Governi, soldi e smartòfoni

Governare una comitiva di amici che si devono mettere d’accordo per andare a cena fuori (come si faceva nel secolo pre-Covid) è un compito di immane difficoltà.

Quindi non invidio chi si trova a governare l’Italia in questi mesi.

Ci sono alcune cose che i nostri governanti (e non solo quelli italiani) fanno che ritengo criminali, ma non per questo li ritengo degli incompetenti: alcune delle migliori menti della storia erano dei delinquenti.

Quello che ho trovato però davvero incomprensibile è la gestione dei vari bonus: tutti avrete visto o letto del caos dei siti che saltavano, nonché del fatto che i soldi per gli ecobonus sono finiti prima di essere stati distribuiti a tutti gli aventi diritto, e che lo stesso sta per succedere con il cashback.

Ma ovviamente mi ha colpito anche il fatto che il cashback sia inaccessibile senza possedere ciò che chiamano uno smartphone.

Questo articolo del generale Umberto Rapetto, esperto di sicurezza (già a capo del Gruppo Anticrimine Tecnologico), spiega molto bene la questione.

Dove mi permetto di dissentire con Rapetto è quando la mette paternalisticamente sulle persone che “sono rimaste indietro” e non hanno lo smartphone.

No, io che al computer ci lavoro, semplicemente mi rifiuto di dare dei soldi a una multinazionale per farmi sorvegliare da un apparecchio da cui non posso staccare la batteria, perché un immenso dispositivo di sistemi di controllo aziendale, militare o altro, con sede non si sa dove, deve sapere dove sono in ogni momento del giorno o della notte.

“Indietro” sarà casomai chi subisce queste cose senza nemmeno accorgersene.

Affari suoi, se non ci si mettesse lo Stato a obbligarti a farti controllare da dei privati, oltretutto nemmeno della stessa nazione che lo Stato pretende di governare.

Sarebbe bastato che la mia banca tenesse conto dei pagamenti che faccio con il Bancomat, senza bisogno di alcuna app.

L’articolo che segue è tratto da InfoSec News, un sito sempre ricco di notizie interessanti.

Se non hai uno smartphone, niente cashback…

Di Umberto Rapetto

Dopo i negazionisti sanitari, quelli che rifiutano l’esistenza del Covid, abbondano i negazionisti tecnologici. E’ il popolo degli entusiasti (o di chi si sa accontentare) che non si accorgono delle cose che non funzionano e negano che ci sia stato il blackout dell’INPS, il miraggio della salvifica app “IMMUNI”, il fallimento di tutti i “click day”, la tragicommedia del “bonus bici”, la tredicesima fatica di Ercole nell’attivazione della app “IO”, le macroscopicamente evidenti incongruenze di un processo evolutivo del Paese.

Se ne sono accorti anche a Montecitorio dopo aver letto che l’Italia è 25ma su 28 Nazioni, quartultima in Europa (davanti solo a Bulgaria, Grecia e Romania) nella graduatoria del Rapporto DESI redatto dalla Comunità Europea per misurare e indirizzare al miglioramento il livello di digitalizzazione e di innovazione.

Giovedì 15 ottobre 2020 alla Camera dei Deputati sono state presentate mozioni per invitare il Governo a fare qualcosa per porre rimedio ad una pagella che sicuramente non è da promozione e ancor meno da borsa di studio.

Vedremo cosa succederà. Perché non è importante fare qualcosa, o – peggio – qualunque cosa, ma costruire un futuro percorribile per la crescita e il progresso dalle nostre parti.

L’ostinato non considerare chi rimane indietro

Proviamo a metterci al posto di qualcuno che non sia in possesso di uno smartphone.

E’ il caso tutt’altro che infrequente delle persone di una generazione non digitale che si accaniscono ad utilizzare un telefono cellulare di vecchia generazione, vuoi perché abituati a quello strumento nato per chiamare e per essere rintracciati, vuoi per un disinteresse all’evoluzione tecnologica, vuoi per la mancanza di disponibilità economiche.

Si parla tanto delle soluzioni informatiche “inclusive” e poi si orienta la prua del dialogo tra istituzioni pubbliche e cittadino verso opportunità che tagliano fuori chi non ha altre colpe se non quella di non stare al passo con i tempi.

Cosa e come deve fare chi non ha uno smartphone? Il sito io.italia.it non ha tra le sue FAQ una domanda di questo tipo ma ne mette a disposizione una simile.

