La Gallina dalle Uova d’Oro e molta fuffa per contorno

Siccome a volte vi tedio, usando l’Oltrarno come goccia d’acqua in cui vedere il mondo, cambiamo goccia.

Roata Canale e Spinetta sono due frazioni gemelle in comune di Cuneo. Il cuore pulsante delle frazioni ha questo accogliente aspetto:

spinettaRoata Canale/Spinetta sono noti per due grandi avvenimenti.

Il primo, come rivela un’occhiata alle immagini di Wikipedia, fu questo:

incidenteIl secondo avvenimento, invece, ha da poco raggiunto fama nazionale.

Mettendo insieme le confuse informazioni disponibili in rete (e aggiungendo qualche riflessione tratta dalla conoscenza di decine di altri luoghi dove avvengono fatti simili), le cose dovrebbero essere andate così.

Uno

La gente di Roata Canale ha messo da parte i soldini per costituire una “Casa delle Opere Parrocchiali”, per farne “un luogo d’incontri socio educativi e tempo libero per varie attività sportive”.

Solo che i soldi per farla funzionare non ci sono: ”E’ sempre stata volontà dei gestori di mettere il fabbricato [della Casa delle Opere] in condizioni decenti, ma le richieste per ottenere finanziamenti o aiuti sono risultati negativi.” 

Il parroco, noto per un rapporto ambiguo con l’elettronica (legge le prediche dall’iPad, ma vieta le foto durante battesimi, comunioni e matrimoni) pare che abbia trovato il modo di trasformare il fabbricato in una macchina per fare i soldi, senza però consultarsi con i parrocchiani.

Infatti, ha stretto un accordo con una non meglio precisata “associazione” per metterci dentro 24 richiedenti asilo per quattro anni.

Ora, se andate in giro su Internet, troverete la solita canea ululante, divisa in due parti.

- La prima urla, “è uno schifo, danno 35 euro al giorno agli africani/zingari/immigrati/clandestini/tesserati ISIS! I comunisti ci vogliono islamizzare!” ecc. ecc., con molte divertenti variazioni

- La seconda parte ribatte, giustamente, “non è vero, è una bufala… 35-40 euro si danno alle associazioni che accolgono i richiedenti asilo. Abbasso le menzogne dei razzipopulisti!”

Facendo due conti a braccio, 24 persone x 35 euro al giorno x 4 anni fanno quasi 1.200.000 euro.

E poi i quattro anni non finiscono necessariamente. In un contesto che è di nove anni fa, ma sempre molto italiano, leggo:

“Messina, cent’anni nelle baracche

Esattamente un secolo fa, il sisma devastava la città dello stretto. Le capanne dei terremotati – 3.336 – sono ancora lì: popolate da gente che lavora, paga spazzatura e affitto, e deve ammazzare i topi a cucchiaiate. Senza più la speranza che questa vita «provvisoria» finisca”

(Ah, qualche settimana fa Roma ha promesso 18 milioni di euro per aggiustare questo piccolo problema storico).

Ora, i paesini italiani sono colmi di gente che si mette cinque nigeriani nella stalla e tre ghanesi nel garage e poi se ne va in vacanza ai Caraibi: e adesso la Befana arriva anche a Roata. Solo che i Doni del Signore bisogna saperli condividere, e questo spirito caritatevole pare che sia mancato, o alla “associazione” a Don iPad.

 Qualcuno nel paesino ha reagito diffondendo di notte un testo anonimo e cretino.

negriUsiamo il termine cretino a ragion veduta, e per due motivi.

Il primo è che a Immigrato Donato non si guarda in bocca.

Secondo, se a un ragazzo del Mali gli chiedi, “preferisci un passaggio per Amburgo o per Roata Canale?“, sappiamo già cosa risponde. L’antipatia tra Roata Canale e i “negri” è sicuramente reciproca.

Due

A questo punto, un medico, sulla propria pagina Facebook, reagisce così:

corrado-lauro

Di solito cose così si scrivono alle 3 di mattina, ma evidentemente il dottor Lauro deve aver fatto il turno di notte.

Ora, “gli abitanti” non hanno esposto alcun cartello, l0 ha fatto qualcuno che non sappiamo chi sia. Secondo, quando scrivi qualcosa di così pittoresco su Facebook, dovresti sapere che c’è sempre un centometrista in agguato.

