Vite gratis per cibo a buon mercato

Prendo di peso e incollo qui le riflessioni di Igor Giussani pubblicate su Apocalottimismo.

Credo che vi siano molti spunti importanti.

Vite gratis per cibo a buon mercato

di Igor Giussani

Il presidente Mattarella è stata la figura più autorevole tra le tante che hanno condannato la crudele e criminale vicenda che ha causato nelle campagne di Latina la morte del bracciante indiano Satnam Singh, e c’è chi ha parlato esplicitamente di schiavitù. Al di là della retorica, l’espressione non è certo fuori luogo per descrivere quanto avviene laddove il caporalato impera e prospera. Tuttavia, come ha ben spiegato il giornalista d’inchiesta Stefano Liberti ne I signori del cibo, la denuncia moralistica rischia di sminuire la vera essenza del problema, che travalica la piaga dei caporali e le cronache nostrane per assumere proporzioni globali, in una rete intricata tra Occidente, BRICS e Africa:

Non sono schiavi. Sono impiegati a giornata, certamente ricattabili e quasi del tutto privi di potere negoziale, ma che nessuno costringe a lavorare in catene. La distinzione non è un mero esercizio semantico: definendo questi braccianti schiavi e dando al fenomeno una coloratura arcaica, quasi marginale, lo si relativizza, riducendolo al rango di anomalia locale. Invece, il sistema non riguarda solo il Sud Italia con le sue sacche di illegalità e d’intermediazione illecita… Il bracciantato regolato dai caporali… è l’espressione di un movimento che si dispiega a livello planetario.

Questo movimento è la diretta conseguenza dell’offensiva delle aziende-locusta che lavorano sui grandi numeri, trasportano i prodotti alimentari da un capo all’altro del pianeta e si assicurano margini di guadagno grazie alle loro economie di scala, ai loro network commerciali e politici, alla loro potenza di fuoco. Sono i gruppi che muovono le navi-container piene di soia dal Brasile ai porti cinesi e i carichi di pomodoro concentrato dagli stessi porti verso altre direzioni. Sono quelli che rinchiudono in capannoni centinaia di migliaia di maiali nutrendoli con la soia brasiliana. Sono quelli che inscatolano ed esportano il tonno che sta scomparendo dai nostri mari. Sono quelli che comprano il pomodoro raccolto dai bambini nello Xinjang pagati un tot al metro o dagli africani senza documenti nel Sud Italia pagati un tot a cassone.

Riassumendo schematicamente: i brasiliani usano le loro terre per produrre soia che viene ingurgitata dai maiali industrializzati che la Cina ha importato dagli Stati Uniti; i cinesi usano le loro campagne per produrre il concentrato di pomodoro che verrà esportato in Africa o servirà da base al ketchup negli hamburger che i fast food come McDonald’s vendono in tutto l’Occidente – e che stanno cominciando a spopolare in Cina.

Animali stipati negli allevamenti intensivi e umanità sfruttata nei campi (sono consapevole della crudezza dell’accostamento) rappresentano di fatto una delle fondamenta su cui si regge la grande macchina dell’alimentazione globale. Chi vive nei paesi industrializzati è abituato alla sovrabbondanza di cibo e ne sminuisce l’importanza lasciandosi piuttosto ammaliare da gadget elettronici e frivolezze simili. Eppure senza cibo molto banalmente è impossibile sopravvivere ed è fondamento di qualsiasi ipotesi di benessere, non a caso il suo controllo ha sempre giocato un ruolo fondamentale nelle strategie di dominazione politica, ieri come oggi.

Raj Patel e Jason Moore, nella loro pregevole analisi storica dei meccanismi profondi del capitalismo, hanno evidenziato l’importanza di garantire cibo a buon mercato, per ragioni non certo filantropiche ma legate alla buona tenuta del sistema. Alimenti a basso prezzo consentono in ottica liberista di contenere l’impatto della precarizzazione del lavoro (fate caso alla coincidenza temporale tra avvento dei discount e progressiva riduzione delle tutele sindacali), in quella keynesiana invece incentivano la classe lavoratrice al consumo di beni voluttuari o comunque meno imprescindibili per l’esistenza.

