Utopia

La utopia è il paese che non c’è.

Ou in greco vuol dire, non, topos vuol dire luogo.

Di solito, utopia vuol dire un luogo che oggi non c’è, ma chissà nel futuro….

Invece, vi voglio raccontare del paese che non c’è più, mica dobbiamo sempre situare nel futuro le nostre utopie.

Erano circa quaranta famiglie, raccolte attorno a una chiesa di cui resta appena un muro (e ancora si racconta dell’infamia dell’ultimo prete), e a un fontanile, dove scorre ancora l’acqua, però solo Ivano sa dove quell’acqua nasce e scorre.

Ogni anno, mi viene un attacco alla pancia, e mi chiedo, nel fontanile ci saranno ancora le salamandre?

Ieri, ci abbiamo contato sei salamandre: leggerissime, lucertole subacquee che a volte usano le zampe per camminare sulle alghe con la delicatezza di gatti, a volte nuotano come pesci con le loro code.

Ci chiediamo, come saranno arrivate lì, e non lo sanno nemmeno loro.

La Chiesa del Paese che Non c’è Più

La gente del Luogo che Non c’è Più erano mezzadri, quindi con il padrone che misurava il raccolto e dovevi stare sempre attento che non ti fregasse.

L’Uomo del Paese è nato lì dove oggi non vive più nessuno, e sa parlare ancora la lingua che morirà con lui.

La parlata del Luogo che Non c’è Più è particolarmente strana, perché sembra che sia l’archetipo di tutto l’italiano. Anche le parole che non esistono più, ti sembrano che doverbbero esserci in italiano.

Da bambino, L’Uomo del Paese si faceva tre chilometri ad andare e tornare, per arrivare alla scuola, sotto neve e pioggia e sole; e la scuola, l’ha assorbita tutta.

Giù nella Maremma, dove si transumava, l’ha riconosciuto un piccolo padrone che aveva grandi libri, e gli ha permesso di studiare; e così a forza di volontà, l’Uomo del Paese è diventato ingegnere aerospaziale, e ci racconta storie di Russia e di America e di Giappone.

Ma andato in pensione, è tornato al paese che non c’è. In silenzio come sempre, perché i contadini sono timidi.

L’Uomo del Paese ci racconta il senso del verbo, arociare.

La rocia era il ramo di salice, che si raccoglieva lungo il fiume, andà a rocie, per farne dei legacci per le fascine; e ci racconta di come si costruivano le tregge, assi di legno a formare una slitta; e tira fuori la stadera, con i suoi du’ canti, per pesare le cose.

Gli racconto dell’Olanda, delle grandi finestre sulle stradine, che la gente non chiude mai, perché sarebbe vergogna nascondersi.

E l’Uomo del Paese riconosce subito qualcosa di familiare, e mi dice come nel mondo delle classi tutti hanno qualcosa da nscondere, mentre nel Paese che Non c’è Più, nello spiazzo, la sera, la gente si radunava sotto gli alberi.

Gli chiedo se c’era la corrente elettrica, e mi dice, che c’era nelle case, ma non fuori, e quindi la gente si riuniva sotto la Luna.

Nel Luogo che Non C’è Più ci siamo presi tutti le zecche (ne ospitai una, poretta per una settimana, sulla spalla), ma mi dice che non succedeva allora.

E poi mi dice, e non so se abbia torto o ragione, che quando si fa come gli olandesi, deve essere perché si ha un gran bisogno.

Noi avevamo tutti bisogno gli uni degli altri, e non ci potevamo permettere l’invidia, non sapevamo cosa fosse. O meglio, qualcuno si comportava male, ma sapevamo tutti che era uno strano.

Hai visto come sono fatte le nostre case.

C’è il cucinone, che è la casa, con il focolare e la madia; e ci sono le camere.

Abbiamo dormito, questa notte, proprio in una camera, nel lettone con l’immagine di San Giuseppe che veglia su dormenti e amanti.

Nel cucinone, tutti entravano, senza chiedere e senza bussare, perché ci davamo tutti una mano a vicenda, per forza.

E per un attimo penso all’immane catastrofe che attende i nostri figlioli.

E mi attacco disperatamente alla testimonianza dell’Uomo di Paese, perché è tra i pochissimi, fuori dalle menzogne dei fissati con le ideologie, che mi abbiano raccontato che è davvero possibile per gli esseri umani vivere insieme.

