Gli assassini di identità e le false piste

Conosciamo tutti la formula: avviene un fattaccio di sangue, se è uno “straniero” che fa male a un “italiano”, è colpa della Boldrini, se è un “italiano” che fa male a uno “straniero” è colpa di Salvini.

Avendo avuto la sventura di essere personalmente testimone, qualche tempo fa, di quelli che chiamano un fatto di cronaca, so per amara esperienza che può succedere di tutto quando non si ragiona più, e che l’unica cosa che non interessa a nessuno è la verità dei fatti, se esiste.

Però il fattaccio di Fermo è un’occasione per parlare di tutto il mondo immaginario che accompagna eventi simili.

Il commentatore Habsburgicus, prodigiosa e sorridente miniera di informazioni sugli angoli più reconditi della storia umana, scrive,

“secondo me, si vuole trascurare il fatto oggettivo che un’immigrazione incontrollata indurrebbe, con il tempo, un mutamento etnico..e questo a molti non piace”.

E cita come esempio la Lettonia, dove:

“negli anni ’80 il popolo lettone insorse unanime contro il mutamento etnico indotto, o favorito, da Mosca (nel 1989 i lettoni erano il 52 %..senza la perestrojka, entro il 2000 i lettoni sarebbero stati minoranza nel loro stesso Paese e avrebbero subito uno scacco matto, definitivo, in saecula saeculorum)..i lettoni dissero chiaro e tondo che VOLEVANO CHE LA LETTONIA RESTASSE DEL POPOLO LETTONE..e, non solo grazie a loro, vinsero!”

Non sono d’accordo, ma proprio per questo è interessante il paragone con la Lettonia.

La Lettonia è infatti un piccolissimo paese, con un vicino di dimensioni sterminate, che all’epoca imponeva ovunque la propria cultura e aveva anche il controllo militare del territorio.

L’Italia è esattamente il contrario. Intanto è un paese sovrano. Adesso si alza qualcuno e dice che qui comanda la Merkel, o la NATO, e ovviamente ha ragione. Ma gli italiani non vivono in un paese pieno di funzionari sloveni che ti impongono la loro potentissima lingua, né gli italiani sognano di emigrare in massa a Ljubljana.

Pensateci… quanti marocchini qui cercano di imparare l’italiano, e quanti italiani cercano di impare l’arabo (o magari il berbero?).

Diamo per buona l’affermazione che gli italiani abbiano in qualche modo una “identità”, un misto di abitudini, storia, rapporti familiari, cultura, quello che volete.

Comunque qualcosa che io personalmente amo, confusamente ma profondamente; e che non scambierei con nient’altro.

L’identità italiana è certamente in pericolo.

Il primo, radicale, nemico dell’identità italiana è da sempre lo Stato che si chiama Italia.

Lo Stato ordina che la gente non deve parlare come parla, ma deve parlare come vuole lo Stato.

Lo Stato decide che non conta quello che pensano e sentono le persone che hai attorno, ma che la Verità risiede in un’istituzione, la Scuola, incredibilmente simile a quella di tutti gli altri paesi d’Europa. Persino il pezzo di stoffa che chiamano “bandiera nazionale” ha le stesse misure di tutte le altre “bandiere nazionali” del mondo. E quando lo Stato manda a morire i giovani, mette loro divise quasi indistinguibili da quelli dei loro avversari.

Lo Stato dice che al mondo esistono soltanto due realtà: lo Stato, che possiede risorse sterminate e il monopolio della violenza, e tu-individuo, che devi fare come dice lo Stato (ma in compenso puoi divertirti ogni cinque anni a votare,  nella versione più democratica).

E’ una cosa talmente enorme che non ce ne rendiamo nemmeno conto; ma le diverse sfumature di Stato, dal fascismo alla democrazia attuale, ci fanno dimenticare il Primo Comandamento dello Stato: tu non avrai altro dio all’infuori di me.

Il secondo distruttore dell’identità italiana è quello che chiamano Progresso, che nel giro di un secolo ha diviso le famiglie italiane, ha spostato i singoli italiani in luoghi in cui non avrebbero mai voluto vivere, ha annientato il paesaggio che li circondava, facendoli vivere in casermoni indistinguibili da quelli di San Francisco, di Sarajevo o di Shanghai.

Il terzo distruttore è stato la televisione.

Il sogno inconfessabile dell’Inquisizione – per la prima volta nella storia, un gruppo minuscolo degli imprenditori ha il potere di decidere dell’immaginario di un popolo intero, estraendo contemporaneamente da quel popolo una quantità enorme di ricchezza.

E questo immaginario (i nostri sogni, desideri, affetti…) è costruito secondo un modello che viene da oltre mare. Ma non da oltre il nostro mare, tipo da Tunisi; addirittura da oltre l’Oceano Atlantico e oltre ancora, dagli studi di Hollywood.

Dopo queste tre spaventose bastonate, cominciarono ad arrivare in Italia alcune persone nate all’estero.

Lasciamo perdere di nuovo i moralismi (ho capito, non ce la fate, ma il problema è vostro).

La badante moldava pagata in nero che abbandona i propri figli proprio per poterli mantenere, accompagnando alla morte l’antipaticissima vecchietta italiana, o lo spacciatore peruviano sedicenne che si sente ganzo con le scarpe della Nike e il coltello facile, comunque sono qui perché sentono il potere di attrazione dell’economia italiana.

Santi o bastardi, sono comunque fragili e piccoli.

Nessuno di loro ha la minima aspirazione a imporre alcunché agli italiani.

Anche perché se la badante moldava ci provasse a portare all’Ortodossia gli eretici italiani, ci penserebbero i peruviani a fermarla: in Italia le migrazioni sono tante e non ce n’è una che non sia minoranza.

In mezzo a questo, tutte le minoranze cercano di conservare qualcosa della propria identità, a spizzichi e bocconi.

Tutte le minoranze sanno che il 90% di quello con cui sono partite è perso, ma c’è ancora chi digiuna prima della Pasqua e dipinge icone dopo essere uscito dalla fabbrica, chi la mattina si aggiusta il hijab in testa nonostante tutto, chi si lega i capelli invece in un turbante Sikh, chi a San Giorgio si lava i capelli con le erbe perché si è Rom, chi fa ancora la festa sprecona e rumorosa dei quindici anni dei filippini (o dei peruviani), chi, dopo essersi massacrato di fatica in fabbrica, massacra di botte la figlia perché esce con un poco di buono, chi fa il pane con i dolci colorati del giorno di San Giovanni dei macedoni che non è quello dei cattolici…

(però, e qui nascondo le mie simpatie tra parentesi, quanta ricchezza in più rispetto a quelli che hanno solo cavalcavie e geometri…)

E tolte feste e sogni e fedi, e siccome da un capo all’altro del pianeta, siamo tutti esseri ambigui, chi cerca di cavarsela dando lavoro solo al proprio cugino albanese o facendo dormire un altro cinese nel capannone con documenti falsi…

Ma siete voi che avete voluto che le vostre città fossero fatte da inferni, purgatori e paradisi, collegati funzionalmente da infiniti chilometri di asfalto percorsi da tonnellate di acciaio. In quel preciso momento, avete perso per sempre il diritto di lamentarvi per la vostra cultura/identità/etnia.

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683 risposte a Gli assassini di identità e le false piste

  1. Pierluigi Vernetto scrive:

    molto bello e commovente. tutto verissimo ed espresso con grande forza e semplicita’

  2. mirkhond scrive:

    “Ma gli italiani non vivono in un paese pieno di funzionari sloveni che ti impongono la loro potentissima lingua, né gli italiani sognano di emigrare in massa a Ljubljana.”

    Stando a don Brignoli, cappellano militare nella II armata italiana nella metà della Slovenia annessa all’Italia (aprile 1941- 8 settembre 1943), nell’estate 1942, tra cacce ai partigiani locali e rastrellamenti e deportazioni di Sloveni, don Brignoli dicevo, nel suo diario di guerra, asserì che l’intenzione di Mussolini era quella di immettere 100.000 contadini dell’Italia settentrionale, nella Slovenia annessa all’Italia, per farne un catalizzatore etnico in cui assorbire i 300.000 e più Sloveni divenuti loro malgrado, cittadini italiani……

  3. mirkhond scrive:

    “Ma siete voi che avete voluto che le vostre città fossero fatte da inferni, purgatori e paradisi, collegati funzionalmente da infiniti chilometri di asfalto percorsi da tonnellate di acciaio. In quel preciso momento, avete perso per sempre il diritto di lamentarvi per la vostra cultura/identità/etnia.”

    Io veramente no. Ma conto quanto un due di picche…. 🙂
    Fosse per me si sarebbe rimasti alla civiltà contadina…… 🙂

    • Miguel Martinez scrive:

      “Io veramente no. Ma conto quanto un due di picche…. :)”

      Tu no, noi no, le mamme no inceneritore no, la gente della Val di Susa no, la gente che incontro qui in Oltrarno no e se ci pensiamo, forse anche tantissima parte di quelli che chiamano italiani, non sono davvero colpevoli dell’inferno urbanistico.

      • mirkhond scrive:

        Però c’è anche gente, terrorizzata al solo pensiero di tornare ad una civiltà preindustriale.
        Gente che le tav, i mostri di cemento, le autostrade e l’inquinamento industriale sono prezzi “necessari” da pagare per un benessere, che in realtà sta scemando sempre più.
        Infatti non condivido l’ottimismo di Pino su un radioso futuro che ci attende, mentre sono costretto a subire la civiltà del cancro, perché in molti sono timorosi di tornare a quella della zappa……

        • PinoMamet scrive:

          Beh su pessimismo e ottimismo c’è poco da fà, ognuno ha il suo modo di intendere…

          e trovo giusto molto di quello che dici. Solo che io non credo che saremo salvati dalla zappa, ma dal bello.
          Lo so, lo si dice sempre, e spesso è solo una frase fatta che non significa niente, oppure significa cose opposte tipo la sagra coi giocolieri e il truccabimbi, o l’assessore che deve far costruire il nuovo palazzone al cognato, nessuna delle quali è “il bello”
          (forse la prima più della seconda).

          No, io credo che il trucco sia nell’andare avanti, nel migliorare.
          Ci piace l’arte? va bene, contempliamo quella del Seicento, ma facciamone anche di nuova… bella.
          Ci piace l’urbanistica? creiamo delle belle città, invece di rimpiangere quelle del Medioevo…

          • mirkhond scrive:

            Perché l’arte di oggi è brutta?
            Hai ragione nell’individuare un sintomo di decadenza il guardare sempre e solo al bello di un passato tramontato per sempre.
            E’ già successo con grandi e antiche civiltà, Roma inclusa.
            Però, ripeto se guardiamo al passato è perché NON siamo più capaci di creare bellezza noi.
            Oggi al telegiornale, sentivo del rischio del crollo della Cattedrale di Agrigento, risalente all’epoca normanna, e delle misure per salvarla.
            Ancora 200-300 anni fa, non se ne sarebbero fatti un problema, e su una cattedrale crollata, ne avrebero eretta una nuova ancora più bella.
            Oggi invece solo chiese sputnik, goldrakem l’enterprise di San Giovanni Rotondo o il cubonazzo d Fuksas.
            Perché?

            • mirkhond scrive:

              goldrake

            • paniscus scrive:

              oggi invece solo chiese sputnik, goldrakem l’enterprise di San Giovanni Rotondo
              ——————————-

              Dalle mie parti… le chiese brutte, ma quelle che più brutte non si può, quelle con il campanile che sembra un traliccio elettrico e la navata che sembra una pista di aeroporto, si chiamano LANCIACRISTI.

              In realtà non è nemmeno un’espressione gergale diffusa, è uno scherzo inventato 20 anni fa da un mio amico (che si chiama Emiliano, se dovesse leggere qui), e che è piaciuto a un po’ di gente che è venuta a contatto con tale definizione!

              L.

      • Pietro scrive:

        …ma sono colpevoli di non sapere vedere un quadro d’insieme… tante piccole innocenze sommate fanno una grande colpa!

  4. mirkhond scrive:

    Per come la vedo io, se di “minaccia” si deve parlare, è quella del crescente razzismo di ignoranti fascistoidi bravi solo a prendersela con altri poveri, pur sproloquiando di piani kalergici e altra robaccia.
    Se ritieni che siano i megaglobalcapitalisti la causa dell’immigrazione di allogeni di varia origine e provenienza, perché te la prendi sempre col pezzente?
    Non pensi che sarà lui a pagarci le pensioni quando saremo dei decrepiti invalidi senza figli e senza nipoti?

    • Peucezio scrive:

      Minaccia per chi però?
      Non è un caso che quelli di cui parli siano gli stessi che criticano l’Europa, la finanza, le banche, che vogliono un’alleanza con la Russia.
      Mentre dalla parte opposta, degli immigrazionisti, c’è l’establishment.

      Il che, beninteso, non c’entra nulla con il discorso di Miguel, ovviamente, che prende le distanze dalle posizioni anti-immigrazionistiche per motivi completamente diversi.

      • Z. scrive:

        Peucé, ti parlo schietto come faccio solo con gli amici.

        Farage, Grillo, Le Pen figlia e il loro trovatello Salvini sono establishment a pieno titolo.

        Certo, ti hanno raccontato di no, e da bravo pollo hai beccato.

        Eppure, tra un chicco di mangime e l’altro, dovresti esserti accorto che tutti i fattori inglesi che giocavano a fare i ribelli ormai si vedono solo dal lato della schiena, mentre fuggono romanamente in Isvizzera, in mezzo a una nuvoletta di polvere.

        Il gioco è finito: loro tornano a vivere di rendita, i loro polli a beccare mangime. Tra un pochino glielo razioneranno pure, il mangime, e a qualcuno di loro tireranno il collo anzitempo. Ma basterà dire loro che è colpa degli altri fattori, e i superstiti continueranno a beccare.

        • Peucezio scrive:

          Ah, ma guarda che io non ho nessuna fiducia nel fatto che Salvini e simili abbiano il coraggio, la risolutezza o anche solo la convenienza di ribellarsi al sistema.
          D’altronde la Lega ha anche governato per anni, anche se non da sola, e non è che ha fatto granché.
          E’ una questione di direzione.
          Comunque, per quanto allineate, le politiche di Salvini sarammo comunque quelle più vicine, o meno lontane, da quelle che vorrei io.

          Berlusconi, che pure non si considerava un populista, ma un sorta di capo liberal-conservatore, sia pure molto anomalo, non si è mai opposto frontalmente al sistema, però un certo fastidio l’ha dato. E’ arrivato persino a dare ragione alla Russia quando c’è stata la guerra con la Georgia. E non sono solo parole, perché in contesti simili le parole hanno un peso. Poi ha fatto il 10% di quello che avrei voluto che facesse. Ma meglio che niente.
          In ogni caso con Salvini capo del governo (cosa che non accadrà mai) non avremmo avuto le unioni civili, avremmo comunque una relativa stretta all’immigrazione, non si costruirebbero moschee, un po’ di fastidio ai centri sociali lo si darebbe… sono cose che per me contano.

          • Francesco scrive:

            1) a Salvini le unioni civili andrebbero benissimo
            2) fastidio ai centri sociali? dentro la recita che richiede che entrambi si giustifichino l’un l’altro
            3) niente moschee è solo propoganda a favore del radicalismo islamista più incazzato
            4) anche sull’immigrazine, Salvini non ha la statura e la crudeltà per fare le uniche cose efficaci (Deo gratias)

            in cambio, mi ha seppellito la Padania, l’infame

            😉

          • Z. scrive:

            Rileggo il post di Francesco…

            bero, vero, vero, vero. Vero anche sulla Padania.

            Non nel senso che tenessi alla Padania, che era una palese stupidaggine. Però a Bossi va reso atto di aver affrontato per primo, seppur in modo sguaiato e per nulla serio, il problema dei poteri locali, del decentramento, del potere restituito alle periferie.

            Salvini manco quel merito ha. E’ solo un scaltro signore, con mogli e fidanzate saldamente a nostre spese in RAI, che ha fatto voti e soldi fomentando odio tra la gente.

  5. habsburgicus scrive:

    mai avrei pensato che avresti ripreso il commento 😀 uno dei commenti peggiori che ho fatto, o comunque né carne né pesce 😀 a saperlo, l’avrei fatto “meglio” 😀 😀 😀
    comunque, grazie !

    quanto dici, come molto spesso quando esprimi le tue opinioni, è indubbiamente giusto ! e non mi sogno neppure di contestarlo
    resta il fatto che chi è abituato a uno Stato “provinciale” (e non dimentichiamoci mai che l’Italia non è mai stata seriamente Potenza imperiale, cosicché alcuni potrebbero obiettare che si becca gli oneri del colonialismo, senza averne mai, seriamente goduto i vantaggi, quelli che hanno fatto il benessere di Francia, Inghilterra, Belgio, Paesi Bassi e anche Spagna) può non accettare con grande gioia il mutamento, anche per gli effetti correlati [non strettamente in relazione, ma li ammetti tu stesso] di violenza ecc e per il fatto che l’Italia non è Re Mida e deve (dovrebbe) pensare prima ai tanti poveri italiani, in aumento e di cui non parla nessuno…
    tu diresti che debbono farse una ragione ? 😀 beh, almeno questo, sebbene sgradevole, sarebbe un parlare chiaro ! 😀
    P.S e se emigrassimo noi (in massa) in Perù e/o Uganda ? che succederebbe ? 😀 non oso pensarlo, che ne dici Moi ?

    • Miguel Martinez scrive:

      “mai avrei pensato che avresti ripreso il commento 😀 uno dei commenti peggiori che ho fatto, o comunque né carne né pesce 😀 a saperlo, l’avrei fatto “meglio””

      Per niente. In due battute sei riuscito a presentare ciò che realmente sentono tanti italiani – la “paura lettone” esiste davvero, e ha basi solide.

      Solo che quello che vorrei trasmettere ai “lettoni-italiani” è:

      1) noi siamo con loro e vogliamo salvarli dall’annientamento, siamo ben più tradizionalisti dei leghisti

      2) pensiamo che il veneto e il siciliano (e l’oltrarnino) in fondo debbano essere dalla stessa parte degli zingari che cercano le erbe per la notte di San Giorgio, o anche della nostra bellisima tenera egiziana oltrarnina Yasmin che in testa si tiene stretto il hijab e non lo molla per le pressioni di alcun potere laicista, però sta con noi ed è una di noi fino in fondo.

      • Peucezio scrive:

        Già, alla fine è questa l’essenza bella del discorso.

        Infatti, personalmente, mentre ho un senso di repulsione e orrore verso le figure alla Boldrini, non ho mai avuto antipatia personale verso gli stranieri, se non nella misura in cui mi può capitare mediamente con chiunque (considero per esempio il tamarro milanese nato dal 70 in giù antropologicamente molto più repellente dell’immigrato più deviante, d’altronde il primo è irrimediabilmente un nato sradicato, il secondo di solito no).

  6. mirkhond scrive:

    Chi ci pagherà le pensioni?

  7. habsburgicus scrive:

    comunque se l’immigrazione ci deve essere, per il bene nostro e di tanta brava gente (tipo alcuni di quelli citati), io adotterei il sistema di quote nazionali in uso negli USA dal 1924 al 1965…rigorose !
    così si potrebbero contingentare, prenderemmo il meglio e potremmo fare una seria politica di integrazione
    ah, ma non è politically correct ? 😀 appunto per questo l’idea sarebbe affascinante

    • habsburgicus scrive:

      che poi riuscimmo a vivere per decenni senza emigrazione..e prosperammo (miracolo economico, vera epopea d’Italia, dimenticato !)
      ma se l’emigrazione ora è veramente necessaria per ragioni economiche (facciamo finta di credere agli economisti triste genia :D), ebbene si faccia come detto..quote ! diverse per Nazione ! non tutti sono egualmente benvenuti, mi spiace..come non tutti lo erano negli USA grandi (anche nel male :D) di allora

      • mirkhond scrive:

        Decenni senza emigrazione?
        Ma di che parli?

        • mirkhond scrive:

          Miracolo economico reso possibile dallo SRADICAMENTO di milioni di Napoletani e di Siciliani, trasferitisi nel puzzolente triangolo industriale del nord (solo 4.000.000 nel 1951-1971).

          • Miguel Martinez scrive:

            “A me sembra che per dire che un qualcosa che possa essere definita identità è in pericolo devi fare la foto di una società in un dato momento è considerare ogni cambiamento rispetto a quella società un pericolo”

            Esatto

  8. mirkhond scrive:

    Non mi sembra che l’integrazione dei milioni di ex schiavi neri, sia riuscita negli splendidi Usa di plastica……

    • PinoMamet scrive:

      Sai che secondo me i neri americani sono i “veri” americani.

      Infatti non hanno altra cultura che quella; quella finta e plastificata dei mass media.
      Oppure quella ufficiale delle scuole, dove si studiano autori europei, e quindi sentiti come inevitabilmente “diversi”… da cui la voglia di ritrovare o ricreare una cultura africana, o africana-americana, in opposizione ai bianchi.

      Ma il risultato, è spesso plastificato, perché se utilizzi la plastica produrrai plastica…

      • mirkhond scrive:

        Infatti.

      • Miguel Martinez scrive:

        “Sai che secondo me i neri americani sono i “veri” americani.”

        I neri americani, nella limitata misura in cui si sentono qualcosa, mi ricordano tantissimo i Bianchi di Santo Spirito.

        Che sono insieme inventati e verissimi.

        • PinoMamet scrive:

          Lo penso anche io, ma non so se la misura in cui si sentono qualcosa sia così limitata.

          Dalla mia limitata esperienza USA, mi pare che si sentano parecchio neri, forse più di quanto i bianchi si sentano bianchi.

          Ricordo che a Boston un giorno, col mio amico, ci eravamo messi a osservare un momumento a dei caduti, forse l’Olocauasto (o forse no). Credo di averlo già raccontato.
          Passano venti secondi, e arriva un vecchietto nero, che ci vuole dire a tutti i costi che anche lui ha avuto le sue vittime, anche i neri sono stati vittime, e questo e quello, e insomma non stava bene che guardassimo il monumento e che quando tornavamo in Spagna… no, siamo italiani… ok, quando tornate in Francia… no, siamo italiani… sì, ma quando tornate in Polonia dovete raccontarlo.
          Bene, grazie tanto, si leverebbe gentilmente dalle palle? e nel frattempo arrivano altri due ragazzotti neri, con lo sguardo di Truce Baldazzi, convinti forse che stessimo (noi!) disturbando lo svitato.

          Niente, una cazzata, ma di cazzate di questo tenore ne ho viste-sentite diverse, sempre di questo genere “noi siamo neri, e voi ce l’avete con noi”, che invece chissene.

          Ma vaglielo a spiegare… forse là hanno davvero motivo di crederlo, e i fatti di cronaca tenderebbero a dargli ragione.
          Fatto sta che loro si sentivano neri, ma io mica “mi sentivo” niente di particolare.

          • mirkhond scrive:

            Forse un razzismo così radicale da parte wasp, ha finito coll’essere talmente introiettato dai neri, che ha finito per creare un controrazzismo altrettanto esagerato, pur se motivato……

            • Peucezio scrive:

              Certo, il fatto è che una determinata società dà il segno.
              E la società anglosassone (e anche i negri sono anglosassoni, parlano inglese) ha l’ossessione della razza (e forse, più in generale, dei sottogruppi, delle comunità, che siano religiose, etnico-razziali, di gusti e stili di vita o altro; Miguel su questo ci può illuminare meglio).

            • Z. scrive:

              Secondo me non sono più anglosassoni né i bianchi né i neri, almeno dal 1066…

              però lo so che su questo punto sono in minoranza…

              🙂

            • Peucezio scrive:

              Z.,
              anglosassoni in senso linguistico.
              Che vuol dire anche culturale.
              In ogni caso i WASP sono ancora egemoni.
              C’è comunque una forza del contesto: quando hai una maggioranza storica e delle minoranze che via via si aggregano poco alla volta, anche se alla fine diventassero maggioranza, erano tropppo eterogenee fra loro e in una posizione di subalternità sociale, per diffondere le loro culture.
              Ciò che ha detto Miguel che sta avvenendo in Italia, dove comunque sono gli immigrati alla lunga ad assorbire.

            • Z. scrive:

              Era solo una battuta su una discussione di un annetto fa con Pino 🙂

          • PinoMamet scrive:

            Lo credo anche io, in effetti.

            Il problema con i controrazzismi, per forza di cose, è che sono:
            -in ritardo
            -perciò se la prendono spesso con gli obiettivi sbagliati
            -rischiano di far rinascere il circolo all’infinito

          • Roberto scrive:

            Non c’entra niente ma la racconto.
            La prima volta che sono stato negli usa con la pargola (aveva 18 mesi), in un negozio una vecchietta cicciona nera vede la pargola cadere, la aiuta a rialzarsi e la prende in braccio per darmela.
            la pargola la abbraccia e le dà un bacio e le fa un sacco di feste e la cicciona la saluta con un “thank you for loving me sweetie”

  9. Roberto scrive:

    “L’identità italiana è certamente in pericolo.”

    Cosa è in pericolo? (Questo avrebbe dovuto chiederlo mirkhond)

    A me sembra che per dire che un qualcosa che possa essere definita identità è in pericolo devi fare la foto di una società in un dato momento è considerare ogni cambiamento rispetto a quella società un pericolo

    • Miguel Martinez scrive:

      “A me sembra che per dire che un qualcosa che possa essere definita identità è in pericolo devi fare la foto di una società in un dato momento è considerare ogni cambiamento rispetto a quella società un pericolo”

      Condivido in pieno. Però come dicevo, non volevo entrare in infinite disquisizioni su parole come “etnia”, “identità” e così via.

      Per me, questa fantastica penisola in cui ho la fortuna di vivere, e di cui amo tante cose, anche le più scalcagnate e incontrollabili e pierinesche, una sua “identità” in qualch modo ce l’ha.

      Ma che nessuno si permetta di farne uno Stato 🙂

      • mirkhond scrive:

        Ne bastavano due o tre. 😉

      • Z. scrive:

        Miguel,

        secondo me pure lo Stato, in Italia, è più solito di quanto comunemente si creda. Proprio come l’identità e la Nazionale 🙂

        • Miguel Martinez scrive:

          “secondo me pure lo Stato, in Italia, è più solito di quanto comunemente si creda.”

          Sicuramente, e l’italianità – come avete acutamente sottolineato – è in grado di assorbire qualunque cosa. Ma la domanda era: “l’immigrazione mette a rischio la nostra identità?”

          Ho cercato di rispondere a questa domanda, evidenziando altri fattori che la mettono molto più a rischio (magari senza minimamente riuscirci).

  10. mirkhond scrive:

    Come sai, non credo ad un’ UNICA identità italiana, mai esistita.
    Sebbene negli ultimi 50-70 anni, ma anche prima col fascismo, c’è stato un livellamento, tuttavia non totale tra i popoli d’Italia……

  11. mirkhond scrive:

    “La Lettonia è infatti un piccolissimo paese, con un vicino di dimensioni sterminate, che all’epoca imponeva ovunque la propria cultura e aveva anche il controllo militare del territorio.”

    Però sotto il dominio zarista (1721-1917), mi sembra che Estoni e Lettoni, non venissero affatto russificati, ma l’identità luterana con a capo una classe dirigente tedesca, erede dei cavalieri teutonici, venisse alquanto rispettata……

    • Peucezio scrive:

      E’ il solito discorso: gli aborriti imperi d’Ancien Régime sono pluralisti e rispettosi, diversamente dalle democrazie rivoluzionarie di merda (siano esse di segno liberale, alla Atatürk, o marxista, alla Lenin, cambia la bandierina, il colore, non la sostanza), che omologano con la violenza e con sangue.

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        Per governare un impero multietnico devi per forza opprimere qualcuno, selezionandolo o per ceto o per etnia.

        • Z. scrive:

          Non vedo il problema. Basta che sia il ceto o l’etnia di qualcun’altro!

        • Peucezio scrive:

          Mauricius,
          è una questione di misura:
          fra farti pagare una tassa perché sei cristiano, come hanno fatto i sultani ottomani per secoli, e sterminarti insieme alla tua famiglia per lo stesso motivo, come hanno fatto i giovani turchi, una certa differenza ce la vedo.

  12. Pietro scrive:

    Io penso molto semplicemente che in un contesto di globalizzazione, con la reazione del revanscismo delle identita’ nazionali l’Italia PRIVA di identita’ nazionale non puo’ che fondare il suo nazionalocalismo sul soldo. Non e’ un caso che sia l’unico paese europeo senza estrema destra (i nazionalisti per eccellenza) e che chi svolge questa funziona sia apparentemente anti-italiano e viva nella contraddizioni nord/italianita’. Gli immigrati sono solo un elemento che fa esplodere i limiti dell’unita’ d’Italia. Col sud c’erano soldi per riempirlo di soldi e farlo stare buono, con gli immigrati non si sa… In Italia e’ sempre questioni di soldi perche’ senza di quelli l’Italia esisterebbe ancora meno…

    • PinoMamet scrive:

      Mmm sai che non sono d’accordo pressoché su niente?

      L’Italia mi pare abbia lo stesso grado di identità di qualunque posto nel mondo.
      In Spagna i catalani, in Gran Bretagna gli scozzesi, sono andati a un passo dall’indipendenza- e nel caso della GB, ci sono almeno 3 lingue nettamente diverse dall’inglese tutt’ora parlate.
      In Italia, i veneti solo grandi ciacolate e niente fatti, non si staccheranno mai.

      E l’estrema destra italiana nazionalista c’è eccome.