Il quesito presente sulla pagina web è “Voglio partecipare al Cashback, ma non ho uno smartphone né un tablet compatibile con l’app IO. Come posso fare? Ci sono metodi alternativi per richiederlo?

Attenzione, a chi interroga non manca il dispositivo tecnologico. All’ipotetica persona manca un apparato (smartphone o tablet) che sia “compatibile” con la app “IO”, circostanza ben diversa dall’essere totalmente privi di esemplari della tecnologia necessaria.

Il sito non esita a suggerire che “Oltre ad aderire al programma tramite l’app IO, puoi iscriverti sugli altri sistemi messi a disposizione dai cosiddetti Issuer Convenzionati – cioè i soggetti che emettono i metodi di pagamento elettronici (carte o app) attivabili ai fini del Cashback”.

Tralasciando inutili polemiche sul voler utilizzare termini inglesi (forse sembrerà di essere fighi), proviamo a chiamare “rimborso” o “restituzione” il “cashback” e andiamo alla scoperta dei misteriosi “issuer”.

Appreso che dietro quel termine si nasconde il soggetto emittente di una carta di credito o di uno strumento di pagamento, il cittadino deve sapere che ne esistono di “convenzionati” e di “non convenzionati”. La prima categoria è composta dai circuiti bancari e finanziari che hanno aderito all’iniziativa e che hanno incorporato il cashback nei pagamenti effettuati con la propria “app”. Sono le realtà i cui clienti non devono dannarsi per avere l’identità digitale (o SPID che dir si voglia) o per superare altri scogli che ostacolano la registrazione dell’utente e complicano la vita a chi non è un free-climber virtuale.

Il sito della app “IO” riporta l’elenco degli “emettitori convenzionati” e lì si scopre che il problema dello smartphone non viene pienamente risolto. Non dimenticando che chi non ha un attrezzo elettronico di comunicazione (mal gliene incolse) non può certo andare su Internet ad informarsi, chi raggiunge la fatidica pagina delle “alternative” alla app “IO” si accorge che si può utilizzare l’applicazione di un altro soggetto “convenzionato” ma l’insormontabile difficoltà (o impossibilità) di base rimane immutata. C’è comunque una “app” da utilizzare. 

Tra “issuer” che ancora non sono operativi e negozi che non aderiscono

Si viene a conoscenza che alcuni “issuer convenzionati” non sono ancora pronti e stanno per varare la loro soluzione. Visto che mancano pochi giorni alla fine del “Extra Cashback di Natale” ci si augura che quella dizione “in arrivo” possa essere seguita da “in tempo…”.

Gli affascinati dall’iniziativa Cashback devono fare i conti anche con gli esercenti che non intendono aderire. Come era fin troppo prevedibile molti commercianti (e lo stesso varrà per artigiani e professionisti) hanno deciso di dire no al “cashback” e di blandire la clientela con altre opportunità non meno appetibili come ad esempio sconti dall’11 per cento a salire…

A suggerire una scelta così radicale non c’è soltanto l’inestirpabile desiderio di non pagare le tasse. Nel già complesso clima di diffidenza verso qualsivoglia novità, pesano come macigni le commissioni e i costi di gestione, un bisogno di liquidità senza precedenti, il naturale differimento dei pagamenti elettronici destinati ad essere incassati a distanza di tempo. Un insieme di fattori senza dubbio ineludibile.

E allora?

Se si vuole contrastare l’evasione fiscale forse sarebbe sufficiente consentire all’acquirente di “scaricare” scontrini e fatture nella propria dichiarazione dei redditi, costringendo il venditore a pagare le imposte ed alleggerendo felicemente il proprio carico tributario.

Se si desidera restituire qualcosa a chi ha pagato con un sistema di pagamento tracciabile, invece di giocare con le app e tante altre invenzioni si faccia perno sul codice fiscale del cittadino e sul suo conto corrente. Sono informazioni che lo Stato già possiede grazie alle rispettive anagrafi (quella della SOGEI e quella dei conti bancari). Gli istituti di credito contabilizzano le spese con carte o bancomat dei propri clienti, sapendo dove/quanto/quando così come danno atto negli estratti conto. I rimborsi – per evitare che chi ha due o più conti ottenga più del dovuto al singolo cittadino – verrebbero poi eseguiti puntando al codice fiscale che unico per ciascuno di noi non permette certo rimborsi oltre la soglia fissata.

