Egitto e Turchia, un breve salto in Oriente

Dovendo tradurre il bilancio di una grossa azienda (no, mi pagano esattamente quanto mi pagano le piccole aziende di Prato), non ho tempo per fare una ricerca seria su due notizie che comunque meritano una certa attenzione, quindi fatemi pure le pulci…

La prima notizia è che in Egitto, un giudice ha appena deciso 529 condanne a morte per una sommossa in cui era morto un poliziotto (pare che il giudice si sia sentito provocato quando un avvocato della difesa si è messo a dire qualcosa a proposito della Costituzione).

Aggiungiamo che negli ultimi mesi, la polizia in Egitto ha compiuto circa 16.000 arresti politici, superando i numeri dei governi precedenti. Cifre che si vanno ad aggiungere a circa 1.400 persone uccise dalla polizia negli scontri – piuttosto unilaterali – di piazza degli ultimi mesi.

Lungi da me voler opinare sulla caotica politica egiziana, ma qualcosa verrebbe da dire a Repubblica, che – almeno nella versione online – non parla nemmeno delle 529 condanne a morte (però ci troviamo “Bella Belen, libro fotografico per i dieci anni di carriera“).

Invece, in Turchia apprendiamo che il governo sta cercando di rendere inaccessibile Twitter, con immediata stizzata denuncia da parte della Casa Bianca.

Ora, Recep Tayyip Erdoğan è notoriamente uno sbruffone iperreattivo, ma è interessante capire perché ha commesso questa sciocchezza.

Tempo fa, vi abbiamo raccontato dell’oscuro impero di Fethullah Gülen, capo della più grande rete mondiale di scuole private e di un’impenetrabile setta islamica che domina gran parte dell’economia turca. A fianco di Erdoğan agli inizi, questa setta ha preso in mano la polizia turca. La quale, dopo aver aiutato il presidente a smantellare il complesso militare-industriale che dominava da decenni il paese, si è messa a spiare sul governo, mettendo illegalmente sotto controllo oltre settemila telefoni. Che non è niente rispetto all’NSA, ma ognuno usa i mezzi che ha.

Ora, trattandosi del governo che ha privatizzato il privatizzabile e asfaltato il paese in nome dello sviluppo economico, è stato piuttosto facile per la polizia trovare materiale per ricattare il governo.

Ma il governo, invece di subire in silenzio, ha reagito epurando i seguaci dell’Imam nella polizia e varando in parlamento una legge che chiuderà, entro il 2015, le scuole private di Gülen: come ha detto  Erdoğan, “Tirate fuori i vostri figli, se vanno a quelle scuole. Bastano le scuole statali“.

Quindi, i gulenisti reagiscono mettendo su Internet una quantità impressionante di registrazioni fatte in realtà dalla polizia, da cui emerge un normale quadro di corruzione politica. Registrazioni che non toccano per ora l’opposizione laica, che infatti si guarda bene dal sostenere la politica laicista per caso, del presidente.

Insomma, il mondo è un po’ più complicato di quanto sembri, e la Turchia è il paese più complicato del mondo.

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Non ho niente da dire, ma so come dirlo

Ho sentito il nome di Cristina Scaletti per la prima volta, guardando questo video, quindi non sono minimamente prevenuto.

So solo che è una signora che si presenta come candidato a sindaco di Firenze; ma la cosa interessante è la maniera con cui si annuncia.

Un modello insuperabile di grinta nel non dire assolutamente nulla.

Infatti, anche dopo aver ascoltato tutto il video, non ho la minima idea di cosa voglia. Però richiede genio, saper non prendere alcuna posizione su alcun tema specifico e farlo passare per un progetto ambizioso – “io comincio la gara perché penso di vincerla!” esclama.

Non c’è luogo comune che la signora non sappia dire, guardando dritto in faccia la telecamera. E il bello è che si tratta proprio di luoghi comuni, talmente comuni che potrebbero venire espressi da qualunque partito, di destra o di sinistra, in Italia oggi, ma anche in qualunque riunione della Confindustria.

Notate la maniera elegantissima con cui sfugge totalmente al tentativo del giornalista di porle una domanda concreta. Io dico “sfugge”, ma sembra partire all’attacco e vincere pure.

Proprio per questo Cristina Scaletti diventa un candidato universale, interessantissimo da studiare anche per chi non è mai stato a Firenze.

P.S. Rossana, cui ho fatto vedere in anteprima il video, commenta:

“Coda di cavallo (cioè: “ho i capelli lunghi per piacere ai maschi ma anche la modestia di non esibirli per riuscire a piacere anche alle donne”).”

PP.SS.  Il titolo di questo post è un plagio dal libro Non ho niente da dire, ma so come dirlo, di Roberto Nutrito.

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Darıldım!

