Il Coronavirus, sfuggito a un laboratorio?

Sul Coronavirus esistono, come ben sappiamo, due narrazioni.

C’è quella Lecita, garantita da pattuglie militari, fact-checker di Facebook e investimenti miliardari.

Questa narrazione obbliga agli arresti domiciliari un’umanità abituata a vivere in un lusso che il Re Sole poteva solo sognarsi.

Per cui c’è bisogno di un capro espiatorio su cui sfogarsi, costituito da una vaga fauna di festaioli sorpresi a passeggiare per strada, terrapiattisti certamente al soldo di Putin che si rifiutano di vedere in Bill Gates il massimo benefattore dell’umanità, untori che diffondono, se non il virus, almeno false notizie.

In mezzo, ci sono però molte sfumature: ad esempio, l’ipotesi della biologa molecolare di Harvard e dell’MIT, Alina Chan, secondo cui esistono validi motivi per pensare che il coronavirus potrebbe essere il frutto di un normale esperimento di laboratorio, condotto come mille altri simili con le migliori intenzioni, ma sfuggito al controllo degli sperimentatori.

Non sarebbe in tal caso il frutto del complotto di qualcuno, ma qualcosa di molto più preoccpante.

Infatti, la pandemia in corso ci viene presentata come l’attacco della Natura contro l’Uomo, il quale si deve difendere affidandosi ciecamente alla Tecnoscienza.

E se fosse invece il prodotto inevitabile della guerra della Tecnoscienza contro la Natura?

Tradotto con DeepL, con tutti i limiti, in caso di dubbio, date un’occhiata all’articolo originale di Rowan Jacobsen su The Boston Magazine.


COVID-19 potrebbe essere scappato da un laboratorio?

A gennaio, mentre guardava la notizia di un nuovo virus che si diffondeva fuori controllo in Cina, Alina Chan si preparava per la chiusura. La biologa molecolare del Broad Institute of Harvard e del MIT ha iniziato a fare scorta di medicinali e forniture. Quando il mese di marzo è iniziato e la quarantena sembrava imminente, Alina Chan ha comprato centinaia di dollari di filetti dal suo pescivendolo preferito a Cambridge e li ha messi nel suo freezer. Poi ha iniziato a portare giù i suoi progetti in laboratorio, isolando le sue cellule sperimentali dalle loro colture e congelandole in piccole provette.

Per quanto fosse preparata per la chiusura, però, si è trovata impreparata alla frustrazione di essere congelata fuori dal lavoro. Ha percorso le pareti del suo minuscolo appartamento sentendosi annoiata e inutile. Chan è stata un demone rompicapo fin dall’infanzia, che era proprio ciò che amava del suo lavoro: la possibilità di risolvere problemi diabolicamente difficili su come funzionano i virus e su come, attraverso la terapia genica, possano essere riadattati per aiutare a curare malattie genetiche devastanti. Guardando fuori dalla finestra le strade stranamente tranquille del suo quartiere di Inman Square, si lamentava al pensiero che ci sarebbero voluti mesi prima che lo facesse di nuovo. La sua mente vagava indietro nel 2003, quando era un’adolescente che cresceva a Singapore e il primo virus della SARS, un parente stretto di questo coronavirus, apparve in Asia. Non era stato niente del genere. Quello era stato relativamente facile da arrestare. Come aveva fatto questo virus a spuntare dal nulla e a spegnere il pianeta? Perché era così diverso? si chiese.

Poi l’ha colpita: Il più grande rompicapo del mondo la stava fissando in faccia. Bloccata a casa, tutto ciò con cui doveva lavorare erano il suo cervello e il suo portatile. Forse erano sufficienti. Chan ha acceso il bollitore per la prima di quelle che sarebbero diventate centinaia di tazze di tè, ha impilato quattro scatole sul bancone della cucina per sollevare il suo portatile all’altezza giusta, ha tirato indietro i suoi lunghi capelli scuri e ha iniziato a leggere tutta la letteratura scientifica che riusciva a trovare sul coronavirus.

Non passò molto tempo prima che si imbattesse in un articolo sulla notevole stabilità del virus, il cui genoma era cambiato a malapena dai primi casi umani, nonostante miliardi di repliche. Questo perplesso Chan. Come molte altre malattie infettive emergenti, COVID-19 era considerato zoonotico – ha avuto origine negli animali, poi in qualche modo ha trovato la sua strada nelle persone. All’epoca, il governo cinese e la maggior parte degli scienziati insistevano che il salto era avvenuto al mercato dei frutti di mare di Wuhan, ma questo non aveva senso per Chan. Se il virus fosse saltato dagli animali agli esseri umani nel mercato, avrebbe dovuto immediatamente iniziare ad evolvere verso la vita all’interno dei suoi nuovi ospiti umani. Ma non è successo.

Per un’intuizione, ha deciso di guardare la letteratura sul virus della SARS del 2003, che era saltato dagli zibetti alle persone. Bingo. Alcuni articoli hanno parlato della sua rapida evoluzione nei primi mesi di vita. Chan ha sentito l’ondata familiare delle endorfine del puzzle. Il nuovo virus non si comportava proprio come dovrebbe. Chan sapeva che approfondire ulteriormente questo enigma avrebbe richiesto un’analisi genetica approfondita, e conosceva la persona giusta per questo compito. Aprì la chat di Google e inviò un messaggio a Shing Hei Zhan. Era un vecchio amico dei suoi tempi all’Università della British Columbia e, cosa più importante, era un dio del calcolo.

“Vuoi fare coppia su una ricerca molto insolita?”, scrisse.

Certo, rispose.

Una cosa che Chan notò della SARS originale fu che il virus nei primi casi umani era sottilmente diverso – poche decine di lettere di codice genetico – da quello degli zibetti. Ciò significava che si era immediatamente trasformato. Chiese a Zhan di estrarre i genomi per i coronavirus che erano stati trovati sulle superfici del mercato dei frutti di mare di Wuhan. Erano diversi dai primi casi documentati negli esseri umani?

Zhan ha eseguito l’analisi. No, erano uguali al 100 per cento. Sicuramente da esseri umani, non da animali. La teoria del mercato dei frutti di mare, che i funzionari sanitari cinesi e l’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno sposato nei primi giorni della pandemia, si sbagliava. I rilevatori di puzzle di Chan pulsarono di nuovo. “Shing”, ha scritto a Zhan, “questo giornale sarà una pazzia”.

Nelle settimane successive, mentre il sole primaverile inseguiva le ombre sul pavimento della sua cucina, Chan stava in piedi al suo bancone e sbatteva fuori il suo giornale, facendo a malapena una pausa per mangiare o dormire. Era chiaro che la prima SARS si è evoluta rapidamente durante i primi tre mesi di vita, perfezionando costantemente la sua capacità di infettare gli esseri umani e sedimentandosi solo nelle fasi successive dell’epidemia. Al contrario, il nuovo virus assomigliava molto di più alla SARS nelle ultime fasi. “È quasi come se mancasse la fase iniziale”, si meravigliò Chan con Zhan. O, come ha scritto nel loro giornale, come se “fosse già ben adattato alla trasmissione umana”.

Era una linea profondamente provocatoria. Chan stava insinuando che il virus aveva già familiarità con la fisiologia umana quando ha avuto la sua festa di debutto a Wuhan alla fine del 2019. Se così fosse, c’erano tre possibili spiegazioni.

Forse si trattava solo di una sfortuna sconcertante: le mutazioni si erano tutte verificate in una specie ospite precedente, e si era trattato della sistemazione genetica perfetta per un’invasione dell’umanità. Ma non aveva senso. Quelle mutazioni sarebbero state svantaggiose nel vecchio ospite.

Forse il virus era circolato nell’uomo per mesi senza essere scoperto, risolvendo i problemi, e nessuno se n’era accorto. Anche questo è improbabile. I funzionari sanitari cinesi non se ne sarebbero accorti, e anche se lo avessero fatto, ora sarebbero in grado di tornare indietro attraverso i campioni immagazzinati per trovare le tracce delle versioni precedenti. E non hanno trovato nulla.

Questo lasciava una terza possibilità: La fase mancante era avvenuta in un laboratorio, dove il virus era stato addestrato sulle cellule umane. Chan sapeva che questo era il terzo binario di potenziali spiegazioni. All’epoca, i teorici della cospirazione stavano fantasticando su armi biologiche, e Chan era restio a dare loro delle munizioni. Ma non voleva neanche fare politica nascondendo le sue scoperte. Chan è una trentenne, ancora all’inizio della sua carriera, e un’assoluta idealista della purezza del processo scientifico. I fatti sono fatti.

O almeno lo erano. Fin dall’inizio della pandemia, l’amministrazione Trump è stata criticata per aver giocato in fretta e furia con i fatti, negando, esagerando o rigirandoli per soddisfare le esigenze politiche del presidente. Di conseguenza, molti scienziati hanno imparato a censurarsi per paura che le loro parole vengano travisate. Tuttavia, Chan ha pensato: se si sedesse su una ricerca scientifica solo per evitare di fornire munizioni ai teorici della cospirazione o a Trump, sarebbe migliore di loro?

Chan sapeva di dover andare avanti e rendere pubbliche le sue scoperte. Nella bozza finale del suo articolo, ha silurato la teoria del mercato dei frutti di mare, poi ha esposto un caso in cui il virus sembrava stranamente ben adattato agli esseri umani. Ha citato tutte e tre le possibili spiegazioni, formulando con attenzione la terza per sottolineare che se il romanzo coronavirus provenisse da un laboratorio, sarebbe stato il risultato di un incidente nel corso di una ricerca legittima.

Il 2 maggio Chan ha caricato l’articolo su un sito in cui sono condivisi, per un’aperta revisione tra pari, gli articoli di biologia non ancora pubblicati, noti come “pre-stampe”. Ha twittato la notizia e ha aspettato. Il 16 maggio il Daily Mail, un tabloid britannico, ha ritirato la sua ricerca. Il giorno dopo, Newsweek ha pubblicato un articolo con il titolo “Gli scienziati non dovrebbero escludere il laboratorio come fonte di coronavirus, dice un nuovo studio”.

E questo, dice Chan, è quando “la merda è esplosa ovunque”.

