La sorella del sindaco e il presidente Biden (1)

Camminavo lungo un sentiero, molti ingenui anni fa, in Trentino.

Incrociammo un giovane, altissimo, dal corpo perfettamente equilibrato, splendida presenza virile, con un filo di barba. Dietro, aveva un seguito di quattro o cinque montanari assai meno interessanti, che ne subivano evidentemente il carisma.

Il giovane indossava una camicia color khaki, mi ricordo ancora il colore.

Guardandomi dritto negli occhi, mi disse Salve! alzando la mano, e mi sorrise in maniera sicura e fiera.

Con una voce chiara, di chi è talmente certo di sé che non deve aggredire nessuno.

Ecco, se vi dovessi dire cosa vi sia di bello e autorevole nell’essere uomo e maschio, mi viene in mente questa immagine.

Poi mi dissero che questo straordinario personaggio era la sorella del sindaco.

E con la sorella del sindaco, ci trovammo la sera a parlare a lungo, e scoprii che capiva noi che venivamo da lontano, e tutte le sfumature del suo villaggio montano, dove tutti la stimavano.

E ci raccontò anche la storia di un piccolo personaggio, anziano, un omosessuale piuttosto meschino e dalle mani lunghe, ma che non mancava mai alla messa.

Perché nelle microcomunità di coloro che si guardano negli occhi, c’è posto per tutti, e quel posto non ce lo dà nessun superstato, nessun legislatore, ma solo la fiducia tra mortali destinati a scomparire presto.

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La profezia di Armand Robin

Il Covile è una pubblicazione fiorentina, curata da un amico che proviene da una storica militanza in Lotta Continua.

Gli autori sono vicini a Jacques Camatte, che ha abbandonato negli anni il marxismo bordighista per diventare contadino e scrittore in un remoto villaggio francese e uno degli ispiratori del movimento anarco-primitivista.

Sulle idee attuali di Camatte, si può trovare molto materiale proprio sul sito del Covile.

La sua proposta è che invece di combattere il capitale – una strategia che, se «ha successo», ci restituisce il capitale solo in una forma piú forte – dobbiamo abbandonarlo. Prendere congedo da questo mondo capitalista comporta ricreare legami con il mondo naturale… non significa andare in guerra contro il capitale per rovesciarlo. Dagli anni Ottanta, sostiene Camatte, il capitale è passato dal dominio dell’umanità in una struttura sociale vivente ad una morta, o robotica, forma autonoma, in cui l’umanità è diventata effettivamente obsoleta: l’umanità è stata pienamente incorporata nella forma autonoma… ma i residui di «naturalità» nella specie umana sono un freno alla velocità di sviluppo. Cosí, nell’era attuale stiamo assistendo alla drammatica accelerazione dei processi che stanno rimuovendo dal pianeta tutte le forme di vita naturale, compresi i residui all’interno degli esseri umani. L’umanità ha, se vogliamo, scatenato un mostro che è sfuggito a ogni controllo, anche inghiottendo i suoi stessi padroni, e che ora sta preparando la scena finale per un’estinzione di massa senza precedenti.

Ogni numero, con uno stile grafico inconfondibile, presenta storie, riflessioni, poesie. Come questa, del dimenticato poeta anarchico francese, Armand Robin, « Le programme en quelques siècles », pubblicato dalla Fédération Anarchiste.

A mano a mano che ciò che banalmente chiamiamo il capitale si espande, trasforma ogni cosa in astrazione, fino ad annientare la vita stessa (come già avevano intuito Esiodo e Ovidio).

Il programma
entro qualche secolo.

Si sopprimerà la Fede
In nome dei Lumi,
Poi si sopprimeranno i lumi.

Si sopprimerà l’Anima
In nome della Ragione,
Poi si sopprimerà la ragione.

Si sopprimerà la Carità
In nome della Giustizia,
Poi si sopprimerà la giustizia.

Si sopprimerà l’Amore,
In nome della Fraternità,
Poi si sopprimerà la fraternità.

Si sopprimerà lo Spirito di Verità
In nome dello Spirito critico,
poi si sopprimerà lo spirito critico.

Si sopprimerà il Senso della Parola
In nome del senso delle parole,
Poi si sopprimerà il senso delle parole.

Si sopprimerà il Sublime
In nome dell’Arte,
Poi si sopprimerà l’arte.

Si sopprimeranno i Testi
In nome dei Commenti,
Poi si sopprimeranno i commenti.

Si sopprimerà il Santo
In nome del Genio,
Poi si sopprimerà il genio.

Si sopprimerà il Profeta
In nome del Poeta,
Poi si sopprimerà il poeta.

Si sopprimerà lo Spirito
In nome della Materia,
Poi si sopprimerà la materia.

Nel nome del nulla si sopprimerà l’uomo;
Si sopprimerà il nome dell’uomo;
Non ci saranno piú nomi;
Ci siamo.

Gli Amici del Covile hanno riscritto questo “programma”, aggiornandolo al 2021:

Il programma
attraverso il tempo.

Si sopprimerà l’Anima
In nome dello Spirito,
Poi si sopprimerà lo spirito.

Si sopprimeranno le Terre comuni
In nome della Proprietà,
Poi si sopprimerà la proprietà.

Si sopprimeranno i Dittatori
in nome della Democrazia,
Poi si sopprimerà la democrazia.

Si sopprimerà l’Aristocrazia
In nome della Borghesia,
Poi si sopprimerà la borghesia.

Si sopprimeranno i Contadini
In nome degli Operai,
Poi si sopprimeranno gli operai.

Si sopprimeranno gli Operai
In nome degli imprenditori individuali,
Poi si sopprimeranno gli imprenditori.

Si sopprimerà l’Autocostruzione
In nome dell’Architettura,
Poi si sopprimeranno gli architetti.

Si sopprimerà il Maestro
in nome della Scuola,
Poi si sopprimerà la scuola.

Si sopprimerà l’Oro
In nome della Banconota,
Poi si sopprimeranno le banconote.

Si sopprimerà il Maschile
In nome del Femminile,
Poi si sopprimerà il femminile.

Si sopprimerà la Nascita
In nome della donna,
Poi si sopprimerà la donna.

Si sopprimerà la Specie
In nome del suo bene,
Poi non ci sarà piú nulla da sopprimere.

Ci siamo quasi.

Chiamiamo Capitale il movimento reale
Che sopprime lo stato di cose presente.


Gli amici del Covile (2021)

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“Vendo tutto pe’ covidde!”

Qualche foto scattata in questi giorni.

A Firenze, di arcobaleni con, Andrà Tutto Bene! disegnato dai figlioli sotto direzione delle maestre, non ne è rimasto nemmeno uno.

Dal corniciaio Vittorio, si combatte la Grande Guerra:

In Via Pisana:

In Viale Petrarca, Orwell 1984 vi ricorda qualcosa?

Sull’Erta Canina, stamattina c’era la nebbia

e uno scoiattolo, e si sentivano le galline

ma soprattutto, c’era una lapide messa da mani misteriose, che spiegava tutto.

LA TARTARUGA E L’AQUILA

UNA TARTARUGA PREGAVA UN’AQUILA
PERCHE’ LE INSEGNASSE A VOLARE
E QUANTO PIU QUESTA LE DIMOSTRAVA
CHE ERA COSA ALIENA DALLA SUA NATURA
TANTO PIU L’ALTRA INSISTEVA
ALLORA L’AQUILA L’AFFERRO’ TRA GLI ARTIGLI
LA SOLLEVO’ IN ALTO E LA LASCIO’ CADERE.

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Facebook vi vieta di leggere questo…

Una sola azienda privata è riuscita a realizzzare i sogni più mostruosi del tiranno Dionisio di Siracusa, di Torquemada, Beria e J. Edgar Hoover: controllare quasi tutte le comunicazioni tra gli esseri umani, in tutte le loro sfumature.

Certo, nel Rione, ci incontriamo ancora per strada, e quando io dico che non sono su Whatsapp, mi chiedono scusa e mi mandano una mail.

Però chi vuole comunicare al di fuori del Rione, o al di fuori di questo piccolo blog, in effetti deve passare per la censura di Zuckerberg.

Ugo Bardi, oltrarnino e complice di numerose avventure, ha pubblicato sul suo blog in lingua inglese il testo di un amico canadese, che si firma “Mon Seul Desir”.

Il testo è una complessa riflessione antropologica e filosofica sul passaggio storico che ci ha portati allo stato attuale, partendo dalla società omerica.

Sia Ugo, che altri, hanno successivamente provato a mettere questo post anche su Facebook, dove è stato immediatamente bloccato, perché “abusivo“.

Ora, da nessuna parte, in questo articolo, c’è scritto qualcosa come, “ammazzate il presidente!” o “viva la pedofilia”.

In questo articolo c’è qualcosa di più profondo, che gli algoritmi di Facebook hanno deciso che la specie umana non doveva leggere.

Teniamo presente che gli algoritmi lo hanno stroncato dopo aver analizzato miliardi e miliardi di messaggi, in tutte le lingue del mondo, per adattare la comunicazione umana alla visione di ciò che è ammissibile e ciò che non lo è di un piccolo gruppo di controllori umani.

Sfruttando altri algoritmi, quelli di DeepL, ho quindi pensato di rendere immediatamente disponibile questo testo censurato in lingua italiana: una traduzione automatica non perfetta al 100% (ma gli anglofoni possono confrontare con l’originale), però sufficiente per porre una domanda-sfida ai lettori:

qual è il concetto che gli Algoritmi di Zuckerberg non vogliono permettere che circoli?


