Regno Unito, due riflessioni

Sul referendum inglese, due riflessioni.

Uno

Tempo fa, pubblicammo qui un articolo di Jacopo Simonetta che esprimeva un’intuizione fondamentale.

Grazie alla bolla dei carburanti fossili, noi viviamo in un sistema che sembra esprimere un ordine fantastico, senza precedenti nella storia umana.

Come sempre in natura, questo ordine viene ottenuto a costo di un disordine necessariamente maggiore dell’ordine stesso.

In tutta la storia umana, il disordine è sempre stato esportato. Ma oggi non esiste più alcun altrove. Il disordine viene così scaricato ormai anche all’interno.

Ecco che senza alcun apparente disastro naturale, iniziano a vacillare anche strutture che sembravano indistruttibili.

Nel giro di pochi giorni, abbiamo visto così creparsi due ordini giganteschi: il voto identitario/conformista in Italia e addirittura l’Unione Europea.

Questi due ordini avevano in comune il fatto di essere sostenuti da tutti gli interessi costituiti. In un certo senso, un complotto alla luce del sole fatto dalla complicità di media, funzionari, politici, imprenditori, praticamente da chiunque conti. Quando diciamo “complotto”, non è una critica morale, è una semplice constatazione.

Eppure tutto questo sta venendo giù da solo: Farage e Raggi erano dei piccoli sconosciuti che si trovavano casualmente davanti alle mura nell’attimo in cui crollarono.

Certo, l’ordine non è finito, ma sappiamo ormai che tutto è possibile.

Due

Vi ricordate Scrat e la sua nocciolina nell’Era Glaciale?

scrat-ice-age-wallpaper-22252Semplicemente rincorrendo una nocciolina, Scrat fa scattare una crepa che trasforma il mondo intero.

Chiaramente, non è Scrat a trasformare il mondo; ma apre una falla nelle cose, nell’esatto instante in cui le cose stesse stanno per spaccarsi.

La crepa di Scrat ha una lunga storia sotterranea, che risale ai Delitti di Villa Devachan di Sanremo; ma la nocciolina è stata piantata nel ghiaccio alle 5.34 di mattina del 20 marzo 2003, quando gli Stati Uniti invasero l’Iraq.

Onda dopo onda, questa azione ha portato – tra l’altro – alla guerra civile siriana; che ha portato l’estate scorsa i profughi in Europa. Un evento che, come la guerra tra Unni e Goti alla fine del quarto secolo, ha trasformato il mondo.

Non ci fu nessuna “invasione gotica” allora, come non c’è oggi alcuna “invasione islamica”. Semplicemente, entrambi sono stati i momenti in cui è bastata una goccia per far traboccare il vaso.

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Un commento su Torino

Riprendo qui un articolo di Cesare Allara (storica figura delle lotte operaie alla FIAT e grande conoscitore della realtà torinese) sul risultato elettorale torinese.

Non so nulla di Torino, ma mi sembra un’analisi interessante. Giusto per dare a ciascuno il suo – il titolo e il tono duro del testo contro “la Sinistra” sono dell’autore, io personalmente non tendo a pensarci molto, alla “Sinistra”.

TORINO 2016, L’INVINCIBILE ARMATA, GLI “UTILI IDIOTI”, IL CRETINISMO EXTRAPARLAMENTARE E LA ZAVORRA SINDACALE

La botta presa dal PD domenica scorsa è di quelle storiche. Il risultato di Roma era abbastanza scontato dopo decine d’anni di amministrazioni corrotte, dopo Mafia Capitale e la defenestrazione voluta da Renzi dello spaesato Marino.

Il risultato più sorprendente da analizzare è però quello di Torino.

