La sterilizzazione dell’umanità

In traduzione DeepL, un articolo che ci racconta di come le sostanze chimiche nella plastica stanno avendo un impatto enorme sulla fertilità umana.

E’ un tema interessante per molti versi.

Uno, io che da dilettante comunque mi appassiono di queste cose, l’ho scoperto solo recentemente. Quindi presumo che non siano in tanti a saperlo.

E soprattutto, nessuno lo pensava all’epoca in cui venivano lanciate le plastiche.

Due, chi sa quanti altri effetti inaspettati stanno in agguato.

Tre, qui torniamo alla cruciale differenza tra prezzi e costi.

La bustina di plastica ha il prezzo degli stipendi pagati ai produttori, dei macchinari, dei trasporti e delle tasse.

Il prezzo non include, ad esempio, il costo del ricorso alla riproduzione assistita per qualche miliardo di persone (ammesso e non concesso che sarebbe una buona cosa, stiamo solo parlando in termini economici): è quello che si chiama una esternalità.

Quattro, la questione ambientale viene spesso intrecciata con quella dell‘aumento della popolazione.

E quindi al problema ambientale, alcuni decisionisti trovano la soluzione, che consiste nel cercare di limitare le nascite.

Invece, qui abbiamo un processo che va in senso inverso.

Infatti – siccome gli effetti della devastazione ambientale sono imprevedibili, non serve molto lavorare su questo o quel sintomo, che magari si trasforma nel proprio contrario.

Cinque, gli ftalati, presenti nelle plastiche, sembrano essere la causa principale della sterilizzazione della specie umana.

Quindi la soluzione oggi praticata, in questo caso particolare, consiste in quello che l’autrice chiama “regrettable replacement“,

“dove una sostanza chimica dannosa è sostituita da un’altra non testata, che poi si scopre avere gli stessi rischi.”

Il tecnofix, detto anche la Cingolanata.

Cinque punti che ci ricordano l’essenza della questione ambientale.

Infine la sterilizzazione riguarda solo la fertilità riproduttiva, o potrebbe avere effetti anche sulla sessualità in senso più ampio, e sugli stessi comportamenti umani?

Qui stiamo parlando dell’effetto sugli ormoni, che a loro volta fanno parte del complesso di tutto ciò che siamo. M qui sono solo mie speculazioni da incompetente.


Shanna Swan: “La maggior parte delle coppie potrebbe dover ricorrere alla riproduzione assistita entro il 2045

Dom 28 Mar 2021

Shanna Swan è una professoressa di medicina ambientale e salute pubblica alla Mount Sinai school of medicine di New York, che studia le tendenze della fertilità. Nel 2017 ha documentato come il numero medio di spermatozoi tra gli uomini occidentali si sia più che dimezzato negli ultimi 40 anni. Count Down è il suo nuovo libro.

Lei ha passato più di 20 anni ad esaminare gli effetti delle sostanze chimiche che alterano gli ormoni sulla salute riproduttiva. Ora sta lanciando l’allarme?
Sto parlando direttamente di questo problema nascosto di cui le persone non amano parlare, che è la loro sub-fertilità o problemi riproduttivi, e come questo è legato all’ambiente. Le persone riconoscono che abbiamo una crisi della salute riproduttiva, ma dicono che è a causa del ritardo nella nascita dei figli, della scelta o dello stile di vita – non può essere chimico. Voglio che la gente riconosca che può esserlo. Non sto dicendo che altri fattori non sono coinvolti. Ma sto dicendo che le sostanze chimiche giocano un ruolo causale importante. È difficile usare quella parola, “causa”, ma è un corpo di prove. Abbiamo meccanismi, studi sugli animali e molteplici studi sull’uomo.

La fertilità femminile diminuisce rapidamente dopo i 35 anni circa. Non è per questo che così tante persone si rivolgono alla FIVET?
Non è così semplice. Quando io e un collega abbiamo esaminato il cambiamento della fecondità compromessa [la capacità di avere figli], siamo rimasti sorpresi nel vedere che le donne più giovani avevano sperimentato un aumento maggiore rispetto ai gruppi di età più avanzata. Questo suggerisce che qualcosa oltre all’invecchiamento e al ritardo nell’avere figli sta influenzando la fertilità.

Inoltre, ci sono prove convincenti che il rischio di aborto spontaneo è aumentato tra le donne di tutte le età.

Quali sono le sostanze chimiche più preoccupanti per la salute riproduttiva e come funzionano?
Quelli che possono interferire con o imitare gli ormoni sessuali del corpo – come il testosterone e gli estrogeni – perché questi rendono possibile la riproduzione. Possono far credere al corpo di avere abbastanza di un particolare ormone e di non aver bisogno di produrne altri, quindi la produzione diminuisce.

Gli ftalati, usati per rendere la plastica morbida e flessibile, sono di estrema preoccupazione. Sono in tutti e probabilmente siamo esposti principalmente attraverso il cibo, dato che usiamo la plastica morbida nella produzione, lavorazione e imballaggio degli alimenti. Abbassano il testosterone e quindi hanno le influenze più forti sul lato maschile, per esempio diminuendo il numero di spermatozoi, anche se sono cattivi anche per le donne, dimostrando di diminuire la libido e aumentare il rischio di pubertà precoce, fallimento ovarico prematuro, aborto spontaneo e nascita prematura.

