I maiali e i pomodori

Veniva dalla Sardegna, mi raccontano.

Aveva sequestrato un possidente, e l’aveva poi dato in pasto ai maiali.

In carcere, c’era un grande spiazzo di cemento, e al centro un albero, con un po’ di terra attorno.

Il direttore gli permise di piantarci i pomodori, e lui ci mise tutta la forza di secoli, nonché la vita intera che avrebbe passato lì dentro.

Il comandante della polizia penitenziaria se ne accorse.

E così un giorno, i detenuti videro arrivare una ruspa e distruggere il piccolo orto e l’albero.

Oggi è tutto cemento.

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71 risposte a I maiali e i pomodori

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  2. Pierluigi scrive:

    E’ probabile che se uno avesse un minimo di sensibilita’ non diventerebbe mai capo della polizia penitenziaria

    • Rock & Troll scrive:

      E nemmeno darebbe un essere umano in pasto ai maiali.
      Ma forse, quando la vittima è un “padrone”, c’è subito chi è pronto a pensare che si tratta di un essere un po’ meno umano degli altri, e che dopotutto di finire in bocca ai suini se lo “meritava”. Nevvero?

      • Francesco scrive:

        ma tra il sequestro e il pasto dei miaiali c’era stato l’omicidio o meno?

        in effetti lo strabismo del tuo sguardo è inconcepibile, almeno i forcaioli il loro strabismo lo rivendicano fieramente e ostentatamente.

        che c’hai, Miguel?

        • Claudio Martini scrive:

          “Sono un forcaiolo strabico e ne sono orgoglioso!”

        • ernesto scrive:

          Così entro di nascosto come un ladro nella casa del ladro
          Mi guardo intorno nella casa del ladro: è tutto rubato
          Pure l’aria che adesso respiro con il fiato corto
          è frutto di un furto.

          Quando un ladro trova un ladro dentro casa non è mica contento
          E difatti quel ladro mi vede e mi dice: “stai attento”
          Lui mi dice: “guardami bene, io non sono ladro soltanto.
          Io sono il padrone.”

          Non sappia l’occhio destro quel che guarda il sinistro
          Taccia la bocca memore di quel che ha visto
          Che io mi muovo adesso, prima che sia mattino
          Nessuno spia il mio passo sotto il cielo turchino.

          Ma io dico che suonare un sonaglio davanti un serpente
          Io dico che pure il serpente, pure quello, si pente
          E capisce che sputare veleno per tutta una vita
          non è servito a niente.

          Ma il padrone è una cosa diversa, è uno strano serpente
          Il padrone è una cosa diversa, è una bestia curiosa
          Lui comincia succhiando il latte da quando è bambino
          Ma poi succhia ogni cosa.

          Non sappia l’occhio destro quel che guarda il sinistro
          Taccia la bocca memore di quel che ha visto
          Che io mi muovo adesso, prima che sia mattino
          Nessuno spia il mio passo sotto il cielo turchino.

          E difatti alla fine il padrone è una specie di ladro
          Solo che quando ruba il padrone non è mica reato
          E anche quando che viene arrestato il suo alibi regge
          Perchè lui è la Legge.

          Così entro di nascosto come un ladro nella casa del ladro
          E quel ladro mi dice che lui non è un ladro soltanto
          Ma neanch’io sono un ladro gli dico e così mi avvicino.
          Io sono un assassino.

          E così sotto il cielo turchino c’è un padrone di meno.

          Emanuele Filiberto di Savoia ha recentemente dichiarato che “L’Italia è un paese pronto per una monarchia costituzionale”. In considerazione di questa dichiarazione del principe, volevamo dedicare questa canzone a Gaetano Bresci, tessitore, anarchico e uccisore di re.

