Ambiente, scavando in profondità. Con l’aiuto del calzolaio Indaco

Qualche anno fa, mi misi a riflettere sull’orrore di consumare e buttare spazzolini da denti fatti di plastica non riciclabile. Ed è davvero un orrore, basta moltiplicare per quanti siamo e pensarci un attimo.

Così, ordinai un ecospazzolino, legno e bambù. Costava giustamente il doppio degli spazzolini in plastica, ma costava sempre poco.

Lo spazzolino mi arrivò il giorno dopo. Un po’ meno funzionale dello spazzolino di plastica, e anche questo va bene.

Quasi per caso, guardai la busta.

C’erano segnate tutte le tappe che aveva fatto: tipo (non ho conservato la busta) aeroporto di Shenzen ore 3:32, Berlino Tempelhof ore 14:17, aeroporto di Parigi ore 17:21, Milano ore 21:12, deposito Piacenza ore 0.24, Sesto San Giovanni ore 4:22…

Da allora, la cosa che chiamano ecologia la vedo sotto tutta un’altra prospettiva.

Uno studio uscito da poco ci informa che “l’insieme della massa creata dall’uomo eccede tutta la biomassa vivente”, Global human-made mass exceeds all living biomass.

Gli autori hanno fatto un confronto storico tra la “massa antropogenica” e la biomassa del pianeta.

La massa antropogenica consiste nella

“massa incorporata in oggetti solidi inanimati fatti dall’uomo (che non sono ancora stati demoliti o messi fuori servizio)”,

quindi non comprende ciò che chiamiamo rifiuti.

Nel 1900, la massa antropogenica era pari a circa il 3% della biomassa a secco.

A partire dalla Seconda guerra mondiale, la massa antropogenica cresce di circa il 5% l’anno.

Poi ha cominciato a raddoppiare ogni vent’anni.

Il sorpasso avviene nell’anno 2020 (± 6), cioè più o meno adesso.

Se però includiamo i rifiuti, il sorpasso è già avvenuto nel 2013 ± 5.

Diagramma (vedere Nota 1).

Attualmente, ogni settimana, ogni essere umano produce una massa antropogenica pari al proprio peso; ma, come potete vedere, sta aumentando…

Abbiamo detto, biomassa a secco, comunque anche a umido, ai tassi attuali, il sorpasso arriverà nel 2037 ± 10.

Alcune riflessioni al volo.

Stiamo parlando soprattutto di cemento, inerti, mattoni, cose in genere trascurate quando si parla di ambiente.

Non stiamo parlando di CO2, né di particelle sottili nell’aria, né di pesci che scompaiono dai mari, né di scioglimento dei ghiacciai, né di deforestazione dell’Amazzonia.[2]

Eppure, sono tutte cose che vanno insieme.

Insieme, costituiscono la tecnosfera. Dove, un amico mi ricorda, per ogni singolo essere umano, esiste una massa di circa 4000 tonnellate tra vacche, mais, grattacieli, chiavette Usb e sacchetti di popcorn abbandonati.

La cosa fondamentale è la velocità dell’aumento: a guardare lo schema, vediamo che l’ultimo raddoppio risale a meno di vent’anni fa.

Diciamo diciassette anni fa.

Eravamo abituati ai vecchi che avevano visto il mondo cambiare.

Ma immaginatevi per un momento di avere una figlia diciassettenne.

Bene, è nata in un mondo antropizzato la metà di quello attuale.

Ora, cos’è che aumenta?

Aumenta la trasformazione dell’ambiente (vivente o no) in oggetti creati dall’uomo: sabbia che diventa cemento, pesce vivente che diventa bastoncino Findus, suolo vivente che diventa parcheggio.

Probabilmente, qualunque trasformazioni volessimo seguire, vedremmo un andamento simile a quello che si vede nel diagramma.

Questa trasformazione richiede energia.

Tutte queste trasformazioni a lungo termine diventano rifiuti.

Questo processo segue un ritmo in accelerazione che rispecchia il diagramma che vi abbiamo presentato sopra.

E tutto questo è possibile solo grazie a un continuo e strutturatissimo coordinamento tra imprenditori, finanza e poteri statali.

A questo punto spero che riusciamo a guardare la questione ambientale con occhio diverso.

Esiste un processo: la trasformazione dell’ambiente tramite l’energia, a velocità sempre crescente, prima in prodotto morto e poi in rifiuto.

Poi possiamo analizzare i singoli “rifiuti”, in senso lato: le api morte, la concentrazione di CO2 nell’atmosfera, lo scioglimento dei ghiacciai, l’acidificazione dei mari, l’estinzione dei pesci, la siccità non solo nel Sahel, ma anche in Toscana…

Prendiamo la questione dei combustibili fossili cui oggi va di moda contrapporre le cosiddette “energie alternative” – eolico, solare, idroelettrico.

Ci dicono che le energie “alternative” sarebbero meno dannose del carbone o del petrolio, anche se meno efficienti, e immagino che entrambe le affermazioni siano vere.

Ma questo sarebbe vero solo a parità di consumo.

Però il consumo dipende dalla velocità a cui si usa l’energia per trasformare le risorse in prodotti e poi in rifiuti.

Guardate di nuovo la curva dell’accelerazione che si vede nel diagramma sopra.

Che si distrugga il Canada per estrarne petrolio con il fracking o si riempiano gli Appennini di pale eoliche, lo scopo è solo di accelerare quel processo.

L’energia eolica serve alla distruzione esattamente come quella fossile.

Se i sauditi continueranno a venderci petrolio, l’eolico sarà un’utile aggiunta per accelerare ancora il processo; e se invece siamo davvero al picco del petrolio, aiuterà a non rallentare nemmeno per un attimo.

A questo punto, credo che capirete perché è una menzogna associare le rispettabili forme di energia non fossili al “verde”, all'”ambiente” o cose simili.

Secondo. Se il vero problema è l’accelerazione del processo che trasforma l’ambiente, con l’uso dell’energia, in rifiuti, l’unica cosa sensata sarebbe la decelerazione, o meglio ancora, l’inversione di tendenza: la de-crescita.

E su questo possiamo essere molto pratici e contenti di piccolissime cose, tipo quando

si chiude per qualche giorno il Canale di Suez per merito di una nave di proprietà giapponese, ma che batte bandiera panamense,

o il Comune concede una piazza per fare il mercato ai contadini del circondario anziché ai bancarellisti che si riforniscono ai mercati generali,

o un magistrato nega il permesso a un nuovo complesso sciistico,

o una persona anonima butta giù un’antenna 5G,

o un proprietario non ha i soldi per tappare i buchi in cui i rondoni fanno i nidi.

Ecco, queste sono reali vittorie ambientaliste. Sembrano molto piccole, ma è nella piccolezza tutta la loro forza.

Prendiamo invece la questione della popolazione.

Nel 1900, c’erano circa 1,5 miliardi di esseri umani, oggi ce ne sono quasi 8 miliardi.

E’ un aumento di oltre cinque volte.

Ma se l’impatto antropico è cresciuto dal 3% al 100% (in confronto alle biomasse), abbiamo un aumento di trentatré volte.

Da cui si capisce che la crescita economica è circa sette volte più un problema della crescita della popolazione.

Insomma, ha ragione chi dice che l’aumento della popolazione è parte del problema. Ha torto chi dice che è il problema. [3]

Oppure prendiamo i rifiuti.

Tutto ciò che è stato prodotto, prima o poi diventa rifiuto.

Settant’anni fa, mi raccontano, c’era il calzolaio di nome Indaco (siamo in Toscana!), che arrivava nel paesino degli Appennini, e veniva ospitato nelle case per diversi giorni, per fare le scarpe per alcuni, e per aggiustare quelle degli altri.

Indaco poteva guadagnare anche quando aggiustava, e quindi non aveva interesse a trasformare tutto in rifiuto.

Conoscete un produttore capitalista di scarpe che abbia lo stesso atteggiamento?

Tutti siamo impazziti sui rifiuti, perché i produttori fanno ciò che vogliono, poi ci vuole una laurea triennale in scienze ambientali per capire dove buttare la roba. E ci vuole un dottorato di ricerca, per capire cosa succede effettivamente dopo.

Ad esempio, io ho capito che le fatture vanno nella “carta”, mentre gli scontrini (che lo stato italiano obbliga ogni commerciante a emettere) che invece sono stampati su carta chimica, vanno nel “misto”.

Io ci sto attentissimo, e questo mi permette qualche effimero senso di superiorità verso chi non lo sa, ma risolve il problema dei rifiuti?

No. Il problema dei rifiuti si affronta con le tre RI… RIdurre, RIutilizzare, RIciclare.

Ridurre va al primo posto.

Ridurre la produzione, ridurre i consumi, ridurre la cementificazione, ridurre i trasporti, ridurre l’impatto antropico, ridurre il numero di contenitori prodotti, ridurre l’asfalto, ridurre l’uso dell’energia qualunque sia, ridurre la pesca, ridurre la temperatura in casa d’inverno, ridurre le distanze tra chi produce e chi consuma.

Tutte cose a pensarci gratuite, non ci vogliono mica i miliardi per fare una transizione ecologica seria.

Scoraggiare la gente dall’utilizzare l’auto è ecologico, ed è anche gratis.

Sovvenzionare la produzione di nuove auto che emettono il 5% di inquinanti in meno, è antiecologico perché la produzione inquina più dell’utilizzo. E costa pure.

Ma proprio perché non ci vogliono i miliardi, lo sappiamo tutti che non si farà.

Note:

  1. Nel diagramma 1, la linea verde continua rappresenta la media delle stime della biomassa, le linee verdi spezzate le ipotesi più alte e più basse.
  2. In fondo, direte, se la sabbia diventa cemento, sempre materia inerte è. Ma siamo arrivati a un punto talmente estremo, che si sta esaurendo persino la sabbia.
  3. Torniamo alla cifra di prima di 4000 tonnellate di massa di tecnosfera per ogni essere umano. Se ogni essere umano si limitasse a 40 tonnellate (che tra vacca, pecora, orto e tetto mi sembra una cifra discreta), l’impatto antropico sarebbe un centesimo dell’attuale. Come essere ottanta milioni di persone invece di otto miliardi.

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151 Responses to Ambiente, scavando in profondità. Con l’aiuto del calzolaio Indaco

  1. Moi says:

    Da prendere al momento con beneficio del dubbio, visto che lo sosterrebbero fonti tipo 4chan … avremmo una Super Eroina :

    Captain Marwa Elselehdar

    https://eg.linkedin.com/in/marwa-elselehdar-65b798181

    My name is Marwa El selehdar. I am the first female ship-master in Egypt.

    مروة السلحدار

  2. Moi says:

    …qualora (!) nel caso, ma perché “female ship-master ” anziché “ship-mistress” ?

  3. Moi says:

    … mah, spero anch’io che salti fuori ufficialmente la vera identità come per Schettino : stranamente, però, ancora ignota !

  4. Moi says:

    Un’ altra controversia sulla “sostenibilità” riguarda la Fast Fashion

    https://en.wikipedia.org/wiki/Fast_fashion

    Il flash mob delle femministe: “La fast fashion impone stereotipi di genere e produce inquinamento”

    https://www.youtube.com/watch?v=1eLgL4xjCxc&t=10s

  5. Moi says:

    Che poi rientra nel Green Washing

    https://en.wikipedia.org/wiki/Greenwashing

    —————————————–

    Greenwashing is a form of misleading marketing that makes you, the consumer, believe companies are doing more to protect the environment than they actually are. Companies like Nestle, Shell, BMW, and General Electric have all been accused of greenwashing over the past 20 years.

