pagare per tutto questo, ma è “il negoziante” che insiste per avere parcheggi ovunque, perché ci sia un ponte sullo Stretto di Messina o che chiede l’espansione dell’aeroporto di Firenze.

              • Peucezio scrive:

                Miguel,
                qui però dobbiamo distinguere fra progresso e infrastrutture da una parte e ossesisone del controllo e della repressione dall’altra.

                Che poi non è mica solo pratica.
                Poter prendere in giro i negri o i culattoni o non poterlo fare non impatta in nessun modo sul funzionamento materiale delle infrastrutture e dell’organizzazione della società.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Peucezio

                “Poter prendere in giro i negri o i culattoni o non poterlo fare non impatta in nessun modo sul funzionamento materiale delle infrastrutture e dell’organizzazione della società.”

                Invece influisce tantissimo.

                L’umanità ha sempre giocato in modo molto complesso sulle differenze. Perché ha avuto il tempo di svilupparle, e la possibilità di parlare in molti registri diversi: si parla di donne in un modo alla morosa cui si porta un fiore, in un altro in una bevuta scherzosa tra maschi che si conoscono, e non è detto che il secondo modo sia realmente “offensivo”, in assenso della persona offesa. E di ogni persona conosciamo tante sfumature: quello che prendiamo in giro come “culattone”, è anche quello che sa raccontare storie divertenti, o che cucina bene, o è lo zio dell’amico…

                Da quando siamo nell’Acquario di Facebook, tutto cambia: in un istante diventa impossibile avere diversi registri, diventiamo solo la nostra immagine.

                E tra anonimi gli insulti hanno tutt’altro effetto: stai guidando nella tua macchina blu, e un tizio dalla macchina rossa che non hai mai visto in vita tua, ti urla, “mi stanno sul cazzo quelli che hanno le macchine blu!”, va finire in rissa.

                Certo, proprio perché si tratta solo di nevrosi umane e non di interessi seri, lo Stato può agire con molta più fermezza qui che ad esempio a vietare la produzione di bottigliette di plastica.

              • Peucezio scrive:

                Miguel,
                come sai sono molto scettico sul nesso fra politicamente corretto e social media.
                Anche banalmente per un fatto cronologico:
                il politicamente corretto è nato negli anni ’70 negli Stati Uniti, è arrivato alla ribalta nei ’90-2000 e i social sono nati e hanno cominciato a diffondersi nella seconda metà del decennio 2000-2010.

            • Roberto scrive:

              “Tappi”

              Incidentalmente ho scoperto in questi giorni la polemica tutta italiana sui tappi (io manco mi ero accorto che i tappi sono cambiati…)

              C’è davvero una massa di rompicoglioni divorata da stress e ansia e da un sentimento di rivalsa che si nutre di ogni cazzata possibile ed immaginabile

              Ps Miguel secondo me nel XXI secolo qualsiasi ragionamento sociologico non può prescindere da Twitter, che ti permette appunto di guardare questa massa che sennò non vedresti

              • Peucezio scrive:

                Però qui non conta l’entità della cosa.

                Ma il fatto che un’autorità lontana e non scelta da noi deve romperci i coglioni, decidere di modificare arbitrariamente la nostra quotidianità, darci piccoli disagi inutili.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Peucezio

                “Ma il fatto che un’autorità lontana e non scelta da noi deve romperci i coglioni, decidere di modificare arbitrariamente la nostra quotidianità, darci piccoli disagi inutili.”

                Comprensibilissimo. Anche perché la gente normale giustamente si mette i tappi nelle orecchie di fronte a tutte le forme di seduzione a cui si è soggetti nella società mediatica, per cui sicuramente sfugge la motivazione dell’attaccatura del tappo.

                Ma poi ci si lamenta delle “spiagge sporche” (“io pago le tasse e poi le trovo piene di tappi di bottiglie!”).

                Allo stesso tempo, è ovviamente criminale l’esistenza di un’industria di acqua non gassata in bottiglie di plastica, esattamente equivalente all’acqua che esce dal rubinetto.

                Il tappo è dettaglio del tutto secondario.

              • Peucezio scrive:

                Miguel,
                “Allo stesso tempo, è ovviamente criminale l’esistenza di un’industria di acqua non gassata in bottiglie di plastica, esattamente equivalente all’acqua che esce dal rubinetto.

                Il tappo è dettaglio del tutto secondario.”

                Pienamente d’accordo.

                Per inciso, io a casa bevo solo l’acqua della fontana, che a Milano è buonissima.

                Mi chiedo però a che serva ‘sta cosa del tappo non staccabile.
                Cioè se butti le due cose separatamente, sono più impattanti?
                Oppure la gente butta il tappo in giro e la bottiglia diligentemente nel cestino, possibilmente della plastica?
                Ma in genere il tappo lo tieni finché non svuoti la bottiglia, altrimenti come cazzo fai a ritapparla, soprattutto se la devi portare in giro?
                Boh: a me sembra un altro esempio di come ‘sti europei ragionino col culo.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                1) il tappo e la bottiglia separati sono due rifiuti e non uno solo, per cui questo raddoppia la dispersione
                2) il tappo è un rifiuto più piccolo, quindi tende a viaggiare di più e ad essere più difficile da recuperare (grate, netturbini…)

              • Peucezio scrive:

                Si poteva fare una campagna di sensibilizzazione per convincere a buttare via la bottiglia sempre con tutto il tappo quei pochi deficienti che non lo fanno.

                Io comuque ancora non capisco il senso della bottiglietta d’acqua minerale.
                Al bar puoi servire l’acqua in una brocca o in una bottiglia di vetro.

                Per i turisti e la gente che va in giro, basterebbero le fontane e che si portino una cazzo di borraccia o bottiglietta metallica.

                E comunque più in generale non capisco il senso dell’esistenza dell’acqua minerale, ammenoché uno non preferisca particolarmente quella gassata.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Peucezio

                “Al bar puoi servire l’acqua in una brocca o in una bottiglia di vetro.”

                Ma è una parte enorme dei guadagni del bar.

              • Ros scrive:

                Miguel: ”
                Allo stesso tempo, è ovviamente criminale l’esistenza di un’industria di acqua non gassata in bottiglie di plastica, esattamente equivalente all’acqua che esce dal rubinetto”

                La cosa più inquietante
                (mica i tappi, che se disturbano basta tirarli coi ditini per staccarli); la cosa più inquietante è lo spaventoso numero annuo di queste bottiglie di plastica.

                Miliardi di bottiglie prodotte ogni anno che coprono una superficie grande quanto la Francia.
                Destinate ad aumentare.

                E che hanno formato quel novissimo continente zozzo che ormai riempie una bella fetta dell’oceano Pacifico.

                Porcaputtana😒 se vi scantate della controllatissima
                – pure in Italia, anzi meglio in Italia –
                acqua del rubinetto vabbè.

                Ma almeno protestate per farle solo di vetro da riusare, come una volta.
                Che le riportavi vuote al supermercato e ti davano qualche spicciolo.

                Le bottiglie liberty Art decò, graziose, piccolette e sinuose in vetro della Coca-Cola vintage …
                che io, Matusalemme, mi ricordo.

                Cacchio di fa a parlare d’ambiente e tutte le pinete del pianeta che soffre e muore e che ci hanno arrubbato il futuro e poi non fare il diavolo a quattro per quarantaquattro gatti in fila di tre col resto di due per costringere chi di dovere a farle, costi quel che costi, in vetro riciclabile.

                E pazienza se la pagate
                (voi scantate) di più

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                “Si poteva fare una campagna di sensibilizzazione per convincere a buttare via la bottiglia sempre con tutto il tappo quei pochi deficienti che non lo fanno”

                Non ci credo che ci credi veramente.

                “Io comunque ancora non capisco il senso della bottiglietta d’acqua minerale.”

                Vedi che lo capiresti immediatamente se l’UE le vietasse…

                “Porcaputtana😒 se vi scantate della controllatissima
                – pure in Italia, anzi meglio in Italia –
                acqua del rubinetto vabbè.”

                Questa eviterei di giocarmela, dopo che i vicentini hanno avvelenato tre provincie senza che i controllantissimi controlli notassero una beneamata mazza di quello che stava succedendo.

