Vietato mordere

Oggi, dalle 17 in poi, sotto un sole cocente, i Bianchi si azzufferanno in Santa Croce con gli Azzurri, rischiando costole, ossa e denti in cambio della sola gloria, visto che nessuno viene pagato.

Siccome alcune persone poco sensibili allo spirito fiorentino sostengono che il Calcio in Costume sia una manifestazione incivile, ricordo che i’ giohino ha regole ispirate al più alto senso sportivo.

Ricordo le due regole fondamentali:

- è vietato mordere gli avversari. Sempre.

- è vietato prendere a calci un avversario quando è a terra.

Direte che queste regole vengono di rado rispettate, ma non importa.

Lascio gli anglofoni con questo ottimo video sul Calcio in Costume. Un raro caso in cui la retorica corrisonde alla realtà. E poi compaiono alcune persone che stimo profondamente (e una scena è pure girata nel nostro giardino).

Forza Bianchi!

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Soldi subito per tutti!

Da un po’ di tempo, circola la proposta di istituire un “reddito di cittadinanza” o “universal basic income” (UBI). esteso a tutti i cittadini senza distinzione.

O al massimo, esteso ai cittadini secondo criteri razziali, come lo statunitense Movement for Black Lives che propone la necessità di un UBI, riservato però a chi abbia la pelle nera: poiché i trisnonni dei neri della Georgia erano tenuti in schiavitù da un pugno di proprietari terrieri di origine inglese, i discendenti americani dei braccianti lucani o polacchi hanno il dovere di mantenere a vita i nuovi immigrati dal Senegal.

Poi si scopre, come è ovvio, che in ciascuno dei tredici stati originali, c’erano anche famiglie nere libere che possedevano schiavi, a volte anche bianchi. Dimostrando così, meglio di tutti i politicorretti, come i neri possano fare tutto ciò che possono fare i bianchi.

Wikipedia riassume così il concetto del Reddito di Cittadinanza:

“Il reddito di base o reddito di cittadinanza o reddito di sussistenza o reddito minimo universale è una erogazione monetaria, a intervallo di tempo regolare, distribuita a tutti coloro dotati di cittadinanza e di residenza in grado di consentire una vita minima dignitosa, cumulabile con altri redditi (da lavoro, da impresa, da rendita), indipendentemente dall’attività lavorativa effettuata, dalla nazionalità, dal sesso, dal credo religioso e dalla posizione sociale ed erogato durante tutta la vita del soggetto.”

Non sono servizi quindi, ma soldi, che ognuno può spendere su qualunque cosa gli luccichi davanti agli occhi.

Piovono su tutti indistintamente, quindi è un concetto completamente diverso da quello dell'”assistenza ai poveri”, sotto qualunque forma.

Dove nasce questa idea?

Destra e Sinistra sono termini che significano mille cose contraddittorie, ma possiamo dire che la Destra economica abbia le idee abbastanza chiare.

Intanto, c’è la premessa religiosa che tutti gli esseri umani utilizzino razionalmente i loro soldini, per cui qualunque cosa ne facciano ci porterà nel migliore dei mondi possibili.

Poi immaginatevi le opportunità di smercio che può offrire uno Stato che non fornisce più servizi sanitari o case popolari perché ognuno li potrà comprare dai privati.

Infine, la cosa più importante: gli imprenditori potranno contare sulla massima flessibilità nelle assunzioni e nei licenziamenti. E’ finita l’idea che gli imprenditori, che costruiscono il mondo, debbano pure avere qualche responsabilità per ciò che ne fanno.

Basta pensare al lavoro retribuito come arrotondamento: i richiedenti asilo, che hanno già tetto e cibo garantito, possono permettersi di lavorare in nero per cifre al di sotto della sussistenza. Come succedeva agli esordi del capitalismo, quando i contadini potevano permettersi di mandare il terzogenito a lavorare in fabbrica, o alla vecchia zia di cucire vestiti in conto lavorazione, tanto per aggiungere qualche spicciolo in casa.