A partire dalla dal nuovo millennio, però, il prezzo del cibo è progressivamente salito e oggi supera, in termini reali, quelli precedenti alla diffusione capillare della rivoluzione verde, universalmente considerata la panacea contro ogni timore di ‘bomba demografica’.

Per scongiurare lo spettro della crisi alimentare, si ipotizza una svolta epocale simile a quella operata dalla rivoluzione verde, ossia la cosiddetta ‘agricoltura di precisione’ basata sull’implementazione su vasta scala di OGM vecchi e nuovi, droni, GPS e sensoristica avanzata; ma tutto ciò comporta altri costi che andrebbero ad aggiungersi a quelli crescenti di sementi, fertilizzanti, pesticidi e combustibili. Si capisce pertanto l’importanza di calmierare le spese tramite pratiche come il bracciantato arruolato dai caporali, un ‘retaggio servile’ che risulta quindi del tutto complementare alla ipertecnologia, che potrebbe quindi esasperare ulteriormente questo fenomeno anziché combatterlo.

 Al cordoglio pubblico riguardo ai fatti di Latina stanno seguendo dichiarazioni e dibattiti di circostanza che avranno come esito prevedibile iniziative estemporanee dell’ispettorato del lavoro e qualche azione dimostrativa di forze dell’ordine e magistratura contro i caporali, poi quando la luce dei riflettori si sarà spenta l’ignavia prenderà di nuovo il posto dell’indignazione. Del resto, a parte interventi per contenere il danno (comunque meglio di niente), l’unico modo per superare il caporalato e tante delle storture che attanagliano il mondo rurale è rifondare da capo l’agricoltura e poi l’intero paradigma alimentare.

In questo caso, però, la discriminante non è tanto sulle tecniche, come lascerebbero intendere le consuete diatribe del tipo ‘OGM vs biologico’. Certo, la transgenesi e i processi agricoli ad alto contenuto tecnologico favoriscono ulteriormente i processi di concentrazione economica che stanno strangolando i contadini e agevolano lo sfruttamento, ma l’agroecologia in stile Whole Foods (catena di prodotti biologici controllata da Amazon) è solo un’operazione di facciata senza risvolti concreti in fatto di sostenibilità ambientale e sociale. Il vero spartiacque è una cultura che smetta di considerare il cibo una mera commodity, per dirlo nel gergo economicista.

Attribuire all’alimentazione dignità e considerazione adeguate è il primo passo per garantirle anche ai servizi ecosistemici fondamentali per la fertilità, ai terreni agricoli, all’allevamento animale e ai lavoratori della terra, siano essi semplici braccianti, coltivatori diretti o contadini di altro genere. Ciò implicherebbe però di superare non solo il capitalismo, ma anche la logica industrialista e sviluppista condivisa dal socialismo marxista e che permea tutte le società attuali, occidentali e non. Occorrerebbe insomma una visione autenticamente ecologica, purtroppo la grande maggioranza degli agricoltori vede con il fumo negli occhi l’ambientalismo (si pensi alle recenti proteste contro il Green New Deal) e i principali movimenti ecologisti, vedi gli attivisti del clima, si concentrano per lo più sulle fonti energetiche, trascurando colpevolmente il settore agricolo.

L’agricoltura ha creato la civiltà umana, se questa dovesse collassare una delle cause fondamentali sarà averla sminuita e soggiogata a logiche ritenute superiori. Finché tutto si limita ad anonimi braccianti sfruttati che riacquistano visibilità solo con una morte atroce o a contadini strozzati da mediatori e GDO, possiamo voltarci dall’altra: ma per quanto ancora?