Alina Chan, biologa molecolare del Broad Institute, dice che non possiamo escludere la possibilità che il nuovo coronavirus abbia avuto origine in un laboratorio, anche se sa che è una cosa politicamente radioattiva. / Foto di Mona Miri

Chan era venuta alla mia attenzione una settimana prima che la storia di Newsweek fosse pubblicata attraverso i suoi tweet intelligenti e semplici, che ho trovato rinfrescanti in un momento in cui la maggior parte degli scienziati stava evitando ogni seria discussione sulla possibilità che COVID-19 fosse fuggito da un biolab. Avevo scritto molto sull’ingegneria genetica e sulla cosiddetta ricerca sul guadagno di funzione – l’affascinante, anche se spaventosa, linea di scienza in cui gli scienziati alterano i virus per renderli più trasmissibili o letali come modo per valutare quanto quei virus siano vicini a causare pandemie. Sapevo anche che gli agenti patogeni mortali fuggono dai biolab con una frequenza sorprendente. La maggior parte di questi incidenti finiscono per essere innocui, ma molti ricercatori sono stati infettati e le persone sono morte di conseguenza.

Per anni, gli scienziati preoccupati hanno avvertito che questo tipo di ricerca sugli agenti patogeni avrebbe innescato una pandemia. Il più importante tra loro è stato l’epidemiologo di Harvard Marc Lipsitch, che ha fondato il gruppo di lavoro di Cambridge nel 2014 per fare pressione contro questi esperimenti. In una serie di documenti politici, op-eds e forum scientifici, ha sottolineato che gli incidenti che coinvolgono agenti patogeni mortali si verificano più di due volte a settimana nei laboratori statunitensi, e ha stimato che solo 10 laboratori che effettuano ricerche sul guadagno di funzione in un periodo di 10 anni correrebbero un rischio di rilascio accidentale di quasi il 20 per cento. Nel 2018, ha sostenuto che un tale rilascio potrebbe “portare alla diffusione globale di un virus virulento, un incidente di biosicurezza su una scala mai vista prima”.

Grazie anche al gruppo di lavoro di Cambridge, il governo federale ha brevemente istituito una moratoria su tale ricerca. Entro il 2017, tuttavia, il divieto è stato revocato e i laboratori statunitensi hanno ripreso a farlo. Oggi, negli Stati Uniti e in tutto il mondo, ci sono decine di laboratori che conducono quotidianamente esperimenti con i più letali agenti patogeni conosciuti. Uno di questi è l’Istituto di Virologia di Wuhan. Per più di un decennio, i suoi scienziati hanno scoperto i coronavirus nei pipistrelli della Cina meridionale e li hanno riportati al loro laboratorio di Wuhan. Lì, mescolano i geni di diversi ceppi di questi nuovi virus per testare la loro infettività nelle cellule umane e negli animali da laboratorio.

Quando a gennaio si è sparsa la voce che un nuovo coronavirus aveva causato un’epidemia a Wuhan – che si trova a migliaia di chilometri da dove i pipistrelli che portano questa stirpe di virus sono naturalmente trovati – molti esperti sono stati tranquillamente allarmati. Non c’erano prove che il laboratorio fosse la fonte del virus, ma i pezzi combaciano.

Nonostante le prove, la comunità scientifica ha rapidamente respinto l’idea. Peter Daszak, presidente della EcoHealth Alliance, che ha finanziato il lavoro dell’Istituto di virologia di Wuhan e di altri laboratori alla ricerca di nuovi virus, ha definito la nozione “assurda”, e molti altri esperti hanno fatto eco a questo sentimento.

Ma non era necessariamente quello che ogni scienziato pensava in privato. “Non possono parlare direttamente”, mi disse uno scienziato in confidenza, riferendosi alla paura della comunità virologica di far sensazionalizzare i loro commenti nell’ambiente politico odierno. “Molti virologi non vogliono essere odiati da tutti sul campo”.

Ci sono altre potenziali ragioni per il pushback. C’è da tempo la sensazione che se il pubblico e i politici sapessero davvero della pericolosa ricerca sugli agenti patogeni condotta in molti laboratori, si sentirebbero indignati. Negare la possibilità di un incidente catastrofico come questo, quindi, potrebbe essere visto come una forma di conservazione della carriera. “Per il sostanziale sottoinsieme dei virologi che svolgono ricerche sul guadagno di funzioni”, Richard Ebright, un microbiologo della Rutgers e un altro membro fondatore del gruppo di lavoro di Cambridge, mi ha detto, “evitare restrizioni sui finanziamenti alla ricerca, evitare l’implementazione di standard di biosicurezza appropriati e evitare l’implementazione di un’adeguata supervisione della ricerca sono potenti motivazioni”. Antonio Regalado, redattore di biomedicina del MIT Technology Review, ha detto in modo più diretto. Se si scoprisse che COVID-19 proviene da un laboratorio, ha twittato, “manderebbe in frantumi l’edificio scientifico dall’alto verso il basso”.

Questo è un incentivo abbastanza buono per respingere semplicemente l’intera ipotesi, ma si è rapidamente trasformato in un’illuminazione globale dei media e, per procura, del pubblico. Un assolutismo malsano: O lei ha insistito che tutte le domande sul coinvolgimento dei laboratori erano assurde, o è stato uno strumento dell’amministrazione Trump e della sua disperazione nel dare la colpa alla Cina per il virus. Ero abituato agli esperti dei social media che ignoravano fatti scomodi o politicamente tossici, ma non mi sarei mai aspettato di vedere una cosa del genere da alcuni dei nostri migliori scienziati.

Ecco perché Chan si è distinto su Twitter, osando dire la verità al potere. “È molto difficile fare ricerca quando un’ipotesi è stata lanciata negativamente come teoria della cospirazione”, ha scritto. Poi ha offerto qualche serio consiglio ai ricercatori, suggerendo che la maggior parte della ricerca virale dovrebbe essere fatta con virus sterilizzati che hanno fatto rimuovere in anticipo il loro meccanismo di replicazione, in modo che, anche se sfuggissero al confino, sarebbero incapaci di fare copie di se stessi. “Quando queste precauzioni non vengono seguite, il rischio di fuga dal laboratorio è esponenzialmente più alto”, ha spiegato, aggiungendo: “Spero che la pandemia motivi i comitati locali per l’etica e la biosicurezza a riflettere attentamente su come ridurre il rischio”. L’autrice ha approfondito questo aspetto in un altro tweet diversi giorni dopo: “Preferirei anche, personalmente, se i laboratori ad alto livello di biosicurezza non si trovassero nelle città più popolose della terra”.

Quanto sono sicuri i Biolab di Boston?

Essendo uno dei centri mondiali di biotecnologia, l’Hub è costellato di laboratori accademici e aziendali che fanno ricerca sui patogeni. Il più importante tra questi è il National Emerging Infectious Diseases Laboratories (NEIDL) dell’Università di Boston, l’unico laboratorio della città designato come BSL-4 (il più alto livello di biosicurezza e lo stesso livello del Wuhan Institute of Virology). È uno dei circa una dozzina di laboratori negli Stati Uniti attrezzati per lavorare con le versioni live dei virus più pericolosi del mondo, tra cui Ebola e Marburg. I ricercatori hanno iniziato a farlo nel 2018 dopo un decennio di polemiche: Molti locali si sono opposti al rischio di collocare una tale struttura nel centro di una grande area metropolitana.

La buona notizia? Prima dell’apertura, il NEIDL ha intrapreso una delle valutazioni dei rischi più approfondite della storia, imparando dagli errori di altre strutture. Anche Lynn Klotz, un senior science fellow del Center for Arms Control and Non-Proliferation di Washington, con sede a Washington, che ha consigliato i gruppi locali che si sono opposti al NEIDL, ha detto al sito web medico Contagion che il laboratorio probabilmente dispone dei migliori protocolli e misure di sicurezza possibili.

Ma la realtà, ha aggiunto Klotz, è che la maggior parte degli incidenti di laboratorio sono causati da errori umani, e non c’è molto che si possa fare attraverso una buona progettazione e protocolli per prevenire proattivamente tali errori. (O per proteggersi da un rilascio intenzionale da parte di un ricercatore scontento, come presumibilmente è successo negli attacchi all’antrace del 2001). Il biologo molecolare della Rutgers Richard Ebright, critico di lunga data della ricerca sui patogeni potenzialmente pericolosi, afferma che i rischi introdotti dal NEIDL non sono abbastanza bassi e “sicuramente non valgono i benefici trascurabili”.

Tuttavia, il rischio è relativo. Klotz ha stimato la possibilità di fuga di un agente patogeno da un laboratorio BSL-4 allo 0,3% all’anno, e il NEIDL è probabilmente molto più sicuro del tipico laboratorio BSL-4. E se la cattura di un agente patogeno mortale è la vostra paura, beh, attualmente correte un buon rischio di trovarne uno nel vostro quartiere. Fino a quando questo non sarà chiarito, i biolab della città sono probabilmente tra gli spazi più sicuri della città.

Chan aveva iniziato a usare il suo account Twitter solo pochi giorni prima, come forma di sensibilizzazione per il suo giornale. La piattaforma sociale è diventata il modo in cui molti scienziati scoprono l’uno il lavoro dell’altro, e gli studi hanno dimostrato che l’attenzione su Twitter si traduce in un aumento delle citazioni per un articolo nella letteratura scientifica. Ma è un forum notoriamente grezzo. Molti scienziati non sono preparati per le tempeste digitali che affliggono Twitter, e non lo gestiscono bene. Chan lo temeva all’inizio, ma ha subito preso a Twitter come un nativo digitale. “Avere Twitter eleva il tuo lavoro”, dice. “E penso che sia davvero divertente parlare di quel lavoro con i non scienziati”.

Dopo aver letto i suoi tweet, ho rivisto la sua prestampa, che ho trovato sconvolgente, e le ho scritto per dirlo. Mi ha ringraziato e ha scherzato dicendo che temeva che potesse essere un “suicidio per la carriera”.

Non passò molto tempo prima che cominciasse a sembrare che potesse avere ragione.

Parlando, si scopre che – anche di fronte alla censura – non era niente di nuovo per Chan, che è canadese ma è cresciuta a Singapore, uno dei regimi più repressivi della terra. I suoi genitori, entrambi professionisti dell’informatica, incoraggiavano il libero pensiero e la ricerca seria nella figlia, ma il sistema scolastico locale non lo faceva. Si trattava invece di un sistema a pressione che premiava gli studenti che si mettevano in riga, e si muoveva rapidamente per mettere a tacere i ribelli.

Questo è stato un brutto colpo per Chan. “Bisogna inchinarsi agli insegnanti”, dice. “A volte si presentavano insegnanti di altre classi e mi chiedevano di inchinarmi a loro”. E io dicevo: “No, non sei il mio insegnante”. Allora credevano nelle punizioni corporali. Un insegnante poteva semplicemente prendere un grosso bastone e picchiarti davanti alla classe. Mi hanno picchiato così tante volte”.