Dietro tutto questo, c’è una piccola domanda tecnica: come si paga una simile pacchia?

Da incompente generico, mi sembra che il progetto – almeno da noi – sia di triplicare le tasse a tutti gli italiani che lavorano, per permettere a quelli che non lavorano di continuare a comprare roba fatta in Cina.

Ma passo a cose che capisco meglio.

Dietro il Reddito di Cittadinanza, ci sono due affermazioni:

1) “La tecnologia sta rendendo obsoleta la maggior parte dei mestieri”.

2) “Quindi, se la gente non ha più un mestiere, come si fa a far Girare l’Economia?”

Partiamo dalla seconda affermazione, chiedendoci esattamente perché bisogna far Girare l’Economia.

Come sapete, quando voglio capire il mondo, metto da parte i libri e mi guardo attorno, in un terreno molto preciso, delimitato dai fischi dei rondoni, tra dove i cormorani si asciugano le ali sulla Pescaia, fino alla fontana di Boboli, dove l’airone se ne sta in piedi tra le statue barocche.

giardino-di-boboliTempo fa, vi raccontai della mia conversione sulla via di Sant’Agostino. Quando abbiamo organizzato un “mercatino del vestitino che non gli sta più e adesso a chi lo regalo“, e ci siamo trovati a portar via più roba di quanta ne avessimo portata, perché di Roba, al mondo, ce n’è ormai troppa:

“Immagina adesso di trovarti a spingere un carrello della spesa stracarico sui sassi sconnessi dell’Oltrarno, pieno di più vestiti di quelli con cui sei arrivato; e la ruota davanti finisce in una buca e non riesci a tirarla fuori e le macchine dietro si fermano con gli autisti che inveiscono e il fruttivendolo si mette pure a fare lo spiritoso e i bambini con gli altri carrelli si mettono a giocare e i turisti osservano tutta la scena.

Ecco, in quel preciso momento, capisci con il corpo, e non solo con le chiacchiere, che tutti quelli che parlano di crescita, di sviluppo, di potenziale, di spirito d’impresa, di espansione del mercato sono quelli che ti hanno messo la ruota nella buca.”

E adesso torniamo alla prima affermazione, “la tecnologia sta rendendo obsoleta la maggior parte dei mestieri”.

Formulata così, non riesco a pensare a un’idiozia maggiore.

E’ vero, certamente, che a causa della tecnologia, tanta gente sta perdendo lo stipendio che riceveva a fine mese.

Ma c’è un altro aspetto.

Prendiamo il solito giardino, dove attualmente nessuno viene pagato per fare qualcosa.

Partiamo dal cancello d’ingresso, che fa davvero schifo. Andrebbe ridipinto tutto. Ci vorrebbero un fabbro, un pittore, un architetto con idee originali ma in armonia con la storia fiorentina.

Per tenere aperto il giardino, ci vorrebbero quattro persone al giorno, in due turni: una all’ingresso, a ricevere la gente e a spiegare le regole, e una a girare continuamente a vedere che vengano rispettate, unendo fermezza e diplomazia: due turni, sette giorni la settimana, diciamo ventotto persone.

Poi ci vorrebbe qualcuno in grado di seguire i drammi familiari, tra divorzi e sfratti, diciamo tre o quattro psicologi, nonché un avvocato con tutto il suo studio. E poi ci vorrebbero cinque persone che dessero una mano a tutte le mamme che non ce la fanno a star dietro ai figlioli tutto il giorno, perché hanno da lavorare…

Falegnami, affrescatori, stuccatori…

Gente in grado di insegnare il calcio, il pallavolo, l’inglese, l’arabo, i giochi di prestigio…

