Problemi tecnici

Se siete arrivati fin qui, probabilmente noterete campanelli di allarme vari, tipo, “Vuoi entrare nella giungla? Lo fai a tuo rischio e pericolo!” e problemi con i commenti.

Se ho capito bene, è scaduto il certificato necessario per l’https, sto aspettando che un amico lo aggiusti.

Comunque è solo il problema di una scadenza, non dovrebbe essere successo niente.

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94 risposte a Problemi tecnici

  1. Ros scrive:

    comunque – anche se è un poco camurriùso e solo temporaneamente –
    quando si scrive kelebeg nella sbarra dell’indirizzo del browser (anche Chrome)
    basta tagliare l’inizio che mette poi lui (il browser) HTTPS;

    tagli HTTPS e rinvii, e vai 😀

    Camurriùso però da farlo ogni cacchiarola di volta
    (cambiando i DSN il risultato non cambia, e è lo stesso ciccia e nisba!😒)

    Vabbé!
    C’è che capita anco di peggio quaggiù attraversando il cammino della selva oscura nella valle dell’ombra e della morte pur con tanto di bastone e verga 😎🤠

    • Ros scrive:

      “…Camurriùso però da farlo ogni cacchiarola di volta…”

      …la cosa mi ricorda quando durante le esercitazioni d’assalto notturni in montagna di giovinezza primavera di bellezza mi s’inceppava il meccanismo del caricatore nel fucile mitragliatore;
      e dovìa allora (femmina d’alloro) aprire il caricatore dell’arma e infilarci un proiettile alla volta chiudere e poscia sparare ogni volta a colpo singolo
      (altro che raffiche a 800 colpi/minuto) .

      Più veloce si facìa ai tempi dell’archibugio caricato a palla e pietra focaia.

      Che se non sparavo ai bersagli e li pigliavo pure poi erano caxx’amari;

      me la facevano pagare… sdisonoravo l’arma, il corpo, la missiune il plotone
      ….e l’anima de li mortacci loro.

      Mi tenevano il muso😒🥺☹

      https://www.esercito.difesa.it/equipaggiamenti/Armamento-leggero-e-supporto-di-fuoco/Armamento-di-reparto/Pagine/Mitragliatrice-media-MG-42-59.aspx

      • Ros scrive:

        precisiamo meglio:
        d’aprire era l’otturatore.
        non mica il caricatore a nastro c’andava tolto proprio e basta lì;

        aprire con la canna ardente come barra d’ordalia ‘ntelle mani a provarmi l’innocenza e la purezza e i cabbasisi.

        con la chiusa a chiudere dell’otturatore come una tagliola per la zampa d’orso che mi vuléa fottere le dita sghignazzando infame ogni fottuta volta che era🥺

        di notte, al buio neronero, e a meno 10/12° 😥😥😥

        • Francesco scrive:

          mi hanno censurato un utile commento sulla MG 42!

          • Ros scrive:

            Francesco: “…mi hanno censurato un utile commento sulla MG 42…”

            Rimanda che sono curioso!

            Quante giornate e nottate ci ho passato assieme a questa ragazzetta d’un gioiellino teutonico che avrebbe ispirato l’ M/60 di Rambo… senza uguagliarla mica poi eh…

            https://svppbellum.blogspot.com/2018/12/la-mitragliatrice-beretta-mg-4259.html

            https://www.youtube.com/watch?v=6ptqNMGg948

            … correggo;
            a incepparsi e costringermi a fare la ricarica manuale a colpo singolo dall’otturatore mentre correvo sparando nelle notti per le montagne non era lei ma il cacchio di BM/59 Mk III dal calcio metallico ripiegab.

            Anche lui ottimo è abbondante però😉.

            • Ros scrive:

              MG 42/59

              …this killed more americans than McDonald’s…
              😁

            • Francesco scrive:

              Ah ecco, mi pareva strano che persino tu avessi la meglio su un’arma mitica!

              • Ros scrive:

                Francesco: “…Ah ecco, mi pareva strano…”

                è impossibile fare quel lavoretto sulla MG 42 che è solo e completamente automatica
                (ciovvéro spara solo a raffica e non è possibile il colpo singolo), a differenza del Fal (BM/59 Mk III) che messo a colpo singolo lo permetteva il giochetto di destrezza.

                Il Fal!😎
                stesso calibro e capacità di fuoco della sorella MG.

                Ci potevi pure zappare col Fal.

                Lo caricavamo col piede sulla leva dell’otturatore tipo motocross perculando e facendo incazzare, urlare e sbroccare come vaiasse pesciarole i tenentini😁😁😁.

                Anche voi alpini avevate come noi una versione del Fal col calcio metallico ripiegabile;
                la nostra, per causa lanci, era un tantino più piccola e raccolta ancora.

                Già ai miei tempi si era passati al AR 70/90 5,56 X 45 mm NATO.

                Che ci pareva da fichette rispetto al proiettile 7,62 mm.

                Al confronto in mano ci pareva un giocattolino troppo leggerino e plasticoso, che ti doveva volare dalle mani se faceva troppo vento.
                Non sembrava serio😒🙄🤔.

                Infine (anni dopo- un lustro e mezzo circa)
                avrei usato il Famas 5,56 mm, “le clairon”… 3 chili e mezzo scarsi🤔

                …oggi mi dicono che l’hanno ,pure lui😥, pensionato per il HK416 tedesco versione F per salvare la faccia patria

              • Ros scrive:

                https://www.youtube.com/watch?v=R2PY3ZLr3Ig

                Il Fal.
                anch’egli un mito!
                e, con affetto, un caro compagno e amico di juventù☺

                Quanti in Italia lo ricorderanno, assieme al Garand, con tenerezza

    • roberto scrive:

      ros

      “tagli HTTPS e rinvii, e va”

      bravo!

      • Miguel Martinez scrive:

        Ho pagato il certificato scaduto (30 eurini), spero che tra poco…

        • Peucezio scrive:

          Cioè se uno ha un blog, deve pagare 30 euro altrimenti l’antivirus lo vede come un sito pericoloso??

