Geert Wilders ruba l’idea a Nello Rega

Il personaggio che vedete in questa foto è un politico olandese di nome Geert Wilders.

Evidentemente sta cercando di diventare famoso imitando il nostro vecchio amico Nello Rega.

Wilders ha infatti appena scritto un libro intitolato Marked for Death: Islam’s War Against the West and Me, all’incirca, “Segnato per essere assassinato: la guerra dell’Islam contro l’Occidente e contro di me”.

Figuriamoci se l’Islam, che ha già le mani occupate con una guerra in Basilicata, si va a occupare pure di questo qui.

PrintFriendly
Posted in Cialtroni e gente strana, islamofobia | Tagged , , , , , , | 6 Comments

Tarek Mehanna, diciassette anni e mezzo di carcere per aver fatto il traduttore

Tarek Mehanna  è un farmacista ventinovenne nato e cresciuto nel Massachusetts.

Alcuni giorni fa, un tribunale degli Stati Uniti lo ha condannato – per “sostegno materiale al terrorismo” – a 17 anni e mezzo di carcere, da scontare in isolamento in ciò che negli Stati Uniti chiamano una supermax, lo “zoo elettronico”, la sezione di massima sicurezza all’interno delle carceri di massima sicurezza.

Alla fine del suo processo, Tarek Mehanna ha fatto un discorso che resterà nella storia. Curiosamente, questo presunto nemico dell’America esprime ciò che di più profondo c’è nella cultura statunitense.

Il discorso è stato tradotto in italiano da Io Non Sto Con Oriana, e invitiamo tutti a leggerlo attentamente.

L’accusa di “sostegno materiale al terrorismo” si basa esclusivamente su scritti e traduzioni di Tarek Mehanna, cioè attività che ricadono normalmente sotto la protezione del Primo Emendamento alla Costituzione: io ho comprato l’edizione critica degli scritti di Osama bin Laden nella principale libreria di New York.

Nel 2010, nel caso Holder v. Humanitarian Law Project, la Corte Suprema ha però stabilito che persino l‘offerta di assistenza legale a imputati di terrorismo poteva costituire una forma di “sostegno materiale” al terrorismo stesso; e di conseguenza e a maggior ragione attività altrimenti protette dal Primo Emendamento, come la traduzione di testi.

A trasformare ciò che altrimenti non sarebbe reato, basta l’intenzione; e l’intenzione si dimostra analizzando minuziosamente proprio le opinioni degli imputati, quelle opinioni che in teoria non sarebbe reato avere.

Mehanna è accusato di aver scritto mail agli amici, di aver scaricato video, di aver tradotto documenti liberamente accessibili su Internet e aver messo sul web le proprie traduzioni. Infine, di aver visitato lo Yemen per una settimana nel 2004, dove anche l’FBI ammette che non avrebbe avuto contatti significativi.

In un primo momento, lo si è anche accusato di voler progettare una strage in un centro commerciale, accusa sparita poi completamente dal processo.

In otto anni di sorveglianza intensiva, l’FBI non ha trovato una sola prova di interesse per azioni violente: anzi, sappiamo che Tarek Mehanna aveva rigettato in modo netto le proposte di un suo allora amico – che poi sarebbe diventato un informatore per il governo e
non è stato accusato di nulla dalla giustizia – che aveva suggerito di compiere attentati all’interno degli Stati Uniti.

Tarek Mehanna fa parte della metà degli statunitensi che non hanno mai posseduto un’arma da fuoco.

Nel dispositivo inquisitoriale, contano le prove contro l’imputato, non quelle a discarico.

Mehanna ha sempre sostenuto la legittimità della resistenza, nei paesi invasi dagli Stati Uniti e dai suoi alleati, e questo pesa per la sua condanna; ma diventa irrilevante, il fatto che Tarek Mehanna, sul suo blog  (ancora visibile in rete) – dove non menziona mai al-Qaida -  abbia tradotto una fatwa di condanna di azioni violente che colpiscono persone innocenti.

In una discussione, Tarek Mehanna risponde così a qualcuno – vai a capire se autentico, o mandato lì per indurlo in tentazione - che sostiene la liceità di azioni che colpiscono i civili:

“Amico mio, puoi cercare di giustificarla come ti pare, ma il Profeta ha dichiarato in termini di una chiarezza cristallina che è rigorosamente vietato prendere di mira donne e bambini in guerra [...]. Si tratta di una norma divinamente rivelata che ha origine da Allah ed è stata trasmessa dal Suo Messaggero, e nessuna opinione – che sia o no di un mujahid – può prevalere su di essa”.

Tarek Mehanna ha anche tradotto un’altra fatwa, in cui si ingiunge al musulmano in visita a un altro paese (non islamico), a obbedire rigorosamente alle leggi di quel paese.