    47% of American consumers are willing to pay more for sustainable products, according to a 2019 survey. So how do you look for red flags? Be a skeptic, look for certified eco-labels, and do your research.

    https://www.youtube.com/watch?v=isdTMuN4D-k

    Everything You Need to Know About Greenwashing

  6. roberto says:

    “ Ma proprio perché non ci vogliono i miliardi, lo sappiamo tutti che non si farà.”

    Ti sembrerà una cosa piccola ma per me non lo è…è tutto un modo di vedere il mondo racchiuso in una frase

    I miliardi non c’entrano nulla, è la voglia di usare la macchina la ragione per la quale”non si farà”

    • Per roberto

      “I miliardi non c’entrano nulla, è la voglia di usare la macchina la ragione per la quale”non si farà””

      Ridurre non vuol dire “abolire”.

      Prendiamo delle ipotesi molto moderate.

      Ridurre progressivamente i parcheggi.

      Abolire i contributi di “rottamazione”.

      Penalizzare le persone che cambiano auto presto (come si fa con chi compra e rivende una prima casa).

      Vietare le sponsorizzazioni da parte delle case automobilistiche.

      Penalizzare l’obsolescenza incorporata nelle auto.

      Innalzare di un anno l’età minima per prendere la patente.

      Tutte queste cose non credo che ti farebbero soffrire in maniera drammatica, eppure farebbero moltissimo.

      • firmato winston says:

        “Prendiamo delle ipotesi molto moderate”

        Troppe cose, come tipico dell’ideologia (ambientalista), suggerirei di usare moderazione anche nella moderazione, l’esempio serve: basterebbe smetterla di “incentivare” il cambio auto, cosa che e’ avvenuta tanto con l’eccesso di regolamentazione “greeen” che con incentivi economici (a parte che per la contabilita’ dello Stato ridurre il carico fiscale dal 150 per cento al 100 per cento, come ad esempio avviene in qualche caso per i carburanti oppure adesso per il rifacimento “green” degli edifici, e’ considerato un incentivo, mentre per il senso comune, per i non “fiscalisti impazziti”, resta un latrocinio fiscale).

        Aumentare il prezzo di qualcosa non la rende necessariamente meno desiderata, anzi, se costa tanto vale tanto, e’ da ricchi, e cosi’ i ricchi la espongono piu’ di prima, mentre i poveracci la desiderano piu’ di prima (vedi pfizer-astrazeneca). E’ successo dal 1970 in poi per le abitazioni: renderle costose artificialmente per via legislativa rendendole un bene scarso in mano alle categorie professionali e quindi ambito, ha fatto partire la vera corsa alla speculazione, tanto che da quell’anno in poi, man mano che la lira si svalutava, sono diventate la valuta pregiata dell’italia, i prezzi hanno cominciato a schizzare fino ad arrivare ai mutui trentennali per quattro mura di adesso, e il paese si e’ riempito di inutili seconde case con la complicita’ degli enti regolatori stessi che hanno cominciato a lucrare sempre di piu’ sul costo delle “concessioni”.

        Mettere le mani su queste cose e’ estremamente pericoloso, anche quando e’ un potentissimo Stato a farlo, quando si cambia per via normativa/tassatoria il valore di qualche cosa per ottenere qualche scopo, non si tiene mai conto che avviene un riassestamento spontaneo che cambia tutta la percezione del valore, che quasi sempre finisce per produrre l’effetto opposto, per cui si e’0 costretti ad intervenire sempre di piu’ in un circolo non virtuoso ma vizioso.

        Avviene anche nei piu’ rigidi paesi comunisti, dove per conseguenza esplode l’economia “informale”, che fra l’altro le autorita’ si vedono costrette a tollerare uno – perche’ sono le prime a guadagnarci, due – perche’ altrimenti crolla tutto il palco economico e subito dopo, per fame, il regime (vedere l’holodomor ucraino e il maoismo, ma per estensione la traiettoria di _tutti_ i paesi ad iperpianificazione illuministico-comunista).

        L’unione sovietica e’ rimasta in piedi per piu’ di meta’ della sua storia grazie al “nero”. E per l’italia dell’ultimo mezzo secolo, dal 1970 quando grazie alle riforme visentini e’ stata imposta la contabilita’ micragnosa e il salasso fiscale anche alle micro attivita’ in contropartita all’enorme aumento della spesa pubblica e al “tutto gratis per tutti” per via politico-clientelare, vale lo stesso.

        • Per firmato winston

          “Troppe cose, come tipico dell’ideologia (ambientalista), suggerirei di usare moderazione anche nella moderazione, l’esempio serve: basterebbe smetterla di “incentivare” il cambio auto,”

          Dici molte cose vere e importanti.

          Tieni presente comunque che volevo solo indicare un verso: ridurre le auto è molto più importante che rendere efficienti i loro motori.

          Ci sono due problemi:

          1) Il megaproblema: si trasforma sempre più velocemente l’ambiente, prima in prodotto e poi in rifiuto. Un’operazione che ha bisogno di energia.

          2) Il miniproblema: ci sono fonti di energia più o meno inquinanti.

          Oggi tutto ciò che chiamano “transizione ecologica” consiste nel lavorare esclusivamente sul miniproblema.

          Esempio: motore diesel inquina di più di motore a benzina che inquina (forse) più di motore elettrico.

          Soluzione: sovvenzioni per far cambiare auto a tutti.

          Ma inquina MOLTO di più produrre delle auto.

          • firmato winston says:

            “Esempio: motore diesel inquina di più di motore a benzina che inquina (forse) più di motore elettrico. Soluzione: sovvenzioni per far cambiare auto a tutti. Ma inquina MOLTO di più produrre delle auto.”

            Sfondi un porta spalancata, lo davo per scontato!

            Ma cos’e’ che produce quel tipo di false (e opportunistiche) soluzioni?
            Esattamente la mentalita’ perfettistica e mai contenta di quello che c’e’ cosi’ com’e’, che e’ diffusa MOLTO piu’ nell’ambientalismo che da ogni altra parte.

            La catena:

            benzina con piombo – benzina con benzene (cancerogeno) – diesel perche’ piu’ efficient eper km e quindi meno CO2 – diesel con meno particolato e meno NO2 perche’ inquinano – ibrido – elettrico

            con tutti gli innumerevoli e interventi legislativi costrittivi, chi e’ che l’ha provocata?

            • Per firmato winston

              “Ma cos’e’ che produce quel tipo di false (e opportunistiche) soluzioni?”

              E’ la domanda fondamentale.

              Tra le molte risposte possibili, eccone una…

              Grande finanziaria che ha trentatretriglioni (“gl” voluta) da investire, ma non so dove metterli.

              Ne mette un po’ nel petrolio, ma è sempre un rischio, visto che diventa sempre meno economico estrarlo.

              Allora, oltre a investire nel petrolio, investono in varie “energie alternative”.

              Non interessa loro in realtà sapere se queste energie “renderanno” davvero a lungo termine; l’importante è investire velocemente in un settore in cui “la gente crede”: è la base di ogni speculazione.

              Poi se ne tireranno fuori al momento in cui passa di moda, come è successo con il fracking.

              • “come è successo con il fracking”

                Ciclo del fracking:

                assurdo metodo ultradistruttivo per cavare sangue dalle rape.

                Gli speculatori lanciano l’idea che è la figata che ci salverà dal picco del petrolio.

                Abbastanza gente ci crede, per cui investendoci ci sono guadagni enormi.

                Poi al momento del picco, si molla tutto, e si fa pure la figura dell’ecologista.

                Lasciandosi dietro la devastazione.

              • Francesco says:

                però credo che questo sia l’esempio sbagliato …

                poi ti farò notare una cosa sul “ridurre è gratis”

                🙂

      • roberto says:

        Vedi Miguel, tu finisci sulla questione se mi farebbero soffrire o no, e non so se te ne rendi conto ma vieni proprio nel mio cantone.
        Non sono i miliardi che decidono, ma l’insieme delle volontà

        Il giorno in cui ci sarà una volontà popolare di fare le cose che dici, si faranno
        Posso accettare che la mia regola non è assoluta e la sponsorizzazione come l’obsolescenza non corrispondono certo ad una volontà popolare…non per nulla la penalizzazione dell’obsolescenza sarà la prima cosa, e anzi, già un po’ ci si muove su quel fronte

  7. Moi says:

    Stesso principio che qualcuno , qui, già ebbe a notare con i cibi vegani …

  8. Ujjj says:

    “Ma proprio perché non ci vogliono i miliardi, lo sappiamo tutti che non si farà.”
    È proprio tutto lì il problema : un intero sistema economico basato sulla produzione infinita.
    Quando si sta dentro un sistema non ci si può neanche fare molto, il sistema che dà potere e ricchezza ai pochi è lo stesso che come sottoprodotto permette la sopravvivenza dei molti, quindi volenti o nolenti ne dipendiamo tutti.
    La voglia di usare la macchina secondo me viene dopo, la propaganda funziona bene e nessuno ne è immune: tu vuoi usare la macchina perché qualcuno vuole vendertela e non viceversa.

    • roberto says:

      Può darsi ma una volta che ce l’hai (e parliamo del 2021, in questa parte di mondo tutti ce l’hanno) quindi si tratta non tanto di rinunciare ad una cosa che non hai ma ad una che già hai

      Io voglio dire semplicemente che il complesso economico siamo noi, non una cosa esterna, e che il complesso economico non è fatto per dare soldi agli azionisti (si certo fa *anche* quello) ma per soddisfare desideri

      Se nessuno volesse cappelli, non si venderebbero cappelli (ed infatti…)

      • Ujjj says:

        Se parliamo del piccolo bottegaio specializzato nella sola produzione di cappelli siamo d’accordo: nessuno vuole più cappelli e lui scompare. Per il grande capitale però secondo me è diverso: la voglia o meno di cappelli viene creata prima dei cappelli stessi. Mi viene in mente il famoso spezzone de “il diavolo veste prada” in cui si dice che anche i jeans da 2 a 10€ che prendi nel cassone del supermercato sono lì perché hanno fatto un percorso ben definito e guidato dall’industria dell’alta moda. Chi è in grado di pagare pubblicità su tv e giornali per 20 anni e oggi vestire da capo a piedi decine di influencer i desideri li crea eccome. Stessa cosa per chi produce cemento o grandi cose ed è in grado di parlare all’orecchio giusto del politico di turno, lì i desideri contano ben poco.
        Sicuramente c’è sempre una lotta in corso per soddisfare o creare desideri e qualcuno vince e qualcuno perde ma è lo stesso che succedeva quando un signorotto locale soccombeva di fronte all’avanzata delle truppe di un impero straniero. Quelle truppe e quell’impero oggi sono fatte di soldi e produzione di merci, a mio avviso è questo il problema.

        • Andrea Di Vita says:

          @ Ujjj

          Aggiungo che in tempo di grande finanza anche campagne di boicottaggio mirate contro il consumo di questo o quel prodotto servono a poco.

