L’albero della cuccagna è sempre gravido

Dall’inizio della pandemia, falliscono circa 500 aziende al giorno in Italia.

460.000 piccole e medie aziende rischiano la chiusura.

E così, l’Italia ha deciso di regalare cinque miliardi di euro all’industria militare americana e israeliana.

Cinque miliardi divisi per circa 60.000.000 di italiani (compresi neonati e pensionati) fanno 83 euro a testa. Una famiglia di quattro persone, 332 euro.

Si tratta di acquistare dieci aerei Gulfstream G550 americani – normalmente usati da impenditori megalomani – che vengono girati all’israeliana Elta Electronics, che ci mette sopra strumenti di spionaggio.

Due sono già stati acquistati, adesso l’Italia ne compra altri otto.

Repubblica ci informa che

“Questi aerei sono letteralmente delle “spugne” di dati, capaci di intercettare qualunque emissione su un’area vastissima, analizzarla in tempo reale con l’intelligenza artificiale e distribuire i risultati ai comandi di Esercito, Marina e Aeronautica. Diventeranno gli snodi volanti di una rete di sorveglianza globale, scambiando informazioni direttamente con i satelliti, con i caccia, con le navi o con i reparti di fanteria.

In più possono compiere operazioni mirate per la lotta al terrorismo: cercare la voce di un singolo ricercato attraverso milioni di conversazioni telefoniche e quando la trovano, localizzarne la posizione e seguirne i movimenti.”

Insomma, da una parte se io mi iscrivo a un corso di pittura, mi fanno firmare tre pagine fitte di liberatoria perché ho comunicato agli organizzatori il mio numero di telefono.

Dall’altra parte, io sono obbligato a dare ottantatré euri allo Stato per spiare ogni conversazione che si svolge in Italia o altrove.

Io capisco la preoccupazione per il terrorismo, sottinteso islamico: in Francia e in Germania, ci sono stati degli sciroccati che hanno ammazzato dei passanti a caso, prima di morire ammazzati anche loro.

Ma finora, nei vent’anni che ci separano dalle Torri Gemelle, il “terrorismo islamico” in Italia ha fatto esattamente Zero morti.

Per cui attualmente ci sono Zero motivi validi, ma mille ragioni di altro tipo, per spiare su tutto.

Sarebbe un quadro distopico terrificante, un’immagine di ciberdominio che fa sentire male, ma abbiamo la fortuna di vivere in un paese saggiamente cialtrone.

Infatti:

“nessun Paese europeo ha deciso un potenziamento pari a quello lanciato dal governo Conte: la Gran Bretagna ha tre aerei di questo tipo, seppur più grandi; la Francia ha scelto di acquistarne tre e persino Israele ne schiera otto. L’Italia invece ne vuole dieci.”

Il che vuol dire che le potenze che contano davvero, non hanno trovato molto interessanti questi aerei, però hanno pensato che fosse una buona occasione per spillare cinque miliardi all’Italia (e 332 euro alla famiglia italiana di quattro persone in piena pandemia). Che è la vera essenza del complesso militare industriale.

Infatti, il governo italiano ha

“deciso di acquistare subito otto aerei, anche senza disporre dei fondi per attrezzarli. Soltanto due riceveranno le apparecchiature elettroniche; gli altri sei resteranno in attesa di trovare le risorse per equipaggiarli.”

Giusto per scusarmi per l’ennesima volta con tutti per averli votati:

“Contrariamente al passato, gli esponenti del M5S sono tra i più determinati sostenitori dell’operazione.”

Però prima di mescolare la cenere con lo shampoo fatto in casa dall’amica sciamana finlandese, vorrei sapere come si schierano PD, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia su questa storia.


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229 Responses to L’albero della cuccagna è sempre gravido

  1. guido doria says:

    Ci candidiamo a divenire il sesto occhio, orbo.
    Avremo qualcosa da fari perdonare…

  2. Massimo says:

    Come diceva un vecchio film : finché c’è guerra c’è speranza… E chissà perché anche se magari non più in scala mondiale (li ormai ci pensano i virus , i crolli finanziari e altre cose non armate) da qualche parte si trova sempre qualche conflitto o magari si trova una causa per farlo scoppiare.Inoltre l’industria bellica si aggiorna con armi sempre più moderne avendo l’ausilio di droni computer e tutto quello che la normale produzione per uso civile crea.

  3. daouda says:

    stai sempre a frignà…meglio morire in guerra che traditi, a poch’intenditor buone parole!

  4. roberto says:

    Questo me lo conservo per la prossima volta che moi, commentando una notizia lussemburghese, mi dirà “è un paese piccolo e ricco” (….vero ma che preferisce non buttare soldi dalla finestra)

  5. Moi says:

    Gulf-che ?!

    https://www.youtube.com/watch?v=iYhdagYyS0Q

    …. Ci sono già i Jet Privati per andar su Marte !

    😉

  6. Leggo che con il referendum tagliasenatori, ogni italiano dovrebbe risparmiare circa 1.30 l’anno.

    https://www.pagellapolitica.it/blog/show/764/referendum-quanto-si-risparmia-realmente-col-taglio-dei-parlamentari

    I cinque miliardi che lo Stato regala al complesso militare industriale israeliano/americano probabilmente non saranno spesi in un solo anno, ma comunque è interessante il rapporto numerico: 83 contro 1,3.

    • Z. says:

      C’è una lezione importante su quel referendum che devo ancora apprendere e capire.

      Ne ho già accennato, e mi piacerebbe avere il tempo di elaborare meglio.

      È un argomento importante, che sarebbe bene approfondire.

    • roberto says:

      Beh che la questione “risparmio” fosse solo il vermetto per pescare i pesci lo avevo scritto e mi sorprende (ma neanche tanto) che tanti pesci abbiamo abboccato

      • Moi says:

        Ma infatti NON credo che ci sia stato dietro un calcolo economico, la spiegazione più semplice è :

        troppi stronzi privilegiati che si arricchiscono anche se sono degli inetti e/o dei lavativi … meno ce n’è, meglio è.

        NON servono ulteriori astrazioni per dare spiegazioni di senso compiuto.

    • Di fatto è inutile mantenere tanta gente fingere di decidere quando le decisioni vere passano sopra le loro teste.

      • Z. says:

        Non credo che la vittoria schiacciante del SI sia stata determinata da questo ragionamento 🙂

        • Neanch’io, stavo solo cercando di vederci qualcosa di utile, usando una chiave di lettura paradossale. Essendo un paese a sovranità limitata, nel momento in cui si tagliano i finanziamenti per il teatro è coerente che anche il teatrino della politica segua lo stesso indirizzo.

      • roberto says:

        Mah Z
        Invece quello che dice MB corrisponde a quello che penso del referendum: a chi non piace o è scettico sulla democrazia parlamentare è per la riduzione, a chi piace per il mantenimento

        • Z. says:

          Non penso che sette votanti su dieci siano necessariamente scettici nei confronti della democrazia parlamentare, robè, né che pensino tutti che i parlamentari non contino niente (peraltro, Miguel più o meno lo pensa e ha votato NO).

          Non penso neppure che tutti quelli che hanno votato NO siano dei sinceri democratici, a dirla tutta (Moi ha votato SI, e vorrebbe limitare il diritto di voto; stesso vale per un altro mio amico che sul diritto di voto la pensa allo stesso modo, o la pensava così quando era grillino, adesso non so).

          Insomma, non è così semplice, e non è solo questa la mia perplessità.

          Appena ho un attimo per elaborare provo a spiegarmi.

          • Per Zeta

            ” né che pensino tutti che i parlamentari non contino niente (peraltro, Miguel più o meno lo pensa e ha votato NO).”

            Io non penso che i parlamentari non contino niente. Per le piccole cose, contano anche molto, e io mi occupo di piccole cose. Per questo vorrei che ci fossero tanti parlamentari, in modo da poter avere un contatto più diretto con loro, come abbiamo con i consiglieri comunali o di quartiere.

            Inoltre, non accetto lezioni di risparmio da gente che espande aeroporti, sbucalta cave di marmo, allarga le autostrade, costruisce inceneritori, trasforma i boschi in biomassa da bruciare, cementifica le campagne e vuole la TAV.

            E ancora meno voglio lezioni da quelli che hanno avuto il mio voto dicendo che si sarebbero opposti a queste cose.

            • Z. says:

              Miguel,

              1) ho ipersemplificato, d’accordo, ma direi che ci siamo capiti;

              2) né i grillini né gli altri hanno alcun diritto a darti lezione, e su questo non ci piove;

              3) dal canto tuo, tu eri stato ampiamente avvisato e non hai nessunissimo diritto di lamentarti dei grillini 😉

              • Per Zeta

                “tu eri stato ampiamente avvisato e non hai nessunissimo diritto di lamentarti dei grillini”

                Ma sui grillini, il discorso è stato sempre ambiguo.

                Io dicevo:

                “io voterò solo per una formazione politica che prenda posizione contro inceneritori, aeroporti, TAV, e anche ponga almeno in dubbio le spese militari e la NATO.

                Da una parte vedo PD, FI, FdI, Lega.

                Dall’altra, vedo il M5S e qualche microformazione di estrema sinistra, che a votarla disperdi il voto.

                Quindi, o non voto, o voto per M5S.”

                E mi rispondeva:

                “guarda che Casaleggio è un furbo, che questi fanno demagogia parlando male dei politici, eccetera”.

                Sono discorsi su due piani diversi: a me interessa poco se sono demagoghi, se Grillo spara cose incomprensibili, se mi interessa che si oppongano realmente a TAV, aeroporti, ecc.

                Diciamo che il mio è stato un voto sprecato, ma non avrei fatto per nulla meglio a darlo a qualche altra formazione.

              • Z. says:

                Ti si rispondeva chi? Chi è il Sig. Si? Devo citarti quel messicano tosco-imolese che mi ha insegnato a evitare gli impersonali? 😉

                IO ti ho sempre detto: è fuffa a cui non credono manco loro. Dal vertice agli eletti sul territorio: il primo di questi ultimi si chiama Favia. Cercalo su Google. Poi ti dico due cose a voce quando ci vediamo 🙂

              • Per Zeta

                “IO ti ho sempre detto: è fuffa a cui non credono manco loro. ”

                Certo.

                Però la scelta è:

                Tra non votare; oppure votare.

                E se voto, votare per chi apertamente sostiene e vuole il peggio; e chi (magari senza crederci) si dichiara contrario al peggio.

                Ovviamente tu definiresti diversamente il “peggio”, ma nelle mie condizioni cosa faresti?

              • roberto says:

                Oh Miguel

                Non ti angustiare…nei rari in giorni in cui mi sento furbo e intelligente, come esercizio di modestia mi ricordo che ho votato per Santoro (che il giorno dopo le elezioni ha detto che voleva tornare a fare il giornalista….) e ingroia (e ho detto tutto…)

              • roberto says:

                Z

                “ IO ti ho sempre detto: è fuffa a cui non credono manco loro. Dal vertice agli eletti sul territorio”

                Anche qui non sono del tutto d’accordo. Cioè sul vertice ok, ma sugli eletti locali credo che veramente i pentastellati abbiano gente che veramente ci crede, ma non per stupidaggine, ma proprio perché credono in quel che fanno (e devo dire che quelli che conosco sono tutti senza eccezione ottime persone per le quali a livello locale voterei). Poi non capisco come fanno carriera solo i più fessi…cioè lo capisco i vertici non amano troppo circondarsi da perso e che possono avere un po’ di spirito critico

                PS aggiungo che tra gli eletti locali che conosco personalmente, anche i piddini sono tutte ottime persone. Ho in saccoccia anche un paio di leghisti e una fratella d’Italia e lì lasciamo proprio perdere….

          • roberto says:

            Z

            “ Non penso che sette votanti su dieci siano necessariamente scettici nei confronti della democrazia parlamentare, robè, né che pensino tutti che i parlamentari non contino niente (peraltro, Miguel più o meno lo pensa e ha votato NO).”

            Hai in parte ragione, pensavo più a chi il referendum l’ha proposto che agli elettori ma ho scritto troppo velocemente

            Dico in parte perché tutti quelli che la pensano come MB (il parlamento è inutile) o Moi (la Kasta Kosta) sono per il taglio

            non è una critica, giusto una constatazione.
            Se pensi che i parlamentari siano inutili meno ne hai meglio è, no? Poi magari sei profondamente democratico e pensi (sbagliando secondo me) che il parlamento può essere sostituito da altre cose

        • PinoMamet says:

          Mah, io la vedo più o meno come Moi:

          ha votati Sì chi pensa che i parlamentari siano semplicemente troppi.

          Non significa necessariamente che odi la democrazia, né che creda che il risparmio sia significativo per le casse statali; solo, pensa che ci siano un po’ troppi parlamentari.

          • Z. says:

            Sono d’accordo, e del resto il testo del quesito non era “odi la democrazia” o “vuoi risparmiare 1,30 euri all’anno”.

            A dire il vero, non mi interessa neppure particolarmente indagare le motivazioni di chi ha votato e come. Mi chiedo invece le ragioni di questo successo schiacciante, verificatosi in assenza di tutte le condizioni propizie che quattro anni fa hanno fortemente agevolato la vittoria del SI.

            Prometto che domani cercherò di spiegarmi meglio.

          • Per quello che (non) fanno sono sicuramente troppi.

