Scienza, boschi, orsi e nuvole

Ieri sera al tramonto, un gran freddo, le nuvole rosse scure a ovest. E la luna mezza, sopra i cipressi neri a destra, che si stagliano contro il fuoco del sole morente.

Sotto Bellosguardo, quel muretto silenzioso dove a volte cammina un gatto nero, e a sinistra puoi vedere la neve sui monti, e sotto la città con sopra la vecchia nemica, Fiesole…

Saliamo verso Martignolle, e Marco mi recita i versi del poeta folle, Dino Campana:

Al giardino spettrale al lauro muto

De le verdi ghirlande

A la terra autunnale

Un ultimo saluto!

Camminando tra i muri silenziosi che nascondono i segreti di una città occulta, arriviamo alla villa dell’antica famiglia.

Da un capo della grande sala, ci guarda Abramo in un quadro settecentesco, mentre si appresta a sacrificare Isacco; dall’altro capo, ci guarda in ritratto l’avo della famiglia, e ha la stessa barba e lo stesso sguardo (e fede) di Abramo. E tra i due, la menorà, sulla credenza di legno che porta incisa la data MDCXXXVII.

Ci siamo riuniti per ascoltare Anastasija Makarieva, capelli neri, occhi azzurri a mandorla e zigomi alti, dell’Istituto di Fisica Nucleare di San Pietroburgo. Un ente erede di quell’altra metà del mondo, che non solo riusciva a costruire dal nulla bombe atomiche sovietiche, ma esplorava mondi sconosciuti agli occidentali.

Anastasija (con l’accento sulla “i”) non si occupa affatto di bombe atomiche, ma di boschi.

Tutti abbiamo sentito parlare dei boschi dell’Amazzonia, ma non si parla mai di quelli forse ancora più grandi che vanno dal Baltico al Pacifico.

Ora, da laureato in lingue orientali che fa fatica a distinguere un frassino da un olmo, che non ha preso appunti, e va a memoria, provo a raccontarvi, eventuali scemenze sono solo mie…

Si dice che stiamo vivendo un’immensa crisi ambientale, legata alle emissioni di CO2 con relativo riscaldamento globale; e che bisogna ridurre quindi tali emissioni.

Che ha però un sottinteso enorme: se il problema è troppo CO2, riduciamo il CO2 anche al costo di una strage, fine del problema. La guerra contro il cambiamento climatico è tutto lì.

Gli scienziati di San Pietroburgo non negano affatto la questione delle emissioni, ma dicono che c’è un altro fattore, che forse è anche più importante, che ci sta portando verso la catastrofe climatica.

Se esiste la vita, esiste perché esiste la biosfera; e la biosfera è intimamente legata a qualcosa che i russi chiamano la pompa biotica.

Gli alberi sono macchine in apparenza straordinariamente incompetenti: disperdono il 90% (cito a memoria) dell’acqua che assorbono nell’atmosfera.

Ma gli alberi della costa colgono la poca acqua che il mare manda sulla terra; solo loro, grazie all’evapotraspirazione, riescono a far salire ciò che per sua natura scende. Emettendo non solo acqua, ma anche altre sostanze che permettono all’acqua di condensarsi, formano le nuvole, e attraverso vari meccanismi molto complessi – che si affiancano a quelli noti alla meteorologia – creano i venti, che portano l’umidità all’interno.

E permettono quindi la vita nei continenti, e generano i fiumi.

Quindi, la vita sulla terra dipende dal mondo dei boschi.

Ma non basta piantare milioni di alberi a caso, come vorrebbero fare i tecnoverdi.

Anastasija ci racconta degli abeti, piantati in massa all’inizio del Novecento, in Boemia, che oggi sono stati infestati e distrutti in poco tempo dai parassiti, perché non esiste alcuna varietà; del problema degli alberi coevi – la pompa biotica funziona davvero solo quando c’è l’insieme di alberi di tante generazioni, con tutto l’ecosistema circostante.

E un artista americano che ci ascolta racconta di un suo amico, che per ricreare un bosco, prese con grande lentezza l’humus di un bosco ancora intatto, con tutta la sua varietà.

Siberia e Amazzonia sono i due poli forestali del mondo, nella loro immensa diversità.

Ma per qualche motivo, la Siberia che stanno svendendo alle multinazionali dell’industria del legname, non sembra interessare a nessuno.

“Sono stata solo due volte in Siberia”,

ammette Anastasija.

“Ma ogni anno io e il mio compagno ci accampiamo in una tenda, sulla costa del Mare Bianco.

Una volta abbiamo visto un orso. Da molto lontano… allora ci siamo avvicinati.

Ce lo siamo trovati davanti, e allora ho sentito dentro di me, quello che l’orso pensava dentro la sua testa: era arrivata la fine!

Ha guardato un’ultima volta il mare, poi si è girato, cercando di far vedere il meno che potesse del suo profilo. E poi improvvisamente, ha raccolto tutte le sue forze, ed è scappato nel bosco!”

E ci regala la foto del gufo, visto su un albero molto, molto a nord, con cui apriamo questa storia.

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92 risposte a Scienza, boschi, orsi e nuvole

  1. Mauricius Tarvisii scrive:

    “degli abeti, piantati in massa all’inizio del Novecento”

    Tralasciando il fatto che le conifere, senza un sottobosco adeguato o impiantate come colonizzatrici e mai sostituite in zone calde e secche (penso al Sud Italia), sono una sorta di generatore automatico di incendi boschivi.

  2. Ugo Bardi scrive:

    Esattamente così. Loro parlano anche della “regolazione biotica” che dipende in parte dalla pompa biotica, ma anche da altri meccanismi.

  3. Ros scrive:

    “Siccome il bosco muore d’uomo, le fiabe fuggono.

    il fuso non sa chi deve pungere.

    le mani della fanciulla che il padre le ha mozzato non sanno cingere nemmeno un albero, resta inespresso il terzo desiderio.

    A Re Bazzaditordo nulla appartiene piú.

    I bambini non possono smarrirsi.

    Il numero sette significa sette preciso, nient’altro.

    Siccome il bosco è morto d’uomo, le fiabe vanno a piedi in città e finiscono male”

    da Günter Grass “La ratta”

    https://www.ibs.it/ratta-libro-gunter-grass/e/9788806211172

    Il bosco è quel non-luogo oltre la frontiera, dove avvengono le iniziazioni;
    e ci si perde (la selva oscura) come unica possibilità di ri-trovarsi.

    Anarchico regno di Pan e Silvanus e termine di ogni civiltà e civilizzazione (il “passare al bosco” di Ernst Jünger nel “Trattato del ribelle”).

    Dall’Io al Sé.

    L’altrove delle incognite dove tutto può succedere e le leggi smettono di valere.

    Il bosco è la terra della fiaba, sogno, ombra, inconscio;
    e il mondo infero, la dimensione ctonia. Psiche.

    Alan Weisman “Il mondo senza di noi”, la natura pare ci metta poco a riprendersi i suoi spazi in nostra assenza

    https://www.ibs.it/mondo-senza-di-noi-libro-alan-weisman/e/9788806201760

    Il saggio inizia, a proprosito, con la Bialowieza Puszcza, tutto ciò che resta dell’immensa foresta che migliaia di anni fa si estendeva su tutta l’Europa:

    Capitolo primo

    Un persistente profumo di Eden

    “Forse non avete mai sentito nominare la Bialowieza Puszcza. Ma se siete cresciuti nella fascia temperata che attraversa Nordamerica, Giappone, Corea, Russia, molte ex repubbliche sovietiche, parti della Cina, Turchia ed Europa orientale e occidentale incluse le isole britanniche qualcosa dentro di voi se ne ricorda. Se invece siete nati nella tundra o nel deserto, nei tropici o nei subtropici, nella pampa o nella savana, ci sono altri luoghi sulla Terra imparentati con quella puszcza che possono suscitare in voi un ricordo.

