Amazon

La lotta di classe – che non è tutto, ma esiste – non è solo tra padroni e lavoratori.

Ci sono produttori, lavoratori, organizzatori della distribuzione, facchini della distribuzione, clienti e stati che prelevano le tasse.

Il Sistema Amazon ha creato un’inedita alleanza tra organizzatori della distribuzione e clienti contro produttori, lavoratori, facchini della distribuzione e stati che prelevano le tasse.

Io sono un occasionale cliente Amazon. E come tale, non mi posso lamentare: anzi, a ogni consegna, mi chiede di fare la spia sul facchino.

Ma sentiamo cosa ne pensa un produttore, visto che Amazon non produce nulla

Riprendo (anonimizzando qualche dettaglio, e con il permesso dell’autore) quanto un mio amico scrive su una mailing list:

Beh, da piccolo editore posso dire che il “signor” Amazon mi ha “ammesso” al suo marketplace alla condizione (non negoziabile) di cedergli il 51% del prezzo di copertina dei libri venduti sul suo sito ESCLUSE le spese di spedizione, che devono avvenire tramite corriere per il fantastico giochino di “Prime” che annulla il tempo tra l’espressione del desiderio della qualunque (libri, computer e tutto quello che vi può venire in mente e che da Amazon passa…) e l’avere la qualunque a casa (sabati e domeniche compresi).

Dopo 3 mesi di marketplace – che comunque avevo deciso di usare, nonostante i conti economici sfavorevoli, se non altro come vetrina dell’attività – vado a chiedere quel che mi spetta e mi dicono che devo fatturare. Il marchio editoriale fa capo a una associazione culturale senza fini di lucro (e non potrebbe essere altrimenti, essendo io dipendente pubblico…) e quindi posso emettere ricevuta e non fattura. Quindi:

1. mi hai “ammesso” al marketplace non curandoti della mio statuto    fiscale (nel form di registrazione bastava mettere come obbligatorio  il campo della partita iva che è diverso – come lunghezza e caratteri – dal codice fiscale);
2. ti sei preso interamente i soldi delle vendite;
3. quando arriva l’ora di pagarmi mi dici che non lo fai perché non ho partita iva? Ma allora mi vuoi bombarolo! Mi faccio spiegare un attimo come si fanno due molotov e poi vengo a darti fuoco a qualche    magazzino, no?

No. Ma alla Codacons ci sono stato e ho avuto quel che mi spettava. Da quel momento ho interrotto i rapporti con il filibustiere del terzo millennio. E’ finita lì la storia?

No, perché per un meccanismo automatico (inizialmente creato a fin di bene, credo, ma divenuto perverso) i miei libri continuano a essere sul loro sito.

Il meccanismo consiste nel fatto che i libri pubblicati (non solo i miei) e dotati di un codice ISBN vanno a finire in un elenco di “libri in commercio” da cui tutte le librerie online (Amazon, IBS-LaFeltrinelli, Libreria Universitaria, ecc.) attingono in automatico, appunto, la scheda (e dico in automatico perché una volta nella compilazione ho fatto un errore di battitura che mi sono ritrovato sulla scheda pubblicata su IBS…).

L’idea era buona nel principio: il piccolo (o meno che piccolo, come il mio caso) editore ha, in potenza, la stessa visibilità del grande e va virtualmente “sullo stesso scaffale”.

Poi però se non hai l’accordo commerciale, come con Amazon, succede che il libro te lo danno disponibile ma loro il libro non ce l’hanno e magari ti dicono (mentendo) che è fuori commercio/produzione. Quindi in realtà l’operazione diventa di “affossamento” del piccolo editore – “pulita e innocente” come solo la nostra società sa essere.

La pigrizia poi dell’utente medio, che non esce dal sito per acquistare quello che gli interessa su un altro sito, fa il resto: il libro non c’è e amen – mentre c’è e anche con lo sconto rispetto a quello che NON vendono loro: basta cercare! Ma se non c’è su Amazon allora vuol dire che non esiste… già.

Quindi personalmente sono tollerante verso molte cose, ma verso Amazon e quel filibustiere di Bezos, no, proprio no (e soprattutto per i motivi cui si faceva cenno, del trattamento del personale – ho un cugino che ha lavorato “stagionale” ad Amazon perché ha perso il lavoro causa covid ed è un cugino di poche parole a cui, alla domanda “com’è andata?”, ha risposto sibillino: “non so come sia la galera, ma immagino sia meglio delle 8 ore passate lì dentro”… Poi, se vi capita, guardate anche a /Nomadland/, che aiuta).

