Il mondo è più vecchio di Twitter

Il sindaco di Nizza è un certo Philippe Pradal.

Che con tutta la velocità di Twitter, ci informa che quello che è appena successo è “il più grande dramma della storia di Nice”.

pradalOra, il signor Pradal conoscerà Nizza meglio di me – con la democrazia rappresentativa, ricordiamoci, i cittadini scelgono sempre i migliori – ma un piccolo dubbio mi resta.

E così vado a fare due oziosi minuti di ricerca su Wikipedia, di quelli che anche il signor Pradal avrebbe potuto fare, e scopro che il 26 maggio del 1944, in pieno giorno, 900 aerei statunitensi – partiti da Foggia – bombardarono diverse città del sud della Francia, tra cui proprio Nizza.

Le cifre delle vittime civili a Nizza variano, comunque sembra che fossero circa 384 morti, 480 feriti gravi, 100 scomparsi e 5600 “sinistrati”.

Il mondo mica l’ha inventato Twitter.

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Notizie da Nizza

Ieri sul sito di Nice-Matin, si leggeva che il secondo più grande yacht del mondo, l’Eclipse, era ormeggiato al porto.

Si tratta del giocattolo marittimo del signor Roman Abramovich, di mestiere imprenditore.

Gli ammirati redattori del quotidiano locale scrivono:

“164 m de long, 900 millions d’euros, 78 membres d’équipage, 2 pistes d’hélicoptère… les chiffres flottants autour de l’Eclipse ont de quoi donner le mal de mer. Le mega-yacht de Roman Abramovich est au mouillage depuis mi-juin dans la baie de Juan-les-pins. “

captureeclipseAh, dimenticavamo, nella stessa giornata un cronista di Nice-Matin ha incrociato tali Beyoncé e Jay-Z ad Antibes. Commosso, scrive

“Et là d’un coup, j’ai croisé Beyoncé et Jay-Z à Antibes Land. Ils sont comme tout le monde”.

La differenza con tout le monde è data dal minaccioso signore vestito di nero, che la gente come noi non possiede, ma in fondo il cronista non se ne è nemmeno accorto.

beyonce

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Breve guida alla democrazia rappresentativa

Come sai, tu e io viviamo in un regime – il migliore noto alla storia umana – in cui cittadini liberi e consapevoli, dopo attenta riflessione, scelgono gli uomini migliori per rappresentarli.

Per questo mi chiedi, quali qualità devi avere tu, giovane di grandi aspirazioni, se vuoi essere uno di questi Uomini Migliori?

Sappi, figliolo, che esistono due vie, entrambe di pari dignità.

Innanzitutto, mi auguro che tu appartenga a una famiglia di persone probe e rispettate.

I Cittadini istintivamente sapranno riconoscere in te un custode dei valori che più apprezzano, e non dovrai fare altro che farti votare alle elezioni e poi farti notare il meno possibile. Saranno gli onori a venire spontaneamente da te, come dimostra il signore che attualmente veglia sulla legalità e l’onestà di tutti gli italiani.

Ma la democrazia è bella anche perché apre orizzonti a nuovi talenti, come il tuo.

Ti invito quindi a riflettere su due esempi, persone che al contrario di Angelino Alfano, fanno di tutto per farsi notare. Siamo euroecumenici, e quindi scegliamo gli esempi nell’erasmico mondo francofono.

Di uno, abbiamo già parlato qui, il signor Charles Michel, attualmente primo ministro del Belgio, che ci insegna l’importanza delle Competenze Digitali.

Dirai che Charles Michel è figlio d’arte, essendo figlio di Louis Michel che dopo quarant’anni è ancora in prima fila in politica e non dà il minimo segno di voler smettere di sacrificarsi per il prossimo.

Però si può presumere che anche tu sia figlio di qualcosa, se aspiri a farti strada nella Democrazia Rappresentativa, per cui passiamo oltre.

Adesso, permettimi di attirare la tua attenzione a una notizia che ogni giovane che ambisca a un futuro diverso, dovrebbe considerare attentamente.

E’ di queste ore, la scoperta che il parrucchiere personale di François Hollande percepisca attualmente quasi 10.000 euro al mese di stipendio.

Ora, guardiamo il signor Hollande e in particolare i suoi capelli:

Francois_Hollande_2015.jpegHo scelto di proposito una foto ufficiale (quella che compare su Wikipedia), in cui risalti al meglio l’arte del parrucchiere.