          Non sappia l’occhio destro quel che guarda il sinistro
          Taccia la bocca memore di quel che ha visto
          Che io mi muovo adesso, prima che sia mattino
          Nessuno spia il mio passo sotto il cielo turchino.
          Ascanio Celestini
          http://www.youtube.com/watch?v=dXGfxFazj7U

        • Moi scrive:

          Ma se Ascaino Celestini si trovasse in casa propria un ladro meno abbiente di lui che farebbe ?

      • giovanni scrive:

        sì, il padrone è meno umano degli esseri umani, perchè campa del togliere l’umanità agli altri

  3. rossana scrive:

    Sogno piante di pomodori così rivoluzionarie da riuscire a germogliare anche da sotto il cemento che ricopre l’ex piccolo orto all’interno di un carcere…

    • Andrea Di Vita scrive:

      Per rossana

      Mi dispiace per i pomodori. Il cemento non si mangia.

    • Andrea Di Vita scrive:

      Per rossana

      Mi dispiace per i pomodori. Il cemento non si mangia.

      Andrea Di Vita

    • Moi scrive:

      *** @ Rossana ***

      Vedo che ti compiaci di un essere umano dato in pasto (per il momento non sappiamo se vivo o morto ma non è il punto) a suini domestici come “Atto di Lotta di Classe” MA … ma se il Nostro avesse invece, sempre come “Atto di Lotta di Classe”, stuprato la figlia del Possidente ?

      Non è che per caso da IperGarantista ti trasformeresti in IperForcaiola ?

    • Rock & Troll scrive:

      Le piante non sono né rivoluzionarie né reazionarie, sono piante.
      Sono gli esseri umani che, si spera, non dovrebbero finire per sempre sottoterra (o sotto il cemento) per cause umane.
      Ma torno a ribadire: evidentemente, se gli esseri umani sono tutti uguali, ce ne sono di “meno uguali” di altri.

  4. jam... scrive:

    … da un certo punto di vista un po’ sognante,
    quando un albero ha le radici nel cuore, anche se lo sradicano e gli sguardi normali non possono più vederlo, il nostro sguardo puo’ continuare a vederlo anche se non c’é. Il salice piangente, davanti alla mia camera, non c’é più. Al suo posto c’é un abete, ma ogni qualvolta io vado in quella casa non posso fare a meno di vedere anche un salice. Anche se le mani normali non riescono più a toccarlo, io so che si puo’ ancora accarezzarlo, guardarne i disegni sulla sua corteccia, ed anche sentirne il profumo. Perché anche se non c’é, c’é, ovvero la sua essenza mundus imaginalis, resta inalterata, x’ io e l’albero un giorno e mille giorni, ci siamo “parlati”.
    Ma io piango, non soltanto x i pomodori, ma ugualmente x’ stanno distruggendo, sradicando le foreste primarie tropicali per piantare palme da olio, che non c’entrano molto in quel contesto geografico, ma sono, haimé, economicamente vantaggiose! Stanno devastando la ricchezza di un ecosistema, eliminando la biodiversità, per piantare alberi veri, ma purtanto artificiali in quel quadro specifico…una catastrofe, e nonostante il mio amore per i palmeti, quelli, li ho paradossalmente guardati con sguardo triste, come se fossero cemento…
    ciao

  5. Moi scrive:

    Mi associo a Francesco nella richiesta di sapere se si è trattato di una barbara esecuzione capitale o “solo” (!) di uno scempio di cadavere …

    … in ogni caso debbo purtroppo riconoscere che nella “Guerra di Liberazione Partigiana” ‘sta cosa dei cadaveri di “Tudésch e Fassést” fatti sparire in pasto ai suini domestici non è stata rarissima. E NON credo che onori la Resistenza …

  6. mirkhond scrive:

    Si hai ragione. Spesso una resistenza finisce per ripagare con la stessa moneta i propri oppressori e trasformarsi in una guerra di briganti…..
    ciao

    • Moi scrive:

      L’ episodio più cruento documentato di cui si abbia notizia riguarda un certo Walter Tavoni … dalle parti però più esattamente di Pino, al quale lascio eventualmente la parola circa la “Memoria d’ Uomo” del fatto …

      su google, se scrivi “Walter Tavoni” virgolettato escono circa 300 “web results”.