Dove dal 2011, anno dell’esordio in Consiglio Comunale con due consiglieri, il M5S ha costruito meticolosamente giorno dopo giorno la vittoria cercando soprattutto di dividere, erodere quel consolidato blocco sociale che per decenni ha consentito alla “sinistra” torinese e alle sue clientele di dominare la città. Blocco sociale, meglio ricordarlo, che riusciva a tenere assieme gli interessi di FIAT, di Banca San Paolo, del Collegio Costruttori, fino all’operaio iscritto al PCI-PDS-DS-PD, al pensionato inquadrato nelle truppe cammellate di quella vera e propria setta chiamata SPI-CGIL, e agli “utili idioti” che pensano ancora al PD come partito della classe operaia: una invincibile armata, fino a qualche giorno fa.

Le giunte di “sinistra” che si sono succedute (Castellani, Chiamparino, Fassino) si sono solo e sempre occupate ovviamente di compiacere gli anelli forti di quel blocco sociale: Marchionne, e colui che è stato il vero dominus di Torino, Enrico Salza ex presidente di Intesa-San Paolo che qualche giorno prima del ballottaggio ha dichiarato: “Fassino non può non vincere, altrimenti finiscono Torino e il Piemonte(La Stampa, 9 giugno).

Hanno trasformato la Torino post-industriale in attrattiva turistica valorizzando particolarmente il centro e i luoghi storici, ma le periferie sono state abbandonate. Quelle periferie (Vallette, Falchera, Mirafiori Sud, ecc), tradizionali roccaforti del “Partito”, il PCI, dove il M5S è stato invece presente con assiduità in questi ultimi anni con banchetti e comizi.

Se si aggiunge la crisi occupazionale, con la FIAT praticamente chiusa da sei anni con conseguenze drammatiche anche per l’indotto, i provvedimenti antipopolari dei governi Monti-Letta-Renzi, la povertà diffusa, i problemi causati dall’immigrazione scaricati totalmente sui quartieri una volta operai, si comprende perché l’anello debole del blocco sociale si è rotto e il voto, al netto dell’astensionismo, si è riversato sul M5S.

Siamo in presenza di un cambiamento epocale europeo, non solo italiano o torinese: alle elezioni i ceti meno abbienti, quelli colpiti duramente dalle politiche austeritarie si astengono, votano a destra oppure come a Torino il M5S; mentre i garantiti, i pensionati cammellati della Troika sindacale, le clientele mafiose, il grande padronato, i palazzinari, i banchieri, i faccendieri, gli intrallazzatori e qualche irriducibile “utile idiota” sopravvissuto al quarantennale percorso trasformistico PCI-PDS-DS-PD, votano a “sinistra”. Anche a Roma le periferie ex rosse, che a detta degli esperti sarebbero passate in mano a Casa Pound, vedono il successo del M5S.

Difficile dire ora se questo divorzio dei ceti deboli dalla “sinistra” sia temporaneo o irreversibile. Dipenderà da molti fattori, ma probabilmente, durerà per tutta questa fase liberista del capitalismo che vede tutta la “sinistra” variamente coniugata (Tsipras, Corbyn …) duramente impegnata nel salvataggio dell’Europa dei padroni e della finanza.

Ma Torino è stata anche la città dove il cretinismo extraparlamentare di una sinistra-sinistra in carenza di strapuntini istituzionali ha prodotto l’ennesima ammucchiata elettorale, la quinta o la sesta, ma si è perso il conto, dopo la catastrofe elettorale del 2008.

Questa volta la grande novità era che l’iniziativa per questa lista è stata presa addiritura da Giorgio Airaudo, che pur essendo deputato, eletto solo perché alleato col PD, continua ad essere nei fatti il segretario della FIOM torinese. Nonostante ciò il risultato è stato modesto. Insignificante è stato poi il risultato di altre tre liste presenti sulla scheda elettorale: una lista civetta di “sinistra” di aspiranti a strapuntini assicurati in cambio dell’appoggio a Fassino guidata dall’eterno, ma ormai fortunatamente ex assessore al Bilancio Passoni, e due anacronistiche liste comuniste che rispecchiavano pari pari le divisioni del comunismo novecentesco sulle quali non vale la pena di perdere neanche dieci secondi.