              • Ros scrive:

                Mauricius: “..
                i vicentini hanno avvelenato tre provincie senza che i controllantissimi controlli notassero una beneamata mazza di quello che stava succedendo…”

                Vero;
                questa l’avevo rimossa🙄

                Ma in generale, l’acqua del rubinetto – dice che – viene verificata ogni due settimane …

                si spererebbe che, dice che, dica il vero.

                Comunque, quando vado a fare la spesa, è sempre una guerra.

                La mia
                – ora si dice così ma la cosa mi fa sempre sghignazzare –
                compàgna 😁😁😁
                vuole l’acqua Panna o la Sant’Anna, e io mi incacchio ogni volta come Paperino Paolino.

                Mica per coscienza verde, ma perchè confezioni di 6 bottiglie ogni 3 giorni me le devo caricare
                poi io.
                Che lei si sconocchia.

                Due confezioni, 4 sacchettoni, la terra (20 chili) per rimpolpare il giardino … rimpolpare quelle fottute frasche che pure gli devo abbeverare, patate, trapiantare facendomi mangiare vivo dalle danzare.

                Porcaccia, con questo caldo a portare a casa la spesa ti divento grondante come una fontana.

                Manco per le bestemmie ogniqualvolta e tra la gente,
                caricato come un asino sudato.

                E sopportala che dice che la faccio vergognare

                Bestemmie che qui – nel trevigiano, e con larghezza –
                pure si usano.

                ps
                a pensarci bene, con le bottiglie di vetro, sarebbe assai peggio 🙄

              • Roberto scrive:

                Peucezio

                “romperci i coglioni,”

                Sai come mi sono accorto di questa cosa dei tappi? In visita in Italia improvvisamente Twitter mi si riempie di tweet italiani e prima vedo un tweet di Salvini che si acceca cercando di bere e poi una serie di minchioni che cercano di bere da una bottiglia senza riuscirci (evidentemente non si vergognano ad ammettere pubblicamente di essere dei minchioni)

                Ora io di bottiglie di plastica ne uso pochissime, ma sicuramente qualche badoit (acqua gasata) l’ho bevuta da gennaio e non mi ero nemmeno accorto dei tappi che non si staccano…

                “arbitrariamente”

                Dopo aver visto la massa di imbecilli mi sono chiesto “ma perché”…e mi sembra che ci sia una buona ragione: tonnellate di tappi di plastica non riciclati liberi in natura

                “campagna di sensibilizzazione”

                A parte che avrei molti scrupoli a spendere soldi pubblici per una campagna per insegnare alla gente a non buttare i tappi per terra o a non accecarsi bevendo ad una bottiglia…seriamente, pensi che una campagna del genere possa avere il minimo effetto? Dai non ci credi neanche tu!

              • Miguel Martinez scrive:

                Per roberto

                “Dopo aver visto la massa di imbecilli mi sono chiesto “ma perché””

                Ovviamente hai ragione su tutta la linea.

                Però è chiaro che se ci sono tante persone che sui social si eccitano per questa cosa, un motivo insieme tecnico (la cultura dei “social”) e antropologico ci deve essere.

                Sul “perché”, vero che è per evitare sprechi e inquinamento. Ma è anche palese che è una falsa soluzione, è come se invece di vietare la libera vendita di armi, si vietassero solo i coltellini a serramanico: che indubbiamente possono fare danni, ma assai meno dei mitra.

                La somma di misure monche e puramente simboliche per l’ambiente, e la rabbia della gente (che poi vota) per tali misure, ci dice molto sul futuro dell’ambiente.

                Terzo, sono pienamente d’accordo sull’inutilità della “campagna” in un mondo in cui ci sono “campagne” ovunque, milioni e milioni di messaggi, vere, false, che cercano di sedurci o di spaventarci.

              • Peucezio scrive:

                Facciano tappi biodegradabili allora.
                Scelgono sempre di caricare i disagi sulle spalle degli utenti, dei cittadini comuni.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Peucezio

                “Facciano tappi biodegradabili allora.
                Scelgono sempre di caricare i disagi sulle spalle degli utenti, dei cittadini comuni.”

                A parte la valida obiezione di MT, i “disagi” ricadono innanzitutto sui produttori, che devono comprare macchinari molto costosi e spendere di più in materiali più resistenti e pesanti (e quindi aumentare e non diminuire le tonnellate di plastica che girano).

                Per questo la protesta non parte da Salvini, parte ufficialmente dalla Federazione Imbottigliatori europei, e possiamo immaginare quindi che anche la roba che gira sui social parta da loro.

                Il costo a questo punto verrà ovviamente scaricato sull’utente finale (questo sarà il “vero disagio” per i cittadini comuni), ma in un mercato estremamente competitivo, dove piccoli margini per i produttori di plastica e per la Grande Distribuzione Organizzata si fanno in quanto i prodotti hanno prezzi pazzescamente bassi, ma un pubblico gigantesco.

                Per poter mantenere i prezzi a un livello in cui milioni e milioni di persone continuino a “usare e gettare”, quindi ogni risparmio conta.

              • Miguel Martinez scrive:

                “Per poter mantenere i prezzi a un livello in cui milioni e milioni di persone continuino a “usare e gettare”, quindi ogni risparmio conta.”

                Per questo, i produttori propongono come “soluzione ecologica” il “90% di riciclaggio”, cioè:

                1) far ricadere le conseguenze proprio sugli utenti finali che devono comportarsi bene

                2) far ricadere le conseguenze sulle istituzioni che devono preparare le infrastrutture per la raccolta di plastica (pensa a Firenze, dove servono infrastutture, non per 350.000 abitanti ma per 14 milioni di turisti, e servono infrastruttur anche a casa dei turisti stessi!) e quindi sui contribuenti

                3) far dimenticare che la plastica non è veramente “riciclabile” https://valori.it/riciclaggio-plastica/ per tanti motivi

                https://www.open.online/2023/06/05/inquinamento-plastica-riciclo-limiti-interviste/

                «Nel 2019, in Italia, solo il 5% della plastica utilizzata per produrre bottiglie è stata riusata per lo stesso scopo. Nel restante 95% dei casi è finita in prodotti di minor qualità»

                “riciclare la plastica contribuirebbe a renderla ancora più tossica.”

              • Miguel Martinez scrive:

                Insomma, la questione dei tappi è doppiamente fuorviante: a “Sinistra” (nel senso peuceziano di gente che “impone soluzioni dall’alto”) è quasi (non del tutto) inutile; a “Destra” (nel senso del “cittadino che non vuole sottostare a regolamenti assurdi”) c’è un rifiuto persino di questa misura inutile ma innocua, figuriamoci come ci si rapporta con tutta la questione ambientale nella sua enormità.

                Ma questo falso dilemma crea una contrapposizione che manda avanti la Macchina del Moto Perpetuo a Energia Avversaria.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Certo: il tappo che deve contenere dell’acqua senza deteriorarsi lo facciamo biodegradabile…

              • Roberto scrive:

                Peuce’

                Ma di quale disagio stiamo parlando!?!

              • roberto scrive:

                Miguel

                “La somma di misure monche e puramente simboliche”

                io faccio appello al solito principio di realtà. in un mondo popolato di persone che considerano un problema, un disagio, una scocciatura una cosa totalmente invisibile come un tappino che resta attaccato alla bottiglia, puoi immaginare l’idea di prendere misure più drastiche come il divieto di produzione e vendita di bottiglie di plastica?

              • Miguel Martinez scrive:

                Per roberto

                “, puoi immaginare l’idea di prendere misure più drastiche come il divieto di produzione e vendita di bottiglie di plastica?”

                Infatti, è esattamente la mia tesi.

                Siccome non si può affrontare il problema alla radice, perché è impossibile, si potano due foglie in cima all’albero.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ Martinez

                “peggior qualità”

                Quello che non si dice mai è che riciclare è esso stesso un’attività spaventosamente energivora.

                Prendo un oggetto (plastica, vetro). Gli tolgo le ‘impurezze’ (le etichette di carta, il tappo di metallo per le bottiglie). Lo scaldo per fonderlo. Distillo in qualche modo i suoi componenti. Li forgio in una forma nuova e raffreddo il tutto (roventi sono intoccabili).

                Ciascuno di questi passaggi richiede energia, e (con buona pace degli innamorati di specchietti e girandole) energia concentrata dove serve e quando serve.