    • massimo says:

      Dico comunque una cosa :sin da quando ero piccino (anni 80 ) sentivo dire che andava data una riduzione al numero dei parlamentari.Allora forse si parlava non tanto del risparmio in senso economico , ma da un putno di vista pratico per snellire le procedure. Questo forse perche’ ancora le cifre dei costi della politica e del nostro buco nel bilancio o erano poco noti o forse ancora non erano cosi’ enormi. Sicuramente questa riforma non e’ la soluzione per tutto , ma potrebbe essere un inizio per far funzionare meglio le cose . Quindi magari accorpando tutti i piccoli comuni e visto che si lamentano tanto ma sono le prime a prendersi i meriti facendo un federalismo serio (non come il decentramento del 2001 ) alla tedesca o alla americana per responsabilizzare sul serio le regioni. Se la riforma del 2016 fosse stata meno pasticciata e avesse proposto cose piu’ mirate e precise numericamente poteva essere un buon trampolino per il futuro . Per il resto la delusione e’ tanta peche’ nessuna forza politica vuole veramente staccarsi dai soliti giri ed interessi.

      • Moi says:

        A me piaceva l’ idea di Daniela Santanché che il Potere Politico dovrebbe essere esercitato da stare tipo in un Monastero, con austero stile di vita monacale … per NON essere corruttibili !

        • roberto says:

          Veramente la pitonessa ha detto sta minchiata? Era al billionaire?

        • Moi says:

          Quando una persona esercita il Potere, deve prima (!) pensare alle altre persone … poi (!) a sé stessa !

          • roberto says:

            Ho capito ma puoi pensare agli altri pure se stai in una casa comoda e hai una bella macchina….gli asceti ed i sobri mi ispirano grande diffidenza, ho sempre paura che vogliano imporre il loro ascetismo e la loro sobrietà

          • Z. says:

            Moi,

            — Quando una persona esercita il Potere, deve prima (!) pensare alle altre persone … poi (!) a sé stessa —

            Proprio come lei, dal suo monastero di clausura.

  7. Z. says:

    A proposito di albero della cuccagna: il risentimento di classe, opina l’autore, albergherebbe anzitutto tra i ceti medi insoddisfatti.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2020/12/04/oggi-la-vera-lotta-di-classe-e-pure-tra-ricchi-e-piu-ricchi/6026192/

    E in effetti ne conosco.

    • Per Zeta

      Molto interessante.

      Anche perché indica la fine che fanno quelli che ci cascano all’idea, “eh, basta riqualificarsi, aggiornarsi!”

      Source : https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2020/12/04/oggi-la-vera-lotta-di-classe-e-pure-tra-ricchi-e-piu-ricchi/6026192/
      In Edicola / Commenti
      Oggi la vera lotta di classe è (anche) tra ricchi e più ricchi

      Domina la convinzione che il successo del populismo respiri in sintonia con i rancori dei nuovi poveri, i ceti deboli tartassati dalla globalizzazione, le vittime della nuova manodopera a basso costo disponibile ai bordi di tutti i nostri confini o direttamente dentro i nostri Paesi spaesati, e insomma con gli esclusi dalla pacchia del consumismo di roba, roba, roba, per lo più robaccia, che è la meta dei loro desideri, aspirazioni, vite. Il risarcimento così tanto conturbante che li spinge a credere l’inverosimile e cioè che saranno proprio i miliardari come i Berlusconi o i Trump – più altre decine di tycoon epigoni – a occuparsi di loro e dei loro debiti. E che saranno i più carognoni, come i Salvini, gli Orbán, i Bolsonaro – e altre decine di autoritari epigoni – a vendicarli della penuria che li opprime.

      Ma le cose stanno così solo a metà. E lo spiega in modo convincente Peter Turchin, visionario professore russo americano di questioni sociali, nella sua ultima ricerca The Real Class War Is Within The Rich, la vera lotta di classe è tra i ricchi. Titolo al quale avremmo volentieri aggiunto un “anche” per completezza di consuntivo. Dove racconta che le tensioni dentro le nostre turbolente democrazie che hanno prodotto il populismo in Europa, America, Russia, Brasile, eccetera, non sono cresciute soltanto a causa dell’impoverimento delle classi lavoratrici, ma anche per la “sovrapproduzione delle élite” cioè dei ceti alti e medio-alti della nostra scala sociale ai quali non è stata offerta – nell’euforia del liberismo trionfante – una quantità adeguata di lavori glamour e di opportunità coerenti con le loro aspettative. Non abbastanza da ripagare il tempo, i soldi, i desideri e la fatica impiegati nei molti anni della loro formazione professionale. Non solo la scuola, l’università, ma anche la specializzazione, magari all’estero, gli infiniti corsi aggiuntivi, gli infiniti aggiornamenti professionali per non diventare inservibili ai nuovi processi, alle nuove tecnologie, e cancellati dalla velocità delle macchine.

      Così che questo sovrappiù di competenza, di fatica, di sforzi professionali, di attese – stiamo parlando di professori, avvocati, ingegneri, medici, dirigenti, d’azienda, creativi, addetti culturali, artisti, giornalisti – ha gonfiato le aspettative e moltiplicato le delusioni anche di quella classe abbiente svincolata dal bisogno, ma non dal desiderio di status, successo, soldi. Che diventa frustrazione davanti allo spettacolo quotidiano dei privilegi “esclusivi” dei vincenti da rotocalco. Per poi trasformarsi in rancore sociale. E il rancore in protesta elettorale nutrita da un diffuso senso di esclusione dalle élite maggiori che navigano dentro il potere, lo spettacolo, i media.

      La Brexit, in Inghilterra, ha vinto nelle contee agricole benestanti, ancorché periferiche. A Liverpool, la città operaia più povera, ha vinto il Remain. Trump ha guadagnato consensi dividendo l’America non tra i ricchi e i poveri, ma tra “noi e loro”, la gente comune “autenticamente americana”, e l’establishment di Washington che progetta “la sostituzione etnica” per perfezionare il dominio.

      È la ribellione dei ricchi non abbastanza ricchi. E stavolta non si tratta dell’antico “sovversivismo delle classi dirigenti” analizzato da Gramsci cento anni fa. Quella era una reazione all’egualitarismo che marciava insieme con le rivendicazioni sindacali, esistenziali, politiche del nuovo soggetto operaio della grande fabbrica. Oggi il rancore delle nuove classi dirigenti non si occupa di chi sta sotto di loro, ma di chi sta sopra. Avere di più, essere di più è l’aspirazione che preme, il modello di vita ripetuto nel milione di specchi sociali, fino allo stordimento. Il modello culturale che si fa largo (a spallate) tra tutti gli altri.

      • “Avere di più, essere di più è l’aspirazione che preme, il modello di vita ripetuto nel milione di specchi sociali, fino allo stordimento.”

        Non so se sia più solo quello.

        Diciamo, “visto che c’è di meno, non voglio essere il primo a rinunciare”.

        • Zero Hedge è un sito americano di finanza, anti-keynesiano (e quindi anche anti-MMT), qui direi che esprime molto bene quella rabbia/paura dei piccoli imprenditori e affini di cui parla Zeta:

          https://www.zerohedge.com/political/plot-against-small-businesses

          L’articolo è assolutamente di parte, ma interessante.

          • Z. says:

            Secondo me la rabbia, così come la paura, non riguarda solo piccoli imprenditori e affini ma una fetta molto più ampia del ceto medio.

            Ogni tipo di categoria interna al ceto medio tende a privilegiare certe reazioni in luogo di altre, ma secondo me è vero per una cerchia molto più ampia.

            • Per Zeta

              “Secondo me la rabbia, così come la paura, non riguarda solo piccoli imprenditori e affini ma una fetta molto più ampia del ceto medio.”

              Condivido tutto.

              Credo che Zero Hedge renda bene (in un contesto americano) la rabbia di una parte del ceto medio, ma va molto oltre.

              La mia esperienza, per quel che vale…

              1) il problema di parlare di “ceto medio” è capire dove finisce in tempi in cui non ci sono più “ceti” e tutti si vestono uguale e la grande maggioranza è andata a scuola.

              Non è che c’è il contadino dalle mani nodose che firma con la X e il padrone con i baffoni e il cilindro in testa, con in mezzo l’avvocato o l’ingegnere.

              A me sembra che la grande maggioranza degli italiani si ritenga “ceto medio”: in buona parte sono pure dottori con laurea triennale, moltissimi sono autonomi tipo il sottoscritto, hanno un negozietto, un B&B, fanno le insegnanti di yoga, la segretaria del medico, il cuoco di fiducia del ristorante, il panettiere, la cameriera che ha studiato “e faccio questo lavoro solo finché non trovo di meglio”.

              Faccio fatica a parlare dei lavoratori dipendenti: qui conosco praticamente solo statali/insegnanti e dipendenti di bar o ristoranti o agenzie di traduzione, insomma persone che lavorano in ambienti piccolissimi condividendo le paure dei padroni.

              I primi li vedo sempre più arrabbiati; statali e insegnanti sono magari frustrati, ma accettano di più il sistema.

              Comunque quella della rabbia del ceto medio contro l’alto la vedo una buona chiave di lettura.

            • Z. says:

              Miguel,

              — Comunque quella della rabbia del ceto medio contro l’alto la vedo una buona chiave di lettura. —

              Preciso, per chi non avesse letto l’articolo del FQ, che a dire il vero non è tanto la chiave di lettura dell’articolista quanto la mia chiave di lettura.

              Non che l’articolista la veda in modo troppo diverso, ma rileggendo direi che la prospettiva così come l’ho riassunta è più mia (e di Miguel) che non dell’articolista.

              • Per Zeta

                “Non che l’articolista la veda in modo troppo diverso, ma rileggendo direi che la prospettiva così come l’ho riassunta è più mia (e di Miguel) che non dell’articolista.”

                Io concordo molto con l’articolista quando distingue il “sovversivismo dei ceti medi” degli anni Venti (medi contro bassi) dalla rabbia attuale (medi contro alti).

              • Per Miguel Martinez

                ““Non che l’articolista la veda in modo troppo diverso, ma rileggendo direi che la prospettiva così come l’ho riassunta è più mia (e di Miguel) che non dell’articolista.””

                Aggiungo il dubbio che esista un “ceto basso” vivo oggi in Italia.

                Una roba tipo neri americani arrabbiati.

                L’estrema sinistra ci prova ogni tanto a dire che esiste (“proletari, operai, marginali, precari, ecc. ecc.”) ma il risultato è praticamente nullo.

              • Z. says:

                Miguel,

                — Aggiungo il dubbio che esista un “ceto basso” vivo oggi in Italia.

                Una roba tipo neri americani arrabbiati. —

                Concordo. Ma forse tra qualche mese non esisteranno più neppure laggiù.

                — L’estrema sinistra ci prova ogni tanto a dire che esiste —

                L’estrema sinistra, in Italia, è ad oggi tendenzialmente costituita da (pochi) intellettuali con le spalle coperte. Poi c’è anche qualcuno che ahilui ci crede davvero. Anch’io ne conosco uno. Ma posso capirlo, è di formazione cattolica.

                Ma è curioso il fatto che pretendano di interpretare il popolo. Non solo per ragioni ideologiche: è curioso anche per ragioni banalmente numeriche.

                Ricordo un estremosinistro in un salotto TV che parlava di popolo, diceva a una deputata “il popolo vi odia”. Il popolo non sa nemmeno chi tu sia, povera stella…

              • Per Zeta

                “Ma è curioso il fatto che pretendano di interpretare il popolo. Non solo per ragioni ideologiche: è curioso anche per ragioni banalmente numeriche.”

                E’ vero. Anche quando presentano proposte che sarebbero davvero “popolari”: sfrondato del gergo palloso, penso che il programma di Potere al Popolo corrisponda meglio ai bisogni di tanti, del programma della Lega.

              • Peucezio says:

                Miguel (e Z.),
                io sono un po’ scettico sulla scomparsa dei ceti.
                C’è un imborghesimento generale, ma ci sono ancora due antropologie, anche se sfumate e non così antitetiche né distanti.

                Anche solo il fare il liceo o invece l’istituto tecnico crea diversi modelli cognitivi, diverse modalità di approccio al mondo.

              • Per Peucezio

                “C’è un imborghesimento generale, ma ci sono ancora due antropologie, anche se sfumate e non così antitetiche né distanti.”

                E’ vero. Ma faccio fatica a metterli in ordine gerarchico: il tecnico dei computer, immigrato dal sud, che vota Salvini (uno dei due destri di Firenze!), è in qualche modo “inferiore” al figlio del professore universitario che campa a trent’anni di borse precarie?

                Credo che si guardino abbastanza alla pari.

                Poi, certo, il muratore, anche relativamente benestante, probabilmente si sente un gradino “sotto”.

              • Peucezio says:

                Poi ci sono due interessi economici contrapposti: lo stato e i ceti produttivi (o come li volete chiamare).
                Che sono complementari, ma entrano in conflitto, quando uno preme molto sull’altro.

              • Z. says:

                Io sono scettico sull’esistenza corrente di qualcosa che si chiama “borghesia” e guardo con sospetto le tassonomie sociologistiche.

                Per ragioni di lavoro, soprattutto, ho conosciuto abbastanza diplomati a licei e a istituti, quasi sempre provenienti da fuori Bologna, e francamente una radicale differenza non l’ho notata.

                Non vedo neppure particolare coscienza di classe nel ceto medio. Vedo molta rabbia e molta solitudine incattivita.

              • Z. says:

                Ezio, tu chi intendi per ceti produttivi? Gli imprenditori commerciali?

                Chiedo perché è un pochino come “piccola impresa” – un concetto i cui confini variano molto a seconda del contesto.

              • PinoMamet says:

                Beh no, una differenza tra liceali e tecnici c’è: i tecnici fanno più casino 😉

                A parte gli scherzi, credo che sia sempre possibile fare delle tassonomie, più o meno fondate o ragionevoli
                (io trovo una differenza tra chi ha fatto il classico e lo scientifico, addirittura- e non sono l’unico)

                Poi bisogna vedere se sono anche utili al ragionamento che si sta facendo…

              • Z. says:

                Non so, io ho l’impressione che siano differenze e categorie che vediamo soprattutto in quanto desideriamo vederle.