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85 Responses to Utopia

  1. Z. says:

    Tutti radunati assieme obbligatoriamente.

    Mamma mia che orrore che ho scampato.

    Secondo me tu saresti sopravvissuto poco più di me, ma posso sbagliarmi. Io di certo sarei durato pochissimo 🙂

    • Francesco says:

      bah, a me piace mangiare in compagnia e anche fare due chiacchiere la sera sotto la luna

      poi hai la tua camera e pure la luce elettrica, così leggi qualche libro e dopo ne parli con gli altri

      non mi pare una prospettiva così brutta, anzi

      la mattina piglio la bici, che non me la rubano mica perchè c’è sempre qualcuno che è sveglio e potrebbe sentire, vado al posto dove conto le presse, poi torno

      se mi va bene riesco a tornare anche per pranzo

      intanto Roberto e io studiamo dove mettere il canestro per insegnare ai figliuoli la nobile arte del baloncesto

      mi piace

      • PinoMamet says:

        Secondo me la bici te la ruba uno del paese.
        La usa per andare a scopare la moglie di un altro del paese, che un bel giorno se ne accorge e lo prende a fucilate.
        Il tipo scappa, ma la moglie se la vede brutta, due coltellate non gliele leva nessuno, e finisce seppellita sotto a una pianta: l’amico che aiuta a scavare la fossa non dice niente, in cambio prende un mezzo podere in regalo.

        Pino che ha vissuto davvero nelle campagne emiliane, e racconta fatti veri . Solo mischiati un po’ tra loro.
        Timidi… tze.

        • roberto says:

          e se tanto mi da tanto io e francesco insegnamo solo i colpi sporchi

          • Francesco says:

            quali colpi sporchi arbitro? io gioco pulito. vigoroso ma pulito!

            😀

          • PinoMamet says:

            Non credo di aver capito.

            • roberto says:

              mi riferivo al
              “intanto Roberto e io studiamo dove mettere il canestro per insegnare ai figliuoli la nobile arte del baloncesto”

              aggiungendo al tuo pregevole commento che finirei per insegnare ai pargoli come strizzare i testicoli dell’avversario senza farsi vedere dall’arbitro, e come cadere a terra fulminato per ottenere un indebito vantaggio, appena l’avversario si avvicina
              🙂

      • PinoMamet says:

        A sentire me sembra che gli agricoltori emiliani non facessero altro che delinquere, mi rendo conto.

        Beh… non è colpa mia se è vero! Nei momenti morti suppongo lavorassero anche. Comunque credo che la quantità di armi da fuoco illegali presenti nelle campagne di qua sia paragonabile solo a quella della Louisiana- o di Scampia.

        Come facciano a procurarsele non lo so: la prossima volta che vedo quel lontano parente di mia madre (ovviamente con cognome diverso, per pasticci all’anagrafe) gli chiedo. 😉
        O quell’altro (con cognome diverso perché ufficialmente non è mica suo parente 😉 ).

        Ah beh, no: leggevano anche le carte, frequentavano le prostitute (saltuariamente: le sposavano) e si ubriacavano.
        Molto bravi a cantare, anche.

        • PinoMamet says:

          PS
          per la precisione, non parlo (solo) di fucili da caccia, parlo di una Colt Magnum, per esempio.

        • Per PinoMamet

          “A sentire me sembra che gli agricoltori emiliani non facessero altro che delinquere, mi rendo conto.”

          E’ interessante questa prospettiva.

          Mi chiedo dove stia la differenza, perché l’ingegnere aerospaziale contadino lo frequento assiduamente da vent’anni, e qualcuna in casa lo frequenta da quando è nata 🙂

          Ogni tanto anche lui racconta delle storie… ad esempio, di un certo Elbo (?!) che a cavallo, portava a pascolo le vacche lungo la strada; passa un tizio in macchina e colpisce le vacche, allora Elbo dal suo cavallo spara sulla macchina, che per sua sfortuna apparteneva a un poliziotto.

          • PinoMamet says:

            Ecco, questa è una storia che riconosco… non nel senso che l’abbia sentita raccontare identica, ma nel senso che è il tipo di storie che sentivo raccontare anche qui

            (in collina e montagna… della pianura so poco ma non doveva essere tanto diversa..
            un mio collega porta il cognome di un famoso brigante locale, ucciso nell’Ottocento nella Bassa).