Tre

E infatti, scattano subito dalle loro postazioni i centometristi del consiglio comunale di Cuneo, che sono in campagna elettorale. Siccome al governo locale c’è il centrosinistra, i centometristi sono di destra. E scrivono:

“«Da diversi giorni chiunque su Facebook può leggere sulla pagina personale del dottor Corrado Lauro, che opera in chirurgia generale presso l’ospedale S. Croce Carle di Cuneo, una sorta di “editto”. Ci auguriamo innanzitutto che l’Ordine dei Medici e il Direttore della Asl di Cuneo (si tratta dell’aso Santa Croce, ndr) prendano seri ed immediati provvedimenti nei confronti di questo “medico”.

Il centometrista è sempre sdegnato e chiede seri ed immediati provvedimenti. Anche mentre definisce “editto” un’idiozia scritta su Facebook.

Mentre in realtà, al centometrista non interessa per nulla il dottor Lauro: deve segnare un punto contro la giunta, qualunque sia il pretesto, e infatti il resto del comunicato dei centometristi è dedicato proprio al sindaco.

Un post cretino su Facebook non dovrebbe essere una notizia. E nemmeno un comunicato cretino come questo, che non aggiunge alcuna informazione utile; ma una legge non scritta obbliga la stampa locale a ripubblicare qualunque cosa porti la firma di un consigliere comunale.

Operando in sinergia, il facebuccaro e i centometristi hanno conquistato per Corrado Lauro 2.820 risultati, praticamente tutti dedicati a questo inutile scambio.

Quattro

A questo punto, Corrado Lauro si fa intervistare, precisando le proprie competenze in merito alla sistemazione di migranti a Roata Casale:

1) “Non sono un esperto di politiche migratorie”

2) “neppure so arrivare a Roata Canale: so a malapena dove sia la frazione”

E questo dovrebbe risolvere il problema.

spurgatocnDa SpurgatoCN

Print Friendly
Posted in Italia, migrazioni | Tagged , , | 254 Comments

I Telecentometristi

Scopro, grazie al commentatore Z (che immagino come un grande gatto tranquillo), che l’idea che sia stata approvata una legge che permette di difendersi solo di notte, nasca da un equivoco linguistico:

” L’emendamento approvato ieri dalla Camera amplia la legittima difesa in «reazione a un’aggressione commessa in tempo di notte ovvero la reazione a seguito dell’introduzione nei luoghi con violenza alle persone o alle cose ovvero con minaccia o con inganno».”

Praticamente, non si sapeva che nel linguaggio giuridico, ovvero non significa “cioè”, ma solo “oppure”.

legittima

Z su questo costruisce una bellissima frase:

“La cosa divertente è che questi ignoranti hanno passato giorni e giorni a commentare non la riforma, ma la propria ignoranza: con il ghigno compiaciuto dell’ignorante che si crede astuto, oltre tutto.

Ma, andando oltre a Z che si comporta da signore, resta un fatto interessante: una folla ululante di giustizieri da tastiera, che stava dando addosso al pazzo Renzi, si è trovata davanti una folla uguale che derideva il cretino Salvini.

CIR_Renzidux salviniChe è un gioco che dà un’immensa soddisfazione a chi ci vuole giocare. Ma a volte anche i giochi idioti insegnano qualcosa di interessante.

Ovvero-cioè esistono due tipi di politici.

Ci sono quelli che contano  e ci sono i telecentometristi.

Quando gli insegnanti protestano e incolpano il governo, se la prendono sempre con le improbabili figure che vengono messe brevemente in primo piano a firmare riforme discutibili. E nessuno si accorge di Gabriele Toccafondi, eletto con Berlusconi e approdato a Renzi, che da quattro anni se ne sta lì a tessere le fila del ministero.

Come lui, ci sono tanti altri politici seri, gente che sa fare politica. Cioè sanno organizzare cene con dirigenti di banca, portare a termine un appalto in maniera apparentemente inappuntabile, mettere d’accordo una cooperativa di ex-comunisti con una finanziaria saudita, addomesticare una valutazione di impatto ambientale.

Non hanno fretta, e sanno anche dividere il bottino con altri.

Gente che in Italia ha l’ultima parola almeno dal 1808, quando il sindaco rivoluzionario di Firenze, il marchese Emilio Pucci, comprò per sé i beni dei monasteri che lui stesso aveva appena nazionalizzato. E se li tenne tutti quando tornò il Granduca.