                O magari è solo che non sono in grado di accorgermene io 😀

              • Peucezio says:

                Z.,
                “Non vedo neppure particolare coscienza di classe nel ceto medio. ”

                Infatti non si tratta di coscienza, ma di istinto.
                La coscienza di classe è uno dei risibili costruitti teorici di moda negli anni ’70.
                La gente non ha coscienza.

              • Per Peucezio

                “La coscienza di classe è uno dei risibili costruitti teorici di moda negli anni ’70.
                La gente non ha coscienza.”

                In linea di massima sarei d’accordo, ma ho conosciuto operai che hanno militato in fabbrica negli anni ’70, e mi raccontavano di una partecipazione di massa che non faccio fatica a immaginarmi: quando tutti vivono in condizioni molto simili, a stretto contatto, condividendo problemi e rischi, nasce davvero una solidarietà che non esiste altrove.

              • Z. says:

                Credo sia un concetto nato molto prima degli anni Settanta.

                Ed è un concetto piuttosto concreto, a mio avviso: semplificando, la consapevolezza di fare parte di un gruppo con cui si condividono interessi e antagonisti.

                Può essere che esista un modo più preciso di definirlo, non so, ma l’importante è capirsi 🙂

              • Per Zeta

                “Ed è un concetto piuttosto concreto, a mio avviso:”

                Direi che esiste anche in Messico, una coscienza di classe: l’imprenditore con il villino fortificato sa chi invitare e chi no, c’è tutto un giro di reciproci favori e messe e/o logge massoniche…

              • PinoMamet says:

                Beh Z

                Per quanto riguarda studenti tecnici e liceali, lavorando a scuola direi che la differenza è visibile a occhio nudo, per così dire…
                Se ti pare che non ci sia, forse non ti ricordi bene 😉 e lo capisco, sono passati anni per tutti.

                Non si tratta di una antipatica classifica di valore umano, per carità, ma le persone che vanno a fare un corso di studi anziché un altro hanno, in effetti, spesso caratteri diversi, come hanno carattere diverso, in genere, quelli che amano un’attività anziché un’altra.
                Io ho presente le arti marziali, e quelli che amano il Kung fu, l’aikidi e le arti marziali miste Dino tre tipologie molto ben distinte…

                Non mi pare sia un tabù dirlo, poi certo sono cose empiriche e generiche e c’è sempre il singolo caso a parte.

                Ma io- e ripeto, diversi altri- anche a distanza di tanti anni trovo più semplice relazionarmi con ex studenti classici che scientifici. Non è solo differenza di interessi, è differenza di mentalità.

                Per quanto riguarda la “coscienza di classe”, credo di vederla come Peucezio: si è sempre trattato di un obiettivo, più che altro, qualcosa da “costruire”, e secondo me si è sempre rimproverata la sua mancanza, da Marx in poi…

              • Z. says:

                Pino,

                non dico che la differenza non ci sia a sedici anni. È naturale che a quell’età lo sia Dico che quando gli anni raddoppiano o triplicano mi pare che il ramo di studi superiori lasci il posto ad altre differenze più significative.

                Sulla coscienza di classe, a me pare proprio che ci fosse. Non come desideravano le avanguardie, probabilmente, ma per un certo periodo c’è stata eccome. Alcune categorie, come i ricchi, ce l’hanno ancora e infatti vincono regolarmente la lotta di classe 🙂

              • Z. says:

                PS: secondo me le MMA non sono arti marziali. Ma ho un amico che ne è appassionato e pratica aikido!

                Devo ammettere che non ho mai capito troppo neppure l’aikido, ma qui sono pronto ad ammettere che sia un mio limite.

              • PinoMamet says:

                Su MMA e Aïkido la vedo come te 😉

                Comunque, sicuramente altre differenze si accumulano negli anni, ma classici e scientifici restano diversi 😀 poi non è che sia probabilmente la caratteristica principale o che valga sempre la pena prendere in considerazione…

              • Z. says:

                Per essere precisi:

                MMA = wrestling;
                aikido = Lago dei Cigni.

                😀

              • PinoMamet says:

                Balle, un bravo ballerino classico farebbe il culo a tre quarti degli aikidoka 😉

                a parte gli scherzi, le descrizioni devo dire che rendono.

                Non ho mai provato MMA, perché non mi attira fare la lotta, e se mi attirasse avrei fatto judo (che è anche educativo, almeno per i bambini) o lotta, appunto, che da queste parti aveva una discreta tradizione.

                Se mi avessero attirato i pugni (e mi piacevano un po’ di più…) avrei fatto pugilato che idem.
                (Qualcosinina provai, ma tanto per. Ho dei bellissimi guantoni Leone praticamente nuovi!)

                Gli aikidoka mi stavano sottilmente sulle balle quando li vedevo alle manifestazioni e dimostrazioni di arti varie al tempio Zen.
                Alcuni di loro li incrocia nella mia brevissima esperienza di Kendo, e mi stettero sempre sulle balle.
                Poi anni dopo provai due lezioni di aikido, che ho già raccontato. Lì li trovai simpatici, ma proprio non faceva per me.

                Per il kung fu è… libertà, è kitsch, è gli anni Settanta, è la mia prima infanzia con i filmacci di Hong Kong al mattino nei canali strani (a volte c’erano degli orribili peplum e a volte degli orribili film di mostri giapponesi… splendido!), è divertimento, è esotismo.

                L’aikido mi pare judo sciacquato- molto sciacquato- e mescolato al culto della personalità del vecchietto dall’aria inquietante.
                Insegna un sacco di cose belle e utili- davvero- anche pratiche. Ma è complicato, preciso, geomtrico e serioso. Non fa per me

    • Peucezio says:

      Z.,
      “A proposito di albero della cuccagna: il risentimento di classe, opina l’autore, albergherebbe anzitutto tra i ceti medi insoddisfatti.”

      Ma tutte quelle categorie di cui lui parla votano a sinistra. Anzi, sono i più radicali e arrabbiati e pensano che la colpa delle loro frustrazioni sia Berlusconi, Salvini, il nazionalismo, la curruzione, la politica, l’Italia che è troppo provinciale e conservatrice, ecc. ecc.

      • Z. says:

        Professionisti e titolari di imprese minori votano pressoché compatti a destra, direi.

        Si tratta di una minoranza, per quanto sovraesposta mediaticamente, questo sì. Ma la destra ha parecchio consenso anche nel ceto impiegatizio.

        Più in generale, il ceto medio mi sembra trasversalmente molto insoddisfatto, al di là delle preferenze di voto.

        • Peucezio says:

          Quelli sì, mi riferivo alle categorie elencate nell’articolo, in particolare a quelli che hanno studiato molto sperando di ricoprire certi ruoli.
          Per fare l’imprenditore non serve studiare.
          Mentre la gente che studia per lo più vota a sinistra.

  8. L’articolo di Repubblica accenna solo alla posizione favorevole del M5S.

    Qualcuno ha notizia delle posizioni delle altre formazioni politiche?

  9. Moi says:

    NON è un argomento che tiri molto …

  10. roberto says:

    Sul sito della camera trovo questo

    ATTI DEL GOVERNO

      Martedì 1° dicembre 2020. — Presidenza del Presidente Gianluca RIZZO. – Interviene il Sottosegretario di Stato per la difesa, Angelo Tofalo.

      La seduta comincia alle 13.40.

    Sulla pubblicità dei lavori.
      Gianluca RIZZO, presidente, avverte che la pubblicità dei lavori sarà assicurata anche mediante l’impianto audiovisivo a circuito chiuso.

    Schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 03/2020, relativo all’acquisizione, funzionamento e supporto di una piattaforma aerea multi-missione e multi-sensore per la condotta di attività di caratterizzazione, sorveglianza e monitoraggio della situazione tattico-operativa, di supporto decisionale di livello strategico e operativo, di Comando e Controllo (C2) multi-dominio e di protezione elettronica.
    Atto n. 223.
    (Esame e rinvio).
      La Commissione inizia l’esame dello schema di decreto.

      Gianluca RIZZO, presidente, avverte che, ai sensi dell’articolo 536, comma 3, lettera b), del decreto legislativo n. 66, del 2010, la Commissione deve esprimere il prescritto parere nel termine di quaranta giorni, ovvero entro il 4 gennaio 2021. Comunica, quindi, che lo schema di decreto è stato altresì assegnato alla V Commissione bilancio, che dovrà trasmettere i propri rilievi sulle conseguenze di carattere finanziario entro il 15 dicembre 2020.

      Luca FRUSONE (M5S), relatore, osserva che il programma in esame riguarda l’acquisizione di piattaforme aeree multi-missione e multi-sensore per la condotta di attività supporto decisionale di livello strategico e politico di ultima generazione caratterizzate da costi di gestione fortemente calmierati ed elevate prestazioni, con particolare riferimento all’autonomia di volo, alla quota di tangenza e alla velocità del velivolo.
    Pag. 28

      Evidenzia, quindi, che la scheda tecnica allegata allo schema di decreto, precisa che la piattaforma di riferimento del nuovo sistema è rappresentata dal velivolo commerciale Gulfstream G-550, particolarmente versatile e facilmente trasformabile in versioni militarizzate di alto profilo. Rileva, poi, che il programma, ad elevata connotazione interforze e inter-agenzia, sarà in grado di soddisfare le esigenze informative del comparto della Difesa necessarie al conseguimento di capacità operative d’eccellenza. Infatti, grazie al sofisticato sistema integrato del velivolo, le risultanze delle attività di analisi dello scenario tattico-operativo potranno essere elaborate in tempo reale e tempestivamente trasmesse, a seconda delle diverse necessità, attraverso gli strumenti di comando, controllo e comunicazioni.
      Alla luce di queste caratteristiche, la scheda tecnica asserisce che il programma è in linea con il nuovo Concetto Strategico di Difesa, nel quale la risposta militare alla trasversalità e imprevedibilità delle future minacce – quella terroristica in primo luogo, ma anche l’utilizzo di armi di distruzione di massa e l’instabilità regionale – passa attraverso adeguate capacità di ricognizione e sorveglianza. Tali capacità consentono, infatti, di fornire supporto alle forze aeree e di superficie e di concorrere in tempi rapidi alla creazione di un quadro intelligence d’insieme. Segnala, poi, che la nuova piattaforma dovrà essere dotata di sistemi di missione e di comunicazione e di un segmento terrestre per l’analisi dei dati raccolti. In particolare, il sistema di missione permetterà di mantenere una costante sorveglianza informativa dello scenario operativo nei vari domini sfruttando sensori elettronici. Le informazioni acquisite saranno così rese disponibili alla stazione di controllo a terra ai fini di una loro analisi, anche eventualmente con il supporto di personale specializzato. Da ultimo, il dato informativo sarà trasmesso ai Comandanti di livello strategico ed operativo, ovvero alle unità impiegate nelle operazioni, ai fini di una più completa conoscenza del teatro in cui sono chiamati ad operare. Sottolinea, poi, che nella scheda illustrativa si afferma che la dotazione di questo programma consentirà l’acquisizione e il costante aggiornamento dello scenario tattico-operativo, finalizzato all’attualizzazione del patrimonio informativo nazionale, alla caratterizzazione degli obiettivi informativi tattici, alla ricerca di nuovi obiettivi di interesse, alla conoscenza del contesto di riferimento dei contingenti e dei dispositivi aeronavali rischierati nelle operazioni, al miglior supporto del ciclo di targeting dell’intero strumento militare, all’esercizio di Comando e Controllo aeroportato, sorveglianza e scoperta anticipata della minaccia, infine, alla protezione e alla vigilanza dello spettro elettromagnetico.
      Il programma, di prevista contrattualizzazione nel 2020, garantirà il soddisfacimento delle esigenze di servizio operativo fino, indicativamente, al 2056. La prima fase del programma, relativa al periodo 2020- 2032, mira ad assicurare l’avvio e l’operatività di un primo limitato stadio capacitivo, da completarsi attraverso tranche successive, e prevede l’acquisizione dei primi due velivoli in versione completa (Full Mission Capable), di ulteriori sei velivoli in configurazione sostanzialmente civile (green), in attesa delle successive modifiche, dei servizi di mantenimento configurazione operativa (MCO) e di supporto logistico integrato (SLI), nonché delle necessarie predisposizioni logistico-infrastrutturali. Fa presente, inoltre, che l’onere finanziario della prima tranche è pari a 1.223,1 milioni di euro (alle condizioni economiche 2020), tratti dal bilancio ordinario della Difesa, nell’ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente, eventualmente associabili a ulteriori fonti di finanziamento che si rendessero utili o di successiva istituzione nell’arco temporale di svolgimento del programma, ripartiti secondo un cronoprogramma di massima riportato nella scheda tecnica. I settori industriali interessati sono prevalentemente quelli dell’industria aeronautica e dello sviluppo di sensori ad elevatissima tecnologia e all’integrazione avionica complessa. Inoltre, il programma avrebbe ricadute tecnologiche su tutte le piccole e medie imprese nazionali secondo specifiche competenze.
    Pag. 29
    La scheda illustrativa, inoltre, pone in evidenza come «la significativa forza contrattuale dell’Amministrazione renda, nel programma in argomento, concretamente realizzabili ritorni sul suolo nazionale quali» compensazioni industriali orientate ad incrementare il livello di tecnologia e l’apertura di un Maintenance Support Centre italiano presso il quale offrire servizi a tutta la flotta Gulfstream operante in Europa e nel Medio Oriente, con indotto occupazionale dell’ordine delle 200 unità. In particolare, il programma includerebbe anche un servizio di supporto logistico integrato di una durata definita «appropriata» progettato per massimizzare le ore di volo della linea e localizzato nel sedime di Pratica di Mare, già sede di due velivoli Gulfstream G-550. Inoltre, sarà assicurato anche l’addestramento dei piloti, del personale operatore e la formazione degli specialisti di manutenzione fino al livello intermediate.
      Per quanto riguarda la cooperazione internazionale, lo Stato maggiore della Difesa fa presente che è stata verificata «la non fattibilità dell’avvio di un programma esclusivamente nazionale» in ragione della complessità del sistema e dell’estesa tempistica del programma. Per tali motivazioni l’orientamento della Difesa, è di procedere all’acquisizione di una piattaforma già sviluppata e comune ad altri Paesi con i quali è forte la collaborazione sullo scambio di informazioni di carattere tecnico militare. Con riferimento alle condizioni contrattuali, invece, la scheda illustrativa precisa che l’emanazione del decreto interministeriale di approvazione precede l’avvio delle discendenti attività tecnico amministrative da parte degli organi del Ministero della Difesa all’uopo deputati, finalizzate alla negoziazione e formalizzazione di un atto contrattuale che abbia per oggetto la fornitura e che tale iter di acquisizione comporta, allo stato attuale del processo, l’assenza di un atto contrattuale cui riferirsi per illustrarne condizioni ed eventuali clausole penali.
      Conclude segnalando che il programma è inserito nel Documento programmatico pluriennale della difesa 2020-2022, nella sezione 2.4.1, concernente i programmi con assicurazione di finanziamento, di previsto avvio, precisando che il programma è strutturato per successive tranche e che gli oneri della prima tranche ammontano a 1.223,1 milioni di euro, comprensivi dei costi relativi al mantenimento configurazione operativa (MCO), del supporto logistico integrato (SLI), nonché delle predisposizioni logistico infrastrutturali.
      Tutto ciò premesso, considerata la complessità tecnica del programma e la sua lunga durata, ritiene utile acquisire ulteriori informazioni attraverso lo svolgimento, anche congiuntamente alla Commissione Difesa del Senato, dell’audizione del Segretario generale Direttore nazionale degli armamenti del Ministero della difesa.