            Io vivo in una cittadina termale che si vanta oggi delle sue architetture Liberty, e dei decenni felici in cui capi di stato e ricconi vari venivano a villeggiare e spendevano molti soldi con classe.

            Un mio amico, appassionato di storia locale, è andato a trovare delle descrizioni del Settecento, prima che scoprissero le acque termali.

            Beh, il luogo è descritto senza mezzi termini come un covo di banditi.

            Non so quando sia iniziata la mutazione della memoria: la stragrande maggioranza della popolazione italiana, perlomeno del Centro-Nord, è persuasissima di essere “sempre stata brava gente”.
            Magari poveri, ma bravi.

            Beh, io ho qualche memoria famigliare un po’ diversa…

            • Mirkhond says:

              A quando finalmente, una tua storia sul brigantaggio, comune e politico, nei territori che furono del Ducato di Parma?

            • PinoMamet says:

              Magari!!

            • Mirkhond says:

              “Non so quando sia iniziata la mutazione della memoria: la stragrande maggioranza della popolazione italiana, perlomeno del Centro-Nord, è persuasissima di essere “sempre stata brava gente”.
              Magari poveri, ma bravi.”

              La mia impreessione è che tale memoria sia nata dall’incontro/scontro con la realtà delle Due Sicilie dopo la conquista sabauda del 1860-1861.
              Di fronte ad un conflitto lungo, sanguinosissimo e asimmetrico, tra i settentrionali si radicò il luogo comune di un Sud sempre brigantesco, luogo comune accentuatosi successivamente con l’emergere del fenomeno mafioso.
              Da qui il passo che ha portato a credersi migliori dei meridionali, è stato breve.
              Luogo comune che ha finito per essere fatto proprio anche da tanti meridionali con complessi di inferiorità verso il Nord, e che solo oggi, lentamente e faticosamente sta cominciando a venir meno.

              • PinoMamet says:

                Secondo me hai senz’altro ragione, anche se forse c’è anche altro (la fabbrica, la chiesa, la scuola…) ma quello che dici è sicuramente vero.

              • Mirkhond says:

                Uno storico lombardo che dal cognome dovrebbe avere origini meridionali Paolo Gulisano, in un suo libro su Pio IX di una ventina d’anni fa, asseriva che la differenza di mentalità tra Nord e Sud Italia in relazione all’onestà e al comportarsi bene, fosse dovuta al differente impatto che la Controriforma avrebbe avuto sulle diverse aree d’Italia.
                A suo giudizio sarebbe stata più profonda e capillare a Nord, e più superficiale a Sud.

              • Francesco says:

                Duca

                io invece sospetto che quella presunzione di superiorità sia una componente necessaria del Risorgimento, fin da prima della conquista garibaldina. Anzi, senza di quella presunzione tutte le spedizioni per “liberare” il Sud non avrebbero avuto senso.

                E sospetto anche che la sostanziosa maggiore povertà del Sud rispetto al Nord sia stata reale ma poco importante in quella presunzione.

              • Mirkhond says:

                “E sospetto anche che la sostanziosa maggiore povertà del Sud rispetto al Nord sia stata reale ma poco importante in quella presunzione.”

                Quando andavo all’univesità, il professore di storia del risorgimento, non sospetto di simpatie borboniche, ci disse che prima della conquista sabauda, le condizioni economiche del Nord e del Sud erano simili.
                Il divario sarebbe stato una conseguenza della conquista piemontese.

              • PinoMamet says:

                Sospetto che la verità stia nel mezzo: non credo che la condizioni economiche di certe aree sviluppate del Piemonte, e di certe aree depresse del Veneto, fossero paragonabili…

                Immagino che in media si possa dire che il Nord fosse leggermente più ricco del Sud, ma dipende sempre cosa si guarda e quando
                (posso dimostrare che la Sicilia era ricchissima, se guardo ai baroni Florio e al loro fatturato, o poverissima se guardo ai loro braccianti…)

              • Mirkhond says:

                Se il Nord fosse stato davvero più ricco di noi, non si sarebbe preso la briga di invaderci…..
                Il divario è iniziato dopo la conquista piemontese.
                Del resto dal Nord si emigrava prima del 1860-1861, da noi dopo.

              • Francesco says:

                che io sappia, in media (e in economia la media ha senso) il Sud era più povero e arretrato del Nord

                con ampie sacche di sottosviluppo al Nord ma poche di sviluppo al Sud

                mentre sugli effetti economici dell’unificazione per il Sud non mi esprimo

              • PinoMamet says:

                “Se il Nord fosse stato davvero più ricco di noi, non si sarebbe preso la briga di invaderci…..”

