Utero in affitto, destre e colonialismo

Riprendiamo dal sito Il pungolo rosso. Mi sembra che l’autrice abbia colto dei punti fondamentali, che poi esprime, certo, in un linguaggio che può non essere di tutti.

Contro la pratica crudele e neo-colonialista dell’utero in affitto, e contro l’oscena demagogia delle destre a riguardo

In questi giorni si è fatto un baccano osceno, da entrambi i lati del mondo parlamentare, le destre e le cosiddette sinistre, intorno all’”utero in affitto”. Per noi, ferma restando la necessità di tutelare l’esistenza e i diritti dei figli di coppie omogenitoriali; ferma restando l’opposizione alle discriminazioni che una certa destra vorrebbe introdurre ai loro danni (simili a quelle che un tempo colpivano i “figli naturali”, nati fuori dal matrimonio) – un’opposizione che per noi ha un carattere di principio; fermo restando tutto ciò, resta altrettanto fermo che la pratica dell’utero in affitto è una pratica da criticare e respingere senza se e senza ma in quanto, oltre ad esprimere una visione distorta della genitorialità, ha un carattere mercantile e colonialista.

Lo spiegano bene le pagine che qui riproduciamo (24-27) dell’opuscolo “La posta in gioco” (a cura di Paola Tonello), che inquadrano questo fenomeno in espansione nella più vasta casistica delle diverse forme di messa sul mercato e di “appropriazione sociale del corpo delle donne” in fatto di riproduzione, forme che di sociale non hanno nulla, e nel contesto della crisi della riproduzione della vita che caratterizza un po’ tutti i paesi europei, l’Italia tra i primi. Pagine che mettono nel loro mirino anche, doverosamente, la “scienza medica” e Big Pharma.

La nostra impostazione in materia è agli antipodi di quella delle destre al governo, che usano questo tema per riaffermare la loro concezione di sacralità e unicità della famiglia gerarchica, patriarcale e il più possibile bianco-ariana, accompagnandola con l’ipocrita motivazione del “bene dei figli”, mentre qualunque studio un minimo serio della situazione attuale deve registrare la esistenza di una molteplicità di forme di famiglia e di convivenza, e laddove nulla c’è da rimpiangere della vecchia famiglia gerarchica e patriarcale. Chi per caso avesse dei dubbi sull’antiteticità tra la nostra posizione e quella delle destre solo per via dell’apparente assonanza sul no all’utero in affitto, legga queste pagine; se non le condivide, ci spieghi perché a com.internazionalista@gmail.com. A questo stesso indirizzo può essere anche richiesto l’opuscolo.

L’appropriazione sociale del corpo delle donne

Lo sviluppo del capitale e le lotte delle donne hanno mutato almeno in parte la condizione della famiglia in Occidente: essa non è più solo il luogo di riproduzione degli esseri umani, incoraggiata a parole (per fronteggiare l’invasione degli alieni extracomunitari), e resa improba nei fatti, dati i continui tagli al welfare e alle strutture sociali di sostegno, ma anche un luogo di mancata riproduzione della vita. Le devastazioni ambientali, l’inquinamento del contesto generale in cui si vive, l’assenza di sicurezza del futuro, la mancanza di una rete solidale, lo stress di una vita convulsa hanno da un lato scoraggiato o procrastinato la maternità, dall’altro aumentato esponenzialmente l’infertilità delle coppie, proprio quando l’atrofia della vita sociale spinge molte donne e molte coppie a vedere come scopo fondamentale della propria vita la nascita di un figlio.