L’eredità di Cassandra
venerdì 29 gennaio 2021


Donald Trump: Il sacrificio del re sacro

"Nell'antichità questo paesaggio silvestre era la scena di una strana e ricorrente tragedia. Sulla riva settentrionale del lago, proprio sotto le ripide scogliere su cui è arroccato il moderno villaggio di Nemi, si trovava il boschetto sacro e il santuario di Diana Nemorensis, o Diana del Bosco. In questo boschetto sacro cresceva un certo albero intorno al quale a qualsiasi ora del giorno, e probabilmente fino a notte fonda, una figura lugubre poteva essere vista aggirarsi. Nella sua mano portava una spada sguainata, e continuava a scrutare con attenzione intorno a sé, come se ad ogni istante si aspettasse di essere attaccato da un nemico. Era un prete e un assassino; e l'uomo che cercava doveva prima o poi ucciderlo e tenere il sacerdozio al suo posto. Tale era la regola del santuario. Un candidato al sacerdozio poteva succedere all'ufficio solo uccidendo il sacerdote, e avendolo ucciso, manteneva l'ufficio finché non veniva ucciso da uno più forte o più astuto".

Da “Il ramo d’oro” – di James G. Frazer

Inviato da “Mon Seul Desir”

Ciao Ugo

Una volta hai chiesto quale fosse il significato di Trump, mi è venuto in mente che, senza la pianificazione o le intenzioni di nessuno, Trump è diventato un immenso rituale di capro espiatorio collettivo in cui tutti i peccati e le impurità della tribù sono posti sul re, che viene poi cacciato cerimonialmente per purificare la tribù. A partire dagli anni ’60, questa sembra essere diventata sempre più la funzione della presidenza americana che sostituisce il suo ruolo precedente, che ricopre dai tempi di George Washington, quello di un Dio-imperatore quasi onnipotente che incarna il potere collettivo americano. Corrisponde certamente alla geometria sacra di Washington DC, racchiusa dal suo pomerium, i sacri regali esposti, i Templi ai Divini Imperatori, l’Axis Mundi che si erge al centro della rotonda del Campidoglio. Ho visitato personalmente il luogo una decina di anni fa e sono rimasto assolutamente colpito dalla disposizione mistica religiosa del luogo. Era effettivamente il centro di una secolare Città di Dio, destinata a estendersi e a redimere il mondo intero. Direi che l’americanismo è di fatto il sistema religioso dominante nel mondo, che erige la sua teocrazia sulle rovine dell’Impero Mondiale Britannico proprio come la teocrazia di Diocleziano Gioviano fu eretta sulle rovine dell’Impero Mediterraneo romano-ellenistico.

Ora devo indicare gli avvertimenti degli antichi contro l’hubris e le profezie dei mistici cristiani che il regno di Dio può venire solo con il ritorno di Cristo. Quando uno spinge troppo contro il Cosmo, questo lo respinge. Alessandro si dichiarò più grande di Ercole, fu assassinato, la sua famiglia sterminata e Tolomeo Soter fu uno dei pochi dei suoi compagni che visse per fondare una dinastia e morire nel suo letto.

Penso che quando la storia degli Stati Uniti nell’ultimo secolo sarà scritta tra diverse generazioni, non descriverà la Marcia del Progresso verso il futuro, la descrizione sarà di una sempre maggiore resa all’arroganza che culminerà nella tracotanza e nel collasso.

Questa è la conseguenza del dare i poteri di una cultura avanzata ad una cultura arcaica, essi vedono cosa possono fare con i nuovi poteri, non cosa non dovrebbero fare. La struttura sociale è sopraffatta dai nuovi poteri, l’effetto è quello del Siero Supersoldato del dottor Erskine, ciò che è buono diventa migliore, ciò che è cattivo, peggiore.

La società omerica iniziò come comunità di guerrieri eroici governati da capi e consigli di uomini liberi, la loro cosmologia era il Caos Primordiale forgiato nell’ordine dalla volontà degli Dei, i governanti terreni erano ombre degli Dei, ordinando la comunità umana come gli Dei ordinarono il Cosmo. Man mano che la loro conoscenza progrediva, studiavano l’ordine imposto dagli Dei, le regolarità che essi formavano, le strutture ordinate, da questo sviluppavano la meccanica di base, le osservazioni della natura e le capacità di creare organizzazioni ordinate proprie, i concetti di legge oggettiva e le organizzazioni disciplinate portarono alla burocrazia statale di base e quando si fusero con la furia del guerriero dell’Età del Ferro portarono alla Falange greca e alla Legione romana. I re omerici che in passato avevano comandato poche migliaia di guerrieri che erano i liberi del loro regno divennero monarchi massicciamente potenti che avevano eserciti di decine o centinaia di migliaia di persone supportati da officine e funzionari che potevano intraprendere campagne per anni e dove erano legati all’obbedienza assoluta.

Divennero gli Incredibili Hulk del mondo antico capaci di distruggere tutto ciò che incontravano sul loro cammino, l’etica umanistica del mondo omerico originale fu travolta da un sistema di potere più forte di esso, l’esercizio del potere divenne sempre più arbitrario, la società si trasformò in un regime di schiavitù e terrore, le mancanze della cultura antica divennero evidenti, la mancanza di un profondo senso etico, nessuna vera etica del lavoro, l’assenza di strutture su larga scala culturalmente integrate, anche i governanti non godevano di alcuna sicurezza, ogni cortigiano poteva essere un possibile assassino, semplicemente pranzare era un’avventura terrificante, non ci si poteva fidare dei propri parenti, le guardie che li proteggevano un giorno potevano massacrarli il giorno dopo. ..

Lo si vede in Seneca che discuteva l’etica del suicidio sotto un dispotismo, in Budicca che si ribellò e fu massacrata dopo che lei e le sue figlie furono torturate da funzionari meschini che avevano il potere di vita e di morte anche su aristocratici di provincia, i Vangeli possono essere letti come la testimonianza di persone comuni che vivono sotto la volontà arbitraria dei potenti. Budicca poteva torturare e uccidere qualsiasi popolano sotto il suo potere, i funzionari imperiali potevano fare lo stesso con lei, i funzionari potevano essere ordinati dall’imperatore di uccidersi per capriccio e l’imperatore stesso doveva controllare tutti…

I valori omerici di libertà e dignità personale avevano perso ogni significato e sempre più spesso diventava impossibile fare scienza sotto i vincoli della metafisica di Esiodo, l’intero concetto di una civiltà ordinata sotto la propria volontà collettiva stava morendo.

Alla fine questo divenne insostenibile, arrivò la reazione, i cristiani affermarono che il potere viene solo da Dio, il Cosmo non è ordinato dall’Imperatore o da qualsiasi Dio che rappresenta, è stato creato da Dio come una struttura intrinsecamente ordinata, non c’è nessuna legge dell’Uomo, solo la legge di Dio che l’Uomo può solo scoprire e interpretare, tutto questo apparato di potere temporale è solo il prodotto dell’ambizione e dell’avidità, non c’è nessun fine divino qui, una contraffazione della vera Città di Dio.

La teologia della Gloria di Roma è morta, abbandonata da un popolo che non poteva più sopportare il suo peso e voleva solo respirare liberamente. Privata della fede che la sosteneva, Roma crollò sotto il suo peso e le sue rovine divennero spolia per i suoi eredi che si erano rivolti alla Città di Dio.

Ora l’uomo medievale entrava nel mondo con la certezza che era di Dio e che doveva vivere secondo le sue regole. Tutto si muoveva secondo le Sue leggi eterne, che potevano essere comprese e applicate sia al regno umano che a quello naturale.

I governanti erano completamente sotto la legge di Dio come il mendicante, nacque una nuova istituzione, la Regalità Medievale e il Feudalesimo organizzato con l’appoggio della Chiesa di Dio, un massiccio corpo di leggi e costumi fu creato per modulare, contenere e controllare il potere, le relazioni tra signore e vassalli, la cavalleria, le tenute, le corporazioni, i comuni, raggiungendo infine il suo massimo sviluppo nelle grandi corti medievali come Versailles, la guerra fu codificata nello sport dei re invece delle guerre totali genocide del tardo mondo classico.

La tanto ridicolizzata Versailles funzionava come una struttura di contenimento del potere, il re poteva regnare senza governare, non aveva bisogno di torturare e uccidere costantemente le persone per mostrare che comandava, semplicemente distribuiva benefici e onori, aveva grandi benefici collaterali rispetto a un sovrano classico, maggiori comodità personali, minimi rischi di assassinio, consumare i suoi pasti in pace, nessuna preoccupazione per le sue guardie, fuori dal palazzo una massiccia serie di istituzioni autonome gestiva l’intera società senza l’intervento reale, i sudditi del re vivevano in sicurezza e prosperità, i tanto denigrati costi di Versailles erano insignificanti rispetto ai costi del dispotismo.

I cosiddetti pseudo filosofi illuministi non avrebbero mai potuto sopravvivere nell’antica Roma, sarebbero stati cibo per leoni, in una tirannia del XX secolo sarebbero stati campi di concentramento e pallottole nella nuca, erano infatti liberi perché le strutture di contenimento del sistema di Versailles li proteggevano, pensavano che la Francia potesse diventare un paese migliore se fosse stata governata da un Cesare, hanno avuto Napoleone che ha consumato la ricchezza e la manodopera della Francia come Alessandro ha consumato il Macedone, la gente non si rende conto di ciò che ha finché non lo perde. ..

Ora, armati del concetto della legge di Dio, lo sviluppo della filosofia prese nuove direzioni prima sotto gli scolastici e poi sotto i filosofi naturali portando lo sviluppo della scienza ben oltre quello del mondo antico, una nuova etica cristiana del lavoro favorì le corporazioni di liberi artigiani che portarono la tecnologia oltre l’epoca classica con l’orologio, abilità di navigazione, nuova architettura e arte e alla fine un italiano di nome Volta ma insieme la prima batteria elettrica, aprendo un nuovo regno insospettato alla scienza, conoscenza che avrebbe rovesciato la metafisica medievale e portato al regno dei quanti e al mondo della relatività.

Nel XIX secolo il mondo vide l’emergere di una nuova forma di organizzazione, la Tecnocrazia, per gestire le nuove ferrovie e il sistema telegrafico, i primi componenti che sarebbero cresciuti nella Tecnosfera e un tipo di uomo schizofrenico, l’uomo medievale nella famiglia e nella vita pubblica e l’uomo tecnosferico nella stazione ferroviaria, nell’ufficio telegrafico e nel laboratorio di ingegneria e scienza.