Eppure, Chan si ribellò in piccoli modi, saltando la scuola e frequentando la sala giochi. Perse anche l’interesse per i suoi studi. “Non mi piaceva proprio la scuola. E non mi piacevano tutte le attività extracurriculari che ti offrono a Singapore”, dice. La situazione è cambiata quando un insegnante l’ha reclutata per le Olimpiadi di matematica, in cui squadre di studenti si sfidano per risolvere rompicapi aritmetici diabolicamente difficili. “Mi è piaciuto molto”, dice. “Ci si siede in una stanza e si pensa ai problemi”.

Chan avrebbe anche potuto perseguire una carriera in matematica, ma poi si è scontrata con squadre provenienti dalla Cina nelle competizioni delle Olimpiadi. “Avrebbero semplicemente cancellato tutti gli altri dal tabellone”, dice. “Erano macchine. Si erano allenate in matematica da quando sapevano camminare. Colpivano il cicalino prima ancora di capire la domanda. Ho pensato: “Non ho intenzione di sopravvivere in questo campo”.

Chan decise invece di dedicarsi alla biologia, studiando all’Università della British Columbia. “Mi piacevano i virus fin da quando ero adolescente”, dice. “Ricordo la prima volta che ho imparato a conoscere l’HIV. Pensavo fosse un rompicapo e una sfida”. Quell’istinto l’ha portata alla Harvard Medical School come postdoc, dove il puzzle è diventato il modo di costruire biomolecole simili a virus per svolgere compiti all’interno delle cellule, e poi nel laboratorio di Ben Deverman al Broad Institute. “Quando vedo una domanda interessante, voglio dedicare il 100 per cento del mio tempo a lavorarci”, dice. “Mi fisso molto sulle risposte alle domande scientifiche”.

Deverman, da parte sua, dice che non stava cercando attivamente di espandere il suo team quando Chan è arrivato, ma quando “le opportunità di assumere persone straordinarie mi cadono addosso”, le coglie. “Alina porta un sacco di valore al laboratorio”, spiega, aggiungendo che ha la capacità di fare perno tra diversi argomenti e di andare dritta al punto. In nessun altro luogo era così in mostra come con il suo lavoro sul coronavirus, che Deverman ha potuto osservare da vicino”. In effetti, Chan gli ha fatto passare così tante idee che alla fine è diventato un coautore. “È perspicace, determinata e ha la rara capacità di spiegare complesse scoperte scientifiche ad altri scienziati e al pubblico”, dice.

Queste abilità si sarebbero rivelate molto utili quando si fosse sparsa la voce del suo articolo sul coronavirus.

Se Chan avesse passato una vita intera a imparare a perseguire le domande scientifiche, ha passato la maggior parte del tempo a imparare cosa succede quando le risposte che fornisce sono politicamente radioattive. Dopo l’uscita della storia di Newsweek, le pubblicazioni a carattere conservativo sequestrate sul suo giornale come prova conclusiva del fatto che il virus proveniva da un laboratorio. “Tutti si sono concentrati su una sola riga”, lamenta Chan. “I tabloid ci hanno appena zoomato sopra”. Nel frattempo, i cospiratori hanno preso come una prova schiacciante delle loro folli teorie che c’era stata una fuga di notizie intenzionale.

Chan ha passato diversi giorni estenuanti a spegnere incendi online con le molte persone che avevano frainteso le sue scoperte. “Sono stata così ingenua”, mi dice con una risata veloce e autoironica. “Ho solo pensato: “Il mondo non dovrebbe pensare a questo in modo equo? Ora devo davvero prendermi a calci”.

Ancora più preoccupanti, però, sono state le reazioni degli altri scienziati. Non appena il suo giornale è stato raccolto dai media, i luminari del settore hanno cercato di censurarla. Jonathan Eisen, un noto professore della UC Davis, ha criticato lo studio a Newsweek e sul suo influente account Twitter, scrivendo: “Personalmente, non trovo l’analisi di questo nuovo saggio lontanamente convincente”. In un lungo thread, ha sostenuto che confrontare il nuovo virus con la SARS non era sufficiente per dimostrare che era preadattato agli esseri umani. Voleva vedere i confronti con il salto iniziale di altri virus dagli animali all’uomo.

Qualche istante dopo, Daszak si è accalcato. Il NIH aveva recentemente tagliato la sua sovvenzione alla sua organizzazione, EcoHealth Alliance, dopo che l’amministrazione Trump aveva saputo che una parte di essa era andata a finanziare il lavoro del Wuhan Institute of Virology. Daszak stava lavorando duramente per ripristinarlo e cercava di eliminare qualsiasi suggerimento di un collegamento con il laboratorio. Non si è trattenuto su Chan. “Questa è una ricerca sciatta”, ha twittato, definendola “uno studio filogenetico mal progettato con troppe inferenze e non abbastanza dati, che cavalca un’ondata di cospirazione per provocare un impatto maggiore”. Pipando i suoi tweet con punti esclamativi, ha attaccato il testo del saggio, sostenendo che un esperimento che citava era impossibile, e ha detto a Chan che non capiva i suoi stessi dati. In seguito, un sostenitore di Daszak ha seguito il suo filo con un GIF di una goccia di microfono.

Si trattava di una dinamica vecchia e familiare: un maschio silverback minacciato tentava di fare il prepotente con una giovane donna della tribù. Come postdoc, Chan era in una posizione vulnerabile. Il mondo della scienza è ancora un po’ medievale nella sua struttura di potere, con una manciata di istituzioni e individui che decidono chi viene pubblicato, chi ottiene posizioni, chi riceve sovvenzioni. C’è poco spazio per i ribelli.

Quello che è successo dopo non è né vecchio né familiare: Chan non si è tirato indietro. “Scusate per aver disturbato la caduta del microfono”, ha twittato, fornendo un link a un articolo della prestigiosa rivista Nature che “fa quell’esperimento che pensavi fosse impossibile”. Con gentilezza ma con fermezza, ha giustificato ogni punto che Daszak aveva attaccato, mostrandogli i suoi errori. Alla fine, Daszak si è ridotta a sostenere che aveva usato la parola “isolare” in modo errato. In un colpo di grazia, Chan ha fatto notare che in realtà la parola proveniva dai dati online forniti da GenBank, il database di sequenze genetiche del NIH. Si offrì di cambiarla con qualsiasi cosa avesse un senso. A quel punto, Daszak smise di rispondere. Insiste, tuttavia, sul fatto che Chan sta interpretando in modo eccessivo le sue scoperte.

Con Eisen, Chan ha prontamente accettato di testare la sua ipotesi trovando altri esempi di virus che infettano i nuovi ospiti. Nel giro di pochi giorni, si è presentata un’occasione perfetta quando è arrivata la notizia che il coronavirus era passato dagli esseri umani ai visoni nelle fattorie di pellicce europee. Sicuramente la versione in visone ha cominciato a mutare rapidamente. “In realtà si vede la rapida evoluzione”, ha detto Chan. “Solo nelle prime settimane, i cambiamenti sono piuttosto drastici”.

Chan ha anche fatto notare a Eisen che l’obiettivo di un sito web come bioRxiv (che si pronuncia “bioarchivio”) – dove ha pubblicato il documento – è quello di ottenere un feedback che renda i documenti migliori prima della pubblicazione. Ottima osservazione, ha risposto. Alla fine ha ammesso che c’erano “molte analisi interessanti nel giornale” e ha accettato di lavorare con Chan alla prossima bozza.

I duelli su Twitter con i suoi potenti colleghi non hanno fatto innervosire Chan. “Ho pensato che Jonathan fosse molto ragionevole”, dice. “Ho apprezzato molto la sua competenza, anche se non era d’accordo con me. Mi piace questo tipo di feedback. Ha contribuito a migliorare il nostro giornale”.

Con Daszak, Chan è più cauto. “Alcune persone hanno difficoltà a tenere sotto controllo le proprie emozioni”, dice. “Ogni volta che vedevo i suoi commenti, pensavo: “C’è qualcosa che posso imparare qui? C’è qualcosa su cui ha ragione e che dovrei sistemare?”. Alla fine ha deciso che non c’era.

Alla fine di maggio, sia i giornalisti che i detective in poltrona interessati al mistero del coronavirus stavano scoprendo Chan come una sorta di Holmes per il nostro Watson. Ha sgranocchiato le informazioni al doppio della nostra velocità, azzerando i piccoli dettagli che avevamo trascurato, ed è diventata un punto di riferimento per chi cercava spiegazioni senza giri di parole sulle ultime novità scientifiche su COVID-19. È stato emozionante vedere il suo ragionamento in tempo reale, un promemoria del perché ho sempre amato la scienza, con la sua ricerca di modelli che a volte portano a rivelazioni entusiasmanti. Il sito web CNET l’ha descritta in un racconto su “una lega di scienziati-tornati-detective” che stavano usando tecnologie di sequenziamento genetico per scoprire le origini di COVID-19. Dopo che è uscito, Chan ha aggiunto “scienziato diventato detective” alla sua biografia su Twitter.

È stata all’altezza del suo nuovo nom de tweet. Mentre la ricerca della fonte del virus continuava, diversi team scientifici hanno pubblicato dei documenti che identificano un coronavirus strettamente correlato in animali simili a pangolini e mangiatori di pangolini che sono pesantemente trafficati in Asia per la loro carne e le loro scaglie. Il numero di studi diversi ha fatto sembrare che questo virus fosse onnipresente nei pangolini. Molti scienziati hanno abbracciato con entusiasmo l’idea che gli animali potessero essere gli ospiti intermedi che avevano trasmesso il nuovo coronavirus agli esseri umani. Si adattava alle loro teorie preesistenti sui mercati umidi, e avrebbe significato che nessun laboratorio era stato coinvolto.

Mentre Chan leggeva i giornali sul pangolino, si insospettì. Il primo fu di una squadra che aveva analizzato un gruppo di animali intercettati dalle autorità anti-contrabbando della Cina meridionale. Hanno trovato il virus strettamente correlato in alcuni di essi e hanno pubblicato i genomi di quel virus. Alcuni degli altri documenti, però, erano stranamente ambigui sulla provenienza dei loro dati o su come erano stati costruiti i loro genomi. Avevano davvero prelevato campioni da pangolini veri e propri?

Ancora una volta, Chan ha inviato un messaggio a Shing Hei Zhan. “Shing, qui c’è qualcosa di strano”, scrisse. Zhan ha tirato fuori i dati grezzi dai giornali e ha confrontato i genomi che avevano pubblicato. Le singole copie di un virus provenienti da animali diversi dovrebbero avere piccole differenze, così come gli individui di una specie hanno differenze genetiche. Eppure i genomi di tutti i giornali sul pangolino erano perfettamente corrispondenti – gli autori hanno tutti utilizzato semplicemente la serie di dati del primo gruppo. Lungi dall’essere onnipresente, il virus era stato trovato solo in pochi pangolini che erano tenuti insieme, e non era chiaro dove l’avessero preso. Gli animali potrebbero anche averlo preso dal loro stesso contrabbandiere.

