Zuckerberg invita a passare a Telegram

Tempo fa abbiamo ripreso qui la tesi della sociologa Daniela Danna sul modo di produzione informatico.

Il capitalismo divora e distrugge le risorse, sempre più velocemente. Quindi deve trovarne sempre di nuove.

Oggi trova come nuova risorsa tutti i dati del mondo, di qualunque tipo; e trasforma l’intera specie umana in lavoratori che producono questi dati.

Alcuni anni fa, Brian Acton vendette Whatsapp a Facebook, con un contratto che blindava l’applicazione: end-to-end encryption e niente pubblicità.

Facebook ha lasciato crescere questa apparentemente inutile appendice, finché non è diventata il mezzo fondamentale di comunicazione dell’intera specie umana.

A quel punto…

La storia non mi riguarda, visto che non ho né Facebook né Whatsapp, se volete mi potete trovare sul mio Nokia senza geolocalizzazione, con un sms o una chiamata; o sul computer fisso con una mail o con Telegram. Ah, e mi trovate in piazza quando volete, anche se piove.

So che il modo migliore per smettere di fumare è non aver mai cominciato, comunque se siete già lavoratori non retribuiti della miniera dei dati, potete approfittare di questa novità per applicare le raccomandazioni del sito Delete Facebook.

L’articolo che segue è tratto dal sito tuttoandroid.net.

WhatsApp al bivio: condividete i dati con Facebook o cancellate l’account [Aggiornata]

Era il 2014 quando Facebook investì 19 miliardi di dollari per acquisire WhatsApp, già all’epoca la principale applicazione di messaggistica istantanea presente sul mercato. Gli utenti in quel momento erano circa 500 milioni e in quasi sette anni sono quadruplicati, arrivando all’impressionante cifra di due miliardi.

Le origini

All’epoca dell’acquisizione i due fondatori, Jan Koum e Brian Acton, avevano rassicurato gli utenti, affermando che la privacy era scritta nel DNA dell’applicazione e che nessun dato, oltre al numero di telefono, sarebbe stato chiesto agli utenti, né tantomeno archiviato sui server dell’applicazione.

Facebook però ha cercato nel tempo vari modi per riuscire a monetizzare dall’applicazione, sfruttare le centinaia di milioni di utenti, a partire dal 2016 quando è iniziata la condivisione dei dati di WhatsApp con il colosso dei social network. All’epoca agli utenti era concessa la possibilità di disabilitare la connessione tramite una semplice impostazione guidata, ma le cose sono radicalmente cambiate.

Un paio di anni fa uno dei fondatori aveva ricordato che le cose non erano andate esattamente secondo quanto preventivato, ammettendo di aver venduto la privacy dei propri utenti per denaro, sostenendo di dover convivere con la cosa ogni giorno della sua vita.

Cosa cambia

Come vi abbiamo riportato solo qualche giorno fa, WhatsApp ha cambiato le policy legate alla privacy. I nuovi termini costringono l’utente a condividere i propri dati non solo con Facebook ma anche con produttori associati di terze parti, come Onavo o CrowdTangle, compagnie dedita all’analisi dei dati, oltre che con Facebook Payments.

In particolare verranno condivisi il nome del profilo e la relativa immagine, l’indirizzo IP utilizzato per la connessione, il numero di telefono e la lista di contatti, i log dell’applicazione e i messaggi di stato.

Il tutto è chiaramente specificato nei nuovi termini di utilizzo e nell’informativa sulla privacy che possono essere consultate direttamente all’interno dell’applicazione. Come recitano le nuove condizioni, che entreranno in vigore a partire dal prossimo 8 febbraio, le informazioni condivise saranno utilizzate per migliorare l’offerta dei servizi di Facebook e dei propri partner.

Perché WhatsApp cambia?