Dall’altra parte, ci sono i telecentometristi.

Che non contano nulla, e quindi per sopravvivere, devono arrivare per primi alla più vicina telecamera: chi arriva per secondo è fuori e torna a fare il ragioniere in provincia di Piacenza.

Parte la Notizia, e scattano:

nats40Mentre corrono, devono tradurre la Notizia in qualcosa di molto semplice, che al loro avversario faccia fare una figura di palta comprensibile a tutti, dimostrando ai simpatizzanti ciò che già sapevano, cioè che l’Avversario riesce a essere insieme cretino e malvagio.

Il primo che si ferma a consultare un dizionario giuridico è perduto.

Possiamo accusarli quanto vogliamo di demagogia, ma il meccanismo è inesorabile: esistono ancora i media, sebbene insidiati dalla comunicazione in rete. E i media hanno bisogno ogni giorno di confezionare un prodotto divertente e bizzarro per un pubblico sempre più esigente, in tempi brevissimi.

Ti concedono mezz’ora per preparare un prodotto a tue spese, che fa fare soldi a loro, ma garantisce un attimo di notorietà a te.

E qui, se non sei nessuno ma vuoi farti sentire lo stesso, ci devi stare.

Print Friendly
Posted in Censura e controllo globale, giornalisti cialtroni, società dello spettacolo | Tagged , , , , | 36 Comments

Stili (e altro) a confronto

Questo disegno è uno dei pochi autentici Nora De J in circolazione:

de-jongSi noti la forza espressiva con cui l’artista sembra concentrare l’energia del cosmo attorno a un punto focale, denso di vita, che però è ferito da potenti strisce parallele, a rimarcare come la danza/musica circolare dell’universo venga sempre tragicamente interrotta dalla linea eraclitianamente irreversibile del tempo.

Eppure, ai confini stessi dell’Universo (a smentire l’etimologia, uni-verso), la linea – il tratto volontario dell’artista – si ripiega indietro, nella rinnovata/rinnovante speranza che è la vita stessa.

Il nicciano Eterno Ritorno ai tempi della poetica del Big Bang si trasforma così in multi-verso, dove il miracolo della ri/nascita è creazione dell’artista stesso. Palingenesis is Possible!

Il tutto espresso con l’intensità del colore-non-colore, il Nero. Quasi a sottolineare, con sottile ironia, come nessun multi-verso possa pretendere di essere di-verso.

Qui  vediamo l’artista Nora De J con la sua famiglia:

noraInutile precisare che l’artista, ovviamente, è la persona al centro della foto.

Questa è invece un’opera di Cy Twombly:

cy-twombly-untitled-new-york-cityLa spazialità di Twombly apparirà sicuramente meno focalizzata e sicura che in Nora De J; e si percepisce ancora una certa immaturità nella mancanza di una centralità tutta da scoprire. Americanamente, potremmo dirgli, Go West, young man!

Infatti, non si può negare in lui un giovanile protendere verso, in cui l’ignoto ritorna come ritmico Ghirì/Gorò - baudrillardianamente parlando, con assonanze jazzistiche, ma mai fine a se stesso. Segno su uno sfondo che sa farsi segno anch’esso, in un gioco di specchi delicato e promettente. Non possiamo, insomma, precludere un avvenire anche per lui.

Tra Nora De J e Twombly, il critico accorto sa cogliere però anche altre differenze.

La prima riguarda l’aspetto fisico. Qui vediamo Twombly  alcuni anni fa, le bretelle in avanti e le spalle rivolte a sfidare le proprie opere:

06Twombly_cnd-jumboLa seconda differenza è finanziaria.

Non siamo al corrente della quotazione attuale per un Nora De J.

Il Twombly che vi abbiamo mostrato, invece, è stato venduto a un’asta di Sotheby’s per 70,5 milioni di dollari.

Ah, siccome Twombly è morto, non sappiamo a chi siano andati i soldi. Però finché era vivo, Jonathan Jones, infallibile critico d’arte per The Guardian, ci assicura che Twombly era “the greatest artist alive“.

Alla faccia di Pierre Soulages e di Ai Wei Wei, che è solo the most important artist alive“.

Print Friendly
Posted in Cialtroni e gente strana | Tagged , , | 35 Comments

Cambiando testa

C’è un tema ricorrente su questo blog.