Noti qualcosa di particolare? Qualcosa di originale?

Qualcosa che possa suscitare ostilità e diffidenza in un rabbino, un francese di souche con la baguette e la puzza sotto il naso, un comunista, un marocchino, una nonna dell’Alsazia, un venditore di pentole, una giornalista, un prete, un rockettaro cocainomane?

Un Libero Muratore o un muratore proletario?

Il proprietario di un locale per soli maschi omosessuali con dobermann all’ingresso per tener fuori le lesbiche? Un imam delle periferie, un magistrato a caccia di tangenti?

Bene, se non hai notato nulla nel taglio di capelli di François Hollande, capirai il decisivo ruolo che sta svolgendo nella storia francese il geniale signor Olivier B., e perché meriterebbe uno stipendio molte volte maggiore.

A differenza di tante persone superficiali cui sfugge l’essenza della democrazia rappresentativa, non ironizziamo affatto sulle giustificazioni che leggiamo:

“Sarah Levy, l’avvocato del coiffeur contattata dal settimanale, ha spiegato che la cifra è giustificata dal pesante carico di lavoro a cui è sottoposto. E ha poi aggiunto: “E’ a disposizione del presidente 24 ore su 24, non si fa mai sostituire da nessuno, tanto che era al lavoro anche quando sono nati i suoi figli o quando aveva un braccio rotto”. A Le Canard enchaîné” anche l’Eliseo ha parlato dei grandi carichi di lavoro del parrucchiere, che fino a prima dell’incarico presidenziale aveva un salone nel XVII arrondissement. “Comincia la sua giornata di lavoro molto presto, con orari molto lunghi, pettina il presidente ogni mattina e quando necessario, ogni volta che deve parlare in pubblico”, weekend compreso. Inoltre accompagna il capo di Stato in ogni sua trasferta ufficiale”, così l’Eliseo al settimanale.”

Per diventare uno dei Migliori, comincia dal parrucchiere.

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Camminare sull’orlo della cronaca

Stanotte ho vissuto da vicino un quasi fatto di cronaca, e credo che ne possiamo trarre qualche lezione per guardare in modo diverso tanti fatti su cui i media ci invitano a piangere o ad arrabbiarci, per poi dimenticarcene.

Verso l’una di notte sento urlare.

Vedo un ragazzo dall’aspetto normale che si appoggia confusamente a una bicicletta; una macchina con due carabinieri; e un’ambulanza con vari volontari.

Il giovane, non so se ubriaco, strafatto di qualche sostanza o semplicemente in crisi, grida insulti con accento arabo, contro i carabinieri, gli italiani, gli zingari e il mondo in generale.

A volte si lancia contro carabinieri e volontari, trattenendosi però sempre all’ultimo centimetro, e anche loro si trattengono.  Lo invitano a salire nell’ambulanza, ma lui si rifiuta perché sta portando a mano la bicicletta e non la vuole abbandonare.

Alla fine, l’ambulanza va via, lui monta zigzagando in bicicletta. I carabinieri lo seguono e sento la discussione che prosegue in lontananza.

Alle 6 di mattina vengo svegliato di nuovo, dalla stessa voce. Il ragazzo urla al quartiere vuoto, “Carabineri di m… datemi bicicletta, sono due notti che non dormo!”

Arriva una macchina della polizia, “io non voglio polizia, voglio carabineri che mi danno mia bicicletta! Carabineri mi hanno robato bicicletta, chiamo mio fratello che fa casino!”

Dopo un po’, la polizia se ne va e lui decide di bloccare il primo ma intenso traffico della mattina, sedendosi davanti a un autobus. Dietro si forma una fila interminabile di auto. C’è persino un camion dei rifiuti.

I passeggeri scendono e nascono una serie di discussioni tanto interessanti quanto inutili:

“Io devo andare a lavorare!” “Anch’io lavoro, anch’io che sono marocchino lavoro, che pensi tu? Ma carabineri di m… devono darmi bicicletta, chiamate carabineri, forza, non ho paura!”

Una signora di una certa età inizia a gridare “ha offeso l’Arma! Questo è oltraggio, bisogna chiamare subito i carabinieri!” “Sì sì chiama carabineri, voglio carabineri, mi hanno robato bicicletta!”

Una ragazza nera gli fa, “tu sei un disonore per la tua nazione!” “tu non mi insultare capito! Se io volevo fare casino, bruciavo tutte le macchine qui!”