In quell’area, è assai improbabile, quasi impossibile, che qualcuno si ponga pubblicamente la domanda più ovvia: perché i ceti che tradizionalmente facevano riferimento alla sinistra hanno individuato nel M5S la forza politica del cambiamento? Un’analisi non opportunista, innescherebbe una lunga e imbarazzante catena dei perché al termine della quale, a essere conseguenti, si dovrebbero trarre dolorose conclusioni, prendere drastiche decisioni, rompere tradizionali amicizie, sconvolgere schemini secolari. Meglio far finta di nulla aspettando la prossima scadenza elettorale sperando che vada meglio. Meglio raffigurare i ceti colpiti dalla crisi che hanno votato M5S come dei cretini che si lasciano facilmente imbonire da discorsi xenofobi, razzisti, populisti fatti da movimenti “fascistoidi” guidati da elementi piccolo-borghesi.

E pensare che per quasi due decenni, in nome di un viscerale antiberlusconismo equirarato strumentalmente all’antifascismo, i dirigenti della sinistra-sinistra hanno approvato tutti i provvedimenti antipopolari dei governi di centrosinistra, hanno votato e invitato a votare candidati “progressisti” come Franco Debenedetti nel collegio senatoriale di Torino-Centro o Giorgio Benvenuto, segretario UIL nel 1980, quello conosciuto per la famosa frase ai cancelli FIAT durante i 35 giorni dell’occupazione “O molla la FIAT, o la FIAT molla”; salvo poi pochi giorni dopo firmare l’accordo capestro sollecitato da Luciano Lama e scritto di suo pugno da Cesare Romiti che metteva, fra gli altri, il sottoscritto fuori dalla fabbrica. Me lo ritrovai negli anni Novanta candidato al Senato nel mio collegio, e da buon geometra tracciai senza righello due perfette diagonali da un angolo all’altro della scheda, corredando il tutto con una espressione di circostanza non riferibile.

Una breve digressione su Milano. Gli esperti di flussi elettorali, in testa il professor D’Alimonte padre dell’Italicum, sono concordi nell’affermare che la vittoria al ballottaggio del candidato di centrosinistra Sala sul candidato di centrodestra Parisi è la conseguenza dello spostamento del 90% dei voti della lista della “sinistra” cosiddetta “radicale” sul candidato voluto da Renzi. Ma la lista di Basilio Rizzo non doveva essere alternativa a quella del candidato di Renzi? Ma se erano simili le due liste, cosa costava votare per Parisi mettendo da parte stupidi pregiudizi ideologici? Se avesse perso anche Milano per Renzi non sarebbe stata una sconfitta, ma una disfatta, con conseguenze inimmaginabili. O no? Considerazione generale che non vale solo per Milano. Sarà per la scarsa credibilità della sinistra “alternativa” che i ceti che tradizionalmente votavano a sinistra hanno dirottato il loro voto sul M5S?

A Torino l’altro sconfitto delle comunali è il sindacato, in primis la FIOM di Airaudo. Anche in questo caso è la credibilità che fa difetto. Da mesi, i dirigenti svicolano, evitano accuratamente di rispondere alla domanda più ovvia che tutti si fanno vedendo la prolungata mobilitazione dei lavoratori francesi contro i provvedimenti in materia di lavoro adottati dal governo imperialista, guerrafondaio, liberista del socialista Hollande: perché in Francia, l’introduzione di una infame legge sul lavoro ha suscitato una tale rabbiosa reazione della CGT e dei lavoratori, mentre in Italia l’omologo Jobs Act piddino è a suo tempo passato senza alcuna apprezzabile contestazione? E ancora: ma chi proclama ai quattro venti di voler rianimare la coscienza di classe, l’internazionalismo, e costruire movimenti di lotta duraturi, non dovrebbe innanzitutto individuare eventi e precise responsabilità con nomi e cognomi di coloro che hanno determinato la disfatta storica del movimento operaio italiano, la sua resa incondizionata e la sua conseguente passività?