Il concetto di regolarità e di ordine intrinseco nella società omerica portò a tecnologie e forme di organizzazione che travolsero la sua etica e la sua struttura sociale, l’Impero Romano fu un chiefdom omerico sovradimensionato con la burocrazia e l’esercito di Re Filippo Secondo ma senza i costumi e le istituzioni che frenarono e stabilizzarono il suo regime, davanti al sistema di potere la società omerica era completamente indifesa, solo la sostituzione dei suoi valori con quelli medievali, accompagnata dal crollo del sistema romano permise al popolo di diventare libero.

Oggi l’Uomo Tecnosferico ha compiuto una rivoluzione simile, la Tecnocrazia, la Meccanica Quantistica, la Relatività, la sua tecnologia, la sua concezione dell’Uomo insegnata da Freud e Jung, le sue conquiste che hanno cancellato il vecchio senso del limite, le bombe atomiche che possono radere al suolo le montagne in pochi minuti, i contraccettivi che hanno rimosso i fondamenti immemorabili delle relazioni tra i sessi, i progressi medici, i sistemi di comunicazione e molto altro.

Il sistema occidentale di oggi è semplicemente un insieme di corti medievali decadute circondate dall’equivalente moderno dei Fugger e dei Medici nelle lobby corporative che tentano di usare strutture prese dal Wakanda di Black Panther e dalla Latveria di Doom per creare una sorta di Città di Dio sulla Terra, sono completamente sopraffatti come lo erano i governanti classici, volevano il potere assoluto, lo hanno e tutto ciò che ne consegue, hanno paura l’uno dell’altro e delle persone che governano, stanno rapidamente scoprendo che il potere assoluto brucia le mani che tentano di maneggiarlo. Ma capiscono veramente cosa stanno cercando di esercitare? La loro mentalità medievale contiene anche i concetti e gli schemi cognitivi che permetterebbero loro di capire?

Che i problemi che il mondo sta affrontando sono problemi di gestione della tecnosfera, non sono politici e le tecniche accettate di manipolazione finanziaria e legale non funzionano, i presupposti tradizionali sono obsoleti, essenzialmente ciò che è richiesto è una gestione tecnocratica stile Controllo Missione Apollo. Esistono queste capacità nelle élite attuali? O semplicemente persisteranno nell’imporre rituali superstiziosi di purezza e redenzione?

Oggi indico Internet, considerate ciò che la stampa ha fatto al potere della Chiesa medievale, i primi libri stampati arrivarono nel 1455, 62 anni dopo nel 1517 Martin Lutero pubblicò le sue 95 tesi e il resto è storia. Internet è la stampa a raggi gamma, è grande, cattiva e verde, considerate che le proprietà di qualsiasi sostanza dipendono dalla natura dei suoi schemi di legame, che si tratti di legami chimici o sociali, il sistema attuale dipende da legami verticali che convergono su piccoli gruppi di persone, Internet permette la creazione di un numero molto grande di legami orizzontali attraverso questa struttura, alla fine sufficiente per sopraffare la struttura verticale e causarne il collasso. Non credo che i loro patetici tentativi di censura funzioneranno più di quanto il bruciare i trattati stampati e gli eretici abbia funzionato per la Chiesa. I governi attuali possono sopravvivere anche nell’era di Internet?

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Sinistra, Destra e Fascismo: definiamoli!

Tutti i giorni sento etichettare persone, idee, comportamenti come “di Sinistra” o di “Destra”.

A qualcosa di reale devono corrispondere queste etichette, visto che in tutti i paesi occidentali, circa la metà dell’elettorato vota per partiti che siedono a sinistra nel parlamento, l’altra metà per partiti che siedono a destra.

Questo a prescindere se parliamo di paesi ricchi o poveri, paesi egalitari o non, paesi “credenti” o “laici”. E anche dalle leggi che i due schieramenti votano.

Ma appena si chiede di definire che cosa si intende per Destra o Sinistra… attenzione, non si chiede nemmeno di dire cosa “sono” davvero Destra e Sinistra; semplicemente, cosa intende l’interlocutore quando usa quelle parole.

L’altro giorno il commentatore Andrea Di Vita non solo non è sfuggito alla domanda, ma ci ha aggiunto pure cosa intende per “fascista”:

Sinistra” = favorevole a limitare la proprietà privata dei mezzi di produzione, perché in ultima analisi essenzialmente incompatibile col bene comune.

Destra” = il contrario di Sinistra

Fascista” = chi desidera l’unione (“fascio”) di tutte le volontà di una nazione sotto la volontà di uno solo.

Il fascista esclude l’incompatibilità essenziale della volontà di una qualche parte della nazione (quella dei proprietari dei beni di produzione) con le altre e col bene comune (altrimenti il fascio sarebbe impossibile) per cui e’ sempre di destra.

E’ una definizione concisa e logica, e sospetto che non se ne possa trovare una migliore.

La cosa più bella è che ruota attorno a un oggetto preciso: la proprietà privata dei mezzi di produzione. Ricordiamo che privatus è un participio: indica ciò di cui un Privante ha, appunto, privato la comunità.

E’ vero che, riguardo a singole questioni, le persone tendono a dividersi in due squadre; ma le singole questioni sono tante, e non necessariamente collegate tra di loro.

Tizio può essere favorevole a ridurre le tasse sulle imprese e Caio ad aumentarle; ma questo non ci dice nulla su come la penseranno riguardo all’aborto, l’immigrazione, il rapporto umano con la natura, la musica classica o quella moderna, o se preferiscono una scuola severa come quella sovietica o accogliente come quella post-sessantottina.

Andrea usa un concetto negativo per definire la Sinistra, e i negativi, i verbi impersonali o al passivo mi insospettiscono sempre (anche quando li uso io).

“favorevole a limitare la proprietà privata dei mezzi di produzione”

Chi dovrebbe limitare la proprietà privata?

Non sono nella testa di Andrea, ma presumo che lui intenda lo Stato. E questo sottintende un immenso non detto, che potremmo tradurre così. Di sinistra è chi è:

“favorevole ad aumentare il controllo dello Stato sui mezzi di produzione”.

Dove per Stato si intende un’immensa organizzazione astratta, impersonale, una sorta di supercervello in incessante crescita, che si regge sulla finzione della Nazione, e che strutturalmente somiglia parecchio alle sterminate burocrazie delle società private.

Le singole imprese certamente non fanno il “bene comune”; ma siamo sicuri che lo faccia, a lungo andare, lo Stato? Perché lo Stato per sua natura deve trasformare membri di comunità vive in singoli utenti di servizi.

Dalla Sinistra, Andrea ricava per contrari la Destra.

Che è quella che vuole meno controllo statale sulle imprese.

E’ una definizione succinta, che mi va benissimo, e ha un grande vantaggio: sarebbe condivisa da moltissime persone che si ritengono di Destra.

Toglie poi di mezzo cose irrilevanti (tipo, “cosa pensi del cambiamento climatico, del monoteismo islamico o della legalizzazione delle canne?“).

Anche la definizione di “Fascista”, la trovo sostanzialmente condivisibile, e anche una delle poche che abbia qualche somiglianza con il fascismo reale e storico.

Solo che a questo punto, chi si sente antifascista, dovrebbe trarne la conclusione che è bene che i conflitti vengano alla luce, che si abbiano visioni diverse, e che il primo che si sente offeso, risponda per le rime invece di chiamare le guardie.

La volontà di uno solo” di cui parla Andrea significa un pittoresco capo in stile Anni Trenta, oppure semplicemente che le decisioni piovono dall’alto? Magari con discussioni ristrette tra i potenti.

Noi pensiamo sempre in termini di Re e Ribelli, di Duchi e di Duci, ma nella storia, credo che i sistemi contino più delle biografie, e quindi tendo alla seconda ipotesi.

In quel caso, quando Stato e Privante si mettono d’accordo per imporci qualcosa nel Superiore Interesse, saremmo di fronte al fascismo.

Ad esempio, quando lo Stato italiano chiama a co-decidere il futuro della nazione il signor Vittorio Colao, è fascismo.

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Il Coronavirus, sfuggito a un laboratorio?

Sul Coronavirus esistono, come ben sappiamo, due narrazioni.

C’è quella Lecita, garantita da pattuglie militari, fact-checker di Facebook e investimenti miliardari.

Questa narrazione obbliga agli arresti domiciliari un’umanità abituata a vivere in un lusso che il Re Sole poteva solo sognarsi.

Per cui c’è bisogno di un capro espiatorio su cui sfogarsi, costituito da una vaga fauna di festaioli sorpresi a passeggiare per strada, terrapiattisti certamente al soldo di Putin che si rifiutano di vedere in Bill Gates il massimo benefattore dell’umanità, untori che diffondono, se non il virus, almeno false notizie.

In mezzo, ci sono però molte sfumature: ad esempio, l’ipotesi della biologa molecolare di Harvard e dell’MIT, Alina Chan, secondo cui esistono validi motivi per pensare che il coronavirus potrebbe essere il frutto di un normale esperimento di laboratorio, condotto come mille altri simili con le migliori intenzioni, ma sfuggito al controllo degli sperimentatori.

Non sarebbe in tal caso il frutto del complotto di qualcuno, ma qualcosa di molto più preoccpante.

Infatti, la pandemia in corso ci viene presentata come l’attacco della Natura contro l’Uomo, il quale si deve difendere affidandosi ciecamente alla Tecnoscienza.

E se fosse invece il prodotto inevitabile della guerra della Tecnoscienza contro la Natura?

Tradotto con DeepL, con tutti i limiti, in caso di dubbio, date un’occhiata all’articolo originale di Rowan Jacobsen su The Boston Magazine.


COVID-19 potrebbe essere scappato da un laboratorio?