          • Miguel Martinez scrive:

            Per Peucezio

            “Cioè se uno ha un blog, deve pagare 30 euro altrimenti l’antivirus lo vede come un sito pericoloso??”

            All’incirca!

            • Peucezio scrive:

              Come se un medico ti dicesse che ti sei infettato, per il fatto che hai bevuto dell’acqua minerale senza sapere di che marca è.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Più che altro è come se tu comprassi un prodotto con l’etichetta che apparteneva ad un altro lotto: il browser ti dice che l’etichetta potrebbe non parlarti veramente di questo nuovo lotto, per cui non godi della garanzia che il prodotto sembrerebbe offrirti.
                Poi il prodotto magari è lo stesso identico.

              • Peucezio scrive:

                La funzione dell’antivirus dovrebbe essere quella di segnalarmi e bloccare prima che faccia danni del malware che danneggiasse il mio pc, corrompendo o cancellando file, compromettendo la funzionalità del mio sistema operativo, ecc.

                Mi suona un po’ singolare che un sito sia di default “imputabile” di essere portatore di virus, non in virtù di una prova positiva, ma fino a prova contraria.

              • Peucezio scrive:

                Peraltro qui c’è la piattaforma dei blog.
                Cioè non è che Miguel si è comprato un dominio poi, essendo webmaster (o affindando la cosa a qualcuno che lo sia), si è fatto un sito web a cazzo suo.
                Come si può pensare che una piattaforma consolidata ti faccia beccare il virus?

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Ma credo sia il browser a segnalare, qui.

              • Peucezio scrive:

                Nel mio caso era l’antivirus.
                Cioè Kaspersky installa (facoltativamente, ma ho pensato di accettarlo per maggiore sicurezza e mal me ne incolse) un plugin nel browser.

  2. Fuzzy scrive:

    https://kinsta.com/it/knowledgebase/neterr_cert_date_invalid/
    Se hai l’amico che se ne intende, non credo sarà un problema difficile da risolvere.

    • Fuzzy scrive:

      Ora che il problema è risolto, segnalo che nell’entrare nel sito tramite “avanzate” ecc nel mio browser, Chrome, si era disattivata automaticamente la voce “utilizza sempre connessioni sicure” per cui, non lo so di preciso, ma fare ad es un acquisto usando la carta di credito con questa voce disattivata, in certi casi potrebbe, penso, riservare qualche brutta sorpresa. Pure inserire delle password mi sa di poco affidabile
      Il percorso è: impostazioni-privacy e sicurezza-sicurezza-utilizza sempre connessioni sicure

  3. Filippo scrive:

    te lo volevo scrivere ieri, ma poi mi son detto , lui parla di poesia, ti allegerisce le giornate, tu gli ricordi di rinnovare letsencrypt :p …

  4. PinoMamet scrive:

    A me alternativamente dicevano che avresti rubato le mie password, e vabbè… o che il mio orologio era avanti!!! e questo non lo capisco…

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      Orologio

      Se per il tuo computer è domani, il certificato valido di oggi è scaduto.
      La storia delle password è perché in assenza di certificato valido il sito potrebbe essere ingannevole (tipo un clone del sito della tua banca in cui ammetti le credenziali). Solo che non è il caso.

      • PinoMamet scrive:

        Ma per il mio computer è la data giusta…

      • Miguel Martinez scrive:

        Per MT

        “La storia delle password è perché in assenza di certificato valido il sito potrebbe essere ingannevole (tipo un clone del sito della tua banca in cui ammetti le credenziali). Solo che non è il caso.”

        E’ giusto che si assicuri il sito di una banca; il problema come sempre è che la stessa regolamentazione viene estesa a tutti.

        • Roberto scrive:

          Domanda da ignorante: c’è una regolamentazione che ti impone di fare questa cosa? Cioè, è obbligatorio avere un certificato se hai un blog e tenerlo sempre aggiornato? O è piuttosto uno standard tecnico (tipo, posso avere un apparecchio che funziona a 110 volt ma visto che qui lo standard è 220 volt, non me ne farò niente del mio apparecchio)

          • Miguel Martinez scrive:

            Per roberto

            “Domanda da ignorante: c’è una regolamentazione che ti impone di fare questa cosa?”

            E’ una regola dei browser (Chrome, Firefox, Edge, ecc.) che per proteggere i navigatori, rendono invisibili i siti la cui certificazione è incerta.

            Un po’ come dire che tutti possono votare, ma ti mandano la scheda elettorale a casa solo se hai la buca delle lettere con l’antifurto.

            L’idea non è del tutto sbagliata, ma almeno potrebbero lasciare liberi i siti che non presentano moduli da compilare.

            Insomma, un conto è una falsa pagina di login della tua banca, un altro conto è una falsa pagina di Kelebek.

            • Fuzzy scrive:

              Il browser manda un avvertimento.
              Poi se lo si vuole ignorare basta cliccare su “avanzate” e nella pagina successiva c’è il link per entrare nel sito senza il certificato di sicurezza.
              Però capita che seguendo questa procedura si disattiva l’avvertimento stesso e se non lo si va a riattivare non segnalerà più il finto sito della banca o altri siti che necessitano di protezione.
              Oddio, le banche di solito utilizzano la loro app con controllo dell’impronta digitale e non credo che si usi ancora accedere dal browser. Magari, chi non utilizza lo smartphone… ma sa di roba un po’ vecchiotta.
              L’avvertimento segue una sua normativa ma pur avendola adocchiata
              en passant, non ho salvato il testo e purtroppo non riesco a linkarlo.

            • Roberto scrive:

              Miguel

              “ Un po’ come dire che tutti possono votare,”

              Capito ma allora è uno standard commerciale, il mio esempio è più calzante, no?

            • Mauricius Tarvisii scrive:

              “ma almeno potrebbero lasciare liberi i siti che non presentano moduli da compilare”

              Sì, non è solo quello il problema. Per esempio, io domani creo un clone del blog con cui scarico malware nei computer dei visitatori e via dicendo.
              Da ignorante invece chiedo: se invece di https usassi il protocollo http (non sicuro) servirebbe lo stesso un certificato?