Io racconto qualcosa di quello che abbiamo costruito in questo quartiere, attorno a uno spicchio di giardino.

Per capirci, immaginiamo un giardino normale dove io – se sono proprio bravo – butto i rifiuti in un bidone. Poi, mesi dopo, pago le tasse. Che per uno strano giro arrivano a una ditta che incarica un’altra ditta di incaricare una cooperativa di svuotare quel bidone.

Tutte azioni non hanno alcun rapporto evidente tra di loro.

rifiuti giardiniDa noi, invece, il bidone lo mettiamo noi, lo svuotiamo noi… e quindi ci accorgiamo che esistono i rifiuti, anzi che sono il principale prodotto di tutto il sistema di cui facciamo parte.

E’ la puzza e il peso che fanno sì che ci pensiamo, mica le chiacchiere degli ecologisti. Insomma, nasce una particolarissima combinazione tra l’attenzione che il privato ha per le cose sue, e lo spirito del bene comune che dovrebbe essere del pubblico.

E’ una cosa molto piccola, una goccia d’acqua, però dentro potenzialmente c’è un mondo: perché si impara ad affrontare le cose senza bisogno di complicazioni ideologiche.

E’ un modo concreto di agire, che alla fine tocca tutto – società, economia, ambiente, identità, paesaggio – e che definiamo con termine inglese, commoning. Un modo che non rientra nei due poli riconosciuti, lo Stato e il Mercato, il Pubblico e il Privato.

In realtà, il termine commoning l’abbiamo scoperto dopo, prima l’abbiamo fatto e vissuto.

Sono interessanti le critiche che questi miei racconti ricevono qui.

La prima è, “non esiste”.

Esistono i Politici e gli Individui. Gli Individui eleggono i Politici ogni cinque anni e i Politici decidono. Altro, non s’è mai visto (a parte qualche Giudice).

policy+60Che dire? Il commoning è diffuso da un capo all’altro del mondo; solo che chi pensa a vivere insieme agli altri, non ha la mentalità del pubblicitario, non ha niente da vendere e non ha le famose idee, nel senso di fissazioni personali da imporre agli altri. E quindi, non è che non esiste; è che si fa sentire pochissimo. Non fa spettacolo.

La seconda critica è, “certo che esiste, ma non dovrebbe”.

O c’è lo Stato (in Francia, direbbero con un sospiro devoto, La République) che da Trapani a Tarvisio (o da Lisbona a Varsavia) ha il controllo totale e in ogni momento sulle persone, oppure c’è la mafia e la legge della giungla, i tagliagole, il Medioevo, l’australopiteco insomma. Il Cittadino ha un problema? Si rivolga al Giudice in carta bollata, e si paghi l’avvocato, che è stato formato apposta.

Guillotine-Caveau-des-OubliettesE’ un’obiezione un po’ terrificante. A parte precisare che tagliamo gole molto di rado, è oggettivamente difficile rispondere a gente così sicura di sé. Magari far notare umilmente che se la gente è spesso cattiva, perché mai quelli che comandano sulla gente dovrebbero essere buoni?

La terza è, “in Oltrarno voi siete gente ragionevole, cooperativa, volenterosa, capace, nel resto del mondo non è così e quindi la vostra esperienza non conta.”

Grazie dei complimenti, ma non siamo così eccezionali, e non siamo nemmeno un simpatico villaggio da cartolina.

Anzi il nostro è uno dei contesti più urbani della storia. Ed è multietnico dai tempi dell’immigrato armeno Miniato, che quando i romani lo decapitarono, si prese pazientemente sottobraccio la propria testa, attraversò l’Arno a guado e risalì la collina.

sanfrediano-santospirito-mapNasciamo in un quartiere devastato dalla speculazione, lottando contro uno squalo particolarmente feroce e con un contorno di politici di cui preferisco non parlare.

A queste circostanze, si è opposto un gruppo di toscanacci talmente scontrosi che hanno letihato tutti tra di loro e quando si incontrano per strada, evitano ostentatamente di salutarsi. Noi siamo sopravvissuti a questo manicomio, e invece di litigare ci siamo messi a costruire.

Con alcuni bambini che appena pianti l’orto si divertono a saltarci sopra a piè pari,  mamme che fumano in faccia ai bambini e guai a dire loro qualcosa, figlioli che rubano le scarpe agli altri e li ficcano dentro il cesso, gente che butta le cartacce per terra… insomma, un’umanità assolutamente normale.