“Vi siete fatti fregare, voi italiani. Non faremo lo stesso”, dice un battagliero Roger Lamur, segretario generale della CGT del Dipartimento Bouches du Rhone (La Stampa, 25 maggio). E infatti le poche immagini sulle lotte dei lavoratori francesi che trasmettono le televisioni del regime napolitan-renziano mostrano blocchi stradali, ferroviari, occupazioni di raffinerie, scioperi del traffico aereo, eccetera. Azioni inimmaginabili in Italia, dove in primis la CGIL, in combutta con il governo di turno, ha provveduto a neutralizzare il diritto di sciopero per le categorie strategiche come ad esempio i trasporti.

La CGIL nel 1998, a seguito di un duro sciopero del trasporto aereo, propose di “regolamentare”, cioè depotenziare il diritto di sciopero del settore e si inventò un “diritto alla mobilità” di cui dovevano godere tutti i cittadini italiani: “Dobbiamo sperimentare forme nuove di lotta, come lo ‘sciopero virtuale’. Lo sciopero, cioè, si proclama, se ne rendono pubbliche le ragioni, ma non sfocia in un’astensione dal lavoro: il servizio pubblico non si interrompe, ma l’equivalente della retribuzione non percepita dal lavoratore e del danno economico che l’azienda non subisce si riversano in un fondo, si destinano a una causa nobile, a un aiuto umanitario. Il sindacato, così, non rinuncia alla lotta, ma la sostiene, rendendone visibili le ragioni, e la ‘condivide’ quanto più è possibile con la collettività” (Sergio Cofferati, segretario generale CGIL, intervistato da Massimo Giannini su Repubblica, 11 novembre 1998).

Per decenni e decenni, il primo sindacato italiano ha agito da gregario dell’ orrendo serpentone metamorfico PCI-PDS-DS-PD. La svendita totale delle conquiste dei lavoratori (la riforma Dini sulle pensioni peggiore di quella proposta da Berlusconi l’anno presedente, l’abolizione della contingenza, la riforma nota come “pacchetto Treu” per precarizzare il lavoro, la restrizione del diritto di sciopero, per ricordare solo quelle più lontane nel tempo che qualcuno potrebbe aver dimenticato), è stata fatta per dimostrare alla “controparte” padronale l’affidabilità della CGIL e quanto fosse più conveniente per loro, padroni, un governo di “sinistra” alla guida del Paese.

Le immagini sono più significative delle parole. L’altra settimana, un telegiornale ha messo in onda dapprima le immagini dei punti nevralgici della Francia bloccati dagli operai, degli scontri di piazza fra polizia, lavoratori e studenti. Subito dopo, un altro servizio ha mostrato i volti sorridenti dei capibastone della Troika sindacale italiana felici e contenti per essere stati ricevuti e riammessi dal ministro del Lavoro, l’ex piccista cooprosso Giuliano Poletti, al tavolo della concertazione per programmmare assieme l’ennesima truffa sulle pensioni dei lavoratori italiani.

Come è evidente, anche il sindacato come la sinistra-sinistra ha tutto l’interesse a smemorizzare quanto successo dalla metà degli anni Settanta a oggi perché anche in questo caso la catena dei perché sarebbe devastante. E così i lavoratori italiani si ritrovano a dover far fronte oltre che ai padroni e al PD anche ai sindacati e a una inutile “sinistra-sinistra” in cerca solo di qualche strapuntino nelle istituzioni.

“Poi dice che uno si butta sul M5S!” esclamerebbe se fosse ancora vivo un indignato principe della risata.

Torino, 21 giugno 2016 Cesare Allara

 

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Come si decidono le nostre sorti

Si può capire tanto del mondo, se guardiamo con attenzione attraverso la piccola lente di ciò che ci è vicino.

Appena prima delle elezioni a Sesto Fiorentino (e Roma, Milano, Torino….) il Corriere della Sera, nella sua edizione locale, ha pubblicato questa sconvolgente intervista con il Presidente della Camera di Commercio di Firenze, Leonardo Bassilichi.

Il Corriere si è distinto in questi giorni per un’aggressiva campagna pro-inceneritore, e solo oggi scopro che

“Bassilichi è anche azionista e presidente della Editoriale Fiorentina, che pubblica il dorso di cronaca locale del Corriere della Sera.”

leonardo-bassilichiLeonardo Bassilichi al matrimonio di Marco Carrai, casualmente Presidente di  AdF Aeroporto di Firenze S.p.A.