Sorprendentemente, un gruppo di autori di Nature sembrava addirittura utilizzare le stesse sequenze genetiche dell’altro documento come se fosse la conferma della propria scoperta. “Queste sequenze sembrano provenire dallo stesso virus (Pangolin-CoV) che abbiamo identificato nel presente studio”.

Chan li ha chiamati su Twitter: “Certo che è lo stesso Pangolin-CoV, avete usato lo stesso set di dati!” Per il contesto, ha poi aggiunto: “Immaginate se gli studi clinici stessero giocando in fretta e furia con i dati dei loro pazienti; rinominare i pazienti, gettarli in diversi dataset senza chiarimenti, possibilmente anche descrivendo lo stesso paziente più volte in diversi studi non intenzionalmente”.

Lei e Zhan hanno pubblicato una nuova prestampa su bioRxiv smantellando i fogli di pangolino. La conferma è arrivata a giugno quando sono stati annunciati i risultati di uno studio su centinaia di pangolini nel commercio di animali selvatici: Nessun pangolino aveva alcun segno di un coronavirus. Chan ha fatto un giro di vittoria su Twitter: “Sostiene la nostra ipotesi per tutto questo tempo.” La teoria del pangolino è crollata.

Chan ha poi trasformato i suoi poteri holmesiani in un gioco più grande: Daszak e l’Istituto di Virologia di Wuhan. Daszak ha perorato la sua causa ovunque da 60 Minuti al New York Times ed è riuscito a raccogliere simpatia per la sua causa, facendo persino firmare a 77 premi Nobel una lettera in cui chiedeva al NIH di ripristinare i finanziamenti dell’EcoHealth Alliance.

In diversi lunghi e dettagliati “tweetorials”, Chan ha iniziato a gettare una nuvola di sospetto sul lavoro del WIV. Ha sottolineato che gli scienziati avevano scoperto un virus che è più del 96 per cento identico al coronavirus COVID-19 nel 2013 in un pozzo minerario, subito dopo che tre minatori che vi lavoravano erano morti a causa di una malattia simile al COVID. Il WIV non ha condiviso queste scoperte fino al 2020, anche se l’obiettivo di tale lavoro, ha sottolineato Chan, era presumibilmente quello di identificare i virus con il potenziale di causare malattie umane e di mettere in guardia il mondo su di essi.

Anche se quel virus aveva ucciso tre minatori, Daszak ha detto che all’epoca non era considerato una priorità da studiare. “Stavamo cercando il virus della SARS, e questo era diverso del 20 per cento. Pensavamo che fosse interessante, ma non ad alto rischio. Quindi non abbiamo fatto nulla e l’abbiamo messo nel congelatore”, ha detto a un giornalista di Wired. Solo nel 2020, ha sostenuto, hanno iniziato a indagare su di esso una volta che si sono resi conto della sua somiglianza con COVID-19″. Ma Chan ha indicato un database online che mostra che la WIV ha effettuato una sequenziazione genetica del virus della miniera nel 2017 e nel 2018, analizzandolo in un modo che avevano fatto in passato con altri virus in preparazione per condurre esperimenti con loro. Diplomatica e al tempo stesso impassibile, ha scritto: “Credo che Daszak sia stato male informato”.

Per buona misura, quasi di sfuggita, Chan fece notare un dettaglio che nessun altro aveva notato: COVID-19 contiene una sequenza genetica non comune che è stata usata in passato dagli ingegneri genetici per inserire geni nei coronavirus senza lasciare traccia, e cade nel punto esatto che permetterebbe agli sperimentatori di scambiare diverse parti genetiche per cambiare l’infettività. Quella stessa sequenza può verificarsi naturalmente in un coronavirus, quindi questa non era una prova inconfutabile di un’origine innaturale, ha spiegato Chan, “solo un’osservazione”. Eppure, è bastato che un utente di Twitter si chiedesse: “Se la pena capitale fosse così dolorosa come quella che Alina Chan sta facendo a Daszak/WIV per quanto riguarda la loro storia, sarebbe illegale”.

Daszak dice che in effetti era stato male informato e non sapeva che il virus trovato nel pozzo della miniera era stato sequenziato prima del 2020. Dice anche che un grande laboratorio, con grandi scienziati, è stato scelto per cercare comportamenti sospetti a sostegno di una teoria preconcetta. “Se credi, nel profondo, che qualcosa di sospetto sia andato avanti, allora quello che fai è passare attraverso tutte le prove e cercare cose che supportino quella convinzione”, dice, aggiungendo: “Non è così che si trova la verità”.

Molti dei punti dei tweetorials di Chan erano stati fatti anche da altri, ma lei è stata la prima scienziata rispettabile a mettere tutto insieme. Quella stessa settimana, il Sunday Times di Londra e la BBC hanno pubblicato delle storie che seguivano la stessa pista di briciole di pane che Chan aveva tracciato per suggerire che c’era stato un insabbiamento al WIV. La storia si diffuse presto in tutto il mondo. Nel frattempo, la WIV ha negato con fermezza qualsiasi fuga di notizie virali. Il direttore del laboratorio Yanyi Wang è andato alla televisione cinese e ha descritto tali accuse come “pura fabbricazione”, spiegando che il coronavirus del pipistrello del 2013 era così diverso dal COVID che non avrebbe potuto evolversi così rapidamente in esso e che il laboratorio lo ha solo sequenziato e non ne ha ottenuto un virus vivo.

A tutt’oggi, non ci sono prove definitive se il virus si sia manifestato in modo naturale o abbia avuto origine in un laboratorio, ma l’ipotesi che la struttura di Wuhan sia stata la fonte è sempre più diffusa e la scienza dietro di essa non può più essere ignorata. E Chan è in gran parte da ringraziare per questo.

In tarda primavera, Chan ha attraversato le alte porte di vetro del Broad Institute per la prima volta dopo mesi. Mentre si faceva strada attraverso lo scintillante foyer di marmo, il suo cigolio delle scarpe da ginnastica riecheggiava nel silenzio. Era come la versione zombie dell’apocalisse del Broad; tutte le luci brillanti ma nessuna delle persone. Era ancora più strano che indossasse la tuta da ginnastica per andare al lavoro.

Qualche giorno prima, la Broad aveva iniziato a far tornare i ricercatori nei loro laboratori per far ripartire i loro progetti. Tutto il lavoro al computer doveva ancora essere fatto a distanza, ma gli scienziati al banco, come Chan, potevano entrare giusto il tempo necessario per spostarsi lungo le loro colture cellulari, a patto che venissero testati per il virus ogni quattro giorni.

Nel suo laboratorio, Chan ha indossato il camice bianco e ha fatto l’inventario, buttando via mesi di reagenti scaduti e ordinando nuovi materiali. Poi ha recuperato alcuni campioni dal congelatore, ha preso posto in una delle cappe per la coltura dei tessuti – acciaio inossidabile, armadietti controllati ad aria in cui gli ingegneri cellulari fanno il loro lavoro – e ha iniziato a far rivivere alcuni dei suoi vecchi esperimenti.

Aveva emozioni contrastanti sul fatto di essere tornata. È stato bello liberare i suoi progetti di terapia genica dalla loro stasi, ed era ancora più entusiasta del nuovo progetto a cui lei e Deverman stavano lavorando: uno strumento online che permette agli sviluppatori di vaccini di tracciare i cambiamenti nel genoma del virus in base al tempo, all’ubicazione e ad altre caratteristiche. “È nato dalla mia frustrazione personale per non essere riuscita ad ottenere risposte in tempi brevi”, dice.

D’altra parte, le mancava il suo lavoro di detective. “Volevo fermarmi dopo la stampa del pangolino”, dice, “ma questo mistero continua ad attirarmi di nuovo. Così, mentre aspetta che le sue culture cellulari crescano, questa volta, solo in disparte, questa volta, ha più compagnia: Sempre più spesso, gli scienziati la contattano silenziosamente per condividere le loro teorie e i loro documenti sulle origini di COVID-19, formando una sorta di crescente resistenza sotterranea. “C’è molta curiosità”, dice. “La gente comincia a pensarci più profondamente”. E devono farlo, dice, se vogliamo prevenire future epidemie: “E’ davvero importante scoprire da dove viene, in modo che non si ripeta”.

Questo è ciò che tiene sveglia Chan di notte: la possibilità di nuove epidemie negli esseri umani dalla stessa fonte. Se il virus è emerso naturalmente da una caverna di pipistrelli, potrebbero esistere altri ceppi pronti a diffondersi. Se sono strettamente correlati, qualsiasi vaccino sviluppiamo potrebbe funzionare anche su di loro. Ma questo potrebbe non essere il caso dei virus manipolati da un laboratorio. “Qualcuno potrebbe aver campionato virus da diverse grotte per un decennio e aver giocato a mix-and-match in laboratorio, e quei virus potrebbero essere così diversi l’uno dall’altro che nessuno dei nostri vaccini funzionerà su di loro”, dice. In ogni caso, “Dobbiamo trovare la provenienza di questo virus e chiuderlo”.

Qualunque sia l’informazione importante che troverà, possiamo essere sicuri che Chan la condividerà con il mondo. Lungi dall’essere scossa dalla polemica suscitata dal suo giornale, è più che mai impegnata a mantenere una linea che potrebbe essere facilmente superata. “Gli scienziati non dovrebbero censurarsi”, dice. “Siamo obbligati a mettere tutti i dati in circolazione”. Non dovremmo decidere che è meglio che il pubblico non sappia di questo o di quello. Se iniziamo a farlo, perdiamo credibilità e alla fine perdiamo la fiducia del pubblico. E questo non è un bene per la scienza”. Infatti, causerebbe un’epidemia di dubbi, e non sarebbe un bene per nessuno di noi.

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99 Responses to Il Coronavirus, sfuggito a un laboratorio?