Le parole sono del menestrello alevita, Aşık Mahzuni Şerif, suonatore di saz nato in un villaggio della più lontana Anatolia e morto in Germania.

Al termine Aşık, una delle insolite parole arabe ad aver dato origine a un termine latino, abbiamo dedicato a suo tempo tre fondamentali riflessioni: amor iliscus lo dobbiamo a Gerardo da Cremona, che ai tempi in cui la terra sembrava senza limiti, ma le stelle molto vicine, tradusse ben 74 trattati dall’arabo in latino. Alchìmia, algebra, almagesto, amor iliscus, Aristotele, astri… di questo gigante sulle cui spalle ci appollaiamo, sappiamo quasi nulla.

Il nostro Aşık anatolico, il Gastarbeiter Mahzuni, canta qui, invece, le riflessioni di un prigioniero.

Dopo Mahzuni, la canzone è stata ripresa in maniera per me indimenticabile, da quelli del Kardeş Türküler, che potremmo tradurre come Canti della fratellanza.

Di seguito, il testo in turco e un tentativo di tradurre quelli che sono in larga misura giochi e assonanze (notate l’antico accorgimento dell’inserimento del nome del poeta nella composizione).

Come vorrei che potessi narrare così, ciò che sono costretto a scrivere. Fate finta, quindi, di ascoltare adesso tutto ciò che qui è stato scritto negli anni.

Darıldım ben sana canım, böyle mi olacaktı?
Vuruldum baksana, kanım yerde mi kalacaktı?
Hapishane içinde minderim kana battı.
Yahu bu ne haldır, öldüm yedi yıldır.
Gardiyan çekti gitti.
Dağ gibi ömrüm benim ne çabuk söndü bitti.

Yoruldum hal bilmezden, yaş geldi kırka çıktı.
Dirildim dirildim geri de öldüm, dostlar bizi bıraktı.
Mahzuni gelir beyler bizim yaylada yaylar,
Yahu deli miyim, yok ölü müyüm?
Parlayan bizi paylar.
Ağlama sızlama anam benim bir gün biter yaralar.

Sono adirato con te, amore mio, così doveva succedere?
Mi hanno sparato, guarda, forse che il mio sangue poteva starsene tranquillo a terra?
In carcere, il mio cuscino si è riempito di sangue.
Ora, che cos’è questo, son sette anni che muoio.
Salutandomi, se n’è andato il guardiano.
Come una montagna era la mia vita, se ne va così alla svelta ora.

Sono stanco, di coloro che non ne vogliono sapere, ormai ho quarant’anni.
Sono rinato, rinato, poi di nuovo sono morto, mi hanno abbandonato i miei compagni.

Signori, Mahzuni viene sul nostro prato, ci vive.
Via, sono impazzito, sono morto?
Chi sta per scoppiare ci rimprovera.
Non ti lamentare, madre mia, un giorno le mie ferite scompariranno.

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Matteo Renzi spiegato in cinque minuti

In questi giorni, la bottega di Tony, parrucchiere in Via Sant’Agostino, si presenta così.

Matteo Renzi
Infatti, Tony ha due importanti clienti.

Il primo è Matteo Renzi, telegenico imprenditore di Rignano sull’Arno.

La seconda è Francesca P., anche lei con una lunga esperienza nel settore del marketing (cassiera al Penny Market), mamma di Samuele e Gioele e attualmente segretaria della nostra Associazione.

Tre anni fa, Francesca P. raccoglieva firme nel quartiere per difendere il giardino-ludoteca Nidiaci, su cui all’epoca incombeva la minaccia di una imminente “ristrutturazione” da parte di una ditta privata, l’Amore e Psiche Holding, che voleva ricavarne appartamenti di lusso e un parcheggio.

Francesca P. lasciò il foglio per la raccolta di firme anche da Tony, che pochi giorni dopo glielo restituì, con un’unica, enorme firma e le parole:

MI IMPEGNO PERSONALMENTE – MATTEO RENZI

Un anno dopo, la ludoteca è stata chiusa e i giochi portati via dal Comune.

L’amministrazione comunale ha chiuso pure il giardino, dandone però le chiavi ad Amore e Psiche perché lo potessero usare per far fare manovra ai loro camion.

L’altro giorno, Francesca P. ferma il nuovo sindaco di Firenze, Dario Nardella, a spasso pre-elettorale per l’Oltrarno, e gli chiede cosa intende fare l’Amministrazione per il Nidiaci. “Ci penso io!“, ha risposto, con uno splendido sorriso.

Siamo fiduciosi.

Francesca Nidiaci

Gioele e Francesca P. la donna che sussurrava ai sindaci…

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Quanti dollari costare?

Passepartout mi racconta che a giugno cacceranno le famiglie che occupano l’ex-ospedale militare, su in collina con uno straordinario panorama su Firenze.

