La “Transizione Ecologica” e l’olio da cucina

Come sapete, l’Europa si è impegnata a salvare il pianeta, riducendo le emissioni di CO2.

Allo stesso tempo, deve salvare l’economia.

Per riuscire ad avere la crescita sostenibile, ci vuole – come abbiamo già detto – la magia.

Che può essere contabile:

L’olio di frittura e altri oli sono considerati rifiuti, quindi quando vengono utilizzati per produrre biodiesel si risparmiano le emissioni di carbonio sostituendo l’olio fossile. L’Ue promuove l’olio da cucina usato in base alla sua legge sui combustibili verdi, che sta facendo aumentare la domanda per il prodotto “di scarto”.

A questo punto, si importa massicciamente olio usato, che viene rifilato all’Europa in quantità sospette: infatti è spesso olio fresco da deforestazione spacciato per usato, che a pensarci è una sorta di magia anche quella.

Il resto su Apocalottimismo (l’articolo originale è su Il Salvagente).

Buona Transizione!

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54 risposte a La “Transizione Ecologica” e l’olio da cucina

  1. Francesco scrive:

    Come fa ad essere economicamente conveniente spacciare olio fresco e buono da consumare per olio usato?

    Questo mi pare una decisa follia o una magia nera da intervento dello Stato in economia.

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Francesco

      “Questo mi pare una decisa follia o una magia nera da intervento dello Stato in economia.”

      Bisognerebbe studiare in dettaglio il meccanismo dei prezzi.

      Immagino che le imprese europee “virtuose e verdi” vengano ampiamente premiate; e/o vengono sovvenzionate le importazioni (non importa il tremendo inquinamento delle navi internazionali).

      E i fornitori trovino più conveniente – per una questione di economia di scala – gestire un’unica immensa piantagione che fare una raccolta capillare estremamente complessa di olio usato.

      • firmato winston scrive:

        Dieci- venti anni fa in europa divenne obbligatorio per i produttori di carburanti miscelarli con una percentuale di biocarburante, mi pare il 7 per cento.

        Naturalmente cio’ produsse l’ulteriore taglio e messa a coltura di distese amazzoniche, e l’aumento del prezzo del mais alimentare che mando’ in crisi i poveri ai limiti della sussistenza, nel senso che da poveri ma sussistenti li tramuto’ in miserabili morti di fame.

        Che tu sappia c’e’ ancora quella stupida regola? Perche’ se c’e’, e non e’ impossibile (mai ammettere i propri errori), preoccuparsi dell’olio usato mi sembra patetico.

        Ad esempio:
        https://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/focus_energia/2021/01/19/biocarburanti-le-indicazioni-sulla-nuova-quota-dobbligo_9b13476c-e040-4dea-8852-dfdca58ee7bd.html

        • Francesco scrive:

          pare fosse una fissa di Bush Jr per darsi un tono di verde

          però non serve il biocarburante: anche nutrire le nostre mucche può mettere in crisi i contadini poveri del Terzo mondo

          che però stretti tra prezzi politici bassissimi imposti dai loro governi e esportazioni di surplus agroindustriali sovvenzionati dal Primo mondo … dovrebbero essere crepati da tempo

          • firmato winston scrive:

            “nutrire le nostre mucche”

            Vero, ma credo solo perche’ esistono i concimi chimici: altrimenti il letame sarebbe indispensabile per un ciclo agricolo-naturale efficiente: cio’ che e’ scarto per un animale e’ nutrimento per una pianta e viceversa (vedi la CO2 che espiriamo e l’ossigeno che assumiamo, oppure il ciclo dell’azoto)
            https://www.agrariansciences.it/2020/08/i-conti-senza-l-oste-del-biologico.html

            “pare fosse una fissa di Bush Jr per darsi un tono di verde”

            Il sogno degli agricoltori di ogni paese e’ la carenza alimentare, di modo che i loro prodotti divengano costosi e molto profittevoli: se non ricordo male Bush assecondava l’istanza di tale lobby, mica c’e’ solo quella dei petrolieri.

            Nell’occidente florido si tenta di approssimarsi a tale obiettivo, pur nell’opulenza, con l’infamare ogni tipo di cibo che non sia il piu’ costoso (se costa di piu’ allora e’ meglio: il “bio” e’ un esempio, oppure lo e’ la campagna contro il grasso di palma che a quanto pare e’ stata messa in giro dai produttori di olio di girasole francesi – adesso il palma non e’ che si sia smesso di coltivarlo, anzi: ma viene riciclato come biocarburante – in Usa vendono stufe che al posto del pellet usano il mais: stufe a polenta).

            Il motivo per cui il surplus alimentare italiano a suo tempo veniva distrutto (non se qualcuno si ricorda le arance) e non reimmesso nel mercato era proprio questo: sostenere i prezzi e i redditi degli agricoltori.

            D’altra parte e’ anche vero che la sovrapproduzione provoca fallimenti che nella successiva stagione si traducono in vere carenze di mercato, che per gli alimenti primari non e’ solo un problema economico, diventa sanitario: se sei povero muori.

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      Raccogliere gli oli esausti ha costi da primo mondo. L’olio nuovo ha costi da terzo mondo.
      Ecco che non è così incredibile che l’olio nuovo costi di meno.

      • Francesco scrive:

        e non esiste nessun controllo in ingresso? dopo tutto, io riconosco l’olio che ho usato per friggere da quello che non ho ancora usato … o sbaglio?

    • firmato winston scrive:

      “magia nera da intervento dello Stato in economia”

      Probabilmente l’hai azzeccata: ci sara’ una tale incentivazione monetaria a processare tale olio, che conviene anche farla con l’ìolio buono.

      Un fatto reale analogo che pochi sanno: a un mio amico dipintore costa molto di piu’ smaltire la pittura avanzata, e parlo di quella acrilica ad acqua a zero tossicita’, negli appositi centri di raccolta, di quanto gli costa quella buona nuova, per unita’ di prodotto.

      Ho il fondato sospetto che il mondo del riciclo-recupero sia tutto cosi’, un clossale spreco di risorse e di burocrazia, sotto la fuffa in salsa green di copertura per blandire le anime candide.

  2. Miguel Martinez scrive:

    La cosa deprimente di tutte queste notizie è che:

    1) la questione ambientale esiste davvero

    2) se non se ne parla, sprofondiamo nei guai

    3) se se ne parla, si comincia a dire, “bisogna fare qualcosa!”

    4) si fanno quindi tutta una serie di cose, in clima emergenziale (tipo Regione Toscana che fa saltare i controllo ambientali sulle ditte della ndrangheta)

    5) si promuove una grande fuffa speculativa, con pochi effetti positivi e molti deleteri

    6) si fanno una serie di trucchi contabili (e le emissioni di CO2 si prestano moltissimo)

    Insomma, come ti muovi sbagli 🙁

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ Martinez

      “sbagli”

      Qualunque perturbazione della distribuzione di ricchezza di Pareto esistente (80% della ricchezza al 20% della popolazione) tenderà a rilassarsi, dopo un po’ di tempo, alla preesistente distribuzione di ricchezza di Pareto.

      Nella fattispecie, se un dato sistema economico produce inquinamento e produce contemporaneamente una distribuzione di ricchezza di Pareto, ogni modificazione tesa a ridurre l’inquinamento funzionerà solo se lascerà invariato Pareto.

      Una società può magari essere più ecocompatibile, ma mai più ugualitaria.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        Una società può magari essere più ecocompatibile, ma mai più ugualitaria.