  7. mirkhond scrive:

    Ho letto del povero Tavoni in un libro di Vittorio Messori.
    Mi viene in mente il romanzo di Silone, La Volpe e le Camelie, ambientato nel Canton Ticino del 1930, in una comunità di socialisti oppositori di Mussolini. In particolare il dialogo tra i due amici socialisti Daniele e Franz, che, scoperta l’identità dell’agente fascista Cefalù, discutono sul da farsi:
    – “Forse non l’aveva premeditato”- disse Daniele
    -“Temo di sì”- insistè Franz
    -“Dovresti capirlo che diamine”-insistè Daniele -“Agostino aveva una rabbia personale da sfogare, un dolore recente”.- ( Agostino, muratore socialista in esilio, aveva picchiato Cefalù, ferendolo, in quanto aveva un fratello detenuto in Italia, perchè anche lui socialista, ndr)
    -“Lo so”- disse Franz- “Ma non c’è di peggio che portare nella politica i propri risentimenti privati”.
    -“Non pretendere troppo”- protestò Daniele -“Siamo tutti dei poveri uomini, non angeli”.-
    -“Ma se ci comportiamo come i nostri avversari, da bruti”- ribattè Franz -“in che siamo diversi?”
    Daniele ebbe un gesto d’insofferenza.
    -“Me lo chiedi?”- disse – “Non lo sai?”
    Franz non si lasciò scomporre.
    -“Lo so.”- rispose – “Il fine ultimo vuoi dire. Ma anche il loro ideale, astrattamente parlando, è nobile. A riflettere a mente serena, la patria, l’ordine, la tradizione non sono mica parole spregevoli, non ti pare? E’ la violenza che le rende false e odiose.”

    • Z. scrive:

      mirkhond,

      — A riflettere a mente serena, la patria, l’ordine, la tradizione non sono mica parole spregevoli, non ti pare? E’ la violenza che le rende false e odiose —

      Non saranno parole spregevoli, ma ogni partito che vi si basa tende ad esserlo. Un motivo dovrà esserci…

      V.

      • Z. scrive:

        Z., non “V.”!

        Z.

      • mirkhond scrive:

        Se è per questo anche liberali e comunisti al potere hanno saputo rendere odiosi i concetti nobilissimi per i quali sono andati al potere. Questa è la morale del romanzo, il cui autore, pur antifascista, anche in seguito al doloroso vissuto personale, tende a superare una visione in bianco e nero e a guardare all’uomo, oltre gli schieramenti politici.
        Cefalù, agente segreto fascista, e quindi personaggio doppiamente spregevole, grazie all’amore di e per Silvia, figlia di Daniele, ha una profonda crisi di coscienza che lo vede vacillare nelle sue convinzioni politiche, e una volta scoperta la lista degli antifascisti esuli nel Canton Ticino, dilaniato dalla fedeltà al fascismo e dall’amore per Silvia, la farà finita per risolvere l’insanabile contraddizione….
        E Daniele che era giunto ad odiarlo, una volta saputo i motivi che hanno portato al suicidio di Cefalù, prova solo pietà, non per il fascismo che resta odioso, ma per UN fascista, che prima di tutto E’ un essere umano….
        ciao

        • Z. scrive:

          D’accordo,

          però tra i partiti che si fondano su ordine, patria e tradizione non me ne viene in mente uno che non sia spregevole. Anche perché tendono a preferire il disordine quando fa comodo loro, a svendersi agli interessi di potenze straniere e a considerare, della tradizione, solo ciò che fa comodo al loro rivoltante modello di società.

          Per contro, non mi pare che tutti i partiti liberali e socialisti siano, né siano stati da buttare.

          Z.