    Puszcza, vecchia parola polacca, significa «foresta vergine». A cavallo del confine fra Polonia e Bielorussia, i duecentomila ettari della Bialowieza Puszcza contengono l’ultimo frammento rimasto in Europa di antica foresta primaria di pianura. Pensate alla foresta brumosa e sinistra che vi balenava davanti agli occhi quando, da bambini, qualcuno vi leggeva le fiabe dei fratelli Grimm. Qui i frassini e i tigli raggiungono i quaranta metri, e all’ombra di quelle enormi chiome si aggroviglia un umido sottobosco di carpini, felci, ontani e funghi grandi come piatti. Le querce, avvolte in un sudario di mezzo millennio di muschio, sono così immense che grandi picchi immagazzinano le pigne nei solchi della corteccia, profondi anche dieci centimetri. L’aria, fresca e pesante, è avvolta in un silenzio che, se per un istante è lacerato dal gracchiare di una nocciolaia, dal basso fischio di una civetta o dall’ululato di un lupo, subito torna a regnare incontrastato.

    La fragranza che emana dal pacciame accumulatosi per milioni di anni nel cuore della foresta richiama alle origini stesse della fertilità. Nella Bialowieza la profusione di vita deve molto a tutto ciò che è morto. Quasi un quarto della massa organica sulla superficie del terreno è a vari stadi di decomposizione più di quaranta metri cubi di tronchi e rami imputriditi per ogni ettaro, che nutrono migliaia di specie di funghi, licheni, coleotteri corticicoli, larve e microbi assenti dai normali boschi controllati dall’uomo che altrove sono considerati foresta.

    Nel loro complesso queste specie rappresentano una dispensa silvestre che garantisce cibo a donnole, martore, procioni, tassi, lontre, volpi, linci, lupi, caprioli, alci e aquile. Qui si trovano più forme di vita che in qualunque altro luogo del continente eppure non ci sono montagne né valli a garantire una nicchia per specie endemiche. La Bialowieza Puszcza è semplicemente un residuo della foresta primordiale che un tempo si estendeva a est fino alla Siberia e a ovest fino all’Irlanda.

    L’esistenza in Europa di un tale tesoro biologico intatto fin dall’antichità è frutto, e non c’è da sorprendersene, di un estremo privilegio. Nel corso del xiv secolo, un duca lituano di nome Wladyslaw Jagiello, dopo aver stretto una proficua alleanza fra il suo granducato e il Regno di Polonia, dichiarò la foresta riserva di caccia reale. E per secoli rimase tale. Quando l’unione polaccolituana fu infine conquistata dalla Russia, la Bialowieza divenne proprietà privata degli zar. Durante la Prima guerra mondiale, gli occupanti tedeschi fecero man bassa del legname e massacrarono la selvaggina, ma un nucleo originario rimase intatto, e nel 1921 diventò un parco nazionale polacco. Il saccheggio di legname riprese brevemente sotto i sovietici, ma con l’invasione nazista un fanatico della natura di nome Hermann Gòring dichiarò l’intera riserva offlimits, se non per il suo piacere personale.

    Dopo la Seconda guerra mondiale, uno Josif Stalin a quanto si dice in stato di ubriachezza accettò una sera a Varsavia di lasciare alla Polonia i due quinti della foresta. Poco altro cambiò sotto il regime sovietico, se si esclude la costruzione di qualche residenza di caccia per l’elite (in una di queste dacie, Viskuli, venne firmata nel 1991 un’intesa che dissolse l’Unione Sovietica in Stati indipendenti). Ma l’antica riserva naturale è più minacciata adesso sotto la Polonia democratica e la Lituania indipendente di quanto lo sia stata in sette secoli di monarchi e dittatori. In entrambi i Paesi, i ministri della silvicoltura strombazzano a gran voce interventi di risanamento della puszcza. Ma intervento di risanamento è spesso un eufemismo per dire abbattimento e vendita di alberi maturi che invece un giorno diventerebbero per la foresta un’importante fonte di sostanze nutritive.

    E emozionante pensare che una volta l’intera Europa era come quésta puszcza. Entrarci significa rendersi conto quanto ci siamo assuefatti a una pallida copia di quel che la natura intendeva essere. Vedere sambuchi con un tronco largo due metri o camminare in mezzo a boschetti di quelli che qui sono gli alberi più altii giganteschi abeti rossi, con barbe lunghe come Matusalemme è un’esperienza esotica come l’Amazzonia o l’Antartide per una persona cresciuta in mezzo ai boschi secondari dell’emisfero settentrionale, composti da alberi che al confronto appaiono esili come pianticelle appena spuntate. Ma la cosa più straordinaria è quanto sia una sensazione ancestrale, familiare. E, a livello cellulare, appagante.

    Andrzej Bobiec se n’era accorto subito. Da studente di silvicoltura a Cracovia gli era stato insegnato a gestire le foreste in modo da trarne il massimo rendimento, il che significava fra l’altro rimuovere i detriti organici «in eccesso», per impedire che dessero asilo a parassiti come i coleotteri corticicoli. Poi, nel corso di una visita qui, fu stupefatto dallo scoprire una biodiversità dieci volte superiore che in ogni altra foresta di sua conoscenza.

    Era l’unico luogo rimasto con tutte le nove specie di picchio europeo, perché, scoprì, alcune di esse nidificano solo in alberi cavi morenti.

    «Non possono sopravvivere nelle foreste gestite dall’uomo, sostenne di fronte ai suoi professori di silvicoltura. Per millenni la Bialowieza Puszcza si è gestita alla perfezione da sola».

    Il giovane silvicoltore corpulento e barbuto divenne così un ecologo forestale. Fu assunto come guardaparco dal parco nazionale polacco, ma alla fine fu licenziato per aver protestato contro dei piani di disboscamento che si spingevano fin quasi al cuore ancora intatto della puszcza. Criticò aspramente su varie riviste internazionali le politiche ufficiali che asserivano che «la foresta morirà senza il nostro premuroso aiuto» o che giustificavano il taglio degli alberi nella zona cuscinetto intorno alla Bialowieza con la scusa di «ristabilire il carattere primordiale dei boschi». Tali ragionamenti contorti, accusò, si andavano diffondendo fra europei che avevano dimenticato cosa fosse una foresta allo stato selvaggio.

    Lui invece non voleva dimenticarsene, così per anni si infilò ogni giorno gli scarponi di cuoio per andare a camminare nella sua amata puszcza. Ma per quanto difenda con accanimento le parti della foresta ancora non disturbate dall’uomo, non può non dare ascolto anche alla propria natura umana.

    Da solo in mezzo ai boschi, Bobiec entra in comunione con la presenza di Homo sapiens nel corso del tempo. Una natura così incontaminata è una lavagna su cui sono rimasti impressi i segni del passaggio umano: segni che Bobiec ha imparato a leggere. Strati di carbone nel suolo indicano l’utilizzo del fuoco da parte dei cacciatori per farsi largo in certe parti della foresta. Boschetti di betulle e di pioppi tremuli attestano periodi in cui i discendenti di Jagiello furono distolti dalla caccia, forse a causa di una guerra, abbastanza a lungo perché queste specie bisognose di luce solare ricolonizzassero le radure. Alla loro ombra crescono piantine rivelatrici delle latifoglie che c’erano prima. A poco a poco soppianteranno le betulle e i pioppi, finché sarà come se non fossero mai mancate.