        Quando dico che AdV è un alias di Francesco…

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ mauricius tarvisii

          “Francesco”

          …dici una fesseria.

          Constatare uno stato di fatto non vuol dire giustificarlo.

          E negare la realtà vuol dire illudersi.

          Il wishful thinking non è rivoluzionario.

          C’è tutta una serie di studi sulla resilienza delle distribuzioni (e in particolare delle distribuzioni di ricchezza) alle perturbazioni esterne.

          (E no, non sono studi finanziati da Soros. O perlomeno, io sono uno di quelli che ha ottenuto questi risultati, e non mai paga Soros o un altro “potere forte”).

          Il bacino di attrazione di Pareto (cioè l’insieme delle condizioni iniziali che alla fine producono una situazione dove l’89% della ricchezza va al 20% della popolazione) è MOLTO più grande di quello di Gauss (dove la distribuzione finale è una curva a campana con pochissimi super-ricchi, pochissimi miserabili e una media più o meno con un reddito uguale per tutti).

          Questo significa che se cominciamo con una società dove vale Pareto è difficile uscirne; anche una rivoluzione su vasta scala tenderà a riprodurre Pareto, alla fine.

          (La cosa interessante è che le perturbazioni che alla fine rilassano Pareto si distribuiscono nel tempo con la stessa legge delle guerre).

          Ho ragione dunque di dubitare che con la crisi ecologica che andiamo ad affrontare le cose andranno diversamente.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Mauricius Tarvisii scrive:

            Con un determinato sistema econonico-giuridico, l’allocazione delle risorse è quella, sì.
            Dire che tale sistema economico-giuridico sia necessario fa di te una persona di destra.

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ mauricius tarvisii

              “determinato”

              Per la precisione, con un qualunque modello di accrescimento della ricchezza dove la capacità di aumentare la propria ricchezza diminuisce all’aumentare delle diseguaglianza.

              Non avendo mai parlato di necessità, non sono di destra – nemmeno secondo la tua definizione.

              (Non è necessario che un triangolo sia rettangolo, ma se lo è vale Pitagora).

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Cioè la distribuzione di Pareto, “verificata” nel nostro sistema, secondo te è universale.
                Sei di destra e della peggiore destra: quella che traveste l’ingiustizia da inevitabilità, rammentando tutto di pseudoscientificità.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ mauricus tarvisii

                “verificata”

                Non è ‘verificata nel nostro sistema’. È il risultato stabile di una vastissima classe di modelli di econofisica. Se interessa ti do’ le bibliografie.

                “pseudoscientificita’”

                Io i miei risultati li ho pubblicati su una rivista di fisica statistica, dove sono sottoposti a pubblico scrutinio

                https://doi.org/10.1140/epjb/e2019-100220-7

                Se li trovi errati, sei libero di contestarli.

                Dove hai pubblicato i tuoi risultati?

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Miguel Martinez scrive:

                Per ADV

                “Non è ‘verificata nel nostro sistema’. È il risultato stabile di una vastissima classe di modelli di econofisica. Se interessa ti do’ le bibliografie.”

                ti credo, non ho dubbi sulla tua acribia scientifica.

                Casomai i dubbi sorgono riguardo a ciò che si chiama “ricchezza” – immagino in una società in cui la ricchezza fondamentale è costituita da pagnotte, i ricchi non saprebbero cosa farsene dell’80% delle pagnotte, mentre in una società fondata sul denaro, io saprei subito cosa fare con il 99% del denaro in circolazione.

                Quello che mi chiedo è come nasca un meccanismo simile.

                Il 20% della specie umana ha l’astuzia per imporsi sul resto?

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Non è ‘verificata nel nostro sistema’. È il risultato stabile di una vastissima classe di modelli di econofisica. Se interessa ti do’ le bibliografie.

                Ora ti dimostro in due parole che non solo non è vero, ma è proprio privo di significato.

                Prima di tutto richiede un sistema fondato sulla proprietà privata. E questo è tutto fuorché universale.
                Nelle società dove tutto appartiene al sovrano non c’è mica un sovrano ogni cinque abitanti. Nelle società feudali, fondate sul beneficio, più che sulla proprietà, ciò che è di uno può contemporaneamente essere di un altro, visto che i benefici sono rapporti a carcata.
                Ma persino dove c’è la proprietà privata non è universale il concetto di “soggetti” su cui si fonda la proporzione.
                Parliamo di famiglie? Parliamo di individui? No, non è indifferente, visto che nel secondo caso è proprio la piramide demografica delle società tradizionali a non far tornare i conti. Nel primo caso, come fai a dire che lo schiavo (che appartiene al nucleo familiare, tra l’altro di quello possidente) è parte del 20% che possiede?
                Dai, è proprio destra liberista, destra liberista che ha preso gli ultimi 150 anni di storia occidentale e li ha trasformati in assoluto.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Tra l’altro, che io sappia, per passare dal numero di fuochi al numero di individui si usano solitamente moltiplicatori demografici superiori a 5, per cui mi chiedo come si possa anche solo credere che il 20% della popolazione controlli l’80% della ricchezza.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ Martinez

                Un post, due domande fondamentali. 🙂

                “saprei subito cosa fare”

                E’ notevole che i risultati non dipendano dalla definizione di ‘ricchezza’. In particolare, se cambio unità di misura (per esempio passo dalla quantità di euro alla quantità di conchiglie) il risultato finale non cambia proprio. Se Pareto (l’80% della ‘ricchezza’ al 20% delle persone) rappresenta l’ “ineguaglianza”, questa rappresentazione è la stessa in tutte le monete (e le unità di misura della ‘ricchezza’) del mondo,

                “resto”

                Non c’entra l’astuzia. Una società è descritta come un insieme di un grandissimo numero di agenti (persone, o aziende, o Stati) ciascuno dei quali ha una propria ‘ricchezza’ (un qualunque numero reale positivo) che dipende dal tempo. Col passar del tempo ogni agente può aumentare la propria ‘ricchezza’ tanto più quanta più ‘ricchezza’ ha già, ma solo a patto che non ci sia un’eccessiva differenza della sua ‘ricchezza’ da quella degli agenti che gli sono vicini. Nel caso tale eccessiva differenza invece ci sia, l’ulteriore crescita di ricchezza si suppone in qualche modo saturata (vuoi dalla concorrenza, vuoi dal coalizzarsi degli altri, vuoi dall’invidia 🙂 … non ha importanza) . I modelli considerati per l’evoluzione della ‘ricchezza’ dei vari agenti differiscono tra loro per il modo con cui questa saturazione viene descritta.

                Tutti gli agenti sono supposti essere ugualmente astuti e/o bravi e/o competenti, per cui non esiste a priori un 20% più ‘astuto’ degli altri.

                Non c’è alcuna volontarietà nel modello di per sé; così, il ‘libero arbitrio’ dell’azione dei singoli agenti è descritta come una perturbazione casuale della meccanica del modello.

                Allora risulta che partendo da una distribuzione casuale di ‘ricchezza’ all’istante iniziale, lasciando passare un tempo sufficientemente lungo, e indipendentemente dal modo con cui si descrive la saturazione, la distribuzione di ricchezza che si ottiene è quasi sempre Pareto. (Sul ‘quasi’ torno fra poco).

                Ne segue che, partendo proprio da una distribuzione di Pareto, dopo un po’ si riottiene Pareto.