Normalmente, le Grandi Opere Inutili e Imposte ci vengono presentate in maniera impersonale – “è necessario perché è necessario”, “lo sviluppo non si ferma”, “non fate i nimbini“, “un posto di lavoro vale più di una garzetta”. E quando manca qualunque altro argomento, “è già stato deciso e c’è una penale pesante se ci si tira indietro”.

A presentarci questo tipo di ragioni sono anonimi funzionari molto grigi o giovani politici di periferia.

Finalmente, qui il rappresentante delle imprese scansa questi inutili intermediari anonimizzanti e dice chiaramente, siamo noi che le vogliamo, queste opere.

Dove “noi” significa una precisa lista di imprese:

“GE Oil and Gas, Gilbarco, Kme, Sammontana, Colorobbia, Thales, El En, Eli Lilly, Finmeccanica, Menarini, Se Sa, Toscana Aeroporti, Intesa San Paolo, Ferragamo, Gucci, Starhotels, Savino Del Bene, che insieme a Dedalus costituiscono il Comitato Grandi imprese della Città metropolitana”

le quali hanno “programmato forti investimenti sul territorio” in base alla promessa dei politici (eletti da cittadini sbadati) di sbucheltare lo stesso territorio per loro.

Interessante poi la minaccia di “crollo economico” se i politici si dovessero permettere di non fare come vogliono le aziende.

Riflettiamoci: nessuno sta parlando di togliere qualcosa alle aziende; il rischio per loro è di non potersi espandere ancora di più.

E devono potersi espandere dentro un territorio piccolissimo e già troppo sfruttato. Talmente sfruttato da essere già camera da letto, porta d’ingresso e gabinetto della città, tutto in una stanza sola.aliceNotate poi il tono con cui il nostro annuncia che farà una telefonata al nuovo sindaco, appena sarà eletto, per dettargli i propri ordini, ordini che saranno giustamente indifferenti al “colore politico” del nuovo eletto. Che è appunto colore.

Forse la cosa più sconvolgente di questa intervista è il numero elevato di persone che non la troverà per nulla sconvolgente.

di Claudio Bozza

Un patto per lo sviluppo da firmare con il nuovo sindaco di Sesto Fiorentino «a prescindere da chi sarà, perché alle imprese interessa che vengano realizzate le infrastrutture, e non i colori politici». Leonardo Bassilichi, presidente della Camera di Commercio di Firenze, è deciso ad organizzare un vertice con grandi aziende, nuova amministrazione e sindacati subito dopo il ballottaggio di domenica: «La prima telefonata che farò al nuovo sindaco sarà per organizzare questo evento — spiega Bassilichi — e spero che ci dia la disponibilità per farlo a casa sua». E poi: «La priorità per il nostro territorio è il nuovo aeroporto di Peretola. A seguire ci sono il termovalorizzatore ed il completamento della terza corsia. Se non procediamo, i rischi di un crollo economico sono concreti», sottolinea Bassilichi.

L’iniziativa dei vertici della Camera di Commercio assume forte rilevanza, perché a sostegno del patto sulle infrastrutture ci sono anche aziende come GE Oil and Gas, Gilbarco, Kme, Sammontana, Colorobbia, Thales, El En, Eli Lilly, Finmeccanica, Menarini, Se Sa, Toscana Aeroporti, Intesa San Paolo, Ferragamo, Gucci, Starhotels, Savino Del Bene, che insieme a Dedalus costituiscono il Comitato Grandi imprese della Città metropolitana.

L’intervento della Camera di Commercio arriva in un momento politico assai delicato, perché l’esito del ballottaggio di domenica, che vede favorito il candidato di Sinistra Italiana (deciso a fermare il termovalorizzatore e a tentare il tutto per tutto per frenare l’ampliamento di Peretola), rimetterebbe in forte discussione tutto il disegno di sviluppo della Piana, dove sono state però programmate infrastrutture chiave per tutta la Città Metropolitana ed oltre.