Il bisfenolo A (BPA), usato per indurire la plastica e presente nelle ricevute dei registratori di cassa e nel rivestimento di alcuni contenitori di cibo in scatola, è un altro. Imita gli estrogeni e quindi è un attore particolarmente cattivo sul lato femminile, aumentando i rischi di problemi di fertilità, ma allo stesso modo può influenzare gli uomini. Gli uomini esposti professionalmente al BPA hanno mostrato una diminuzione della qualità dello sperma, una riduzione della libido e tassi più elevati di disfunzione erettile. Altre sostanze chimiche di preoccupazione includono ritardanti di fiamma e alcuni pesticidi come l’atrazina.

Quando viene fatto il maggior danno?
Gran parte dell’esposizione che causa questi cambiamenti avviene nell’utero, quando il feto si sta formando. Queste cellule in rapida divisione sono le più sensibili. I colpi poi continuano durante l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta. C’è una natura cumulativa in questo. E possiamo trasmettere questi effetti. Il modo più semplice è l’esposizione diretta. Un feto femminile, nell’utero, sta crescendo le uova che userà per avere i propri figli. Queste sostanze chimiche possono farsi strada anche in quelle cellule germinali.

Cos’è la distanza anogenitale (AGD) e perché è importante?
È la distanza dall’ano ai genitali e di solito è molto più lunga nei maschi che nelle femmine. È un indicatore della quantità di androgeni [ormoni sessuali maschili tra cui il testosterone] a cui un bambino è stato esposto durante la prima gravidanza. L’AGD è un marcatore così importante della salute riproduttiva e dell’alterazione endocrina – se lo misurassimo per ogni neonato, sapremmo qualcosa sulla loro futura fertilità. Una AGD più corta nei maschi e più lunga nelle femmine indica un minore successo riproduttivo.

Per quanto possibile, mangiare cibi non trasformati, in quanto questo dovrebbe ridurre l'esposizione attraverso la plastica

Hai usato l’AGD per dimostrare che gli ftalati causano un basso numero di spermatozoi negli uomini. Come?
Quando ho iniziato a studiare gli ftalati, intorno al 2000, la sindrome da ftalati era stata dimostrata sperimentalmente nei roditori ma non negli uomini. Le madri ratte a cui erano stati somministrati gli ftalati avevano bambini maschi con un pene e uno scroto più piccoli, il loro numero di spermatozoi era più basso e la loro AGD era più corta. Ho condotto uno studio in cui abbiamo misurato l’urina conservata delle donne incinte per gli ftalati e abbiamo misurato l’AGD dei loro figli maschi e dei bambini piccoli – una prima volta – insieme ad alcune altre misure genitali. Abbiamo trovato esattamente quello che era stato trovato nei roditori: la sindrome da ftalati. Poi ho fatto uno studio su uomini in età da college, dove abbiamo fatto loro dare un campione di sperma e misurato la loro AGD, e abbiamo dimostrato che più corta è la AGD, più basso è il numero di spermatozoi. Questo è il motivo per cui sono fiducioso: abbiamo un collegamento diretto dagli ftalati all’AGD breve e poi dall’AGD breve al basso numero di spermatozoi, e questi risultati sono stati confermati da studi successivi.

Quanto è grave la crisi riproduttiva? Lei ha detto che siamo sulla buona strada per un mondo sterile entro il 2045…
È una cosa seria. Se si segue la curva della meta-analisi sul declino dello sperma del 2017, si prevede che entro il 2045 avremo una conta spermatica mediana pari a zero. È speculativo estrapolare, ma non c’è nemmeno alcuna prova che stia diminuendo. Questo significa che la maggior parte delle coppie potrebbe dover ricorrere alla riproduzione assistita.

I farmaci sono monitorati per la sicurezza. Qual è la situazione normativa per queste sostanze chimiche?
Negli Stati Uniti, la maggior parte delle sostanze chimiche non sono state testate e si presume che siano sicure. In Europa ci sono stati progressi migliori. Anche se imperfetto, il regolamento Reach (Registration, Evaluation, Authorisation and Restriction of Chemicals) dell’UE è stato un grande passo avanti. Ci sono enormi interessi economici che impediscono una regolamentazione più severa.

Cosa deve succedere?
L’industria chimica deve iniziare a produrre sostanze chimiche che possano essere usate nei prodotti di tutti i giorni che non siano ormonalmente attive. La sostituzione inaccettabile – dove una sostanza chimica dannosa è sostituita da un’altra non testata, che poi si scopre avere gli stessi rischi – deve anche finire. È successo con diversi ftalati, BPA e ritardanti di fiamma ed è inaccettabile. E dobbiamo testare le sostanze chimiche che usiamo attualmente – e non solo ad alte dosi e non solo una alla volta, perché siamo esposti a un gran numero.

