Cosmocrazia (5)

Alla prima parte

La Cospirazione.

“La capacità di cospirare è insita in tutta l’esistenza.

È addirittura il segno distintivo di tutti gli esseri viventi.

Se tutto vive, è perché “tutto cospira”, dicevano gli stoici.”

Le Manifeste conspirationniste

Solo in Francia si può scrivere un romanzo perverso e stupendo come la Settima funzione del linguaggio.

Un geniale, pittoresco (e spesso cialtrone e truffaldino) clero laico (clerisy) da quelle parti si pavoneggia a più non posso. Però lo può fare, perché la Francia è l’unico paese al mondo in in cui il fatto di pensare è ancora importante.

Alcuni giorni fa, la Francia benpensante è stata scossa dalla notizia della pubblicazione di un libro, intitolato Manifeste Conspirationniste, dalla copertina minacciosamente nera.

Chi lo ha scritto è francese, e quindi fa a volte qualche brillante gioco di parole, in un testo comunque chiarissimo; ma è anche anonimo, e quindi non ha nulla a che fare con i narcisisti di cui parlavamo prima.

“Questo libro è anonimo perché non appartiene a nessuno. Appartiene al movimento sociale di dissociazione in corso”.

Infatti, l’anonimato è una rinuncia a “prendere la testa”, a pretendere di saperne di più di tutti coloro che in tutto il mondo, in mille modi, prendono coscienza.

Ma essere anonimi di questi tempi è già un crimine (“non ho nulla da nascondere!” dicono i conigli, e falchi giù a picchiata), per cui i media hanno subito cercato di identificarlo, prendendo a quanto pare una cantonata.

Ma soprattutto il testo è dichiaratamente cospirazionista.

“Nous sommes conspirationnistes, comme tous les gens sensés désormais.”

Non si può essere sempre d’accordo con un testo così radicale, tranchant, che spacca il mondo in due.

Ma getta una luce straordinaria sui nostri tempi; e fa sentire meno soli quando scrive ciò che tanti di noi hanno sentito in questi due anni di Guerra Planetaria al Pescepalla Peduncolato:

“La situazione funziona come un rivelatore delle crepe interiori degli esseri, così come questo coronavirus serve come rivelatore delle malattie croniche così tipiche di questa civiltà.

Si è parlato negli ultimi due anni di una grande confusione di menti.

Ma c’è una sorta di confusione che precede immediatamente l’illuminazione.

Per coloro che sono disposti a vedere, gli ultimi due anni hanno prodotto una grande chiarezza.

Per coloro che sono disposti a fare tabula rasa, il campo è libero.”

Gli autori hanno certezze più nette delle mie sui dettagli tecnici della guerra, ma colgono come questa guerra abbia portato alla luce uno scontro molto più importante di quello tra schieramenti partitici: lo scisma tra fiduciosi e diffidenti.

Da una parte,

“Quelli che stanno ancora discutendo, tra le pecore, se il pastore non abbia qualche progetto per le loro teste nonostante tutte le cure che dà loro, quelli che sono riluttanti a sospettare nei loro padroni intenzioni inconfessabili, per paura di vedere crollare a loro volta il piccolo castello di bugie che è la loro stessa esistenza sociale”

Dall’altra, tutte le rivolte spontanee, intense, a volte un po’ folli, che sono scoppiate in tante parti del mondo. Come dice il Comitato Invisibile in un altro testo, riferendosi in particolari ai Gilets jaunes francesi:

“Ai nostri giorni, sono i meno «politicizzati» a essere i più radicali. Nessuna rivolta è più terribile di quella dei cittadini presi in giro. Se è nato qualcosa come un’insurrezione, è precisamente perché la gente non mira all’insurrezione, ma desidera qualcosa che vada al di là – e cioè, confusamente, una rivoluzione.”