A gennaio, mentre guardava la notizia di un nuovo virus che si diffondeva fuori controllo in Cina, Alina Chan si preparava per la chiusura. La biologa molecolare del Broad Institute of Harvard e del MIT ha iniziato a fare scorta di medicinali e forniture. Quando il mese di marzo è iniziato e la quarantena sembrava imminente, Alina Chan ha comprato centinaia di dollari di filetti dal suo pescivendolo preferito a Cambridge e li ha messi nel suo freezer. Poi ha iniziato a portare giù i suoi progetti in laboratorio, isolando le sue cellule sperimentali dalle loro colture e congelandole in piccole provette.

Per quanto fosse preparata per la chiusura, però, si è trovata impreparata alla frustrazione di essere congelata fuori dal lavoro. Ha percorso le pareti del suo minuscolo appartamento sentendosi annoiata e inutile. Chan è stata un demone rompicapo fin dall’infanzia, che era proprio ciò che amava del suo lavoro: la possibilità di risolvere problemi diabolicamente difficili su come funzionano i virus e su come, attraverso la terapia genica, possano essere riadattati per aiutare a curare malattie genetiche devastanti. Guardando fuori dalla finestra le strade stranamente tranquille del suo quartiere di Inman Square, si lamentava al pensiero che ci sarebbero voluti mesi prima che lo facesse di nuovo. La sua mente vagava indietro nel 2003, quando era un’adolescente che cresceva a Singapore e il primo virus della SARS, un parente stretto di questo coronavirus, apparve in Asia. Non era stato niente del genere. Quello era stato relativamente facile da arrestare. Come aveva fatto questo virus a spuntare dal nulla e a spegnere il pianeta? Perché era così diverso? si chiese.

Poi l’ha colpita: Il più grande rompicapo del mondo la stava fissando in faccia. Bloccata a casa, tutto ciò con cui doveva lavorare erano il suo cervello e il suo portatile. Forse erano sufficienti. Chan ha acceso il bollitore per la prima di quelle che sarebbero diventate centinaia di tazze di tè, ha impilato quattro scatole sul bancone della cucina per sollevare il suo portatile all’altezza giusta, ha tirato indietro i suoi lunghi capelli scuri e ha iniziato a leggere tutta la letteratura scientifica che riusciva a trovare sul coronavirus.

Non passò molto tempo prima che si imbattesse in un articolo sulla notevole stabilità del virus, il cui genoma era cambiato a malapena dai primi casi umani, nonostante miliardi di repliche. Questo perplesso Chan. Come molte altre malattie infettive emergenti, COVID-19 era considerato zoonotico – ha avuto origine negli animali, poi in qualche modo ha trovato la sua strada nelle persone. All’epoca, il governo cinese e la maggior parte degli scienziati insistevano che il salto era avvenuto al mercato dei frutti di mare di Wuhan, ma questo non aveva senso per Chan. Se il virus fosse saltato dagli animali agli esseri umani nel mercato, avrebbe dovuto immediatamente iniziare ad evolvere verso la vita all’interno dei suoi nuovi ospiti umani. Ma non è successo.

Per un’intuizione, ha deciso di guardare la letteratura sul virus della SARS del 2003, che era saltato dagli zibetti alle persone. Bingo. Alcuni articoli hanno parlato della sua rapida evoluzione nei primi mesi di vita. Chan ha sentito l’ondata familiare delle endorfine del puzzle. Il nuovo virus non si comportava proprio come dovrebbe. Chan sapeva che approfondire ulteriormente questo enigma avrebbe richiesto un’analisi genetica approfondita, e conosceva la persona giusta per questo compito. Aprì la chat di Google e inviò un messaggio a Shing Hei Zhan. Era un vecchio amico dei suoi tempi all’Università della British Columbia e, cosa più importante, era un dio del calcolo.

“Vuoi fare coppia su una ricerca molto insolita?”, scrisse.

Certo, rispose.

Una cosa che Chan notò della SARS originale fu che il virus nei primi casi umani era sottilmente diverso – poche decine di lettere di codice genetico – da quello degli zibetti. Ciò significava che si era immediatamente trasformato. Chiese a Zhan di estrarre i genomi per i coronavirus che erano stati trovati sulle superfici del mercato dei frutti di mare di Wuhan. Erano diversi dai primi casi documentati negli esseri umani?

Zhan ha eseguito l’analisi. No, erano uguali al 100 per cento. Sicuramente da esseri umani, non da animali. La teoria del mercato dei frutti di mare, che i funzionari sanitari cinesi e l’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno sposato nei primi giorni della pandemia, si sbagliava. I rilevatori di puzzle di Chan pulsarono di nuovo. “Shing”, ha scritto a Zhan, “questo giornale sarà una pazzia”.

Nelle settimane successive, mentre il sole primaverile inseguiva le ombre sul pavimento della sua cucina, Chan stava in piedi al suo bancone e sbatteva fuori il suo giornale, facendo a malapena una pausa per mangiare o dormire. Era chiaro che la prima SARS si è evoluta rapidamente durante i primi tre mesi di vita, perfezionando costantemente la sua capacità di infettare gli esseri umani e sedimentandosi solo nelle fasi successive dell’epidemia. Al contrario, il nuovo virus assomigliava molto di più alla SARS nelle ultime fasi. “È quasi come se mancasse la fase iniziale”, si meravigliò Chan con Zhan. O, come ha scritto nel loro giornale, come se “fosse già ben adattato alla trasmissione umana”.

Era una linea profondamente provocatoria. Chan stava insinuando che il virus aveva già familiarità con la fisiologia umana quando ha avuto la sua festa di debutto a Wuhan alla fine del 2019. Se così fosse, c’erano tre possibili spiegazioni.

Forse si trattava solo di una sfortuna sconcertante: le mutazioni si erano tutte verificate in una specie ospite precedente, e si era trattato della sistemazione genetica perfetta per un’invasione dell’umanità. Ma non aveva senso. Quelle mutazioni sarebbero state svantaggiose nel vecchio ospite.

Forse il virus era circolato nell’uomo per mesi senza essere scoperto, risolvendo i problemi, e nessuno se n’era accorto. Anche questo è improbabile. I funzionari sanitari cinesi non se ne sarebbero accorti, e anche se lo avessero fatto, ora sarebbero in grado di tornare indietro attraverso i campioni immagazzinati per trovare le tracce delle versioni precedenti. E non hanno trovato nulla.

Questo lasciava una terza possibilità: La fase mancante era avvenuta in un laboratorio, dove il virus era stato addestrato sulle cellule umane. Chan sapeva che questo era il terzo binario di potenziali spiegazioni. All’epoca, i teorici della cospirazione stavano fantasticando su armi biologiche, e Chan era restio a dare loro delle munizioni. Ma non voleva neanche fare politica nascondendo le sue scoperte. Chan è una trentenne, ancora all’inizio della sua carriera, e un’assoluta idealista della purezza del processo scientifico. I fatti sono fatti.

O almeno lo erano. Fin dall’inizio della pandemia, l’amministrazione Trump è stata criticata per aver giocato in fretta e furia con i fatti, negando, esagerando o rigirandoli per soddisfare le esigenze politiche del presidente. Di conseguenza, molti scienziati hanno imparato a censurarsi per paura che le loro parole vengano travisate. Tuttavia, Chan ha pensato: se si sedesse su una ricerca scientifica solo per evitare di fornire munizioni ai teorici della cospirazione o a Trump, sarebbe migliore di loro?

Chan sapeva di dover andare avanti e rendere pubbliche le sue scoperte. Nella bozza finale del suo articolo, ha silurato la teoria del mercato dei frutti di mare, poi ha esposto un caso in cui il virus sembrava stranamente ben adattato agli esseri umani. Ha citato tutte e tre le possibili spiegazioni, formulando con attenzione la terza per sottolineare che se il romanzo coronavirus provenisse da un laboratorio, sarebbe stato il risultato di un incidente nel corso di una ricerca legittima.

Il 2 maggio Chan ha caricato l’articolo su un sito in cui sono condivisi, per un’aperta revisione tra pari, gli articoli di biologia non ancora pubblicati, noti come “pre-stampe”. Ha twittato la notizia e ha aspettato. Il 16 maggio il Daily Mail, un tabloid britannico, ha ritirato la sua ricerca. Il giorno dopo, Newsweek ha pubblicato un articolo con il titolo “Gli scienziati non dovrebbero escludere il laboratorio come fonte di coronavirus, dice un nuovo studio”.

E questo, dice Chan, è quando “la merda è esplosa ovunque”.

Alina Chan, biologa molecolare del Broad Institute, dice che non possiamo escludere la possibilità che il nuovo coronavirus abbia avuto origine in un laboratorio, anche se sa che è una cosa politicamente radioattiva. / Foto di Mona Miri

Chan era venuta alla mia attenzione una settimana prima che la storia di Newsweek fosse pubblicata attraverso i suoi tweet intelligenti e semplici, che ho trovato rinfrescanti in un momento in cui la maggior parte degli scienziati stava evitando ogni seria discussione sulla possibilità che COVID-19 fosse fuggito da un biolab. Avevo scritto molto sull’ingegneria genetica e sulla cosiddetta ricerca sul guadagno di funzione – l’affascinante, anche se spaventosa, linea di scienza in cui gli scienziati alterano i virus per renderli più trasmissibili o letali come modo per valutare quanto quei virus siano vicini a causare pandemie. Sapevo anche che gli agenti patogeni mortali fuggono dai biolab con una frequenza sorprendente. La maggior parte di questi incidenti finiscono per essere innocui, ma molti ricercatori sono stati infettati e le persone sono morte di conseguenza.

Per anni, gli scienziati preoccupati hanno avvertito che questo tipo di ricerca sugli agenti patogeni avrebbe innescato una pandemia. Il più importante tra loro è stato l’epidemiologo di Harvard Marc Lipsitch, che ha fondato il gruppo di lavoro di Cambridge nel 2014 per fare pressione contro questi esperimenti. In una serie di documenti politici, op-eds e forum scientifici, ha sottolineato che gli incidenti che coinvolgono agenti patogeni mortali si verificano più di due volte a settimana nei laboratori statunitensi, e ha stimato che solo 10 laboratori che effettuano ricerche sul guadagno di funzione in un periodo di 10 anni correrebbero un rischio di rilascio accidentale di quasi il 20 per cento. Nel 2018, ha sostenuto che un tale rilascio potrebbe “portare alla diffusione globale di un virus virulento, un incidente di biosicurezza su una scala mai vista prima”.