                Sottolineo che questo NON significa che la condizione del 20% di quelli che a un dato istante sono privilegiati (cioè che hanno l’80% della ‘ricchezza’ disponibile) sia costante. Al contrario, potranno esservi sommovimenti tali che nessuno degli agenti ‘privilegiati’ a un dato istante rimanga tale agli istanti successivi, e che altri agenti prenderanno il loro posto. Ma la distribuzione di Pareto rimane invariata.

                Perché?

                Chi per primo ha scoperto il fenomeno lo ha ottenuto come il risultato di un semplice esperimento numerico. Si sono presi migliaia di agenti e li si è fatti interagire ripetutamente per qualche decina di migliaia di volte. Si è ripetuto il giochino cambiando di volta in volta in modo casuale la distribuzione iniziale di ‘ricchezza’. E si è ‘quasi’ sempre osservato Pareto alla fine.

                Il mio contributo non è di essermi chiesto quale fosse il meccanismo dettagliato che produce Pareto. Piuttosto, io mi sono posto la domanda se esistesse una distribuzione resiliente rispetto a una qualunque perturbazione. Senza usare il computer, cioè con carta e penna, ho dimostrato che ‘quasi sempre’ quella distribuzione è Pareto.

                A te, sostenitore dei Nidiaci, interesserà soprattutto cosa significa quel ‘quasi’.

                Risulta un’altra distribuzione che può risultare resiliente contro ogni perturbazione, ed è la Gaussiana, o curva a campana: in tale distribuzione tutti hanno più o meno la stessa ricchezza, a parte una piccola minoranza di milionari e una piccola minoranza di miserabili (anche qui, il destino di ogni singolo agente può cambiare, ci si può ritrovare da ricchi poveri e viceversa, ma la maggior parte del tempo lo si passa nel mezzo). E’ la distribuzione che meglio si adatta ad essere descritta come ‘uguaglianza’. (E di fatto, l’uguaglianza assoluta ne è un caso limite).

                Risulta che l’ “uguaglianza” prevale sulla “ineguaglianza” in un solo caso:

                quando la saturazione, cioè l’effetto dell’interazione di ciascun agente con gli agenti con cui è immediatamente a contatto, è sufficientemente forte.

                In altre parole, quando l’effetto sull’aumento della ‘ricchezza’ del singolo agente della ‘ricchezza’ che ha già a disposizione è molto più piccolo dell’effetto che gli agenti a lui più vicini hanno su di lui/lei.

                E’ la condizione che descrive l’economia del piccolo villaggio, della comunità relativamente isolata in cui tutti fanno i conti in tasca a tutti e la rete delle relazioni fra vicini è così forte da impedire che qualcuno emerga troppo sopra o sprofondi troppo sotto la media.

                Per essere ugualitaria, in altre parole, una società deve essere piccola.

                Non appena questo vincolo viene meno, non appena si va ad una società dove i vincoli posti dai propri simili si allentano, si passa immediatamente a una situazione dove una distribuzione di “uguaglianza” diventa instabile. Cioè, se anche immaginiamo che una società parta all’istante iniziale con una distribuzione a campana, il sistema evolverà inevitabilmente verso una distribuzione di Pareto, verso l’ “ineguaglianza”.

                La distinzione è nettissima, e somiglia tanto a quella che separa l’acqua dal ghiaccio. Sopra i 0°C, liquido, sotto, solido. Ci possono essere localmente zone di ghiaccio sopra i 0°C o di acqua sotto i 0°C, ma sono instabili, o come piace dire ai fisici “metastabili”: in parole povere, non durano.

                Resta aperto un quesito fondamentale, che mi arrovella. Abbiamo sempre rappresentato il libero arbitrio individuale come una perturbazione casuale. Nello studio si è implicitamente assunto che non ci fosse correlazione fra la perturbazione casuale di un agente e quella dei suoi vicini, ossia che ciascuno decidesse liberamente per i fatti suoi. Cosa succede se rimuoviamo questa ipotesi di lavoro? Se accettiamo cioè che persone diverse possano liberamente coordinarsi?

                La domanda cade nel dominio di ricerca dei cosiddetti ‘sistemi attivi’. Esempi di sistemi attivi sono gli stormi di uccelli e i branchi di pesci, che a volte si muovono collettivamente come un solo individuo anche se ciascun agente si coordina solo con i suoi simili più vicini. Ma lo studio dei sistemi attivi è ancora agli inizi.

                La domanda in particolare che sorge è: può la coordinazione fra agenti ridurre il dominio si stabilità di Pareto e aumentare quello della Gaussiana e cambiare così le cose anche per saturazione meno intensa, cioè per società più grandi di un villaggio?

                O, in termini più familiari: può la coscienza di classe fare la rivoluzione in una società avanzata e non solo in qualche piccola Comune?

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ Mauricius Tarvisii

                “privata”

                Infatti nella formulazione del principio di Pareto (si chiama impropriamente così, anche se in realtà è una funzione di distribuzione) non si parla mai di ‘proprietà’. Si dice solo che dato un certo modo di definire la ricchezza (talleri, dracme, conchiglie, terra, schiavi, piume di struzzo…) l’ottanta per cento della popolazione (ovviamente quella che puo’ disporre di ricchezza, e dove vige la schiavitù gli schiavi fanno parte della ricchezza, non della popolazione) dispone del venti per cento della ricchezza disponibile. Come notato fra gli altri da Orwell, valeva anche nella collettivistica URSS, e con qualche modifica minore valeva anche nel Giappone dei samurai. E trattandosi di una funzione di distribuzione, ha un significato statistico, e non esclude singole eccezioni come la ricchezza spropositata di un singolo – sia nel caso in cui questa ricchezza è una fluttuazione casuale come quella di una vincita alla lotteria (il Black Swan di Taleb) sia nel caso in cui è una conseguenza della dinamica del sistema come la strabordante ricchezza del re in una monarchia assoluta (il Dragon di Sornette). Pareto formulò il principio che porta il suo nome andando a vedere la distribuzione delle aree delle proprietà terriere nel Piemonte ottocentesco. Il suo principio è stato riscoperto tante di quelle volte che ha finito col diventare il paradigma di fenomeni diversissimi, ben oltre quello della distribuzione di ricchezza, dai terremoti alla turbolenza nei fluidi alla distribuzione delle parole nei dizionari, tanto che si parla di ‘distribuzioni generalizzate di Pareto’.

                La destra liberista c’entra come i cavoli a merenda.

                E il mondo là fuori non dipende dalle nostre idee politiche. Altrimenti torneremmo a Marr e a Lysenko. E magari rigetteremmo l’elettromagnetismo ottocentesco come “scienza borghese”.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                “dispone del venti per cento della ricchezza disponibile”

                Non è vero nell’universalità dei casi, semplicemente. E’ un dato di fatto.

              • firmato winston scrive:

                @ADV
                “In altre parole, quando l’effetto sull’aumento della ‘ricchezza’ del singolo agente della ‘ricchezza’ che ha già a disposizione è molto più piccolo dell’effetto che gli agenti a lui più vicini hanno su di lui/lei”

                MOLTO interessante tutto il discorso.

                Riguardo quanto sopra, non so se ho capito bene, ma mi fai venire in mente una cosa: chi ha conosciuto piu’ o meno grandi ricchi/potenti “self-made”, nota che sono completamente assorbiti, maniacalmente, dall’incremento della loro ricchezza/potenza, in qualche modo ne sono dominati, cosi’ come puo’ essere dominato dal pensiero del suo hobby l’operaio che nel tempo libero e’ appassionato di pesca con la lenza (cambiano gli oggetti, ma l’essere umano sempre quello e’).

