Intervista con Satana

Ogni tanto, a forza di dialogare con tutti, uno si dimentica che comunque, sì, esiste il Male Assoluto.

Oggi, su Il Foglio, un’intervista davvero metafisica con Satana in persona.

Fatevi il segno della croce, e poi leggete.

Il Foglio 7 marzo 2024

L’industria bellica europea è in salute, ma serve qualcosa di più

L’UE VUOLE I PRIVATI A BORDO NEL SETTORE DELIA DIFESA, IL PROBLEMA SONO LE NORME SULLA SOSTENIBILITÀ. PARLA KLECHA

Milano. L’Unione europea sta mettendo a punto una strategia per supportare l’industria della Difesa, ma, anche in considerazione della resistenza di alcuni paesi a utilizzare risorse pubbliche comuni, è uno sforzo che dovrà essere coadiuvato da capitali privati che mai come adesso sono poco propensi a investire nel settore bellico in nome della sostenibilità sociale e ambientale. Insomma, il mantra del politicamente corretto potrebbe ostacolare l’emancipazione militare dell’Europa?

“Temo di sì e rischiamo di trovarci di fronte allo stesso paradosso della transizione energetica quando i fondi d’investimento hanno cominciato a escludere dai propri acquisti le società che producono petrolio e carbone quando è chiaro che ne abbiamo ancora bisogno”,

dice al Foglio Stéphane Klecha, banchiere d’affari francese, fondatore e socio della KlechaeC, che da trent’anni segue a livello europeo lo sviluppo del settore It.

Eppure, le società degli armamenti stanno attraversando un momento d’oro, come si vede dalla forte crescita dei valori sui mercati azionari: nell’ultimo anno l’italiana Leonardo ha guadagnato oltre il 90 per cento, la tedesca Rheinmetal l’80 per cento, la francese Safran il 46 per cento e sempre nello stesso periodo la paneuropea Airbus è salita del 30 per cento e la britannica Bae Systems del 50 per cento.

E osservando l’andamento storico degli indici di Borsa del settore a livello mondiale si verifica facilmente che dall’invasione Russa dell’Ucraina in poi c’è stata un’inversione di tendenza tra Europa e Stati Uniti.

Insomma, l’industria bellica del vecchio continente sembra scoppiare di salute.

Bisogna distinguere gli ambiti”, prosegue Klecha, “Quello che sta succedendo è che le grandi compagnie europee stanno beneficiando dei maggiori stanziamenti dei singoli stati per la spesa militare e delle aspettative per un maggiore impegno dell’Unione europea nella costruzione di una difesa comune, mentre le concorrenti americane stanno risentendo dello stallo politico sul debito pubblico che crea incertezza sui finanziamenti alla difesa. L’inversione di tendenza si spiega così, fermo restando che la spesa militare americana, in termini assoluti, è più di tre volte superiore a quella europea, dieci volte superiore a quella russa e più del doppio di quella cinese. Ma al di là di questo, penso che bisognerebbe preoccuparsi di più del fatto che se vogliamo davvero un’Europa meno dipendente dall’America per la propria difesa, occorre che si creino anche condizioni di mercato favorevoli“.

E non ci sono, secondo lei?

Forse non tutti comprendono che le aziende del settore bellico sono come tutte le altre, cioè hanno bisogno di investimenti che ne sostengano lo sviluppo, soprattutto per l’innovazione e la ricerca nelle tecnologie militari, terreno sul quale si gioca la competizione tra stati e tra aree geografiche. Gli stati sono committenti di forniture e fino a oggi l’Europa si è rifornita molto Oltreoceano. Ora, la strategia della Commissione europea vorrebbe concentrare il 40 per cento degli acquisti da noi, ma questo presuppone un’adeguata crescita di tutto il comparto, che comprende realtà di medie e piccole dimensioni che dipendono dal sostegno bancario e finanziario. Molto spesso, queste imprese sono penalizzate perché non rientrano nei criteri di sostenibilità, quelli che tecnicamente si chiamano Esg“.