        • mirkhond scrive:

          Anche perché tendono a preferire il disordine quando fa comodo loro, a svendersi agli interessi di potenze straniere e a considerare, della tradizione, solo ciò che fa comodo al loro rivoltante modello di società.

          Su questo, sono pienamente d’accordo con te.
          La riflessione di Silone riguarda però una singola persona, non l’ideologia che questa persona segue, che resta negativa.
          ciao

        • Z. scrive:

          Silone chi, lo scrittore o la spia? 😆

          Entrambi meritano rispetto solo per una ragione: aver scritto un libro che ha lo stesso titolo di una canzone dei Metallica.

          😀

          Z.

        • mirkhond scrive:

          Qual’è la canzone?
          Riguardo alla spia, come saprai, da 15 anni è in corso un aspro dibattito che vede gli storici divisi tra “innocentisti” e “colpevolisti” sui rapporti che Silone avrebbe avuto con la polizia politica italiana, negli anni 1919-1930 e forse, con l’Oss poi Cia.
          ciao

  8. PinoMamet scrive:

    Walter Tavoni: non ne so niente, da queste parti non ne ho mai sentito parlare.

    Effettivamente “googlando” esce un’infinità di siti, quasi tutti di orientamento nostalgico-repubblichino, però a quanto vedo la cosa è successa da Modena, troppo lontana da qui per lasciare memoria.

    Neppure di persone date in pasto ai maiali, partigiani o fascisti o tedeschi che fossero, ho mai sentito parlare, per me è una roba che ho letto per la prima su internet, e comunque non mi risulta successa qua.
    Invece ho sentito parlare (con nomi e cognomi) di uccisioni a sangue freddo di partigiani, di disertori, e di fascisti. Di tedeschi non mi risultano. Ma sempre con armi da fuoco.

    Invece nel cimitero del capoluogo è stata deposta (in forma privata, ma con la partecipazione di un assessore, “a titolo personale”) una piccola lapide per i caduti della RSI, che è al centro delle polemiche cittadine attuali; è in corso una raccolta firme per farla togliere, moltissimi si sono già espressi contro la sua presenza.

    Ciao!

  9. Claudio Martini scrive:

    Смерть фашистским!

  10. mirkhond scrive:

    Di Walter Tavoni, ne parlò Vittorio Messori, come già accennato.
    Era un giovanissimo ufficiale repubblichino di nemmeno vent’anni anni,catturato da una banda di 30 partigiani nel 1945 e crocifisso sulla porta di una cascina, il cui proprietario, membro della banda, si suicidò alcuni mesi dopo, pare per il rimorso.
    Vittorio Messori, Le cose della vita, Edizioni San Paolo pp.115-116
    ciao

  11. jam... scrive:

    …gli OGM sono rivoluzionari o reazionari???
    una dose omeopatica di arsenicum album aiuta a curare un’eczema o il morso di un ragno, o le punzecchiature di troppe zanzare, ma una dose massiccia di arsenico uccide un uomo. il papavero dell’oppio quando nelle steppe era utilizzato a piccole dosi x curare polmoniti, febbri, era lo stesso diventato poi mortale eroina? la coca masticata ritualmente dagli indios é la stessa quando trasformata in effimera e stupida polvere x ricavarene profitti e debilitare persone? mangiare un pomodoro biologico, un pomodoro antico, non sarà come mangiarne uno inquinato da pesticidi e nocivi concimi chimici. Una pianta é una pianta; l’uomo gestisce le piante e puo’ farle diventare strumento di vita o di morte, quindi dire soltanto che una pianta é una pianta é come non dire nulla, o meglio, é come fare un discorso un po’ reazionario.
    il carcere é un luogo dove si scontano le pene. umanamente parlando un criminale puo’ sempre pentirsi del suo errore e l’istituzione dovrebbe aiutare il detenuto a trovare la sua umanità. un’istituzione che non agisce in questo senso e distrugge spazi verdi promuove la delinquenza.
    si, a priori, le piante hanno una loro neutralità: sono naturalmente piante, ma questa loro naturalezza puo’ essere stravolta dall’uomo, e quindi una pianta puo’ diventare rivoluzionaria oppure reazionaria, puo’ portare la vita oppure la morte, ma soprattutto puo’ anche ad un certo punto ribellarsi all’autorità umana, elaborare un’intelligente strategia e ritrovarsi ad essere rivoluzionalmente autonoma, rivoluzionaria anche senza l’aiuto dell’uomo. Ed allora l’uomo chiederà protezione alla pianta, ricomincerà a mettersi sul capo corone di alloro, a sventolare rami di ulivo, a dormire con petali di rose biologiche sotto il cuscino, ad appendersi al collo talismani fatti con misture di piante magiche, pena la dannazione…
    ciao