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46 risposte a Vite gratis per cibo a buon mercato

  1. Francesco scrive:

    >>> Ciò implicherebbe però di superare non solo il capitalismo, ma anche la logica industrialista e sviluppista condivisa dal socialismo marxista e che permea tutte le società attuali, occidentali e non.

    Ma perchè perdi tempo con quello che è programmaticamente impossibile (e tralascio irragionevole e stupido)?

    C’è solo un modo in cui si possa “superare” la logica industrialista e sviluppista (temporaneamente): all’indietro. Un collasso del sistema mondo che riporti l’umanità al 1600 o giù di lì. Un ritorno all’oscurità, alla puzza, alla fame. In attesa di ripartire.

    • Francesco scrive:

      Che questa sia una dimostrazione che l’umanità è una specie animale bacata? il dibattito credo sia apribile, dubito possa essere utile.

      • paniscus scrive:

        “Che questa sia una dimostrazione che l’umanità è una specie animale bacata? “—

        SE per “bacata” si intende un giudizio morale, non ho nessun giudizio né positivo né negativo da esprimere.

        Ma se per “bacata” si intende semplicemente una specie ANOMALA, cioè che si è differenziata (sia in positivo che negativo) in maniera tanto eccezionalmente marcata rispetto a tutte le altre, fino al punto di non riconscersi nemmeno più come una normale specie fra le tante, e pretendere di non esserlo, beh, allora sì, vuol dire che l’umanità è una specie bacata.

        • Peucezio scrive:

          Beh, non credo che le altre specie riconoscano sé stesse come normali specie fra le tante: credo che proprio non si pongano il problema.
          A qualche livello distinguono benissimo le specie: credo che più o meno tutti gli animali sappiano almeno distinguere un individuo della propria specie da uno di un’altra.
          Ma mi stupirei di scoprire che le zebre si siano poste la questione se sono una specie fra tante e si siano risposte affermativamente.

        • Francesco scrive:

          intendo dire “portata dalla sua stessa natura a combinare gran casini che minano il suo ambiente e ne pongono a rischio la sopravvivenza e ciononostante pronta a ricominciare”

          poi però penso a quando passa un branco di elefanti e mi tocca dire che forse siamo tutti fatti allo stesso modo

  2. roberto scrive:

    io invece continuo a osservare (in senso proprio, vedo con i miei occhi campi coltivati da persone con contratti veri, orari di lavoro, sicurezza sociale) che il modello “agro pontino” o literno semplicemente non è l’unico possibile…non c’è bisogno di superare il capitalismo per avere qualcosa di diverso dal caporalato

    • Peucezio scrive:

      Probabilmente in Occidente le situazioni come quelle dell’Agro Pontino non sono comuni.

      Ma è l’Occidente ad essere un’isola felice che si balocca con i suoi diritti grazie all’aver esternalizzato le brutture e lo sfruttamento.

      • Francesco scrive:

        Mica vero: il lavoro e la schiavitù non sono invenzioni occidentali, i diritti umani e i sindacati sì.

        Quindi se abbiamo esportato qualcosa, quello è.

        E dove ai lavoratori che protestano si spara, è la prosecuzione delle tradizioni locali, a volte con una leggera verniciatura occidentalista (lotta al comunismo) che non conta nulla.

        • Miguel Martinez scrive:

          Per Francesco

          “Mica vero: il lavoro e la schiavitù non sono invenzioni occidentali, i diritti umani e i sindacati sì.”

          So che non c’entra direttamente, ma mi sembra giusto ricordare che invece la tortura – la norma nel diritto europeo fino al Settecento per ottener confessioni – è da sempre vietata nel diritto islamico.

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ Francesco

          “i diritti umani”

          Figli dell’Illuminismo

          “i sindacati”

          Figli delle lotte del proletariato.