      Giovanni Luca ARESTA (M5S) apprezza la relazione puntuale e dettagliata del collega Frusone, e sottolinea come sia opportuno procedere all’audizione del generale Falsaperna, soprattutto a motivo della considerevole durata e complessità del programma.

      Roberto Paolo FERRARI (LEGA) ritiene importante svolgere l’audizione del Segretario Generale della Difesa, ma evidenzia l’opportunità di fugare ogni perplessità allargando l’attività conoscitiva senza, tuttavia, dilatare i tempi d’esame del programma.

      Matteo PEREGO DI CREMNAGO (FI) osserva che, nei teatri operativi, il vantaggio competitivo dipende dalla disponibilità delle informazioni. Apprezza, quindi, la volontà di incrementare le informazioni, ma auspica che, una volta a disposizione, possano essere utilizzate proficuamente, altrimenti sarebbe uno spreco di risorse.

      Gianluca RIZZO considerato quanto richiesto dal relatore e preso atto della condivisione espressa dagli intervenuti in ordine all’audizione del Segretario Generale della Difesa, Direttore Nazionale degli Armamenti, generale Falsaperna, propone, se non vi sono obiezioni, di procedere nel senso indicato.

    Pag. 30
      La Commissione concorda.

  11. PinoMamet says:

    Leggo su Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Gulfstream_G550

    ” Italy has acquired 2 G550 CAEW as part of a counter-deal to Israel’s $1 billion order for 30 Alenia Aermacchi M-346 advanced jet trainers.[19] “

  12. Z. says:

    Miguel,

    — 460.000 piccole e medie aziende rischiano la chiusura. —

    Posso chiederti da dove hai preso il dato? Te lo chiedo perché mi interessa sapere quante sono le piccole, quante le medie e qual è il confine tra piccole e medie secondo il dato statistico di riferimento (il volume d’affari? il numero di dipendenti? etc.).

    • Per Zeta

      “460.000 aziende”

      https://www.censis.it/economia/460000-piccole-imprese-rischio-chiusura

      “È quanto emerge dal «2° Barometro Censis-Commercialisti sull’andamento dell’economia italiana», realizzato in collaborazione con il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili attraverso la ricognizione delle valutazioni di un ampio campione di 4.600 commercialisti italiani, sensori diffusi sul territorio, affidabili e autorevoli dello stato dell’economia reale.”

      Ovviamente non pretendo che la cifra sia davvero “affidabile e autorevole”, e non so nulla sugli altri dati che mi chiedi.

      Però mi sembra un buon termine di confronto con i cinque miliardi da spendere in giocattoli di spionaggio.

      • Z. says:

        Allora, ad essere precisi l’articolo parla di piccole imprese, non di piccole e medie, e le identifica così:

        – meno di 10 addetti e sotto i 500.000 euro di fatturato

        Ora, se il volume d’affari è meno di 500.000 euro mi pare improbabile che ci scappino più di 10 addetti. Quindi il criterio utilizzato è quello del volume d’affari, direi.

        Ognuno intende “piccole” e “medie” a modo suo, ma quando si parla di medie, di solito, si parla di un volume d’affari di altro ordine di grandezza.

        Sarebbe interessante sapere come le medie imprese stanno vivendo la crisi.

  13. Siccome potrebbe interessare anche ad altri, metto per intero il testo del Censis:

    https://www.censis.it/economia/460000-piccole-imprese-rischio-chiusura

    Presentato il 2° Barometro Censis-Cndcec sull’andamento dell’economia italiana
    460.000 piccole imprese a rischio chiusura

    Strage annunciata tra i piccoli: già oggi fatturato dimezzato per 370.000 microimprese, 415.000 in crisi di liquidità. L’allarme dei commercialisti: basta cattiva burocrazia o moriranno

    Roma, 12 novembre 2020 – Piccole imprese a rischio decimazione. Sono 460.000 le piccole imprese italiane (con meno di 10 addetti e sotto i 500.000 euro di fatturato) a rischio chiusura a causa dell’epidemia: sono l’11,5% del totale e nel 2021 potrebbero non esserci più. È in gioco un fatturato complessivo di 80 miliardi di euro e quasi un milione di posti di lavoro. Con il lockdown e il gorgo di restrizioni rischia di sparire un popolo di piccoli imprenditori e insieme di prosciugarsi un serbatoio occupazionale. Il Covid-19 potrebbe spazzare via il doppio delle microimprese che sono morte tra il 2008 e il 2019, come conseguenza della grande crisi. Sarebbe un doloroso addio ai nostri piccoli imprenditori vittime di una strage annunciata, con gravi ricadute sulla crescita: è in pericolo il meglio del motore antico del modello di sviluppo italiano. È quanto emerge dal «2° Barometro Censis-Commercialisti sull’andamento dell’economia italiana», realizzato in collaborazione con il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili attraverso la ricognizione delle valutazioni di un ampio campione di 4.600 commercialisti italiani, sensori diffusi sul territorio, affidabili e autorevoli dello stato dell’economia reale.

    Crollo dei fatturati e crisi di liquidità. Il 29% dei commercialisti rileva che più della metà delle microimprese clienti ha almeno dimezzato il proprio fatturato (il dato scende al 21,2% nel caso dei commercialisti che si occupano di imprese medio-grandi). Sono quindi 370.000 le piccole imprese che hanno subito un crollo di più della metà dei ricavi. Inoltre, il 32,5% dei commercialisti registra in più della metà della clientela una perdita di liquidità superiore al 50% nell’ultimo anno (il dato scende al 26,2% tra i commercialisti che seguono imprese di maggiori dimensioni). Sono cioè 415.000 le piccole imprese che oggi dispongono di meno della metà della liquidità di un anno fa.

    Interventi pubblici tra luci e ombre. Le misure pubbliche adottate durante l’emergenza ottengono una valutazione tra luci e ombre da parte dei commercialisti. Il sostegno alle imprese (moratoria sui mutui, garanzie statali sui prestiti) viene giudicato positivamente dal 45,2%, in modo negativo dal 34%. Gli aiuti al lavoro (divieto di licenziamento, ricorso alla Cassa integrazione in deroga) sono promossi dal 43,4%, bocciati dal 34,9%. Il sostegno alle famiglie (bonus babysitter, congedi parentali, Reddito di emergenza) è visto con favore dal 36,6%, mentre il 37,5% ne dà un giudizio negativo. La sospensione dei versamenti fiscali e contributivi per le imprese più penalizzate è valutato bene dal 33,3%, male dal 46,9%. Per i commercialisti lo sforzo statuale nel supportare gli operatori economici e i lavoratori durante il blocco di mercati e imprese va apprezzato, ma non basta.

    Ora è urgente un’accelerazione delle misure. Per evitare la moria di piccole imprese, secondo i commercialisti bisogna intervenire qui e ora agendo su quello che non ha funzionato. Il 79,9% dei commercialisti auspica più chiarezza nei testi normativi, il 76,7% chiede tempestività nei chiarimenti sulle prassi amministrative, il 70,7% molti meno adempimenti, il 67,2% una migliore distribuzione delle risorse pubbliche tra i beneficiari, il 61,1% una più efficace combinazione delle misure adottate, il 58,4% un taglio netto dei tempi necessari per l’effettiva erogazione degli aiuti economici, il 49,9% ritiene necessari stanziamenti economici più consistenti. Se gli strumenti di sussidio per i diversi beneficiari vengono promossi, viene però bocciata l’effettiva applicazione delle misure a causa dei detriti burocratici che rallentano tutto. Occorre snellire gli adempimenti burocratici e i passaggi formali per rendere gli interventi più efficaci: questo chiedono i commercialisti, convinti che le imprese vadano aiutate a resistere oggi, per non morire e per ripartire domani.

    Tagliare le unghie alla cattiva burocrazia. Per i commercialisti è in corso uno smottamento continuato dell’economia. Per il 41% bisogna essere pronti a tutto perché tutto può succedere. Il 27,6% sottolinea l’ansia pervasiva provocata dalla nuova ondata di contagi. Come in un videogioco con tante scelte possibili e altrettanti finali: appare così il destino delle imprese italiane, tra virus, restrizioni e burocrazia che non funziona. Per il 40,7% dei commercialisti ci vorrà molto tempo per uscire dalla crisi, il 26,9% ritiene che occorre adattarsi subito alle nuove condizioni o non ci sarà crescita, il 24,2% pensa che molti settori vitali siano ancora in difficoltà.

    Questi sono i principali risultati del «2° Barometro Censis-Commercialisti sull’andamento dell’economia italiana» realizzato dal Censis per il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, che è stato presentato oggi a Roma da Francesco Maietta, Responsabile dell’Area Politiche sociali del Censis, e discusso da Massimo Miani, Presidente del Cndcec, Aldo Bonomi, Direttore dell’AAster, e Roberto Weber, Presidente dell’Istituto Ixè.

    12 Novembre 2020

    • Z. says:

      Mmm… più chiarezza nei testi normativi servirebbe senza meno. Questo renderebbe ipso facto più facile e rapida l’interpretazione ad opera della prassi, di cui a un dipresso (ahem!).

      E condivido anche che servirebbe tagliare la quantità di adempimenti.

      Un celeberrimo tributarista scrisse, decenni fa, che il legislatore fiscale ama la semplicità come Otello ama Desdemona: appena può, corre a strangolarla.

      PS: io sarei addirittura per superare le dichiarazioni fiscali, in prospettiva. Ma questo è un terreno minato.

  14. Moi says:

    Indubbiamente, NON fa “buona promozione” al Parlamento neanche un Presidente del Consiglio che dalla prima settimana di Marzo a chissà quando si ritrova a fare il “Dictator” da Antica Roma ipso facto …

  15. Moi says:

    Poi c’è l’ ineffabile Bruno Vespa, dei cui libri mi bastano i titoli :

    Perché l’Italia amò Mussolini (e come è sopravvissuta alla dittatura del virus)

    https://www.ibs.it/perche-italia-amo-mussolini-come-libro-bruno-vespa/e/9788804732303?lgw_code=1122-B9788804732303&gclid=EAIaIQobChMI8ICPscy37QIVluF3Ch3w2QitEAYYASABEgKitPD_BwE

  16. Moi says:

    Messa di Natale, Don Pietro Sigurani:

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/12/04/messa-di-natale-don-pietro-sigurani-scalpore-per-lorario-anticipato-durante-la-guerra-si-faceva-prima-dio-si-adatta-al-coprifuoco/6026840/

    “Scalpore per l’orario anticipato? Durante la guerra si faceva prima, Dio si adatta al coprifuoco”

  17. Moi says:

    Anche questo è un discreto Personaggione 😀

    https://www.youtube.com/watch?v=cZ5peIRpg34

    Don Curzio Nitoglia inquadra l’attacco alla Messa dentro una precisa strategia pianificata dai globalisti che intendono colpire l’aspetto spirituale dell’uomo:

    “Odiano la creazione e pensano di rimodellare l’umanità secondo i loro deliri di onnipotenza”

  18. Moi says:

    Rimini: assembramenti per la Festa di … Mammona !

    https://www.ilrestodelcarlino.it/rimini/cronaca/luminarie-rimini-riccione-assembramenti-1.5784888

    Dopo quelli per Maradona a Napoli, come abbiam visto.

    • Moi says:

      Possibile che non ci siano vie di mezzo fra queste scene e Conte & Speranza che ci vorrebbero tutti Anacoreti Laici ?!