      E al contrario di quello che, mi pare, sostieni tu, la Lega Nord si sta trasformando in un ennesimo partito nazionalista, probabilmente perché ha capito (era ora) che dell’identità nord-italiana come distinta dalle altre non frega niente a nessuno.
      Ecco, quella sì era una cosa basata “sul soldo”, cioè banalmente sulla difesa delle tasse e dalle tasse, a cui era stata data qualche folkloristica e poco credibile pennellata “etnica”.

      Mentre i movimenti nazionalisti, con tutte le ingenuità come quelle dei casapoundini il cui manifesto abbiamo letto ieri o ieri l’altro su questo blog, sembrano pensare soprattutto cose diverse: gli immigrati, la razza bianca, l’edilizia del Ventennio, ma in generale non è che parlino poi tanto di soldi.

      • Pietro scrive:

        In Italia l’estrema destra nazionalista non conta nulla e nella Lega e’ in corso da tempo uno scontro enorme tra “nazionali” alla Salvini e “locali” alla Maroni. Due idee di partito e di governo assolutamente diverse che terranno bloccata la Lega per sempre. Sul grado di identita’ degli italiani mi sembra non ci sia nemmeno bisogno di dire altro, stiamo diventando americani senza mai essere stati italiani.

        • PinoMamet scrive:

          Boh, a me non pare che stiamo diventando americani
          (mi sembra una roba degli anni ’50) e mi sembra che siamo italiani dal tempo della Guerra sociale nell’antica Roma.

          Che nella Lega ci sia qualcuno particolarmente coglione che è rimasto alla linea Bossi non stupisce, però Salvini sta trasformando il partito in senso nazional-lepenista, e raccoglie il voto dei casapoundini e frontenazionalisti di Roma (lo so perchè ne conosco):
          tutta gente che esiste, e credo abbia la stessa consistenza percentuale degli altri paesi europei.

          • Pietro scrive:

            Pino scusa ma la realta’ che stai vedendo su che canale la danno?

          • PinoMamet scrive:

            Si chiama realtà, facci un giro ogni tanto 😉

            • Pietro scrive:

              A me sembra che devi farcelo tu, frasi come “credo abbia la stessa consistenza percentuale degli altri paesi europei” parlando dell’estrema destra in Italia denotano che non ne fai da un bel pezzo… 🙂

            • PinoMamet scrive:

              Pietro, se vuoi un consiglio non dovresti metterla sul personale. Non ci conosciamo abbastanza, io con Z., con Roberto e con altri scherzo un po’ perché ci conosciamo, con Mirkhond anche ma meno perché conosco il suo carattere e lo rispetto, ma a te chi ti conosce.

              Detto ciò:
              ci sono movimenti europei “alla Le Pen” che sono andati al governo, o hanno rischiato di andarci in certi casi.
              In Italia tenta di fare la stessa cosa, appunto, Salvini.
              Potrebbe persino essere che ci riesca, e se non ci riuscisse non è perché lo votano in quattro gatti (magari) ma perché molti altri con idee simili confluiscono nel Movimento 5 stelle.
              Embè? dov’è tutta ‘sta grande differenza?

              Per neonazi e simili, non credo proprio che in Portogallo o in Repubblica Ceca o in Inghilterra siano più che da noi, ma se hai numeri diversi dalli.

      • izzaldin scrive:

        L’Italia è piena di razzisti perché è piena di stronzi che decidono di sfogarsi su chi viene inteso come più debole-
        è un discorso proprio territoriale, mettere i piedi in testa ai più deboli.
        questo di Fermo era un Biff Tannen, un bullo di provincia che sventolava le bandiere italiane ai cortei di Casapound.
        a Palermo un bullo del vicolo ha sparato in testa ad un ragazzo africano che non aveva calato la testa a un sopruso, episodio simile a Fermo per certi versi.
        A Parma erano dei vigili urbani “stra-esaltati” che pestavano un innocente scattandogli foto con la scritta “negro”.
        “stra-esaltati” è una citazione dalla testimonianza del tuo nobile concittadino Andrea Alongi.

        https://www.youtube.com/watch?v=z4hm6HCmHlQ

        • Z. scrive:

          In Calabria mi pare che un indigeni abbia pestato un cinese perché si era permesso di chiedere il pagamento del tatuaggio che gli aveva disegnato.

          La testimonianza di Alongi, poi, è interessante per tante ragioni diverse. E diciamolo, è anche divertente 🙂

        • PinoMamet scrive:

          Alongi è diventato un cult (dopo che il sottoscritto lo segnaò su questo blog 😀 ) perché è divertente.

          Raggiunto dal quotidiano locale, ha detto con grande realismo che e intelligenza che la popolarità non lo interessa e che comunque è convinto che passerà in pochi giorni; inoltre non ha neppure FB, il che suppongo gli farà guadagnare molti punti qua dentro 😀

          • Z. scrive:

            No, aspetta, veramente l’ho segnalato prima io e aggiungo anche: gne gne gne!

            Detto questo, seguono alcuni dei motivi per cui ci piace:

            – non gli interessa fare il figo;
            – sa che queste mode sono effimere e gli sta bene;
            – non sta su FB;
            – dice la verità quando esaminato, ed è un teste credibile;
            – sa spiegare in modo chiaro le apparenti contraddizioni tra le SIT e la deposizione;
            – se interrotto o contraddetto risponde con calma, e magari con ironia (che sarà irrituale, ma ogni tanto non guasta… neppure in tribunale! Ecco, l’ho detto!);
            – è emiliano 😛

          • PinoMamet scrive:

            Aggiungiamo che è una persona di buon senso!
            (forse già compreso nel punto “è emiliano” 😉 )

          • Z. scrive:

            In effetti il buon senso di Alongi è ciò che risalta di più in tutto il filmato.

            Prima gli fanno fare il giuramento del testimone e lui dice “va bene” anziché “mi impegno”, e lo sgridano: ma in effetti, o gli fai leggere tutto il papiro o ti accontenti che lui lo accetti. E se ti accontenti che accetti, non si vede perché “va bene” non possa andare.

            Indi si vergogna a ripetere certe parole e certi gesti razzisti e umilianti. Deve ripetere tutto come l’ha sentito, e glielo fanno notare, ma trovo naturale che a un testimone non venga spontaneo. E lo trovo pure giusto, e pure bello. Anzi, sarebbe bene che di fronte a certe cose, e soprattutto a certe persone, provassimo tutti noi lo stesso ribrezzo.

            Poscia gli chiedono se secondo lui Bonsu poteva essere il palo (siccome era pulito qualche motivo per giustificare il pestaggio e gli insulti toccava trovarlo). A una domanda così assurda, peraltro ai limiti dell’ammissibilità – il teste riferisce su fatti, non su opinioni – rimane giustamente perplesso: come fa sapere, lui, se Bonsu poteva essere il palo? E quando osserva che sarebbe il caso di non confondere i film americani col mondo reale è difficile dargli torto: è un commento irrituale, ma faccio fatica a biasimarlo.

            Infine gli fanno contestazioni che potremmo definire né troppo contestualizzate né eccessivamente rilevanti. E lui, beh, esprime il suo disappunto in dialetto locale. Viene ripreso, ma non troppo, come se anche il presidente pensasse: “dai, no, queste cose non si devono dire, però effettivamente…”

            Z.

            PS: non da ultimo, la sua incredulità di fronte a certi atteggiamenti da G8 di Genova dei vigili locali mette in luce tutta l’assurdità del prendere persone abituate a fare multe per divieto di sosta e trasformarli in Rambi antidroga.

            • izzaldin scrive:

              toalmente d’accordo con Z.
              il fatto che sia diventato una macchietta per “il popolo del web” perchè secondo molti “è buffo” dimostra la difficoltà degli italiani a leggere la realtà. da quel filmato emerge tutto quello che dice Z., la sopraffazione quotidiana messa in atto da troppi tutori dell’ordine.
              e invece la gente ride perché ha detto “Saccagnato”.

            • PinoMamet scrive:

              “A una domanda così assurda, peraltro ai limiti dell’ammissibilità – il teste riferisce su fatti, non su opinioni – rimane giustamente perplesso: come fa sapere, lui, se Bonsu poteva essere il palo? ”

              Questo- sempre beninteso da babbano- lo avevo pensato anche io: se c’è una cosa che ho imparato… dai film americani, appunto 😉 , è che al teste non si chiedono opinioni, ma fatti.

            • PinoMamet scrive:

              “tutta l’assurdità del prendere persone abituate a fare multe per divieto di sosta e trasformarli in Rambi antidroga.”

              Che poi, magari fossero stato i vigli urbani soliti.

              Mi pare che quelli impiegati nella “favolosa operazione antidroga” fossero transitati nella Municipale di Parma proveniendo da altri corpi di Polizia: quella penitenziaria in primis, se ricordo bene.

              Non so in base a quali accordi o facilitazioni, forse semplicemente avevano finito il loro periodo di arruolamento in un corpo, e la cosa gli faceva punteggio per entrare in un altro, boh.

              All’epoca la Municipale di Parma era diretta- sempre se ricordo bene- da un ex carabiniere, che volle darle una svolta “militaresca”.
              Diversi cittadini parmigiani ebbero a lamentarsi della scortesia e scorrettezza dei vigili, in quel periodo, e il comandante del corpo rispose con una lettera alla Gazzetta invocando il compito principalmente “punitivo” (parole sue) dei “suoi uomini”.

              Ultimamente pare che le cose siano cambiate, con le nuove amministrazioni (quella era l’era Vignali, infausta per vari motivi…) e i vigili sono tornati a fare i vigili.

              Anche nella cittadina di F. c’è stato uno scandalo con il comandante dei vigili colluso con la società che gestiva gli autovelox, e anche quelli hanno passato un periodo di grande scortesia.

              Non so cosa gli fosse successo, per un periodo devono avergli montato la testa facendogli credere di essere veri poliziotti, tanto più che le multe manco le facevano (anche queste appaltate ai privati, una roba assurda e infame secondo me) e avranno pensato di dover agire di conseguenza, senza averne la capacità e la formazione.

      • Peucezio scrive:

        Pino,
        credo che Pietro non abbia tutti i torti.
        La Scozia e la Catalogna sono delle vere nazioni, con una tradizione storica secolare, che per delle contingenze storiche si sono trovate sottomesse ad altre nazioni. Ancora adesso uno scozzese non è tecnicamente un inglese, infatti si parla di Regno Unito.
        In Italia c’è un’identità nazionale vera (con buona pace di Mirkhond), infatti Dante non ha mai parlato di una nazione toscana o di una pugliese (cioè meridionale) o lombarda, ma dell’Italia, di aree regionali e linguistiche e poi di municipalità, che venivano a identificarsi con gli stati.
        E qui viene il punto: in Italia l’identità nazionale è sempre rimasta un’identità culturale e non si è mai identificata con l’identità politica, almeno a partire dall’invasione longobarda.
        Per questo siamo tutti italiani (nessuno seriamente, tranne qualche rimbambito, si sente “padano”), ma all’atto pratico ci interessa la nostra città, ceto, fazione, quartiere, condominio e, in ultima analisi, famiglia.
        E il soldo in sé c’entra fino a un certo punto. C’entra, perché se non hai ideali politici o nazionali, ma solo pratici, il soldo diventa l’unica cosa importante, ma in quanto benessere tuo, della tua famiglia, della tua corporazione di interessi, non in sé: l’italiano non è certo più avido dell’inglese o del tedesco (non parliamo dell’americano): è mediamente meno arrivista degli altri occidentali e il soldo gli interessa in funzione del benessere, dell’ultimo modello di smartphone e della sicurezza di poter pagare l’affitto, mentre altrove ha un valore in sé, come segno di successo borghese, di autorappresentazione: ha quasi un valore etico-simbolico, cosa che per noi sarebbe impensabile.

        E’ vero che la Lega è diventata nazionalista, ma è un nazionalismo con un vizio genetico regionalista che ancora pesa molto, è un nazionalismo anomalo, completamente privo dell’armamentario simbolico del nazionalismo classico.
        E’ stato nazionalista il fascismo, questo sì. In questo senso è stata un’eccezione.
        Pretendeva di essere nazionalista il risorgimento, e a suo modo lo è stato, ma di fatto come opera di colonizzazione interna violenta e predatoria, da parte di una piccola élite del nord-ovest fortemente influenzata da modelli culturali e ideologico d’Oltralpe.

  13. MOI scrive:

    chi digiuna prima della Pasqua e dipinge icone dopo essere uscito dalla fabbrica, chi la mattina si aggiusta il hijab in testa nonostante tutto, chi si lega i capelli invece in un turbante Sikh, chi a San Giorgio si lava i capelli con le erbe perché si è Rom, chi fa ancora la festa sprecona e rumorosa dei quindici anni dei filippini (o dei peruviani), chi, dopo essersi massacrato di fatica in fabbrica, massacra di botte la figlia perché esce con un poco di buono, chi fa il pane con i dolci colorati del giorno di San Giovanni dei macedoni che non è quello dei cattolici…

    ————–

    ……. ma il cielo è seeeeempre più blu ! [cit.] 😉

    Va be’ : era … 🙁

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ MOI e Martinez

      “seeeeempre ”

      Questo è ESATTAMENTE l’identità Italiana.

      Non rigidamente definita come quella Lettone nei confronti dei Russi (il 5% dei Lettoni nel 1940 finì ne gulag) l’identità Italiana è la continua capacità di inglobare attorno a poche caratteristiche ben definite (prima di tutte l’indulgenza, a dfferenza degli Statunitensi) etnie via via diverse.

      Non “e pluribus unum” ma “e pluribus, state buoni se potete”.

      Non ho dubbi che anche se domani la maggioranza dei miei concittadini dovesse diventare Maomettana, sarà l’Islam del sorbetto e dei limoni, non delle fatwa, a prevalere.

      Un Italiano non prenderà mai gli spaghetti con le cozze e il cappuccino, come gli Svizzeri (anche italofoni) nei ristoranti di Como. Non arriverà mai a odiare se stesso e la vita così tanto.

      Nemmeno Stato, Autostrade e Televisione prevarranno.

      Siamo figli di persone antiche.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • MOI scrive:

        Ubi maior … 😉

        https://www.youtube.com/watch?v=XB3TfBXUOKw

        Rino Gaetano – Ma il cielo è sempre più blu

      • Francesco scrive:

        l’ottimismo di De Crescenzo!

        che temo il Ventennio (e molta della storia antecedente) smentisca

        anche l’Italia sa essere pessima e sanguinaria, vile e massacratrice, ladra e sterminatrice. solo che ci provò molto in ritardo e nei ritagli lasciati liberi dalle grandi potenze

        ciao

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ Francesco

          Confronta le tracce lasciate dal Nazismo in Germania (incluso il servilismo pro-STASI all’Est) e quelle lasciate dal fascismo in Italia (inclusa l’EUR) e poi dimmi se non ho ragione di essere ottimista.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Francesco scrive:

            economia (idee sulla)

            inglesi (pregiudizi contro)

            massoneria (paranoia relativamente alla)

            negri (vedi inglesi)

            sindacati (assurdo favore)

            RAI (vedi sindacati)

            più ci penso e più eredità trovo

            concorrenza
            innovazione
            licenze, permessi, regolamenti

  14. Grog scrive:

    Non capite un caso di gnente!
    Solo la nobile Venexia faceva governator un MORO che cian poi fato una comedia IL MORO DE VENEXIA ma sbagliava anche esa!
    Il MORO desgrasià par tuto ringrasiamento se trombava una BIANCA e ancha geloso la strangolava! Il MORO DE MERDA!
    Grog! Grog! Grog!

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ grog

      Nobile Venezia un paio di balle.

      Più o meno al tempo in cui il vostro Marco Polo (pure analfabeta, gli ha dovuto metter tutto per iscritto Rustichello da Pisa) contava le sue musse nel Milione ospite della Superba a Palazzo San Giorgio vicino casa mia, la Superba integrava fra le sue file Ebrei (senza chiuderli nel Ghetto, invenzione Veneziana) ed Albanesi (uno dei quali, Durazzo dal nome della sua cttà natale, fu il capostipite della illustre famiglia di Dogi che sfamo’ Van Dyck). Un comandante delle truppe Genovesi in Corsca si chamava Abramo Israel; e la prima traccia di una prosperosa comunità di Ebrei a Genova la testimonia un editto di Teodorico quando ancora nella laguna nidificavano le cicogne.

      Ancora ancora possiamo compiangere Desdemona e perdonare Otello per aver ispirato l’omonimo capolavoro del geniale compositore Risorgimentale Giuseppe Verdi.

      🙂 🙂

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Grog scrive:

        Gho capio!
        Ti xè di quela rasa de tirchiaci de genovesi che i scudi, le piastre e gli sghei li ciama palanche e le mone le ciame muse!
        Io ho avuto la fortuna che un amico torinese mi ghà porta a far una gita AL PIAN DELLA MUSSA che xè meglio di quela cità pusolente che xè Genova!
        Grog! Grog! Grog!

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ Grog

          Caro el mio sior de la Comedia de l’Arte (unica cosa in cui veramente i Veneziani hanno fatto la differenza – non a caso è teatro),

          Beliscimu, cossa ti veu? I Zeneizi han pigiou Chioggia e l’han tegnùa sette anni!

          Quand’è che voi mangiapolenta avete occupato Portofino?

          Ciao!

          Andrea Di Vita

      • Z. scrive:

        Seh seh. Ma DOVE dimorava Teodorico?

        :-8

        Teoderico, dovrebbe dirsi. Ce lo sappiamo. Dietrich von Bern. Ma la tradizione romandiola vuole che si chiami Teodorico da Verona.

        • Mauricius Tarvisii scrive:

          Perché Teoderico? In italiano il nome (non necessariamente solo quello di Teodorico il Grande) prende la O. E’ come voler dire Fiderico.

          • Z. scrive:

            Casomai è Teodorico che sarebbe come voler dire Fedorico… Dietrich, Friedrich 🙂

            Comunque non mi intendo di linguistica, ma sta di fatto che nell’ambito storico-giuridico è più diffusa la versione con la e.

            Così anche la Treccani e la nomenclatura del Comune di Ravenna, dove avrei creduto che la versione in o incontrasse più resistenza (ma va detto che la versione in e è ormai diffusa anche tra gli studiosi di storia ravennate).

            Poi boh, io non so che dirti. Storia l’ho dato perché era obbligatorio 🙂

          • PinoMamet scrive:

            L’esito normale credo sia Teodeerico, come Federico appunto; ma non sono un germanista.

            Teodorico credo sia dovuto a paraetimologizzazione o imitazione di nomi di origine ed etimologia diversa, come Teodosio.

          • Mauricius Tarvisii scrive:

            L’esito sarebbe dovuto essere Teoderico (dal lat. Teodericus), eppure anche nelle trattazioni storiche l’ho sempre trovato con la O. Ma la lingua non è roba da geometri 😀

          • PinoMamet scrive:

            A memoria a me pare di aver letto in latino sempre Theodoricus, ma sicuramente ci saranno state varianti.

            • Mauricius Tarvisii scrive:

              E allora Teodorico è d’obbligo 😀
              Potrebbe dipendere anche dall’origine dei testi. In latino ho trovato in testi di origine italiana persino “Federicus”.

            • Peucezio scrive:

              Evito di pronunciarmi: quello degli antroponimi è il regno dell’arbitrarietà assoluta.

              E’ abbastanza vero però quello che dice Mauricius, che se i testi latini dicono “Theodoricus”, si deve dire “Teodorico”, anche se anch’io nella saggistica storica spesso ho trovato “Teoderico”.

  15. Miguel Martinez scrive:

    Non guardo abitualmente i commenti alle notizie sui siti d’informazione, per cui non so se sia normale… Ma vedo i commenti a questo articolo sul Fatto Quotidiano:

    http://tv.ilfattoquotidiano.it/2016/07/10/profughi-2700-solo-a-milano-aprite-le-frontiere-vogliamo-andare-in-germania-e-il-comune-attacca-il-viminale-il-sistema-non-funziona/542576/#disqus_thread

    Tutti, senza alcuna eccezione, ostili verso i migranti, mentre non credo che su questi argomenti, il FQ abbia una linea salviniana.

    L’onda attuale non è probabilmente costituita da siriani; ma certamente è a causa della guerra civile in Siria che si sono aperte brevemente le frontiere europee, con tutte le conseguenze del caso.

    L’arrivo dei profughi non sarà stata l’unica causa del Brexit; ma sicuramente è sufficiente per spiegare il ristretto margine con cui ha vinto.

    Conclusione: una delle conseguenze della partecipazione di Blair all’attacco all’Iraq nel 2003 è stata l’uscita dell’Inghilterra dall’UE; e chissà quali altre conseguenze ci aspettano.

    • Z. scrive:

      I giornalisti del FQ non sono ostili verso gli immigrati. Ma i lettori del FQ sono grillini, e i grillini son fatti così.

      I giornalisti del FQ cercano di educarli da anni – i loro articoli in materia sono spesso ben fatti, articolati, documentati – ma senza risultati. Istigare all’odio è facilissimo, mentre istigare a ragionare sospetto sia impossibile.

    • roberto scrive:

      oh, ma mica sono solo i lettori di FQ!!!
      leggi una volta che hai voglia di deprimerti i commenti dei lettori del corriere della sera o (leggermente meno in realtà) di repubblica e ti stupirai di come il KKK non si sia ancora presentato alle elezioni in italia

      • Z. scrive:

        Repubblica molto, ma molto meno.

        Sul FQ colpisce la divergenza tra base e intellettuali, per così dire. I commenti che trovi sul Giornale sono analoghi, ma appunto è il Giornale.

        • roberto scrive:

          a me colpisce il corriere, giornale borghese per eccellenza, che ha fatto della terzietà rispetto a qualsiasi posizione la sua religione e che sembra letto dagli hooligans più feroci della curva più feroce d’italia

        • Z. scrive:

          Beh, va comunque osservato che l’odio chiama odio e scaccia chi non odia. Probabilmente ci sono parecchi lettori, del FQ o del Corriere, che tacciono anche se la pensano diversamente.

    • Peucezio scrive:

      “Conclusione: una delle conseguenze della partecipazione di Blair all’attacco all’Iraq nel 2003 è stata l’uscita dell’Inghilterra dall’UE; e chissà quali altre conseguenze ci aspettano.”

      E malo bonum.

  16. PinoMamet scrive:

    Io torno a ripetere: quelli che temono la costruzione di moschee con minareti “nel paesaggio di Giotto” hanno capito tutto al contrario.

    Non devono temere i minareti: in Italia, peraltro, ci sono già edifici orientali, arabeggianti o sinizzanti o altro, che suscitano ammirazione o nei casi peggiori simpatica curiosità.
    Nella cittadina termale presso la quale risiedo c’è, dall’epoca Liberty, un noto Salone Moresco, un Villino Cinese, un palazzo in stile thailandese (perché l’architetto che lo progettò lavoro anche in Thailandia) e così via, nessuno ha mai alzato ciglio, anzi, sono state utilizzate per location di film e servono a dare proprio identità locale.

    Ma il discorso è questo qua:
    se fai una moschea, bella, con tutti i crismi, classica o modernizzata come quella di Roma, se fai un edificio bello e grande, ci andranno le famiglie vestite bene (come i cristiani a messa la domenica), ci sarà un predicatore che dirà “state buoni e chiedete l’8 per mille” (come i cristiani), ci saranno eventi e “sinergie”, come dicevano negli anni Novanta, mostre di arte islamica, concerti di musica araba, insomma, ci sarà il bello e nessuna voglia di distruggere.

    Se invece non la fai perché “non si fa”, avrai esattamente quello che temi, cioè i marocchini per strada in ciabatte, i capannoni disadorni dove si radunano dopo il lavoro, incazzati, un predicatore rancoroso che dice “ecco, non ci vogliono, ma i nostri valori prevarranno!”, gli abitanti del quartiere che scambiano le bottiglie di birra e i tamarri delle peggiori periferie del mediterraneo per “la cultura araba”.

    La cultura araba non sono i tamarri: i tamarri sono la negazione della cultura, nel mondo arabo come in quello europeo come ovunque.

    Meno tamarri, più moschee!

    • Z. scrive:

      Applausi.

    • Z. scrive:

      Ah, sai chi anche mi dà fastidio? I giocatori di slot e bingo.

      Non è che desideri il loro male, sia chiaro. Ne penso ciò che la Lega dice degli stranieri: nessun problema, purché se ne stiano a casa loro.

      E per casa loro intendo, oltre alla propria casa s.s., gli squallidi ambienti che frequentano. Purché siano isolati dall’abitato, ad es. cinti da mura o sotterranei rispetto al livello stradale.

      Non è razzismo. So che sono esseri umani molto simili a me. È che ho gli occhi sensibili, e le loro facce mi urtano la vista.

    • roberto scrive:

      applausi anche da me

    • Miguel Martinez scrive:

      PinoMamet

      “Ma il discorso è questo qua:”

      Quello che dici tu è esattamente il ragionamento che ispira gli “integrazionisti kalergici”. Al contrario di quanto temuto dai Moi, vogliono meno “estremisti islamici” e più “normali italiani”.

    • Peucezio scrive:

      “Meno tamarri, più moschee!”

      Poveri tamarri. Come sei classista… 😛

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ pinomamet

      🙂 🙂 🙂 🙂

      Da noi c’è un luogo di preghiera Musulmano in un bugigattolo nei carrugi dove io mi vergognerei ad allevare pantegane.

      Tutto perchè i legaioli hanno alzato le barricate quando si è pensato ad erigere una moschea, peraltro in periferia.

      Eppure c’è da avere più paura di un Cattolicissimo Ecuadoriano ubrico,m la sera in centro storico, che dei Musulmani.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Francesco scrive:

        concordo coi primi due terzi

        l’ultimo è invece spazzatura razzista, anche di musulmani ubriachi la sera bisogna aver paura

        e anche di agnostici alticci, lì nei carrugi oscuri e maleodoranti

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ francesco

          Io vivo dal 1995 a trenta metri di quello che per anni è stato uno dei peggiori centri di aggregazione di immigrati alcolizzati, il sagrato di S. Giovanni di Prè. Non vi ho MAI visto un Musulmano ubriaco – e da noi li riconosci subito, chè vestono quella specie di tunica e parlano solo Arabo. Gli alcolizzati sono tutti Sudamericani, e qualche raro Italiano ogni tanto.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Z. scrive:

            Veramente? La prossima volta che passo a Genova prometto che passo a trovarti!

            PS: Francè, la mia ridottissima esperienza in quella zona, per quel che vale, coincide con quella di ADV.

  17. Pietro scrive:

    @PinoMamet: Bho… il tuo discorso e’ veramente campato in aria. Paragoni movimenti che prendono voti con altri che potrebbero prenderne se… Ma se per te e’ buttarla sul personale una semplice battuta sara’ meglio smettere di commentarti.

    • PinoMamet scrive:

      Il mio ragionamento non è campato per aria, l’Italia è il paese in cui Alemanno è stato sindaco di Roma, la Meloni candidata alla stessa carica, e Fini è stato al governo con Berlusconi.

      Riguardo al non commentarmi, ottima idea.

      • Pietro scrive:

        Sai che (almeno sul web) sei davvero arrogante?

        • Miguel Martinez scrive:

          Calma!

          Il moderato moderatore modera…

        • PinoMamet scrive:

          “Sai che (almeno sul web) sei davvero arrogante?”

          E devi ancora conoscermi di persona 😉

          scherzi a parte: ho reagito così perché ho trovato io un po’ arrogante il tuo modo di fare.

          Naturalmente, non sono, e non ci tengo a essere, una buona persona.
          Però penso che sia anche molto facile fraintendersi, sul web.
          Non si capisce mai bene il tono dell’altro, le faccine aiutano fino a un certo punto, e quella che a uno sembra un’affermazione neutra all’altro può sembrare un’insinuazione…

          prendi la discussione con Mirkhond: io ero convinto fosse una discussione accesa ma civile, lui evidentemente ci vede altro, di personale, che lo tocca da vicino.

          Lo rispetto perché ormai lo conosco, ci siamo mandati mail, ci siamo anche mandati affanculo quando ci voleva, ci siamo sentiti per telefono, e mi dispiace quando (spesso) lo faccio arrabbiare- senza volerlo, in realtà.

          Te ti conosco meno, spero di conoscerti meglio, e anche se ti sento milanesemente lontano
          (un po’ di ragioni Mirkhond le ha: non è semplice capirsi quando si “intonati” su modi di fare diversi) sono sicuro che tu sia un’ottima persona.
          Anche quando hai torto 😀

          comunque, credo di poter estendere a tutti l’invito al ristorante greco di Bologna 😉

          • Miguel Martinez scrive:

            Per Pietro e Pino Mamet

            Ho avuto la fortuna di conoscere Pietro dal vivo, Pino Mamet ancora no.

            Non essendo io in alcun modo superiore a voi, non voglio assegnare punteggi, torti o ragioni; sono anche particolarmente stanco e stroncato dal caldo, per cui non ho nemmeno seguito in modo molto intelligente la discussione.

            Credo che un po’ di scintille ogni tanto vadano bene (e anche qualche parolaccia), ma proviamo tutti a pensare: se uno è abbastanza matto da perdere tempo qui, deve per forza essere, in fondo, una brava persona.

  18. Z. scrive:

    Avvocati marchigiani:

    http://www.repubblica.it/cronaca/2016/07/11/news/fermo_legale_mancini-143829975/

    “Compagno Ivan, se ti iscrivi dovrai donare casa tua al partito”
    “Certo, compagno segretario”
    “E anche la tua automobile”
    “Certo, compagno segretario”
    “E anche il tuo cane”
    “Certo, compagno segretario”
    “E anche il tuo gatto”
    “Niente affatto, compagno segretario”
    “Perché no?”
    “Perché un gatto ce l’ho, compagno segretario”

  19. Miguel Martinez scrive:

    Qui c’è una notizia che a mio avviso rivela i “veri” problemi associati alle migrazioni – in questo caso, immigrati/profughi cristiani che cercano di compiere un pogrom contro i musulmani.