Mi persuado sempre di più che il mondo – una buona parte di esso – verrà disintegrato dai gesti semplici e “innocenti” di persone che accettano dell’acqua in un bicchiere di plastica (che dopo un nanosecondo è rifiuto), di persone che – li vedo sulla spiaggia di Tirrenia queste mattine che sono ancora in ferie – sono diventati raccoglitori seriali di conchiglie (a proposito di mare svuotato) e di persone che, mi dispiace dirlo Roberto, comprano su Amazon (cosa che non faccio da molti molti anni…).

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62 risposte a Amazon

  1. Mauricius Tarvisii scrive:

    E’ normale trovare i libri fuori commercio su Amazon o non trovarli proprio, ma uno che è interessato li cerca in un altro store. Se non li trova in nessuno store, ma solo nello scaffale dell’editoria locale della città dove ha sede la casa editrice, allora l’editore ha un serio problema di rete di distribuzione.

  2. roberto scrive:

    Che dire?
    Se non ci fosse Amazon sarei un po’ nella cacca come tutti quelli che non hanno la fortuna di vivere in città medio grandi

    Voglio comprarmi una tenda?
    Il primo negozio utile sta a 20km, è un ladro e ha pochissima scelta
    Voglio comprarmi un paio di scarponi da montagna numero 49?
    Ho girato tutto Lussemburgo senza trovare la misura…
    Vorrei leggere un libro in italiano? Aspetto natale che vado in Italia sempre che non ci sua un nuova pandemia…

    Bezos ha tutti i difetti del mondo, Amazon pure, ma da cliente seriale è l’unica cosa che veramente spero funzioni finché campo

    • Miguel Martinez scrive:

      Per roberto

      “Voglio comprarmi una tenda?”

      Infatti, ho detto che io acquisto da Amazon, per gli stessi motivi che suggerisci tu (no, la misura 49 no!).

      Il problema sta nel fatto che venga permesso ad Amazon di imporre delle condizioni del genere: il 51% più le spese di spedizione con corriere.

      In questo caso, abbiamo un’associazione, quindi non ci sono profitti; ma normalmente abbiamo un produttore che deve pagare tutte le tasse, mentre Amazon grazie al sistema dei paradisi fiscali, non le deve pagare.

      • roberto scrive:

        Quello delle tasse è ovviamente un problema grosso e nemmeno facilissimo da risolvere

        La condizione del 51% boh, non so, non saprei quantificare una commissione “giusta” e nessuno obbliga nessuno a utilizzare Amazon, ci sono altri librai on line (certo con meno pubblico di Amazon ma sta poi a chi vende su Amazon a farsi due conti)

        • Ujjj scrive:

          Beh se è per questo nessuno obbliga il negoziante sul lastrico a rivolgersi a uno strozzino, sta di fatto che lo strozzino in teoria rischia la galera.
          Ancora meglio: nessuno obbligava il bracciante a salire sul furgone del caporale per andare a raccogliere i pomodori ma “se vuoi lavorare devi fare così”.
          Allora pero il caporale veniva chiamato mafioso. Oggi si chiama adecco ma quella è un’altra storia.
          Molto spesso si difende l’operato ingiustificabile di questi “mostri” con l’argomento “eh ma è il libero mercato” ma si può ancora parlare di libero mercato in situazioni di evidente monopolio?

          • daouda scrive:

            il che evidentemente dovrebbe far capire che chiunque cianci di neo-liberismo oltre ad essere un coglione è anche abilmente un depistatore.

          • roberto scrive:

            Ujjj ma Amazon non è un monopolio, tant’è che i libri te li puoi comprare altrove….

          • Mauricius Tarvisii scrive:

            Amazon ha un potere spaventoso dovuto al fatto che ci vadano tutti, per cui può offrire a chi cerca un distributore molto più di quello che può offrire qualsiasi altro distributore.
            Non è esattamente la situazione del bracciante sfruttato dal caporalato. Piuttosto è la situazione di chi cerca un impiego stabile, entra nel pubblico impiego e deve sottostare a tutte le condizioni che questo comporta (dagli aumenti contrattuali inesistenti, alle incompatibilità e tutto il resto): puoi legittimamente lamentarti, ma non sei davanti ad una persona posta davanti ad una scelta obbligata.