In questo contesto, Bassilichi premette che bisogna «procedere con il massimo rispetto dei sestesi», ma anche che «non si può tornare a mettere in discussione opere decise dopo discussioni di quasi vent’anni». Al confronto tra Comune ed imprese lanciato dalla Camera di Commercio dovrebbero partecipare anche Cgil, Cisl e Uil. «Spiegare ancora una volta quanti posti di lavoro in più possa valere la nuova pista di Peretola mi sembra un’offesa all’intelligenza altrui» riflette ancora Bassilichi».

Il presidente della Camera di Commercio, anche a nome delle 18 Grandi aziende, preme ancora sull’acceleratore: «Ognuno deve rispettare gli impegni presi. Da una parte ci sono sì le istituzioni che hanno deliberato le nuove infrastrutture, ma dall’altra anche le aziende che hanno programmato forti investimenti sul territorio, ma solo perché consapevoli di poter contare su svolte chiave come quella dell’aeroporto».

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Voli in collisione

Per chi ha tempo, un video molto bello sulla Piana fiorentina. Che è una goccia d’acqua anch’essa, assolutamente opposta in tutto all’Oltrarno, e perciò nostra sorella.

Un’area in cui il contesto è costituito attualmente

“da tre inceneritori; dal traffico aeroportuale di Peretola (2,5 milioni di passeggeri in espansione); dalle emissioni delle fabbriche e degli impianti industriali a cui va sommato, ovviamente, il riscaldamento di abitazioni e uffici; l’enorme flusso di traffico derivato dai passaggi sull’Autostrada A1 (tre corsie), sull’Autostrada A11 (presto a tre) e dai flussi urbani dell’area fiorentina considerati dalla stessa società Autostrade per l’Italia tra i tratti interessati dalla maggiore intensità di traffico a livello nazionale (senza contare che è proprio da lì che passa il maggiore traffico nazionale di mezzi pesanti: i tir tra Firenze e Bologna). Si ricorda infine, ma a questo punto è un dettaglio, che per l’Agenzia Europea dell’Ambiente, su 4.000 aree censite, l’area metropolitana di Firenze è la 31esima area più inquinata d’Europa a causa della forte presenza, oltre i limiti di legge, del biossido d’azoto.”

Insieme dormitorio di servizio, accesso e discarica del Disneyland del Rinascimento, la Piana però è anche e ancora questo.

Qui, oltre all’iper-aeroporto che deve rendere ancora più gloriosa Firenze, vogliono farci – come vi abbiamo già raccontato – anche un iper-inceneritore

“autorizzato ad emettere annualmente i seguenti cancerogeni: 6,7 tonnellate di particolato totale sospeso PTS (per oltre l’80% costituito da PM2,5, in cui è compreso il particolato ultrafine); 134,6 kg. di mercurio, 134,6 kg di cadmio e tallio, 13,5 kg di IPA, nonché 135 mg di diossine”

Tutte parole e cifre che la maggior parte di noi non capisce; e che sono anche irrilevanti, perché sappiamo tutti che si finirà per sforare (è già successo con tutti gli altri inceneritori, peraltro) e/o che emergerà un nuovo problema a cui nessuno ha ancora pensato.

Ma la visione di questo video ci racconta un altro motivo, più profondo di queste tecnicherie, per cui ribellarsi alle Grandi Opere Inutili e Imposte.

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Laura Galletti all’Alta Scuola di Povertà

Riprendo senza commenti il magnifico Comunicato di oggi dell’amico Paolo Coccheri.

In fondo, un bel video su Laura Galletti.

LAURA GALLETTI: LA DONNA CHE VIVE SENZA SOLDI E’ GIUNTA A FIRENZE

COMUNICATO STAMPA DI MARTEDI 

14 GIUGNO 2016.

E’ giunta stamani a Firenze, LAURA GALLETTI, LA DONNA CHE DA BEN 16 ANNI VIVE SENZA TOCCARE IL DENARO.(visita il sito)

LAURA GALLETTI e’una “GRANDE TESTIMONIANZA” a dimostrare CHE NON SERVE ALCUN DENARO, PER VIVERE BEATAMENTE,  ma serve vivere ricchi, dell’assolluta libertà.