          Se domani lancio in Rete un boicottaggio contro la Nestlé che vende latte in polvere in Africa (è successo) e le vendite scendono, il top manager della Nestlé fa acquistare da intermediari azioni della ditta e ci specula giocando al ribasso e vendendo allo scoperto, guadagnando comunque proprio perché sa che le azioni scenderanno. Pecunia non olet. La stessa finanza etica, quando una filiale si trova priva di contante, ricorre allo stesso prestito interbancario della BNL che fa i soldi con le armi in Iraq.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Per ADV

            “Se domani lancio in Rete un boicottaggio contro la Nestlé che vende latte in polvere in Africa (è successo) e le vendite scendono”

            esatto.

            E ci aiuta anche a capire perché il Covid, che è un disastro economico per tanti “piccoli” e “medi”, non lo è affatto necessariamente per i “grandissimi”.

            Come le finanziarie saudite che pare si stiano comprando tanti locali che falliscono qui a Firenze.

            • firmato winston says:

              “Come le finanziarie saudite che pare si stiano comprando tanti locali che falliscono qui a Firenze.”

              Che poi sono gli stessi che avendo il petrolio in casa che e’ la principale voce di costo del trasporto aereo, incentivano la costruzione di aeroporti e il turismo globale da cui sono ormai dipendenti le citta’ storiche italiane…

        • roberto says:

          Ujjj,

          Capisco il tuo ragionamento ma resto scettico.
          Se sparissero le pubblicità delle macchine la gente ne comprerebbe di meno? Non credo proprio

          E ci sono un mare di cose sparite perché semplicemente non soddisfacevano più nessun desiderio, altre riapparse senza grandi pubblicità

          Faccio un esempio sciocco: le cassette musicali sono totalmente sparite, i giradischi spariti e poi riapparsi, senza che ci sia questa grande pubblicità, ma improvvisamente vanno di nuovo di moda

          • Moi says:

            … collezionismo nostalgico, per lo più-

          • paniscus says:

            “Se sparissero le pubblicità delle macchine la gente ne comprerebbe di meno? Non credo proprio”
            ——

            Se le pubblicità non servissero a niente, perché mai le aziende continuerebbero a investire quantità notevolissime delle loro risorse per continuare a farle?

            • Andrea Di Vita says:

              @ paniscus

              Perché se Paniscus si fa pubblicità e ADV no, ADV va fuori mercato. E’ come con le armi.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              • paniscus says:

                “Perché se Paniscus si fa pubblicità e ADV no, ADV va fuori mercato. E’ come con le armi.”
                —–

                Ok, ma secondo te la gente sceglie l’auto in base all’attrattiva della pubblicità? Io credo proprio di no.

              • Mauricius Tarvisii says:

                La pubblicità serve più che altro a farti sapere che una cosa esiste, perché tendi a fidarti di più di quello che hai già sentito nominare.

              • firmato winston says:

                “perché tendi a fidarti di più di quello che hai già sentito nominare”

                Il meccanismo fondamentale di promozione sta nell’emulazione, nel “desiderio mimetico”: si cerca di far passare l’idea, mostrandola con l’esempio, che piace alla gente che piace ed e’ vincente, con adeguati testimonial oggi detti influencer, o si mostra che provoca l’approvazione sociale nel gruppo di appartenenza, che se non e’ gia’ vincente e’ quello che il destino rendera’ tale, contro qualche altro che rappresenta il “cattivo” (il vecchio o il nuovo a seconda che si faccia parte dei progressisti o dei reazionari).

                Nella moda e’ fondamentale: sfruttando questo meccanismo non solo si riesce a far andare in giro la gente abbigliata nei modi piu’ assurdi, ma si riesce anche a far vergognare chi non si uniforma.

                Di passaggio si puo’ anche dire che, perlomeno in occidente, l’imposizione esplicita dall’alto non funziona mai nel fare moda e tendenza, mentre e’ molto piu’ efficace la trasgressione di gruppo o presunta tale, per cui se ne ricava il risultato finale di masse di “trasgressori omologati”.

                E’ un mondo difficile… hai voglia a mettergli le briglie…

                Qualcuno diceva che e’ destino di ogni buona idea di cominciare come rivoluzione, continuare come scienza e finire in religione.

            • roberto says:

              Lisa
              Come risponderesti alla mia domanda?

            • firmato winston says:

              “perché mai le aziende continuerebbero a investire quantità notevolissime delle loro risorse per continuare a farle”

              Ad esempio perche’ ci sono varie aziende in concorrenza fra di loro che cercano di rubarsi fette di mercato

              D’altra parte se ci fosse un’azienda sola avrebbe il pieno potere di imporre il suo prodotto, al suo prezzo: ma la societa’ libera in effetti e’ quella in cui il compratore e’ libero se e cosa acquistare, contrattando, mentre se a decidere e’ il produttore, privato o Stato che sia, con o senza “incentivi”, credo sia sempre peggio.

              Altro esempio: fra i commercianti c’era l’obbligo, per accordo comune fra le corporazioni, di non travalicare l’orario di apertura al fine di limitare la concorrenza (abolito ai tempi di Monti ma solo per i grandi centri commerciali, mentre i piccoli commercianti hanno continuato, “furbescamente”, a pretenderlo per loro stessi… e hanno chiuso tutti).

              Mettere le mani su queste cose scatena una interminabile lista di effetti collaterali imprevisti e negativi, che a loro volta richiedono altri correttivi in una serie infinita, fino al collasso, comunque.

              Prima di dire il “compagni qui ci vuole una legge” di antica memoria, dovremmo pensarci due volte, e contare almeno fino a 100. 😉

          • PinoMamet says:

            “Se sparissero le pubblicità delle macchine la gente ne comprerebbe di meno? Non credo proprio”

            In effetti è una domanda interessante ma secondo me un po’ poco approfondita.

            Voglio dire: io compro pantaloni, scarpe, mutande, senza bisogno della pubblicità “dei pantaloni”, delle scarpe o delle mutande.

            Non c’è la pubblicità “delle scarpe”, o “delle automobili”: c’è la pubblicità di questo o quel marchio.

            la pubblicità crea un sacco di desideri inutili e di bisogni indotti, ma può anche essere un bene.

            Se va di moda l’ecologia, la pubblicità spingerà sul tasto dell’ecologia, e verranno premiati i produttori più ecologici (o che sanno presentarsi come tali… caveat emptor vale sempre).

            Io sono come sai appassionato di baschi (berretti): le case tradizionali francesi e spagnole sono state sul punto di scomparire (qualcuno è scomparsa, ahimè), e parliamo di un prodotto sostanzialmente ecologico e poco più che artigianale, ma che dà lavoro a centinaia di persone comunque.
            La pubblicità le ha risollevate.

            Dici, e chi se ne frega. Però mica tanto, perché se non ci fossero queste centinaia di turisti, per dire (per non parlare di quelli che lo indossano davvero, come i baschi, i guasconi, i militari e il sottoscritto) comprerebbero prodotti scadenti e fatti in Cina, sicuramente meno ecologici…

            (il Baschificio Setti, veneranda istituzione italiana, però dimostra anche il contrario: continua a fare un prodotto di grande qualità, con un prezzo molto al di sotto dei concorrenti validi, e praticamente senza pubblicità: basta vedere il sito…
            ma probabilmente campa con le commesse dell’esercito).

            • roberto says:

              Si sono d’accordo su tutta la linea

            • Andrea Di Vita says:

              @ PM

              “Setti”

              Sai mica se accettano ordinazioni su misura?

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              • PinoMamet says:

                Non saprei, mi pare che Laulhere (francese) e Boinas Elosegui (spagn.) le accettino;

                comunque prova a contattarli!
                info@baschificiosetti.com

                🙂

                (sono felice di aiutare il lavoro e la popolarità di bravi corregionali- a proposito di pubblicità!)

              • PinoMamet says:

                Tieni presente comunque (mi scuso se dirotto un attimo il tema) che i baschi a misura unica, quelli senza banda interiore di cuoio per intenderci, si possono allargare facilmente fino alla misura desiderata

                (c’è un filmatino molto chiaro su youtube, dove lo mostra l’attuale direttore di Laulhére, che per inciso è un signore irlandese trapiantato in Francia..)

                invece i modelli con la misura vanno in genere da 54 a 60, se non si ha proprio una testa enorme sono coperti più o meno tutti…

                ciao!!

          • Ujjj says:

            “ma resto scettico.
            Se sparissero le pubblicità delle macchine la gente ne comprerebbe di meno? Non credo proprio”
            Sono d’accordo. Quello che dico è che l’industria dell’auto esercita un controllo sulla società che va ben al di là della soddisfazione di una domanda spostanea. Molte di queste industrie hanno raggiunto il livello “too big to fail” che gli garantisce il famoso “socialismo per ricchi” ovvero le piogge di aiuti e incentivi visti in Italia o stati uniti. Le nostre città, i servizi, il modo stesso di vivere sono stati costruiti attorno alle esigenze di questa industria per cui no, non credo necessitino della pubblicità per andare avanti. Quello che dico è che non siamo arrivati a questo punto in maniera “naturale” seguendo la sola regola di domanda/offerta ma sono state fatte delle scelte, deliberate, basate su dei rapporti di forza. Ed è lì che, a mio avviso, occorre tentare di agire in senso inverso.

            • firmato winston says:

              “Quello che dico è che l’industria dell’auto esercita un controllo sulla società che va ben al di là della soddisfazione di una domanda spostanea.”

              Che la tecnologia sia un’arma a doppio taglio, che una volta adottata non si torna piu’ indietro, direi che potremmo considerarlo scontato.

              ADV che senz’altro ha letto “turbare l’universo” di freeman dyson con prefazione di giuliano toraldo di francia lo sa meglio di noi tutti. 😉

              In italia, se eliminiamo la burocrazia inutile e l’industria dell’auto con il suo indotto (sparirebbe buona parte del turismo locale, gastronomico e non, le seconde case, la necessita’ della capillare infrastrutturazione stradale ad alta capacita’ di traffico, il “turismo doposcolastico” con i genitori che girano come trottole impazzite a recapitare i pupilli per le varie attivita’ extra, sparirebbe l’urban sprawl e tutto il business delle manutenzioni, sparirebbe persino il business delle piste ciclabili!), resta senza lavoro almeno il 90 per cento degli attuali occupati. L’altro 10 per cento sono in effetti quelli il cui lavoro serve veramente qualcosa a qualcun altro.

              Sarebbe il totale collasso sociale del mondo come lo abbiamo conosciuto.

              Quindi forse si puo’ anche dire che l’industria dell’auto comanda, ma solo se si comprende in quell’industria anche il colossale indotto, che e’ MOLTO piu’ esteso e ramificato di quanto sembri a prima vista.

              Io che sapevo guidare e aggiustare tutto, me ne sono tirato fuori, vado solo in bicicletta o a piedi da quasi trent’anni (detesto i mezzi pubblici piu’ di quelli privati), e non abito in centro, ma vi assicuro che si vive non solo lo stesso ma anche MOLTO meglio, e che riadattandosi cambia completamente la prospettiva da cui si guarda straniti il mondo impazzito, incattivito e mai contento intorno a se’: purtroppo pero’ continuando a subirne tutte le isterie, specie quelle imposte per legge dalle buone intenzioni, che sono le uniche che non si possono evitare: si e’ costretti a continuare a finanziarle attraverso la feroce fiscalita’ a pena della rovina (dagli all’evasore! prendilo prendilo!), e gia’ solo questo rende completamente complici di cio’ che non si vorrebbe.