Storici in grado di passare mesi agli archivi, ricostruendo le vicissitudini del luogo…

cantanti e musicisti, in grado di mettere tutto ciò in musica…

Da pulire il giardino tutti i giorni da un capo all’altro, da spiegare a ogni frequentatore come vanno differenziati i rifiuti, da vedere come coinvolgere ciascuno a fare qualcosa anche loro. E da fare un piano per ridurre davvero la produzione stessa dei rifiuti…

Esperti di cultura punjabi, in grado di comunicare con le mamme sikh e musulmane…

qualcuno in grado di spiegare a genitori e bambini il motivo per cui è da fessi lavorare gratis per Zuckerberg, digitando ossessivamente sul telefonino; e quindi un misto di buon senso da quinta elementare e di informazioni tecniche da laurea in elettronica…

gente in grado di cogliere il nesso tra allattamento da un capo, e dall’altro, l’idea che il bambino deve sentirsi responsabile e non solo beato utente senza freni che può spaccare tutto…

Cuochi e pasticcieri per le cene e le feste, con dietro dietisti ed esperti di alimentazione (e da riflettere sul rapporto tra cibo e rifiuti), qualcuno in grado di organizzare una campagna per farci regalare violini, muratori, esperti di alberi e di pianti…

un gruppo di psicologi e medici e diplomatici che ci aiuti a capire come frenare i babbi e le mamme che fumano davanti ai figlioli…

diciamo che per un centinaio di persone, potremmo trovare lavoro al nostro piccolo giardino.

Qui smascheriamo la menzogna fondante: di lavoro utile per tutti, fisicamente e mentalmente stancante ma profondamente soddisfacente, ce ne sarebbe un’infinità.

Pochissimo di questo lavoro potrebbe essere sostituito, anche dal più brillante dei robottini.

Il problema non è affatto che “manca il lavoro”, anzi mancano i lavoratori.

Altro che mantenerli a sbafo. A lavorare!

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Manchester, scoperto il mandante

A Manchester, la polizia perquisce la casa dell’attentatore.

Solo che a forza di cercare polvere e tracce di DNA all’interno, si perdono l’immenso indizio che fornisce l’esterno.

manchesterDove vediamo a chiare lettere, che il mandante anche questa volta è sempre lui: Charles-Edouard Jeanneret-Gris, noto nel mondo della criminalità ambientale con vari pseudonimi, quali “il Corvo”, “Lecorbesier”, “Le Corbu” e “Le Corbusier“, uno dei più famigerati elementi della Banda di Ludwig Mies detto “van der Rohe” e tale Gropius, alias “Massa”.

 gropiusFoto segnaletica di “Massa”

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Tempi interessanti

Ribadiamo alcune cose a proposito della questione del cambiamento climatico (che, ricordiamo, non è un semplice “riscaldamento globale”).

Ne parlano molti: vediamo pittoreschi cortei di benintenzionati, vediamo accordi tra politici che non ispirano molta fiducia, vediamo le principali imprese del petrolio e del carbone che chiedono che si rispetti l’accordo di Parigi perché sperano in sussidi pubblici per alcune opere di maquillage…

A prescindere dall’antipatia che possono ispirare tutti costoro, restano le domande fondamentali: è in corso un grande cambiamento climatico? E’ dovuto all’uomo? E’ pericoloso? Possiamo farci qualcosa?

Qui, invece di affidarci a simpatie o antipatie, possiamo solo affidarci al buon senso e a chi ne sa più di noi.

Il buon senso ci dice una cosa semplice.

Due secoli fa, un miliardo di esseri umani tagliavano un po’ di legna e aravano i campi; e con l’aiuto di frecce, pecore e fucine sono riusciti a desertificare le montagne, sterminare gran parte della biodiversità e persino avvelenare l’aria con il piombo.

Oggi, non solo siamo sette volte di più, ma soprattutto è come se ognuno di noi avesse a disposizione 500 altri esseri umani come schiavi (le stime degli energy slaves variano moltissimo, ma siamo sempre nell’ordine di diverse centinaia).