    Questo è il risultato inevitabile di tanti fattori diversi, che convergono però tutti verso un punto di degrado radicale.

    http://www.ilgiornale.it/news/politica/nel-centro-accoglienza-scontro-civilt-diventa-rissa-1278589.html

    Nel centro di accoglienza lo scontro di civiltà diventa rissa tra rifugiati

    Maxi rissa con bastoni e coltelli tra cristiani e musulmani ospiti. In 6 finiscono in ospedale
    Serenella Bettin – Dom, 03/07/2016 – 08:41
    commenta

    Venezia – Lo scontro tra etnie e religioni, qui in casa nostra. Sangue, persone a terra moribonde, teste fracassate, tagli sulle mani e sul collo e ancora sangue, sangue ovunque.

    Siamo nell’ex base militare di Conetta, frazione di Cona, un comune del veneziano. Conetta è una distesa infinita di campi, in tutto ha 197 abitanti, 197 ai quali si aggiungono i quasi 700 richiedenti asilo che, da otto mesi, sono ospitati nell’ex base. Attorno a questa struttura non c’è una casa, non c’è una strada asfaltata, non c’è anima viva. I cancelli del campo si aprono e si chiudono, facendo vibrare quei fasci di filo spinato che ancora lo racchiudono. Il tempo da fuori sembra essersi fermato, in una sorta di bomba a orologeria pronta a esplodere.

    E, infatti, l’altra sera il tempo ha scandito il suo game over, le lancette dell’orologio segnavano le 19.30 quando giovedì è scoppiata una brutale maxirissa. Fonti vicine a Il Giornale dicono che i nigeriani cristiani se la sono presa con i pachistani e gli afghani musulmani e che si sono colpiti come bestie, usando coltelli, asce, bastoni di legno, spranghe e tubi di ferro. Insomma tutto quello che capitava loro sotto mano. Una sorta di mini-jihad, trasportata qui nelle nostre terre, e dovuta al fatto che i cristiani in Nigeria vengono massacrati dai musulmani, così una volta qui si vendicano. Giovedì se le sono date di santa ragione. Stando ai racconti e alle testimonianze di chi era sul posto, i musulmani erano in fila per ricevere il pocket money, che viene dato loro ogni quindici giorni. I nigeriani a quel punto si sono avvicinati, hanno detto loro qualcosa e qui hanno cominciato a colpire. Hanno tirato fuori coltelli, qualcuno parla anche di asce, tubi di ferro e bastoni di legno. Una vera e propria guerriglia, un vero e proprio scontro violento tra etnie e religioni diverse. La stessa eterna lotta tra cristiani e musulmani, aggravata dal sovraffollamento del centro di accoglienza. «All’interno del campo, in una tenda sono più di un centinaio ci spiega il nostro contatto – e tutte le persone provengono da Paesi differenti, hanno lingue e religioni diverse. Different religions continua a dirci different religions, così è naturale che inizi un combattimento. I nigeriani hanno anche i coltelli». Stando ai racconti delle nostre fonti, sembrerebbe che i nigeriani si siano procurati le lame al di fuori del campo, nei negozi del piccolo centro. I richiedenti asilo, infatti, durante il giorno possono uscire, percorrendo quell’immenso viale sterrato, in bicicletta, che li conduce in Paese. E ora questo preoccupante episodio sta provocando allarmismi in molti residenti. E non mancano i casi di chi di notte si è ricavato una scappatoia, per uscire non visto dalla ex base. Sul retro del campo, fino a qualche settimana fa, era infatti ben visibile un buco nella recinzione a grandezza uomo. Quello che fa preoccupare e allarmare sarebbe soprattutto la presenza di queste armi bianche all’interno del campo. «We are afraid ci dicono i profughi noi abbiamo paura». Gli scontri infatti sono stati molto violenti. A finire in ospedale, pieni di sangue, alcuni con le teste rotte, sono stati almeno sei richiedenti asilo. Sul posto si è subito reso necessario l’intervento delle forze dell’ordine, rimaste a lungo per evitare che la situazione degenerasse ancora, oltre che tre ambulanze giunte a sirene spiegate per soccorrere i feriti. I tumulti sono durati a lungo. E il giorno dopo la notizia è trapelata, confermando la violenta rissa, con calci, pugni e diversi colpi proibiti. Alcuni residenti, preoccupati dal via vai di volanti e ambulanze sono andati alla ex base, giovedì sera, ma dall’esterno, raccontano ora, non si vedeva nulla. E, infatti, l’inferno era all’interno. Un inferno che rischia ancora più di bruciare e alzare le fiamme.

  20. mirkhond scrive:

    “In Italia c’è un’identità nazionale vera (con buona pace di Mirkhond)”

    Tanto vera che per secoli non ha sentito il bisogno di riunificarsi……….

    • Francesco scrive:

      e in Germania? quelli si sono unificati persino dopo di noi

      temo che di tutti gli argomenti contro l’esistenza dell’Italia nel lontano passato questo sia il più debole

      peraltro, oggi l’Italia esiste senza dubbio alcuno, ahimè, e non si riesce ad accopparla, neppure come Stato

      o temporali, o frutti di bosco (cit.)

      • mirkhond scrive:

        La Germania anche se divisa, DE JURE è SEMPRE STATA UNITA fin dai tempi di Carlo Magno.
        O cosa credi che fosse quel I REICH millenario (800-1806) a cui alludeva Hitler?
        Dunque un’unità che sia pure in una FINZIONE GIURIDICA durata dal XIII al XIX secolo, però c’è sempre stata.
        Gli imperatori fino a Francesco II d’Asburgo-Lorena (1792-1835) erano imperatori della GERMANIA.
        In Italia invece dalla conquista longobarda, e poi franca, è stato tutto un RIEMERGERE di sentimenti regionali, mai del tutto soffocati, nemmeno dall’opera gradualmente livellatrice di Roma…..
        Il fatto che OGGI l’Italia sia un unico stato, non significa che PER SECOLI sia stata un’unica nazione.
        Esistita solo nelle fantasie di alcuni letterati fino al XIX secolo…..

        • mirkhond scrive:

          Casomai l’equivalente italiano del I Reich, fu il Regno d’Italia longobardo-carolingio, divenuto anch’esso una finzione giuridica dal XII secolo almeno, e che riguardava solo il centro-nord e nanche tutto (vedasi Venezia).

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ mirkhond

          “alcuni letterati”

          In effetti…

          “Sì come ad Arli, ove Rodano stagna,
          sì com’a Pola, presso del Carnaro
          ch’Italia chiude e suoi termini bagna”,

          Inferno, IX, 112-114

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • mirkhond scrive:

            Arles è Italia?
            Questo la dice lunga sull’idea che un letterato del XIII-XIV secolo, aveva dei confini della presunta e sempiterna “nazione” italiana…..

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ mirkhond

              Anche se sbagliava in geografia, Dante almeno un’idea dell’Italia ce l’aveva.

              E non solo di Genova, Napoli e o Firenze.

              Dal canto VI del Purgatorio:

              “Ahi serva Italia, di dolore ostello,
              nave sanza nocchiere in gran tempesta,
              non donna di province, ma bordello!
              Quell’anima gentil fu così presta,
              sol per lo dolce suon de la sua terra,
              di fare al cittadin suo quivi festa;
              e ora in te non stanno sanza guerra
              li vivi tuoi, e l’un l’altro si rode
              di quei ch’un muro e una fossa serra.
              Cerca, misera, intorno da le prode
              le tue marine, e poi ti guarda in seno,
              s’alcuna parte in te di pace gode.
              Che val perché ti racconciasse il freno
              Iustiniano, se la sella è vota?
              Sanz’esso fora la vergogna meno.[…]
              E se licito m’è, o sommo Giove
              che fosti in terra per noi crucifisso,
              son li giusti occhi tuoi rivolti altrove?
              O è preparazion che ne l’abisso
              del tuo consiglio fai per alcun bene
              in tutto de l’accorger nostro scisso?
              Ché le città d’Italia tutte piene
              son di tiranni, e un Marcel diventa
              ogne villan che parteggiando viene”

              Potrebbe essere Leopardi, Settembrini, o Saviano.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

            • PinoMamet scrive:

              “Arles è Italia?”

              No, aspetta, leggi meglio:

              Dante parla dei confini d’Italia riferendosi a Pola e al Carnaro (e lì direi che ha sostanzialmente ragione..) non ad Arles.

              Nel passo sta paragonando due località diverse (Arles e Pola) con una località infernale, la città di Dite;
              di una di queste, Pola, dice che è situata sui confini d’Italia.

            • Z. scrive:

              ADV,

              no, non potrebbe essere Saviano.

              Altrimenti avrebbe passato buona parte del passo a dire: quanto ne so, quanto ho capito tutto, quanto sono come Falcone…

            • mirkhond scrive:

              Vezzi di un letterato che parlava ad altri letterati, in uno stato di avulsione dalla realtà.
              Poi, finito lo “sballo”, si sentiva fiorentino, toscano, italiano del Regno Longobardo-Carolingio e infine suddito del Sacro Romano Impero, il cui monarca (che era anche re dell’Italia longobardo-carolingia) era e risiedeva in Germania.
              QUESTA ERA LA REALTA’ al tempo di Dante!

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ mirkhond

              Si sente distintamente il rumore che fanno le tue unghie quando scivoli mentre cerchi di arrampicarti sui vetri.

              Non ho detto che Dante compilasse il 730 o facesse il militare negli Alpini.

              E’ lapalissiano che ragionasse da cittadino di Firenze e (potenzialmente) da suddito Imperiale.

              Proprio per questo non è banale che lui – e Petrarca e altri- trovassero naturale parlare d’Italia.

              Almeno tanto naturale quanto gli stranieri che venivano a saccheggiarla.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              • Miguel Martinez scrive:

                “Non ho detto che Dante compilasse il 730 o facesse il militare negli Alpini.”

                Esatto. Separiamo nettamente sentimenti identitari e “Stato”.

                Perché non si fa uno stato per ogni spicchio di longitudine, a prescindere da lingua, religione, cultura o cose simili?

            • PinoMamet scrive:

              Perché sarebbe poco comodo, presumo 😉

              gli Stati possono benissimo non piacere, e quello in cui viviamo è pieno di difetti, e a noi piace trovargliene più di quanti ne abbia.

              Però insomma funzionano meglio quando hanno dei confini all’incirca naturali
              (le Alpi… il mare…)
              e quando più o meno ci si capisce per lingua, usi religiosi, mentalità comune.

              Poi sui particolari si può litigare all’infinito, naturalmente, e in uno Stato se ne possono fare dieci o mille, ma insomma…

              uno dice, eh ma i grandi Imperi multietnici. Infatti, però lasciavano che alla fine i vari ethne si gestissero all’incirca come volevano, ognuno aveva la sua “nazione” di appartenenza, che qui si ricollegava proprio al concetto etimologico di “nascita”, più che a quello geografico (anche se poi, ovviamente, c’era più Pincopallesi in questa regione, e più Vattelapeschi in quella).

              Gli Stati sono un bellissimo sport (lo dici anche tu, hanno un regolamento: bandiere tutte simili, divise tutte simili…), e in questo senso a me non dispiacciono, e infatti danno il meglio di sè proprio nelle circostanze sportive, che gli intellettuali sbagliano a schifare.

              Al che si ricollega la mia idea di “uniformi belle” come antidoto al bellicismo…

            • PinoMamet scrive:

              Ora che ci penso, per via delle uniformi:

              il capirsi tra simili non è così ininfluente. La Nato e simili infatti, quando possono, per le loro operazioni multinazionali mettono insieme inglesi e olandesi, italiani e spagnoli e portoghesi, cechi e slovacchi…

              pare ‘na cazzata, ma insomma capirsi (e non parlo solo di lingua) è una cosa importante, altro che spicchi..

            • Z. scrive:

              Certo che Dante non faceva il 730. Era un libero professionista. Compilava l’UNICO!

    • Peucezio scrive:

      E dove sta scritta l’equazione nazione-stato? E’ un’idea moderna, illuminista e borghese che non capisco come possa appartenerti.

      Comunque, scusami, una cosa sono le sensibilità personali, una cosa i fatti documentati.
      E’ un dato inoppugnabile per esempio che Dante e Petrarca avessero ben presente il concetto di Italia e il senso di appartenenza ad essa.
      E’ un dato inoppugnabile che dal Trecento in poi la gente che sapeva scrivere (notai, ecc.) usasse il toscano, sia pure approssimativo, dalle Alpi alla Sicilia (e sai bene che potremmo tornare più indietro).
      Che poi accanto a tale senso di appartenenza, ci fosse quella municipale o regionale, questo è un altro conto e non l’ho mai negato.
      Ma dire che l’Italia è un’invenzione risorgimentale è come dire che l’esistenza della Chiesa Cattolica non è attestata prima di Pio IX.
      Quindi, se vogliamo fare un discorso serio, bene, rispetto il tuo sentimento, il tuo legame con l’identità statuale preunitaria e con la sua storia, condivido in pieno il tuo rifiuto per il risorgimento e per ciò che ha rappresentato nella sua contingenza storica, ti concedo anche che non è detto che l’unità politica di per sé sia un bene (io credo che oggi lo sia, o sia un male minore, ma ci sono legittime opinioni contrarie, che rispetto), ma non mi falsificare i dati storici alla Alinei.
      Quello sta in Olanda, probabilmente si fa di hashish, quindi sproloquia che la Spagna era linguisticamente romanza nel Paleolitico, perché gli piace retrodatare tutto di millenni.
      Tu sei una persona seria, non assumi droghe, fai il piacere di non postdatare i fenomeni di secoli.

      • mirkhond scrive:

        Ecco il solito fascista che guai a toccargli l’inesistente identità “nazionale” italiana.
        Un fascista colto, raffinato, aperto a riconoscere perfino i lati oscuri del processo unificatorio “nazionale”.
        Ma alla fin fine, pur sempre un fascista per cui l’unità della pseudonazione italiana è una religione.
        Eh no, Peucezio, possedere una lingua AULICA comune, non crea necessariamente una nazione.
        Così come l’utilizzo del Farsi non creò un grande Iran tra Bosnia e Bangladesh tra XVI e XIX secolo.
        Italia poi dai confini variegati nel tempo e nello spazio……

        • PinoMamet scrive:

          Tutti i paesi hanno confini variegati nel corso del tempo, persino il Giappone che è un arcipelago…

          e tutte le lingue sono state lingue auliche, ma ti dirò di più, c’è un posto dove il farsi viene parlato, e infatti è uno stato indipendente e si chiama Persia… 😉

          • mirkhond scrive:

            In passato però era parlato in una vastissima area eurasiatica, proprio per la sua raffinatezza, nobiltà, aulicità.
            Un pò come il Fiorentino nella variabile e variegata nei confini, area chiamata Italia……

          • PinoMamet scrive:

            Non solo hai ragione, ma hai così ragione che hai persino torto 😉

            nel senso che il fiorentino era studiato e usato, all’incirca per gli stessi motivi del persiano in Oriente, anche a Parigi Berlino e Londra.

            E pensa un po’, c’è un paese che lo usa tutt’ora come lingua, e lo si sente parlare tutti i giorni… 😉

            • mirkhond scrive:

              Quali contorsionismi, pur di non ammettere la realtà.

            • PinoMamet scrive:

              ??
              a me sembra di dire cose di lampante evidenza, Mirkhond.

              Ma davvero.
              Mi sembra invece che sei tu che devi andarti a cercare degli esempi sempre più assurdi (il fatto che il farsi sia stato lingua di cultura dovrebbe provare che l’Italia non esiste…)

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ mirkhoind

          A parte il malvezzo di dare del ‘fascista’ chi non è d’accordo con noi, malvezzo che evidentemente condividi con molti tuoi fratelli Italiani dalla Vetta d’Italia a Lampedusa, se davvero il possesso di una lingua comune a solo scopo di comunicazione colta (AULICA, come dici tu) difatto capita da non più del 5% della popolazione NON è prova di una identità nazionale comune allora ti dò una notizia, mirkhond:

          l’India non è una nazione.

          Mi dice infatti un collega Indiano che in India lo hindi fuori da New Delhi e dintorni lo capisce sì e no il 5%. E in passato le cose col sanscrito erano pure peggio.

          Saranno stati pure dei bastardi gli Inglesi a unire l’India politicamente, e Gandhi sarà magari stato un farabutto cripto-Sabaudo.

          Ma l’identità Indiana esiste da millenni.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

        • Francesco scrive:

          non è una religione, caro Duca

          è un noto, evidente, banale, dato di fatto

          su 60 milioni di italiani, ci sono anche alcune migliaia di italiani che negano l’esistenza dell’Italia e sono cugini dei milioni di anti-italiani

          tutti italianissimi, peraltro, come confermerebbe a prima vista un francese o un tedesco

          😀

        • Peucezio scrive:

          Mirkhond,
          quindi anche Dante era fascista.
          E immagino anche le tribù italiche che si riunirono a Corfinio.
          Spiegami una cosa, i notai e tutta la schiera di illetterati che non conoscevano il latino ma imparavano la scrittura per esigenze pratiche e che dal ‘300 cominciano a scrivere in toscano in tutta la penisola erano “aulici”?

          • mirkhond scrive:

            “E immagino anche le tribù italiche che si riunirono a Corfinio.”

            Compendevano le poplazioni del Centro-Sud e non certo la Gallia Cisalpina, oltre ad odiare la “capitale” d’Italia, Roma, perché non gli concedeva la cittadinanza romana.
            Una volta concessa la cittadinanza romana, la leega italica di Corfinio di sciolse e rimasero a combattere solo i Sanniti e i Lucani, in alleanza con la fazione democratica romana di Gaio Mario (158-86 a.C.).
            Dunque una rivolta di sudditi delusi, non un sentimento “nazionale”.
            Che era tale, che NON si conservò nel tempo…..

            • PinoMamet scrive:

              Però è da notare una cosa: con la lex, mi pare, Plautia Papiria, con la quale di fatto termina la guerra, si concede la cittadinanza romana alle città “italiche” di diritto latino a sud del Po , e la cittadinanza latina ad alcune città a nord del Po (tipo Milano, e altre).

              Questo mi pare che sia un fatto da tenere in considerazione, per due motivi:

              1-mentre l’ “Italia” politica giunge al Rubicone, si riconosce che l’Italia geografica è assai più ampia

              2-di fatto la progressiva accoglienza nel diritto romano dei “latini” (che poi magari erano Galli ciasalpini, o bastardi dei suddetti) e degli alleati nei “latini” arriva a sancire un dato di fatto: queste città avevano una struttura sociale, economica e culturale molto simile, mandavano truppe a Roma, commerciavano e si sposavano (importante anche questo aspetto, che era regolato dalla cittadinanza) tra loro e con Roma ecc.

              insomma, a me pare che dimostri un po’ il contrario di quello che dici tu, cioè una sostanziale disunione d’Italia.
              Mi pare invece che i Romani, molto a malincuore e contro i loro interessi, fossero costretti a rendersi conto che l’Italia, come dire, esisteva.

          • mirkhond scrive:

            Utilizzare una lingua franca da parte di pochi alfabetizzati, non è indizio sufficiente per definire un’identità nazionale.
            Del resto se si sentivano tutti così fratelli, perché per secoli restarono divisi?
            E perché la conquista piemontese del resto d’Italia fu sentita come atto di fratellanza, soltanto da un’elite, e non fu indolore?

            • Peucezio scrive:

              Allora io vorrei capire su cosa basi l’idea di identità.
              Intanto l’essere divisi non vuol dir nulla: tu applichi una concezione tutta moderna per cui nazione = stato. In fondo il vero risorgimentale giacobino sei tuu 😉 .

              E, soprattutto, se parliamo di identità linguistica, va bene in toscano scriveva solo un’élie per quanto ampia – tra l’altro ultimamente si valuta come sempre maggiore la percentuale di gente che sapeva sia pure stentatamente scrivere qualcosa e utilizzare un po’ di toscano in tutta Italia, forse anche più nei secoli d’Ancien Régime che nell”800, in cui c’è stato un progressivo degrado del livello di vita delle plebi soprattutto nel sud e un incremendo nella concentrazione di ricchezza; inoltre i dialetti italiani, anche nelle loro forme più pure e arcaiche, sono intrisi di toscanismi: la fonetica locale non giustificherebbe mai un aggettivo come “bbèdde” (e uso di proporisot la forma arcaica, non quella usuale “bbèlle”), senza metafonesi e betacismo, ma soprattutto non giustificherebbe mai un pronome come “lore”, che è un patente toscanismo, e i pronomi fanno parte dello strato più profondo, strutturale, della lingua, non si prendono in prestito con facilità, anzi, è rarissimo che siano di prestito –

              ma, tornando all’argomento iniziale dopo il lungo inciso, sul piano linguistico ogni località ha un sistema linguistico a sé e dire che il materano e il ferrandinese sono lo stesso dialetto è semplicemente una cosa che non ha senso, che fa violenza alla realtà, perché a questa stregua ogni idioma romanzo è un’unica lingua, una varietà recente di latino.

              Se invece la mettiamo sul senso di appartenenza comunitaria, di autoidentificazione, torno a ribadire che i contadini non si sentivano “napoletani” più di quanto si sentissero italiani, europei, mediterranei, eurasiatici o quant’altro.
              Avevano al massimo un senso chiaro di appartenenza municipale.
              Ne consegue che, se l’identità non è quella italiana perché è un fatto elitario e le identità sono solo quelle popolari, in Italia ci sono circa diecimila nazioni.

              Ma allora, in ossequio al tuo principio di corrispondenza fra entità politica e nazione, tutti gli stati preunitari ad eccezione di San Marino erano un’aberrazione, una creazione artificiale e imposta (io non credo fossero un’aberrazione, ma una mera contingenza storica, dovuta, caso per caso, alle ragioni più diverse).

  21. mirkhond scrive:

    “Pretendeva di essere nazionalista il risorgimento, e a suo modo lo è stato, ma di fatto come opera di colonizzazione interna violenta e predatoria, da parte di una piccola élite del nord-ovest fortemente influenzata da modelli culturali e ideologico d’Oltralpe.”

    Questo perché si era tutti fratelli e parte di un’unica sempiterna nazione, giusto?

    • Francesco scrive:

      per fare la Francia hanno combattuto una crociata e una guerra di religione, eppure il re era già un farabutto ateo

      ahimè, con queste premesse la Francia esiste eccome e non da segno di voler togliere il disturbo!

      ciao

      • mirkhond scrive:

        Almeno non dicevano ipocritamente di unificare in nome di presunte fratellanze……

        • Francesco scrive:

          allons enfants de la Patrie

          quindi fratelli francesi!

          li abbiamo copiati in quelli

          ciao

          PS io e il francese, nulla in comune

          • mirkhond scrive:

            La Francia era già uno stato unito da secoli, prima che giungesse la rivoluzione con le sue fratellanze ipocrite.
            Il paragone non regge……

            • Francesco scrive:

              e perchè la hanno unita secondo te? perchè erano tutti fratelli desiderosi di servire lo stesso re!

              guarda che le palle dei nazionalisti e dei monarchici le conosco anche io!

              ciao

            • mirkhond scrive:

              No, perché il re di francia e i suoi baroni, volevano le ricche terre occitane ed atlantiche.
              Ma almeno non se la menavano con pseudofratellanze del cazzo.

            • Francesco scrive:

              secondo me eccome se la menavano, infatti hanno annesso le terre e le hanno trattate come il resto del paese (cioè tutto periferia di Parigi)

              mentre l’Italia non la hanno mica annessa, neppure Napoleone

              solo derubata

            • PinoMamet scrive:

              In effetti Napoleone ha annesso dei pezzi d’Italia, come anche di Olanda e probabilmente altri che mi sfuggono;

              non perché scambiasse (proprio lui!) gli italiani, o gli olandesi, per francesi, ma per la mania della grandeur, per l’espansione territoriale e perché riteneva di poter “francesizzare” gradualmente tutti i popoli dell’Impero, il che secondo lui era un grosso privilegio essendo evidentemente 😉 i francesi il popolo più civile e progredito.

  22. roberto scrive:

    scusate se rientro in topic

    Miguel
    “Ma la domanda era: “l’immigrazione mette a rischio la nostra identità?”

    Ho cercato di rispondere a questa domanda, evidenziando altri fattori che la mettono molto più a rischio (magari senza minimamente riuscirci).”

    mi dai l’occasione di sottolineare le (tante) cose con le quali non sono d’accordo

    1. “L’identità italiana è certamente in pericolo.”
    come detto ieri, proprio l’assunto di partenza mi lascia molto perplesso, nell’impossibilità di definire un’identità monolitica.
    senza entrare nelle questioni geografiche che sono care a mirkhond (e che a me invece non interessano per nulla, visto che credo che tra un veneziano ed un palermitano ci siano molti più punti in comune che differenze), mi domando se l’identità italiana, se prendiamo gli anni 30, gli anni 70 e adesso, non sia in continua evoluzione, cosa che fa perdere di senso all’affermazione “è in pericolo”.
    certo gli italiani del 2050 saranno probabilmente (un po’ o un tanto, chissà) diversi da quelli di oggi e da quelli di ieri, ma non è una semplice normale, comune “trasformazione”?

    2. “Il primo, radicale, nemico dell’identità italiana è da sempre lo Stato che si chiama Italia.”
    fermo restando quanto detto al punto precedente, a me sembra impossibile come non ti rendi conto che basta varcare la frontiera di qualche chilometro per trovare “qualcos’altro”. se io da ventimiglia mi sposto a nizza, avrò fatto 50km ma sono caduto in un mondo diverso, fatto di gente che beve brodaglia chiamandola caffé, non mangia la pasta, mi chiama transalpino, considera la mozzarella un formaggio esotico, non sa chi è pippo baudo, non è mai stata su una fiat panda, non mette ciccio bacco nel presepe, non mangia le zeppole il 19 marzo (vabbé queste ultime due pure voi nordici), porta le baguettes sotto le ascelle, non ha ogni giorno un prete in televisione, e così via…..
    questa semplice costatazione dovrebbe logicamente portarci a concludere che non è affatto vero che lo stato italiano è un pericolo per l’identità italiana!

    3. “la Scuola, incredibilmente simile a quella di tutti gli altri paesi d’Europa.”
    su questo non mi attardo. posso però dirti che i mei figli vanno in una scuola dove c’è una sezione per ognuno dei 28 stati membri (o quasi, mancano quelli proprio piccoli) e ogni sezione segue usi e costumi nazionali (i professori infatti sono insegnanti distaccati dai vari ministeri). libero di non crederci, ma le sezioni sono incredibilmente diverse in tutto, dal rapporto studenti-insegnanti a quello insegnanti-genitori fino ad arrivare ai metodi di insegnamento per programmi che sono alla fine uguali

    4. “Lo Stato dice che al mondo esistono soltanto due realtà: lo Stato, che possiede risorse sterminate e il monopolio della violenza, e tu-individuo, che devi fare come dice lo Stato”
    non so a quale stato pensi tu, ma lo stato italiano riconosce le “formazioni sociali” (art. 2 costituzione), le autonomie locali (art. 4), la chiesa cattolica, l’associazionismo, la famiglia (società naturale fondata sul matrimonio) e sicuramente dimentico tante altre “realtà”. direi che tutto il resto del discorso è un (piacevole) esercizio retorico

    su progresso e televisione devo ancora pensarci

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ roberto

      Da noi lo Stato è un datore di lavoro per molti, un incubo burocratico per altri e un comodo capro espiatorio per tutti.

      La sua principale funzione è precisamente quello di consentire il proseguimento della sopravvivenza di quelle microcomunità che -e qui ha ragione Martinez- rappresentano la vera dimensione della vita Italiana al di fuori della televisione. Televisione che a sua volta ha fatto da collante fra realtà diverse, appiccicoso e pervasivo come ogni collante ma non per questo meno utile.

      Mentre abbiamo fin troppi concittadini con la mentalità da statale alla Checco Zalone, ne abbiamo talmente poco di Stato che se sparisse anche quello si vedrebbero le toppe…

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • roberto scrive:

        “microcomunità che -e qui ha ragione Martinez- rappresentano la vera dimensione della vita Italiana”

        miguel ha certo ragione su questo, ma io mi domando se veramente sia una particolarità italiana, e mi rispondo di no se mi baso sull’esperienza dei posti dove ho vissuto (francia, germania e perfino nel microscopico granducato), con l’esclusione dell’olanda (che escludo perché facevo troppa vita da studente straniero per rendermi conto di queste dinamiche, ma mi è sembrata la società più clamorosamente e antipaticamente individualista che abbia visto)

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ roberto

          La differenza fra noi Italiani e altri popoli individualisti – come ad esempio i Polacchi e gli Inglesi che mi onoro di conoscere un poco meglio della media dei miei compatrioti – la fa il Tempo.

          La densità di strade e di incroci fra strade per secoli è stata maggiore in Italia che altrove, perchè qui era il centro dell’Impero Romano. Ciò ha favorito il sorgere di borghi e dunque lo spirito di campanile e la frammentazione politica quando ancora in posti come l’Inghilterra o la Polonia c’erano sparuti villaggi oppressi dal cacicco di turno asserragliato nel suo maniero.

          Da noi non c’è stato il singolo autocrate (tranne forse Federico II) che ha schiacciato comunità di Albigesi o ha sradicato gruppi di contadini, boscaioli e pastori con le “enclosures”. O meglio, c’è stato, ma quando c’era era un invasore straniero. Da noi i Savonarola, i Cola di Rienzo, i Masaniello hanno meno fortuna di un Cromwell.