LAURA : BUONGIORNO………….

IN OCCASIONE DELL’APERTURA A Firenze della COLOSSALE SFILATA DI MODA

“PITTI UOMO”, LAURA GALLETTI HA VOLUTO ESSERE IN CITTA’, PER “TESTIMONIARE” LA NON IMPORTANZA DEL DENARO,DELL’EFFIMERO, DEL SUPERFLUO, DEL PENOSO CONSUMISMO INDOTTO, SUBDOLAMENTE, UGUALMENTE E VIVERE SERENI E FELICI…….CON LEGGEREZZA SORELLA DELLA TENEREZZA.

LA “LEGGENDARIA” SOVVERTITRICE DELLA “DITTATURA DEL DENARO”, SI TROVA A FIRENZE ANCHE PER TRACCIARE IL PROGRAMMA DEL SUO “MASTER DI ALTO PERFEZIONAMENTO ALLA POVERTA’ SCELTA – E NON SUBITA- INDETTO DA L’ALTA SCUOLA DI POVERTA’ CHE HA COME “RETTORE MAGNIFICO” PAOLO COCCHERI.

QUESTA MATTINA SI SONO ASSEGNATE LE LAUREE, A NUMEROSI STUDENTI CHE HANNO TERMINATO IL CORSO TRIENNALE DI STUDI RIGUARDANTE LA 

LAURA GALLETTI, INSIEME AL SUO “GUARDAROBA ESSENZIALE”,

IN TRANSITO SUL PONTE VECCHIO A FIRENZE.

 “ 

LAURA COL “MAGNIFICO RETTORE”, PAOLO COCCHERI.

 POVERTA’,COME UNICO PERCORSO INELUDIBILE, PER CONQUISTARE L’INDIPENDENZA, LA LIBERTA’, da tutto e da tutti e come motto il seguente: “NON HO MAI, MAI GIUDICATO DI MENO, UNA PERSONA CON GLI “ABITI RAMMENDATI!”

In simultanea con l’apertura dell’anno “NON-ACCADEMICO” DI OTTOBRE 2016, anche LAURA CONDURRA’  UN “MASTER SPECIALISSIMO”, PER I GIA’ LAUREATI, COSTITUITO DA TANTE PERSONE “ASFISSIATE”, INDIGNATE, DALLA “DITTATURA DEL DENARO”, CHE TI EDUCA SOLO A QUESTO BANALE E PENOSO PERCORSO DI VITA, COME UNICO SCOPO…………

DURANTE LA CERIMONIA DI STAMANI A FIRENZE, E’ STATA DEDICATA

L’AULA MAGNA – AD EVIO BOTTA, fondatore a Roma del primo corso di laurea al mondo in

“BARBONOLOGIA“.(1994)

Per ogni ulteriori informazioni dell’evento di oggi, prego telefonare al numero:

338/74 33 014.

MOLTE GRAZIE.

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Passepartout

L’ho saputo solo adesso.

Alcuni frati scendendo per la collina di Fiesole alla ricerca di alloro e spezie, hanno trovato in un bosco il cadavere di Passepartout, che era scomparso da mesi.

Nei media, resterà una foto sbiadita presa dalla carta d’identità e la definizione, “pregiudicato per problemi di denaro, precedenti per ubriachezza e consumo di droga”.

A noi resterà quella sua insopprimibile allegria, il suo vocione tonante, il modo infantile con cui affrontava con gioia le situazioni più difficili. Sembrava in qualche modo ballare su un mondo pieno di violenza.

Almeno, qualche aneddoto di questo straordinario uomo, il sardo sceso dalla Val di Susa in San Frediano (e già questa è una bella combinazione), ve l’ho raccontato qui.

Furibondi rotoli di m… ci separano dal Paradiso!’