            • daouda says:

              non il 90 per cento ma semmai il 1000 per cento, per dire

      • paniscus says:

        “Può darsi ma una volta che ce l’hai (e parliamo del 2021, in questa parte di mondo tutti ce l’hanno) quindi si tratta non tanto di rinunciare ad una cosa che non hai ma ad una che già hai”
        —-

        Io posso dire tranquillamente che sono riuscita a fare dei notevoli passi indietro sull’ automatismo dell’uso quotidiano della macchina.

        Non ho avuto il coraggio di rinunciarvi del tutto, ma solo per timore di necessità veramente urgenti e per le sporadiche occasioni di viaggi lunghi: di fatto ce l’ho ancora ma la uso pochissimo, e per la maggior parte del tempo la tengo anche in un posto abbastanza fuori mano.

        Eppure ero nella situazione esattamente contraria a quella ipotetica descritta qui, cioè di quello a cui “non costa niente rinunciare a qualcosa che comunque non aveva”:

        ho fatto questa scelta (o meglio, più che una scelta è stata una sorprendente “scoperta” che lo si poteva fare) a un’età più vicina ai 50 che ai 40, dopo circa 25 anni di patente e circa 20 di possesso di auto personale e di abitudine consolidata a usarla tutti i giorni.

        Ammetto di essere in una situazione abbastanza fortunata, sia dal punto di vista della vicinanza da casa del luogo di lavoro e di tutte le mete dei miei spostamenti ordinari, sia da quella della disponibilità di mezzi pubblici…

        …però appunto la cosa interessante è che lo ero anche prima, eppure prima non me n’ero accorta: ho passato quasi 20 anni (sicuramente gli ultimi 10 prima della svolta) a dare per scontato che fosse normale usarla tutti i giorni e che non ci fossero altre soluzioni sensate, invece c’erano eccome.

        Risultati (anche quelli del tutto egoistici, a parte la soddisfazione di aver ridotto l’impatto ambientale):

        notevolissimo risparmio economico in fatto di benzina, lavori di manutenzione, e di usura del veicolo, con relativo rinvio indeterminato dell’evenuale necessità di comprarlo nuovo;

        impatto eccezionalmente positivo sul fisico, non solo dimagrimento ma anche tono muscolare, elasticità, postura e roba del genere, cosa che non guasta mai (specialmente per una donna in età da ormoni ondivaghi e che non ha il tempo di andare in palestra, ma che fa bene anche agli uomini);

        scoperte inaspettate di prospettive urbane, angoli, paesaggi, scorci e particolari che non avevo mai notato pur essendoci passata vicino tutti i giorni per anni;

        cambiamenti di abitudine con effetti positivi anche su altri fronti, ad esempio modalità più mirate e meno dispersive di fare la spesa, o roba del genere.

        Non dico che lo debbano fare tutti, o che sia facile per tutti, dico solo che di fatto esiste la possibilità di “tornare indietro” rispetto a un’abitudine che si ha già, anche se di sicuro è più facile rinunciare se non si è mai iniziato (e infatti, ad esempio, finché posso mi tengo ben lontana dallo smartphone, visto che ho appunto la fortuna di non aver ancora iniziato) 🙂

        • roberto says:

          Ne abbiamo parlato mille volte

          Vivi in pieno centro di una città, io nelle stesse situazioni manco ce l’avevo la macchina (anche perché non avrei saputo dove parcheggiare….)

          Per il resto sono d’accordo con la chiosa finale “è più facile rinunciare se non si è mai rinunciato”

          Ps 0ccasioni sporadiche = taxi
          Viaggi occasionali = la noleggi
          Vedi che in ogni caso risparmi

          • Moi says:

            Dipende anche dai trasporti pubblici … paragonando Paesi comparabili 🙂 per estensione e popolazione

            pensiamo a Italia Vs Spagna, Regno Unito, Francia e Germania … specie nelle rispettive Capitali !

            • roberto says:

              Parigi per esempio, ci ho vissuto quasi un anno in estrema periferia (93 arrondissement) e senza macchina.
              Roma, i miei abitano un po’ fuori dal centro ed è impossibile stare senza macchina (anche per l’assenza di marciapiedi)

              • paniscus says:

                Comunque, io non ho mai messo in dubbio il fatto di vivere in un ambiente urbano “fortunato” da questo punto di vista.

                Volevo soprattutto sottolineare che, pur vivendo in un ambiente così, ho impiegato molto tempo a rendermene conto, e anch’io ci sono cascata per parecchi anni, sulla certezza automatica che fosse OVVIO usare la macchina privata tutti i giorni, e che non ci fosse altro modo.

                Per cui, non è vero che io abbia mai percepito la situazione di quello che non fa fatica a rinunciarvi perché non era mai stato abituato. Io ero abituata eccome…

              • Peucezio says:

                Io invece, vivendo a Milano, dove i mezzi pubblici sono efficienti, ho il senso fortissimo che la mia di usare l’auto ogni volta che posso è una scelta precisa e non l’ho mai percepita come dettata da circostanze e praticità.
                Anzi, appaio quasi eccentrico: moltissima gente che conosco va coi mezzi (o in bici o col car sharing, che è comunque cosa diversa dall’auto privata) nei posti che io raggiungo in macchina.

    • Andrea Di Vita says:

      @ Ujjj

      Concordo

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  9. Andrea Di Vita says:

    @ Martinez

    Lo sappiamo tutti che la soluzione è l’idrogeno.

    Bikini, Novaja Zeml’ja, Eniwetok.

    Scherzi macabri a parte, il metodo più veloce per limitare l’impatto della popolazione sull’ambiente, cioè le famose tonnellate pro capite, è sempre (purtroppo) la guerra.

    (Che tra l’altro per Gaston Bouthul e’ sempre innescata in un modo o nell’altro da un eccesso di popolazione giovane di sesso maschile, quindi in ultima analisi da una qualche crescita demografica)

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    • Per ADV

      ” il metodo più veloce per limitare l’impatto della popolazione sull’ambiente, cioè le famose tonnellate pro capite, è sempre (purtroppo) la guerra.”

      Credo che le guerre moderne abbiano accelerato i processi produttivi ovunque, oltretutto producendo cose che hanno uno scopo esclusivamente distruttivo.

      Hanno fatto fuori in modo massicciamente solo i giovani maschi.

      • Andrea Di Vita says:

        @ Martínez

        “maschi”

        …che comunque servono alla riproduzione. Comunque mi sono espresso male io: per “guerre” io intendevo lo Zaire o Verdun, non Bassora.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

      • Moi says:

        SE siamo in vena di Cinismo … la Guerra più “Gender Inclusive” di sempre è stata la più terribile : la II Guerra Mondiale, con bombardamenti e rappresaglie anche su popolazioni di “Civili” !

        • Moi says:

          … certo, anche le successive, benché raramente siamo autorizzati a chiamarle “guerre” !

          • Andrea Di Vita says:

            @ moi

            In realtà le guerre più impattanti sono state quelle tribali registrate nella Nuova Guinea degli anni Trenta (fino al 22% della popolazione sterminata). La WW2 ha fatto settanta milioni di morti ma su una popolazione mondiale di quasi due miliardi. In cima alla classifica ci sono i conquistadores, Gengis Khan, la guerra dei Trent’anni e le guerre degli Stati Combattenti cinesi.

            Cio’ che standardixxa tutte quedte guerre almeno fino a Hiroshima è il rapporto fra numero delle vittime e spesa necessaria a ucciderle. Un mongolo poteva uccidere in Iraq quanto un conquistador in Messico, ma non mangiava piu’ di lui. Una pallottola, una volta sparata in testa a un nemico CGE ne viene ucciso, non la ricupero: se vuoi uccidere dieci nemici tipicamente devi spendere dieci pallottole. In questo senso grandi guerre consumano più di piccole guerre, non fosse perché immobilizzano maggiori porzioni della ricchezza complessivamente disponibile alla società che vi si prepara.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

            • Moi says:

              Anche per l’ Ordine Pubblico … si narra che il Compagno Berja fosse solito chiedere quanti fossero i Facinorosi e moltiplicarli per il costo di una singola pallottola, cosa che richiedeva abili cecchini.

              • Andrea Di Vita says:

                @ moi

                La cosa fu messa in pratica a Katyn, dove i settemila ufficiali Polacchi venivano fatti sedere su una sedia di legno nel cui poggiatesta era praticato un foro dal quale il futuro eroe dell’URSS Blokhin della NKVD sparava con una Nagant. Il corpo cadeva in avanti in una cassa che veniva portata via a mano,e avanti un altro. Per citare un detto (forse apocrifo) di Stalin, “una persona un problema, nessuna persona nessun problema”.

                L’idea platonica di guerra, insomma.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

      • Andrea Di Vita says:

        @ Martinez

        Se si accetta, come ipotesi di lavoro, che la quantità di ricchezza distrutta in una guerra – definita come la ricchezza consumata per produrre le armi consumate in guerra – sia proporzionale al numero delle vittme di quella guerra, allora si può dimostrare che la legge di Richardson – che dà la frequenza delle guerral variare del numero delle vittime – è una conseguenza del principio di Pareto – chafferma che l’ottanta per cento della popolazione dispone del venti per cento della ricchezza.

        Per capirci: immaginiamo la societa’ umana descritta dal principio di Pareto come una montagna innevata dove la ricchezza è la neve. L’economia, consumando risorse naturali, produce ricchezza, cioè fa nevicare. La neve si accumula, ma non può farlo all’infinito. Il pendio regge per un po’, qua e là la sua pendenza si deforma sotto i cumuli di neve, finché basta un niente e si scatena la valanga. La valanga porta la neve a fondovalle, da dove non tornerà più sulla montagna ma andrà perduta sciogliendosi in estate. Il risultato della valanga è di ristabilire la pendenza originaria del pendio. La valanga è la guerra. Il suo portar via la neve è la distruzione della ricchezza.

        Qua e là valanghe più piccole si verificano con effetti locali, limitati sul pendio, ma più frequentemente delle grandi valanghe. Esiste dunque una distribuzione statistica di valanghe (c’è davvero, non è un mio volo l’incarico). Così, esiste una distribuzione statistica delle guerre, la legge di Richardson.

        Una valanga è impredicibile, perché arrivati al punto critico basta un niente, persino la voce umana, per scatenarla (ne sono stato testimone). Ma nel complesso la disibuzione di valanghe è stabile. La legge di Richardson è stata formulata inizialmente analizzando milleduecento guerre; pochi anni fa è stata confermata da uno studio statistico su ottomila guerre.

        Del resto, come dice Heinlein in Starship troopers” ‘l’ultimo neutrone di una bomba atomica è perfettamente libero, ma la bomba scoppia lo stesso’.

        Nota la frequenza delle nevicate, le dimensioni di un fiocco di neve e la forza di gravità si calcola la pendenza del pendio innevato e la distribuzione di valanghe. Sono disponibili semplici modelli econometrici che – pur con le loro drastiche semplificazioni che farebbero giustamente inorridire un economista – riproducono la distribuzione di Pareto, dai quali – con l’aiuto dell’ipotesi delle vittime che ho citato sopra – si ricava la legge di Richardson.

