Sergio Bianchi e Agenfor: un CEPU formigoniano per imam e capo-bagnini

Sergio Bianchi è l’ex-segretario di Alleanza Nazionale di Rimini ed è stato anche presidente dell’omonima provincia, ovviamente in quota destra.

E’ un uomo colto e intelligente, due caratteristiche certamente molto più presenti in Alleanza Nazionale che nei suoi alleati.

Una decina di anni fa, ha messo in piedi una ONG denominata Agenfor, che ha subito ricevuto l’incarico di “formare e riqualificare” qualche migliaio di operatori sanitari, pubblici e privati, della Regione Lombardia. Non conosciamo i retroscena, comunque la distribuzione di fondi – in genere europei – da parte della Regione Lombardia, dove il ciellino Roberto Formigoni governa da oltre 15 anni, è stata oggetto di non poche polemiche; e la “formazione” costituisce fin troppo spesso una maniera per remunerare o per selezionare persone politicamente gradite.

Certamente, la Agenfor, come capofila di una rete di agenzie, tra il 2001 e il 2003, ha incassato nella sola Lombardia di Formigoni la somma di 17.376.428,58 Euro provenienti dai Fondi Sociali Europei. Non poco per quello che si definisce “un gruppo di società ed enti non profit“.

Agenfor è presente anche nel Veneto, a Rimini e a Bruxelles – dove si trovano le mammelle della grande mucca europea – ma curiosamente anche a Ramat Gan in Israele. Non abbiamo però le cifre dei suoi non profits fuori dalla Lombardia.

Agenfor offre vari corsi di formazione, ad esempio Hostess di Terra, Massaggiatore e Capo bagnino degli stabilimenti idroterapici, Modellizzazione Tridimensionale e… Imam.

Il corso di formazione di Imam, aperto a musulmani di varia tendenza, non si può dire esattamente intensivo – quattro mattine divise in due fine settimana, senza alcun contenuto teologico;  sorge il sospetto quindi che la finalità principale sia stata quella di usufruire dei finanziamenti che l’Europa mette a disposizione più o meno di chiunque prometta di produrre “musulmani moderati“, mentre i partecipanti potranno probabilmente esibire un certificato che attesta che hanno partecipato all’unico “Corso di formazione per Imam e Dirigenti di Moschee e Centri Islamici” in Italia.

Ma dove si possono piazzare gli allievi di questa specie di CEPU per Imam?

Se certi progetti vanno in porto, presso il Ministero degli Interni.

Il problema è che i musulmani hanno la sgradevole abitudine di scegliersi da soli i propri imam, senza nemmeno passare in questura prima a chiedere al commissario cosa pensa delle loro conoscenze dottrinali e rituali.

Però c’è un posto in cui il Ministero degli Interni, se debitamente guidato, può fare letteralmente il bello e il cattivo tempo: nelle carceri. Luoghi frequentati da tanti maschi, scapoli, giovani e irrequieti e quindi – per analogia demografica – da tanti migranti.

Così Sergio Bianchi contatta Fausto Biloslavo, un giornalista triestino (di quelli che più hanno il cognome da sciavi montenegrini, più sventolano il tricolore) che è sempre presente quando il centrodestra vuole un amante dell’avventura che racconti cose tremende sui musulmani. Ecco Fausto Biloslavo, per capirci:

Fausto Biloslavo giornalista

Fausto Biloslavo sfida l'Islam

“Bala Baluk (Base Tobruk). “Capitano: un razzo, un razzo…” urla il caporal maggiore capo Carlo Aringhieri in mezzo al caos della battaglia.

Reportage dall’Afghanistan sui paracadutisti italiani in prima linea nella provincia di Farah.”

Fausto Biloslavo questa volta va al carcere di Opera, e butta giù un pezzo per il quotidiano del Berlusconi Minore, Il Giornale (24 maggio 2010), con il drammatico titolo: Dagli imam fai-da-te proselitismo in carcere  -  E’ boom di conversioni.

Il sottotitolo è di quelli che fanno bene all’adrenalina:

“Viaggio nelle prigioni italiane dove aumentano i detenuti che si convertono. L’esperto: “Entrano ladri di macchine ed escono fanatici. C’è chi predica il terrore e chi camuffa libri di Al Qaida”.

Gli fa da spalla l’intramontabile Ida Magli, femminista riciclata in xenofoba, con un articolo dal titolo “Da detenuti a soldati del jihad: ora in cella l’islam fa paura”. Ida Magli scrive:

non è inverosimile supporre che si stia sviluppando una forma di vero e proprio indottrinamento dei prigionieri che porti, attraverso la maggiore fedeltà al Corano, al recupero della forma più radicale d’identità musulmana”.