Dovremmo credere alle confezioni che dicono senza BPA o senza ftalati?
Se dice “BPA free” probabilmente non ha BPA. Ma notate che non dice “senza bisfenolo”, quindi potreste ancora avere bisfenolo S o F, che sono deplorevoli sostituti. “Senza ftalati” sarei anche sospettoso. Mentre potrebbe essere privo dei vecchi e noti attori, potrebbe non esserlo di quelli più recenti. La gente dovrebbe sentirsi arrabbiata per essere potenzialmente ingannata in questo modo e premere per un cambiamento.

Cosa dovremmo fare per ridurre la nostra esposizione?
Le persone in età riproduttiva, in particolare quelle che pianificano una gravidanza o che sono incinte, dovrebbero essere consapevoli che tutto ciò che portano in casa ha il potenziale di contenere queste sostanze chimiche. Per quanto possibile, mangiate cibi non lavorati – un mazzo di carote, patate che cucinate voi stessi – poiché questo dovrebbe ridurre l’esposizione attraverso la plastica. Inoltre, quando cucinate, non usate Teflon o qualsiasi cosa rivestita e non usate il microonde nella plastica. Per la cura personale e i prodotti per la casa usa un minimo di prodotti semplici e cerca di evitare quelli profumati; gli ftalati vengono aggiunti per trattenere il profumo. L’associazione no-profit Environmental Working Group ha guide gratuite per i consumatori che danno informazioni su prodotti specifici.

Possiamo cambiare le cose?
Penso di sì. Abbiamo l’ingegno e le risorse per farlo. Ma abbiamo bisogno di un riconoscimento del problema e della volontà di cambiare.

Count Down: How Our Modern World Is Threatening Sperm Counts, Altering Male and Female Reproductive Development, and Imperiling the Future of the Human Race di Shanna H Swan con Stacey Colino è pubblicato da Simon & Schuster (£20).

This entry was posted in ambiente and tagged , , , , , , . Bookmark the permalink.

35 Responses to La sterilizzazione dell’umanità

  1. Andrea Di Vita says:

    @ Martinez

    Come Roberto puo’ confermare, li ftalati, come tutta la chimica nell’industria alimentare (“food & packaging”, all’americana) sono regolati molto meno severamente in USA che in UE (sovranisti, sveglia!).

    Meno male che c’è la UE.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    • Francesco says:

      efficacia di questa presenza sulla conta degli spermatozoi e sulla fertilità?

      chiedo per un amico

    • roberto says:

      So che alcuni ftalati sono vietati nei giocattoli ed altri nelle cose che si mettono in bocca da un bel pezzo in Europa e mooooolto più recentemente negli USA (la prima volta che siamo stati negli usa con mia figlia bébé era così)

  2. Andrea Di Vita says:

    @ amanti della Tradizione in questo blog

    Un doveroso omaggio prepasquale:

    Vai al contenuto principale
    francocardini.it
    Il blog di Franco Cardini
    CercaMenu principale
    Home
    Biografia
    Bibliografia
    Novità editoriali
    Media
    MC
    E & S
    L’agenda della settimana
    Contatti
    Navigazione articolo← PrecedenteSuccessivi →
    Minima Cardiniana 320/1
    Pubblicato il 28 Marzo 2021 da David Nieri
    Domenica 28 marzo 2021, Domenica degli Olivi
    (o, nella tradizione meridionale e orientale, delle Palme)

    EDITORIALE
    “L’uomo per purificarsi deve passare attraverso il fuoco del Signore. Egli è la fiamma divoratrice, che consuma il grasso delle primizie nella festa dell’equinozio, là fuori, davanti alla tenda, mentre si fa buio, e noi dentro sediamo timorosi e mangiamo dell’agnello, il cui sangue colora gli stipiti, perché passa l’Angelo sterminatore”.
    Thomas Mann, Giuseppe e i suoi fratelli

    AGNUS DEI, QUI TOLLIS PECCATA MUNDI
    “Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno […]. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con azzimi e con erbe amare. […]. È la Pasqua del Signore!”
    Esodo, 12, 5-12

