Sfanatizzare il Messico

Sul sito ComuneInfo, sempre pieno di notizie e riflessioni interessanti, la traduzione di un preoccupante articolo di Gustavo Esteva sul progresso che incombe sul Messico.

Il nuovo presidente del Messico, Andrés Manuel López Obrador, meglio noto come AMLO, proviene dallo stato del Tabasco.

Tabasco lo conoscerete per la salsa piccante, ma fu anche  il regno di Tomás Garrido Canabal, figlio di grandi latifondisti del Chiapas, che comandò sulla regione dal 1920 al 1935.

Su un alto albero di ceiba si fece costruire un curioso nido di cemento, dove accoglieva le sue innumerevoli amanti; promosse la produzione di petrolio, cacao, banane e zucchero, spingendo lo stato nel mercato mondiale, in alleanza con Standard Fruit, il grande monopolio statunitense; e cercò di vietare il fanatismo nella sue triplice e messicanissima forma – il ballo, l’alcol e la religione – con l’ausilio delle sue temute Camisas Rojas: chiamò un proprio figlio Lenin, e un proprio toro, Dio. I preti li fece ammazzare, chiuse le chiese e vietò persino di scrivere il nome di Dio (tranne, come abbiamo visto, per i tori).

Un progetto fallito, visto che il Tabasco fa parte della fascia più sfuggente del Messico, la cui radicale religiosità ha radici ben più profonde del cristianesimo (e infatti mentre l’Ovest del Messico si ribellò contro vessazioni assai più moderate di quelle di Garrido, il Tabasco rimase tranquillo).

E’ interessante che si desse a questa campagna il nome di desfanatización, un concetto che rientra in un altro, più ampio, che nel 1927, il famoso sottosegretario all’istruzione, Mosés Sáenz, espresse in una nota in cui spiegava come fosse necessario incorporare la civiltà dentro all’Indio.

AMLO alla fine, mi sembra di capire, fa parte della stessa cultura, anche se presumo che sia meno preoccupato per i crocifissi e gli altari: viene anche lui dall’eterno Partito Unico che governa il Messico, che nel tempo ha partorito uno specchio di sinistra di se stesso – il PRD, fondato dal figlio del presidente più famoso che aveva espresso il Partito Unico.

Ora, la storia del Messico, come sottolineò Guillermo Bonfil Batalla, è quella della guerra secolare del Messico immaginario contro il Messico profondo. E ogni vittoria del Messico immaginario è stata una nuova tragedia per il paese.

Un figlio del Partito Unico come AMLO – certamente onesto e, per quanto possibile per un politico per giunta messicano, anche in buona fede – è per definizione dalla parte del Messico Immaginario.

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Julia, guardiana dell’Isola dei Morti

Piazzale Donatello si trova dove un tempo c’erano le mura di Firenze, e invece ci hanno messo i viali.

Il micidiale flusso di tonnellate di acciaio, mosso dal fuoco vitale di miliardi di animaletti che hanno avuto la cattiva idea di liquefarsi in quella che un giorno sarebbe diventata l’Arabia Saudita, non si ferma mai, ma si divarica attorno a un’isola di terra.

L’Isola l’avevo vista tante volte, ma non avevo mai osato avvicinarmi.

Ieri abbiamo scoperto per caso, in Borgo Pinti, la chiesa dedicata a Maria Maddalena de’ Pazzi, che invece aveva vissuto tutta la vita in un palazzo proprio accanto a casa mia, e probabilmente non sapeva nemmeno dove si trovava Borgo Pinti.

La vicenda di Maddalena mi aveva  colpito, per come una certa epoca vedeva le donne; eppure quella stessa epoca sapeva ascoltare quasi con timore quella che oggi sarebbe schedata come una povera nevrotica.

Facciamo cento metri in più, ci guardiamo in faccia, e ci lanciamo in mezzo ai missili per scoprire l’Isola.

Sopravviviamo e tocchiamo terra ferma.

L’isola è tutta circondata da un alto muro.