  1. roberto says:

    se ti interessa una lunga ed interessante intervista in gallico su questa cosa (un po’ meno romantica della giovanotta che armata di twitter combatte da sola contro il mondo)

    https://lejournal.cnrs.fr/articles/la-question-de-lorigine-du-sars-cov-2-se-pose-serieusement

    e qui l’articolo (pur interessante ma un po’ più difficile da leggere)

    https://www.medecinesciences.org/fr/articles/medsci/full_html/2020/07/msc200195/msc200195.html

    lo posto non perché dica delle cose troppo diverse, anche loro sosengono che la fuga del virus da un laboratorio è una delle tre ipotesi da studiare, lo dico perché tra le diecimila antipatie che mi sono venute in questo periodo orrendo è quella per la retorica della censura

    nesssuno osa dire la verità!
    e poi la “verità” (che è un’ipotesi) è pubblicata su riviste acecssibili al pubblico che anche un mediocre scribacchino come me trova in 3 secondi (questo l’avevo letto intorno a natale)

    PS davvero ti consiglio Spillover, è veramente interessante e scritto in modo appassionante. non parla del covid-19 perché è uscito vari anni prima, ma proprio di come passano i virus da una specie all’altra e del lavoro di ricerca che c’è dietro

  2. roberto says:

    PPS
    “il Re Sole poteva solo sognarsi”

    il re sole vedeva chi voleva e quando voleva, cosa che all’umanità in questo momento è negata (ma ho l’abbonamento a netflix, che bello…)

  3. Mauricius Tarvisii says:

    Io ho rinunciato a inseguire sul piano delle pseudoscienze, perché ho capito che è del tutto inutile: non ho le competenze per farlo e nonostante questo articolo faccia ridere i polli, evidentemente chi lo ha scritto è molto più bravo di me a convincere le persone.
    Vado, però, al passo successivo: perché le misure di contenimento dovrebbero cambiare a seconda dell’origine del virus? Ebbene sì: il virus lo hanno creato Conte e Speranza perché ci odiano! E allora? Smette di trasmettersi?

    • roberto says:

      “perché le misure di contenimento dovrebbero cambiare a seconda dell’origine del virus? ”

      infatti non c’è nessunissima ragione

    • PinoMamet says:

      “Vado, però, al passo successivo”

      Ma dov’è che si parla di questo passo successivo?

      Io nell’articolo vedo solo che “Alina Chan si preparava per la chiusura”, con relativi acquisti, prevedendo appunto una chiusura.
      Dove sta scritto che invece sarebbe stata contraria a questo tipo di misure?

  4. Mauricius Tarvisii says:

    Aggiungo che sono un po’ deluso. Io sparavano di leggere pagine criptiche su sequenze di RNA, tecniche di editing, valanghe di tecnicismi incomprensibili per me profano. Invece mi ritrovo un sacco di comprensibilissimi discorsi su censure, finanziamenti, intrighi e compagnia. Insomma, evidentemente NON sta parlando qualcuno che ha studiato il virus e condivide ciò che ha scoperto.

    • roberto says:

      “o sparavano di leggere pagine criptiche ”

      prova con l’articoloch eho postato (più che con l’intervista che comuque è interessante), dovresti essere soddisfatto nel tuo masochismo
      🙂

      • Mauricius Tarvisii says:

        Molto interessante come articolo e mi pare che confuti alcuni argomento dei creatoinlaboratoristi. L’ipotesi reale su cui si indaga realmente, invece, è che il virus si sia naturalmente evoluto in animali domestici o da laboratorio.

    • Per MT

      “Aggiungo che sono un po’ deluso. Io sparavano di leggere pagine criptiche su sequenze di RNA, tecniche di editing,”

      Ah ecco.

      Quello che cercavi tu si chiama “articolo scientifico”.

      Quello che ho pubblicato io si chiama “articolo giornalistico”, che parla di una persona che scrive “articoli scientifici”.

      The Boston Magazine non scrive “valanghe di tecnicismi”. Poi non ho capito perché speravi di leggere pagine di pagine di roba per te incomprensibile, ma i gusti sono gusti.

      Comunque qui trovi tutto ciò che ti puo soddisfare:

      https://scholar.google.com/citations?user=uK5VWiYAAAAJ&hl=en

      • Mauricius Tarvisii says:

        Tra gli articoli riportati non ne trovo nessuno sull’argomento dell’articolo giornalistico, in realtà. Solo uno sul genoma del virus del pannolino, ma dire che una pista è sbagliata non significa provare la pista del laboratorio.

  5. Per MT e Roberto

    “perché le misure di contenimento dovrebbero cambiare a seconda dell’origine del virus? ”

    infatti non c’è nessunissima ragione”

    Infatti.

    La questione davvero interessante è un’altra, come ho scritto nella nota introduttiva.

  6. roberto says:

    la domanda è questa?

    “E se fosse invece il prodotto inevitabile della guerra della Tecnoscienza contro la Natura?”

    ok, ma ammetterai che è una questione irrilevante rispetto all’incipit

    “Sul Coronavirus esistono, come ben sappiamo, due narrazioni.
    C’è quella Lecita, garantita da pattuglie militari, fact-checker di Facebook e investimenti miliardari.
    Questa narrazione obbliga agli arresti domiciliari un’umanità abituata a vivere in un lusso che il Re Sole poteva solo sognarsi.”

    non è tanto la narrazione sulle origini che obbliga a stare in casa, perché come dicevamo, a prescindere dalle origini del virus, quello che obbliga a stare a casa sono i suoi effetti (o meglio le scelte politiche sulla base dei suoi effetti)

  7. Mauricius Tarvisii says:

    Non riesco a capire perché sarebbe più “significativa” l’origine antropica. Uno dei problemi del nostro impatto sugli habitat è proprio che la nostra pervasività aumenta il rischio di salti di specie. Dire che il problema sono i lavoratori, invece, è molto autoassolutorio: è colpa della Spectre degli scienziati e noi possiamo continuare a fare i nostri porci comodi come se nulla fosse.

  8. Francesco says:

    Premesso che non ho letto l’articolo per una valanga di ottime ragioni, sarei più interessato a discutere delle conseguenze da trarre nel caso fosse vero.

    Insomma, domani salta fuori che l’Ur-CV19 è stato creato in un laboratorio di Abbiategrasso da dei tizi che cercavano un sistema per avere pomodori più rossi.

    Cose ne consegue?

    che dobbiamo riscrivere le regole per fare certe ricerche? che dobbiamo smettere di fare certe ricerche? che dobbiamo pentirci, digiunare a vestirci di sacco (Roberto direi di sì, a prescindere)? che dobbiamo morire (quasi) tutti perchè siamo così tanti ed energivori che in ogni caso non ci possiamo stare? che la Natura (recitata da un attore a caso, tipico sarebbe Morgan Freeman) ha messo in atto un complesso piano per ridurre la popolazione umana – partendo dal crollo del desiderio di avere figli, passando per il tracollo della fecondità maschile, svoltando per la deviazione del desierio sessuale in qualsiasi direzione purchè sterile – che comprende anche la comparsa di virus assai bastardi?

    perchè i fatti senza comprensione non hanno mai alcun senso

    • roberto says:

      francesco

      “Insomma, domani salta fuori che l’Ur-CV19 è stato creato in un laboratorio di Abbiategrasso da dei tizi che cercavano un sistema per avere pomodori più rossi.”

      la premessa però non è esattamente così, ma qualcosa del genere “in laboratorio stanno studiando il virus della sars per capirci qualcosa e oups, gli è scappato”

      il che cambia la risposta da dare alla domanda “dobbiamo smettere di fare certe ricerche”

      fosse solo avere pomodori più rossi, ovviamente tutti direbbero di si. fosse “ricerca medica per evitare casini grossi” sarebbepiù delicato

      (no ti prego, il digiuno no, fatemi morire a pancia pena!

      • Francesco says:

        1) la tua nota su quali ricerche sono importanti e quali superflue mi stupisce per l’ingenuità! ho scritto la prima scemenza che mi è venuta in mente perchè “la ricerca è la ricerca”.

        2) il digiuno per tutti voi abitanti di Ninive, più la cenere sulla capa e il vestito di sacco! ma sono solo 40 giorni

        😀

    • Per Francesco

      “Insomma, domani salta fuori che l’Ur-CV19 è stato creato in un laboratorio di Abbiategrasso da dei tizi che cercavano un sistema per avere pomodori più rossi.

      Cose ne consegue?

      che dobbiamo riscrivere le regole per fare certe ricerche? ”

      L’esempio lo trovo perfetto: non esiste un confine tra gli scienziati “cattivi” che fanno ricerche militari, quelli che hanno fatto la DDT, quelli che fanno pesticidi e diserbanti, quelli che fanno ricerche mediche.

      Ecco perché parlavo di “Tecnoscienza”, che ha come compito misurare, dominare, trasformare e in ultima istanza combattere la Natura.

      Cosa “dobbiamo fare”?

      Smettere di fare certe ricerche?

      Io non ho nemmeno cominciato, per cui non saprei dire cosa “dobbiamo fare”.

      Però è interessante osservare certi processi, non ti sembra, e magari anche cercare di capirli, visto che ci trasformano?

      • Francesco says:

        Sì però quello spirito è un pò troppo da “nobiluomo partenopeo” che legge delle ferrovie che costruiscono in Inghilterra, Francia, Germania, Russia e poi va a vedere quella che fanno giù a Portici e si chiede “questo cambierà il mondo?” senza nessuna intenzione di fare nulla al riguardo

        Capire senza volontà di intervenire è un pò non essere davvero convinti che sia importante. Come guardare le belle ragazze senza davvero pensare “moh con quella ci provo”

        Ciao

        • Per Francesco

          ” senza nessuna intenzione di fare nulla al riguardo”

          Non te la prendere, è solo una riflessione…

          io sono abituato a sbattermi enormemente per le cose in cui credo, perché non potrei fare diversamente.

          Però quando, dopo essermi fatto un discreto mazzo, mi rendo conto di avere dei limiti non da poco e di non poter cambiare minimamente il mondo, arriva sempre qualcuno che fa meno di me, e mi accusa di fare il menefreghista-che-non-fa-nulla-al-riguardo.

          • Francesco says:

            touchè!

            ma è che tu non hai Uno molto in alto a cui rivolgerti per chiedere quello che ritiene buono e giusto, io sì e questo cambia la forma mentis

            PS lungi da me volerti accusare, ti garantisco

          • Mauricius Tarvisii says:

            Ma dopo esserti fatto il discreto mazzo stai saltando con entusiasmo sul carro di una ipotesi che è controproducente rispetto al tuo mazzo. E tutto questo lo stai facendo emotivamente – temo – per una reazione (inutile, per i motivi su cui concordi) contro le misure restrittive.

            • per MT

              ” E tutto questo lo stai facendo emotivamente – temo – per una reazione (inutile, per i motivi su cui concordi) contro le misure restrittive.”

              veramente io sono uno dei pochi a cui le misure restrittive piacciono, e l’ho detto dall’inizio.

              Posso considerarle oggettivamente sbagliate, ma la mia reazione emotiva è positiva.

              Sentire l’Arno la sera invece dei clacson dei movidari o sentire che ci sono 300 navi da crociera che arrugginiscono nei porti sono cose che non possono che rendere felici.

