“Dove c… sta Ledo?”

Un breve corso introduttivo di educazione civica, ambientale e professionale.

In questa foto, scattata nel 2019, potete vedere l’allora presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, del Partito Unico, al momento della firma di uno storico accordo tra Regione Toscana, Consorzio Conciatori di Ponte a Egola e una ditta di monnezzari, per trasformare il distretto delle concerie in un esempio mondiale di economia circolare.

Accanto al presidente della Regione, c’è un certo Ledo Gori, suo segretario di gabinetto.

C’è un luogo magico, tra Firenze e Pisa, nel cuore fertile della Toscana, dove l’arte della concia storica è cresciuta fino a raggiungere l’eccellenza, in un’evoluzione che di anno in anno l’ha portata a diventare il modello di riferimento per il settore, a livello nazionale e internazionale.

È il Distretto Conciario di Santa Croce sull’Arno, uno dei più grandi distretti conciari d’Europa, con oltre 250 concerie che fanno del rispetto del territorio, della tradizione e dell’artigianalità, i valori fondanti dei loro prodotti di qualità.

Un raro e virtuoso esempio di economia-circolare, modello di un’impresa che coniugando utile e salvaguardia dell’ambiente coinvolge i conciatori in un processo imprenditoriale in grado di competere con i più sofisticati e avanzati sistemi industriali del mondo.”

Nel 2020, il Partito Unico ha presentato un nuovo candidato alla presidenza della Regione, Eugenio Giani, che ovviamente ha stravinto.

I conciaroli del Luogo Magico hanno contributo 20.000 euro alla sua campagna elettorale, un quarto delle sue spese complessive. E prudentemente, hanno contribuito un uguale importo alla rivale di destra, Susanna Ceccardi, che non ha detto certo di no.

La campagna di Giani me la ricordo per un dettaglio – nelle ultime ore prima del voto, praticamente chiunque fosse di sinistra in Toscana ha ricevuto messaggi WhatsApp dove si parlava di un misterioso sondaggio segreto, secondo cui esisteva un rischio concreto di vittoria della Ceccardi. Il bello è che ha pure funzionato.

Nel Distretto Conciario di Santa Croce, l’idea era di prendere una delle industrie più inquinanti del mondo e renderla circolare:

Il patto [tra Regione e conciatori] prevede investimenti la cui principale conseguenza è quella di ridurre, fino ad eliminarli, gli scarti della lavorazione conciaria, per ricavare concime organico di alta qualità e conglomerati bituminosi e cementizi secondo un processo completamente riconducibile a pratiche di economia circolare.

Noi sappiamo che senza sostenibilità, la vita sul pianeta andrà in vacca (visto che siamo in tema).

Sappiamo che senza crescita economica, quella che chiamano civiltà andrà in vacca.

Per conciliare sostenibilità e crescita però, bisogna sfidare le leggi della fisica.

Per farlo, anche un luogo magico ha bisogno di magia.

E per fare le magie, ci vogliono i maghi.

I maghi sono quelli che si prendono a poco prezzo gli scarti, li fanno sparire e firmano un pezzo di carta che certifica che tutto torna e sei Verde.

Essere un distretto conciario in Toscana, tra paesaggi meravigliosamente ricchi di storia e bellezze naturali, vuol dire prima di tutto operare con piena coscienza per la salvaguardia di questi ambienti, dell’ecosistema e di tutte le comunità locali.”

La storia la potete leggere sui media, in breve un clan della ‘ndrangheta, avvalendosi di autorizzazioni-lampo date dalla Regione in base al patto del 2019, avrebbe messo su qualche impianto a chilometro zero dalle aziende che producevano scarti tossici. Una parte veniva seppellita, una parte scaricata direttamente (e anche vistosamente) in un canale.

Una parte finiva (e lo si sapeva da un anno) anche dentro i campi, spacciata per fertilizzante, con la complicità degli agricoltori.

E ora una piccola lezione su cosa si decide realmente quando si vota.

Mentre gli elettori toscani votavano per Giani, che avrebbe dovuto salvare la regione dalle Tenebre, i conciatori lo votavano perché confermasse al suo posto Ledo Gori, già capo di gabinetto del presidente della Regione da dieci lunghi anni.

Come ci rivelano le intercettazioni:

L’annuncio che i conciatori hanno ottenuto quello che vogliono arriva via sms l’8 ottobre 2020, giorno dell’insediamento del nuovo presidente della Regione Toscana Eugenio Giani: «Gori confermato». A scriverlo è la consigliera regionale Pd Alessandra Nardini, ora assessore, a ricevere quel messaggio è Aldo Gliozzi direttore dell’Associazione conciatori (finito ai domiciliari con l’accusa di associazione per delinquere) che gioisce per la conferma di Ledo Gori come capo di gabinetto bis del governatore Giani dopo dieci anni trascorsi con Enrico Rossi. Per mesi i conciatori, aiutati anche dalla sindaca di Santa Croce sull’Arno Giulia Deidda (anche lei indagata per associazione per delinquere) hanno lavorato per portare a casa quel risultato. «A Giani gli ho fatto il lavaggio del cervello — racconta la sindaca a Gliozzi — gli ho detto solo una cosa: dove cazzo sta Ledo? Perché per noi è dirimente. Ledo bisogna che rimanga per fare tutto quello che ha fatto finora».