Ovviamente siamo arrivati dal lato sbagliato, dall’altro ci sono persino strisce zebrate e un semaforo, ma non importa.

L’isola mi ricorda la famosa Isola dei Morti di Arnold Böcklin:

Proprietà di un’assente Chiesa riformata svizzera (un po’ Zwingli e un po’ Calvino), l’Isola dei Morti è nota infatti a Firenze come il Cimitero degli inglesi, visto che a un certo punto, un quarto dei fiorentini erano in realtà inglesi. Anche se al centro dell’isola campeggia l’imponente colonna eretta da uno dei vari Federico Guglielmo di Prussia.

Così conosco finalmente la mitica guardiana dell’Isola dei Morti, Julia Bolton Holloway.

Julia Bolton Holloway, foto da City Desert

Julia è talmente tanto da sembrare impossibile che esista.

Ottantuno ridenti anni e occhi azzurri che ti scrutano dentro, in un’oretta che parliamo, vengono fuori storie su storie.

Mi racconta come da bambina aveva seguito il suo babbo in viaggi avventurosi attraverso la Francia appena uscita dalla guerra, con mine che potevano esplodere da ogni parte, scoprendo che nel mondo esistono lingue e religioni diverse, e come questo le aveva segnato la vita;

di come era andata negli Stati Uniti a sedici anni, finendo per diventare mamma, nonna e bisnonna, e docente di studi medievali in alcune delle più importanti università americane.

Julia tra tante altre cose, si trovò a curare i manoscritti di Elizabeth Barrett Browning, e decise diciotto anni fa di andare a vedere dov’era sepolta – appunto nell’Isola dei Morti di Firenze.”

“This morning, at half-past four, she expired unconsciously to herself with the words, “It is beautiful”

Julia scoprì che la tomba – e tutto il cimitero – era in abbandono completo, e così grazie ai morti Julia cambiò vita.

Piantò un melograno accanto alla tomba di Elizabeth e diventò eremita tra le tombe, ripulendole, riscoprendo le vicende di tutti i non cattolici che erano sepolti lì, da Walter Savage Landor che era solito scrivere versi satirici sui potenti, alla schiava nera che i compagni di Champollion il decifratore avevano comprato in Egitto e si erano portati in Europa, dove si era convertita alla fede ortodossa, sepolta sotto il nome di Nadezda De Santis…

A curare l’Isola dei Morti, e a seminare l’iris fiorentino tra le tombe, Julia ha portato un gruppo di zingari romeni, e mi spiega – quando le mamme chiedono l’elemosina e la polizia le trova con un bambino in braccio, chiamano i servizi sociali che si portan via i figlioli. E così le mamme zingare sono costrette a lasciar i bambini per mesi e anni dai nonni in Romania, senza vederli.

Sicché Julia ha creato un’associazione per la salvaguardia del cimitero inglese in cui zingari e aristocratici inglesi sono alla pari, e se ci pensate, è proprio questa l’essenza di Firenze.

Siccome l’energia di certe persone non ha limiti, Julia mi racconta delle sue ricerche su Brunetto Latini, nella biblioteca Laurenziana: toccare le pagine scritte a mano dal maestro di Dante, in enormi volumi legati con catene, stando attenti che il clanking of the chains non disturbi gli altri ricercatori… scoprire le fonti da cui Dante ha tratto la sua geoastronomia cosmica. E ride raccontando di come il volume che sta preparando sarà illeggibile perché già consta di settecento e passa pagine.

Poi passiamo a parlare di una coppia che vorrebbe riunire: William Somerville, che è sepolto nel suo cimitero, e Mary Somerville, “la donna più straordinaria d’Europa”, astronoma, matematica, biologa, che da ragazzina non toccava lo zucchero per protestare contro la schiavitù, che avrebbe ispirato i principali scienziati dell’Ottocento (fu anche maestra di Ada Lovelace che ci piace pensare abbia inventato il computer), la quale invece è sepolta nel cimitero acattolico di Napoli, dove il suo nome non si legge nemmeno più sulla lapide, andata in rovina, c’è solo la statua:

Tomba di Mary Somerville a Napoli

Julia racconta di come si è convertita al cattolicesimo, “la chiesa anglicana è messa peggio”.