In effetti, uno studio di Deutsche bank dimostra che il 21 per cento dei fondi d’investimento europei esclude il business degli armamenti da quelli che ritengono “investibili”, mentre negli Stati Uniti solo poco più dell’1 per cento della stessa tipologia di operatori si regola allo stesso modo. E’ una scelta che riflette un approccio ideologico molto diffuso soprattutto nei paesi nord europei e scandinavi, che, secondo Klecha, potrebbe portare alla perdita della capacità di alcuni operatori di fornire i propri servizi soprattutto considerando l’interdipendenza nelle catene di forniture.

Eppure, uno studio del Parlamento europeo dimostra che la maggiore collaborazione dei paesi europei nella difesa potrebbe fare risparmiare tra 24,5 e 75,5 miliardi all’anno nella spesa militare, che a livello aggregato è di circa 245 miliardi (ultimo dato 2022). Dunque, la strada è tracciata, come dimostra anche il piano presentato dalla Commissione europea martedì.

Una riunione della Klecha

“Più che un piano, mi è parso uno statement politico, una presa di coscienza che qualcosa va fatto – conclude – E’ un importante passo in avanti ma l’obiettivo a cui, secondo me, bisognerebbe tendere è la creazione di una top list di fornitori europei su cui concentrare tutti e non solo una parte degli acquisti di armamenti e tecnologie. Solo così si costruirebbe una leadership militare dell’Europa in cui l’Italia avrebbe sicuramente un ruolo di primo piano”.

In effetti, nella classifica dei primi 100 produttori di armi al mondo, stilata dallo Stockholm international peace research institute, un organismo indipendente, la prima azienda europea che figura (al tredicesimo posto) è Leonardo, che si piazza dopo i colossi americani, cinesi e russi, ma prima dei campioni francesi e tedeschi. Anche se il suo fiore all’occhiello è considerato ormai il Gcap, il programma per progettare un caccia di sesta generazione sviluppato in partnership con Gran Bretagna e Giappone.

Questa voce è stata pubblicata in Guerra, imprenditori e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

15 risposte a Intervista con Satana

  1. Miguel Martinez scrive:

    La inseparabilità del complesso militare-industriale, un esempio quasi a caso…

    La Klecha & Co. si occupa di IT, e quindi di cybersecurity, quel campo opaco in cui lo spionaggio, il controllo e la censura si fondono.

    E i suoi tecnici del dominio escono direttamente dal mondo militare:

    https://www.paroledimanagement.it/nomine-in-italia-e-francia-per-klecha-co/

    “A conferma della rilevanza strategica della cybersecurity per Klecha & Co., alla nomina in Italia di Barbara Poggiali, si affianca la nomina del Vice Ammiraglio Philippe Hello quale Advisor per la Francia. Hello è stato fino allo scorso settembre Responsabile del personale militare e civile del Ministero della Difesa francese e, precedentemente, Direttore della Scuola Navale di Francia – presso la quale ha peraltro creato una cattedra di Cybersecurity -, cariche assunte dopo aver maturato una profonda esperienza operativa nella maggior parte dei conflitti contemporanei.”

  2. Francesco scrive:

    In effetti non capivo perchè ce l’avessi con questo poveretto che si occupa di Information Technology, prima del post nei commenti.

    La cosa più interessante dell’articolo è però “risparmiare tra 24,5 e 75,5 miliardi all’anno nella spesa militare, che a livello aggregato è di circa 245 miliardi”. Stiamo parlando di puri sprechi per il 10-30% della spesa complessiva! viene da sperare che sai un sparata dei politici del Parlamento europeo e non un fatto.

    Carina anche la mentalità francese, che è ancora tutta colbertista: l’economia deve andare dove dice lo Stato. Il fatto che non succeda praticamente mai gli rimane indifferente, ai Galli.

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ francesco

      “praticamente mai”

      Anche in Cina?