                Ci si potrebbe chiedere se l’energia richiesta per pezzo riciclato diminuisce con la standardizzazione delle procedure.

                In linea di principio è così.

                Ma innanzitutto i rifiuti da riciclare sono per loro natura composti da varie ed eventuali: il sorting, cioè la suddivisione del rifiuto fra i suoi componenti, va fatto del tutto a monte (la raccolta differenziata!) o aumenta ancora l’impatto energetico totale. Di fatto, la raccolta differenziata è un outsourcing del riciclaggio: non ne conteggio il costo energetico perché la faccio fare a qualcun altro. (Il Secondo Principio esige che il fatto stesso di riordinare un sistema disordinato richieda energia).

                Ma mettiamoci pure dal punto di vista di una tecnologia matura di riciclaggio di materiali completamente riciclabili: il vetro e la plastica PET.

                Una bottiglia di vino vuota pesa da 300 a 900 g; facciamo 500 g per comodità di calcolo. Fonderla significa portarla da temperatura ambiente (diciamo 20 °C) a 1200 °C. Per scaldare di 1 grammo un Kg di vetro ci vogliono 677 Joule, cioè 0,19 KWh (dato che 1 KWh = 3600 Joule e dato che 677/3600=0,19. Per fondere la nostra bottiglia abbiamo allora bisogno di

                (1200-20)*0,19*500=112110 KWh

                Per confronto, un litro di benzina libera 10 KWh.

                E stiamo parlando di fondere una bottiglia di vino, non di tutto il processo del suo riciclaggio.

                Ma, si dirà, la plastica fonde a una temperatura molto più bassa.

                E’ vero. Il PET delle bottiglie d’acqua minerale fonde a soli 256 °C. E soprattutto, basta solo 1,1 J (=0,000306 KWh) per scaldarne 1 Kg di 1 °C. La bottiglia tipica pesa 40 grammi. Quindi per fondere una bottiglia in PET bastano

                (256-20)*0,000306*40=2,88 KWh

                Solo che la nostra bottiglia di PET porta 1,5 litri. In Italia si bevono in media 223 litri d’acqua minerale all’anno, ossia una persona in media usa 223/1,5 = 148 bottiglie (arrotondo per difetto dato che non si butta una bottiglia con l’acqua dentro). Gli Italiani sono 58997201, per cui in un anno se ne vanno 148*58997201=8,77 miliardi di bottiglie di PET. Riciclarle per produrre altri oggetti in plastica richiede almeno fonderle, e dato che fondere una bottiglia in PET richiede 2,88 KWh riciclare il 100% delle bottiglie PET in Italia richiede in un anno (sempre arrotondando per difetto) come minimo

                2,88*58997201=25,2 miliardi di KWh.

                Stiamo parlando circa dell’8% della produzione totale di elettricità annuale in Italia (che si aggira intorno ai 310 miliardi di KWh).

                Solo per fondere la plastica delle bottiglie d’acqua minerale da riciclare!

                L’unica cosa cui serve davvero il riciclaggio è il lavaggio della coscienza sporca.

                Se davvero non si vuole inquinare non si deve consumare.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Peucezio scrive:

                Miguel,
                “Per poter mantenere i prezzi a un livello in cui milioni e milioni di persone continuino a “usare e gettare”, quindi ogni risparmio conta.”

                Alla peggio potevano prevedere ambo le opzioni: se voglio il tappo staccabile, sarà biodegradabile, più costoso da produrre e pago la bottiglietta qualcosa in più.

                Comunque io abolirei proprio le bottigliette di plastica.

                Roberto,
                è disagevole perché quando versi l’acqua o quello che è nel bicchiere, devi preoccuparti di orientare la bottiglia dal lato opposto a quello del tappo, perché non cada sul tappo anziché nel bicchiere.

                E questa è una seccatura, perché già compiere piccole operazioni pratiche non è un piacere (in un mondo ideale tu pensi che si debba riempire il bicchiere e te lo trovi istantaneamente pieno), ma se ci si mettono d’impegno per renderle ancora più seccanti…

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Francamente non ho mai provato questo disagio, tanto che non avevo nemmeno fatto caso al cambiamento di tappo.

              • roberto scrive:

                Peucezio

                “è disagevole”

                non posso credere che una persona normale trovi questa cosa un “disagio”, non ci credero’ mai. o è voglia di rompere i coglioni o, come nel caso di salvini, è mala fede. tertium non datur

              • Miguel Martinez scrive:

                Per roberto

                “non posso credere che una persona normale trovi questa cosa un “disagio””

                Io so che gli scontrini vanno nel misto e non nella carta, e qui credo di avere ragione al contrario di tanti altri.

                Per motivi simili, pensavo che i tappi andassero nel misto e le bottiglie nella plastica, e oggi credo di avere torto.

                Ma quando per la prima volta ho dovuto confrontarmi con i tappi legati, pensavo che fosse un difetto di fabbricazione che mi impediva il corretto smaltimento, e da coscienzioso, ci ho lavorato fino a riuscire a strapparli 🙂

              • PinoMamet scrive:

                Ammetto che per circa un anno ho pensato semplicemente a una partita di tappi difettosi…

              • Ros scrive:

                Anche io questa storia dei tappi la sto sapendo e realizzando solo oggi.

                Mi sono limitato a giriarli un paio di volte e poi tirarli via,
                senza farci il minimo caso

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Peucezio

      “Sono cioè la sinistra del controllo sociale, della tecnologia che ti spia dappertutto, delle leggi sempre più invadenti”

      Dici diverse cose condivisibili, ma non c’entra “la Sinistra”.

      Esistono le convergenze ineluttabili:

      1) le imprese devono farsi concorrenze, e quindi inventare incessantemente nuovi prodotti

      2) questo vuol dire scatenare sempre più oggetti micidiali e incontrollabili sul mondo (auto che potrebbero andare a 300 chilometri orari, droni che ti possono consegnare le droghe più micidiali a casa, ecc)

      3) allo stesso tempo, c’è una tecnologia del controllo che cresce per esattamente gli stessi motivi

      4) e si finisce per applicare quindi 3) a 2). Nasce così, invece dell’auto che qualunque meccanico può smontare e rimontare, un’auto superaccessoriato che permette al produttore di mantenere il monopolio sulla manutunzione (vedi anche gli smartphone dove non puoi più cambiare la batteria), e alla polizia di frenare l’effetto 2), cioè la compresenza di milioni di missili sparati a 300 chilometri orari.

      C’è un saggio interessante su come l’auto abbia permesso la più grande operazione di controllo sociale e di restrizione della libertà della storia, quando negli Stati Uniti hanno introdotto tutta la gamma che va dalla targa al semaforo agli esami della patente alle multe alla segnaletica stradale: stiamo solo ripetendo questo gesti iniziale, che ha permesso a Henry Ford di devastare la biosfera, di fare i miliardi scaricando le conseguenze sulla società che gli costruiva le strade e limitava gli incidenti.

      In questo “la Sinistra” c’entra solo in quanto la parte più “statalista e responsabile”, contro gli “individualisti di Destra” che bofonchiano perché vorrebbero andare a 300 chilometri orari nei centri storici, così arrivano prima.

      • Peucezio scrive:

        Non mi è chiaro però in che modo l’auto abbia permesso il controllo sociale e la restrizione delle libertà.

        Cioè un mezzo individuale, che ti consente di andare dove cazzo vuoi quando vuoi (non dimentichiamoci che fino ad allora c’erano treni, omnibus, mezzi collettivi, pubblici) restringerebbe la libertà?

        Comunque qui il problema prima che tecnico è culturale.
        Se negli anni ’60 fosse scoppiato il covid, con la stessa letalità che ha, a nessun sarebbe saltato in mente di chiudere la gente in casa.

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ peucezio

          “richiudere la gente in casa”

          E sappiamo cosa sarebbe successo in qu caso.

          Un’altra Spagnola.

          No, grazie.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Peucezio scrive:

            Ma cosa stai dicendo?
            La spagnola uccideva i giovani e aveva una letalità di altri ordini di grandezza.

            Ma come si può dire una cosa del genere?
            In Svezia sono morti tutti?

            A me pare semmai che proprio in Italia abbiamo avuto un numero di morti spropositato.