    Ogni volta che si imbatte in un arbusto anomalo, ad esempio in un biancospino, o in un vecchio melo, Bobiec sa di trovarsi alla presenza del fantasma di una casa di tronchi da tempo divorata dagli stessi microbi capaci di ridurre in polvere i giganteschi alberi della foresta. Ogni quercia imponente che cresce solitaria su un basso tumulo coperto di trifoglio segnala un crematorio. Le sue radici hanno tratto nutrimento dalle ceneri degli antenati slavi degli odierni bielorussi, venuti dall’Est novecento anni fa. Sul margine nordorientale della foresta, gli ebrei di cinque shteti circostanti seppellivano i propri morti. Le lapidi di arenaria e granito degli anni Cinquanta dell’Ottocento, coperte di muschio e abbattute dalle radici, sono ormai così consumate da somigliare ai ciottoli lasciati dai parenti in lutto, anch’essi da lungo tempo scomparsi.

    Andrzej Bobiec attraversa una radura fra pini silvestri di un verde bluastro, a poco più di un chilometro dal confine bielorusso. Il tardo pomeriggio d’ottobre è talmente silenzioso che si sentono cadere i fiocchi di neve. All’improvviso c’è un fragore nel sottobosco, e una dozzina di bisonti Bison bonasus, il bisonte europeo sbucano da dove stavano brucando dei germogli. Sbuffano e scalpitano, e i loro enormi occhi neri lo fissano per un istante, il tempo sufficiente per fare ciò che i loro antenati hanno scoperto di dover fare quando incontrano uno di questi bipedi apparentemente innocui: scappare.

    Oggi rimangono solo seicento bisonti allo stato brado, quasi tutti qui o la metà di seicento, a seconda di cosa si intende per qui. Una cortina di ferro divide a metà questo paradiso, una cortina eretta dai sovietici lungo il confine nel 1980 per bloccare i rinnegati che tentavano di unirsi al movimento di Solidarnosc in Polonia. I lupi ci passano sotto scavando il terreno, e a quanto si dice i caprioli e gli alci riescono a saltarla, ma il branco di questi che sono i più grossi mammiferi d’Europa rimane diviso, e con esso anche la variabilità genica divisa e mortalmente impoverita, temono alcuni zoologi. Una volta, dopo la Prima guerra mondiale, furono portati qui dei bisonti da uno zoo, per rimpolpare la specie, quasi annientata dai soldati affamati. Adesso sono di nuovo minacciati da un residuo della Guerra fredda.

    La Bielorussia, che ben dopo il crollo del comunismo non ha ancora rimosso le statue di Lenin, non mostra alcuna intenzione neppure di smantellare il reticolato, soprattutto adesso che il confine polacco è anche quello dell’Unione europea. Benché solo quattordici chilometri separino le sedi del parco dei due Paesi, per visitare la Belavezskaja Pusca, come viene chiamata in bielorusso, un visitatore straniero deve spingersi centocinquanta chilometri più a sud, prendere un treno per attraversare il confine nella città di Brest, subire un insulso interrogatorio e affittare un’auto per risalire verso nord. L’equivalente bielorusso di Andrzej Bobiec, Heorhi Kazulka, è un pallido, giallognolo biologo degli invertebrati, ex vicedirettore del lato bielorusso della foresta primordiale. Anche lui è stato licenziato dall’ente parco del suo Paese, per essersi opposto a una delle innovazioni più recenti: una segheria. Non può correre il rischio di farsi vedere con degli occidentali. All’interno del condominio dell’era di Breznev in cui vive al margine della foresta, offre con aria mortificata un tè ai visitatori, illustrandoci il suo sogno di un parco internazionale della pace dove bisonti e alci possano scorrazzare e riprodursi liberamente.

    I colossali alberi della pusca sono gli stessi del lato polacco; gli stessi ranuncoli, gli stessi licheni, e le stesse enormi foglie di quercia rossa; le stesse aquile dalla coda bianca che volteggiano incuranti della barriera di filo spinato. Di fatto, su entrambi i lati la foresta attualmente si sta espandendo, dal momento che la popolazione contadina abbandona i villaggi per trasferirsi in città. Nel clima umido, betulle e pioppi invadono in fretta i campi di patate incolti; nel giro di due decenni il terreno coltivato si trasforma in terreno boschivo. Sotto la chioma di questi primi alberi si rigenerano querce, aceri, tigli, olmi e abeti. Dopo cinquecento anni senza umani potrebbe sorgere di nuovo una vera foresta.

    L’idea che l’Europa rurale possa un giorno tornare alla foresta originaria è rincuorante. Ma a meno che gli ultimi umani si ricordino di rimuovere prima la cortina di ferro bielorussa, il bisonte rischierebbe di perire con loro.”

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Ros

      Bialowieza!

      Luogo meraviglioso, che ho conosciuto grazie ad Andrea Di Vita.

      Sono arrivato a piedi anche alla frontiera bielorussa.

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ ROS

      “Bialowueza”

      Ci sono stato quattro volte, ed è sempre un’esperienza da togliere il fiato che assolutamente vale il viaggio.

      Confermo quanto scritto, e aggiungo di mio due informazioni.

      1. La prima di tante opere pubbliche finanziate dalla UE non appena entrata Varsavia è stato la nuova dogana verso la Bielorussia, con dodici metri di alberi secolari abbattuti per far posto alle altane delle guardie. Ho visto gli alberi caduti. La striscia di terra di nessuno lungo il confine fu voluta dall’URSS per controllare il traffico di vodka clandestino e le fughe verso la “baracca più allegra del gulag”, la Polonia appunto. In origine, a metà della terra di nessuno c’era una striscia di sabbia, regolarmente depositata dopo ogni tempesta di neve, per evidenziate le orme dei fuggitivi. È la zona dove si vedono oggi accalcati i migranti mediorientali, che oltre al freddo e alle guardie polacche devono vedersela coi lupi.

      2. Un pullnann collega regolarmente la polacca Bialystok e la bielorussa Grodno (polacca fino al 1939). Benché la distanza sua meno di quella che separa Genova da La Spezia, e benché il percorso sia perfettamente pianeggiante, il viaggio dura quindici ore. Di queste, dodici sono passate alla dogana bielorussa, dove i miliziani controllano il pullman palmo a palmo col metal detector. Ai polacchi che hanno parenti in Bielorussia viene concesso un visto valido 24 ore una volta l’anno, al cisto di 100 dollari USA. Ho personalmente visto modulistica doganale dell’epoca di Jaruzelski, dove una bolla di accompagnamento di filo di rame ad uso elettrotecnico scritta in polacco e in russo conteggia il valore della merce…in dollari americani. Dollari e vodka sono stati all’epoca del socialismo reale la vera valuta per gli scambi frontalieri. Ancora pochi anni fa si vedevano nei parcheggi dei supermercati polacchi auto bielorusse stracariche di mercanzia. Le auto erano Mercedes con la targa bielorussa attaccata con lo scotch sull’originale targa tedesca, il che ricorda il proverbio tedesco ‘jetzt gestohlen, schoen in Polen’=”rubato adesso, già in Polonia”. Ma mentre vicino al confine tedesco le merci in venduta erano soprattutto donnine allegre e…nani fa giardino, vicino al confine bielorusso le merci in vendita sono soprattutto articoli per la casa (elettrodomestici e affini) e per il fai da te in edilizia (mattonelle, tegole). Oggi non di vedono più né le donnine allegre vicino all’Oder (vanno tutte direttamente nei night club tedeschi) né le macchine bielorusse stracariche (con Lukashenko che scoraggia importazioni dall’Occidente). A proposito: il getto d’acqua dagli idranti polacchi verso est contro i migranti che arrivano dalla Bielorussia verso ovest è stato denunciato da Lukashenko come “atto ostile dei fascisti polacchi”.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • habsburgicus scrive:

        molto interessante Andrea !

