“Sei sperduto nel mondo come me?”

Guardo questo straordinario video di Steve Cutts, regista inglese di brevi film di animazione (di cui abbiamo presentato un altro capolavoro sempre qui, diversi anni fa).

“Sei sperduto nel mondo come me?”

chiede.

Ora, questo video rende quasi esattamente l’effetto che mi fanno la Civiltà, il Progresso, i Valori Democratici, l’Umanità, l’Inclusione, i Diritti Umani, lo Sviluppo e la Crescita.

Il quasi è perché dopo una vita che cerco di uscirne, mi trovo a festeggiare questo 25 marzo, capodanno fiorentino,

sotto coprifuoco con le pattuglie dei carabinieri che passano lentamente sotto casa,

vicino all’Arco di San Frediano che chiudevano al tramonto, e dove posso ancora toccare i chiodi sulle porte,

a sentire l’Arno che scorre sulla Pescaia,

a cogliere sotto un ghiacciato vento siberiano le foglie di salvia sulla terrazza,

a vedere in lontananza il Belvedere e dietro ancora un frammento di San Miniato.

Però non siamo in molti ad avere questa fortuna.

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Proposta contadina

In questi giorni, trovo poco tempo per scrivere, ma voglio almeno condividere alcune cose interessanti.

In questi giorni, in Piazza della Verzaia, c’è un minuscolo mercato contadino – due bancarelle di frutta e verdura e una di formaggi – che funziona perfettamente, con poca fila e rigoroso rispetto delle distanze. Il bancarellista mette la frutta richiesta in una borsa e la lascia ai piedi del cliente: un sistema ben più sicuro di quello dei supermercati, dove le cassiere vengono rinchiuse per otto ore al giorno con i clienti.

Dall’Associazione Rurale Italiana, un’interessante proposta:

EMERGENZA COVID19: I PRODUTTORI LOCALI GARANTISCONO L’ACCESSO AL CIBO – GOVERNO ED ENTI LOCALI GARANTISCANO IL LORO SUPPORTO
ARI Associazione Rurale Italiana·Thursday, March 19, 2020·

Per la tutela della salute e delle attività agricole, proposte e richieste dell’Associazione Rurale Italiana (ARI) sul decreto “Cura Italia” e sulle norme relative alle attività agricole

Gli agricoltori/trici dell’Associazione rurale italiana (ARI) sono impegnati a garantire l’accesso degli italiani al cibo di qualità e locale anche in questa situazione di emergenza. Quando questa avrà fine, non saranno le «immissioni di liquidità» a determinare la ripresa, ma la capacità, la volontà, la resistenza e l’autonomia produttiva di contadini, artigiani, piccole e medie aziende che operano a livello locale, la vera struttura portante dell’economia nazionale. Solo se nel frattempo non saranno annientate definitivamente.

La salute dei consumatori e il senso di responsabilità verso i produttori impongono alle istituzioni il massimo impegno. ARI, sostenendo tale impegno, rivolge le sue proposte al governo, dopo il varo del decreto “Cura Italia”, e agli Enti locali, molti dei quali hanno preso disposizioni relative alla commercializzazione dei prodotti agricoli.

Il decreto Cura Italia. Considerazioni e richieste di ARI

Il Decreto trascura una componente essenziale dell’agricoltura italiana: più di un milione di aziende diretto-coltivatrici in cui lavorano più di un milione e seicentomila persone (cfr. ISTAT). L’insistenza sul sostegno all’esportazioni agroalimentari (Art. 53 – Misure per il credito all’esportazione) avrà una scarsissima influenza sull’approvvigionamento alimentare del nostro mercato interno.

Abbiamo apprezzato in particolare quanto previsto per i lavoratori agricoli (Art. 22; Art. 30; Art. 32) ma riteniamo che quanto previsto nell’ Art. 78 (Misure in favore del settore agricolo e della pesca) riguardi un numero banalmente esiguo di imprese agricole di grande o grandissima dimensione che NON rappresentano né la struttura produttiva agricola né l’effettiva capacità di fornire alimenti in modo capillare e decentrato quanto più necessario in questa drammatica emergenza.