        Se, come suggerisci, von la tecnica moderna aumentiamo il numero di vittime per arma impiegata allora la legge di Richardson viene ad essere leggermente modificata per i conflitti più recenti. Anche questo è stato verificato.

        Sospetto vi sia un’altra conseguenza che si possa dimostrare: anche se di per sé ogni conflitto è impredicibile, se in un dato momento siamo in pace è più probabile che
        fossimo in pace nell’immecuato passato, ma una volta scoppiata una guerra è più probabile l’innesco di guerre nell’immediato futuro. In altre parole le guerre, come i terremoti o le valanghe, vengono a grappoli. Così, mentre noi in Italia godiamo di settant’anni di pace ininterrotta, il Congo e la Somalia vivono decenni di conflitti, la Germania subì la stessa sorte nella guerra dei Trent’anni e la Cina al tempo dei Regni Combattenti.

        Ma quest’ultimo sì, che è (ancora) un volo pindarico. 🙂

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Andrea Di Vita says:

          volo l’incarico=volo pindarico

        • Francesco says:

          x ADV

          ma le armi moderne sono anche costosissime!

          mi sa che occorre essere cauti sull’ipotesi del “costo-vittima” nelle guerre – anche le società moderne sono ricchissime, rispetto a quelle antiche

          diciamo che, invece, sarei curioso di leggere qualche “dimostrazione” della legge di Pareto

          • Andrea Di Vita says:

            @ Francesco

            Come ricorda Amnesty International, la grande maggioranza delle vittime in guerra cade per armi leggere da fuoco. Un morto ogni decina di pallottole, o giù di lì.

            Quanto a Pareto, puoi vedere la bibliografia (che non ho sottomano) cui si fa riferimento in

            https://epjb.epj.org/articles/epjb/abs/2019/11/b190220/b190220.html

            dove Pareto descrive i risultati di calcoli numerici di una classe di semplicissimi modelli di produzione e distribuzione della ricchezza da parte del gruppo di Sanchez et al., mentre l’articolo dà una discussione analitica della stabilità della distribuzione di ricchezza descritta da Pareto.

            Invece, il legame fra Pareto e Richardson è discusso in

            https://epjb.epj.org/articles/epjb/abs/2020/02/b190568/b190568.html?mb=0

            dove oltre a dimostrare che Richardson descrive le “valanghe” (le guerre) che stabilizzano Pareto si dimostra che il modello di Richardson (che descrive le guerre che distruggono ricchezza) è un caso particolare di quello di Sánchez et al. (che descrive produzione e distribuzione di ricchezza).

            (Un po’ come l’ottica è un caso particolare dell’elettromagnetismo).

            C’e’ anche una stima (qualitativa) dell’impatto del maggior cisto unitario delle armi più moderne.

            Buona lettura!

            Ciao!

            Andrea Di Vita

        • PinoMamet says:

          Leggo solo ora, con grande ammirazione.
          Interessante!

  10. Ujjj says:

    È una questione di potere, del grande capitale che controlla attraverso attività di lobbying o vera e propria corruzione una classe politica subalterna. Ma l’influenza del potere è sempre anche culturale, di valori e miti legittimanti. In America ad esempio domina il complesso militare industriale e gli effetti più evidenti sono guerre perenni e aumento costante della spesa militare.
    La gente fa però anche il saluto militare quando vede immagini de”i nostri eroi in missione” e quando si incontra un veterano è buona educazione ringraziare per il servizio svolto.
    In Italia dominano, tra le altre, l’industria dell’auto e del cemento: gli effetti sono trasporti pubblici in declino e le grandi opere inutili e imposte ma anche il valore universale del comprarsi un’auto nuova, l’apprezzamento per qualsiasi cosa che “porti lavoro” .

    Finché il potere sarà basato sul produrre merci non si può pretendere molto da chi rimane soggetto fisicamente e idealmente a quel potere, a parte qualche sparuta e più che altro folcloristica resistenza.
    Io sono dell’idea che andrebbe rovesciato tutto quanto il sistema, certo può non essere facile o pulito, uno smantellamento graduale sarebbe più indolore, mi chiedo solo se sia possibile a questo punto.

  11. Moi says:

    La Boldrini & Co. possono stare (al momento) tranquille :

    https://www.snopes.com/fact-check/suez-canal-captain/

    Viral Phenomena

    No, Marwa Elselehdar Is Not Captain of Stuck Suez Canal Ship

    https://www.snopes.com/fact-check/suez-canal-captain/

    Internet trolls put a fake headline on a real story about Elselehdar’s accomplishments.

    Bethania Palma

    Published 26 March 2021

    ——————

    … anche perché è un’ Araba Egiziana, quando avrebbe dovuto essere un’ Industana !

    … ma NON ci dicono comunque CHI !

    Forse potrebbe essere stata una tattica di 4Chan per far uscire allo scoperto il nome stranamente ancora sconosciuto ! … però, essendo Americani AltRight, Arabi o Indiani sempre “Brownies” sono !

  12. Moi says:

    La Signora مروة السلحدار 😉 , quindi, NON è la SuperEroina Green Involontaria ch esi cercava , poiché ella “capitana” (voce verbale) la Aida IV :

    https://www.arabnews.com/node/1828851/offbeat

    March 20, 2021

    Captain tells how she overcame challenges of a male-dominated profession

  13. Moi says:

    Non riesco a immaginare la sfilza di zeri 🙂 in dollari dal punto di vista assicurativo, di ‘sto gigantesco mostro metallico incagliato a Suez !

  14. Moi says:

    UFFA ! Ma … si sa o no, una buona volta, chi è il Capitano che cialtro-tragi-comico-eroisticamente ha rispedito il Commercio Mondiale indietro nel tempo di un secolo e mezzo ?!

    • Francesco says:

      era nel canale no? sarà colpa di un canaliere o canalista che dir si voglia, credo

      oppure del vento!

      😀

  15. Moi says:

    Prima del Canale di Suez … c’era il “Fratellino” 😉 dimenticato, il Canale dei Faraoni :

    https://www.ilpost.it/2021/03/25/canale-suez-storia/

    secondo alcuni autori antichi tra cui Aristotele, il Faraone Senusret III avrebbe creato un primo canale per l’irrigazione, che poteva diventare navigabile nei periodi di piena, in seguito chiamato Canale dei Faraoni.

    [cit.]

  16. Per Moi

    “British teacher who showed students cartoons of Mohammed is in hiding after outrage protests form”

    https://reclaimthenet.org/teacher-school-mohammed-protests/

    Come al solito… penso che le vignette contro Muhammad siano un’enorme idiozia e schifezza; e che esista il diritto di dire idiozie e schifezze.

    Parlo dello stato e delle istituzioni (l’Inghilterra in queste cose è il contrario della Francia).

    Poi ovviamente esiste il diritto di chiunque di prendere un coltello e far fuori chi diffonde vignette del genere.

    Come esiste il diritto dello stato successivamente di condannare tale individuo all’ergastolo.

    • Moi says:

      Vediamo chi la coglie 😉 …

      お前(まえ)は もう 死(しん)で いる。

      • Moi says:

        Pardon

        お前(まえ)は もう 死(し)んで いる。

        أنت ميت بالفعل

        • Per Moi

          أنت ميت بالفعل

          Tu sei morto nei fatti?

          • Moi says:

            Purtroppo può succedere a chiunque … e a differenza del Covid, con un altro essere umano è più facile “prendersela” con qualcuno !

          • daouda says:

            esiste anche il diritto di bombardare l’iraq,afganistan et simili? risposta di MM: si

            tralasciando la differenza costituente: c’è chi dovrebbe farsi ammazzare e chi invece deve ammazzà, praticamente si potrà dire che sono ipocriti e cos’altro, ma la prima frase riguarda i cristiani, la seconda tutti gli altri

      • PinoMamet says:

        Moi, ma perché questa passione per l’enigmistica?? perché??

        • Moi says:

          Citazione per dire che, in effetti, la blasfemia (curiosamente , almeno “da noi” , succede solo con l’ Islam …) è una tematica per cui si annulla lo Stato di Dirtto Tradizionale , idealmente come se fossimo in un DesertoPostAtomico …

          … ci sarà sempre qualcuno che mette in conto di fare il Giustiziere : consapevole di rischiare lunga galera se non ergastolo o, più spesso, morte in scontro armato con le forze dell’ ordine !

        • PinoMamet says:

          Non è esattamente quello che ti ho chiesto, eh?… 😉

          • Moi says:

            Boh …non so.

            • PinoMamet says:

              Allora accetta un consiglio: scrivi normale!

              se voglio fare gli enigmi, compro l’apposito Settimanale che vanta innumerevoli tentativi di imitazione 😉

              scherzi a parte, diventa davvero faticoso leggerti, ed è un peccato.

      • Moi says:

        “omae wa mou shindeiru “

    • Moi says:

      @ MIGUEL / PINO

      Molte persone, certe cose (irriverenza e violenza, che spesso si chiamano a vicenda) le fanno e basta … il Diritto può regolamentarLe o meno,
      scoraggiando però solo le persone meno (!) determinate a farle.

      • Moi says:

        … “molte”, in senso che per il Quieto Vivere nella Società Liberale …anche “poche” son già “troppe” , chiaro no ?

        • Moi says:

          A volte gli “Individui” sono incompatibilmente diversi e le libertà “molto permissive” per tutti portano a scontri sanguinosi.

      • PinoMamet says:

        Ma, non sono del tutto sicuro di questo.

        Il discorso mi sembra funzionare bene per un certo tipo di reati: tutti sanno che rubare è punito dalla legge, ma i ladri di professione rubano lo stesso, mentre l’uomo della strada, che si può sentir tentato dal rubacchiare un bene incustodito, ci penserà due volte; più per la paura di essere sputtanato pubblicamente con scenate, carabinieri ecc. che altro.

        Ma per gli omicidi, ci sono troppe variabili.

    • roberto says:

      Se esiste il diritto di accoltellare la gente, perché lo stato mette in prigione gli accoltellatori?

      • Moi says:

        NON esiste il diritto di accoltellare la gente … ma chi è determinatissimo ad accoltellare un’ altra persona per motivi personali, lo farà comunque : qualunque ne sia la pena !

        …. Constatavo questo !

      • daouda says:

        la galera fa diritto? E quanti invec co l’aggancio la sfangano

        UE UE UE

        se volete parlare dle diritto dovte tornare almeeno all’atto sacralee dllo stesso.
        AAAAAAAAAAAAAAAAA, cazzate ve?
        Uno dice na cosa poi però è lo stronzo che vol sempr trovà contraddizioni a buffo od escamotage o rimettere in discussione.
        Basterebbe capì perché esistiamo.

        • Moi says:

          L’ Aggancio NON mi pare un’ opzione contemplata, anche se indubbiamente, per qualcuno, può esistere.

        • roberto says:

          La domanda che faccio a Miguel però è sul diritto alla puncicata.

          Se uno ha diritto a darla perché dovrebbe andare in prigione?
          Non puoi avere insieme il diritto di accoltellare e il diritto dello stato di punirti

          • daouda says:

            vedi che com eal solito sarebbe corretto mettersi d’accordo sul senso delle parole, ma anche qui è un altolocato o bassofondo internttiano dove si fa finta che si faccia e noj si fa e poi partono discorsi assolutamente tangenziali, ricorsivi e deliranti.