Grazie anche al gruppo di lavoro di Cambridge, il governo federale ha brevemente istituito una moratoria su tale ricerca. Entro il 2017, tuttavia, il divieto è stato revocato e i laboratori statunitensi hanno ripreso a farlo. Oggi, negli Stati Uniti e in tutto il mondo, ci sono decine di laboratori che conducono quotidianamente esperimenti con i più letali agenti patogeni conosciuti. Uno di questi è l’Istituto di Virologia di Wuhan. Per più di un decennio, i suoi scienziati hanno scoperto i coronavirus nei pipistrelli della Cina meridionale e li hanno riportati al loro laboratorio di Wuhan. Lì, mescolano i geni di diversi ceppi di questi nuovi virus per testare la loro infettività nelle cellule umane e negli animali da laboratorio.

Quando a gennaio si è sparsa la voce che un nuovo coronavirus aveva causato un’epidemia a Wuhan – che si trova a migliaia di chilometri da dove i pipistrelli che portano questa stirpe di virus sono naturalmente trovati – molti esperti sono stati tranquillamente allarmati. Non c’erano prove che il laboratorio fosse la fonte del virus, ma i pezzi combaciano.

Nonostante le prove, la comunità scientifica ha rapidamente respinto l’idea. Peter Daszak, presidente della EcoHealth Alliance, che ha finanziato il lavoro dell’Istituto di virologia di Wuhan e di altri laboratori alla ricerca di nuovi virus, ha definito la nozione “assurda”, e molti altri esperti hanno fatto eco a questo sentimento.

Ma non era necessariamente quello che ogni scienziato pensava in privato. “Non possono parlare direttamente”, mi disse uno scienziato in confidenza, riferendosi alla paura della comunità virologica di far sensazionalizzare i loro commenti nell’ambiente politico odierno. “Molti virologi non vogliono essere odiati da tutti sul campo”.

Ci sono altre potenziali ragioni per il pushback. C’è da tempo la sensazione che se il pubblico e i politici sapessero davvero della pericolosa ricerca sugli agenti patogeni condotta in molti laboratori, si sentirebbero indignati. Negare la possibilità di un incidente catastrofico come questo, quindi, potrebbe essere visto come una forma di conservazione della carriera. “Per il sostanziale sottoinsieme dei virologi che svolgono ricerche sul guadagno di funzioni”, Richard Ebright, un microbiologo della Rutgers e un altro membro fondatore del gruppo di lavoro di Cambridge, mi ha detto, “evitare restrizioni sui finanziamenti alla ricerca, evitare l’implementazione di standard di biosicurezza appropriati e evitare l’implementazione di un’adeguata supervisione della ricerca sono potenti motivazioni”. Antonio Regalado, redattore di biomedicina del MIT Technology Review, ha detto in modo più diretto. Se si scoprisse che COVID-19 proviene da un laboratorio, ha twittato, “manderebbe in frantumi l’edificio scientifico dall’alto verso il basso”.

Questo è un incentivo abbastanza buono per respingere semplicemente l’intera ipotesi, ma si è rapidamente trasformato in un’illuminazione globale dei media e, per procura, del pubblico. Un assolutismo malsano: O lei ha insistito che tutte le domande sul coinvolgimento dei laboratori erano assurde, o è stato uno strumento dell’amministrazione Trump e della sua disperazione nel dare la colpa alla Cina per il virus. Ero abituato agli esperti dei social media che ignoravano fatti scomodi o politicamente tossici, ma non mi sarei mai aspettato di vedere una cosa del genere da alcuni dei nostri migliori scienziati.

Ecco perché Chan si è distinto su Twitter, osando dire la verità al potere. “È molto difficile fare ricerca quando un’ipotesi è stata lanciata negativamente come teoria della cospirazione”, ha scritto. Poi ha offerto qualche serio consiglio ai ricercatori, suggerendo che la maggior parte della ricerca virale dovrebbe essere fatta con virus sterilizzati che hanno fatto rimuovere in anticipo il loro meccanismo di replicazione, in modo che, anche se sfuggissero al confino, sarebbero incapaci di fare copie di se stessi. “Quando queste precauzioni non vengono seguite, il rischio di fuga dal laboratorio è esponenzialmente più alto”, ha spiegato, aggiungendo: “Spero che la pandemia motivi i comitati locali per l’etica e la biosicurezza a riflettere attentamente su come ridurre il rischio”. L’autrice ha approfondito questo aspetto in un altro tweet diversi giorni dopo: “Preferirei anche, personalmente, se i laboratori ad alto livello di biosicurezza non si trovassero nelle città più popolose della terra”.

Quanto sono sicuri i Biolab di Boston?

Essendo uno dei centri mondiali di biotecnologia, l’Hub è costellato di laboratori accademici e aziendali che fanno ricerca sui patogeni. Il più importante tra questi è il National Emerging Infectious Diseases Laboratories (NEIDL) dell’Università di Boston, l’unico laboratorio della città designato come BSL-4 (il più alto livello di biosicurezza e lo stesso livello del Wuhan Institute of Virology). È uno dei circa una dozzina di laboratori negli Stati Uniti attrezzati per lavorare con le versioni live dei virus più pericolosi del mondo, tra cui Ebola e Marburg. I ricercatori hanno iniziato a farlo nel 2018 dopo un decennio di polemiche: Molti locali si sono opposti al rischio di collocare una tale struttura nel centro di una grande area metropolitana.

La buona notizia? Prima dell’apertura, il NEIDL ha intrapreso una delle valutazioni dei rischi più approfondite della storia, imparando dagli errori di altre strutture. Anche Lynn Klotz, un senior science fellow del Center for Arms Control and Non-Proliferation di Washington, con sede a Washington, che ha consigliato i gruppi locali che si sono opposti al NEIDL, ha detto al sito web medico Contagion che il laboratorio probabilmente dispone dei migliori protocolli e misure di sicurezza possibili.

Ma la realtà, ha aggiunto Klotz, è che la maggior parte degli incidenti di laboratorio sono causati da errori umani, e non c’è molto che si possa fare attraverso una buona progettazione e protocolli per prevenire proattivamente tali errori. (O per proteggersi da un rilascio intenzionale da parte di un ricercatore scontento, come presumibilmente è successo negli attacchi all’antrace del 2001). Il biologo molecolare della Rutgers Richard Ebright, critico di lunga data della ricerca sui patogeni potenzialmente pericolosi, afferma che i rischi introdotti dal NEIDL non sono abbastanza bassi e “sicuramente non valgono i benefici trascurabili”.

Tuttavia, il rischio è relativo. Klotz ha stimato la possibilità di fuga di un agente patogeno da un laboratorio BSL-4 allo 0,3% all’anno, e il NEIDL è probabilmente molto più sicuro del tipico laboratorio BSL-4. E se la cattura di un agente patogeno mortale è la vostra paura, beh, attualmente correte un buon rischio di trovarne uno nel vostro quartiere. Fino a quando questo non sarà chiarito, i biolab della città sono probabilmente tra gli spazi più sicuri della città.

Chan aveva iniziato a usare il suo account Twitter solo pochi giorni prima, come forma di sensibilizzazione per il suo giornale. La piattaforma sociale è diventata il modo in cui molti scienziati scoprono l’uno il lavoro dell’altro, e gli studi hanno dimostrato che l’attenzione su Twitter si traduce in un aumento delle citazioni per un articolo nella letteratura scientifica. Ma è un forum notoriamente grezzo. Molti scienziati non sono preparati per le tempeste digitali che affliggono Twitter, e non lo gestiscono bene. Chan lo temeva all’inizio, ma ha subito preso a Twitter come un nativo digitale. “Avere Twitter eleva il tuo lavoro”, dice. “E penso che sia davvero divertente parlare di quel lavoro con i non scienziati”.

Dopo aver letto i suoi tweet, ho rivisto la sua prestampa, che ho trovato sconvolgente, e le ho scritto per dirlo. Mi ha ringraziato e ha scherzato dicendo che temeva che potesse essere un “suicidio per la carriera”.

Non passò molto tempo prima che cominciasse a sembrare che potesse avere ragione.

Parlando, si scopre che – anche di fronte alla censura – non era niente di nuovo per Chan, che è canadese ma è cresciuta a Singapore, uno dei regimi più repressivi della terra. I suoi genitori, entrambi professionisti dell’informatica, incoraggiavano il libero pensiero e la ricerca seria nella figlia, ma il sistema scolastico locale non lo faceva. Si trattava invece di un sistema a pressione che premiava gli studenti che si mettevano in riga, e si muoveva rapidamente per mettere a tacere i ribelli.

Questo è stato un brutto colpo per Chan. “Bisogna inchinarsi agli insegnanti”, dice. “A volte si presentavano insegnanti di altre classi e mi chiedevano di inchinarmi a loro”. E io dicevo: “No, non sei il mio insegnante”. Allora credevano nelle punizioni corporali. Un insegnante poteva semplicemente prendere un grosso bastone e picchiarti davanti alla classe. Mi hanno picchiato così tante volte”.

Eppure, Chan si ribellò in piccoli modi, saltando la scuola e frequentando la sala giochi. Perse anche l’interesse per i suoi studi. “Non mi piaceva proprio la scuola. E non mi piacevano tutte le attività extracurriculari che ti offrono a Singapore”, dice. La situazione è cambiata quando un insegnante l’ha reclutata per le Olimpiadi di matematica, in cui squadre di studenti si sfidano per risolvere rompicapi aritmetici diabolicamente difficili. “Mi è piaciuto molto”, dice. “Ci si siede in una stanza e si pensa ai problemi”.

Chan avrebbe anche potuto perseguire una carriera in matematica, ma poi si è scontrata con squadre provenienti dalla Cina nelle competizioni delle Olimpiadi. “Avrebbero semplicemente cancellato tutti gli altri dal tabellone”, dice. “Erano macchine. Si erano allenate in matematica da quando sapevano camminare. Colpivano il cicalino prima ancora di capire la domanda. Ho pensato: “Non ho intenzione di sopravvivere in questo campo”.