    • Z. scrive:

      jam,

      — una dose omeopatica di arsenicum album aiuta a curare un’eczema o il morso di un ragno —

      Permettimi qualche laico dubbio al riguardo 😉

      Z.

  12. Moi scrive:

    Una cosa non è chiara però:

    Uno sequestra un possidente, si presume per avere molti soldi come riscatto … se vede che il piano è fallito, magari perché la polizia l’ ha braccato, perché aggravare la situazione eliminando fisicamente il sequestrato ?

    Poi va be’, non credo che “scempio di cadavere” sia particolarmente un’ aggravante … ma schiaffare uno ancora vivo e tramortito in un trògulo (!) dovrebbe esserlo rispetto a un’ uccisione con più “humanitas”, e direi che si fa presto a essere più “umani” nell’ eliminare qualcuno.

  13. Miguel Martinez scrive:

    Resto un po’ perplesso dalle letture moralistiche della storia, che vedo in diversi commenti.

    Non capisco, cioè, la smania di trovarci dei buoni e dei cattivi, o di emettere condanne.

    E’ una storia umana, mica una favola.

  14. Moi scrive:

    Neanche Walter Tavoni è una favola … cmq se il possidente è stato dato in pasto ai maiali ancora vivo o digià morto NON mi pare un futile dettaglio.

  15. Moi scrive:

    A quanto vedo, “La Locomotiva” di Francesco Guccini ha fatto scuola:

    quando l’ oppresso si ribella non è soggetto a limiti etici.

    Per questo sarei particolarmente curioso di sapere la reazione di Rossana se il Ribelle sardo avesse stuprato la figlia del Possidente, colpevole di portare quel nome … in fondo è / sarebbe lo stesso principio di quei bambini ammazzati perché colpevoli di portare il nome Romanov .

    • Moi scrive:

      … e nonostante certe dubbie “romanzerie” su una certa Anastasia, neanche l’ eliminazione al gran completo dei Romanov è una favola.

      C’ è anche _ lo so perché l’ ho sentito con le mie orecchie_ chi si duole del fatto che la medesima fine non toccò ai Savoia nonché del fatto che Alessandra Mussolini non fu “fucilata nella culla” [sic] perché colpevole di discendere da “quel nonno”.

    • astabada scrive:

      A me non pare proprio la stessa cosa: non mi pare che l’assassino debba ereditare le proprieta` della vittima, ergo non ci sarebbe motivo di eliminarne anche gli eredi.

      Durante la rivoluzione bolscevica c’era effettivamente il rischio che i Romanov venissero liberati, ed anche i bambini purtroppo possono diventare simboli politici. Per esempio possono essere incoronati zar di tutte le Russie, Grande, Piccola e Bianca con le conseguenze politiche che puoi immaginare.

      Questo non per giustificare i bolscevichi: lo scrivo senza dare giudizi, solo per collocare il fatto nella corretta prospettiva storica, che non e` certo quella di un efferato “delitto di paese”.