    Come ogni anno, la vigilia della Pasqua torna il tormentone dell’ecologismo malinteso, dell’animalismo indiscriminato. E si piange sull’ecatombe dei poveri agnelli innocenti sacrificati a una tradizione barbarica.
    Sia chiaro. Io non pretendo di definirmi “animalista”, anche perché gli “ismi” m’infastidiscono. Però anche a me gli agnelli fanno pena: e solo una volta, dal momento che, ospite in una società e in un mondo splendidamente arcaico, in quanto straniero più anziano avevo io il “privilegio” di scegliere dal gregge l’agnello da sacrificare, mi sono sentito in dovere di assistere anche alla cerimonia della sua uccisione. Toscano, e di antiche radici contadine, grazie a Dio ho sempre evitato il rito dell’uccisione invernale del porco. E mi sono comunque sentito in colpa, perché quelle carni alle quali non ho il coraggio di vedere strappare la vita poi le consumo. Sarei intimamente lieto se la mia Chiesa ordinasse di abolire da ora in poi il pasto pasquale di carne e ci prescrivesse di consumare al suo posto formaggio e uova. Ma siamo figli di Abramo: e la Tradizione va rispettata.
    D’altronde, nell’intemerato coro di chi piange la soppressione pasquale degli agnellini, non trovo poi riscontro quando si tratta di altri animali. Siete mai stati in un mattatoio? Io sì, purtroppo, un paio di volte: e non è affatto vero – sappiatelo – che gli animali “non sanno”, “non capiscono” e soprattutto non soffrono. Ho visto il terrore e la disperazione negli occhi dei tori e degli agnelli; ho constatato di persona che quella dell’eutanasia è una favola ipocrita. E allora, perché ogni giorno tolleriamo la barbarie seriale e consumistica salvo indignarci una volta all’anno per Pasqua. Perché abbiamo imparato non già a odiare la violenza, il sangue, ma a odiare il rito: perché è “barbaro” e perché è “inutile”.
    L’agnello, la vittima innocente: dalle Bucoliche di Virgilio alla Bibbia, al teatro Greco, i riferimenti letterari al candore del sacrificio più gradito alla divinità testimoniano il profondo valore di un rito diffuso in tutte le civiltà antiche. Figura del Redentore, nella cultura cristiana l’agnello diventa simbolo di Resurrezione, centro della Pasqua nelle celebrazioni liturgiche come nelle tradizioni popolari. E in nome di questa tradizione, in Italia la festività pasquale vede da secoli l’agnello protagonista sulle tavole, in decine di preparazioni regionali diverse. Un menu che si scontra con la nuova sensibilità ecologista e animalista: la levata di scudi contro la “strage degli innocenti” non coinvolge solo i vegetariani, ma anche chi consuma comunemente carne durante l’anno. Perché? Perché sembra irrazionale uccidere un animale in nome di un’esigenza rituale, di un credo religioso; ci si indigna di fronte a un’uccisione che “non è funzionale a nulla” e non si riesce a concepire il fine ultimo di un momento rituale.
    È un po’ come per il toro nella corrida: che soffre sì, ma dopo quattro anni di vita libera, di sole e di erba fresca, mentre un povero vitello d’allevamento passa la vita legato a una mangiatoia seriale prima di venir abbattuto con un macabro automatico procedimento che non è nemmeno detto sia meno doloroso. Gli uomini di oggi non sono più in grado di capire la necessità di ritrovarsi in comunità a celebrare un rito, che è di per sé uno spreco – e così dev’essere, antropologicamente e ritualmente parlando – e non offre alcun concreto riscontro immediato, alcun vantaggio materiale. Manca ormai la consapevolezza di una identità culturale legata al passato, così come si è perso completamente il valore simbolico della vittima. L’agnello pasquale non rimanda ormai più a nulla: non si conosce più l’arte che lo raffigura, né la musica che lo celebra; si presta attenzione solo al povero animale che soffre in nome di qualcosa che non si può toccare con mano. E lo si vede soffrire perché è sotto i riflettori. Paradossalmente s’ignora la sofferenza di tanti bambini, cuccioli umani, che patiscono fame e malattie, ma non si vedono: poiché in quei casi possiamo voltare la testa da un’altra parte.
    È il valore immediato dell’apparire quel che domina nella società attuale: possiamo comprare costosi capi di vestiario, spendendo cifre sufficienti a sfamare un intero villaggio africano per settimane: in ciò non rileviamo alcuno scandalo. Ma il sacrificio di un montone in pubblico, come viene ancora oggi richiesto nelle festività tradizionali dell’Islam, quello fa scandalo. Il simbolo come punto di riferimento per l’essere umano si è perso: abbiamo sradicato Dio dal centro della vita, e ci abbiamo messo l’uomo. Ma a patto che questo uomo non attribuisca un valore al cosmo, concepito come una grande macchina che gira senza senso: siamo liberi, dobbiamo essere liberi, ma la nostra libertà è quella dei marinai che, aggrappati a un relitto, vagano nel mare buio sotto un cielo senza stelle a guidarli. Oggi non solo non c’è più posto per il rito, ma neppure per la metafisica. Tutto deve essere centrato sull’uomo nel momento in cui vive, su quella che Nietzsche chiamava “volontà di potenza”: una potenza che non è più quella militare, ampiamente condannata, ma quella del denaro. Tutto viene riassorbito dal sistema economico: basti pensare a che cosa è diventato il Natale, la festa dei consumi assolutamente slegata dal Dio fatto uomo che dovrebbe esserne il centro. Ma il Natale è una porta lasciata socchiusa sull’aldilà. Si continua ad aver paura della morte e a sperare che dopo ci sia qualcosa: e arriva prima o poi il momento in cui, davanti alla morte propria o di una persona cara, si ritorna al pensiero arcaico.
    Ugualmente la Pasqua è oggi una Pasqua senza resurrezione, e senza vittima: si prepara la colomba di farina, acqua e lievito, non si mangia più l’agnello di carne perché a scandalizzare è il sacrificio, la sofferenza in nome di qualcosa di “inutile”. I gesti rituali, spogliati di ogni valore, sembrano fatti in gloria del nulla; rimane solo la crudeltà. Ma nelle società contadine l’animale veniva ucciso con rispetto. Il sacrificio non dà piacere a chi lo compie, anzi, va celebrato con gesti e attitudine carichi di rispetto. Chi compra asetticamente la carne in un supermercato non entrerebbe mai in un mattatoio, ma offre la sua complicità al macello con noncuranza: in una società tradizionale può esserci crudeltà, mai indifferenza. Nelle società tradizionali, al contrario, i sacrificatori vengono addestrati affinché abbiano consapevolezza del loro mandato. In esse non solo il sacrificante, ma tutta la comunità è chiamata a partecipare alle celebrazioni. La collettività si fa parte attiva e, una volta di più, consapevole, della solennità. È questo un altro aspetto che viene a mancare nel nostro modo di vivere. Del resto tutta la società occidentale si regge su un rovesciamento di gesti e di ruoli: un tempo si lavorava da soli o in piccoli gruppi, per poi partecipare alle festività tutti insieme. Oggi Dio è morto: non c’è più necessità di ritrovarsi per glorificarlo, mentre solo il lavoro è diventato occasione di socialità. Si lavora insieme – ma tuttavia la massificazione non è comunità – e si festeggia da soli, o al massimo con il proprio nucleo familiare. La festa è stata abolita e sostituita con il tempo libero: cambia la qualità; il tempo della festa era dedicato a qualcosa di altro da sé, alla comunità o alla divinità; era un tempo diverso da quello della quotidianità, in cui ci si vestiva con cura, si compivano ritualità precise, si mangiavano cibi speciali. Una liturgia non solo religiosa, ma fatta di abitudini secolari codificate. Oggi al contrario la festa non c’è più, c’è il “tempo libero” in cui ciascuno può fare quello che vuole, libero dai doveri del lavoro. Abbiamo rinunciato a scandire la nostra vita con momenti di spiritualità collettiva.
    Ma in una società dominata dall’indifferenza, l’agnello continua comunque a far discutere e a far emergere le contraddizioni presenti nel nostro mondo. E per chi non rinuncia a cucinarlo, come per chi non tollera che venga ucciso, continua in fine dei conti a essere un simbolo: così come lo è stato finché la civiltà occidentale non si è trasformata in Modernità, vale a dire in trionfo dell’individualismo e del primato dell’economia.