In particolare chiediamo un impegno su questi punti:

Obbligo all’acquisto territoriale. Per ospedali, caserme e altre collettività, nonché per i loro fornitori di materie prime e alimenti trasformati, favorire e rendere prioritario l’acquisto di alimenti e prodotti agricoli per il consumo fresco da aziende agricole dei territori, in base, in via eccezionale, a bandi semplificati;

Commercio al dettaglio. Chiediamo di notificare ai Sindaci, attraverso le Prefetture, l’opportunità di mantenere aperti e riorganizzare i mercati alimentari di piazza, con le dovute misure in fatto di ingressi controllati e contingentati. Occorre inoltre favorire le consegne porta a porta consentendo la distribuzione collettiva di alimenti conferiti da diversi produttori, in deroga temporanea alle attuali disposizioni.

Approvvigionamento alla grande distribuzione. Permettere la vendita semplificata, su base territoriale e in via eccezionale, ai canali della grande distribuzione, in deroga alle certificazioni volontarie (es. ISO EN 9001) generalmente richieste da supermercati e industrie. A tal proposito ricordiamo che il regolamento CE 852/2004 su igiene e sicurezza alimentare non si applica “alla fornitura diretta di piccoli quantitativi di prodotti primari dal produttore al consumatore finale o a dettaglianti locali che forniscono direttamente il consumatore finale. (Art.1, par. 2, lettera C)”. L’approvvigionamento su base territoriale alla grande distribuzione è pertanto attuabile in ossequio all’osservanza delle semplici buone prassi di sicurezza alimentare.

Prezzi ai produttori. È prevedibile nei prossimi mesi una crescente pressione della produzione invenduta. Per evitare abusi da speculazione o posizione dominante, è necessario un controllo efficace sui prezzi pagati ai produttori e su quelli praticati al consumo, per i prodotti alimentari e agricoli.

Lavoro stagionale. Apprezziamo l’ammissione alla cassa integrazione per i lavoratori agricoli, anche stagionali. È, però, errata e controproducente ogni iniziativa che ritardi la concessione di permessi di soggiorno. Ricordiamo la drammatica condizione degli avventizi che vivono nelle tendopoli, che senza precauzioni appropriate continuano ad essere reclutati per le raccolte o per avviare le nuove colture stagionali (cfr. Comunicazione “Coordinamento Lavoratori Agricoli USB”)

PAC (Politica agricola comune). Considerando che i Centri di assistenza agricola restano chiusi, riteniamo necessario concedere l’accesso diretto degli agricoltori alle procedure per l’inoltro delle domande PAC 2020 (I e II pilastro) e consentire a chi abbia assoluta necessità di richiedere un anticipo, (salvo conguaglio).

Chiediamo inoltre il pagamento immediato del saldo completo della PAC 2019, inizialmente previsto per giugno 2020 (salvo buon fine).

Indebitamento aziendale: molte aziende agricole di piccola e media dimensione hanno importanti esposizioni debitorie. Si chiede un intervento specifico per le esposizioni inferioria 50.000€

Agriturismi e agriristori. Riteniamo che questi rientrino pienamente in quanto previsto per le attività turistico-alberghiere. Si dia priorità al sostegno di piccole aziende agrituristiche (massimo 15 posti letto e 30 coperti).

In particolare chiediamo al Governo il sostegno alla nostra richiesta rivolta all’ANCI.

Il DPCM dell’11/03/2020 per il contenimento della diffusione del COVID-19 all’art. 1 comma 1 recita testualmente: «Sono chiusi, indipendentemente dalla tipologia di attività svolta, i mercati, salvo le attività dirette alla vendita di soli generi alimentari». Il produttore agricolo vende esclusivamente generi alimentari.

Chiediamo dunque all’ANCI di informare i sindaci dei comuni italiani che la misura di chiusura indistinta dei mercati agricoli comunali non ottempera a nessuna norma contenuta nel DPCM e ha effetti dannosi.

Nei territori rurali dove tuttora resistono negozi di prossimità e piccole superette (cfr. ISMEA), il loro approvvigionamento presso i produttori locali garantisce efficacemente l’accesso all’alimentazione per la popolazione, in particolare per gli anziani che più difficoltà hanno a recarsi nei centri commerciali.

La stagione dei lavori in campagna avanza velocemente e noi intendiamo continuare a garantire la produzione con il nostro lavoro, senza però mettere a repentaglio la nostra e l’altrui salute.

