Quattro sfumature di Verde

Con poche, rispettabilissime eccezioni, nessuno si dichiara antiambientalista oggi.

Il risultato è che nel campo degli “amici dell’ambiente” si trovano realtà che sono radicalmente diverse tra di loro.

Anche una volta tolta di mezzo la pubblicità verde dell’Enel o della Fiat.

Ne consegue che le critiche che si fanno agli ambientalisti consistono quasi sempre nell’attribuire i diversissimi vizi di alcuni “ambientalisti” a tutti.

(Ho messo me stesso nella lista, pur contando molto meno del pastore della Lucchesia, solo perché state leggendo il mio blog)

A Davos, i potenti chiedono soldi allo stato per mettere pannelli solari ovunque? Ecco che Miguel Martinez diventa un Agente della Finanza Internazionale.

Miguel Martinez pubblica strani inni alla Grande Dea? Ecco che il robottaro Cingolani vuole imporci il Culto Gnostico per eliminare il cristianesimo.

Qualcuno sottolinea il rapporto tra devastazione ambientale e capitalismo? Ecco che Greta sta cercando di far ritornare Stalin con tutto il Gulag, e visto che c’è, anche togliere i crocifissi nelle aule.

Una certa attrice famosa e ricchissima è vegana? Ecco che il pastore che fa il formaggio (per definizione non vegano) tra i monti della Lucchesia è un Radical Chic Ipocrita con le scarpe di cachemire.

Un razzista che spara in Nuova Zelanda si dichiara ecologista perché vorrebbe ridurre la popolazione degli immigrati? Ecco che lo storico che scrive che la devastazione ambientale è inscindibile dal colonialismo razzista europeo diventa Nazista.

E infatti per tutti, alla fine, c’è la Hitler Card – il Baffetto era vegeteriano, aveva vietato la vivisezione e cercato di arginare il consumo di tabacco.

Himmler cercò di vietare la caccia, e pare che Hitler stesso tramasse per abolire la macellazione industriale.

Ma forse ancora più odiabile di Hitler, c’è l’amico che dice che la biosfera è in pericolo, ma ha l’auto; e se non ha l’auto, ha il riscaldamento acceso d’inverno; e se non accende nemmeno il riscaldamento, mangia carne; e se non mangia carne, comunque mangia…

A quel punto, non importa più alcun dato reale: la biosfera non sta morendo, perché Hitler, Stalin, Soros, gli Gnostici, l’attrice snob

Per chi è in buona fede…

…mi segnalano un bell’articolo dell’australiana Kari McGregor, che chiarisce bene la questione.

Che tonalità di verde sei?

di Kari McGregor

Parte 1: Lo spettro di un movimento

Il movimento per l’ambiente è stato quasi interamente sussunto dal movimento per il clima. Lo sottolineo non perché il clima non sia importante, ma perché non è l’unica cosa che lo è.

Temo che molte sfide importanti non vengano affrontate per mancanza di attenzione. E temo che le nostre tattiche si stiano restringendo, evitando l’azione diretta e favorendo il populismo. L’obiettivo di attirare l’attenzione e il sostegno del mainstream significa che dominano le tattiche pragmatiche, mentre andare al cuore delle questioni è visto come troppo radicale per il fascino popolare.

La tendenza emergente del movimento ambientalista è verso il centro della curva di Gauss, sia in termini di questioni affrontate, sia nei mezzi con cui vengono affrontate.

Man mano che il movimento attira risorse verso le organizzazioni e i programmi al centro della gaussiana, le estremità vengono congelate e le prospettive alternative si perdono. Prospettive più radicali, una volta comuni nel movimento ambientalista, sono ora accolte con disprezzo, e le visioni del mondo che le sostengono non sono prese in seria considerazione – invece sono spesso denigrate come estremiste. Siamo diventati un movimento di eco-pragmatici, una posizione molto lontana dalle nostre radici nell’ecocentrismo, dove la natura era considerata prima di tutto.

Questa transizione ha molto a che fare con l’emergere di diverse sfumature di verde nel movimento ambientalista mentre cresce, dando sfumature agli approcci dei vari gruppi, organizzazioni e iniziative che sono emerse per combattere le crisi ecologiche. Il verde non è più unificato, se mai lo è stato veramente. Tribù di Bright Green [verde brillante], Lite Green [verde chiaro], Deep Green [verde profondo] e Dark Green [verde scuro] si formano intorno a visioni del mondo divergenti, teorie del cambiamento e una gamma di tattiche accettate. Ogni tribù si contende l’attenzione per il suo messaggio in un mondo di cicli di notizie limitati nel tempo e di consumismo fabbricato, e compete per le risorse – in un pool finito di finanziamenti e volontari – necessarie per rendere buone le sue dichiarazioni di missione.

Con una competizione così intensa per risorse così limitate, l’immagine del marchio e il reclutamento diventano mezzi potenti per amplificare una prospettiva, e il movimento crolla verso il centro populista, dove viene applicata la maggior parte dei finanziamenti. I finanziamenti attuali favoriscono gli approcci Bright Green e Lite Green, per ovvie ragioni: non sfidano la saggezza ricevuta dell’imperativo della crescita economica o il delirio antropocentrico, e non sfidano le strutture di potere esistenti. Non è una sorpresa, quindi, che il movimento ambientalista sia stato, in larga misura, disarmato dal suo stesso successo mainstream.

Uno sguardo più attento alle varie sfumature di verde presenti nel movimento ambientalista di oggi è necessario se vogliamo identificare i punti di terreno comune su cui unirsi e collaborare, e le crepe che portano a rotture se non affrontate.

Verde brillante

La tribù dei Bright Green domina oggi il movimento ambientalista e, come tale, è la soluzione Bright Green che domina il discorso pubblico e politico. I tecno-ottimisti del verde brillante presentano la promessa di un futuro luminoso basato sull’ingegnosità umana e sulla nostra capacità di sfruttare la tecnologia, la politica e le forze del mercato per risolvere qualsiasi problema ambientale e soddisfare ogni nostro bisogno economico.