          Tant’e’ (vero Mirkhond?) che Francesi, Spagnoli e altri sapevano distinguere benissimo fra chi era dei loro e chi era Italiano, anche se l’Italia come entità politica non esisteva.

          Il guaio d’Italia, semmai, è che la sua Unità si è tradotta in politica al tempo del trionfo del nazionalismo romantico, quello nel senso manzoniano di “una d’armi di lingua e d’altar”, invece che nel senso di una memoria comune nel senso di Paul Lagarde (descritto nelle “Considerazioni inattuali” di Thomas Mann).

          Così un progetto confederale di per sè sensato come quello di Gioberti ha finito col doversi rintanare sotto le gonne della Chiesa, cioè proprio di uno di quei poteri medievali che l’Italia l’hanno trattenuta indietro sulla strada del progresso materiale.

          Quando Leopardi, che di tutto si può accusare in vita sua tranne che di essersi voluto illudere, parla dei difetti del carattere nazionale degli Italiani ha ben presente chi sono gli Italiani e sa che il suo pubblico, Mirkhond permettendo, ce l’ha ben presente.

          Si rendeva conto benissimo di quanto (il familismo, l’indulgenza, il caffè, i bei paesaggi, l’arte, la superstizione mista a scetticismo, l’amore per la dialettica, il canto e il buon cibo…) unisce l’Italia da molto prima di tutte le varie dinastie feudali che l’hanno oppressa e che la opprimevano ancora ai tempi suoi, come i Borboni e i Savoia (così faccio contento Grog).

          Il fatto che quei caratteri siano ancora oggi ben vivi dimostra che non sono affatto sfavorevoli alla sopravvivenza. Al contrario.

          Il giudizio negativo che ne diamo è dovuto al fatto che noi oggi siamo, che lo si voglia o no, imbevuti di quella eredità giacobina della Rivoluzione Francese (Francese, non Italiana!) che subordina il giudizio politico a quello morale: eredità per cui Robespierre poteva ignorare la lezione di Machiavelli e ghigliottinare allegramente chi gli pareva in nome della Virtù. Questa eredità straniera ci è stata rafforzata dall’influsso Statunitense, il cui puritanesimo traspare da ogni telefilm poliziesco.

          Dunque noi Italiani abbiamo imparato a vergognarci di essere machiavellici, ossia disincantati e realistici e dunque – a lungo andare – più resistenti.

          Qualcuno come Calvino se n’è accorto, e ha predicato le virtù come leggerezza e flessibilità come strumenti di sopravvivenza per i secoli futuri.

          Virtù di cui noi Italiani siamo abbondantemente dotati dalla storia, ma di cui abbiamo almeno in parte perso coscienza.

          Gli altri Europei questo confusamente lo capiscono, sotto sotto a volte (non sempre) ci disprezzano ma soprattutto non si capacitano di come noi si ritorni sempre, inspiegabilmente, a galla.

          A differenza dei Polacchi e degli Inglesi, che dalla storia hanno imparato che alle difficoltà si reagisce con l’ostinazione mentre quando le cosa vanno bene si può perdere tempo a litigare (la “szlachta” Polacca somiglia agli hobbit della tolkeniana Terra di Mezzo), gli Italiani sanno che alle difficoltà si reagisce adattandosi.

          “Piegati giunco che passa la piena” non è solo un detto dei mafiosi.

          Tra l’altro questo fa degli Italiani dei perfetti Europei. Non Europei come li intende Schauble – dei commercianti ossessionati dal rispetto dei patti. Ma dei disincantati, scettici verso ogni tentativo di appiattire la vita all’obbedienza a un singolo Moloch, come lo Stato della Santa Madre Russia o la Bibbia nella Costituzione degli Statunitensi o il Corano dei Maomettani. Non laici e tolleranti perchè orgogliosi di un’identità come i Francesi, ma precisamente perchè liberati della necessità di sentirsi orgogliosi.

          Da noi Epicuro è di casa.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Mauricius Tarvisii scrive:

            “invece che nel senso di una memoria comune nel senso di Paul Lagarde (descritto nelle “Considerazioni inattuali” di Thomas Mann).
            Così un progetto confederale di per sè sensato come quello di Gioberti ha finito col doversi rintanare sotto le gonne della Chiesa, cioè proprio di uno di quei poteri medievali che l’Italia l’hanno trattenuta indietro sulla strada del progresso materiale”

            Insomma, questa memoria comune ti sta bene oppure trattiene indietro l’Italia?

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ MT

              Hai ragione, ho peccato di eccessiva concisione.

              La memoria comune è questo “meme” che ci rende Italiani.

              Purtroppo non è stato mai esplicitamente (a scuola, in politica ecc.) posto alla base del nostro essere Italiani.

              Infatti (Corona Ferrea a parte) lo Stato Italiano è nato nel XIX secolo, cioè in un’epoca in cui il concetto alla moda era quello di Patria, e di Patria proprio nel senso manzoniano. Che al più si applica alla Francia, ma che fuori di lì provoca solo disastri (come si sarebbe visto nei Balcani, dove la rivista del gruppuscolo di Gavrilo Princip si chiamava “Piedmont”).

              E’ notevole che Thomas Mann discute la faccenda e tira fuori il semi-dimenticato Lagarde in polemica col fratello Heinrich, da lui considerato -nel 1914- troppo filo-Francese, per spiegargli didatticamente “cosa vuol dire essere Tedeschi”.

              La cosa importante qui è uno dei passi più belli di Thomas Mann, e vorrei che lo leggesse Mirkhond perchè spiega perfettamente -in controluce- cosa vuol dire essere Italiani al di là dei Savoia o dei Borboni.

              L’autore racconta di essersi trovato in una piazza di Roma, mentre si chiedeva che cosa volesse mai dire essere Tedeschi (tipica elucubrazione da intellettuale Tedesco, sia detto per inciso). Passa una banda musicale che esegue un’aria di Verdi: Mann ascolta distratto. Poi, com’è come non’è, il coraggioso direttore della banda accenna un passo di Mahler. Stupito, Mann si mette ad applaudire; ma si trova circondato da una folla di borghesi Romani insofferente, che si mette a fischiare una musica avvertita istintivamente come estranea.

              In quel momento Mann capisce cosa vuol dire essere Tedeschi: vuol dire non essere Italiani.

              E non lo dice affatto per scherzo, ma approfondisce la cosa: la differenza fra i popoli sta innanzitutto nella differenza di sensibilità estetica, di gusto (Del resto, è noto che Mahler non sopportasse Puccini). Questa idea e’ uno dei punti di partenza del “Doktor Faustus”.

              Negando il “meme” di cui sopra e rifacendoci invece a una romanità da cartolina carducciana, la scuola deamicisiana ha dato sì agli Italiani una coscienza nazionale, ma -e qui ha ragione Mirkhond- posticcia. Non perchè non esista una Italianità, ma perchè… non è quella cosa lì.

              Gioberti aveva intuito qualcosa, ma nel dibattito coi Mazziniani (convinti della necessità di evitare “l’impotenza della Svizzera”) si è dovuto rifare alla Chiesa, che tra l’altro non l’ha neanche trattato troppo bene.

              Logico che alla fine l’autoritarismo Sabaudo -stante l’oscurantismo di altre dinastie, diciamo, meno settentrionali (ehm)- ha riempito il buco.

              Se no, altro che Curdi…

              Ciao!

              Andrea Di Vita

          • habsburgicus scrive:

            Dunque noi Italiani abbiamo imparato a vergognarci di essere machiavellici, ossia disincantati e realistici e dunque – a lungo andare – più resistenti.

            bravissimo ! complimenti ! le cose stanno così
            (fra l’altro in memorie tardo-ottocentesche di stranieri colti si avvertiva di non sopravvalutare l’ostilità fra le due sponde del Tevere, perché gli italiani-e i prelati più della media-erano disincantati e un conto erano le parole e un altro i fatti..ciò spiega perché in Italia-quando era ancora degna del nome-il conflitto religioso non raggiunse le asperità della Spagna)

            poi citi “Maomettani”..come ai bei tempi (non lo vedevo scritto da tempo, c’est merveilleux :D)
            e concludi con il nostro Epicuro
            e non posso che ridirti chapeau !!!
            (né posso biasimare il sommo Recanatese se, forse per pudicizia, non menzionò un’altra e ben nota caratteristica italica, che non menziono..ma di sicuro Moi ha capito :D)

        • Miguel Martinez scrive:

          “miguel ha certo ragione su questo, ma io mi domando se veramente sia una particolarità italiana”

          rileggere l’ultimo capitolo del Signore degli Anelli, bellissima apologia della “microcomunità”.

          Che poi alla fine non è altro che il fatto che riusciamo a collaborare meglio con persone vere, che possiamo guardare in faccia e con cui possiamo pensare di costruire assieme un futuro.

          • Francesco scrive:

            la Contea vive solo perchè ci sono Stregoni e Re che affrontano in grande il Male

            ed è un paradosso che siano due Hobbit a distruggere l’Anello (tre se contiamo Gollum)

            😉

          • Andrea Di Vita scrive:

            @ Martinez

            E io che ho sempre considerato quel capitolo come la prova provata di quanto possa essere orribile vivere in una micro-comunità! 🙂

            (col portatore dell’Anello che rischia di essere travolto dalle malelingue).

            In generale, istintivamente, associo le micro-comunità ai linciaggi.

            Il progresso nasce quando si esce dalla casa natale -come fa Frodo all’inizio- e si prende la strada che porta fuori dalla Contea. Tolkien descrive bene, in un lungo brano poetico, quanto irreversibile sia quella scelta.

            La storia umana comincia proprio quando Aragorn sale al trono, cioè quando gli Elfi se ne vanno e la Contea ritorna nel regno delle fiabe.

            Tutta l’idea centrale del Signore degli Anelli – che la salvezza non venga nè dalla forza (Boromir) nè dalla sapienza (Gandalf) nè dal potere (i Rohirrim) ma dalla fedeltà alla parola data (Sam Gamgee) – è di natura morale, non politica: si pone quindi su un piano diverso da quello della Civiltà (e di questo Tolkien era ben consapevole).

            Ci sono tiranni e uomini liberi, nel libro, non cittadini con le loro leggi e le loro istituzioni. Gli Orchi non scioperano per l’art. 18.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

            • Miguel Martinez scrive:

              “In generale, istintivamente, associo le micro-comunità ai linciaggi.”

              Sai, certe cose sono molto semplici.

              Al giardino, c’è un bambino piuttosto piccolo che si diverte moltissimo a tirare sassi e bastonate in testa ad altri bambini ancora più piccoli di lui, nonché a sradicare piante e così via. Poi organizza una piccola banda di altri bambini più tranquilli, ma guidati da lui si divertono ad esempio a dare dei pugni in faccia alle bambine.

              Nella non-comunità auspicata da tanti, dove lo Stato veglia solitario sui Cittadini:

              – non si saprebbe nemmeno chi è e gli altri scapperebbero semplicemente dal giardino, lasciando tutto in mano a lui

              – al massimo, qualcuno denuncerebbe la cosa ai giornali, che ci farebbero un pezzo di colore sul Degrado e il Terrore

              – finché il bambino in questione non ammazza qualcuno, non si farebbe altro, poi il povero assessore di turno che Avrebbe Dovuto Vegliare subirà anni di processi per spillargli soldi a favore della vittima

              – dopo che ha ammazzato qualcuno, il bambino-belva (che magari migliorava da solo nel giro di un anno o due) sarebbe diventato a vita l’oggetto di allucinanti Percorsi di Recupero organizzati da cooperative sempre pù sfigate

              Nella nostra malvagia micro-comunità di tendenziali linciatori, invece, la prima cosa che notiamo è che il bimbo belva, come tutti i bimbi belva, è figlio di intellettuali borghesi e sicuramente di sinistra, che non alzerebbero mai un dito contro nessuno, ma soprattutto mai contro il proprio figlio.

              Quando distraiamo per un attimo il babbo o la mamma dai loro telefonini per dire quello che ha combinato, la mamma tira un sospiro e dice al bambino, “amore, ma sei stanco o hai fame?”

              Ora, siccome ci conosciamo bene tra linciatori e riflettiamo in maniera razionale, sappiamo che in linea di massima i bambini migliori sono i figli dei terzomondiali indiani e arabi; poi vengono i sanfredianini e i figli dei Calcianti Bianchi, che qualche volta possono dare pugni alla pari, ma se parli con i genitori alla fine ci si capisce.

              Poi non tutti i figli dei borghesi progressisti intellettuali sono mostri, tutt’altro; ma tutti i mostri da giardino sono figli di borghesi progressisti intellettuali. E ci sarà un motivo.

              Ora i borghesi intellettuali sono pericolosi, perché sono incapaci di disciplinare i propri pargoli, ma sono capaci di piantare un casino se qualcun altro ci prova.

              E comunque tutti insieme ne discutiamo e cerchiamo di convincere, per quel poco che si può, i genitori; e se ci scappa qualche pizzicotto non genitoriale al bimbo-belva, gli sta bene e magari fa bene anche a lui.

            • Roberto scrive:

              Miguel
              Ti rendi conto vero che ti si potrebbe dire che nella microcomunità senza stato potrebbero bastonare bambino e genitori e se sono sfortunati abbastanza da appartenere ad una qualsiasi micro minorità la microcomunità potrebbe buttarli fuori a calci?

              (Fuori dalla mia stesa macchietta, il ragionamento per macchiette non aiuta molto la discussione)

              • Miguel Martinez scrive:

                “Ti rendi conto vero che”

                Uno, non hai trovato tu un rimedio migliore per il nostro Bimbo Belva che dopo aver ammazzato una bambina di cinque anni, finisce in un Percorso Rieducativo inventato da psicologi che partecipano a gare al ribasso. Dimmi se lo Stato riesce a fare di meglio…

                Due, la minoranza di quelli che bastonano le bambine e poi sghignazzano meriterà pure rispetto, e infatti nessuno pensa di prenderli a calci. Ma forse pensa di invitare la mamma a mettere giù il telefonino e stare dietro alla sua tenera minoranza. E se non lo fa, si tiene il pargolo a casa (senza calci) dove può sfasciare il telefonino alla mamma (già lo ha fatto con il telefonino di un’altra mamma).

                Invece alla minoranza di bambini Sikh che tutti scambiano per bambine perché portano una strana cosa in testa, tutti vogliamo bene e tutti vorremmo che i nostri figli si comportassero come loro.

                E tutti rispettiamo il bambino nero autistico che a volte esagera, perché la sua splendida mamma gli sta dietro in tutti i momenti.

                Semplice, no?

              • Miguel Martinez scrive:

                Ovviamente il bimbo in questione non ha mai ammazzato nessuno. Dico soltanto che l’insieme di

                – bastone grosso

                – bambino piccolo molto felice di tirare con la massima forza un bastone in testa a qualcuno

                – la presenza della testa di una bambina nel luogo sbagliata

                – mamma sospirante che alza lo sguardo dal telefonino per chiedere se il figliolo ha fame o è stanco

                può condurre a esiti cronicisticamente (? dico bene) interessanti quanto il fatto di Fermo, nel giro di circa un secondo.

                E potrebbe essere quel secondo in cui l’Assessore che riceverà la colpa di tutto ciò era comprensibilmente da un’altra parte, e comunque per una volta, l’Assessore che c’entra?

            • Roberto scrive:

              Non ho ben capito quale sarebbe in quella situazione lo svantaggio di vivere in uno stato ma pazienza

          • roberto scrive:

            “In generale, istintivamente, associo le micro-comunità ai linciaggi”

            per sfortunata esperienza personale, come ho già raccontato, pure io….ma non dispero

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ Martinez

              Nell’esempio del bambino-mostro, lo Stato è la maestra che lo mette dietro alla lavagna, il preside che la spalleggia davanti ai genitori infuriati, ecc.

              In assenza dello Stato/maestra, i bambini vittima alla’inizio piagnucolano, poi imparano che la difesa migliore è quella di suonarle sonoramente al bambino-mostro lanciando il sasso a nascondendo la mano.

              In altre parole, l’assenza dello Stato coincide -è cronaca quotidiana- con l’inizio della mafia.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

      • roberto scrive:

        anzi rincaro:

        microcomunità = USA

    • Z. scrive:

      Tralascio di citare gli articoli (ve li cercate voi, sfaticati 😀 ): la costituzione oltre allo stato riconosce l’esistenza di comuni, province, regioni e città metropolitane. Nel senso che alcune di queste realtà nascono prima della costituzione medesima, e nessuna di esse è un quid minus rispetto allo stato.

      Nel medesimo titolo riconosce il principio di sussidiarietà e limita l’intervento dello stato ad un numero chiuso di materie.

      L’impressione è che i pensatori alternativi siano ancora al Metternich 🙂

    • PinoMamet scrive:

      Io mi sento di quotare l’intervento di Roberto completamente.

      • mirkhond scrive:

        Roberto ragiona in termini di superstato europeo.
        Nella sua visione politica, l’Italia non è che una provincia dell’Unione Europea…..

        • roberto scrive:

          potresti indicarmi quali sono i punti del mio (esageratamente lungo) commento che ti hanno fatto pensare questa cosa?

          scommetto di no…..

          • mirkhond scrive:

            Il tuo considerare irrilevanti le differenze tra le varie aree d’Italia, in nome della televisione, del calcio e di una visione europeistica, o comunque abituata a ragionare per superstati.
            In tal caso è logico considerare l’Italia una omogenea provincia del superstato europeo.
            Un pò come certi americani o italo-americani, che parlano di “Italia” e di “Italiani” come se fossero un unico popolo, ma l’italiano che hanno in mente, sia pur confusamente, è il napoletano (spaghetti, mandolino, pasta e’ frasuli) oppure siciliano (la mafia)……

            • mirkhond scrive:

              pasta e’ fasuli

            • PinoMamet scrive:

              “Il tuo considerare irrilevanti le differenze tra le varie aree d’Italia, in nome della televisione, del calcio e di una visione europeistica”

              Mi permetto di fare il vice Roberto:

              non mi pare che Roberto dica esattamente questo.

              Roberto sostiene- e io credo abbia ragione- che le differenze tra un palermitano e un veneziano ci sono; non siamo ciechi.

              Però ci sono anche tantissime cose che uniscono, alcune delle quali recenti- come la televisione- ma non perciò ininfluenti.
              Se siamo fatti di riferimenti comuni, questi riferimenti comprendono Dante, certo, ma anche Rino Gaetano.

              E che comunque- ed è vero anche questo- basta andare all’estero per accorgersi che l’Italia esiste, che qualcosa che unisce gli italiani c’è, come ci sarà qualcosa che unirà, boh, i canadesi, e farà sì che all’estero trovandosi diranno “tu che sei canadese, tu puoi capirmi!”

            • Roberto scrive:

              Pino ha capito.

              Sostengo semplicemente che i punti in comune tra un palermitano ed un veronese siano di più rispetto alle differenze e molto di più rispetto ad un tedesco, ad uno sloveno,ad un francese che pure abita a pochi chilometri dalla frontiera.

            • Francesco scrive:

              Duca

              anche io ho scoperto l’Italia uscendone

              è uno shock

              ma funziona

              ciao

            • Z. scrive:

              Confermo.

              Quando vai all’estero scopri che lassù spendono dei bei soldini per robe che io farei fatica a mettere in bocca.

              Quando torni scopri che il nastro trasportatore è guasto e devi aspettare tre quarti d’ora prima che si riaccenda.

              😀

  23. mirkhond scrive:

    “la nazione Italia c’era (come c’era qualsiasi altra nazione, labile e di incerto confine) ma c’era eccome!”

    Solo nella fantasia di alcuni letterati.

    • PinoMamet scrive:

      Credo Mirkhond che su questo non ci intenderemo mai.

      A me verrebbe da chiedere come mai i pochi letterati, che poi tanto pochi non erano e continuarono a pensare la stessa cosa con continuità per secoli… come mai ecco ebbero proprio questa fantasia.

      Dopo tutto, a sentire te, parrebbe che tutto dovesse spingerli nella direzione contraria.

      Ma soprattutto, a sentire te pare che nel milleeddue, uno si svegliava a Montpellier e diceva “ahh, come mi sento francese, oggi proprio mi sento francese, e la Francia va da qua a là, c’ha dei confini ben precisi” solo vaglielo a spiegare agli inglesi…
      e lo stesso in Germania, anche se a dire il vero era altrettanto frammentata dell’Italia o più, e in Gran Bretagna… ah no, ma diciamo nel Regno Unito… ma forse non era unito… e la Spagna lasciamo perdere.. ma insomma, tutti dovevano sentirsi qualcosa, tranne gli italiani che non esistevano 😉

      voglio dire: l’Italia mi pare legittima, o illegittima, o costruita a tavolino, o dalle fantasie dei letterati, sì:
      ma tanto quanto le altre nazioni, e in realtà molto meno “fantasia di letterati” di tante altre.

      Poi ha avuto un’unificazione più tardiva di molte, per cause politiche, e questo certamente ha influito molto sul carattere degli italiani di oggi, che sono (o erano 40 anni fa, adesso già meno, il tempo passa) campanilisti, come ognun sa;
      e nessuno lo nega.

      Ma insomma non mi pare che “esistano” tutti gli altri Stati, che abbiano tutti una qualche forma di legittimità, e l’Italia no.

      Dovresti sapere meglio di me che la Storia di ognuno di questi Stati è altrettanto incasinata di quella italiana…

  24. mirkhond scrive:

    “senza entrare nelle questioni geografiche che sono care a mirkhond (e che a me invece non interessano per nulla”

    Ognuno ha i suoi interessi.

  25. mirkhond scrive:

    “visto che credo che tra un veneziano ed un palermitano ci siano molti più punti in comune che differenze”

    Quando sono stato nel nord Italia, ho sempre avuto la sensazione di sentirmi all’estero…..

    • Francesco scrive:

      perchè non sei andato davvero all’estero!

      provaci

      anzi no, l’Italia è meglio (ma anche la civile Inghilterra, se esiste ancora)

      • mirkhond scrive:

        Sono stato in Savoia, e non mi è sembrata molto diversa dal Piemonte…..

        • PinoMamet scrive:

          Ah no?
          beh, almeno una differenza l’avrai notata: in Savoia parlano francese .

          Ora tu mi dirai che il dialetto piemontese assomiglia molto al francese, e sarà anche vero.
          Ma io ho degli amici manco piemontesi, ma valdostani;

          ti dirò di più, valdostani con cognome francese.

          E parlano italiano, il francese lo studiano a scuola perché sono obbligati, conoscono la stessa “cultura generale” italiana di tutti gli altri italiani, e come e più degli altri italiani non sopportano i francesi.

          Nel Milledue sarà stato diverso, non voglio discutere.
          Ma non viviamo nel Milledue, Mi’…

        • Francesco scrive:

          stai scherzando spero

          è tutto un altro mondo, altro che storie

          che poi il Piemonte sia un postaccio pieno di torinesi e di juventini ne convengo

          ciao

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      Senza superare i sacri confini patri, fai un salto prima in Cadore (ladino) e poi in Val Badia (ladina) o in Val Pusteria (tedesca), oppure vai prima a Trento e poi a Bolzano (che pure è a maggioranza italiana): non avrai dubbi su dove passi il confine 😀

  26. mirkhond scrive:

    “Beliscimu, cossa ti veu? I Zeneizi han pigiou Chioggia e l’han tegnùa sette anni!”

    Un anno e quando l’assedio (1379-1380) terminò, i Genovesi erano ridotti a delle larve umane.
    Chioggia fu la Stalingrado che fiaccò la potenza genovese.

  27. mirkhond scrive:

    I Genovesi nel 1379 s’impadronirono di Chioggia, ma poco dopo vi vennero a loro volta assediati dalla flotta veneziana.
    Il blocco durò un anno, al termine del quale la guarnigione genovese di Chioggia ne uscì in modalità simili a quella tedesca di Von Paulus a Stalingrado nel 1943……

  28. mirkhond scrive:

    “L’impressione è che i pensatori alternativi siano ancora al Metternich :)”

    E gli vuoi dare torto? 😉

  29. Mauricius Tarvisii scrive:

    “Primo Comandamento dello Stato: tu non avrai altro dio all’infuori di me”

    Gli unici veri nemici dello Stato oggi sono i pochi europeisti rimasti. Gli altri, soprattutto i sedicenti nemici dello Stato (micropatristi, sussidiaristi, ghepensimiisti, circolinoisti, celacaviamodanoisti) sono in realtà favorevoli alla loro convivenza con lo Stato in un rapporto parassitario, dove si pretendono welfare e regole per gli altri, mentre si respingono regole e imposizioni che riguardano la propria persona o la propria cerchia.

    • PinoMamet scrive:

      Questo è vero, e sospetto anzi che dietro il Brexit ci fosse, anche se espresso male, un pensiero di questo tipo, cioè: via dall’Europa, ok, ma solo da quella che ci infastidisce.

  30. mirkhond scrive:

    Credo Mirkhond che su questo non ci intenderemo mai.

    Chi lo nega? 🙂

  31. mirkhond scrive:

    “A me verrebbe da chiedere come mai i pochi letterati, che poi tanto pochi non erano e continuarono a pensare la stessa cosa con continuità per secoli… come mai ecco ebbero proprio questa fantasia.”

    Era gente imbevuta del mito di Roma.
    Poi nei fatti ognuno si sentiva quello che era, e non fratello di un altro “simile”.

    • Francesco scrive:

      Roma era un impero tricontinentale, non l’Italia

      che c’azzecca?

      ciao

      • mirkhond scrive:

        C’azzecca perché si guardava alla circoscrizione geo-amministrativa romana, dai mutevoli confini nello spazio e ne tempo, chiamata Italia, credendo scioccamente che fosse un’unica “nazione”……

        • mirkhond scrive:

          Credendo nelle fumoserie ovviamente, perché poi NELLA REALTA’ si era consapevoli delle ENORMI DIFFERENZE che c’erano tra i popoli della Penisola…..

          • PinoMamet scrive:

            Secondo me queste enormi differenze ci saranno state nel neolitico.

            All’epoca di Roma repubblicana, con gli scrittori latini che vengono da Milano e da Taranto, con i coloni spediti singolarmente o in massa di qua e di là, con le guerre sociali con gli alleati che scrivono ITALIA sulle monete, protestando per avere gli stessi diritti dei cittadini romani al cui fianco hanno combattuto…

            con i santuari frequentati da Sanniti e Celti insieme, con gli artigiani etruschi in Piemonte e quelli Greci in Etruria e i mercenari Galli in Sicilia…
            faccio molta fatica a credere che esistessero enormi differenze.

            Diciamo la verità: per quanto riguarda la cultura, diciamo, macroscopica, non ci sono differenze enormi in tutta l’Europa “latina” o neolatina, manco al giorno d’oggi.

            C’è invece una caterva di differenze, diciamo così, microscopiche, legate perlopiù alla cultura popolare, ma proprio nel senso di pop:
            un francese tiferà la sua nazionale, conoscerà le sue vecchie canzoni, ricorderà le sue vecchie pubblicità e robe così…

            penso siano proprio queste cose, che a te magari sembrano sciocchezze, a fare le differenze tra i popoli (e bada bene: sono sciocchezze, e non devono essere nient’altro) e non le carte bollate dei tempi di Carlo il Grosso.

        • Francesco scrive:

          secondo te il millennio di pensiero di “Italia” faceva riferimento alla circoscrizione geo-amministrativa romana???

          dai, siamo seri, è la cga “Italia” che faceva già riferimento (lasco) alla realtà geografica e culturale omonima. caduta Roma (pars occidentalis) e fallita la reconquista romea, l’Italia è diventata quella che conosciamo ancora oggi.

          con un gravissimo ritardo nell’unità politica

          ciao

          • mirkhond scrive:

            ?????????????????????????????

            • Francesco scrive:

              secondo te il millennio di pensiero di “Italia” faceva riferimento alla circoscrizione geo-amministrativa romana???

              e perchè il 99% degli intellettuali italiani per circa mille anni ha pensato all’Italia come una nazione?

              ciao

  32. mirkhond scrive:

    “Ma soprattutto, a sentire te pare che nel milleeddue, uno si svegliava a Montpellier e diceva “ahh, come mi sento francese, oggi proprio mi sento francese, e la Francia va da qua a là, c’ha dei confini ben precisi” solo vaglielo a spiegare agli inglesi…”

    Veramente era e si sentiva un occitano.
    I Francesi erano quelli del nord, con cui non solo ci si sentiva diversi, ma non si comunicava affatto direttamente in volgare, data l’ENORME differenza tra Francese di Parigi e Occitano di Tolosa.
    Queste terre occitane peneranno assai a diventare e soprattutto a sentirsi Francia…..