Però abbiamo risvegliato anche l’altro lato dell’umanità, antico e naturale quanto il lato antipatico: la parte ragionevole, cooperativa, volenterosa e capace, per capirci. Esatto, le medaglie hanno due lati.

L’obiezione terza e mezza… “dicevamo, la vostra esperienza non conta, perché l’umanità è spesso cattiva, e non basta essere ragionevoli, cooperativi, volenterosi e capaci, per difendersi dai pericoli…”

Certo, ma è un buon inizio per difendersi dai cattivi. Meglio essere in parecchi e svegli, che singoli e addormentati.

E qui arriviamo all’obiezione più seria: “Boh, da voi sarà così, da noi qui certamente no, quindi la vostra stranezza toscana non ci interessa, grazie.”

Qui c’è un fondo di verità: perché da noi è possibile, e da voi no?

Dipende da cose molto concrete, tutte in bilico.

Airbnb, ad esempio, sta svuotando il quartiere dei suoi abitanti, e alla fine non ci sarà forse nemmeno un’umanità che possa fare comunità. Ci sarà soltanto una ditta che  incassa 30 miliardi di dollari gestendo un banale sito web e qualche indigeno che si gode i suoi precari guadagni altrove, mentre la gente semplice viene cacciata di casa per farci venire una folla di vaevieni con il trolley che fa tricchetracche sui marciapiedi la notte.

Però, adesso, qui ci possiamo ancora incontrare tutti, fisicamente, per strada. Poi abbiamo a disposizione un giardino, in cui – per un bizzarro caso di donazioni storiche – possiamo filtrare gli ingressi: vuoi suonarci il violino, benvenuto… vuoi farci la rave party, fuori, non hai il permesso di entrare. E questa piccola crepa nel cemento, permette alla vita di rinascere.

crackQui arriviamo al vero punto. Sono le politiche – nel senso più ampio della parola – che rendono possibile o impossibile il commoning.

Prendiamo il sistema dello zoning tipico degli Stati Uniti (e ampiamente riflesso da noi), dove c’è la zona residenziale per ricchi, quella residenziale per sfigati, quella per i centri commerciali, quella per le scuole, tutte collegate da affollate piste per automobili. Lì le persone non potranno mai incontrarsi, se non dentro spazi che appartengono a qualcuno che non sono loro (discoteche o grandi magazzini, ad esempio).

stlouisSaint Louis: in rosso i parcheggi all’aperto, in viola quelli al chiuso.

Ma pensiamo anche a una piccola norma burocratica che prevede che il funzionario statale che concede l’uso di uno spazio pubblico, sia responsabile della mancata messa a reddito di tale spazio, se lo fa usare alla comunità anziché a privati che pagano.

A questo punto, capiamo che la vera domanda è, vogliamo o no una politica che favorisca i Commons?

E qui bisogna proprio cambiare testa.

Piccolo esempio di fantasia: un giardino viene meglio messo a reddito se ci si apre un bar che paga qualcosa al Comune. E’ vero, son più soldi per le istituzioni.

Ma gli avventori buttano le bottiglie per terra, e bisogna mandarci gli spazzini; le famiglie scappano dal giardino e inquinano e consumano strade pubbliche per portare i figli ad attività a pagamento da qualche altra parte; e poi, siccome c’è troppo casino, si trasferiscono in periferia e per andare al lavoro, la nuvola di particelle sottili che le loro auto producono fanno aumentare le degenze negli ospedali.

Chiude il negozietto sotto casa che dava lavoro a una famiglia intera; e in periferia si forma il quartiere delle villette dei bianchi e quello dei palazzoni con dentro i marocchini, e poi bisogna mandare la polizia a fare controlli un giorno sì e l’altro pure, ed entrano in panico i bianchi, e poi si spende tutta la rendita dell’affitto del bar per pagare una cooperativa di sfigate neolaureate a fare inutili prediche contro il bullismo e la xenofobia.

Print Friendly
Posted in esperienze di Miguel Martinez, Il clan dei fiorentini, resistere sul territorio | Tagged , , , , | 340 Comments

Datemi del nastro isolante e vi solleverò il mondo

Vi ricorderete sicuramente del Più Grande Artista del Mondo, Ai Wei Wei.