Giovedì scorso, c’è stato il World Press Freedom Day, la Giornata Mondiale per la Libertà di Stampa, ospitata per la prima volta proprio a Washington: il tema, 21st Century Media: New Frontiers, New Barriers – la libertà di espressione ai tempi di Internet.

Il presidente degli Stati Uniti,  Barack Obama ha mandato ai convenuti queste dorate parole, rivolte ai sudditi imperiali in tutto il pianeta:

“Invitiamo tutti i governi a cogliere quella promessa, riconoscendo il ruolo cruciale di una stampa libera e prendendo le misure necessarie per creare società in cui giornalisti indipendenti possano operare liberamente e senza paura“.

Della libertà di noialtri traduttori, invece, non ha detto nulla.

PrintFriendly
Posted in Censura e controllo globale, Terrorismo realtà e mistificazione, USA | Tagged , , , , , , , , , , , | 32 Comments

Ho sentito dire che si vota

PrintFriendly
Posted in monispo, riflessioni sul dominio | Tagged , , , , , , , , , , | 5 Comments

Istruzioni per organizzare un attentato anarchico

Il signor Shaquille Azir  è un cittadino degli Stati Uniti con qualche problema.

Ha subito condanne per possesso di cocaina, per rapina, per aver usato assegni scoperti (ben quattro volte), per furto e falsificazione di documenti, senza contare nove tentati fallimenti (concessi due volte dal tribunale). Non è poco, nel paese in cui le condanne carcerarie sono notoriamente pesanti e lunghe.

Non deve essergli comunque sempre andata male, visto che attualmente Shaquille Azir lavora come imprenditore edile.

E infatti, dalla scorsa estate, il signore ha arrotondato il proprio lavoro – e si è tolto dal collo un bel po’ di fiato -  diventando una CHS o “Confidential Human Source” per conto dell’FBI.

Lo scorso ottobre, il signor Azir ha preso di mira un ragazzo che lavorava per lui, il giovane Douglas Wright. Douglas Wright partecipava al movimento Occupy, e sosteneva che fosse ora di fare qualcosa contro il dominio delle corporations.

Dietro ordini dell’FBI, Azir è riuscito a convincere Douglas e quattro recalcitranti amici che quel qualcosa poteva assumere la forma di una bomba.

I giovani non volevano fare male a nessuno, ma alla fine Azir è riuscito a convincerli a colpire un ponte.

Azir ha fornito il (finto) esplosivo e il telecomando per farlo scoppiare, e i giovani – tutti bianchi e con cognomi anglosassoni – sono stati arrestati sul fatto  e oggi attendono in carcere una potenziale condanna all’ergastolo per “tentato utilizzo di armi di distruzione di massa”.

Per aver organizzato l’unico attentato anarchico della recente storia statunitense, il signor Shaquille Azir ha ricevuto  dall’FBI l’importo di 5.750 dollari per i servizi e 550 per le spese, che a me sembra pure poco, vista l’evidente bravura del personaggio.

La grande offensiva terroristica prosegue, evidentemente, senza sosta.

PrintFriendly
Posted in Terrorismo realtà e mistificazione, USA | Tagged , , , , , , , , | 127 Comments

Cristiani in Siria, al-Qaeda nello Yemen

Due notizie da ciò che si conviene chiamare Medio Oriente.

La Siria – che in senso ampio, comprende la Palestina – è il luogo in cui è nato il cristianesimo.

Il quotidiano cattolico inglese, Catholic Herald, ci racconta:

“Quasi tutta la popolazione cristiana della città siriana di Homs è fuggita dalla violenza e la persecuzione, secondo Fides, l’agenzia stampa della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.

L’esodo in massa di circa 50.000 persone dai villaggi e cittadine attorno alla città arriva assieme a resoconti di assalti e sequestri di case di cristiani a Homs.

La Chiesa Siro-Ortodossa ha riferito a Fides che il 90 percento dei cristiani sono stati espulsi, in quella che si teme sia una “pulizia etnica in corso”.

Fino a oggi, Homs è stata la sede di una delle più grandi popolazioni cristiane della Siria, e fonti della Chiesa dicono che i fedeli hanno subito la parte più pesante della violenza, fuggendo verso villaggi nelle montagne che distano 30 miglia dalla città.

Gli islamisti sarebbero andati di casa in casa nei quartieri di  Hamidiya e Bustan al-Diwan a Homs, costringendo i cristiani ad andarsene senza poter portare con loro i propri averi”.

L’altra notizia viene dallo Yemen, e ce la riferisce un articolo uscito su The Guardian e tradotto su Io Non Sto con Oriana.

Si tratta della nascita di un non-stato “al-qaedista” nello Yemen, attorno alla cittadina di Azzan.