          Qui è solo un inciso, ma devo ammettere che ti fa onore il tuo riconoscimento che il nostro contribuito al mondo è marcato in modo così netto dal pensiero materialista 😉

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Miguel Martinez scrive:

            Per ADV

            “Qui è solo un inciso, ma devo ammettere che ti fa onore il tuo riconoscimento che il nostro contribuito al mondo è marcato in modo così netto dal pensiero materialista”

            Mmmh..

            1) Don Curzio Nitoglia, che come alcuni sanno non è proprio un simpatizzante giacobino, riassume qui la dottrina di San Tommaso sul dovere di dovere di resistenza ai tiranni: https://doncurzionitoglia.wordpress.com/2024/06/21/la-resistenza-alla-tirannia-e-doverosa/

            ““Gli scolastici, da S. Tommaso a Suarez, non esitano a dire che la Nazione ha il diritto di destituire, di deporre, di cacciare il tiranno. Poiché ha perso il diritto di regnare ed è diventato illegittimo. Ma, bisogna che l’abuso sia grave, permanente e universale […]. Secondo gli scolastici, il potere del Principe decaduto ritorna al popolo o alla Nazione che glielo aveva affidato”. ”

            2) I sindacati sono un prodotto del “pensiero materialista”? I Ciompi erano materialisti?

            Giusto per seminare un po’ di pulci in un campo minato…

            • Francesco scrive:

              Ma guarda che ad Andrea ci vogliamo bene e gli lasciamo i suoi sfoghi …

              che i diritti umani, compresi quelli dei lavoratori, siano di origine cristiana non dubita nessuno, lui al massimo lo dimentica e ricorda solo l’ultimissimo passo della storia

      • roberto scrive:

        peucezio

        “Probabilmente in Occidente le situazioni come quelle dell’Agro Pontino non sono comuni.”

        comuni o no, non sono certo l’unico modo di funzionare dell’agricoltura in occidnete, ed è per questo che trovo la conclusione “bisogna superare il capitalismo” un tantinello affrettata (tralasciando il fatto che non credo che né noi né i nostri nipoti vedremo la fine del capitalismo)

        • Peucezio scrive:

          Io non arrivo a dire che non possa esistere un capitalismo senza queste forme di sfruttamento inumano.

          Ammesso poi che esista il capitalismo.
          Sono queste macroastrazioni che mi lasciano sempre un po’ scettico.
          A me interessa questo capitalismo, quello del mondo degli anni ’20 del duemila.

          Così come “democrazia liberale” mi sembra più un costrutto propagandistico che reale.
          Che cavolo hanno in comune gli Stati Uniti dell’Ottocento con l’Italia di oggi, per dire?

  3. Mauricius Tarvisii scrive:

    La rivoluzione verde (cioè le innovazioni tecnologiche in campo agricolo: fertilizzanti, meccanizzazione, nuove colture….) potrebbe essere una delle cause di incomprensibilità tra noi e la parte sfigata del mondo nel Dopoguerra: l’assenza di un surplus alimentare rende più comprensibili le espulsioni dei coloni dai paesi postcoloniali, l’attrazione per le idee socialiste, l’instabilità cronica di quelle società piene di gente che sa che oggi ha di che vivere, ma domani, al primo rovescio, potrebbe letteralmente non averne più…

    • Francesco scrive:

      Non capisco: l’hanno avuta pure loro la rivoluzione verde, no? in India mi pare proprio di sì, l’Africa non credo, il Sud America ha sempre avuto delle belle piantagioni e ha altri problemi.