    • Rock & Troll scrive:

      È la sacralità della vittima.
      Chi è stato o si sente vittima può permettersi qualunque cosa contro i “cattivi”.
      Non credo servano esempi per capire cosa sto dicendo, basta aprire qualunque quotidiano.

  16. astabada scrive:

    L’episodio del carcere mi rammenta di certi personaggi al potere che mi hanno dato l’impressione di godere nel ridurre all’impotenza i propri sottoposti.

    Non capisco perche’ a volte l’uomo si accanisca cosi` sull’uomo, su qualcuno che non ti ha fatto nulla di male, che non e` un avversario politico o economico o d’amore… La cui unica colpa e` quella di aver messo – per negligenza o necessita` – la sua vita nelle tue mani.

  17. Miguel Martinez scrive:

    Per Francesco

    “Va bene, proviamo così: perchè la hai scritta?”

    God made man because he loves stories.

    Isaac B. Singer

    • Francesco scrive:

      Man writes stories because he has something to say.

      Francesco

      PS per una volta che non sono l’unico a tracciare la linea tra un puntino e l’altro … e tutte le storie degli antichi avevano una morale. I moderni non li considero.

      • PinoMamet scrive:

        Mmm
        ma lo sai Francesco che ero tentato di chiedere la stessa cosa a chi ha scritto gli interventi?
        Cioè: perché?

        Mi viene il sospetto che la “colpa” sia di Miguel che ha scritto “possidente”. Avesse scritto “poveraccio”, credo che nessuno avrebbe obiettato niente: sarebbe stata una storia di pomodori, dopotutto.

        Ma allora, per chi è che un morto è più morto di un altro?

        Il dubbio mi viene, scusa.

        E sta per finire anche questa roba qui, si sappia: è finito il piano quinquennale dei post-comunisti che per non fare i comunisti devono fare i duri, e scandalizzarrsi appena sentono qualcosa che puzzi di lotta di classe; è già fuori moda.
        Ce l’avete triturato, con Leo Strauss.

        • Francesco scrive:

          quel “possidente” è l’unico possibile indizio di un motivo per cui questa storia è stata scritta (a meno che in Messico il pomodoro sia pianta sacra)

          c’era uno al gabbio per aver fatto cose terribili
          si misi a coltivare pomodori
          il capoguardia glieli distrusse

          embeh?

          io, storie così, anche se scritte benissimo da Calvino, non le gradisco

          saluti

        • PinoMamet scrive:

          ” a meno che in Messico il pomodoro sia pianta sacra”

          Non viene da quelle parti lì?
          Il nome inglese e spagnolo (e quello catalano e dialettale di qua) mi fanno sospettare un’etimologia nahuatl (“azteca”, per capirci).

          Comunque, tu non apprezzi la storia, e vabbè.
          Rimango della mia opinione, cioé, che senza il “possidente” di mezzo, la avresti non apprezzata in silenzio 😉

          saluti!!

      • Peucezio scrive:

        Beh, ma i poemi omerici ad esempio che morale avevano?

        • Ritvan scrive:

          —-Beh, ma i poemi omerici ad esempio che morale avevano? Peucezio—
          Beh, p.es. l’Iliade insegna – tra l’altro – che se rubi la moglie a uno che ha tanti amici potenti fai una brutta fine, te e tutta la famigghia:-)

        • Peucezio scrive:

          Questo pure è vero.

        • astabada scrive:

          Penso che la morale sia un po’ piu` profonda di quanto non scriva Ritvan, ma sicuramente non si puo` dire che non ne abbiano una

        • Peucezio scrive:

          Il fatto è che la stessa parola “morale” può voler dire tante cose e nessuna ed è tutt’altro che un termine univoco.
          Usato come sostantivo (al femminile) e riferito a una storia, indica un generico insegnamento, che può essere anche banalmente di natura pratica, utilitaristica, e non morale, cioè etica, nel senso che siamo soliti attribuire a questo termine. Infatti non si parla dell'”etica” di una storia: una storia può avere una morale e non per questo esprimere valori morali o etici. Quante favole di Esopo sono così?