            • roberto scrive:

              Mi sembra un paragone azzeccato

              • daouda scrive:

                me spiegate come fa na cosa a non essere monopolio se ce vanno tutti?

                Ah ho capito siete pure voi dei leccaculo che dicono che l’ha scerto il cliente mica ciaveva la pistola alla tempia…

                Credo che voi non vi siate resi conto del progresso tecnologico e dell’involuzione antropologica relativa, che in termini assoluti non vuol dire INvoluzione, anzi.

                Se continuate a raggionà così pure al vecchio motto “o la borsa o la vita” sapreste dire che quella è una scelta autonoma dell’incappato di turno.

                ahahahahaha, mortacci vostri

            • Ujjj scrive:

              Direi che daouda l’ha spiegato perfettamente.
              Non si sta parlando di un monopolio “formale” ma di un monopolio de facto, come google per i motori di ricerca o microsoft per i sistemi operativi, solo che qui riguarda(o riguarderà) ogni oggetto venduto e conprato.
              Partendo da un vantaggio iniziale si è arrivati a una consuetudine da parte del cliente medio a usare quel particolare sito che porta a sbaragliare in partenza qualsiasi tentativo di concorrenza nel settore.
              Un po’ come stanno cercando di fare le compagnie di food delivery, notoriamente in perdita negli ultimi anni tutte in gara per l’agognato premio: il monopolio de facto.

        • daouda scrive:

          ma perché Robbè te credi a no stronzo che ciancia contro Amazon?
          D’altronde è troppo facile sparare merda dopo averci fatto la bocca no?

    • paniscus scrive:

      “Voglio comprarmi un paio di scarponi da montagna numero 49?”—

      PER FAVORE, specifica a quale età hai smesso di crescere di taglia del piede.

      E’ un’informazione statisticamente rilevante in famiglia. ^_^

      • roberto scrive:

        Temo di doverti dare una brutta notizia.
        Ero 46 a 20 anni…poi con l’età ovviamente non cresce più il piede ma mi si è appiattito e allungato fino ad arrivare al 48-49

        • Moi scrive:

          Interessante … non credevo che fosse possibile , ma forse succede solo a piedi molto grandi, che “si sgonfiano” mala massa resta la stessa.

          Oppure succede a tutti, ma è rilevante per la scarpa solo per piedi grandi.

          Io porto il 42 … facilissimo acquistare “dal vivo” scarpe nuove , MA difficilssimo trovare le “bazze” delle rimanenze scontate !

          • roberto scrive:

            Neanche io credevo….poi tipo tre-quattro anni fa ho provato le scarpette da calcio che avevo usato fino a circa 25 anni e abbandonate nel cassetto dei sogni per i successivi vent’anni e mi sono accorto che sembravano delle scarpe da nano rispetto alle dimensioni del mio piede (pur essendo 46….) e da allora ho scoperto questa cosa che sembra abbastanza comune (ma non succede a tutti)

    • daouda scrive:

      Il problema Robbè è che una società che non permettesse Amazon come esistibilità, non avrebbe neanche un Robberto emigrato.
      Che cazzo ti domande fai porca troia, ma raggioni?

      Lo scrivo perché il primitivismo di MM è facile a dirsi oggi, anzi, è proprio un’opportunismo.
      D’altronde ha dichiarato lui stesso di essere una merda occasionale. Da merda occasionale giudica? Ma vaffanculo.

      Sono con te Robbè, mai usato amazon in vita mia.

      • roberto scrive:

        Giusto una cosa daou’…non mi piace mettermi nella categoria “emigrato” che è altra cosa rispetto ad un borghesuccio semiprivilegiato che ha scelto di andarsene come sono io

        • daouda scrive:

          era pé fa polemica, d’altronde non è che n’epoca se salva rispetto a n’antra…

          Io sò il primo a favore del piccolo commerciante, ma è inutile che te espongo che è pieno de fiji de puttana che meritano de fallì.

          Quindi alla fine come ar solito parlamo tanto pé parlà

          • roberto scrive:

            Si sì sono d’accordo con tutto, era giusto una cosa che non potevi sapere e che mi infastidisce un po’, per pudore

            Parti in macchina per fare un lavoro che ti piace strapagato, non puoi classificarti come emigrato o, peggio mi sento, migrante. Pure “cervelli in fuga” è odioso visto che presuppone un cervello ed una fuga

            • paniscus scrive:

              …e l’espressione “cervelli in fuga” è odiosa anche perché lascia intendere che chiunque vada a lavorare all’estero sia automaticamente un’eccellenza che va a fare un lavoro prestigioso…

              …quando invece, come è ovvio, quelli che vanno a fare gli scienziati, i supermanager e i creativi sono una piccolissima minoranza, ma sui media pare che ci siano solo quelli,

              mentre nessuno parla di quei tanti che emigrano lo stesso, per andare a fare i camerieri, i commessi, i custodi, i telefonisti di call center, e altri lavori decisamente banali e poco qualificati.