Insomma, qualche migliaio di miliardi di sbucaltatori, intenti a mettere letteralmente a ferro e a fuoco la biosfera, che da dove volano gli uccelli fino al pesce che vive più in profondità, è, in proporzione al pianeta, meno spessa della buccia rispetto a una mela.

Tra l’altro con trasformazioni chimiche irreversibili inimmaginabili in passato, e senza che esista più un luogo nuovo da depredare o trasformare in discarica.

Syncrude Aurora Oil Sands Mine, north of Fort McMurray, Canada.Estrazione petrolifera dalle sabbie bituminose, Canada

Basta il buon senso per dirci che in circostanze simili, qualcosa deve succedere.

La domanda è solo, che cosa?

La risposta non ce la danno i benintenzionati o i politici, ma i climatologi, che è gente mite che si occupa di studi noiosissimi e poco apprezzati, in condizioni in cui non devono cercare la popolarità o subire particolari ricatti politici.

Nell’2013, è uscito un metastudio, a firma John Cook et al.,  che prendeva in considerazione gli abstract di 11,944 articoli scientifici sul cambiamento climatico, usciti tra il 1991 e il 2011. In solo un terzo degli articoli si accennava alle cause, ma per il 97% di questi, le cause erano umane.

Uno studio successivo, sempre di Cook et al., conferma che

“Il consenso che gli esseri umani siano la causa del recente riscaldamento globale è condiviso dal 90%-100% dei climatologi che pubblicano articoli, secondo sei studi indipendenti dei coautori di questo studio”.

Insomma, c’è ormai poco da discutere, la causa principale dei cambiamenti climatici in corso è l’attività umana, punto e basta.

Più complesso è il discorso degli effetti di questo cambiamento, perché possono andare dall’estinzione della maggior parte delle specie viventi, alle inondazioni, all’innalzamento del livello del mare, alla desertificazione, al rilascio del metano in fondo agli oceani, all’interazione tra tutte queste e altre cose ancora; e come  sempre, ci si può sbizzarrire a fare i profeti, nel campo più complesso e intrecciato del mondo.

Sappiamo soltanto che stiamo vivendo i tempi più interessanti del pianeta dall’estinzione dei dinosauri in qua, ed è già qualcosa di cui essere grati ai nostri genitori.

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La fisica quantistica dell’intersezionalità

Una venerabile legge sociologica stabilisce che, se tu inventi per scherzo una cialtronata, puoi essere sicuro che qualcuno l’abbia già inventata, ma sul serio.

Conoscete probabilmente il detto publish or perish, “pubblica o crepa”, riferito ai docenti universitari statunitensi che per farsi vedere produttivi, sono obbligati all’ammuina di far uscire continuamente articoli su riviste peer review.

Da qui nasce una ricca industria di riviste peer review a pagamento, che permettono ai disgraziati docenti di fare curriculum.

Due accademici americani,  Jamie Lindsay e Peter Boyle, hanno presentato un articolo a una di queste riviste, Cogent Social Science, che – certamente dopo attenta revisione da parte dei pari – ha deciso, il 19 maggio, di pubblicarlo online.

L’articolo si intitola “The Conceptual Penis as a Social Construct, parla della “società pre-post-patriarcale” e – attraverso migliaia di confuse parole – attribuisce il cambiamento climatico al Pene Concettuale.

Il 19 maggio, l’articolo è uscito sul sito di Cogent Social Science, e lo stesso pomeriggio, gli autori hanno svelato che era uno scherzo, costruito in gran parte utilizzando il generatore automatico di gergo postmoderno, e che prima di mandarlo alla rivista, avevano controllato attentamente che non significasse assolutamente nulla.