                In altre parole l’effetto di saturazione nell’accumulo di ricchezza/potere non c’e’, semmai e’ il contrario! Piu’ ne hai piu’ ne vuoi! Nel caso del potere poi, e’ certo che una volta incamminato su quella china, sei pure costretto ad incrementarlo sempre di piu’ a pena di essere scalzato dagli altri concorrenti e gettato nella rovina completa (e questo probabilmente, nel contesto del discorso, produce la distribuzione paretiana anche nelle societa’ che vorrebbero essere, o dirsi, comuniste – in fin dei conti ricchezza potere).

                Pero’ in tutte queste cose non c’e’ casualita’, tutt’altro, si tratta di fenomeni che una volta (magari casualmente) partiti sono fortemente legati all’interazione causale e alla volonta’, che mi par di aver capito e’ proprio cio’ che differenzia le paretiane dalle gaussiane. Il permanere del caso, e della gaussiana, probabilmente e’ cio’ che limita e modera la paretiana, impedendole di andare oltre la regola dei 4/5.

                Consoliamoci pensando che la capacita’ di godere di cio’ che gia’ si possiede, cosi’ come l’intelligenza, non dipendono dalla volonta’, sono casuali, e infatti stanno su una gaussiana. 😉

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ firmato winston

                “MOLTO”

                Correttezza vuole che io sottolinei che – siccome tanto la distribuzione di Pareto quanto quella di Gauss sono funzioni di distribuzione di probabilità, ossia ti dicono quanto è probabile che un ‘agente’ abbia una certa ‘ricchezza’, non chi l’avrà nè tantomeno qual caratteristiche debba avere – è impossibile, nei limiti dei modelli, parlare di cose come ‘la sete di potere’ , o per conerso dell’ ‘altruismo’, di questo o di quello. Fanno parte di quell’imponderabile comportamento individuale che i modelli descrivono come rumore.

                Detto questo, mi perdonerai una piccola vanteria 🙂 Nei tradizionali modelli usati ad esempio nelle speculazioni di Borsa , il comportamento individuale è un rumore di fondo che si sovrappone all’andamento degli indici di Borsa (in particolare della ‘volatilità’, Francesco ti saprà dire meglio di me). In questi modelli questo rumore è indipendente dall’andamento generale del mercato e si sovrappone ad esso: in ogni momento, vale a dire, la gente compra e vende allo stesso modo. Ora, qualsiasi libro si storia racconta invece come le grandi crisi tipo quella del ’29 (e qui di nuovo mi appello a Francesco) sono state contrassegnate dal panico: non è vero che la gente comprava e vendeva allo stesso modo una settimana prima e una settimana dopo il Giovedì Nero del ’29!

                Applicato alla distribuzione di ricchezza, questo modo di rappresentare il rumore predice sempre che la distribuzione che si ottiene … è una campana. In altre parole, se fosse per gli analisti di Borsa tutti gli ‘agenti’ dovrebbero vivere in un mondo dominato dall’uguaglianza, con pochi miseri e pochi ricchi in ugual numero.

                E’ ovvio che non è così. Normalmente, è vero, le cose vanno ‘business as usual’, ed è per questo che questi modelli hanno avuto tanto successo. Ma nessun modello esistente ha mai previsto una Grande Crisi tipo il ’29… se non DOPO che la crisi era scoppiata. E’ stato calcolato che secondo i modelli oggi usati a Wall Street la crisi del 2008 aveva una probabilità di verificarsi pari a 1 diviso 10 seguito da 899 zeri. In questi modelli Pareto lo si ottiene soltanto forzando a mano, letteralmente, le equazioni per far sputare loro fuori la distribuzione osservata in realtà.

                I modelli che ho studiato rinunciano a ipotizzare che il rumore di fondo sia indipendente dall’andamento della distribuzione di ricchezza nel suo complesso. Una distribuzione di Pareto è quello che si ottiene come quella distribuzione di ricchezza che alla lunga è maggiormente resiliente rispetto a perturbazioni arbitrarie.

                Questo significa che se scoppia una rivoluzione, una pandemia o una crisi ecologica allora ci sarà casino per un po’, ma alla lunga il sistema si spaparanza di nuovo su Pareto.

                Significa anche che se si cerca di sovvertire la distribuzione di ricchezza senza cambiare le regole della sua produzione al livello individuale, alla fine comunque Pareto ritorna.

                In particolare, finché resta vero che più ricchezza ho più ne posso produrre fatta salva la necessità di sgomitare continuamente (per i più poveri per star meglio, per i più ricchi per tenersi a galla), allora a meno di essere in una comunità sufficientemente piccola alla lunga troveremo Pareto.

                Non essendo un economista di formazione, ho rinunciato a scegliere questo o quel particolare modello: usando quel che so di meccanica statistica, disciplina abbastanza astratta ma che consente di ottenere informazioni senza dipendere dal cherrypicking di questa o quella ipotesi, ho cercato in una (vasta) classe di modelli che portavano sia a Pareto sia a Gauss quale fosse, se esisteva, la distribuzione resiliente rispetto a perturbazioni arbitrarie, e ho trovato che tale distribuzione è Pareto ‘quasi’ sempre.

                Ad ogni perturbazione seguono quindi sommovimenti che riconducono a Pareto. A grandi perturbazioni, comprensibilmente, seguono grandi sommovimenti. Quando diventano davvero grandi, allora – ed è qui che io ho fatto un balzo sulla sedia – questi sommovimenti obbediscono a loro volta a una funzione di distribuzione di probabilità, che coincide con quella che il bizzarro e geniale matematico inventore dei frattali e dei metodi matematici per le previsioni meteo, un personaggio romanzesco, il quacchero Lewis Fry Richardson, trovò per le guerre.

                Ho dimostrato che le equazioni ipotizzate da Richardson sono un caso particolare delle equazioni utilizzate per i modelli che portano a Pareto.

                ‘potere’

                Come ho detto, ‘hypotheses non fingo’, non considero la natura del meccanismo di saturazione.

                Immagino pero’ che quando ci si trova in cima alla piramide la fatica per restarci sia notevole.
                Se mi arricchisco molto più del mio prossimo, infatti, ciò aumenta lo sforzo per non perdere quanto ottenuto a seguito ad esempio di eventuali coalizioni di altri contro di me, e ciò assorbe mie energie che avrei altrimenti potuto devolvere ad arricchirmi di più: alla fine la maggiore ricchezza che ottengo serve solo a rendere più sicura quella che già ho, e a parità di condizioni la mia capacità di arricchirmi ne risulta saturata.

                Per contro, se sono molto più povero dei miei vicini, è facile che questi facciano cartello per impedire a ‘parvenus’ come me di rompere loro le scatole, e condurrò i miei affari dovendo sgomitare e superare così un attrito molto superiore a quello che subirei se fossi già più o meno ricco come i miei vicini e dunque nel loro stesso circolo del golf, club, pub o associazione di categoria.

                Non ho parlato di attrito a caso. Matematicamente la saturazione è descritta proprio come un attrito. Intuitivamente, ciò fa pensare che la competizione sia un processo irreversibile, ossia che produca entropia (dato che l’attrito è appunto un processo irreversibile e produce entropia). Ma l’aumento di entropia è il marchio di fabbrica dei processi che avvengono spontaneamente.