Dopo sette anni Facebook ritiene che sia giunto il momento di monetizzare con WhatsApp, grazie a una immensa base utenti che difficilmente abbandoneranno l’app anche se le cose dovessero cambiare. Facebook vuole trasformare WhatsApp in un servizio di e-commerce, come testimoniano i primi testi che sono in corso in India.

Grazie ai dati raccolti Facebook, e i suoi partner commerciali, potranno offrirvi annunci pubblicitari mirati, e questa volta non sarà possibile rifiutare lo scambio. O accettate di condividere i vostri dati, ricevendo in cambio dei suggerimenti che potrebbero essere di vostro gradimento, o vi cercate una alternativa.

La scelta, che potrebbe sembrare pericolosa, arriva nel momento migliore, con WhatsApp che è troppo radicata nella nostra cultura perché sia possibile pensare di abbandonarla. Quante volte avete pensato di passare alla concorrenza (Telegram o Signal, giusto per citare i competitor più famosi) ma avete abbandonato l’idea perché tutti i vostri contatti hanno continuato a utilizzare WhatsApp?

Se però tenete davvero alla vostra privacy e potete permettervi di abbandonare WhatsApp, questo è il momento per farlo? In questi giorni infatti visualizzerete la schermata visibile a inizio paragrafo, che per il momento può essere nascosta, ma che entro l’8 febbraio dovrà essere presa in considerazione: accettate le nuove politiche di gestione della privacy di Facebook o cancellate l’account. Non ci sono vie di mezzo.

[Aggiornamento]

Con una nota diffusa da un portavoce di WhatsApp, la compagnia spiega che le modifiche ai termini di servizio non riguarderanno gli utenti europei, protetti dal GDPR, il regolamento europeo sulla protezione dei dati personali.

La conferma arriva anche da Niamh Sweeny, Director of Policy for WhatsApp EMEA, in un tweet:

Oggi, Facebook non usa le informazioni del tuo account WhatsApp per migliorare le tue esperienze con i prodotti Facebook. Qualora in futuro decidessimo di condividere tali dati con le aziende di Facebook per questo scopo, lo faremo solo dopo aver raggiunto un accordo con la commissione per la protezione dei dati irlandese.

Per il momento dunque è scongiurato il pericolo di vedere i propri dati personali condivisi con Facebook, ma non è escluso che la società stia già lavorando per trovare un accordo che le permetta di farlo in un prossimo futuro.(+)

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47 Responses to Zuckerberg invita a passare a Telegram

  1. roberto says:

    Dopo ieri FB, ancora un episodio che ti dimostra che le aziende per potenti che siano non possono fare quel che vogliono, e che un tratto di penna di un oscuro burocrate a Bruxelles (*) vale più dei 19 miliardi investiti da FB

    Ancora una dimostrazione della sciatteria dei giornalisti italiani, che si accorgono di quello che è scritto nell’aggiornamento dopo aver scritto l’articolo

    (*) lo so che la descrizione è un filo imprecisa ma mi piace questa retorica

    • Per roberto

      “Ancora una dimostrazione della sciatteria dei giornalisti italiani, che si accorgono di quello che è scritto nell’aggiornamento dopo aver scritto l’articolo ”

      Vero, per ora.

      Ma WA ha mandato o no ai suoi frequentatori italiani il messaggio che appare nel testo dell’articolo, e che dice chiaramente che se non accetti di condividere con FB, ti verrà chiuso l’account WA?

      Se è così, immagino che il 90% della gente abbia già fatto clic e detto di sì, a prescindere dall’ Oscuro Burocrate 🙂

      E’ una domanda che faccio a chi ci ha a che fare.

      • roberto says:

        Ah me no e a nessuno che conosco in Europa
        (Almeno nessuno me ne ha parlato ed è curioso)

        • Un po’ un mistero.