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Non lasciamoci disassembrare/2

Rubiamo ancora da Off Topic…

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Non lasciamoci disassembrare/2: educazione e didattica digitale

La popolazione scolastica in età dell’obbligo in Italia è di circa 9 milioni di minori, costretta a casa sicuramente fino a maggio e probabilmente fino a settembre, a causa delle misure precauzionali per emergenza #Covid19. Con la prospettiva di prolungamento della sospensione, Istituti scolastici e Ministero dell’Istruzione hanno iniziato a porsi la questione della continuità didattica e relazionale dei minori.

Senza tener conto della ancora profonda disuguaglianza di accesso a internet e a computer o dispositivi che permettono la fruizione delle piattaforme digitali con cui le scuole vorrebbero far fronte alla didattica a distanza (a Milano il 79% degli abitanti è coperto da banda larga, mentre la media in Lombardia è inferiore al 50%, in Italia ancora inferiore), la crisi offre una occasione di estensione del business e di estrazione di dati ai grandi protagonisti del capitalismo della sorveglianza, che hanno offerto gratuitamente le loro piattaforme a insegnanti e genitori: a partire da Google e Apple passando per Microsoft e Promethean, leader mondiale nella produzione di dispositivi per la didattica.

Da questa crisi non solo il diritto all’istruzione rischia di uscire ancora più segmentato, creando di fatto una discriminazione tra chi accede alla didattica a distanza e chi non può, ma il sistema educativo apparirà ancora più privatizzazione se non de iure, de facto.

Google ha offerto al MIUR, come in altri paesi, mail per i docenti con spazio illimitato e piattaforme per l’istruzione telematica (G Suite for Education, Hangouts Meet e/o Google Classroom). La privatizzazione avviene su un doppio canale: l’infrastrutturazione digitale gestita da operatori privati, imponendo l’utilizzo delle loro piattaforme proprietarie, verso cui la scuola pubblica si pone in termini di subalternità e dipendenza; il rapporto docente-studente, mediato da canali che anzitutto sono mezzi di estrazione dati.

Non sono accuse aleatorie, ma che hanno anche una recente storia processuale e di conflitto nella dimensione dei diritti civili: in New Mexico è stato aperto un caso contro Google, proprio sulla raccolta, registrazione e utilizzo informazioni sugli studenti delle classi che utilizzano GSuite, giustificato secondo gli avvocati dell’azienda dal fatto che la responsabilità sarebbe degli Istituti scolastici che avrebbero dovuto avvisare i genitori. Negli USA sono 80 milioni circa i bambini e gli insegnanti che usano le piattaforme Google.

In Germania, l’equivalente del nostro Garante della Privacy ha vietato l’utilizzo dei servizi cloud forniti da Google, Microsoft e Apple all’interno delle scuole pubbliche, proprio a seguito di indagini che hanno rilevato la assoluta mancanza di rispetto della riservatezza da parte dei colossi GigTech. La Norvegia sta facendo indagini in tal senso. L’emergenza non deve giustificare l’attuale svendita e colonizzazione de facto non solo dell’istruzione, ma anche e soprattutto dell’infanzia.

Le altre pillole:

0. La presentazione della campagna

1. Chat, video e streaming liberi

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La premiata ditta Corona Distribution Services

Sempre fedele ai propri clienti, anche in tempi di crisi…

Ecco un’istantanea degli aerei civili in volo alle 3.30 stanotte.

Dove andranno?

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“Non lasciamoci disassembrare”

Rubo da Off Topic queste riflessioni, molto importanti in questo momento.

Non lasciamoci disassembrare/1: chat, video e streaming liberi

Whatsapp & co. funzionano alla grande. Ma hanno un piccolo difetto: espropriano i nostri dati personali e li vendono al migliore offerente, rendendoci più sorvegliati e ricattabili.

Dietro la retorica della costruzione di “una comunità globale e connessa al servizio di tutti noi” c’è un progetto cinico e aggressivo per costruire un aspirapolvere globale di dati che attinge da tutti noi. Le grandi aziende come Alphabet (Google), Facebook (Fb, Whatsapp, Instagram) e Amazon guadagnano scavando in profondità nei nostri dati personali, ricavandone modelli di comportamento e attitudini di acquisto che poi rivendono a terzi istituendo, di fatto, un mercato, piú o meno invisibile agli occhi dei piú. Se la cosa può apparire innocua ai più, in realtà non lo è.