E poi dice come noi stranieri, forse, riusciamo a dare vita a Firenze più dei fiorentini stessi, perché non diamo nulla per scontato. E siccome tutto quello che abbiamo fatto noi al Nidiaci, non sarebbe mai cominciato se non ci fosse stata una violinista americana appassionata di Vivaldi, capisco subito.

Mi viene in mente una riflessione. Nessun paese al mondo ha fatto più danni dell’Inghilterra; e nessun paese al mondo ha saputo creare più antidoti alla devastazione.

Perché solo in Inghilterra si è formato – diciamo dai tempi di Blake – un atteggiamento verso il mondo e la vita che coglie le tenebre che avanzano, e che si fonda su un innamoramento per la vita, la natura e la storia, eppure riesce a sfuggire ai fanatismi,  all’astio, alla chiusura delle menti, al culto delle Grandi Istituzioni.

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L’avvento del Salsicciaio

“PAFLAGONE (porgendo il capo) —Soffiati il naso, o Popolo, e pulisciti le dita sul mio capo.

SALSICCIAIO (prevenendolo) — Sul mio, piuttosto.”

Come ho avuto più volte occasione di raccontare, un autore che mi ha aperto gli occhi è stato Régis Debray.

Che a differenza della tremenda specie dell’intellettuale francese medio, parla in maniera chiaro e semplice e dice cose che sono anche vere.

Debray, scrivendo nel 1994, ci spiega come la televisione abbia cambiato la natura dello Stato, per il semplice motivo che lo Stato non è più una lontana statua in piazza, ma la faccia del singolo politico che ti entra nel salotto di casa. Cosa che non lo rende più potente, anzi: il Cittadino Onnipotente lo può uccidere con un colpo di telecomando, se non sorride nel modo giusto e non dice cose divertenti.

Ecco che lo Stato deve farsi seduttore, trovando ogni giorno modi nuovi per attirare le volatili simpatie del Cittadino Onnipotente, inventandosi Eventi, Inaugurazioni, pacche sulle spalle, storie d’amore e sciocchezze varie.

Dopo Debray, quelli che parlano di politica si dividono nelle due categorie di chi ha capito questo, e di quelli che credono che stiamo ancora combattendo la Seconda guerra mondiale.

Debray scriveva prima dell’esplosione di Internet e dei social media. Che hanno semplicemente moltiplicato per cento e poi per mille il processo che lui descriveva; e quindi le tesi di Debray oggi sono ancora più valide di quanto fossero allora.

E questo ci aiuta anche a liberarci da eventuali simpatie o antipatie per i vari personaggi che affollano il palcoscenico politico: date le circostanze, non può essere diversamente.

Per quanto moderno, il meccanismo dello Stato Seduttore si basa su modalità molto antiche dell’essere umano.

Infatti, lo slittamento Andreotti – Amato – Berlusconi – Renzi – Salvini fu descritto quattrocentoventun anni prima della nascita di Gesù Cristo da Aristofane, nei Cavalieri.

I due servi rubano l’Oracolo a Paflagone (che “dopo aver leccato delle focacce al miele, russa ubriaco, supino sulle pelli“) e scoprono quanto prevede il futuro:

SERVO I — Qui c’è scritto quale fine deve fare.

SERVO II — E come?

SERVO I — Come? L’oracolo dice chiaro che anzitutto verrà un mercante di stoppa e sarà il primo nel governo della città.

SERVO II — E uno, il mercante. E poi, di’?

SERVO I — Dopo costui, poi, il secondo sarà un mercante di pecore.

SERVO II — E fanno due mercanti. E a lui che cosa capiterà?