Ci battiamo per un movimento che abbia a cuore il desiderio di procreare e denunci come esso sia reso vano dalle difficoltà sociali e ambientali che ne impediscono la realizzazione o sia soddisfatto a prezzo di molte rinunce in un contesto di solitudine e di fatica per le donne. Di fronte a milioni di bambini abbandonati nel mondo, l’adozione è resa sempre più difficile e costosa e al tempo stesso si esaspera il valore della genitorialità biologica, a spese del senso di maternità e genitorialità sociale secondo la quale gli adulti si dovrebbero far carico della cura dei piccoli indipendentemente dai geni che questi portano in corpo. La dimensione individuale o di coppia nella genitorialità deve accompagnarsi ad un senso di responsabilità sociale rispetto ai piccoli, cosa che è scoraggiata e ostacolata.

Il capitalismo ha fiutato da tempo l’affare e gli ampi spazi di guadagno offerti dal soddisfacimento del desiderio di avere dei figli da poter considerare “propri”.

Un’ennesima violenza viene perpetrata sul corpo delle donne, che viene vivisezionato per asportarne le parti “utili” per ogni sorta di esperimenti genetici, per ricreare l’incontro di ovuli e spermatozoi al di fuori dei rapporti umani e dell’ambiente naturale in cui sono destinati ad incontrarsi. Il commercio e la vendita di questi “prodotti” è ormai un business internazionale, con prezzari e contratti più o meno legali che lo regolano. È di questi mesi la notizia del commercio di migliaia di ovuli provenienti dalla Spagna, che sono stati “rimborsati” alle produttrici 1.000 euro l’uno, euro più euro meno… mentre i prezzi dei luoghi da cui provengono la stragrande maggioranza di questi prodotti tra cui le 3.000 cliniche indiane che si dedicano a questo commercio, sono di gran lunga inferiori. È quasi ovvio notare che molto spesso chi è disposto a vendere la propria capacità generativa (la donazione è un eufemismo) vive o sopravvive per lo più nei paesi poveri del Sud del mondo (quelli stessi in cui la sterilizzazione veniva pagata con un sacco di riso e un sari), e chi paga fa parte delle classi agiate del Nord del mondo. E chi ci guadagna, manco a dirlo, sono le multinazionali della Big Pharma, e le organizzazioni che hanno fatto di questo enorme giro di affari la fonte della loro ricchezza.

Al fondo di questo attivismo scientifico l’obiettivo di mettere un neonato tra le braccia degli aspiranti genitori è sempre più secondario. Gli esperimenti scientifici di genetica che ne stanno alla base vanno direttamente nella direzione dell’eugenetica, nella creazione cioè di bambini su misura, con caratteristiche che rispondano ai gusti dei committenti e il cui prezzo varia a seconda della qualità del prodotto. Molte coppie che ricorrono all’utero in affitto lo fanno non perché sterili ma per poter avere un figlio senza l’impegno e il fastidio della gravidanza, o, se single, senza l’ingombro di un coniuge. Si sentono più garantiti dalla fecondazione in laboratorio, pensando che in questo modo il bambino sarà più sano e controllato da ancor prima di venire concepito. Non è possibile affrontare qui un complesso discorso sulla scienza e sulla naturalità della funzione riproduttiva delle donne (una scienza che è sostenuta e finanziata nella misura in cui serve al capitale, tenendo conto però che al capitale serve anche, in una data misura, una popolazione mondiale sufficientemente sana in grado di essere sfruttata e di produrre profitti). Per colpa degli umani, ma non sempre, la natura fa anche dei brutti scherzi, e l’essere umano non è comunque destinato ad essere eternamente giovane e in salute. La scienza avrebbe dunque un notevole lavoro da svolgere se fosse messa veramente al servizio esclusivo del benessere dell’umanità. C’è da diffidare della contrapposizione scienza/natura, anche se è evidente come oggi la scienza sia lontanissima dal compito di favorire un rapporto integrato degli esseri umani con la natura stessa. La natura va ascoltata, l’essere umano va ricondotto alla conoscenza delle leggi basilari che governano la vita sulla terra.