          Ecco cosa dice Repubblica:

          Source : https://www.repubblica.it/tecnologia/2021/01/07/news/come_cambia_whatsapp_privacy_e_regole_ecco_cosa_succede_per_gli_utenti-281598609/
          Tecnologia
          Tecnologia
          Come cambia Whatsapp: privacy e regole, ecco cosa succede per gli utenti
          07 Gennaio 2021 2 minuti di lettura

          Anche agli utenti italiani stanno arrivando le notifiche sulle nuove regole d’uso di WhatsApp. La novità è che dall’8 febbraio chi non le accetta non potrà più usare la popolare app di messaggistica. Dal 4 gennaio sono infatti cambiati sia i termini di servizio che le politiche sulla privacy di WhatsApp. Motivo? Garantire una sempre maggiore integrazione del servizio di messaggistica istantanea con la casa madre: Facebook.

          Non si tratta di una banalità e non solo per le dimensioni di un mercato che ormai conta quasi 3 miliardi di utenti. In realtà questa notifica cambia tutto. Il motivo è facile da capire: nonostante le rassicurazioni date il giorno in cui Facebook comprò WhatsApp nel 2014, se non si accetteranno queste condizioni (non negoziabili) dall’8 febbraio non si potrà più usare il servizio. È scritto chiare lettere nella notifica, dove sono due gli aggiornamenti evidenziati: la modalità di trattamento dei dati e come le aziende possono utilizzare i servizi disponibili su Facebook per conservare e gestire le proprie chat su WhatsApp.
          Le nuove regole all’apparenza non sono molto diverse da quelle precedenti però sono molto più dettagliate. Mentre è pacifico che ogni servizio del genere si scambi informazioni collaborando con partner e fornitori esterni, anche WhatsApp offre a clienti e affiliati “informazioni su ordini, transazioni e appuntamenti, notifiche su consegne e spedizioni, aggiornamenti su prodotti e servizi e marketing” che vengono condivisi con “servizi specifici ad aziende e ad altre organizzazioni”. In aggiunta è scritto sul sito di WhatsApp che “per gestire i nostri Servizi globali, dobbiamo memorizzare e distribuire contenuti e informazioni nei nostri data center e sistemi di tutto il mondo, anche al di fuori dei Paesi di residenza dell’utente e di proprietà dei nostri fornitori di servizi, comprese le società affiliate, o gestita da essi”.

          E questo è il punto critico. Mentre non cambia nulla nelle modalità di registrazione al servizio, (possibile dai 16 anni in Europa), nella gestione della rubrica e nei costi, il cambiamento nell’offerta di questi servizi riguarda il fatto che si sono moltiplicate le aziende con cui WhatsApp scambia dati e informazioni.

          WhatsApp lo dice esplicitamente: d’ora in avanti tutti i dati e le informazioni prodotte dalle interazioni degli utenti, comprese quelle raccolte automaticamente potranno essere usate da Facebook e dalle sue aziende. Sono molte, globali e popolari come Instagram, Boomerang, Messenger, Thread, compresi i negozi Facebook e le aziende che gestiscono i diritti di Oculus, il visore e gli apparati per la Realtà virtuale, il business del futuro.
          WhatsApp, ecco i messaggi a scomparsa: dureranno solo una settimana

          di Simone Cosimi 05 Novembre 2020

          Insomma per scambiarsi gratuitamente gli auguri del prossimo Capodanno sarà obbligatorio cedere numerose informazioni personali per molteplici servizi di tipo commerciale. A cominciare dalla nuova funzione del “carrello” dove caricare gli acquisti e che dovrebbe comparire vicino all’icona per fare le telefonate. Ma i dati che possono essere condivisi tra WhatsApp, Facebook e le altre aziende del gruppo non sono solo il numero di telefono e i contatti, il nome e l’immagine dei gruppi, ma anche i cosiddetti metadati, cioè la durata e la frequenza delle interazioni che abbiamo come singoli utenti e aziende, compresi i dati sulle transazioni, e tutte le informazioni sui dispositivi usati per farlo, incluso l’indirizzo Ip e la posizione nella rete. Il rischio è che la nostra attività online sia sempre meno riservata.