              Poi la parte razionale prevale, e mi preoccupo del controllo che si stanno prendendo su tutto e tutti.

            • PinoMamet says:

              A me le misure restrittive non piacciono- le accetto, le capisco (mi riservo il diritto di criticarle se mal pensate o applicate) ma non mi piacciono, e l’ho sempre detto.

              Continuo a non capire cosa ci sia di sconvolgente nella tesi della creazione in laboratorio del virus, nell’ambito di una comune sperimentazione.

              Può essere benissimo che sia poco credibile scientificamente, per motivi che ignoro.
              Da perfetto ignorante, la descrizione della signora Chan che ritiene più probabile il contrario mi pare convincente, ma che ne so, in fondo?

              Nel piccolo campo di mia competenza ci sono un sacco di cose che sembrano probabili o verosimili viste da fuori, e da dentro non lo sono affatto.

              Bene, ammettiamo che la tesi sia poco credibile scientificamente-

              mi stupisce però l’alzata di scudi immediata e all’unisono contro di essa, anche da persone che hanno altrettanta formazione scientifica quanta ne ho io, nei confronti di queste tesi non ufficiali.

              La scienza, anzi, la Scienza, ha ragione: non ci sono dubbi su questo.
              Ma la Scienza è fatta da dubbi, non da certezze e da roghi di eretici.

              Avranno sicuramente ragione tutti i contrari alla signora Chan. Ma mi piace pochissimo questo clima di caccia al dissidente, non lo trovo salutare.

              • Carlo says:

                Non c’è niente di sconvolgente nell’idea che il virus possa avere origine in laboratorio: semplicemente è molto improbabile che sia vero, inoltre volendo fare un po’ anch’io il complottista, vorrei fare notare che quasi tutti quelli che affermano che il virus è artificiale, dalla dissidente cinese all’ex segretario di stato USA Pompeo sono persone ostili al regime comunista cinese. Che il regime cinese non sia proprio simpaticissimo è un fatto e posso comprendere umanamente che una persona che ha dovuto lasciare il suo paese per colpa di tale regime voglia metterlo in cattiva luce in tutti i modi, ma proprio per questo le sue affermazioni dovrebbero essere preso cum grano salis. https://www.valigiablu.it/coronavirus-laboratorio-virologa-cinese/

              • Per Carlo

                “vorrei fare notare che quasi tutti quelli che affermano che il virus è artificiale, dalla dissidente cinese all’ex segretario di stato USA Pompeo sono persone ostili al regime comunista cinese”

                Non è complottismo: è normale che i propri interessi influenzino anche le proprie ricerche. Ma non da una parte sola.

              • roberto says:

                “Continuo a non capire cosa ci sia di sconvolgente nella tesi della creazione in laboratorio del virus,”

                personalmente non ci trovo nulla di sconvolgente

                come invece dicevo prima, mi irrita profondamente la retorica del noncelovoglionodire e tuttacensuraregime! ed infine perfortunachedavidechesibattecontrogolia

                Invece è un’ipotesi che è studiata, che viene considerata non plausibile (virus artificiale) o possibile (virus scappato dal laboratorio).

                ciò detto che quelli che devono cercare l’origine del virus lo facciano, e quelli che devono trovare una soluzione si spiccino.

              • PinoMamet says:

                “come invece dicevo prima, mi irrita profondamente la retorica del noncelovoglionodire e tuttacensuraregime! ”

                Sì, beh, è vero, ma a me irrita altrettanto la retorica di chidicequalcosadidiversoègomblottistanovax…

              • PinoMamet says:

                “semplicemente è molto improbabile che sia vero”

                ah, e perché?

                in realtà nell’articolo francese postato da Roberto leggo:
                ” Enfin, il reste la possibilité que SARS-CoV-2 descende d’un virus de chauves-souris isolé par les scientifiques lors des collectes de virus et qui se serait adapté à d’autres espèces au cours d’études sur des modèles animaux en laboratoire ; laboratoire dont il se serait ensuite échappé accidentellement.”

                Non mi pare né che dica che sia creato interamente in laboratorio
                (non ne so assolutamente nulla, ma mi parrebbe strano)

                né confuta interamente, anzi, diciamo pure che ammette la tesi per cui il virus possa essere stato sviluppato in laboratorio partendo da quello di certe specie animali e poi “sfuggito” per errore.

                Che poi mi pare più o meno quello che dice Alina Chan, o sbaglio?

                Che poi non ci vedo nessuna necessità di complotto di cattivissimi scienziati o di regimi autoritari.

                Un comunissimo errore umano…

              • roberto says:

                in effetti…. diciamo che le retoriche sono irritanti

              • PinoMamet says:

                Ri-cito:

                “Même s’il s’avère que la pandémie de Covid-19 est finalement le résultat d’une zoonose « classique », plusieurs incidents ayant conduit à des sorties accidentelles de virus depuis des laboratoires ont été documentés ces dernières années. Un des cas les plus connus concerne le virus Marburg, issu d’une contamination par des singes sauvages. La pandémie grippale de 1977 en est un autre exemple. Des études génétiques récentes suggèrent qu’elle aurait résulté de la sortie de laboratoire d’une souche virale collectée dans les années 1950. Et plus récemment, plusieurs sorties accidentelles de SARS-CoV étudiés dans des laboratoires ont été rapportées dans la littérature, même si elles n’ont heureusement donné lieu à aucune épidémie importante.”

              • Mauricius Tarvisii says:

                “né confuta interamente, anzi, diciamo pure che ammette la tesi per cui il virus possa essere stato sviluppato in laboratorio partendo da quello di certe specie animali e poi “sfuggito” per errore”

                Un attimo, però, perché si rischia di fare confusione. Un conto è dire che il genoma è stato editato, un conto è dire che la mutazione del salto di specie sia avvenuta in un animale che era cavia di laboratorio (caso di Marburg). L’edit l’articolo lo esclude dicendo che le sequenze “sospette” in realtà non sono sospette quanto dicono gli “editisti”.

                Comunque mi pare che non sia stata portata nessuna prova della fuga dal laboratorio di questo virus mutato naturalmente.

              • PinoMamet says:

                E’ vero; a quanto ne so io- e non ne so niente- mi pare sia più o meno un’ipotesi che non si può escludere completamente, anche se in assoluto non la più probabile.

  9. Ugo Bardi says:

    Non è proprio perfetto deepl. Tipo questa frase:

    “Pipando i suoi tweet con punti esclamativi, ha attaccato il testo del saggio, sostenendo che un esperimento che citava era impossibile, e ha detto a Chan che non capiva i suoi stessi dati. In seguito, un sostenitore di Daszak ha seguito il suo filo con un GIF di una goccia di microfono.”

    Cosa vorrà mai dire?

    • Per Ugo

      “Cosa vorrà mai dire?”

      🙂

      Infatti, oggi sto lavorando su uno statuto, un bando e un patto per la gestione condivisa di un’area, più un progetto di glossario, per cui il tempo per fare revisioni non ne ho…

      il mio scopo era di presentare un testo per chi magari mastica l’inglese, ma preferisce leggere in italiano, poi quando ha dei dubbi, può passare direttamente all’inglese.

    • roberto says:

      però è una bella frase
      🙂

    • PinoMamet says:

      Credo che sia all’incirca “disseminando di punti esclamativi i suoi tweet”… e “un sostenitore di Daszak ha rilanciato il suo thread con una GIF del gesto di far cadere il microfono” (=gesto di trionfo dei rapper anni Ottanta).

      Non semplicissimo da seguire, in effetti: pensate come deve essere per un americano leggere a un articolo scritto in italiano con riferimenti a Fantozzi…

  10. Per MT

    “noi possiamo continuare a fare i nostri porci comodi ”

    Noi?

    Io non so te, personalmente faccio i miei porci comodi con un sacco di cose che però mi creano molti dubbi e problemi – ad esempio, andare al supermercato. Ieri ho comprato dei fagiolini verdi, e poi ho visto sulla confezione che erano stati coltivati… in Senegal.

    Ma francamente, non mi sentirò più a mio agio andando al supermercato, se vengo a sapere che un laboratorio in Cina perde dei virus.

    La Spectre mi sembra poi che fosse un’organizzazione immaginaria che cercava di fare determinate cose deliberatamente, qui se leggi l’articolo, vedi che la ricercatrice sospetta che invece che si sia trattato di un incidente, quindi non vedo cosa c’entri la Spectre.

    • Carlo says:

      Qui una spiegazione del perché è improbabile che il coronavirus sia artificiale: https://www.focus.it/scienza/scienze/coronavirus-artificiale-naturale

    • Mauricius Tarvisii says:

      Sei venuto a sapere che un laboratorio cinese perde dei virus? E che questo fa parte della guerra della Tecnoscienza contro la Natura? E che questo è più problematico della sistematica riduzione degli habitat naturali?
      A me non sembra che, con quanto c’è sul tavolo, tu possa dire di sapere queste cose.

      • Per MT

        “A me non sembra che, con quanto c’è sul tavolo, tu possa dire di sapere queste cose.”

        Ho detto di sapere qualcosa?

        • Mauricius Tarvisii says:

          Hai detto che non ti senti più a tuo agio al supermercato venendo a sapere che ecc.
          Io mi sento già poco a mio agio sapendo che il casino planetario che stiamo facendo ci espone a pandemie, per cui, paradossalmente, sapere che sospendendo gli esperimenti o migliorando i protocolli di sicurezza dei laboratori le pandemie non ci saranno più mi fa sentire meglio.

  11. mirko says:

    Non capisco perché un incidente scaturito da un laboratorio, non meriti di essere preso in considerazione.
    Solo per non apparire complottisti?

    • Carlo says:

      Non è che non sia stato preso in considerazione, è che proprio per le sue caratteristiche questo virus è probabilmente naturale: https://www.focus.it/scienza/scienze/coronavirus-artificiale-naturale

      • Per Carlo

        “questo virus è probabilmente naturale”

        Vado di fretta, guardo dopo…

        domanda al volo. L’articolo contesta quale di queste due affermazioni:

        a) “non è un’invenzione di laboratorio”

        b) “è un virus di origine naturale, che però è passato per un laboratorio, dove ha subito alcune manipolazioni”

        • Carlo says:

          L’articolo confuta l’affermazione b) (cioè che il Covid-19 sia stato prodotto manipolando un precedente virus naturale).

          • Francesco says:

            il che, paradossalmente, è peggio: vuole dire che il nostro intervento sulla natura è così pesante che è la natura stessa a “manipolare” i virus fino a che ci si attaccano

            non c’è bisogno che noi ci si balocchi direttamente con i virus, basta che smanettiamo sull’ambiente abbastanza da provocare caos e creazione distruttiva?