            Dovreste stare qualche mese solo a leggere scordandovi di scrivere, e stiamo parlando de na cazzata eh

            • roberto says:

              “vedi che com eal solito sarebbe corretto mettersi d’accordo sul senso delle parole,”

              beh ma io lo dico da quando frequento il blog di miguel! è forse intellettualmente affascinante usare le parole in un senso strano, ma poi l’effette è che non ci si capisce, quindi meglio spiegare i propri pensieri (chi ce li ha ovviamente, infatti io non spiego niente a nessuno) in modo chiaro ed utilizzando le parole nel loro senso comune

      • Per roberto

        “Se esiste il diritto di accoltellare la gente, perché lo stato mette in prigione gli accoltellatori?”

        Hai ragione, ho usato “diritto” in senso elastico: ovvio che in Inghilterra non esiste il diritto di accoltellare, in Italia non esiste il diritto di alzare il braccio per salutare un amico, in Arabia Saudita non esiste il diritto per le donne di guidare, in Francia non esiste il diritto di offendere il presidente, in Germania non esiste il diritto di scippare la gente per strada.

        • roberto says:

          però adesso sono veramente curioso di sapere che vuol dire

          “Poi ovviamente esiste il diritto in senso elastico di chiunque di prendere un coltello e far fuori chi diffonde vignette del genere.”

          • Per roberto

            ““Poi ovviamente esiste il diritto in senso elastico di chiunque di prendere un coltello e far fuori chi diffonde vignette del genere.””

            Io distinguo i miei giudizi personali, la mia idea di etica, dalle regole transitorie che questo o quel legislatore può decidere di imporre.

            Come quando si dice “l’Uomo ha il diritto di…”

            In questo senso elastico, credo che gli italiani negli anni Trenta avessero il “diritto” di pensare male del Duce, o negli anni Sessanta di divorziare.

            Poi certo, non esiste un “diritto” assoluto a essere pagati per il lavoro, o alla libertà di pensiero, o al divorzio, o all’aborto: il Diritto lo definisce il legislatore, non certo Dio e nemmeno io. E su questo hai ragione.

            • roberto says:

              ok, quindi “diritto” diventa quasi il sinonimo di “possibilità”

              nessuno infatti dubita che si potesse benissimo insultare il duce negli anni 30, a patto di accettare le bastonate

              • Per roberto

                “ok, quindi “diritto” diventa quasi il sinonimo di “possibilità””

                Quasi… un po’ come quando dico, “per me hai il diritto di farti una canna se ci tieni, ma occhio se passa un poliziotto”.

              • Mauricius Tarvisii says:

                Be’, no, nel tuo esempio “avere il diritto” è usato nel senso di “potrebbero anche riconoscerti il diritto di farlo, visto che per me non è un comportamento sbagliato”. E’ più della semplice possibilità materiale.

              • roberto says:

                Miguel veramente dici così?

                Io dico “puoi farti una canna”

              • Per roberto

                “Miguel veramente dici così?

                Io dico “puoi farti una canna””

                Non ho capito bene il senso di tutto questo discorso.

                Ok, “diritto” significa semplicemente la legge vigente in un determinato stato in un dato momento della storia.

                Quindi, sì, dire che qualcuno “ha il diritto di fare qualcosa”, al di fuori di questo preciso contesto, è errato.

              • roberto says:

                “ il senso di tutto questo discorso”

                È un mio pallino: usare le parole con il loro senso comune

                Se uno dice “esiste il diritto di accoltellare” o sono nella sua testa per capire cosa vuol dire, o ci vogliono 15 messaggi di spiegazione

              • Per roberto

                “È un mio pallino: usare le parole con il loro senso comune ”

                Veramente qui mi sembra che tu abbia insistito sul senso giuridico, non su quello comune. Ma non importa!

              • daouda says:

                diritto è principio di giustizia dal quale debbono prender forma gli atti liberi dell’umano.
                Alché se non sai un cazzo di libertà umana, di come sia antropologicamente l’umano, su cosa sia giusto, perché dici questa barbarie che il diritto è la legge imposta da uno stato?

                x Roberto: calcola che qua stiamo in un ritrovo che crede di vivere secondo le regole libere dl mercato onnipervadente ( insieme alla grande maggioranza degli esseri umani, per carità ) ergo…

              • roberto says:

                Miguel,

                Boh il senso comune di “ho il diritto di fare x” mi sembra proprio coincidere con “posso farlo senza rischiare la prigione o una multa”

              • daouda says:

                no Robé te sei un ritardato fascista, è ovvio che è un mio diritto volare

              • Francesco says:

                credo di essere d’accordo con Roberto, almeno quanto a senso comune

                anche se è più divertente la versione di Miguel!

  17. Moi says:

    … e com’era purtroppo prevedibile, pare che Roberto Speranza voglia il Sacrifizio PURE di XXV Aprile [… anche se un po’ di Magia Deambulatoria, come dice Miguel, si farà cmq … ] e I Maggio !

  18. Moi says:

    A proposito di Blasfemia …

    Rosario Fiorello, potrebbe avere un’ attenuante (se pensiamo all’ ultimo Sanremo) per quando collaborò musicalmente con Padre Maurizio :

    https://www.youtube.com/watch?v=GU1I53Wgvkk

  19. daouda says:

    Non sono voluto intrvenire pr non divare d infastidire, ma prima o poi sarai costretto a svelare le carte sul gioco che stai giocando MM perché le ragnatele ci stanno, gli errori logici pure, e soprattutto intressi su argomenti ( ambiente, criptoprivacy,immigrazione ) del tutto inesistenti.

    DI certo non mi levo lo sfizio di ricordarti che sei un ritardato

    • Per Daouda

      “DI certo non mi levo lo sfizio di ricordarti che sei un ritardato”

      Il bello di Daouda è che devo:

      1) mettermi lì a cercare di capire cosa voglia dire

      2) siccome sospetto che dietro un linguaggio criptico, ci siano cose interessanti, mi metto lì a decifrare

      3) provo a capire quale sia l’accusa che mi si fa, ma non sempre ci arrivo, anzi quasi mai

      Comunque di Daouda apprezzo sempre lo scarso politicamentecorrettismo.

      • paniscus says:

        “2) siccome sospetto che dietro un linguaggio criptico, ci siano cose interessanti, mi metto lì a decifrare”
        —–

        E’ perché non ti ricordi il sanissimo e semplicissimo principio di Sokal&Bricmont:

        se un discorso sembra incomprensibile, ci sono ottime probabilità che sia incomprensibile davvero, e se un discorso sembra non significare niente, ci sono ottime probabilità che davvero non significhi niente.

        • daouda says:

          senza che faccio l’elenco delle fallace, posso di che dalla risposta che dai Lisa gatta ci cova.
          —-

          Miguel è troppo riduttivo dirti che crepi e tutte le tue quisquilie ( di tutti voi sia chiaro ) sono amenità affrontate male visto- che i principi di partenza sono sbagliati.

          Sei un compiaciuto di merda, magari io potrò essere un risntito di merda si badi, ma tu rimani un comunista e pr tuainformazione i fascisti sono comunisti, come freda che per chi colleg bene è il meno fascista di tutti.
          Poi fai come cazzo ti pare, s vuoi sei un fscista di merda e pr tua informazion i comunisti so fascisti.
          E continui a blaterare sul nulla non rndendoti conto degli accostamenti illogici che poni.
          Perché s vedo la televisione E ME LA VEDO TUTTA, me diverto come al teatro della menogna.
          Te ciài invce la faccia come il cuo, e se nun capisci che i telvisivi sò l’omini più onesti perché lo sanno tutti er trucco, e me parli tu del trucco ma poi non sei diverso dal trucco però passi pè dubbioso o smontatore, te sei na merda, e qullo è onesto.

  20. Moi says:

    Anche la Pésca, è sotto accusa :

    https://www.youtube.com/watch?v=1Q5CXN7soQg

    SEASPIRACY examines the global fishing industry, challenging notions of sustainable fishing and showing how human actions cause widespread environmental destruction.

    • Francesco says:

      che io sappia la pesca “tecnologica” ha già messo sotto pesante pressione l’ecosistema degli oceani

      se ci metti in più un livello di inquinamento tale da aver riempito il Pacifico di plastica! temo che siamo di fronte alla chiarissima necessità di dover tirare un sacco di remi in barca o soffrire le conseguenze

      non so nulla di biologia marina, so solo che le acque coprono due terzi del pianeta … mi aspetto che a rompere quel giocattolo possiamo farci molto ma molto male

      ciao

  21. Vengo anch'io says:

    “Gli uomini sono diventati gli strumenti dei loro stessi strumenti.”

    • PinoMamet says:

      Moi non so, ma io che sono evidentemente un po’ limitato faccio un po’ fatica a capire cosa stanno dicendo.
      Mi sembra che il mondo universitario e intellettuale anglofono sia intrappolato in un circolo vizioso di progressiva incomunicabilità.
      Sembra che i concetti non possano essere mai detti in forma semplice e piana, ma con astrazioni e giri di parole.

      E fatta la tara a questi, ne ricavo che la PEN, associazione di scrittori, ha difeso quello che sembrerebbe l’ovvietà, ovvero la libertà di immaginazione;

      dove però il lettore dell’articolo deve capire, senza che venga mai detto troppo esplicitamente, che si tratta della libertà dei bianchi di scrivere in prima persona romanzi o racconti dal punto di vista di un nero, degli uomini di scrivere dal punto di vista di una donna e viceversa. .

      A me anche questo sembra un’ovvietà, ma ci deve essere sempre il Bianco Bene Intenzionato, qui rappresentato da tal Chiari (?) Bottici, che invece deve intervenire per dire “poverini i neri! per tanto tempo non hanno scritto (inciso: è una balla) e allora dobbiamo evitare di immaginare come si sentono”
      (cioè di simpatizzare con loro… è giusto, ognuno nel suo ghetto, continuiamo così 😉 )

      • PinoMamet says:

        Salta fuori che Chiari Bottici non è il solito Bianco Bene Intenzionato, ma Chiara Bottici, associate professor in gender studies, cioè particeps criminis 😉

        • Per PinoMamet

          Vedo dal su curriculum che la dott.ssa Bottici:

          1) deve venire da un ambiente disagiato di Firenze, visto che legge il Greco Antico e ha studiato filosofia.

          2) lavorando sicuramente come cameriera la notte, è riuscita poi a rilaurearsi alla European University Institute, e a trilaurearsi al SUM (Istituto Italiano di Science Umane).

          3) Dopo aver insegnato a Francoforte, lei ha usato il suo White Privilege per ottenere una cattedra negli Stati Uniti, dove può insegnare agli americani cos’è il Gender. Cattedra che forse sarebbe dovuto andare a un’anziana sex worker di origine portoricana, che avrebbe forse avuto cose più interessanti da insegnare, e certamente più utili vista la crisi dell’occupazione.

          4) La dottoressa Bottici ha scelto di insegnare nella lingua coloniale per eccellenza, e come sappiamo la lingua è strutturalmente violenza.

          5) Notiamo che la dott.ssa Bottici, lavorando per mantenersi durante gli studi, ha accumulato delle notevoli conoscenze linguistiche:

          https://newschool.academia.edu/ChiaraBottici/CurriculumVitae

          Italian (native language)

          English (fluent)

          French (fluent)

          German (good)

          Spanish (good)

          Latin (reading comprehension)

          Ancient Greek (reading comprehension

          Diciamo, le lingue classiche da Dead White Men.