Il fatto che ci invadano pubblicità sempre più invasive, mirate, targettizzate ai nostri gusti non dipende dalla capacità divinatoria delle macchine, ma dal fatto che stiamo vendendo a queste multinazionali “pezzi” della nostra vita. L’idea di un futuro digitale tutto rosa e fiori ha un prezzo sociale altissimo: passa dalla schedatura delle persone attraverso le loro operazioni on-line e sui dispositivi, considerandole non come individui ma aggregati di dati da spremere per ricavarne denaro. I dati che produciamo sono manodopera e hanno un valore che non viene riconosciuto dalle aziende di cui sopra.

Il comportamento di queste aziende, inoltre, è sleale perché occulto: avete mai provato a leggere i termini di sottoscrizione a Whatsapp? Ma chi le legge 30 pagine di informativa sulla “privacy”? L’uso di un linguaggio vago, avvocatesco, é vantaggioso sempre e comunque per coloro che di fatto sono, cioé diventano, con un nostro semplice click, i proprietari delle suddette informazioni. Una macchina che favoriamo e supportiamo con la nostra disattenzione e inconsapevolezza, “accettando le condizioni” di un patto demoniaco con “fornitori di servizi”.

Altra questione: chi sono questi “terzi” che comprano i nostri dati? Come ha dimostrato lo scandalo di Cambridge Analytica qualche anno fa, Facebook e gli altri social network di sua proprietà vendono dati al miglior offerente, e questa impressionante mole di informazioni può venire usata non solo per determinare le nostre abitudini e frequentazioni oltre che modificare aspetti fondamentali del nostro vivere. Oppure i dati possono venire usati, come ci insegna la recente crisi corona virus, per ventilare l’esercizio sui cittadini di una forma di controllo sociale dall’alto (la Regione Lombardia che monitora e controlla gli spostamenti attraverso gli smartphone), rendendo un futuro distopico il nostro presente reale.

Quindi, per riprendere controllo delle nostre azioni che siano on-line o off-lilne e non accettare a-criticamente quello che ci accade intorno, le tecnologie open source e che proteggono i nostri dati sono un primo passo verso la messa in discussione di un modello accentratore (sia in termini di monopolio di mercato che di controllo para-statale) e potenzialmente distruttivo dei nostri diritti.

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Debiti e dubbi

Nel terzo quadrimestre del 2019, l’Institute of International Finance ha calcolato che il debito globale, privato e pubblico, fosse pari al 322 per cento del prodotto interno lordo.

E’ una notizia che non capisco, ma che sicuramente mi riguarda, e questa è già una riflessione importante.

Cerchiamo comunque di dire cosa mi viene in mente.

Poniamo che io possieda 10.000 euro. Coltivo il mio orto con una certa parsimonia e uso i polli per tenere a freno le lumache.

Ma se prendo in prestito altri 22.000 euro, posso spargere fertilizzanti e pesticidi ovunque e tenere le galline a migliaia in un pollaio e trovare qualcuno che mi compri il prodotto.

Produco molto di più, guadagno molto di più, e allo stesso tempo danneggio molto più rapidamente e in via irreversibile il terreno.

Quindi un mondo in cui ho 32.200 euro anziché 10.000 sarà un mondo con più “più“, che mi sembra di capire sia l’equivalente, in scienza economica, di ciò che è la salvezza in teologia.

Ma ritorniamo ai conti. Se io spendo 32.200 euro, ma in realtà ho solo 10.000, riuscirò sicuramente a realizzare dei “più” molto al di sopra delle mie forze reali; un po’ come certi atleti che si dopano.

Ma anche se restitiuissi tutto ciò che possiedo, da dove prenderò quegli altri 22.200 euro, quando arriverà il momento di pagare?

Cioè, se io ho 10.000 e devo 2.200, faccio un sacrificio e divento più povero di prima, dopo essermi illuso. Ma 32.000… ?

Certo, posso estrarre molto di più dall’ambiente: infatti, il debito non solo mi permette di sbucaltare la natura, mi obbliga praticamente a farlo, fosse solo per ripagare il debito.