Il marocchino dice qualcosa al camionista dei rifiuti che mi sfugge, il camionista risponde “e tu sei un arabo di m…!”

Mi sembra di capire che il marocchino abbia prima detto qualcosa come “italiano di m….!” e che l’altro nella sua risposta sottindesse, “senti, io ti posso rispondere per le rime, ma così non arriviamo da nessuna parte!” Ma onestamente, non lo so.

Ritorna la polizia. Senza toccare il ragazzo, lo invitano ad alzarsi, cosa che fa con sorprendente tranquillità.

cronacaMiracolosamente, nessuno – nemmeno l’esagitato – ha mai perso il controllo.

Adesso immaginiamoci se una qualunque delle persone coinvolte l’avesso invece perso, per trenta secondi, facendo battere la testa contro uno spigolo a qualcun altro.

Marocchino in odio alla croce (rossa) uccide volontaria

Sara la dolce volontaria che amava i bambini stroncata dalla ferocia islamica

Jihadista blocca pompieri, minaccia di incendiare auto, Oltrarno salvato in tempo grazie alle forze dell’Ordine

L’omicida razzista si difende, ‘mi aveva detto italiano di m…!’ [1]

L’omicida islamico si difende, ‘mi aveva detto arabo di m…!’ [2]

Basta razzismo siamo tutti Mustafa, lo straniero massacrato dai carabinieri solo perché cercava la propria bicicletta!

Anzi, a pensarci, per combinare un disastro, sarebbe bastato un poliziotto così ligio al proprio dovere da sporgere un’ineccepibile accusa di oltraggio, con conseguenti anni di processi inutili.

Note:

[1] Il testimone Miguel Martinez, abilmente interrogato dall’avvocato F., è caduto in contraddizione più volte, finendo per trincerarsi dietro un comodo “non mi ricordo”.

[2] Il testimone Miguel Martinez, abilmente interrogato dall’avvocato N., è caduto in contraddizione più volte, finendo per trincerarsi dietro un comodo “non mi ricordo”.

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Gli assassini di identità e le false piste

Conosciamo tutti la formula: avviene un fattaccio di sangue, se è uno “straniero” che fa male a un “italiano”, è colpa della Boldrini, se è un “italiano” che fa male a uno “straniero” è colpa di Salvini.

Avendo avuto la sventura di essere personalmente testimone, qualche tempo fa, di quelli che chiamano un fatto di cronaca, so per amara esperienza che può succedere di tutto quando non si ragiona più, e che l’unica cosa che non interessa a nessuno è la verità dei fatti, se esiste.

Però il fattaccio di Fermo è un’occasione per parlare di tutto il mondo immaginario che accompagna eventi simili.

Il commentatore Habsburgicus, prodigiosa e sorridente miniera di informazioni sugli angoli più reconditi della storia umana, scrive,

“secondo me, si vuole trascurare il fatto oggettivo che un’immigrazione incontrollata indurrebbe, con il tempo, un mutamento etnico..e questo a molti non piace”.

E cita come esempio la Lettonia, dove:

“negli anni ’80 il popolo lettone insorse unanime contro il mutamento etnico indotto, o favorito, da Mosca (nel 1989 i lettoni erano il 52 %..senza la perestrojka, entro il 2000 i lettoni sarebbero stati minoranza nel loro stesso Paese e avrebbero subito uno scacco matto, definitivo, in saecula saeculorum)..i lettoni dissero chiaro e tondo che VOLEVANO CHE LA LETTONIA RESTASSE DEL POPOLO LETTONE..e, non solo grazie a loro, vinsero!”

Non sono d’accordo, ma proprio per questo è interessante il paragone con la Lettonia.

La Lettonia è infatti un piccolissimo paese, con un vicino di dimensioni sterminate, che all’epoca imponeva ovunque la propria cultura e aveva anche il controllo militare del territorio.

L’Italia è esattamente il contrario. Intanto è un paese sovrano. Adesso si alza qualcuno e dice che qui comanda la Merkel, o la NATO, e ovviamente ha ragione. Ma gli italiani non vivono in un paese pieno di funzionari sloveni che ti impongono la loro potentissima lingua, né gli italiani sognano di emigrare in massa a Ljubljana.

Pensateci… quanti marocchini qui cercano di imparare l’italiano, e quanti italiani cercano di impare l’arabo (o magari il berbero?).