            Ma che popolo di merda è un popolo disposto a rinunciare a vivere pur di sopravvivere? È meglio se muore.
            In questo senso se davvero il covid fosse stato un’epidemia seria e non il raffreddore che era, forse qualcosa di buono avrebbe fatto.

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ peucezio

              “Svezia”

              Non paragonare un paese col doppio dei Lmq e un quinto della popolazione all’Italia.

              Paragonalo alla Finlandia, che ha le stesse caratteristiche della Svezia ma che ha seguito una politica ‘Italiana’ di chiusura semi totale.

              E che ha avuto meno della metà dei morti per milione di abitanti.

              Poi, lasciamo perdere il senno di poi. ADESSO sappiamo che il COVID è meno letale della Spagnola. All’inizio no.

              Ci sono state tante porcherie nella gestione della pandemia, tantissime, e non certo solo in Italia. Una fra tutte, le procedure di acquisto dei vaccini (tuttora segretate, vero Von der Leyen?)

              Ma la civiltà di un popolo la vedi anche nel come accetta i coprifuoco (odio la parola ‘lockdown’) quando servono.

              Ciao!
              Andrea Di Vita

              • Andrea Di Vita scrive:

                Lmq=Kmq

              • Moi scrive:

                Aprèss a l’ Italia … in Finlandia an ‘ i é inción ! 😉

              • Peucezio scrive:

                Andrea,
                “Poi, lasciamo perdere il senno di poi. ADESSO sappiamo che il COVID è meno letale della Spagnola. All’inizio no.”

                Questo NON è vero.
                La letalità si sapeva dall’inizio e dall’inizio era evidentissimo che sotto una certa età la possibilità di morire era remotissima.
                Anzi, all’inizio si sottovalutavano i rischi per i più giovani, che, pur minimi, c’erano.

                “Ma la civiltà di un popolo la vedi anche nel come accetta i coprifuoco (odio la parola ‘lockdown’) quando servono.”

                Certo, gente che dalla finestra tirava le secchiate d’acqua alla malcapitata farmacista di turno che andava al lavoro di notte pensando fosse una che si divertiva a violare il confinamento; nella tua Liguria so di milanesi minacciati di morte (di morte, non scherzo) perché hanno deciso di andarsi a fare il confinamento in una loro casa al mare…

                Mi meraviglio che proprio un difensore della razionalità come te possa giustificare questo dalli all’untore. È evidente che, soprattutto agli italiani, la storia non ha insegnato nulla e che quello stesso sentimento del linciaggio, dell’odio collettivo cieco, della paura, della fobia irrazionale e scomposta sia riemerso alla prima occasione, per un’epidemia di influenza poco più virulenta del normale.

                Gli italiani hanno dimostrato il peggio di sé.
                Gretti, misantropi, fobici, diffidenti, incattiviti, rancorosi, portati all’odio, alla delazione, all’isteria collettiva.

                Un popolo di MERDA.
                Questo siamo diventati.

              • Peucezio scrive:

                E se c’è una cosa fra le tante che non perdono ai complottisti no-vax e altra gentaglia incattivita e fobica in modo speculare, è questo credere che il male stia in alto.
                Il male sta anche in alto.

                Ma in Italia il problema NON è venuto dall’alto.

                Il marcio sta in basso, sta nel sentimento collettivo.

                Per questo io sono populista, ma non in senso assoluto.

                Perché comunque l’istinto del branco è malvagio e violento e va temperato dalla civiltà, da un sistema di regole e vincoli.

                Il populismo in questo momento serve per compensazione, per contenere una classe dirigente impazzita, folle, che vive in un mondo onirico, lanciata pericolosamente verso il vuoto, che ha perso ogni contatto con la realtà, fatta di bambini viziati e autoreferenziali, che confondono il mondo coi loro capircci isterici.

                In questo il contadino è un elemento di contenimento.

                Ma questa è una contingenza storica specifica.

                La nobiltà dell’uomo non sta nello sfogare i propri istinti (quello riesce a farlo qualunque bestia), ma proprio nel contenerli, cioè in una stratificazione, un sedimento di vincoli, di abitudine a disciplinare e contemperare le istanze individuali, di regole e istituzioni che li contengano.

                Il valore della tradizione non consiste nella difesa dell’immobilismo, ma nel capire che la civiltà non s’improvvisa, è un accumulo millenario, non a caso tutte le grandi civiltà avevano paura delle innovazioni: le temevano come foriere di caos.

                La sclerotizzazione è l’altra faccia della rivoluzione: modelli rigidi, imposti, astratti, che siano un passato reinventato e fossilizzato (ogni vero mondo tradizionale è flessibile) o un futuro distopico inventato a tavolino.

        • Miguel Martinez scrive:

          Per Peucezio

          “Non mi è chiaro però in che modo l’auto abbia permesso il controllo sociale e la restrizione delle libertà.”

          Perché per regolarsi tra qualche famiglia di contadini di Oaxaca, basta mettersi insieme e discutere e risolvere i problemi.

          Quando arriva invece l’auto, per sua natura fa interagire persone che non si conoscono, e quindi richiede un arbitro terzo ed esterno: lo Stato.

          Perché richiede uno Stato in grado di estrarre milioni di dollari in tasse dalla popolazione per costruire strade adatte alle auto.

          Perché un mezzo enorme di acciaio capace di uccidere chiunque si trovi davanti richiede di essere imbrigliato, controllato, sorvegliato, che si inventino pure macchine per controllare il tasso alcolemico.

          E molto altro: Republic of Drivers. A Cultural History of Automobility in America di Cotten Seiler

          • Peucezio scrive:

            Miguel,
            vabbè, ma questo vale per tutto.

            Allora dobbiamo morire a trent’anni perché per avere la medicina moderna ci vuole uno stato organizzato e potente, grandi imprese che finanzino la ricerca, ospedali…

            Ma il risultato è che la gente esplica molto di più le sue potenzialità, è più libera, può fare molte più cose.

          • roberto scrive:

            Miguel

            “Perché per regolarsi tra qualche famiglia di contadini di Oaxaca, basta mettersi insieme e discutere e risolvere i problemi.”

            non so per i contadini ad oaxaca, ma se penso a contadini in europa (se vogliamo essere più specifici in francia) io mi ritrovo tantissimo in MArcel Pagnol, l”eau des collines. ne consiglio vivamente la lettura a chiunque vagheggi di trasferirsi in quella campagna pacifica e bucolica che esiste nella testa di ogni cittadino

            mi ci ritrovo in pagnol per quello che ho visto nel famoso villagio pirenaico del quale spesso vi parlo, una comunità microcomunità di cristiani che vive da decenni parlando di furti d’acqua, canali deviati, passaggi nelle terre altrui, confini di campi divelti, api rubate, piante avvelenate…e risolve le controversie a colpi di badile (questo è capitato ad un parente di mia moglie che è finito in ospedale per una cosa del genere)

            • Ros scrive:

              Roberto: “Pagnol, l”eau des collines. ne consiglio vivamente la lettura a chiunque vagheggi di trasferirsi in quella campagna pacifica e bucolica che esiste nella testa di ogni cittadino”

              Basterebbe guardarsi “un tranquillo weekend di paura” “Deliverance” negli appalachi, dove devi camminare con le terga mura mura

              https://youtu.be/HRu2dkUml8Y?si=ehHF8tMzcvBSsyxX

              • Roberto scrive:

                Ros

                Délivrance non lo conosco, un tranquillo week end di paura si, ma non è esattamente il tema

                In pagnol hai la vita quotidiana di una “piccola comunità di contadini” non di oaxaca ma della Provence

            • Mauricius Tarvisii scrive:

              “confini di campi divelti”

              Questo è un classico, come il riempimento dei fossi o la provincia che getta l’asfalto pure negli accessi perché se no si ritroverebbe il mais fino in carreggiata…

              • roberto scrive:

                mauricius

                “confini di campi divelti””

                la storia alla quale mi riferisco era così

                tizio ha un campo
                caio ha un campo

                caio per accedere al suo campo può
                1 scendere da una collina, risalendo su un’altra per un totale di 2-3 km
                2. attraversare il campo di tizio

                sceglie la due

                dopo un po’ tizio si scoccia di trovare il suo campo rovinato e mette un cancello

                il cancello viene divelto

                lo rimette

                viene ridivelto

                ad libitum (è finita a mazzate, denunce, ospedali e gendarmerie nationale)

                ah particolare curioso: caio è il sindaco del villaggio

                Ma anche casa di mia moglie: ha un orto molto grande che confina con altri orti, o campi…ogni anno un vicino si fotte un pezzetto, complice il fatto che non ci siamo e il contadino al quale affittiamo l’orto non ci presta attenzione (non chiedermi perché non lo vendiamo, è di mia moglie non mio….e poi dal punto di vista dei vicini, perché pagare per una cosa che ti puoi fottere?)