  33. mirkhond scrive:

    “e lo stesso in Germania, anche se a dire il vero era altrettanto frammentata dell’Italia o più, e in Gran Bretagna… ah no, ma diciamo nel Regno Unito… ma forse non era unito… e la Spagna lasciamo perdere.. ma insomma, tutti dovevano sentirsi qualcosa, tranne gli italiani che non esistevano ;)”

    Come accennato sopra, la Germania era DE JURE un’unità fin dai tempi di Carlo Magno (768-814) e soprattutto da suo nipote Ludovico, re dei Franchi Orientali, detto il GERMANICO (843-876 d.C.).
    E seppure DE FACTO la Germania era divisa almeno dal XIII secolo, CONTINUAVA DE JURE a sentirsi un tutt’uno, con l’imperatore, residente ad Aquisgrana, poi a Praga, e infine a Vienna, come sovrano della GERMANIA.
    Il famoso I Reich millenario (800-1806).
    L’Italia “politica” era il Regno Longobardo-Carolingio, comprendente gran parte del centro-nord, dal 774 d.C. e durato come FINZIONE GIURIDICA e su un territorio sempre più ristretto, fino al 1796.
    Salvo poi essere “rivitalizzato” sia pure con confini diversi, ma sempre e solo centrosettentrionali, sotto Napoleone, prima come Repubblica Cisalpina (1797-1799 e 1800-1802) poi Repubblica Italiana (1802-1805) e infine come Regno d’Italia (1805-1814) con bandiera quel tricolore PADANO che tanto scalda i cuoricini, soprattutto durante i mondiali e gli europei.
    Quanto infine agli Spagnoli si sentivano da sempre così un unicum, che ad ogni tentativo di unificazione della Penisola Iberica, se ne contrapponevano altri di disunione, in nome di identità molto più sentite, tipo Catalogna, Aragona, Navarra/Paese Basco, Galizia, Portogallo……

    • PinoMamet scrive:

      ..e allora perché rompi le balle solo a noi? 😉

    • PinoMamet scrive:

      Comunque non vedo continuità particolare tra il regno longobardo-carolingio e le amministrazioni napoleoniche del centro-nord Italia, con i loro nomi un po’ altisonanti, appunto alla Napoleone
      (del genere “controllo solo questo pezzo, ma lo chiamo Regno d’Italia lo stesso, perché fa più figo”).

      In ogni caso, nessuno ha mai negato che l’Italia sia stata divisa per secoli… se si parla di Unità d’Italia un motivo ci sarà!

      Io credo, molto più semplicemente, che esista una cultura italiana, che non nega, ma assomma quelle locali, e gli dà anche qualcosa (forse non poco) in più.

      • mirkhond scrive:

        Casomai alcuni elementi culturali comuni, come il Cattolicesimo e il Fiorentino, divenuto la lingua franca dell’amministrazione e della letteratura negli stati italiani, tra XIV e XVI secolo, affiancando e in gran parte poi soppiantando il Latino.

        • Francesco scrive:

          ti serve altro per fare una nazione?

          domanda seria, non scherzosa

          • mirkhond scrive:

            Non è sufficiente, se poi a livello del sentire comuni si è e ci si SENTE diversi.
            Come è stato per secoli, nonostante alcuni elementi culturali comuni.
            Del resto l’immensa area tra Bosnia e Bangladesh tra XVI e XIX secolo, era governata da tre imperi guidati da Turchi iranizzati e il Farsi era la lingua dell’amministrazione e della cultura di questi imperi.
            Non mi sembra che questo elemento COMUNE, facesse sorgere un sentimento “nazionale” in tutta questa vastissima area……

            • PinoMamet scrive:

              …il che dimostra forse il contrario di quello che sostieni tu, visto che dagli Imperi multietnici sorgono degli stati-nazione formati da popoli che, nonostante tutto, sentono una qualche identità… che non sentono con altri.

            • mirkhond scrive:

              Appunto, per secoli gli “italiani” NON si sentivano affatto parte di un’ecumene “nazionale”, nonostante avessero alcuni elementi culturali in comune, come il Cattolicesimo e il Fiorentino come lingua aulica.
              Esattamente come l’area tra Bosnia e Bangladesh tra XVI e XIX secolo……

            • PinoMamet scrive:

              Scusami se mi permetto di scherzare Mi’, ma tu mi sembri uno che voglia aver ragione per mancanza di prove 😉

              cioè, noi abbiamo secoli di Dante, Boccaccio, Tasso, Manzoni, che ogni tre per due stavano a parlare di Italia, e tu te ne esci co’ ‘sta cosa che non interessava a nessuno.

              Vabbè, erano due (no, permettimi, saranno stati almeno un centinaio di mediamente noti, più tutti gi altri ovviamente…) intellettuali “segaioli”, ma intanto sappiamo come la pensavano.

              Agli altri non importava? non possiamo saperlo.
              Intanto però sappiamo cosa importava ai maitres à penser.

            • Peucezio scrive:

              No, ma il punto è un altro.
              Sarà stato pure un sentimento d’élite e sarà vero l’episodio dei napoletani dell”800 che credevano che “Italia” fosse il nome della regina.
              Ma il punto è se un’entità esiste ed è percepita o meno.
              Poi è ovvio che non è da intendersi nel senso della nazione moderna borghese, che si identifica con lo stato accentrato di tipo otto-novecentesco.
              Ed è vero che entrava in concorrenza con entità più piccole e più grandi.
              Ma uno non può dire che è un’invenzione risorgimentale, perché allora o è in cattiva fede o l’ideologia gli fa perdere di vista la realtà.

            • Francesco scrive:

              >>> per secoli gli “italiani” NON si sentivano affatto parte di un’ecumene “nazionale”, nonostante avessero alcuni elementi culturali in comune, come il Cattolicesimo e il Fiorentino come lingua aulica.

              a me pare sia evidentissimo il contrario, caro Duca, e non sarebbe male se tu portasse elementi a sostegno di questa tesi

              anche perchè i confini “naturali” dell’Italia hanno aiutato moltissimo

              ciao

              PS un consiglio: il fatto che tu non ti senta italiano non è un elemento storiografico rilevante, per quanto sia importante per te. anche io mi sento padano ma non mi si fila nessuno

  34. mirkhond scrive:

    “Quando Leopardi, che di tutto si può accusare in vita sua tranne che di essersi voluto illudere, parla dei difetti del carattere nazionale degli Italiani ha ben presente chi sono gli Italiani e sa che il suo pubblico, Mirkhond permettendo, ce l’ha ben presente.”

    Cioè l’ennesimo intellettuale SEGAIOLO di buona famiglia, i cui scritti erano indirizzati ad altri segaioli come lui, circa l ‘1/2% degli “Italiani” di allora”

    “Si rendeva conto benissimo di quanto (il familismo, l’indulgenza, il caffè, i bei paesaggi, l’arte, la superstizione mista a scetticismo, l’amore per la dialettica, il canto e il buon cibo…) unisce l’Italia da molto prima di tutte le varie dinastie feudali che l’hanno oppressa e che la opprimevano ancora ai tempi suoi, come i Borboni e i Savoia (così faccio contento Grog).”

    A parte che si dice BorbonE, l'”oppressione” era sentita solo da un’ELITE di RICCHI SEGAIOLI, molto attaccati ai PROPRI INTERESSI, e dunque disposti come da SECOLI, a sostituire un monarca con un altro, pur di PERPETUARE i PROPRI INTERESSI.
    Poi c’era la Sicilia, dove l’odio antiborbonico risaliva all’unione delle Due Sicilie, del dicembre 1816, più per odio contro NOI NAPOLETANI, che verso la dinastia di per se.
    Come NON ti entra nella zucca, nonostante ti sia stato ripetuto ad libitum!

    • Z. scrive:

      Deridere Leopardi per via della sua scarsa fortuna nelle conquiste amorose, caro Duca, non istà bene. Ché non dalle sole conquiste misurasi l’Uomo 🙂

      • mirkhond scrive:

        Non parlo dei suoi insuccessi sentimentali, quanto del ruolo che vorrebbe trovargli Di Vita, a difesa di un’INESISTENTE fratellanza tra “Italiani”……

      • habsburgicus scrive:

        verissimo !
        (se tutto si basasse su quello, allora Rocco Siffredi sarebbe la più alta autorità in tutti i campi :D)
        al massimo ciò potrebbe servire come base di partenza per riflessione, sine ira et studio, e distaccata (e con intervento finale, detagliato, di Miguel stesso), sul fatto che le donne già ai tempi suoi non apprezzavano assolutamente la cultura , la cultura pura intendo
        in effetti molte cose seducono le donne (agli uomini basta meno :D), ma fra queste-almeno in Italia ma credo che all’estero sia lo stesso-la cultura non c’è [la cultura unita a fama e status è altro ed in tal caso credo giochi lo status cioè la fama, non la cultura..un noto veneziano becca molto, ma per il suo status di personaggio mediatico e non per la sua cultura filosofica su cui non desidero in alcun modo esprimermi]

        • Z. scrive:

          Habs,

          forse sei ancora più sventurato, nel senso che io temo che alle alle donne non interessi particolarmente la tua cultura!

          Mi spiego – tu hai una cultura smisurata in materia di storia politica e diplomatica. Conflitti, negoziati, dominazioni, rivolte, spedizioni, conquiste, rivoluzioni…

          Poi sei anche ingegnere. Lì non so quanto tu ne sappia perché non ne parli mai, ma di ingegneri che si laureano sapendone “giusto un po’” non ne ho conosciuto uno. Quindi devo presumere che tu ne sappia pure di là.

          Ora…

          quia a Bologna ci sono soprattutto due aree in cui le donne, a quanto mi dicono, sono decisamente in minoranza: storia e ingegneria!

          Se i tuoi interessi fossero stati la psicologia e la filologia romanza, bum, secondo me avresti fatto tredici al primo colpo e vita natural durante 🙂

          • habsburgicus scrive:

            perché voi in Romagna non inventate una macchina del tempo ? 😀 che ci riporti alla beata gioventù 😀
            per solleticar di più il vostro genio italico, ti rammento che ritrovereste pure il PCI 😀 😀 😀

          • Z. scrive:

            Su Le Scienze, vent’anni fa circa, uscì un articolo che spiegava come in nessun modo una macchina del tempo potrebbe riportare il passeggero ad un periodo antecedente alla costruzione della macchina medesima. Ora non ti so dire perché ma a occhio il discorso filava.

            Insomma, pare sia impossibile.

            E poi, habs, siamo sinceri: davvero avresti voluto passare una vita a far finta di essere interessato a cose di cui tenèff? davvero? e pensi poi che non se ne sarebbero accorte?

            Accetta il tuo kismet…

            e alla peggio, c’è sempre il Mystery Method 😛

    • Peucezio scrive:

      Scusami, ma in epoca premoderna, con poc eeccezioni, le identità che trascendono la dimensione microcomunitaria sono tutte appannaggio delle élite.
      Ai contadini non fregava nulla dei Borboni, né degli Spagnoli, né degli Aragonesi, né degli Angioini (un pochino forse degli Svevi, in forma magari mitizzata).
      Al contadino importava della sua famiglia e al massimo del suo comune, perché lo toccava direttamente.

      • mirkhond scrive:

        Crdo che i nostri contadini, sentissero più vicini i biekiSSimi BorbonE, rispetto agli “illuminati” Hohenstaufen……

  35. MOI scrive:

    proviamo l’ebbrezza trasgressiva dell’ in topic 🙂 :

    a Fermo pare che il primo a provocare sia stato l’Ultrà, che vedendo il Profugo gironzolargli attorno alla macchina, ha pensato a un ladro ed è partitosubito con una roba tipo “Cazzo fai, negro di merda ?!” … a quelle parole il Profugo (che non era solo … assurdo pensare che lo fosse: dall’Africa alle spiagge di Lampedusa si fugge in massa e stipati in barconi !) è partito con le prime botte poi per un serie di motivi caotici (come le collutazioni in luogo pubblico sono sempre !) è andata come sappiamo.

    SE è andata come sopra descritto … premesso che NON vuole essere una domanda retorica (né con “num”, né con “nonne” …) :

    per la Legge _ indipendentemente dai Media _ una “persona di colore” è autorizzata ad alzare le mani contro chi adoperi l’ appellativo ingiurioso “negro di merda” ? E solo “negro” ? E un insulto razzialmente neutro applicabile anche ai “Bianchi” tipo “stronzo” / “pezzo di merda” / “figlio di puttana” senza (!) allusioni razziali ?

    Perché se fra Italiani “si alza le mani” dopo un insulto verbale, si ha torto in automatico.

    • Z. scrive:

      Puoi suggerire all’assassino di fare causa al morto. Anche se, a dire il vero, non credo che fare causa a uno che hai ammazzato sia un’idea vincente.

      • MOI scrive:

        Vediamo di andare oltre il circo mediatico, che è poi quel che vorrebbe Miguel … se ti arriva un “ragazzo di colore” a chiederti se ha diritto a una “discriminazione positiva” in materia di eccesso di “legittima difesa” con relativi scenari ipotizzati … cosa rispondi, indipendentemente dalle proporzioni di forza in campo (comunque imprevedibili) ?

        Ci sono “tamarri” (categoria sociale che multietnici lo sono per definitionem, vedi Pino sopra …) che tranquillamente dicono : “mi hanno aggredito in discoteca con uno scappellotto sul coppino : mi sono difeso rompendogli una bottglia in faccia !” …

    • Miguel Martinez scrive:

      “a Fermo pare che il primo a provocare sia stato l’Ultrà”

      A parte che a me i nigeriani in genere stanno simpatici e mi sembrano anche molto intelligenti, e il defunto poi ha una faccia particolarmente simpatica…

      per il resto, per me si tratta di una rissa finita male, di cui non conosco i motivi. Come altre in cui il presunto colpevole (subito linciato da altri media) era uno straniero e il morto un italiano.

      Quando due scimpanzè maschi cominciano a guardarsi in scimpanzesco cagnesco, spesso finisce male, a prescindere dalle intenzioni.

      • Z. scrive:

        Miguel,

        detto senza polemica, e sperando che non ti arrabbierai troppo: nelle tue parole quanto conta il desiderio di prendere le distanze volgo mediatizzato e linciatore?

        Te lo chiedo perché la difesa (comunque denominata) della persona additata dai media è un sentimento che, come immagini, posso capire.

        Detto questo, mi pare che la tua linea sia preferibile a quella sinora adottata dalla difesa dell’imputato: regalare un terzo di un rudere agricolo di cui comunque la parte civile avrebbe chiesto il sequestro…

    • Roberto scrive:

      “Perché se fra Italiani “si alza le mani” dopo un insulto verbale, si ha torto in automatico.”

      Fra italiani, il morto ha sempre ragione e non vedo perché non debba valere se il morto è un baluba

      • MOI scrive:

        @ ROBERTO

        Va bene.

        Ma hai risposto solo in parte

        manca :

        “se ti arriva un “ragazzo di colore” a chiederti se ha diritto a una “discriminazione positiva” in materia di eccesso di “legittima difesa” con relativi scenari ipotizzati … cosa rispondi, indipendentemente dalle proporzioni di forza in campo (comunque imprevedibili) ?”

        • MOI scrive:

          @ ROBERTO (o altri) nella fattispecie :

          NON difendo l’ Ultrà, vorrei solo capire come funzia l’ Eccesso Colposo di Legittima Difesa combinato alle Discrimiazioni Positive di stampo Statunitense che la UE porta anche in Europa :

          “una “persona di colore” è autorizzata legalmente (!) ad alzare le mani contro chi adoperi l’ appellativo ingiurioso “negro di merda” ? E solo “negro” ? E un insulto razzialmente neutro applicabile anche ai “Bianchi” tipo “stronzo” / “pezzo di merda” / “figlio di puttana” senza (!) allusioni razziali ?”

          Insomma … un bestione Ultrà offende perché cerca la rissa

          ma reggerebbe l’ accusa se fosse stato un Ragioniere afisicato che avesse denunciato il Profugo dopo esser fuggito (anziché restsare lì a combattere) per eccesso di difesa: “Gli avevo detto solo negro di merda a voce per paura che mi rubasse la mcchina, e quel violento mi ha tirato subito un gran cartone che mi ha fatto la bua …”)

          • MOI scrive:

            + punto interrogativo finale

          • roberto scrive:

            non capisco la tua domanda

            1. nessuno è autorizzato ad insultare nessuno
            2. nessuno è autorizzato a picchiare nessuno, e al limite puo’ esserci una circostanza attenuante se picchi uno che ti ha insultato (vero z? non conosco la giurisprudenza ma vado a logica)
            3. nessuno è autorizzato ad ammazzare nessuno e al limite puo’ esserci una circostanza attenuante se ammazzi uno che ti ha attaccato (o addirittora cambia il titolo del reato secondo i fatti)

            nel codice penale il fatto di essere nero, bianco, ultrà, o ragioniere è irrilevante

            sugli insulti se dico ad uno “negro di merda” è un insulto, anche se il tipo è veramente negro e puzza
            pure se dico “figlio di puttana” ad un negro di merda è un insulto, e per tutti e due i casi, vedi al punto 1

            • Miguel Martinez scrive:

              “non capisco la tua domanda”

              Io invece sì. Non stiamo parlando di legge, ma di spettacolo.

              In questo caso, l’onda mediatica è tutta a favore del Profugo Cristiano contro il Bullo di Provincia.

              L’errore di Moi è non riconoscere quando l’onda va in direzione opposta, come è successo ad esempio a Colonia, oppure quando la ragazza romena uccise un’italiana con un colpo di ombrello (e nuovo linciaggio quando si permise dopo di mettere una foto su Facebook).

              Spesso, dipende da fattori casuali: una notizia diventa spettacolo in un giro di tempo brevissimo, il giudizio definitivo su chi dobbiamo amare e chi dobbiamo odiare e del perché viene stabilito irrevocabilmente in pochi istanti.

            • roberto scrive:

              ok, ma per lo spettacolo non dovete rivolgermi a me

  36. MOI scrive:

    nerettature sbagliate … scusate, volevo fare solo “parole”, “botte” e “pare” …

  37. mirkhond scrive:

    Comunque non vedo continuità particolare tra il regno longobardo-carolingio e le amministrazioni napoleoniche del centro-nord Italia, con i loro nomi un po’ altisonanti, appunto alla Napoleone
    (del genere “controllo solo questo pezzo, ma lo chiamo Regno d’Italia lo stesso, perché fa più figo”).

    Forse la cosa non è avvenuta deliberatamente, e bisogna vedere quanto Napoleone conoscesse la storia d’Italia, quanto derivasse dalla casualità, e ancora quanto magari dai suoi consiglieri, anche italiani come Francesco Melzi d’Eril (1753-1816).
    Sta di fatto che, sia pur con confini differenti (mezza Italia del Centro-Nord dal Piemonte a Terracina, fu direttamente annessa alla Francia), la Repubblica poi Regno d’Italia comprendeva (parte de) il centro-nord, non noi.

  38. mirkhond scrive:

    “Si sente distintamente il rumore che fanno le tue unghie quando scivoli mentre cerchi di arrampicarti sui vetri.”

    Stai parlando di te stesso riflesso allo specchio.
    Me se ODI i Veneziani, e te ne esci col DISASTRO genovese di Chioggia, esaltato come se fosse un successo, e poi farnetichi d’Italia (tra l’altro non mancando qua e là, di gettare fango razzista su alla Giorgio Bocca, secondo il tuo solito stile)…..

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ mirkhond

      Ma chi è che odia i Veneziani?

      Dico, e le faccine che ho messo che ci stanno a fare?

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  39. mirkhond scrive:

    fango razzista su di noi

  40. mirkhond scrive:

    “E’ lapalissiano che ragionasse da cittadino di Firenze e (potenzialmente) da suddito Imperiale.”

    Mica tanto, visto che ti deve essere ripetuto ad libitum…..

    “Proprio per questo non è banale che lui – e Petrarca e altri- trovassero naturale parlare d’Italia.”

    Erano vezzi di un’elite di letterati che in questo, NON rappresentavano il sentire comune dei popoli d’Italia……

    • Francesco scrive:

      non è vero e sai benissimo che non hai nessuna pezza d’appoggio per dire cosa sentissero gli italiani “comuni”

      mentre l’evoluzione storica suggerisce che gli intellettuali mettessero in bella il sentire comune

      come hanno sempre fatto fino all’arrivo del comunismo

      • mirkhond scrive:

        “non è vero e sai benissimo che non hai nessuna pezza d’appoggio per dire cosa sentissero gli italiani “comuni””

        La conquista delle Due Sicilie da parte piemontese, dimostra il contrario……
        Gli “italiani” non erano e non si sentivano un unico INESISTENTE popolo.

        • PinoMamet scrive:

          Ammettendo che il sentimento unitario fosse confinato ai soli garibaldini, venivano forse da Marte?

          Dai Mi’…

          se mi dici che il Sud conquistato è stato sfuttato vergognosamente, siamo tutti d’accordo.

          Ma tu ne fai un pretesto per dire “visto? non eravamo fratelli”.
          Ma che vuol dire “fratelli”??

          io posso odiare il mio vicino di casa, ma non ho il minimo dubbio che sia italiano quanto me…

          • mirkhond scrive:

            No.
            E’ stata una conquista e basta.
            I garibaldini avevano tra loro molti mercenari di varia origine e provenienza.
            Quanti di questi capivano cosa fosse l’Italia, nota sega di un’elite intellettuale, o piuttosto una sigla per sfogare istinti di avventura e di guadagno?

          • PinoMamet scrive:

            Ogni esercito ha sempre dentro qualche mercenario e avventuriero, è perfettamente normale.

            Io questa cosa proprio non la capisco, Mi’.

            Cioè, sei borbonico? pensi che i Borbone avrebbero dovuto continuare a regnare?
            Bene, è un’opinione.
            Pensi che i Savoia abbiano saccheggiato il Sud?
            A me lo facevano studiare già alle elementari, scopro da te che tu hai avuto un insegnamento, diciamo, più conservatore 😉

            Ok, comunque, sono pareri che capisco.

            Quello che non capisco è questa tua ostinazione nel voler negare un’identità italiana basandoti su questo.
            Sarebbe come volerla negare basandosi sul fatto che i partigiani hanno ucciso i fascisti e viceversa, “ma come, ma allora non siamo fratelli”?

            Secondo me dovremmo smettere di usare i termini retorici, tipo “fratelli”, come se avessero un significato…

        • Francesco scrive:

          le guerre civili non negano affatto l’identità nazionale, anzi ne sono un elemento costitutivo

          infatti il Regno venne annesso e i suoi notabili ebbero il diritto di voto, non fu creata una colonia o un protettorato

          gli italiani poveri lo presero nel culo, quelli ricchi iniziarono a rubare a man bassa, come insegna la storia della Banca Romana

          ciao

          • Andrea Di Vita scrive:

            @ francesco

            OGDACF
            =
            Occasione Giornaliera Di Accordo Con Francesco!

            🙂

            Ciao!

            Andrea Di Vita

          • mirkhond scrive:

            Venne annesso in un mare di sangue durato un quindicennio, e con migliaia di carcerati e deportati.
            Nonché costringendo MILIONI di Napoletani e Siciliani ad emigrare.
            E questo grazie a gente STRANIERA che diceva pure che eravamo fratelli!
            Figuriamoci se ci consideravano cugini……

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ mirkhond

              Settentrionale a me?

              Sono nato a Genova da padre Piemontese di origine Sicula (come forse si capisce dal cognome) e madre Pugliese di lontana origine Slovena. Sono stato cresciuto anche da una prozia mezzo Pugliese e mezzo Napoletana, tant’è che capisco Napoletano, Sanseverino e Lucerino meglio del Genovese. Sua sorella ha vissuto in Africa una vita; a casa mia era di casa una coppia di Piacentini e mio zio è mezzo Friulano mezzo Pugliese.

              Sono un concentrato di storia d’Italia…! 🙂

              Ciao!

              Andrea Di Vita

  41. mirkhond scrive:

    “bravissimo ! complimenti ! le cose stanno così”

    Solo quando si finisce di studiare storia a 19 anni, e le stronzate di regime che ti hanno insegnato, diventano un vangelo INOSSIDABILE.

  42. MOI scrive:

    -Le identità Nazionali son tutte farlocche ? … Può essere benissimo.

    In Italia, in qualche modo, in genere ne si è più consapevoli … coi “migranti/profughi” ciò sarà un vantaggio o uno svantaggio ?

    il Tempo dirà …

  43. mirkhond scrive:

    “In quel momento Mann capisce cosa vuol dire essere Tedeschi: vuol dire non essere Italiani.”

    In questo momento ho capito cosa vuol dire essere Napoletano: non essere connazionale dello stronzo, viscido razzista che sei, sempre pronto a gettare fango sui BorbonE e su di noi “colpevoli” di esserci tenuti simili “tiranni”.
    Invece di pensare a quelli che c’erano da TE, quelli sì AUTENTICI TIRANNI, anche con lo Statuto Albertino!

  44. mirkhond scrive:

    “Almeno tanto naturale quanto gli stranieri che venivano a saccheggiarla.”

    L’hanno saccheggiata anche quand’era unita.

    • Francesco scrive:

      e in entrambi i casi sapevano di essere in trasferta!

      in effetti, potremmo vedere cosa pensavano dell’Italia fuori dalle Alpi e temo che pensassero a una nazione interessante e semi-selvaggia

      in cui fare un “grand tour” per vedere cose belle e uniche al mondo

      • mirkhond scrive:

        Non ad una nazione, ma ad un’area geografica con alcune peculiarità in comune, e con altrettante se non maggiori diversità.

        • Francesco scrive:

          dai, non prenderci in giro: dovrei mettermi a leggere i racconti di viaggio in Italia per smentirti mentre entrambi sappiamo che non ce ne è bisogno

          😉

  45. Z. scrive:

    Ah Miguel…

    si potrebbe anche discutere anche di qualcosa che si è rivelato (anche) un ulteriore, grande distruttore: il web.

    • MOI scrive:

      Spiega, spiega … ch’è controituitiva: i più pensano che il U’èbb 😉 aggreghi …

      • Z. scrive:

        Hanno ragionissima, infatti il uebbe aggrega.

        Ma ci disgrega anche: sotto certi aspetti, ci mette tutti in continua competizione, ci fa diventare aforisti della domenica, piccoli eccentrici desiderosi di svettare. Poi facciamo finta che questi effetti riguardano solo gli altri, come sempre, ma in fondo sappiamo che è una bugia.

        E quando ci aggrega ci aggrega spesso nell’odio per gli altri, rendendoci sostanzialmente un po’ meno sociali.

        Hai mai sentito due persone che discutono di quello che hanno detto a Tizio su FB vantandosi delle rispettive risposte? hai mai detto a un amico di staccarsi da un bisticcio inutile ma lui non ne ha voluto sapere perché su FB c’è Caio che ha torto, un po’ come in quella tua jpeg di qualche tempo fa? ti è mai capitato di dire a qualcuno che non ti interessano le sue social-beghe e questo, imperterrito, ha proseguto a raccontarti quasi non capacitandosi che la cosa non ti interessasse?

        Probabilmente sì: ecco, secondo te questo è più aggregare o disgregare?

      • Miguel Martinez scrive:

        “Spiega, spiega … ch’è controituitiva: i più pensano che il U’èbb 😉 aggreghi …”

        Obbliga ricchi sauditi, contadine boliviane, studentesse di Pordenone e operai siciliani a uniformarsi a un unico modello mondiale, che è quello di Facebook.

        Semplifico, ma i mezzi non sono per nulla neutrali.

    • Miguel Martinez scrive:

      “si potrebbe anche discutere anche di qualcosa che si è rivelato (anche) un ulteriore, grande distruttore: il web.”

      Verissimo.

  46. mirkhond scrive:

    Zanardo

    Ciò che dici è verissimo e vale per tutti noi.
    Però capita che se ti toccano in ciò che credi e in ciò che ami, quanto puoi davvero resistere e non passare al contrattacco?
    La cosa migliore sarebbe che un moderatore, di fronte ad argomenti che scaldano alcuni, e infastidiscono e non interessano ad altri, intervenisse e bloccasse gli inutili battibbecchi…..

    • Z. scrive:

      Duca, la mia non è una critica né a te né a nessun altro. E’ una constatazione di come ci rende il web, e ci sono persone più suscettibili di altre a questi rischi[1].

      Anche per questo sono un lettore monoblogamo di Miguel: qui si trattano molti argomenti diversi, poco sbrilluccicosi, che tendono ad interessare poco ai facinorosi. Uno dei motivi per cui non mi infilerei mai e poi mai in un posto come FB – nota: uno dei motivi, non l’unico – è che sono consapevole che il rischio di farmi trasportare ci sarebbe anche per me. E siccome a me discutere piace, e scrivere pure, forse più per me che per altri.

      Z.

      [1] Siamo tutti diversi. Ad esempio tu sei certamente fumino quando tratti di certi argomenti. Ma tra tutti quelli che conosco sei uno di quelli a cui primeggiare interessa meno, anzi forse non ti interessa affatto: non ti ci vedo proprio a vantarti con terzi delle risposte che hai dato a qualcuno sul web.

  47. mirkhond scrive:

    “mentre l’evoluzione storica suggerisce che gli intellettuali mettessero in bella il sentire comune”

    Erano vezzi di un’elite.
    Non sentimento di masse.

    • Francesco scrive:

      prove?

      le elite hanno rispecchiato il sentire comune, al massimo lo hanno anticipato. non si inventano nulla.

      ciao

      • mirkhond scrive:

        Da noi no.
        Rispecchiavano solo i loro interessi economici.

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ mirkhond

          “da noi no”

          Caro mirkhond, lo sai cosa ti ci vorrebbe? Non dico tanto. Non quindici mesi come ho fatto io, no. Tre mesi nella periferia di Berinsfield, Abingdonshire, UK.

          Fra un pub maleodorante che chiude alle 22.30 e che ti rifila tè con latte la mattina e salsiccia umidiccia a cena, una parrocchia con le beghine stile Miss Marple che cantano inni in mezzo a panche di legno umide di muffa e l’immancabile rognone di agnello la domenica condito a fave crude e latte diluito in acqua calda senza sale.

          Poi vedi se quando incontri un Italiano, anche un Bolognese che ogni due per tre fa la sua battutina scema sui terroni, non ti metti a cantare con lui a squarciagola l’Inno di Mameli, la canzone del Piave e altri sani inni del nostro glorioso Risorgimento.

          S. Ten. Andrea Di Vita
          IV C. A., C.te Sez. Topografica e Osservazione

          • mirkhond scrive:

            Non sono tuo fratello.
            E in Inghilterra vacci tu, visto che sono loro che hanno finanziato e attuato le tue seghe risorgimentaliste.