          La motivazione ufficiale rimane quella di migliorare l’infrastruttura e i sistemi di consegna, garantire protezione, sicurezza e integrità dei prodotti delle aziende di Facebook per prevenire abusi e violazioni, migliorare i servizi e l’esperienza utente, eccetera, ma a pensarci bene il nocciolo della questione è quello di comprendere come vengono usati i servizi delle aziende di Facebook, per offrirci quello che siamo più propensi a desiderare, e acquistarlo sulla base della profilazione dettagliata delle attività del nostro account.

          In serata, sul sito dell’Ansa, è arrivata una precisazione della società: “Non ci sono modifiche alle modalità di condivisione dei dati di WhatsApp nella Regione europea, incluso il Regno Unito, derivanti dall’aggiornamento dei Termini di servizio e dall’Informativa sulla privacy – spiega un portavoce di WhatsApp – Non condividiamo i dati degli utenti dell’area europea con Facebook allo scopo di consentire a Facebook di utilizzare tali dati per migliorare i propri prodotti o le proprie pubblicità”.

          • roberto says:

            Ancora una volta

            Un articolo dice bianco per 1560 righe e poi in fondo dice “aggiornamento: non è vero”

            🙂

            Boh, ho trovato questo
            https://www.lemonde.fr/pixels/article/2021/01/07/whatsapp-revoit-ses-conditions-d-utilisation-sur-le-partage-des-donnees-utilisateurs-avec-facebook_6065529_4408996.html

            • Per roberto

              “Un articolo dice bianco per 1560 righe e poi in fondo dice “aggiornamento: non è vero””

              vero.

              Però l’articolo che ho messo nel post inizia proprio con l’immagine dell’avviso Whatsapp, scritto in italiano; anche Repubblica esordisce “Anche agli utenti italiani stanno arrivando le notifiche sulle nuove regole d’uso di WhatsApp”.

              • roberto says:

                Rileggiti

                “Anche repubblica…”

                Hai ancora dubbi?
                😃

              • Z. says:

                La notifica arriva. E’ arrivata anche a me.

              • Per Zeta

                “La notifica arriva. E’ arrivata anche a me.”

                Ma cosa significa? Che Facebook Italia non è al corrente della precisazione? E se si clicca su accetto, che succede?

              • Mauricius Tarvisii says:

                “E se si clicca su accetto, che succede?”

                Non ne ho idea. Forse puoi andare in causa…

              • Z. says:

                A quanto ho capito, la notifica la mandano a tutti di default, poi dentro la UE non hanno il diritto di raccogliere quei dati a prescindere dal permesso conferito dall’utente.

              • Mauricius Tarvisii says:

                Più che altro il consenso viene carpito in modo fraudolento, cioè dandoti un’informazione falsa (se non accetti, non puoi usare il servizio). Però nulla vieterebbe di chiederti un assenso senza ricatto e carpirti i dati comunque, come succede quando spunti la casella sbagliata nella raccolta punti del supermercato.

              • Z. says:

                Quindi se io continuo a cliccare IGNORA il servizio continuerà ad essere erogato?

              • roberto says:

                Ti prego non mi far studiare questa cosa che la protezione dei dati personali e il RGDP mi fanno orrore…

                Comunque da quello che ho capito da stamattina ad ora, cambieranno per tutti le condizioni e le devi approvare se vuoi continuare ad usare whatsapp ma per gli utilizzatori UE ed extra UE valgono delle regole un po’ diverse (tipo appunto l’obbligo della condivisione dei dati con FB che non si applica in EU)

              • Per roberto

                “Comunque da quello che ho capito da stamattina ad ora, cambieranno per tutti le condizioni e le devi approvare se vuoi continuare ad usare whatsapp ma per gli utilizzatori UE ed extra UE valgono delle regole un po’ diverse (tipo appunto l’obbligo della condivisione dei dati con FB che non si applica in EU)”

                Vediamo se hai capito tu quello che ho capito io:

                Zuckerberg ha fatto il colpaccio di impossessarsi dei dati dei 3 miliardi di zappatori in un colpo solo; in Europa, per fortuna, non è riuscito a imporre tutto.