              Evidentemente, se ritengono che valga la pena di emigrare per andare a fare quei lavori, che potrebbero fare anche qui, avranno i loro buoni motivi, forse saranno pagati di più, o avranno altre garanzie e altri vantaggi,

              ma non se ne può più di questo mito secondo cui chiunque, solo per il fatto che abbia preferito andare all’estero, abbia intelligenza, cultura, titoli e meriti superiori alla media.

            • paniscus scrive:

              “Parti in macchina per fare un lavoro che ti piace strapagato, non puoi classificarti come emigrato o, peggio mi sento, migrante. “——-

              Però ammetterai anche che la definizione alternativa di “expat”, MOLTO utilizzata per i casi come il tuo, è ancora più insopportabile!

              • roberto scrive:

                Boh, peggio di cervelli in fuga direi proprio di no

                Expat non mi dispiace….magari è anche vero che vivendo in un ambiente quasi esclusivamente francofono non suona male ed effettivamente expatriés è quello che siamo

              • Moi scrive:

                Però “Expat” suona Classista rispetto a “Migrante” … è vero anche che nella Società Liberale GUAI a disprezzare una Categoria Socialmente Debole (donne, trans, non-bianch*, non-binary, ecc …) tranne i Poveri ! 😉

              • Moi scrive:

                “Expat” in pratica significa “Migrante di Lusso” … sbaglierò, ma di poco.

                🙂

              • daouda scrive:

                stamo sempre a parlà de n napolecano eh

              • Moi scrive:

                Tipo lo Zingaro e il Banchiere … entrambi “Apolidi”.

              • Moi scrive:

                Lo Zingaro muove il caravan da un campo all’ altro … il Banchiere muove degli zeri da un computer all’ altro. 🙂

              • roberto scrive:

                Si moi expat sembra emigrante di lusso che è esattamente la differenza tra me e chi parte con una busta della spesa e due magliette.
                Non è classista è proprio una cosa diversa e francamente trovo che l’ingegnere che va a progettare reti informatiche in Lussemburgo prendendosi una vagonata (guadagnata) di soldi non possa essere descritto con la stessa parola del ragazzetto che parte per fare il cameriere senza sapere dove sta andando….e credimi di questi casi ce ne sono molti. Ho vari amici che lavorano in ristoranti e pizzerie e tutti hanno la stessa storia: lavoravano a nero in Italia, trovano un contatto che li chiama qui e partono senza sapere una parola di nessuna lingua che non sia l’italiano per andare in un posto che non sanno collocare esattamente sulla carta geografica.

  3. Miguel Martinez scrive:

    Quando un inquisitore “perde la fede”…

    traduzione DeepL

    Fonte: https://reclaimthenet.org/top-chinese-censor-faces-trial-after-losing-faith-in-chinese-communist-party/
    Luce

    Emissione: 23 agosto 2021

    Il massimo censore cinese affronta il processo dopo aver “perso la fede” nel Partito Comunista Cinese
    Accuse inventate.

    Da Will Henney
    Inviato alle 11:01

    Un ex alto funzionario dell’ente cinese di regolamentazione di internet sta affrontando un processo per accuse di corruzione e per aver “perso la fede” nel Partito comunista cinese (Pcc) al potere. Secondo gli esperti, la mossa è un promemoria per tutti gli altri propagandisti a non allontanarsi dai principi del partito.

    Peng Bo, un ex vice capo dell’Amministrazione del cyberspazio cinese, è stato accusato di non aver regolato l’industria di internet e di slealtà verso il PCC.

    “Le indagini hanno scoperto che Peng Bo ha perso la sua fede ed è stato sleale verso il partito”, ha detto la Commissione centrale per l’ispezione disciplinare (CCDI).

    “Si è allontanato dalle decisioni e dai piani stabiliti dalla Centrale del Partito riguardo alla lotta per la propaganda su internet”.

