E’ una storia di cui ho parlato qualche volta tra i commenti, ma credo che meriti un post a sé. Una goccia d’acqua per capire il rapporto tra Istituzioni e Vita.
In fondo al nostro giardino, alle spalle delle case dell’Uomo che Può Tutto, c’è quella che chiamano una bicocca, una struttura mezza diroccata
Il Sindaco, nel novembre del 2014, promise che entro un anno, la bicocca sarebbe diventata una Nuova Splendida Ludoteca. Sul sito del Comune, ne troverete da qualche parte persino un rendering in stile Calatrava.
(Notate i bambini a destra in basso, e i loro sguardi di innocente entusiasmo)
Siccome i fiorentini c’hanno sempre da ridire, c’è stata subito una rivolta contro i pali davanti, come se quello fosse il problema.
Da allora, l’unica novità significativa è che si è rotto un tubo che scaricava la pioggia dal tetto, così l’acqua mina direttamente le fondamenta.
Ma facciamo una visita guidata.
All’estrema sinistra della bicocca, si trova l’unica sede fisica della nostra surreale squadra di calcio, circa due metri per due. Dal tetto ci piove dentro.
Poi c’è la stanzina che la nostra spumeggiante Francesca sta aprendo in questo momento, dove si sono accumulati per anni materiali che il Comune non aveva i soldi per buttare, poi una mano misericordiosa ha provveduto all’eutanasia.
A destra, la Stanza della Caldaia con i suoi bei cartelli, cui ritorneremo brevemente.
Seguono due bagni. Ogni tanto si scassano, dopo la prima richiesta di intervento al Comune, abbiamo capito l’andazzo. Oggi li ripara un silenzioso babbo marocchino che arriva, aggiusta, chiede, “tutto ok?”
Infine, c’è una casetta in cui, per motivi dimenticati dalla storia, ci abita un montanaro aretino, mistico cattolico, comunista e reazionario, che sa riparare organi di chiesa e fa crescere piante selvatiche con lo sguardo; mentre la notte chiacchiera con gli uccelli notturni del giardino. E quando il mondo sembra assurdo, sappiamo io e lui di capirci davvero, non c’è una volta che non siamo profondamente d’accordo su tutto.
Siccome il Comune doveva farci la Nuova Splendida Ludoteca nella bicocca, un giorno ingiunsero lo sfratto al montanaro, dandogli una casa (di solito non si fa, ma essendoci un’Urgente Necessità Pubblica, fu possibile per una volta).
Al raggiante assessore che ci comunicava lo sfratto, facemmo sommessamente notare che nascosto in un’altra stanzina, ci dormiva ancora un famoso baritono, che faceva concerti e insegnava musica barocca da Pechino a San Pietroburgo, ma quando era in patria, aveva questa non fissa dimora.
Da anni, il baritono non rivolgeva la parola al mistico, se non per occasionali letihate che si sentivano in tutto il Rione del Drago Verde.
Il baritono in questione scriveva su un sito di appuntamenti,
“I am an italian guy, Florence is my hometown but i travel around the World for work and holidays. I am a professional singer and manager in the field of music. I like very much to enjoy pleasures of life and i am generous and dynamic. I can host you in one of my beautiful apartments in Florence“.
Accanto a loro due, c’è appunto la Stanza della Caldaia.
Ricoperta di minacciosi avvisi riguardanti pericoli di incendio, la Stanza della Caldaia romba giorno e notte, emanando malvagie lucine dietro le sue grate ricoperte di ragnatele.
Molto tempo fa, passò il principale architetto del Comune e restò incantato. “Ma con quella caldaia, si potrebbe riscaldare un quartiere… sapete a cosa serve?” ci chiese, ma noi siamo umili volontari che tengono aperto un giardino… C’è scritto pure un numero da chiamare, però è sbiadito con il tempo e ormai illeggibile.
Forse c’entra con il misterioso contatore del gas all’esterno del giardino che gli spacciatori usano come deposito per le dosi da vendere?