Abbiamo due parole: complotto, la cui etimologia è giustamente misteriosa (francese, compeloter, farne tutta una palla?); e cospirazione, condividere un respiro, uno spirito…

In attesa che un editore italiano abbia il coraggio di pubblicare il Manifesto, un microepisodio citato nel libro, che smaschera come non ci sia nulla di più complottista dell’anticomplottismo:

“Il 2 giugno 2006, protetto da un esercito di poliziotti, il vicesindaco socialista di Grenoble ha difeso la contestata apertura nella sua città del Minatec, un nuovo centro di ricerca della Commissione francese dell’energia atomica dedicato alle nanotecnologie. Ai manifestanti che hanno trovato da ridire su questo progetto, ha detto:

“Credere che un ‘nanomondo’ totalitario verrebbe imposto alla popolazione senza un dibattito preventivo non è solo una manipolazione mendace, ma anche una ben nota forma di paranoia politica, basata sulla teoria della cospirazione e sull’odio delle élite, dei rappresentanti eletti e dei funzionari.”

Ecco, è odio, manipolazione mendace e paranoia diffidare delle élite.

Ma se rileggete in un altro modo le parole del povero connard, lui sottintende che prima che si imponga alla popolazione un nanomondo totalitario, ci sarà un dibattito preventivo, dalle ore 17 alle 19, con interventi di dieci minuti a testa, le conclusioni le trarrà il Docente di Nanomondologia. Seguirà aperitivo.

Le fondamenta del buon senso cospirazionista, le gettò il diciottenne Étienne de La Boétie attorno al 1549:

«Vorrei solo riuscire a comprendere come mai tanti uomini, tanti villaggi e città, tante nazioni a volte, sopportano un tiranno che non ha alcuna forza se non quella che gli viene data, non ha potere di nuocere se non in quanto viene tollerato. Da dove ha potuto prendere tanti occhi per spiarvi se non glieli avete prestati voi? come può avere tante mani per prendervi se non è da voi che le ha ricevute? Siate dunque decisi a non servire più e sarete liberi!»

Citiamo dal Manifesto cospirazionista.

“Un “complot” in francese antico è semplicemente una riunione – una folla, un incontro o una compagnia. Ovunque si respiri la stessa aria e si condivida lo stesso spirito, c’è una cospirazione. Ovunque si riuniscano fisicamente, c’è una cospirazione, almeno potenzialmente. Che queste nozioni abbiano assunto un significato malvagio testimonia solo il peso dello Stato nella definizione del nostro vocabolario, e di conseguenza nel modo in cui guardiamo il mondo. Perché è solo dal punto di vista dello Stato che ogni accordo singolare e ogni riunione è una minaccia.”

Che a pensarci, la prima cosa che ci hanno tolto è stato proprio il respirare insieme.

Contro ogni cospirazionista, ecco a voi il combattente monospirazionista

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19 risposte a Cosmocrazia (5)

  1. Moi scrive:

    La realtà è complessa … ognuno ha le sue fisse, che sono “serie” … quelle degli altri sono “paranoie”.

  2. Daouda scrive:

    “Pungiglione della morte è il peccato”

    Siamo tutti cospirationisti, effettivamente anche in senso pneumatico in dipendenza della Provvidenza. Ma anche alla luce del peccato ancestrale

  3. Daouda scrive:

    Un giorno forse invece di usare gli altri per spacciare quel che credi, commenterai quel che gli altri di riferimento dicono, da te direttamente.

    Non capisco né l’originalità nè l’anonimato. Il primo è ancellare , che si poteva coprire col portare alla luce il sempre verde sottaciuto, e così ci si smarcherebbe dal problema.
    Sull’anonimato dipende dal riferimento. Per molti versi se l’anonimo è il serializzato sussunto indotto reificato biologicamente, è meglio direi essere rinomati. Inoltre ciò che è anonimo è appunto comunista, oppressivamente negletto di ogni individualità, non certo perché il comunismo non voglia e non cerchi l’individualismo: spacciandolo difatti deturpa l’umano, suscitandogli individualismo ad ogni dove e quando, lo rende standard, quindi uccide l’unica unità rinomabile che è la propria singolarità risaltante per definizione.
    Appunto come ho sempre scritto in quanto alla sistemica confermativa, sto gruppo “cospirativo” è proprio cospirativo nell’altro senso.
    In questo anonimismo sono esattamente settati.
    Se per anonimato appare il pregio, che non descrivo perché non mi va, essi sono anonimi? Il nome deriva già dalla possibilità di dirne la contrapposizione e dunque non è anonimo ma riconoscibilissimo.