Che se l’è comprato, mi dice, un imprenditore statunitense.

Sempre ieri, un amico mi ha girato questa vecchia filastrocca di Gianni Rodari:

Terza classe, sulle panchine
ci sono operai, soldati, vecchine,
c’è una furba contadinella
che nel cestino ha una gallinella,
una gallina ed un galletto
che viaggiano senza biglietto …
Seconda classe c’è un signore,
un commesso viaggiatore,
che ai compagni di viaggio
fa la reclame del suo formaggio …
Prima classe, il passeggero
E’ un miliardario forestiero:
- Italia bella, io comperare.
Quanti dollari costare? -
Ma il ferroviere, pronto e cortese
- Noi non vendiamo il nostro paese.-

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Vita e morte a San Frediano

Alcune notti fa, un giovane di San Frediano è morto mentre veniva fermato dai Carabinieri. Si era pensato all’inizio a un infarto, ma secondo i giornali, l’autopsia lo avrebbe escluso.

Non conoscevo personalmente Riccardo Magherini, ma conosco tanti che erano amici suoi.

E ciò che più li ha colpiti è come una cosa che sembra succeda sempre ad altri, a tossicodipendenti, a immigrati clandestini, a estremisti politici o a clochard, possa succedere a una persona davvero come tutte le altre.

Le centinaia di persone che sono andate al suo funerale (in una mattina lavorativa) hanno lasciato questo piccolo segno del loro affetto, e da giovedì sta ancora lì.

L’altra notte si sono radunate di nuovo, e hanno acceso tanti ceri sotto le corone.

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Triplice omicidio con rincorsa mediatica

Come certamente saprete, a Lecco, una signora ha ucciso le proprie tre figlie e ha cercato di suicidarsi.

Diciamo che è una notizia difficile da commentare.

Ma non se sei il ministro dell’interno nel governo di centrodestrasinistra:

“Sulla vivenda è intervenuto il ministro dell’Interno, Angelino Alfano,rispondendo a Maria Latella nel corso dell’Intervista su Sky Tg24 “Noi non daremo scampo a chi ha compiuto questo gesto efferato, inseguiremo l’assassino fino a quando non l’avremo preso e lo faremo stare in carcere fino alla fine dei suoi giorni. Convocherò tra poco i vertici della polizia. Troveremo chiunque sia stato. Ci riusciremo”.”

Ora, presumo che abbia dato questa straordinaria risposta, quando ancora non si sapeva nulla. E quando non si sa nulla, e ti fanno la domanda, “cosa ne pensi?”, l’unica risposta seria è, “non ne so ancora nulla, sto cercando di informarmi”.

Ma i tempi li dettano i media, come insegna Régis Debray nel suo libro Lo Stato seduttore. Compito dei politici è solo quello di rincorrere i media il più velocemente possibile, nella speranza di non essere battuti sui tempi dai propri concorrenti.

Per cui Alfano deve fare la figura di quello che sa tutto, anche del futuro (“ci riusciremo”); edeve esprimere un concetto il più possibile estremista, perché non c’è nulla che i moderati amino più dell’estremismo. E in effetti, i tempi e i modi dei media attuali si adattano solo ad affermazioni nette e forti.

Soprattutto, fedele al programma virtuale del nuovo governo, il ministro racconta balle.

Primo, perché non spetta al Ministero degli Interni decidere le condanne che deciderà invece la magistratura (“lo faremo stare in carcere fino alla fine dei suoi giorni“); secondo, perché dubito che la madre omicida sarà condannata all’ergastolo, probabilmente finirà nell’istituto psichiatrico di Castiglione delle Stiviere, nel tristemente noto “reparto Medea”.

Ma il bello delle balle è che vengono dimenticate presto. Basta raccontarle con decisione.

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Turismo, gentrification e negozi

Sto facendo del mio meglio per non parlare di Firenze in questo periodo, ma ogni tanto mi lascio andare.

Questa volta riprendo un articolo uscito sulla Nazione del 23 febbraio. E’ il punto di vista di un ricco commerciante, che potrà suscitare poca simpatia; ma svela molte cose sui nostri tempi.

Si resta colpiti dall’immagine dei ricchi orientali – affogati ormai nel loro impenetrabile smog - che fanno lunghi viaggi fino a Firenze esclusivamente per acquistare prodotti griffati che potrebbero acquistare stando a casa loro: bisogna comprarli però a Firenze, solo per l’aura della città, e a prescindere da ogni legame reale con il territorio.

Anche per questo le grandi marche hanno bisogno di una presenza-immagine; per cui possono tenere aperti esercizi in perdita, purché situati nei luoghi-aura. E chi può competere con chi è disposto a rimetterci?