        • habsburgicus scrive:

          uno Josif Stalin a quanto si dice in stato di ubriachezza accettò una sera a Varsavia di lasciare alla Polonia i due quinti della foresta.

          dubito che fosse in stato di ubriachezza :D, ma è vero !
          Stalin dopo la II GM fece una revisione non indifferente sul lato bielorusso -a favore dei polacchi- delle frontiere dell’autunno 1939 cui si era attenuto fino ad allora con rigidezza; Stalin infatti accettò di restituire alla Polonia la città di Bialystok [mi scuso ma non ho qui i diacritici] che nell’autunno 1939 era stata annessa all’URSS (Stalin sapeva la Storia e conosceva bene che la russa Belostok sino al 1914 non era Polonia ma Russia !) e fatta capoluogo di un voblasc (in russo oblast’) della BSSR (Rep. soc. sov. bielorussa) col nome di Bielastok anzi oggi si tende a obliare che le elezioni more sovietico (100 % SI) del 22/10/1939 diedero vita ad un’Assemblea popolare della Bielorussia occidentale che si riunì appunto a Bialystok il 28/10/1939 e votò unanime la richiesta di annessione all’URSS che il Soviet Supremo di Mosca si degnò di esaudire (ma quanto è umano lei, compagno Stalin :D) il 2/11/1939 (idem fece un’Assemblea popolare eletta con le medesime formalità sempre il 22 ottobre e radunatasi a L’viv il 26/10/1939 per l’Ucraina occidentale che però l’URSS annesse già il 1/11/1939 e non attese il 2 :D)
          Stalin di norma non restituiva nulla 😀 dunque fu buono con i polacchi 😀 (nel voblasc di Bielastok erano comprese pure le città di Augustow con pochissimi bielorussi e la polonissima Lomza ove i bielorussi manco sapevano cosa fossero :D, non a caso due città che nel 1914 erano nel Regno di Polonia e non in Russia propria)
          dal lato ucraino Stalin invece restituì quasi nulla, tranne un pezzo di Przemysl..e i polacchi dovettero tacere 😀
          si noti che da vero uomo di Stato machiavellico, dovendo scegliere, Stalin favorì gli ucraini (a lui ostili, Bandera !) e non i bielorussi (a lui favorevoli, ci furono molti partigiani !) in omaggio alla massima che colui che ti appoggia é già certo e non merita altro :D, laddove è opportuno cercare ulteriori appoggi fra chi ti è meno favorevole 😀 questa fu la ragione per dare qualcosa ai polacchi; dopo aver umiliato Churchill che nel 1944 chiese Lwow (L’viv) per il governo polacco di Londra ed ebbe un nyet :D, Stalin voleva fosse chiaro che SE la Polonia (da marxistizzare) otteneva qualcosa era solo grazie a lui e solo a lui..e chi dà, può togliere 😀 ciò anche pensando alle terre occidentali ex-tedesche sulla cui cessione alla Polonia erano d’accordo pure gli anglosassoni ma fu Stalin a insistere
          ah, a Bielaviezha (parte bielorussa) l’8/12/1991 finì l’URSS 😀 il mitico incontro di El’cin, Kravchuk e Shushkievich

          • habsburgicus scrive:

            ah, Hrodna (forma bielorusso di Grodno) era nel 1939-1941 nel vob. Bielastok ! e nel 1941-1044 fu incluso nel Bezirk Bialystok sotto il crudelissimo e brutale Erich Koch, Gauleiter della Prussia orientale e Reichskommissar per l’Ucraina, in modo che avesse una satrapia dal Baltico al Mar Nero 😀 (talmente apparve -e appare- folle la crudeltà sadica e insensata di Koch che alcuni hanno sostenuto fosse un agente di Mosca, inserito nella dirigenza NS 😀 né il fatto che il suo processo sia stato così procrastinato ha dissipato i dubbi di alcuni :D)
            l’attuale vob. Hrodna (uno dei 6 della terra di Lukashenka insieme a Brest, Minsk, Homiel, Viciebsk, Mahiliou) è quanto resta del vob. Bielastok, la cui parte occidentale tornò polacca

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ habsburgicus

              “Lwów”

              C’è chi sostiene che Stalin facesse attaccare il fortificatissimo saliente nazista di Lwów dai polacchi dell’Armata filo comunista del generale Berling giusto per ridurre un po’ gli effettivi del futuro esercito della Polonia popolare in modo da facilitarne il futuro controllo, di li’ a qualche anno, da parte di Rokossowski. Conoscendo il tipo, c’è da crederci.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

          • Andrea Di Vita scrive:

            @ habsburgicus

            Nel suo “Europa Europa” la regista Agnieszka Holland racconta tre fatti veri:

            A) l’ebreo che fu scambiato dai nazisti per una SS per tutta la guerra e che caduto in mano sovietica si salvo’ perché riconosciuto dal fratelli, sopravvissuto ad Auschwitz;

            B) la donna polacca in fuga verso Est dai nazisti che guada un fiume e che vi incontra una donna polacca in fuga dai sovietici verso ovest che sta guadando lo stesso fiume;

            C) i bimbi di un asilo cui la maestra chiede “Volere le caramelle?” “Sìii!” “Allora pregate Gesù Bambino che vi mandi le caramelle!” Quelli pregano, non ottengono nulla e si mettono a piangere. Al che la maestra: “Non avete avuto le caramelle da Gesù Bambino? E allora pregate il compagno Stalin che vi mandi le caramelle!”. Quelli pregano il compagno Stalin, e due inservienti da un buco nel soffitto fanno cadere sui bambini felici una pioggia di caramelle…

            Ciao!

            Andrea Di Vita

            • roberto scrive:

              Il punto c mi ricorda una storia di famiglia

              Zio e zia comunisti d’acciaio (lui era presidente di una associazione di amicizia Italo albanese e come tale viaggiavano negli anni 70 in Albania in camper, cosa impensabile)

              Figlio va a scuola e decidono comunque di fargli fare l’ora di religione semplicemente perché sarebbe stato l’unico della scuola a non farla (siamo in un paesino della provincia di Napoli)
              Zio dice però alla suora “mi raccomando non raccontategli troppe fesserie”
              Detto fatto, nemmeno una settimana di scuola e mio cugino se ne torna a casa con “papà papà la maestra mi ha detto che Gesù è stato uccisi dai comunisti!”

              Ovviamente è stata la fine della carriera religiosa di mio cugino 😁

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ roberto

                “albanese”

                Mi sa che l’ho quasi conosciuto, allora 🙂

                Finito il militare, ero decisissimo a inaugurare il mio passaporto nuovo di zecca con un viaggio nella “terra dell’uomo nuovo”.

                Contattai l’associazione di amicizia italo-albanese di Oleggio (in Piemonte) dove mi dissero che la concessione dei visti d’ingresso erano stati tutti sospesi per via dei coniugi Popa che si erano rifugiati nell’ambasciata d’Italia.

                Fu così che ripiegai sulla Cecoslovacchia, poi sulla Bulgaria (dove mi diedero il visto solo perché potevo dichiarare di appartenere al proletariato, in quanto metalmeccanico). Anche così, in Romania il visto non me lo diedero proprio…

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ roberto

                “comunisti”

                Poi uno giustamente dice: ‘io speriamo che me la cavo…” 🙂

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                “papà papà la maestra mi ha detto che Gesù è stato uccisi dai comunisti!”