    “Ha anche usato la sua autorità per il suo guadagno personale, ha cercato benefici da società internet, ha resistito alle indagini del partito e si è impegnato in attività superstiziose.

    “Ha violato i requisiti di otto punti sulla vita frugale, ha visitato frequentemente club privati e ha accettato inviti a banchetti e cene stravaganti”, ha aggiunto.

    Il CCDI ha annunciato un’indagine su Peng a marzo. Ora, il suo caso è stato riferito ai procuratori statali, che probabilmente lo metteranno sotto processo.

    Come vice capo dell’amministrazione del cyberspazio, era responsabilità di Peng regolare l’industria di internet. Dopo il suo tempo con il regolatore di internet, nel 2015, è stato trasferito alla Commissione centrale per gli affari politici e legali. Mentre era alla commissione, che ora è la massima agenzia di applicazione della legge del PCC, ha contribuito a stabilire la piattaforma di social media Chang An Jian.

    Peng ha anche giocato un ruolo chiave nel garantire che piattaforme come Weibo non fossero vietate, convincendo la leadership del PCC a regolamentarle, ha detto una fonte governativa che non ha voluto essere nominata.

    “Alcuni leader del partito erano ansiosi di intensificare il controllo sulla comunità online in rapida espansione, specialmente Weibo”, ha detto la fonte.

    “[A causa di queste piattaforme, la Cina] ha visto l’ascesa di un gran numero di opinion leader chiave che sono diventati molto influenti dopo il 2010”.

    È rimasto con la commissione per tre anni, prima di andare in pensione. Dopo il pensionamento ha iniziato a insegnare all’Università di Pechino, come esperto di studi sui nuovi media.

    Come notato dal South China Morning Post, Peng ha lavorato con lo zar della censura di internet caduto in disgrazia Lu Wei, che è stato imprigionato per 14 anni per corruzione nel 2019.

    Secondo Alfred Wu, professore associato alla Lee Kuan Yew School of Public Policy dell’Università Nazionale di Singapore, il processo che Peng sta affrontando è “un altro sano promemoria per tutti i propagandisti del partito che devono rigorosamente seguire la linea del partito”.

    “La dichiarazione della commissione ha mostrato che [Peng] ha fallito nella lotta di propaganda e questo è essenziale per tutti i propagandisti del partito”, ha detto Wu.

    “È chiaro che i leader del partito si aspettano che i propagandisti siano fermi e disciplinati nello svolgimento delle loro funzioni, specialmente sulla censura [di internet].

    “Hanno bisogno di mostrare che sono capaci e duri nella lotta e possono eseguire il fermo controllo del partito sui media”.

    • Francesco scrive:

      Beh, mi pare che le accuse di corruzione siano il più classico dei classici per qualsiasi dittatura.

      Non per nulla Travaglio e Robespierre se ne riempivano la bocca.

      Io mi tengo il “corrottissimo modello occidentale” e la sua assurda libertà di parola.

      Saluti

  4. Girolamo scrive:

    Dispiace leggere certe “disavventure”, ma purtroppo per legge un’associazione culturale diventa soggetto IVA ogni volta che realizza proventi di natura commerciale che abbiano carattere di continuità.
    Ora nello specifico non so quanti libri sono stati venduti e con che frequenza, ma una consulenza da un commercialista ci starebbe tutta. In bocca al lupo.

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Girolamo

      “Dispiace leggere certe “disavventure”, ma purtroppo per legge un’associazione culturale diventa soggetto IVA ogni volta che realizza proventi di natura commerciale che abbiano carattere di continuità.”

      Mi sono posto il dubbio anch’io, ma…

      1) credo che il mio amico una soluzione l’abbia trovata

      2) la cosa interessante è Amazon, avrei citato allo stesso modo un qualunque produttore, mi è capitato questo. E non credo che casi del genere riguardino solo libri…

      • daouda scrive:

        cioè quindi te parli de Amazon perché te capita, ma sotto sotto intendevi la socialità delle bestie borghesi nel mercato interrelazionale?
        Soero de avellà apparecchiata meglio che scrive: sotto sotto intendevi ogni tipo di contratto mercantile.