                Questo è un discorso che non ha molto senso, Mi..
                A parte che non sono tra quelli che credono che l’economia sia la spiegazione unica e universale per tutte le azioni umane, poco dopo l’unificazione l’Italia ha invaso e colonizzato l’Eritrea…

              • Mirkhond says:

                Il Regno di Sardegna, al momento dell’unificazione era sull’orlo della bancarotta.
                La conquista delle Due Sicilie gli permise di rimpinguare le sue casse,

              • PinoMamet says:

                Non lo metto in dubbio, ma è una cosa diversa dal dire che in media nel Sud ci fosse più benessere che nel Nord Italia…

              • Mirkhond says:

                Non mi sono spiegato.
                Ho detto che le condizioni economiche a Nord e a Sud al momento della conquista sabauda, erano sostanzialmente simili.
                Il divario nacque dopo, a nostro sfavore.

            • paniscus says:

              “Ecco, questa è una storia che riconosco… non nel senso che l’abbia sentita raccontare identica, ma nel senso che è il tipo di storie che sentivo raccontare anche qui “
              ——————————–

              Sì, ma nel contesto di cui sopra erano delle eccezioni talmente bizzarre da essere raccontate come aneddoti favolistici, NON erano la norma.

              Per esempio, io sono certa, ma certissima, di non aver mai, assolutamente MAI, sentito raccontare da anziani di quell’ambiente (non dico nemmeno anziani di oggi, ma gente delle generazioni precedenti, ormai defunti, ma che se fossero vivi avrebbero più di 100 anni) che fossero normali le violenze domestiche o le faide tra vicini di casa.

              Al massimo, da bambina cresciuta in città, posso essere stata traumatizzata dal vedere qualche contadino che ammazzava il coniglio a randellate…

              … ma di sicuro non esisteva proprio che il nonno picchiasse la nonna, o che il nonno medesimo dovesse tenersi la bicicletta incatenata altrimenti gliela fregava il vicino di casa.

              • PinoMamet says:

                Io credo di aver sentito raccontare la violenza domestica come piuttosto comune (non sempre ai danni della donna!);

                coltellate, fucilate ecc., anche quelle piuttosto comuni.

                Non sto demonizzando l’ambiente, e neanche “romanticizzandolo”. descrivo solo le cose che ho sentito raccontare.

                Mio trisnonno, ricordo (ho la foto, di poco dopo la seconda metà dell’Ottocento: un signore anziano con grossi baffoni, era alto 1,98 e morì a 98 anni) era quello che fuggiva dai carabinieri sfidandoli a prendergli il fucile di mano, se volevano.

                Altre cose più atroci preferisco non raccontarle.

              • PinoMamet says:

                Cioè, di seconda metà Ottocento iniziata da poco 😉

              • werner says:

                I racconti del paesello in cui sono cresciuto e di cui era originario mio padre sono abbastanza simili a quelli di Pino.

                Non che tutto fosse violenza e soprusi. Anzi, ci sono storie belle come quella di “zio Gí” che aveva comprato un proiettore e andava in giro per le cascine a “portare il cinema” a gente che a malapena sapeva cosa fosse.

                In linea di massima però la maggioranza delle storie dono molto meno edificanti. Fino a una quarantina di anni fa gli uomini si vantavano al bar delle cinghiate alle mogli. furti, fucilate, proprietà contese, gente che ha tolto il saluto al vicino per trent’anni…

  2. Marianna says:

    I miei figli hanno trovato nel ruscello la salamandrina perspicillata.
    Riguardo ai salici almeno dalle mie parti non siamo messi molto bene, ce ne sono pochi e sui corsi d’acqua li tagliano. E dire che ci facevano le ceste. Io ne sto riproducendo due per talea, speriamo che poi attecchiscano.
    Grazie al tuo post ne ho imparata un’altra: sapevo dei pioppi che estraggono metalli pesanti dal terreno, ma a quanto pare a leggere wikipedia lo fanno anche i salici.

    • MOI says:

      Io da piccolo , nell’ allora ancora Jugoslavia Post-Titina , vidi a Postumia / Postojna il Proteo … anche gli adulti rimasero affascinati da questa specie che ci spiegarono esistere fin da molto prima dei dinosauri.