Uno dei mille esiti della grande e complessa sommossa araba di questi anni è stata infatti la dissoluzione dello stato dello Yemen, sostituito in alcune regioni da “emirati” vagamente associati, anche se forse solo nella mente sistematica degli Occidentali, ad “Al Qaeda nella Penisola Arabica”.

Ma forse Osama bin Laden, in quel contesto, è soprattutto il mito dell’uomo proveniente da una delle peggiori famiglie del mondo, che rinunciò a tutto per vivere in una caverna e combattere l’ingiustizia.

L’articolo contiene anche un’interessante intervista con un combattente, che ha abbandonato gli studi universitari per partecipare alla rivolta delle campagne. Un’intervista che contiene elementi che chiunque conosca il Messico – che pure è all’altro capo del mondo – capirà subito.

“Fouad una volta studiava inglese alla facoltà di lettere dell’università di Sana’a, ma adesso si veste e si atteggia come uno jihadista. In testa porta un grosso fazzoletto bianco tirato sulla fronte, che mantiene in ombra le sue fattezze emaciate. Parla sottovoce in arabo classico, ma quello che dice è roba dei nostri giorni ed ha poco a che fare con le caverne dell’Afghanistan.

I mass media si sforzano di ritrarre i mujahedin come degli ignoranti falliti, che si mettono su questa strada perché sono dei reietti della società”, dice. “In realtà molti mujahedin hanno studiato ed hanno anche dei diplomi superiori, ma hanno abbandonato gli studi per prendersi cura del loro paese. Hanno visto il loro paese insultato e costretto sotto l’oppressione, e credono che sia loro dovere intraprendere questo percorso”.

Secondo Fouad la “democrazia”, un vocabolo che per lui indica i leader arabi autocratici che nei loro paesi tengono elezioni truccate ha mostrato di non funzionare.

La democrazia ha fallito nel mondo arabo“, afferma. “Ha fallito in Tunisia, ha fallito in Egitto, ha fallito in Libia, ha fallito nello Yemen. La gente su questo è d’accordo”.

“La democrazia ci ha portato soltanto ingiustizia, ignoranza, arretratezza e il desiderio di scimmiottare l’occidente. Ed i primi a rivoltarsi contro questi governi ignobili sono stati i mujahedin. All’inizio la gente non li seguiva perché lo stato di polizia era forte. La gente li temeva. Alla fine, però, ha cominciato a ribellarsi quando ha visto che si trattava di scegliere tra l’ingiustiza e la schiavitù da una parte e la libertà dall’altra. Così la gente si è ribellata. E noi sosteniamo ogni rivoluzione, come faceva lo sceicco Osama”.

“Anche noi abbiamo tratto benefici da queste rivoluzioni. Ci hanno portato la libertà, siamo potuti scendere in campo aperto”.

Secondo Fouad le rivoluzioni hanno indebolito gli stati di polizia e gli jihadisti si sono mostrati in grado di trarre profitto dalla situazione. “Siamo riusciti a prendere il controllo di certe città e di certe regioni. Siamo riusciti a parlare alla gente della nostra missione. Tutto questo è successo durante l’ultima rivoluzione”.

“Abbiamo cercato fin da principio di arrivare a controllare città e regioni. Controllare il territorio con la legge sacra è il nostro obiettivo fondamentale. Nient’altro. Vogliamo solo servire il popolo, dando ad esso quello che per tanto tempo gli è mancato”.”

Il terremoto delle sommosse arabe inizia ad assestarsi; e il nuovo paesaggio, anzi i molti nuovi paesaggi, iniziano a delinearsi.

E probabilmente chi era già più vicino all’autosufficienza e abituato a vivere senza Stato, se la caverà con molto meno traumi.

Un piccolo assaggio del futuro che ci attende tutti, nel male ma anche nel bene.

PrintFriendly
Posted in Medio Oriente | Tagged , , , , , , , , , , | 31 Comments

Umanità

Utilizzo con riluttanza il termine “umanità”, dato che appartiene a quel genere di espressioni che, al solo pronunciarle, reificano e falsificano le cose cruciali di cui parlano. Ai fondatori dell’Unione Umanistica che mi invitavano a entrarne a farne parte, ho risposto: “Entrerei forse in un club che si chiamasse Unione Inumana, ma a uno che si chiami Umanistico non potrei proprio aderire”.
(Th. W. Adorno)

Non so la fonte (l’ho pescata su Asinus Novus), ma condivido.

PrintFriendly
Posted in mundus imaginalis | Tagged , , , , | 69 Comments

Thomas Homer-Dixon, il romanista dell’impero

Sto leggendo The Upside of Down, di Thomas Homer-Dixon.