  5. Fuzzy scrive:

    https://www.resilience.org/stories/2024-02-13/how-long-has-humanity-been-at-war-with-itself/
    Neandertals and H. sapiens, andavano d’accordo. Non c’è stato nessun sterminio.
    Il Neanderthal era intelligente.

    Le prime testimonianze di violenze
    Se la violenza umana su larga scala è difficile da identificare nella documentazione paleolitica, è comune nell’iconografia protostorica successiva. Prove di comportamenti bellici (accumuli di cadaveri recanti segni di traumi indotti dall’uomo) compaiono verso la fine del Pleistocene e dopo l’inizio del periodo Neolitico (quasi 12.000 anni fa)

    Da questa vasta panoramica, possiamo ora vedere più chiaramente come l’emergere della nozione di “altri”, emersa nelle fasi successive del Paleolitico inferiore, sia stata fondamentale per innescare il tipo di tendenze comportamentali necessarie per preservare la mentalità di produzione-consumo nata dopo del Neolitico e ancora in vigore nel mondo capitalista sovrappopolato di oggi.

    La guerra non è pre-programmata nella nostra specie, né è una fatalità nella nostra esistenza moderna e globalizzata. L’archeologia ci insegna che si tratta di un comportamento radicato nella nostra percezione fabbricata della “differenza” tra persone che vivono in aree distinte del mondo con un accesso ineguale alle risorse. Un’unità sociale adotterà un comportamento bellicoso come risposta alla scarsità di risorse o ad altri tipi di sfide esterne (ad esempio, l’invasione territoriale da parte di un’unità sociale “aliena”). La ricerca di soluzioni per sradicare la guerra su larga scala inizia quindi con l’utilizzo delle nostre tecnologie per creare uguaglianza tra tutti i popoli, piuttosto che con lo sviluppo di dannose armi di distruzione.

    Beh, insomma, almeno adesso si sa come si dovrebbe fare.
    O come di doveva fare prima di arrivare al punto di quasi non ritorno in cui ci troviamo.

    • Ros scrive:

      Fuzzy: “Neandertals and H. sapiens…”

      Utili, direi i sottopostati, sull’interessante tema del caro Java di Martin Mystere,
      e dei nostri cuginetti europei, forse aborigini?😀

      https://www.ibs.it/uomo-di-neanderthal-alla-ricerca-libro-svante-paabo/e/9788806205669

      https://www.ibs.it/mio-caro-neanderthal-trecentomila-anni-libro-silvana-condemi-francois-savatier/e/9788833929477

      https://www.ibs.it/neandertal-vita-arte-amore-morte-libro-rebecca-wragg-sykes/e/9788833937564

      https://www.ibs.it/impronte-del-signor-neanderthal-come-libro-giuseppe-remuzzi/e/9788828207368

      Rebecca Wragg Sykes:
      “Neandertal. Vita, arte, amore e morte”
      “Libro finalista al Premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica

      Questo libro fa per i Neandertal quello che Sapiens di Harari ha fatto per noi. Rivelando una storia più profonda e sfumata, dove l’umanità stessa cessa di essere nostra esclusiva prerogativa.

      E si rivela invece una comune, antichissima eredità condivisa.

      «Una nuova storia completa dei Neandertal… che sintetizza migliaia di studi accademici in un unico, accessibile racconto.

      Una lettura importante per chiunque sia interessato all’umanità» – Yuval Noah Harari, The New York Times

      «Una combinazione di competenza scientifica e talento di scrittura» – The Guardian

      «Un libro splendido, evocativo, autorevole» – Brian Cox, fisico e presentatore televisivo

      «Vivido e coinvolgente… Distrugge gli stereotipi» – Nature

      «Di una portata impressionante… Splendidamente dettagliato» – Science

      Neandertal è un viaggio straordinario.

      Che è iniziato con una fascinazione d’infanzia verso il passato; ha guadagnato slancio con la scoperta della ricchezza del Pleistocene; ed è infine diventato una carriera accademica spesa alla scoperta dell’archeologia dei Neandertal.

      In questo stesso viaggio, Rebecca Wragg Sykes accompagna anche noi: scavando siti antichi, tenendo in mano gli eleganti manufatti che i Neandertal hanno lasciato, ma anche provando a esplorare – grazie a un amore di lunga data per la letteratura e la poesia come strumenti per evocare luoghi, tempi e sentimenti – connessioni emotive più profonde, attivate dai dettagli sorprendenti che possiamo ricostruire sulle loro vite.

      Dalla loro scoperta – avvenuta più di 160 anni fa – i Neandertal si sono trasformati, da perdenti dell’albero genealogico umano, in ominini di serie A. Rebecca Wragg Sykes usa la sua esperienza all’avanguardia nella ricerca paleolitica per condividere la nuova comprensione che abbiamo di loro, mettendo da parte il cliché dei bruti vestiti di stracci in una terra desolata e gelida.

      Ci rivela invece che erano curiosi, intelligenti conoscitori del loro mondo, tecnologicamente inventivi ed ecologicamente adattabili.

      Soprattutto, sono sopravvissuti con successo per più di 300.000 anni, durante tempi di massicci sconvolgimenti climatici.

      Pianificazione, cooperazione, altruismo, artigianato, senso estetico, immaginazione, anche un desiderio di trascendenza che guarda oltre la mortalità:
      molto di ciò che ci definisce era anche dei Neandertal, e il loro DNA è ancora dentro di noi…”

      • Ros scrive:

        “…e dei nostri cuginetti europei, forse aborigini?😀…”

        aborigeni buono, giusto. Cotto ☺

        Niet aborigini; cattivo, invece. Crudo! 🤔

        …autoctoni e non se ne parla e amici come prima più, va😎

        • Fuzzy scrive:

          Beh, con il Neanderthal e l’homo sapiens siamo a dei livelli di tolleranza e non violenza invidiabili.
          Forse
          Quasi meglio degli Etruschi, che comunque facevano ricorso alle armi solo per difesa, essendo principalmente vocati al commercio e alle arti. Ho un libro nuovo fiammante “Etruschi” di Carlo Rosati Cesare Moroni.

          Harari l’ho letto tempo fa. “Sapiens”. Mah. Non so se sia proprio un archeologo.
          Comunque anche lui faceva riferimento, tra le varie ipotesi, all’ibridazione tra Neanderthal e Sapiens.

          • Fuzzy scrive:

            Insomma, “fate l’amore e non fate la guerra”
            Con gli etruschi, pure, siam lì.
            I romani li giudicavano troppo licenziosi.
            Maledetti romani.

          • Ros scrive:

            Fuzzy: “…anche lui faceva riferimento, tra le varie ipotesi, all’ibridazione tra Neanderthal e Sapiens…”

            Pare cosa assodata che non sia solo un ipotesi😏
            genetica canta!

            Addirittura pare che non fossero poi diversi…

            Insomma non più di un pigmeo e un caucasico nordide;
            stessa specie, diverso fenotipo

            Sapiens (o Neandertal, a piacere il nome e l’etichetta😎) l’uno quanto l’altro

          • PinoMamet scrive:

            “Quasi meglio degli Etruschi, che comunque facevano ricorso alle armi solo per difesa”

            credo che tu abbia un’immagine un po’ idealizzata degli Etruschi…

            https://www.youtube.com/watch?v=MPGlst49vrg

            questo signore è pesante ma molto informativo e utile.

            • Fuzzy scrive:

              Gli etruschi avevano una classe aristocratica che si occupava della guerra in forma quasi esclusiva.
              (Facevano solo quello e non consentivano ad altri di farlo, anche perché le armi erano costose e pochi se le potevano permettere).
              Una volta raggiunta una sorta di stabilità sociale, l’organizzazione dell’esercito divenne esclusivamente un necessario mezzo di controllo per la gestione politica e tale rimase fino a quando i Romani e gli altri popoli con mire espansionistiche, non costrinsero gli Etruschi ad organizzarne uno vero e proprio.
              Ma siamo alla fine del V secolo a.C
              Boh. Io questo ho trovato nel mio libro scritto da Carlo Rosati, professione guida turistica, scrittore e ricercatore.
              Idealizzare gli Etruschi forse è troppo, ma era una civiltà sostenibile, decentralizzata, non troppo espansionista, nonché tollerante.
              La gente normale era al servizio degli aristocratici ma non si trattava di una vera e propria schiavitù.
              L’agricoltura era estensiva. (Tranne negli ultimi secoli causa crescita demografica)
              Di fronte alla morte tutti gli uomini erano considerati eguali.
              Pare che le donne fossero molto intraprendenti.

              • PinoMamet scrive:

                “Facevano solo quello e non consentivano ad altri di farlo, ”

                mah…
                mi sembra abbastanza discutibile, chi ha sostenuto queste due affermazioni e sulla base di cosa?
                anche considerando la scarsità di fonti etrusche, oltre a quelle “qui è seppellito tale figlio di tal altro…”

                “anche perché le armi erano costose e pochi se le potevano permettere”
                ecco, queso è già più concreto e sicuramente vero almeno nella fase arcaica…

                ma i resti di battaglie di età del Bronzo ci mostrano che le persone si massacravano volentieri, e su larga scala, anche con semplici mazze di legno, o con poco costose frecce (ancora con punta in selce! oltre a quelle in bronzo…)

              • PinoMamet scrive:

                PS
                C’è un bravissimo maestro di arti marziali/shiatsu/cineserie varie/musicista, romagnolo, che seguo su Youtube.

                Iop praticavo arti marziali cinesi e mi è rimasta la passione, e lui è molto preparato.

                In un video parla con una sua allieva, archeologa, a proposito di certe posizioni di difesa ecc.

                Insomma l’archeologa testimonia che i resti dei crani dei morti di per morte violenta nel Neolitico (o addirittura Paleolitico, non ricordo) hanno quasi tutti i segni di un colpo con un oggetto contundente sulla tempia sinistra.

                Insomma, uno dei due ha preso una mazza, o in mancanza di meglio un ramo robusto o il primo pietrone a disposizione, e lo ha tirato viuuulentemente in testa all’altro.

                E lì non c’entra niente il costo…

                Ecco, io credo che la guerra sia connaturata all’essere umano.

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ Fuzzy

      “La guerra non è pre-programmata nella nostra specie”

      No, però nonostante la guerra abbia davvero mille sfaccettature – al punto che risulta difficile definirla rigorosamente – è innegabile che presenti certe regolarità che non dipendono dalle caratteristiche delle culture, del livello tecnologico, dell’epoca (da quando esistono registrazioni storiche), della zona geografica e dei sistemi economici, politici e religiosi delle parti coinvolte.

      Ad esempio, andando a vedere i dati relativi a un numero sufficientemente elevato di guerre a molti autori differenti risulta che:

      1.maggiore il numero di vittime di una guerra maggiore il tempo che passa dalla sua conclusione fino all’inizio della guerra successiva con un simile numero di vittime (secondo una precisa regola algebrica, la “legge di Richardson”, confermata da vari autori: se una guerra ha dieci volte più vittime di un’altra sarà anche trentasette volte meno frequente. E’ stata testata su ottomila guerre)

      2.il numero medio di guerre che cominciano in un dato periodo di tempo è uguale al numero medio di guerre che si concludono nello stesso periodo di tempo

      3.l’insorgere di una guerra è un fenomeno del tutto casuale di per sé (il famoso imprevedibile ‘casus belli’)…

      4….ma è più facile che scoppino guerre dove sono già scoppiate in passato (come avviene per i terremoti)

      5.anche quando a combattersi sono delle alleanze, è più facile che di volta in volta si scontrino coppie di avversari (battaglie tipo quella ‘dei Tre Imperatori’ sono l’eccezione, non la regola)

      6.in quest’ultimo caso, la velocità con cui si distruggono le proprie armi in battaglia cresce col prodotto del numero delle armi nemiche e delle proprie (è la “regola di Lanchester”, inizialmente formulata per le battaglie navali; ma vale anche per i conflitti di terra)

      7.in una data regione dove ci sono state guerre in passato, lunghi periodi di pace si intervallano a più brevi periodi di guerra

      8.durante la guerra le distruzioni vanno regolarmente oltre le previsioni iniziali

      9.le guerre più grandi lasciano di solito uno sciame di conflitti minori non risolti, armati e no (anche qui in analogia ai terremoti)

      10.la probabilità che in un dato periodo di tempo inizi un certo numero di guerre decresce esponenzialmente all’aumentare di tale numero (secondo una statistica simile a quella del decadimento radioattivo, statistica che si dimostra essere valida per eventi rari e indipendenti l’uno dall’altro)

      Questi comportamenti costanti mi suggeriscono che alla base della guerra vi sia una qualche componente comune delle società umane, almeno da quando esiste la registrazione degli avvenimenti storici.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Fuzzy scrive:

        Di Vita e Mamet
        Deborah Barsky, archeologa che ha scritto l’articolo che ha “causato” il mio primo commento della serie “l’uomo non ha la guerra inscritta nella propria natura” dice che
        “la violenza umana su larga scala è difficile da identificare nella documentazione paleolitica, è comune nell’iconografia protostorica successiva”
        È una questione di scala.
        E allora mi sono venuti in mente chi?
        Ma gli Etruschi, naturalmente!
        Che praticavano sicuramente la guerra, ma limitatamente alle inevitabili necessità di controllo per la gestione della politica.
        La guerra è forse inevitabile, ma non è assolutamente il caso che debba essere “su larga scala”.
        La Barsky conclude
        “La ricerca di soluzioni per sradicare la guerra su larga scala inizia quindi

        1 con l’utilizzo delle nostre tecnologie per creare uguaglianza tra tutti i popoli,

        2 piuttosto che con lo sviluppo di dannose armi di distruzione

        Mi sembra che adesso si stia facendo l’esatto contrario.

        • Fuzzy scrive:

          Ah, alcune cose al margine
          1 la diseguaglianza è inevitabile.
          Chi era quello della diseguaglianza? Pareto se non ricordo male. Ma anche qui l’importante è non esagerare.
          2 la tecnologia più utile non è detto che sia quella più sofisticata. C’è tutto il filone low tech e pure Ivan Ilich predicava la democratizzazione del know how.
          3 una civiltà per essere sostenibile deve necessariamente consumare poche risorse.
          Consumare poche risorse è un’arte.
          Una società sostenibile assomiglierebbe a un’opera d’arte.
          Si, ribadisco. La civiltà etrusca era sulla buona strada.
          Peccato che poi siano arrivati quei cialtroni dei romani.

          • Fuzzy scrive:

            Ah, ricordo quello che scriveva Fritjof Capra
            che a molti sta sulle scatole per via del tao della fisica di cui si è un po’ pentito.
            Ma che in genere continua a scrivere dei libri impostati bene ma un po’ superficiali, direi.
            “Agire in piccolo e pensare in grande”

      • Peucezio scrive:

        Andrea,
        molto interessante, non sapevo nulla di queste costanti.

        “Questi comportamenti costanti mi suggeriscono che alla base della guerra vi sia una qualche componente comune delle società umane, almeno da quando esiste la registrazione degli avvenimenti storici.”

        Non saprei. Tieni conto che l’introduzione della scrittura coincide con società organizzate, capaci di fare una guerra, che non è una rissa da bar, richiede appunto un’organizzazione complessa.

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ peucezio

          “complessa”

          Non è detto.

          Comportamenti simili a quelli di una guerra (incursioni a sorpresa di piccoli gruppi di adulti nel territorio di gruppi vicini col solo effetto (o col solo scopo?) di ucciderne i piccoli) sono stati osservati fra gli scimpanzé.

          In Sudamerica sono state trovati mucchi di scheletri ambosessi di età neolitica con fratture degli arti verosimilmente procurate con attrezzi in pietra.

          In Polonia la prima evidenza archeologica di una battaglia, con tanto di scheletri maschi adulti col cranio perforato da armi da taglio, risale a 5000 a.C.

          Esiste un paleontologo Australiano di evidenti origini Italiane, Vendramini, che sostiene i Neandertal considerassero i contemporanei Sapiens come appetitose prede.

          Per finire, in una vasta classe di modelli matematici che descrivono elementari interazioni economiche fra molti “giocatori” che partono tutti ad armi pari per accrescere la propria “ricchezza” (indico fra virgolette quantità puramente matematiche) non solo alla lunga emerge una distribuzione di “ricchezza” tipo Pareto, ma questa distribuzione si mantiene stabile tramite continui e bruschi riassestamenti che seguono la legge di Richardson.

          La guerra non sembra ricondursi ad una spiegazione semplice e onnicomprensiva, quale quelle tentate da Lenin (il conflitto di imperialismi), Tucidide (il conflitto fra le tendenze contrapposte alla crescita illimitata di comunita’ indipendenti) o Bouthoul (la guerra è un infanticidio dufferito che calmiera hli eccessi di popolazione maschile in età fertile). E non sembra neanche un’attività che presuppone una qualche civiltà organizzata. Semmai, la precede: forse ne et il presupposto.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        “se una guerra ha dieci volte più vittime di un’altra sarà anche trentasette volte meno frequente. E’ stata testata su ottomila guerre”

        Vorrei sapere quali sarebbero queste ottomila guerre di cui abbiamo dati così precisi sul numero delle vittime.

        • giuseppe motta scrive:

          ottomila, ma che dico

          otto milioni

          chi offre di più?

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ mauricius Tarvisio

          “quali sono”

          Vuoi i nomi, o ti bastano le bibliografie?

          Esistono fior di database a disposizione degli studiosi.

          Che io sappia, il primo fu redatto da Lewis Fry Richardson negli anni Trenta, con un lavoro certosino a mano durato anni.

          La cosa impressionante è che i suoi risultati sono stati confermati indipendentemente da autori diversi nel corso degli anni.