Chan decise invece di dedicarsi alla biologia, studiando all’Università della British Columbia. “Mi piacevano i virus fin da quando ero adolescente”, dice. “Ricordo la prima volta che ho imparato a conoscere l’HIV. Pensavo fosse un rompicapo e una sfida”. Quell’istinto l’ha portata alla Harvard Medical School come postdoc, dove il puzzle è diventato il modo di costruire biomolecole simili a virus per svolgere compiti all’interno delle cellule, e poi nel laboratorio di Ben Deverman al Broad Institute. “Quando vedo una domanda interessante, voglio dedicare il 100 per cento del mio tempo a lavorarci”, dice. “Mi fisso molto sulle risposte alle domande scientifiche”.

Deverman, da parte sua, dice che non stava cercando attivamente di espandere il suo team quando Chan è arrivato, ma quando “le opportunità di assumere persone straordinarie mi cadono addosso”, le coglie. “Alina porta un sacco di valore al laboratorio”, spiega, aggiungendo che ha la capacità di fare perno tra diversi argomenti e di andare dritta al punto. In nessun altro luogo era così in mostra come con il suo lavoro sul coronavirus, che Deverman ha potuto osservare da vicino”. In effetti, Chan gli ha fatto passare così tante idee che alla fine è diventato un coautore. “È perspicace, determinata e ha la rara capacità di spiegare complesse scoperte scientifiche ad altri scienziati e al pubblico”, dice.

Queste abilità si sarebbero rivelate molto utili quando si fosse sparsa la voce del suo articolo sul coronavirus.

Se Chan avesse passato una vita intera a imparare a perseguire le domande scientifiche, ha passato la maggior parte del tempo a imparare cosa succede quando le risposte che fornisce sono politicamente radioattive. Dopo l’uscita della storia di Newsweek, le pubblicazioni a carattere conservativo sequestrate sul suo giornale come prova conclusiva del fatto che il virus proveniva da un laboratorio. “Tutti si sono concentrati su una sola riga”, lamenta Chan. “I tabloid ci hanno appena zoomato sopra”. Nel frattempo, i cospiratori hanno preso come una prova schiacciante delle loro folli teorie che c’era stata una fuga di notizie intenzionale.

Chan ha passato diversi giorni estenuanti a spegnere incendi online con le molte persone che avevano frainteso le sue scoperte. “Sono stata così ingenua”, mi dice con una risata veloce e autoironica. “Ho solo pensato: “Il mondo non dovrebbe pensare a questo in modo equo? Ora devo davvero prendermi a calci”.

Ancora più preoccupanti, però, sono state le reazioni degli altri scienziati. Non appena il suo giornale è stato raccolto dai media, i luminari del settore hanno cercato di censurarla. Jonathan Eisen, un noto professore della UC Davis, ha criticato lo studio a Newsweek e sul suo influente account Twitter, scrivendo: “Personalmente, non trovo l’analisi di questo nuovo saggio lontanamente convincente”. In un lungo thread, ha sostenuto che confrontare il nuovo virus con la SARS non era sufficiente per dimostrare che era preadattato agli esseri umani. Voleva vedere i confronti con il salto iniziale di altri virus dagli animali all’uomo.

Qualche istante dopo, Daszak si è accalcato. Il NIH aveva recentemente tagliato la sua sovvenzione alla sua organizzazione, EcoHealth Alliance, dopo che l’amministrazione Trump aveva saputo che una parte di essa era andata a finanziare il lavoro del Wuhan Institute of Virology. Daszak stava lavorando duramente per ripristinarlo e cercava di eliminare qualsiasi suggerimento di un collegamento con il laboratorio. Non si è trattenuto su Chan. “Questa è una ricerca sciatta”, ha twittato, definendola “uno studio filogenetico mal progettato con troppe inferenze e non abbastanza dati, che cavalca un’ondata di cospirazione per provocare un impatto maggiore”. Pipando i suoi tweet con punti esclamativi, ha attaccato il testo del saggio, sostenendo che un esperimento che citava era impossibile, e ha detto a Chan che non capiva i suoi stessi dati. In seguito, un sostenitore di Daszak ha seguito il suo filo con un GIF di una goccia di microfono.

Si trattava di una dinamica vecchia e familiare: un maschio silverback minacciato tentava di fare il prepotente con una giovane donna della tribù. Come postdoc, Chan era in una posizione vulnerabile. Il mondo della scienza è ancora un po’ medievale nella sua struttura di potere, con una manciata di istituzioni e individui che decidono chi viene pubblicato, chi ottiene posizioni, chi riceve sovvenzioni. C’è poco spazio per i ribelli.

Quello che è successo dopo non è né vecchio né familiare: Chan non si è tirato indietro. “Scusate per aver disturbato la caduta del microfono”, ha twittato, fornendo un link a un articolo della prestigiosa rivista Nature che “fa quell’esperimento che pensavi fosse impossibile”. Con gentilezza ma con fermezza, ha giustificato ogni punto che Daszak aveva attaccato, mostrandogli i suoi errori. Alla fine, Daszak si è ridotta a sostenere che aveva usato la parola “isolare” in modo errato. In un colpo di grazia, Chan ha fatto notare che in realtà la parola proveniva dai dati online forniti da GenBank, il database di sequenze genetiche del NIH. Si offrì di cambiarla con qualsiasi cosa avesse un senso. A quel punto, Daszak smise di rispondere. Insiste, tuttavia, sul fatto che Chan sta interpretando in modo eccessivo le sue scoperte.

Con Eisen, Chan ha prontamente accettato di testare la sua ipotesi trovando altri esempi di virus che infettano i nuovi ospiti. Nel giro di pochi giorni, si è presentata un’occasione perfetta quando è arrivata la notizia che il coronavirus era passato dagli esseri umani ai visoni nelle fattorie di pellicce europee. Sicuramente la versione in visone ha cominciato a mutare rapidamente. “In realtà si vede la rapida evoluzione”, ha detto Chan. “Solo nelle prime settimane, i cambiamenti sono piuttosto drastici”.

Chan ha anche fatto notare a Eisen che l’obiettivo di un sito web come bioRxiv (che si pronuncia “bioarchivio”) – dove ha pubblicato il documento – è quello di ottenere un feedback che renda i documenti migliori prima della pubblicazione. Ottima osservazione, ha risposto. Alla fine ha ammesso che c’erano “molte analisi interessanti nel giornale” e ha accettato di lavorare con Chan alla prossima bozza.

I duelli su Twitter con i suoi potenti colleghi non hanno fatto innervosire Chan. “Ho pensato che Jonathan fosse molto ragionevole”, dice. “Ho apprezzato molto la sua competenza, anche se non era d’accordo con me. Mi piace questo tipo di feedback. Ha contribuito a migliorare il nostro giornale”.

Con Daszak, Chan è più cauto. “Alcune persone hanno difficoltà a tenere sotto controllo le proprie emozioni”, dice. “Ogni volta che vedevo i suoi commenti, pensavo: “C’è qualcosa che posso imparare qui? C’è qualcosa su cui ha ragione e che dovrei sistemare?”. Alla fine ha deciso che non c’era.

Alla fine di maggio, sia i giornalisti che i detective in poltrona interessati al mistero del coronavirus stavano scoprendo Chan come una sorta di Holmes per il nostro Watson. Ha sgranocchiato le informazioni al doppio della nostra velocità, azzerando i piccoli dettagli che avevamo trascurato, ed è diventata un punto di riferimento per chi cercava spiegazioni senza giri di parole sulle ultime novità scientifiche su COVID-19. È stato emozionante vedere il suo ragionamento in tempo reale, un promemoria del perché ho sempre amato la scienza, con la sua ricerca di modelli che a volte portano a rivelazioni entusiasmanti. Il sito web CNET l’ha descritta in un racconto su “una lega di scienziati-tornati-detective” che stavano usando tecnologie di sequenziamento genetico per scoprire le origini di COVID-19. Dopo che è uscito, Chan ha aggiunto “scienziato diventato detective” alla sua biografia su Twitter.

È stata all’altezza del suo nuovo nom de tweet. Mentre la ricerca della fonte del virus continuava, diversi team scientifici hanno pubblicato dei documenti che identificano un coronavirus strettamente correlato in animali simili a pangolini e mangiatori di pangolini che sono pesantemente trafficati in Asia per la loro carne e le loro scaglie. Il numero di studi diversi ha fatto sembrare che questo virus fosse onnipresente nei pangolini. Molti scienziati hanno abbracciato con entusiasmo l’idea che gli animali potessero essere gli ospiti intermedi che avevano trasmesso il nuovo coronavirus agli esseri umani. Si adattava alle loro teorie preesistenti sui mercati umidi, e avrebbe significato che nessun laboratorio era stato coinvolto.

Mentre Chan leggeva i giornali sul pangolino, si insospettì. Il primo fu di una squadra che aveva analizzato un gruppo di animali intercettati dalle autorità anti-contrabbando della Cina meridionale. Hanno trovato il virus strettamente correlato in alcuni di essi e hanno pubblicato i genomi di quel virus. Alcuni degli altri documenti, però, erano stranamente ambigui sulla provenienza dei loro dati o su come erano stati costruiti i loro genomi. Avevano davvero prelevato campioni da pangolini veri e propri?

Ancora una volta, Chan ha inviato un messaggio a Shing Hei Zhan. “Shing, qui c’è qualcosa di strano”, scrisse. Zhan ha tirato fuori i dati grezzi dai giornali e ha confrontato i genomi che avevano pubblicato. Le singole copie di un virus provenienti da animali diversi dovrebbero avere piccole differenze, così come gli individui di una specie hanno differenze genetiche. Eppure i genomi di tutti i giornali sul pangolino erano perfettamente corrispondenti – gli autori hanno tutti utilizzato semplicemente la serie di dati del primo gruppo. Lungi dall’essere onnipresente, il virus era stato trovato solo in pochi pangolini che erano tenuti insieme, e non era chiaro dove l’avessero preso. Gli animali potrebbero anche averlo preso dal loro stesso contrabbandiere.