        • Francesco scrive:

          scusa e perchè gli intellettuali italiani sarebbero stati diversi da quelli degli altri paesi?

  48. mirkhond scrive:

    Noto che, nonostante anni di leghismo e di riscoperte identitarie, farlocche e non, esistono ancora dei settentrionali giovani, che hanno una visione della storia d’Italia ferma ai sussidiari di 30 e più anni fa.
    Credendo ancora alla FOLA dell’unico INESISTENTE popolo italiano.
    Che è unico solo quando conviene a lorsignori, che per il resto continuano a guardarci dall’alto in basso per una presunta “superuorità” culturale che vanterebbero nei confronti di altri pseudofratelli……

    • PinoMamet scrive:

      Mi’, mettiamola così:
      c’ho ragione io 😉 e il leghismo ha fallito.

      Te l’ho detto, che non è mai interessato davvero a nessuno, nessuno ha mai creduto alla “Padania”!

      Paradossalmente, gli unici che ci credono sembrano essere al Sud… te compreso 😉

      Davvero, scherzi a parte mi sembra che sia la parte d’Italia dove ultimamente si creda di più a questa cosa delle identità locali.

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        Proprio ieri un mio amico mi diceva di conoscere il venetista del famoso carro armato.

      • PinoMamet scrive:

        Il Veneto è l’unica altra regione d’Italia che abbia una sua forma identitaria ben definita e, forse, abbastanza sentita dalla popolazione
        (ma questo non lo so: i veneti che conosco io hanno tutt’altri interessi).

        Però l’unica cosa che ha partorito in questo senso sono stati i quattro svitati del “tanko”…

        sarebbe ben strano che dopo anni di battage pubblicitario leghista quattro svitati non saltassero fuori.

        • Mauricius Tarvisii scrive:

          Be’, no: abbiamo le diffide recapitate all’ufficio notifiche del tribunale locale in cui i cittadini veneti negano la giurisdizione delle autorità occupanti italiane, abbiamo il ristoratore che durante la perquisizione dei NAS chiama ad assisterlo le guardie venete, abbiamo il mona che esibisce la carta d’identità veneta ai carabinieri, abbiamo il Governo Provvisorio con sede a Villorba (TV), suppongo capitale provvisoria della Repubblica (Veneta). E poi si dimenticano sempre il referendum-farsa sull’indipendensa e la legge regionale (stroncata dalla Corte Costituzionale) che doveva indire il referendum consultivo per l’indipendenza del Veneto.

        • PinoMamet scrive:

          Ah beh, prendo atto.
          Allora diciamo che gli unici interessati a un possibile distacco dall’Italia sono i venetisti e i neoborbonici.

          Comunque il Veneto, per queste cose, è davvero un altro pianeta rispetto al Mondo…

  49. mirkhond scrive:

    superiorità

  50. mirkhond scrive:

    Al nord si è tutti italiani solo quando fa comodo, salvo poi disprezzare una parte dei cosiddetti “fratelli”……

    • PinoMamet scrive:

      Sessant’anni fa, Mi’… il tempo passa.

      Poi adesso mi dirai che un tuo conoscente si è trovato male a Bologna, e vabbè.
      Un mio amico è andato in Scozia e c’era il sole: lì per lì ci rimani male, ma quella è sfiga 😉

      • Z. scrive:

        Io la prima volta che sono stato in Belgio trovai sole e caldo, con temperature piacevoli e rilassanti, per quasi una settimana.

        Non mi crede nessuno. Però tant’è, andò così!

    • Z. scrive:

      Vedi, in Romagna si è tutti romagnoli.

      Oh, beninteso. I riminesi al posto della piadina fanno una roba che sembra carta velina per vegani e il crescione lo chiamano “cassone”; i nostri poeti sono istoriati nel marmo all’Alma Mater e i loro vanno in TV a reclamizzare Unieuro; vogliono farci credere che quel minestrone di verdure sia mare e che quell’allucinante carnaio sia una spiaggia; parlano un dialetto che come direbbe Farage it can’t be heard, non si può sentire. E non accettano che la capitale della Romagna non può essere che Ravenna, la Capitale d’Occidente, che li guarda dall’alto di millemila anni di Storia e li spernacchia impietosa dalla sommità del campanile di Sant’Apollinare in Classe, campanile che i partigiani salvarono dalla furia cieca dei Farage di allora.

      Oh, c’è anche l’altra campana. A noi della Bassa ci dicono che siamo ferraresi, che la loro piadina non è solo l’unica buona ma l’hanno proprio inventata loro e la nostra chissà cos’è, che la loro città è la migliore sia d’estate sia d’inverno e che la nostra spiaggia è un convalescenziario per novantenni, che loro hanno i colli e il vino buono e noi abbiamo solo l’umidità e la nebbia. La capitale della Romagna, manco a dirlo, per loro sarà sempre Rimini, tanto più che Ravenna è un mortorio. Dicono.

      Eppure siamo indubbiamente, noi e loro, romagnoli. E non ci sogneremmo mai di pensare davvero che loro non lo sono, né loro potrebbero mai pensare che noi non lo siamo. E quando varchiamo i confini della Romagna ci accorgiamo che, miseriaccia, quei riminesi saranno anche quel che saranno ma dovremo pur dirlo che sono dei geniacci che hanno trasformato un lido balneare qualunque in una metropoli del divertimento. E poi d’inverno a Rimini ogni tanto ci siamo andati e non c’è pezza, è proprio una bella città da visitare, e ciànno la Gambalunghiana, mica paglia; e le colline dell’Alta Romagna sono davvero uniche; e soprattutto e in ogni caso loro sono romagnoli e mangiano i cappelletti e i ferraresi no, anche se vorrebbero!

      Perché l’Italia dovrebbe funzionare diversamente?

      • mirkhond scrive:

        E’ apprezzabile l’amore per la tua nazione. 🙂

      • Lucia scrive:

        Aspetta, cos’è questa storia dei “ferraresi” detto con disprezzo? E cosa sono quelle cose che ho mangiato dall’alba dei miei tempi, se non cappelletti? Adesso non mi verrai a dire che i cappellacci li fanno i riminesi, eh 😀

        • Z. scrive:

          Ciao Lucia, benvenuta!

          In effetti ci ho messo una piccola imprecisione: è più facile che chi viene dall’estremità nord della bassa sia chimato cmacìs. Alcuni se la prendono (ma non troppo), altri fanno finta di prendersela, e una piccola minoranza risponde in tono di sfida: “e va bèn, a so un cmacis, e alora? i cmacis i fa d’i bo ranocc e d’e grand buratèll!”

          🙂

          Comunque a me i cappellacci alla zucca sono sempre piaciuti molto (epure la salama da sugo). Così tanto che a volte mi chiedo:

          miseriaccia, è possibile che siano davvero ferraresi?

          😛 😛 😛

    • Francesco scrive:

      beh, scusa, un fratello disprezzato sempre fratello è

      tu sembri pensare che se l’Italia esistesse ci si dovrebbe amare tra italiani …

      • mirkhond scrive:

        Non sono tuo fratello.

        • Francesco scrive:

          in effetti io ho due sorelle

          e se avessi un fratello vorrei fosse capace di affrontare una discussione in modo serio

          qui ne hai la piena opportunità ma sembri preferire buttarla in caciare ogni volta

          PS anche io mi incazzo se mi toccano Santa Madre Chiesa, non è che gioco all’omino di ghiaccio, ma anche se litigo voglio avere argomenti

          • mirkhond scrive:

            La “butto in caciara” di fronte a troll che nonostante le cose gli vengano ripetute migliaia di volte, continuano a trollare giusto per provocare……

        • Lucia scrive:

          A me fa un po’ senso in generale tutta questa retorica dell’essere “fratelli” perché appartenenti ad una sedicente (e come qui si vede per ognuno diversa) appartenenza geografica-culturale. Al massimo posso capire nel mondo iperconnesso di oggi che si riconoscano fratellanze fra persone con gli stessi ideali/interessi/problemi, ma perché io debba sentirmi sorella ad esempio con alcuni piccoli rompiscatole della scuola dell’obbligo solo perché ferraresi come me, o con fascisti tipo Italo Balbo per lo stesso motivo – ma anche no :O

  51. mirkhond scrive:

    “Intanto però sappiamo cosa importava ai maitres à penser.”

    Che erano l’1/2% della popolazione.
    Poi nel XIX secolo l’Inghilterra per suoi motivi imperialistici, ha deciso di dare concretezza a queste seghe da maitresses a’ panser elitarie, ma nel PEGGIORE dei modi possibili.

    • Francesco scrive:

      tutto vero

      tutto irrilevante al fine di negare l’esistenza dell’Italia nella coscienza degli italiani

      che poi il popolo non era affatto ignorante al 98/99% e conosceva Dante e Boccaccio e … temo proprio, l’Italia

      • mirkhond scrive:

        Ecco un altro che parla a vanvera giusto per il gusto di trollare.
        Conoscevano Dante e Boccaccio una eterogeanea massa di analfabeti?
        Si sentivano italiani?
        A questo il sole gli ha dato alla testa…..

        • mirkhond scrive:

          Se si sentivano davvero tutti italiani, l’unificazione della Penisola ci sarebbe stata molto prima, e non certo nel modo rude e sanguinoso che ci fu.
          Nel 1887 il meridionalista Giustino Fortunato (1848-1932), lui stesso convinto unitarista, intervistò alcuni giovani contadini della sua Basilicata, in procinto di partire per la leva.
          In quel periodo si era giunti alla guerra doganale con la Francia, e si temeva che il conflitto potesse diventare armato da un momento all’altro.
          Giustino Fortunato chiese ai suoi giovani e sfortunati corregionali cosa avrebbero fatto se i Francesi fossero scesi nel “Sud”.
          – L’Italia E’ IL PIEMONTE, e NOI siamo NAPOLETANI.
          Che ci governi il Piemonte o che ci governi la Francia, E’ LA STESSA COSA! – risposero quei ragazzi.
          Giusto per dare un’idea di QUALE sentimento di (pseudo)italianità ci fosse allora.
          E non erano passati neppure 30 anni dalla conquista piemontese……

        • PinoMamet scrive:

          Mirkhond, però, potresti evitare di scadere sul personale?

          Lo trovo abbastanza fastidioso oltre che inutile per la discussione.

          Io non so da voi, ma di sicuro qua- che non è la mitizzata Toscana- i contadini recitavano a memoria brani di Dante e di Ariosto.

          La recita di canti cavallereschi in “toscano” era anzi la caratteristica principale dei “maggi” sull’appennino o preappennino.

          Erano tutti appassionati all’idea di alzarsi in armi contro lo straniero? probabilmente no, ma neppure erano un qualcosa di totalmente estraneo o diverso alla cultura italiana, anzi.

          • mirkhond scrive:

            Parli dall’ottica della tua terra.
            Da noi era diverso.
            A riprova di un’inesistente senso di unità “nazionale” comprendente tutta la Penisola.
            Poi, bisognerebbe davvero vedere da QUANDO i contadini della bassa padana recitavano Dante e Boccaccio.
            Effetto della scolarizzazione di regime, postunitaria?
            Io non scado nel personale se non mi si prende per i fondelli, come alcuni SETTENTRIONALI di questo blog fanno ripetutamente….

          • PinoMamet scrive:

            A me pare che qua dentro nessuno ti abbia mai preso per i fondelli, sicuramente non nel corso di questa discussione.

            Riguardo ai maggi e ad Ariosto, sono sicuramente delle conoscenze e degli usi pre-unitari, quelli che si chiamano “tradizioni”, ma non sapre idarti un secolo di inizio… a occhio e croce direi il Seicento.

        • Peucezio scrive:

          Mirkhond,
          “Conoscevano Dante e Boccaccio una eterogeanea massa di analfabeti?”

          Questo però è proprio insostenibile, scusami, ma qui falsifichi.
          Dante lo recitavano a memoria i carrettieri, i contadini, i fabbri.

          • Peucezio scrive:

            Aggiungerei che il legittimismo neoborbonico, tolto qualche circuito veramente marginalissimo e sconosciuto, è una moda degli ultimi venti anni al massimo. E la ritengo molto salutare per una serie di motivi.
            Ma sono fenomeni sottoposti alla contingenza storica e ideologica.
            Mio nonno paterno era un monarchico sabaudo, non colto o intellettualmente brillante, ma del tutto convinto di essere un conservatore e minimamente inconsapevole di abbracciare in questo modo un’ideologia giacobina e sovversiva (il risorgimento, il laicismo liberale anticlericale, ecc.). Ovviamente aveva torto, ma era frutto del suo tempo e dei suoi condizionamento storici e generazionali, esattamente quanto me e te, anche se noi siamo molto più consapevoli perché abbiamo studiato e abbiamo attinto a circuiti e ambienti anticonformisti e non omologati.
            L’identità italiana invece, al di là di queste contingenze, si manifesta come tale da più di duemila anni e ha una rispondenza anche banalmente geografica.

          • mirkhond scrive:

            Infatti è proprio insostenibile che contadini e carrettieri analfabeti (e dove e quando poi?), recitassero i versi di un poeta aulico e sconosciuto.
            Ah il fascismo, il fascismo che danni ha combinato, persino nelle persone più colte!

            • Miguel Martinez scrive:

              “Infatti è proprio insostenibile che contadini e carrettieri analfabeti (e dove e quando poi?), recitassero i versi di un poeta aulico e sconosciuto.”

              Ovviamente è irrilevante quando parliamo dell’unità d’Italia, ma in Toscana e in Emilia sicuramente.

              D’altronde, anche la passione successiva per l’opera lirica nelle stesse regioni era una passione che coinvolgeva tanti contadini e carrettieri analfabeti.

              Non dice ancora nulla sull’unità d’Italia, ma saprai benissimo dei carrettieri siciliani e il loro rapporto con le storie dei cavalieri e quindi anche con Torquato Tasso e l’Ariosto.

            • mirkhond scrive:

              Non mi sembra però una prova sufficiente di sentimento “nazionale” italiano.
              I Siciliani non sopportavano noi Napoletani, e volevano diventare italiani?
              Quanto al mondo tosco-emiliano, non lo conosco per poter dare un giudizio, però ammesso che qualcosa di lontanamente collegabile ad un sentimento “nazionale” italiano, vi esistesse, al massimo si sarà trattato di un fatto locale.
              Quale comunanza si poteva sentire tra genti che nemmeno si capivano tra loro quando parlavano?

            • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") scrive:

              “… ma saprai benissimo dei carrettieri siciliani e il loro rapporto con le storie dei cavalieri… “.

              L’Opera dei Pupi è, in effetti, una rielaborazione del Ciclo carolingio…

  52. mirkhond scrive:

    La cosa che trovo più fastidiosa, è questo continuo negare la realtà perché distante dall’immagine che ci si è fatta ne sussidiari scolastici di regime, amettendo poi di studiare storia a 19 anni.
    Ma restando TETRAGONI nei confronti di risultati molto diversi portati da studiosi indipendenti…..
    Come disse Gennaro De Crescenzo ad Alessandro Barnero, più che una distanza culturale, tra di noi c’è una distanza umana.
    Del reesto cosa aspettarsi da commentatori in gran parte settentrionali o settentrionalizzati?

    • PinoMamet scrive:

      Mi’, però scusami, qua dentro quello che ha studiato i sussidiari di regime che esaltano l’Unità d’Italia, per tua ammissione, sei tu.

      A me han fatto studiare che l’operazione dei Savoia fu colonialista razzista, che saccheggiarono il Sud e fecero poco e niente per svilupparne l’industria.

      Poi io credo che esista una coscienza nazionale italiana non inferiore, ma per certi versi forse antecedente e più “resiliente”, per usare un termine alla moda,di quella di altri popoli europei, e questo mi deriva dalla lettura di quello che scrivevano quelli che scrivevano 😉

      ma non ha nulla a che fare con i sussidiari, con i Regimi, ecc. ecc.

  53. mirkhond scrive:

    “Sarebbe come volerla negare basandosi sul fatto che i partigiani hanno ucciso i fascisti e viceversa, “ma come, ma allora non siamo fratelli”?”

    E’ un paragone che non regge, in quanto fascisti e partigiani erano sudditi di uno stesso stato “nazionale”.
    I Piemontesi e i settentrionali invasori de mio paese, erano degli STRANIERI che venivano a CONQUISTARE un paese che NON ERA IL LORO.
    E comportandosi di conseguenza, a dispetto della odiosa e ipocrita retorica dei “fratelli” di talia…….

    • PinoMamet scrive:

      Scusami, ma a maggior ragione, nella logica della tua immagine dei “fratelli”, è un paragone che regge di più;
      se non erano “fratelli” nemmeno i sudditi dello stesso Regno… ?

      ma appunto, io credo che l’immagine dei “fratelli” (Romolo e Remo?) vada lasciata nel mondo della retorica.

  54. mirkhond scrive:

    “A me han fatto studiare che l’operazione dei Savoia fu colonialista razzista, che saccheggiarono il Sud e fecero poco e niente per svilupparne l’industria.”

    Quanto sei falso, pur di negare l’evidenza, visto che difendi un’immagine d’Italia, forgiata dai sussidiari di regime.
    Che ho letto io così come hai letto tu.
    Solo che tu, non vuoi sentire altro, mentre altri hanno poi scoperto, quasi sempre in solitudine, quanto differente fossero state le vicende d’Italia, rispetto ai sussidiari di regime……

    • PinoMamet scrive:

      Mirkhond ma perché dovre i essere falso?

      I libri scolastici che avevano io si esprimevano in questi termini. Non c’è mica niente di male, spero. E onestamente, non per sminuire i tuoi studi, ma è da mo’ che si sapeva che i Savoia si comportarono in quel modo, mica era questo segreto…

      mi dispiace se hai avuto dei pessimi insegnanti a scuola, non sei l’unico: pensa che a Roberto è capitato un insegnante di greco che pronunciava male l’alfabeto greco… (se ricordo bene l’aneddoto).

      Embè, ma mica è colpa mia però, no?

      • mirkhond scrive:

        La tua visione della storia d’Italia, dice il contrario……

      • PinoMamet scrive:

        Ma proprio per niente.
        La mia visione d’Italia dice che l’Italia esiste, e infatti c’è. Dice che è sempre esistito un sentiment ounitario, e infatti basta leggere gli autori. Dice che una forma di unità culturale precipuamente italica esiste dal tempo dei Gracchi, e direi che l’archeologia mi dà ragione.

        Non dice nulla, e quel poco che dice non è positivo, sull’impresa dei signori Savoia in Meridione.

        • mirkhond scrive:

          La nazione italia non è mai esistita.
          Al tempo dei Gracchi vi erano ancora pesanti discriminazioni verso gli Italici federati e a cui NON si voleva dare la cittadinanza romana.
          Che appunto era ROMANA, non ITALIANA, e che col tempo, anzì già durante la Guerra Sociale (91-88 a.C.) e poi negli anni successivi si estese ben oltre i confini dell’Italia di ALLORA che a nord arrivava al Rubicone, e NON comprendeva Sicilia, Sardegna e Corsica.

        • PinoMamet scrive:

          Ma vedi Mi’? che vediamo le stesse cose! solo al rovescio.

          Cioè, da una parte abbiamo una serie di popoli che vivono insieme ai Romani, combattono a fianco dei Romani, condividono luoghi, spazi e commerci con i Romani…
          e chiedono giustamente gli stessi diritti dei Romani.

          I Romani lì per lì non vogliono darglieli (ma finiranno per darglieli lo stesso, unico modo per vincere la guerra):

          questo secondo me dimostra che una forma d’identità c’era!! solo che la classe dirigente romana, per ovvi motivi, non era interessata a perdere dei privilegi.

          Poi vabbè, il territorio giuridicamente romano, a cui si darà per comodità il nome di Italia (che però era usato in senso geografico, già da prima, in senso più esteso) arriva prima fino agli Appennini, poi viene portato al Po, infine alle Alpi, ma quelli sono aggiustamenti amministrativi, dovuti anche a una certa confusionarietà romana
          (municipi di diritto romano, di diritto latino, federati, ecc. ecc., un gigantesco ca si no senza senso che infatti si tenta di sistemare in più riprese).

          • mirkhond scrive:

            Cittadinanza romana che già sotto Silla, comincia ad estendersi nella Gallia Narbonense e in Spagna.
            Dunque quello che avvenne, sia pure in un mare di sangue, fu l’allargamento della cittadinanza di Roma non solo agli Italici, ma via via anche ai sudditi delle province.
            In tutto questo non può vedersi un sentimento di unità “nazionale” italica……

          • PinoMamet scrive:

            Infatti la cittadinanza romana aveva ben poco a che fare con l’unità culturale dei popoli italici.

            I Romani davano la cittadinanza più o meno come premio a chi gli stava più simpatico, e la toglievano a chi gli stava antipatico o perché sì…
            (tipo, sei cittadino romano, vai a abitare in un municipio di diritto latino- magari in “Padania” o in Spagna- diventi “laziale”…)

            queste sono le scemenze dell’amministrazione romana, che per secoli ha amministrato un Impero convinta di amministrare una città…

            ciò non toglie che una forma di unità italica , culturalmente, c’era, si è formata.

            Oh, niente di definito, niente di diversissimo dalle altre culture ellenistiche dell’epoca, ma sufficiente a far usare il nome Italia, come unificante, a decine di popoli mezzi-imparentati (attenzione, l’archeologia è molto più ricca e variegata delle linee colorate… dei sussidiari, come li chiami tu) e che lo diventano sempre di più.

            • mirkhond scrive:

              Non c’era un sentimento “nazionale” italico, anzi i regionalismi sono attestati ancora nel V secolo dopo Cristo, quando Paolino da Nola, (353-431 d.C.) era in grado di riconoscere i pellegrini che giungevano a Nola, elencandone caratteristiche peculiari.
              L’Italia nasce (malissimo) nel 1861……

            • PinoMamet scrive:

              Le caratteristiche regionali esistono in qualunque stato del mondo più grande di San Marino…
              (e non escludo esistano persino a San Marino).

            • mirkhond scrive:

              Sta di fatto che non si sentivano parte di un unicum “nazionale”…….

            • PinoMamet scrive:

              Io questa cosa del “sentivano” continuo a non capirla, Mi’.

              Per me è un discorso che non ha semplicemente senso.

              Cioè, io posso sapere se Tizio e Caio frequentavano lo stesso santuario, perché ci hanno lasciato entrambi un ex voto col nome.
              Da qui ipotizzo che avessero idee religiose comuni.

              Posso sapere che lingua hanno usato per fare un contratto, una volta che lo ho trovato: questo mi dice qualcosa sulla diffusione di quella lingua, e sulla legge utilizzata.

              Non so, e non mi importa neanche troppo di sapere, come “si sentivano”, che poi è una cosa completamente individuale e non solo, può cambiare da un giorno all’altro.

              Spero per loro che si sentissero bene , e questo è tutto quello che si può dire sulla questione.

  55. mirkhond scrive:

    “cioè, noi abbiamo secoli di Dante, Boccaccio, Tasso, Manzoni, che ogni tre per due stavano a parlare di Italia, e tu te ne esci co’ ‘sta cosa che non interessava a nessuno.”

    Guarda caso ( a parte e solo in parte il Tasso) tutta gente del centro-nord…….

    • PinoMamet scrive:

      Beh Boccaccio era molto legato a Napoli e ci visse.
      Ci ambienta anche le sue storie (era Andreuccio da Perugia? a cui una bella donna fa credere di essere una sua parente.. ecc. ecc.)

      Marino invece frequenta il centro-nord…

      • mirkhond scrive:

        Era legato a Napoli, ma era e si sentì sempre un fiorentino, tant’è vero che nonostante alcuni tentativi di stabilirsi a Napoli, nel 1362 e 1370, alla fine se ne tornò in Toscana dove morì.

  56. mirkhond scrive:

    “ma non ha nulla a che fare con i sussidiari, con i Regimi, ecc. ecc.”

    Ha, ha a che fare invece….
    Diversamente perché il nuovo stato unitario impose un programma scolastico che inventasse un sentimento unitario “nazionale” mai esistito?
    Perché denigrò alcuni stati ed alcune dinastie preunitarie?

    • PinoMamet scrive:

      Mi’, a parte che io posso essere responsabile tutt’al più dei libri che ho scritto, non mi vorrai mica fare responsabile di quelli che non mi hanno fatto studiare ?

      se li hanno fatti leggere a te, dispiace, che ti posso dire?

      • mirkhond scrive:

        Non me li hanno fatti leggere, me li sono andati a cercare.
        Perché mi interessavano.
        Se altri hanno altri interessi, benissimo.

      • PinoMamet scrive:

        Mi riferivo ai “sussidiari di regme” esaltatori dei Savoia, che a me non ha mai fatto leggere nessuno, mentre a te hanno dato tanta noia a scuola.

    • Francesco scrive:

      >> Perché denigrò alcuni stati ed alcune dinastie preunitarie?

      per legittimare i Savoia e la loro conquista dell’Italia. a occhio è successo in ogni nazione europea al momento della unificazione politica.

      >> perché il nuovo stato unitario impose un programma scolastico che …

      esaltasse quello che univa gli italiani e non quello che li divideva? per lo stesso motivo per cui gli stati pre-unitari facevano il contrario, per interesse politico

      ciao

      • mirkhond scrive:

        Negli stati preunitari non c’era la scuola di massa……

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ mirkhond

          “Negli stati preunitari non c’era la scuola di massa……”

          E poi mi parli male dei Savoia.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • mirkhond scrive:

            Gli analfabeti c’erano anche nel Regno di Sardegna.
            Perché non ti chiedi mai quanto fosse arretrata la Sardegna?
            E chi la governava? I Borbone?

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ mirkhond

              In Sardegna come nel resto d’Italia la scuola elementare obbligatoria l’hanno portata i Savoia.

              (Mi pare -ma posso sbagliarmi- si chiamasse “legge Casati” quella che imponeva l’obbligo scolastico)

              Ciao!

              Andrea Di Vita

            • mirkhond scrive:

              E quanta gente credi che ci andasse alla scuola dell’obbligo dei tuoi Savoia?
              Hai mai letto Padre Padrone di Gavino Ledda, ambientato nella Sardegna degli anni 1944-1964?
              Per non parlare delle altre riforme dei Savoia, come le leggi sulle Chiudende tra 1820 e 1870, che favorirono solo i grandi proprietari terrieri a scapito di pastori, braccianti e contadini…..

        • Francesco scrive:

          c’era la scuola lo stesso e c’erano primitive forme di scuola popolare, gestita dalla Chiesa

          giusto?

  57. mirkhond scrive:

    i tuoi studi

    Non sono i miei studi, ma di studiosi che mi hanno preceduto e di fronte ai quali sono un semplice signor nessuno……

  58. mirkhond scrive:

    “è sempre esistito un sentimento unitario”

    Talmente esistito che per SECOLI i popoli d’Italia non solo erano DIVISI, ma non sentivano NESSUN BISOGNO di unificarsi…….

  59. PinoMamet scrive:

    Nel frattempo:
    uno che la pensa come me 😉 su necessità di tenere distinti “linguaggio poetico e linguaggio scientifico”, come li chiama lui, o retorica e precisione, come li chiamo io:

    http://moked.it/blog/2016/04/05/due-lingue-e-il-vuoto-che-le-separa/

  60. mirkhond scrive:

    “Ma uno non può dire che è un’invenzione risorgimentale, perché allora o è in cattiva fede o l’ideologia gli fa perdere di vista la realtà.”

    Appunto sei in cattiva fede, o l’ideologia fascista ti fa perdere di vista la realtà.

  61. mirkhond scrive:

    “nel senso che il fiorentino era studiato e usato, all’incirca per gli stessi motivi del persiano in Oriente, anche a Parigi Berlino e Londra.”

    E quindi questa vasta area d’Europa si sentiva Italia?

    • PinoMamet scrive:

      E quindi, nonostante il toscano fosse studiato e usato dai melomani di Londra, come quelli di Delhi conoscevano il farsi…
      nonostante questo, il lombardo Manzoni si sentiva italiano, mentre uno scrittore inglese coevo no.

      E quindi il tuo esempio dell’utilizzo del farsi non funziona, non regge.

      Infatti anche il farsi, utilizzato come lingua di cultura su una vasta area, è utilizzato anche come lingua di uso dai persiani, che si sentiranno persiani, come tutte le differenze regionali, le instabilità di confini e le minoranze interne, che hanno tutti.

      Insomma:
      milioni di persone usano l’inglese in tutto il mondo, ma mica si sentono inglesi!
      Gli inglesi invece si sentono inglesi.

      • mirkhond scrive:

        Ma gli “Italiani” NON si sentivano italiani fino al XIX secolo.

        • mirkhond scrive:

          “E quindi il tuo esempio dell’utilizzo del farsi non funziona, non regge.”

          Regge benissimo invece.

        • PinoMamet scrive:

          Già risposto mille volte…
          anche se lo continui a ripetere, resta sempre una balla.

          • mirkhond scrive:

            Infatti continui a ripetere sempre la stessa balla, quella di una pseudonazione italiana esistente dai tempi dei Romani, pur di non accettare una verità molto diversa da quella che ti hanno insegnato in quinta elementare……

          • PinoMamet scrive:

            Mirkhond smettila di metterla sul personale.

            detto questo, mi pare che sia tu ad avere una visione un po’ esagerata e falsata della Storia, oltre che a esserti fissato su un singolo aspetto storico, peraltro puramente burocratico (i confini dei regni europei nel Medioevo) come chiave di interpretazione di tutto.

            • mirkhond scrive:

              Fino a quando VOI non la smetterete di dire fregnacce apprese in quinta elementare, e che credete essere il vangelo.
              La storia d’Italia, NON è quella che ci hanno insegnato alle elementari.
              Poi fate come volete e andatevene affanculo, norreni del cazzo, norreni di merda!