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Francesco scrive:

        Direi che il PCC ci sta lavorando con impegno!

        Nel senso che lì lo Stato sta cercando di spingere l’economia nella direzione che vuole lui e i risultati, mi pare proprio, sono l’accumularsi di problemi e la forte riduzione della crescita.

        Non nego che ci siano stati casi in cui l’economia è andata nella direzione voluta dal potere politico ma sospetto che sia dipeso in primo luogo dalla capacità del potere politico di scegliere gli obiettivi.

        Ciao

  3. Antonino scrive:

    “sostenibilità”
    Sarà banale, ma quanti obbrobri satanici vengono partoriti da questa ambibuità semantica, che fa governare il Mondo al Caos (se volete ridere, vedete https://www.youtube.com/watch?v=5vrY1UL5lYs)?
    Traduzione uno: quel che si tiene in piedi dal punto di vista finanziario (ragion per cui ci si imbelletta per attirare banche, fondi d’investimento, azioni, stati…)
    Traduzione due: quel che magari non riempie la fabbrica di briciole d’amianto (così i sindacati non sbraitano di sicurezza e gli ambientalisti gridano vittoria per aver salvato qualche polmone)
    Ma ci vuol così tanto a restare alla traduzione Zero? Per me è questa: “sostenibile” è l’utopia necessaria. Quella che tende il più possibile al “reversibile”, cioè a qualcosa che nessuno potrà mai vedere coi propri occhi, neanche il più gretto dei “conservatori”.
    Del resto, l’utopia non si vede. Intanto, si sente arrivare Colui che Governa. Per questa entità men che trascendente, è ovvio giocare sull’ambiguità per tenere alta l’irreversibilità. Cosa c’è di più irreversibile della morte? E cosa c’è di più facile, di una tecnologia che si migliora per moltiplicarla alle masse assieme al suo carico di Dominio?

  4. Fuzzy scrive:

    https://scenarieconomici.it/lindia-cerca-di-abbandonare-parzialmente-il-dollaro-negli-acquisti-di-petrolio-dal-golfo/

    Ah, capirci qualcosa….
    Il dollaro serve per gli acquisti di petrolio.
    Ma non mantiene più il proprio valore.
    Se tieni dei titoli del tesoro americani in cassaforte, dopo un anno vai a comprare petrolio e vedi che ne puoi comprare di meno dell’anno precedente.
    Quindi la Cina, per dire il paese più grosso dei BRICS, sta cercando di liberarsi delle riserve in dollari in vari modi
    – paga anticipatamente in dollari per contratti pluriennali
    -fa contratti bilaterali col paese fornitore scambiando i suoi prodotti di valore con forniture di petrolio
    -tutto quello che riguarda le monete elettroniche e le valute alternative al dollaro
    non lo capisco.
    Infine
    “Da qualche tempo, il gruppo BRICS si sta impegnando per ridurre la sua dipendenza dai dollari statunitensi nei regolamenti, anche per motivi politici, ma la questione è che poi le differenze fra i sistemi eonomico-industriali dei vari paesi. Ci saranno sempre apesi che avranno in eccesso di questa valuta e paesi che ne avranno scarsità e dovranno acquistarla sul mercato. Il vantaggio è che la moneta stressa non sarà bloccabile dalla Fed”
    Di questo capisco solo l’ultima frase, (anche perché in mezzo c’è una frase sballata) in relazione al sequestro dei beni russi.

    Morale della favola, l’economia usa è tutta finanza gonfiata, se colpisci il dollaro cosa può succedere?

    Che relazione c’è tra questo attacco al dollaro e le tensioni in Medio Oriente, Ucraina e nel mar Cinese Meridionale?

    Vallo a sapere….
    Chi lo sa?