  4. Miguel Martinez scrive:

    Si è insediato il nuovo vescovo di Firenze, di cui non so quasi nulla. Ma (a prescindere totalmente da lui, dal ruolo, dalla Chiesa, ecc.) mi sono ritrovato moltissimo nel suo discorso inaugurale, che riporto per intero:

    “C’era una volta un uomo seduto ai bordi di un’oasi all’entrata di una città del Medio Oriente. Un giovane si avvicinò e gli domandò: “Non sono mai venuto da queste parti. Come sono gli abitanti di questa città?”. Il vecchio gli rispose con una domanda: “Com’erano gli abitanti della città da cui vieni?”. “Egoisti e cattivi. Per questo sono stato contento di partire di là”. “Così sono gli abitanti di questa città”, gli rispose il vecchio.
    Poco dopo, un altro giovane si avvicinò all’uomo e gli pose la stessa domanda: “Sono appena arrivato in questo paese. Come sono gli abitanti di questa città?”. L’uomo rispose di nuovo con la stessa domanda: “Com’erano gli abitanti della città da cui vieni?”. “Erano buoni, generosi, ospitali, onesti. Avevo tanti amici e ho fatto molta fatica a lasciarli”. “Anche gli abitanti di questa città sono così”, rispose il vecchio. Un mercante che aveva portato i suoi cammelli all’abbeveraggio aveva udito le conversazioni e quando il secondo giovane si allontanò, si rivolse al vecchio in tono di rimprovero: “Come puoi dare due risposte completamente differenti alla stessa domanda posta da due persone?”. “Figlio mio”, rispose il vecchio, “ciascuno porta il suo universo nel cuore. Chi non ha trovato niente di buono in passato, non troverà niente di buono neanche qui. Al contrario, colui che aveva degli amici nell’altra città troverà anche qui degli amici leali e fedeli. Perché, vedi, le persone sono ciò che noi troviamo in loro”.

    • Francesco scrive:

      >>> ciascuno porta il suo universo nel cuore

      fosse vero davvero, non ci sarebbero incontri che ti cambiano la vita!

      • Miguel Martinez scrive:

        Per Francesco

        “>>> ciascuno porta il suo universo nel cuore

        fosse vero davvero, non ci sarebbero incontri che ti cambiano la vita!”

        Bella riflessione.

        Forse non esistono gli “incontri che ci cambiano la vita”, esistono gli incontri che avvengono nel momento in cui la nostra vita sta cambiando?

        Esistono anche incontri produttivi negativi: io devo tanto, ma tanto, ma tanto, a una persona particolarmente str… , che mi ha insegnato quanto sia inutile “fare la guerra”.

        • Francesco scrive:

          OK, massimo che posso fare è che devi avere il cuore aperto, perchè un incontro possa cambiarti la vita, soprattutto in meglio.

          Ma non è ragionevole pensare di fare tutto da soli.

          Ciao!

  5. Roberto scrive:

    OT della serie facce da culo spaventose dei cugini d’oltralpe.
    Avete forse distrattamente sentito che domenica in Francia si vota (dopo che alle europee i fascionazionalisti di le pen e compagnia hanno ottenuto uno dei loro migliori risultati di sempre, Macron ha sciolto l’assemblée nationale)

    In questa brevissima campagna elettorale, uno dei temi è quello dei bi-nazionali che secondo bardella (nome chiaramente puramente gallico hahaha) non dovrebbero poter accedere a certe funzioni sensibili per *impedire le influenze straniere* (in realtà il progetto di le pen era ancora più estremo: limiti all’accesso alla funzione pubblica tout court, ma si devono essere resi conto che senza i bi nazionali chiudono la saracinesca e vanno a casa)

    Ora è un progetto politico come un altro, che ovviamente disprezzo di tutto cuore (avendo tra l’altro una moglie franco-tedesca e figli con quattro passaporti), ma che dire, di idee di merda è il mondo è pieno e questa non sarà la prima né l’ultima.