Così facendo le persone anziane o meno abbienti che non hanno uno smartphone, ma forse meriterebbero più di altri un aiuto economico, non rimarrebbero fuori da certe manovre con finalità sociali.

Ben venga l’innovazione ma se ne valuti ogni volta l’impatto. I fatti – purtroppo sotto gli occhi di tutti – non si scalfiscono con roboanti annunci strombazzati o con buffi tentativi di crucifige di chi si permette di non essere d’accordo su questa o quella iniziativa.

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37 Responses to Governi, soldi e smartòfoni

  1. mirko says:

    La tecnologia avanza troppo velocemente e non tutti siamo in grado di starvicisi dietro.

    • paniscus says:

      Veramente qua si stava puntando l’attenzione proprio sul dettaglio contrario: ossia, che NON TUTTI quelli che “non ci stanno dietro” lo fanno perché non ci riescono (e quindi hanno solo bisogno di una guida benevola che gli spieghi come fare).

      Ci sono anche quelli che, pur essendo perfettamente in grado di orientarsi da soli in quel contesto, non ci stanno dietro (o meglio, non stanno dietro a TUTTI gli aspetti, ma che preferiscono scegliere volta per volta quali condividere e quali no), non per ignoranza o arretratezza, ma per precisa scelta consapevole.

      Francamente, da cinquantenne, con dottorato di ricerca in materie scientifiche “toste” e con presenza su internet a partire dal 1993, mi sentirei abbastanza offesa ad essere descritta come una povera svantaggiata che non riesce a gestire uno smartphone “perché è rimasta indietro” o perché “non se lo può permettere economicamente”.

      Ma il problema non è solo che mi senta offesa io: è il concetto che sia diventata totalmente inimmaginabile qualsiasi forma di “opzione di minoranza”, come se aderire (in maniera acritica) alle consuetudini consumistiche maggioritarie fosse indispensabile per essere considerati persone normali e cittadini integrati…

    • Per mirko

      “La tecnologia avanza troppo velocemente e non tutti siamo in grado di starvicisi dietro.”

      Oltre a quanto dice Paniscus, aggiungerei.

      No, la tecnologia avanza troppo velocemente proprio perché ci siamo dietro tutti.

      L’Intelligenza Artificiale impara incessantemente, grazie a qualche miliardo di persone che ogni giorno la nutre di miliardi x n dati sul mondo: la collocazione di ogni cosa sul pianeta, le abitudini, le smorfie facciali, i rapporti emotivi, le reti di rapporti, le sfumature di accenti, lo stato economico, gli orari, i vizi, le paure, le debolezze.

      E’ qualcosa che va molto, molto oltre la preoccupazione che “vogliono solo mandarci pubblicità mirata”: questo può essere lo scopo principale dei singoli imprenditori che anche loro “stanno dietro” alla tecnologia; ma oggettivamente, ciò che tutti questi interessi stanno creando è una trasformazione planetaria senza precedenti dal giorno in cui il meteorite stroncò i dinosauri.

      • supervice says:

        Va anche detto che le ultime generazioni sono molto meno smart con le tecnologie di quanto venga fatto passare, direi il contrario.
        Prima per far funzionare un PC dovevi saperne di DOS, saper fare degli scrypt, gestirti il sistema, e tante altre cose.
        Ora passa tutto dalle GUI, anche un lama riuscirebbe a usare uno smartphone, che infatti viene usato da utenti che vanno dai 3 ai 108 anni.

      • Francesco says:

        però Miguel, se oggi una pubblica autorità agisse in modo da tener conto degli analfabeti sarebbe considerato un mezzo matto.

        penso a chi non avvisasse delle elezioni con i manifesti sui muri e la televisione ma con banditori pubblici che strillano per strada

        tutto molto bello per analfabeti e privi di TV ma lo troveremmo assurdo e stupido, non credi?

        • Per Francesco

          “però Miguel, se oggi una pubblica autorità agisse in modo da tener conto degli analfabeti sarebbe considerato un mezzo matto.”

          Ma io ho detto un’altra cosa.

          Per dare un solo esempio: lo Stato italiano può obbligare un cittadino italiano, per essere in regola con lo Stato italiano, a far sapere tutto di se stesso allo Stato cinese, tramite le app di Huawei?