    Questo articolo è stato pubblicato in MC da David Nieri . Aggiungi il permalink ai segnalibri.
    Proudly powered by WordPress

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    • Francesco says:

      tutto molto bello

      tranne i tori portati al macello

      credo

      F il carnivoro e tradizionalista

      • Andrea Di Vita says:

        @ Francesco

        “carnivoro”

        Non dirlo a me.

        Vado matto per il sanguinaccio, l’asado e gli insaccati. Rimpiango la polenta e osei.

        Dico sempre che se l’evoluzione ci ha fornito di molari, premolari e canini vuol dire che siamo onnivori, non erbivori.

        In mensa, davanti all’immancabile collega vegano dico sempre ad alta voce all’inserviente che la mia religione mi proibisce di mangiare altro che carne ottenuta dalla macellazione più dolorosa possibile.

        A chi mi parla delle sofferenze dei vitelli chiedo sempre di quale materiale sono fatte le sue scarpe…

        Ciao!

        Andrea Di Vita

  3. Francesco says:

    Miguel

    l’articolo è pessimo e autoreferenziale al massimo, il tema è molto interessante

    rimane che se dovessimo seguire il principio di precauzione non avremmo ancora il fuoco nè gli utensili di selce

    PS il “non” ci sta

  4. So che sembro spesso pessimista…

    Sono alcuni anni che si parla di “transizione ecologica”, con i soliti investimenti in pale eoliche e affini.

    Ora uno dei principali elementi distruttivi dell’ambiente (certo, molto dopo il traffico marittimo internazionale) è il traffico aereo. Incoraggiato dalla mancata tassazione del carburante, dalla costruzione e dall’allargamento incessante degli aeroporti a spese dello stato, dalle “sponsorizzazioni” a spese dello stato delle linee aeree low-cost (praticamente, i comuni pagano Ryan Air per venire al loro aeroporto tenendo bassi i prezzi).

    Leggete….
    Source : https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/03/28/spagna-meta-privilegiata-di-turisti-stranieri-in-fuga-dai-lockdown-ma-i-residenti-non-possono-spostarsi-tra-regioni/6147717/
    Mondo
    Spagna, meta privilegiata di turisti stranieri in fuga dai lockdown. Ma i residenti non possono spostarsi tra regioni
    Spagna, meta privilegiata di turisti stranieri in fuga dai lockdown. Ma i residenti non possono spostarsi tra regioni

    Madrid, Barcellona e le Baleari sono le tappe preferite dei turisti in fuga dalle restrizioni, principalmente francesi e tedeschi. La Polizia della capitale è intervenuta in oltre 3.700 alloggi turistici. Questo ha causato quello che alcuni giornali definiscono un “paradosso”: gli spagnoli non possono viaggiare tra regioni, ma gli stranieri possono approfittare delle blande misure di contenimento di alcune città.

    La Spagna è diventata per molti turisti, specialmente francesi e tedeschi, la meta privilegiata per evadere dalle restrizioni locali. Il governo ha lasciato alle comunità autonome la possibilità di decidere sulla chiusura dei confini regionali, ma permette l’arrivo degli stranieri dal resto dell’Unione Europea. Questo ha creato quello che alcuni giornali definiscono un “paradosso”: agli spagnoli è vietato spostarsi tra le regioni, mentre i turisti possono scegliere una destinazione e approfittare dei servizi di alcune località dove le misure di contenimento sono più blande che in patria. Basta presentare un tampone negativo effettuato entro le 72 ore precedenti al viaggio ma solo da questo sabato è obbligatorio anche per chi arriva in auto.