        • PinoMamet says:

          Però donna è donna, le va riconosciuto 😀 😀 😉

    • Francesco says:

      stavo per pagare il biglietto e leggere … poi ho visto che è il Guardian e mi sono permesso di risparmiare

      mi basta il CV che la qualifica come parte attiva del problema, come dice Pino

  22. OT

    Riassunto di ciò che so della Birmania:

    1) Occupazione inglese, con importazione di mercanti cinesi e semischiavi indiani per sfruttare la colonia.

    2) I giapponesi occupano la Birmania, i birmani collaborano con entusiasmo, sotto la guida di Aung San, antimperialista/socialista/fascista.

    3) all’undicesima ora, Aung San fa come Badoglio, solo che gli riesce meglio, ottenendo l’indipendenza del paese.

    4) nel 1962, i militari, che fanno appalti con i cinesi, fanno un colpo di stato “socialista”, schiacciando i birmani sotto gli abili commercianti cinesi.

    5) nel 2011, i nazionalisti cacciano i militari, e cominciano a emarginare cinesi e indiani (di fede musulmana), portando al potere la figlia di Aung San.

    6) Immagino che il golpe attuale sia voluto dai cinesi: visto anche la reazione usana, totalmente diversa da quella quando al-Sisi fece la strage di al-Rabi’a. Ma non ne so molto.

    • Moi says:

      … manca il Monaco Budhista Ashin Wirathu VS i Musulmani Rohingya !

      Lui è convinto di essere di essere una specie di SuperEroe Terrestre Vs Invasori Alieni che controllano le Menti AngloSassoni (quindi Mondiali) presentandosi come Vittime Innocenti !

    • habsburgicus says:

      dal pochissimo che so pure io mi sembra che il tuo breve riassunto sia corretto; permettimi di fare solo qualche piccola variazione:
      1.i britannici si papparono la Birmania, un Regno attestato già in XI secolo a Pagan e penso anche prima, in tre fasi: α.trattato di Yandabo, 1826; β.trattato del 1852; γ.outright annexation il 1/1/1886 sotto il liberale William Ewart Gladstone, un “buono” per la vulgata 😀 sino al 1937 fu parte del British Raj, dal 1937 fu separata dall’India ma continuò a dipendere dal gloriosissimo “India Office” che divenne “India and Burma Office” (1937-1947) e financo per quattro mesi “Burma Office” (15/8/1947, indipendenza del Subcontinente-4/1/1948, indipendenza birmana, PIENA*); è noto che i britannici, nel Novecento almeno, amministravano le “colonie” da 3 Ministeri: il Dominion Office (poi Commonwealth Office) gestiva le “colonie bianche”, i cosiddetti Dominions (Australia ecc più la Rhodesia del Sud che Dominion non era ma era white-ruled [oggi Stato nero dello Zimbabwe]), India Office (IND, PAK, BANGL, BIRM..ma non Ceylon !) e Colonial Office (i più “sfigati”cioé tutti gli altri :D); il Foreign Office trattava il Sudan che era legalmente anglo-egiziano, dunque soggetto di politica estera
      2.Aung San non collaborò pienamente con i giapponesi; l’uomo di Tokyo era Ba Maw; fu Ba Maw che il 1 agosto 1943 proclamò l’indipendenza della Birmania “all’interno della Grande Asia Orientale” e simultaneamente dichiarò guerra alle due Potenze anglosassoni (UK e USA); la Germania riconobbe l’indipendenza della Birmania (penso il 7 agosto..i giornali ufficiosi diedero uno scarno commento del DNB ma Goebbels non ritenne valesse la pena enfatizzare troppo..adesso cerco e vi dico se trovo qualcosa :D) ma non credo stabilisse relazioni diplomatiche, probabilmente per pure difficoltà logistiche (vi era però una Legazione tedesca a Bangkok che rimase aperta sino al 15 maggio 1945) mentre l’Italia regia NON la riconobbe forse per non irritare Churchill notoriamente sensibile in questioni coloniali (potrei sbagliare, però)..sarà Salò a riconoscere Ba Maw e ci deve essere in qualche oscuro archivio uno scambio di telegrammi di circostanza fra Mussolini e Ba Maw..Ba Maw aveva un titolo simil-fascista, stile “Poglavnik”, ma in birmano eh 😀 😀 Napyidaw, boh 😀
      4.Ne Win assunse ogni potere con il golpe del 1962 e governò fino al 1988..il regime birmano si dichiarava socialista” ma non faceva parte né del blocco sovietico né dei clientes di Mao (come invece il famigerato Pol Pot nella “Kampuchea democratica”)

      *la Birmania, al momento dell’indipendenza, rifiutò di entrare nel Commonwealth, fatto che destò commozione nei milieux diplomatici ! né Pakistan (14/8/1947) né India (15/8/1947) né tantomeno Ceylon (4/2/1948, un mese esatto dopo) osarono fare altrettanto ! c’è da dire che i tre Stati citati restarono Monarchie, cioè continuarono a riconoscere per il momento il Sovrano britannico come Capo di Stato…a quell’epoca i Dominions, cioè gli Stati del Commonwealth (è raro -lo ammetto- ma nei tardi ’40 si trovano esempi dell’India e del Pakistan neo-indipendenti definiti “Dominions”, credetemi 😀 anche se loro non amavano il termine che invece piaceva ai neozelandesi :D) per definizione avevano lo stesso Monarca del Regno Unito; ancora l’Irlanda il 18/4/1949, quando volle farsi a ogni costo Repubblica, dovette lasciare il Commonwealth..
      sarà l’esempio dell’India a cambiare per sempre il Commonwealth, negli stessi giorni dell’uscita irlandese; gli indiani dichiararono che, qualunque cosa fosse successa, il 26 gennaio 1950 -festa nazionale- George VI avrebbe cessato di essere il loro Imperatore..che fare ? lasciare uscire l’India dal Commonwealth, con effetti impressionanti e la rovina di tutta la politica britannica sino a quel momento ? o cambiare la prassi ? i britannici cambiarono la prassi 😀 e DA ALORA uno Stato può essere nel Commonwealth anche se Repubblica ! oggi le Repubbliche sono la maggioranza, pure Barbados ha annunciato che detronizzerà Elisabetta a breve 😀 (il Pakistan stesso divenne Repubblica il 23/3/1956 e Ceylon, con il nuovo nome di Sri Lanka, nel 1972)..ma la Birmania divenne indipendente prima e non aveva questo esempio davanti a sé..dunque dovette uscire per restare Repubblica..poi magari sarebbe uscita lo stesso, eh..ma ho qualche dubbio
      Myanmar è nome adottato dai militare post-Ne Win (DOPO 1988)

      • habsburgicus says:

        @Miguel
        ti farà piacere che l’ufficiosissimo VB (L’osservatore popolare)-edizione di Vienna. ci informa che il 6 agosto la Slovacchia riconobbe l’indipendenza della Birmania 😀
        la traduzione mia, quindi infinitamente inferiore a quella ben più professionale che avresti fatto tu, del trafiletto è la seguente
        “Presburgo, 6 agosto
        Il Ministro degli Esteri della Birmania inviò al Primo Ministro e Ministro degli Esteri della Slovacchia Dr. Tuka un telegramma in cui lo mise a parte della creazione dello Stato indipendente birmano ed espresse l’auspicio di intraprendere relazioni amichevoli con la Slovacchia;
        il Primo Ministro Dr. Tuka disse in un telegramma di risposta che la Slovacchia riconosceva l’indipendenza dello Stato birmano ed era pronta a stabilire le relazioni più amichevole con il governo birmano”
        dunque la Germania la riconobbe non il 7 agosto, come erroneamente mi pareva di rammentare, ma un po’ prima, forse già il 1 agosto…se ti interesse controllo altri numeri 😀

        P.S
        al di là della politica il numero dello stesso giornale dell’8 agosto ha un titolo linguisticamente very nice
        England als ewiger Schuldner
        un titolo così-ripeto, linguistamente- è una chicca 😀 😀 😀 che tu, da germanofono, sei in grado di apprezzare ben più di noi

        • habsburgicus says:

          P.S
          il numero del 5 agosto ha il nome del Ministro della Guerra, appunto Aung San
          chapeau, Miguel ! io pensavo che avesse collaborato di meno, ma avevi ragione tu..collaborò abbastanza 😀
          il numero del 6 agosto ci dà il nome del Ministro degli Esteri, Thakin Nu
          il pomeriggio di mercoledì 4 agosto 1943 Pilar Primo de Rivera arrivò a Vienna, sappiatelo 😀
          il 4 agosto 1943 Fritz Zierke in prima pagina firma un arricolo Zur Befreiung Burmas
          in seconda pagina dello astesso numero “Ba Maw grüsst Deutschland. Burma bewundert das Deutsche Volk” (e apprendiamo che l’Ambasciatore Woermann arrivò a Nanchino -si era fatto un viaggio in sottomarino lo stesso che portò Chandra Bose ! :D)
          dal numero del 3 agosto apprendiamo inoltre che il sig. Renzo Sawada è stato nominato 1° Ambasciatore nipponico in Birmania, lo stesso che come Amb speciale firmò il trattato di alleanza BIRM-GIAP
          quindi hanno dato più importanza di quanto pensassi..mi correggo anche qui..
          e ti ringrazio per la tua idea di parlare della Birmania altrimenti, magari non mi sarebbe mai venuta voglia di consultare il VB ! interessantissimo !
          per dire, in data 1 agosto c’é una corrispondenza da Roma “Wenn Italien Kapitulieren Würde… stile messaggio trasversale 😀

          • Per Habs

            ” (e apprendiamo che l’Ambasciatore Woermann arrivò a Nanchino -si era fatto un viaggio in sottomarino lo stesso che portò Chandra Bose ! :D)”

            Che storia!

          • daouda says:

            habs la differenza fra reami del commonwelt ed il commonwlt normale?

            • habsburgicus says:

              allora, in breve
              nei reami del Commonwealth il Sovrano britannico (oggi Elizabeth II Gratia Dei Regina D.F.) è Capo di Stato ed è rappresentato da un governatore-generale, un tempo un britannico altolocato (anche un royal !) oggi sempre un “nativo”
              nelle Repubbliche del Commonwealth Elisabetta non è Sovrana, ma è nondimeno riconosciuta “Head of the Commonwealth”, con meri onori protocollari NON SOVRANI (gli indiani sono sensitive su ‘ste cose !)
              diplomaticamente, nei Regni del Commonwealth, in quanto Elisabetta non può accreditarsi a se stessa 😀 gli “Ambasciatori”, chiamati nel Commonwealth “High Commissioners”- hanno lettere del Primo Ministro rivolte all’altro Primo Ministro (donde in passato problemi di precedenza protocollare poiché ciò va contro la lettera di Vienna 1815, Aachen 1818 e Conv. Vienna 1961..ma quando si vuole si risolve tutto :D)
              nelle Repubbliche del Commonwealth, gli Ambasciatori -chiamati sempre “High Commissioner” e l’Ambasciata è “High Commission”- sono accreditati con lettere credenziali del Capo di Stato a Elisabetta II, more solito..e, al contrario, gli “High Commissioners” britannici in quei paesi hanno lettere credenziali di Elisabetta II rivolte a quei Capi di Stato
              insomma
              un Ambasciatore italiano a Londra ha lettere credenziali di Mattarella a Elisabetta II
              un High Commissioner indiano ha lettere credenziali di Ram Nath Kovind a Elisabetta II
              un High Commissioner del Canada ha lettere di presentazioni di Trudeau a Johnson, in quanto entrambi sudditi di Elisabetta 😀
              nella pratica, cambia nulla 😀

              • daouda says:

                Capo di stato come habs?
                Ch poi col commonwalth che cazzo je fregava dell’UE?