                Ciò è in accordo con l’idea che Pareto si ottenga spontaneamente. Non c’è cioè il cattivo padrone delle ferriere che schiavizza il proletario che dunque fa la fame e che magari paga il fisico per dimostrare che la sua maggiore ricchezza è inevitabile (così che il fisico passa per essere ‘di destra’… 🙂 ) .

                C’è un meccanismo (una vasta classe di meccanismi, in realtà) di produzione della ricchezza che fanno sì che in una società sufficientemente vasta si formi una piccola minoranza di privilegiati e una vasta maggioranza di subalterni. I singoli possono saltare, salire o scendere, ma la piramide rimane.

                Come ho già scritto, rimane aperta la questione se la piramide rimane stabile anche di fronte a una azione coordinata di singoli agenti per cambiarla. Sistemi dove ciò avviene (gli stormi di certi uccelli e i banchi di certi pesci) presentano comportamenti sorprendenti.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

        • Francesco scrive:

          Beh, c’è che io sono molto scettico sulla econofisica ma devo confessare la mia ignoranza.

          Di pancia sono certamente paretiano: la diseguaglianza è insita nella natura umana e cresce al crescere dell’umanità – è minima tra i selvaggi, sospetto – e gli sforzi per porvi rimedio sono sprechi di risorse e di sofferenze.

          Ma la pancia è solo la pancia.

          Mi piacerebbe capire meglio i modelli che ADV cita, anche se mi sento vecchio per tornare a scuola.

          Il comunismo reale è un ottimo esempio di come la mia pancia pare abbia ragione. Dopo aver abolito le condizioni legali perchè ci fosse una distribuzione paretiana della ricchezza, ci si è ricaduti.

          Il socialismo nordico ha fatto qualcosa? il neoliberismo la ha esasperata?

          Un buon esempio di gaussiana è un monastero medievale, che però è anche un regime politico dittatoriale. Mi pare.

          • firmato winston scrive:

            Un altro esempio di gaussiana e’ quanto uno riesca a mangiare data la capacita’ della sua pancia, ricco o povero che sia (da cui i cibi “status” e l’attuale mania per gli chef della nostra societa’ opulenta).
            Quello che non e’ distribuito gaussianamente e’ il potere, e non lo e’, sospetto, per definizione (potere di cui la ricchezza e’ un alias), perche’ potere, gerarchia, e’ proprio la capacita’ di far deviare la gaussiana, detta anche “distribuzione normale”, con l’uso della volonta’, e per esteso dell’ideologia. Per questo andava ancora peggio nei paesi sovietici. E’ il paradosso del potere (e dell’anarchia): il potere che elimina ogni potere non c’e’.

            • Francesco scrive:

              i selvaggi dell’Amazzonia obbediscono a un capo onnipotente o sono schiavi di regole di sopravvivenza “impersonali”?

              e chi vorrebbe vivere come loro?

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Francesco

                “i selvaggi dell’Amazzonia obbediscono a un capo onnipotente o sono schiavi di regole di sopravvivenza “impersonali”?”

                Non sono un esperto, conosco meglio il Messico… dove più o meno c’è una comunità di anziani che decide all’unanimità in base a regole tramandate oralmente, ed eleggono il più ricco tra di loro (spesso suo malgrado) perché paghi le feste per tutti.

              • Francesco scrive:

                pensavo a una società egualitaria, mi pare che lì in Amazzonia tutti sappiano come costruirsi con le proprie mani tutti gli attrezzi e simili che usano … quindi non ci sono disparità materiali

              • firmato winston scrive:

                “e chi vorrebbe vivere come loro”

                Loro ad esempio, esattamente come te.

              • firmato winston scrive:

                Miguel e Francesco e compagnia, c’e’ un interessante articolo qui:

                https://www.agrariansciences.it/2021/04/focus-sul-settore-ortofrutticolo.html

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ firmato winston

              “far deviare la gaussiana”

              Devo sottolineare che nei modelli che ho studiato ciascun agente interagisce con gli agenti vicini, non interagisce mai con tutti gli agenti presenti nel sistema. La gaussiana, come la paretiana, è una distribuzione di probabilità calcolata a partire da tutto il sistema nella sua interezza. Nessuno “fa deviare la gaussiana” (o la paretiana), nessun agente la vede neanche. Ciascuno se la vede coi suoi vicini, i vicini a loro volta coi loro vicini e così via. Pareto o Gauss sono il risultato collettivo di tante azioni individuali (come va di moda dire da qualche tempo, sono ‘proprietà emergenti del sistema’).

              Due conseguenze meritano di essere indicate.

              La prima è che il ‘potere’, qualunque cosa sia, è un effetto locale, è qualcosa che caratterizza l’interazione fra un agente e i suoi vicini (o, in linguaggio cristiano, un essere umano e il suo prossimo).

              Secondo Orwell, ad esempio, ‘il potere è la capacità di infliggere dolore’. Questa è una relazione binaria: c’è chi picchia, licenzia, arresta o affama (o meglio, chi può picchiare, … ecc. come nel caso dei ricattatori, dei poliziotti e degli esattori delle imposte) e chi viene picchiato, ecc. I ruoli sono invertibili, il manganello non cambia. Secondo Foucault, il potere va descritto appunto come una interazione sociale a corto raggio, che coinvolge faccia a faccia due individui (o poco più di due): infatti parla di “microfisica del potere”.

              La seconda è che se Pareto è una proprietà emergente e se la guerra è intimamente legata a Pareto (se ad esempio è un meccanismo che riporta la distribuzione perturbata di ricchezza alla sua forma stabile paretiana, come una valanga elimina gli accumuli di neve ristabilendo la distribuzione di neve originaria) allora anche la guerra è un comportamento emergente.

              Ma se la guerra è un comportamento emergente allora i singoli possono farci poco o nulla. Senza citare l’esempio delle innumerevoli “marce della pace” di Assisi e simili che non hanno fermato un solo coltello nel genocidio del Ruanda e una sola pallottola nel macello libanese, basta ricordare l’esempio di un conflitto gigantesco come la prima guerra mondiale che è scoppiato nonostante la dichiarata volontà contraria di tutti i governi coinvolti. Eliminare – o quantomeno limitare – la guerra richiede modificare le regole stesse della produzione della ricchezza; senza di ciò tutti gli appelli alla ragionevolezza o alla conversione dei cuori sono aria fritta – come amaramente riconosciuto dallo stesso Richardson, quacchero obiettore di coscienza che ha pagato con la carriera la sua coerenza personale di nonviolento ante litteram.

              E – a differenza di quello che insegnavano i marxisti – le regole da modificare sono più semplici e più generali di quelle proprie del capitalismo, per cui la rivoluzione proletaria non elimina nè la disuguaglianza nè la guerra.

              Più precisamente, finché resta vero che più ricchezza ho più ne posso produrre fatta salva la necessità di sgomitare continuamente (per i più poveri per star meglio, per i più ricchi per tenersi a galla), allora a meno di essere in una comunità sufficientemente piccola riottengo Pareto – e quando si verifica una grande perturbazione Pareto può ristabilirsi con una guerra.

              Come ottenere questo sia possibile in una società avanzata con miliardi di persone, sinceramente non lo so.

              Può darsi che azioni individuali coordinate su vasta scala e adeguatamente mirate facciano saltare Pareto?

              Ciao!