Adesso, per motivi di lavoro che non vi sto a svelare, ne scopro un altro, tale Pierre Soulages, che alla vigilia di Natale compirà 98 anni, e ha il vantaggio di essere francese.

Per François Hollande, “C’est le plus grand artiste vivant dans le monde».

Il Plus Grand si dedica esclusivamente a produrre cose come questa:

soulages1oppure come questa:

soulages2Non dovete pensare che sia come Idefix, il cagnolino di Asterix. Infatti, il nostro a volte cambia radicalmente visione, come qui:

Pierre-Soulages-Peinture-81-x-100-cm-17-janvier-1974-Left-Peinture-130-x-97-cm-23-avril-1975-Right-images-courtesy-of-Opera-GalleryLo so che stai pensando, ma io con un rotolo di nastro isolante nero…

6a00d83451bd8169e201157018a746970bNo, tu a otto anni non hai avuto l’idea di usare un foglio bianco per disegnarci un paesaggio innevato, come Lui; e soprattutto con un rotolo di nastro isolante, non guadagni un milione duecentomila euro come ha fatto Lui con uno dei suoi quadri.

E poi con ogni probabilità, non sei nemmeno francese: come ha spiegato il signor Hollande, il nostro amico novantottenne è la prova che «l’excellence à la Française, ça existe».

Dalle oscure opere del Plus Grand, Hollande trae una splendida lezione in stile giacobino, che quasi quasi senti la ghigliottina mal oliata e gli urli dei soldatini morenti fedeli a Napoleone in qualche gelida pianura russa:

“Dal nero, sorge la luce. Vuol dire che è possibile, sempre, credere nella Francia, in questa fierezza della Francia. Noi ci crediamo ciascuno a modo nostro. L’artista, l’imprenditore, l’operaio, l’attore politico.”

Non so se la signora Le Pen sarebbe riuscita a scrivere un simile inno alla Sacra République…

Comunque, visto che siamo in tempi di crisi economica, può darsi che vi interessi sapere che la Magnifique République ha sbucaltato una collina intera, nel paese di Rodez nell’Aveyron, per farne un museo dedicato al genio del Nastro Isolante (la fabbrica del genio ha generosamente donato 500 opere praticamente identiche al museo).

Eccovelo:

LXRV-PHOTO-EXTERIEURE-MUSEE-SOULAGESCosto, € 17,132,038.00, in acciaio Cor-Ten (inglese, weathering steel).

Diciassette milioni, centotrentaduemila e trentotto euro di fondi pubblici.

Vive la République, Vive la Liberté:

“A la troisième plonge, vionla,
à la troisième plonge,
Le galant s’est noyé,
Vive la République,
Le galant s’est noyé,
Vive la Liberté.”

Il nostro amico Riccardo Venturi presenta questa antica canzone così:

La canzone era rimasta inedita fino alla sua esecuzione dal vivo nel corso del tour del 1995/96. E’ stata di conseguenza inserita nell’album “live”. I Tri Yann cosi’ solitamente introducono questa canzone in concerto:

“C’est à dire qu’en France on a un truc qui est vach’ment bien et qu’on s’en rend pas toujours compte: c’est la République!”

Traduzione in livornese: “Boia de’, in Francia ci s’ha una ‘osa ganza sur serio, e ‘un ci se ne rende sempre ‘onto: ci s’ha la Repùbbria, dé!”

Print Friendly
Posted in mundus imaginalis, Storia, imperi e domini | Tagged , , , | 96 Comments

Fake News!

Repubblica è uno di quegli organi di informazione molto seri che si battono coraggiosamente contro le Bufale e le Fake News.

Ci studiano e poi ci vengono pure a fare la predica:

bufaleE poi, il primo maggio – che non è il primo aprile – ecco cosa ti mette in bella evidenza Repubblica:

anziano2

Mbah Goto, proprio lui!

Qualcuno di voi ha il numero della Merkel?

merkel

 

Print Friendly
Posted in giornalisti cialtroni | Tagged , , | 174 Comments

Il vino del risveglio

Il vino del risveglio

Prendi in mano la coppa, e togliti le vesti dell’ascetismo e della pretesa.
Lascia la nicchia della preghiera allo shaykh presuntuoso.
Avvisa il maestro della taverna del nostro stato.
Che lui, con una coppa, mandi via questa sete di vino dalle nostre anime
per noi, la ciotola del mendicante è segno di distinzione.