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35 risposte a “Dove c… sta Ledo?”

  1. Andrea Di Vita scrive:

    @ Martinez

    “sfidare le leggi della fisica”

    No. Basterebbe usarle.

    Posso fare a memoria una lu ga lista di esperimenti sulla fusione nucleare tagliati – per mancanza di fondi – che già’ dieci anni fa ci potevano dare le informazioni che tutti oggi si aspettano che ITER dara’ fra vent’anni.

    Lo so perché a uno di quei progetti ci ho lavorato.

    Con quei soldi si è costruito giusto qualche centinaio di km di autostrade.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    • Miguel Martinez scrive:

      Per ADV

      ““sfidare le leggi della fisica”

      No. Basterebbe usarle. ”

      Cioè, se io applico un’energia pulita, inesauribile ecc, per trasformare ancora più velocemente tutto ciò che esiste in prodotti e quindi in rifiuti, avrò la Crescita Sostenibile?

      • Andrea Di Vita scrive:

        @ Martinez

        Se i rifiuti si riciclano, si’. Esistono ditte che recuperano la CO2 prodotta nei procedimenti di conceria per rivenderla all’industria chimica: lo scarto viene riciclato come merce al 100%. Ovviamente separare la CO2 richiede energia. Queste ditte vanno a energia solare, dunque sono piccolissime. Cosa farebbero con l’energia di fusione?

        È esattamente quello che succede in natura. Gli animali respirano emettendo CO2. Le piante la riassorbono con la funzione clorofilliana. Il tutto a spese dell’energia solare, che viene dalla fusione. È un meccanismo che funziona da milioni di anni, senza sette miliardo di esseri umani fra i puedi.. Ma non funziona più con sette miliardi di esseri umani, a meno che la fusione non ce la facciamo da noi.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Non so. Quest’idea che se non riusciamo a fare le cose giuste con quel che abbiamo, potremo riuscire a farle utilizzando più energia, più tecnologia e più risorse, mi pare affetta da un vizio di fondo.

          • Andrea Di Vita scrive:

            @ Mammifero Bipede

            “giuste”

            Noi le cose giuste le sapremmo anche fare.

            Ma glielo vai a dire tu, ai tre miliardi fra Cinesi e Indiani che se si mettono a fare il bucato con la lavatrice tutti poi ci ritroviamo l’ottanta per cento delle città sommerse dall’Oceano?

            La potenza (non l’energia) elettrica necessaria a mantenere i consumi non dico di Las Vegas o della pur risparmiosissima Genova ma del campagnolo bulgaro o albanese per un miliardo scarso di abitanti è quella attualmente prodotta da tutte le centrali del mondo.

            Siccome è difficile pensare che nelle campagne cinesi o indiane accettino di restare coi black out perché noi ci si possa fare il bucato in casa, o diminuiamo la popolazione o aumentiamo la potenza elettrica erogata.

            In un caso o nell’altro la fusione ci è di aiuto.

            Sinceramente spero nella seconda opzione, ma non mi nascondo che oggi la prima è almeno altrettanto probabile.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

            • daouda scrive:

              apparte che sei un cazzaro fai due cose:

              a) levate elettrodomestici e computer te e tutta la stirpe tua
              b) dopo averlo fatto ammazzatve

  2. Miguel Martinez scrive:

    I campani ammirano l’inarrivabile Esempio Toscano.

    Ogni frase una piccola stilla di suicidità umana:

    https://www.orticalab.it/Se-si-puo-fare-nel-Distretto

    Per continuare ad essere competitivo Oltreoceano e puntare ancora di più verso la nuova Eldorado che si è aperta a ridosso della via della Seta, il Distretto conciario di Solofra chiede da anni di farsi carico di risolvere il problema legato alla depurazione delle acque e allo smaltimento dei fanghi e dei rifiuti prodotti dalla lavorazione delle pelli nelle tante aziende del polo conciario. In pratica, chiede di colmare quel gap gestionale e di processo che potrebbe trasformare il distretto in un modello di economia circolare per tutto il Sud Italia.

    L’esempio a cui gli industriali vorrebbero tendere potrebbe essere facilmente rintracciato in Valdarno, regione geografica della Toscana dove sorge il fiorente ed innovativo distretto conciario di Santa Croce sull’Arno. Per questo abbiamo cercato di capire qualcosa di più di questo modello virtuoso che tutta Europa ci invidia e che potrebbe essere trasferito anche in una realtà come quella di Solofra.

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ Martinez

      Quello dell’economia circolare è il mantra che sottende la ‘sostenibilità’ dello sviluppo.

      E’ molto più facile riciclare quello che si butta che arrivare a non buttare nulla, che a sua volta è molto più facile che non produrre proprio.

      Se non butto via niente, ma riesco a riciclare (leggi: guadagnare da) tutti i rifiuti, allora ‘salvare l’ambiente’ = ‘riempire il portafoglio’, e senza bisogno di manovre bolsceviche come ad esempio tassazioni aggiuntive sulle emissioni 🙂 .

      Sembra troppo bello per essere vero. Dov’è l’inghippo?