                😀

              • daouda scrive:

                na famiglia demmerda 🙂

            • PinoMamet scrive:

              “i bimbi di un asilo cui la maestra chiede “Volere le caramelle?” “Sìii!” “Allora pregate Gesù Bambino che vi mandi le caramelle!””

              😀
              https://www.youtube.com/watch?v=Lwo9LVal7Dg

            • Moi scrive:

              La suddetta opzione C) dello Stalinismo penso che sia una delle robe più “cringe” 😉 del Novecento ! 😉

    • roberto scrive:

      La foresta di bislowieza ed in particolare proprio la fascia al confine con la Bielorussia è stata una delle prime, se non la prima, tappe del conflitto UE/Polonia

      In sostanza la Polonia voleva tagliare degli alberi infestati da un parassita, la commissione sosteneva che il parassita era una scusa per tagliare gli alberi

      All’udienza alla corte il ministro dell’ambiente polacco (che difendeva eccezionalmente la Polonia) si è presentato con un barattolo pieno di insetti
      🙂

      https://curia.europa.eu/jcms/upload/docs/application/pdf/2018-04/cp180048it.pdf

      • Andrea Di Vita scrive:

        @ Roberto

        “insetti”

        Quelli (popolarmente detti “kleczy”=” zecche”) ci sono davvero. Con le ultime estati secche e calde si sono moltiplicati. Non si possono fare picnic nella foresta se non nelle radure sgombre dagli alberi;/il rischio, altrimenti, e CGE una di quelle bestioline microscopiche ti cada addosso e ti provochi una nella infezione cutanea. Sino difficilissime da individuare ed estirpare.

        Ciao

        Andrea Di Vita

        • roberto scrive:

          Si ci sono davvero (e ad onor del vero non so se in questa causa la Polonia avesse totalmente torto) ma non sono zecche è una bestiolina che si chiama ips typographus e non ha nessun effetto sugli esseri umani
          Non sono proprio microscopici, sui 5 mm

          Forse pensi agli acari dell’erba

          • Andrea Di Vita scrive:

            @ Roberto

            “acari”

            Gente del posto mi ha ripetutamente detto che ti cascano addosso dagli alberi, che non te ne accorgi e che ti attaccano la pelle.

            Al punto che gli stessi polacchi in gita fuori porta sugli splendidi laghi locali (come Serwy, che consiglio vivamente e che sembra l’Isola dei Morti del quadro di Boecklin) il picnic lo fanno sui prati erbosi in riva al lago, mai sotto gli altissimi e immensi alberi. Io ho potuto ammirare da sotto questi ultimi nuotando in mezzo alle rive del lago a dorso (acqua calda d’agosto per i primi cinque centimetri, gelida sotto…). E’ il paradiso delle libellule, lunghe parecchi centimetri e di un brillante colore azzurro metallico. Se vedete un albero di questi rinsecchito fra gli altri rigogliosi e perché è stato eletto a dimora da una tribù di cormorani d’acqua dolce, che lo hanno sepolto di guano. I colori del lunghissimo tramonto sono ineguagliati, specie nell'”autunno dorato”; li descrive bene Hans Wiechert nel suo “La Signora”.

            Il guaio è che quei prati sono abitualmente frequentati da… cigni. Si muovono a famiglie intere. Quando il papà sbarca sul prato e ti viene addosso lentamente cominciando ad agitare le ali minaccioso e a berciare, tutti i turisti si rintanano nelle auto parcheggiate poco lontano. Allora salgono sull’erba i cignotti seguiti a ruota dalla madre. Becchettano qua e là nell’erba e se ne vanno. Bisogna badare ai ricordini che lasciano; nell’acqua formano chiazze di un metro quadro a forma di sfoglia sottile, assolutamente da non calpestare se non si vuole essere storditi dalla puzza. I gamberetti d’acqua dolce festeggiano per la manna. Non sorprende che il piatto base della cucina locale sia la carpa coi funghi.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

            • roberto scrive:

              “ che ti cascano addosso dagli alberi

              Allora trust me, non è il tipografus che vive dentro gli alberi

              Chissà di quale altra bestiaccia si tratta ma sospetto il grassmielbe (che proprio non so come si chiama in italiano) che effettivamente è invisibile, ti piomba addosso e causa dei gran pruriti (l’anno scorso ne abbiamo avuto una vera e propria invasione qui, tutti quelli che conosco hanno passato un paio di settimane a grattarsi o chiusi in casa)

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ roberto

                “Grassmielbe”

                Google mi dà ‘acaro dell’erba’. Quello che dici mi torna, perché mi hanno detto che scatena un prurito da grattarsi a sangue.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

  4. daouda scrive:

    se il problema è troppo CO2, riduciamo il CO2 anche al costo di una strage, fine del problema. La guerra contro il cambiamento climatico è tutto lì.

    —-

    a) non c’è alcuna guerra che non puoi fermare né il riscaldamento né il raffreddamento
    b) la CO2 no c’entra un cazzo

    continua a sparlà merda come merda che sei seguendo la merda di Bardi. E fai le lacrime strappastorie pé fa finta de non esse un infame, ma asto punto fai bene, perché mica ce lò co te ma coi debboli e stubbidi che te danno pure raggiona e te leggono co piacere.

  5. daouda scrive:

    “era arrivata la fine!

    Ha guardato un’ultima volta il mare, poi si è girato, cercando di far vedere il meno che potesse del suo profilo.”

    D’altronde da frogio che sei non sai rispondere, neanche facendo il bucolico, del perché sia sbagliato…o peggio…del perché sia giusto ( perché forse non ti sei reso conto che se si aprisse il tuo cranio con la certezza di far conflagrare l’universo al tilt logico, la convivenza di tue petizioni contraddittorie ci avrebbe probabilmente uccisi a ripetizione da, che sò, quando malauguratamente non ti sei fermato a 5 anni ).
    Fai pena

  6. Miguel Martinez scrive:

    In Australia, ecco cosa ti succede se hai la colpa – pur essendo negativo a tutti i tamponi – di aver frequentato qualcuno che risulta positivo al covid.

    Lungo, ma vale la pena (ammetto di aver seguito più i sottotitoli in italiano che l’inglese australiano!)

    https://invidio.xamh.de/watch?v=VhxxjfeYAb8

  7. Francesco scrive:

    Molto bello ma mi sono perso la parte in cui siamo messi al mondo per badare alla foresta e non viceversa.

    Che poi ce lo so che perchè la foresta badi a noi serve che noi si badi alla foresta ma lo stesso trovo la differenza nel punto di partenza fondamentale per vivere bene.

    Ciao

  8. roberto scrive:

    Ot per una bella notizia

    L’orrenda ministressa per l’immigrazione danese si farà 60 giorni di prigione

    In questo caso è stata trascinata in tribunale per un’ordinanza che stabiliva la separazione delle coppie di migranti sposate se uno dei due coniugi era minorenne
    (Ma è la stessa Robin hood alla rovescia che prendeva i gioielli dei migranti per pagare le spese di soggiorno in Danimarca)

    https://euobserver.com/migration/153804

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ roberto

      “Ot”

      🙂 🙂 🙂

      Gaudio.

      Se da noi governassero meloni e capitan citofono le avrebbero concesso di corsa la cittadinanza italiana.

      Mica è un Patrick Zaki, quella sì è una “patriota”! 🙁

      Il mondialismo migrazionista e relativista prevarrà sui demoni identitari e sovranisti.

      C’è speranza per il genere umano.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      Quindi se arriva una coppia italiana dove uno dei due è un minore emancipato la separa?

    • Miguel Martinez scrive:

      Per roberto

      “In questo caso è stata trascinata in tribunale per un’ordinanza che stabiliva la separazione delle coppie di migranti sposate se uno dei due coniugi era minorenne”

      E’ una questione interessante: se “noi occidentali” possiamo imporre i nostri costumi familiari con la forza ad altri.