    Ora non mi va di fare il coso che cosa. Tutto è apprezzabile e tutto è deprecabile, ed io sono solo un brillante cojone.

    Ad ogni modo la frase cospirativa sul male o bene è da intendersi come bene centrale e male centrifugo/perifericizzante.
    Tutti siamo cospiratori come te che sei una merda, come me ( non lo avevo mai specificato? ) per constatazione il che rigetta il problema di cercare i nemici, il luogo del combattimento e l’occasione dello stesso.
    Poi c’è il bene o rettitudine che è il conspirare di chi ribadisce, ed il conspirare Divino che è la Provvidenza dove giusti ed ingiusti si alternano e vengono spinti e attratti.

    Me pare lapalissiano

  4. izzaldin scrive:

    ciao!
    passavo di qua soltanto perché l’altra sera al TG1 ho visto un servizio sulla guerra in Ucraina da parte nientemeno che di.. Nello Rega!
    e mi fa piacere commentare su un bell’articolo ‘old school’ come ai bei vecchi tempi di questo sito.
    Un saluto cospirante a tutti!

  5. Francesco scrive:

    Ma i gilet gialli non sono quelli che hanno fatto casino perchè pretendono la benzina a basso prezzo?

    Mi sembra una cosa peggiore di tutto quello che Kissinger abbia mai fatto, anzi di cui sia mai stato accusato.

    Capisco perchè l’economia è chiamata la scienza triste, usata bene è uno strumento di verità e di smascheramento della stupidità di grande valore etico.

    Ah, alla fine sono dei francesi che vogliono una rivoluzione. Stami.

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Francesco

      “Ma i gilet gialli non sono quelli che hanno fatto casino perchè pretendono la benzina a basso prezzo?”

      All’inizio lo pensavo anch’io.

      Poi andando in Francia, ho capito che la faccenda è molto più complessa.

      Uno, è stata la rivolta della Francia “profonda”, quella che da sempre si sente oppressa da Parigi; e contro tutto un regime storico di intellettuali-enarchisti-banchieri e affini incarnato dalla faccia-da-schiaffi di Macron.

      C’è un vasto ceto di lavoratori, piccolo ceto medio, commercianti e affini che si sentono precipitare nella miseria; e Macron annuncia, “c’è una crisi ecologica, la paghino i pendolari che tutti i giorni si alzano alle 6 per andare a lavorare lontano!”

      Le rivolte sono una cosa strana: per due anni, centinaia di migliaia di francesi, senza alcuna organizzazione, che non avevano mai “fatto politica” prima, sono scesi in piazza ogni sabato, e migliaia di loro si sono fatti arrestare, multare, massacrare di botte e in qualche caso anche mutilare dalla polizia, ufficialmente per una piccola tassa.

      Hanno provato in tanti a strumentalizzarli, ma non ci sono mai riusciti.

      • Peucezio scrive:

        Io mi chiedo come mai il movimento si è interrotto e non è invece esploso col covid. Il covid, o, meglio, le misure per contenerlo, mi sembra che danneggino molto di più quei ceti.

        • Miguel Martinez scrive:

          Per Peucezio

          “Io mi chiedo come mai il movimento si è interrotto e non è invece esploso col covid”

          ma credo che all’inizio, tutti i movimenti nel mondo siano rientrati di colpo, solo negli Stati Uniti sono successe cose notevoli nel 2020, ma evidentemente la legge marziale aveva attecchito di meno.

          Adesso mi sembra che stiano riemergendo.