      In natura l’economia (cioè l’ecologia) funziona tutta in modo circolare, com’è noto. C’è il ciclo dell’acqua, quello del carbonio, quello dell’azoto…

      Un esempio semplice e familiare è quello della pentola di spaghetti. Quando prepariamo gli spaghetti vediamo la pentola piena d’acqua che arriva a bollire, e gli spaghetti che si distribuiscono (se la pentola non è troppo piccola) più o meno ad anello. L’acqua va su e giù. Chiaramente quello dell’acqua è un movimento ciclico: gli spaghetti ne tengono traccia, perchè ci fanno vedere il flusso dell’acqua.

      Ma il ciclo dura solo finchè c’è il fuoco acceso. Per restare in piedi, per non smettere di girare, ogni ciclo richiede consumo di energia.

      Come per l’ecologia, anche per l’economia circolare vale la regola che non ci sono pranzi gratis: il funzionamento dell’economia, anche della più circolare di tutte, richiede consumo di energia.

      Nel caso della pentola l’energia è quella del fornello. Nel caso della natura è l’energia solare (che ad esempio fa evaporare l’acqua del mare, che poi ricade sotto forma di pioggia e ritorna al mare sotto forma di fiumi ecc.) . Nel caso nostro?

      Quello che non si dice mai, ed è questo il vero “greenwashing”, è che “l’economia circolare” può essere pure perfettamente sostenibile, ossia non rilasciare alcun rifiuto nell’ambiente, ma consuma comunque energia.

      Questa energia chi ce la mette?

      Attenzione perché, come dicono i fisici, l’energia è una grandezza estensiva: più gente la usa, di più energia c’è bisogno. Sembra una fesseria, ma questo vuol dire che anche se fossimo tutti quanti dei seguaci di Francesco d’Assisi e vivessimo in perfetta armonia col creato, sette miliardi di esseri umani consumerebbero molto di più di sette milioni di esseri umani. Questo fatto è conseguenza della fisica, e non può dunque essere aggirato dalla scelta di una diversa politica. Quel che è certo è che prima o poi smetteremo di buttare CO2 nell’atmosfera, per amore o per forza.

      Quindi alla lunga è inutile propugnare “un nuovo modello di sviluppo”, “una nuova coscienza ambientale” ecc. se non si affronta alla radice il problema di produrre molta più energia – o, equivalentemente, di avere una popolazione molto inferiore all’attuale.

      Il primo problema è tecnologico e fisico (io penso alla fusione, ma non pretendo di avere la soluzione in tasca). Il secondo è politico (e la soluzione più rapida è quella nota di Pol Pot).

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Miguel Martinez scrive:

        Per ADV

        “In natura l’economia (cioè l’ecologia) funziona tutta in modo circolare, com’è noto. C’è il ciclo dell’acqua, quello del carbonio, quello dell’azoto…”

        Tutto è circolare, ma anche molto lento e “interattivo”.

        Io posso estrarre velocemente dalla terra ciò che serve per l’agricoltura industriale, aggiungendo pesticidi ed erbicidi.

        Quanto tempo e quante complesse interazioni ci vogliono perché l’humus si riformi?

        E quanta energia ci vuole per recuperare e riciclare ogni molecola di pesticida?

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ Martinez

          “Quanto tempo”

          Infatti. Ecco perché è importante distinguere sempre fra ‘energia’ (ogni peso che sollevo diminuisce l’energia di qualcos’altro) e ‘potenza’ (la rapidità con cui sollevo quel peso). Non ho fatto prima questo discorso perchè sarebbe stata una complicazione aggiuntiva, ma visto che hai tirato fuori il tempo parliamone.

          Il tempo è un rapporto fra energia e potenza: data una certa quantità di energia fornita, maggiore la potenza minore il tempo con cui viene fornita. In auto, per esempio, la capacità del serbatoio mi dice di quanta energia dispongo, mentre il cambio mi consente di scegliere la potenza con cui la voglio utilizzare: più alta la marcia, minore la potenza, minore l’accelerazione, più lunga la partenza. (Per partire da fermo in salita, dove devo battere la pendenza e ho quindi bisogno di un’accelerazione minima, non posso permettermi di usare marce troppo alte).

          Prendiamo un albero, un bel melo alto qualche metro. Pesa parecchie tonnellate. Una buona parte di quelle tonnellate sono acqua. Quest’acqua è stata portata goccia a goccia dalle radici su su fino all’ultima fogliolina dalla capillarità. La capillarità, per riuscirci, ha dovuto combattere il peso dell’acqua.

          Ora, sollevare a una altezza data una certa massa richiede una quantità di energia (non di potenza!) ben precisa. Questa quantità è calcolabile con esattezza non importa quanto complicata sia la fisiologia della pianta (e con ciò ci togliamo dai piedi i discorsi New-Age sulla complessità della natura: per quanto complesso, il moto dell’acqua su per la pianta segue le stesse leggi della mela che cade in testa a Newton,e della Luna nel cielo).

          Chi ha dato l’energia alla pianta? Il Sole. Ora, il Sole fornisce all’albero una quantità costante di potenza (non di energia!), che dipende (a parità di giornate di bel tempo) dalla superficie occupata dal fogliame.

          Bene: il tempo che una gocciolina d’acqua impiega per risalire l’albero dalle radici alle fronde più alte per un albero adulto è stato misurato (usando radionuclidi come traccianti), ed è di qualche settimana. La potenza richiesta per questo è il rapporto fra la quantità di energia richiesta per sollevare la goccia (nota dalle leggi di Newton) e questo tempo misurato (di parecchie settimane). Facendo i conti, si vede che la potenza utilizzata dall’albero per sollevare la sua acqua è a malapena un millesimo di quella ricevuta dal Sole.