Passa qualche giorno, e una certa Whitney Stark, docente di gender studies e dotata di un prestigioso Master in “Cyborg and Post Colonial Theory”, pubblica su The Minnesota Review, un articolo serissimo, in cui spiega come la Fisica Quantistica opprime le donne:

“Siccome la teoria tradizionale della fisica quantistica ha influenzato la maniera in cui l’umanità comprende il mondo, ha aiutato anche a dare credibilità all’attuale regime di razzismo, sessismo e classismo che danneggia le minoranze”.

Ci attendiamo la replica della nostra dendroterapeuta esperta di fisica quantistica.

Ecco l’abstract del suo articolo, non oso tradurvelo.

Assembled Bodies

Reconfiguring Quantum Identities

Abstract

In this semimanifesto, I approach how understandings of quantum physics and cyborgian bodies can (or always already do) ally with feminist anti-oppression practices long in use. The idea of the body (whether biological, social, or of work) is not stagnant, and new materialist feminisms help to recognize how multiple phenomena work together to behave in what can become legible at any given moment as a body. By utilizing the materiality of conceptions about connectivity often thought to be merely theoretical, by taking a critical look at the noncentralized and multiple movements of quantum physics, and by dehierarchizing the necessity of linear bodies through time, it becomes possible to reconfigure structures of value, longevity, and subjectivity in ways explicitly aligned with anti-oppression practices and identity politics. Combining intersectionality and quantum physics can provide for differing perspectives on organizing practices long used by marginalized people, for enabling apparatuses that allow for new possibilities of safer spaces, and for practices of accountability.

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Siamo tutti Trump

Circa una settimana fa, scrivevo di come Trump non fa altro che cercare di mantenere la grande promessa elettorale: non far pagare all’americano medio la crisi del sistema mondiale.

L’altro giorno, la Merkel ha espresso bene il concetto, ma dal punto di vista europeo:

“I tempi in cui potevamo fare pienamente affidamento sugli altri sono passati da un bel pezzo, questo ho capito negli ultimi giorni.

Noi europei dobbiamo davvero prendere il nostro destino nelle nostre mani.

“Tuttavia dobbiamo sapere che dobbiamo lottare noi stessi per il nostro futuro e il nostro destino di europei”.

E qualche giorno dopo, Trump è comparso, accompagnato da una banda jazz, per annunciare l’uscita degli Stati Uniti dagli accordi di Parigi, con una frase ineccepibile:

“I was elected by the citizens of Pittsburgh, not Paris.”

E quelli di Pittsburgh, se permettete, vogliono affondare cinque minuti dopo di noi.

D’altronde, faremo quasi tutti così al dunque. Siamo umani, no?

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Non falsificabile!

James J. O’Meara è un intellettuale americano, figlio di operai cattolici e grande estimatore di sostanze psicotrope, che sostiene, all’incirca, quanto segue.

Il mondo si divide in due: gli Ariani e gli Ebrei.

Fin qui, la tesi non è estremamente originale.

La caratteristica fondamentale della modalità ariana, secondo O’Meara, è l’esistenza di gruppi di maschi fortemente legati tra di loro, il Männerbund.

Gli Ebrei al contrario promuovono la Famiglia. Sono quindi i principali promotori dell’omofobia, oltre che della Sinistra. Un’omofobia che emerge ogni volta che inveiscono contro qualcuno di Destra, accusandolo di essere un “omosessuale represso”.

A questo punto, qualcuno fa notare a James J. O’Meara che gli Ebrei promuovono i movimenti omosessuali. Lasciamo perdere quanto ciò sia vero, limitiamoci a seguire il ragionamento.

James J. O’Meara non batte ciglio. Spiega infatti che gli Ebrei controllano i due lati del discorso: quello antiomosessuale, come quello filo-omosessuale. Allo scopo di normalizzare gli omosessuali, trasformando persino loro in famiglie e distruggendone quindi il grande potenziale.

Ora, quando si parla di sostanze stupefacenti, di ariani, di omosessuali e di ebrei (e lui ci mette anche i negri, ma lasciamo perdere per il momento) diventiamo tutti nervosetti.