              • roberto scrive:

                vedo adesso che il sindaco del paesello (candidato per reconquête, il partito nazionalista di estrema destra di zemmour) ha preso l’1%…siccome credo che gli elettori siano un centinaio, capace che manco sua moglie e i suoi figli hanno votato per lui 🙂

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Ah, proprio un cancello? Ero fermo a bitte, cippi, siepi e paletti vari!

              • Miguel Martinez scrive:

                Per MT

                “Ah, proprio un cancello? Ero fermo a bitte, cippi, siepi e paletti vari!”

                Io come Piccole Comunità ho presente due mondi, con storie diverse: il Sudtirolo e la campagna toscana.

                Per quanto riguarda il primo, c’è da sempre la drammatica realtà della primogenitura, con molti figli e poche e difficili terre. Non si lavora per un padrone, ma proprio per questo la proprietà resta indivisibile. E questo è sicuramente un lato negativo, anche se non saprei come affrontarlo.

                Dall’altra, c’è una comunità in cui tutti suonano nella banda del paese; tutti fanno parte del corpo degli Schutzen, i cacciatori armati ma molto attenti a non esagerare nel distruggere la fauna, e in grado in qualunque momento di difendere il bene comune; tutti contribuiscono a costruire l’equivalente sudtirolese delle case del popolo; tutti sono vigili del fuoco volontari.

                E se fa piacere, tutti sono antifascisti, nel senso che si ricordano che i fascisti li volevano eliminare dalla faccia della terra.

                Poi dei toscani, un’altra volta…

              • Roberto scrive:

                MT

                “Ah, proprio un cancello? ”

                Si….sai quelli di legno che ruotano su un solo infisso come ce ne sono mille in montagna

            • Ros scrive:

              Roberto “Déliverance non lo conosco, un tranquillo week end di paura si”

              Ehm😏
              forse che forse sono la stessa cosa?

              Déliverance pare essere il titolo originale inglese di un tranquillo weekend di paura.

              In Italia coi titoli originali di film e libri la scafazzano costantemente.

              Rimembro ancora “Non drammatizziamo… è solo questione di corna” di Truffaut

              che il titolo originario era “Domicile conjugal”, che per i produttori italiani era scipito e non ci aveva l’appeal e le plus approprié titre de physique du rôle.

              …che poi il titolo italiano effettivamente😏 …

        • habsburgicus scrive:

          Non mi è chiaro però in che modo l’auto abbia permesso il controllo sociale e la restrizione delle libertà.

          Cioè un mezzo individuale, che ti consente di andare dove cazzo vuoi quando vuoi (non dimentichiamoci che fino ad allora c’erano treni, omnibus, mezzi collettivi, pubblici) restringerebbe la libertà?

          sull’auto sono d’accordo al diecimila per mille con Peucezio !
          e, non guidando, non possono essere tacciato di parzialità 😀
          ma appunto per questo mi rendo conto dell’ENORME e INCOMMENSURABILE vantaggio dell’auto, financo nella sempre ottima Milano con cinque linee di metropolitana efficientissime e a fortiori ove vivo io……

          • Moi scrive:

            Gli automezzi privati , soprattutto veloci e potenti 16 anni 2 ruote 18 anni 4 ruote, sono o sono stati (credo proprio che i 18enni di quest’anno saranno fra gli ultimi ad avere una patente di guida !) Riti di Passaggio , soprattutto Maschili Etero per … Andare a Figa ! 🙂

            … Nevvero, Habs ?

            • roberto scrive:

              boh, io sarò stato un 16-18 strano, ma molto bolognese su questo….bicicletta finché non è stato davvero necessario (di fatto la macchina la prendevo solo per andare a basket la sera, visto che giocavo un po’ fuori bologna)

          • Moi scrive:

            Per NON parlare dello scanzonato Sottobosco dei Puttan Tour & OTR .

          • roberto scrive:

            “Non mi è chiaro però in che modo l’auto abbia permesso il controllo sociale e la restrizione delle libertà”

            su questo sono totalmente d’accordo con peucezio e habsb

      • Peucezio scrive:

        Comunque mettiamo pure che il problema sia d’origine tecnologica.
        Ciò non inficerebbe la mia tesi. Al massimo si potrebbe riformulare dicendo che le nuove tecnologie possono essere gestite meglio da un modello politico e sociale di tipo asiatico che di tipo occidentale.

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ peucezio

          “occidentale”

          In realtà è proprio la Cina ad avere adottato la razionalità Occidentale (quella della supremazia platonica delle Leggi sull’eroismo individuale) ed è l’Occidente che si rifugia nella nostalgia della “piccola patria”, del “padroni a casa nostra”, del “non esiste eccesso di legittima difesa”, del “Make America Great Again”.

          Oggi Rousseau, Hobbes e Voltaire parlerebbero Cinese.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Peucezio scrive:

            Andrea,
            ma infatti il problema è antico.

            Tra l’altro, prima ancora di leggerti, volevo scrivere che c’è un equivoco a proposito dell’ideologia liberale.

            Il liberalismo NON è un’ideologia libertaria.
            Il liberalismo nasce per istituire regole, per disciplinare, infatti ha prodotto la rivoluzione francese, che ha prodotto accentramento, statalismo, dispotismo.

            Il liberalismo è l’altra faccia del marxismo, dispositivi della modernità volti al controllo e all’oppressione.

            Oggi questa tendenza endemica dell’Occidente (che si oppone all’altra, anch’essa endemica e ancestrale, alla libertà) si sposa con lo spirito asiatico, ma non è che nasca dal nulla.

          • Peucezio scrive:

            Tra l’altro, Andrea, attento a non idealizzare tutto ciò.

            Controllo e repressione non significa solo gestione un po’ stretta e autoritaria della società, in modo da renderla più efficiente, giusta ed egualitaria. Questo sarebbe, da quanto capisco, nei tuoi auspici.

            No, questo vogliono creare un sistema accentrato anche sul piano economico, con pochi ricchi che opprimono e controllano tanti poveri, con sempre meno ricchezza, potere e controllo sulla propria vita.

            E anche questo è pienamente nella tradizione asiatica: il lusso, l’accumulo, i pochi nababbi che affamano tutti gli altri.

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ peucezio

              “Il liberalismo NON è un’ideologia libertaria”

              OAAP!

              Il libertarismo presuppone il rifiuto dell’organizzazione commessa del mondo moderno, è un reazionario e luddista “ritorno alla Natura” alla Thoreau.

              “questi vogliono creare un sistema accentrato anche sul piano economico”

              È il contrario, semmai: l’accentramento c’è già in tutte le società, come descritto da Pareto. Un conto però è un accentramento sfrenato prodotto da una società senza regole, quella dell'”homo homini lupus” che è appunto il prodotto del libertarismo, un conto è l’accentramento moderato dalla tassazione progressiva e dall’Antitrust, da quel sistema incrociato e impersonale (potenzialmente incorruttibile appunto perché impersonale) di controlli incrociati che può essere garantito solo da uno Stato.

              Sono le piccole patrie quelle di Don Rodrigo e Don Abbondio. Nell’Italia unità -anche in quella di Bava Beccaris- Renzo e Lucia si potevano sposare in Comune, e il sopruso poteva essere denunciato alla Camera del Lavoro se non direttamente alla caserma dei Reali Carabinieri.

              Non a caso legaioli e reazionari c’è l’hanno a morte col Risorgimento e la UE.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              • Andrea Di Vita scrive:

                commessa=complessa

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Però nell’Italia unita Don Rodrigo controllerebbe anche il sindaco, oltre che il parroco.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ Mauricius Tarvisii

                “controllerebbe”

                …precisamente perché lo Stato Italiano non funziona come dovrebbe, mentre altri Stati sì. Il problema è dell’Italia, non dell’idea di Stato.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Peucezio scrive:

                Andrea,
                forse mi sono spiegato male.