Ma cavare 32.000 euro da 10.000 è dura comunque.

Sostanzialmente vedo tre possibilità:

– quei soldi in più li rubo a un vicino

– me li faccio prestare da un terzo, così aumento il debito

–  o truffo chi me li ha prestati e scappo.

Tutte cose che succedono regolarmente, io guadagno e tu perdi.

Ma qui stiamo parlando di tutto il nostro pianeta, che è un sistema chiuso.

E di extraterrestri da derubare o truffare, non ne conosciamo.

C’è qualcosa che non quadra.

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Le cicale battono cassa

In questi giorni, sto spostando alcune cose che scrivo, più legate alla cronaca immediata, su Apocalottimismo.

Oggi ci ho messo questo.

Allora, vediamo cosa stanno facendo in questi giorni per l’ambiente.

Le linee aeree statunitensi hanno chiesto al governo 50 miliardi di dollari, divisi equamente tra prestiti a basso tasso d’interesse e un semplice regalo.

Le stesse linee aeree, tra il 2010 e oggi, hanno avuto a disposizione, grazie ai loro guadagni, diversi miliardi di dollari.

Hanno deciso di darne il 96% ai propri azionisti.

Siccome proprio oggi i ministri del trasporto europei si riuniscono per ascoltare gli aereomendicanti nostrani, ricordiamo che alle linee aeree, noi contribuenti abbiamo già dato:

“L’esenzione dalle tasse sul carburante significa un sussidio di €60 miliardi di euro ogni anno. Per ogni passeggero che vola in economy tra l’Europa e gli Stati Uniti, questo vale un generoso sussidio di quasi €95.”

Nelle versioni della Cicala e la formica che si trovano sui siti per studenti copioni, la frase finale che compare è questa:

Ma la formica disprezza la pigrizia della cicala e non si cura dell’offesa, ma persevera nel lavoro. Ma poi giunse l’inverno e grazie alla laboriosità la formica aveva abbondanza di briciole e viveva con gioia; la cicala, al contrario, a causa della sua negligenza non aveva cibi e si trovava nella miseria.

Allora implora la formica: “Dammi, per favore le briciole poiché sono affamata”. Ma alla cicala la formica risponde: “Prima cantavi ora balla!”.

A cui aggiungiamo queste righe:

La cicala allora guardò superba la formica, e disse, “Ho parlato con il nostro Presidente, e mi ha detto che ciò che è tuo, è mio!”

A Peretola, Firenze, esattamente nel punto in cui vorrebbero far finire la nuova pista dell’aeroporto in espansione, ecco i fenicotteri rosa:

 

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“Tutto, subito, attraverso il fuoco, in cenere”

Si discute su questo blog della Questione delle Questioni, quella che chiamiamo ambientale.

Noi la guardiamo sempre per frammenti: la tartaruga porina soffocata dalle bustine di plastica, il sito di Flixbus che mi offre la possibilità di “compensare” i  miei peccati al prezzo di 0,27 centesimi,  le incomprensibili faccende del clima (“1873 scienziati hanno dichiarato che finiremo  tutti arrostiti il 23 di febbraio del 2082 se non facciamo Qualcosa Subito“)…

Ciascuno di questi singoli problemi richiederebbe, ci dicono, una soluzione, una “New Deal for Nature“.

Ambiente deriva da un’antica radice indoeuropea, che indica semplicemente tutto ciò che c’è attorno a noi.

L’ambiente, per noi, è la biosfera.

Una pellicina sottilissima – una decina di chilometri sopra la superficie della terra per alcuni uccelli molto avventurosi, altrettanto sotto il livello del mare per alcune strane forme di vita acquatica, per noi terrestri, qualche decina di centimetri.

Non abbiamo alcuna prova che esista da qualunque altra parte di questo terrificante universo qualcosa di analogo.

La biosfera è un essere vivente costituito da miliardi di anni di interazioni  tra miliardi di miliardi di miliardi di creature, di cui solo un’infinitesima parte sono vivi e studiabili oggi.

Della biosfera, noi con tutti i nostri strumenti, potremo quindi soltanto capire minuscoli frammenti, per cui ogni tentativo di aggiustarla, di dominarla, è condannato al fallimento.