Diamo per buona l’affermazione che gli italiani abbiano in qualche modo una “identità”, un misto di abitudini, storia, rapporti familiari, cultura, quello che volete.

Comunque qualcosa che io personalmente amo, confusamente ma profondamente; e che non scambierei con nient’altro.

L’identità italiana è certamente in pericolo.

Il primo, radicale, nemico dell’identità italiana è da sempre lo Stato che si chiama Italia.

Lo Stato ordina che la gente non deve parlare come parla, ma deve parlare come vuole lo Stato.

Lo Stato decide che non conta quello che pensano e sentono le persone che hai attorno, ma che la Verità risiede in un’istituzione, la Scuola, incredibilmente simile a quella di tutti gli altri paesi d’Europa. Persino il pezzo di stoffa che chiamano “bandiera nazionale” ha le stesse misure di tutte le altre “bandiere nazionali” del mondo. E quando lo Stato manda a morire i giovani, mette loro divise quasi indistinguibili da quelli dei loro avversari.

Lo Stato dice che al mondo esistono soltanto due realtà: lo Stato, che possiede risorse sterminate e il monopolio della violenza, e tu-individuo, che devi fare come dice lo Stato (ma in compenso puoi divertirti ogni cinque anni a votare,  nella versione più democratica).

E’ una cosa talmente enorme che non ce ne rendiamo nemmeno conto; ma le diverse sfumature di Stato, dal fascismo alla democrazia attuale, ci fanno dimenticare il Primo Comandamento dello Stato: tu non avrai altro dio all’infuori di me.

Il secondo distruttore dell’identità italiana è quello che chiamano Progresso, che nel giro di un secolo ha diviso le famiglie italiane, ha spostato i singoli italiani in luoghi in cui non avrebbero mai voluto vivere, ha annientato il paesaggio che li circondava, facendoli vivere in casermoni indistinguibili da quelli di San Francisco, di Sarajevo o di Shanghai.

Il terzo distruttore è stato la televisione.

Il sogno inconfessabile dell’Inquisizione – per la prima volta nella storia, un gruppo minuscolo degli imprenditori ha il potere di decidere dell’immaginario di un popolo intero, estraendo contemporaneamente da quel popolo una quantità enorme di ricchezza.

E questo immaginario (i nostri sogni, desideri, affetti…) è costruito secondo un modello che viene da oltre mare. Ma non da oltre il nostro mare, tipo da Tunisi; addirittura da oltre l’Oceano Atlantico e oltre ancora, dagli studi di Hollywood.

Dopo queste tre spaventose bastonate, cominciarono ad arrivare in Italia alcune persone nate all’estero.

Lasciamo perdere di nuovo i moralismi (ho capito, non ce la fate, ma il problema è vostro).

La badante moldava pagata in nero che abbandona i propri figli proprio per poterli mantenere, accompagnando alla morte l’antipaticissima vecchietta italiana, o lo spacciatore peruviano sedicenne che si sente ganzo con le scarpe della Nike e il coltello facile, comunque sono qui perché sentono il potere di attrazione dell’economia italiana.

Santi o bastardi, sono comunque fragili e piccoli.

Nessuno di loro ha la minima aspirazione a imporre alcunché agli italiani.

Anche perché se la badante moldava ci provasse a portare all’Ortodossia gli eretici italiani, ci penserebbero i peruviani a fermarla: in Italia le migrazioni sono tante e non ce n’è una che non sia minoranza.

In mezzo a questo, tutte le minoranze cercano di conservare qualcosa della propria identità, a spizzichi e bocconi.

Tutte le minoranze sanno che il 90% di quello con cui sono partite è perso, ma c’è ancora chi digiuna prima della Pasqua e dipinge icone dopo essere uscito dalla fabbrica, chi la mattina si aggiusta il hijab in testa nonostante tutto, chi si lega i capelli invece in un turbante Sikh, chi a San Giorgio si lava i capelli con le erbe perché si è Rom, chi fa ancora la festa sprecona e rumorosa dei quindici anni dei filippini (o dei peruviani), chi, dopo essersi massacrato di fatica in fabbrica, massacra di botte la figlia perché esce con un poco di buono, chi fa il pane con i dolci colorati del giorno di San Giovanni dei macedoni che non è quello dei cattolici…

(però, e qui nascondo le mie simpatie tra parentesi, quanta ricchezza in più rispetto a quelli che hanno solo cavalcavie e geometri…)

E tolte feste e sogni e fedi, e siccome da un capo all’altro del pianeta, siamo tutti esseri ambigui, chi cerca di cavarsela dando lavoro solo al proprio cugino albanese o facendo dormire un altro cinese nel capannone con documenti falsi…

Ma siete voi che avete voluto che le vostre città fossero fatte da inferni, purgatori e paradisi, collegati funzionalmente da infiniti chilometri di asfalto percorsi da tonnellate di acciaio. In quel preciso momento, avete perso per sempre il diritto di lamentarvi per la vostra cultura/identità/etnia.