      Penso alle zingare che conosco io che vengono fatte sposare regolarmente a tredici anni dai loro padri. Però non sono matrimoni documentati, quindi probabilmente non avrebbero posto problemi alla nostra “ministressa”.

      Sono anche matrimoni più “sicuri” di quelli nostri, perché se la ragazza prova a scappare, l’ammazzano di botte, e magari l’ammazzano proprio.

      Tutte cose che i danesi sicuramente trovano riprovevole, ma che effettivamente funzionano: gli zingari sono l’unica comunità in Occidente a riuscire a mantenere struttura, solidità, salute mentale e a sopravvivere pur trovandosi nell’area socioeconomica normalmente riservata ai clochard. E questo anche grazie a pratiche poco “danesi”.

      • Peucezio scrive:

        Quello che è mostruoso è dividerli.
        Non ne fai entrare nessuno dei due: seguono costumi che ti ripugnano? Rimangono a casa loro.

        Per inciso, tanti nostri costumi depravati ripugnano moltissimo anche loro.

        • Miguel Martinez scrive:

          Per Peucezio

          “per inciso, tanti nostri costumi depravati ripugnano moltissimo anche loro.”

          Infatti, e accettano di vivere qui turandosi il naso e con il terrore di ciò che sarà dei loro figli, e in particolare delle loro figlie, con la paura che le ministresse danesi gliele rubino.

          Come mi disse un marocchino, complice del fatto che io ero messicano, “gli italiani vivono come maiali”.

      • roberto scrive:

        Evidentemente ai danesi non piace nemmeno separare le famiglie e preferirebbero che per distinguere il caso di bambina violentata da quello di coppia bisogna non andarci con la scure come voleva la fanatica ma caso per caso

        Leggo altrove che sono state separate 25 coppie nelle quali c’è un minorenne fra i 15 ed i 17 anni

        • Miguel Martinez scrive:

          Per roberto

          “Evidentemente ai danesi non piace nemmeno separare le famiglie e preferirebbero che per distinguere il caso di bambina violentata da quello di coppia bisogna non andarci con la scure come voleva la fanatica ma caso per caso”

          usando sempre il metro degli zingari che conosco io, non mi sembra corretto parlare di “bambine violentate”.

          Sono ragazze che crescono sapendo sin da piccolissime quale sarà il loro destino.

          D’altra parte, quando il tuo destino è vivere nei campi, entrare e uscire dal carcere, giocare con i topi, non mi sembra la fine del mondo.

          Poi sono d’accordo, dividere non ha senso, visto che spesso a quattordici anni hanno già un figlio, e con chi va?

          • Mauricius Tarvisii scrive:

            “Sono ragazze che crescono sapendo sin da piccolissime quale sarà il loro destino”

            Non mi sembra che le due cose siano incompatibili. Se io cresco un bambino dicendogli che a dodici anni sarà immolato come sacrificio umano, non per questo quando lo sventro non commetto un omicidio.

            • Miguel Martinez scrive:

              Per MT

              “e io cresco un bambino dicendogli che a dodici anni sarà immolato come sacrificio umano, non per questo quando lo sventro non commetto un omicidio.”

              questo è il ragionamento che deve aver fatto la famosa ministressa danese.

              Io e roberto invece diciamo che il mondo è bello perché è vario, e i costumi sono tanti, e la vita è breve.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                No, perché non spetta ad un ministro deciderlo con atto amministrativo: la sua opinione vale tanto quanto la mia che decido che a dodici anni devo sventrare il pargolo.

              • Miguel Martinez scrive:

                per MT

                “No, perché non spetta ad un ministro deciderlo con atto amministrativo”

                qui stiamo discutendo di due cose molte diverse:

                1) cosa dice la legge danese sugli atti amministrativi, ecc. Tema di cui non so nulla.

                2) la ministra danese che si oppone alla forma storica di matrimoni in tante culture.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                La tipa ha il diritto di opporsi a quello che vuole. Non ha il diritto di violare la legge danese, però.

                Ciò che è giusto o sbagliato è del tutto soggettivo e spesso molto arbitrario. Poiché, però, purtroppo ci tocca convivere con altre persone, si stendono delle regole che tutti sono costretti a rispettare, a prescindere dalle preferenze individuali.
                Si dovrebbe sicuramente cercare di fare in modo che le regole soddisfino il maggior numero di cittadini possibile e che lo facciano sacrificando il meno possibile gli interessi di chi resta insoddisfatto, ma ciononostante la regola c’è. Ed è questo l’unico dato di fatto oggettivo su cui ha realmente senso discutere.
                Altrimenti, data qualsiasi regola, è facile trovare qualcuno che ritenga che non debba esistere.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per MT

                “La tipa ha il diritto di opporsi a quello che vuole. Non ha il diritto di violare la legge danese, però.”

                Beh, secondo la legge danese sicuramente no.

                Farebbe come la musulmana che decide di sposarsi con un cristiano, violando la legge egiziana.

                Poi se per te le leggi sono un valore assoluto, va bene così, ognuno ha i propri idoli.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Tra l’altro bisogna anche capire se nel caso degli zingari esista un conflitto tra norme, perché l’esistenza di una norma richiede l’esistenza di una società. Esiste una società degli zingari? E, se sì, chi ne farebbe parte?

              • Miguel Martinez scrive:

                Per MT

                “Esiste una società degli zingari? E, se sì, chi ne farebbe parte?”

                Beh, questa è facile!

                Dovresti leggere Gypsy Law Romani Legal Traditions and Culture, edited by Walter O. Weyrauch, disponibile sui soliti canali clandestini 🙂

                E’ un testo molto interessante, anche dal punto di vista filosofico.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Ho letto l’introduzione e mi pare che il lavoro (che è collettivo) abbia questo approccio:
                – esistono società (al plurale) zingare, in quanto esiste un’appartenenza sovrafamiliare
                – all’interno di queste società esistono delle norme (consuetudinarie) comuni

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                “Poi se per te le leggi sono un valore assoluto, va bene così, ognuno ha i propri idoli.”

                Veramente proprio l’assenza di valori assoluti rende superfluo parlare delle opinioni dei singoli consociati all’interno di un ordinamento, dove conta solo ciò che è legale e ciò che è illegale. Per un banale motivo: la società organizzata è abbastanza forte per imporlo.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per MT

                “Per un banale motivo: la società organizzata è abbastanza forte per imporlo.”

                certo.

                In Italia, come in Egitto.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                L’Egitto ha una complicazione in più, cioè quella di non essere davvero uno Stato di diritto. Gli apparati pubblici, lì, non si sentono vincolati al principio di legalità.
                C’è chi sostiene che sia diritto anche quello: i consociati ritengono che sia così che vada bene comportarsi, per cui quella è la norma giuridica.

            • paniscus scrive:

              Faccio presente che le vere o presunte “fuitine” tra giovanissimi ci sono sempre state anche in varie province del nostro sud Italia fino a pochissimi anni fa, e forse in qualche caso ci sono ancora:

              spesso mascherate da fughe trasgressive su iniziativa clandestina dei ragazzi stessi, ma in realtà quasi sempre concordate con il consenso di entrambe le famiglie… e non erano matrimoni combinati, né tantomeno forzati.

              Semplicemente, la ragazzina di 15 anni fingeva di scappare di nascosto insieme all’innamorato di 18, ma poi la fuga durava due giorni, venivano riacchiappati, dopo di che andavano tranquillamente a convivere in casa dei genitori di uno dei due (di solito, quelli del ragazzo, ma in qualche caso anche di lei)… e da quel giorno in poi venivano tranquillamente considerati come se fossero sposati, poi dopo qualche anno, appena maggiorenni tutti e due, si sposavano davvero, magari con il primo bambino già in braccio.