                Però – e qui sono meno sicuro – chi si fa abbindolare dal linguaggio del messaggio e ci clicca sopra, condivide “volontariamente” i propri dati, anche dentro l’Europa.

                Ci sta?

              • roberto says:

                “ Però – e qui sono meno sicuro – chi si fa abbindolare dal linguaggio del messaggio e ci clicca sopra, condivide “volontariamente” i propri dati, anche dentro l’Europa.”

                Mmmmmmh no non credo che sia così.
                Il ricatto o fai così o ti attacchi non è esattamente “consenso” secondo il RGDP

                Però non ne sono sicuro

              • Mauricius Tarvisii says:

                Estorcere il consenso con un ricatto è illegale, per cui se Mr. Facebook si appropriasse dei dati sulla base di dati si esporrebbe a sanzioni.
                L’informativa che ha postato sotto Roberto destinata agli utenti comunitari sembrerebbe escludere il trasferimento dei dati da una piattaforma all’altra al di fuori dei casi in cui una società utilizza l’infrastruttura dell’altra per far girare i servizi, senza consenso alla cessione per altre finalità (tantomeno la cessione a terzi).
                In realtà parliamo di aria fritta. Una volta che i nostri dati guadano l’oceano le agenzie federali americane li saccheggiano senza ritegno e senza chiedere nessun consenso a nessuno. Ma lì è brutale potere imperiale e non c’è legislazione che tenga.

          • paniscus says:

            “E questo è il punto critico. Mentre non cambia nulla nelle modalità di registrazione al servizio, (possibile dai 16 anni in Europa)”—-

            Mi piacerebbe sapere quanti (in particolare genitori di bambini e di adolescenti) sono consapevoli di questo limite di età e quanti lo rispettano.

            • roberto says:

              Personalmente

              Si

              No

              (Ma adesso l’unica minorenne che c’è l’ha ha 16 anni, problema risolto)

        • roberto says:

          In effetti la notifica è arrivata anche ai miei genitori

      • roberto says:

        Comunque, per farti piacere ti dirò che a noi al lavoro hanno vietato di fare video riunioni su whatsapp, zoom e Facebook e di usare le applicazioni per scambiarci documenti (questo non l’avevo mai fatto, le riunioni invece si visto che la piattaforma che ci hanno messo a disposizione fa letteralmente cagare)

      • Mauricius Tarvisii says:

        A me sì. Infatti stavo aspettando che qualche loro consulente legale si accorgesse del problema.

      • habsburgicus says:

        a me sì..o almeno simile
        dice che devo fare aggiornamento entro 8 febbraio (parla di condivisione) altrimenti non potrò più usarlo a partire da quella data….per il momento ho schiacciato “farlo più tardi” 😀
        ma il problema c’é
        forse in LUX no, ma in I sì

        P.S
        purtroppo non possiamo farci nulla..io attenderò l’8 febbraio e poi lo farò !
        da molto dico che bisogna fare una battaglia per la Libertà..nessuno mi ascolta 😀
        ma le soluzioni che proponi tu, Miguel, sono impraticabili…whatsapp è infinitamente più comodo

  2. roberto says:

    In effetti ci sono due informative sulla privacy

    Una applicabile in UE
    https://www.whatsapp.com/legal/updates/privacy-policy-eea/?lang=it

  3. roberto says:

    E una fuori

    https://www.whatsapp.com/legal/updates/privacy-policy/?lang=it

    Ma adesso non ho il tempo di confrontarle

    • daouda says:

      se volete scrivermi vi mando il mio indirizzo di casa, dato che voglio liberarmi anche della email.