Il contatore gira, ma nessun funzionario a cui abbiamo chiesto sa dirci cosa conti. Forse… magari… e che sia…
Chiediamo al mistico e al baritono, se per caso la Caldaia di Stato riscalda la loro casetta. No, loro vivono tutto l’inverno senza traccia di riscaldamento.
Allora, iniziamo a seguire i tubi, e scopriamo che portano a un locale, a una trentina di metri di distanza, dove una cooperativa fa attività per ragazzi delle scuole medie e superiori, per tre ore al giorno, cinque giorni la settimana.
Lo spazio è diviso in due parti: un immenso salone, gelido di inverno e soffocante d’estate, e una stanza più piccola, dove un misterioso macchinario produce un rumore assordante e fa tremare il pavimento, facendo pensare a un’imminente esplosione.
A quanto pare, la caldaia produce il calore, la macchina-bomba invece è una pompa che dovrebbe spingere l’aria calda a forza in tutto il vasto locale del salone accanto.
Dove però la temperatura massima raggiunta d’inverno è di 13 gradi (beati loro, noi invece che dobbiamo badare gratuitamente a un centinaio di bambini e famiglie, siamo direttamente senza tetto tutto l’inverno).
Più si affanna la pompa, più rischia di farci saltare tutti per aria, ovviamente.
Una funzionaria del Comune prende a cuore la faccenda, e inizia a investigare.
Scopre così che la presa d’aria della pompa è stata murata da una mano misteriosa. Dove ci doveva essere una griglia, ci sono dei mattoni che qualcuno ha messo deliberatamente.
La scoperta risale a qualche mese fa.
Un mese fa, invece, qualcuno ha scoperto un interruttore che spegneva la pompa, liberando tutti dal rumore infernale e dal pericolo di esplosioni.
Ieri, faceva un gran caldo al giardino, gli alberi avevano messo le prime foglie per sostituire quelle che il Comune non aveva mai pulito, ma non abbastanza per farci ombra.
Dovete sapere che chi deve pulire i giardini ha appaltato l’impossibile pulizia di decine di giardini a una cooperativa, che dovrebbe usare qualcosa come cinque persone per pulirli tutti.
Alla fine ci siamo commossi, e così non glielo chiediamo nemmeno a loro di pulire il nostro giardino, ci pensiamo noi. E siamo riusciti a buttare, modestamente, quaranta sacchi di fogli nella discarica ecologicamente giusta, e le altre cercheremo di usarle per far fiorire un orto.
Eppure, ieri, nonostante il caldo, la Caldaia in grado di riscaldare un quartiere rombava sempre.
Poveretta, ormai poteva soltanto riscaldare se stessa.

@ Martinez
Sei sprecato con questi post.
Chiama il Gabibbo, Capitan Ventosa o simili.
Di questi tempi, in campagna elettorale permanente come siamo, quelli del Comune di fronte a uno sputtanamento ben fatto si precipitano.
Dal Patto della Crostata al Rimpasto d’Oltrarno!
(Per molto meno scoppiò la rivolta d’Ungheria)
Ciao!
Andrea Di Vita
…
http://www.quicomo.it/wp-content/uploads/capitan-ventosa-nov15-2.jpg
https://www.youtube.com/watch?v=bMPYk1vVmG4
… Miguel, meglio se deleghi ! 😉
Quindi avete accoppato la pompa invece di rimuovere i mattoni? Che almeno lo stanzone andava oltre i 13 gradi, potevate affittarlo a 2.000 senegalesi e rifare il Nidiaci.
Il tutto a spese della stupidità del Comune, anzi trasformando uno spreco puro in un beneficio rionale!
Ciao
come rombava ancora, non l’avete spenta?
possiamo dire che tutto ciò non è esattamente un buon esempio di amministrazione pubblica?
sono riusciti a spegnere la pompa ma non la caldaia!
che però mi viene una domanda: è una caldaia a plutonio? è alimentata direttamente da North Stream? viene ogni tanto una cisterna pagata dal Comune a rifornirla? avete scoperto il segreto dell’energia perpetua senza bisogno di alimentazione e lo tenete nascosto perchè siete fiorentini e quindi cattivi?