SERVO I — Comandare, finché arrivi un altro più svergognato di lui: dopo di che, per lui è finita, perché arriva il Paflagone mercante di pelli, rapace, schiamazzatore, con una voce da Cicloboro [ruscello rumoroso vicino ad Atene].

SERVO II — Il mercante di pecore deve dunque finire per mano del mercante di pelli?

SERVO I — Certo, per Zeus.

SERVO II — Ahi, misero! E donde verrà ancora un mercante, uno solo?

SERVO I — Ce n’è ancora uno,che ha un’arte straordinaria.

SERVO II — Dimmi, ti supplico, e chi è?

SERVO I — Lo devo dire?

SERVO II — Certo, per Zeus!

SERVO I — Un salsicciaio sarà, a distruggerlo.

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L’unico soldato a presentarsi per la guerra…

Trevor Midgley, meglio noto come Beau, è un cantautore inglese di lunghissimo corso, anche se non è mai arrivato su Wikipedia (dove scopriamo solo un suo omonimo, giocatore di rugby negli anni Settanta).

Ma noi ce ne freghiamo se quelli che ci piacciono, piacciono anche alle masse.

Trevor Midgley è un poeta di eccezionale sensibilità, dotato di una voce che è migliorata negli anni.

Il suo album più recente, Rattling the Asylum Bars, contiene una canzone che mi ha commosso, perché racconta la storia di una ragazza, babbo sudanese e mamma autoctona, che parte per la Siria per combattere a fianco dell’Isis.

Credo che il personaggio sia di fantasia, ma descrive bene un’intera generazione di giovani di mezzo.

Come De Andrè con il suo bombarolo, Trevor Midgley cerca di entrare dentro la vita di una persona fuori dall’ordinario.

Io credo che ci riesca, ma bisogna stare attenti, perché ci sono persone per cui la propria morte è l’unico capolavoro che siano riusciti a costruire; e una morte dipinta con cura supera ogni canzone.

Per questo è delicatissimo il confine tra comprensione

Potere troppe volte
Delegato ad altre mani
Sganciato e restituitoci
Dai tuoi aeroplani
Io vengo a restituirti
Un po’ del tuo terrore
Del tuo disordine
Del tuo rumore

e derisione:

C’è chi lo vide ridere
Davanti al Parlamento
Aspettando l’esplosione
Che provasse il suo talento
C’è chi lo vide piangere
Un torrente di vocali
Vedendo esplodere
Un chiosco di giornali

eppure senza un tocco di ironia, si rischia di scadere nell’apologia di qualcosa in cui Trevor Midgley, io e De Andrè oggettivamente non crediamo.

Capire in fondo è simile a giudicare, vuol dire fingere di porsi qualche spanna al di sopra di chi si sta guardando, sapendo di non essere migliore.

Anche perché la compassione biografica rischia di far perdere quel frammento di positivo e di bello che si trova in ogni ideale vissuto fino in fondo.

Eppure è molto meglio degli urli isterici di condanna.

Ma ascoltiamo la canzone:

Era solo una ragazzina, e non possiamo capire
Come tutto sia potuto sfuggire così di mano.
Di mille in tutta questa bella terra,
fino all’attimo prima
lei fu l’unico soldato a presentarsi per la guerra.

Era appena nata quando iniziò
sua madre si faceva di crac: non aveva mai conosciuto il suo babbo.
Qualcuno diceva che era tornato in Sudan;
aveva abbandonato la troia infedele
e l’unico soldato che si sarebbe presentato per la guerra.

Così la portarono via e la misero in un istituto.
Solo Cristo sa cosa poteva essere successo là.

In fuga, la presero perché non aveva pagato il biglietto
e questa volta serrarono la porta
sull’unico soldato che si sarebbe presentato per la guerra.

A sedici e spassandosela da matti
fu processata per aver infilzato con un coltello da calzolaio
il braccio della moglie di un barista.

I marinai erano appena sbarcati
per l’unico soldato che si sarebbe presentato per la guerra.