                Secondo me liberalismo e libertarismo sono due cose opposte.

                In ogni caso per me la libertà non è un valore negoziabile.
                Si tratta di difendersi dall’oppressione sia di don Rodrigo che del Superstato Distopico Mondiale, che sono forme di oppressione solo su scala diversa.
                Don Rodrigo, essendo molto vicino, può fare molti danni, ma è anche sufficientemente piccolo perché ci si possa opporre (e infatti è finito male; storia di finzione, ma, insomma, accadeva anche quello, anche se molto spesso il sopruso restata invece impunito).
                Il SSDM è meno arbitrario e comunque non ha motivo di prendersela proprio con te. Ma se s’inceppa qualcosa e lo fa, voglio vederti a difenderti da un sistema che in qualunque parte del pianeta da un giorno all’altro t’impedisce di usare soldi, pure per mangiare (perché nella tua distopia anche la trattoria di paese accetta solo la carta), t’impedisce l’accesso a medici e ospedali, t’impedisce di comunicare anche con i tuoi affetti più stretti, ammenoché non sono lì fisicamente con te, ecc.
                Almeno Renzo poteva attraversare l’Adda scapparsene nella Serenissima: vallo a ripescare poi!

          • Peucezio scrive:

            E le piccole patrie (che poi sono le patrie tout court: non è mai esistita una nazione europea, per la banale ragione che non esiste una lingua europea, né una religione, ecc.) in realtà sono solo un mezzom, un argine.

            Quello che il populismo0-sovranismo vuole è solo restituire potere alla società, alle persone, riequilibrare e contenere il nuovo dispotismo.

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ peucezio

              “piccole patrie”

              No, qui non concordo.

              Le piccole patrie, sono loro il dispotismo. Un potere lontano è sempre meno opprimente di un potere vicino; una burocrazia senza volto si può ammansire con incantesimi di carta bollata, all’OK Corral vince solo chi sa sparare meglio. È Don Rodrigo che mette gli occhi su Lucia e fa spaventare don Abbondio, mica il Re di Spagna. Anzi, Don Rodrigo agisce impunito proprio perché il Re di Spagna non ha il controllo effettivo del territorio.

              La legge sarà pure dura, ma è la legge. Spezzettamento è anomia.

              Così, problemi globali (le multinazionali, il cambiamento climatico, l’energia) non possono e non debbono essere gestiti a livello di ccomunità locali. Non a caso quelli che esaltano il ruolo delle piccole patrie sono i primi negazionisti del cambiamento climatico.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              • Peucezio scrive:

                Andrea,
                d’accordo, ma ti pare che uno stato di milioni di cittadini sia un potere vicino?

                La questione è un’altra.
                1) uno stato non è una creazione a tavolino: una nazione non s’inventa. Perché una società funzioni la gente deve credere nelle istituzioni e ci crede se vi si sente rappresentata, non se la sente come un’imposizione di popoli lontani ed estranei: quest’ultima cosa si chiama colonialismo.

                2) La democrazia si fonda sulla trasparenza del dibattito, delle decisioni… Come fa un italiano che non sa l’inglese a seguire un dibattito in una lingua che non capisce, con magari una traduzione simultanea che non rende le sfumature espressive, semantiche, le esitazioni, i riferimenti condivisi…?

                3) Ma soprattutto il punto è che lo stato moderno come lo conosciamo nasce legato al concetto di nazione etnico-linguistica.
                Io non sono affezionato né al primo né alla seconda: mi sarei tenuto gli imperi multietnici orientali tipo Austria, Russia, Turchia.
                Ma sono stati travolti dai tuoi amici modernizzatori liberali occidentali.

                Allora se davvero siamo a un mondo globale con sfide globali, non va superata la nazione, va proprio superato lo stato.
                È utopico e irrealistico pensare che una creazione settecentesca, che dà una verniciatura di novità a entità postcarolinge, sia adeguata a un mondo che non ha più nulla a che fare con quello.

                Il problema è che gli stati, con i loro apparati legislativi, fiscali,l burocratici, polizieschi, sono macchine lente, elefantiache, poco al passo con un mondo in cui Musk ha più potere non del Belgio, ma della Francia o dell’Inghilterra. Forse anche più degli stessi Stati Uniti.

                Non ho idea di quale sia la soluzione.
                Ma di una cosa sono sicuro.
                Le organizzazioni internazionali o i superstati moltiplicano e aggravano i limiti e i difetti degli stati nazionali e lo vediamo con l’Unione Europea, pletorica, piena di regole, oppressiva, deprime l’economia coi suoi vincoli, blocca la crescita, è una zavorra, ricorda davvero il vecchio funzionario anni ’90 che pretendeva di applicare a internet le logiche della posta e del telegrafo.

        • Miguel Martinez scrive:

          Per Peucezio

          “le nuove tecnologie possono essere gestite meglio da un modello politico e sociale di tipo asiatico che di tipo occidentale.”

          Non lo so. Del “modello asiatico” ho solo una breve esperienza a Singapore, dove effettivamente c’è un grande orgoglio delle regole che “permettono di convivere meglio”.

          Ma forse solo il sistema “occidentale” è in grado di scatenare la competizione e i desideri che muovono le nuove tecnologie.

          • Peucezio scrive:

            Ma quella è sana (un tempo non mi sarei espresso così).
            Si tratta di rafforzare quella parte a scapito di quella controllante, asiatica, che vuole tarpare le ali.

    • Moi scrive:

      Il Dispotismo Asiatico in Italia ha toccato vette seconde solo al Fascismo con Draghi … la Meloni ha vinto le ultime politiche essenzialmente sottraendosi all’ Unità Nazionale.

  16. Miguel Martinez scrive:

    Bellissimo titolo su Politico.eu:

    “France be warned: You could become Italy after the election “

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ Martinez

      “France”

      Macché.

      La figlia di Leo Pen mica si fa dare bacetti in fronte dal POTUS in pubblico.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  17. PinoMamet scrive:

    Correggo Ros sulla vignetta di Pazienza: diceva “Pfiuu! per fortuna non mi ha chiesto Giorgio Leopardi!”

    Credeteci o meno, quest’anno la mia commissione (su mia proposta 😉 ) la ha messa come “traccia” per un orale

    (sapete che negli ultimi anni la parte orale dell’esame prevede che a ogni candidato sia offerta una “traccia”- immagine, frase, video, qualunque cazzo di cosa- a partire dalla quale lui debba imbastiore un discorso evidenziamento i collegamenti inter-disciplinari…
    nella pratica, è un modo per premiare i cazzari e gli affabulatori 😉
    quest’anno la Grazia ha toccato un simpatico ragazzo da poco trasferitosi da Napoli ed aspirante maresciallo dei carabinieri- perché abbia scelto il Liceo artistico, chissà!)

    PS
    Però ci è toccato anche uno spettacolare studente satanista che ci ha voluto leggere il suo “capolavoro”, una poesia dedicata a Lucifero… 😉

    • Ros scrive:

      PinoMamet:

      “Correggo Ros sulla vignetta di Pazienza: diceva “Pfiuu! per fortuna non mi ha chiesto Giorgio Leopardi!”

      Cavoli! È vero!😀

      E allora è vero che vado perdendo colpi🙄😳

      Il libro galeotto era : “Andrea Pazienza. Paz.”.

      A cura di Vincenzo Mollica.
      Con un racconto di Stefano Benni
      (Paz e la carpa Man ach’ai)

      Einaudi Stile libero 1997.

      ps
      non erano manco due gli studenti,
      ma solo uno, uscito dalla commissione d’esame.

  18. Moi scrive:

    Cmq indipendentemente dal voto alla maturità il suffragio universale ti contra sempre 1 … pure se resti semianalfabeta.

