Due notizie da ciò che si conviene chiamare Medio Oriente.
La Siria – che in senso ampio, comprende la Palestina – è il luogo in cui è nato il cristianesimo.
Il quotidiano cattolico inglese, Catholic Herald, ci racconta:
“Quasi tutta la popolazione cristiana della città siriana di Homs è fuggita dalla violenza e la persecuzione, secondo Fides, l’agenzia stampa della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.
L’esodo in massa di circa 50.000 persone dai villaggi e cittadine attorno alla città arriva assieme a resoconti di assalti e sequestri di case di cristiani a Homs.
La Chiesa Siro-Ortodossa ha riferito a Fides che il 90 percento dei cristiani sono stati espulsi, in quella che si teme sia una “pulizia etnica in corso”.
Fino a oggi, Homs è stata la sede di una delle più grandi popolazioni cristiane della Siria, e fonti della Chiesa dicono che i fedeli hanno subito la parte più pesante della violenza, fuggendo verso villaggi nelle montagne che distano 30 miglia dalla città.
Gli islamisti sarebbero andati di casa in casa nei quartieri di Hamidiya e Bustan al-Diwan a Homs, costringendo i cristiani ad andarsene senza poter portare con loro i propri averi”.
L’altra notizia viene dallo Yemen, e ce la riferisce un articolo uscito su The Guardian e tradotto su Io Non Sto con Oriana.
Si tratta della nascita di un non-stato “al-qaedista” nello Yemen, attorno alla cittadina di Azzan.
Uno dei mille esiti della grande e complessa sommossa araba di questi anni è stata infatti la dissoluzione dello stato dello Yemen, sostituito in alcune regioni da “emirati” vagamente associati, anche se forse solo nella mente sistematica degli Occidentali, ad “Al Qaeda nella Penisola Arabica”.
Ma forse Osama bin Laden, in quel contesto, è soprattutto il mito dell’uomo proveniente da una delle peggiori famiglie del mondo, che rinunciò a tutto per vivere in una caverna e combattere l’ingiustizia.
L’articolo contiene anche un’interessante intervista con un combattente, che ha abbandonato gli studi universitari per partecipare alla rivolta delle campagne. Un’intervista che contiene elementi che chiunque conosca il Messico – che pure è all’altro capo del mondo – capirà subito.
“Fouad una volta studiava inglese alla facoltà di lettere dell’università di Sana’a, ma adesso si veste e si atteggia come uno jihadista. In testa porta un grosso fazzoletto bianco tirato sulla fronte, che mantiene in ombra le sue fattezze emaciate. Parla sottovoce in arabo classico, ma quello che dice è roba dei nostri giorni ed ha poco a che fare con le caverne dell’Afghanistan.
“I mass media si sforzano di ritrarre i mujahedin come degli ignoranti falliti, che si mettono su questa strada perché sono dei reietti della società”, dice. “In realtà molti mujahedin hanno studiato ed hanno anche dei diplomi superiori, ma hanno abbandonato gli studi per prendersi cura del loro paese. Hanno visto il loro paese insultato e costretto sotto l’oppressione, e credono che sia loro dovere intraprendere questo percorso”.
Secondo Fouad la “democrazia”, un vocabolo che per lui indica i leader arabi autocratici che nei loro paesi tengono elezioni truccate ha mostrato di non funzionare.
“La democrazia ha fallito nel mondo arabo“, afferma. “Ha fallito in Tunisia, ha fallito in Egitto, ha fallito in Libia, ha fallito nello Yemen. La gente su questo è d’accordo”.
“La democrazia ci ha portato soltanto ingiustizia, ignoranza, arretratezza e il desiderio di scimmiottare l’occidente. Ed i primi a rivoltarsi contro questi governi ignobili sono stati i mujahedin. All’inizio la gente non li seguiva perché lo stato di polizia era forte. La gente li temeva. Alla fine, però, ha cominciato a ribellarsi quando ha visto che si trattava di scegliere tra l’ingiustiza e la schiavitù da una parte e la libertà dall’altra. Così la gente si è ribellata. E noi sosteniamo ogni rivoluzione, come faceva lo sceicco Osama”.
“Anche noi abbiamo tratto benefici da queste rivoluzioni. Ci hanno portato la libertà, siamo potuti scendere in campo aperto”.
Secondo Fouad le rivoluzioni hanno indebolito gli stati di polizia e gli jihadisti si sono mostrati in grado di trarre profitto dalla situazione. “Siamo riusciti a prendere il controllo di certe città e di certe regioni. Siamo riusciti a parlare alla gente della nostra missione. Tutto questo è successo durante l’ultima rivoluzione”.
“Abbiamo cercato fin da principio di arrivare a controllare città e regioni. Controllare il territorio con la legge sacra è il nostro obiettivo fondamentale. Nient’altro. Vogliamo solo servire il popolo, dando ad esso quello che per tanto tempo gli è mancato”.”
Il terremoto delle sommosse arabe inizia ad assestarsi; e il nuovo paesaggio, anzi i molti nuovi paesaggi, iniziano a delinearsi.
E probabilmente chi era già più vicino all’autosufficienza e abituato a vivere senza Stato, se la caverà con molto meno traumi.
Un piccolo assaggio del futuro che ci attende tutti, nel male ma anche nel bene.