      • roberto says:

        Eh è quello che mi dico anche io e non riesco a capire se conte e speranza sono stronzi perché vedono queste scene o queste scene ci sono perché conte e speranza sono stronzi, o se non c’è legame tra stronzaggine e scene

  19. Moi says:

    @ MIGUEL

    Vittorio Colao e il 5G … il bello è che se ripeti paro-paro ciò che dice lui stesso, per i Media Main Stream diventi un “Complottista” ! 😉

    https://www.youtube.com/watch?v=Sz8_CUbobvg

  20. Moi says:

    Intanto, Colui che dovrebbe diventare il Nuovo Roosevelt …

    https://www.wbap.com/news/222-republican-congressmen-wont-say-biden-president-elect/

    222 Republican Congressmen WON’T Say Biden President-Elect

  21. habsburgicus says:

    OT
    e son problemi 😀 😀 😀

    (da un sito di argomenti leggeri, un tale scrive questo, disperato :D)
    [initium
    Sono in Syria da tre mesi esatti!
    Gente meravigliosa, posti belli (anche se le periferie sono distrutte), poverta’… pieno di gnocce da paura, formose, bei seni… ma NIENTE, non si scopa!!
    Neanche a pagamento!!
    Non riesco a trovare una, e dico UNA, prostituta 😩Sono stato in un paio di posti dove c’e’ musica (piu’ che altro garages con bar) e c’erano alcune che si sono sedute con noi per 5-10$ ma nulla di fatto..
    La lingua fa molto, parlano solo arabo e poi soprattutto il posto: e’ vietato portare una siriana in Hotel!!Pensare che lo stipendio medio qui e’ 100$ ed io sarei disposto pure a pagarne 300 per una buona scopata ma, nulla, nulla, nulla 😭
    finis]

    eppur anche da argomenti siffatti (che qui non interessano molto, tanto meno a Miguel e Z che hanno venature puritane :D) si potrebbe trarre uno spunto per argomenti “alti”, quelli che interessano di solito gli incliti frequentatori abituali del blog (e anche diversi di quelli non abituali):
    ovvero
    1.riflettere quanto il Vicino Oriente odierno sia rimasto più vicino a quello che fu l’ideale (teorizzato, e di rado attuato, nell’Occidente dei christiana tempora, epoche in cui era invece l’Oriente a essere visto come voluttuoso e corrotto !) è d’uopo una riflessione di Mirkhond
    2.in secondo luogo ciò può darci uno spunto per meglio capire l’influenza delle politiche governative anche sui comportamenti interpersonali, nella fattispecie della donna: l’interpretazione economicistica e vetero-marxista (da intellettualloide sessantottino :D) si rivela di nuovo fallace; per costoro infatti la prostituzione nascerebbe dalla miseria (ora, anche dai “cattivi maschi sfruttatori”), laddove i fatti insegnano che nelle Filippine e in Thailandia, così come nell’ex-URSS, a parità o superiorità (relativa) di condizioni economiche la prostituzione è dilagante mentre è del tutto assente (almeno per gli occidentali !) in Siria dove si sta financo peggio..è rara in Iraq e abbastanza rara (fuori da certi circoli) anche in Egitto….dunque sembra potersi dedurre che la prostituzione è soprattutto figlia del contesto culturale e solo in secondo e terzo luogo della difficile situazione economica
    per dirla brutalmente, semplificando ed estremizzando (e dunque banalizzando)
    in caso di forte necessità pecuniaria:
    a.in media, una bella e giovane di certi paesi ex-sovietici (NON SEMPRE eh ! si parla a livello generale) non ci pensa troppe volte a escorteggiare, magari in Italia o dai ricchi porno-sceicchi del Golfo
    b.in media, una bella e giovane italiana non ci pensa tre volte a divenire l’amante di un anziano potente e disposto a farle fare la bella vita (ad esempio in certe ragione un caporione del PD 😀 a Milano un cumenda pieno di palanche)
    c.invece, in media, una bella e giovane siriana fa la fame, ma sessualmente non si concede !

    • Z. says:

      1) non usare puritano in quell’accezione sennò Miguel si indispone!
      2) perché avrei venature puritane? Al massimo mi preoccupo per la vostra vista 😀

    • Mauricius Tarvisii says:

      Io non penso che in Siria il problema sia la mancanza di denaro, quanto la mancanza di qualsiasi altra cosa (sicurezza inclusa). Una donna a prostituirsi ci perde e basta.

    • Peucezio says:

      Habsb,
      è la cultura semitica.
      L’Islam, nello specifico.

      • mirko says:

        La cultura semitica alla luce del monoteismo abramitico, visto che i semiti quando erano pagani, non erano affatto così “puritani”…..

        • Moi says:

          Ma per la Sharia è più grave usufruire di un servizio di prostituzione o stuprare ? Ovviamente una donna Kafir , poiché la barbarie islamica NON prevede l’ Universalità dei Diriti Umani, subordinandola alla religione.

          Domanda NON peregrina: ricordo nella trasmissione di Gianluigi Paragone interviste a donne Musulmane compiaciute di quando vengono stuprate le donne senza velo … magari 50 anni fa anche le Cattoliche più bigotte approvavano lo stupro delle “Svergognate”, ma NON vedo perché questo debba giustificare _ con il Relativosmo Culturale_ il Diritto a praticare l’ Islam Fondamentalista come religione in Europa !

          • Moi says:

            Come fare sesso con una prostituta musulmana senza violare il Corano

            https://www.ilsecoloxix.it/gossip/2015/03/26/news/come-fare-sesso-con-una-prostituta-musulmana-senza-violare-il-corano-1.31665467

            Pare che sia il Metodo Iraniano per cui a ogni utenza ci sposa e si divorzia … mi raccomando, parola d’ ordine : “Accoiènza” Boldriniana !

            • Moi says:

              https://www.youtube.com/watch?v=88FojG1lWsA

              Muslim prostitute speaks about prostitution in Lahore, Pakistan

            • Moi says:

              Il più grande bordello del Bangladesh – e forse il mondo.

              https://www.youtube.com/watch?v=AFSCdWaH9Kg

              La città di Daulatdia ospita 1.500 prostitute, alcune di appena 10 anni.
              In un labirintico labirinto di vicoli sporchi, donne e ragazze lavorano giorno e notte in piccoli cubicoli, incontrando gli uomini che si riversano dalla vicina autostrada.

              Molte delle prostitute hanno sempre vissuto lì; alcuni furono venduti alla prostituzione dalle loro famiglie e altri furono rapiti dai loro villaggi.

              101 East si reca all’interno di questo bordello tentacolare per scoprire come le donne ei loro figli sopravvivono quando la speranza scarseggia.

            • Per Moi

              “Pare che sia il Metodo Iraniano per cui a ogni utenza ci sposa e si divorzia ”

              In certi casi è vero: il diritto sciita permette il matrimonio a tempo, ed è stato un trucco usato da alcune donne-imprenditrici per “ospitare” carovanieri di passaggio conservando la propria autonomia.

              Ma, uno, la Boldrini non c’entra niente, non mi sembra che l’Italia sia piena di sciiti che pratichino il matrimonio a tempo; due, questa faccenda viene usata e strausata nella propaganda sunnita per attaccare gli sciiti e dichiararli fuori dall’Islam.

            • habsburgicus says:

              @Moi
              si, lo sapevo…è il cosiddetto “matrimonio temporaneo”….ma vale per gli sciiti, per i più dei sunniti è abominio 😀
              e comunque vale per LORO, non per NOI 😀
              per dire, l’italiano in Iran non ne può usufruire 😀
              invece il ricco iraniano può fare -e fa- più o meno così:
              a.sceglie una giovane donna, che accetta di “sposarlo” (non gratis, ma questo è un dettaglio :D)
              b.si reca da un mullah che li sposa “a tempo” (pure il mullah non lo fa gratis, eh :D)
              c.con i documenti in regola, sta insieme a lei e fa quello che tutti presumiamo faccia 😀
              d.va dal mullah, divorzia (non gratis :D) e tutti amici come prima 😀
              un po’ complicato, ma la legge è salva 😀
              e se il tipo ha già moglie ? nessun problema..ci possono essere sino a 4 mogli e infinite concubine

              • Mauricius Tarvisii says:

                Diciamo che la scappatella non è propriamente “impercettibile” 😀

          • Per Moi

            “Ma per la Sharia è più grave usufruire di un servizio di prostituzione o stuprare ? Ovviamente una donna Kafir ”

            Il problema è innanzitutto definire “kafir”, perché i musulmani (fuori dall’India e dall’Africa nera) hanno sempre avuto rapporti con i “popoli del Libro”.

            Secondo il diritto, le schiave possono essere prese come bottino di guerra e poi devono sottostare anche sessualmente ai loro padroni, senza per questo essere mogli.

            Non si possono invece toccare le donne cristiane o ebree “protette”, a meno che non si convertano liberamente e per scelta all’Islam.

    • PinoMamet says:

      Due mie amiche comunistone sono andate in Siria circa un anno prima del casino generale. E in Turchia prima che Erdogan si autogolpasse.
      Portassero sfiga?? 😉 😀

      A parte questo, in Siria sono state parecchio corteggiate. Io le trovo carine, ma ho gusti particolari..
      Comunque credo che sia la solita cosa dei paesi mediterranei “indietro”, le donne locali ci sono ma sono inaccessibili, in un certo senso anche per i maschi locali, e ogni donna straniera è vista come “facile”… O almeno si spera che lo sia!
      Doppia difficoltà per i maschi stranieri in cerca di avventure.

      Questo poi è andato in un paese che c’ha tanti di quei problemi (“c’ho certi cazzi… che manco te che sei pratica li hai visti mai!” diceva Proietti- Mandrake nel mitico Febbre da cavallo) che non avrà fatto in tempo a organizzargli un giro di prostituzione decente, quel dommage!
      E non parla neanche la lingua.
      In più sono musulmani
      ..

      Faceva prima ad andare a Cuba!!

      • Z. says:

        Va detto che i siriani assomigliano parecchio agli italiani – chissà poi perché – e quindi non mi stupisce che due donne italiane abbiano avuto successo in Siria!

        • Per Zeta

          “Va detto che i siriani assomigliano parecchio agli italiani – chissà poi perché ”

          E’ vero, l’ho sempre notato! Più dei turchi, o degli iracheni e molto più degli egiziani.

          • Z. says:

            Sì, ma perché? Come si spiega sta cosa?

          • PinoMamet says:

            Secondo me…

            la regione della Siria, in senso lato, è stata, mi sa, una delle più saccheggiate dal commercio schiavistico dell’antichità.

            recenti studi genetici hanno dimostrato che la popolazione italica del periodo imperiale romano era geneticamente molto influenzata da apporti vicino-orientali.

            Poi dal Medioevo, per vari motivi probabilmente (la frattura politica e poi religiosa con l’Oriente bizantino, il sorgere del dominio arabo-musulmano, l’influenza delle dinastie franche e poi sveve normanne ecc.) l’influenza è stata quella “europea”, ma un sostrato in qualche misura “mediorientale” deve pur essere rimasto.

            (Non chiedermi i link ché non ho voglia di cercarli…)

            La Siria è stata a sua volta influenzata da popolazioni caucasiche (gli Armeni ma anche i Circassi ed altri) che non sono poi tanto diverse dagli italiani (hai presente le tre ragazzotte georgiane del mio link? le sosia delle mie studentesse?)…

            e poi ci sono stati i Crociati, che sono durati poco ma mica pochissimo…

            I turchi sono già diversi- sono un mix di popolazioni anatoliche con influssi greci, ma anche con un certo apporto asiatico innegabile, e in effetti non hanno sempre la stessa “aria di casa” di molti siriani, ma c’è anche da dire che conosco meno turchi (ne conosco parecchi, in realtà, ma sono kurdi…)

            • mirko says:

              In effetti il fattore schiavitù deve aver contato moltissimo nella somiglianza tra siriani e italiani.
              La grande rivolta di schiavi in Sicilia, del 136-132 a.C., fu condotta e sostenuta da schiavi siriaci che dovettero essere assai numerosi, tanto che Roma la domò con grande fatica.
              L’elemento servile mediorientale e nordafricano, ha influenzato i tratti somatici dei futuri italiani.

              • mirko says:

                Del resto ho visto foto di ragazze libanesi che assomigliano moltissimo a ragazze di qui.

              • habsburgicus says:

                L’elemento servile mediorientale e nordafricano, ha influenzato i tratti somatici dei futuri italiani.

                il razzistissimo Tenney Frank, nordamericano, scrisse nel 1916 un celebre articolo nella prestigiosissima e ufficiosa “The American Historical Review” ove oggi sarebbe gettato via a calci in quanto vi domina politically correct genderismo e sinistrismo 😀 (era un classicista molto famoso ai tempi, rispettato e stimato non solo nell’anglosfera ma anche in Europa) in cui sosteneva appunto questo….
                nella sua opinione, gli italiani di oggi, specialmente a sud del Po, sarebbero etnicamente dei siri, degli asiatici [“vilissima ac detestabilis gens servituti nata” li chiamò, come sapete, Livio in un passo sulla campagna del 189 a.C di P. Manlius Vulso in Galazia] e non avrebbero più nulla in comune con i Romani veri..donde, secondo lui, la vera causa della fine della civiltà romana
                https://it.booksc.xyz/book/26162274/79e816

              • mirko says:

                “donde, secondo lui, la vera causa della fine della civiltà romana”

                Ma una fine venuta dopo MOLTI secoli, visto che l’importazione massiccia di schiavi vicinorientali in Italia iniziò nel II secolo a.C., e la Pars Occidentis romana è crollata nel V secolo dopo Cristo.

              • habsburgicus says:

                (soprattutto da pag. 18 in poi)

              • mirko says:

                “e non avrebbero più nulla in comune con i Romani veri..”