      Ad ogni modo MM devi permettermi di commentare anche senza email attiva…E’ UN MIO DIRITTO, E’ UN MIO DOVERE!

      • Per Daouda

        “Ad ogni modo MM devi permettermi di commentare anche senza email attiva…E’ UN MIO DIRITTO, E’ UN MIO DOVERE!”

        Ti puoi tranquillamente iscrivere con un indirizzo finto, tipo daouda@aaa.com

        La prima volta che lo usi, però ti devo approvare, è l’unico modo per fermare il mare di spam, poi devi usare sempre la stessa (finta) mail, quindi scegli un indirizzo semplice e memorizzalo bene.

        Perché vuoi fare a meno della mail, mi interessa.

        • roberto says:

          Non diciamo a casa che suggerisci delle violazioni delle regole d’uso di WordPress
          😉

          • Per roberto

            “Non diciamo a casa che suggerisci delle violazioni delle regole d’uso di WordPress”

            🙂

            Comunque credo che sia soltanto un meccanismo per proteggere il sito, non credo di regalare dati a WordPress

        • daouda says:

          a suo tempo fino a 26 anni, quindi 8/9 anni fa, non avevo ancora un telefono cellulare.

          Puir avendo la email non la usavo e con certi epigoni dell’anarchismo liberale o bordighisti scrivevo per lettera.

          Il motivo è semplice: l’email è aperta a tutti e soprattutto è gratis. CHI USA UN SERVIZIO DEVE PAGARE, sennò c’è un complicismo di qualsivoglia sorta ad un’inculata oltre che l’immoralità essa stessa.

          Inoltre quedsti ultimi anni ho peggiorato la calligrafia, e per penna non posso scrivere come scriverei qua che, visto che vado incontro alla senescenza, potrebbe darmi qualche mano.

          Ad ogni modo il processo di cancellazione non è proprio così semplice su libero, si deve inviare un fax ad un numero non sempre disponibile, ci riproverò ci ho rinunciato 2 anni fa che volevo approfittà de un periodo in cui non ebbi internet

          • per Daouda

            “il motivo è semplice: l’email è aperta a tutti e soprattutto è gratis. CHI USA UN SERVIZIO DEVE PAGARE, sennò c’è un complicismo di qualsivoglia sorta ad un’inculata oltre che l’immoralità essa stessa.”

            Infatti.

            Io sto passando a Protonmail, so perché mi offrono il servizio: pago 48 euro l’anno.

  4. Andrea Di Vita says:

    @ tutti

    A me non è arrivato nulla, e io su WA ci vivo (per scambiare vignette).

    Ma se in UE non si applica, penso che ignorero’ la notifica.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  5. Andrea Di Vita says:

    @ tutti

    Copio da un post su FB:

    Ricapitolando: per i liberali italiani il problema non è che Trump abbia usato i social per trasformare la democrazia statunitense in una dittatura familistica di stampo sud-americano, ma che Twitter abbia deciso di non essere più lo strumento attraverso cui un ducetto platinato incitava alla violenza orde di razzisti antisemiti. Quando nei libri di storia leggete che la borghesia europea non fu in grado di opporsi alla ascesa del nazismo, cercate di capire il significato di ciò.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    • Moi says:

      Ma … non era un Sionista / Servo d’ Israele con la figlia, quella “Hottie” 😉 , sposata a un Giudìo Talmudico ?! 😉

    • Moi says:

      Pare che ci fosse anche una bandiera del Kekistan , con tanto di Adepti al Culto di Pepe the Frog, MA Jake Angeli con il QAnon ha rubato la scena a tuti … anzi : come direbbero in meme i Millennials (e oltre) : ilQAnon , con Angeli, ha detto ai Kekistani: “HOLD MY BEER ! ” [sic]

      • Moi says:

        Ad esempio, Mario Draghi potrebbe fare manovre impopolari che “HOLD MY BEER” a Mario Monti, SE NON forse addirittura “HOLD MY BEER” a Giuliano Amato !