:0
caldaia a gas immagino.
arriverà ogni tanto una bolletta ad un pirla che la paga senza pensarci troppo.
ci sarà in bilancio una voce “riscaldamento di xxx” e nessuno sa cosa è, nessuno se ne interessa finché (spero) un giorno la corte dei conti gli farà un cazziatone.
(a proposito perché a noi la corte dei conti fa un cazziatone se mettiamo troppa acqua agli interpreti e da voi potete riscaldare impunemente un quartiere?)
Per roberto
“come rombava ancora, non l’avete spenta?”
Non abbiamo le chiavi della stanza e non sapremmo spegnerla.
Miguel,
il vostro Comune non è ancora uno Stato…
O per meglio dire, non lo è più 😀
Nei documenti ufficiali che si vedono qui, ci sono tra l’altro due errori.
Non il “giardino dei Nidiaci”, ma il “giardino [Umberto] Nidiaci”; non “via dell’Ardiglione” ma “Via d’Ardiglione” (infatti deriva dalla parola “Dardiglione”).
Il che ci dà un po’ un’idea…
A Bologna c’è viale Lenin, come saprai.
Ma sul cartello ora c’è scritto: viale Ilic Uljanov Lenin.
Perché non viale Vladimir Ilic Uljanov Lenin? Dopotutto prima c’era proprio scritto: viale V. I. U. Lenin, con le iniziali abbreviate.
Ecco, secondo me è successo questo: qualcuno ha trovato l’indicazione abbreviata su qualche elenco, si è chiesto cosa significasse “V. V. I. U.”, ha pensato che le due “V” fossero lì per via di un’indebita ripetizione e zacchete!
Così il vecchio Nikolaj Lenin si è trovato privo del suo nome di battesimo.
Naturalmente è un’illazione, ma questa bizzarra decapitazione non me la spiego diversamente.
qualcuno ha trovato l’indicazione abbreviata su qualche elenco, si è chiesto cosa significasse “V. V. I. U.”, ha pensato che le due “V” fossero lì per via di un’indebita ripetizione e zacchete!
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Quando c’è stato il cambio ufficiale di targa ? Quasi sicuramente è colpa di qualcuno (del Partito) che ha tradito sé stesso !
No è una direttiva UE che chiede di risparmiare sull’inchiostro dei cartelli agli Stati che sforano i parametri di maastricht
Per Z
“ma questa bizzarra decapitazione non me la spiego diversamente.”
🙂
non sono così esperto di bolscevichi
Vladimir Ilic Uljanov aka Nikolaj Lenin? non ricordo questa cosa del Nikolaj
PS se LUI fosse morto da piccolo di pertosse, sarebbe cambiato qualcosa? la Storia avrebbe trovato uno capace di efferatezze simili? o ci saremmo risparmiati il bolscevismo al potere?
Il meglio è la famosa Via Veneto a Roma, che sarebbe Via Vittorio Veneto, abbreviata in Via V. Veneto.
ricordo una polemica vagamente simile per Via Staligrado … che a furia di dare per scontato che sia dedicata alla storica battaglia, non se ne ricorda più quasi nessuno; e ogni tanto arriva il “genio” 😉 che “bisognerebbe cambiarle nome in Via Volgogrado”.
Stalingrado, naturalmente .
E’ una polemica un po’ ciclica …
Per ADV
“Di questi tempi, in campagna elettorale permanente come siamo, quelli del Comune di fronte a uno sputtanamento ben fatto si precipitano. ”
E’ già successo innumerevoli volte.
Le reazioni sono due
1) la migliore è quando non rispondono (si delega a un assessore la risposta in aula, che viene data qualche settimana dopo e non tocca alcuno dei punti in questione).