                In una delle conversazioni avute con Peucezio sull’origine dei Pugliesi, alle mie osservazioni sulle origini balcaniche degli Japigi, Peucezio obiettò in proposito prorio facendo riferimento alla differenza antropologica tra gli abitanti delle due sponde dell’Adriatico, sostenendo che nel Balcano occidentale sono alti di statura, mentre noi pugliesi siamo più bassi e mediterranei.
                Lui lo spiegava con il più antico sostrato preindoeuropeo della nostra regione, in cui si sarebbe sovrapposto un sottile strato dominante balcanico, che vi avrebbe diffuso la lingua japudica/japigia.
                Mentre invece, la differenza di statura tra noi e i balcanici occidentali potrebbe essere derivata proprio dalla massiccia immissione di elementi servili vicinorientali nella nostra terra.

              • habsburgicus says:

                Ma una fine venuta dopo MOLTI secoli,

                si, in effetti lui parla più di enorme differenza fra i Romani dell’Impero e i Romani della Repubblica e vede ciò come conseguenza del cambio etnico
                poi la fine di Roma è implicita nella decadenza (che lui ritiene insita nell’Impero) ma a dirla tutto parla solo di prominenza sotto l’Impero di un tipo umano “non-romano”, da lui aborrito..non di fine
                ai suoi tempi, per altro, la “vera” storia di Roma era data come finita con Marco Aurelio, al più con i Severi…il Tardo Impero era ancora disprezzato e ritenuto “non romano”, Costantino magari ammirato ma ritenuto “medievale” (non a caso negli stessi anni la CAH fece iniziare il Medioevo nel 324 d.C, con questa frase, alla buona…che un Sovrano convochi Concili [scilicet Nicea, 325 d.C] e disquisisca di dogmi astrusi indica che era finita una fase..l’Antichità aveva cessato di esistere, era iniziato il Medioevo)

              • mirko says:

                Come direbbe Moi ;), i Romani avrebbero anticipato Kalergi e Soros :), nella sostituzione etnica degli abitanti dell’Italia.

              • habsburgicus says:

                @#Mirkhond e tutti
                e non perdetevi le ultime righe in cu da “true American” si scaglia contro l’immigrazione [allora bianca, eh..ma non WASP] che -se non limitata.- porterebbe con la sostituzione etnica alla fine dell’America WASP come portò alla fine di Roma repubblicana 😀
                @Mirkhond
                per questi ‘sti tipi umani (razzisti WASP) ti provochino l’orticaria :D, apprezzerai-credo-che il tipo si scagli contro Garibaldi 😀 si riferisce all’abitudine dei neo-americani (appoggiati dalle logge ma questo lui non lo dice :D) di dedicate città e vie a Garibaldi, a Pulaski ecc..e Tenney Frank trova ciò non americano
                l’articolo ci dirà forse poco sulla Roma del I secolo d.C ma ci dice molto sugli USA di Wilson..ecco perché Miguel deve leggerlo, almeno le ultime tre pagine 😀
                e spiega perché oggi c’é chi sta con Trump 😀

      • PinoMamet says:

        In effetti è vero!

    • mirko says:

      Ma c’è gente che va in Siria, con tutto quello che è successo? Non è stato fermato dalla polizia locale? E al ritorno dalla polizia italiana?

      • PinoMamet says:

        Mi associo alla domanda!

        • habsburgicus says:

          e chi lo conosce ? 😀
          sarà andato per lavoro, no ?

          • habsburgicus says:

            si, a quanto dice il tipo è lì per lavoro..anzi si era messo per tempo a chiedere informazioni 😀 (uno che gli ha risposto l’han pure bannato, non so se per questo o altro :D….leggo poco quel sito dove talora si trovano anche”perle” 😀 e comunque io son d’accordo con un grande della prima metà del II secolo a.C, P. Terenzio Afro “homo sum: nihil humani a me alienum puto” :D)
            https://www.gnoccatravels.com/viaggiodellagnocca/157678/prostitute-damasco-siria/#c9

            P.S
            se Miguel lo ritiene inadatto alla gravitas del blog, cancelli pure il link 😀
            anche se, a dirla tutta -e lui sarà il primo a convenire- già sono stati postati link a cose ben più oscene 😀 e non mi riferisco al campo sessuale 😀

    • Per Habs

      “OT
      e son problemi 😀 ”

      Comunque è veramente interessante, grazie!

  22. Z. says:

    Dunque, ricapitolando: Bassetti è quello secondo cui Ilaria Capua non dovrebbe nemmeno permettersi di parlare di covid perché è una veterinaria.

    https://m.huffingtonpost.it/entry/bassetti-non-credo-che-avremo-una-seconda-ondata-video_it_5eea2167c5b639761201b69c

    Per quale ragione in Italia – e solo in Italia – non avrebbe dovuto esserci non mi è chiaro, ma se fossi stato intelligente avrei fatto ingegneria, mica legge…

    • PinoMamet says:

      Behhh, se ci mettessimo a fare la raccolta delle dichiarazioni smentite dai fatti,credo ne verrebbero fuori delle belle. Anche dal fronte dei pessimisti e uccelli del malaugurio.

      Leggo su Wikipedia che, ad ogni conto, Ilaria Capua è laureata in medicina veterinaria.

      • Z. says:

        Pino,

        — Behhh, se ci mettessimo a fare la raccolta delle dichiarazioni smentite dai fatti,credo ne verrebbero fuori delle belle. —

        E questo è uno dei motivi, e neppure l’unico, per cui uno scienziato non dovrebbe trasformarsi in opinionista TV.

        Meglio lasciare certe attività ai politici e a Selvaggia Lucarelli 🙂

      • PinoMamet says:

        D’accordissimo!

        • Z. says:

          Non che non veda il rovescio della medaglia, ben inteso.

          Vale a dire, in TV a parlare dell’epidemia ci andrebbero solo i politici e Selvaggia Lucarelli. E noi saremmo costretti a confidare in quest’ultima per evitare che l’epidemia si riduca a mero terreno di scontro politico.

          Insomma, boh.

        • PinoMamet says:

          Il fatto è che nell’esperto dove evitare di trasformarsi in Selvaggia Lucarelli.
          E la tentazione è quasi sempre troppo forte…

  23. Z. says:

    Chi ha seguito la vicenda mi spiega perché l’Italia dovrebbe rinunciare al MES? Che pericoli dovrebbe comportare?

    Ci sarà una ragione che mi sfugge, forse perché non ho prestato la dovuta attenzione.

    Illuminàtemi sdrucciolamente.

    • roberto says:

      Perché c’è un trucco dietro

      Nessuno ti da niente per niente

      Timeo danaes et dona ferentes, la storia si ripete

      Intelligenti pauca

      A me non la si fa, non vogliamo finire come la Grecia vero? Poi ti risvegli e ti trovi la troïka in casa

    • Per Zeta

      “Chi ha seguito la vicenda mi spiega perché l’Italia dovrebbe rinunciare al MES?”

      Nemmeno io ho seguito.

    • Mauricius Tarvisii says:

      In questo momento i tassi del MES non sono così più convenienti di quelli di mercato, anzi, il panico nei mercati finanziari sta portando a sempre più aste con interessi negativi. Per cui io sono assolutamente no MES e chi vuole il MES è o un cretino o un traditore.
      A settembre, quando i tassi di mercato erano altri, ero assolutamente pro MES e chi non voleva il MES era o un cretino o un traditore.

  24. Z. says:

    A un gioco truccato non si dovrebbe partecipare, ma per le elezioni a mio avviso questo regola non vale.

    https://www.ilpost.it/2020/12/06/venezuela-guaido-elezioni/

  25. Z. says:

    “Non è una patrimoniale, non è una nuova tassa, ma solo una misura una tantum da far scattare sui grandissimi patrimoni.”

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/12/04/contro-la-crisi-covid-si-a-un-contributo-del-2-per-ricchezze-superiori-a-50-milioni-firma-la-petizione-de-ilfattoquotidiano-it/6027040/

    Ora rileggete bene la frase tra virgolette.

    🙂

  26. Moi says:

    Ho notato una cosa : Youtube (MAI capito il criterio) talvolta traduce in Italiano i titoli e descrizioni di video in Inglese … probabilmente perché è preimpostato “.it” .

    Spero che al più migliorino i sottotitoli, almeno in Inglese (!) ma NON che facciano voci fuoricampo sintetizzate sovrapposte : sarebbe IMHO la Morte (!) di Youtube !

  27. Moi says:

    @ HABS

    Ma nel Regno Unito, ove ormai la Magna Charta è influente come Toilet Paper 😉 … come fa un Kafir che volesse usufruire dei servizi di una Prosituta Musulmana ?

    Deve passare per forza dalla shahādah (شهادة‎) ? … In teoria (!) potrebbe anche farla, come una “nursery rhyme” 😉 qualunque… poi però, NON si può cancellare !

    • PinoMamet says:

      Moi, ogni tanto ricordati anche esiste il mondo reale.

      Così, per curiosità 😉

      • Moi says:

        NON mi sembra una risposta a tono … né nel merito.

        Leggi sopra : in UK c’è un “escamotage” [v.di sopra] per permettere ai Musulmani di frequentare prostitute Musulmane senza (!) dover Pagare con la Vita per Tradimento della Umma (… certo ch’ è veramente pazzesca una Sx che difende una Comunità Religiosa che si regge su metodi da Tana delle Tigri [cit.] !)

        MA il Kafir che volesse frequentare prostitute Musulmane … come fa, nel Regno Unito, senza rischiare di dover Pagare con la Vita ?!

        • roberto says:

          Il rischio c’è sempre, ma uccidere qualcuno è reato in UK

        • PinoMamet says:

          “NON mi sembra una risposta a tono … né nel merito.”

          Ah, scusami se ho evitato di prendere sul serio una domanda basata sul nulla…

          ma vuoi entrare nel merito? bene.

          ” Leggi sopra : in UK c’è un “escamotage” [v.di sopra] per permettere ai Musulmani di frequentare prostitute ”

          L’escamatoge non rtiguarda il Regno Unito, è una trovata tradizionale dell’Islam sciita.

          Il tuo link elenca un’intervista a una rara tizia che applica questo metodo ai suoi clienti musulmani in Inghilterra, non so per scrupolo suo e dei suoi clienti o perchè le va così.

          NON non significa che sia l’unico sistema con cui le musulmane si prostituiscono in Inghilterra o altrove…

          né che sia l’unica prostituta musulmana in Inghilterra, né che gli inglesi non musulmani non frequentino prostitute musulmane ecc.

          Queste cose te le sei immaginate tu.

          È abbastanza a tono?

          “…Musulmane senza (!) dover Pagare con la Vita per Tradimento della Umma”

          Non sta scritta da nessuna parte la pena di morte per chi frequenta le prostitute, neanche nella Shari’a…
          e non risulta che alcun britannico, musulmano o meno, sia mai stato ucciso per questo.

      • per PinoMamet

        “Moi, ogni tanto ricordati anche esiste il mondo reale.

        Così, per curiosità ”

        Infatti.

        Come nella Roma papalina del Cinquecento, famosa per il numero di chiese, per le sue cortigiane, e magari anche per tanta vera devozione.

        Anche il mondo islamico è stato così finché non è arrivata la scolarizzazione di massa e la sterminata folla di ingegneri e periti senza lavoro ma con le idee troppo chiare su cosa sia l’Islam.

    • Moi says:

      In certi sitacci 😉 si parla talvolta di prostitute Magrebine, generalmente con camper (!) in zone “disabitate” o cmq fieristiche / industriali, in Italia … saranno Musulmane ? SE sì, come se la passano con il resto della Umma ?

      • PinoMamet says:

        Scusa, ma come se la passano le prostitute cristiane con il resto della parrocchia??

        Consiglio l’ascolto di Bocca di Rosa, canzone di tal De Andrè 😉

    • roberto says:

      Moi

      “ come fa un Kafir che volesse usufruire dei servizi di una Prosituta Musulmana ?”
      Questa la so e posso darti un parere da esperto (non di prostituite ma da insigne e preclaro giurista)

      1. Vai sui viali
      2. Ti metti d’accordo sul prezzo, sulla prestazione (luogo, tipo di prestazione, modalità di pagamento)
      3. Esegui il pagamento
      4. La prostituta esegue la prestazione
      5. Riporti la prostituta dove l’hai trovata e la saluti gentilmente e torni da moglie e figli

      • roberto says:

        Il tu era impersonale ovviamente

      • Per roberto

        “1. Vai sui viali”

        In Egitto, no.

        Mi dicono che le prostitute si trovano molto velate, in alcuni bar.

        Inoltre, si dice che gli uomini, per andarle a trovare invece a casa, si travestano da donne con il niqab.

        Ma credo che tutto sommato sia considerato più agevole e meno problematico frequentare dei giovinetti, per il tempo libero.

        • roberto says:

          E che c’entra l’Egitto?
          Moi voleva sapere come si fa in UK
          🙂

        • PinoMamet says:

          Il velo come segno di paradossale disponibilità sessuale e come strumento per permettere scappatelle è attestato anche in America Latina, dove mi risulta che le autorità religiose si sforzarono di proibirlo (la “tapada limeña”) e nella Bibbia!!

        • Moi says:

          si dice che gli uomini [..] si travestano da donne con il niqab.

          ———–

          Io sapevo che in Iran lo facevano gli omosessuali maschi per incontrarsi fra di loro … per cui Khomeini (Islamicamente Idealista MA dannatamente pragmatico) dovette limitarsi a imporre la tipica palandrana nera con solo hijab (e non più niqab) incorporato !

        • mirko says:

          Questo spieghrebbe la spaventosa diffusione della pederastia nel mondo islamico, come effetto perverso di un’eccessiva severità nei rapporti uomo-donna.

          • Per Mirko

            “Questo spieghrebbe la spaventosa diffusione della pederastia nel mondo islamico, come effetto perverso di un’eccessiva severità nei rapporti uomo-donna.”