      … E di Al Bano Carrisi, aggiungo ! 😉

      • Mirkhond says:

        Sei stato anche in Slovenia? Racconta un pò dei luoghi che hai visitato.

        • MOI says:

          A parte Postumia (che cmq è affascinante : enorme, con intere grotte ex teatro di guerra …) non ricordo granché, della Slovenia. Tito era comunque (almeno in ostentata apparenza …) alquanto compianto: aiuole con il suo nome in caratteri sia Latini che Cirillici, foto in posa militare e divisa da “Compagno Maresciallo” ovunque con dei veri e propri “ex voto” laici 😉 e cose così !

          Gente tranquilla e ospitale anche senza capire una parola fra di loro, posti bellissimi sia per natura che per cultura, donne anche 😉 … cucina ottima, specie di carne.

          Ne serbo (no pun intended !) 😀 un buon ricordo !

          • Per Moi

            ” Tito era comunque (almeno in ostentata apparenza …) alquanto compianto”

            Ti abbiamo datato!

            In tutti i miei giri nell’ex-Jugoslavia, ho incontrato solo:

            1) un croato che diceva che si stava meglio quando si stava peggio

            2) un serbo che diceva che si stava meglio quando si stava peggio

            3) la guida della gigantesca casa di Tito a Belgrado, un luogo affascinante, che disse che Tito era in realtà un figlio illegittimo della dinastia austroungarica e ci raccontava delle sue prodezze come cacciatore

            • Mirkhond says:

              Una volta ho letto in internet, che Tito avrebbe origini trentine, in quanto Broz in dialetto trentino vorrebbe dire baroccio, il carro che si usava nel mondo contadino.

              • PinoMamet says:

                Secondo Wikipedia è un nome croato e deriva dalla versione locale di Ambrogio…

                non escludo niente (dopo aver conosciuto persone locali, come ti dicevo, che hanno un cognome ungherese che vuol dire “italiano” in ungherese…) ma trovo leggermente più credibile la versione di Wikipedia.

                Comunque ho una conoscente jugoslava (di nonno bosniaco musulmano) tuttora nostalgica di Tito!

              • Per Pino Mamet

                “Comunque ho una conoscente jugoslava (di nonno bosniaco musulmano) tuttora nostalgica di Tito!”

                Dimenticavo, gli zingari innamorati di Tito!

              • MOI says:

                Tito avrebbe origini trentine, in quanto Broz in dialetto trentino vorrebbe dire baroccio

                ———————

                Allora potrebbe averle anche fra Senigallia e Castelfranco Emilia, più o meno ! 😉

              • PinoMamet says:

                Tra Senigallia e Piacenza… 😉

              • MOI says:

                Se è per questo, ci sono dei Lucani che di cognome fan … “Tedesco” ! 😉

              • Mirkhond says:

                Invece il mio amico croato ha un pessimo ricordo di Tito e mi ha detto che il maresciallo era molto amato dai Serbi, ma non dai Croati.

              • Mirkhond says:

                “Se è per questo, ci sono dei Lucani che di cognome fan … “Tedesco” !”

                Anche baresi.

              • PinoMamet says:

                Sì, beh, ma se trovassi un lucano che si chiama Italiener? 😉

                quello sarebbe il caso conosciuto da me, mutatis mutandis

              • Mirkhond says:

                “Sì, beh, ma se trovassi un lucano che si chiama Italiener?”

                In Basilicata esiste il cognome Claps, che, secondo alcune teorie, potrebbe avere origini ladine.

              • PinoMamet says:

                Lo ho sentito in un caso di cronaca! e non riuscivo a capirne l’origine, ipotizzavo l’Albania…

                il mondo è sempre più interessante di quanto pensiamo 🙂

            • Mirkhond says:

              Negli anni di cui parla Moi, anche parenti e amici di famiglia, ci andavano in vacanza, specie sul litorale adriatico.
              Quando mio padre pensò ad un nostro viaggio, la Jugoslavia si sfasciò e scoppiò la guerra.
              A me piacerebbe vedere la Slovenia e parte della Croazia, per i ricordi asburgici e perché secondo alcune ipotesi storiografiche, da lì sarebbero partiti gli Japigi per venire nella terra che da loro avrebbe preso il nome.