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Facciamo il Giardino Autogestito Oriana Fallaci!

Oggi mi trovavo in macchina (disclaimer: non guidavo io).

A un certo punto, bisognava decidere in una frazione di secondo, con dietro folle di omini furibondi rivestiti di acciaio pronti a colpirci alle spalle, se scegliere:

Via della Rivoluzione Ungherese

oppure

Via dei Caduti di Nassiriya.

nassiriya-unghereseInutile dire che abbiamo scelto i morti sbagliati (quelli di Nassiriya) e ci siamo probabilmente anche presi una multa. Infatti gli isterici omini metallizzati alle nostre spalle ci avrebbero fatti fuori, se ci fossimo messi a capire a quale rivoluzione  ungherese facesse riferimento il cartello (1848? 1919? 1956? 1989? 2010?).

Ora, ci sono strade che hanno un nome perché ce l’hanno, e strade che hanno un nome perché gliel’ha messo qualche sgradevole sottobranca dello Stato, in particolare quando si tratta di autopiste come queste che non hanno nemmeno un marciapiede, figuriamoci se hanno un abitante.

Torno a casa, apro il sito di Io Non Sto Con Oriana, e scopro che c’è qualcuno che la pensa come me.

Si tratta di Paolo Ermini del Corriere Fiorentino (giornale della cui proprietà si è già parlato), che si lamenta perché pare che l’Amministrazione Comunale voglia dedicare a Oriana Fallaci un giardino.

Dedicare un simile giardino a “lei, sangue e merda, come diceva della politica Rino Formica“, sarebbe un insulto (a lei, precisiamo non al giardino).

E in effetti, pensando alla fine che fanno i Caduti di Nassiriya o i Rivoluzionari Ungheresi, non possiamo che concordare.

Per cui consigliamo agli amici di Oriana Fallaci di non chiedere che a “lei, sangue e merda“, venga intestato alcunché.

Prendete invece un pezzo di Firenze, un prato abbandonato, senza chiedere nulla all’Amministrazione.

Fate la fatica di tenerlo aperto voi, di custodirlo, di pulirlo giorno per giorno, mettetevi dei giochi, raccogliete i rifiuti, fateci un orto, coltivateci i pomodori, insegnate gratuitamente la musica, l’inglese, leggete ad alta voce i libri della Fallaci, fate quello che vi pare.

Si potrebbe anche richiamare a Firenze la figlia del signor Ermini, che un po’ di braccia giovani sono sempre utili, quando si tratta di lavorare la terra.

E intestatelo voi alla Fallaci.

A parte la lettura ad alta voce della Fallaci, noi lo facciamo tutti i giorni da anni.

E siamo convinti che persino un giornalista sarebbe capace di farlo.

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Titolisti cannibali

Il vegano è un signore che non mangia prodotti animali.

Il titolista è un signore che campa mangiando altri esseri umani.

Piccolo esempio:

veganoIl bambino aveva un difetto al cuore, che avrebbe avuto lo stesso anche se i genitori fossero stati insettivori.

Il bambino presumibilmente veniva ancora allattato dalla mamma.

E’ normale che  si cominci lo svezzamento con pappe vegane fatte di passato di verdura e che la carne gli si dia dopo. Anche (spero) nelle famiglie dei titolisti onnivori.

La mamma, per fatti suoi, potrebbe pure essere vegana, ufologa o anche del PD.

Facciamo i titolisti anche noi:

“Bambino di famiglia cattolica salvato da tribunale: si era fatto male giocando a calcio”

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Lotta di classe

La lotta di classe è quella cosa che i ricchi conducono contro il resto del mondo, umano e non.

Spesso con successo, ma, per fortuna, non sempre, come dimostra questo istruttivo video (si ringrazia Rossana della segnalazione).

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