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La Santa Garzetta

Trattenuto da una traduzione urgente e particolarmente ributtante, non ce l’ho fatta ieri ad andare al presidio a Case Passerini contro l’inceneritore.

In compenso, mi hanno segnalato questa foto, scattata ieri da Giacomo Gentiluomo, proprio nel Parco della Piana di Sesto Fiorentino, cioè dove intendono fare il super-aeroporto e l’inceneritore tutti e due insieme.

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Il serial killer ci fa un’offerta di lifestyle a tutto tondo

Identificare e studiare le organizzazioni a più alto potenziale innovativo, formulare una visione innovativa virtuosa che generi comunità di imprese eterogenee e complementari (ecosistemi di business) in grado di inserirsi nelle catene del valore internazionali. Questo è l’obiettivo di Innovarea, un progetto strategico che vede collaborare Regione del Veneto, Università Ca’ Foscari e Confindustria Veneto per superare questi anni di stagnazione e dare una nuova “spinta” all’economia veneta attraverso l’innovazione.”

Nel profondo Veneto, si aggira un serial killer, come direbbero i media.

Il condizionale è d’obbligo (come dicono i media) perché il nostro serial killer non è molto fotogenico e non sembra fissato con il sesso, e quindi non arriva in televisione; è già molto se ogni tanto arriva in fondo alla pagina web di qualche quotidiano, per poi scomparire di nuovo.

Eppure questo serial killer è tecnicamente molto bravo. Infatti, finora avrebbe ammazzato con il veleno circa 1300 persone e ancora non si conosce la sua identità.[1]

C’è una ditta di prodotti chimici, la Miteni di Trìssino [2], contro cui puntano il dito in tanti.

Invece la Miteni getta la colpa sui pellettieri, che nel vicentino sono una presenza determinante. Bottega Veneta, ad esempio, si presenta così:

“Bottega Veneta ha imposto un nuovo standard nel mondo del lusso a partire dalla sua fondazione, a Vicenza, nel 1966. La filosofia di individualità e fiducia in sè stessi – espressa dal famoso motto “When your own initials are enough” – oggi si applica a un’offerta di lifestyle a tutto tondo, mentre i principi che definiscono il marchio rimangono immutati: artigianalità eccellente, design innovativo, funzionalità contemporanea e materiali di primissima scelta.”

Che poi Bottega Veneta oggi appartiene alla solita multinazionale francese, la Kering, ma questo non fa Antica Tradizione Artigiana e non si dice.

Troviamo alcune interessanti riflessioni su questa filosofia di individualità e fiducia in sè stessi in questa intervista.

A tutti piacciono i serial killer, perché permettono a chiunque di improvvisarsi detective. E noi modesti traduttori di manuali tecnici (e di pubblicità) non facciamo eccezione.

Per cui invitiamo a riflettere su due indizi grafici.

Il primo, la straordinaria somiglianza dell’Amministratore Delegato della ditta Miteni con gli uomini grigi di cui parla Michael Ende in Momo.

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Il secondo indizio è costituito dal sito web del Distretto della Pelle, cioè dei conciatori vicentini.

La prima immagine che si vede aprendo il sito non è una raffigurazione della Dama con l’Ermellino, ma questo montaggio qui:

distretto-pelleChe fa sempre pensare a un ermellino, ma con una lunga coda di paglia ancora gocciolante di vernice verde fresca.

Nota:

[1] A dimostrazione dell’abilità tecnica del Serial Killer del Profondo Veneto, ricordiamo che a Parigi lo scorso novembre, le vittime furono appena 129, a Piazza Fontana – di cui si parla ancora oggi – 17; mentre il Mostro di Firenze lo ricordano ancora per non più di 8 duplici omicidi.

[2] La Miteni oggi è tedesca ma i tedeschi l’hanno comprata dai giapponesi che l’hanno comprata dai veneti, e si arriva indietro pure ai mitici Marzotto, “Un gruppo storico, in costante evoluzione da 175 anni che coniuga una grande tradizione con l’innovazione continua“. Un coniugare che temo sia l’unica nota erotica in tutta questa vicenda.

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