        Mmo che te sei svelato continua a suonare

  5. firmato winston scrive:

    Amazon ha il privilegio dei social, delle piazze, dell’agora’: un social in cui non ci siano tutti non e’ un social, per cui alla fine per ogni ambito territoriale ne resta uno solo di molto grande, comunque, che in quanto tale aumenta la sua capacita’ di imporre le sue condizioni contrattuali.
    Anche al mercato del pesce sul suolo comunale si deve sottostare a condizioni capestro (con la seria aggravante che se vuoi vendere il pesce non puoi andare da nessun’altra parte che non sia comunque sottoposta a condizioni capestro dello stesso monopolista del territorio – se non scappando dal comune, ammesso che ce ne siano di meglio altrove, e non si siano gia’ furbamente accordati per rendere inutile la fuga con l’omologazione dei regimi regolatori e fiscali).
    Ascendendo, quelli che chiamiamo stati nazionali, alla fine, funzionano allo stesso modo, ma molto piu’ in profondita’: rapidamente o lentamente raggiungono il monopolio supremo di tutto, attuale o potenziale, visto che c’hanno il monopolio della forza. Chi si impadronisce delle loro leve comanda.

    Siamo noi stessi che nutriamo questo andazzo, un po’ per pigrizia, un po’ per vilta’, moltissimo per l’opportunismo di “approfittare delle occasioni” (= bonus) senza curarci di quel che c’e’ implicato dietro (clientelismo da cui per ogni volta che siamo privilegiati saremo dieci volte penalizzati, prima o poi).

    Agli albori del personal computing, quindi pochi anni fa, quando i giochi erano ancora da giocare, era di attualita’ questo, “la cattedrale e il bazaar”:
    https://it.wikipedia.org/wiki/La_cattedrale_e_il_bazaar

    Ancora con un po’ di questo spirito ci sono siti di e-commerce tipo e-bay, subito.it, alibaba che funziona piu’ o meno allo stesso modo per la cina (alibaba…bazaar…), in cui tutti vendono tutto direttamente a tutti gli altri, e la piattaforma si accontenta di una minima percentuale fissa sul valore scambiato in denaro, senza quella trappola per topi insaziabili che e’ Prime (analoga come trappola ai “buoni sconto” e alle “tessere fedelta’”), per la quale assistiamo al fenomeno dei corrieri che pisciano in bottiglia mentre corrono a 100 all’ora per le stradine senza autovelox, e lo sappiamo benissimo.

    Questo e’ il sito dell’autore de “la cattedrale e il bazaar” Eric Raymond, era uno dei guru del free software, e questo e’ un testo particolarmente spiazzante per noi europei “civilmente superiori” 😉
    http://catb.org/~esr/writings/anarchist.html

    “Era” non nel senso che e’ morto, nel senso che non frega piu’ a nessuno: sono tutti troppo occupati a pisciare in bottiglia correndo a 100 all’ora per le stradine che sempre piu’ raramente non c’hanno l’autovelox (e accumulare buoni sconto, punti fedelta’, tessere, bonus, cash back e delinquenziaggini per stupidi varie).

  6. Mauricius Tarvisii scrive:

    Ma è inedita questa situazione? Le Repubbliche Marinare (espressione impropria) mica producevano nulla…

    • daouda scrive:

      bravo, corrett…d’altronde è solo un approvviggionamento per carità, non sia mai. Ce spieghi la differenza invece che ricordacce le stronzate?

  7. Moi scrive:

    … Poi, se vi capita, guardate anche a /Nomadland/, che aiuta).

    ———-

    Bah …senz’altro più “didascalico” il film “Sorry, We Missed You !” del Britannico Ken Loach

    https://youtu.be/ysjwg-MnZao

    PS

    Sicuramente Ugo Bardi sarebbe in grado di calcolare con sbalorditiva precisione approssimante matematica quanti nanosecondi durerebbe in più il Pianeta SE Roberto si mettesse ad andare in giro scalzo ! 😀

  8. Francesco scrive:

    >> Il Sistema Amazon ha creato un’inedita alleanza tra organizzatori della distribuzione e clienti contro produttori, lavoratori, facchini della distribuzione e stati che prelevano le tasse.

    Caro Miguel, esattamente cosa ci sarebbe di inedito? Mi pare una lotta classicissima, vecchia quasi come il mondo. E forse Marx ha peccato di brutale e moralistica semplificazione parlando di lotta tra padroni e lavoratori!