  19. habsburgicus scrive:

    OT
    https://www.bonbast.com/
    in attesa del ballottaggio presidenziale (l’islamico Jalali potrebbe essere battuto dal riformista Mas’ud Pezeshkian ! il “duro” Qalibaf, legato ai pasdaran, manco è arrivato al ballottaggio), questo sito (autorevole) mette il cambio REALE della valuta iraniana (il cambio ufficiale vale 14 volte meno !!!!!!)..rispetto al settembre 2023 il rial iraniano si è svalutato del 30 % (ora 1 euro=665.000 rial*),
    notevole che cambino l’afghani (l’Iran è uno dei pochissimi paesi al mondo ove si riesca a cambiare la valuta dei talebani !)…..
    cambiata la rupia indiana MA NON la rupia pakistana né quella indonesiana (alla faccia della solidarietà islamica :D)…
    in Estremo Oriente sono cambiati il baht thailandese, il ringgit malese, il dollaro di Singapore, il dollaro di Hong Kong, lo yuan cinese e lo yen nipponico (ma non il won sudcoreano né il dollaro di Hong Kong e tantomeno la pataca di Macau)..
    cambiate, oltre al dollaro USA e all’euro, le altre monete anglosassoni (dollaro australiano, dollaro canadese, lira sterlina) con l’eccezione del dollaro neozelandese..
    cambiate le monete nordiche (corona danese, corona svedese, corona norvegese) con l’eccezione della corona islandese..
    cambiato il franco svizzero ma NON le monete dell’Est tanto UE (zloty polacco, corona ceca, forint magiaro, leu romeno, lev bulgaro) quanto non UE (leu moldavo, hryvnja ucraina, rubiel’ bielorusso, dinaro serbo, denar macedone, lek albanese, marco bosniaco)..fa eccezione il rublo russo ad maiorem Putin gloriam..
    sono cambiate tutte le monete del Golfo (riyal saudita, riyal del Qatar, riyal dell’Oman, dirham degli Emirati Arabi Uniti, dinaro del Bahrain, dinaro del Kuwait) e il dinaro iracheno ma, stranamente, NON il dinaro giordano (la Monarchia hascemita è odiata dagli ayatolah)..ovviamente non sono cambiate la lira egiziana, la lira libanese e la lira siriana per quanto Bashar sia un “amico”..né la moneta yemenita per quanto ci siano gli Houthi 😀

    *more persico, i numeri sono dati in toman (1 toman=10 rial), dunque 66.500 va letto “665.000”; nel linguaggio colloquiale, da quel che ho sentito, 1 toman può anche significare 10.000 rial e infatti la nuova e bella banconota da 1.000.000 rial (Khomeini non manca :D) è anche chiamata 100 toman e ha invero “100” (forse prova di un rial pesante -che sarebbe giusto e logico- progettato ma non implementato per il timore di sommosse aizzate dagli islamici)

    P.S
    in Russia, a San Pietroburgo cambiano- ad un tasso pessimo invero- pure la valuta ucraina ad onta della “situazione” !!!! (20 giugno 2024), quantomeno al cambio valute di Ligovskij pereulok 2, che offre un ottimo tasso per gli euro e non chiede passaporto, nulla … c’era un russo che avrà avuto in mano 1.000.000 di rubli !!!!!!

    • habsburgicus scrive:

      cambiati poi il dram armeno e il manat azero, ma NON il lari georgiano né alcuna valuta dell’Asia Centrale ex-sovietica (tengge kazaco, som kirghizo, sum uzbeco, somoni tagico, manat turkmeno)

  20. Miguel Martinez scrive:

    Affascinante le obiezioni dei produttori di bottigliette di plastica ai tethered caps (“tappi legati”):

    https://www.politico.eu/sponsored-content/more-plastic-more-carbon-more-cost-why-attached-bottle-caps-are-not-the-way-to-fix-waste/

    fanno un sacco di discorsi a vuoto su come sono amici dell’ambiente.

    Dicono che il 4% dei rifiuti sulle spiagge sono effettivamente costituiti da tappi.

    E poi dicono – immagino giustamente – che i costi di riconversione sono enormi: il cliente si lamenta, figuriamoci come si lamenta il produttore.

    Ma hanno la soluzione magica: chi compra bottigliette e tappi deve essere più bravo a riciclare!

  21. Miguel Martinez scrive:

    “Affascinante le obiezioni dei produttori di bottigliette di plastica ai tethered caps (“tappi legati”):”

    Credo che spieghi molto bene perché siamo destinati alla catastrofe.

    Esiste un’industria paurosamente distruttiva e inutile, quella delle bottigliette di plastica, che però mantiene tante fabbriche, tanti operai, tanti supermercati e quindi non si può toccare.

    Allora, “l’Europa” interviene su un dettaglio molto secondario, facendo legare i tappi. Così “affrontano il problema”.

    Si incavolano i consumatori, per i ben noti motivi, che cominciano a gridare che tutto questo ambientalismo ha rotto. Anzi, magari tutto la storia dell’ambiente è una balla, non esisterà nemmeno il cambiamento climatico e viviam nel migliore dei mondi possibili.

    Si incavolano i produttori, costretti a investire cifre enormi per riconvertire le loro linee di produzione.

    I produttori dicono, “noi siamo ecologicissimi, vogliamo che i nostri clienti comprino ancora di più, non ci facciano cambiare macchinari e dicano al Popolo di riciclare”.

  22. Moi scrive:

    @ MAURICUS

    Non so se l’ hai mai visto in qualche vecchio film, ma una volta (fino a metà Anni ’90 ?) la linguetta delle lattine si strappava via anziché mandarla a tocciare nel liquido della bibita / birra (anche se personalmente ripudio la birra in lattina : o alla spina o in bottiglia … Tertium NON Datur) … mi pare che fosse più igienico prima .

  23. Ros scrive:

    Miguel:

    https://www.focus.it/scienza/spazio/tempesta-solare-effetti-conseguenze

    “Che cosa succederebbe se ci fosse una tempesta solare?
    È successo in passato e potrebbe capitare di nuovo. Ma oggi con conseguenze devastanti:

    10 anni di black out in tutto il mondo”

    Uau. Minchia!😳

    Proprio come il finale di “Fuga da Los Angeles”
    Dove Snake Plissken spegne tutto il carrozzone mentre che ghigna:

    ” benvenuti nel regno della razza umana”

    https://youtu.be/bD3buAFBUWg?si=-MVMtQh14kXl11OA

    • Moi scrive:

      Per come i social han ridotto la gente … c’ è una pubblicità con un cinno che chiama “fratellini pelosetti” il cane e il gatto : NON minimizzate, per favore !

      • Ros scrive:

        Moi: “NON minimizzate, per favore !”

        Che ci fa, che vuoi che sia😏
        So’ ragazzi!

        Anche se però…🙄
        I cani non lo so;

        ma i gatti, con tutta questa inopportuna confidenza che ci pigliamo, sicuro che s’offendono di questo per loro degradante melting pot

    • Ros scrive:

      ” benvenuti nel regno della razza umana”

      a sproposito di apocalittici scassamenti della tecnologia e del web:

      “Lo scrittore americano nel suo ultimo romanzo “L’Arresto” (La nave di Teseo) immagina uno scenario post-apocalittico in cui tutta la modernità si ferma di colpo.

      In una società che dovrà reinventare se stessa da capo, ognuno cerca una nuova ragione di vita.

      In una situazione simile:
      «Tutto sarà parziale, familiare, incompleto, vacillante e umano»

      https://www.linkiesta.it/2021/07/intervista-jonathan-lethem/

      “L’arresto” di Jonathan Lethem, 2021 La nave di Teseo.

      Quasi quasi mi spreco mezzoretta a leggerlo

      senza contarci pure i oramai classici dell’attàsso e della fine del mondo
      (ossìa la fine dell’òmino soltanto e forse, che al mondo gli si fa solo ‘na sega)
      a Finisterre chiangéndo:

      Alan Weisman “Il mondo senza di noi” (2008, Einaudi)

      Alan Weisman “Conto alla rovescia. Quanto ancora potremo resistere” (2014, Einaudi)

      Che, interessantissimi davvero crederci o meno, si fanno leggere ancora come il pane di paese col burro e che straparlano proprio di quando un Jena Plissken in vena di scherzetti ci spegne tutto l’ambaradan

      https://www.ibs.it/conto-alla-rovescia-quanto-ancora-libro-alan-weisman/e/9788806218157

      https://www.ibs.it/mondo-senza-di-noi-ebook-alan-weisman/e/9788858426418

      • Ros scrive:

        Alan – Cassandra – Weisman

        che fa, in tutt’e due gli attàssanti tomi, un esauriente e, pare, precisa (che ne so io) disamina (disamina🙄 che parola sciema!😑) proprio sul fattaccio della plastica;
        (che col cavolo che la riciclano per davvero, dappertutto almeno)

        vedi capitolo nono: “I polimeri sono per sempre”
        che mi ha fatto arrìzzare le carni😧

        Plastica e nanomicroplastica che manco si vede diventando polvere finissima e che ci mangiamo col pesce, coi frutti e verdùri della terra del mulino bianco e arcobaleno biologico sostenibile e sostentabile o meno che sia.