            • roberto says:

              Dei miei amici ex jugoslavi (e grazie al basket ne frequento parecchi, soprattutto sloveni), mi ha sempre colpito l’incredibile mixità. Non c’è ne uno che mi dica “sono solo croato” o sloveno o serbo, tutti hanno chessò, mamma croata, ma con nonno bosniaco e nonna slovena e papà serbo ma con nonna croata e nonno montenegrino….è veramente incredibile che siamo riusciti a farsi guerre e pulizie etniche varie

              • Mirkhond says:

                Il mio amico croato ha anche ascendenze italiane.
                Una volta mi disse che se il suo avo italiano fosse rimasto a Trieste invece di trasferirsi in Dalmazia, allora entrambi austriache, lui oggi sarebbe italiano….

              • Mirkhond says:

                Nei Balcani la scelta dell’etnia di appartenenza è innanzitutto ideologica.
                Nella Dalmazia della seconda metà dell’800, in cui esplosero gli accesi e contrapposti nazionalismi italiano e croato, vi erano leaders del partito filocroato che si chiamavano Monti o Tartaglia.
                Il loro giornale, il Nazionale di Zara era inizialmente in lingua italiana e i loro primi discorsi politici a favore dell’annessione della Dalmazia alla Croazia all’interno della Monarchia Asburgica, venivano fatti in Italiano!

              • roberto says:

                “ Nei Balcani la scelta dell’etnia di appartenenza è innanzitutto ideologica.”

                Si lo penso anche io

          • MOI says:

            C’erano già “inquietanti” Segni di Decadenza Borghese del Socialismo Reale 😉 … tipo locandine di film in cui non capivo una mazza , MA riconoscevo i volti familiari di Lino Banfi, Alvaro Vitali, Renzo Montagnani, Paolo Villaggio, Edwige Fenech, ecc … 😉

            • MOI says:

              cmq un’ origine Ladina (anche se non conosco quell’ idioma, però ho letto qualcosa e lo capivo abbastanza !) di Tito NON è impossibile …

              • Mirkhond says:

                Infatti Tito nacque quando esisteva ancora l’Impero Austroungarico.
                Dunque non è impossibile che un trentino o un ladino si trasferisse nella Croazia interna.
                Del resto in Slavonia esistono villaggi i cui abitanti sono di origine friulana…..

            • paniscus says:

              ” tipo locandine di film in cui non capivo una mazza , MA riconoscevo i volti familiari di Lino Banfi, Alvaro Vitali, Renzo Montagnani, Paolo Villaggio, Edwige Fenech, ecc …”
              ——

              Beh, nei paesi dell’est Europa attuale, i manifesti pubblicitari dei concerti di Albano e Romina o di Toto Cutugno ci sono ancora, giuro. Sono sicurissima di averli visti in Polonia, ma probabilmente anche in Croazia e Slovacchia.

              Tipo questi, però NON le parodie, proprio quelli veri:

              https://www.youtube.com/watch?v=I3OPvjeKZ2E

  3. roberto says:

    Non sono mai riuscito a vedere una salamandra!

  4. Ujjj says:

    Forse abbiamo concetti diversi di ideologia.
    Quel modo di vivere non era forse legato ad una visone del mondo, una scala di valori e quindi una ideologia?
    La vita “normale” di oggi è fortemente legata ad una ideologia dominante, negarlo mi pare impossibile.
    Voler anche solo pensare qualcosa di diverso, vecchio o nuovo, con questo o quel nome, dal mio punto vuol dire per forza di cose contrapporre alla ideologia dominante un’altra ideologia.
    Per cui se il senso del post è puramente nostalgico e la “catastrofe immane” la si accetta a priori perché non bisogna seguire ideologie (tranne quella dominante) allora si, ideologia ha un accezione negativa. Se invece, come penso di aver capito, c’è sempre una componente propositiva e non rassegnata, ben venga l’ideologia.

  5. Mirkhond says:

    Pino

    A proposito di violenza e disturbi psichici nel mondo romano:

    https://youtu.be/d0Rf2X-q22A

  6. Mirkhond says:

    C’è anche quest’altra chicca sulle variegate origini genetiche degli antichi Romani:

    https://youtu.be/SphBnN6liRI

  7. Z. says:

    A me non piacerebbe l’idea di dover vivere sempre in mezzo alla gente, di non avere ampi momenti di solitudine e intimità, di essere continuamente sottoposto al giudizio della comunità, e più in generale di vedere compressa la mia sfera individuale.

    Nel tempo libero frequento poche persone accuratamente selezionate, SE E QUANDO ne ho voglia.