          Uno di essi credo che sia proprio l’Ugo Bardi che conosce Martinez.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • tomar scrive:

            ADV: Lewis Fry Richardson

            Che splendido tipo questo Richardson, anche solo basandosi su Wiki!

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ tonar

              “Richardson”

              Una vita da romanzo.

              Gli potrebbero benissimo dedicare un film.

              Ma pacifista qual era (oggi direbbero “pacifinto”) dubito accadrà mai.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              • Francesco scrive:

                dipende: è andato a farsi ammazzare sul fronte per fermare la guerra? allora pacifista è accettabile.

                era un minchione che predicava la resa altrui per tacitare la propria coscienza? allora si merita il pacifinto

                mica sono un fanatico, io

                😉

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ Francesco

                “accettabile”

                Era Quacchero.

                Nel 1914 era già diventati Fellow della Royal Society neanche a 35 anni per i suoi meriti di matematico (fra cui il metodo matematico alla base del sonar, che tirò fuori ispirato dalla tragedia del Titanic).

                Dichiarò in pubblico che non avrebbe mai sparato a un altro essere umano per motivi religiosi.

                Fu esonerato dall’insegnamento e subì un autentico linciaggio morale pubblico. E’ probabilmente a lui che si riferisce il coetaneo Bertrand Russell nel suo ‘Perchè non sono cristiano’ quando parla delle conseguenze del dichiararsi pacifisti all’epoca, ricordando che se non fosse stato ricco di famiglia e fosse dipeso solo dall’insegnamento per il sostentamento sarebbe finito sotto i ponti: e Richardson, figlio di poveri quaccheri di campagna, non aveva altro sostentamento.
                In guerra fece il barelliere, andando avanti e indietro dalle trincee per raccogliere i feriti.
                Non toccò mai un’arma.
                Nelle pause, si mise a studiare le volute del fumo sul campo di battaglia, e buttò giù degli appunti in cui ne descriveva l’evolversi. Sulla base di quegli appunti formulò la prima teoria matematica alla base delle previsioni del tempo, e la prima previsione matematica meteo della storia si deve a lui (ma questa è una storia a parte. l’Organizzazione ONU della meteorologia conferisce ogni anno la Medaglia Richardson, il Nobel del settore). Un ufficiale, visti gli appunti, capì che si potevano usare per calcolare la posizione dei cannoni Tedeschi. Come Richardson lo venne a sapere, li distrusse. Li ricostruì a memoria dopo la guerra.

                Da civile trovò un posto da insegnante di matematica in una scuola di campagna (un Fellow della Royal Society!).

                Si tormento’ per il resto della sua vita per capire come formulare una teoria matematica della guerra: avendone vissuta una, pensava che poterne prevenire altre occorreva disporre di un opportuno metodo di calcolo.

                Fra una previsione meteo e l’altra, cominciò con l’osservare che le occasioni di scontro fra paesi confinanti crescono all’aumentare della lunghezze del confine. Si pose quindi il problema di misurare la lunghezza di un confine. Più in generale, si pose il problema di come misurare la lunghezza di un profilo su una carta geografica: sì, è quel Richardson che cercò per anni di misurare l’esatta lunghezza della costa dell’Inghilterra, finendo per formulare il concetto di frattale.

                Nel frattempo, passava le giornate a raccogliere dati meteo da tutta l’Inghilterra, a scrivere teoremi sui futuri programmi di calcolo che avrebbero reso possibile le previsioni meteo ‘quando fossero state disponibili addizionatrici abbastanza veloci’ e a raccogliere dati sulla mortalità e la frequenza dei conflitti.

                Le ultime sue pubblicazioni, ironia della sorte, uscirono mentre infuriava il Blitzkrieg.

                Morì pochi anni dopo.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Miguel Martinez scrive:

                Per ADV

                “Richardson”

                Che meraviglia, non ne sapevo nulla!

              • Francesco scrive:

                Un “parente” del tizio descritto nel film di Gibson, a quanto pare, solo molto più intelligente!

                Resto perplesso sul suo metodo di prevenzione delle guerre, mi pare una deformazione mentale da matematico. Ma il fine è condivisibile.

                Grazie delle informazioni preziose assai.

          • giuseppe motta scrive:

            però però

            però quali sono queste ottomila guerre?

            le oltre mille donne conquistate dallo Zanza al 1985 sembra niente al paragone

    • Francesco scrive:

      >> La ricerca di soluzioni per sradicare la guerra su larga scala inizia quindi con l’utilizzo delle nostre tecnologie per creare uguaglianza tra tutti i popoli, piuttosto che con lo sviluppo di dannose armi di distruzione.

      Questa me la spieghi, possibilmente con bei disegnini colorati? a me viene in mente solo la porta dell’Inferno e il lastrico di Buone intenzioni ma sono un anzianotto scontroso e pessimista.

      Ciao

      • Fuzzy scrive:

        Ah, come mi piacciono i libri illustrati!
        A parte questo, è semplice
        -buone intenzioni=inferno
        -cattive intenzioni (o Realpolitik che sia) =inferno
        L’ho già scritto. Sarebbe tutta una questione di scala. Ma non dipende da me e da te.
        Io però metto in pratica piccoli ma tetanosi accorgimenti per ridurre i miei consumi e dare il mio infinitesimale contributo per favorire il tracollo della civiltà industriale.
        Ho anche il piano B. Civiltà Etrusca.
        Purtroppo non sono riuscito a mettere nel conto il collasso della corrente del Golfo.
        Pure l’IPCC aveva sottostimato la stabilità dell’AMOC. E non aveva compreso la funzione della salinità. Se sia stabilizzante o destabilizzante.
        Questa è la realtà caro il mio Francesco.

        • Fuzzy scrive:

          Sottostimato = sovrastimato

          Aggiungo, perché altrimenti non mi prende la correzione, che in questa molto reale situazione si possono intraprendere solo due strade (e questa scelta binaria è già piuttosto preoccupante)
          -economia di guerra per abbattere rapidamente le emissioni di co2 in maniera estremamente drastica
          -geoingegneria. Della serie “mr Bean colpisce ancora”.
          Almeno ci ghiaccieremo ridendo

          • Ros scrive:

            Fuzzy: “…economia di guerra per abbattere rapidamente le emissioni di co2 in maniera estremamente drastica…”

            Co2 & guerra dici? 😀
            e a bomboletta a emissioni gas magari?
            …che per abbattere abbatte!

            cioè nel suo piccolo per quel che ci può fare ci applica e s’impegna.