    Ciao

    • daouda scrive:

      famo er giochetto ar contraio puzzaculo…cosa c’è de vecchio invece che se ripropone? Vai, esplica:

      • Francesco scrive:

        che nell’economia siamo tutti nemici di tutti, e allostesso ne abbiamo bisogno, di tutti

        si tratta di non tirare troppo la corda

        spero che non te servano i disegnetti

  9. Giovanni scrive:

    Sperando di non ripetere qualcosa gia’ detto (non ho avuto tempo di leggere tutti i commenti), faccio presente che Amazon va ben al di la’ dell’usurpare i diritti di vendita dei piccoli produttori/rivenditori, usurpa addirittura i diritti d’autore! Infatti, mi e’ capitato di comprare un libro su Amazon e di scoprire che era stato stampato niente popo’ di meno che da Amazon stessa!!!
    Cioe’, un libro di circa 1000 pagine scritto da un’autorevole saggista, professoressa universitaria in pensione nonche’ difensore dei diritti linguistici e delle minoranze, e coferenziere presso l’ONU ha pubblicato nel 2009 (circa) un libro sul genocidio linguistico (linguistic genocide) con Routledge. Quindi stiamo parlando di un testo accademico non il giornalino di Gianburrasca, e con una casa editrice prestigiosa come Routledge. Ora, avendone bisogno per la mia tesi di Laurea ho deciso di spendere circa 80 euro per comprare questo libro e quando arriva a casa, sfogliandolo vedo che in fondo dice Printed in Great Britain by Amazon.
    Questo vol dire che Routledge non ha visto neanche il 49% del prezzo del libro, perche’ Amazon se l’e’ stampato da solo con tanto di copertina flessibile e tutto…
    Siamo quindi a dei livelli di ladrocinio impensabili, e il problema come dicevate e’ che oggigiorno diventa sempre piu’ difficile rinunciare a questi “servizi”.
    Di nuovo scusate se ripeto le riflessioni di altri, ma penso che oltre al furto di prodotti operato da Amazon il vero problema creato da questo commerciante gigantesco sia il fatto che toglie valore ai prodotti e a chi ci ha messo anima e corpo per progettarli e/o scirverli.
    Il fatto che con un click compro un libro e domattina mi arriva a casa fa si’ che quel libro abbia perso un po’ del suo valore; la facilita’ e la velocita’ con cui otteniamo la merce acquistata online e soprattutto su Amazon la priva del suo valore intrinseco. Diventano nient’altro che commodities, cose, numeri su uno scaffale che possono essere inviate di qua e di la’, non so mi sembra che sia un modo per sottrarre l’anima agli oggetti e per farci dimenticare il valore degli oggetti e farci pensare che con un click possiamo ottenere tutto cio’ che vogliamo nei tempi (brevi) che noi vogliamo. Ed e’ la cosa piu’ sbagliata e falsa che ci sia! Non so se mi sono spiegato, ad ogni modo era una riflessione che avevo bisogno di esternare.

    Saluti

    • Francesco scrive:

      ma scusa all’autrice li avrà pagati i diritti

      e la facilità di acquisto NON svilisce i prodotti, mica è la Laurea o l’Illuminazione, che anche il viaggio è importante

      è solo che il vino mi arriva a casa in due giorni e non in due mesi

      che poi da quando c’è Amazon si sono svegliati tutti a fare consegne meno a babbo morto

      ciao

      • Giovanni scrive:

        Forse non mi sono spiegato bene, intendevo due cose.
        1) Amazon in teoria, in origine, era un marketplace, un luogo su cui vendere prodotti, quindi io potevo vendere chesso’ i miei libri, Amazon li rivendeva e ci faceva un profitto. Visto che ora Amazon ha la capacita’ di stampare i libri, e visto il post di Miguel sull’argomento, la mia deduzione (magari hai ragione te e mi sbaglio) e’ che Amazon copia il prodotto che io vendo, dice a me che il mio non lo vuole nessuno, produce a basso costo delle copie del mio prodotto e le rivende senza darmi quello che mi spetta.

        2) la svalutazione sta nella commodificazione di tutto, libri, mobili, quadri, vino, sono solo delle ‘cose’ che amazon ti vende. c’e’ una bella differenza fra comprare il vino dalla cantina sociale o da Amazon e non parlo di prezzo ne’ di velocita’ di consegna. nel primo caso compio un’azione con cui riconosco il pregio, il valore, di quel prodotto e del lavoro che e’ costato a qualcuno per produrlo, dall’altro no, e’ come se comprassi dei prodotti al supermercato, non ho idea di chi li abbia fatti, ne’ dove, ne’ quando, ne’ perche’, solamente butto della roba nel carrello e la mia unica preoccupazione e’ spendere il meno possibile. Quindi mi gioco la qualita’ per la quantita’.