Tutte le specie approfittano a più non posso della biosfera, ma trovano sempre qualche ostacolo che le ferma, e ciò crea una sorta di equilibrio nelle stesse trasformazioni.

L’eccezione è la specie umana, e siccome la maggior parte dei lettori di questo blog vi appartengono, questo fatto crea non pochi problemi nel prenderne il giusto distacco.

Diciamo che la specie umana si è specializzata in un’attività: trasformare risorse non rinnovabili, attraverso il fuoco, in rifiuti, in tempi sempre più veloci.

“Rifiuti” è  un concetto molto ampio.

Immaginiamo degli alberi che crescono con tempi dettati dal sole e con grande diversità tra di loro.

Vengono tagliati dagli uomini che li usano per accendere un fuoco e riscaldarsi.

Questo è il dono di Prometeo.

Ma di tutto ciò, restano, un calore che non scompare, ma che non riacchiappiamo nemmeno più; e un mucchio di cenere grigia, inutile, o almeno  molto meno utile degli alberi originali.

Se cogliamo questa immagine – gli alberi secolari, il nostro breve e comprensibilissimo piacere nel riscaldarci al fuoco, il calore che se ne va, la cenere uniforme – avremo capito la parte fondamentale della questione ambientale.

Che vale praticamente per tutto: i carburanti fossili si sono creati in milioni di anni e scompaiono in un istante, lasciando necessariamente dietro di sé una “cenere” così inutile da essere invisibile.

Potremmo tradurre tutto ciò come un passaggio dalla Qualità – i tanti aspetti e colori e specie di alberi – alla Quantità – il semplice peso della cenere uniforme.

L’aspetto cruciale della Questione Ambientale è il Tempo.

Il Tempo misura le trasformazioni – la crescita di un albero ad esempio.

Se il consumo di legna è proporzionale a quel tempo, abbiamo un sistema sostenibile.

Ma con l’umanità, le trasformazioni si accelerano.

Il re di Spagna mandava un ordine alla Nuova Spagna, la nave partiva, e se tutto andava bene, arrivava mesi dopo; poi doveva attendere i venti favorevoli per riportare l’esito al re.

Adesso siamo arrivati al “tempo reale”: nel 2014, sei lunghissimi anni fa, Michael Lewis documentò come certi speculatori di Wall Street fecero costruire un cavo il  più rettilineo possibile per collegare Chicago alla loro base a New Jersey, in modo che i loro computer potessero ottenere informazioni con qualche millisecondo di anticipo sui concorrenti.

Pensiamo a tutti i piccoli imprenditori che vorrebbero offrire un servizio un attimo primo dei loro concorrenti, e un filino migliore, e cosa significa:

il progetto, condiviso da innumerevoli milioni di esseri umani, di trasformare tutta la biosfera, subito, attraverso il fuoco, in cenere.

Da ciò deriva anche il fatto che nessuna politica che si basi sui problemi/sintomibustine di plastica in bocca alla tartarughe, emissioni di CO2, raccolta differenziata – potrà incidere realmente sulla Questione Ambientale.

Queste affermazioni non sono né ottimiste né pessimiste, non sono di Destra o di Sinistra.

Sono semplicemente la definizione del Fatto da cui tutte le nostre esistenze dipendono.

Dopo, possiamo fare delle scelte basate sul nostro carattere personale, sulle nostre idee politiche, sui nostri interessi personali.

Possiamo scegliere di opporci al processo in corso – per quel che contano le nostre forze.

Possiamo aspettarci che la natura faccia il suo corso, come è già successo tante altre volte.

Oppure al contrario possiamo sposare il processo fino in fondo: dopo aver sterminato i mammut, in fondo, gli esseri umani se la sono cavata passando all’agricoltura; e dopo aver distrutto la biosfera, c’è comunque una galassia intera da sbucaltare, così enorme da poter assorbire per molto tempo la crescita esponenziale che caratterizza la nostra specie.

Ed esistono forse già adesso i mezzi per trasformare gli esseri umani stessi in esseri artificiali, che potranno non avere nemmeno più bisogno di una biosfera.

L’unica scelta da escludere è proprio quella basata sui problemi, sull’emergenza contro cui bisogna lanciare investimenti miliardari: perché è esattamente questo modo di fare che ci ha portati nella situazione in cui ci troviamo.

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