            Beretta 92Fs Co2 Umarex finitura inox cal 4,5 mm. ☂
            Quasi 1, 300 kg. di Full Metal Jacket bella tosta;
            è più pesanta dell’originale a vera addirittura.

            Per giocarci al tir’assegno e o alla guerra cogl’indiani è fantastica che pare uguale uguale come a vera!😎

            Anche a 30 metri è precisa che uno così s’impara;
            … che oggi domani il solito concorso…

            …sempre che la mamma ci da il permesso…
            🤔😳

            …ma però se siamo promossi e facciamo i bravi pe’ natale😊

            https://immagini.armiusate.it/4210787.jpg

            https://www.youtube.com/watch?v=zZfJ_dv3dts

            https://www.youtube.com/watch?v=nMx9TZvbhdI&t=4s

            • Fuzzy scrive:

              Economia di guerra.
              Quella coi razionamenti.
              Della guerra se ne può fare a meno.
              Anche se da giovane sono stato un “Alpin”
              Poi con gli ultimi raduni si sono screditati pure quelli.
              Non ci sono più gli Alpini di una volta.

              • Ros scrive:

                Fuzzy “…Non ci sono più gli Alpini di una volta…”

                Ne abbiamo a iosa di Alpini in loco vedo!😉

                Quelli col mulo di Salvatores?

                https://it.wikipedia.org/wiki/4%C2%BA_Reggimento_alpini_paracadutisti

                adesso sono diventati che si sentono troppo fichi 😎

                …sempre reparto alpino è,
                è che non ti dipende più dal Comando truppe alpine ma dal COMFOSE…

                Si è smarcato, montato e gasato che manco più saluta; manco i muli saluta🥺😢

                fa finta di non conoscere i parenti;
                niente più muli e nappina con pennetta🥺☹

                Invero la nappina l’hanno ancora, ma dice che è speciale la loro nappina però.
                Nappina verde ranger nientemeno!

                I muli? Sic Ford Transit gloria mundi

        • Francesco scrive:

          >>> A parte questo, è semplice
          -buone intenzioni=inferno
          -cattive intenzioni (o Realpolitik che sia) =inferno

          immagino venga anche a te il sospetto che manchi qualche variabile, giusto? oppure ti sei trasferito a Recanati di recente? 😀

          PS fiducia nella tecnologia + idolatria della uguaglianza + PaceNelMondo = inferno, temo.

          • Fuzzy scrive:

            Leopardi
            Pessimismo cosmico
            No, no, preferisco il pessimismo comico.
            Cioè che tutto quello che mi ispira pessimismo mi fa pure ridere.
            Limitatamente alla mia personale sorte di persona vissuta nel più gran incasinamento della storia umana che universalmente è stato definito “progresso”.

  6. mirkhond scrive:

    Per chi fosse interessato all’argomento, in special modo alla cortese attenzione di Pino Mamet:

    Emanuele Franz: “Vi racconto il mio viaggio alla ricerca del vello d’oro”

    https://youtu.be/1j1DXWdywco?si=Ef5ScBrw4M28QBoz

  7. mirkhond scrive:

    Ciò che mi ha colpito della ricerca di questo studioso è il suo approccio “mametiano” 😉 nel trovare collegamenti tra il mito greco antico e le tradizioni culturali e religiose dell’Ortodossia cristiana della Georgia, erede dell’antica Colchide.
    In sostanza per il professor Franz il rapporto tra mitologia classica e Cristianesimo (in questo caso ortodosso) non sarebbe stato (solo) conflittuale ma anche di inculturazione, di assmilazione degli antichi miti greci nella nuova realtà cristiana.

    • Ros scrive:

      mirkhond: “…In sostanza per il professor Franz il rapporto tra mitologia classica e Cristianesimo (in questo caso ortodosso) non sarebbe stato (solo) conflittuale ma anche di inculturazione, di assmilazione degli antichi miti greci nella nuova realtà cristiana…”

      “I miti greci hanno annunciato Gesù Cristo. La rivelazione del Cristo nella cultura greca e la progressione della Rivelazione nella storia umana”

      https://www.ereticamente.net/i-miti-greci-hanno-annunciato-gesu-cristo-la-rivelazione-del-cristo-nella-cultura-greca-e-la-progressione-della-rivelazione-nella-storia-umana/

      • Ros scrive:

        https://www.affaritaliani.it/cronache/il-filosofo-emanuele-franz-vive-nell-immondizia-cosi-contesto-il-consumismo-810350.html

        “…Il filosofo Emanuele Franz vive in un bidone dei rifiuti “per invitare alla riflessione”
        Già da diversi giorni vive in un bidone dell’immondizia trasformato in un giaciglio, a Moggio Udinese, dove trascorre le sue giornate leggendo e scrivendo, Emanuele Franz, filosofo friulano autore di svariati libri di filosofia e storia delle religioni. A quarant’anni la scelta di andare a vivere in un bidone dei rifiuti, vestire solo con un sacco di iuta e rifiutare l’uso del denaro.
        Una protesta contro le convenzioni sociali?

        Una emulazione di San Francesco? Anche.
        Soprattutto una provocazione artistica per invitare la riflessione sulla caducità della condizione umana.
        Un gesto che vuole essere una protesta al consumismo e alla mentalità iper-commerciale di questa società senza valori per riscoprire ciò che veramente non andrà mai al macero: i nostri valori e i nostri ideali.