    Quello però che trovo tragicomico è che questa idea viene dalle fila di persone che non hanno esitato a assumere in posti riservati ai cittadini europei, cittadini di stati terzi…no, avere il sindaco di menton franco italiano non va bene per non avere influenze straniere, ma avere un consigliere politico russo al parlamento europeo va bene…adorabili

    https://www.bfmtv.com/politique/elections/legislatives/jordan-bardella-confirme-qu-il-veut-interdire-aux-binationaux-d-occuper-les-postes-strategiques-de-l-etat_AP-202406240563.html

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      Sono coerenti: loro sono contro le infiltrazioni straniere in Francia, non al parlamento europeo, no? 😀

      • roberto scrive:

        in effetti…

      • Francesco scrive:

        la Le Pen è putinista come AFD e Tarquinio e Salvini o atlantista come Meloni?

        • Peucezio scrive:

          Io temo sia un’atlantista che si traveste da putinista (sempre meno).
          Spero di sbagliarmi.

          • Miguel Martinez scrive:

            Per Peucezio

            “Io temo sia un’atlantista che si traveste da putinista (sempre meno).
            Spero di sbagliarmi.”

            Ma perché non partire da un presupposto più semplice.

            Una signora che sa recitare una parte, che piace alla Francia profonda e sanamente antiparigina.

            Tra tutte le persone come lei, è stata selezionata darwinianamente perché è sopravvissuta e ce l’ha fatta.

            E in genere in politica, i pochissimi che sopravvivono sono persone che pensano a sopravvivere.

            E quindi non è né “putinista” né “atlantista”. Si schiererà dalla parte del più forte e basta.

            • Miguel Martinez scrive:

              “Si schiererà dalla parte del più forte e basta.”

              Vi avevo raccontato della mia simpatia per una candidata a Firenze.

              Che ha fatto parte proprio del governo della città, e di essere stata l’unica persona intelligente di quel governo: dove per “intelligente” non intendo furbo, intendo la capacità di ascoltare, di costruire insieme, di entusiasmarsi per una bella iniziativa di piccole persone positive.

              Oggi, su 36 consiglieri comunali, lei rimarrà da sola.

              Mentre c’è un imbecille che si è trovato “responsabile della cultura” (a Firenze!) perché da ragazzo suonava in una banda di amici, che avanza come un carro armato nella sua carriera per diventare parlamentare, anche perché non saprebbe fare altro.

              Perché la “politica” richiede capacità specifiche: non è importante sognare qualcosa, non è importante avere una visione creativa; è importante essere conformisti e saper fiutare dove spira il vento.

            • Peucezio scrive:

              Miguel,
              ma schierarsi col più forte non è un’opzione neutra.

              È una scelta ben precisa.

              E io non credo a questa distinzione fra idealità e interesse.

              Prendiamo una donna che va con un uomo ricco.
              Se è proprio un mostro o un vecchio di novant’anni, probabilmente ci va davvero sperando nel testamento.
              Ma di solito ci va perché il ricco attrae, perché il successo è seducente, proprio a livello biologico, istintivo, come è attraente il maschio alfa nel branco in qualsiasi specie evoluta.

              L’uomo è gregario e ha un istinto naturale per stare dalla parte dei più forti.
              Poi c’è qualche uomo veramente libero, che fa partito a sé e se proprio deve scegliere, sta coi più deboli.

              Quindi chi sta col più forte non lo fa per interesse, ma per un istinto ancestrale, che poi coincide con l’interesse, ma il confine non è netto.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Peucezio

                “Quindi chi sta col più forte non lo fa per interesse, ma per un istinto ancestrale, che poi coincide con l’interesse, ma il confine non è netto.”

                Sì, certo.

                L’errore sta nel confondere “interesse” con “razionalità”. Se l’essere umano agisse in maniera razionale, sarebbe “rimasto al paleolitico”, come dicono i progressisti, e non avrebbe distrutto l’unico pianeta su cui può vivere.

                Tutti si mettono in partitica per “passione”, per un “sogno”, una fantasia che hanno in testa: fosse anche quello di immaginarsi un giorno molto ricchi.