2) la peggiore è quando promettono di risolvere immediatamente il problema, dichiarandosi indignati che esista e facendosi intervistare dalla stampa.
Poi ci provano sul serio, chiamando i tecnici con fare autorevole, “guardi che io sono la Politica e decido, voi dovete soltanto eseguire”.
I tecnici con santa pazienza spiegano al giovine politico perché lui non ha capito assolutamente nulla della faccenda.
Il giovine politico cerca quindi di cambiare assessorato appena possibile, prima che qualcuno gli chieda conto della sua promessa.
Ed è difficile dargli torto.
@ martinez
Non mi riferivo ai politici, che effettivamente fanno come dici tu (lo si vede anche a Genova).
Mi riferivo ai funzionari comunali abbastanza in basso nella gerarchia per non avere troppe protezioni politiche oltre l’assunzione e abbastanza in alto pervere comunque qualche responsabilità di comando e non godere di protezioni sindacali come quelle della bassa manovalanza.
Un esempio dalla mia città.
Sotto le finestre dell’ufficio di un mio collega scorre il Polcevera, che per essere un torrente è un corso d’acqua abbastanza grosso. Dopo l’ultima alluvione, tutto un gran parlare sui giornali riguardo alla carente manutenzione del territorio. Il collega vede dalla finestra che un grosso scavatore è piazzato sul greto del torrente proprio davanti a un piccolo canale di scolo. Nulla di male, solo che sta lì da settimane. Se viene una bomba d’acqua lo scavatore fa da tappo e fa una strage (poco sopra passa una strada). Telefona al Comune, niente. Telefona ai vigili, niente, telefona alla ASL, niente. Passano i giorni. Allora fa uno foto con lo smartphone e la manda con re righe di spiegazione: a) al Comune b) ai vigili urbani c) ai vigili del fuoco d) alla polizia e) ai carabinieri f) alla guardia di finanza g) alla forestale (all’epoca c’era ancora) h) ai giornali i) a Striscia la notizia j) alle Iene, avendo l’accortezza di mettere tutti i destinatari in copia per conoscenza di modo che ciascuno sapesse che anche gli altri l’avevano ricevuto.
Lo scavatore è stato tolto due giorni dopo.
Ciao!
Andrea Di Vita
Per ADV
“Lo scavatore è stato tolto due giorni dopo.”
Certo, per piccole cose funziona, ed è un buon metodo.
Probabilmente esiste un operaio che si possa delegare a prendere l’escavatore, lo si toglie a qualche altro compito per una mezza giornata, c’è un posto dove parcheggiare l’escavatore, c’è un’unica funzione coinvolta, non c’è bisogno di un permesso particolare da qualche altro ente.
Però appena la cosa si complica, si finisce per andare fuori di testa.
Stiamo pensando di riparare adesso la rete del campetto di calcio, e siccome ci vorranno circa 1.500 euro, già sappiamo che è impossibile aspettarsi che lo faccia il Comune.
Cercheremo di fare una colletta in tutto il quartiere, cominciando con la vendita di borse di cotone con il logo del Lebowski, coinvolgendo i negozianti e così via.
A un certo punto, è più facile che mendicare al Comune, che è abbastanza umiliante.
Ovviamente lo faremo con tutte le precauzioni tecniche del caso – tanto anche se lo facessimo male, sarebbe molto meglio della rete tutta spunzoni e buchi che c’è adesso.
L’importante è che dopo, non si permettano di fare i paternalisti con noi.
@ martinez
Se c’è da cavar fuori soldi allora fate bene a far da soli. In tempi di ‘spending review’ e di Troika imminente nessun funzionario tira fuori un euro. Anche nel privato, ho visto attività di due mesi abortire perchè di tre dirigenti nessuno si è preso la responsabilità di stanziare 50 euro per un biglietto ferroviario (non scherzo).
Ma per spegnere una caldaia non c’è da mettere niente a bilancio.
Ciao!
Andrea Di Vita