          Non donare allo Stato cinese i propri dati non è analfabetismo.

        • daouda says:

          tecnicamente Francé essendoci la scuola dell’obbligo essere analfabeti potrebbe quasi risultare un crimine.

          Ma il problema è che leggere e scrivere , indipendentement dalla fetta soddisfatta, è robba vecchia di milenni questa no.

          Inoltre il discorso è nel merito perché sapere leggere e scrivere è cosa utile, avere uno smarthphone indipeendentemente dall’utilità è criminale ( prima che socialmente lo è verso se stessi ). Infatti io spingo il pedale e scrivo: avere un conto in banca è criminale.

          • Per Daouda

            “Ma il problema è che leggere e scrivere , indipendentement dalla fetta soddisfatta, è robba vecchia di milenni questa no.”

            Lo strumento scritto (libro, pergamena o altro) non è qualcosa di attivo che fa cose che non ti racconta, per conto di terzi che tu non conosci.

        • paniscus says:

          Mah, il paragone con la TV non ha molto senso. E’ vero che la maggior parte dell’informazione corrente passa attraverso la TV, e quindi chi non guarda la TV può perdersi qualche pezzo di conoscenza e di aggiornamento, ma non mi risulta che esistano dei servizi pubblici o delle iniziative pubbliche dello stato, rivolte a tutti, a cui si può accedere solo se si possiede un televisore (oppure, peggio ancora, se oltre a possedere il televisore si deve pure aver sottoscritto un abbonamento a pagamento a qualche canale privato).

          Invece in questa situazione del cashback siamo esattamente così: non si può accedere al servizio se non si possiede un certo oggetto, che non c’entra niente con il contenuto del servizio stesso, né con chi lo offre…

      • mirko says:

        “No, la tecnologia avanza troppo velocemente proprio perché ci siamo dietro tutti.”

        Per quel che mi riguarda è già tanto se so usare un computer e un cellulare.
        Non riesco a stare dietro a tutte le novità che escono fuori in continuazione, e lo prova il fatto che non riesco a seguire i tuoi ultimi post su realtà inquietanti.
        Davanti a cotanta intelligenza faccio la figura del povero Bertoldo…..

    • Peucezio says:

      Mirko,
      in effetti è un po’ l’opposto, non hanno torto Miguel e Lisa in questo.
      Il pc era un oggetto misterioso cui le persone sopra una certa età si accostavano con paura. Da quando ci sono ‘sti smartphone tu vedi la gente di 80 anni su facebook, che scambia messaggini a tutto andare con whatsapp, che guarda video su youtube.

  2. Z. says:

    Dunque, il covid non è ancora finito e già si ricomincia a dare ricette fiscali…

    Mi limito a questo:

    — Se si vuole contrastare l’evasione fiscale forse sarebbe sufficiente consentire all’acquirente di “scaricare” scontrini e fatture nella propria dichiarazione dei redditi —

    Non si fa prima a non consentire all’acquirente alcuno “scarico” e abrogare l’imposta sui redditi? Il saldo è lo stesso, ma si risparmiano tutti gli oneri amministrativi.

    • Per Zeta

      “Dunque, il covid non è ancora finito e già si ricomincia a dare ricette fiscali…”

      Campa cavallo… il coronavirus ha fatto amicizia con il primo mammifero un po’ piu di 200 milioni di anni fa.

      E non c’erano ancora le tasse.

      E non ci saranno nemmeno quando l’ultimo coronavirus dirà addio all’ultimo mammifero.

      • Z. says:

        Sì, ma a quel punto io non ci sarò più da un pezzo, quindi la cosa per me assume scarso rilievo…

        Io avevo aspettative più modeste: speravo che fino alla fine del 2021 avremmo evitato di sentire esperti fai-da-te in materia fiscale. Invece toccano.

        Che poi, diciamolo, ci sarebbero mille argomenti più affascinanti e meno noiosi!

  3. Più ci penso, e più mi fa arrabbiare la risposta di Mirko: non contro di lui ovviamente, ma perché lui si mette nella posizione in cui si vuole ci mettiamo.

    La domanda che vogliono che noi ci poniamo è, “come si usa?”

    Su questo possiamo essere più o meno competenti, o avere più o meno voglia di impegnarci.

    No, la domanda importante è, “come ci usa?”

    E’ qui che si misura la vera competenza delle persone.