        • Ritvan scrive:

          —Penso che la morale sia un po’ piu` profonda di quanto non scriva Ritvan. astabada—

          Ho detto TRA L’ALTRO…du gabire itagliano, gombagno egstragomunitario?:-)
          P.S. Naturalmente da poderosi tomi come i poemi omerici si possono tirar fuori un sacco di morali, se da un piccolissimo episodio come il seguente se ne tirano ben 4.
          Un bel giorno un uccellino ancora piccolo cade per terra dal suo nido in cima all’albero. Ha freddo ed è sotto choc, giace quasi esanime, quando passa di lì una vacca che alza la coda e… pluff lo sommerge di una colata di calda deiezione. Riscaldatosi bene, l’uccellino si riprende, alza la testa e comincia a pigolare gioiosamente. Lo sente una volpe che passava nei paraggi, si avvicina, lo tira fuori delicatamente dall’ “involucro”, lo pulisce per bene con dell’erba e poi….se lo pappa.
          Morale 1: Se non sei ancora capace di volare non ti sporgere dal nido.
          Morale 2: Non sempre chi ti copre di merda ti vuol male.
          Morale 3: Non sempre chi ti tira fuori dalla merda ti vuol bene.
          Morale 4: Quando sei nella merda fino al collo, sta zitto.

      • Moi scrive:

        Perché, come si dice “pomodoro” in Parmigiano / Parmense ?

        • Moi scrive:

          Io a Bologna ho sempre sentito dire banalmente “pondôr” o “pundôr” ..

        • PinoMamet scrive:

          Perché a Bologna non avete avuto né spagnoli nè francesi, correggimi se sbaglio…
          qua è “tomaca”;
          coltivazione ampiamente diffusa (penso sia stata la prima parte d’Italia in cui sia stata sperimentata), la “stagione delle tomache” è stata per anni uno dei sistemi tipici degli studenti per fare soldi per vacanze, motociclette ecc., ma anche un sacco di altra gente (donne, specialmente) la facevano nei mesi estivi per arrotondare, e infine è uno dei lavori “da extracomunitario”.

          Ciao!!

  18. Ritvan scrive:

    Scusa Miguel ma a mio immodesto:-) avviso c’è qualcosa che non torna nel tuo racconto: chi comanda in un carcere, il direttore o il capo delle guardie??!!

  19. Miguel Martinez scrive:

    Per Ritvan

    “chi comanda in un carcere, il direttore o il capo delle guardie??!!”

    E’ una storia che mi hanno raccontato alcuni anni fa, e ho ricostruito a memoria; per cui posso benissimo aver fatto qualche confusione riguardo ai titoli.

    Il punto che voleva far capire il narratore era proprio quello: cioè il potere decisivo dell’apparato diciamo militare delle carceri su quello civile.

    Dove il responsabile “civile” spesso cerca di fare delle riforme, che vengono vanificate d’imperio dal responsabile “militare”.

  20. Miguel Martinez scrive:

    Per PinoMamet

    “Mi viene il sospetto che la “colpa” sia di Miguel che ha scritto “possidente”. “

    In effetti, credo che tu abbia risolto il mistero della sarabanda di commenti. Ho scritto “possidente” tanto per non scrivere “un tale”.

    Evidentemente, questa parola ha risvegliato una serie di cose, a proposito di “ricconi bastardi” da una parte, e di “ah ecco qui si esalta chi uccide qualcuno solo perché è ricco!”

    Una logica – o meglio due logiche parallele che si alimentano a vicenda – che non ho mai capito.

    Non era lontanamente la mia intenzione, né tantomeno quella di chi mi raccontò la storia, partecipare a un tale gioco.

    • Moi scrive:

      In Italiano, come benissimo saprete, “poveraccio” può significare anche “sventurato” (indipendentemente dall’ abbienza economica !).