  12. Carlo says:

    Off Topic parziale: vi ricordate della manifestazione negazionista del coronavirus organizzata da un’organizzazione di mamme no-vax (Il Popolo delle Mamme) su cui poi Forza Nuova aveva cercato di mettere il cappello? Ebbene, qui c’è un video in cui si spiega cosa ci sia davvero dietro al “Popolo delle Mamme”: non il grande complotto fascista paventato da alcuni, ma il solito “furbismo” all’italiana.
    P.s. il video è un po’ lungo, ma guardatelo lo stesso perché merita
    https://www.youtube.com/watch?v=XuSoeNn92gI

    • Francesco says:

      scusa Carlo ma io dottore mi ha fatto un certificato con l’esenzione dai video

      chi sarebbero i furbisti? almeno un piccolo sunto potresti metterlo, dai!

      • Carlo says:

        Scusa ho risposto per errore nel commento sotto: comunque i “furbisti” sarebbero una finta onlus/ONG che fa capo a un certo avvocato Lauretta, che spillano soldi alla gente per finanziare ricerche su scemenze tipo “la memoria dell’acqua” e simili

  13. Carlo says:

    Una finta onlus/ONG chiamata Help for people con la quale spillano soldi alla gente per finanziare ricerche fuffa su cose come la memoria dell’acqua e altre panzane.

    • Per Carlo

      arrivato fino al minuto 13,

      mi sembra di capire che esista realmente qualcosa che si chiama Help for People Onlus, che chiede continuamente soldi, ma non risulta iscritto nel registro delle Onlus; mentre esisterebbe una ditta dallo stesso nome (possibile che si possia chiamare una ditta “onlus”?), con tanto di partita IVA.
      Questa ditta si occupa di cose (prodotti?) che possiamo chiamare simpaticamente “alternative”.

      Poi si parla a lungo del fatto che Nonna Maura è concessionaria di un tratto di spiaggia, ha un amico leghista ed esprime idee che ha evidentemente appreso su siti americani e che spesso fanno sorridere, non ho ancora capito dove sia il problema.

      NOn mi è chiaro quale sia il rapporto con l’Associazione Popolo delle Mamme, dove mi risulta un nome diverso come presidente.

      • Carlo says:

        Nonna Maura era nel popolo delle mamme al momento della manifestazione, poi dev’esserci stata una scissione, infatti nel suo gruppo su facebook (che si chiama “Comitato siamo tutti nonna Maura” e a cui io sono iscritto) si dichiara che il nome “Il Popolo delle Mamme” è stato usurpato. Comunque il bello arriva nella parte che tu non hai visto

      • Carlo says:

        Qui il link al gruppo di Nonna Maura che prova il fatto che in precedenza fosse stata la leader del Popolo delle Mamme: https://it-it.facebook.com/groups/siamotuttinonnamaura/

        • Per Carlo

          “prova il fatto che in precedenza fosse stata la leader del Popolo delle Mamme: ”

          ipotesi, e se fosse al contrario?

          L’Associazione PdM ha uno statuto registrato su cui compare un nome che non è di Nonna Maura.

          Il Gruppo Facebook attualmente non è di Nonna Mamma… e se non lo fosse mai stato davvero?

          Una storia intrigante!

  14. Moi says:

    C’è anche l’ avvincente Complotto Sci Fi Style che il Covid era ibernato da prima che si aprisse la Finestra di Overton che dalla Ruota ci ha portato ai SUV 😀 … poi con il Glòbbal U’òrmingh il Mostro si è risvegliato !

  15. Moi says:

    Ma la più avvincente per me resta che degli Scienziati Pazzi Hikikomori abbiano voluto vendicarsi, costringendo il resto della Popolazione Mondiale a esperire l’ Isolamento !

  16. Moi says:

    Cannabinoidi & Veganesimo di Stato : per il Covid è la Fine !

    … In Ciampolillo We Trust ! 😉

  17. Moi says:

    @ HABSBURGICUS

    Covid e … chissà che altro ! 😉

    La prostituzione al tempo del Covid a Milano: “Lavoriamo per pagare l’affitto”

    continua su: https://www.fanpage.it/milano/la-prostituzione-al-tempo-del-covid-a-milano-lavoriamo-per-pagare-laffitto/

    ———————————

    Le disoccupate del Covid costrette a fare le squillo
    Molte donne rimaste senza lavoro hanno iniziato a prostituirsi per pagare l’affitto o l’università

    https://www.ilgiornale.it/news/disoccupate-covid-costrette-fare-squillo-1913976.html

  18. Moi says:

    Berna, capitale delle case chiuse al tempo del Covid
    di Franco Zantonelli

    https://www.repubblica.it/esteri/2021/01/20/news/svizzera_berna_prostituzione_case_chiuse-283278166/

    Non essendoci un ordine federale per serrare i postriboli, i cantoni agiscono in maniera diversa tra loro. Nella città, tra le poche a mantenerli aperti, sono raddoppiate le prostitute e i clienti: arrivano anche da Spagna, Europa dell’Est e Italia

  19. firmato winston says:

    Il laboratorio da cui e’ scappato il virus probabilmente e’ rappresentato dagli 8 miliardi di esseri umani stipati come polli nell’allevamento intensivo in batteria denominato Terra.
    Qualunque specie si moltiplichi e si addensi, in modo cosi’ anomalo per la sua natura, diventa un terreno di coltura ideale per i microrganismi che la abitano, tant’e’ che senza i tanti farmaci e vaccini che sono stati scoperti negli ultimi due secoli, a partire dal primo vaccino contro il vaiolo del 1800, non ci saremmo MAI riprodotti e addensati in tal modo, avremmo faticato a superare il miliardo, e le citta’ non sarebbero mai cresciute tanto, fra ricorrenti pestilenze. E questo non vale solo per noi, vale anche per le nostre stra-mega-lopoli di sorgenti alimentari, vegetali e animali, campi coltivati e allevamenti, che infatti abbisognano di sempre piu’ potenti soluzioni genetiche, farmacologiche e di pesticidi per tenere il passo con le nostre illimitatamente crescenti necessita’ di approvvigionamento alimentare.

    Comunque fra le avversita’ impreviste non ci sono solo le malattie o la CO2 antropogenica, ci sono anche le eruzioni vulcaniche (vedere ad esempio laki, tambora, krakatoa), ed e’ statisticamente parecchio che non ne avviene una di abbastanza disastrosa da creare grossi problemi di approvvigionamento alimentare agli attuali 8 miliardi di esseri umani e ai molti piu’ miliardi di esseri viventi, animali e vegetali, di cui ci cibiamo…

    Un’ultima osservazione: se in cina avessero “lasciato correre” il virus e di conseguenza fossero morti 10 milioni di cinesi (3 su mille, che sembra la letalita’ tipica del covid, che in italia si tradurrebbe in 200.000 morti aggiuntivi una tantum sui 700.000 annuali tipici) non avrebbero fatto un plisse’, mentre noi saremmo comunque in crisi isterica con “soli” 1000 morti in piu’ (“soli” fra virgolette per evitare accuse di insensibilita’ cinica e assassina) . A sentire Palu’, comunque, basta coltivare un po’ di generazioni di un virus, che sia gia’ solo un po’ predisposto per l’ospite, su delle cellule umane, per farlo adattare perfettamente all’ospite e farlo diventare potenzialmente pandemico, non servono chissa’ che tecnologie e chissa’ che mega-laboratori avanzati. Anzi, poiche’ come detto all’inizio, con la numerosa popolazione attuale non manca il terreno di coltura umano gia’ in natura, non serve nemmeno il laboratorio. Si svolge tutto da se’, in forma spontanea e naturale.

    Per comprendere cio’ che sta succedendo non e’ necessario il solito ricercare chissa’ che capro espiatorio, per quanto possa essere molto divertente, e autogratificante, farlo. Ma senza il capro espiatorio la vita non ha gusto, perche’ il branco tribale, la squadra, si sfalda.

    • Moi says:

      senza il capro espiatorio la vita non ha gusto, perche’ il branco tribale, la squadra, si sfalda.

      ————–

      Di sicuro, molto più difficile …

    • Francesco says:

      e Ninive allora? e Baghdad? era pieno di megalopoli anche nell’antichità, senza neppure bisogno di arrivare in India e in Cina!

      solo quei pazzi degli Aztechi si divertivano a limitare la popolazione (altrui) come sport di massa

      😉

      • Andrea Di Vita says:

        @ Francesco

        Beh, in effetti… la peste di Pericle, quella Antonina, quella di Giustiniano… )che poi quella Antonina, forse vaiolo, uccise in certe zone quanto la peste nera undici secoli dopo)

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Francesco says:

          ma noi abbiamo continuato ad ammucchiarci in città, lo stesso

          e la puzza e la folla e le malattie e si mangia male e la miseria

          ma pare che la campagna fosse peggio?

          non lo so, è una domanda. c’era anche chi si imbarcava pur di stare (quasi) in pace

        • PinoMamet says:

          Non ho idea di come fosse nei periodi di pestilenza, ma da ricordi di persone che hanno vissuto il periodo della seconda guerra ricavo che in campagna era nettamente meglio come tenore di vita.
          Meno rischi di bombardamento, ma soprattutto mangiare si mangiava sempre.

          Immagino che anche i contagi, durante le pestilenze, colpissero di più dove la popolazione era più concentrata, e d’altronde lo si sapeva.

          Era la voglia di ascesa sociale, e non la ricerca di un miglior tenore di vita, a far lasciare le campagne, mi sa.

          • Francesco says:

            scusa ma quale è la differenza tra “ascesa sociale” e “miglior tenore di vita”?

            il secondo è una parte del primo, a cui va aggiunto il riconoscimento dello status da parte degli altri

            sennò sarebbe un voler il titolo di Duca accettando di continuare a fare la fame, che non c’entra nulla con l’andare in città

            forse il voler essere liberti cittadini invece che servi della gleba? a costo di fare lo stesso la fame?

  20. Moi says:

    @ MIGUEL

    Un “tàim àut” dal Covid : vai col Gender ! 😉

    https://www.shethepeople.tv/top-stories/inspiration/gender-neutral-playing-cards-indy-mellink/

    How Gender-Neutral Playing Cards Can Shatter Sexism

    The biggest evidence of the utter rampancy with which sexism pervades the world perhaps lies in the way even our games are designed. That even the simplest leisure activities – such as a deck of playing cards – reinforces the apparent “gender hierarchy” through the king, queen, jack line-up shows the conditioning we have been given without our realisation. In an attempt to break those very norms down, Indy Mellink, a 23-year-old Dutch woman, came up with a solution. The young forensic psychology graduate devised a genderless playing deck sans the king, queen, and jack, replacing them with gold, silver, and bronze respectively.