Non c’è dubbio che è in atto un tentativo di sottrarre alle donne il controllo sulla loro funzione riproduttiva anche da parte della scienza medica e degli interessi ad essa collegati. Questa sottrazione raggiunge il suo apice nelle ricerche relative all’utero artificiale e al trapianto dell’utero, ma per ora si deve accontentare della medicalizzazione della fecondazione, della gravidanza e del parto e dell’estensione della pratica dell’utero in affitto. Al di là delle intenzioni, e del “libero consenso” con cui viene presentata, la realtà di questa pratica sottende uno spasmodico bisogno di poter rivendicare come “proprio” il bambino di cui ci si vuole occupare. Nel cosiddetto “consenso” con cui viene avallato vi è insita anche una forma di crudeltà mentale e fisica nei confronti della donna gestante e partoriente, costretta ad alienare il neonato che ha cresciuto dentro di sé per nove mesi, a conformare il proprio comportamento durante la gravidanza a regole stabilite dal contratto di gestazione per altri e a dare a tutto ciò un valore monetario, a cui corrisponde la rinuncia totale di qualunque rapporto umano col nascituro, che dovrebbe essere la naturale conseguenza della gestazione e della messa al modo. Nessuna parte del corpo delle donne può essere oggetto di mercato né a fini pseudo-scientifici né a fini pseudo-umanitari, speculando sui desideri delle donne e delle coppie come avviene attualmente con una chiara connotazione di classe e neocolonialista.

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33 risposte a Utero in affitto, destre e colonialismo

  1. Andrea Di Vita scrive:

    @ Martinez

    “capitalismo”

    Posso anche capire l’opposizione all’utero in affitto (anzi no, in realtà non la capisco, ma essendo io un maschio non metto lingua). Ma non vedo cosa c’entra il capitalismo.

    https://it.wikipedia.org/wiki/Agar_(Bibbia)

    https://surrogacycmc.com/it/blog/history/

    https://www.imperdonabili.org/2019/10/09/la-pratica-della-maternita-surrogata-tra-storia-diritto-tecnica-e-morale/

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    • Miguel Martinez scrive:

      Per ADV

      “Ma non vedo cosa c’entra il capitalismo.”

      La pagina con il secondo link che hai messo reca in alto queste parole:

      Maternità surrogata Ucraina – Madri surrogate Ucraina
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      中國
      es
      he

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      Facendo clic su “Prezzi” leggo (traduzione NON mia):

      “I nostri servizi con prezzi fissi ci permette di regolare meglio il processo di interazione con clienti e semplifica la pianificazione delle spese. Sono interessati nella successo della operazione e garantiamo un ritorno di soldi per famiglie in caso di maternità non riuscita entro 30 mesi. Copriamo anche i costi di trasferimento verso i paesi prescelti. Tutto ciò dimostra la nostra determinazione a realizzare l’obiettivo primario di assistire a creare una nuova famiglia felice.”

      “C’è un altro paeso, dove molti clienti possono richiedere i servizi per avere proprio ragazzino, L’Albania. Questo servizio è disponibile anche per i single. Questo ha provocato un’ondata di neo-conservatorismo in Europa.

      Va notato che non с’è una legislazione ufficiale formata su gli servizi di madre surrogata, ma i servizi stessi abbiano luogo. Il prezzo è relativamente basso e l’accessibilità a tutti i clienti rendono questo paese popolare. Inoltre, FIVET non avviene nell’ Albania, ma nei paesi confinanti e questa procedura richiederà un trasferimento separato.

      L’Albania è scelta magnifica per la sua accessibilità, flessibilità e prezzi bassi. Eppure, le autorità del paese forniscono solamente certificato di nascita con la postilla dell’Aia, quindi l’adozione dovrà avvenire nel proprio paese. L’Albania è diventata comò anche una alternativa effettiva alla Russia, dove i servizi sono indisponibili”

      • Miguel Martinez scrive:

        aggiungo:

        https://surrogacycmc.com/it/promo/

        “1. Nel caso di programmi con la donatrice di ovuli e con la conferma della fertilità del padre, offriamo i programmi con un numero illimitato di tentativi.

        2. Rimborsamento del 100% delle somme versate in caso di non verificarsi della gravidanza entro i 12 mesi nei programmi con la donatrice di ovuli e con la conferma della fertilità del padre.

        3. Siamo lieti di collaborare con Voi. Se consigliate i nostri servizi agli amici e loro diventeranno i nostri clienti, saremo lieti di offrirvi un premio di 1000 euro.”

        • Miguel Martinez scrive:

          C’è pure i’team (e dicono proprio “servizio di noleggio dell’utero”, alla faccia del politicamente corretto, ma i “donatori professionali” presumo che siano “donatrici”):

          https://surrogacycmc.com/it/utero-in-affitto/

          “Il nostro team è composto da più di 40 donatori di utero professionali di età compresa tra 22 e 36 anni con caratteristiche individuali. Canadian Medical Care conduce un processo approfondito di raccolta di informazioni sulla salute del donatore per assicurarsi che il candidato alla maternità surrogata sia adatto alla soluzione.”

          “6. Fissare il prezzo finale per il servizio di noleggio dell’utero. Firma di un contratto in presenza di un notaio presso l’ufficio Gust life di Barcellona o firma di un contratto da remoto.”

          • Andrea Di Vita scrive:

            @ Martinez

            “prezzo”

            Non hai risposto alla mia domanda: cosa c’entra il capitalismo?

            A parte l’italiano atroce, questa è un’offerta commerciale di una prestazione femminile che invece di essere sessuale è riproduttiva.

            Se tolleriamo gli annunci stile A.A.A. MASSAGGIATRICE BELLA PRESENZA OFFRESI sulle pagine dei quotidiani perché condannare chi invece di affittare la vagina per mezz’ora affitta l’utero per nove mesi?

            Nemmeno sotto il fascismo la prostituzione era un reato. E anche con la Merlin non si condanna né la prostituta né il cliente, ma lo sfruttatore della prostituta. Altrimenti andrebbero condannate penalmente tutte le attricette che la danno al produttore per avere una parte, tutte le bionde “segretarie” d’oltrecortina di attempati manager con moglie e figli (ne ho conosciute) ecc.

            E tutta questa attività è molto, ma molto più vecchia del capitalismo.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

            • Miguel Martinez scrive:

              Per ADV

              “A parte l’italiano atroce, questa è un’offerta commerciale di una prestazione femminile che invece di essere sessuale è riproduttiva.”

              Certo.

              Nel contesto di un’azienda multinazionale, costruita con investimenti immagino notevoli di capitale, che utilizza – oltre a una fitta armata di avvocati – una schiera di tecnoscienziati molto bravi per comprare una prestazione che non è affatto “molto più vecchia del capitalismo”, visto che la prima bambini IVF nasce nel 1978.

              Per la prostituzione, bastano un gentiluomo, una gentildonna e forse un letto, e quindi – al di là di cosa se ne possa pensare – è perfettamente possibile al di fuori di un contesto capitalistico.

              La differenza è all’incirca la stessa che c’era tra l’artigiano che costruiva carrozze nel Medioevo e l’operaio della fabbrica cinese di auto; e la differenza sta proprio nel “capitalismo”, cioè nel passaggio (per dirlo con l’ottima metafora di Marx) dal meccanismo “merce corpo-denaro-merce cibo” al meccanismo “denaro-merce-denaro1”.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ Martinez

                “IVF”

                La fecondazione artificiale è moderna (ed essendo una tecnica, non è di per sé capitalistica, visto che la si può avere anche in ospedali pubblici). La maternità surrogata (che oggi è “utero in affitto”) è antichissima. Può non piacere il capitalismo di per sé, o la maternità surrogata di per sé: ma non ha senso condannare la maternità surrogata perché capitalistica.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Miguel Martinez scrive:

                Per ADV

                “. Può non piacere il capitalismo di per sé, o la maternità surrogata di per sé: ma non ha senso condannare la maternità surrogata perché capitalistica.”