      Ecco, per me fossero semplicemente due pastori soltanto “ovitenenti” non cambierebbe nulla.

      Neanch’io amo l’ iperideologismo manicheo … anche perché so che può prendere vie assai trasversali.

      Sulla trasversalità / sovrapponibilità tra “Coscienza di Classe” e “Coscienza di Genere” * consiglio qualsiasi cosa di Mario Mieli … indipendentemente dal fatto di concordare o meno, penso che sia interessante.

      ___

      *Parola pesantemente ideologica, spacciata per neutra …

  21. Moi scrive:

    @ PINO :

    Boh … Bologna era sempre stata Stato Pontificio …

  22. Moi scrive:

    @ Mirkhond :

    Che un fascista sia un comune essere umano è ed è stato messo in dubbio con gran stizza e odio viscerale negli Anni ’70 … e in alcuni ambienti tutt’ora !

    … Conosci il cantautore Fausto Amodei ? … “Pesissimo” nei testi, per dirla all’ Emiliana !

  23. Miguel Martinez scrive:

    Per Francesco

    “quel “possidente” è l’unico possibile indizio di un motivo per cui questa storia è stata scritta”

    Cioè, tu leggi questo blog quotidianamente da anni, e pensi che io abbia qualcosa a che fare con chi fa della storia una rissa universale e incessante, in cui chi ha 100 euro deve sempre incutere più simpatia di chi ne ha 110?

    Si chiama invidia e emulazione, non lotta di classe.

    • Z. scrive:

      Miguel,

      non è colpa sua. Da quando Berlusconi li ha animati sono impegnati a tempo pieno a cercare ovunque il pericolo kommunista…

      Z.

    • Francesco scrive:

      Caro Miguel,

      leggo questo blog da anni e non mi ero mai accorto del tuo interesse per i pomodori.

      Diciamo che se volevi scrivere un raccontino di romanticismo carcerario la premessa è inutile e crea confusione. Bastava un “c’era un ergastolano sardo” e sapevamo tutto il necessario.

      Che poi tu non sia contagiato dall’invidia (il nome vero della lotta di classe) ho qualche dubbio, viste le tue scelte politiche e la non necessità di giustificarle che ti caratterizza.

      Ciao

      • Z. scrive:

        Francesco,

        premesso che nell’invidia non c’è proprio nulla di male, quando gli imprenditori si riuniscono in associazioni datoriali per organizzare una politica nei confronti dei lavoratori salariati, secondo te, lo fanno per invidia?

        Z.

      • Andrea Di Vita scrive:

        Per Francesco

        ”invidia (il nome vero della lotta di classe)”

        Non so se la lotta di classe dei poveri conto i ricchi sia una versione dell’invidia. Di certo non lo è la lotta di classe che i ricchi fanno ai poveri. Ad esempio, quelli che alla riunione della Confindustria hanno applaudito il collega condannato per l’omicidio ‘assassino di sedici operai della Thyssen secondo me non invidiavano la sorte dei bruciati vivi.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

  24. Miguel Martinez scrive:

    Per Francesco

    “leggo questo blog da anni e non mi ero mai accorto del tuo interesse per i pomodori.”

    O per i pasti dei maiali.

  25. Karakitap scrive:

    Premetto che chi dà in pasto un suo simile ai maiali (vivo o morto) non mi sucita particolare simpatia, anche se può averlo fatto per nobili e giusti motivi.

    Ma il punto secondo me è un altro, il sistema carcerario italiano si basa (o dovrebbe basarsi) sulla rieducazione/riabilitazione del condannato, ovvero nel renderlo migliore di com’è entrato. Se quest’uomo aveva trovato qualcosa di costruttivo da fare in carcere si era sulla strada giusta per questo obiettivo.

    Il gesto della guardia penitenziaria è stato inutile, non ha certo fatto giustizia togliendo al detenuto quel suo innocuo svago.
    Salutoni, Karakitap

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