          L’albero, inteso dal punto di vista meccanico come pompa per il sollevamento dell’acqua, fa assolutamente schifo.

          Beninteso, poverino, non è colpa sua. L’efficienza (cioè il rapporto fra la potenza utilizzata per sollevare l’acqua e la potenza ricevuta dal Sole) è tanto più bassa quanto più basso il salto di temperatura fra il punto più caldo e quello più freddo dell’albero. (E’ una conseguenza del Secondo Principio). E siccome l’albero notoriamente è tutto fresco (si parla appunto di frescura procurata dagli alberi) ne segue che per vivere se la deve prendere spaventosamente calma. (La cosa è ben descritta nella foresta degli Ent ne “Le due Torri” di Tolkien).

          Ora ti chiedo: può un’umanità che è passata da uno a sette miliardi di individui in cento anni permettersi di prendersela calma? O non ha bisogno di fonti energetiche più efficienti?

          Tu mi dirai: fai come Archimede, e concentra il raggi del Sole: nel punto più caldo fonderai il ferro.

          Lo si fa già. Ma appunto, i raggi del Sole li devo concentrare: e già solo questo richiede lavoro.

          Se devo bere del vino, lo verso dalla bottiglia nel bicchiere. Non lo sto a rovesciare sulla tovaglia per poi strizzarmi la tovaglia in gola. Perché? Perché anche se riuscissi a ricuperare tutto il vino sarebbe estremamente più faticoso di usare il bicchiere, dato che concentrare qualcosa di distribuito è un lavoro e lavorare stanca, cioè costa appunto potenza. (Afferra per le stanghe un carro carico di sassi e portalo di corsa su per una salita. Ti stancherai molto di più che se tiri lo stesso carico prendendotela calma, perché la potenza muscolare utilizzata è maggiore nel primo caso mentre l’energia spesa è la stessa).

          (Si può ripetere lo stesso ragionamento col fotovoltaico e con l’eolico, ma è un po’ più complicato per cui non lo faccio qui)

          Contrariamente a quello che si crede comunemente, fra rinnovabili, fossili e uranio noi abbiamo già tutta l’energia che ci serve. Ad esempio, la sola energia meccanica dei venti in un anno su tutto il pianeta basterebbe per l’intera umanità.

          Il punto, pero’, non è quanta energia consumiamo, ma quanto rapidamente, ossia quanta potenza consumiamo.

          E per reggere il consumo di potenza (cioè un consumo abbastanza rapido di energia) dobbiamo avere fonti molto efficienti, cioè con grandi salti di temperatura, e abbastanza concentrate nel tempo e nello spazio per non dover sprecare potenza per poterle utilizzare.

          Conosci qualcosa di più caldo e concentrato della fusione nucleare?

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          P.S. …che se poi non si usa la fusione per produrre energia, il rischio è di utilizzarla alla vecchia maniera, per ridurre il consumo di potenza riducendo drasticamente la popolazione, in omaggio a Malthus.

          • Francesco scrive:

            il Sole da alla pianta una quantità costante di potenza, non di energia

            sei sicuro?

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ Francesco

              “sicuro”

              Si’. La “costante solare”, cioè la potenza solare incidente su un metro quadro posto perpendicolarmente alla congiungente col Sole e alla distanza di un’unità astronomica, dipende solo dalla temperatura superficiale e dal raggio del Sole: è un po’ più di 1000 Watt a metro quadro (vado a memoria).
              Da questi togli il 50% per il ciclo circadiano, dal rimanente togli il 50% per l’effetto della latitudine (supponendo di stare in Italia), dal rimanente togli il 10% per l’albedo e dal rimanente togli il 50% per effetto delle nubi, e ottieni il valore di 123 Watt a metro quadro, usato ad esempio in ENEA per dimensionare gli impianti solari. Se fotovoltaici, questi trasformano in potenza elettrica circa il 10% di questo valore, ed ecco che un metro quadro di celle solari fornisce circa 12 Watt (in continua) in media.

              Siccome le foglie dell’albero sono verdi, non riflettono molta luce solare, e prendono una parte di quei 123 Watt per metro quadro di foglie in media. Siccome una settimana comprende circa seicentomila secondi e un Watt è una potenza di un Joule al secondo (un Joule e circa un quarto di piccola caloria), un metro quadro di foglie fornisce all’albero in una settimana un’energia pari circa a 730 milioni di Joule. Immaginando un albero (striminzito, in effetti) con un fogliame di 12 metri quadri fanno circa 10 miliardi di Joule.

              Per contro, portare una massa diciamo di dieci tonnellate d’acqua (diecimila Kg) a dieci metri d’altezza contro una accelerazione di gravità di 9.81 metri al secondo quadrato (facciamo 19 per far cifra tonda) fanno diecimila per dieci per dieci = un milione di Joule.

              L’albero prende dieci miliardi di Joule e ne utilizza un milione, un’efficienza dello 0,01% .