Ma voglio far notare qualcos’altro.

O’Meara afferma che gli ebrei sono familofoli omofobi. Bene, per smentirlo, basterebbe trovare un certo numero di ebrei omofili.

E li trovo.

A questo punto O’Meara sostiene che gli ebrei controllano entrambi i capi del discorso.

Una frase omofoba? E’ ebraica. Una frase omofila? E’ ebraica.

Allora obietto, “ma se promuovono l’omosessualità, come fanno a essere familofili?” E lui mi risponde, “ma è ovvio, vogliono fare le famiglie gay per minare l’omosessualità”.

A questo punto, ha vinto lui, perché non esistono più obiezioni possibili.

Però attenzione, il metodo di O’Meara è universale, e lo usi anche tu e lo uso anch’io.

L’Infalsificabile Metodo O’Meara lo usano i sostenitori del libero mercato, i comunisti, i complottisti e gli anticomplottisti, i maschilisti e le femministe, gli antifascisti, gli antirazzisti, gli anti-immigrazionisti…

Tutti entrano nella mischia per far vincere le proprie certezze e poi usano qualunque arma trovino e anche il suo contrario. E – almeno ai propri occhi – vincono sempre.

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Il Maestro Alessandro

Non cito di solito i classici, ed è un male, cercherò in questo periodo di riparare.

In tempi lontani, ho fatto il liceo classico, da povero e per amore della storia, senza avere la minima idea di cosa significasse in termini di figli di notai di destra e di giornalisti snob di sinistra.

Ma al di là delle migliori intenzioni degli insegnanti, certe cose si imparano meglio nella vita che a scuola.

Quando parliamo di comune umanità, troppo facile sentirci vicini all’artista postmoderno coreano o al nigeriano che su Facebook mette I Like alla cantante americana.

La vera prova dell’unità dell’umanità sta nel rapportarci con gente che andava a piedi o a cavallo, che non sapeva che esisteva l’America e la notte vedeva le stelle senza mediazioni.

E quando sentivano la parola elektron, pensavano all’ambra misteriosa che si accumulava sulle spiagge di un mare del Nord che era oltre i confini del mondo.

Allora mi rileggo Marco Aurelio, che nel primo libro di quelle che chiamano le sue Meditazioni, ringrazia coloro che gli hanno insegnato qualcosa.

E resto colpito quando racconta ciò che ha appreso dal Grammatico Alessandro di Cotieno. Quest’uomo, i cui resti saranno polvere da diciotto secoli, insegnava una lingua – il greco – nella stessa esatta maniera in cui ho insegnato l’inglese a qualcuno che mi è caro:

Dal grammatico Alessandro: non censurare e non redarguire in maniera offensiva chi parlando incappa in un barbarismo o in un solecismo, ma, con il giusto tatto, limitarsi a pronunciare l’espressione corretta, come se si stesse rispondendo o manifestando la propria approvazione o analizzando la sostanza della questione, non il termine usato, oppure attraverso un’altra forma altrettanto garbata di rilievo.

Παρὰ Ἀλεξάνδρου τοῦ γραμματικοῦ τὸ ἀνεπίπληκτον καὶ τὸ μὴ ὀνειδιστικῶς ἐπιλαμβάνεσθαι τῶν βάρβαρον ἢ σόλοικόν τι ἢ ἀπηχὲς προενεγκαμένων, ἀλλ̓ ἐπιδεξίως αὐτὸ μόνον ἐκεῖνο ὃ ἔδει εἰρῆσθαι προφέρεσθαι ἐν τρόπῳ ἀποκρίσεως ἢ συνεπιμαρτυρήσεως ἢ συνδιαλήψεως περὶ αὐτοῦ τοῦ πράγματος, οὐχὶ περὶ τοῦ ῥήματος, ἢ δἰ ἑτέρας τινὸς τοιαύτης ἐμμελοῦς παρυπομνήσεως.

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