  6. Moi says:

    Ma … nesiamo poi tanto sicuri che espressioni oramai stucchevoli, risalenti a Fine Novecento / Inizio XX Secolo, diffuse da Antonio Albanese o da Corrado Guzzanti tipo “purtroppamente / la qualunque” o “ma anche no / mi perplimo” siano culturalmente tanto superiori ai “Memi” ?! 😉

    Fra l’ altro, dover udire o leggere “Reggetemi la Birra !” (qualche volta mi è capitato, tipo il complimento “quel regista è un fottuto genio !”) in Italiano , lo trovo ancor più fastidioso dell’ originale !

  7. Moi says:

    SEGNALAZIONE

    Adesso diventa “Black” (anche per parametri Europei 😉 …) pure Anna Bolena :

    https://www.theguardian.com/world/commentisfree/2020/nov/04/why-are-people-losing-their-heads-over-a-black-anne-boleyn

    Jodie Turner-Smith as Anne Boleyn | A Dangerous New Precedent?

    https://www.youtube.com/watch?v=NL7hgOtQVJg

    • Moi says:

      Ma l’efferato “Femminicida” (… c’è qualche Becero Boomer Maschilista che ciancia di Contesto Storico, per caso 😉 ?!) Enrico VIII … resta “White” ? …. Manco un Industano 😉 o un Sino-Nippo-Coreano 😉 di consolazione ?! 🙁

    • Per Moi

      “Adesso diventa “Black” (anche per parametri Europei 😉 …) pure Anna Bolena :”

      blackwashing? Sostenere che una volta in Europa fosse normale avere regine nere, che non c’era il white privilege?

  8. Moi says:

    https://www.wionews.com/entertainment/hollywood/news-gal-gadot-defends-playing-cleopatra-over-whitewashing-accusations-says-anybody-can-make-this-movie-352244

    In compenso 😉 , polemica VS Gal Gadot e il WhiteWashing di Cleopatra … ovviamente ,
    GirlPowerizzata 😉 a manetta da Patty Jenkins !

    Perché si sa, l’ Antico Egitto, trovamdosi sul Continente Africano, era una specie di Wakanda ! 😉

  9. Moi says:

    @ MIGUEL

    YOGYAKARTA JOURNAL

    https://www.nytimes.com/2015/12/23/world/asia/indonesia-transgender-muslim.html

    Transgender Muslims Find a Home for Prayer in Indonesia

  10. roberto says:

    Miguel,

    Ho trovato questo sulla vicenda whatsapp/FB

    è come immaginavo, sono regole che non si applicano nell’UE

    https://www.ilpost.it/2021/01/12/whatsapp-privacy-facebook/

  11. Source : https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/01/12/altro-che-autorita-morali-gli-stati-usano-i-social-per-censurare-il-dissenso-trump-incluso/6062227/
    Davide Grasso

    Giornalista e scrittore
    Media & Regime – 12 Gennaio 2021
    Altro che autorità morali: gli Stati usano i social per censurare il dissenso. Trump incluso

    Si parla di social network che potrebbero d’ora in poi, a causa degli interventi contro Donald Trump, diventare di parte. Non so se ci si rende conto che da anni gli account di migliaia di persone in tutto il mondo – militanti, giornalisti indipendenti, attivisti politici e per i diritti umani – vengono sistematicamente oscurati dalle principali piattaforme.

    Fino a che condividi ciò che cucini o indossi va tutto bene, ma se parli di politica devi da sempre fare attenzione a farlo in un certo modo. In Palestina basta essere quotidianamente attivi contro l’occupazione israeliana nei Territori o criticare apertamente l’ideologia e le politiche di Israele per avere l’account chiuso. Avviene anche in Egitto e in molti altri paesi che vivono una profonda propagazione e repressione del dissenso, come la Turchia e il Kurdistan. Le pagine che informavano sull’invasione turca del Rojava sono stati chiuse o sospese ovunque nel mondo, non solo nei territori interessati.