    Madrid ha chiuso le frontiere solo durante i ponti e tornerà a farlo nella settimana di Pasqua, come il resto della Spagna. Nonostante la regione sia stata tra le più colpite dal covid e registri attualmente numeri al limite della zona rossa – 241 casi per 100mila abitanti – i bar restano aperti fino alle 23, orario che coincide con il coprifuoco, e permettono la consumazione al tavolo. A febbraio, la capitale ha accolto quasi 35mila turisti, secondo l’Istituto nazionale di statistica, principalmente francesi, posizionandosi al primo posto nei pernottamenti. La Polizia municipale è intervenuta in oltre 3.700 alloggi turistici, come gli Airbnb, che non hanno rispettato le restrizioni. In un appartamento c’erano 48 giovani di 10 nazionalità diverse. Un gruppo di giornalisti di El País è riuscito a infiltrarsi in una festa privata organizzata da un ragazzo di 30 anni che ha dichiarato di voler iniziare a chiedere una quota d’ingresso per i suoi eventi. In alcuni casi, sono i bar a raccomandare ai clienti dove proseguire la nottata.
    Si può viaggiare all’estero per turismo? Sì, anche partendo dalla zona rossa (ma con dei limiti): conferma del Viminale ai tour operator

    Víctor Rey, presidente dell’associazione dei vicini del quartiere di las Letras, ha criticato nella trasmissione La Hora de La 1 il disordine causato dai turisti: “Sono otto weekend che resistiamo. Per loro è il paradiso, per tutti noi è una disgrazia”. “L’appartamento e il volo vengono meno di 170 euro: è incredibile, economico e possiamo ubriacarci”, ha detto un giovane. I residenti hanno chiesto di salvaguardare la salute dei più anziani, mentre alcuni bar sfoggiavano fotografie della presidente regionale, Isabel Díaz Ayuso, in segno di riconoscimento. Ayuso ha condiviso su Twitter un video in cui compaiono lavoratori della ristorazione che proclamano: “Madrid è libertà”.

    Madrid es Libertad. pic.twitter.com/7f4HqWmYng

    — Isabel Díaz Ayuso (@IdiazAyuso) March 26, 2021

    In gennaio, i turisti stranieri sono stati 434mila, di cui 117mila francesi, una caduta dell’89% rispetto allo stesso periodo del 2020. La maggior parte dei vicini francofoni che ha scelto la Spagna per l’ozio, circa 13mila, si è recata per vicinanza a Barcellona, dove nel ponte di san Giuseppe, festeggiato in sette regioni, si è superata la cifra di 4.500 turisti. A differenza di Madrid, in Catalogna e a Valencia i locali chiudono tra le 17 e le 18 ma solo a Barcellona le denunce sono state oltre 1.700 da novembre. Le comunità autonome non hanno la facoltà di decidere sulla chiusura dei confini verso l’estero, al contrario del governo centrale, che ha limitato i viaggi dal Regno Unito e da paesi extra UE. Il premier Pedro Sánchez ha giustificato la decisione di non agire sul resto dei vicini: “La Spagna sta seguendo le raccomandazioni dell’Unione Europea, che consiglia di mantenere aperte le frontiere per i viaggi comunitari. L’importante è effettuare i controlli per evitare i contagi importati ed è quello che stiamo facendo”. Tuttavia, la Commissione Europea è intervenuta sulla questione consigliando “coerenza” sui viaggi interni ed esterni.
    Turisti alle Maldive e in altre mete extra Ue senza controlli. I tour operator: “Ci siano regole uniformi con corridoi Covid-free”

    Oltre ai francesi, la Spagna si trova da pochi giorni alle prese con l’arrivo in massa di turisti tedeschi alle Baleari, destinazione molto amata dalla Germania. Le prenotazioni sono esplose dalla decisione del Robert Koch Institute, che monitora i dati dell’epidemia in Germania, di revocare destinazioni come Palma di Maiorca e Benidorm dalla lista delle aree considerate a rischio lo scorso 14 marzo. Le compagnie aeree hanno cominciato immediatamente ad aumentare il numero dei voli: Alltours ha programmato 20 charter da Düsseldorf, esauriti in due giorni, TUI prevede di offrirne più di 300 nelle prossime settimane e infine Ryanair ne ha già aggiunti 200. Secondo DW, oltre 40mila tedeschi passeranno le vacanze pasquali nelle isole spagnole.

    • Francesco says:

      tu non sei pessimista

      tu odi i turisti

      e capisco anche perchè

      ciao

      • roberto says:

        Non i turisti in generale, perché Miguel stesso ha viaggiato in lungo ed in largo

        Solo la plebe che si diverte con divertimenti plebei

        • Francesco says:

          non credo Miguel abbia mai viaggiato da turista però

          da quello che scrive, lui mi sembra un viaggiatore nel senso settecentesco del termine

          e mi piace!