Il libro parla delle grandi catastrofi storiche, in particolare della caduta dell’impero romano, costruendo paralleli con la crisi mondiale attuale.

Lo spunto è un complesso studio che l’autore, professore universitario in Canada, ha condotto sul consumo energetico richiesto per la costruzione del Colosseo; e da qui compie ampie escursioni in campi come lo sfruttamento delle risorse, la demografia e il cambiamento climatico, arrivando a teorizzare il concetto di catagenesi, cioè del collasso di sistema complessi che porta alla nascita di nuovi sistemi.

In apparenza, Thomas Homer-Dixon non ha nulla dell’ottimismo di certi cultori dell’impero, che sostengono che viviamo nel migliore dei mondi e che le preoccupazioni ecologiche ed energetiche sono perdite di tempo.

Però, tutta la ricerca di Thomas Homer-Dixon ruota attorno al tema, come governare l’imminente catastrofe. Che è un tema estremamente concreto per tutto il vasto dispositivo di dominio mondiale.

Infatti, Thomas Homer-Dixon si vanta di essere un consulente per la CIA, il National Security Council, il National Intelligence Council e il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti.

Thomas Homer-Dixon, ci informa Wikipedia, è professor di “Sistemi globali” presso il Centre for International Governance Innovation (CIGI), istituito con notevoli finanzialmenti da James Balsillie, miliardario canadese nel campo delle telecomunicazioni e uno dei pochi membri della Trilateral Commission.

Secondo l’associazione dei docenti universitari canadesi (CAUT), le università che accettano i fondi del CIGI – in tempi di duri tagli ai fondi statali – sono obbligate a concedere al think tank di Balsillie il diritto di scegliere e talvolta anche di licenziare il personale accademico.

Lo studio dell’impero romano, in Italia, sarebbe competenza di qualche solitario latinista, o al massimo potrebbe essere considerato utile per qualche infausto Disneyland antico-romano.

Mentre il sistema del dominio statunitense investe denaro e ascolta attentamente chi cerca nella storia di quell’impero, lezioni utili per salvare il salvabile dell‘impero attuale.

PrintFriendly
Posted in riflessioni sul dominio | Tagged , , , , , , , , , | 73 Comments

Giornalisti contatori

Repubblica ha aperto una sorta di supplemento online dedicato alle inchieste, che dovrebbe significare mettersi a cercare informazioni vere e inedite, e non solo giocherellare a caso con la tastiera.

Ricordiamo che Repubblica si presenta come serio e antirazzista, al contrario, ad esempio, di Libero.

L’inchiesta di oggi si presenta sotto il mite titolo Taliban, Italia e – tra l’altro – rivela al mondo un dato interessante:

“Sono 15 mila i matrimoni poligamici in Italia e la poligamia è vietata dal codice penale (art 556 ) ed è punita con il carcere.”

Saranno andati all’Ufficio Cerimonie Vietate del Comune per farsi dare le statistiche più recenti?

Oppure avranno fatto un sondaggio all’uscita di una fabbrica a tutti gli operai con le facce un po’ scure, “scusi, lei oltre alla moglie legittima, ha anche l’amante fissa?”

P.S.

Un commentatore sottolinea il fatto che in effetti Repubblica cita una fonte:

“dati tratti da una ricerca effettuata dalla rivista Al maghrebiya in collaborazione con L’Osservatorio per il Mediterraneo, la Federazione della comunità marocchina in Italia, l’Associazione Arabi in Italia e l’Associazione Donne arabe in Italia”

Cioè un insieme di associazioni di dubbia realtà, raccolte attorno all’onorevole Souad Sbai, e che almeno nessun marocchino o arabo che io conosca ha mai visto in carne ed ossa.

Mi sembrava inutile citare tale “fonte”; ma il commentatore ci ha gentilmente presentato anche la fonte della fonte, cioè una vecchia affermazione, priva di qualunque riscontro, di Magdi Allam:

Noi abbiamo la certezza che nelle moschee d’Italia si celebrano matrimoni poligamici, che le famiglie poligamiche stanno diventato una realtà sociale che, anche se concernesse solo l’1,5% del milione di musulmani regolari (è una stima del 2001 emersa da una mia inchiesta), si tratterebbe pur sempre di 15 mila musulmani poligami.

Cioè, nel 2001 un estremista notoriamente incompetente ha sparato questa cifra; che è stata ripresa dal seguito dell’onorevole Souad Sbai, e che Repubblica oggi ci presenta come una verità scientifica.

Il bello è che da allora i musulmani in Italia sono aumentati del 50%, ma si sono dimenticati di aggiornare la “stima”.

PrintFriendly
Posted in giornalisti cialtroni, islamofobia | Tagged , , , , , , | 98 Comments