              Andrea Di Vita

          • Andrea Di Vita scrive:

            @ Francesco

            “scettico”

            Infatti, io che non sono economista immagino che questi modelli pecchino di eccessiva semplificazione. Per me, come ho spiegato, è un problema di fisica statistica (affascinante, certo, ma non pretendo che questo fascino lo sentano in tanti… 🙂 ) .

            “socialismo”

            L’indice di Gini misura la diseguaglianza nella distribuzione dei redditi. Si osserva che è di poco più egualitaria la situazione nei paesi della socialdemocrazia scandinava rispetto a quelli governati dal neoliberismo, ma è un effetto relativamente piccolo. Del resto Pareto non dice nulla sull’effettivo benessere materiale anche di chi sta peggio, predice ‘soltanto’ una proporzione numerica fra i più e meno ‘ricchi’.

            “comunismo”

            Oltre l’ovvio riferimento a Orwell, che come sai è il basso continuo della mia attività intellettuale 🙂 , il fatto che tutte le società note più complesse e vaste di un isolato villaggio amazzonico o di qualche remoto eremo buddista presentino una stratificazione di classi sociali, intese proprio come fasce di popolazione con una qualche ‘ricchezza’ comunque definita che sta all’interno di un certo intervallo di valori, insieme col fatto che questa stratificazione soddisfa più o meno Pareto
            almeno nelle società più grandi è fonte di continua meraviglia.

            L’altro fatto sorprendente (sempre con le dovute eccezioni di cui sopra) è l’onnipresenza della guerra.

            “medievale”

            Un monastero medievale è una comunità chiusa dove il comportamento del singolo è continuamente controllato fin nella distribuzione degli impegni quotidiani ora per ora nel corso della giornata.

            I modelli cui faccio riferimento assumono agenti del tutto liberi e sgomitanti fra loro.

            Un brano di Chesterton rende bene la differenza.

            In quel brano dei bambini vengono lasciati giocare su un terrazzo in cima a un grattacielo. Una spessa ringhiera delimita il terrazzo e impedisce di cadere di sotto. I bambini si scatenano e giocano liberamente.

            Poi, un benintenzionato pedagogo fa togliere la ringhiera.

            Dopo un po’, i bambini giocano ancora, ma tutti stretti al centro del terrazzo, per paura di lasciarsi andare e rischiare di avvicinarsi troppo al bordo e cadere di sotto.

            L’isolamento rassicura.

            L’abbandono nel vasto mondo spinge a sgomitare.

            “Go west, young man…”

            Ciao!

            Andrea Di Vita

            P.S. Una nota a latere, solo apparentemente scollegata. Dopo la sua esperienza di barelliere in trincea, Richardson osservo’ empiricamente una cosa, su cui Chesterton avrebbe certo concordato in pieno: è falso che il maggior benessere materiale delle masse allontani la guerra. Se è vero che i poveri sono disposti a rischiare la pelle pur di ottenere il necessario per sè e i propri figli, i benestanti sono disposti a tassarsi per procurare armi a sè e allo Stato se pensano che ciò diminuisca la loro insicurezza. (Un popolo di persone non misere e notoriamente restie a ridurre il proprio reddito come quello Genovese ha una storia che è singolarmente priva di eventi bellici 🙂 ). La guerra non è facilitata dalla povertà, ma dall’insicurezza. La stessa insicurezza, forse, che produce il continuo sgomitare che produce Pareto.

    • daouda scrive:

      il punto numero 6 perlomeno è l’unica cosa giusta da farsi.

  3. Fuzzy scrive:

    https://valori.it/tariq-fancy-blackrock-finanza-sostenibile-greenwashing-dossier-biden/
    La finanza non può essere sostenibile se non viene assoggettata a delle regole.
    Ma i soldi che girano di chi sono? Del pensionato? Sarà contento che il suo fondo pensione perda valore? E chi tra i politici si prende l’incombenza di regolarizzare la finanza verrà poi rieletto?
    Chi sono i ricchi? Quelli strascichi o anche quelli che possiedono un capitale diciamo di almeno 500.000 euro? Quanti sono?
    Domande.

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ Fuzzy

      La frase

      “Il problema è che l’intero sistema economico e il capitalismo sono oggi focalizzati sul breve termine, a partire dai premi e dagli incentivi degli amministratori delegati. Mentre quello climatico è, appunto, un problema di lungo termine.”

      è copiata pari pari da “I limiti dello sviluppo”.

      La verità è che ricchi e poveri sono coinvolti allo stesso modo, checché se ne dica. Basti solo l’esempio dei fondi pensione. Sono considerati la soluzione al problema del mantenimento delle pensioni nonostante l’allungamento della vita media e il conseguente invecchiamento della popolazione, ma si finanziano appunto con la finanza, ossia prestando soldi a finanzieri che in cambio di un rendimento garantito minimo hanno un’e norme massa di contante con cui giocare in Borsa. Insieme coi petrodollari, i fondi pensione sono fra le principali fonti di contante a disposizione della finanza. Eppure servono a integrare le magre pensioni di tanta gente!

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Fuzzy scrive:

        . I fondi pensione rappresentano la metà di tutto il denaro nel sistema finanziario globale e, non solo questi fondi supportano i peggiori inquinatori aziendali, ma sono sempre più coinvolti in mali come l’accaparramento di terre, il private equity e la privatizzazione dei servizi sanitari e delle infrastrutture. 45 Questi salari differiti, che ora valgono oltre 50 trilioni di dollari e gestiti da poche decine di gestori di fondi aziendali, sono più che sufficienti per coprire i costi stimati per risolvere la crisi climatica.46 Ma continueranno a finanziare la distruzione del clima se lasciati nelle mani delle società finanziarie.

        Il problema che dobbiamo affrontare non è come convincere i BlackRocks o la Nestlés di questo mondo a investire in soluzioni alla crisi climatica. È come riprendere il controllo dei fondi, delle risorse e dei governi che sono attualmente catturati dalle società al fine di supportare soluzioni autentiche alla crisi climatica che soddisfino i bisogni delle persone.

        https://grain.org/en/article/6634-corporate-greenwashing-net-zero-and-nature-based-solutions-are-a-deadly-fraud

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ Fuzzy

          “come riprendere il controllo”

          «per il vecchio capitalismo, sotto il pieno dominio della libera concorrenza, era caratteristica l’esportazione di merci, per il nuovo capitalismo, sotto il dominio dei monopoli, è caratteristica l’esportazione del capitale […] la necessità dell’esportazione di capitale è determinata dal fatto che in alcuni paesi il capitalismo è diventato più che maturo e al capitale […] non rimane più un campo di investimento redditizio».

          https://it.wikipedia.org/wiki/L%27Imperialismo,_fase_suprema_del_capitalismo

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Francesco scrive:

            ma Lenin non aveva mai sentito parlare della Borsa? è lì che immagina gli investimenti del capitale solo come torni e presse e fabbriche?

            😀

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ Francesco

              Al contrario: Lenin è fra i primi marxisti che ha incluso la Borsa nella descrizione dello sviluppo del capitale. L’imperialismo lo definisce appunto come quella fase in cui il capitalismo, diventato definitivamente globalizzato, alimenta la ricerca di nuovi mercati con le masse di denaro rese disponibili dalla speculazione finanziaria (che a sua volta è alimentata dai profitti ottenuti su tali mercati).

              Ciao!

              Andrea Di Vita

  4. Miguel Martinez scrive:

    Un’altra cosa interessante è cogliere il ruolo fondamentale della cosiddetta “criminalità” in queste situazioni.