              In casi del genere, si considererebbe giusto che il giudice o l’assistente sociale li obblighi a separarsi?

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Da quello che mi riferiscono, tra gli zingari molisani il matrimonio avviene proprio così: lui, prima delle nozze, va a casa di lei e finge di rapirla per portarsela a casa propria e poi i due si sposano.

      • Andrea Di Vita scrive:

        @ Martinez

        “se “noi occidentali” possiamo imporre i nostri costumi familiari con la forza ad altri”

        Da noi, sì.

        A casa loro facciano quello che vogliono.

        Tanto poi “si vota coi piedi”.

        Di solito sono loro che scappano per venire a vivere come noi, non noi che scappiamo per andare a vivere come loro (le donne dell’ISIS sono l’eccezione che conferma la regola).

        E’ da lì che si vede chi vive secondo ragione e chi no.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

    • Peucezio scrive:

      Io però ‘sta cosa non la capisco.
      Al di là del merito dell’ordinanza, che mi pare mostruoso.

      Però semmai non doveva poterla fare.
      Uno finisce in galera per aver disobbedito alle leggi, non per averle fatte!
      Come dire che se la corte costituzionale cassa una legge, i parlamentari che l’hanno votata finisco in gattabuia.
      Mi pare folle.
      Allora se un sindaco una mattina si alza e fa un’ordinanza che stabilisce di tagliare la testa a tutti quelli coi capelli biondi, non è che gli ridono in faccia o lo ricoverano; eseguono e dopo lui va in galera per omicidio?

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        Un’ordinanza non è una legge, però, ma un atto amministrativo.

        Se un sindaco ordina di uccidere delle persone, sì, risponde di omicidio.

        • Peucezio scrive:

          E i vigili uccidono le persone?

          Gli atti amministrativi possono disporre ciò che vogliono, solo legibus soluti?

          • Mauricius Tarvisii scrive:

            No, anche i vigili rispondono di omicidio. Uno è il mandante, gli altri gli esecutori materiali.

            • Peucezio scrive:

              Quindi non dovrebbero farlo.

              E nel caso della danese? Dovrebbe pagare anche chi ha eseguito materialmente l’ordinanza.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Boh! Non conosco realmente il caso, non so cosa dice la legge danese in proposito, non so come è avvenuta materialmente la separazione, non so quali siano le scriminanti eventualmente applicabili.

            • Peucezio scrive:

              Insomma, il concetto è questo:
              una legge non può essere illegale.
              O è legale o è nulla.
              Se è legale è legale, se è nulla non ha conseguenze.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Normalmente le leggi le fanno i parlamenti, i cui membri godono di ampie immunità con riguardo ai voti resi. Il problema, quindi, neppure si pone in astratto.
                Gli atti amministrativi, invece, non sono leggi e possono essere illegittimi. Ma non è che se il sindaco commissiona un omicidio con un atto proprio della carica allora non è punibile!

              • Peucezio scrive:

                Quindi non c’è nessun filtro fra l’atto amministrativo e la sua esecuzione, che ne garantisca la legalità, al di là dei casi macroscopici (penso che in caso di ordinanza di uccidere, ai vigili qualche dubbio venga).

                In pratica un amministratore locale ha poteri illimitati e ne risponde a posteriori in sede penale?
                Rassicurante…

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Puoi impugnare gli atti amministrativi.

              • Peucezio scrive:

                Anche impugnare si fa a posteriori.

      • roberto scrive:

        Non so assolutamente nulla di come funziona il diritto danese, ma sembra che si tratti di un atto amministrativo adottato illegalmente

        Dice l’articolo, violazione della convenzione dei diritti umani intenzionale o con colpa grave

        • Peucezio scrive:

          Ma come è possibile che si adotti illegalmente un atto amministrativo?
          Dovrebbe essere ipso facto nullo.

          E che vi si debba rispondere penalmente.
          Follia pura.
          Se puoi farlo, è legale.
          Se non puoi farlo, non puoi farlo.

          • roberto scrive:

            Non ho la minima idea di come funzioni il diritto danese, ma pensa da noi al funzionario che rilascia una concessione edilizia illegale perché corrotto

            So che non è la stessa cosa, ma dovrebbe darti un’idea

            Un atto amministrativo illegale “ipso facto”?
            Mmmmmh

    • Moi scrive:

      I Liberaloni “Accoiènti” credono anche che “Non esistono i pasti gratis” [cit.] , perciò anche “Accogliere” ha i suoi costi con relative leggi e regole … SE èvero, come par vero, che la Signora le ha violate nel proprio interesse personale commettendo dei reati (sono Norreni, NON come noi …da loro neanche Dio perdona 🙂 … semicit.) allora cade (!) l’ argomentum innatista-femminista che le Donne sarebbero naturaliter più “etiche” dei “Maschi” …

      • roberto scrive:

        L’argomento innatista è puro ciarpame e spero di non rileggerlo più su queste onorevoli pagine

        • Moi scrive:

          argomento innatista è puro ciarpame

          ————–

          Per la “razza” è diventato giustamente tabù … ma per il “genere” , è assolutamente in auge ! … Chiedi a una Femminista perché “Loro” sarebbero meglio di “Noi” ! 😉

  9. Miguel Martinez scrive:

    OT

    siccome qualcuno qui ha dubitato che Facebook censuri chi non la pensa in un certo modo:

    https://reclaimthenet.org/facebook-bans-former-professor-dolores-cahill/

    “A spokesperson for Facebook said that since the beginning of the pandemic, it had “removed over 16 million pieces of content from facebook and Instagram containing harmful Covid-19 misinformation and have taken down groups and pages for repeatedly sharing this material.

    “This includes Dolores Cahill’s Facebook Page. We’ve also added warning labels to more than 167 million pieces of additional Covid-19 content thanks to our network of fact-checking partners.””

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      Facebook ha chiuso anche un gruppo italiano sui Simpson per via di una battuta su Pillon, per cui…

      • Moi scrive:

        Fammi indovinare : Pillon paragonato a Flanders ?

        … che battuta imprevediiiiiibile maaaaaaaai vista priiima ! 😉

        • roberto scrive:

          Battuta che merita la censura, nevvero moi?

          • Moi scrive:

            … sicuramente c’è dell’ altro : paragonare Pillon a Flanders è una di quelle cose che vengono in automatico a tutti, tipo la Boldrini e Donna Prassede o Bersani e Gargamella.

        • Mauricius Tarvisii scrive:

          Pillon paragonato a Flanders ?

          No, non c’era nessun accostamento tra i due. Flanders, tra l’altro, rientra tra le basi di poche vignette, perlopiù che usano la scena di lui che sbrocca.

          • Moi scrive:

            … me lo son perso. Ch’ è successo ?

            Cmq , a Blasfemia e “Cattivo Gusto” Politically Scorrect 😉 … mi pare che, oramai da anni e anni, i Griffin abbiano soppiantato i Simpson !

            • Mauricius Tarvisii scrive:

              I Simpson è da un po’ che non hanno più senso: sono nati come parodia della famiglia televisiva americana tipo degli anni ’80 e i personaggi sono tutti americani di quegli anni lì. Oggi, però, quello che prendono in giro non esiste più: né quel modello familiare (lei è casalinga…), né quel modello televisivo.
              Tanto è vero che vengono regolarmente fraintesi e molti sono convinti che Homer, il borghese consumista americano che ha molto più di quello che si merita, ma che invidia il vicino che possiede il condizionatore, sia una sorta di equivalente di Fantozzi, che invece è il piccolo borghese sfigato e oppresso che a casa porta i guanti perché con l’Austerity il riscaldamento costa.
              E infatti, a causa di questa perdita del significato originale dei personaggi, i Simpson sono la serie che ha dato origine al termine “flanderizzazione”.