    […]

    Mellink said many people she tested her genderless deck on admitted to not having been aware of the warped gender hierarchy a regular card deck preaches

    […]

  21. Moi says:

    Live:

    At last, a gender neutral card game Gold, Silver,Bronze. Interview creator indy Mellink

    https://www.youtube.com/watch?v=1aUQ_uvXPug

    Our classic cardgame is gender and class-specific. Indy Melling, psychologist & criminologist thought it was time for an easy to understand new version which changed the King, Queen, Jack for Gold, Silver Bronze. Why was Indy (22) motivated to develop this during her study? Saturday 13.00 she will explain it all and answer your questions

  22. Moi says:

    Joe Biden Overturns Trump’s Ban On Transgender Troops From US Military Service

    https://www.shethepeople.tv/news/joe-biden-overturns-trump-ban-on-transgender-troops-from-us-military-service/

  23. Moi says:

    Altro Covid Effect … sullo Sport :

    https://www.open.online/2021/01/25/italia-alle-olimpiadi-senza-bandiera-coni-conferma-indiscrezioni/

    L’Italia alle Olimpiadi senza bandiera: il Coni conferma le indiscrezioni, pronta la sospensione per il nostro Paese

    ——————

    Cioè, parteciperanno da Apolidi ? … Come “i Zingheri ” 😉 ?!

  24. Moi says:

    Salta anche la formula “itinerante” pei Mondiali di Pallonate NON Travestite [cit.] :

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/01/24/europei-di-calcio-a-sei-mesi-dal-calcio-dinizio-non-si-sa-dove-verranno-disputati-esclusa-la-formula-itinerante-ecco-le-ipotesi-in-ballo/6075012/

    Già molte occasioni sportive più disparate sono senza pubblico … SE sono.

  25. Moi says:

    Mercoledì 27 Gennaio

    Giorno della Memoria (Shoah) 2021

    … mi sa che sarà trasformata in “spottone” per il Conte Ter, ivi compreso strumentalizzare la Segre.

  26. Moi says:

    Almeno ai “Furbetti del Vaccino” è andata male …

    https://www.blogsicilia.it/palermo/covid19-furbetti-vaccino/574339/

    • roberto says:

      Ma non è una cazzata?
      In fin dei conti a prescindere dalle umane vicende di tizio caio e Sempronio, lo scopo è raggiungere una copertura vaccinale collettiva
      Così abbiamo proprio buttato nel cesso le dosi fatte
      (Ma sicuramente il castigatore mores fa una bellissima figura)

      • paniscus says:

        Basterebbe toccarli sul portafoglio: la seconda dose gli arriva (appunto, perché è ridicolo rendere del tutto inutili quelle dosi già usate), ma solo dopo aver pagato una multa salata.

        E’ sempre meglio che a portare il virus in giro e contagiare altri ci sia un individuo in più che uno in meno, anche se questo individuo è uno stronzo ^_^

        • roberto says:

          vedo che sei d’accordo con il problema di fondo, ma anche la multa è una buona idea?

          tipo se dico “ti fai la seconda dose solo se paghi 500 euri” quanti diranno “evvabbé pace, aspetto il mio turno” portando appunto in giro il virus?

          aggiungo una piccola considerazione.
          quanti dei “furbetti” sono veramente “furbetti” e non figli della disorganizzazione?

          faccio l’ipotesi: il centro di vaccinazione chiama 500 persone per il giorno x. fra i 500 ci sono 100 stronzi no vax, e quindi verso le 16.00 i medici si rendono conto che arriveranno a fine giornata con un mare di dosi ormai scongelate da utilizzare.
          seguono il protocollo e chiamano l’asl per convocare d’urgenza quelli del giorno dopo.
          ma sono ormai le 16.00 ed il tizio è in pausa caffé e non risponde.
          poi verso le 16.30 risponde e inizia la ricerca dei prossimi. si fanno le 17.30 ed il tizio va a casa, avendo reperito 15 dei 100 disponibili (oltretutto non è che tutti possono precipitarsi al centro vaccini ad uno schiocco di dita).
          i medici iniziano a dire “fanculo a tutti ” vaccinano amici e parenti….

          ora, che ci siano stati abusi mi sembra un’ovvietà (e non mi aspetto nulla di diverso), ma che tutti siano abusi così chiari, perdonate la mia ingenuità e la speranza che non tutti gli esseri umani siano stronzi, sono scettico

  27. roberto says:

    OT anche se questo argomento è sempre in topic

    https://www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2021/01/24/news/disney_mette_al_bando_dumbo_e_peter_pan_per_razzismo_i_minori_di_sette_anni_solo_accompagnati-284052682/

    Ok dumbo l’ho odiato, ma aristogatti e Peter pan li avrò visti mille volte cosa che fa di me una pessima persona

    Mi viene in mente quando anni fa sui cartelli nei parchi pubblici in cui c’era scritto “vietato il giuoco del pallone” si scriveva “allora ci droghiamo”

    • Per roberto

      “Mi viene in mente quando anni fa sui cartelli nei parchi pubblici in cui c’era scritto “vietato il giuoco del pallone” si scriveva “allora ci droghiamo””

      🙂

      E non conta che gli aristogatti prendono pure in giro i maggiordomi francesi e gli irlandesi (che poi in Italia diventa Romeo, che discrimina pure i romani).

    • PinoMamet says:

      Comunque nella maggioranza dei casi basterebbe un ridoppiaggio (anche in lingua originale, ovviamente): i corvi non direbbero più che sperperano i soldi ecc.

      La decisione di non trasmetterli è sicuramente dettata da praticità, che non discuto; ma anche da una grossa dose di paraculaggine, che discuto eccome.

  28. fernando says:

    Salve,
    come spesso avviene nei blog, quando si palesa un pensiero ragionevole e sensato, e quindi non immediatamente catalogabile come rosso/nero, destra/sinistra, pro/contro, si crea il vuoto, che può tradursi in silenzio o in commenti aerei o non conseguenti.
    Complimenti a “firmato Winston” che penso abbia colto nel segno dimostrando di aver ben compreso l’introduzione del post e pure la crisi che stiamo affrontando.

    La differenza vera tra noi e la Cina sta proprio nel plisse’: là di pieghe ne fanno fin troppo poche, qui invece continuiamo a farne, al punto che il tessuto diviene inservibile. Epperò diciamo che là c’è un regime, mentre qui siamo liberi. Se ciò è vero, allora c’è da domandarsi cosa sia preferibile tra un distanziamento dovuto alla paura di un regime (un ordine superiore) piuttosto che quello dovuto alla paura di morire o far morire di covid (un disordine mentale?).

    Saluti cordiali
    Fernando

  29. Marcosclarandis says:

    500 years of NOT teaching THE CUBIC FORMULA. What is it they think you can’t handle?
    https://www.youtube.com/watch?v=N-KXStupwsc
    I (quasi) 37 minuti di questo video sono molto istruttivi.
    Oltre che esposti in modo impeccabile e pure divertente.
    La scoperta della soluzione generale delle equazioni cubiche, vanto italiano, bisogna pur dirlo, é simile ad uno snodo epocale per l’intero corpus scientifico.
    Infatti, da allora si dovette tener conto dei numeri come la radice quadrata di -1 (poi chiamati nummeri immaginari definiti dalla lettera “i”) ed in questo modo si aprì un orizzonte matematico che si rivelò poi indispensabile per l’avanzare di tutta la scienza moderna.
    Il nesso con il titolo del post? Presto detto.
    Se si vuole capire un minimo di quello che é l’enorme complessità della ricerca attuale,
    bisogna studiare almeno quelle basi di fisica e di matematica che sono come la trama e l’ordito di ogni altra scienza.
    Per esempio, sapere che esiste la tavola periodica degli elementi e come ci si è arrivati, almeno a grandi linee, è un nodo di conoscenza fondamentale che permette di capire
    se una certa affermazione é molto più probabile che sia una scemenza invece che qualcosa di plausibile.Già solo seguire le storie dei nomi degli elementi é tanto istruttivo quanto affascinante.Stronzio e Tantalio, per esempio.
    Sapere che esiste una dimostrazione matematica, provata, che afferma che l’aritmetica stessa non può essere allo stesso tempo coerente e completa, (Kurt Godel), é utile a sfatare la credenza che se qualcosa é dimostrato matematicamente allora dev’essere un dogma inconfutabile.Lo é, ma solo in matematica e dopo rigorore prove e controlli.(Leggersi la storia riguardante Adrew Wiles e l’ultimo Teorema di fermat).
    Anche perché il mondo matematico non coincide esattamente con il mondo fisico.
    Come raccontato in questo famoso scritto :
    http://lnx.allsho.it/wp/wp-content/uploads/2016/07/ARX_unreasonable.pdf
    Allora, riusciremo a gestire questo momento storico dove la sovrabbondanza di conoscenza rischia di farci precipitare in una pervasiva e distruttiva accozzaglia di superstizioni?.
    Se lo sapessi mi sarei già messo a fare il conferenziere con tariffe da migliaia di banconote di valuta pregiata, all’ora.
    Mi accontento di postare commenti come questo.
    Un saluto a tutti. Marco Sclarandis.

    • paniscus says:

      Mi permetto di ipotizzare che la formula generale per le equazioni di terzo grado non si insegni perché (a livello scolastico) è troppo più complicata e macchinosa rispetto alla sua effettiva utilità, e perché implica un’eccessiva focalizzazione sulle proprietà dei numeri complessi, che invece costituiscono una parte assolutamente marginale della programmazione di matematica.

      Che poi l’aspetto storico di quella scoperta sia affascinante, non si discute.

  30. Marcosclarandis says:

    Appunto, Paniscus, per essere affascinati da quella scoperta intanto bisogna conoscerne la storia, cosa che a me pare molto utile, almeno quanto quella del Risorgimento o dei Sette re di Roma, dei Beatles o delle vaccinacioni.
    Per quanto riguarda l’utilità dei numeri complessi, per quanto possano essere marginali nella programmazione dell’insegnamento della matematica, anche in questo caso la loro storia mi sembra importante per indagare l’ossessione tutta umana per
    capire le cose avvolte nella misteriosa stranezza.
    Comunque, l’intenzione del mio commento è quella di provare a rispondere alla domanda che dà il titolo al post Il coronavirus, sfuggito ad un laboratorio?
    Non credo che diffondendo superstizioni si possa trovare la risposta.
    Semmai, dall’atteggiamento superstizioso, inevitabile (sfido l’intera umanità a trovare un razionalista davvero assoluto) si possono imparare tante cose molto istruttive.

    Un saluto, Marco sclarandis

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