                Però il sistema è molto, molto competitivo: e quindi in questo sistema, sopravvivono meglio quelli con meno scrupoli, più parlantina, capace di fiutare il vento due minuti prima dei concorrenti.

              • Peucezio scrive:

                Sì, ma io non credo che la mancanza di coraggio li porti poi così lontano.

                Quelli che fanno veramente la storia sono quelli che rompono gli schemi, non quelli che ci si adeguano per pragmatismo, scaltrezza e servilismo.

                I servi in effetti “sopravvivono”, per usare la tua espressione.
                Ma è manovalanza, materiale umano di supporto ai veri decisori.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Peucezio

                “Quelli che fanno veramente la storia sono quelli che rompono gli schemi, non quelli che ci si adeguano per pragmatismo, scaltrezza e servilismo.”

                Non lo so.

                Diciamo che i “decisori” dei tempi nostri sono Zuckerberg, Bezos, Musk, Gates.

                Ora, sono tutte sicuramente persone che hanno “rotto gli schemi”.

                Ma cent’anni fa non avrebbero combinato nulla, almeno con quelle loro trovate – hanno colto un momento economico, psicologico, tecnico: in questo senso hanno saputo “conformarsi” e “fiutare il vento” anche loro; e magari ci sono innumerevoli persone che hanno avuto la stessa idea, ma tre minuti troppo tardi.

          • Roberto scrive:

            Peucezio

            “ Io temo sia un’atlantista che si traveste da putinista”

            Credo che sia il contrario, una putinista che fa l’atlantista. Se ho capito bene (perché in realtà parlano pochissimo di politica estera e giustamente visto che non gliene frega niente a nessuno) la loro idea è si alle armi all’ucraina basta che siano comprate ai francesi

            • Roberto scrive:

              Poi alla fin fine guardare da dove vengono i soldi è molto indicativo e che il ressemblement national prende soldi da Mosca direi che è una cosa che non negano neanche loro

              • Peucezio scrive:

                Sì, io sono sempre convinto che quello che un fa è quello che uno vuole fare e che quello che uno dice è quello che vuole si creda che pensa.

                Per cui credo a ciò che la gente fa, non a ciò che la gente dice.
                Mentire costa poco, ma quando agisci ci sono delle conseguenze, quindi lì ti muovi con cognizione, con convinzione, non alla casso per fare finta.

              • Peucezio scrive:

                Circa Putin, ha finanziato pure Salvini, che poi ha votato sanzioni alla Russia e armi all’Ucraina.

                Se stiamo a guardare chi ha finanziato Putin siamo a posto: fra un po’ verrà fuori che ha funanziato pure Zelenskij.

              • Francesco scrive:

                Peucezio

                dai, lo sai anche tu che per pugnalare uno alle spalle devi aspettare che ti dia le spalle.

                Fino a quel momento lingua in bocca e promesse di eterno amore.

                Putin mica è scemo: sa che quei soldi andranno all’incasso al momento opportuno, non li spreca per petizioni di principio nel momento sbagliato.

                I suoi pupazzi devono stare vicini al potere per agire con efficacia, fino a quel momento faranno ciò che è necessario.

  6. Peucezio scrive:

    Tanto, tempo un mese, il Rassemblement National diventa non come la Meloni, ma come Calenda.

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ peucezio

      “Calenda”

      Il che dimostra che non basta avere idee sensate sul nucleare (come in effetti Calenda ha, e del resto pure Vannacci) per non rischiare di somigliare al Rassemblement National… 😉

      Ciao!

      Andrea Di Vita

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Peucezio

      “Tanto, tempo un mese, il Rassemblement National diventa non come la Meloni, ma come Calenda.”

      Fantastico!

      Hai colto nel segno.

      • Francesco scrive:

        Perchè voi due siete dei massimalisti ingenui, gli unici nel blog.

        Imparate da Andrea, che ha appreso le lezioni di Lenin e Stalin, o voi ingenui estremisti seguaci degli enragés francesi!

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