              Come pompa dell’acqua “fa anguscia”…

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              P.S. Tra l’altro, ecco perché anche il fotovoltaico “fa anguscia”. A 12 Watt aetro quadro, per coprire i 33 miliardi di Watt di fabbisogno italiano di potenza elettrica va ricoperta di celle fotovoltaiche la superficie di una provincia. E con una vita media per cella di vent’anni, per mantenere costante la potenza erogata bisognerebbe sostituire all’incirca centomila celle al giorno, sparpagliate su tutta la superficie della suddetta provincia. Con quanta spesa energetica ti lascio immaginare.

  3. Francesco scrive:

    Veramente il candidato del partito unico ha vinto con uno striminzito 48%

    il che spiega bene perchè i conciatori abbiano sovvenzionato anche l’opposizione, sono gente avveduta

    😉

  4. Miguel Martinez scrive:

    finalmente qualcuno se ne accorge!

    Source : https://ilsalvagente.it/2021/04/21/119021/

    Agricoltura, Commissario Ue: “Gli errori della Pac hanno quasi ucciso i piccoli coltivatori”

    La politica agricola economica, come i suoi sbagli, ha quasi ucciso la piccola agricoltura. A dirlo non è un contadino rimasto fuori dal mercato, ma il commissario europeo per l’agricoltura, Janusz Wojciechowski, che intervenendo durante una recente riunione della commissione mista Agri-peti al Parlamento europeo, ha sottolineato che tra il 2005 e il 2014 nell’UE sono scomparse ben 4 milioni di aziende agricole, molte delle quali erano piccole aziende agricole. Come riporta Euractiv.com, Wojciechowski, ha citato l’esempio del suo paese d’origine, la Polonia, che secondo l’ultimo censimento agricolo pubblicato questo mese ha perso 190.000 delle sue fattorie, o il 13%, nel ultimi 10 anni. “Stavano svanendo al ritmo di mille al giorno”, ha detto, aggiungendo: “da un lato abbiamo fatto sparire quelle piccole fattorie e al loro posto […] quelle enormi fabbriche industriali che stavano ottenendo fondi europei”. “Qualcosa è andato storto”, ha ammesso Wojciechowski, dicendo che è necessario “invertire questo processo in qualche modo”.
    L’80% dei fondi alle aziende più grandi

    Ma le critiche non riguardano solo il passato. Anche la nuova Pac mette al centro i grandi centri di produzione, come raccontava a febbraio scorso il Salvagente. È interessante capire a quali aziende vengono assegnate le risorse maggiori. Partiamo da un dato: in Italia la superficie media aziendale dichiarata è pari a 8 ettari a fronte dei 52 ettari della Francia, i 46 ettari della Germania, e i 24 ettari della Spagna. In buona sostanza ci sono tante ma piccole aziende agricole che percepiscono un pugno di contributi europei: 492mila imprese su 1,136 milioni di beneficiari, ricevono meno di 500 euro all’anno. Sono invece solo 3.240 le aziende italiane che beneficiano maggiormente della Pac con contributi annui che vanno da 100mila a oltre 500mila euro. “In buona sostanza – precisa Franco Ferroni, responsabile Agricoltura del Wwf – la fetta più grande dei finanziamenti, l’80%, è riservata alle realtà più grandi, che sono appena il 20% dei beneficiari”.
    Invertire la rotta al più presto

    Anche l’europarlamentare irlandese Chris Macmanus che in una recente intervista a Euractiv ha criticato la Pac e il suo ruolo nel sostenere i piccoli agricoltori, evidenziando le sue preoccupazioni per un “tasso allarmante” di concentrazione della terra. “Sono molto preoccupato che questa sarà l’ultima generazione di agricoltori familiari nell’UE”, ha detto Macmanus, aggiungendo che siamo “contro il tempo” per agire per salvare il modello di agricoltura familiare dell’UE.
    La proposta di riforma

    La proposta di riforma avanzata dalla Commissione mira a ridurre la quota di pagamenti diretti ricevuti oltre i 60mila euro per azienda e a limitare i pagamenti a 100mila euro per azienda, una posizione sostenuta dal Parlamento europeo durante i negoziati in corso con i ministri dell’Ue. La Commissione ha inoltre proposto un minimo del 2% dei pagamenti di sostegno diretto assegnati a ciascun paese dell’Ue riservato ai giovani agricoltori. Il Parlamento vuole aumentare questo minimo al 4%, mentre il Consiglio ha eliminato ogni riferimento a una percentuale specifica di sostegno ai giovani agricoltori nel suo mandato negoziale.

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ Martinez

      “Wojciekowski”

      Ma dimmi, ti sei per caso messo di buzzo buono a fare propaganda per Bruxelles? 🙂 🙂

      Ma tu hai una vaga idea di quanto reazionari e bigotti siano i piccoli agricoltori in Polonia?

      Sono esattamente la base dei sovranisti, la palla al piede che vuol riportarci nel(la loro idea di) Medioevo.

      Al confronto Pillon è comunista.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Francesco scrive:

        ma avranno anche dei difetti, no?

        tipo essere molto inefficienti, come è tipico delle piccole aziende agricole

        però nel loro caso il beneficio politico potrebbe valere il sacrificio economico

        PS qualche loro idea politica?

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ Francesco

          “politiche”

          …sostenere in massa un governo xenofobo e omofobo è sufficiente?