Non ci sono molte sostanze che non avesse provato
così, per il bene o per il male, la incarcerano;
e fu lì che un altro piccolo pezzo di lei morì,
una parte che lei non avrebbe mai ricostruito,
l’unico soldato che si sarebbe presentato per la guerra.

E mentre era in carcere, la sorte volle che incontrasse
le migliori amiche che avrebbe mai incontrato.

Ascoltò e tra il fumo delle sigarette
le raccontarono qualcosa in più
l’unico soldato che si sarebbe presentato per la guerra.

E quando uscì riuscì ad arrivare
al lato più oscuro dell’internet
un luogo in cui non era mai stata prima
i video dimostravano ciò che le prigioniere le avevano detto.

Mandò un messaggio al numero che conservava in memoria
e attese qualche ora –
l’unico soldato che si sarebbe presentato per la guerra.

Arrivarono e la chiamarono e la presero in mano
e la inviarono in una lontana terra straniera
e imparò ciò che il Profeta aveva promesso e progettato
e quel che lui voleva da lei
l’unico soldato che si sarebbe presentato per la guerra.

Pensò alla propria madre, la vecchia troia fatta
mentre indossò la giacca con il piccolo interruttore.

Era arrivata la sua ora. Era il suo momento
che le avrebbe permesso finalmente di pareggiare il conto
l’unico soldato che si sarebbe presentato per la guerra.

Lui sorrise. Le disse che questa era la sua ultima prova.
Le disse, “cerca quello con il giubbotto di kevlar
e poi sii in pace e riposati per sempre”.

Lui uscì e aprì la porta
per l’unico soldato che si sarebbe presentato per la guerra.

 

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Lezione numero uno di geografia urbana

Vi presento il quartiere in cui vivo.

Diciamo, in cui sono ancora vivo.

Certo, da noi i marciapiedi sono un pochinino più stretti, a volte non superano i quindici centimetri, però non vogliamo esagerare in pessimismo.

Però, ecco, una volta che s’è bell’e riflettuto su questa immagine, siete in grado di diventare urbanisti, assessori, architetti e tante altre cose.

L’autore del disegno è lo svedese Karl Jilg.

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Il globalista del giorno

Ieri il nostro Ministro degli Interni e dei Selfie è arrivato a Firenze.

Intervistato  da Lady Radio, ha ribadito il sostegno al progetto della nuova pista per l’aeroporto:

“dal mio punto di vista, più si viaggia meglio è. Più opportunità di lavoro di business e di spostamento veloce in aereo, in macchina, in treno o in nave ci sono, e meglio è”

Dimenticandosi di citare anche i barconi.

Turisti a Firenze

Turisti in viaggio verso Firenze

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La grande dea

Tobias Franke è un musicista tedesco che ha messo in piedi il progetto Falkenstein.

Di solito diffido delle ricostruzioni del mondo precristiano, che ci è talmente lontano e noto attraverso segni così sfuggenti da lasciarci solo nel dubbio.

Però, nell’approssimarsi della Sonnenwende, del girarsi solstiziale del Sole, trovo straordinariamente belle le parole che Falkenstein dedica alla Dea.

Che comunque esiste, qualunque sciocchezza possiamo dire a proposito.

Probabilmente la musica non vi dirà un granché… è il testo che è di una bellezza straordinaria, commuove fino alle lacrime.

Temo di essere riuscito solo in minima parte a renderne, se non la ricchezza, almeno il senso.

Per qualche motivo, solo il tedesco si avvicina a ciò che doveva essere l’antico greco.

Persino nell’esistenza di una strana categoria di paroline monosillabiche intraducibili, che fanno da delicato contorno.