O Amica che inganni il cuore, accresci questo onore.

Noi mangiamo le briciole della conversazione del derviscio vagante e mascalzone.
Con uno sguardo amoroso, mostriamo il nostro affetto per il cuore di quel vecchio scroccone.
Non mi parlare del veleno del mio rivale che ferisce l’anima,
sai forse quanto ho sofferto per colpa di questo serpente macchiato?

I baci e le carezze dell’Amica hanno dato vita alla mia anima.
Nella sua assenza, non ho né baci né carezze.
Avvisa il maestro della taverna della mia angoscia.
Il coppiere mi ha reso cosciente, con una tazza di vino.

Imam Ruhollah Musavi Khomeini, cinque mesi prima di morire.

insegna villa corano

Print Friendly
Posted in islam, mundus imaginalis | Tagged , , | 170 Comments

Gli otto punti dei Commons

Tanti anni fa, all’interno di un articolo, un certo Garrett Hardin pubblicò una sorta di favoletta, che iniziava con queste parole (assaporate l’allitterazione):

“Picture a pasture open to all…”

in cui narrava come, in un pascolo aperto a tutti, un contadino furbo che cercava il proprio vantaggio, portandoci una mucca in più, finì per distruggere il pascolo stesso.

L’articolo si intitolava, The Tragedy of the Commons, ed ebbe una tale diffusione che molti vennero a conoscenza dell’antica parola commons solo per questo racconto. Anche se “a pasture open to allnon è affatto il senso che, nella vecchia Inghilterra, aveva la parola commons; e lo stesso Hardin non voleva esaltare la superiorità della proprietà privata, ma piuttosto richiamare l’attenzione sui pericoli della sovrappopolazione e dello sfruttamento delle risorse naturali.

Anni dopo, la ricercatrice Elin Ostrom, si guadagnò il Premio Nobel, studiando direttamente i commons realmente esistenti: che non erano i pascoli “aperti a tutti” della parabola di Hardin. Scoprì che ovunque nel mondo, innumerevoli milioni di persone praticavano concretamente una gran  varietà di sistemi di utilizzo condiviso di risorse.

Ostrom estrapolò otto punti che sembravano accomunare gli esempi riusciti di commoning, che  dimostravano che la presunta “tragedia” si poteva evitare, senza bisogno di una regolamentazione dall’alto, con alcune regole ricorrenti, che lei chiamava design principles, potremmo dire “principi che sottostanno a dei modelli”.

A questa scoperta, si sono aggiunte recentemente alcune ricerche del biologo americano David Sloan Wilson, che ha studiato l’importanza evolutiva dei gruppi: un gruppo che sa tenere a freno comportamenti egoistici ha un evidente vantaggio sui gruppi che non vi riescono. Tra parentesi, vale la pena di dare un’occhiata al sito su cui Wilson pubblica alcune riflessioni, Evonomics, che mette insieme una squadra di economisti, psicologi, antropologi e imprenditori, alla ricerca di una radicale revisione di ciò che chiamiamo economia.

Tutto questo, per presentare una mia bozza di traduzione di un documento interessante: il tentativo di tradurre gli otto “design principles” della Ostrom in un linguaggio pratico e accessibile a tutti noi che facciamo commons nella vita concreta.

Un documento redatto (in inglese) dalla Scuola estiva tedesca dei Commons, nel 2012. Ecco la mia bozza, sono graditi suggerimenti e correzioni.

⇔⇔⇔⇔⇔⇔⇔⇔⇔⇔⇔⇔⇔⇔⇔⇔

La terminologia che Ostrom adopera per descrivere i principi sottostanti ai modelli di commoning è rivolta agli studiosi di scienze sociali che si occupano della gestione di risorse condivise da un punto di vista neutrale, non partecipe e scientifico. Di conseguenza, i principi non sono accessibili al pubblico generale e non riflettono l’esperienza in prima persona dei commoner.

La prima Scuola Estiva Tedesca dei Commons, svoltasi a Bechstedt in Turingia nel giugno del 2012, decise di porre rimedio a questo problema. I partecipanti discussero intensamente, cercando di capire che aspetto avrebbe avuto una nuova serie di principi – fondati su quelli di Ostrom – in grado di riflettere la prospettiva personale dei commoner stessi. Sono nati così gli “Otto punti di orientamento per il Commoning,” che possiamo vedere come una rilettura, o forse un rimescolamento, dei principi di Ostrom.