    E va bene così 🙂

    • Per Z

      “A me non piacerebbe l’idea di dover vivere sempre in mezzo alla gente”

      Lo sappiamo che sei di Destra, ma qui tolleriamo tutti 🙂

    • roberto says:

      Sono come Z, pur essendo una persona mooooolto sociale (il 2020 è stato finora un anno devastante per me)

      • Peucezio says:

        Mah,
        oggi intervistavo un informatore milanese cresciuto nel borgh di formaggiatt, il quartiere di Corso San Gottardo, in sostanza Porta Ticinese (Naviglio Pavese).

        Mi diceva che quando uno della stessa porta (cioè dello stesso civico, in cui erano tutte case di ringhiera) moriva, era un lutto per tutti, come fosse un parente, la gente si dispiaceva sinceramente, se ne sentiva coinvolta.
        Lui è vissuto lì dall’infanzia, negli anni ’40, fino a non molto tempo fa, quindi è roba che ha vissuto direttamente: è stato immerso in quel contesto per tutta la sua vita. Ma non ho visto un’ombra di senso di alienazione o di oppressione nelle sue parole, anzi, semmai di nostalgia.
        Mi chiedo se il problema delle generazioni giovani (comprese le nostre: la cesura è stata prima) non sia il fatto che sviluppano esigenze fittizie, in fondo inappaganti, inautentiche, ma che fanno sì che non riescano a sentirsi organici a una dimensione comunitaria. Ho visto questo passaggio anche nel sud, in realtà piccole: i sessantenni che quando tornano nel paese sono felicissimi e i trenta-quarantenni che quando ci tornano, si sentono completamente fuori posto, quasi non ci fossero mai vissuti.

        • PinoMamet says:

          Capisco, ma magari i trenta-quarantenni la loro dimensione comunitaria ce l’hanno in un altro posto .

          Non è detto che sia sempre inautentica e falsa; può essere semplicemente diversa.

          Quasi OT:

          quest’estate ho parlato con una ragazza meridionale che si lamentava della solita cosa, cioè che a Parma “la gente è fredda e ci ho messo due anni per conoscere qualcuno”-

          miei amici, un po’ punti sul vivo (sono compagnoni e pieni di amici praticamente in tutto il mondo) le chiedono dove andasse per conoscere gente:
          salta fuori che frequentava solo una via centralissima, il famigerato ritrovo dei fighetti, dei localini pretenziosi e costosi e dello sfoggio di abiti brutti ma costosi.
          Grazie al cazzo, eh?

          L’altro giorno, mi ferma un tizio per strada per informazioni: è siciliano, da non molto in città per lavoro. Discorriamo un po’ facendo strada insieme, e si complimenta perché la gente è calorosa e accogliente ed è così facile fare amicizia, da quando è qua ha conosciuto tutti…

          non so se c’entra, ma in queste cose c’è sempre un elemento soggettivo, ecco.

        • Z. says:

          A Parma, ma pure a Bologna, la gente è fredda e soprattutto NON C’È IL MARE.

          Occorre suggerire all’Università di Bologna di mettere un link a Google Maps sul suo sito web.

  8. Mirkhond says:

    Per restare in tema col post:

    https://youtu.be/IV7eWKRvep8

    Ho appena scoperto questa famiglia di contadini romagnoli in un servizio del tg1 di stasera.
    Da quel che ho capito coltivalo il luppolo per fare la birra. Dalle parti di Ravenna.

    • PinoMamet says:

      La campagna ha il suo perché, almeno certe zone e in certi periodi dell’anno 😉

      invece la cittadina in cui vivo la puoi vedere nell’attuale pubblicità di una nota ditta di divanari, quella le cui offerte durano sempre fino a domenica 😉

  9. Mirkhond says:

    coltivano

  10. MOI says:

    A proposito di “Socialità / (Neo)[Nazi]Fascismo / Coscienza (e relativo scrupolo) Individuale e Storica” , segnalo :

    https://www.youtube.com/watch?v=yNAF-bHh9Ds

    Non Odiare (film)

  11. Z. says:

    E a proposito di utopie e distopie, questo è per Miguel.

    https://youtu.be/YlUKcNNmywk

  12. Moi says:

    @ MIGUEL

    CANADA :

    https://www.citynews1130.com/2020/09/12/jk-rowling-billboard-vancouver-transphobic/

    (I LOVE) JK Rowling billboard in Vancouver condemned as transphobic, covered up

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