              • habsburgicus says:

                Capo di Stato vuol dire Capo di Stato :D…..è come se Lei fosse Regina in ciascuno di questi Stati….non avendo il dono dell’ubiquità e vivendo di solito a Londra, viene scelto un Governatore-Generale (a cui, per dire, sono materialmente consegnate le credenziali dei diplomatici esteri) che però è un suo delegato (formalmente), non ha un potere in proprio ex sese come suol dirsi….
                dall’incoronazione del 2 giugno 1953 se ne tiene conto anche nei titoli;
                laddove suo padre era Re del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord e di tutti i Dominions e i possedimenti al di là del mare, Imperatore dell’India (sino al 26/1/1950), Difensore della Fede
                lei fu così definita:
                1.Regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda
                2.Regina del Canada
                3.Regina dell’Australia
                4.Regina della Nuova Zelanda
                5.Regina dell’Unione del Sud Africa [sino al 31/5/1961]
                6.Regina di Ceylon [sino al 1972]
                7.Regina del Pakistan [sino al 23/3/1956]
                e in ciascun Regno Lei è come se fosse la Sovrana in titolo (nei documenti canadesi è definita Regina del Canada al primo posto, in alcuni Regni omettono “Difensore della Fede”..e solo dopo Regina del Regno Unito :D)
                ma a livello formale e protocollare la Regina ha in Canada (e in Giamaica e in qualunque Regno del Commonwealth) gli stessi identici poteri di rappresentanza che ha a Londra, dove vive e quindi può fare meno di un Governatore-Generale che faccia le veci sue..
                è più chiaro ora ? 😀

              • daouda says:

                habs era retorica la mia

        • Andrea Di Vita says:

          @ habsburgicus

          “Schludner”

          Abbi pietà per chi non ha studiato la lingua di Goethe, habsburgicus! 🙂 Per i non germanofoni, vale l’assonanza con “Der ewige Jude”, “L’eterno ebreo”, film nazista di propaganda antisemita. “Schuldner” è legato a “Schuld”=”colpa”, “ewig”=”eterno”.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

      • Per Habs

        “Myanmar è nome adottato dai militare post-Ne Win ”

        Grazie, quante cose non sapevo, ad esempio la storia delle repubbliche del Commonwealth.

      • Andrea Di Vita says:

        @ habsburgicus

        Raccontato da uno che ci aveva lavorato, il sistema di dominio britannico in Birmania:

        https://www.orwellfoundation.com/the-orwell-foundation/orwell/essays-and-other-works/how-a-nation-is-exploited-the-british-empire-in-burma/

        Ciao!

        Andrea Di Vita

  23. izzaldin says:

    a proposito di ambiente e consumi, Miguel hai visto questa foto? è scattata al gran premio del Bahrein
    https://twitter.com/ZZiliani/status/1376257306078380034/photo/1

    sulla sabbia che si esaurisce ti posso dire che ad alcuni comuni siciliani è stato proposto di vendere la sabbia, che già soffra l’erosione della costa. a quanto pare Montecarlo è fra i più grandi acquirenti, poi naturalmente la Cina in sudest asiatico per fini industriali
    saluti!

  24. daouda says:

    Pasca fa parlare un alumbrados jewsuita:

    L’infiltrazione della VIA DI EDOM

  25. daouda says:

    Pascal fa parlare un alumbrados jewsuita:

    L’infiltrazione della VIA DI EDOM

  26. Vengo anch'io ? says:

    https://www.voltairenet.org/article198144.html

    “Per un caso della geopolitica, la Birmania lascia passare attraverso il suo territorio l’oleodotto che collega lo Yunnan cinese al Golfo del Bengala, e ospita stazioni cinesi di sorveglianza elettronica delle rotte navali che passano al largo delle sue coste. La guerra in Birmania è quindi più importante per il Pentagono che stoppare le due “Vie della seta” in Medio Oriente e in Ucraina”

  27. OT

    Al grido di Allahu Akbar, i fanatici scatenano la catastrofe sull’Occidente (mettete l’audio):

    https://video.repubblica.it/mondo/canale-di-suez-il-momento-in-cui-la-nave-ever-given-viene-disincagliata/384620/385348

    • Moi says:

      … NON è un’ astronave in rotta per un altro Pianeta, le ripercussioni sono quindi anche per loro !

      😉

  28. Moi says:

    Il Mostro è di nuovo Libero 😉 :

    https://www.youtube.com/watch?v=Sx7BQcxWWzs

  29. Moi says:

    Il futuro del trasporto commerciale … drone a infallibile a fare manovre portuali, poi _ un giorno sarà _ droni giganteschi a disco volate di svariate decinaia e decinaia [cit.] 😉 di km di raggio: propulsione al plasma ionizzata … altro che ritorno ai dirigibili del Passatista Andrea Di Vita ! 😉

    • Andrea Di Vita says:

      @ Moi

      Non parlarmi di propulsione al plasma ionizzati, o ti comincio uno sproloquio del perché se va bene ci sposti giusto dei satelliti da un kg o giù di lì… 🙂 🙂

      Teniamoci i dirigibili! 🙂

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  30. Roberto chiede spesso cosa “propongo” per l’ambiente, prendendomi per un estremista che vuole tutto o niente 🙂

    Io semplicemente critico l’idea che l’efficientamento energetico sia ecologia.

    Poi trovo ineccepibile invece una piccola, coraggiosa cosa come questa (astraendo dalla retorica del giornalista):

    Source : https://rep.repubblica.it/ws/detail/generale/2021/03/29/news/la_battaglia_di_elsa_per_salvare_i_prati_della_grande_guerra-294325005/

    Elsa Merlino, universitaria e ambientalista
    La lotta di Elsa per salvare i prati della Grande guerra
    POVOLETTO – Lungo i fiumi dove i ragazzi del ’99 hanno difeso l’Italia, un secolo dopo Elsa ha vinto la sua guerra per salvare i prati che il Paese continua a violare. Non è servito il sangue, per l’ultima battaglia verde che ha unito i ragazzi del Duemila. Sono bastate leggi ogni giorno ignorate: più la forza della Rete, capace di trasformare un pezzo di argine dimenticato nella ritrovata diga civile che tutti vogliono costruire. I prati della Grande guerra, invas…
    POVOLETTO – Lungo i fiumi dove i ragazzi del ’99 hanno difeso l’Italia, un secolo dopo Elsa ha vinto la sua guerra per salvare i prati che il Paese continua a violare. Non è servito il sangue, per l’ultima battaglia verde che ha unito i ragazzi del Duemila. Sono bastate leggi ogni giorno ignorate: più la forza della Rete, capace di trasformare un pezzo di argine dimenticato nella ritrovata diga civile che tutti vogliono costruire.

    I prati della Grande guerra, invasi da montagne di ghiaia e detriti, torneranno così a conoscere la carezza viva dell’erba originaria, profumata dalle orchidee e abitata dagli uccelli che amano tuffarsi nell’acqua. E a rendere possibile un simile prodigio, per ordine di un sindaco e in attesa di un giudice, sarà proprio chi ha rotto l’equilibrio primitivo della natura. “Era febbraio – dice Elsa a Repubblica – e sotto le mie finestre hanno cominciato a passare ruspe e tir, carichi di materiale da discarica. Attraversavano i campi, raggiungevano il torrente, abbattevano gli alberi e tornavano vuoti. Sono i miei posti del cuore: mi sono sentita come un aborigeno che vede spazzare via la foresta in cui vive. Ho deciso di resistere e di lottare”. Elsa Merlino ha 26 anni, studia Scienze naturali all’Università di Udine e vive a Primulacco, frazione di Povoletto, sulle sponde del Torrente Torre, affluente dell’Isonzo.

    Mai, nel mondo chiuso da un virus, avrebbe immaginato di veder crescere una discarica abusiva sulla porta di casa, all’interno di un parco e dentro un biotopo. “Non sapevo – dice – come si difende un pezzo di mondo. Ho chiamato la Forestale di Attimis e Legambiente. Infine ho postato una fotografia e un appello sul blog di Prospettive vegetali. Rilancia via social le denunce di una rete sempre più vasta di giovani che si mobilitano per la terra. La reazione, in tutto il Paese, è stata enorme: ai primi di marzo la distruzione dei prati stabili lungo il Torre si è fermata”. In Friuli Venezia Giulia li chiamano magredi. Sono i prati mai coltivati che l’uomo ha lasciato alla natura, nemmeno calpestati, riservati a quella che oggi definiamo biodiversità. “È un patrimonio comune – dice Elsa – cruciale per l’equilibrio dell’ambiente. Una volta rotto, richiede secoli per tornare selvatico. Una legge regionale lo protegge dagli abusi perché erbe spontanee e animali spariscono, gli argini smettono di drenare le piene. Tutto questo per nascondere a costo zero i detriti di strade e cantieri”. Fino al Piave veneto i magredi ridotti a discariche sono centinaia e le montagne dell’ultimo scandalo sono ancora qui: 46 piramidi di scorie, 460 metri cubi di materiale sparso su oltre un ettaro e mezzo di parco raso al suolo.

    Elsa però ha infine vinto la sua guerra. Un’ordinanza del sindaco, Giuliano Castenetto, intima ai responsabili del disastro di “ripristinare non oltre l’1 aprile lo stato dei luoghi di proprietà demaniale”. La ditta Julia srl, che assicura di aver agito in base a licenze ottenute, dovrà “ricostruire i prati stabili naturali rimuovendo delicatamente con una mini-pala tutto il materiale scaricato senza danneggiare i resti erbosi”. Entro il 10 aprile dovrà anche “seminare un miscuglio idoneo alle condizioni stanziali, con semi di specie selvatiche autoctone”. Per almeno i prossimi quattro anni dovrà infine “garantire le cure dei prati, sfalciando due volte e astenendosi dallo spargere ogni tipo di fertilizzante”, sotto il controllo del Servizio biodiversità della Regione. “È la prima volta – dice Elsa – che in Italia le istituzioni bloccano la distruzione dei prati e impongono ai colpevoli di ricrearli subito. Ho imparato che il pianeta si difende alzando la voce sui piccoli disastri sotto i nostri occhi, non aderendo a dichiarazioni generiche che non impegnano nessuno”. Con lei e con Giacomo Castana, ideatore di Prospettive vegetali, migliaia di ragazzi.

    Fino a ieri, davanti a discariche abusive e a un bosco abbattuto per far posto ad altro cemento, erano soli. “Da oggi – dice Elsa – camminiamo insieme. Nelle piccole comunità indifferenza e complicità si superano con il sostegno di tanti sconosciuti uniti dagli stessi valori”. Elsa ha vinto con il coraggio la sua guerra per i prati dove sono sepolti i ragazzi che un secolo fa sono morti anche per lei.

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