C’è associazione e associazione

Se mi chiedi cos’è un’associazione, a prescindere dalle definizioni di legge e basandomi su dieci anni di impegno, direi…

E’ un’impresa (nel senso eroico della parola) condivisa tra persone, alla pari.

Persone che insieme si assumono la responsabilità, i rischi, la fatica di fare qualcosa che non deve avere scopo di lucro – parola sfuggente come usura.

Infatti, a volte si può pagare qualcuno per fare qualcosa, se tutti sono d’accordo e informati; ma l’eventuale retribuzione serve solo per realizzare lo scopo più grande e gratuito dell’associazione; e comunque deve sempre prevalere l’aspetto volontario.

Tutti devono poter decidere insieme, e quindi tutti devono quantomeno essere avvisati quando ci sono le assemblee e quindi devono lasciare un recapito, come si dice, presidiato (e quindi, visto che lascio i miei dati personali, devo anche firmare e controfirmare i soliti mostruosi moduli di informativa sulla tutela dei dati personali).

Un’associazione appartiene ai soci, che devono perciò indicare anche il loro codice fiscale, come lo devo indicare quando compro un terreno.

Ogni socio deve poter leggere con tranquillità lo Statuto, per apprendere i propri diritti e doveri.

E non basta che finisca l’anno per cui ha pagato la quota, per cessare di “essere socio”: ci vuole una delibera di esclusione, contro la quale si può anche fare appello.

Poniamo che lo Statuto non preveda l'esclusione per morosità. Allora il socio moroso potrà sempre presentarsi alle assemblee. Quindi si decide di modificare lo Statuto. E per modificare lo Statuto ci vogliono (semplifico) la presenza a un'Assemblea Straordinaria di due terzi dei soci. Tra cui ovviamente i morosi... Ecco, questi sono i problemi normali di un'Associazione come si deve.

Poi è chiaro che nove soci su dieci lo diventano solo perché hanno voglia di dare dieci euro a una causa buona, e credono di non “essere più soci” quando si dimenticano di pagare un altro anno di quota. Per questo abbiamo appena mandato una mail (il recapito presidiato) anche a gente che non paga la quota da quattro anni, chiedendo loro di dirci se intendono continuare a essere nostri soci, anche se non hanno pagato la quota.

Tra l’altro, dieci euro mi sono sembrati troppo pochi; anche al costo di avere meno soci, una quota più alta mi è sempre sembrata segno di un impegno maggiore.

Ma comunque, la quota non è un pagamento, un “costo”: è un investimento.

La “tessera” è solo un gadget, che può esserci o no (noi non l’abbiamo).

Siccome la maggior parte del lavoro deve essere sempre eseguito in maniera volontaria, dovremmo avere dei "volontari" che non possono essere retribuiti per definizione; che dovrebbero essere regolarmente assicurati; e per evitare che si facciano truffe, dovremmo avere un Libro dei Volontari regolarmente vidimato. Solo che è estremamente difficile capire chi dovrebbe vidimare il Libro dei Volontari... speriamo a giorni di provvedere, ma ancora non ce l'abbiamo.

Oggi capito in un bel posto lungo il fiume, che è gestito da un’associazione storica: un loro dirigente una volta mi ha detto che di soci ne hanno seimila (noi ne abbiamo appena 180).

Al varco che permette di sedersi ai tavoli e consumare, un signore burbero a un tavolino con un cartello che dice, in italiano e in inglese,

“Per entrare qui devi farti la tessera, costa solo DUE EURO!”

A una coppia che cerca di pagare con altri sistemi, dice, “solo cash, c’è un bancomat laggiù!

Mi compro la tessera, cioè il signore burbero mi chiede nome e cognome e nient’altro e li scrive su un foglio e poi su una tessera, io gli do due euro. Non devo nemmeno firmare.

Per l’assemblea dei soci, mi chiameranno per telepatia?

Ora, io non ho nulla contro questa associazione, peraltro diretta da fiorentini assai più autentici di me. Se riescono a sfuggire a un po’ di tasse in questo modo, dubito che guadagnino abbastanza da farsi lo yacht.

Però mi rendo conto che probabilmente la grande maggioranza delle innumerevoli “associazioni” italiane funziona così.

Anche grazie a un compromesso storico tra democristiani e comunisti che decenni fa trovò come permettere a piccole organizzazioni di aprire bar e circoli sportivi e altro in condizioni di favore fiscale, di solito affiliandosi a organizzazioni più grandi legate ai partiti di allora.

Non ne faccio quindi una tragedia, ma c’è associazione e associazione.

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4 risposte a C’è associazione e associazione

  1. Fuzzy scrive:

    Ricordo un posto simile qui dalle mie parti, dove per avere accesso al bar occorreva iscriversi a non si è mai capito cosa. E naturalmente molti si sono rifiutati.
    Risultato: ha cambiato gestione e ora sembrerebbe quasi un esercizio privato che tra l’altro fa sistematicamente il pieno di gente in cerca di tavolini e aperitivi.
    Bastava un po’ più di trasparenza. Bene non seppi.

  2. Francesco scrive:

    Io sono iscritto a un’associazione di ciclisti.

    Loro sarebbero dei talebbani della bici in città, io sono iscritto per l’assicurazione, che se una Panda o una betoniera mi arrotano qualcosa dovrebbe andare ai miei.

    Pax et Bonum

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Francesco

      “Loro sarebbero dei talebbani della bici in città, io sono iscritto per l’assicurazione, ”

      Ma questo va benissimo: lo scopo dell’associazione è promuovere il ciclismo, quindi assicurano i ciclisti, quindi qualcuno si iscrive perché così si garantisce l’assicurazione. Ma lo scopo è fuori questione; e immagino che tu potresti partecipare a tutte le assemblee dell’associazione.

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