              I Griffin non c’entrano niente. Sono il prodotto di autori di una televisione in cui tutto era già permesso che sono stati costretti ad alzare il tiro per far ridere. Come quando da bambino ti accorgi che “culo” è abusato e inizi a dire “tette”.

              • Peucezio scrive:

                Mauricius,
                chiarisci meglio che il tema è estremamente interessante.
                Vuoi dire che la società americana nel frattempo si è arricchita e quindi Homer sembra un povero cristo, mentre veniva dipinto come classe media benestante?

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                No, voglio dire che la società rappresentata dai media americani è cambiata e il pubblico non riesce più a riconoscere la rappresentazione delle maschere di trent’anni fa.

                Ma perché anche la società è cambiata. Homer è il baby boomer che non vale una cippa e che ha ottenuto più di quello che meritava (ha un impiego che non ha le competenze per ricoprire), ma che vive in una prigione di teledipendenza e consumismo, per cui crede di non avere abbastanza e si percepisce uno sfigato (il suo antagonismo con il vicino, inizialmente, era dettato da invidia, non da altro). Oggi la società è tendenzialmente più provera (o, almeno, più precaria) e c’è poco spazio per l’autopercezione di sfigato in una condizione come quella (famiglia monoreddito volontaria, cioè che può permettersi di mantenere deliberatamente la moglie, oltre a tre figli) e il ruolo sociale che riveste Homer (quello del borghese di provincia invidioso e consumista) non può più essere incarnato da quel personaggio, che dunque viene frainteso. Ed anche gli autori hanno deciso di flanderizzarlo.
                Idem la moglie, Marge. Nella concezione originale, era un personaggio positivo, una sorta di perno che teneva unita la famiglia e che poteva essere rappresentata come la “vittima” di familiari viziati. Oggi quel ruolo sociale della donna non esiste più e lei è soltanto una mantenuta. Ma, poiché la serie è diventata ed è intesa puro manierismo, nessuno cerca più in quel personaggio una qualche relazione con altro.
                Il discolo è una maschera eterna, per cui lo risparmiamo.
                E poi c’è Lisa, che è vegetariana (non vegana) e buddista (non queer). Sa di vecchio lontano un chilometro 😀

                Futurama come protagonista ha un venticinquenne (nel 1999) della generazione X che vive in affitto in un buco e fa il rider, per dire.

              • Peucezio scrive:

                Sì, grazie del quadro, molto chiaro, tranne qualche punto.
                “Flanderizzarsi” in che senso viene inteso?
                Che non è più invidioso?
                Quindi oggi quel ceto non esisterebbe più in quanto eroso dalla crescita di proletari precari e alta borghesia benesante, oppure esiste ma non è invidioso perché sa di essere privilegiato?

                E mediamente i figli di quelle famiglie anni ’90, oggi padri di famiglia o in età per esserlo, cosa diresti che sono diventati?

                Per curiosità, semplicemente ti arriva quello che più o meno arriva a tutti noi, solo che t’informi di più, o hai proprio letto qualcosa di sociologia della società americana?
                O ci hai proprio viaggiato?

              • Peucezio scrive:

                Mauricius,
                “Futurama come protagonista ha un venticinquenne (nel 1999) della generazione X che vive in affitto in un buco e fa il rider, per dire.”

                Datato anche lui quindi?
                Però adesso il rider lo fanno tutti.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                “Flanderizzarsi” in che senso viene inteso?

                La flanderizzazione è quel processo per cui gli autori prendono una caratteristica del personaggio e la trasformano nella totalità del personaggio, che diventa quindi una macchietta. E’ quello che è successo a Ned Flanders, che nelle prime stagioni era un personaggio molto diverso da quello che sarebbe diventato in seguito.

                “Quindi oggi quel ceto non esisterebbe più”

                I Simpson sono una famiglia “media americana” monoreddito con tre figli. Non esiste più questa roba nella realtà e non esiste più (se vai a vedere le statistiche, la classe media americana è il segmento sociale che ha una percentuale minore di famiglie monoreddito) nei media che comunque si ispirano sempre in qualche modo alla società reale, per quanto distorta o idealizzata la possano dipingere.

                “hai proprio letto qualcosa di sociologia della società americana?”

                Niente di particolare: sulle vicende americane siamo continuamente esposti e ormai leggi roba che sembra che parli dell’Italia e in realtà cita rilevazioni che riguardano gli Stati Uniti. Però ho letto qualcosa sui Simpson.

                “Datato anche lui quindi? Però adesso il rider lo fanno tutti.”

                Datato direi di no: la tendenza effettivamente è quella.

  10. Moi scrive:

    … A proposito di Aneddotica Sovietica, Vittorio Messori racconta non senza una certa Schadenfreude (d’altronde è pur sempre un Emiliano NON del Partitone, come lo fu Giovannino Guareschi …) di come il Primo Cosmonauta Yuri Gagarin fece battutacce AntiClericali del tipo “Compagni : lassù niente Angeli, niente Dio !”

    [… roba che nel 2021 può far ridere giusto Piergiorgio Odifreddi !]

    MA

    l’ ultimo , Sergei Krikalev … a un certopunto si mise a PREGARE disperatamente il Dio-Che-NON-Esiste , visto che l’ Ultimo Cosmonauta avrebbe potuto molto probabilmente morire d’ inedia nella sua capsula, mentre sulla Terra l’URSS finiva !

    • paniscus scrive:

      “l’ ultimo , Sergei Krikalev … a un certopunto si mise a PREGARE disperatamente il Dio-Che-NON-Esiste , visto che l’ Ultimo Cosmonauta avrebbe potuto molto probabilmente morire d’ inedia nella sua capsula, mentre sulla Terra l’URSS finiva ”
      ——————-

      “Ayudame, Valentina, ya que tu volaste lejos..”

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      “il Primo Cosmonauta Yuri Gagarin fece battutacce AntiClericali del tipo “Compagni : lassù niente Angeli, niente Dio !”

      In realtà pare che sia apocrifa.

  11. Moi scrive:

    Mirkhond aveva segnalato la “Madonna Trans” , “inclusiva” !

    https://www.open.online/2021/12/08/riccardo-simonetti-madonna-trans-europa/

    Tutta la storia della Madonna trans che ha scandalizzato il centrodestra (ma l’Europa non c’entra)

  12. Moi scrive:

    @ MIGUEL

    https://nypost.com/2021/12/13/j-k-rowling-slams-cops-for-letting-rape-suspects-id-as-women/

    J.K. Rowling is causing controversy again, again wading into the debate about transgender people by criticizing Scottish police for allowing rape suspects to self-identify as female.

  13. Miguel Martinez scrive:

    Viva Roberto, Viva l’Europa!

    Mi girano questo:

    Unione Europea: domani 15 dicembre si voterà in plenaria per la Legge sui Mercati Digitali, che include il concetto di “neutralità dei dispositivi”. In sintesi, le persone potranno disinstallare le app preinstallate e scaricare e installare app da terze parti, mentre i fornitori dovranno dare accesso alle funzionalità dei loro dispositivi e fornirne dati sulla portabiità (ovvero quanto è facile/difficile passare da un loro prodotto a un altro)

    https://fsfe.org/news/2021/news-20211213-01.en.html

    AGGIORNAMENTO: la legge è stata approvata https://fsfe.org/news/2021/news-20211215-01.en.html

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