                Ahia, caro ADV…

                1) io faccio notare il meccanismo capitalistico in cui si inserisce il commercio internazionale di uteri condotto da una multinazionale con base in Canada

                2) tu mi chiedi, “perché dici capitalistico?” e dici che ti ricorda semplicemente le signore che autopubblicizzano i propri artigianali servizi erotici.

                3) io ti rispondo credo in un certo dettaglio.

                4) e tu mi dici che “non ha senso condannare la maternità surrogata perché capitalistica.”

                Ora, capisco che nel Partito Marxista Leninista Italiano, dire “capitalista” possa equivalere a una condanna.

                Non avendo la tessera del PMLI, per me non è una condanna, è una constatazione.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Secondo me ha senso dire che è capitalista, ma non per i motivi che dicono loro.
                Il liberismo comporta la mercificazione di tutto: tempo fa Francesco diceva persino che il mercato delle bombole d’ossigeno e delle maschere antigas avrebbe risolto il disastro ambientale (no, scherzo: ero io che parafrasavo Francesco 😀). Dunque perché non anche i rapporti genitoriali? Perché non dovrei poter cedere e acquistare liberamente la genitorialità su un bambino?
                Ovviamente questo non garantisce il minore, che è il soggetto a tutela del quale esistono i rapporti di genitorialità, ma che importa? Liberismo è garantire chi ha potere di spesa, mica chi non ce l’ha.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ mauricius tarvisii

                “bambino”

                Dubito che la maternità surrogata – intesa “come nel capitalismo” abbia a che fare con la tutela del bambino. Come non si può garantire che la donna acquirente sarà una buona madre (ammesso di aver concordato in precedenza su cosa vuol dire “buona madre”, per amor di discussione) così non lo si può garantire nemmeno della madre naturale.

                Ripeto: considero sbagliato condannare l’utero in affitto in quanto “capitalista”, e per due motivi:

                1. perché storicamente non lo è;

                2. perché in quest’ottica chi è filocapitalista dovrebbe accettarlo e chi è anticapitalista dovrebbe rifiutarlo, il che è evidentemente assurdo.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Miguel Martinez scrive:

                Per ADV

                “considero sbagliato condannare l’utero in affitto in quanto “capitalista””

                Ma perché parli di “condannare in quanto…”?

                So che in Korea c’è sempre stata la Sibaji: donne in estrema povertà, che di mestiere si facevano trombare dai mariti ricchi di signore presunte sterili.

                Se restavano incinte, il figlio veniva preso come erede dalla famiglia ricca, e la donna riceveva un compenso; se ne nasceva una femmina, non veniva pagata e si teneva il prodotto, ma la figlia appena arrivava alla pubertà poteva ereditare il mestiere della madre.

                Questa è una pratica NON capitalistica: la merce-corpo viene venduta contro denaro, per ottenere altra merce (un tetto, cibo, ecc.).

                E’ da condannare? Boh, gli esseri umani tendono a fare sempre i propri interessi.

                L’aggiunta dell’elemento capitalistico non cambia questa base, ma cambia l’intero meccanismo: è la differenza che passa tra la tribù di indiani d’America che si difende con arco e freccia, e l’industria di missili con lobby a Washington.

                Quello che la mia sensibilità trova ripugnante, è quando il Ricco Coreano cerca di commuoverci, dicendo che ha il Diritto Civile di prendersi il figlio dalla Donatrice. E così mobilita non solo i nostri soldi, ma anche il nostro impegno gratuito. Ma questo appunto è un fatto di sensibilità personale.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Ho detto proprio il contrario: la cessione onerosa della genitorialità riguarda le parti contrattuali, non il minore.

              • daouda scrive:

                Più che altro ADV il capitalismo non è mai passato da quel che riporta MM da prima di Marx al dopo Marx.