            • Francesco scrive:

              😀

              mamma se picchia, tra sole e calura a Milano si muore

        • Miguel Martinez scrive:

          “Ma gli “Italiani” NON si sentivano italiani fino al XIX secolo”

          Mirkhond e Pino Mamet insistono…

          Da studioso della domenica (o del venerdì) del mondo islamico, credo che le identità siano sempre, sempre tante, labili, fluttuanti.

          C’è la mia famiglia contro la tua, ci siamo noi contro quelli del villaggio accanto, ci siamo noi berberofoni contro voi arabofoni, ci siamo noi fedeli al sultano contro il vostro sultano, e così via fino all’ultimo confine dell’orizzonte, che è l’Islam.

          L’Islam è semplicemente l’ultimo orizzonte, quello finale, che per un attimo ci fa toccare l’universo e supera il tempo e lo spazio; ma solo per un attimo, perché poi si ritorna ciclicamente a tutti gli altri livelli contraddittori di identità.

          • mirkhond scrive:

            Faglielo capire a Geppo, Franky e di Vita! 🙂

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ Mirkhond

              Come Martinez sa benissimo, so bene che l’ìidentità -anche quella Italiana- è qualcosa di transitorio.

              Questo non vuol dire che non esista.

              P.S. Visto che tieni tanto alla corretta grafia dei tuoi Re, rispetta anche la mia. Di cognome faccio Di Vita.

          • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") scrive:

            “L’Islam è semplicemente l’ultimo orizzonte, quello finale, che per un attimo ci fa toccare l’universo e supera il tempo e lo spazio”.

            “No time, no space: another race of vibrations… ” [cit.] 🙂 🙂 🙂

            https://www.youtube.com/watch?v=VgTg2ZPu05U

          • Peucezio scrive:

            Miguel,
            scusami ma 1questa è un po’ un’elucubrazione.
            Io ammetto di parlare dell’identità come di un dato metafisico e su questo mi si può contestare.
            Ma la storia è fatta di fenomeni di continuità e cesura e si basa su fatti documentabili (non introspettivi né metafisici).
            Nessuno storico serio dubiterebbe che la Francia esiste da un millennio abbondante e che è il risultato della tripartizione dell’Impero Carolingio e che è solo in parte sovrapponibile, ma non identificabile, con la Gallia dell’antichità, perché c’è una discontinuità etnico-linguistica (i Franchi), culturale, sociale, politica, mentre dalla Francia diciamo capetingia fino ad oggi, con tutte le trasformazioni possibili e immaginabili, c’è una continuità ininterrotta.
            Così come nessuno storico serio affermerebbe che nel Medioevo la Catalogna fosse più spangola del Portogallo, perché il fatto che i catalani siano diventati spagnoli e i portoghesi no è dovuto a una contingenza storica successiva.
            Di questo si sta discutendo.
            Solo che per Mirkhond l’inesistenza dell’italianità è un domga e i dogmi sono infrangibili per definizione, perché sono impermeabili a qualsiasi verifica fattuale.

  62. Grog scrive:

    GHO UN SOGNO ESTIVO
    – la boldrini viene rapita ed abusata da una tribù Masai ( premio ai Masai per lo stomaco dimostrato);
    – dieci NEGRI ARMATI DI PICCONI si aggirano per Bari picconando sul cranio elettori PD (ammesso un certo tasso di errore);
    – i GIORNALISTI DI RAI 3 vengono STERMINATI da ferocissimi PIGMEI ARMATI DI FRECCE AVVELENATE;
    – durante una conferenza stampa il nostro premier VIENE FATTO TACERE inserendogli una merda di mucca nelle fauci;
    – la sinistra ministra delle riforme viene aggredita da UNA BANDA DI ROM che le infila una copia della costituzione (RILEGATA) PRIMA NELL’ANO E POI IN BOCCA;
    – il Presidente della Repubblica VIENE SVEGLIATO TUTTE LE MATTINE ALLE 05 00 DA UN CONCERTO DI TAMBURI E PIFFERI ( e scaccia pensieri );
    Grog! Grog! Grog!

  63. roberto scrive:

    comunque tutta questa discussione su come si sentiva gente morta e sepolta è molto interessante ma non tiene conto dell’unica cosa veramente importante, cioè che siamo nel 2016 esiste l’italia ed esistono gli italiani, pur nella loro oggettiva varietà.
    a ciò aggiungo che lo “stato che si chiama italia” non è affatto un pericolo per l’identità degli italiani, anzi! al limite (ma questa sarebbe una tesi alla mirkhond) è un pericolo per l’identità di veneti, oltrarnini, romani e calabresi, ma non per “l’identità italiana”

    • Miguel Martinez scrive:

      Aggiungo alle “onde mediatiche” di segno opposto, le “zingare rapitrici di bambini”, nonché ovviamente gli “aspiranti jihadisti”.

      Non c’è solo la Boldrini a questo mondo!

      • Grog scrive:

        Ti ghà rason ce sono anche i MIGUEL che spusano un pocheto de PD.
        Grog! Grog! Grog!

      • roberto scrive:

        non capisco che c’entra la boldrini o le zingare con quello che dico qui (lo stato italiano non è un pericolo per l’identità italiana)

        • Miguel Martinez scrive:

          “non capisco che c’entra la boldrini o le zingare con quello che dico qui ”

          Forse c’è uno sfalsamento di commenti: mi riferivo a Moi e a quello che scrive sul delitto di Fermo.

          Su quello che dici tu, abbastanza vero, nel senso che lo Stato italiano ha indubbiamente plasmato, in tempi abbastanza recenti, una nuova forma di identità, passando nel tritacarne quelle precedenti.

          • PinoMamet scrive:

            Sono d’accordo fino alla parte del tritacarne.

            In realtà mi pare che le culture locali siano forti quanto, e forse più di prima.
            Sicuramente la scuola italiana ha uniformato e diffuso la lingua italiana, e sicuramente il Fascismo ha tentato di sradicare le lingue minoritarie.
            La prima ci è più o meno riuscita, il secondo ha più o meno fallito.

            Ma le culture locali sono ancora lì, anzi, sono piene di iniziative che le valorizzano, e che a volte anche un po’ se le inventano.

            Sono anche convinto che molte delle “grandissime differenze culturali” siano un po’ un’esagerazione;
            alcune tradizioni si sono mantenute a macchia di leopardo, un po’ più qui, un po’ meno là, sparite lì, considerate esclusive e uniche qua:
            ma basta una ricerca negli archivi per vedere che invece erano una roba diffusissima e comunissima, e nessuno ci vedeva niente di strano o di “locale”, prima dell’industrializzazione.

            Ecco, se c’è una cosa che ha fatto da tritacarne culturale quella è stata l’industria, molto più che le coniugazioni italiane studiate a scuola per parlare italiano meglio del babbo, e farsi fregare meno dal padrone del fondo…

            • roberto scrive:

              totalmente d’accordo con Pino, e con la considerazione sull’industria ho trovato un punto con il quale sono d’accordo con il post di miguel (se intendiamo “progresso” nel senso di “industria”)

            • Peucezio scrive:

              Mettici pure la televisione, come causa efficiente più diretta.

  64. roberto scrive:

    quasi OT (è pur sempre una questione d’identità)

    qui una foto del primo ministro lussemburghese (sulla foto a destra con maglieta nera), protetto dai suoi corazzieri e feroci guardie del corpo mentre si appresta, con aria accigliata, ad assistere ad una partita di calcio dalle austere torri dei palazzi del potere

    http://www.lessentiel.lu/fr/euro2016/story/Les-supporteurs-portugais-ont-explose-de-joie-26320051

  65. Z. scrive:

    Come primo atto pubblico del MIV, il Movimento Italiano Vintage, vorremmo invitare tutti voi a ricordare i nostri anni migliori.

    E insieme, a ricordare l’epoca in cui la Repubblica era bambina.

    Lo faremo assieme, con una poesia di Gigi D’Armenia, un grande poeta italiano del novecento, che ci insegna quanto sia importante vivere il mattino, e ricordarlo quando è giunta la sera. Un poeta che sarebbe riduttivo ricordare solo come “enigmista classico”.

    Non c’è autunno nella tua riviera

    Ore di festa, trepide d’incontri
    si schiudono al tuo cuore quando accorri
    all’assiduo richiamo. Ti accompagna
    un tripudio di vita, e l’echeggiante
    mare in un canto ti raccoglie, mentre
    i segni che s’intrecciano sul prato
    t’avvincono in un palpito di sole.
    Ogni angolo è un gioco: e a te, che vedi
    le veloci discese dei tornanti
    digradare tra brividi di reti,
    dischiuse a riva in impeti d’azzurro
    alate fantasie giungono agli occhi.

    Le castagne finite in fondo al sacco,
    il gusto sempre nuovo delle pere
    o un mazzolino colto nel passare
    sui campi in corsa, restano i ricordi
    che eternano la breve tua giornata:
    ma quando a sera, al murmure dell’onda,
    ascolterai le favole dei maghi,
    appassionanti storie d’altri tempi
    rivivranno al tuo cuore, e il tuo più gaio
    sorriso fiorirà, come fiorisce
    per te, in questa stagione, anche una fresca
    rosa di primavera…

    [I chelebecchiani più giovani, purtroppo, potrebbero non apprezzare appieno tutti i riferimenti dell’autore. Per tutti, in generale: vi invito a non googlare per trovare la soluzione. Ma se proprio non potete farne a meno, e se vi capita di trovarla, non spoileratela agli altri!]

    • PinoMamet scrive:

      La partita di pallone?

      • Z. scrive:

        La soluzione ufficiale così come prevista da Gigi d’Armenia è il tifoso di calcio, cioè il soggetto cui è rivolta l’esortazione.

        Ma si può ben dire che tu abbia indovinato 😀

    • Miguel Martinez scrive:

      “vorremmo invitare tutti voi a ricordare i nostri anni migliori.”

      Passo, i miei anni migliori sono quelli che sto vivendo adesso 🙂

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      Dai, ora vi decritto la prima strofa, la cui attualità – ma che dico, la cui profeticità balza agli occhi

      Ore di festa: un chiaro riferimento ai permessi per festività soppresse
      trepide d’incontri si schiudono al tuo cuore quando accorri all’assiduo richiamo: qui c’è un’ambiguità, credo. Se al richiamo di un po ker d’assi tu schiudi un colore di cuori perdi, ma se fosse una scala a colore o una scala reale la trepidazione sarebbe del tutto giustificata
      Ti accompagna un tripudio di vita: bellissima! Nulla di più vintage dell’indennità di accompagnamento per i falsi invalidi che tripudiano di vita
      e l’echeggiante mare in un canto ti raccoglie, mentre i segni che s’intrecciano sul prato t’avvincono in un palpito di sole: diventa intrigante, tra sirene, cerchi nel grano e Illuminati
      Ogni angolo è un gioco: sì, a patto che in area hai chi la prenda di testa
      e a te, che vedi le veloci discese dei tornanti digradare tra brividi di reti, dischiuse: questo è criptico. Chi saranno questi “tornanti” in TV? Forse minaccia un ritorno televisivo di Beppe Grillo?
      a riva in impeti d’azzurro alate fantasie giungono agli occhi: non può esistere estate senza i Canadair. Splendida immagine

    • paniscus scrive:

      Rilancio con queste (chi le conosce già, eviti lo spoiler abusivo, per cortesia).

      Risalgono a qualsiasi epoca dagli anni ’30 fino a pochissimi anni fa 🙂

      ————————–

      LA NONNA

      Lavora d’ago fino a mezzanotte
      per aggiustare le mutande rotte.

      ————————–

      ATTIVISTI UMANITARI

      Per il progresso non son nati invano,
      poiché sanno di avere
      un’unica missione: sostenere
      tutti i diritti del genere umano!

      ————————–

      LA BOCCIATURA

      Mi disse: «È preparato in italiano?»
      «No!» gli risposi. «Ed in latino?» «No!»
      Sono proprio un fenomeno assai strano;
      questo è il destino mio: ripeterò!

      ————————–

      POLITICO INQUISITO PER CORRUZIONE

      Per il male che ha fatto
      c’è chi se lo vuol togliere davvero
      anche se questo lascerà un gran vuoto:
      è piombato nei guai, e probabilmente
      anche se sostituito, ci sarà
      sempre qualcun che mangerà ugualmente.

      ————————–

      IL PRINCIPE SBRUFFONE

      Nobile, sembra che lo sia davvero,
      illustre sol di nome; per il resto,
      chiamarlo reazionario non è onesto,
      semmai, solo leggero.
      Tra i palloni gonfiati, è naturale,
      non ha quasi rivale!

      ————————–

      MARATONETE SFORTUNATE

      Han le gambe d’acciaio, lunghe assai,
      partono sempre, ma non giungon mai!.

      ————————–

      IL VIGILE URBANO

      È un tipo in gamba, ferreo, misurato,
      che al centro della piazza si è assestato;
      quando girella intorno, ha la funzione
      di regolare la circolazione.

      • PinoMamet scrive:

        Caspita, c’è da divertirsi!

        Il principe sbruffone deve essere un metallo, o comunque siamo nel regno della chimica; per il vigile urbano, pensavo alla lancetta dell’orologio (?)
        anche la storia della bocciatura, con quel “preparato”, mi fa pensare alla chimica… mi ci metterò, ma accetto suggerimenti dagli altri 😉

        • Mauricius Tarvisii scrive:

          Il principe sbruffone è un dirigibile (Nobile, pallone gonfiato, non è a reazione ed è leggero). Il politico invece è un dente.

          • paniscus scrive:

            SPOILER

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            Il dente va bene 🙂

            Sul principe sbruffone ci siamo quasi, ma non c’entra niente con il “Nobile” nel senso di nome proprio…

            • Mauricius Tarvisii scrive:

              Se non è il contenitore, sarà un suo possibile contenuto 😀 , cioè l’elio.

            • roberto scrive:

              bravissimo!
              (illustre sol di nome)

            • paniscus scrive:

              (illustre sol di nome)
              —————————

              Bene!

              E anche il fatto che non lo si può definire “reazionario”, perché, essendo appunto un gas nobile, non si lega con nessun altro elemento, cioè non fa reazioni!

              Aspettiamo quella della “nonna” e quella degli “attivisti umanitari”, che sono veramente notevoli.

            • Z. scrive:

              LA BOCCIATURA = l’eco.

              “Giunsi al luogo della mia nascita ed esclamai: gli amici della mia gioventù, dove sono? Mi rispose un’eco: dove sono?”

            • Mauricius Tarvisii scrive:

              L’ago e la mezzanotte potrebbero indicare la bussola, ma il secondo verso… Mah

            • paniscus scrive:

              “L’ago e la mezzanotte potrebbero indicare la bussola, ma il secondo verso… Mah”
              ——————————

              E’ proprio lì il gioco straordinario di doppi sensi 🙂

            • paniscus scrive:

              Piccolo suggerimento.

              Nei giochi enigmistici poetici e molto lunghi (come quello postato in origine) può anche esserci qualche svolazzo fuori tema, che serve solo come riempitivo.

              Ma nei “brevi” (ossia, pezzi epigrammatici da pochissime righe, come quelli che ho postato io), solitamente, non c’è MAI nemmeno una parola superflua, né tantomeno una concordanza fuori posto. Ogni singola sillaba ha il suo perché, e ogni minima allusione con doppio senso (tecnicamente si chiama “dilogia“) torna perfettamente.

              Infatti, l’unico suggerimento plausibile per il risolutore, dopo essersi fatto un’idea della possibile soluzione, è quello di RILEGGERSI tutto in tale chiave, comprese concordanze grammaticali (maschile-femminile , o singolare-plurale) per vedere se sta davvero in piedi!

            • Z. scrive:

              Quello della bussola lo lessi trent’anni fa. Per me è l’indovinello breve più bello di sempre!

        • Francesco scrive:

          l’eco è il bocciato!

      • Andrea Di Vita scrive:

        LA NONNA è la bussola (mutande rotte = rotte che devono cambiare)

        IL PRINCIPE SBRUFFONE è l’elio (i palloncini)

        GLI ATTIVISTI UMANITARI sono i ferri da calza (i diritti e i rovesci del lavoro a maglia)

        Ciao!

        Andrea Di Vita

      • PinoMamet scrive:

        Se “missione” vale come sinonimo di “emissione” (e non vedo perché no) forse gli “attivisti umanitari” potrebbero essere bolli o francobolli…

    • paniscus scrive:

      Mi permetto di rilanciare quelle non ancora risolte:

      ————————–

      ATTIVISTI UMANITARI

      Per il progresso non son nati invano,
      poiché sanno di avere
      un’unica missione: sostenere
      tutti i diritti del genere umano!

      ————————–

      MARATONETE SFORTUNATE

      Han le gambe d’acciaio, lunghe assai,
      partono sempre, ma non giungon mai!.

      ————————–

      IL VIGILE URBANO

      È un tipo in gamba, ferreo, misurato,
      che al centro della piazza si è assestato;
      quando girella intorno, ha la funzione
      di regolare la circolazione.

      • Z. scrive:

        Miseriaccia, sento di essere tanto così dal vigile urbano e non ci arrivo. Sgosh.

        • Z. scrive:

          Vabbè, mi butto: la valvola artificiale.

        • PinoMamet scrive:

          Lo gnomone?

          ma non misura la circolazione…

          • Z. scrive:

            Se è quella superpompa che ruota, la regola ed è misurata… ma la gamba?

            Lo dico perché era la mia opzione 2!

          • PinoMamet scrive:

            Lo gnomone è sicuramente ferreo, è “in gamba” ed è “misurato”, sta anche piantato nel centro di una piazza, ma non girella intorno…

            • PinoMamet scrive:

              Può essere che quella “funzione” abbia qualcosa da dirci.

              Oppure è il compasso!

            • Z scrive:

              Sì, scusa, mi ero dimenticato di cosa significasse “gnomone” e pensavo alla pompa artificiale per il cuore.

              Sono la prova vivente che il classico tanto varrebbe abolirlo 😀

              Lo gnomone non girella però…

              però nel terzo verso il soggetto della prima proposizione, fino alla virgola, potrebbe essere “il sole” (e la circolazione sarebbe, in questo caso, quella delle persone, dettata dall’orario).

            • Z scrive:

              Miseriaccia, sì, il compasso!

              (o il balaustrino, che io ero costretto ad usare per la mia inesistente manualità. C’è un motivo se ho fatto il classico…)

      • Francesco scrive:

        credo Pino ci abbia preso con il compasso!

        complotto massonico!!!

  66. mirkhond scrive:

    “le guerre civili non negano affatto l’identità nazionale, anzi ne sono un elemento costitutivo”

    La guerra civile ci fu, ma tra di NOI NAPOLETANI, tra coloro che si vendettero al Piemonte per vari motivi, quasi sempre opportunistici, e coloro che rimasero fedeli al legittimo sovrano e alla Patria.
    I tuoi connazionali erano degli STRANIERI INVASORI, non fratelli di un’inesistente Italia.

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      ” tra coloro che si vendettero al Piemonte per vari motivi, quasi sempre opportunistici, e coloro che rimasero fedeli al legittimo sovrano e alla Patria”

      Sì, però non facciamo il manicheismo al contrario, con gli unici tutti venduti e gli altri tutti fedeli idealisti: da entrambe le parti c’era chi ci credeva (o che credeva in qualcosa che identificava nella bandiera che impugnava) e c’erano gli opportunisti. Poi quando la vicenda prese una piega nitida gli opportunisti – come sempre fanno – transumarono dalla parte “giusta”.

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        *con gli uni

      • mirkhond scrive:

        Certamente Maurizio.
        Sta di fatto che se dobbiamo parlare di guerra civile, essa ci fu ma tra Napoletani, e non verso genti di un altro stato che ci aveva invaso, e che sentivamo per quello che erano: degli stranieri invasori, nonostante la pelosa retorica dei “fratelli” d’Italia…..

  67. mirkhond scrive:

    “a me pare sia evidentissimo il contrario, caro Duca, e non sarebbe male se tu portasse elementi a sostegno di questa tesi

    anche perchè i confini “naturali” dell’Italia hanno aiutato moltissimo”

    Niente è proprio un troglione con la capa squagliata dal sole d’agosto.

  68. mirkhond scrive:

    dalo sole di luglio

  69. mirkhond scrive:

    dal sole di luglio

  70. mirkhond scrive:

    “Mi sembra invece che sei tu che devi andarti a cercare degli esempi sempre più assurdi”

    Esempi concreti che diventano assurdi per chi è rimasto fermo a ciò che gli hanno insegnato in quinta elementare.
    Il bue che dice cornuto all’asino……

  71. mirkhond scrive:

    “Il sole di luglio, per l’appunto.”

    E un gruppetto di commentatori settentrionali pronti a negare realtà scomode per loro, pur di non riconoscere il male che i loro avi fecero.
    Da qui il fare lega contro il reprobo che non ci sta a sentirsi le loro stronzate da sussidiario di quinta elementare….
    Poi Miguel, un consiglio te l’ho dato: di fronte ad argomenti che scaldano e su cui si finisce solo a polemiche ripetute e sterili, blocca tale discussione.
    Ne troverà vantaggio chi vuol parlare d’altro e il blog nel suo insieme…..

    • Miguel Martinez scrive:

      “Poi Miguel, un consiglio te l’ho dato: di fronte ad argomenti che scaldano e su cui si finisce solo a polemiche ripetute e sterili, blocca tale discussione.”

      Sì, me lo ricordo. Ma se siete così saggi da darmi buoni consigli, dateli anche a voi stessi 🙂

    • PinoMamet scrive:

      Mi’, però scusami se te lo dico, ma ti sei scaldato da solo.
      Io non ti ho offeso, Francesco non ti ha offeso, nessuno ti ha offeso.

      Tu invece hai offeso un po’ tutti, e vabbè, ormai ti conosciamo…

      però insomma, quello che si arrabbia davanti alle verità scomode pari un filino tu…

      • mirkhond scrive:

        So riconoscere la presa per i fondelli, mascherata da faccine e l’aria da pseudo-pacca in spalla.
        E siccome sono sempre le stesse persone a provocare, tirando fuori sempre gli stessi argomenti, debbo dedurne che lo scopo di questi battibbecchi, è appunto quello solo di provocare.

      • PinoMamet scrive:

        “So riconoscere la presa per i fondelli,”

        visto che a quanto pare io no, mi faresti un esempio?
        fa’ una cosa:

        copia e incolla, in modo che possa capire.

        • Miguel Martinez scrive:

          “visto che a quanto pare io no, mi faresti un esempio?
          fa’ una cosa:”

          Dai, però anche tu…

          • Francesco scrive:

            beh, il Duca insiste con questo noioso vittimismo, da del fascista con più facilità dell’Unità anni ’50, dell’ignorante fermo alle elementari a chi dissente, del polentone alle prese con verità scomode …

            insomma, insiste a sfogarsi contro di noi per non affrontare il fatto “terribile” che l’Italia esiste da almeno mille anni

            cosa che lo offende a morte ma è un fatto

            • mirkhond scrive:

              Mi ” offende” solo la troglionaggine “fascia” con qui alcuni polenta e un traditore milanesizzato, si ostinino a voler vedere una nazione italiana inesistente, prima che l’Inghilterra attuasse il sogno di alcuni letterati segaioli, avulsi da un contesto popolare.
              Ahi, ahi, le fregnacce imparate a scuola, quanto sono dure a morire….

            • mirkhond scrive:

              con cui

            • Francesco scrive:

              Duca

              piccole domande facili

              1) Franky è fascista? pare difficile, è un fan di Winston Churchill (e di Stalin)
              2) Franky è un patriota italiano? pare difficile, sogna la Padania libera e aggregata agli USA (o agli USE)
              3) Franky sostiene che lo Stato italiano esisteva prima del 1861? No
              4) la nazione Italia esiste dai tempi di Dante? se usiamo qualsiasi criterio storico con cui valutano le altre nazioni, la risposta è certamente Sì. Del resto a negarlo c’è solo Mirkhond e supposti storici neo-borbonici che non cita mai.

              per finire, Franky mi ricorda i grandissimi Frankei Goes To Hollywood, per cui grazie

              ciao

  72. mirkhond scrive:

    A volte per porre termine a polemiche e a conflitti sterili e ripetitivi fin oltre l’esaurimento, il mediatore diventa una figura necessaria.

    • Miguel Martinez scrive:

      “A volte per porre termine a polemiche e a conflitti sterili e ripetitivi fin oltre l’esaurimento, il mediatore diventa una figura necessaria.”

      Certo, però il povero mediatore – alle prese nel frattempo sotto un sole abbacinante con una traduzione su un’archistar della cui morte non mi sono dispiaciuto – cosa dovrebbe fare?

      Bandire Mirkhond e PinoMamet per sempre dal blog?

      cancellare sistematicamente tutti i loro messaggi “polemici” selezionandoli attentamente?

      • PinoMamet scrive:

        Scusami, ma io in questa discussione credo di non aver fatto un solo messaggio polemico.
        Ho solo espresso il mio punto di vista, e così ha fatto anche Mirkhond fino a stamattina quando si è un po’ scaldato chiamandoci norreni del cazzo, ignoranti che ripetono le fregnacce apprese alle elementari ecc.;
        ma lo ripeto, ormai lo conosco e non me la prendo.

      • Pietro scrive:

        @Miguel: come ti dissi tempo fa il tuo blog ormai non e’ piu’ un blog dove si va per i contenuti ed i commenti sono limitati. Il tuo blog e’ ormai molto simile come dinamiche ad un forum oppure una chat. Le dinamiche di gestione sono totalmente diverse, il rischio della completa liberta’ e’ la distruzione del blog stesso. Un po’ quello che e’ successo ad Indymedia. Poi qui il livello degli utenti e’ piu’ alto della media ma come vedi questo non toglie il pericolo di litigate e discussioni infinite. Certo, qui non compariranno roba porno e simili, ma resta il fatto che prima o poi potrebbe implodere. Per il momento la fortuna di questo blog e’ una certa stabilita’ nel numero dei commentatori, basterebbero un paio di nuovi arrivi battaglieri per mandare tutto all’aria.

        • roberto scrive:

          come non comparirà roba porno?

          ok allora vi lascio…..

          ps. come vi ho già detto mille volte basterebbe semplicemente commentare quel che si scrive e non cercare di indovinare cosa pensano, o peggio, cosa sono, le persone che scrivono

          se io scrivo “esiste un’identità italiana fondata sulla pasta con la pummarola”, rispondermi “tu pensi così perché sei norrenizzato e perché credi nei superstati” è un’affermazione inutile e alla fine, quando ripetuta all’infinito, fastidiosa

          • Pietro scrive:

            Condivido Roberto ma commetti l’errore tipico dei democratici, ossia che ci sia il consenso su quello che dici. La democrazia si ferma davanti a un NO altimenti non servirebbe l’apparato repressivo. Hai detto una cosa giusta, adesso come la applichiamo? Se siamo credenti speriamo nel miracolo che tocchi i cuori e le coscienze…

          • roberto scrive:

            ma so che non c’è consenso!

            sulla repressione ce ne è tanta in giro che non mi sembra il caso di applicarla pure qui.
            personalmente mi limito ad abbandonare le discussioni assurde (a mio giudizio) che tanto nonmi interessa avere l’ultima parola

            • Pietro scrive:

              concordo anche qui. Ma ti chiedo: abbandonare la discussione non significa cedere all’altro l’ultima parola, ossia permettere la creazione dell’immaginario collettivo? 🙂

            • roberto scrive:

              metti la faccina sorridente ma è un punto molto interessante e mi sono spesso fatto questa domanda (parlo di discussioni fra semi alcolizzati, buttati fuori da un pub in chiusura e seduti su un marciapiede)

              la risposta che mi do è che il tempo e le energie sono elementi finiti e non si possono sprecare a combattere tutti gli immaginari.

              faccio un esempio neutro (rispetto al blog)
              se uno viole dirmi che lussemburgo è un posto dove non c’è nulla da fare e ci si ammazza di noia, una volta, forse due rispondo, ma poi chissenefrega? resti della sua idea farlocca anche se contribuisce ad un certo immaginario.

              avrai però notato che sono più insistente e tenace quando si tratta di sbufalare le famose direttive dell’Unione europea che ci impedirebbero di mangiare la pizza. in effetti quello è un immaginario che in qualche modo tocca due mie interessi profondi e mi interessa in effetti smontarlo.
              però anche in questo caso, e ammetto la mia pigrizia e non ne vado affatto fiero, ad un certo punto mi scoccio e lascio perdere

            • Z. scrive:

              Avere o non avere l’ultima parola per voi può davvero cambiare qualcosa? non dico l’immaginario, eh, ma qualsiasi cosa…

              Secondo me sovrastimate il peso delle vostre parole, compagni 🙂

          • Francesco scrive:

            come non comparirà roba porno?

            ok allora vi lascio…..

            mi hai letto nel pensiero!

  73. mirkhond scrive:

    verità scomode?

    Le fregnacce di regime apprese alle elementari? 🙂

    • PinoMamet scrive:

      Tutto quello che non ti piace è “appreso alle elementari”, e tutto quello che ti piace è “frutto di faticosi studi” ai quali hai avuto accesso a costo di fatiche inenarrabili…
      e che a me erano già insegnati alle elementari 😉 tipo la politca coloniale dei Savoia e l’appoggio dell’Inghilterra.

      • PinoMamet scrive:

        Comunque, anche se come al solito non ci crederà, rinnovo a Mirkhond il mio affetto telematico;

        il fatto che la pensiamo diversamente su un punto fondamentale (metto una faccina per chiarezza: 😉 ) come la nascita o meno di una cultura italica abbastanza unita in epoca romano-repubblicana, non significa che non lo stimi e non lo apprezzi come persona.