        • Francesco scrive:

          1) Beh, a chi non da quello che spetta? all’autrice o alla società editrice che produce libri con una tecnologia obsoleta e una logica da “i libri li leggono ricchi borghesi pieni di sghei”? mi sa che Amazon va a coprire una quota di mercati di lettori dalle tasche vuote e al massimo fa concorrenza alle biblioteche pubbliche, no?

          2) Tu non sei di Milano vero? non hai idea di cosa sia l’Esselunga a Milano o la Coop nelle regioni comuniste? poi quando uno ha voglia di spendere va in cerca dei negozi e si fa spennare

          mica sempre per roba migliore

          Ciao!

        • firmato winston scrive:

          Giovanni non capisco molto bene.
          Non so se puo’ servire a spiegare l’arcano, ma il “print on demand” e “just in time” e’ una cosa che tutti gli editori tendono a fare da molti lustri per i testi con poca richiesta, serve a stampare solo il venduto anche in copia singola, per non buttare tutto al macero, oggi le macchine da stampa lo consentono.
          Tieni conto che normalmente tutti i libri costano, in produzione, meno di un euro: all’autore va al massimo il 10 per cento ma quando va alla grande, piu’ probabile di solito il 5 o meno, e tutto il resto, cioe’ in media il 90 per cento del prezzo di copertina, va in oneri collaterali e accessori che non sono ne’ di stampa ne’ di diritto d’autore.
          Piu’ di un decennio fa ordinai un “prediche inutili” di luigi einaudi che essendo un testo con richiesta praticamente zero, era palesemente fatto con carta e stampa da fotocopiatrice per soddisfare la mia richiesta singola. Eppure usciva dalla casa editrice originale, una di quelle grandi che non ricordo, perfettamente rilegato in brossura.

        • roberto scrive:

          Commodificazione mi sembra un equivalente pudico e colto di democratizzazione…noi non vogliamo che anche la plebe possa avere acceso ad una bottiglia di vino o ad un libro sul genocidio linguistico, vero?

    • roberto scrive:

      Usurpa i diritti d’autore stampando???? Ma che stai dicendo????

      Ps piccolo indizio, il libri che ho adesso sul comodino:
      Autore: jean vautrin
      Editore: Grasset
      In terza di copertina appare la scritta “stampato in Germania da elsnerdruck”

      Autore: David rothery
      Editore: the open university
      Printed in great britain by clays

      Autore: Nick hornby
      Editore: Penguin
      Printed in great britain by clays

      Devo continuare?

      • roberto scrive:

        PS ho scritto prima di prendere il caffé e mi scuso con giovanni per il tono inutilmente polemico (ma la sostzanza quella è 🙂 )

  10. firmato winston scrive:

    Non e’ possibile, scopro adesso questo, il ricco “bonus condizionatore”, sconti dal 50 al al 65 per cento fino a 96.000 mila euro (!) di impianto senza alcun limite di reddito, per tutti.
    Ma e’ una vergogna mondiale.
    La presa per il culo finale:
    ” il contributo è infatti stato creato per motivi legati ai consumi e all’efficienza energetica delle abitazioni”
    Questo paese deve sprofondare nella merda, queste cose non sono piu’ accettabili, che poi a fare man bassa di queste occasioni sono i gia’ benestanti che hanno i consulenti e la cultura e i soldi da anticipare per farlo.
    Perche’ non anche il bonus Rolex?
    E il bonus Tesla? No anzi quello c’e’ gia’.

    https://www.sostariffe.it/news/come-richiedere-il-bonus-condizionatore-ad-agosto-2021-336089/

      • Fuzzy scrive:

        Ora che ci siam dentro fino al collo
        Ed è scoppiata la crisi del pollo
        In questa calma giornata d’agosto
        In cui sembrava ogni cosa al suo posto
        Suonan le trombe dell’Apocalisse
        Come Giovanni quel giorno predisse.
        A dire il vero per tale occasione
        Ci si aspettava l’agnello e il leone
        E s’attendevano l’aquila e il drago
        Come ebbe a dire quel grande presago.
        Ma fatto sta’ che una bella mattina
        Ti si presenta una vecchia gallina
        Dice di stare contrito e dimesso
        Che da domani s’inizia il processo
        E metti caso che hai molto peccato
        Devi finire sul fuoco grigliato.
        E in questa storia si gira e si volta
        Che per fortuna nessuno l’ascolta.

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