Quei luoghi devono la loro aura, paradossalmente, proprio all’antica cultura fiorentina dell’artigianato e del commercio che questo meccanismo sta definitivamente distruggendo.

Il nuovo equilibrio che il Moloch dalla Mano Invisibile crea è dunque profondamente sterile – Via Tornabuoni, come sottolinea il commerciante, “è ormai omologata a via Montenapoleone, Fifth Avenue, Rodeo Drive.”

C’è anche il meccanismo delle riforme – nulla in apparenza di meno sovietico della liberalizzazione delle licenze; ma calata dall’alto, ottiene effetti devastanti quanto i decreti di Stalin.

Mentre il discorso sul fisco ci riporta a una questione trattata nel suo solito stile brillante da Ugo Bardi: con il crollo della base energetica che mette in moto tutto il sistema (il consumo di idrocarburi è calato in Italia di oltre il 30% in dieci anni), l’apparato statale, per sopravvivere, deve consumare sempre più velocemente le prede dalla cui esistenza dipende.

NAZIONE FIRENZE 23/2/2014
Troppe tasse e affitti insostenibili Happy Jack chiude dopo 50 anni
I proprietari del negozio di via della Vigna: “Non ce la facciamo più
di LAURA GIANNI

LA BANDIERA bianca sarà alzata a marzo. Dopo 47 anni di attività, il negozio di abbigliamento «Happy Jack» di via della Vigna Nuova abbasserà definitivamente la saracinesca Un’altra fetta di commercio storico tagliata fuori. «E’ la conseguenza di questo nuovo modo di fare imprenditoria. E guardi che sono più amareggiato come fiorentino
che come commerciante: dopo Doney, Neuber, la Farmacia inglese, Giacosa, Seeber, nel nostro piccolo tocca anche a noi», commenta Marcello Parrini, titolare dell’attività con il socio Oberto Manetti.

Caro-affitti, pressione fiscale, crollo dei fatturati, mancanza di correttivi per arginare gli effetti della crisi: il cahiers de doléances è pieno.

«Gli affitti sono rincarati ma sia chiaro che i proprietari dei fondi non hanno responsabilità, si limitano ad applicare la legge di mercato e probabilmente lo farei anche io – sottolinea il commerciante – Paghiamo lo scotto della liberalizzazione delle licenze: doveva servire ad incoraggiare lo spirito imprenditoriale dei giovani e ha finito soprattutto per agevolare i grandi gruppi, interessati a conquistare le strade simbolo delle nostre città spesso come pura operazione di marketing. Il risultato? Prenda via Tornabuoni: è ormai omologata a via Montenapoleone, Fifth Avenue, Rodeo Drive. E i negozi fiorentini, magari di livello e con la loro specificità, che aiuto hanno ricevuto?».

La globalizzazione delle griffe avrebbe avuto ripercussioni economiche pesanti. Per esempio sui canoni di locazione.

«Per forza, il libero mercato è così: c’è richiesta e gli affitti salgono. In via Tornabuoni c’è un grande marchio che sborsa 840mila euro all’anno di affitto, ha 10 dipendenti: di sicuro non ha rientro commerciale, ma di immagine sì e raggiunge il suo scopo. Ma chi come noi sborsa oltre 15mila euro, ha un’attività commerciale, a fine mese deve anche rientrare delle spese, non rimetterci: per noi l’importante non è esserci, ma vendere. Anche il turismo è cambiato: gli europei e gli occidentali in generale venivano a Firenze a cercare il prodotto raffinato, di qualità, ma anche particolare. Gli orientali sono attratti dalle griffe. Punto».

Il calo progressivo dei fatturati dal 2008 in poi («dovessi quantificare, direi del 40 per cento»), la pressione fiscale che non concede tregue («se l’Iva va al 22%, resta un 78%, ma un terzo degli incassi va allo Stato, un terzo in affitto, il rimanente serve a coprire altre spese e finiamo per lavorare rimettendoci»), la mancanza di prospettive («le associazioni di categoria a livello nazionale avrebbero dovuto opporsi alla liberalizzazione generalizzata delle licenze, evitare che ne venisse azzerato il valore commerciale e difendere gli esercizi storici proponendo una detassazione ma ormai è tardi»), hanno quindi portato alla decisione di liquidare tutto e chiudere bottega, probabilmente intorno a metà marzo.

«Ci dispiace non essere arrivati a festeggiare i 50 anni – conelude Marcello Parrini -
Oltre al mio socio e a me, qui ci sono quattro dipendenti, anche part time o a chiamata, e ora dovranno trovarsi un lavoro. Io? Per arrivare alla pensione sto pensando di lasciarmi attrarre dalle sirene che dicono di lasciare il commercio per fare il consulente nel settore. L’esperienza ce l’ho, le proposte anche. Ma da fiorentino mi dispiace per il nostro centro storico».

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