    La legge si scontra con un bisogno: che può essere quello di fare una conceria concorrenziale, di uscire dal Niger e arrivare in Germania, di farsi una canna.

    In questo caso, prevale la persona che è disposta a rischiare di più.

    I rischi ci sono a mille livelli – dal mettermi d’accordo con un concorrente che questa volta vinco io l’appalto, la prossima volta la vince lui, e teniamo i prezzi alti; fino a portare una tonnellata di cocaina dalla Colombia a New York.

    La “crescita sostenibile”, essendo un ossimoro, crea innumerevoli opportunità di questo tipo.

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ Martinez

      “criminalità”

      Secondo Saviano, i camorristi descrivono sempre se stessi come imprenditori che forniscono un servizio a prezzi competitivi, e considerano ipocriti chi li persegue. E dati i metodi che usano, il loro servizio di smaltimento rifiuti è certamente fornito a prezzi concorrenziali.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  5. Miguel Martinez scrive:

    Natale messicano, una piccola azione anticolonialista rivendicata dai cattivissimi dell’ITS qualche mese fa in questo modo pittoresco:

    (traduzione con DeepL)

    Con la benedizione dell’Ignoto, abbiamo abbandonato un ordigno artigianale nella Cattedrale del Sacro Cuore di Gesù a San Cristobal Ecatepec, ieri sera 24 dicembre. Abbiamo abbandonato l’esplosivo nel cofano di un furgone rosso parcheggiato di fronte all’obiettivo, mentre si celebrava l’ignominiosa messa di Natale, la nostra bomba è esplosa lasciando sorpresi gli astanti e i negozianti vicini, la nostra intenzione era che ci sarebbe stato qualche ferito o morto visto che la bomba era piena di chiodi e schegge pronte a lacerare e perforare i corpi umani, tuttavia non è stato così, lo sarà per la prossima. Dopo il suono stridulo, la strada si è riempita di fumo, l’odore della polvere da sparo e più di uno ha commentato ciò che aveva visto, una palla di fuoco assordante di più di 3 metri che si è alzata nell’aria e ha lasciato danni al furgone, il nostro attacco è stato un simbolo della guerra millenaria delle credenze pagane contro la religione cattolica condotta per migliaia di anni dai nostri antenati, una guerra che continuiamo ancora oggi.

    Axkan Kema Tehuatl Nehuatl, terrore, lesioni e morte alla civiltà e alle sue ridicole celebrazioni!

  6. Moi scrive:

    La litote inopportuna …

    https://www.msn.com/it-it/notizie/italia/grillo-conte-%C2%ABcomprendo-beppe-ma-non-trascuro-il-dolore-della-ragazza%C2%BB/ar-BB1fRBv0

    Grillo, Conte: «Comprendo Beppe ma non trascuro il dolore della ragazza»

  7. Mauricius Tarvisii scrive:

    Tempi d’oro per Amazon: dopo aver schiacciato il sindacato, sembra che la sua pubblicità abbia vinto l’Oscar

    https://www.latimes.com/entertainment-arts/movies/story/2021-04-13/nomadland-amazon-oscars-controversy

  8. Miguel Martinez scrive:

    Per Pino Mamet

    Il 25 aprile alle 8.47, Pino Mamet scrisse:

    “Prima che ci pensi Moi:

    “La canzone Bella Ciao condannata per catcalling”

    ;

    Non è vero (quest’anno…) tranquilli…”

    Oggi sul Fatto Quotidiano vedo questa vignetta (messa su però il 25 aprile stesso):

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/04/25/liberazione/6177176/

    • PinoMamet scrive:

      🙂

      ci arriveremo, vedrete…

      • Francesco scrive:

        cazzo se ci arriveremo!

        non solo molestie per strada ma sessismo implicito e pesantissimo

        le donne a casa a fare la calza e gli uomini in montagna a fare la resistenza!!!

        e perchè ignorare l’attacco all’omosessualità che è ben presente nel sottotesto? cosa è questa idea che sconfitti i neri si torna a una democristiana normalità di coppie uomo-donna?

        e i non binari?

        e la violenza?

        e gli invasori? chi ci dice che domani non saranno i leghisti a chiamare invasori i migranti?

        CANCEL BC NOW

  9. Miguel Martinez scrive:

    Dall’Afghanistan, dopo vent’anni di guerra e qualche trilione di dollari…

    traduzione deepL

    Fonte: https://www.bbc.com/news/world-asia-56747158
    Afghanistan: “Abbiamo vinto la guerra, l’America ha perso”, dicono i talebani
    media captionI talebani si preparano alla pace o alla guerra?

    Guidare verso il territorio controllato dai talebani non richiede molto tempo. A circa 30 minuti dalla città settentrionale di Mazar-e-Sharif, superando grandi crateri lasciati dalle bombe sulla strada, incontriamo il nostro ospite: Haji Hekmat, il sindaco ombra dei talebani nel distretto di Balkh.

    Profumato e con un turbante nero, è un membro veterano del gruppo, essendosi unito per la prima volta ai militanti negli anni ’90, quando questi governavano la maggior parte del paese.

    I talebani hanno organizzato una dimostrazione di forza per noi. Allineati su entrambi i lati della strada ci sono uomini pesantemente armati, uno porta un lanciarazzi, un altro un fucile d’assalto M4 catturato dalle forze americane. Balkh una volta era una delle parti più stabili del paese; ora è diventata una delle più violente.

    Baryalai, un comandante militare locale con una reputazione feroce, indica la strada, “le forze governative sono proprio lì vicino al mercato principale, ma non possono lasciare le loro basi. Questo territorio appartiene ai mujaheddin”.

    È un quadro simile in gran parte dell’Afghanistan: il governo controlla le città e i paesi più grandi, ma i talebani li circondano, con una presenza in gran parte della campagna.

    I militanti affermano la loro autorità attraverso sporadici posti di blocco lungo le strade principali. Mentre i talebani fermano e interrogano le auto che passano, Aamir Sahib Ajmal, il capo locale dei servizi segreti talebani, ci dice che stanno cercando persone legate al governo.

    “Li arrestiamo e li facciamo prigionieri”, dice. “Poi li consegneremo ai nostri tribunali e saranno loro a decidere cosa succederà dopo”.

    I talebani credono che la vittoria sia loro. Seduto davanti a una tazza di tè verde, Haji Hekmat proclama: “Abbiamo vinto la guerra e l’America ha perso”. La decisione del presidente americano Joe Biden di ritardare il ritiro delle restanti forze statunitensi a settembre, il che significa che rimarranno nel paese oltre la scadenza del 1° maggio concordata l’anno scorso, ha scatenato una brusca reazione da parte della leadership politica talebana. Tuttavia, lo slancio sembra essere con i militanti.

    “Siamo pronti a tutto”, dice Haji Hekmat. “Siamo totalmente pronti per la pace, e siamo pienamente preparati per la jihad”. Seduto accanto a lui, un comandante militare aggiunge: “La jihad è un atto di culto. L’adorazione è qualcosa che, per quanto tu ne faccia, non ti stanca”.
    image captionHaji Hekmat, il sindaco ombra dei talebani nel distretto di Balkh, si è unito al gruppo negli anni ’90

    Nell’ultimo anno, c’è stata un’apparente contraddizione nella “jihad” dei Talebani. Hanno smesso di attaccare le forze internazionali dopo la firma di un accordo con gli Stati Uniti, ma hanno continuato a combattere con il governo afgano. Haji Hekmat, però, insiste che non c’è alcuna contraddizione. “Vogliamo un governo islamico governato dalla Sharia. Continueremo la nostra jihad finché non accetteranno le nostre richieste”.