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Francesco scrive:

            è un ottimo inizio ma gradirei qualche dettaglio

            grazie

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ Francesco

              La Polonia è spaccata quasi essttamente a metà. Le grandi città sono compatte per l’opposizione, pro-aborto, pro–Europa, pro indipendenza della Magistratura e dunque pro diritti in genere.

              Il governo vince nelle campagne, dove in passato – tanto per dare un’idea – chi se lo poteva permettere andava in farmacia a comprare tutte le confezioni di preservativi disponibili per impedire agli altri di peccare.

              Com’è giusto, la linea di separazione è netta, e spacca anche le famiglie. Tipicamente ciò succede fra i genitori che stanno al paesello e i giovani che lavorano in città. Come tutte le separazioni irrisolvibili, anche questa si sta incancrenendo. Non è una bella situazione.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              Ciao!

              Andrea Di Vita

    • roberto scrive:

      Miguel

      “la fetta più grande dei finanziamenti, l’80%, è riservata alle realtà più grandi, che sono appena il 20% dei beneficiari”

      sai che ho un dubbio su questa cosa?

      cioè non sul dato in sé ma sull’interpretazione da darne.
      mi spiego (e per favore non iniziare ad attaccarti ad ogni parola, è un esempio a spanne, per chiarirci sul principio):

      mettiche abbiamo 100 denari da distribuire
      – 5 contadini di quelli che vanno al mercato contadino hanno complessivamente 70 ettari di terra coltivata
      – 30 roberti hanno 1 ettaro a testa per un totale di 30 ettari

      non ti sembra logico che più o meno i 5 ricevano il 70% dei 100 denari e i 30 roberti solo il 30% rimanente?

      • Miguel Martinez scrive:

        Per roberto

        “non ti sembra logico che più o meno i 5 ricevano il 70% dei 100 denari e i 30 roberti solo il 30% rimanente?”

        Certo, anche se penso che ci sia altro.

        Poi magari c’è una ditta con sede in Lussemburgo e capitali delle isole Cayman che possiede 700 ettari, e 300 roberti con un ettaro a testa, che però non hanno nemmeno l’organizzazione per chiedere i fondi; e quindi finiscono per vendere anche loro alla ditta lussemburcocaimana, che quindi prende ancora più fondi.

    • Francesco scrive:

      scusate ma

      1 perchè esiste la PAC? perchè l’UE mette soldi pubblici nell’agricoltura? è uno dei pochi settori economici che ha una domanda garantita dalla Natura stessa

      2 posso ipotizzare che i contributi siano proporzionale alla terra coltivata e/o al raccolto prodotto? in questo caso i dati riportati dall’articolo sono banali e non segnalano alcun problema

      • Miguel Martinez scrive:

        Per Francesco

        “2 posso ipotizzare che i contributi siano proporzionale alla terra coltivata e/o al raccolto prodotto? in questo caso i dati riportati dall’articolo sono banali e non segnalano alcun problema”

        Non mi ricordo i dettagli, ma all’incirca è così: si viene premiati per la pura quantità, a prescindere da ogni qualità.

        Per cui ad esempio viene premiato chi disbosca per farci crescere pomodori da rivendere a prezzi stracciati in Africa, distruggendo l’agricoltura locale lì.

        • firmato winston scrive:

          “si viene premiati per la pura quantità, a prescindere da ogni qualità”

          Non e’ per niente strano, chi produce prodotti agricoli pregiati con la terra ti posso assicurare che fa un sacco di soldi senza bisogno di alcun contributo, ne conosco personalmente.

          Solo che bisogna piegarsi a coltivare cio’ che gli altri, quelli che comprano, considerano pregiato, e non cio’ che si vuole _imporre_ come pregiato agli altri secondo il proprio personale giudizio, che e’ il tipico atteggiamento di certi ambienti (ed e’ abbastanza generalizzato comunque fra gli agricoltori: ognuno crede o vuole far credere che solo cio’ che produce lui e’ sano e buono, e’ tipico).

          Peraltro, i coltivatori cosiddetti BIO hanno un sacco di contributi extra, ed e’ in quel settore si annidano le peggiori frodi.

  5. Moi scrive:

    Al confronto Pillon è comunista.

    Ciao!

    ———–

    Silvana De Mari & Gianfranco Amato … Hold Our Beers ! 😉

  6. Moi scrive:

    Anche nel PD di Bologna c’è un intrigo intetressante : fra la Renziana e l’ AntiRenziano che paragona Renzi a Salvini … MA il Renziano Bonaccini appena 14 mesi fa osannato come un Novello Zhukov !

  7. Miguel Martinez scrive:

    Per ADV

    Rifkin dice, “pale eoliche dappertutto, ma niente nucleare!”

    Per una volta, gli opposti estremisti ADV e Miguel hanno qualcuno con cui prendersela 🙂

    Secondo me, ha in parte ragione – il petrolio è effettivamente arrivato al picco da qualche anno, e gli investitori hanno miliardi da investire in tulipani olandesi (penso che ADV coglierà il riferimento) da mollare poi al volo un istante prima del precipizio

    Source : https://rep.repubblica.it/ws/detail/intervista/2021/04/22/news/rifkin_ormai_e_il_mercato_a_spingere_verso_la_transizione_l_europa_piu_avanti_degli_usa_-297632213/

    Rifkin: “Ormai è il mercato a spingere verso la transizione. L’Europa più avanti degli Usa”

    «Gli incontri al vertice contengono un’inevitabile dose di retorica. Però sono importanti perché danno la misura di come i risultati sul fronte del cambiamento climatico siano raggiungibili e contribuiscono a creare nell’opinione pubblica di tutto il pianeta la consapevolezza che i problemi di cui si parla sono reali e non più demandabili. Questo messaggio viene inteso meglio in Europa che in America». Jeremy Rifkin, punto di riferimento degli eco…
    «Gli incontri al vertice contengono un’inevitabile dose di retorica. Però sono importanti perché danno la misura di come i risultati sul fronte del cambiamento climatico siano raggiungibili e contribuiscono a creare nell’opinione pubblica di tutto il pianeta la consapevolezza che i problemi di cui si parla sono reali e non più demandabili. Questo messaggio viene inteso meglio in Europa che in America». Jeremy Rifkin, punto di riferimento degli economisti e degli attivisti ambientali, commenta il summit mondiale sul clima voluto da Biden. «Una sfilata di leader così non si vedeva da tempo. L’impatto c’è. E non siamo più solo alla teoria».

    In che senso?
    «Ormai è il mercato a spingere verso la transizione. Le fonti rinnovabili stanno per diventare più economiche di quelle tradizionali. Già è successo per gas, carbone, nucleare, sta per succedere per il petrolio. E per fortuna è stato messo a tacere chi sosteneva che l’uranio è una fonte ecologica».

    Cosa comporta il “sorpasso”?
    «È un passaggio storico. E inevitabile: negli Stati Uniti c’è già un’immensa quantità di infrastrutture abbandonate. Oleodotti, piattaforme oceaniche, impianti di stoccaggio, stabilimenti di produzione di energia, gruppi elettrogeni d’emergenza, impianti di trasformazione petrolchimica. Tutti dismessi, lasciati ad arrugginire al sole, per un valore di 100mila miliardi. E investimenti già programmati per 11 miliardi sono stati fermati per riorientarli in modo più realistico. Ma dove il mercato esercita più fortemente il suo potere è nella finanza: i grandi fondi come BlackRock, Fidelity, Goldman Sachs, le grandi compagnie assicurative, gente che gestisce patrimoni che si calcolano con i trilioni, uno dopo l’altro dicono: investiremo i risparmi che ci vengono affidati solo in aziende impegnate nella decarbonizzazione. Capisce che fa la differenza?»

    Perché si fida più dell’Europa che dell’America?
    «Perché sta guidando la transizione, l’America segue. State recuperando grazie all’impegno nella sostenibilità il sogno di integrazione che risale ad Altiero Spinelli. C’è la storia, la cultura, la profondità, la coscienza per capire che indietro non si torna. Ho collaborato con la commissione von der Leyen, così come con le tre precedenti, per il Green New Deal, e ho viaggiato in tutto il continente, soprattutto in Italia. Ovunque ho trovato una crescente consapevolezza, una genuina volontà di cambiamento. In Italia avete qualcosa che vale molto più del petrolio: la straordinaria disponibilità di energia solare ed eolica. Vorrei che convocaste a livello locale, come in Francia, delle consultazioni popolari estese alle forze intellettuali, politiche, professionali del territorio. Sarebbe utile per valutare gli investimenti».

    E in America?
    «C’è la pressione della lobby del petrolio e dell’industria pesante. Ma l’impegno di Biden e del suo valido staff guidato da Kerry è sincero, e i quattro anni del negazionismo di Trump sono sepolti. Anche gli Usa hanno varato un Green New Deal, il piano di investimenti da 2,3 trilioni di dollari. Le infrastrutture che propone sono environmental-friendly come l’utilizzo delle tecnologie di rete per rendere le città intelligenti e più razionali. C’è perfino la trasformazione del parco auto in elettrico e idrogeno entro il 2035. Certo, il progetto dovrà resistere agli attacchi, però la classe ora al vertice è ben munita per farlo».

    • Francesco scrive:

      >>> Le fonti rinnovabili stanno per diventare più economiche di quelle tradizionali.

      scusate ma questa posso metterla insieme alla fine del capitalismo?

      credo di avere letto raramente altrettanta smaccata propaganda e altrettanta sicumera – Renzi forse aveva questo stile.

      • Miguel Martinez scrive:

        Per Francesco

        “scusate ma questa posso metterla insieme alla fine del capitalismo?

        credo di avere letto raramente altrettanta smaccata propaganda e altrettanta sicumera – Renzi forse aveva questo stile.”

        Rifkin ha scritto molti, molti anni fa, un libro che ha segnato la mia vita, sull’entropia.

        Mi ha fatto capire in termini chiari e semplici questo astruso concetto scientifico, e che ho imparato ad applicare a tutto nella vita.

        Il problema è che lui è anche un intellettuale all’americana, che non è il cinico francese dalle parole complicate: è una persona che ha fatto un mucchio di quattrini scrivendo bene e a cui le imprese guardano, per risolvere i problemi pratici e per convincere gli altri a fare i loro interessi.