La grande dea

Dimmi chi sei, meravigliosa alta Donna degli Dei
che adornata di capelli d’oro attraversi il paesaggio tedesco?
Molti nomi ho udito, che cambiano secondo luogo e tempo
eppure coloro che ti conoscono, intuiscono che tu sei la stessa
Ami ammucchiare montagne di fiocchi di neve, protezione invernale per il giovane seme
nei temporali di primavera e d’autunno ami muoverti attraverso le brezze
oppur se il carro d’oro ti porta lieve di casa in casa
Sempre, dove i cuori battono per te, diffondi la tua benedizione
Come Berchta con la rocca tu vai in giro d’inverno
confondi i pieni fiocchi di lana e premi la ragazza laboriosa
Come Holda zia della rocca ti muovi segreta attraverso la regione
la punti verso foglia e fiore, e le spighe si gonfiano nel campo di grano
E poi di nuovo come Nerthus vaghi per i sacri boschi attraverso la terra
il tuo apparire annuncia benessere e pace ad ogni ceto
dorme l’acciaio, tacciono le armi e la sofferenza è morta
Felice, ti permetti di bagnarti nel lago pieno di segreti
Spesso nel fondo delle ombre del bosco sei stata vista mentre piangevi
come una volta Freya mandò lacrime al suo sposo
sei tu Freya, che ai felici porti gioia nonostante il tuo dolore?
Sei davvero dell’altezza la sommità, sei della luce di Odino sposa?
Il fuoco di una brace sacra scintilla e ti illumina
e quanto ti è caro il giovane sposalizio
O devo forse scendere in fondo a Hel, attraverso caverne e scavi?
Sali tu, per costringere la vita, fino al mondo dei morti?
Che lì riposano i non nati, attendendo, che tu li possa liberare
come tu a coloro che si persero presto, indicasti i sentieri
così le tue mani chiudono il grande anello del completamento:
Morte  e vita, inizio, fine, tutto avviene al tuo cenno.
Santa dea, dalle molte forme, tu ti trasformi sul suolo tedesco
e nelle opere la tua divinità ci diventa nota in molte forme
chi tu voglia essere, Frigga, bella, appartieni al regno di Hellias:
per me, nei capelli di luminoso oro, tu sei l’Onnimadre terra
Sii benedetta, Terra Madre, che ci hai chiamati tutti alla luce
che nella fatica e nell’angoscia intessi ghirlande di frutta e fiori
Sii benedetta, Terra Madre, che dolcemente di nuovo ci abbracci
finché la grande primavera non abbatterà i cancelli degli inferi.

Die Große Göttin

Sag, wer bist du, wunderbare hohe heilige Götterfrau
Die im Schmuck der goldnen Haare wandelt durch den deutschen Gau?
Viele Namen hör ich nennen, anders stets nach Ort und Frist
Doch es ahnen, die dich kennen, dass du stets die Selbe bist
Magst du Flockenberge türmen, Winterschutz der jungen Saat
Mag in Herbst- und Frühlingsstürmen durch die Lüfte gehn dein Pfad
Oder ob der goldne Wagen leicht dich trägt von Haus zu Haus
Immer, wo dir Herzen schlagen, streust du vollen Segen aus
Bals als Berchta mit dem Rocken gehst du um zur Winterzeit
Und verwirrst die vollen Wocken und belohnst die fleissŸige Meid
Bald als Holda-Rockenmuhme streifst du heimlich durchs Gefild
Und es neigt sich Blatt und Blume, und des Kornfelds Ähre schwillt
Wieder dann auf heiligen Hainen fährst als Nerthus du durchs Land
Und es kündet dein Erscheinen Glück und Frieden jedem Stand
Eisen schläft, die Waffen schweigen, und gestorben ist das Weh
Froh darfst du zum Bade steigen im geheimnisvollen See
Oft auch tief im Waldesschatten hat man weinend dich erblickt
Wie einst Freya ihrem Gatten goldne Tränen nachgeschickt
Bist du Freya, die den Frohen Freude bringt trotz eigner Qual?
Bist du gar des höchsten Hohen, bist du Wodans Licht Gemahl?
Lodert frommen Herdbrands Feuer doch auch dir in heilger Glut
Und wie jener ist dir teuer junger Ehe köstlich Gut
Oder muss ich tiefer dringen bis zu Hel durch Gruft und Grab?
Steigst du, Leben zu erzwingen, gar zur Totenwelt hinab?
Denn dort ruhen die Ungeborenen, wartend, dass du sie befreist
Wie du auch den Frühverlorenen dort zurück die Pfade weist
Und so knüpfen deine Hände der Vollendung grossŸen Ring:
Tod und Leben, Anfang, Ende, alles kommt auf deinen Wink
Heilige Göttin, vielgestaltig wandelst du auf deutschem Grund
Und im Wirken mannigfaltig wird uns deine Gottheit kund
Wer du sein magst, Frigga, holde, zählst du Hellias Reiche zu:
Mir, im Haar von lichtem Golde bist Allmutter Erde du
Sei gesegnet, Mutter Erde, die uns alle rief zum Licht
Die in Not uns und Beschwerde Frucht und Blütenkränze flicht
Sei gesegnet, Mutter Erde, die uns wieder lind umfängt
Bis das grosse Frühlings werde einst des Helreichs Pforten sprengt
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Presepi e una montagna di fuoco e di miracoli