La Big Green Tech e i meccanismi di tariffazione del carbonio sono i pilastri della militanza Bright Green, con la stragrande maggioranza dei gruppi Bright Green, come 350, Greenpeace e il Sierra Club che proclamano il supporto per progetti di infrastrutture energetiche su larga scala come i parchi solari ed eolici e la magia della mano invisibile del mercato del carbonio – in alcuni casi mentre giocano in borsa o si impegnano nella speculazione di mercato (e non sempre vincono). Le petizioni, le proteste, le azioni di disinvestimento e le acrobazie di PR gradite ai media sono il modus operandi, con incursioni occasionali nella difesa politica.

Lite Green

La tribù Lite Green ha visto un lento e costante aumento di membri con il suo abbraccio del “consumismo verde”, un nuovo marchio attraente per incassare un mercato di nicchia. Una volta che il mondo degli affari ha capito il potenziale dell’eco-dollaro, sono arrivate le alternative eco-friendly. I Lite Green credono nel votare con i loro dollari, che il loro consumo etico aggiunge una goccia al secchio del cambiamento globale, e questo è nobile in sé e per sé.

Questi sono i guidatori di Prius, gente con pannelli solari sui tetti delle loro case di periferia ad alto consumo energetico, gente che si diletta con tutto ciò che è organico e rifugge la plastica monouso. Lite Green è una tonalità che non ha bisogno di organizzazione per brillare, ma è amplificata da eventi simbolici spensierati, come Earth Hour, e sfide basate sul consumo, come Plastic Free July.

Deep Green

I Verdi Profondi si sono guadagnati la reputazione di essere i nuovi radicali del movimento ambientalista per il loro impegno verso una profonda sostenibilità ecologica e per sradicare il nostro sistema distruttivo dalle radici. Per i Deep Green, l’ambiente è la linea di fondo, e la resistenza è protezione. Pensate a Deep Green Resistance, Earth First o Generation Alpha per quanto riguarda la sfida sistemica alla civiltà, e Sea Shepherd, per quanto riguarda la resistenza come protettore.

Anche se l’attuale panico indotto dai media corporativi sulle tattiche Deep Green è relativamente nuovo, Deep non è una nuova sfumatura di verde. Le tattiche Deep Green come il sabotaggio e i blocchi sono normali azioni di prima linea, e hanno salvato molte meraviglie naturali che le petizioni e i cartelli hanno semplicemente fatto rimbalzare. I Verdi profondi non mirano a ritoccare il sistema; mirano a minarlo, a distruggerlo e a facilitare la sua eventuale trasformazione.

Dark Green

La tribù dei Verdi scuri è un relativo nuovo arrivato tra le sfumature del verde, ed è più fortemente associata a iniziative come il Dark Mountain Project e la rete Transition Towns. I Verdi scuri basano il loro approccio al movimento ambientalista sulla realtà dei limiti della crescita e, in alcuni casi, sulla previsione del collasso della civiltà. Questioni come il picco del petrolio, la crescita della popolazione, l’agricoltura industriale e un’economia di crescita perpetua sono alla base della teoria e della pratica dei Verdi scuri.

Cercando di rimuovere la loro tacita conformità con i sistemi che perpetuano la nostra situazione, i Verdi scuri sono generalmente dei decrescisti che sono sfuggiti al tapis roulant nella misura del possibile, hanno spostato le loro vite fuori dalla rete nella misura del possibile, e stanno lavorando per costruire la resilienza e migliorare le loro competenze in preparazione degli shock previsti dai limiti della crescita per il nostro approvvigionamento energetico, l’economia e l’ambiente.

Prevengo i sospetti di voler distribuire etichette, con l’avvertenza che nessun individuo, gruppo, organizzazione o iniziativa può rientrare perfettamente in una scatola. Uno può adottare uno stile di vita Lite Green mentre sostiene soluzioni Bright Green; uno può impegnarsi in azioni dirette Deep Green mentre abbraccia la decrescita Dark Green; uno può sostenere soluzioni Bright Green usando tattiche Deep Green; uno può passare a un’impronta Dark Green attraverso un cambio Lite Green. E pochi individui rimangono in una categoria per tutto il loro attivismo, con molti Dark Green che sono ex Deep Green stanchi, e molti Deep Green che sono Bright Green radicalizzati, e molti Bright Green che sono Lite Green mobilitati.

Il mio viaggio disordinato attraverso le varie sfumature di verde le ha coperte tutte. Suppongo di essere stata cresciuta come un Verde Profondo, in tutta onestà, con la visione del mondo instillata in me che siamo solo un filo nella rete della vita e che dobbiamo camminare con leggerezza sulla terra. La mia famiglia si è assicurata che fossi ben informata sui rituali Lite Green del riciclaggio, della conservazione dell’acqua e del risparmio energetico, e ora sono un’ardente plasticofobica che fa la doccia con un secchio e va in giro a spegnere gli elettrodomestici al muro. Per un po’ di tempo ho tirato fuori i mantra politicamente attraenti dei tecno-ottimisti Bright Green – che possiamo avere la nostra torta e mangiarla; e poi ho imparato a conoscere il picco del petrolio e la capacità di carico, e i limiti della crescita – cose che avrebbero dovuto essere intuitive, ma che hanno richiesto una decostruzione dell’indottrinamento culturale per essere comprese.

Ora mi ritrovo con un piede in ciascuno dei campi Deep Green e Dark Green, con l’occasionale guizzo di indulgenza Lite Green. Ciò significa che il mio attivismo è Deep Green, il mio stile di vita è Dark Green per quanto ci riesco, e Lite Green scivola attraverso le crepe nei miei piani. Vi prego di perdonare i miei pregiudizi – ci sono stata, l’ho fatto e ho consumato le magliette.

Trovare un terreno comune

Nonostante le differenze tra le varie tonalità di verde, ci sono aree di terreno comune condivise tra le tribù.