        Ci mangiamo, noi e l’animali, pure con l’acqua dove la pigli pigli…

        …e che pare, dice, faccia un sacco di danno al nostro sistema endocrino;

        creando – ‘sta volta, dice lui e tant’altri scienziati intelligentissimi e teste d’uovo, per sicuro –
        un sacco di nuovi nuovi generi sessuali indecisi, altalenanti e intermittenti come le lucine colorate dell’albero di Natale:

        Mutanti, weird and the eerie, infecondi oppure solo strambi. Freaks circensi perturbanti di Tod Browning.
        ☣🥺

        • Ros scrive:

          “…e che pare, dice, faccia un sacco di danno al nostro sistema endocrino”
          e sessuale

          Ma la cosa più terrificante e che dovrebbe farci intervenire tutti tutti correndo e urlando è che queste plastichine piccine piccio’ ingurgitate sfasciano la tiroide, il metabolismo e il sistema metabolico facendoci ingrassare che nessuna dieta ci può più fare niente 😱

          • Ros scrive:

            Facendoci ingrassare…

            Cioè diventeremo cicci e brufoli, orridi, strani e eunuchi ambigui …

            E magari poi torneremo tutti tutti pure a vivere con la mamma nel seminterrato di casa.

            La sindrome di Norman – psyco – Brown è assicurata

  24. Moi scrive:

    @ PEUCEZIO / ROBERTO

    Ma cos’ è questa inquietante polarizzazione dell’ automobile in cui praticamente ormai esistono solo O “Suvvoni” O “Cessini” … tipo cassonetti plastificati semoventi a ruote a baricentro altissimo !? … WTF ?!

  25. Moi scrive:

    @ chi sta in fissa con razze e tratti / fattezze somatici / che

    Avete presente Lamine Yamal Nasraoui Ebana, lo Sbarbo 2007 Rivelazione degli Europei, per la Spagna ?

    Non conoscendolo, sembra un Eritreo/Somalo/Etiope … difatti 😀 ha il Genitore1o MENA (ultimo ritrovato acronimo del razzismo
    antirazzista) e la Genitrice2a Ne(g) ra vera della Guyana Equatoriale, per altro unico Paese Africano con lo Spagnolo lingua ufficiale.

  26. Miguel Martinez scrive:

    Interessantissimo esempio di quello che chiamano “fake news”.

    Su Facebook gira e stragira questo post, senza fonte:

    ““E anche oggi è arrivata la consueta dichiarazione del “nostro” presidente della Repubblica sui fatti di Ustica con l’appello sulla mancata verità: “Ferita aperta, i Paesi amici collaborino”. Questo “signore” è lo stesso che nel giugno del 2020 ha prorogato di otto anni il segreto di Stato proprio sui documenti relativi al caso Ustica e sapete con quale motivazione? Riporto testuali parole: “La verità farebbe male all’Italia“. Vergogna presidente”, ”

    La notizia, ci annuncia il Fatto Quotidiano nel titolo, è una “bufala”, è “una fake news”, il Quirinale smentisce.

    Il problema è che il tizio che ha diffuso questo superficiale post, citando il Presidente della Repubblica che non c’entra …

    si riferisce in realtà al fatto che il Presidente del Consiglio (non della Repubblica) Conte, nell’estate del 2020, prolungò di altri otto anni il segreto di Stato su una serie di documenti “segretissimi” che riguardavano il lavoro dei servizi segreti in Libano e il terrorismo internazionale, con possibili ricadute su Ustica. https://askanews.it/old/op.php?file=/cronaca/2020/08/22/strage-di-ustica-p-chigi-proroga-di-8-anni-segreto-su-carte-pn_20200822_00029

    Con la motivazione che la pubblicazione avrebbe recato “un grave pregiudizio agli interessi della Repubblica”.

  27. Miguel Martinez scrive:

    ““un grave pregiudizio agli interessi della Repubblica”.”

    Insomma, quella che gira in rete è una notizia oggettivamente falsa nei dettagli, che però vera nell’essenza. E’ come la confusa testimonianza di un tizio che assiste a un incidente, magari sbaglia l’ora e non si ricorda il colore dell’auto, ma il morto c’era…

    Per questo è bene stare attenti tanto alle “bufale che circolano in rete” quanto agli “smascheratori di bufale”.

  28. Moi scrive:

    Ammetto che per circa un anno ho pensato semplicemente a una partita di tappi difettosi…

    [Cit.] PINO MAMET

    Finalmente mi sento meno solo :-😀

  29. Moi scrive:

    Cmq sì … l’ Appello Antifasssista in Francia funziona praticamente come in Emilia Romagna !

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Moi

      ” l’ Appello Antifasssista in Francia funziona praticamente come in Emilia Romagna !”

      Leggo un concetto interessante, cui non avevo mai pensato (intervista con il presidente della Fondazione Schuman Jean-Dominique Giuliani):

      https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/06/30/macron-era-il-leader-ue-ora-non-piu-le-pen-meloni/7604463/

      “Se ci sarà una coabitazione, [Macron] dovrà valutare le dimissioni?
      Non credo. Ho vissuto tre coabitazioni e so che il potere in Francia appartiene al presidente. E se Marine Le Pen vuole contestare le sue prerogative, i francesi la condanneranno. Perché l’elezione del presidente della Repubblica a suffragio diretto è la più importante. E’ difficile da capire per i nostri amici italiani o tedeschi, ma l’eredità della monarchia fa sì che i francesi eleggano il loro sovrano ogni cinque anni ed è lui la chiave di volta della Costituzione.”

      • Moi scrive:

        Vedremo … Vedromolo ! 😉

      • habsburgicus scrive:

        il bello è che fino a Chirac 1 i presidenti duravano 7 anni, la stessa durata dei presidenti-fainéants della III e della IV Repubblica (noi copiammo dalla IV-ème République :D), dunque l’eredità della Monarchia era ancora più forte
        1.Charles De Gaulle, 1958-1965 e 1965-dim. 1969, senza completare il settennato (nel 1958 eletto dall’Assemblée Nationale ed entrato in carica nel gennaio 1959; nel 1965 élu par le peuple in base alla riforma costituzionale del 1962 contro cui si scagliò un giovane Mitterrand..che poi, venuto il suo turno, ne abusò :D)
        2.Georges Pompidou, 1969-ob. 1974, non completò il settennato
        3.Valéry Giscard d’Estaing, 1974-1981 SI
        4.François Mitterrand, 1981-1988 e 1988-1975 SI, due settennati !
        5.Jacques Chirac 1, 1995-2002 SI ultimo settennato
        poi
        Jacques Chirac 2, 2002-2007
        Nicolas Sarkozy, 2007-2012
        François Hollande, 2012-2017
        Emmanuel Macron, 2017-2022 e 2022-? (in teoria 2027)

        • Mauricius Tarvisii scrive:

          In teoria la cosa doveva evitare la coabitazione (legislatura di 5 anni e mandato presidenziale di 7 significava avere spesso l’anatra zoppa, come dicono gli americani), cosa che poteva funzionare con un sistema fondamentalmente bipartitico. Ora è cambiato tutto.

        • Mauricius Tarvisii scrive:

          Paradossalmente, quindi, la riduzione della durata del mandato aveva reso il Presidente più forte!

  30. Moi scrive:

    Ma tu Miguel parli pure Darija ?
    Da quel che ho capito sarebbe un dialetto, ma molti giovani Magrebini almeno in Italia ne parlano come di un’ altra lingua.

    Ma forse è un po’ come i dialettofili del Nord e Sud Italia che aprono ogni presentazione del loro idioma con “Evoluzione parallela dal Latino che nuuuulllla ha a che vedere con l’ Italiano.

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