Due citazioni prenatalizie.

Uno (fonte Ansa):

«Giù le mani dalle nostre tradizioni». Matteo Salvini interviene sul caso della scuola elementare di Riviera del Brenta, dove le maestre hanno chiesto agli allievi di omettere il nome di Gesù dalla canzone di Natale per non offendere la sensibilità dei vicini di banco non cattolici.”

Due.

La scuola Lavinia Mondin di Verona dell’Istituto Sorelle della Misericordia (“laboratori linguistici, informatici, chimici e fisici, di aule video con antenna parabolica, di biblioteca, palestra, mensa, nonché di aule a disposizione degli studenti”) scrive:

“Il nostro presepe rappresenta la Sacra Famiglia nelle vesti di migranti a bordo di un barcone che sta per approdare sulla costa presidiata dai militari in assetto da guerra. Invita a riflettere sulla problematica dell’accoglienza, tema caro anche a papa Francesco: “Gesù, Maria e Giuseppe hanno sperimentato che cosa significhi lasciare la propria terra ed essere migranti, infatti furono costretti a fuggire in Egitto. Quasi sempre l’arrivo di profughi e rifugiati suscita ostilità nelle popolazioni locali, perchè fa nascere la paura di perdere la propria sicurezza, identità e cultura. È indispensabile riuscire a superare pregiudizi e incomprensioni”.”

D’accordo, tra i servizi per cui le suore si fanno pagare dalle famiglie della Verona Bene, non c’è quello di sartoria. E hanno pure confuso la ricerca di un albergo a Betlemme con la la fuga in Egitto. Però immaginatevi se Salvini è in grado di costruire un presepe, che siamo tutti bravi a criticare quello che fanno gli altri.

Questi modi contrapposti di giocare con l’immaginario cristiano mi affascinano; e per quel poco che da non cristiano mi posso permettere, mi fanno anche inorridire per l’ignoranza che manifestano su quale sarebbe davvero il messaggio cristiano.

Il messaggio cristiano – anche al di là delle scissioni storiche – mi sembra di una chiarezza e semplicità lampante. Se non l’avete capito, non date la colpa a duemila anni ininterrotti di predicazione, ma solo alla vostra ignoranza.

La vita terrena è fuggevole inganno, la vita eterna è il nostro vero destino.

Come scrisse il Masaccio sulla figura che riposa alla base della sua bizzarra Trinità a Santa Maria Novella:

IO FU’ GIÀ QUEL CHE VOI SETE, E QUEL CH’I’ SON VOI ANCO SARETE.

A causa del peccato originale, siamo condannati (per la maggior parte, oppure tutti, oppure secondo come gli gira all’Onnipotente…) a una vita eterna orribile.

Per salvarci da questo terrificante destino, Dio stesso si è fatto carne, ha accumulato su di sé, deliberatamente, ogni più terribile sofferenza in croce (mica aveva solo problemi i su’ babbo a trovare posto in albergo).