                E’ sempre lo stesso e si chiama vita relazionata umana.

                Il corto circuito di MM è facile a comprendersi.
                La carrozza ad esempio può benissimamente, nella sua artificialità, considerarsi perfida e quindi degenere rispetto al cavalcare e basta, coe il cavalcare rispetto al camminare dato che l’armonia ordinata con l’animale fu perduta.

                Si attacca un fantomatico capitalismo per due motivi:

                a) negare le regole economiche della realtà.

                b) dimenticare che l’attacco ad esso morale.

                In tal senso mistificando tali cogenze si giustifica il vizio insito della sentimentalità umana e quindi la sua cattiva volontà e memoria.
                Marx si rivela per l’appunto totalmente liberale.

              • Francesco scrive:

                credo di essere d’accordo con Daouda

                e di aver capito almeno la prima parte del suo post

                ma ci sono 37 gradi

              • Francesco scrive:

                >>> Il liberismo comporta la mercificazione di tutto

                non sono d’accordo: comporta prima litigare su cosa è merce, poi non rompere i coglioni ai mercati ben funzionanti (che non sono tutti)

                immaginare che tutto sia merce è ideologia, non liberismo

                ciao

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                No, non dobbiamo litigare su cosa sia merce: se io vendo e tu compri abbiamo una merce in senso economico. Il diritto potrebbe intervenire vietando lo scambio, così come potrebbe fissare un prezzo legale o introdurre condizioni particolari, ma questo è un intervento che avviene sul piano giuridico.

  2. PinoMamet scrive:

    “.. destre al governo, che usano questo tema per riaffermare la loro concezione di sacralità e unicità della famiglia gerarchica, patriarcale e il più possibile bianco-ariana”

    …no?

    Ma perché inventarsi le cose? Perché la critica della destra al governo (critica che ritengo doverosa e sacrosanta) deve essere inficiata da queste accuse fantasy ?
    Cosa c’entrano gli Ariani?
    Che già interessavano poco a Mussolini (non gli sono interessati per niente per vent’anni buoni…), figuriamoci alla Meloni…

    No, io credo che il governo Meloni sia contrario, sì, all’utero in affitto “per le ragioni sbagliate”, ma queste ragioni sbagliate siano il moralismo di stampo cattolico e la preclusione di principio verso tutto quello che abbia sentore di omosessualità;
    alle quali ragioni si aggiunge, come corollario poco convinto, un presunto sostegno alla natalità, anche in chiave anti-immigrazione (ma quella dell’immigrazione è tutta un’altra battaglia simbolica).

    Gli Ariani lasciamoli da parte.

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Pino Mamet

      “Gli Ariani lasciamoli da parte.”

      E’ il problema con tutte le persone che dicono una cosa giusta, ma partono da forti convinzioni di parte, con cui tendono a confondere tanti elementi.

      Il dito è decisamente bruttino, ma indica la luna 🙂

      • Daouda scrive:

        Non ho capito cosa ci sia di male ad essere preclusi contro la misoginia dei froci e le loro cazzate.
        Inoltre cosa dovrebbe significare sto fantomatico moralismo cattolicheggiante? Non é un’accusa meno Fantasy almeno gli ariani come scusa só simpatica….

        • daouda scrive:

          Pino rispondi, nun fa proprio te er ritardato eh

        • PinoMamet scrive:

          Oh e un attimo di calma eh? 😉

          La Meloni lo ha detto in lungo e in largo, di essere cristiana e difen..srice? difenditora? difenditrice? dei valori cristiani e della famiglia tradizionale.
          Anche se la sua non lo è, per questo parlo di moralismo anziché di morale.

          Sul razzismo credo invece abbia detto le solite cose generiche che dicono tutti, cioè che è una brutta cosa, di “ariani” non ha mai parlato, e anzi aveva in vista una visita ai “semiti” 😉 (presso i quali conta non pochi elettori, vi garantisco) poi sfumata per ragioni di opportunità.