Gli otto principi formulati da Elinor Ostrom e altri sono la distillazione dello studio di un immenso numero di casi provenienti da tutto il mondo. Sono scritti da un punto di vista scientifico e continuano a essere di grande significato per il movimento dei commons. Noi ci avviciniamo ai commons dal punto di vista invece di commoner attivi, cioè delle persone che creano e mantengono commons operanti. Siamo più interessati alla creazione di spazi per la comunità e per la cooperazione che alle istituzioni. Per quanto riguarda le risorse stesse, siamo più interessati a come preservarle e usarle che a distinguere tra commons materiali e immateriali, tradizionali o nuovi. Ci riferiamo quindi a ogni tipo di commons.

Per noi, i principi di Ostrom offrono una matrice per i seguenti punti di orientamento. Ci auguriamo che i commoner li possano trovare utili alle riflessioni sulle proprie pratiche. I commons non esistono in un mondo perfetto, ma piuttosto in un mondo ostile ai commons. E’ quindi importante che i commoner abbiano coscienza del tesoro che hanno tra le mani, per conservarlo e aiutarlo a fiorire.

1.  Come commoner, capisco chiaramente le risorse di cui mi devo prendere cura e con chi condivido tale responsabilità. Le risorse dei commons sono quelle che creiamo insieme, che manteniamo come doni della natura o il cui utilizzo è stato garantito a tutti.

2.  Noi usiamo le risorse dei commons che creiamo, di cui ci prendiamo cura e che manteniamo. Adoperiamo i mezzi (tempo, spazio, tecnologia e quantità di una risorsa) disponibili in un dato contesto. In quanto commoner, riconosco che esiste un rapporto equo tra il mio contributo e i benefici che ricevo.

3.  Noi stabiliamo o modifichiamo le nostre regole e i nostri impegni, e tutti i commoner possono partecipare al processo. I nostri impegni servono a creare, mantenere e conservare i commons in modo da soddisfare i nostri bisogni.

4.  Noi stessi vigiliamo sul rispetto degli impegni e talvolta deleghiamo altri di cui ci fidiamo per tale scopo. Rivalutiamo continuamente se i nostri impegni sono ancora utili agli scopi per cui furono presi.

5.  Elaboriamo regole appropriate per affrontare le violazioni dei nostri impegni. Determiniamo se e quali sanzioni saranno utilizzate, secondo il contesto e la gravità della violazione.

6.  Ciascun commoner dispone di uno spazio e dei mezzi per risolvere i conflitti. Cerchiamo di risolvere i conflitti tra di noi in una maniera accessibile e semplice.

7.  Regoliamo da noi le nostre faccende e le autorità esterne rispettano questo fatto.

8.  Riconosciamo che ogni commons fa parte di un insieme più grande. Quindi, occorrono diverse istituzioni operanti su scala diversa per coordinare l’amministrazione e permettere la cooperazione degli uni con gli altri.

Una traduzione in tedesco degli Otti Punti di Orientamento per il Commoning si trova qui:

http://commons-sommerschule.webcoach.at/index.php/Acht_Punkte

Qui si trova una traduzione in francese:

http://www.savoirscom1.info/2012/11/huit-points-de-reference-pour-la-mise-en-commun-des-biens-2.


Nota del traduttore. Abbiamo scelto di lasciare in inglese alcuni termini, di valore universale eppure di difficile traduzione.

Commons, in origine i campi, pascoli e risorse naturali comuni dei contadini inglesi: oggi, i beni materiali e immateriali di cui una comunità si assume attivamente la cura, qualunque sia la formula giuridica (“beni comuni”, frequentemente usato in italiano, si confonde facilmente con la nozione giuridica di “beni pubblici”)

Commoning, la “comunanza”, l’attività di cura comune di tali beni, come in Italia gli usi civici storici

Commoners, i “comunanti” che si prendono cura di tali beni

Enclosure, un riferimento storico alla “recinzione” dei pascoli e campi comuni nella storia inglese, è quindi non tanto la “privatizzazione” giuridica quanto l’esclusione della comunità dalla gestione dei beni di cui vorrebbe prendersi cura.

pranzo

Print Friendly
Posted in resistere sul territorio | Tagged , | 52 Comments