            In effetti, dovrebbe essere così, come nella Grecia antica.

            D’altra parte, i maschietti non restano incinti, le femminucce sì.

          • PinoMamet says:

            La pederastia greca aveva anche un’altra funzione, cioè quella di formare l’oplita/cittadino e, ehm, inserirlo nella rete di rapporti cittadini.

            Penso che più o meno fosse la stessa cosa tra i samurai del Giappone “feudale”.

    • habsburgicus says:

      @Moi
      riterrei che nel mondo occidentale il problema non si ponga…
      vi è in ogni Stato un tot di prostitute (talora più talora meno), a loro volta divise in classi [fra una di basso livello (non necessariamente estetico) e una top vi è un abisso, a quanto si legge], una percentuale delle quali è di nazionalità tradizionalmente associate al mondo islamico..senza dubbio saranno meno di romene, colombiane, brasiliane ecc., ma cercando le trovi 😀 le maghrebine, all’estero, non sono neppure poche….
      a questo punto Roberto, fine giurista, ti ha spiegato il “modus procedendi” 😀 (lui si è limitato alla fascia bassa..per la fascia alta, in genere “riserva” di ex-URSS, sudamericane e qualche europea model-type ma di certo troverai seppur con qualche difficoltà una maghrebina*, un’indonesiana, forse financo una turca 😀 probabilmente ci si contatta in whatsapp e i modi sono differenti -come pure l’esborso 😀 – ma alla fine il risultato non cambia e, comunque, non è in nulla differente da quello che sarebbe per una di altra tradizione religiosa)..
      tutto cambia DA LORO invece…e a quello che mi riferivo

      *a Milano (? o altrove) pare che una volta escorteggiasse una top che si definiva libanese…però magari è cristiana e dunque non vale 😀

  28. Moi says:

    @ HABS

    Sempre “in tema”, con taglio antropologico :

    …………………

    https://www.thaimbc.com/2017/02/22/top-10-commandments-thai-bar-girls-pattaya/

    Top 10 commandments Thai bar girls Pattaya

    ………………….

    Decalogo Vademecum per ragazze Thai su come spennare quei pirla dei Farang / ฝรั่ง 🙂 !

    • Z. says:

      “A good way to ask for money is to say you have a sick buffalo”

      Beh, sì, mi sembra molto plausibile come scusa. Ho un bufalo malato, puoi mandarmi dei soldini?

      😀

    • habsburgicus says:

      alla fine la girl è sempre più furba del farang 😀
      cioé “franco”..uno dei lontani, e imprevisti, e
      effetti collaterali delle Crociate in un mondo che non conosce Cristo, ma neppure Maometto, e venera Buddha 😀

      • habsburgicus says:

        interessantissimo, comunque
        grazie Moi !
        fa capire molte cose, che invero si intuivano 😀 ma dette nero su bianco fanno più effetto

        • Moi says:

          Anche questo è interessante

          Part II: The Bargirls Commandments about us “Buffalo’s”

          https://www.thaimbc.com/2017/02/22/part-ii-the-bargirls-commandments-about-us-buffalos/

          in particolare

          The Japanese customers are the best because of the rule of 4s (4 inches, 4 minutes, 4,000 baht)

          [cit.]

          . Give your phone number and email address to every customer (except English teachers because they will call and e-mail you incessantly looking for free boom boom).

          [cit.]

          “Thai man no good” should be said to every customer. They hear it enough and they believe it.

          [cit.]

          • Per Moi

            “Anche questo è interessante

            Part II: The Bargirls Commandments about us “Buffalo’s””

            Altroché, affascinante.

            L’unica esperienza in merito che ho è un ferroviere comunista (all’epoca militante di Democrazia Proletaria, poi entrato malvolentieri in Rifondazione Comunista), scapolo, persona molto intelligente.

            Che tutto l’anno risparmiava per farsi le vacanze in Tailandia, e stava per comprarsi moglie lì, e mi spiegava tutte le complesse mediazioni in baht con il fratello della tizia che si voleva comprare, e si lamentava di quanto fosse furba.

            La cosa curiosa è che lui era un bel tipo, che avrebbe facilmente trovato una moglie italiana.

            • Z. says:

              Come disse zio Beppe, ognuno impone il proprio sistema politico fin dove può arrivare il suo esercito 🙂

              • habsburgicus says:

                se crediamo a Milovan Djilas 😀

              • Z. says:

                🙂

                dici che non è attendibile?

              • habsburgicus says:

                non dico questo….
                ma è parte in causa (le memorie sono posteriori al 1948, anche se registrano fatti precedenti)
                come suol dirsi, audiatur et altera pars…anche se questa parte è Stalin 😀

    • PinoMamet says:

      Sì, ma…

      perché è scritto in (pessimo) inglese?
      sembra una guida per “scantare” i turisti, più che altro…

    • Moi says:

      Premesso che NON esistono limiti alla coglionaggine del Farang …

      Ho scoperto in senso di “found out” che in realtà “Buffalo” è un termine gergale, di quelli che ogni Farang “scantato”, appunto, dovrebbe conoscere :

      ”Kwai’ -ควาย

      ‘Kwai” are you a buffalo (Thai) – Lek said “Im her farang buffalo”

      https://www.thaivisa-express.com/kwai/

      • Z. says:

        Mah, ti dirò, già non sono un amante dei viaggi in genere. In particolare, il turismo sessuale in Thailandia non rientra tra i miei progetti a breve termine 🙂

  29. mirko says:

    Habsburgicus

    “ma a dirla tutto parla solo di prominenza sotto l’Impero di un tipo umano “non-romano”, da lui aborrito..non di fine”

    E infatti la “corrotta” Pars Orientis romana dove dominava l’elemento non latino, sarebbe durata fino al XV secolo dopo Cristo (sia pure in uno spazio sempre più ridotto).

    • habsburgicus says:

      vero…
      ma sai bene che un uomo colto del 1900, compresi diversi antichisti (tranne quei due o tre che HAN FATTO LORO LA STORIA) avrebbe risposto
      Bisanzio..ma che c’entra con Roma ?
      quelli sono greci degradati 😀 in più senza neppure l’attenuante del paganesimo che li rendeva simpatici agli anticlericali 😀
      ovvove ! 😀

      • mirko says:

        Oggi per fortuna tale visione è stata superata dalla storiografia, grazie anche al prestigio acquisito dalla bizantinistica. 🙂

        • habsburgicus says:

          senza dubbio

        • PinoMamet says:

          Vero, ma nel luogo comune di certi frequentanti di facoltà e dipartimenti di antichistica il pregiudizio anti-bizantino è duro a morire
          (a me come epoca piaceva molto, invece).

          • mirko says:

            Ma avendo fatto storia medievale, moderna e contemporanea, non ho avuto modo di frequentare l’antichistica.
            Però leggendo forum youtube dedicati alla storia romana, il pregiudizio di cui parli appare in effetti ancora diffuso, connesso all’idea che il Cristianesimo sia stato la causa della caduta di Roma (dove per Roma s’intende solo la Pars Occidentis, per via dei pregiudizi sovracitati).

          • PinoMamet says:

            da grecista, il pregiudizio che mi disturbava di più era quello contro la Grecia (o meglio, il mondo ellenofono) post-classica, cristiana, bizantina, ottomana e moderna.

            è vero che (con notevoli eccezioni) non ha più avuto la spinta creativa della Grecia classica, ma il completo disinteresse della maggioranza dei classicisti (studenti perlomeno) nei suoi confronti mi disturbava lo stesso.

            Per loro, a quanto ne sanno, in Grecia potrebbero benissimo parlare inglese- non li stupirebbe.

            PS
            Ho conosciuto persone convinte che in Israele si parli inglese, proprio come lingua ufficiale, quindi non è un esempio così esagerato…

            • mirko says:

              “da grecista, il pregiudizio che mi disturbava di più era quello contro la Grecia (o meglio, il mondo ellenofono) post-classica, cristiana, bizantina, ottomana e moderna.”

              Concordo al 100%!

            • Mauricius Tarvisii says:

              ” quello contro la Grecia”

              Ma perché tu confondi i greci (gli abitanti della Grecia) con i Greci, curiosamente omonimi dei primi.
              Quando si parla di Greci si parla di un popolo – un popolo? Un pantheon di semidei, oserei dire! – vissuto in un’epoca mitica, che i più non sanno nemmeno realmente individuare, in cui per strada si incrociavano Aristotele, Pitagora, Eratostene, Archimede, Erodoto e Omero (ma Tolomeo e Galeno forse no!), tutti contemporaneamente e nello stesso luogo.
              Loro hanno inventato la filosofia, la scienza, la matematica, la democrazia, la storia, la scultura, l’architettura, la letteratura e via discorrendo.
              Come puoi confondere questi divini con i pecorari venuti dopo?

              • Per MT

                “tutti contemporaneamente e nello stesso luogo.”

                🙂

                Però a Firenze sotto Lorenzo de’ Medici c’è stato un attimo che succedeva davvero.

            • PinoMamet says:

              Eh, il fatto è che io non li confondo:

              per me erano interessantissimi pecorari prima, e lo restano dopo.

              Purtroppo molti credono che fossero dei noiosissimi semidei, invece…
              😉

            • PinoMamet says:

              Faccio un esempio

              (non a te personalmente perché hai colto perfettamente il punto della questione, ma in generale)

              quanto è più interessante il mito dei kallikantzaroi, orribili demoni ferini impegnati a segare l’albero che regge la Terra, rispetto alle noiose storie sul centauro Chirone??

  30. mirko says:

    “si, in effetti lui parla più di enorme differenza fra i Romani dell’Impero e i Romani della Repubblica”

    Ai tempi della repubblica, i Romani erano una minoranza dominante che con molta fatica, allargava il giro, a cominciare proprio dai popoli dell’Italia. Mentre la Roma imperiale vedeva una più vasta fetta di popolazione divenuta romana, con Caracalla (211-217 d.C.) nel 212 d.C., estesa a tutti gli abitanti liberi dell’Impero (gli schiavi liberati, diventavano anch’essi cittadini romani e i loro figli erano romani a tutti gli effetti).

    • PinoMamet says:

      In effetti i manuali delle superiori di adesso (non ricordo se anche quelli di quando ero studente, ma ne dubito) danno un certo spazio
      (nel pur ridottissimo spazio a disposizione)
      all’evidenziare come si sia passati- semplificando- dalla dinastia Giulio-Claudia (romani de Roma), alla Flavia (italici), agli imperatori adottivi (provinciali di origine almeno parzialmente italica), fino ai Severi (provinciali e basta) per arrivare in certi casi ai veri e propri barbari come Massimino il Trace…

      logicamente la provenienza provinciale degli imperatori segna anche la fine della centralità economica e sociale italica…

      • mirko says:

        Io, in questa estensione graduale della cittadinanza romana a tutti i sudditi dell’Impero, ci vedo la vera grandezza di Roma.
        Se Roma fosse rimasta elitaria, probabilmente sarebbe crollata molto prima.

      • PinoMamet says:

        Sicuramente è vero, anche se alla fine è crollato l’equilibrio su cui si basava il meccanismo:

        essere cittadini, essere riconosciuti membri a pieno titolo della civitas, smette di essere un obiettivo e un ideale e anche un modo concreto di far carriera e di guadagnare.
        Roma cede prestigio per ottenere sicurezza, ma a un certo punto il cambio non le è più favorevole, diciamo…

        • Mauricius Tarvisii says:

          Ma questa supposta cessione di prestigio a vantaggio di chi sarebbe andata? E che conseguenze avrebbe portato, visto che alle frontiere c’erano frotte di barbari che volevano entrare nel mondo romano?

        • PinoMamet says:

          Credo di essermi spiegato male, anche a causa della brevità forzata da blog e della complessità dell’argomento.

          Roma concede la prestigiosa cittadinanza romana a gruppi provinciali sempre meno elitari, ottenendone in cambio una “fidelizzazione” che gioca a vantaggio della sua permanenza e della sua sicurezza.

          A un certo punto (probabilmente già sotto gli Antonini) il meccanismo comincia a incepparsi, Roma fa entrare interi gruppi barbari senza alcun tentativo serio di romanizzarli perché ha bisogno di gente; altri ne tiene fuori con la classica politica italiana 😉 del “ti pago purché tu non rompa le palle”, che poi è un incentivo a farsi ricattare;
          e il bilancino, per così dire, inizia a pendere dalla parte dei barbari.

          Che pure, beninteso, restano per secoli affascinati dall’antichità, dal potere e dallo stile di vita romano…

          • Mauricius Tarvisii says:

            Ma poi qualcuno è mai riuscito davvero a ricattare Roma (qualunque cosa fosse)? Di quelli che avevano la cittadinanza, dico.

      • Z. says:

        La mia impressione – da ignorante quasi totale in materia – è che il sistema un po’ oligarchico e un po’ rappresentativo che caratterizzava la Roma repubblicana sia stato messo in crisi dalla progressiva espansione del suo dominio.

        • mirko says:

          Penso proprio di sì.
          Più Roma si allargava, più diventava difficile gestire i suoi domini con i criteri di un piccolo comune latino.
          Del resto rivolte servili, rivolte dei federati (di fatto sudditi) italici, e infine le stesse guerre civili tra le elites romane, rischiarono di distruggere Roma già nel I secolo a.C.
          Da qui la necessità di passare ad un governo di tipo monarchico (sia pure salvando le forme repubblicane), e di estendere gradualmente la cittadinanza ai propri sudditi, per cementare quello che ormai era diventato un impero.