          • daouda scrive:

            ma non esistono i valori cristiani. E la famiglia “tradizionale” certo non ha alcuna valevolezza riguardo quella nucleare borghese.

            Non credo che esista il moralismo cattolico d’altronde, tralasciando che certo il moralismo fa schifo.

          • daouda scrive:

            nel senso che non esiste una morale cattolica, di per sè, a livello umanistico.
            Nun me pare che nessuno ha mai aimposto di non denunciare od amare il prioprio nemico, cosa che il cattolico non neanche disposto a fare d’altronde, e si martella i cojoni credendosi frogio, quando ovviamente tale effettività frogiesca l’hanno creata i progressisti rispetto il fiaccume, perché anche i destroidi tridentinisti sò na manica de froci frustati.

            Perché me pare che devo ancora ricordà che i froci sò misogeni ed invertiti, e che negri e cinesi sò razze che in quanto peculiarmente periferiche, sono limitate, giust’appunto.
            O te devo inizià a ddi che sò i falsi sponsorizzatori della religione edomitica, che piacciono tanto al sionismo, riguardo le stronzate porno e fisiche dei negri o mental-razionali dei cinesi.

            A Pino, ma sei sicuro che te puoi continuà a smarchà a fà il liberale? Il liberalismo è pé la nobiltà d’animo, politicamente qua come minimo bisogna esse opposti.

            E l’opposto si apposta, mica se scansa.

            Continuiamo ad usà le parole loro allora eh…i concetti loro…

            bene

            COMUNQUE STO CAZZO DE PRANZO NISBA, CHE FREGNACCIARO CHE SO’ AD ESSE TORNATO A SCRIVE.

            saluti

  3. Moi scrive:

    “servizio di noleggio dell’utero”, alla faccia del politicamente corretto

    ——————–

    In occasioni pubbliche di propaganda e in sedi istituzionali debbono sistematicamente dire “Gippi-à” 🙂 Gestazione Per Altri : puro “marketing” 🙂

  4. Mauricius Tarvisii scrive:

    È bello questo articolo: lo avevo iniziato dicendo “ah, ma allora c’è qualche femminista che dice cose sensate!” e poi riga dopo riga si è rivelato l’ennesimo coacervo di sciocchezze. Peccato.

  5. Fuzzy scrive:

    https://nuovabiologia.it/paradigma-dna-centrico-vs-complessita-biologica-una-spiegazione-troppo-semplice/
    Naturalmente ci si basa sul paradigma DNA- centrico che istintivamente piace a chi desidera un figlio di razza ariana, ma è oramai obsoleto, anche se duro a morire.
    Così Sarebbero anche gli OGM in agricoltura, o le nuove Crispr. Spazzatura suppongo.

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ fuzzy

      “spazzatura”

      L’articolo è bello, ma puzza un po’ di olismo tipo chakra New Age 😉

      Il bello è che anche nell’ultimo articolo citato si parla espressamente dei campi elettrici come di un mezzo terapeutico e preventivo di patologie, nella migliore tradizione positivista 🙂

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  6. Moi scrive:

    @ PINO MAMET

    https://www.informazione.it/a/CD15EF5B-B338-47D2-8930-F415F48779D2/Meno-Promessi-Sposi-una-volta-a-settimana-i-film-della-commedia-italiana-in-classe-cosi-capiamo-chi-siamo-e-da-dove-veniamo-Le-parole-del-regista-Vanzina

    “Meno Promessi Sposi, una volta a settimana i film della commedia italiana in classe, così capiamo chi siamo e da dove veniamo”. Le parole del regista Vanzina

  7. Francesco scrive:

    >>> , ferma restando la necessità di tutelare l’esistenza e i diritti dei figli di coppie omogenitoriali

    ma vaffanculo, allora tutto quello che scrivi dopo è semplicemente privo di senso

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