I Verdi Luminosi e i Verdi Chiari favoriscono approcci populisti che hanno il potenziale di generare un’adesione di massa, mentre i Verdi Profondi e i Verdi Scuri si spingono al limite per far progredire il movimento ambientalista. Mentre le iniziative dei Bright Green e dei Light Green sono forti sulla messaggistica populista per le loro cause, sacrificando così la profondità e l’ampiezza, i messaggi più olistici dei Deep Greens e dei Dark Greens hanno un richiamo più limitato.

Dove i Verdi Luminosi e i Verdi Profondi hanno un terreno comune è la loro fiducia nell’azione collettiva, mentre molte azioni dei Verdi Leggeri e dei Verdi Scuri possono essere portate avanti da individui che agiscono da soli – è il loro impatto collettivo che raggiunge i risultati desiderati. Gli attivisti dei Verdi Luminosi prendono anche parte ad alcune azioni dirette tradizionalmente dei Verdi Profondi come i blocchi, dando un maggior grado di sostegno agli obiettivi del movimento.

Gli attivisti Deep Green sono spesso critici dell’approccio Lite Green al movimento ambientalista, tuttavia. La nozione che accorciare le nostre docce e cambiare le nostre lampadine porti ad un cambiamento incrementale si è consumata per i Deep Green, e la risposta fin troppo frequente è un fallimento nel raggiungere i potenziali alleati del campo Lite Green – che di solito sono all’inizio del loro viaggio ambientalista e potrebbero usare una guida esperta ed empatica, non la spalla fredda di chi sa tutto.

I decrescisti Dark Green, allo stesso modo, tendono ad essere critici nei confronti dell’attivismo dei Bright Green, mettendo in discussione il valore del loro lavoro alla luce dei limiti dei vincoli di crescita e delle conseguenze non intenzionali che rendono molte soluzioni Bright Green irrilevanti. Mentre i Dark Green hanno sicuramente buone ragioni, è un errore sacrificare le relazioni Bright Green – è solo collegandosi e comunicando attraverso la rete che realtà come i limiti della crescita possono permeare il movimento e incanalare le sue strategie in un quadro più realistico.

Nonostante le ovvie differenze in superficie, molti Dark Green hanno iniziato il loro viaggio come consumatori consapevoli Lite Green. Le scelte di consumo Lite Green possono illuminare il cammino verso una vita su un solo pianeta che porta a ulteriori domande su quale modo di vivere sia veramente sostenibile. La tana del coniglio va tanto lontano quanto ogni individuo è preparato ad andare quando si tratta di downshifting, e un pensatore Lite Green può trasformarsi abbastanza rapidamente in un Dark Green dati i vantaggi di una mente critica e l’accesso alle informazioni.

Gli attivisti Bright Green non sono un fenomeno a taglia unica, nonostante le frequenti apparizioni pubbliche in t-shirt abbinate. Molti Bright Green stanno con un piede nel campo del Deep Green, e cercano di intensificare l’azione Bright Green per essere più efficaci. Molti, tuttavia, sono critici del radicalismo dei Deep Green, e diffidano delle lunghezze che alcuni sono pronti a raggiungere per raggiungere i loro obiettivi, mentre i Deep Green sono spesso duramente critici dei parametri delle campagne degli attivisti professionalizzati, suggerendo che questi limitano la capacità del movimento di effettuare cambiamenti. La sfiducia l’uno verso l’altro che queste critiche generano emerge di tanto in tanto, e ha il potenziale di frammentare il movimento in assenza di comunicazione attraverso le terre di confine tra le sfumature, e la genuina intenzione di capire la prospettiva dell’altro.

E tutti sono cacciatori di ipocriti quando si tratta di Bright Greens o Deep Greens che non frenano i loro consumi in attesa della salvezza tecnologica o politica, o del collasso della civiltà industriale; o quando si tratta di Lite Greens o Dark Greens che vivono coccolati dal privilegio ignorando la loro responsabilità verso la loro comunità terrestre più ampia.

Attraverso le terre di confine

Una volta che le varie sfumature di verde all’interno del movimento ambientalista sono riconosciute, diventa possibile trovare aree di terreno comune da cui lavorare e sviluppare. Un pericolo per qualsiasi movimento è la sua potenziale frammentazione in fazioni una volta che raggiunge una certa dimensione – con le varie fazioni che competono invece di collaborare – e il potenziale emergere di una fazione dominante che annega le visioni del mondo, le teorie del cambiamento e le tattiche concorrenti. Attraverso questa intricata rete di visioni del mondo, teorie e pratiche, c’è la necessità di localizzare filoni di punti in comune che possono essere tessuti insieme in una strategia globale. Il nostro potere collettivo è sicuramente molto più grande della somma di tutte le nostre parti.

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74 Responses to Quattro sfumature di Verde

  1. Andrea Di Vita says:

    @ martinez

    Mamma mia. Roba che al confronto le diatribe sul sesso degli angeli erano il manuale d’uso del Black&Decker. Mi ricorda le distinzioni dottrinarie fra Potere Operaio e Servire il Popolo di mezzo secolo fa. Il verde ha preso il posto del rosso. Lo credo che la gente non vota questa gente, anche quando può.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    • Per ADV

      “Mamma mia. Roba che al confronto le diatribe sul sesso degli angeli erano il manuale d’uso del Black&Decker.”

      Non capisco, a me sembrano differenze enormi.

      Tizio dice, “Buttiamo giù il bosco e ci facciamo un campo di pannelli solari fino all’orizzonte! E oltre ancora!”

      Tizia dice, “io mi porto dietro una borsa quando faccio la spesa, così risparmio sulle buste di plastica”

      Caio dice, “Tizio sta cercando di distruggere il bosco, io lo fermo!”

      Sempronio dice, “Tizia e Caio, fate bene, ma forse ci dobbiamo preparare per quando cade giù tutta la baracca!”

      Non mi sembrano differenze da poco.

      • Andrea Di Vita says:

        @ Martinez

        “da poco”

        Lo sono: basta ricordare che un atteggiamento non esclude l’altro, anzi lo implica.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Per ADV

          “Lo sono: basta ricordare che un atteggiamento non esclude l’altro, anzi lo implica.”

          Mi sa che non hai letto tutto l’articolo, l’autrice dice che ci sono molte cose in comune, almeno tra gli ultimi tre.

          Però sono differenze reali, di comportamento, di impegno, non chiacchiere alla Potop contro Servire il Popolo.

          • Andrea Di Vita says:

            @ Martinez

            Come la stessa autrice dimostra con innegabile vis polemica, manca ogni capacità di sintesi. I quattro atteggiamenti non sono incompatibili di per se stessi, lo diventano per lo spirito settario e la presunzione di chi più o meno in buona fede crede di essere l’autentico amico dell”ambiente.

            Proprio come negli anni Settanta ciascuno riteneva di essere l’unico, inimitabile difensore del proletariato.

            La spocchia è quella.

            Sostituisci alla parola “proletariato” la parola “natura” e puoi benissimo scambiare i testi di oggi con quelli di allora. La mente è sempre quella del grammofono, non importa di che disco suoni la musica.

            Negli anni Settanta chi è che si dichiarava sinceramente, gioiosamente fascista come oggi?

            Oggi chi è che sinceramente, gioiosamente ammette di buttare le cartacce dal finestrino in macchina?

            E non mi dirai che mancavano i fasci allora e gli sporcaccioni adesso. L’incivilta’ può essere una brutta cosa, ma è popolare come ogni forma di violenza.

            Come tutte le altre, anche questa unanimità (antifascista ieri, ecologista oggi) è finta, ed è finta perché non costa nulla, oggi come ieri.

            Ciò spiega il fallimento politico della sinistra di ieri e degli ecologisti di oggi.

            Questa unanimità è come l’onnipresente mania dei cineclub con cui fui bullizzato da un’insegnante cinefila al liceo, mania seppellita solo con la celebre battuta di Fantozzi.

            Ma come il buon cinema, cosa di eccelso valore, va apprezzato e divulgato con impegno e umiltà, così le politiche di controllo dei mezzi di produzione e quelle a difesa della natura.

            Fai molto di più tu coi Nidiaci che mille gruppetti e gruppettini ecologisti, ci scommetto.

            Ecco perché l’8 per mille lo do’ a voi, e non a Greenpeace.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

            • Per ADV

              “Negli anni Settanta chi è che si dichiarava sinceramente, gioiosamente fascista come oggi? ”

              Questa è una cosa di cui si è discusso cento volte. Io negli anni Settanta ho conosciuto tantissima gente che “si dichiarava sinceramente, gioiosamente fascista”, quasi sempre figli a loro volta di fascisti che avevano vissuto il Ventennio.

              L’unico che conosco oggi è Peucezio.

              Boh, ognuno ha le proprie esperienze, è difficile discuterne.

              • Peucezio says:

                Miguel,
                beh, però forse dipende anche dal fatto che stavi a Roma e oggi stai a Firenze.

              • Per Peucezio

                “Miguel,
                beh, però forse dipende anche dal fatto che stavi a Roma e oggi stai a Firenze.”

                Certo.

                Ma dipende anche dall’epoca: cioè dal fatto che prima dei zozzial, mondi interi potevano vivere in relativo isolamento, con le proprie caratteristiche – i comunisti, i fascisti, i cattolici, i fricchettoni, i perbenisti, ecc. Senza che gli uni si interessassero troppo del mondo degli altri.

                E’ da quando siamo nell’Acquario di Facebook che il mondo sembra pieno di mostri (ognuno secondo i suoi gusti).

            • Per adv

              “Come tutte le altre, anche questa unanimità (antifascista ieri, ecologista oggi) è finta, ed è finta perché non costa nulla, oggi come ieri.”

              Comunque, sull’unanimità ecologista di oggi sono d’accordo, e infatti non disprezzo i “negazionisti del clima” e affini, anche se credo che pur di mettersi contro la moda, ragionino in maniera assai confusa.

              Ma questo non toglie che ho conosciuto tante persone valide, ricercatori, contadini, pastori, gente che cura riserve, che magari si batte contro mostri di vario tipo, raccolgono dati, fanno mercati, conservano semi, magari si alzano all’alba d’inverno per portare da mangiare alle pecore…

              Insomma, non tutti gli ecologisti sono della specie che descrivi tu (che pure esiste, ovviamente).

      • Mauricius Tarvisii says:

        Ma i “luminosi” non sono quello. I “luminosi” sono quelli che dicono che Desertech ci salverà o che il nucleare ci salverà.
        Nessuna delle quattro categorie indica di per sé un ambientalismo truffaldino si per sé, ma tutte e quattro possono indicarlo: il tuo esempio per la prima, il greenwashing per la seconda, un movimentismo da stadio per la terza. La quarta mi pare addirittura pericolosissima: non è andando a colonizzare massicciamente gli angoli ancora incontaminati costruendo casette unifamiliari con materiali “naturali” che si risolve il problema ambientale. Anzi, si peggiorano le cose e basta.

        • Francesco says:

          beh, io però al nucleare ci farei un pensierone

          occupa poco spazio, non inquina, i residui sono poca roba – ammesso che non trovino come usarli – e fornisce energia in gran quantità

          così almeno potremo scaldarci le minestrine di ceci e locuste, no?

          • Mauricius Tarvisii says:

            “Non inquina”

            😆
            Un po’ di scorie, qualche fuga ogni tanto, riscaldamento delle acque dei fiumi…

            • Andrea Di Vita says:

              @ MT

              Cosa sono diecimila metri cubi di scorie in trent’anni rispetto a quaranta miliardi di tonnellate di CO2 ogni anno?

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              • Per ADV

                “Cosa sono diecimila metri cubi di scorie in trent’anni rispetto a quaranta miliardi di tonnellate di CO2 ogni anno?”

                Mi cadi nel classico errore dei tecnoverdi!

                Non caleranno affatto i 40 miliardi di tonnellate di CO2.

                Si aggiungeranno anche 10.000 m2 di scorie nucleari.

                Non è che se aggiungi una nuova fonte energetica, spariscono quelle vecchie.

              • Mauricius Tarvisii says:

                Ah, sì: SOLO diecimila metri cubi di merda annua a reattore che dobbiamo stoccare per qualche millennio da qualche parte dove non la possano aprire per sbaglio civiltà che di noi non avranno nemmeno nessun ricordo! Cosa vuoi che sia?

              • Andrea Di Vita says:

                # MT

                “Merda”

                I diecimila ecc. sono prodotti in 30 anni.

                (e di quei diecimila il novanta per cento decade comunque in ventiquattr’ore).

                Trovami oggi una tecnologia funzionante che produca ventiduemila miliardi di chilowattora all’anno per trent’anni senza continue interruzioni e che inquini meno del nucleare da fissione.

                Te lo dico io: non c’è.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Andrea Di Vita says:

                @MT

                Dimenticavo: i diecimila sono prodotti in trent’anni da TUTTI i 435 reattori in funzione.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Francesco says:

                x Miguel

                non sono certo tu abbia ragione: l’attuale momento di coglioneria generale sta portando a chiedere le centrali nucleari, per sostituirle con immensi e inefficienti parchi solari ed eolici e bellissime centrali a carbone

                almeno in Occidente, abbiamo tutta l’energia che ci serve e l’intensità energetica del PIL è in calo dagli anni ’70

                ciao

              • Andrea Di Vita says:

                @ Francesco, Martinez Mauricius Tarvisii

                In Germania stanno costruendo una mega centrale a CARBONE per tappare i buchi lasciati dai parchi fotovoltaici quesr’inverno.

                Per colorarsi di verde, un colosso tedesco del carbone ha annunciato la costruzione di un mega parco di batterie che potrà ricevere fino a 400MW di potenza elettrica dalle rinnovabili, per compensarne i cali temporanei e notturni. Sarà più grande del parco californiano di Elon Musk, CGE arriva a 300 MW, e il più grande del mondo.

                Per capirci, 400 MW continuativi (??) in un anno fanno un po’ meno di 4 TWh.

                Solo l’Italia di energia elettrica in un anno arriva a 330 TWh. (Figuriamoci la Germania).

                Sapendo che una Tesla ha batterie che accumulano 100 KWh, problema:

                Quante Tesla servono per accumulare l’energia elettrica prodotta in un anno in Italia?

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Mauricius Tarvisii says:

                AdV dovrei fare i conti (trovo la massa delle scorie prodotte da un reattore, non il volume, per cui mi complici la vita), ma stai usando i numeri in modo palesemente fuorviante, paragonando solidi e gas, massa e volume, mele e carote. Per non parlare del fatto che parli del quantitativo di scorie prodotte da un’unghia del mix energetico globale rispetto a qualcosa di un po’ più importante.

              • Per MT

                “AdV dovrei fare i conti”

                Ma credo che il problema di fondo sia un altro: lui guarda solo le emissioni di CO2.

                Ma il dato fondamentale è l’uso di energia per trasformare la biosfera in prodotto e poi in rifiuto.

                Più energia si applica, più si distrugge la biosfera.

                Che è l’essenza della questione ambientale.

                Fossile, nucleare, eolico o miracolico, il problema sta nel consumo stesso di energia.

              • Andrea Di Vita says:

                @ MT

                “fuorviante”

                Non buttare la palla in tribuna.

                Fuorviante è chi sostiene che l’impatto sulla biosfera di diecimila tonnellate di scorie vetrificate prodotte in trent’anni (dunque decadute al 90% in tutto quel tempo) supera quello dei quaranta miliardi di tonnellate di CO2 emessi ogni anno (sarebbero milleduecento in trent’anni, ma in realtà le emissioni aumentano ogni anno) , cioè più di cento volte quelle emesse da tutte le eruzioni vulcaniche messe insieme.

                Quant’e’ l’effetto della CO2?

                L’effetto sull’atmosfera è quello di quattrocentomila esplosioni di Hiroshima AL GIORNO.

                Grazie al 12% di energia prodotta dal nucleare ovgj abbiamo in atmosfera il 12% in meno della CO2 che sarebbe stata emessa senza il nucleare.

                E la CO2 non è nettunio, mica decade. Si riassorbe? Si’, ma in ottant’anni, mica in trenta… 🙂

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • firmato winston says:

                “Quante Tesla servono per accumulare l’energia elettrica prodotta in un anno in Italia?”

                Perche’ mai si dovrebbe fare l’insensatezza di accumulare un intero anno di produzione elettrica?

                Forse stai approfittando dell’incompetenza tecnica dell’uditorio.

                Se per curiosita’ si fanno davvero i calcoli a spanne, si vede che se gli attuali 35 milioni di autovetture italiane fossero tesla da 100 KWh di capienza energetica, esse sarebbero quotidianamente in grado di accumulare ben tre volte il consumo giornaliero elettrico italiano totale. Verifica per favore i calcoli, ma e’ cosi’ che si imposta il problema.

                Inversamente, 330 TWh all’anno fanno 25 KWh al giorno su 35 milioni di vetture: 4 volte il necessario, oppure se preferisci 4 giorni di scorta energetica: si badi bene di consumo elettrico TOTALE, non solo familiare, che anche su questo tendi a giocare…

              • firmato winston says:

                “Più energia si applica, più si distrugge la biosfera.
                Che è l’essenza della questione ambientale.”

                No.
                Se e’ un fatto che c’e’ un essere umano ogni 18000 metri quadrati di terra emersa compresi deserti, antartide, groenlandia, catene montuose, zone col permafrost, fra tutti questi ambientalisti ce n’e’ qualcuno che abbia calcolato se sia possibile ricavare dalla terra coltivata in modo tradizionale il necessario a nutrire e vestire tutti, pur senza corrente elettrica e convertiti al veganesimo, senza mettere a coltura fin l’ultimo centimetro quadrato di terra utilizzabile per l’agricoltura, e quindi in ogni caso addio biodiversita’?

                Per qualche strana ragione l’agricoltura, a meno che non sia tecnologica, non e’ considerata per quello che e’: un’attivita’ artificiale che sconvolge comunque l’ambiente naturale.

              • firmato winston says:

                La prima ovvia cosa che fanno gli agricoltori tradizionali e’ eliminare ogni essere vivente, animale o vegetale, che entri in competizione con quanto da loro coltivato. Cioe’ eliminano TUTTO.

            • Francesco says:

              vuoi mettere cosa combinano gli asini necessari per produrre altrettanta energia? o anche gli schiavi?

              😉

    • Francesco says:

      tenderei a dare ragione a ADV

      anche se dubito che ci sia mai stato un vero dibattito teologico sul sesso degli angeli, dato che da sempre sono spiriti e il sesso è un attributo degli esseri corporei

      mancano i Fake Green o non li considera per scelta?

      • Andrea Di Vita says:

        @_Francesco

        “dubito”

        Sì, hai ragione. Ho parlato di sesso degli angeli perché è la questione astrusa per antonomasia.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Francesco says:

          giuro che per una volta non ero polemico con te ma solo con il luogo comune!

          ciao

          PS Buona Pasqua a tutti

          • Andrea Di Vita says:

            Buona Pasqua a tutti!!!

          • Mauricius Tarvisii says:

            Buona Pasqua!

            • Moi says:

              BUONA PASQUA !

              • Moi says:

                חג פסח שמח

                … @ Pino

              • habsburgicus says:

                @Moi
                l’han già fatta 😀
                come Pino ti confermerà 😀

              • Moi says:

                … Ma non erano”coincidenti” per definitionem la “Pasqua” Cristiana e la ” Pesach ” (פסח) Ebraica ?

              • Moi says:

                Sono gli Ortodossi che posticipano d’ una settimana, no ?

              • habsburgicus says:

                no, quasi mai…
                anzi -dal poco che so- una fdelle critiche degli ortodossi al nuovo calendario sta nel fatto che la nostra Pasqua non solo cadrebbe talora prima dell’equinozio ma coinciderebbe talora con la Pesah giudaica….nel vecchio calendario, non capitava mai (da Nicea in poi) e tuttora MAI la Pasqua ortodossa (quest’anno il 2 maggio, ma spesso c’é solo una settimana) coincide -che io sappia, ma posso sbagliare- con la Pesah di cui gli ortodossi, in primis serbi e russi -i più fanatici nell’odio verso Roma :D- vanno fieri, rimproverando i “malvagi” latini 😀
                poi vabbé in origine c’erano i quartodecimani ecc….ma sono eretici 😀 o così furono definiti

              • habsburgicus says:

                @Moi (ma su queste cose il parere di @Mauricius è doveroso @tutti, eh)

                leggi questi tract di un Arcivescovo russo, a pagina 9 del file..attacca i papisti perché (ovvove 😀 :D) celebrano la Pasqua con i giudei e, talora, financo prima
                https://www.imoph.org/Theology_en/E3a4010SerafeimMpok.pdf
                il sito è vetero-calendarista, ciò che non senso in Russia (ove la Chiesa segue il vecchio calendario, ma lo ha in Grecia ove segue il calendario misto)..i vetero-calendaristi stanno agli ortodossi dell’establishment (greci, romeni e anche bulgari) come i lefebvristi stanno ai conciliaristi 😀

              • habsburgicus says:

                P.S (per tutti)
                quel Congresso ecclesiastico moscovita, nella calda” estate del 1948, fu una sorta di risposta staliniana al Vaticano
                vi parteciparono, come avrete notato, solo Chiese dei paesi “uniti in Marx” (RUS e GEO; RO; BG; SRB; ALB; PL; CS), più Alessandria e Antiochia (dipendenti finanziariamente da Mosca), MA NON la Chiesa greca -controllata dai filo-occidentali né la Chiesa di Cipro -controllata dai britannici e neppure le Chiese di Costantinopoli e Gereusalemme (filo-occidentali)
                una sorta di guerra fredda inter-ortodossa e di scisma fra Chiese che guardavano a Stalin e Chiese agli ordini di Truman 😀
                il Cremlino mirava a sostituire il Patriarca di Mosca (quell’Aleksij in gioventù vescovo sotto lo Zar e ora del tutto prono ai padroni rossi) al Patriarca di Costantinopoli come Guida dell’Ortodossia ad maiorem Stalini gloriam 😀
                fu un Concilio fanatico nell’odio per Roma
                Pio XII fu attaccato, insultato, maledetto…Stalin vedeva allora in Pio XII il nemico principale ideologico (anche negli USA erano i più anticomunisti) e l’ortodossia offrì a Stalin le sue armi 😀 di buona voglia, va detto 😀
                non era ancora finito che, si consumò la rottiura fra Tito e Stalin
                e la Chiesa serba dovette abbandonare la posizione filo-russa-ciò che fece di malavoglia (Tito purgò -con i metodi suoi, notoriamente non dolci-.molti prelati serbi accusati di stare con Stalin :D)

              • Mauricius Tarvisii says:

                “celebrano la Pasqua con i giudei ”

                Cioè dovevamo tenerci il calendario sballato? 😀
                Piuttosto si poteva prendere la prima domenica dopo il 25 marzo…

              • PinoMamet says:

                No Habs, è ancora in tempo, la festa è di sette giorni (8 fuori da Israele) ed è cominciata, quest’anno, venerdì sera scorso…

              • PinoMamet says:

                Francamente poi mi sfugge perché la Pasqua cristiana non dovrebbe coincidere con quella ebraica visto che la risurrezione di Cristo, almeno stando al racconto evangelico, è avvenuta in quel periodo…

                (L’ultima cena è esplicitamente il Seder fi Pesach…
                Poi io onestamente credo che il racconto dei Vangeli sintetizzi un periodo assai più lungo, per quanto riguarda gli avvenimenti successivi: da Erode a Pilato, la scelta tra Gesù e Barabba, la crocefissione… a logica ci sarà voluto come minimo un mesetto! Ma se i tempi erano come quelli della giustizia italiana anche di più 😉 )

              • Mauricius Tarvisii says:

                L’intento originario era cercare di coordinare i due eventi appartenenti a calendari diversi e fare in modo che la Pasqua cristiana fosse collocata dopo l’inizio di quella ebraica, perché la resurrezione è stata domenica, che viene dopo il sabato.
                Il fatto è che quando il calendario è cambiato di nuovo o si cambiava la determinazione della Pasqua, oppure si accettava il rischio che il coordinamento iniziale potesse saltare. In entrambi i casi qualcuno si sarebbe lamentato, per cui non valeva la pena perderci il sonno e si è mantenuto tutto com’è.

          • habsburgicus says:

            Buona Pasqua a tutte e tutti

  2. paniscus says:

    adesso rispondo solo per una nota alla traduzione: in italiano non esiste la locuzione “verde leggero”, io lo chiamerei piuttosto “verde pallido”, o semplicemente “verde chiaro”…

  3. massimo says:

    Solo un commento sull’automobile in copertina :un capolavoro .Meriterebbe un premio e magari qualche esposizione in giro per il mondo.Al di la del bello o brutto mi ha veramente interessato.Arte pura.

  4. Andrea Di Vita says:

    @ Martinez

    Chiedo venia: mi accorgo solo adesso che hai linkato il tuo post su Larouche.

    Siccome la neghentropia (che per molti fisici e’ sinonimo di “informazione”) d’alta fuori ogni tanto nella fantascienza, e siccome sui sistemi fuori dall’equilibrio un po’ ci lavoro, colgo l’occasione per sottolineare una cosa.

    Non ha senso contrapporre la neghentropia (e in generale la formazione spontanea di strutture ordinate) al Secondo Principio.

    E questo per un motivo banale prima, e per un esperimento che chiunque può fare, poi.

    Il motivo banale: il Secondo Principio si applica soli a sistemi isolati. Né un bambino né la Terra sono isolati: e difatti entrambi sono oggetto di formazione spontanea di strutture ordinate.

    L’esperimento. E’ riservato ai non calvi. Decidi di non prenderti il fastidio di tagliarti i capelli. Quelli crescono. Giorno dopo giorno, a tasso costante: qualche decina di cm all’anno. Già dopo qualche mese ti infastidiscono, quei capelli ormai troppo lunghi, te li devi stare sempre a lavare e pettinare. Alla fine, ti stufi e vai dal barbiere. E il ciclo ricomincia.

    Il principio che regola la lunghezza nel tempo è un principio di massima pigrizia: fare il meno possibile, tagliare i capelli solo quando è una fatica maggiore tenerli che tagliarli. È lo stesso principio che spinge la gente a non mettere ordine in casa, casa che così dopo un po’ diventa un caos (AKA stato di massima entropia). Il Secondo Principio afferma che non si può diminuire il disordine se non faticando: diminuendo la fatica facilito l’aumento di disordine.

    L’effetto, se uno disegna su un grafico l’andamento della lunghezza media dei capelli all’andare del tempo, è però molto ordinato: una rampa che sale, un crollo, la rampa che sale di nuovi, un altro crollo, ancora la rampa che sale…

    Quando il sistema non è chiuso (il barbiere è un elemento esterno al sistema tu + i tuoi capelli) cercare di non far diminuire il disordine (ossia cercare di massimizzare l’entropua6) in una sua parte (la tua testa) porta ad aumentare l’ordine dell’universo, non a diminuirlo.

    LaRouche aveva torto.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    • Storiellina di Pasqua dal Messico…

      camion frigo carico di 273 morti ammazzati si impantana in un paesino e comincia a puzzare:

      https://www.theguardian.com/news/2021/apr/01/death-truck-mexico-morgue-crisis-guadalajara

      • Moi says:

        … ma c’è una specie di Guerra Civile NON dichiarata, o cosa in Messico ?!

        • Per Moi

          “… ma c’è una specie di Guerra Civile NON dichiarata, o cosa in Messico ?!”

          ma non saprei come definirla.

          Diciamo che nella maggior parte del pianeta, esistono problemi più grandi di:

          1) “Hai dato della vacca alla Meloni!”

          2) “Hai dato della troia alla Boldrini!”

          Vi avevo già raccontato del quartiere di Città del Messico, dove in pochi anni, hanno ammazzato 1258 donne. Ammazzato, non dato della vacca o della troia.

          • Andrea Di Vita says:

            @ Martinez

            È lotta fra narcotrafficanti fuori e dentro le istituzioni, o sbaglio?

            Ciao!

            Andrea Di Vita

          • Francesco says:

            ah, è un quartiere di Città del Messico? credevo certi passatempi fossero un’esclusiva del Norte

            ma quanti uomini ammazzati in quel quartiere si sa? è un posto molto violento o ce l’hanno con le donne in particolare?

            ciao

            🙁

      • Josemar says:

        La storia risale al 2018.
        A modo suo è emblematica di una tragicità in cui a poco a poco tutto sembra disgregarsi.
        L’articolo riassume bene la vicenda e secondo me merita di essere letto.
        C’è e in quel momento in particolare c’era un clima di violenza enorme, sopratutto in Jalisco, che produceva tantissimi morti.
        C’erano i parenti dei desaparecidos che quotidianamente chiedevano notizie dei loro cari.
        La classe politica, quando non collusa, era incapace di affrontare il fenomeno.
        I camion frigoriferi furono noleggiati dal governo, perché all’istituto forense non c’erano più posti per mettere i morti, per fare le autopsie, per rilevare dei dati tali da poterli identificare.
        L’opzione di camion frigoriferi che potessero contenere i corpi, in attesa di essere esaminati fu considerata plausibile e nacque proprio per poter garantire una futura possibile identificazione.
        Il direttore dell’istituto forense, Cotero, denunciava il malfunzionamento del suo istituto, la mancanza di fondi, l’inettitudine della politica rispetto al tema dei desaparecidos e alla capacità dello stato di dare risposte ai familiari dei desaparecidos. Gli rapirono la figlia. Anziché dimettersi rimase in carica per vedere se la ritrovava tra i corpi che arrivavano.
        Avallò l’idea dei camion frigoriferi. Nello spostamento tra i luoghi di destinazione un camion si impantanò: le autorità non agirono subito. Il caso fu pubblico: i media cavalcarono l’indignazione su come vennero trattati i corpi delle persone uccise dalla criminalità.
        Cotero fu licenziato e fu il primo accusato.

        Di oggi la notizia che una poliziotta, indagata per la sparizione dei tre familiari napoletani scomparsi sempre a Jalisco in quegli anni, è scappata durante un’udienza del processo. https://napoli.repubblica.it/cronaca/2021/04/02/news/processo_per_la_scomparsa_di_russo_e_cimino_in_messico_poliziotta_imputata_fugge_durante_l_udienza-294755526/?ref=RHTP-VS-I270681067-P17-S7-T1

    • Moi says:

      … quindi il noto Motto Massonico “Ordo ad Chao” , è Neghentropia Sociale 😉 ?

      • Andrea Di Vita says:

        @ moi

        “Sociale”

        Si’.

        E’ l’atto supremo, divino della Creazione

        Il Signore divise la terra dalle acque partendo da un abisso indistinto.

        In altre parole, ha ridotto l’entropia.

        Ci vuole giusto un Padreterno per violare il Secondo Principio. 🙂

        Ciao!

        Andrea Di Vita

  5. roberto says:

    “ Trovare un terreno comune”

    Interessante, ma mi conforta nel mio solito dubbio.
    Dove vogliamo andare?
    Senza rispondere a questa domanda, non possiamo trovare una strada comune, non possiamo decidere quanti giorni saremo via, non possiamo distribuirci le cose negli zaini perché non sappiamo cosa dobbiamo portarci

  6. Moi says:

    Un Simp Ebreo scrive il Mein Kampf del NaziFemminismo ?!

    https://www.deaplanetalibri.it/libri/la-meta-migliore

    La metà migliore
    La scienza che spiega la superiorità genetica delle donne

    Autore Sharon Moalem

    https://en.wikipedia.org/wiki/Sharon_Moalem

    • Mauricius Tarvisii says:

      Guarda, da questa storia potrebbe venirne fuori anche qualcosa di buono: se confronti quanto si investe per la salute specifica femminile e quanto per l’altro sesso capisci che essere considerati “da proteggere” è solo un vantaggio.
      Questo in una società minimamente coerente, ma la nostra società come modello maschile individua proprio il Simp.

  7. Moi says:

    Gabriele Di Luca

    … un altro Professore che parla apposta per essere frainteso, divenendo famoso anche “fuori” ?

    https://www.msn.com/it-it/notizie/politica/linsulto-choc-del-prof-a-meloni-turista-vomitata-dal-pullman/ar-BB1fcoHq?ocid=uxbndlbing

    L’insulto choc del prof a Meloni: “Turista vomitata dal pullman”

  8. Matteo P says:

    Trovo questa distinzione tra Bright, Lite, Deep, Dark un po’ discutibile. Non che non si possa dividere in questo modo, ma mi sembra che i Bright e i Lite siano molto simili, non riesco a vedere molte differenze reali, sono quelli che qualcuno ha chiamato i “Fake Green” o che potremmo chiamare “i Credenti”. Poi che spingano per tappezzare il Sahara di pannelli solari o che usino le cannucce di metallo al posto di quelle di plastica, il concetto a mio avviso non è molto diverso.
    I Deep e i Dark sono di nuovo molto simili, secondo me. Chi davvero crede nello “sradicare i nostro sistema distruttivo” probabilmente critica anche il sistema di crescita infinita, e se può se ne discosta. Secondo me cambia solo il modo di operare (mi incateno all’albero o vado a vivere nei boschi).
    A me sembra che i Bright e i Lite non siano verdi per niente, se non a parole, mentre se vogliamo lo sono i Deep e i Dark.
    Trovo però problematico proprio il concetto di “verde”. Per capirci, cosa pensa un verde (Bright/Lite o Deep/Dark) delle masse dei paesi africani? Hanno diritto anche loro all’acqua pulita e alla corrente elettrica? Perché forse il problema non è se ci conviene costruire pannelli solari in tutto il Sahara per poter avere noi energia “pulita” oppure se dobbiamo tornare a vivere come 100 anni fa, ma come garantire l’accesso all’energia a miliardi di persone che ora non ce l’hanno senza condannare né il pianeta né loro. A me sembra che il grosso dei verdi (di ogni tonalità) per questo non abbia soluzioni…

    • Moi says:

      … e tutti quei “verdi” che riconoscono solo donne e gay ? 😉

      tipo Petrolio, Abete, Giada, Mare, Acquamarina, Foglia di Tè , Oliva, …

    • Andrea Di Vita says:

      @ Matteo P

      “miliardi”

      Esatto.

      Ecco perché le parole “sviluppo sostenibile” hanno, temo, poco senso.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  9. Moi says:

    A (s)proposito … ma allora è vero che Verde Islamico e Verde Leghista sono uguali ?! 😉

  10. Moi says:

    Io , che conosco i nimaléin meglio delle piante e minerali , uso espressioni tipo “verde cimice /raganella / ramarro/ mantide / cavalletta … ovviamente bestie in colore “classico”. 😉

  11. Moi says:

    Premesso che il termine è abusatissimo,anche fuori dell’ AngloFonoSfera … si può dire che l’ automobile-siepe è davvero una roba “cringe” ? 😉

  12. Moi says:

    Radical Chic Ipocrita con le scarpe di cachemire.

    ———————

    Ripeto che il Vegan Leather esiste, a Bologna ce n’è almeno una “Butàiga”, pardon : “Boutique” ! 😉 … SE ha “serrato” definitivamente, è a causa del Micro Mostro Peduncolato ” Lockante ” 🙂 !

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