Sorprendentemente, un gruppo di autori di Nature sembrava addirittura utilizzare le stesse sequenze genetiche dell’altro documento come se fosse la conferma della propria scoperta. “Queste sequenze sembrano provenire dallo stesso virus (Pangolin-CoV) che abbiamo identificato nel presente studio”.

Chan li ha chiamati su Twitter: “Certo che è lo stesso Pangolin-CoV, avete usato lo stesso set di dati!” Per il contesto, ha poi aggiunto: “Immaginate se gli studi clinici stessero giocando in fretta e furia con i dati dei loro pazienti; rinominare i pazienti, gettarli in diversi dataset senza chiarimenti, possibilmente anche descrivendo lo stesso paziente più volte in diversi studi non intenzionalmente”.

Lei e Zhan hanno pubblicato una nuova prestampa su bioRxiv smantellando i fogli di pangolino. La conferma è arrivata a giugno quando sono stati annunciati i risultati di uno studio su centinaia di pangolini nel commercio di animali selvatici: Nessun pangolino aveva alcun segno di un coronavirus. Chan ha fatto un giro di vittoria su Twitter: “Sostiene la nostra ipotesi per tutto questo tempo.” La teoria del pangolino è crollata.

Chan ha poi trasformato i suoi poteri holmesiani in un gioco più grande: Daszak e l’Istituto di Virologia di Wuhan. Daszak ha perorato la sua causa ovunque da 60 Minuti al New York Times ed è riuscito a raccogliere simpatia per la sua causa, facendo persino firmare a 77 premi Nobel una lettera in cui chiedeva al NIH di ripristinare i finanziamenti dell’EcoHealth Alliance.

In diversi lunghi e dettagliati “tweetorials”, Chan ha iniziato a gettare una nuvola di sospetto sul lavoro del WIV. Ha sottolineato che gli scienziati avevano scoperto un virus che è più del 96 per cento identico al coronavirus COVID-19 nel 2013 in un pozzo minerario, subito dopo che tre minatori che vi lavoravano erano morti a causa di una malattia simile al COVID. Il WIV non ha condiviso queste scoperte fino al 2020, anche se l’obiettivo di tale lavoro, ha sottolineato Chan, era presumibilmente quello di identificare i virus con il potenziale di causare malattie umane e di mettere in guardia il mondo su di essi.

Anche se quel virus aveva ucciso tre minatori, Daszak ha detto che all’epoca non era considerato una priorità da studiare. “Stavamo cercando il virus della SARS, e questo era diverso del 20 per cento. Pensavamo che fosse interessante, ma non ad alto rischio. Quindi non abbiamo fatto nulla e l’abbiamo messo nel congelatore”, ha detto a un giornalista di Wired. Solo nel 2020, ha sostenuto, hanno iniziato a indagare su di esso una volta che si sono resi conto della sua somiglianza con COVID-19″. Ma Chan ha indicato un database online che mostra che la WIV ha effettuato una sequenziazione genetica del virus della miniera nel 2017 e nel 2018, analizzandolo in un modo che avevano fatto in passato con altri virus in preparazione per condurre esperimenti con loro. Diplomatica e al tempo stesso impassibile, ha scritto: “Credo che Daszak sia stato male informato”.

Per buona misura, quasi di sfuggita, Chan fece notare un dettaglio che nessun altro aveva notato: COVID-19 contiene una sequenza genetica non comune che è stata usata in passato dagli ingegneri genetici per inserire geni nei coronavirus senza lasciare traccia, e cade nel punto esatto che permetterebbe agli sperimentatori di scambiare diverse parti genetiche per cambiare l’infettività. Quella stessa sequenza può verificarsi naturalmente in un coronavirus, quindi questa non era una prova inconfutabile di un’origine innaturale, ha spiegato Chan, “solo un’osservazione”. Eppure, è bastato che un utente di Twitter si chiedesse: “Se la pena capitale fosse così dolorosa come quella che Alina Chan sta facendo a Daszak/WIV per quanto riguarda la loro storia, sarebbe illegale”.

Daszak dice che in effetti era stato male informato e non sapeva che il virus trovato nel pozzo della miniera era stato sequenziato prima del 2020. Dice anche che un grande laboratorio, con grandi scienziati, è stato scelto per cercare comportamenti sospetti a sostegno di una teoria preconcetta. “Se credi, nel profondo, che qualcosa di sospetto sia andato avanti, allora quello che fai è passare attraverso tutte le prove e cercare cose che supportino quella convinzione”, dice, aggiungendo: “Non è così che si trova la verità”.

Molti dei punti dei tweetorials di Chan erano stati fatti anche da altri, ma lei è stata la prima scienziata rispettabile a mettere tutto insieme. Quella stessa settimana, il Sunday Times di Londra e la BBC hanno pubblicato delle storie che seguivano la stessa pista di briciole di pane che Chan aveva tracciato per suggerire che c’era stato un insabbiamento al WIV. La storia si diffuse presto in tutto il mondo. Nel frattempo, la WIV ha negato con fermezza qualsiasi fuga di notizie virali. Il direttore del laboratorio Yanyi Wang è andato alla televisione cinese e ha descritto tali accuse come “pura fabbricazione”, spiegando che il coronavirus del pipistrello del 2013 era così diverso dal COVID che non avrebbe potuto evolversi così rapidamente in esso e che il laboratorio lo ha solo sequenziato e non ne ha ottenuto un virus vivo.

A tutt’oggi, non ci sono prove definitive se il virus si sia manifestato in modo naturale o abbia avuto origine in un laboratorio, ma l’ipotesi che la struttura di Wuhan sia stata la fonte è sempre più diffusa e la scienza dietro di essa non può più essere ignorata. E Chan è in gran parte da ringraziare per questo.

In tarda primavera, Chan ha attraversato le alte porte di vetro del Broad Institute per la prima volta dopo mesi. Mentre si faceva strada attraverso lo scintillante foyer di marmo, il suo cigolio delle scarpe da ginnastica riecheggiava nel silenzio. Era come la versione zombie dell’apocalisse del Broad; tutte le luci brillanti ma nessuna delle persone. Era ancora più strano che indossasse la tuta da ginnastica per andare al lavoro.

Qualche giorno prima, la Broad aveva iniziato a far tornare i ricercatori nei loro laboratori per far ripartire i loro progetti. Tutto il lavoro al computer doveva ancora essere fatto a distanza, ma gli scienziati al banco, come Chan, potevano entrare giusto il tempo necessario per spostarsi lungo le loro colture cellulari, a patto che venissero testati per il virus ogni quattro giorni.

Nel suo laboratorio, Chan ha indossato il camice bianco e ha fatto l’inventario, buttando via mesi di reagenti scaduti e ordinando nuovi materiali. Poi ha recuperato alcuni campioni dal congelatore, ha preso posto in una delle cappe per la coltura dei tessuti – acciaio inossidabile, armadietti controllati ad aria in cui gli ingegneri cellulari fanno il loro lavoro – e ha iniziato a far rivivere alcuni dei suoi vecchi esperimenti.

Aveva emozioni contrastanti sul fatto di essere tornata. È stato bello liberare i suoi progetti di terapia genica dalla loro stasi, ed era ancora più entusiasta del nuovo progetto a cui lei e Deverman stavano lavorando: uno strumento online che permette agli sviluppatori di vaccini di tracciare i cambiamenti nel genoma del virus in base al tempo, all’ubicazione e ad altre caratteristiche. “È nato dalla mia frustrazione personale per non essere riuscita ad ottenere risposte in tempi brevi”, dice.

D’altra parte, le mancava il suo lavoro di detective. “Volevo fermarmi dopo la stampa del pangolino”, dice, “ma questo mistero continua ad attirarmi di nuovo. Così, mentre aspetta che le sue culture cellulari crescano, questa volta, solo in disparte, questa volta, ha più compagnia: Sempre più spesso, gli scienziati la contattano silenziosamente per condividere le loro teorie e i loro documenti sulle origini di COVID-19, formando una sorta di crescente resistenza sotterranea. “C’è molta curiosità”, dice. “La gente comincia a pensarci più profondamente”. E devono farlo, dice, se vogliamo prevenire future epidemie: “E’ davvero importante scoprire da dove viene, in modo che non si ripeta”.

Questo è ciò che tiene sveglia Chan di notte: la possibilità di nuove epidemie negli esseri umani dalla stessa fonte. Se il virus è emerso naturalmente da una caverna di pipistrelli, potrebbero esistere altri ceppi pronti a diffondersi. Se sono strettamente correlati, qualsiasi vaccino sviluppiamo potrebbe funzionare anche su di loro. Ma questo potrebbe non essere il caso dei virus manipolati da un laboratorio. “Qualcuno potrebbe aver campionato virus da diverse grotte per un decennio e aver giocato a mix-and-match in laboratorio, e quei virus potrebbero essere così diversi l’uno dall’altro che nessuno dei nostri vaccini funzionerà su di loro”, dice. In ogni caso, “Dobbiamo trovare la provenienza di questo virus e chiuderlo”.

Qualunque sia l’informazione importante che troverà, possiamo essere sicuri che Chan la condividerà con il mondo. Lungi dall’essere scossa dalla polemica suscitata dal suo giornale, è più che mai impegnata a mantenere una linea che potrebbe essere facilmente superata. “Gli scienziati non dovrebbero censurarsi”, dice. “Siamo obbligati a mettere tutti i dati in circolazione”. Non dovremmo decidere che è meglio che il pubblico non sappia di questo o di quello. Se iniziamo a farlo, perdiamo credibilità e alla fine perdiamo la fiducia del pubblico. E questo non è un bene per la scienza”. Infatti, causerebbe un’epidemia di dubbi, e non sarebbe un bene per nessuno di noi.