  74. Pietro scrive:

    @Roberto: anche a me e’ capitato di chiedermelo spesso. Personalmente sono sempre piu’ dell’idea che la comunicazione sia una fatica di Sisifo.

  75. MOI scrive:

    LA NONNA

    Lavora d’ago fino a mezzanotte
    per aggiustare le mutande rotte.

    ……………………

    E con questo ?! Cosa vorrebbe insinuare la Boldrini ?! Che solo le donne anziane sono felici nel donarsi agli altri con lavori di casa per atavismo culturale ?

    Sarebbe davvero ora che queste poche ma rumorose Radical-Chic l a finissero di voler sempre scombussolare le relazioni e i ruoli “di genere” in maniera fine a sé stessa …

    anche perché poi le donne di quell’ Islam per il quale stravedono come cagne di Pavlov (o forse era paradossalmente meno sessista “cani” con il maschile universale da paradima eterosessita ?!) per riflesso condizionato anticlericale !

  76. MOI scrive:

    … le donne dell’ Islam sono felici da mogli e madri alla faccia della Boldrini e di chi come lei !

  77. MOI scrive:

    ATTIVISTI UMANITARI

    Per il progresso non son nati invano,
    poiché sanno di avere
    un’unica missione: sostenere
    tutti i diritti del genere umano!

    ————————-

    spesso i Radical Chic che dicono di “sostenere tutti i diritti del genere umano”, in realtà
    “stracciano i maroni a tutto il genere umano” … direi che l’assunto non sta in piedi: il classico slogan da buon voto nel temino a scuola ove vige l’egemonia culturale della sinostra … ma avulsa dal mondo reale !

  78. MOI scrive:

    … “sinistra” e.c.

  79. MOI scrive:

    LA BOCCIATURA

    Mi disse: «È preparato in italiano?»
    «No!» gli risposi. «Ed in latino?» «No!»
    Sono proprio un fenomeno assai strano;
    questo è il destino mio: ripeterò!

    ———————————

    Macché Italiano, macché Latino !
    La Bocciatura nella scuola Italiana te la puoi autoinfliggere solo se parli bene di Silvio nel tema di attualità ! Suo malgrado, che la scuola Italiana è ideologizzata e faziosa, lo ammise perfino Umberto Eco, nel saggio su come fare la tesi di laurea !

    • PinoMamet scrive:

      Ma va là…

      per una serie di casi, ho passato un anno a correggere temi, e ho corretto anche quelli della maturità, che non ho scelto io.
      Ce ne fosse uno che parlava di Berlusconi. Che peraltro, per gli studenti, è storia antica.

  80. MOI scrive:

    POLITICO INQUISITO PER CORRUZIONE

    Per il male che ha fatto
    c’è chi se lo vuol togliere davvero
    anche se questo lascerà un gran vuoto:
    è piombato nei guai, e probabilmente
    anche se sostituito, ci sarà
    sempre qualcun che mangerà ugualmente.

    ————————–

    Tipico di questo PD, che prima sbandiera la propria superiorità morale … poi “finisce sui giornali” per scandali come la vecchia DC degli 80’s, dalla quale in larga parte deriva e alla cui egemonia interna si adegua ! E non dica Zeta che sarei io ad avere il dente avvelenato perché la realtà è sotto gli occhi di tutti: almeno-almeno da quando Flavio Delbono è stato brozzato per il Cinzia Cracchi Gate … e Alfredo Cazzola lo profetizzò via radio: su Radio Città del Capo !

  81. MOI scrive:

    IL PRINCIPE SBRUFFONE

    Nobile, sembra che lo sia davvero,
    illustre sol di nome; per il resto,
    chiamarlo reazionario non è onesto,
    semmai, solo leggero.
    Tra i palloni gonfiati, è naturale,
    non ha quasi rivale!

    ————————–

    Io direi Cesare Cremonini … ma Francesco dirà Elio di Elio e Le Storie Tese, per avergli offeso “giù pari” il suo amato Formigoni !

  82. MOI scrive:

    MARATONETE SFORTUNATE

    Han le gambe d’acciaio, lunghe assai,
    partono sempre, ma non giungon mai!.

    ————————–

    Sono convinto che sua vero: che ci siano in Italia potenziali atlete che però non possono allenarsi adeguatamente e raggiungere i risultati dovuti: colpa di un’insipiente egemonia culturale di sx che _ a differenza di quanto accadeva in Madre Patria URSS_ associa stolidamente il valore dello Sport al Fascismo … con quelle operazioni di tagli e sforbiciate ai finanziamenti del settore sportivo che ben sappiamo …

  83. MOI scrive:

    IL VIGILE URBANO

    È un tipo in gamba, ferreo, misurato,
    che al centro della piazza si è assestato;
    quando girella intorno, ha la funzione
    di regolare la circolazione.

    ————————

    Slogan stantìo da tempi delle strisce gialle di Mauro Moruzzi … sarebbe ora, che cambiassero disco, dopo tanto tempo sarebbe proprio l’ora.

    • MOI scrive:

      Tuttavia Moruzzi, per quanto megalomane, aveva modi compassati … vàira Zeto 😉 ?

      • Z. scrive:

        Non ricordo molto di Moruzzi… a parte il fatto che voleva introdurre il “vigile elettronico”, ma trovò l’opposizione di Berselli.

        Che poi si lamentò dei ritardi nell’ introduzione del vigile suddetto 🙂

        Fu sempre lui a inaugurare le preferenziali, mi pare.

  84. MOI scrive:

    Le castagne finite in fondo al sacco,
    il gusto sempre nuovo delle pere
    o un mazzolino colto nel passare
    sui campi in corsa, restano i ricordi
    che eternano la breve tua giornata:
    ma quando a sera, al murmure dell’onda,
    ascolterai le favole dei maghi,
    appassionanti storie d’altri tempi
    rivivranno al tuo cuore, e il tuo più gaio
    sorriso fiorirà, come fiorisce
    per te, in questa stagione, anche una fresca
    rosa di primavera…

    ———————–

    parafrasi 😉 :

    un sacco di botte tirate con buona castagna
    ogni volta un drogato nuovo a farsi le pere
    o un intellettuale gracile che cazzeggia in giro
    sui campi da calcio in opel corsa … fatevi i cazzi vostri
    ocio che con troppo eternit si schiatta in fretta
    ma di sera con la moto honda tenendo la sgasata bassa
    ascolterai un po’ di campagna elettorale degli assessori di Nardella
    altre storie altri tempi per la ricarica del pace maker
    e il tuo sorriso da gay dal fioraio
    in questa stagione di leggi sulle quote rosa
    entro primavera

    😉

    • Z scrive:

      Questa per me è una delle più belle poesie del Novecento!

      I chelebecchiani più giovani probabilmente avranno correttamente individuato il sacco , la rosa, la giornata (calcistica), la primavera. E anche storie d’altri tempi, con “tempi” come metonimia per “partite”.

      Forse hanno pure individuato pere e castagne come sinonimo per gol. Ma avranno riconosciuto Sandro Mazzola, nascosto da un vezzeggiativo e dalla minuscola? Del resto, nella strofa precedente è citato sempre con la minuscola un altro grande campione dell’epoca, e vengono menzionate le azioni offensive delle ali tornanti, più tipiche del football di allora che di quello odierno…

      E tornando ai nostri giovinastri, legulei o letterati che siano, abituati ad un’internet superveloce e ad una pay-TV senza limiti: quanti di loro leggendo al murmure dell’onda avranno ricordato che la voce degli allenatori – come il mago Herrera – arrivava ai tifosi a sera lungo le onde della radio?

      • Andrea Di Vita scrive:

        @ Z & MOI

        Però “murmure dell’onda” a me fa irrefrenabilmente venire in mente il “mormorio dell’onde” della Canzone del Piave… 🙂

        Ciao!

        Andrea Di Vita

    • MOI scrive:

      In effetti, come chiunque abbia visto almeno una puntata di “Banana Sport” ben sa, la locuzione “gli abbiam / ci han cacciato X pere” significa “abbiamo segnato / subìto X gol” …

  85. Grog scrive:

    Ditemi un poco voi che siete intelligenti e studiati
    NON AVETE ANCHE VOI L’IMPRESSIONE CHE R…I PORTI SFIGA?
    (toccatina di testicoli)
    Grog! Grog! Grog!

  86. MOI scrive:

    Il famoso “antani” … deriva da “antanaclasi” ?

  87. MOI scrive:

    sulla “distribuzione” dei migranomadi 😉 :

    https://www.youtube.com/watch?v=S6x2I96g9F4

    Meloni: ‘Sinistra radical chic, fa la solidale poi stipa Rom e immigrati in periferia’

  88. MOI scrive:

    Esiste una Provvidenza Sportiva del Dio Pallone ?

    http://www.francetvinfo.fr/sports/foot/euro/euro-2016-le-bus-des-bleus-leur-a-t-il-porte-la-poisse_1541859.html

    In pratica i “Blacks et Beurs” sarebbero talmente bene “integrati” … da esser diventati spocchiosi e “sboroni” come i “Souchiens” vecchio stile.

    … Merci ! … Merde ! … “Merdi” 😉 !, les Bleus

  89. Francesco scrive:

    scusate se sono più rompiballe del solito

    sono milanista e questi sono tempi molto grami

  90. Z. scrive:

    Miguel, Lisa:

    i grillini vi ascoltano e provvedono!

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/07/12/torta-vegana-per-di-maio-veg-per-legge-o-per-scelta/2900464/

    La notizia non è la torta vegana, ovviamente, ma il progetto di legge di cui si parla più avanti, il cui art. 4 dispone: “Nei luoghi di ristorazione è obbligatorio, per un giorno alla settimana, somministrare solo menù privi di qualsiasi alimento di origine animale”.

    Ma essi non prevarranno, poich’essi sono il Male 😀

    • roberto scrive:

      leggere quest’articolo mi ha fatto venire voglia di una bistecca alta tre dita ed una montagna di patate fritte (cit. Habsb riconoscerà)

      poi vi lamentate di bruxelles con i suoi lacci e lacciuoli, ma i pazzi ce li avete in casa (anzi ahimé in cucina)

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ Z

      E questi minacciano di governare l’Italia!

      PD SALVACI!!! 🙂 🙂 🙂

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        Guarda che i tuoi salvatori hanno da tempo presentato una proposta di legge simile a firma della Cirinnà.

        • Francesco scrive:

          Berlusconi salvaci!

          ma anche chiunque altro, per la bistecca alta tre dita e la montagna di patatine fritte voterei Miguel alla PdC!

          F o’pard

  91. MOI scrive:

    http://www.worldmeatfreeday.com/

    Il No Meat Day ufficialmente è il 13 Giugno …

  92. MOI scrive:

    Indovinello @ MIGUEL MARTINEZ

    Cosa c’entra Gilbert K. Chesterton con Victoriano “El Catorce” Ramírez López ?

    soluzione (23 sec)

    https://www.youtube.com/watch?v=BK6ztY-CuUk

  93. MOI scrive:

    Quando le “Opere” (davvero sempre sollo “male assoluto” in sé ?) non sono puntuali :

    http://www.linkiesta.it/it/article/2016/07/12/andria-corato-ritardi-sui-lavori-cosi-la-strage-si-poteva-evitare/31156/

    Andria – Corato: ritardi sui lavori, così la strage si poteva evitare

    Il raddoppio della linea era già stato finanziato quattro anni fa, ma il bando è stato pubblicato solo lo scorso 16 aprile. Secondo il cronoprograma doveva essere pronto il 30 giugno 2015. Stavolta il ritardo è costato carissimo

    di Francesco Cancellato

  94. Grog scrive:

    Avete presente due capistazione pugliesi che comunicano per il blocco telefonico?!
    Magari uno di Bari e l’altro di Lecce
    “passo io cretin!”
    “no passo io strunz!”
    “va fen cul tua madr!”
    “va chiaver tua sorel”
    ecc. ecc. ecc.
    Intanto i treni avanzano come due pistoleri a 200 km di velocità relativa e …
    SBRANGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGG!
    “test de cazz colpa tua!”
    “manco per il cazz colpa tua!”
    Grog! Grog! Grog!

  95. mirkhond scrive:

    “L’identità italiana invece, al di là di queste contingenze, si manifesta come tale da più di duemila anni e ha una rispondenza anche banalmente geografica.”

    Se ti riferisci ad un’espressione geografica, hai ragione.
    Il resto solo seghe di paglietti e pennaruli, che la scuola di massa fascista, tanto amata da alcuni massoni di qua dentro, ha imposto plagiando cuori e cervelli.
    Da cui le conseguenti cretinate sull’inesistente nazione italiana prima dell’800.

    • Francesco scrive:

      Duca,

      veramente ti senti in grado di scendere a tenzone col 100% dei letterati italiani dal 1200 in poi?

      compreso un certo Nicolò Machiavelli, non proprio un innocuo segaiolo?

      Buona fortuna!

  96. Mauricius Tarvisii scrive:

    Capito? Uno, dieci, cento, mille TAV!

    http://www.controradio.it/tragedia-puglia/

    • Miguel Martinez scrive:

      comunicato stampa usb, sgb, coordinamento autorganizzato trasporti:

      12 luglio 2016

      Arrivano in queste ore notizie terribili sui due treni carichi di pendolari, lavoratori e studenti, che si sono scontrati frontalmente sulla linea a binario unico fra Andria
      e Corato. Si parla di 23 morti accertati e di circa 50 feriti, diversi gravissimi. Le
      prime due vetture si sono sgretolate nell’impatto. Enormi difficoltà per le operazioni di soccorso. Il nostro pensiero va alle famiglie delle vittime e dei feriti, e ai colleghi in servizio sui due treni (sicuramente un macchinista è morto e un altro è gravissimo).
      Mentre il quadro del disastro si mostra in tutta la sua spaventosa portata, il Presidente del Consiglio Renzi ripete: “non ci fermeremo finché non sarà fatta chiarezza su ciò che è accaduto”.
      Ma per noi che da anni ci battiamo per la sicurezza del trasporto ferroviario è
      purtroppo già chiara la verità: è un’altra strage annunciata, come nel 2005 a Crevalcore, come nel 2009 a Viareggio, come…
      Invece del cordoglio di rito il Premier Renzi dovrebbe dare risposte ai cittadini sulla sicurezza dell’esercizio ferroviario che in questa realtà del trasporto regionale sono infinitamente arretrate rispetto all’Alta Velocità, si viaggia ancora su linea a binario unico e senza alcun sistema in grado di impedire una strage.
      Non ci accontenteremo della verità giudiziaria, con le immancabili responsabilità che ci aspettiamo saranno attribuite all’ “errore umano”; le reali risposte sulla sicurezza non possono che essere sistemiche e qui le responsabilità sono in capo a chi presiede e decide gli indirizzi. Al contrario sono anni che le risorse vanno in un’unica direzione. Anni in cui le parole d’ordine del risparmio, della compressione dei costi, della liberalizzazione hanno condizionato ogni assetto consegnandolo alla deregolamentazione del privato. Per impedire che disastri e incidenti avvengano, occorre intervenire prima, non fare annunci, che annunci rimangono, dopo! Occorre invertire completamente la rotta della privatizzazione, delle esternalizzazioni e degli
      scorpori.
      In primis il presidente del consiglio avrebbe dovuto disporre gli investimenti per la sicurezza di pendolari e cittadini, per il futuro del trasporto regionale e del trasporto merci al pari di quello dell’Alta Velocità, non proporre le solite frasi di circostanza.
      La rete nazionale deve essere tutta a gestione unica e pubblica. Non ci possono essere cittadini di serie A e cittadini di serie B o addirittura di serie C!
      NO A LIVELLI DI INVESTIMENTI OPPOSTI PER TRENI AD ALTA
      VELOCITA’ E TRENI E LINEE PENDOLARI E SECONDARIE.
      Il GOVERNO DEVE GARANTIRE A TUTTI I CITTADINI ITALIANI LE
      STESSE OPPORTUNITA’ PER VIAGGIARE IN SICUREZZA.

    • PinoMamet scrive:

      Non ho letto, ma secondo me la tragedia pugliese dimostra proprio il contrario di quanto sostengono i proTAV.

      Ma forse anche alcuni, e sottolineo alcuni, antiTAV.

      In Italia le opere servono : ci sarebbe moltissimo da fare per modernizzare, sistemare, migliorare, ampliare.

      Solo, non si tratta della Grandi Opere Inutili, come le ha battezzate giustamente Miguel, ma di centinaia, migliaia forse, di piccole e medie opere utili, che non si fanno perché…
      -non danno abbastanza prestigio
      -i fondi sarebbero stanziati ma…
      -i fondi sono stati erogati ma li ha mangiati Tizio
      -Caio blocca l’opera perché rovina il parco della sua megavilla
      -Sempronio blocca l’opera perché ci ha mangiato Caio e non lui
      -a nessuno (di importante) è venuto in mente di interessarsene

      e così via…

    • roberto scrive:

      “Al contrario sono anni che le risorse vanno in un’unica direzione.”

      in questo caso sembrerebbe proprio che le risorse c’erano ma non sono state utilizzate

      • Andrea Di Vita scrive:

        @ roberto

        Vorrei trovare la risposta ad una domanda.

        Se le regioni del Mezzogiorno d’Italia sono quasi tutte in fondo alle classifiche Europee sull’utilizzo dei fondi comunitari già stanziati quale sarà la ragione?

        L’Unione Europea schiava delle banche?

        Il bieco governo centralista erede dei Savoia?

        Un bieco complotto degli Illuminati?

        Il colonialismo dei Piemontesi che hanno saccheggiato le casse del regno di Napoli?

        Il razzismo dei “polentoni” contro i “terroni”?

        Una congiura di Extraterrestri?

        … i persistenti residui di parassitismo Borbonico?

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        P.S. Mi risulta che la Sicilia sia sotto il 20% di utilizzazione delle risorse UE già stanziate. In Polonia, la depressa regione dei Podlasie sta sopra il 70%. Non è dunque il fatto di avere un reddito inferiore alla media nazionale la risposta alla mia domanda.

        • mirkhond scrive:

          Ovviamente non manchi mai di gettare il tuo vomito razzista su di Noi.
          E io sarei tuo “fratello” e “connazionale”?
          Ma va a farti un bagno nel tuo inquinatissimo Mar Ligure…..

          • Andrea Di Vita scrive:

            @ mirkhond

            Innanzitutto la faccenda della bassa percentuale di utilizzo dei fondi Europei non è questione di razzismo ma di cronaca.

            Poi ti faccio notare che il Mar Ligure è in cima alle classifiche di Legambiente per la pulizia del mare.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

            • Francesco scrive:

              il che azzera la credibilità delle stesse, che quel mare fa schifo a vista, purtroppo

              ma le tue statistiche sull’uso dei fondi UE sono, come dici, dei fatti e la reazione del Duca è uguale a quella dei governatori e spiega tutto

        • Mauricius Tarvisii scrive:

          Sono i meridionali che sono stupidi geneticamente. O è l’aria di lì che li rende inetti e indolenti.

          Ma no: è chiaro che è colpa di Ferdinando II, che è ancora vivo e gomblodda contro gli sforzi dei settentrionali per civilizzare quelle scimmie del Sud.

          • mirkhond scrive:

            Come sostiene Aldo Cazzullo. 🙂

          • Z. scrive:

            Potrei sbagliarmi ma credo che il problemi sia tipico anche di altre aree d’Italia, non solo del Mezzogiorno (non so in che misura, non me ne intendo).

            A parte questo, sarebbe interessante sapere il perché di questa sottoutilizzazione dei fondi.

            Chissà se Roberto ci sa dare risposta in merito…

            • roberto scrive:

              no, non ho un’idea precisa di perché succeda questa cosa.

              però ho una storia curiosa.

              qualche anno fa un amico che lavora in un’università del sud mi chiede di aiutarlo ad organizzare un corso che doveva essere finanziato dalla regione (una parte del pubblico erano disoccupati) e dall’università e che aveva come scopo (lo dico in maniera semplice e atecnica) “imparare a chiedere i piccioli a bruxelles ed utilizzarli nel bel paese”

              quindi:
              -facciamo il programma
              -trovo una buona decina di eurocrati/esperti vari disposti ad andare a fare lezione *gratis* (in cambio solo di spese di viaggio, voli ryanair per intenderci, l’alloggio era previsto nella foresteria dell’univeristà)
              ….
              per un motivo misterioso, all’ultimo momento il finanziamento scompare (io che dovevo iniziare avevo già preso un biglietto aereo che nessuno mi ha mai rimborsato) e non se ne fa più nulla

              • Miguel Martinez scrive:

                “qualche anno fa un amico che lavora in un’università del sud mi chiede di aiutarlo ad organizzare un corso che doveva essere finanziato dalla regione”

                Allora, fatemi capire.

                1) Ci sono troppi soldi, che quindi vanno spesi.

                2) Si spendono un po’ di soldi per insegnare il mestiere di chiedere quei soldi, un mestiere così difficile da impiegare a tempo pieno diverse persone e richiedere la presenza di un gruppo di docenti esperti

                3) i docenti accettano di fare il tutto gratuitamente, anzi alla fine ci rimettono pure.

                Ma non si faceva prima a dare un aumento di stipendio direttamente ai docenti, si spendevano i soldi e non si faceva tutta questa fatica?

            • roberto scrive:

              miguel,

              1. l’idea (a parer mio buona ma sicuramente sbaglio) era insegnare a pescare invece che regalare il pesce, che comunque in ogni caso nessuno ti regala.
              l’idea partiva appunto dalla costatazione che in certe regioni i fondi europei non sono utilizzati (cioè ci sono i soldi ma nessuno li prende e quindi tornano nel salvadanaio). ricordo che per l’italia per il periodo 2007-2013 sono stati utilizzati il 58% dei fondi stanziati

              2. si non è una cosa semplice (io stesso non saprei come fare, nel progetto avrei fatto solo una lezione “istituzionale”, cosa è la commissione europea, come lavor ae così via) e come ogni cosa è bene saperla fare invece che improvvisare

              3. su questo punto, un po’ per amicizia, un po’ perché comunque molti expat tornano sempre volentieri in italia, un po’ per stupido ideologismo (faccio una cosa utile), un po’ perché magari a maggio un paio di giorni al sole invece che sotto la pioggia brussellese fa piacere, effettivamente avevo trovato una decina di persone disposte a preparare un corso, bruciarsi un paio di giorni di ferie, farsi il viaggio senza chiedere altro compenso che il rimborso spese del viaggio.
              non si trattava propriamente di “docenti” ma gente che fa altri lavori (eurocrati, avvocati, lobbysti eccetera)

              poi capisco che tu vedi rosso appena si parla di attività economiche e che quindi tutto questo ti sembrerà nella migliore delle ipotesi inutile….

            • Francesco scrive:

              Roberto

              che io sappia, quei progetti prevedono che per 1 euro della UE ci sia un euro dell’ente locale beneficato, oltre a procedure rigorose che “garantiscano” che siano buoni progetti

              sono questi i problemi?

              ciao

    • Miguel Martinez scrive:

      Su Rossi e Tav… lui fa riferimento a un’opera specifica, il “passante” che avrebbe dovuto separare la linea TAV dalla linea normale.

      Costo preventivato del tunnel 770 milioni di euro; spese finora sostenute 760 milioni di euro; centimetri finora costruiti della linea zero.

      Se andate sul sito ufficiale del Passante Tav, l’ultimo aggiornamento è del 2013 e recita:

      Data: 17 dicembre 2013 · Categoria: stato lavori

      A partire dal 1° febbraio 2013 l’attività del Comitato di Garanzia per l’informazione e la comunicazione del Nodo alta velocità di Firenze si limiterà al mantenimento on line del sito http://www.passantefirenze.it. Da tale data viene quindi sospesa anche l’attività dell’infopoint al Parterre, in piazza della Libertà 12.

      Ciò in considerazione delle indagini in corso da parte della Procura della Repubblica e in attesa di indicazioni sui tempi dei lavori e sulla disponibilità delle risorse economiche destinate da RFI alla comunicazione in base agli accordi con gli enti locali del 3 agosto 2011.

  97. mirkhond scrive:

    Solo che per Mirkhond l’inesistenza dell’italianità è un domga e i dogmi sono infrangibili per definizione, perché sono impermeabili a qualsiasi verifica fattuale.

    Il “dogma” si è formato sullo studio critico della storia d’Italia.
    Se poi a voi vanno bene i sussidiari di quinta elementare, retaggio (solo parzialmente “rivisitato”) dell’impianto scolastico formato da De Sanctis e Bonghi nella seconda metà dell’800 (due traditori della patria napoletana, tanto per non farci mancare nulla), e perfezionato dal fascismo, pensatela come volete.
    Chiedetevi soltanto PERCHE’ c’è chi non se la beve alle vostre sfrappole di regime….

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ mirkhid

      Se leggere Dante e Leopardi per te sono roba da sussidiario di quinta elementare, beato te che avevi tali sussidiari.

      Il punto è che tu ripeti che le masse incolte del Mezzogiorno d’Italia non si sentivano affatto Italiane. Al che ti si risponde che lo stesso vale per le masse Lombarde o Liguri.

      Quarantacinque anni fa la mia professoressa d’Italiano di prima media inferiore -alle soglie della pensione- raccontava che quando era piccola lei aveva sentito di un’anziana contadina che viveva a Triora, nell’entroterra di Imperia, che si era stupita nell’apprendere che quando pioveva al suo paesello poteva anche NON piovere a Genova – luogo peraltro per lei mitologico, perchè in tutta la sua vita non aveva mai visto il mare. In Liguria!

      Quella anziana contadina non si sentiva Italiana, ma neanche Genovese o Ligure. Se glielo avessero chiesto, al più si sarebbe dichiarata orgogliosa abitante di Triora – con fiero senso di orgoglio campanilistico rispetto ai dirimpettai del vicino paesello di Molini di Triora. Al massimo, giusto il curato del paese avrebbe saputo produrre una qualche risposta sensata a una domanda sul fatto di sentirsi Italiano, Sabaudo o che.

      E questo probabilmente è stato valido per il 99% dell’umanità -anche fuori d’Italia e d’Europa- fino alla diffusione della scuola elementare obbligatoria, del servizio militare obbligatorio, della radio e della televisione.

      Quando si parla di “sentimento nazionale” si fa sempre tacitamemnte riferimento a quell’1% di privilegiati che sapeva leggere e scrivere, che aveva viaggiato ecc. E quell’1%, la minoranza di “segaioli” come la chiami tu, l’italianità la sentiva eccome – e te lo abbiamo dimostrato.

      Il resto è “volgo disperso che nome non ha”. Quello che subisce la storia fatta dagli altri – quanto al Meridione d’Italia, guarda ad esempio la descrizione che fa Carlo Levi nel suo “Cristo si è fermato ad Eboli” della storia di Melfi nel Rinascimento.

      Il processo storico per cui anche quel 99% lo si cerca di portare al livello di quell’1% si chiama in gergo “progresso”. Imperdibile al riguardo è la splendida, affascinante descrizione deamicisiana della colonna di bambini che attraversa la terra per andare a scuola: il brano di “Cuore” che ancora oggi nel XXI secolo farei imparare a memoria ai ragazzi.

      L’inconsapevole cecità verso il mondo esterno di quella vecchina è la stessa condizione del rifiuto sospettoso dei vaccini e – in tempi ancora più antichi – di piacevolezze come la caccia alle streghe e agli Ebrei (i pogrom Sanfedisti risalgono a fine Settecento, se non sbaglio). Tempi che sono sempre sul punto di tornare, perchè il sonno della Ragione genera mostri. Nel caso specifico dell’Italia, un vero apostolo del progresso delle masse popolari fu Mazzini.

      Risorgimento, insomma. Il resto è buio.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Andrea Di Vita scrive:

        Era @mirkhond, naturalmente!

      • mirkhond scrive:

        Anche la ragione genera mostri.

      • mirkhond scrive:

        Il progresso ha prodotto anche le armi di distruzione di massa e l’atomica.
        Non sempre ciò che viene dopo è migliore di ciò che c’era prima.
        Preferisco gente analfabeta, a gente riempita di sanguinose stronzate che hanno provocato ulteriori tragedie.
        Più si sa, più si soffre……

        • Z. scrive:

          Si soffre anche se non si sa. Certo, chi non sa spesso non sa neppure esprimere bene la sofferenza, gestirla, sfogarla.

          Ma non dobbiamo mai credere che non soffra, o che la sua sofferenza sia poca cosa rispetto alla nostra. Anzi.

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ mirkhond

          L’analfabetismo non è MAI da preferire.

          Per citare uno attento alle tradizioni popolari, e che quindi dovrebbe piacerti:

          “il povero sa cento parole, e il ricco ne sa mille. E’ per questo che il ricco è ricco e il povero è povero.”

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Miguel Martinez scrive:

            ““il povero sa cento parole, e il ricco ne sa mille. E’ per questo che il ricco è ricco e il povero è povero.”

            E’ una frase ad effetto, che è vera solo in parte.

            Innanzitutto, ho vissuto abbastanza in Sicilia da cogliere l’enorme ricchezza di linguaggio degli analfabeti, che viene poi ridotta drasticamente con l’istruzione.

            Quello che Don Milani intendeva mi sembra un’altra cosa: le “parole per cavarsela con il sistema”.

            Gli avvocati fanno le leggi che ti fanno finire in carcere, i contadini no.

            E quindi è ovvio che l’avvocato, parlando fluentemente l’avvocatese, ha meno probabilità del povero di finire in galera.

            Da un altro punto di vista, occupandomi di questioni del quartiere, devo capire qualcosa del politichese e di tutti i sottintesi di parole-simbolo che hanno significati trasversali.

            Ma questo non significa che l’alfabetizzazione sia in sé un bene.