    • Antonino scrive:

      L’affrancamento tentato dai BRICS+ è un estremo tentativo di prescindere dalla bolla del Finanzdollaro. Tant’è che lo fanno con una loro finanza internazionale (a guida Roussef) ma anche un’economia il più possibile ancorata alle materie prime. Dietro, si combatte la vera guerra. Quella tra USA e Cina su hardware e software dell’economia monetaria che verrà. La quale non sarà certo più una finzione di banconote in forzieri di Stato, che mutano il loro valore secondo commodities reali o convenzionali (tipo l’oro). Il loro conteggio e la loro dinamica non sarà più nei supercomputer per il solo gusto di farli più veloci degli altri. Lo sarà ontologicamente.
      Finchè quella Grande Transizione non si sarà completata (e non è lontano il giorno, sennò non staremmo qua a parlare di AI), tentativi come quelli dei BRICS+ saranno solo un accidente della storia. Estremi e provvisori.
      Intanto, quel che conta di più è ancora chi sa portare e mantenere basi militari in giro per il mondo, con la capacità di farne arma di ricatto ben prima di scatenare vere guerre. E’ quello che gli USA non si sentono più sicuri di saper fare.

      • Fuzzy scrive:

        Antonino
        Dovresti aprire un blog.
        Scrivere degli articoli.
        Ma “facilitati” con illustrazioni a colori e disegnate a mano.
        Sulla grande transizione posso immaginare qualcosa, ma non capisco il nesso con l’intelligenza artificiale.
        L’IA per quanto ne so, è come il prezzemolo, ci sta con tutto.

      • Francesco scrive:

        Dilma Roussef? quella tipa là?

  5. Moi scrive:

    @ MIGUEL

    Scusa, ma … cos’è ‘sta storia che Nardella avrebbe fatto arrestare per “stalking” un influencer tiktoker (Karim Qaifa o qualcos del genere …), impegnato ProPalestina, che l’ ha salutato pubblicamente ?

  6. Fuzzy scrive:

    https://www.rinnovabili.it/agrifood/rischi-delle-tea-francia-ogm-2-0-pericolosi/
    Gli ogm 2.0 sono pericolosi.
    Bravi.
    Meglio tardi che mai
    Ma è troppo tardi.
    La mia vecchia proposta (e chi sei tu, fuzzy per proporre a tutto questo popo’ di scienziati? Verrrgognna!)
    È di mandare tutti i genetisti in vacanza a vita in luoghi esclusivi in modo che si distolgano dal vizio di interferire con la natura, che di per sé è molto più intelligente di tutti loro messi insieme.
    Aggiungerei anche gli esperti di intelligenza artificiale. Quelli li trasferirei in un villaggio turistico di lusso sulla luna. O se preferiscono, su Marte.
    🌩🌩🌩⚡⚡⚡

    • Fuzzy scrive:

      Ma insomma. Andiamo al cuore della questione.
      È quella creatura mostruosa che si chiama chip.
      (Pure tu fuzzy lo stai usando in questo momento per scrivere sullo smartphone)
      (Si, accidenti a me!)
      Nulla è più sofisticato e verticistico della produzione dei chip.
      https://energyskeptic.com/2024/book-review-of-chip-war-and-the-fragility-of-microchips/
      C’è anche la guerra dei chip.
      Ma senza petrolio non c’è modo di produrre un solo chip.
      Viene un terremoto in Asia e distrugge la fabbrica dei chip? Crolla il mondo crolla la terra….
      Mo’ anden’.
      Prendere una forca e coltivare la terra a mano. Anzi, molto meglio con la bicicletta energetica. Roba che se l’avesse avuta l’antico etrusco si sarebbe sentito un signore.
      Basta.

  7. Moi scrive:

    Anche l’ Ursula 😉 ha delle fregole guerrafondaie, ultimamente …

  8. Francesco scrive:

    OT

    Andrea, per caso il professor Marco Mascia è un tuo amico? usa toni simili ai tuoi

    fine OT

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ Francesco

      “Mascia”

      No, non ne avevo mai sentito parlare. Grazie per la segnalazione!

      Ciao!

      Andrea Di Vita

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *