Didattica a distanza, anno 1954

Mi segnalano questo testo di Asimov, scritto nel lontano 1954, e ambientato nell’ancora più lontano 2157.

Colpisce come Asimov sia stato modesto nelle sue previsioni: lui parla di 203 anni, ne sono passati appena 65 e il mondo è già molto più distopico di quanto lui potesse immaginare.

ISAAC ASIMOV
Chissà come si divertivano! (1954)

Margie lo scrisse perfino nel suo diario, quella sera. Sulla pagina che portava la data 17 maggio 2157, scrisse: “Oggi Tommy ha trovato un vero libro!”

Era un libro antichissimo. Il nonno di Margie aveva detto una volta che, quand’era bambino lui, suo nonno gli aveva detto che c’era stata un’epoca in cui tutte le storie e i racconti erano stampati su carta. Si voltavano le pagine, che erano gialle e fruscianti, ed era buffissimo leggere parole che se ne stavano ferme invece di muoversi, com’era previsto che facessero: su uno schermo, è logico.

E poi, quando si tornava alla pagina precedente, sopra c’erano le stesse parole che loro avevano già letto la prima volta – Mamma mia, che spreco – disse Tommy. – Quando uno è arrivato in fondo al libro, che cosa fa? Lo butta via, immagino.

Il nostro schermo televisivo deve avere avuto un milione di libri, sopra, ed è ancora buono per chissà quanti altri. Chi si sognerebbe di buttarlo via?

– Lo stesso vale per il mio – disse Margie. Aveva undici anni, lei, e non aveva visto tanti telelibri quanti ne aveva visti Tommy. Lui di anni ne aveva tredici. – Dove l’hai trovato? – gli domandò,– In casa. – Indicò lui senza guardare, perché era occupatissimo a leggere. – In solaio.
– Di cosa parla?
– Di scuola.
– Di scuola? – Il tono di Margie era sprezzante. – Cosa c’è da scrivere, sulla scuola? Io la scuola la odio.
Margie aveva sempre odiato la scuola, ma ora la odiava più che mai.

L’insegnante meccanico le aveva assegnato un test dopo l’altro di geografia, e lei aveva risposto sempre peggio, finché la madre aveva scosso la testa, avvilita, e aveva mandato a chiamare l’Ispettore della Contea. Era un omino tondo tondo, l’Ispettore, con una faccia rossa e uno scatolone di arnesi con fili e con quadranti.

Aveva sorriso a Margie e le aveva offerto una mela, poi aveva smontato l’insegnante in tanti pezzi. Margie aveva sperato che poi non sapesse più come rimetterli insieme, ma lui lo sapeva e, in
poco più di un’ora, l’insegnante era di nuovo tutto intero, largo, nero e brutto, con un grosso schermo sul quale erano illustrate tutte le lezioni e venivano scritte tutte le domande.

Ma non era quello il peggio. La cosa che Margie odiava soprattutto era la fessura dove lei doveva infilare i compiti e i testi compilati.

Le toccava scriverli in un codice perforato che le avevano fatto imparare quando aveva sei anni, e il maestro meccanico calcolava i voti a una velocità spaventosa.

L’ispettore aveva sorriso una volta finito il lavoro, e aveva accarezzato la testa di Margie. Alla mamma aveva detto: – Non è colpa della bambina, signora Jones.

Secondo me, il settore geografia era regolato male. Sa, sono inconvenienti che capitano, a volte. L’ho rallentato. Ora è su un livello medio per alunni di dieci anni.

Anzi, direi che l’andamento generale dei progressi della scolara sia piuttosto soddisfacente. – E aveva fatto un’altra carezza sulla testa a Margie.

Margie era delusa. Aveva sperato che si portassero via l’insegnante, per ripararlo in officina. Una volta s’erano tenuti quello di Tommy per circa un mese, perché il settore storia era andato completamente a pallino.

Così, disse a Tommy: – Ma come gli viene in mente, a uno, di scrivere un libro sulla scuola?

Tommy la squadrò con aria di superiorità. – Ma non è una scuola come la nostra, stupida! Questo è un tipo di scuola molto antico, come l’avevano centinaia e centinaia di anni fa. – Poi aggiunse altezzosamente, pronunciando la parola con cura.
– Secoli fa.
Margie era offesa. – Be’ io non so che specie di scuola avessero, tutto quel tempo fa. – Per un po’ continuò a sbirciare il libro, china sopra la spalla di lui, poi disse: – In ogni modo, avevano un maestro?
– Certo che avevano un maestro, ma non era un maestro regolare. Era un uomo.
– Un uomo? Come faceva un uomo a fare il maestro?
– Be’, spiegava le cose ai ragazzi e alle ragazze, dava da fare dei compiti a casa e faceva delle domande.
– Un uomo non è abbastanza in gamba.
– Sì che lo è. Mio papà ne sa quanto il mio maestro.
– Ma va’! Un uomo non può saperne quanto un maestro.
– Ne sa quasi quanto il maestro, ci scommetto.
Margie non era preparata a mettere in dubbio quell’affermazione. Disse. – Io non ce lo vorrei un estraneo in casa mia, a insegnarmi.
Tommy rise a più non posso. – Non sai proprio niente, Margie. Gli insegnanti non vivevano in casa. Avevano un edificio speciale e tutti i ragazzi andavano là.
– E imparavano tutti la stessa cosa?
– Certo, se avevano la stessa età.
– Ma la mia mamma dice che un insegnante dev’essere regolato perché si adatti alla mente di uno scolaro o di una scolara, e che ogni bambino deve essere istruito in modo diverso.
– Sì, però loro a quei tempi non facevano così. Se non ti va, fai a meno di leggere il libro.
– Non ho detto che non mi va, io – sì affrettò a precisare Margie. Certo che voleva leggere di quelle buffe scuole.
Non erano nemmeno a metà del libro quando la signora Jones chiamò: – Margie! A scuola!
Margie guardò in su. – Non ancora, mamma.
– Subito! – disse la signora Jones. – E sarà ora di scuola anche per Tommy, probabilmente.
Margie disse a Tommy: – Posso leggere ancora un po’ il libro con te, dopo la scuola?
– Vedremo – rispose lui con noncuranza. Si allontanò fischiettando, il vecchio libro polveroso stretto sotto il braccio.

Margie se ne andò in classe. L’aula era proprio accanto alla sua cameretta, e l’insegnante meccanico, già in funzione, la stava aspettando. Era in funzione sempre alla stessa ora, tutti i giorni tranne il sabato e la domenica, perché la mamma diceva che le bambine imparavano meglio se imparavano a orari regolari. Lo schermo era illuminato e stava dicendo – Oggi la lezione di aritmetica è sull’addizione delle frazioni proprie. Prego inserire il compito di ieri nell’apposita fessura.

Margie obbedì con un sospiro. Stava pensando alle vecchie scuole che c’erano quando il nonno di suo nonno era bambino. Ci andavano i ragazzi di tutto il vicinato, ridevano e vociavano nel cortile, sedevano insieme in classe, tornavano a casa insieme alla fine della giornata. Imparavano le stesse cose, così potevano darsi una mano a fare i compiti e parlare di quello che avevano da studiare. E i maestri erano persone…

L’insegnante meccanico stava facendo lampeggiare sullo schermo: – Quando addizioniamo le frazioni 1/2 + 1/4…

Margie stava pensando ai bambini di quei tempi, e a come dovevano amare la scuola. Chissà come si divertivano!, pensò.


Isaac Asimov, “Chissà come si divertivano!”, in Tutti i racconti, Arnoldo Mondadori, Milano, 1991
Titolo originale: Isaac Asimov , The Fun They Had!, in Magazine of Fantasy and S.F., 1954

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132 Responses to Didattica a distanza, anno 1954

  1. Andrea Di Vita says:

    @ Martinez

    Per me, questa chicca è un bagno di giovinezza!

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  2. Francesco says:

    Il bello è che quella tendenza era frutto di teorie di pedagogisti, o come si chiamano gli svitati che cercano di rovinare la vita agli scolari.

    In un certo senso la pandemia è stata un bene, per un pò chi parlasse di didattica personalizzata verrebbe linciato.

    D’altra parte, non so se l’idea di insegnanti-macchine sia tenuta a bada dal buon senso o dai sindacati …

    • PinoMamet says:

      Dai sindacati, fidati. Dai sindacati.

      La tentazione di sostituire tutti gli insegnanti dall’accoppiata filmatino+test è fortissima.

      Naturalmente, chiunque ha fatto un corso di aggiornamento online da che filmatino+test non serve a un bel niente:
      Si lascia andare il filmatino facendo il sugo, si dà un’occhiata alle slàid 😉 per passare il test, e si dimentica immediatamente il tutto.

      • Francesco says:

        è quello che chiamo “buon senso”

        dici che è troppo debole per fermare certe idee?

        PS io non mi fiderei neppure dell’accoppiata “IA molto sveglia”+”test finale a crocette”

      • Andrea Di Vita says:

        @ PM

        C’è un altro racconto di Asimov dove una anziana maestra tiene lezione ai bambini in una scuola dove la direzione didattica non vede l’ora di passare alla didattica a distanza per tagliare sulle spese.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • paniscus says:

          “C’è un altro racconto di Asimov dove una anziana maestra tiene lezione….”

          Ti ricordi il riferimento esatto? Io non ce l’ho!

          • Andrea Di Vita says:

            @ paniscus

            È nella prima o seconda Antologia Personale uscita su Urania nel 1973 o giù di lì. Non ce l’ho sottomano, ma appena finisco di aprire le casse dopo il trasloco se lo ritrovo ti faccio sapere.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

      • paniscus says:

        “Si lascia andare il filmatino facendo il sugo, “—-

        Devo ammettere che provare il brivido di seguire un collegio docenti online mentre spuntavo i fagiolini o mondavo i broccoletti è stata un’esperienza mistica!

        (però la riunione la seguivo davvero, non è che facessi finta: semplicemente, stavo davanti al computer con le cuffie in testa e con la catinella della verdura appoggiata sulle ginocchia, e facevo entrambe le cose. Non sarei riuscita a farlo se avessi dovuto essere io tra i relatori, o tantomeno facendo lezione alle classi)

        • PinoMamet says:

          Certo, ma non li fate voi i famigerati corsi sulla sicurezza?

          Ma anche altri… ho fatto tutto un lungo (e difficilino) corso di aggiornamento sulla richiesta e la gestione dei fondi europei (una roba dell’antica Bisanzio, in pratica 😉 ) lasciando andare gli innumerevoli video mentre facevo altro, e consultando poi le slides.

          Ho passato il test, e non ne ricordo nulla 😉

          • Francesco says:

            e poi ti lamenti che la UE non ti dà i fondi!

            è colpa tua

            😀

          • paniscus says:

            Certo, ma non li fate voi i famigerati corsi sulla sicurezza? Ma anche altri… ho fatto tutto un lungo (e difficilino) corso di aggiornamento sulla richiesta e la gestione dei fondi europei
            —–

            Che io sappia, i corsi sulla sicurezza sono obbligatori (ma l’ultimo l’ho fatto tre anni fa, e non mi hanno ancora comunicato che sia scaduto, quindi me ne frego di quelli attuali fino a che non mi convocano a forza)…

            …ma quelli sui fondi europei proprio non esiste che siano obbligatori, quindi me ne frego e basta.

            • PinoMamet says:

              No, infatti, quello sui fondi europei ho scelto io di farlo (e a dire il vero c’è voluto tutto un accreditamento da parte del rpeside, non era un corso qualunque) e ora solo qualificato come “ricercatore di PON”.

              Ma il metodo è sempre quello…

    • paniscus says:

      “In un certo senso la pandemia è stata un bene, per un pò chi parlasse di didattica personalizzata verrebbe linciato.”—–

      Ma stai scherzando??????? 🙁

      L’ossessione patologica sulla riduzione degli obiettivi di conoscenze effettive, e sulla centralità del percorso personalizzato (oltre che sentimentalizzato e coccolificato) di ogni singolo studente… è andata ad aumentare alla grande, altro che sparire!

      • Francesco says:

        davvero? e tutta la lagna sul “torniamo in classe tutti insieme che ci mancano le relazioni”?

        fiato sprecato?

        • paniscus says:

          Ma l’idea è appunto su quanto sarà bello tornare in classe, dove regna la dolcezza dell’inclusione e dove tutti avranno diritto alla propria programmazione personalizzata!

          • Francesco says:

            Ommamma!

            cioè il tapino insegnante umano deve programmare la didattica ad personam per ogni studente?

            ma vi siete bevuti il cervello?

            • paniscus says:

              “ma vi siete bevuti il cervello?”
              —–

              Io personalmente credo di non essermelo bevuto, ma è da almeno 20 anni che tutta la normativa della scuola e l’associato baraccone di “ricerca pedagogica”, di corsi di formazione e di editoria specifica vorrebbe imporci proprio questo.

              In particolare, l’ossessione patologica sull’ “inclusività” verso i casi problematici… è diffusamente usata come grimaldello per indurci a trattare TUTTI come se avessero diritto ai protocolli speciali per i casi problematici, anche quando non lo sono affatto.

              Ma non credo che sia un complotto strutturato con fini specifici,

              semplicemente è l’inevitabile conseguenza della concezione consumistica e frivola dell’istruzione, (come di qualsiasi altro servizio o istituzione pubblica), che è stata lasciata dilagare appunto da diversi decenni.

              • PinoMamet says:

                Diciamo anche chiaramente: la maggior parte degli studenti con DSA- disturbi specifici dell’apprendimento- non sono affatto studenti con DSA.

                Già il concetto di DSA è molto relativo: io ho una pessima grafia e matematica non era la mia materia preferita, vuol dire che ero disgrafico e discalculico?
                Probabilmente con i criteri di oggi sì, almeno un po’-

                ma se uno va male in matematica, dove sta scritto che la sua difficoltà deve essere appianata con esercizi più semplici?

                Se sei sovrappeso, dove sta scritto che hai diritto di fare i cento metri piani?
                Certo, hai diritto di partecipare alla gara, ma non hai il diritto di correre 70 metri mentre gli altri ne corrono 100.

                Poi hanno inventato i BES, per quelli che non sono neppure DSA…

                (in certi casi, devo dire, li trovo più giusti. In certi casi.
                Detto tra noi: il DSA tipico è un ragazzo che non ha tanta voglia di studiare, e ha una mamma rompicazzo che mobilita gli psicologi per fargli ottenere un certificato di disgrafico.

                Il BSE- bisogni educativi speciali- può essere anche l’immigrato appena arrivato che non sa una parola di italiano, o il ragazzo con i genitori che si menano tutto il santo giorno…
                e lì qualcosa la scuola dovrebbe fare, per il poco che può.

              • paniscus says:

                “Detto tra noi: il DSA tipico è un ragazzo che non ha tanta voglia di studiare, e ha una mamma rompicazzo che mobilita gli psicologi per fargli ottenere un certificato di disgrafico.”
                —–

                Opure, nel caso speculare, è una situazione ancora più triste:

                è un ragazzo con capacità intellettive basse, che ha dei veri e propri problemi cognitivi (magari non gravi, ma sempre problemi cognitivi sono), e che ha problemi di comprensione e di coordinazione logica diffusi un po’ in tutti i settori dell’apprendimento, cioè l’esatto OPPOSTO della definizione di “disturbo specifico”…

                …e che quindi sarebbe più giusto diagnosticare in altro modo e aiutare con un vero e proprio programma di sostegno per disabili, ma la famiglia non vuole, e allora va a ricercarsi una diagnosi “pietosa” di DSA per coprire i problemi più seri.

          • PinoMamet says:

            Per fortuna ancora no, diciamo che c’è una tendenza in questa direzione, tra BES, DAD, PDP ( nuntereggaeppiù! )…

            ma non fino a questo punto 🙂

  3. roberto says:

    Asimov è un grandissimo genio, ed i racconti sono tutti straordinari

    • Andrea Di Vita says:

      @ Roberto

      È un grandissimo genio. Non tutti i racconti sono allo stesso livello. Ma alcuni sono da Nobel della letteratura. Un titolo fra tutti: “Notturno”.

      (Da ragazzo adoravo “Io, robot ” (l’antologia degli anni Quaranta, non l’insulso fil con uno sprecato Willi Smith). Quando mi chiesero quale libro avrei salvato da un olocausto nucleare, risposi “Io, robot”. Quando mi chiesero un secondo titolo, risposi ” Ancora ‘Io, robot’, per sicurezza”).

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • paniscus says:

        “Non tutti i racconti sono allo stesso livello. Ma alcuni sono da Nobel della letteratura. Un titolo fra tutti: “Notturno”.
        ———————-

        “The Last Question”.

        Entrambi da me utilizzati più volte come materiale didattico per le lezioni di fisica, in un caso per la gravitazione e la struttura dei sistemi planetari, e nell’altro per il secondo principio della termodinamica. Sempre sulla gravitazione, considero insuperabile (e l’ho appunto usato a scuola) anche il racconto “Neutron Star” di Larry Niven.

        Certo, dipende da quanto tempo si ha, e da quanto i colleghi di lettere o di inglese mi vengano incontro.

      • roberto says:

        Il mio preferito è il cronoscopio (the dead past)

        Bello io robot, ma secondo me il ciclo della fondazione è inarrivabile (sai che non mi è dispiaciuto il film di will smith?)

      • Francesco says:

        Io robot è quello con la psicologa dei robot? la adoravo – anche se sempre a livello divertissement

        Asimov è un buon narratore ma ha una fantasia socialdemocratica, alla fine è deprimente e limitato

        • Andrea Di Vita says:

          @ Francesco

          Susan Calvin, robopsicologa. Somigliantissima, nella descrizione dell’autore, alla mia severissima prof di latino in quarta ginnasio.

          Se per te Asimov è di sinistra… Beh, allora prova Heinlein (“Farhome” è un attacco da destra al razzismo) o Poul Anderson (il ciclo della Lega Polesotecnica è un inno al liberismo).

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Francesco says:

            dovrei averne letto qualcosa, dei due

            ma sono anziano e faccio confusione

            però la psicostoria di Asimov è il sogno di ogni socialista e laburista (e ingegnere)!

            • firmato winston says:

              “e ingegnere”

              In realta’ oggi i piu’ libertari si trovano proprio fra alcuni ingegneri e fra gli econometristi: perche’ sono fra i pochi che dovendo combattere tutti i giorni con progetti e previsioni verificabili, con l’esperienza imparano loro malgrado che per quanto si cerchi di prevedere tutto, prima o poi accade sempre qualcosa che non era previsto e manda tutto all’aria.

              Sono invece coloro che non sanno di cosa parlano, e non hanno esperienza o non sono in grado di imparare nulla da essa, che si illudono di poter controllare tutto. A parole e’ facile. Come dimenticare il “compagni qua ci vuole una legge” di antica memoria: e poi un’altra per rimediare ai danni della prima e un’altra e un’altra ancora.

              Al contrario, un raro ed encomiabile esempio di sottomissione all’esperienza e al mondo reale con le sue imperfezioni e ambiguita’ e’ l’ex econometrista Sergio Ricossa, bellissimo il suo “Maledetti economisti – Le idiozie di una scienza inesistente”, una carrellata delle stronzate sostenute dagli economisti di ogni scuola senza che mai ne abbiano pagato dazio o fatto ammenda, benissimo scritta sotto forma di romanzetto di fantascienza.

              Ricossa e’ questo qui, vediamo se trovo l’epitaffio a coronamento di una carriera, in rete ce n’erano diverse versioni, ad esempio ecco:
              http://www.brunoleoni.it/ricossa-liberale-pentito

              • Andrea Di Vita says:

                @ Fw

                Ricossa è un grande misconosciuto.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Andrea Di Vita says:

                @ Fw

                “ricossa”

                In fondo al testo del link si legge “le regole di tolleranza non valgono per gli intolleranti”.

                Popper puro.

                In una frase ha delegittimato l’intera destra italiana da pavolini a salvini, passando per la meloni, pillon e scelba.

                E ha quindi legittimato la sinistra, che pure ha fatto di tutto per non meritarselo.

                (Ricossa non è socialista, ma se per questo neanche la sinistra)

                Un grande.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Per ADV

                ““le regole di tolleranza non valgono per gli intolleranti”

                Dunque:

                1) Tollerante. Persona che dice che, per quanto riguarda lui, chiunque può fare icchevole, tingersi i capelli di blu, fare saluti romani, avere tre mogli, andare a piedi al lavoro anziché prendere i mezzi anche se ci vuole un’ora, ruttare dopo mangiato, dire che Stalin ha fatto troppo pochi morti, usare il computer del posto di lavoro per scrivere su Kelebek, trombarsi le minorenni, non festeggiare il Natale, suicidarsi, leggere romanzi noiosi, farsi di coca, pisciare sul portone di Francesco, ridere dei partigiani, credere che Dio manderà all’inferno i cristiani, fare motocross dentro il parco dei bambini, bersi una birra, guardare video pedoporno…

                2) Intollerante. Qualcuno che ha problemi con una qualunque delle pratiche di cui sopra.

              • Il Tollerante è uno che apprezza la Leggera cantata di Ginevra di Marco:

                Il lunedì la testa mi vacilla
                Oi che meraviglia non voglio lavorar

                Il lunedì la testa mi vacilla
                Oi che meraviglia non voglio lavorar

                Il martedì poi l’è un giorno seguente
                Io non mi sento di andare a lavorar

                Il mercoledì poi l’è un giorno di baruffa
                Io c’ho della ciucca non voglio lavorar

                Il giovedì poi l’è festa nazionale
                Il governo non permette ch’io vada a lavorar

                Oh leggera dove vai
                Io ti vengo io ti vengo a ritrovar

                Il venerdì poi l’è un giorno di passione
                Io che son cattolica non voglio lavorar

                Il sabato poi l’è l’ultimo giorno
                Oi che bel giorno non voglio lavorar

                Arriva la domenica mi siedo sul portone
                Aspetto il mio padrone che mi venga a pagar

                Padron l’è là che arriva l’è tutto arrabbiato
                Brutto scellerato lèvati di qua!

                Noi siam della leggera e poco ce ne importa
                Vadan sull’ostia la fabbrica e il padron!

              • Francesco says:

                che tristezza quel tardo Ricossa!

                non per nulla, alla fine apre un varco per il tuo usuale stalinismo, per cui tutti sono liberi di essere d’accordo con te

                chi osa dissentire, e qui le posizioni possono essere le più varie ma la colpa rimane uguale, via nei Gulag (sei troppo tirchio per i campi di sterminio)

                e già che ci sei, via pure chi non ha il tuo zelo tra i compagni

                davvero, sono felice tu sia qui con noi e non da qualche parte a esercitare del potere!

              • Andrea Di Vita says:

                @ Francesco

                “gulag”

                Dev’essere bello dividere il mondo in a) chi concorda con te b) gli stalinisti.

                È un atteggiamento identico a quello appunto degli stalinisti.

                Come loro, tu te la prendi con la persona (in questo caso, me) per delegittimare quello che dice la persona (che una destra che oggi ha votato contro la legge che colpisce l’omofobia e ieri contro il divorzio è intrinsecamente intollerante).

                Ogni tanto, prova a criticare le affermazioni fatte nel merito.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • roberto says:

                Miguel,
                C’è una differenza fra tollerante e menefreghista?

                E ci sono vie di mezzo?
                Per dire, fra quelle che dici tu tollero tutte tranne il pisciatore ed i pedofili,a tollero tante altre cose, chi si prende l’aereo per andare a Treviso a bersi uno spritz, il tizio che va in Congo a fare l’ambasciatore e distribuisce cibo, il tizio che si fa tagliare i gioielli di famiglia

                Non ne tollero altre, il tipo che prende a sberle la fidanzata, i napoletani che tifano juve, chi mangia i tortellini al sugo…

              • Per roberto

                “Non ne tollero altre, il tipo che prende a sberle la fidanzata, i napoletani che tifano juve, chi mangia i tortellini al sugo…”

                Basta, sei un Intollerante.

                Come dice ADV, “““le regole di tolleranza non valgono per gli intolleranti””

              • Francesco says:

                Andrea

                permettimi di farti notare che sei tu che divivi – e in linea di principio – il mondo tra quelli che la pensano come te e gli intolleranti, a cui faresti cose tali da ben meritare l’affettuoso epiteto di stalinista

                io divido il mondo tra milanisti e cattive persone. ma non voglio nulla per loro, solo che perdano contro il Milan

                🙂

              • Andrea Di Vita says:

                @ francesco

                “cose tali”

                Io mi faccio in punto d’onore di discutere le idee, non le persone.

                Se uno mi dice che c’è un piano Kalergi per la sostituzione etnica in Europa, gli ricordo le cifre del Club di Roma sulla natalità, non me la prendo con la sua persona.

                Se uno mi dice che il fotovoltaico produce elettricità come il nucleare, gli mostro i dati che dimostrano il contrario.

                Se uno mi dice che gli omosessuali non meritano una legge che punisca l’omofobia, gli mostro le cifre sulle aggressioni omofobe.

                Se uno mi dice che Garibaldi ha rovinato il Sud gli mostro le cifre sulle ferrovie italiane prima e dopo l’unità d’Italia.

                Se uno mi dice che i partiti sono tutti uguali gli chiedo la differenza fra la Cirinna’ e la Cirielli, e di elencarmi i condoni edilizi fatti dal PD.

                A volte la risposta è qualche considerazione sulla mia persona, sulla mia sudditanza ai poteri forti e cose simili: comunque, su come la penso, non su quello che penso.

                In questo blog succede molto meno spesso che altrove (nella vita reale c’è chi mi ha tolto il saluto), ma la tendenza in piccola parte c’è anche qui.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Per ADV

                “Se uno mi dice che i partiti sono tutti uguali gli chiedo la differenza fra la Cirinna’ e la Cirielli, e di elencarmi i condoni edilizi fatti dal PD.”

                Se uno mi dice che i partiti sono diversi, gli chiedo di elencarmi le differenze fra PD e Lega sull’allargamento dell’aeroporto di Firenze o sulle cave di marmo nelle Alpi Apuane 🙂

              • Andrea Di Vita says:

                @ Martinez

                “Apuane”

                Un ornitorinco ha il becco di un’anatra, ma l’anatra non è un mammifero.

                È il DNA ad essere diverso. Quello del PD porta scritto “uguaglianza di possibilità”. Quello della lega porta scritto “fatti furbo”.

                Sono diversi perché sono diversi i progenitori. Quello del PD è il PCI. Quello della lega no di certo.

                Il fatto di sbucaltare le Apuane conta meno della credibilità di chi le vuole sbucaltare. Se lo fanno gli uni, magari se ne ricava qualcosa di buono magari no. Se lo fanno gli altri, certamente no.

                Se vuoi un animale che d’inverno migri, mica scegli l’ornitorinco solo perché ha il becco come l’anatra.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Per ADV

                “È il DNA ad essere diverso. Quello del PD porta scritto “uguaglianza di possibilità”. Quello della lega porta scritto “fatti furbo”. ”

                Ah ecco…

                Nel PD, tutti gli amici del sindaco possono sperare in favori, nella Lega ognuno si deve arrangiare e il sindaco non ti aiuta 🙂

              • Francesco says:

                >> Se uno mi dice che gli omosessuali non meritano una legge che punisca l’omofobia, gli mostro le cifre sulle aggressioni omofobe.

                😀 😀 😀

                Andre’, ti prego, riprenditi!

                sennò ti cito pure quel patetico DNA del PD che è a livello “la Champions League è nel DNA del Milan”

                dai, siamo a livelli di cialtroneria che non ci appartengono!

              • Per Francesco

                “>> Se uno mi dice che gli omosessuali non meritano una legge che punisca l’omofobia, gli mostro le cifre sulle aggressioni omofobe.”

                Non so per l’Italia.

                So che negli Stati Uniti, le cifre sono profondamente distorte da alcuni fattori:

                1) confusione tra “omosessuali” e “trans”

                2) la proporzione particolarmente elevata di “trans” (MtF) che si prostituiscono

                3) Il grado reale e spaventoso di violenza che subisce chi si prostituisce (altro che il mondo in rosa descritto da Habs…).

                Quindi spesso le cifre sulle “violenze contro gli omosessuali” sono in realtà cifre sulle violenze contro le prostitute, che è ben altra faccenda.

            • Andrea Di Vita says:

              @ Francesco

              “sogno”

              A onor del vero, non per difendere Asimov (che non ne ha bisogno), ma va ricordato che poco prima di morire Asimov pubblicò una novella sul giovane Hari Seldon (inventore della psicostoriografia) dove il protagonista attrae l’attenzione di un barone universitario dell’ateneo imperiale di Trantor non perché scrive le equazioni della psicostoriografia e le risolve (come nel ciclo della Fondazione), ma perché le scrive e dimostra che risolverle richiede meno tempo dell’età dell’Universo (che è più di quanto si possa dire ad esempio degli scacchi). In altre parole, Asimov dopo il ciclo della Fondazione ha approfondito le sue (già vaste) conoscenze di matematica, aumentando con cio’ l’umilta’ del suo protagonista… 🙂

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              • Francesco says:

                rimane che quel suo sogno è un incubo

                il che non è strano, è un bel pezzo della differenza tra una socialista e un liberale

                🙂

              • Andrea Di Vita says:

                @ Francesco

                “incubo”

                Negarne l’impossibilità equivale a postulare per l’Homo sapiens un posto speciale fra buchi neri e galassie.

                E se una cosa è possibile, prima o poi viene fatta, magari in forma modificata rispetto all’idea originale.

                Così, non si può prevedere il tempo che farà fra un anno, le previsioni meteo ci sono e funzionano.

                Pensa si potesse fare lo stesso con le guerre.

                Come per gli uragani, magari non di possono eliminare, ma a sapere che arrivano molti potranno mettersi preventivamente in salvo.

                Ti regalo questa idea per un racconto di fantascienza, in cambio di una modesta partecipazione al Premio Nebula quando lo vincerai. 🙂

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Francesco says:

                >>> Negarne l’impossibilità equivale a postulare per l’Homo sapiens un posto speciale fra buchi neri e galassie.

                puoi chiarire per favore? mi interessa molto ma mi pare ti sia sbagliato a scrivere

                grazie

              • Andrea Di Vita says:

                @ Francesco

                “negarne”

                Hai ragione, sono stato troppo conciso.

                Dico che se la guerra è un fenomeno naturale allora è investigabile col metodo scientifico.

                Magari è imprevedibile, così come il meteo a lungo termine.

                Però almeno qualche probabilità la si potrebbe calcolare.

                Resta in piedi ovviamente l’idea che la guerra non sia un fenomeno naturale.

                Mia figlia da bambina definì l’11 settembre delle Torri Gemelle “il compleanno del diavolo”.

                Poiché la guerra coinvolge esseri umani, per capirla bisogna guardare – secondo questa idea che la guerra non sua un fenomeno naturale – allo ” spirito umano”, spirito che per definizione è imprevedibile.

                (Hitler era libero di non attaccare la Polonia…)

                Questa linea di pensiero presuppone che da un lato ci sia la natura, dai temporali ai buchi neri, magari sconosciuta ma investigabile, e dall’altra lo “spirito umano”, libero dunque imprevedibile, cui attengono cose come la guerra.

                Quindi presuppone che l’essere umano, dotato di tale spirito, occupi un posto tutto speciale, fra i buchi meri e le galassie.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Francesco says:

                OK, quello lo avevo intuito ed è pure del tutto evidente che la realtà sia così

                certo, se tu scrivessi le equazioni della psicostoriografia e le provassi vere, avresti dimostrato che a livello macro n0n siamo liberi

                ma credo sia un tema già affrontato dai filosofi nel ‘600 o ‘700

                peraltro, che utilità avrebbe farci sapere che non siamo liberi, se l’illusione ci fa stare meglio? siamo tornati a Matrix? mi sa che era un bel film, alla fine

  4. maffeia says:

    Carino l’accenno alle schede perforate. Negli anni 50 non riuscivano ad immaginare di poter comunicare con un computer in maniera più user-friendly.

    • firmato winston says:

      Si puo’ dire in generale che neppure la fantascienza ne ha mai azzeccata una, e questo si’ che dovrebbe insegnare molte cose.
      Pure le distopie/utopie, di solito, descrivono il mondo attuale, quello in cui gia’ vivono i loro autori, nel bene e nel male, senza rendersene conto, che parlano sostanzialmente di loro stessi.
      Il mondo reale ha molta piu’ fantasia di quello virtuale immaginato degli esseri umani, che non capiscono mai nemmeno il presente, figurarsi il futuro (e il passato).
      Asimov era convinto di essere un genio mai abbastanza remunerato e di essere stato un bambino prodigio che ha sofferto ad essere mescolato con i comuni mortali, il suo racconto, visto che l’ha scritto lui, andrebbe interpretato da tale punto di vista.

      Per gli interessati al genere, e all’epoca, consiglio i 25 volumi de “le grandi storie della fantascienza”, un’antologia di racconti dal 1938 al ’63 di Greenberg (la cosiddetta epoca d’oro) cui Asimov aggiunse solo il nome e qualche racconto.

      • Francesco says:

        molto belli, ne ho lette parecchie annate

        hai ragione: la fantascienza parla sempre del presente, sennò a chi interesserebbe?

      • Andrea Di Vita says:

        @ Fw

        “mai”

        Mi pare un poco categorico 🙂

        Diciamo che la buona fantascienza tende a estrapolare all’estremo possibilità insite nel presente.

        Ad esempio, “Antigravitazione per tutti” di Shaw immagina un mondo come l’attualea dove tutti dispongono dell’antigravità come di un motorino per spostarsi. “Modello 2” di Dick immagina una guerra di Corea combattuta coi droni. “L’uomo stocastico” di Silverberg immagina le peripezie di un chiaroveggente durante la campagna presidenziale USA. “Fanteria dello spazio” di Heinlein descrive la naja del futuro. “La collera delle tenebre” di Brussolo immagina un terrorista che usa come arma degli insetti guidati coi ferormoni. Eccetera.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Moi says:

          a collera delle tenebre” di Brussolo immagina un terrorista che usa come arma degli insetti guidati coi ferormoni. Eccetera.

          …………………..

          A scopo difensivo (!) qualcosa del genere veniva applicato nel Vietnam di Võ Nguyên Giáp e di Hồ Chí Minh !

      • Mauricius Tarvisii says:

        “neppure la fantascienza ne ha mai azzeccata una”

        Star Trek aveva azzeccato Italgiure!

        • Francesco says:

          scusa?

          sono di recente diventato un fan ma non capisco di cosa parli

          grazie

          • firmato winston says:

            Suppongo intenda che in italia persino la possibilita’ di accedere gratis e/o facilmente alla conoscenza delle leggi cui si deve ubbidire (specie in campo fiscale) e’ fantascienza.

            Ma il vero problema e’ la plastica che accorcia l’uccello.

          • Mauricius Tarvisii says:

            Italgiure è l’archivio di tutta la giuurisprudenza della Corte di Cassazione. E’ un sistema inventato negli anni ’70 come repertorio in un “cervellone” e poi è diventato online come ItalgiureWeb.

            Un episodio della serie originale (“Corte Marziale”) aveva descritto un sistema del genere. Si trattava di una cosa futuribile, visto che erano proprio gli anni in cui si stava immaginando un sistema del genere.

            https://memory-alpha.fandom.com/wiki/Court_Martial_(episode)

        • Andrea Di Vita says:

          @ MT

          e i telefonini.

          Beam me up, Scott!

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • paniscus says:

            “e i telefonini.”
            ———————–

            Per quanto ne so, nessun autore di fantascienza classica aveva previsto l’avanzata vertiginosa delle tecnologie digitali basate su circuiti miniaturizzati:

            anche chi aveva immaginato sviluppi tecnologici e impatti sociali MOLTO simili a quelli effettivi che vediamo oggi,

            era rimasto comunque a descrizioni tecniche che riguardavano sempre meccanica, elettromagnetismo classico, grovigli di cavi, ruote, bielle, manovelle, schede perforate, stampa su lastre fotografiche chimiche.

            Magari i personaggi di quei racconti viaggiavano nel tempo, o superavano la velocità della luce… però salvavano le immagini fotografiche sui microfilm di celluloide, non su un computer, su una chiavetta di memoria digitale, o tantomeno su quella che oggi si chiamerebbe una “cloud”.

            • Moi says:

              O i “Thundirbirds” ., ideato negli Anni 1950’s a pupazzetti, in cui nel 2050 si andava su Marte con l’astronavina-utilitaria in ufficio … ove ovviamente 😉 trovavi cartacarbone e macchina da scrivere !

              ———-

              Tuttociò si chiama “RetroFuture” …

              • Moi says:

                … la cosa più simile a uno “smartphone” vista dal grande pubblico erano gli orologi-cipolloni 😉 ultratecnologici di Batman e James Bond

                … Ecco : Batman e James Bond possono essere interessanti come esempi di “brevetti fantasiosi” che poi in verità oggi di fatto usiamo senza più nemmeno accorgercene / sbalordircene.

              • Moi says:

                in senso … Adam West e Sean Connery o Roger Moore.

              • Moi says:

                Pardon : i Thunderbirds eran di metà Anni ’60, ambentati cent’anni dopo … ancora con la Guerra Fredda vs l’ URSS , naturalmente ! 🙂

              • Moi says:

                Sì,ma lo Steampunk spesso è un RetroFuturo voluto di recente … bellino, ma ingenuo tipo treno a vapore (!) nello spazio

                https://youtu.be/Fg66TREkVUE

                di Matsumoto , noto anche per aver “resuscitato” dalla II Guerra Mondiale la Corazzata Yamato (ribattezzata Omericamente “Argo” in Italia …) come nave spaziale :

                https://it.wikipedia.org/wiki/La_corazzata_Yamato

                https://youtu.be/EzvptWr8_rQ

              • firmato winston says:

                intendevo il video

              • Moi says:

                @ WINSTON

                Pensa che figata se ci facessero davvero tutto un film così , in Far West Steampunk sui Transformrers :

                https://www.youtube.com/watch?v=c2yigliim0U

                si tratta di esseri robotici alieni intelligenti senzienti che si adattano alla tecnologia che trovano , prima del fatidico “Roll Out” .

              • firmato winston says:

                e per quanto riguarda l’affermazione di paniscus:
                “Per quanto ne so, nessun autore di fantascienza classica aveva previsto l’avanzata vertiginosa delle tecnologie digitali basate su circuiti miniaturizzati”
                puoi trovare la stessa identica in uno dei video di Federico Faggin

              • Moi says:

                Reply to firmato winston

                https://youtu.be/bq2q6zvLlRc

                … mai sottovalutare un cipollone 😉 da taschino 😉

              • paniscus says:

                “puoi trovare la stessa identica in uno dei video di Federico Faggin”
                ——-

                Per favore, me ne indichi qualcuno in particolare?

                grazie

              • Andrea Di Vita says:

                @_Fw

                Ne “La macchina di Lord Kelvin’ si immagina uno 007 ante litteram che va bella Francia di Napoleone III per sabotare il Grand Napoléon, la macchina di Babbage che elabora dati fotografati in Morse su dagherrotipi conservati al Louvre, lasciando a Lord Kelvin il tempo di perfezionare la macchina che deve raddrizzare l’asse terrestre trasformando le Isole Britanniche in un guardino tropicale.

                In un’antologia di vent’anni fa un italiano austriacante sabota il dirigibile di Nobile per liberare al Polo una sostanza che innesca una reazione a catena che incomincia il buco dell’ozono, per aumentare i melanomi su scala globale e migliorare la razza umana.

                Ma soprattutto “Le meraviglie del Duemila” di Emilio Salgari vedono il protagonista scappare da un campo di prigionia siberiano per morire di elettrosmog su una spiaggia brasiliana…

                Long live steampunk!

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • firmato winston says:

                @paniscus

                ““puoi trovare la stessa identica in uno dei video di Federico Faggin”
                Per favore, me ne indichi qualcuno in particolare?”

                Trovare quello in cui afferma quanto citato prima al momento non riesco, perche’ ne ho ascoltati parecchi dopo aver per curiosita’ letto la sua autobiografia “Silicio”. I video sono quasi tutti interessanti: di solito cominciano con una presentazione dei suoi contributi alla attuale informatica tascabile (e’ poco noto, ma questo ometto dimesso e’ l’inventore di praticamente tutti i componenti del substrato hardware che la rendono possibile), e poi espone le sue idee tecnico-filosofiche, molto critiche e interessanti, sull’intelligenza artificiale, su segno e significato, essendo stato un pioniere anche in questo campo: sosteneva gia’ le reti neurali, trenta-quarant’anni fa, quando tutti puntavano sugli algoritmi).

              • firmato winston says:

                @paniscus

                Credo ci sia qualcosa in comune con Jim Al-Khalili, probabilmente la sua fondazione finanzia quel tipo di ricerche di frontiera.

              • firmato winston says:

                “antologia – un italiano austriacante”

                a questo proposito vi raccomando i capolavori di luca masali, che si trovano praticamente solo in rete di condivisione

                tipo l’inglesina in soffitta, i biplani di d’annunzio, la vergine delle ossa

                altro che asimov, poveretto

              • firmato winston says:

                “un italiano austriacante sabota il dirigibile di Nobile per liberare al Polo una sostanza che innesca una reazione a catena che incomincia il buco dell’ozono”

                e’ proprio Luca Masali (la mia vecchia e instabile memoria e’ a recupero lento, molto lento), i suoi libri sono dei capolavori, e si trovano ormai solo in rete di condivisione – la vergine delle ossa e’ su salgari e sul lombroso meno noto quale studioso della pellagra, personaggi che nel reale erano ben oltre ogni fantasia (vedi Mazzarello, “il genio e l’alienista”) – “l’inglesina in soffitta” su Majorana (insuperata biografia in Magueijo Joao – La particella mancante)

            • Andrea Di Vita says:

              @ paniscus

              Le tecnologie no, il loro uso sì.

              Ad esempio, esiste un racconto di in minore degli anni ’50 dove un imbroglione, usando una “fotocopiatrice a raggi gamma”, produce milioni di copie di una lettera, e ci lucra organizzando una bella truffa alla nigeriana ” sono un principe e ho momentaneamente bisogno di un prestito di mille dollari “.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

  5. massimo says:

    Il bello (o il brutto ) e’ che molti autori e poi in vari casi registi , hanno affrontato attraverso le loro opere, del genere che noi chiamiamo fantascienza o fantastico la trasformazione in un mondo sempre piu’ privo di contatti umani e meglio in uomini ormai come automi . A parte il fatto che ormai i generi letterali e cinematografici citati potrebbero essere come cancellati in quanto la realta’ supera la finzione o almeno e’ arrivata prima del previsto , mi incuriosisce il fatto di come coloro che hanno descritto cio’ sono arrivati a pensare queste cose . Forse perche’ hanno vissuto la loro maturita’ personale o culturale in un epoca particolare (Guerra Fredda e sviluppo nucleare ) oppure perche’ hanno saputo guardare in profondita’ le cose e non si sono arresi a banali conclusioni . Comunque buona lettura !

    • firmato winston says:

      “un mondo sempre piu’ privo di contatti umani e meglio in uomini ormai come automi”

      Pero’, mi sembra che in quanto a contatti sociali mai nella storia si sia arrivati al vero delirio cacofonico attuale in cui tutti interloquiscono contemporaneamente con tutti, altro che ” in un mondo sempre piu’ privo di contatti umani”… magari.
      Se qualcuno ha la sensazione opposta, essa semmai mostra quanto ossessivamente maniacale sia per l’essere umano il rapportarsi ai suoi simili, che non basta mai (anche detta “incapacita’ di farsi i cazzi propri”).
      Di passaggio, questo e’ cio’ che ci rende dei “rulli compressori” sul resto del mondo non umano: checche’ se ne dica a chiacchere, ci importa solo di noi stessi e delle nostre strutture tribali. Maniacalmente.

      • massimo says:

        Si esatto ci facciamo continuamente i caxxi altrui o mettiamo in piazza i nostri . Ma questo non significa relazionarsi con gli altri come per esempio chiedere se qualcuno ha bisogno di qualcosa o intervenire in momenti di difficoltà.Adesso è un continuo chiacchiericcio isterico con il quale cerchiamo di sfogarci e raggiungere qualche minuto di celebrità.Chiaramente tutto gratis e tutto bello .Almeno apparentemente visto che inoltro dati sono una miniera inesauribile di ricchezza e tanto i nostri pensieri non so ,in caso possano essere considerati,a chi possano interessare e sempre che un algoritmo li ritagli su misura per non disturbare il manovratore

        • Andrea Di Vita says:

          @ massimo

          Ne “Il dio del trentaseiesimo piano”, antologia degli anni Settanta, c’è il racconto di un’umanità dove ciascuno vive in una realtà virtuale isolata dagli altri, una monade guidata da radioline inserite nelle orecchie. Uno si ribella perché non sopporta il continuò brusio cui tutti ormai si sono abituati: si strappa la radiolina e va alla ricerca della fabbrica di tutte le radioline, per scoprire chi la controlla. Ci riesce, e scopre che la fabbrica non la controlla nessuno, è completamente automatizzata…

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • massimo says:

            Interessante e terrificante allo stesso momento.Comunque un altro racconto creato in periodo di guerra fredda.Sicuramente un momento vivido di idee e ricerca interiore.

            • Andrea Di Vita says:

              @ massimo

              Non è che la recente rinascita della fantascienza ha a che fare coi crescenti rumori di guerra?

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              • massimo says:

                Può darsi.Il fatto è che adesso purtroppo le guerre anche se non ci facciamo o non ci vogliamo fare caso ci sono ogni giorno . Basta vedere Medio Oriente . Un tempo con i due blocchi sovrapposti forse c’era più calma almeno apparente o venivano scatenate esclusivamente dalle due superpotenze.Adesso gli interessi sono variegati e tanti attori sono in scena.Poi mi faccio una domanda che pongo anche a voi :ma oggi ha senso comprare un carro armato ?io dico di no .Adesso con una crisi finanziaria una fialetta con qualche baci dentro ed il terrorismo tutto è più facile.La famosa terza guerra mondiale a tappe di cui hanno parlato più o meno direttamente Papa Francesco e Gates.Poi in più in questo modo la gente che non uccidi la controlli in quanto non c’è di meglio di persone impaurite arrabbiate e affamate. Scusate la prolissità

              • Francesco says:

                non puoi controllare un territorio con terrorismo e bacilli

                hai bisogno di carri armati e fanteria per importi, mentre il terrore basta per ostacolare altri o distruggere un sistema che non ti piace: guarda gli sciti in Iraq

                credo che questa vecchia regola valga ancora

    • daouda says:

      Elemire Zolla, storia del fantasticare

      “l fantasticare, come deliberato passatempo e consuetudine, come ben definita categoria della vita e dell’arte, è un’attività che l’uomo ha scoperto, distinguendola dalla comicità o dalla stregoneria, soltanto verso la fine del secolo XVIII. Dai primi timidi avvii con Sterne, Rousseau e Moritz, il fantasticare diventa un’abitudine sempre più diffusa, intride la poesia e la prosa, ne corrode i fondamenti formali, ispira i vari sovvertimenti delle avanguardie, fino alla fantasticheria organizzata del surrealismo. La Storia del fantasticare, che si ripresenta in questa collana con aggiornamenti e aggiunte, traccia per la prima volta, nel senso di un moralismo aggressivo e rigoroso, una vera e propria storia delle varie maniere di fantasticare. A una prima parte in cui si affronta il problema delle origini dello stato fantastico e dei suoi rapporti con la stregoneria e col diabolismo, Zolla fa seguire una serie di capitoli sulla presenza del fantasticare nella cultura e nell’arte moderna, da Goethe a Gide, da Proust a Kafka a Joyce. Per chiudere con le pagine inquiete e inquietanti sull’uomo contemporaneo rinchiuso dentro le reti dell’industria del fantasticare, la rete radiofonica, quella televisiva, quella cinematografica. Libro polemico e stimolante, dunque, oltre che preciso e documentato. E, come tutti gli altri saggi zolliani, libro che costringe a prendere posizione di fronte ai problemi di fondo del nostro tempo”

      Difatti sappiamo tutti che l’unico scopo del materialismo marxiano è stato quello di permettere una maggiore fisicità solidificata della realtà!

      ACHTUNG!

      p.s. insomma qul che deve risultare evidente è che senza la diffusione di certe idee ed immagini l’obiettivo non sarebbe stato raggiunto. ASIMOV COMPLICE INFAME INIQUO

      «Il male che tutto ammorba è l’idea del pubblico, cioè d’un fantasma che non è una società organica e presente, né una generazione né una setta né una comunità; il suo incombere segreto rende tutto spettrale, tenerne conto significa piombare nell’irrealtà. Il gusto dell’ovvio è il segno del rispetto per il pubblico; ormai pochi sentono ripugnanza per l’ovvio, e soltanto questa repulsione distingue la cultura dalla divulgazione»

      • Andrea Di Vita says:

        @ daouda

        “secolo XVIII”

        E Luciano di Samosata?

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • daouda says:

          Leggere per cortesia

          “l fantasticare, come deliberato passatempo e consuetudine, come ben definita categoria della vita e dell’arte, è un’attività che l’uomo ha scoperto” da intendersi per l’uomo comune che lo poteva fare.

          Per il resto la natura non fa salti , giust’appunto.

      • Francesco says:

        e il teatro? che io sappia il pubblico come entità “diabolica” era ben presente almeno dai tempi dei greci teatro

        • massimo says:

          Sicuramente i carri armati come tutte le artiglierie pesanti , ma non piu’ come un tempo . Per quanto riguarda un popolo influenzato nella mente e nel portafoglio basta vedere le campagne elettorali (che in Italia non finiscono mai ) cosa vanno a colpire : le paure di perdere le cose essenziali e il mettere l’uno contro l’altro gli ultimi e i penultimi . Chi sta in alto intanto se la gode mentre la base della piramide stara’ sempre peggio . Cosi’ chi resta sara’ un utilissimo strumento per ulteriori sfruttamenti che passeranno inosservati o meglio al grido di “meglio cosi’ che niente ” , molti saranno soddisfatti

  6. Moi says:

    E fu così che … alla modica 🙂 cifra di 600 neuri , il Giornalista Nicola Porro ottenne una copia del Libro Proibito del Ministro Roberto Speranza :

    https://www.iltempo.it/politica/2021/03/30/news/fuori-dal-coro-libro-covid-ministro-salute-roberto-speranza-perche-guariremo-nicola-porro-ebay-26727476/

    … e poi quel che c’è(ra) scritto ! 😉

  7. Moi says:

    Frase Clou 😀 :

    “la sinistra grazie a questa pandemia potrà recuperare la sua egemonia culturale”.

    [cit.]

    • Andrea Di Vita says:

      @ Moi

      …nel senso che il lockdown è una forma di de-kulakizzazione?

      Ciao!

      Andrea Di Vita

    • Francesco says:

      ah ecco perchè Famiglia Cristiana ogni settimana ha almeno un articolo su come la pandemia ha mostrato la falsità/fragilità/ingiustizia del “sistema” basato su individualismo e profitto

  8. Moi says:

    Noi sappiamo la”verità” 😉 … ma sarebbe interessante l’ “esperimento sociale” (… senz’altro più scientifico di tanti di FanPage !) di chiedere a chi NON lo sapesse.

    Per me , moltissimi direbbero robe tipo :

    “… il testo immagina gli Anni Cinquanta del Novecento, a fine Ottocento !” 😉

    “… il testo immagina gli Anni Settanta del Novecento, negli Anni Trenta del Novecento” ! 😉

    • Moi says:

      Testo Asimoviano del Post,ovviamente.

      • Andrea Di Vita says:

        @ moi

        È così, appunti, che si distingue la vera fantascienza di valore (non i baracconi da luna park tipo Star Wars o, a livello più alto, Alien): quando leggendola non si può dire in che anno è stata scritta.

        Non ci sono superarmi, non ci sono Bug-Eyed Monsters – o se ci sono, sono presenze familiari, normali. Ci sono problemi.

        Un esempio perfetto e’ “Storie della tua vita” di Chiang (da cui è stato ricavato il film “Arrival”): come capire un linguaggio alieno? Per il Lem di “Solaris” è impossibile; per Chiang ammesso di riuscirci, e’ qualcosa che cambia la vita (è secondario qui che “alieno”=” extraterrestre “, è un McGaffin).

        E ancora, in metà dell’opera di Dick il problema è “come distinguere il naturale dal l’artificiale?” (pensate a “Modello 2”, “Impostore”, “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” da cui il noto “Blade runner”…)

        E ancora, “Indagine” di Lem: se l’unica soluzione di un problema è inaccettabile, siamo capaci o no di modificare le nostre convinzioni? (Nel racconto un poliziotto trova che l’unica spiegazione di un crimine è la risurrezione del morto. Finirà con l’alterare i verbali pur di non ammetterlo e non passare per pazzo).

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Francesco says:

          Oserei chiosare che l’Autore mostra di ignorare bellamente gli archetipi culturali evidenti nel successo di film che liquida bravamente come “baracconi da Luna Park”

          😀

  9. Moi says:

    Fin’ora il più Profetico sul megaflusso incontrollato di informazioni e intrattenimento “multimediatico” è stato (al tempo di Commodore e i IBM !) Alberto Camerini, che pareva ovviamente come uno “sbalinato ” ai Coevi ;

    anche lo Zeitgeist di un misto costante fra ironia e malinconia , disincanto nella sostanza del messaggio e ammirazione per il “medium” … “ce lo sento” 😉 :

    https://youtu.be/lqK8j9WrFZE

  10. OT

    Oggi, davanti al commissariato di polizia, incontro una signora che mi sta simpatica, dallo splendido cognome storico multietnico (156,000 riferimenti al nonno su Internet).

    Separata dal marito, ha un figliolo diciassettenne che se ne sta sempre e solo con il babbo.

    Invece di salutarmi, mi dice, “prendi questo!”, mollandomi in mano un telefonino.

    “Non riesco a gestire più di un telefonino alla volta! Allora, dimmi, come faccio a rintracciare mio figlio? Tu prova a chiamarlo sul fisso, io provo sul cellulare!”

    Mi trovo in mano il mostro, e lei inizia a urlare e inveire… poi si pente e mi dice, “ma non devo più urlare… Ma perché ho due numeri di telefono diversi per il commissariato?”

    Me lo chiede con l’innocenza di chi davvero pensa che io conosca la risposta. Poi riparte…

    “Allora, tu prova a chiamare il babbo, io chiamo il figliolo..”

    Proviamo, entrambi irraggiungibili.

    Poi mi chiede, “ma una mamma può essere una stalker? Mio figlio mi vuole denunciare!”

    “Prova a chiamarli tra un’ora”, le dico.

    “Sì, allora ti chiamo tra un’ora!”

    Mi allontano, molto triste, perché le ho sempre voluto bene.

    Però come è difficile definire ragioni e torti in questi casi…

    • Andrea Di Vita says:

      @ Martinez

      Si chiama “ansia da prestazione per analfabetismo tecnologico”

      Ingredienti: a) una madre b) una prole infante o adolescente c) uno smartphone

      È facilissimo da preparare. Bssta accostare i tre ingredienti e aspettare.

      Conosco madri che tempestavano di telefonate la segreteria della scuola media delle figlie che non le avevano richiamare rassicurando le prima di entrare in classe perché si era scaricata loro la batteria, tanto che le bidelle erano convinte ci fosse un (inesistente) contenzioso legale fra i genitori divorziandi.

      Quando quelle figlie saranno madri – sacro coacervo del rompiballismo femminile – ci saranno altre cose per cui tribolare.

      Sfuggire – affettuosamente, educatamente, ma definitivamente – al rompiballismo materno e la vera prova di maturità della prole, altro che tatuaggi o cerimonie di iniziazione.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Per ADV

        “Sfuggire – affettuosamente, educatamente, ma definitivamente – al rompiballismo materno e la vera prova di maturità della prole, altro che tatuaggi o cerimonie di iniziazione. ”

        🙂

  11. Moi says:

    @ PINO

    חג הפסחא שמח

  12. OT

    https://www.dailywire.com/news/father-arrested-jailed-for-contempt-after-referring-to-his-daughter-as-she

    Padre arrestato, incarcerato per oltraggio dopo aver chiamato sua figlia “lei” e aver espresso il suo dissenso nelle interviste

    Martedì, il padre di una ragazza biologica che crede di essere un ragazzo si è presentato in un tribunale canadese ed è stato successivamente portato in prigione dopo che il procuratore generale della Columbia Britannica ha emesso un mandato di arresto per oltraggio dopo che il padre aveva insistito nel riferirsi a sua figlia come sua “figlia” e usato i pronomi “lei” e “lei”.

    Robert Hoogland, di Surrey, British Columbia, ha una figlia di 14 anni. Nel febbraio 2019, la Corte Suprema della British Columbia, Canada, ha ordinato che la ragazza riceva iniezioni di testosterone senza ottenere il consenso dei genitori. “La corte ha anche dichiarato che se uno dei suoi genitori si fosse riferito a lei usando pronomi femminili o si fosse rivolto a lei con il suo nome di nascita, sarebbero stati considerati colpevoli di violenza familiare”, ha notato The Federalist.

    Quando era in seconda media, la scuola della ragazza la spinse a vedere lo psicologo Dr. Wallace Wong, che raccomandò alla ragazza di iniziare a prendere ormoni cross-sex a 13 anni. Hoogland citò la presunta storia di problemi di salute mentale della figlia e rifiutò di dare il permesso. I medici del BC Children’s Hospital decisero che la ragazza avrebbe dovuto ricevere iniezioni di testosterone.

    Hoogland, disturbato dai possibili effetti della terapia ormonale, si oppose, ma uno dei medici lo informò che il consenso della ragazza era sufficiente per iniziare a ricevere gli ormoni. Hoogland ha risposto cercando un’ingiunzione per fermare il trattamento, ma il giudice Gregory Bowdenruled nel febbraio 2019 che la ragazza aveva “esclusivamente il diritto di acconsentire al trattamento medico per la disforia di genere”, aggiungendo: “Il tentativo di persuadere (la ragazza) ad abbandonare il trattamento per la disforia di genere; rivolgendosi (la ragazza) con il suo nome di nascita; riferendosi a (la ragazza) come una ragazza o con pronomi femminili sia a lui direttamente che a terzi; è considerato violenza familiare ai sensi della s. 38 del Family Law Act.”

    Hoogland ha reagito: “Il governo ha preso il controllo dei miei diritti di genitore. Stanno usando (la ragazza) come se fosse una cavia in un esperimento … Il BC Children’s Hospital sarà lì tra 5 anni quando lei rifiuterà [la sua identità maschile]? No, non c’è. A loro non interessa. Vogliono numeri”.

    Ha riferito il Federalist:

    La sera della decisione della Bowden, Clark ha concesso un’intervista a The Federalist in cui si riferiva a sua figlia come una ragazza, “perché è una ragazza. Il suo DNA non cambierà attraverso tutti questi esperimenti che fanno”. Citando questa dichiarazione – tra le altre “espressioni verbali di rifiuto dell’identità di genere [di Maxine]” – la Corte Suprema della BC ha condannato Clark per “violenza familiare” nell’aprile 2019. Il giudice Francesca Marzari ha persino emesso un ordine che autorizza l’arresto di Clark “senza mandato” da parte di qualsiasi agente di polizia che potrebbe coglierlo mentre si riferisce a sua figlia “come una ragazza o con pronomi femminili”.

    Nel gennaio 2020, Hoogland ha perso il suo appello legale per fermare il processo che sua figlia stava subendo; la Corte d’Appello della BC ha stabilito che i commenti di Hoogland non costituivano violenza familiare, ma “in generale”, Hoogland deve “riconoscere e riferirsi a (la ragazza) come maschio”, e gli ha impedito di parlare con i media.

    Hoogland ha detto a The Federalist nel febbraio 2020: “Ho avuto un bambino perfettamente sano un anno fa, e quel bambino perfettamente sano è stato alterato e distrutto per assolutamente nessuna buona ragione. Non potrà mai tornare ad essere una ragazza nel corpo sano che avrebbe dovuto avere. Avrà per sempre una voce più bassa. Dovrà per sempre radersi a causa dei peli sul viso. Non potrà avere figli… A volte vorrei solo urlare in modo che gli altri genitori e la gente… saltino fuori, capiscano cosa sta succedendo. C’è una bambina, e non solo la mia, ma nel mio caso, la mia bambina là fuori che sta avendo la vita rovinata”.

    Hoogland ha condotto due interviste video con i commentatori canadesi di YouTube. La prima è stata rimossa, ma la seconda, con Laura-Lynn Thompson, non è stata inizialmente cancellata perché la Thompson si è rifiutata di farlo. Il giudice Michael Tammen della Corte Suprema della British Columbia ha ordinato che l’intervista della Thompson fosse rimossa. Quando la Thompson si è rifiutata, la polizia è stata inviata a casa sua.

    “Il giudice (Tammen) ha avvertito il padre che se ci saranno ulteriori violazioni dei divieti e degli ordini del tribunale, gli avvocati dell’adolescente potrebbero tornare in tribunale e cercare di farlo citare per oltraggio alla corte e affrontare gravi conseguenze”, ha riportato il Vancouver Sun.

    Il 4 marzo 2021, Tammen ha emesso un mandato d’arresto per Hoogland con l’accusa di disprezzo. Prima di costituirsi, Hoogland ha detto a The Post-Millennial: “Forse salvare i bambini è un sogno. . . ma io non credo! Mentre guidavo ho visto bambini che portavano a spasso il cane, ho visto bambini che giocavano insieme, e ho visto una generazione che ha bisogno dei propri genitori più che mai! Ho visitato tutte le case della mia famiglia… i luoghi dove sono cresciuto da bambino. Ho ricordato quanto ho amato i miei genitori e quanto ho avuto bisogno della loro protezione”.

    Hoogland ha creato una pagina GoFundMe che afferma:

    L’estrema sinistra ha emesso un mandato di arresto giovedì 04 marzo! Mi costituirò il 16 marzo! Sto combattendo l’estrema sinistra sulla base di una difesa per disobbedienza civile! Ora sono di nuovo in tribunale per un processo penale che durerà almeno cinque giorni. Dal 12 al 16 aprile. Quel processo che potrebbe farmi finire in prigione fino a cinque anni per aver detto la verità sugli abusi sui bambini sponsorizzati dallo stato. PER TUA INFORMAZIONE… Sono bloccata dal condividere qualsiasi video in questo momento che si oppone alla sterilizzazione dei bambini! Per favore guardate il video che finalmente sono riuscito a pubblicare! Io sono il genitore “canadese” in questo documentario!

  13. Moi says:

    @ MIGUEL

    Sarai mica di quei Madre Lingua Inglese che dicono ancora “Babies” anziché “Theybies” , eh ! 😉

    https://www.nbcnews.com/feature/nbc-out/boy-or-girl-parents-raising-theybies-let-kids-decide-n891836

    ‘Boy or girl?’ Parents raising ‘theybies’ let kids decide

    One way of shielding children from gender stereotypes: Keep their biological sex secret.

  14. Moi says:

    Raising ‘Theybies’: Letting Kids Choose Their Gender | NBC News

    https://www.youtube.com/watch?v=AfzL8BrNSLQ

    Julie and Nate Sharpe are raising their 3-year-old twins using the pronoun they, them and their to shield them from gender stereotypes. This is a new parenting technique called, “theybies.”

    ————————

    3 min : 55 sec … breve ma intenso ! 😉

  15. Moi says:

    Spero che le Femministe NON trovino offensivamente “Paternalista” questa :

    https://www.youtube.com/watch?v=njOTzI4OWDE

    Alberto Camerini – Non devi piangere

  16. Moi says:

    @ MIGUEL

    Il Terzo Gender dei “veri” Canadesi

    Sipiniq ( ᓯᐱᓂᖅ )

    https://en.wikipedia.org/wiki/Sipiniq

    In Inuit culture, sipiniq refers to a person who is believed to have changed their physical sex at birth, but whose gender is treated as being the same as their perceived original sex. For example, a newborn infant might be perceived as having male genitalia that “split open” at birth to become female genitalia. That infant would be socially designated as being male despite possessing female genitalia. In some ways, being sipiniq can be considered a third gender. This concept is primarily attested in areas of the Canadian Arctic, such as Igloolik and Nunavik.

    https://www.youtube.com/watch?v=M6UOiVDF-u4

  17. daouda says:

    Pascal Bernardin “Machiavelli pedagogo ossia del ministero della riforma psicologica”

    p.s. se oltre i romanzi ogni tanto vi leggeste i documenti in cui cianciano dei progetti del futuro fareste prima e più bella figura

  18. (traduzione DeepL)

    https://reclaimthenet.org/facebook-deletes-major-trump-interview/
    Luce

    31 marzo 2021

    Facebook dice che anche i contenuti “nella voce di Donald Trump” sono vietati, cancella un’importante intervista
    Censura della terra bruciata.

    Da Cindy Harper
    Pubblicato 4:02 pm

    Facebook ha rimosso una video intervista del presidente Trump con sua nuora Lara Trump, una collaboratrice di Fox News. La società di social media ha detto che qualsiasi contenuto che rappresenta la “voce” di Donald Trump non sarà permesso sulla piattaforma principale di Facebook e su Instagram.

    Martedì, Lara ha caricato una foto su Instagram di lei seduta di fronte all’ex presidente, invitando i follower a guardare l’intervista quella sera.

    Poco dopo aver pubblicato l’immagine, uno staff di Facebook ha inviato ai funzionari di Trump un’email che avvertiva che il contenuto “nella voce del presidente Trump non è attualmente consentito sulle nostre piattaforme (compresi i nuovi post con il presidente Trump che parla)”.

    L’email avvertiva inoltre che tali contenuti “saranno rimossi se pubblicati, con conseguenti ulteriori limitazioni sugli account che li hanno pubblicati”.

    “Questa guida si applica a tutti gli account e le Pagine della campagna, compreso il Team Trump, altri veicoli di messaggistica della campagna sulle nostre piattaforme, e gli ex surrogati”, l’email, il cui screenshot è stato postato da Trump su Instagram, affermava ulteriormente.

    Lara non ha ascoltato l’avvertimento e ha pubblicato l’intervista video sulla sua pagina Facebook. Facebook ha rimosso il video e un dipendente ha inviato una e-mail di avviso di rimozione.

    “Stiamo raggiungendo per farvi sapere che abbiamo rimosso il contenuto dalla pagina Facebook di Lara Trump che presentava il presidente Trump che parlava”, l’e-mail ha dichiarato.

    “In linea con il blocco che abbiamo messo sugli account Facebook e Instagram di Donald Trump, ulteriori contenuti pubblicati con la voce di Donald Trump saranno rimossi e comporteranno ulteriori limitazioni sugli account”.

    Lara ha postato l’email su Instagram, scrivendo: “… e proprio così, siamo un passo più vicini al 1894 di Orwell”.

    L’ex presidente è stato bandito a tempo indeterminato su Facebook e Instagram, così come Twitter, YouTube, Snapchat e Twitch, dopo i disordini del 6 gennaio. All’epoca, l’amministratore delegato di Facebook Mark Zuckerberg ha detto che “credono che i rischi di permettere al presidente di continuare a utilizzare il nostro servizio durante questo periodo sono semplicemente troppo grandi”.

    Da allora, Trump è stato fuori dai social media, comunicando attraverso il suo ufficio tramite promemoria. Tuttavia, secondo il suo consigliere di lunga data Stephen Miller, Trump farà un ritorno sui social media attraverso la sua propria piattaforma.

  19. Andrea Di Vita says:

    @ Martinez

    È vero che siamo più vicini a “1984”.

    Tutta questa lagna sovranista sulle censure dei sociale alle loro bufale Orwell la chiamerebbe “duckspeak”: laringe scollegata dalla corteccia cerebrale.

    I contaballe che accusano gli altri di non lasciar loro contar balle sono la versione moderna degli intolleranti del paradosso di Popper. L’equivalente dello scassinatore che ti denuncia perché gli hai spaccato la faccia quando ti è entrato in casa di notte per svaligiarti – ma senza neanche avergli spaccato la faccia.

    Mi ricorda il manifestino nazi di qualche anno fa dove si ritraeva un teppista in galera per effetto della legge Mancino (!).

    E mi dà la stessa nausea.

    In compenso, in questa società della cosiddetta ” dittatura del politicamente corretto ” circolano chicche del genere:

    https://www.kulturjam.it/editoria-narrazioni/teozoologia-jorg-lanz/

    splendidi esempi di umorismo ahimè involontario. (Meno umoristico è il voto delle destre contro la legge sull’omofobia, ma siamo li’).

    Ah, e se qualcuno mi da’ dello stalinista in questo caso, si sappia che non mi offendo.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    • Peucezio says:

      Io vorrei solo capire chi ha titolo per stabilire cosa si può dire e chi no.

      Io su questo ho una risposta: vorrei una teocrazia cattolica con tanto di Sant’Uffizio e Inquisizione.

      Per te è più problematico, perché la scienza non ha dogmi, cambia idea, anzi, la sua forza sta proprio nella falsificabilità.

      Facciamo un patto: tu concedimi la teocrazia e io accetto la censura.