    Se i Talebani sarebbero disposti o meno a condividere il potere con altre fazioni politiche afgane, Haji Hekmat si rimette alla leadership politica del gruppo in Qatar. “Qualsiasi cosa decidano, noi l’accetteremo”, dice ripetutamente.

    I Talebani non si vedono come un semplice gruppo ribelle, ma come un governo in attesa. Si riferiscono a se stessi come “Emirato Islamico dell’Afghanistan”, il nome che hanno usato quando erano al potere dal 1996 fino a quando sono stati rovesciati all’indomani degli attacchi dell’11 settembre.

    Ora, hanno una sofisticata struttura “ombra”, con funzionari incaricati di supervisionare i servizi quotidiani nelle aree che controllano. Haji Hekmat, il sindaco talebano, ci accompagna in un tour.

    Ci viene mostrata una scuola elementare, piena di bambini e bambine che scarabocchiano sui libri di testo donati dall’ONU. Quando erano al potere negli anni ’90, i talebani hanno vietato l’istruzione femminile, anche se spesso lo negano. Anche ora, ci sono rapporti che in altre aree le ragazze più grandi non sono autorizzate a frequentare le lezioni. Ma qui almeno i talebani dicono di incoraggiarla attivamente.

    “Finché indossano l’hijab, è importante che studino”, dice Mawlawi Salahuddin, responsabile della commissione locale per l’istruzione dei Talebani. Nelle scuole secondarie, dice, sono ammesse solo insegnanti donne, e il velo è obbligatorio. “Se seguono la Sharia, non ci sono problemi”.
    image captionAlcuni temono che alle ragazze sarà negato l’accesso all’istruzione se i talebani prenderanno nuovamente il potere

    Fonti locali ci hanno detto che i Talebani hanno rimosso le lezioni di arte e cittadinanza dal programma scolastico, sostituendole con materie islamiche, ma per il resto seguono il programma nazionale.

    Quindi i talebani mandano le proprie figlie a scuola? “Mia figlia è molto giovane, ma quando sarà grande, la manderò a scuola e alla madrassa, purché attui l’hijab e la Sharia”, dice Salahuddin.

    Il governo paga gli stipendi del personale, ma i talebani sono al comando. È un sistema ibrido in vigore in tutto il paese.

    In una clinica vicina, gestita da un’organizzazione umanitaria, la storia è simile. I talebani permettono al personale femminile di lavorare, ma devono avere un accompagnatore maschio di notte, e i pazienti maschi e femmine sono stati segregati. La contraccezione e le informazioni sulla pianificazione familiare sono facilmente disponibili.

    I talebani vogliono chiaramente che li vediamo sotto una luce più positiva. Quando passiamo davanti a una folla di studentesse che stanno tornando a casa, Haji Hekmat gesticola eccitato, orgoglioso di contraddire le nostre aspettative. Le preoccupazioni per la visione dei talebani sui diritti delle donne rimangono comunque. Il gruppo non ha alcuna rappresentanza femminile e negli anni ’90 ha impedito alle donne di lavorare fuori casa.
    image captionLe donne sono autorizzate a lavorare in questa clinica sanitaria locale, ma hanno accompagnatori maschi di notte

    Guidando attraverso i villaggi del distretto di Balkh, vediamo molte donne, non tutte con il burqa, camminare liberamente. Al bazar locale, tuttavia, non ce ne sono. Haji Hekmat insiste che non c’è alcun divieto nei loro confronti, anche se in una società conservatrice dice che in genere non parteciperebbero comunque.

    Siamo sempre accompagnati dai talebani, e i pochi residenti locali con cui parliamo professano tutti il loro sostegno al gruppo e la loro gratitudine per aver migliorato la sicurezza e diminuito la criminalità. “Quando il governo aveva il controllo, imprigionavano la nostra gente e chiedevano tangenti per liberarla”, dice un anziano. “La nostra gente ha sofferto molto, ora siamo felici della situazione”.

    I valori ultra-conservatori dei Talebani si scontrano meno con quelli delle aree più rurali, ma molti, soprattutto nelle città, temono che vogliano resuscitare il brutale Emirato Islamico degli anni ’90, minando le libertà con cui molti giovani sono cresciuti negli ultimi due decenni.

    Un residente locale ci ha parlato più tardi, sotto condizione di anonimato, e ci ha detto che i Talebani erano molto più severi di quanto hanno ammesso nelle nostre interviste. Ha descritto che gli abitanti del villaggio sono stati schiaffeggiati o picchiati per essersi rasati la barba, o che gli stereo sono stati distrutti per aver ascoltato la musica. “La gente non ha altra scelta che fare quello che dicono”, ha detto alla BBC, “anche per questioni minori si passa alle mani. La gente ha paura”.
    image captionUn residente ha detto alla BBC che la gente è spaventata per obbedire ai talebani locali

    Haji Hekmat ha fatto parte dei talebani negli anni ’90. Mentre i combattenti più giovani che macinano intorno a noi sono felici di scattare foto e selfie, lui inizialmente si muove per coprirsi il volto con il turbante quando vede la nostra macchina fotografica. “Vecchie abitudini”, dice con un sorriso, prima di permetterci di filmare il suo volto. Sotto il vecchio regime dei talebani, la fotografia era vietata.

    Ho chiesto se hanno commesso degli errori quando erano al potere. Si comporterebbero di nuovo allo stesso modo adesso?

    “I talebani di prima e i talebani di adesso sono gli stessi. Quindi, paragonando quel periodo e adesso, non è cambiato nulla”, dice Haji Hekmat. “Ma”, aggiunge, “ci sono cambiamenti nel personale, naturalmente. Alcune persone sono più dure e altre più calme. Questo è normale”.

    I Talebani sono apparsi deliberatamente vaghi su ciò che intendono per “governo islamico” che vogliono creare. Alcuni analisti lo vedono come un tentativo deliberato di evitare frizioni interne tra la linea dura e gli elementi più moderati. Possono entrambi accomodare coloro che hanno punti di vista diversi e non alienare la loro stessa base? Andare al potere potrebbe rivelarsi il loro più grande test.

    Mentre mangiamo un pranzo a base di pollo e riso, sentiamo in lontananza il rombo di almeno quattro diversi attacchi aerei. Haji Hekmat è imperturbabile. “È lontano, non preoccupatevi”, dice.

    La potenza aerea, in particolare quella fornita dagli americani, è stata cruciale nel corso degli anni nel trattenere l’avanzata dei Talebani. Gli Stati Uniti hanno già ridotto drasticamente le loro operazioni militari dopo aver firmato un accordo con i talebani l’anno scorso, e molti temono che dopo il loro ritiro i talebani saranno in grado di lanciare una presa militare del paese.

    Haji Hekmat deride il governo afgano, o “amministrazione di Kabul” come lo chiamano i talebani, come corrotto e non islamico. È difficile vedere come uomini come lui si riconcilieranno con gli altri nel paese, a meno che non sia alle loro condizioni.

    “Questa è la jihad”, dice, “è il culto. Non lo facciamo per il potere, ma per Allah e la sua legge. Per portare la sharia in questo paese. Chiunque si opponga a noi, noi lo combatteremo”.

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