    Dopo le rivolte di dieci anni fa nei paesi nordafricani e mediorientali, che ebbero nei social una cassa di risonanza autonoma e condivisa dal basso, gli stati sono corsi ai ripari. Ciò che è posseduto da un singolo individuo non è per definizione “libero” ma dal 2011 il web 2.0 è davvero diventato incarnazione quotidiana della più umiliante lesione sistematica del diritto alla libertà di espressione (pur sancito dell’Onu nel 1948) di chiunque faccia proprie istanze di sostanziale critica verso dei potenti poteri costituiti.

    In Europa la situazione è solo apparentemente diversa. Il fenomeno è meno conosciuto perché più circoscritto, in quanto circoscritto in Europa è il dissenso ed esso non fa alcuna paura alle istituzioni. Quando così non fosse, in futuro, i nodi verranno al pettine. Per ora, per essere censurati, è sufficiente sostenere le ragioni di chi lotta per i diritti umani all’estero.

    Nel 2017 YouTube ha oscurato il video di un’intervista che avevo rilasciato in Siria quando ero arruolato nelle Ypg curde; nel 2018 Facebook ha disattivato la mia condivisione dell’intervento di una studentessa palestinese all’Università di Torino che denunciava la condizione del suo popolo come inaccettabile. Dal 2018 il mio profilo, sul quale informo sulla situazione in Siria denunciando i crimini dell’Isis, della Turchia e di Assad, è stato chiuso svariate volte senza preavviso né spiegazioni. Ogni volta ho dovuto crearne uno nuovo, che puntualmente dopo qualche mese viene disattivato.

    In un’occasione Facebook mi ha indirizzato a una sua pagina dove venivano elencati decine di governi (tutti in buone relazioni con gli Usa: tra essi Italia, Israele e Turchia) che avevano chiesto alla piattaforma di non rendere visibili determinati contenuti. Invocare il controllo degli Stati anziché dei privati non tiene conto del fatto che il potere statale si impone anche marginalizzando e oscurando il dissenso politico, e che le attività di censura (compresa quella nei confronti di Trump) non avvengono senza forme di coordinamento con le istituzioni, che pure possono essere attraversate da contraddizioni al loro interno (ma vale anche per i privati).

    Maria Edgarda Marcucci, cittadina italiana cui è negato il diritto di parola in pubblico per decisione preventiva dello stato (avendo combattuto l’Isis in Siria sarebbe diventata pericolosa), vede il suo account Instagram chiuso continuamente (anche in questo momento è oscurato), soprattutto quando prende parola sulla sua condizione e la solidarietà sul web si scatena.

    L’unica eccezione rappresentata da Trump è che lui ha potuto fare il bello e il cattivo tempo per anni mentre per noi è stato impossibile avere la stessa disinvoltura, pur diffondendo contenuti – spero – più utili e meno stupidi. Lui ha subito limitazioni in via eccezionale ed estrema soltanto negli ultimi giorni, con i social che si sono peritati (come dovrebbero fare sempre) di fornire a lui e al pubblico spiegazioni sul loro intervento. Nella sua posizione economica non dubito che avrà modo di far sentire la sua voce altrimenti, cosa che non vale invece per i palestinesi, i curdi o gli altri sotto le bombe o dietro le sbarre ad opera di governi con cui queste piattaforme non hanno mai cessato di coordinarsi.

    Non v’è autorità morale nei colossi del big tech, né negli stati nazionali cinici che si servono da sempre della loro metodica censura. Un’autorità morale oggi nel mondo non c’è, e l’unico spazio da riempire sono i nuovi social network indipendenti.

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