        Franz sta scrivendo un’opera sulla santa follia e ha eletto a sua dimora un luogo ideale per meditare sul destino dell’uomo ed invitare a fuggire la vanagloria e la ricchezza. Un gesto sicuramente inusuale che farà discutere…”

        Bellissimo e prufundo!
        a “SANTA FOLLIA” poi…

        No dai davvero
        lo adoro già!😀

        che bisogno ci ho di leggerlo pure;
        non fanno mica per i tipi toghi come noi i segnetti astrusi stampati sulla carta a significare memoria degli orali conservata.
        Manco a Peucezio, giustamente, piaciono;
        i segnetti sghembi e decdenti con le zampette atte in modo vario e significativo: ato/ante.

        non necessita di leggerlo e fargli così torto

        sarebbe un sopèrchio 🙄☹

        • Fuzzy scrive:

          Secondo me rischia di morire dal freddo
          Mica è Mauro Corona.
          Mi sembra un tipo flaccido.
          No, no. Prendetelo di forza e portatelo al caldo. A giudicare dalla corporatura, deve essere anche uno abituato a mangiare. Che mangi tranquillamente

          • Ros scrive:

            Fuzzy: “…Secondo me rischia di morire dal freddo…”

            Ma no! Quel che non ammazza rafforza😎👍👍👍

            Diconsi da quelle iperboree parti a nord di Thule.

            Piuttosto, come protesta estrema che fa discutere potrebbe sembrare un pochino inflazionata forse?

            Cioè, voglio dire,
            mi pare che già la facciano qualche miliardo d’altri contestatori estremi; no?
            E mica per qualche settimana sola…
            la vita intera ti ci passano così!

    • Ros scrive:

      Vorrei scusarmi☹;
      credo d’essere stato antipatico nel forse non so sembrare di sottogambare pregiudicando a priori la tesi del nostro Err Emanuel Von Franz senza per’altro affatto conoscerla.

      Mi scuso anche con Mirkhond 😇.

      Non l’avevo – il sivo* ed il babbìo connesso – con il professor Franz,
      ma coll’amico suo: l’amico Fritz!

      https://www.giornalepop.it/wp-content/uploads/2018/07/Ct_UgcsWcAE77lx-1024×836.jpg

      Possiamo però ben conciliare le posizioni apparentemente ed erroneamente diatribiche con la mano santa media del professor Birkermaier di Bavària 😊.

      * dicesi avere il sivo (Tinacria docet) quando è che sghignazzi becero e sardonico p’ogni umana cosa senza causa motivante,
      ma solo perché instupiditosi il mononeurone nella plància di comando della nave

  8. mirkhond scrive:

    errata corrige: assimilazione

  9. roberto scrive:

    OT

    lasciando perdere Navalny e concentrandosi sull’italia…ma è sempre stato così?
    appena uno esce di casa ha gli agenti della digos che lo identificano ameno che non abbia il cranio rasato? dove sono gli strenui difensori della libertà di destra quando ce ne sarebbe bisogno?

    https://milano.repubblica.it/cronaca/2024/02/19/news/navalny_piantedosi_presidio_milano-422161718/?ref=RHLF-BG-P1-S1-T1

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ roberto

      “strenui difensori della libertà di destra”

      Beh, ma è come chiedersi dove sono i triangoli con quattro lati, no?

      (Suppongo però tu fossi ironico 😉 )

      Ciao!

      Andrea Di Vita

    • Peucezio scrive:

      Quindi quelli della Digos sono biechi putiniani o sono ispirati da un governo di biechi putiniani e pericolosi antiatlantisti?

      Comunque è evidente che quello della sicurezza collettiva è un pretesto per schedare la gente e creare una società del controllo e della repressione, contro chiunque si eserciti, di destra, di sinistra o quant’altro.

      Una ragazza che conosco, tra l’altro colta e molto simpatica, ha avuto un sacco di casini per aver partecipato a una manifestazione di estrema sinistra, al punto che oggi ci sono delle cose che evita di dire o fare, anche sui social, per paura di avere ulteriori grane.
      Questa è la democrazia dell’Occidente.

      • roberto scrive:

        peucezio

        “Quindi quelli della Digos sono biechi putiniani o sono ispirati da un governo di biechi putiniani e pericolosi antiatlantisti?”

        ma no, la digos (già storicamente terreno di caccia della destra) risponde ad un governo di neofascisti che hanno in ubbia qualsiasi tipo di manifestazione che possa anche lontanamente sembrare non in sintonia con le loro idee (ricordi il tizio che dopo l’inno nazionale grida “viva l’italia antifascista”?)

        le simpatie putiniane di salvini non te le devo certo raccontare io, ma lì sarà piuttosto un riflesso pavloviano “non sono allineati, => sono di sinistra => li identifichiamo”

        • Francesco scrive:

          ricostruzione che trovo leggermente ardita, il ministro degli interni risponde a Matteo il russo o a Giorgia l’amerikana?

          nel secondo caso, che senso avrebbe considerare i quattro gatti che hanno manifestato per Putin come dei possibili sovversivi?

          ammetto che è una cosa priva di senso però la tua spiegazione non mi convince neppure lei

          ciao

        • Peucezio scrive:

          Roberto,
          quindi tutto l’atlantismo forsennato della Meloni è uno scherzo?
          Ci stiamo rovinando con le sanzioni, abbiamo distrutto un’amicizia storica (sopravvissuta perfino alla Cortina di Ferro, si veda la Fiat a Togliatti) con una grande potenza, tutto per finta?

          Che poi gli apparati dello stato agiscano tradizionalmente in senso antiatlantista, scusami, ma mi pare un po’ forzato… Direi che negli ultimi ottant’anni è stato l’esatto contrario.

    • Francesco scrive:

      oggi Radio 24 e Radio Radicale ne parlavano

      e a ragione, la cosa è palesemente assurda

      un simile lavoro dovrebbe essere fatto con discrezione, per individuare gli agenti provocatori infiltrati da Putin e proteggere gli altri

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        Non ho capito: secondo te non è il metodo sbagliato, ma solo il bersaglio?

        • Francesco scrive:

          1) il metodo è sbagliato per eccesso di visibilità, se erano a caccia di agenti russi

          2) il bersaglio apparente è del tutto sbagliato, da quando i manifestanti democratici e pacifici sono una questione per la DIGOS?

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      ma è sempre stato così?

      Da qualche tempo lo è.

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