Dio-Uomo è morto come moriamo tutti e poi ha dimostrato che anche il nostro corpo (mica solo l’eterea anima) può risorgere a una gloriosa vita eterna.

Il catechismo di Pio X spiega con chiarezza il punto fondamentale:

“99. Dopo il giudizio particolare, che avviene dell’anima?

Dopo il giudizio particolare, l’anima, se è senza peccato e senza debito di pena, va in paradiso; se ha qualche peccato veniale o qualche debito di pena, va in purgatorio finchè abbia soddisfatto; se è in peccato mortale, qual ribelle inconvertibile a Dio va all’inferno.

100. I bambini morti senza Battesimo dove vanno?

I bambini morti senza Battesimo vanno al Limbo, dove non è premio soprannaturale nè pena; perchè, avendo il peccato originale, e quello solo, non meritano il paradiso, ma neppure l’inferno e il purgatorio.”

Anche se il catechismo sottolinea anima da effeminati filosofanti grecopagani, è bene ricordare che lo stesso catechismo si chiede:

158. Che significa « risurrezione della carne » ?

Risurrezione della carne significa che il nostro corpo, per virtù di Dio, si ricomporrà e si riunirà all’anima per partecipare, nella vita eterna, al premio o al castigo da essa meritato.

Per partecipare alla vita eterna gloriosa, dobbiamo impostare quel risorgendo corpo/anima secondo certi criteri, tema su cui differiscono le singole fedi cristiane. Secondo i cattolici, la salvezza eterna è legata anche a determinate opere, ad esempio la partecipazione ai sacramenti  oppure la fedeltà ai “cinque precetti”:

1° Udir la Messa la domenica e le altre feste comandate.
2° Non mangiar carne nel venerdì e negli altri giorni proibiti, e digiunare nei giorni prescritti.
3° Confessarsi almeno una volta l’anno, e comunicarsi almeno a Pasqua.
4° Sovvenire alle necessità della Chiesa contribuendo secondo le leggi o le usanze.
5° Non celebrar solennemente le nozze nei tempi proibiti.

Ora io so benissimo cosa penserebbe la grande maggioranza degli italiani a leggere oggi queste cose: “che matti, peggio dei musulmani!”

Lo pensa di sicuro Salvini, lo pensano immagino gli antifascisti che parlano di Gesù Profugo, e lo penserebbero, sospetto, anche le Sorelle della Misericordia, se non ci andassero di mezzo le rette delle loro scuole private e magari il ridicolo lavoro di qualcuno di loro come insegnante di religione a spese dello Stato dove fanno disegnare cuoricini ai bambini.

Insomma, il cristianesimo in Italia è estinto; o meglio, è un fantasma che sussurra di cose del tutto secondarie – il fatto che Giuseppe quella notte ha trovato che non c’era nemmeno un’AirBnB, o che i francescani che sono simpatici, facevano dei presepi (magari con la finta neve), o che noi mangiamo carne di maiale e i musulmaniaci no.

Una vasta fascia di umanità oggi condivide invece alcuni punti fondamentali del cristianesimo, anche se negano principi cruciali del cattolicesimo.

Solo che non sono i cristiani simpatici né a Salvini, né alle nostre Sorelle della Misericordia: una fascia di gentaglia evangelica del profondo Texas, magari con il mitra sotto il cuscino, di disgraziati delle favelas brasiliane che si vestono la domenica in giacca e cravatta e votano Bolsonaro, di africani che esorcizzano demoni, di biondi americani che vivono nelle giungle centroamericane e invitano i contadini esaltati a rinnegare gli idoli.

I predicatori della “Montagna di fuoco e miracoli” cercano di convertire al cristianesimo l’Inghilterra, che non ha nessuna intenzione di farsi colonizzare da un branco di immigrati nigeriani

Sono tanti, e sono molto più dei “cristiani” italiani che quando pensano alla morte, sanno solo fare le corna.

Ma confondono il messaggio cristiano con le storielle, che sarebbe come confondere l’Islam con i cammelli e il cuscus.

 

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