  31. mirko says:

    Anche se, stando a Cardini, Massimino il Trace (235-238 d.C.), più che dalla Tracia propriamente detta, proveniva dalla Mesia inferiore latinizzata, tra l’Emo/Balcani e il basso Danubio.
    Poi, certamente la crescente diffusione della cittadinanza romana a italici e a provinciali, e l’avvento di imperatori non italici, fecero perdere a Roma e all’Italia la sua centralità.
    Finchè con Diocleziano (284-305 d.C.), il baricentro dell’Impero Romano si spostò ad oriente e si ebbe la monarchia collegiale con diverse capitali per diversi coimperatori, e in Italia fu Milano ad essere scelta tra queste nuove capitali per via della sua vicinanza al limes danubiano.
    Questo spostamento del baricentro romano si dovette alla maggior ricchezza dell’Oriente, terminale occidentale della Via della Seta, e per ragioni militari, che richiedevano una maggiore presenza imperiale sul limes renano e danubiano, minacciati dall’aumentata pressione germanica.

    • Mauricius Tarvisii says:

      Qualcuno ha scritto che la caduta dell’Occidente fu la liberazione dell’Oriente dalla zavorra. Io non credo che sia realmente vero: liberarsi della Britannia o della Mauretania poteva essere un toccasana, ma perdere province integrate nel circuito economico mediterraneo… mah!
      Comunque, seguendo questo punto di vista, direi quasi che fu il trionfo del sogno leghista, mutatis mutandis 😉

      • mirko says:

        Però l’idea di recuperare almeno parte dell’Occidente rimase vivo a Costantinopoli: Giustiniano si impegnò nel recupero di Nordafrica, Italia e di parte della Spagna, sia pure al prezzo di esaurire le risorse orientali.
        E difatti gran parte di tali conquiste andarono perdute dopo la sua morte. Inoltre la minaccia avaro-slava nei Balcani e quella araba-musulmana, impedirono ad Eraclio e i suoi successori di riprendere le terre occidentali perdute.

        • Mauricius Tarvisii says:

          L’Africa, magari, sarebbe pure stata un affare. L’Italia fu il vero problema.

          • Z. says:

            come mai?

            • Mauricius Tarvisii says:

              I vandali vennero giù come un castello di carte e la ex Proconsolare era una provincia comunque ricchissima (anche perché aveva il mercato italiano…). Difendere l’Africa dai berberi era impegnativo, ma nemmeno troppo, per cui il bilancio era positivo.
              L’Italia richiese trent’anni di una guerra durissima e aprì un nuovo fronte (oltre a quello orientale e a quello balcanico) che si rivelò subito indifendibile.

  32. mirko says:

    Era la tesi di Toynbee.

  33. Peucezio says:

    Z. e Miguel,
    sulla coscienza di classe,

    “Pino,

    non dico che la differenza non ci sia a sedici anni. È naturale che a quell’età lo sia Dico che quando gli anni raddoppiano o triplicano mi pare che il ramo di studi superiori lasci il posto ad altre differenze più significative.

    Sulla coscienza di classe, a me pare proprio che ci fosse. Non come desideravano le avanguardie, probabilmente, ma per un certo periodo c’è stata eccome. Alcune categorie, come i ricchi, ce l’hanno ancora e infatti vincono regolarmente la lotta di classe ”

    Effettivamente c’è stato un frangente storico in cui si è sviluppata. Ma direi che più che una coscienza era una cosa passiva: spaevi che in fabbrica ti sfruttavano, c’erano dei borghesi che avevno letto i libri che non solo ti spiegavano che potevi organizzarti, ma addirittura creavano strutture e organizzazioni per farlo, non eri fesso e quindi lo facevi, anche leggendo un po’ tu stesso, formandoti una minima idea.

    Circa gli orientamenti ideologici, è raro che uno a 16 sia di destra e a 50 di sinistra o viceversa. Anzi, già è minoritario, benché non infrequente, staccarsi dalla famiglia in quello.
    L’impronta comunque te la dà quel bivio lì, per quello che ho notato. D’altronde uno dopo i 18 anni col cavolo che lo cambi (in generale dico, a parte le opinioni politiche).

    • Peucezio says:

      Il fatto è che però la “coscienza di classe” ce l’avevano sulla bocca molto di più gli studenti e gli intellettuali borghesi che gli interessati.
      “Coscienza” vuol dire che non solo agisci, ma lo teorizzi, ma se non ne parli, che cazzo teorizzi?

      Era una formula di moda.

      • Z. says:

        Il fatto che gli operai non utilizzassero altrettanto spesso la locuzione “coscienza di classe” non significa che non avessero una coscienza di classe!

        Erano, insomma, consapevoli di costituire una classe sociale, con un certo peso, certi interessi e certi antagonisti comuni. Che è poi quello che descrivi tu. Concordo anche che si sia materializzata appieno in un dato periodo soltanto.

        Solo dubito che fosse qualcosa di “passivo”: attivarsi, e attivarsi collettivamente, era parte integrante di quella consapevolezza.

        Magari il termine “coscienza” è perfettibile, però secondo me rende bene l’idea (e comunque l’importante è capirsi!).

        • Peucezio says:

          Sì, più o meno siamo d’accordo, al di là dei valori connotativi, delle mode…

          Parliamo comunque di un mondo ormai preistorico.

          • Per Peucezio

            “Parliamo comunque di un mondo ormai preistorico.”

            E’ strettamente legato alla possibilità delle persone di incontrarsi fisicamente in un luogo, che è la prima cosa che la globalizzazione impedisce.

  34. E dopo il Covid, vi presentiamo…

    Source : https://www.theguardian.com/society/2020/dec/07/ww1-trench-fever-identified-in-former-homeless-man-in-canada

    WW1 trench fever identified in former homeless man in Canada

    A disease transmitted by body lice that plagued soldiers during the first world war has been identified in a former homeless man in Canada, prompting calls for more to be done to improve conditions for vulnerable people.

    Trench fever is caused by the bacterium Bartonella quintana and is spread by the faeces of body lice. The condition became rife among armies and is thought to have affected more than a million troops during the 1914-18 conflict.

    As well as recurring fever, symptoms include pain in the shins and back, headaches and dizziness. The disease can also cause a potentially fatal inflammation of the heart lining known as endocarditis.

  35. A proposito di diverse culture, leggo in Joseph Massad, Desiring Arabs:

    “The Egyptian chronicler of the Napoleonic invasion, Abd
    al-Rahman al-Jabarti (1754 –1826), was impressed with the scientific interests of the French but described their mores in scandalous terms:

    Their women do not cover themselves and have no modesty; they do not care whether they uncover their private parts. Whenever a Frenchman has to perform an act of nature he does so wherever he happens to be, even in full view of people, and he goes away as he is, without washing his private parts after defecation. If he is a man of taste and refinement he wipes himself with whatever he finds, even with a paper with writing on it, otherwise he remains as he is. They have intercourse with any woman who pleases them and vice versa. Sometimes one of their women goes into a barber’s shop, and invites him to shave her pubic hair. If he wishes he can take his fee in kind.”

  36. Sempre dallo stesso libro di Massad…

    L’imam Rifaah al-Tahtawi fu mandato in Francia da Muhammad Ali d’Egitto per studiare i costumi francesi, tra il 1826 e il 1830.

    Ne scoprì così i pregi (rispetto agli arabi) (interessante come in questo pregio, accomunasse francesi e beduini):

    One of the better things among their traits, which truly resemble the traits of Bedouins [Arab], is their lack of predilection for the love of male juveniles or for writing rhapsodies for them, as this is one thing that is never mentioned among them and which their natures and morality reject. And, one of the better attributes of their language and poetry is its refusal of the fl irtation of one kind with the same kind [jins], for it is not allowed in the French language for a man to say, “I have fallen for a male juvenile [ashiqtu ghulaman],” as this is considered abhorrent speech . . . which is why if one of them translated one of our books, he would twist the words to say, “I have fallen for a youthful girl,” or he would get rid of the sentence altogether, as they see in this a corruption of morals, and they are right, as one of the two kinds [of people] has in those who are not of his kind a characteristic to which he is inclined just like the attraction of a magnet to iron, for example, or that of electricity to attract objects, and the like, as, if the same kind united, this characteristic would disappear, and it [this kind] would have departed from the natural state. For them, this would be one of the worst abominations [fawahish], so much that they have rarely mentioned it openly in their books but rather eschew it as much as possible, and one never hears conversation about it in the first place.

  37. Ma al-Tahtawi vide chiaramente anche il grave difetto dei francesi:

    “Among their worse traits: the dearth of chastity among many of their women, as already mentioned, and the lack of jealousy among their men compared to the jealousy of Muslim men . . . how is this so when adultery [zina] for them is a vice and a shame but not a primary sin/guilt [dhunub], especially with regards to the unmarried man . . .
    Generally speaking, this city, like the rest of France’s cities and the rest of the great countries of the Franks [Europeans], is charged with abominations [fawahish], innovations [bida], and perdition [dalalat], although the city of Paris is the wisest city of the entire world and the home of world-based [barraniyyah] science and is the French Athens.”

  38. Moi says:

    Lockdown (Co Co Vi) I Think We’re Alone Now Parody (Cover)

    https://www.youtube.com/watch?v=K3l3i7XXH5w

    Parodia del successo di Tiffany negli Eighties,

    https://www.youtube.com/watch?v=w6Q3mHyzn78

    PS

    chi non è stato almeno “cinno” all’ epoca di Tiffany a DJ Television , oggi, NON può sapere quanto spensierata e “scanzonata” potesse essere olim la vita … tipo quando Bart e Lynn, sotto lo sguardo malinconico, etimologicamente (!) nostalgico e disincantato di Toki (ribattezzato “Kung Fu Jesus” dai NerdsAmericani), credono sul serio che sia “bellissima” una zona arida e desolata senza averne mai visto il Verde che c’era prima … dell’ Olocausto Nucleare !

    • Z. says:

      Moi, credo che anche i bambini di oggi diranno, una volta adulti, che una volta la loro vita era più scanzonata. Lo diranno nonostante siano stati bambini nel 2020, peraltro!

      🙂

      • Per Zeta

        “Moi, credo che anche i bambini di oggi diranno, una volta adulti, che una volta la loro vita era più scanzonata.”

        Veramente i settantenni di San Frediano hanno avuto una vita davvero più scanzonata di quella dei miei figlioli.

        C’erano quelli di Borgo San Frediano che prendevano i sassi lungo l’Arno, quelli di Via de’ Camaldoli li raccoglievano tra i ruderi di Piazza Tasso, e via, la sassaiola!

        Anche con gli spilli lanciati con le fionde.

        E quelli di Borgo mettevano sempre un bambino a far da sentinella in cima al vespasiano di Piazza de’ Nerli, per avvisare quando arrivava l’attacco dei camaldolesi.

        Vuoi mettere con la non-vita dei ragazzi di oggi?

        • Moi says:

          Giovannino Guareschi (Classe 1908) riteneva già viziati i bimbi degli Anni Cinquanta : ai suoi tempi, si faceva i “selvatici” all’ aria aperta vestiti solo con il “sottanone” :

          —————

          La mia fanciullezza a Fontanelle è felice: porto i capelli alla Bebè e il vestone col collettino bianco di pizzo come tutti i bambini fino a cinque, sei anni.
          Nei paesi è così: la mamma, la mattina, lavata la faccia del bambino con acqua fresca e sapone da bucato, gli infila il sottanone, gli consegna una mezza micca di pane e lo mette fuori dalla porta. Non ci sono automobili: strada, piazza, argini, tutto è dei bambini.

          Sembra che io sia un bambino molto riservato e che non mi industri a mettermi in vista. Ma verso i sei anni qualcuno si accorge che esisto ed è una scoperta sgradevole perché mi coglie mentre svaligio un susino nel suo orto. Non comprende, il brav’uomo, che io, essendo nato in una rovente atmosfera socialista, non possiedo un concetto molto preciso della proprietà privata.

          [cit.]

        • Z. says:

          Miguel,

          — Veramente i settantenni di San Frediano hanno avuto una vita davvero più scanzonata di quella dei miei figlioli. —

          Può essere. Può persino essere che sia vero in generale come confronto tra generazioni (si parla, naturalmente, dei bambini che hanno avuto la fortuna di crescere e invecchiare).

          Però sono convinto che, da adulti, anche i bambini di oggi diranno che la loro vita era più scanzonata quando erano bambini.

          E come indirettamente ricaviamo dall’osservazione di Moi, ci sarà sempre un adulto che dirà che ai suoi tempi i bambini non erano così viziati come oggi.

          Come credo di aver già osservato, al liceo appresi che una frase tipo “gli studenti non sono più quelli di una volta” si trova persino in un cuineiforme sumero 🙂

          • Per Zeta

            “Però sono convinto che, da adulti, anche i bambini di oggi diranno che la loro vita era più scanzonata quando erano bambini.”

            Ma credo che ci siano due fattori diversi: uno è quello soggettivo che dici tu, e che è certamente vero.

            L’altro è oggettivo: da parecchio tempo, la società europea conosce una convergenza di due cose, strettamente collegate – la disponibilità energetica e il controllo. Se non siamo arrivati al picco, le vite dei nostri nipoti saranno davvero “meno scanzonate” di quelle dei figlioli di oggi.

            Se invece siamo arrivati al picco (energetico, non di controllo), le loro vite saranno invece veramente “più scanzonate”, anche se magari non se ne accorgeranno.

  39. Moi says:

    Fra l’ altro ho “trovato fuori” che il brano di cui sopra è una cover del 1967 , da allora dimenticata e sconosciuta ai più :

    I Think We`re Alone Now – Tommy James & The Shondells

    https://www.youtube.com/watch?v=IkMFLUXTEwM

  40. Moi says:

    Poi (versione 1987) fu riesumata in chiave ironica in uno slasher (o come si dice) movie nel 2018

    https://www.youtube.com/watch?v=91-Z20uttEk

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