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Sotto i campanili, di stranieri non ce n’è

Lunghissimo, scusate, ma il mio compleanno è vicino, se qualcuno volesse farmi felice e ha tempo e voglia, segua semplicemente i vari link in questo post… non per me, ma per il campanile

Ogni cittadina e ogni rione d’Italia ha un campanile, verso cui s’è fedeli. E più gli s’è fedeli, più si prendono in giro i campanili degli altri, ma in fondo è uno scherzo.

Perché la meraviglia delle mille italie, sta in ciò che si costruisce sotto ogni campanile, fregandosene delle cose che si fanno nei paesi che gli italiani masochisti chiamano Normali.

I nostri campanili son ben tre, e ogni campana ha un suono diverso.

C’è quella possente di San Frediano, dove si fanno i funerali ai nostri morti:

Il G, figlio della storia, aveva un gran focolare antico in casa, e il suo babbo aveva costruito un tavolo con i resti della distruzione delle case di mille anni al Ponte Vecchio…

portava a spasso il cane, e negli stessi giorni in cui nasceva il suo nipote, l’ha ammazzato sotto il Torrino, una ragazzina di sedici anni con il motorino, e noi si pianse per lui, ma un po’ anche per chi l’aveva ucciso.

La Ghita Vogel, l’ebrea immensamente ricca che scelse di diventare una cattolica immensamente povera,

o Passepartout che fu trovato tra l’alloro e le spezie,

o magari Roberto, il cui cadavere nessuno voleva,

oppure il Garga che di funerali ne ebbe due.

Solo che San Frediano, oltre alla campana, ha anche il suono misterioso dell’acqua.

C’è poi la campana più piccola del Carmine.

E infine c’è quella lontana di Santo Spirito.

Sotto i nostri campanili oggi...

Davanti al portone della scuola media Machiavelli, un signore fissa il cancello. E mi dice,

“questa era la mi’ scuola, allora si chiamava la Mazzini. Io ho ottantaquattro anni... Ero troppo piccolo per essere un Balilla, ma si correva lo stesso cantando…”

e intona, con una bella voce

“Vincere! Vincere! Vincere!
E vinceremo in terra, in cielo, in mare!”

ma eran tutte bischerate!

e ride; che, con tutto il mito che ci hanno costruito attorno amici e nemici, alla fine, dice quanto c’era da dire sul fascismo.

Gli chiedo se conosce Alessandro, che da bambino faceva la sentinella per quelli di San Frediano, arrampicandosi sul vespasiano di Piazza de’ Nerli, per avvisare quando stavano per arrivare quelli de’ Camaldoli, per iniziare la sassaiola.

Alessandro s’è costruito in casa un plastico di tutto il Rione, com’era prima che aprissero il Ponte Vespucci.

Davanti al Conad, trovo:

il ragazzo senegalese con il suo bottino di robe inutili, e gli regalo il catalogo di una mostra, in cui una pittrice americana lo ha dipinto, e lui non lo sapeva…

poi ci sono tre persone attorno a due carrelli della spesa:

Uno de’ Bianchi di Santo Spirito, il giohino dove si rischiano le costole,

una donna del Giardino,

e un’altra che invece è venuta per conto di quelli della strada dell’armaioli, dove nelle vetrine vedi armature del Cinquecento e vecchie pistole e quadri dell’Ottocento, e dentro ci sono persone molto gentili che son diventate ricche, perché i lanzichenecchi venivan da mezza Europa per rivender loro il bottino di cento città.

I tre fermano chi entra al piccolo supermercato, chiedendo di donare qualcosa per la crescente massa di disastrati del nostro rione.

Poi partono con i carrelli carichi, e li portano al Giardino che la gente del Rione gestisce da sette lunghi anni.

Dove scopriamo che più cose belle si fanno, meno s’è legali, ma nessuno osa cacciare un rione intero dal proprio rione. Anche perché non siamo nessuno schieramento, siamo la gente stessa, in tutta la sua varietà.

Passano i vigili a osservare sospettosi il cancello del Giardino, e ci avvertono subito quello con la barba lunga che fa le borse di cuoio a mano, e quella che restaura le ceramiche dei Della Robbia, e così grazie a cento occhi puntati dalle finestre, dalla nobildonna alla domestica etiope, quando ci chiamano accorriamo.

Gente che non è massa, ciascuno è un individuo spesso parecchio strano e nemmeno sempre simpatico, a conoscerlo bene.

Al Giardino, i carrelli li portano in uno spazio coperto, d’incerta legalità, tenuto però in perfetto ordine, dove una donna distribuisce montagne di cibo a centotrenta famiglie, le più fragili del rione – in buona parte straniere, ma non solo. C’è anche, per dire, l’italiana che lavorava in chissa quale sottappalto, per un noto museo, che si è ammalata di Covid e non sa come pagare l’affitto.

E allora noi si raccolgono anche i soldi per pagarle l’affitto, e ci si mette attorno a un tavolo a chiederci come lo giustificheremo se arriverà un’ispettore della Finanza.

Immaginiamo il Servitore dello Stato Eterno, Sabaudo, Fascista e Democratico, che ci chiede:

“Ma voi dite che non avete scopo di lucro, però pagate pure l’affitto di casa ai vostri amici?”

Poi ci sono i bambini stranieri che si sono trovati improvvisamente nel regime di coprifuoco, con il babbo che se è fortunato, lavora tutto il giorno, e la mamma che in italiano sa dire “ciao!”, e le maestre delle scuole si sono appellate a noi.

Allora il Campanile s’è radunato: la maestra nel tempo libero, la ragazza che lavorava con un’università americana che l’han licenziata, la sedicenne che sa farsi rispettare dai dodicenni, e nonostante i divieti e le mascherine e il freddo, hanno organizzato una scuola pomeridiana.

Che se il lavoro davvero utile venisse retribuito, meriterebbero quindici euro lordi, come tutti.

Poi una mamma, che è anche vigilessa, s’è accorta che i genitori stranieri non capiscono come si fa a iscrivere i figlioli a scuola.

Allora ci siamo fatti regalare un computer, e faremo un punto nel Giardino dove organizzeremo le iscrizioni.

Quando dico “stranieri” dovete capire, che sotto il Campanile, in realtà di stranieri, non ce n’è.

Se sei all’ombra del Campanile, anche se sei nato all’altro capo del mondo o hai la pelle blu, ma non ci fai la guerra, sei de’ nostri.

I veri stranieri sono gli speculatori, quelli che vedono case con otto secoli di vita e di storia come se fossero una merce.

Il corteo di qualche anno fa per sfidare gli speculatori, i costumi li ideò la cameriera di un localino

La L. mi racconta che proprio oggi la Guardia di Finanza è arrivata nel suo locale, e hanno cominciato a massacrarla di domande sull’autoconsumo, perché il suo ristorante,

“che io cammino co’ le gambe mie, ho miha bisogno di appe e di accordi co’ l’alberghi che mi portino i turisti”

aveva un inspiegabile buco creato da tutte le volte che avevano fatto le pentolate di pappa e pomodoro e dato da mangiare a gratis alla gente del Campanile (e se non lo dite alle guardie, qualche volta hanno fatto mangiare un pranzo intero di quelli buoni anche a me, senza chiedermi il conto).

Ora, c’è un problema.

Noi che come associazione gestivamo sempre poco più di mille euro l’anno, ci troviamo tra le mani somme ben maggiori, perché quando, in questa tragedia, qualcuno vuole donare qualcosa, sa che solo noi sappiamo chi ha davvero bisogno, perché sotto il Campanile, conosciamo le storie di tutti.

Su tutto ciò presiede la Vale, che ha tre figlioli dai nomi fiorentini, due gatti e un cane grande e grosso, ma porta sempre a spasso anche una cagnetta piccola a tre zampe che la fornaia zolfina ha salvato dalla morte in una discarica sul Vesuvio.

La vita della vita, delle piante, del Giardino dipende dal babbo della Vale, Sincero di nome e di fatto, di cui vi ho già parlato:

“Lo sai perché questa terra rende tanto? Guarda le fragole, che ho piantato a settembre e son già grosse!

E’ che dietro al Carmine, dove hanno pregato tanto, le preghiere rendono fertile la terra! Per questo, da quando sono qui, ho smesso di bestemmiare, e una volta ne dicevo tante!”

Ora, io nel Rione ho la reputazione di quello bravo a scrivere roba che tiene lontane le guardie – statuti, verbali, contratti, patti, atti.

Ma quelli meno burocrati di me che vivono tutto questo e con cui ho seppellito la gatta Nerina, e poi l’Ultima Gatta,

e che rischiano ogni giorno in prima persona, e che per l’entusiasmo e la rabbia, m’interrompono per raccontare dei loro babbi e nonni, e per parlar male della quarantena, e narrare storie sugli alberi e sui vicini e su Cosimo Secondo, e che dicono,

“non son stata riportata dalla piena!”,

e mentre scrivo un documento da presentare all’assessore sempre sorridente che poi ci prenderà in giro, dicono che loro ai politici darebbero invece volentieri du’ schiaffi ne’ volto….

E’ lì che so di essere Campanilista.

Che si può essere campanilisti anche se si nasce in Messico come me o come Ouida in Inghilterra, ma si vive nel Gonfalone del Drago Verde, tra la Scala, il Nicchio e la Sferza, di qua dall’Unicorno e il Leon Nero.

Tanto su tutti noi mortali, veglia eterna la stessa falce di Luna.

Posted in esperienze di Miguel Martinez, Il clan dei fiorentini, resistere sul territorio | Tagged , , , , , | 257 Comments

Regime, passato o prossimo?

Non so esattamente come interpretare questa immagine della consegna del documenti di impeachment del presidente degli Stati Uniti.

Però ha un suo fascino, parola non casuale.

In alto, la perentoria affermazione IN GOD WE TRUST.

Al centro, l’immensa bandiera degli Stati Uniti.

A entrambi i lati, due giganteschi fasci littori.

Poi noterete a sinistra un’aquila che con i suoi artigli domina il globo terracqueo.

Davanti tre figure umane, che respirano attraverso le immancabili mascherine.

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