Questa non inverosimile supposizione, per miracolo mediatico, diventa una certezza statistica nel sottotitolo: “Da detenuti a soldati del jihad/Ida Magli. Stime: un convertito su 5 diventa una recluta.”

Comunque anche Ida Magli, che probabilmente vorrebbe espellere ogni musulmano dal suolo italico, propone un rimedio sorprendentemente moderato, per chi non conoscesse il tentativo in atto di trovare lavoro per gli imam CEPU:

“Qualche correttivo, però, si potrebbe mettere in atto, se non altro organizzando gli incontri religiosi sotto la guida di un imam conosciuto dalla direzione delle carceri, ma soprattutto non accantonando il problema nella speranza che si risolva da sé.”

Fausto Biloslavo, nel suo articolo, cita ampiamente Sergio Bianchi, dimenticandosi però di precisare l’appartenenza politica di Sergio Bianchi,  l’esistenza di Agenfor o il fatto che Sergio Bianchi è parte decisamente interessata, nel suo ruolo di fabbricante di imam.

Invece, Sergio Bianchi appare sotto una veste decisamente inattesa, quella di “esperto di islam nelle carceri“:

“In Italia su oltre 23mila detenuti stranieri, 9.840 risultano musulmani, secondo i dati ufficiali. Almeno seimila, però, non si sono dichiarati. Il rapporto di 364 pagine, «La radicalizzazione jihadista nelle istituzioni penitenziarie europee», realizzato dall’esperto di islam nelle carceri, Sergio Bianchi, ne indica 13mila.” [1]

Fausto Biloslavo, appena entrato nel carcere, fa il suo mestiere, estorcendo a un marocchino, in carcere per reati comuni, che fa l’imam per una quarantina di detenuti la frase incriminante:

“«Penso che sia giusto se alcuni musulmani combattono la guerra santa contro gli americani in Paesi che non sono la loro terra». Dopo un lungo girarci attorno Kamel Adid sorprende un po’ tutti, quando sputa il rospo.

Il signor Kamel Aidid viene subito definito un “predicatore fai da te” e un “autonominato imam“.

Biloslavo si lancia in una raffica degna del fronte afghano, sparando “guerra santa… musulmani pronti a morire per Allah…  soldati della guerra santa… estremismo… pericolosa opera di  proselitismo… continuavano a complottare…”

Biloslavo però non dimentica la sua missione principale, che è quella di dare addosso agli imam che i fedeli stessi si scelgono.

Riferendosi al carcere di Padova, traduce così il fatto che i musulmani in carcere trattano con riguardo i propri imam:

“L’islamico che passava davanti alla sua cella doveva portargli rispetto, come un capo mafia.”

Certo, in carcere nessuno ha mai trovato la minima traccia di attività terroristica, ma Sergio Bianchi evidentemente sostituisce a volte i poliziotti nelle perquisizioni nelle celle, e qualcosa scopre:

“lo stesso Bianchi ha trovato in carcere un libro di Sayyed Qutb ispiratore di Al Qaida, camuffato con un’altra copertina per evitare il sequestro.”

Sayyid Qutb è morto nel 1966, ma al lettore medio del Giornale poco importa.

Sergio Bianchi, preoccupato, dice:

“Dietro le sbarre non c’è reclutamento, ma costruiscono delle reti con l’esterno. Entri in carcere come ladro di macchina e ti converti al puro islam – spiega Bianchi -. Nessuno se ne accorge per segnalarlo ai servizi di sicurezza. Esci di galera e vieni reclutato».

Insomma, ladro di macchine va bene, credente no. Specie gente come questa:

“Mehzali Kamal, da 3 anni e 7 mesi in carcere, lavora dietro le sbarre «così pago l’asilo di mia figlia».”

Ma Biloslavo (e Bianchi) danno il meglio di sé qui:

“In Italia ci sono circa 80 islamici dietro le sbarre per reati connessi al terrorismo. Dal 2009 li hanno concentrati in quattro istituti di pena: ad Asti, Macomer, Benevento e Rossano. A Opera, invece, sono arrivati Adel Ben Mabrouk, Nasri Riadh e Moez Abdel Qader Fezzani, ex prigionieri di Guantanamo. Chi li controlla ogni giorno racconta che parlano in italiano. La guerra santa in Afghanistan l’hanno abbracciata dopo aver vissuto come extracomunitari nel nostro Paese. Non si possono incontrare fra loro e vivono in celle singole. Pregano regolarmente con molta devozione e hanno mantenuto i barboni islamici.”