        Oggi le pseudo-rinnovabili uniscono due cose:

        1) la certezza americana postmillennarista di poter costruire il Mondo Perfetto, il Regno di Dio in Terra

        2) il nuovo fronte della speculazione finanziaria. Non sono certo, ma la mia ipotesi è questa:

        io investo 100 milioni di dollari nelle azioni di una ditta che fa pale eoliche

        lancio una campagna planetaria con cui convinco stati e privati che lì c’è l’Eldorado, pure con punti Santo Salvatore del Pianeta (e anche il più cinico è d’accordo che se ha tanti Punti Salvatore, potrà lui stesso gabbare più polli)

        Tanta altra gente ci investe, i 100 milioni triplicano in valore, all’ultimo momento li tiro fuori e li investo in qualcos’altro.

        Quando si scopre che le “rinnovabili” non stanno in piedi, gli altri investitori affondano, io ho triplicato i miei soldi.

  8. Andrea Di Vita scrive:

    @ Martinez

    “i grandi fondi come BlackRock, Fidelity, Goldman Sachs, le grandi compagnie assicurative, gente che gestisce patrimoni che si calcolano con i trilioni, uno dopo l’altro dicono: investiremo i risparmi che ci vengono affidati solo in aziende impegnate nella decarbonizzazione”

    Posso parzialmente confermare: ho seguito ieri un webinar in azienda che descriveva appunto tale presa di posizione di BlackRock.

    “Rifkin”

    E’ un tuttologo di talento, che sa scrivere bene e cui va il merito di essere stato fra i primi a fare (giustamente) dell’ecologia un discorso globale, non dissimile da quello che ormai impera anche qui 🙂 .

    Quanto all’energia, Rifkin ha propugnato quello che due anni fa è stato riproposto al Festival della Scienza di Genova due anni fa dal professor Cini (ex ministro dell’ambiente italiano) e da un ente di ricerca cinese: lo Energy Worldwide Web (‘EWW’, come lo chiama Cini con bella espressione italiana, “l’internet dell’energia”).

    Il testo di Rifkin è descritto al sito:

    https://it.wikipedia.org/wiki/Economia_all%27idrogeno_(saggio)

    EWW è una rete estesa all’intera umanità dove tutti producono energia con le rinnovabili e tutti la consumano, di modo che se le mie celle fotovoltaiche sono inattive perché da me è notte o piove l’energia la prendo da un’altra parte dove soffia il vento o dove è giorno e le celle fotovoltaiche funzionano. A questa maniera, anche se uno smette di produrre energia ci sarà sempre qualcun altro che gliela potrà fornire, e a cui verrà restituito il favore quando ne avrà bisogno. E’ ben noto che una rete sufficientemente complessa è anche resiliente, cioè in grado di sopravvivere a strappi anche gravi (il tipico esempio è la rete delle interconnessioni fra i neuroni del cervello, che consentono la sopravvivenza anche dopo un ictus). Questo, unitamente allo stoccaggio degli eccessi di energia eventualmente prodotti di quando in quando qua e là sotto forma di idrogeno, risolve secondo Rifkin , Cini e i cinesi il problema tuttora irrisolto dell’intermittenza delle fonti rinnovabili, consentendo finalmente la produzione di sufficiente energia per tutta l’umanità senza nucleare e senza emissioni di CO2.

    Quello che Rifkin non dice è che – almeno stando alle previsioni dei cinesi presentate da Cini due anni fa – la realizzazione dello EWW richiede almeno che siano soddisfatte quattro condizioni:

    a) un investimento di cinquantamila miliardi di euro nei prossimi trent’anni (pari, secondo Cini, all’investimento di tutte le Sette Sorelle nella ricerca di nuovi pozzi di petrolio nello stesso periodo di tempo)

    b) la disponibilità di una tecnologia di trasmissione dell’energia su scala transcontinentale in grado di portare all’occorrenza in Asia una frazione consistente dei Terawatt elettrici prodotti in Europa e viceversa: si parla di cavi High Voltage Direct Current su traliccio dalla tensione in continua superiore al Megavolt, la cui tecnologia è stata testata su piccole tratte in via sperimentale in Italia e in Svezia

    c) la disponibilità di una tecnologia sicura dello stoccaggio dell’idrogeno (ricordo che l’Italia produce da sola 330 Terawattora, che l’efficienza di riutilizzo dell’idrogeno prodotto per elettrolisi per la produzione di energia elettrica è al più del 60% in impianti turbogas tutti da costruite, che 4 Terawattora sono 3 megatoni e che l’idrogeno è un gas esplosivo); questo è un campo in cui ENEA può dire autorevolmente la sua

    d) l’accordo politico fra tutti gli Stati i cui territori sono coinvolti. Ciò implica (data la difficoltà di attraversare con opportuni elettrodotti lo stretto di Behring) che la EWW sarebbe naturalmente divisa dalla geografia in due parti: una che copre l’Eurasia con l’Africa e l’altra che copre le Americhe. Il progetto cinese non includeva le Americhe.

    Lascio giudicare il lettore sulla fattibilità di queste condizioni.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    • Francesco scrive:

      il primo dato mi pare fuori scala … 50 trilioni di euro per cercare petrolio dove se li è sognati?

      il resto fa gioire ogni ingegnere pazzo del pianeta

  9. Miguel Martinez scrive:

    Quando Giani fece passare una legge regionale che salvava i riciclatori della ‘ndrangheta da troppi controlli…

    https://www.lanazione.it/cronaca/ndrangheta-toscana-1.6277474

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