    • Peucezio says:

      Ah, dimenticavo, sono così generoso che ti concedo pure un’alternativa!
      Al posto della teocrazia cattolica mettici, se preferisci, uno stato fondato sulla dottrina nazionalsocialista.
      A tua totale discrezione, l’una o l’altro.

      • Francesco says:

        Peucezio

        Anche io sarei per la teocrazia cattolica ma la Chiesa cattolica non lo è da molto tempo … come facciamo? che ai nazionalsocialisti affiderei solo la gestione della loro baracca dentro il gulag e nulla più.

        PS trovo erculeo lo sforzo di Andrea per negare a se stesso l’evidenza dell’assurdità del “paradosso della tolleranza”. Non ricordo come si chiamasse in Newspeak la capacità di contraddirsi nella stessa frase senza problemi, a lui viene benissimo.

        • firmato winston says:

          “assurdità del “paradosso della tolleranza””

          Puo’ darsi, ma se il suo essere paradossale fosse assurdo, non sarebbe piu’ un paradosso, anche tu non scherzi eh 😉

          Piuttosto, forse sarebbe il caso di chiedersi se possa valere la pena di accettare la paradossalita’ del mondo, invece di passare la vita a cercare invano di raddrizzare le gambe ai cani.

          In altre parole, sforzarsi di uscire dal proprio narcisismo, personale e/o tribale. Accettare la propria miserabile finitezza.

          Come diceva Feyerabend, “anything goes” (ma e’ riuscito ad entrare in polemica con Popper pur dicendo quasi le stesse cose – gli accademici sono piu’ infantili e capricciosi dei bambini).

          OK, Popper negli anni ’30 se ne era dovuto scappare da Feyerabend per evitare di essere sommariamente ammazzato, e questa non e’ polemica, per cui “anything goes” fino ad un certo punto, ci sono dei casi della vita in cui si comprende appieno che il paradosso della tolleranza non e’ per niente un paradosso, che e’ proprio cio’ che intendeva Popper.

          E’ molto triste che si debba arrivare a tanto per capirlo, e che la consapevolezza duri poco.

  20. Ecco cosa fanno i musulmani quando ci colonializzano:

    https://firenze.repubblica.it/cronaca/2021/04/01/news/firenze_dice_addio_alla_moda_leopardata_e_sensuale_di_roberto_cavalli_chiude_la_fabbrica_di_sesto-294557377/
    Firenze

    E’ nata qui, ma adesso Firenze dice addio alla moda leopardata e sensuale di Roberto Cavalli

    01 Aprile 2021 3 minuti di lettura

    Lo stilista che portò Naomi Campbel e Afef a sfilare sul Ponte Vecchio a Firenze illuminato dai fuochi di artificio. Ne è passato di tempo da quella notte del 6 giugno 2006 quando Roberto Cavalli era ancora una star mondiale della moda e del lusso, il fiorentino geniale e bizzarro, splendidamente eccessivo, come lo si è definito, visionario e padre di un vestire sensuale, super femminile, provocatorio, pitonato e leopardato che poteva però anche sorprendere, con collezioni sartoriali e lineari. Come fu sul Ponte Vecchio con le due top model in smoking, Naomi bianco e Afef nero, e con Naomi dai capelli lunghi alla vita che incedeva trionfante in un bianco abito da sposa. E poi, come spesso accadeva nella vita professionale e sociale di Cavalli, tutti a cena nella bella casa in collina dove sua moglie Eva e lui accoglievano gli ospiti tra opere d’arte d’autore, tovaglioli leopardati, rose finte e cascate di perle sui tavoli, miste a esclusivi pezzi in vetro prezioso lasciati con noncuranza tra le mani di folle agitate, sushi e pappa al pomodoro, pappagalli, musica e danze, piscina multicolore nascosta nel verde del giardino. “Sfilare sotto al corridoio vasariano è stata un grande emozione, non era mai successo”, aveva detto allora Cavalli, al vertice del successo ma ancora veracemente parte di quei fiorentini che definiva “brutte bestie”, in fondo un po’ vantandosene.

    Di tanta bellezza, creatività, scialo, gusto e anticonformismo, oggi restano le macerie dello stabilimento della Roberto Cavalli spa, ormai di proprietà degli arabi del gruppo Damac, nato negli anni ’70 e adesso abbandonato. Insieme purtroppo ai 170 lavoratori rimasti, dei quasi 400 degli anni d’oro, ai quali dopo che la Damac ha trasferito tutta la produzione a Milano è stato proposto solo di emigrare anche loro pur senza consistenti agevolazioni, come denuncia il sindacato, o di venire licenziati.

    Il risultato è stato 25 trasferiti e il resto licenziati via via fino agli ultimi 23 che hanno salutato martedì 31 marzo, davanti allo stabilimento, il lavoro e un pezzo della loro vita con un appello “affinché non si ripeta più uno spreco di lavoro, professionalità, e potenzialità industriali di un territorio come questo”. Prima di vedersi chiudere dietro definitivamente i cancelli.

    Una lunga storia è finita. Se la Roberto Cavalli di Damac riuscirà a riemergere dagli insuccessi che si sono inanellati uno dopo l’altro – nel 2015 ha iniziato a cercare acquirenti fino alla cessione al fondo Clessidra per 400 milioni e il seguente acquisto della medesima da parte degli arabi dal tribunale di Milano dove l’azienda era finita in concordato preventivo – sara’ comunque un’altra storia.

    Non più quella del bambino Roberto, nato nel 1940 e che a due anni aveva sentito suo padre dirgli di non avere paura mentre usciva di casa per essere fucilato dalla Wermacht in piazza a Cavriglia, nel Valdarno. Né la storia del ragazzo che studiava all’Istituto d’Arte e, nipote del pittore macchiaiolo Giuseppe Rossi, sognava l’arte, la pittura, i colori del nonno. Iniziando prestissimo le sperimentazioni di pittura su stoffa e, soprattutto, le lavorazioni stampate sulla pelle che gli assicurarono negli anni ’70 per la loro novità, quel successo che, salvo un intervallo, portò la maison a diventare il simbolo in tutto il mondo dello stile sfacciatamente glamour e sgargiante, riconoscibile per la pelle stampata e i tessuti con motivi animalier. Negli anni ’70, Roberto, che non si separerà mai, nonostante l’entrata precoce nel mondo del lusso, dalla parte hippie e anticonformista di sè come da quella fiorentina e artigianale, entra subito e intuitivamente nello spirito dei tempi. Brevetta con la stamperia che sara’ sempre la sua passione un rivoluzionario metodo di stampare la pelle, entra nelle grazie di Hermès e Cardin, a 32 anni sfila già a Parigi, due anni dopo conquista la Sala Bianca di Palazzo Pitti dove trionfano i suoi leggendari patchwork che seducono anche Krizia e Emilio Pucci. Poi apre boutique a Saint Tropez, e avanti con i jeans stampati e invecchiati, gli intarsi di pelle, i broccati, le stampe tigrate, zebrate , leopardate.

    L’avventura intorno a lui sembra tutta bella, come splendida, appassionata e brava è Eva Maria Düringer che, conosciuta come candidata a Miss Universo, Roberto sposa nel 1980. Dopodiché, dopo un periodo non breve di disimpegno dalla moda, nei ’90 Cavalli torna brillantemente sulla scena, questa volta con Eva e quasi infilandosi nel vuoto lasciato da Versace che solo la sua originale e audace sfrenatezza poteva colmare tra le star di Hollywood e tra quante donne si sentissero orfane di una femminilità ostentata, allegra, sexy, spiritosa. Ricomincia con una sfilata a Milano, alla fine del decennio è in 36 paesi del mondo che impazziscono per la sensualità, la fantasia, l’originalità del suo mondo sfacciato e poetico, lussureggiante ma anche ingenuo.

    Fino a 190 negozi monomarca in tutto il mondo, divisi tra le diverse linee del brand: Roberto Cavalli, Just Cavalli, Cavalli Class, Roberto Cavalli Junior, più i Cavalli Caffè di Milano e Firenze, dove l’assai frequentato caffè con i pouf leopardati, guidato dalla capace nipote Lucilla, prende il posto dello storico caffè Giacosa, dove era nato il Negroni. Intendendo, dice Roberto, conservarlo con tutto lo storico personale alla “sua” Firenze, e strappandolo alle mire di Armani di farne una parte della sua boutique, come poi è successo. Ultimo nato, il Cavalli Club di Dubai.

    I testimonial di Cavalli si chiamano, ai bei tempi, Beyoncé, Charlize Theron, Victoria Beckham, Michael Jackson, Helena Paparizou, Kate Moss, Christina Aguilera, Lenny Kravitz, Madonna, Drew Barrymore, Sharon Stone, Jennifer Lopez, Gwyneth Paltrow, per citarne alcuni. L’azienda arriva a circa 350 milioni di fatturato nel 2001 ma non e’ scesa in picchiata neanche nel 2014 quando ancora mette insieme un fatturato netto di 209 milioni. L’anno successivo vende. “Vorrei continuare a creare per sempre ma non occuparmi della parte finanziaria”, andava ripetendo Cavalli. Poi ha finito con ambedue le cose. Tagliandosi un pezzo di cuore e guadagnando un pacco di soldi.

  21. Moi says:

    2014 … scuola USA Liberal con Didattica In Presenza immaginata per i nati del 2033 😉 :

    https://www.youtube.com/watch?v=M9RL2-8aFX8

    part 1

    https://www.youtube.com/watch?v=mqgFCBN9lUU

    part 2

    • Andrea Di Vita says:

      @ moi

      Quando ho visto il primo filmato YouTube mi ha mostrato la pubblicità di un documentario sul processo di Norimberga. Chissà perché… 🙂

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  22. Moi says:

    Gli Abiti Talari per il Governo di San Mario Draghi (… come direbbe Mario Giordano)

    https://www.quotidiano.net/magazine/governo-draghi-ministri-look-1.6020270

  23. Moi says:

    Giorgia Meloni dedica la Pasqua ai Cristiani Perseguitati nel Mondo :

    https://www.youtube.com/watch?v=YqIBWd-TUmY

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