          • roberto says:

            Si stiamo dicendo la stessa cosa (tu in modo più gentile)
            🙂

            • Francesco says:

              Beh però per stare ammassati, non vedere un tubo e comunque non essere interessati a capire un tubo, comprare chincaglieria cinese da portare a casa come ricordo … non potrebbero stare a casa loro? o almeno farsi chiudere in capannoni industriali dismessi? sopra ci mettiamo un’insegna con scritto “Firenze” o “Roma” o anche “Omales” tanto a loro che frega? e per eccesso di gentilezza pure un pò d’aria condizionata e qualche murales alle pareti, oltre agli stand della chincaglieria

              🙂

              • Francesco says:

                pensa che efficienza: un solo mega-aeroporto, gli albergoni intorno ai capannoni, il turista cinese che può fare Firenze-Roma-Venezia in soli tre giorni (sempre lo stesso capannone, di notte si cambia l’insegna) …

                intanto tu, io, Miguel andiamo a mangiare in centro a Firenze soli soletti

                😀

              • roberto says:

                Guarda io non concepisco nemmeno l’idea di entrare in un museo, quindi figurati il resto

                È giusto che ho smesso di pensare di essere l’arbiter elegantiarum del pianeta

              • Francesco says:

                se non entro in tre musei non sono stato in quel posto

                almeno nel Vecchio mondo

              • roberto says:

                Alla prima occasione che vado a Milano ti presento mia moglie, così la porti in giro per musei mentre io salto da un bar all’altro
                🙂

        • Per roberto

          “Solo la plebe che si diverte con divertimenti plebei”

          E’ irrilevante chi viaggia.

          Ciò che conta è l’effetto di 300 voli charter, sussidiati dai contribuenti, sull’ambiente.

          Poco in confronto anche a una sola nave che passa il Canale di Suez, probabilmente; ma se non fermi né l’uno né l’altro, non stai facendo assolutamente nulla per arrivare a una “transizione ecologica”.

          Lo si dica, senza travestimenti verdi: vogliamo far espandere e crescere ancora di più l’economia, e lasceremo i cocci ai nostri figli.

          • Francesco says:

            PS pare che ti sbagli: le navi emettono un sacco di polveri sottili, problema locale di inquinamento. ma nulla di che come CO2, che è il problema globale di surriscaldamento. e solo quelle con vecchi motori a nafta

            relata refero!

      • Per Francesco

        “tu non sei pessimista

        tu odi i turisti”

        E’ interessante come si usino sempre gli stessi metodi per sfuggire alla questione centrale.

        Si constata, ad esempio, che l’allevamento industriale di vacche ha effetti devastanti sulla biosfera.

        E’ un dato di fatto, che si ricava da calcoli e studi piuttosto complessi.

        Risposta:

        “Sì, tu vuoi far morire di fame cinque miliardi di poveri”

        “Tu ce l’hai con quelli che mangiano la carne, ma porti le scarpe di cuoio”

        “Sei un guastafeste che odia la gente a cui piace mangiare”.

        Le risposte sono sempre e solo quelle.

        Mai qualcuno che porti uno studio che dice che l’allevamento industriale – o 300 voli charter pagati in gran parte dai contribuenti – facciano bene alla biosfera.

        • roberto says:

          Semplicemente 300 voli charter non fanno bene alla biosfera, come non fanno bene 2 miliardi di macchine, o 3500 portacontainer in giro per i mari, o 400 navi da crociera (ognuna delle quali inquina come un milione di macchine), o le 10 miliardi di sigarette fumate quotidianamente al mondo, o l’energia elettrica prodotta quotidianamente eccetera….

          Solo che ognuno ha le sue personali e legittime antipatie dalle quali iniziare, e non mi dire che i turisti ti stanno particolarmente simpatici

          • Per roberto

            “non mi dire che i turisti ti stanno particolarmente simpatici”

            Non solo non ho in antipatia i turisti, ho spesso detto che li preferisco a molti fiorentini.

            Se c’è gente che rompe davvero in giro la notte qui sono gli autoctoni, seguiti dagli studenti americani (residenti qui).

            I turisti sono praticamente sempre persone gentili, corrette, al massimo fanno rumore con i trolley sul selciato.

            No, a Firenze esiste un problema oggettivo di “overtourism”, non esiste alcun problema “turisti”.

            Da quello che leggo da contatti a Madrid o alle Baleari, lì invece ci sono molti turisti che si comportano in modo pessimo: Firenze non è il posto dove masse di gente vanno solo per fare coca party.

            • Francesco says:

              quindi alla fine a far casino solo i 4 gatti di universitari USA? e i fiorentini, che data l’età media italiana saranno pochissimi?

              non capisco tanto

              ciao

              • Per Francesco

                “quindi alla fine a far casino solo i 4 gatti di universitari USA? e i fiorentini, che data l’età media italiana saranno pochissimi?”

                Intanto, calcola che ci sono 40 (quaranta!) università americane con sede distaccata a Firenze.

                Per fare “casino” (tipo schiamazzi, pisciate, coca, ecc.) bastano 5.000 fiorentini.

                Ma il problema non è il “casino”.