Notevole il fatto che persone che “non possono incontrarsi fra loro”, quando parlano con “chi li controlla”, usino l’italiano.

“Bianchi spiega che gli 80 terroristi [se stanno in carcere, saranno terroristi no? NdR] «hanno una forte preparazione militare, con capacità di guida organizzativa e logistica delle gang carcerarie».”

Cioè ci sono circa 80 persone in carcere per reati “connessi” al terrorismo, eufemismo per dire che nessun musulmano in Italia – con una solitaria eccezioneha mai commesso atti di violenza ideologicamente motivati. Queste persone, controllate ogni giorno e che in certi casi “non si possono incontrare fra loro e vivono in celle singole“, sarebbero, nel cervello di Sergio Bianchi, una specie di “gang carceraria“.

Tempo fa, i prigionieri di Macomer denunciarono una serie di violenze anche fisiche cui erano stati sottoposti. Il fatto che avessero protestato per tali abusi, diventa – nella logica di Sergio Bianchi – una prova della loro pericolosità. Seguite il ragionamento di Bianchi, citato da Biloslavo:

“Un pericolo concreto è quello di rivolte. Già sono state segnalate proteste dei musulmani legate al sovraffollamento (700 detenuti in più ogni mese). «Lo scenario più probabile è una rivolta con agenti penitenziari presi in ostaggio – prevede Bianchi -. Ricordiamoci che i terroristi sono pronti a morire in nome del Jihad». Un anno fa un gruppo di islamici detenuti a Macomer ha fatto pubblicare su internet una lettera di protesta, per presunte persecuzioni religiose e civili del regime di massima sicurezza.”

A tutti questi pericoli immaginari, Fausto Biloslavo propone il Rimedio CEPU:

“«Una piccola moschea è regolarmente allestita presso la Casa circondariale di Prato, una sala di cultura islamica esiste a Ferrara ed un’apposita saletta per la preghiera è prevista a San Gimignano» informa il ministero della Giustizia. Valvole di sfogo spirituale di questo genere sono utili in tutte le carceri. E forse sarebbe meglio avere, al fianco dei 250 cappellani cristiani, degli imam ufficiali, preparati e moderati.

Nota:

[1] Il testo, che non si sa dove sia reperibile (ma certe opere servono soprattutto a fare comunicato stampa) gode di una prefazione di Maria Elisabetta Alberti Casellati, che prima di entrare in Forza Italia, scioglieva matrimoni davanti alla Sacra Rota,  ed è famosa per aver messo la propria figlia a capo della propria segreteria appena entrata nel governo come sottosegretatio alla salute.

Attualmente, la signora Alberti Casellati è sottosegretario alla Giustizia. Intervistata dal Giornale a proposito del rapporto di Sergio Bianchi, la annullatrice (in senso rotale) spiega con chiarezza la teoria del bastone e della carota:

“In Italia si è deciso di concentrare i musulmani terroristi o imputati di reati connessi al terrorismo, in quattro carceri, Macomer, Benevento, Asti e Rossano, creando un regime speciale».

Quali sono gli strumenti per evitare il proselitismo jihadista?

«Alla dimensione repressiva l`Italia ha accompagnato un impegno che si articola in varie direzioni: da un lato, ha ritenuto utile valorizzare il contributo dell`islam moderato, con il quale è già in atto un dialogo fecondo. Dall`altro, ha utilizzato tutte le moderne tecnologie, anche le più sofisticate, per individuare atteggiamenti sospetti (su internei, via sms, twitter) e quindi prevenire azioni pericolose».

E anche lei insiste sul tasto della produzione di Imam Conformi:

“In carcere nascono gli imam fai da te per guidare la preghiera. Sarebbe meglio avere dei predicatori ufficiali, come i cappellani per i cristiani?

«Oggi manca un elenco ufficiale di ministri di culto islamici. Le direzioni penitenziarie perciò devono individuare, secondo i  criteri elaborati dal ministero della Giustizia, l`imam di riferimento all`interno delle carceri».

Dimenticavo, l’intervista a Maria Elisabetta Alberti Casellati è firmata FB.

Come Fausto Biloslavo, insomma.

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4 Responses to Sergio Bianchi e Agenfor: un CEPU formigoniano per imam e capo-bagnini

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  3. enrico says:

    ma che articolo superficiale e disinformante è questo? ma vergognati

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