      • Francesco scrive:

        Scusa ma chi la deve pagare la crisi ecologica se non quelli che inquinano? non è che impalano Macron allora non c’è più la crisi ecologica e questi possono andare avanti come hanno fatto con successo fino ad alcuni decenni fa.

        Ma leggere Marx è veramente una richiesta eccessiva? la vita non è un pranzo di gala!

        OK, forse per il 20% paretiano lo è ma tanto è dimostrato che tornano sempre 😉

        PS capisco meglio i creazionisti, alla fin fine chiedono solo stabilità e un mondo comprensibile.

        • Miguel Martinez scrive:

          Per Francesco

          “Scusa ma chi la deve pagare la crisi ecologica se non quelli che inquinano?”

          Certo, ma bisogna vedere dove si tira il confine.

          Oggi i “giovani contadini” francesi stanno assediando con i loro trattori il deposito di Lespinasse, riversando per strada liquame e copertoni.

          Dicono che l’aumento del prezzo del gasolio – un trattore ne consuma 70,000 litri (!) l’anno è diventato insostenibile, e questo ha ricadute non solo sul loro lavoro, ma sull’intera catena alimentare.

          Ovviamente il problema è il modello dell’agricoltura industriale, ma non è esattamente una cosa da cui si esce da un giorno all’altro.

          https://www.ladepeche.fr/2022/02/17/lespinasse-les-agriculteurs-bloquent-un-depot-de-carburant-10116542.php
          Prix du gasoil : des agriculteurs bloquent le dépôt pétrolier de Lespinasse au nord de Toulouse

          Ed è anche comprensibile che quando la coperta si fa corta, nessuno vuol restare nudo.

          Si chiama Decrescita Involontaria.

          • Mauricius Tarvisii scrive:

            Nel caso del trattore, è obiettivamente molto difficile ipotizzare un’agricoltura che ne faccia a meno: servirebbe un aumento esponenziale degli animali da soma, con crollo delle rese o aumento drastico della quantità di colture destinate alla loro alimentazione… insomma, niente di realmente praticabile.

            • Miguel Martinez scrive:

              Per MT

              “insomma, niente di realmente praticabile.”

              E allora chi dovrebbe pagare il gasolio? Il contadino? Il consumatore finale? Che poi compra in alternativo cibo dal Brasile? Lo Stato francese per salvare il lavoro francese (e pure l’Amazzonia)?

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Se non si fa nulla, lo paga il contadino che poi scarica il costo sul prezzo del bene che verrà comprato o meno dal consumatore finale.
                Se lo Stato vuole intervenire con aiuti di qualche tipo, sarà lo Stato a sobbarcarsi una parte del costo.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per MT

                “Se non si fa nulla,”

                Certo, le cose vanno come dici tu.

                Ma la mia era una risposta a Francesco,che diceva che era giusto che fossero i Gilets Jaunes (e di riflesso ci ho messo gli agricoltori francesi) a pagare le spese dell’aumento degli idrocarburi: calcolare che la rivolta dei GJ è nata nelle campagne francesi, tra i pendolari che per andare in fabbrica dovevano fare un sacco di chilometri al giorno.

              • Alam al-mithal scrive:

                Ma considerate cose come il pareggio del bilancio in costituzione, debito, ecc. non tutti gli stati possono permetterselo nel modello attuale, penserei.

                Ma comunque, anche se potessero, dato che queste cose sono legate ad altre cose (modo di produzione dei cibi, ecosistema, economia, situazione internazionale, cioè apporti di potere tra stati, accesso e controllo alle sostanze primarie, ecc.) se anche lo stato potesse e volesse (cosa tutt’altro che scontata) “aiutare”, la situazione potrebbe comunque trasformarsi in un circolo vizioso rapido. E comunque penserei che più che “aiutare” molti stati, così come sono, cercheranno di scaricare verso il basso i costi sociali della situazione. Da lì, nel caso in cui abbai, almeno in parte, ragione, si vedrà che succede poi.

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