  4. Kandur says:

    Anch’io ancora rifiuto di procurarmi uno smartfonne, soltanto un cellulare di vecchio tipo. Laptop ed e-mail bastano per me. E non ho un profilo sul nessuno dei “social”. E non mi manca.

  5. Moi says:

    Io ho smartofono vecchio , finché tien botta lo tengo … NON ho Socials !

    Insomma, siamo tutti ( a parte Mauricius , mi pare …) degli OK Boomers da Buongiornissimo Caffè !

    • Z. says:

      Nah, qui sono in più d’uno a far uso del Tomo de’ Ceffi (in modo diverso e più consapevole degli altri, naturalmente, ci mancherebbe 😉 ).

  6. daouda says:

    Sbagli:

    ( tradotto )

    PEZZO DE MMER’ , HAI O NON HAI IL CONTO IN BANCA? QUESTA ERA . NO COME DICI TE che la rigiri sui foni furbi!

    Passo e chiudo.

  7. firmato winston says:

    La classe dirigente italiana e i suoi sgherri, non e’ fatta da scienziati e neanche da tecnologi, e’ fatta da feticisti della tecnologia di cui non capiscono un cazzo, come non capiscono un cazzo di niente salvo che del loro immediato e opportunistico interesse e delle lobby e clientele che li sostengono, il che gli da’ un enorme vantaggio competitivo, poiche’ li priva di ogni remora e non distoglie alcun neurone dallo scopo primario, arrivare in cima all’albero della cuccagna per poi restarci.

    • Moi says:

      Concordo … tuttavia la loro fortuna è che per almeno metà eletterato NON hanno a che fare con “Cittadini” MA o “Clienti” (che almeno un tornaconto personale ce l’ hanno) oppur peggio ancora “Tifosi” (la cui aspirazione è in realtà “Far Perdere gli Altri” ) …

  8. Moi says:

    Cmq sono anch’or in produzione i cosiddetti “dumbphones” … in teoria per anziani.

    https://en.wikipedia.org/wiki/Feature_phone

    “A feature phone is a mobile phone that retains the form factor of earlier-generation phones, with button-based input and a small display. Feature phones are sometimes called dumbphones in contrast with touch-input smartphones ”

    [quot.]

    ————-

    solo che l’ impressione è che più il “phone” è “smart” più l'”user” è (o diviene) “dumb” … più il “phone” è “dumb” più l’ “user” è (o ridiviene) “smart” !

    … Ringraziando Mirko per aver citato Bertoldo, che altrimenti non avrei saputo come tentare di restituire alla parola “smart” un po’ della dignità che aveva in English , prima di degenerare in “Anglobish” !

  9. Moi says:

    @ LISA / MIGUEL

    Rapportando prezzo / potenzialità , un “dumbphone” sarà sempre e cmq molto più “caro” di uno “smartphone” … pare che ci sia chi compra il “dumbphone” come palliativo, almeno in certi momenti, per disintossicarsi 😉 dallo “smartphone”.

    • paniscus says:

      Rapportando prezzo / potenzialità , un “dumbphone” sarà sempre e cmq molto più “caro” di uno “smartphone”
      —————–

      Scusa, ma di che parli? Se uno sceglie di comprarsi il “dumbphone”, vuol dire che la maggior parte delle potenzialità dello smartphone non gli interessano, e quindi non le vive affatto come una deprivazione di potenzialità, ma come una cosa completamente indifferente.

      Non so, cerco di fare un esempio più scemo: se il panino che contiene sia carne che insalata e pomodori costa 5 euro e quello con solo insalata e pomodori costa 3 euro, è vero che in proporzione al valore nutrizionale effettivo il secondo costa di più… ma chi compra il primo è perché considera effettivamente la carne come un alimento più pregiato.

      Se uno è vegetariano (o comunque, non gli piace la carne), non gliene può fregare di meno di ottimizzare il rapporto tra prezzo e valore nutrizionale: semplicemente, compra il panino senza carne, tanto la carne non gli interessa, e comunque spende meno.

      Dove sta il problema?

  10. Moi says:

    The “dumb phone” revolution

    https://www.mobileworldmagazine.com/technology-and-ai-7/dumb-phone-revolution

    More and more people are trading in their smartphones for a more old-fashioned device in the name of peace and quiet

    […]

    Smartphone addiction is a real thing

    […]

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