                E’ tutto ciò che l’industria turistica (non “i turisti”, che hanno più o meno le stesse colpe delle vacche negli allevamenti) provoca.

                Ne parlo, non perché mi stiano “antipatici i turisti”, ma perché vivo a Firenze e conosco questa problematica. Se vivessi vicino al porto di Napoli, probabilmente avrei approfondito la questione dei container.

              • daouda says:

                ecco prché sei un agente provocatore di merda : INDUSTRIA e FRUITORI insieme, come non puoi scusare loro, non puoi scusare gli stranieri dll’Oltrano.
                Il meccanismo si basa sull’affitto difatti in entrambi i casi.

          • Per roberto

            “300 voli charter non fanno bene alla biosfera”

            Allora, ripartiamo.

            L’Europa parla di Green Deal; l’Italia di Transizione Ecologica.

            Bene, cosa fanno le istituzioni, su un tema che un po’ conosco?

            1) scelgono di fare un’eccezione ai divieti per promuovere
            2) gli interessi di un’industria particolarmente inquinante
            3) mantenuta con esenzioni fiscali e sovvenzioni dalle stesse istituzioni.

            E’ una scelta politica, attiva – non si tratta infatti di fermare qualcosa che si muove (mica che il governo deve smettere di far fumare i fumatori), ma di far ripartire qualcosa di fermo.

            Una scelta comprensibile: capisco benissimo i tedeschi stufi dell’inverno a Berlino; capisco benissimo gli investitori delle linee aeree; capisco benissimo gli investitori degli alberghi balearici. Capisco anche i baristi delle isole, tutto quello che vuoi.

            Semplicemente, è una scelta politica che va contro ogni “transizione ecologica” o “politica verde”.

            E vuol dire che le chiacchiere di “transizione ecologica” sono, appunto, chiacchiere.

            • Ora, se i discorsi istituzionali di transizione ecologica, di fronte anche una cosa così piccola e facilmente controllabile, si rivelano chiacchiere, non ne discende che dobbiamo inveire contro qualcuno: anch’io al posto loro probabilmente avrei fatto la stessa scelta.

              No, si tratta di renderci conto che le istituzioni non ci tireranno fuori dai casini verso cui sta andando il mondo.

              E’ un’informazione importante, non un giudizio.

              • Andrea Di Vita says:

                @ Martinez

                “istituzioni”

                Totalmente, entusiasticamente, assolutamente d’accordo.

                Le istituzioni sono dirette da politici. I politici – anche quelli in buona fede – sono eletti dagli elettori. Gli elettori seguono la propria convenienza a breve termine.

                Dunque una istituzione che salvaguardi davvero la biosfera è impossibile.

                Ecco perché non la politica, ma la scienza (e la tecnologia che ne consegue) può salvarci (non dico che lo farà, dico che può).

                O costruendo abbastanza armi da abbattere la popolazione (verosimile ma triste) oppure (fifficile ma sperabile) rendendo competitive (dunque tanto realizzabili quanto votabili) tecniche ecocompatibili di dominio (fusione nucleare, accumulo di energia da rinnovabili, superconduttori ad alta temperatura per reti intelligenti di distribuzione, grafene a basso costo biotecnologie…) che consentano quello che oggi è mettere insieme la botte piena (salvare la biosfera) e la moglie ubriaca (garantire un minimo di 1309 Watt a famiglia al maggior numero possibile di famiglie).

                Ciao!

                Andrea Di Vita

        • Francesco says:

          io alzo la mano: sono l’ultimo a negare che l’allevamento industriale possa fare molto male alla biosfera.

          mi limito a chiedere quanta carne da mangiare ci sarebbe (e in sottordine a che costo) senza l’allevamento industriale

          solo per completezza, mica voglio difendere il Fast Food Way of Life

    • roberto says:

      L’idea di prendere un aereo per farmi un weekend da qualche parte mi ha fatto venire una lacrima di nostalgia

  5. roberto says:

    OT

    Io mi lamento della scuola da noi, ma questa mi ha fatto ridere.

    Roma, scuola media durante la Dad: il figlio di una amica deve partecipare ad una attività (on-line) per la quale la scuola chiede l’autorizzazione dei genitori (e già mi sembra curioso)..
    La mamma compila il modulo, lo firma, scannerizza e manda via mail.
    No, non va bene, il foglio va consegnato a mano alla scuola.
    Ma, a parte il fatto che non si capisce perché, e perché bisognerebbe creare un assembramento di gente a scuola, la scuola è chiusa (dice la mamma)!
    Pazienza, metta l’autorizzazione nella cassetta della posta (risponde la scuola)

    Adorabili
    🙂

  6. firmato winston says:

    “le sostanze chimiche nella plastica stanno avendo un impatto enorme sulla fertilità umana. E’ un tema interessante per molti versi. Uno, io che da dilettante comunque mi appassiono di queste cose, l’ho scoperto solo recentemente. Quindi presumo che non siano in tanti a saperlo. E soprattutto, nessuno lo pensava all’epoca in cui venivano lanciate le plastiche. Due, chi sa quanti altri effetti inaspettati stanno in agguato.”

    Finalmente abbiamo scoperto chi e’ il creativo de “ilmeteo.it”.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *