Sesso per olobionti

Uso il traduttore di Google per presentarvi un post strabiliante dal blog in lingua inglese di Ugo Bardi.

Innanzitutto, trovo il tema incredibilmente più importante del 90% delle cose di cui si parla nei media in questi giorni.

Secondariamente, da traduttore luddista, mi preoccupa il fatto che l’Intelligenza Artificiale stia rapidamente arrivando al mio livello: dieci anni fa, dire “sì, hai usato Google per tradurre!” era un insulto.

Oggi, IA sa pure cosa sono gli olobionti.

Lasciamo la parola a Ugo Bardi

Perché le persone si toccano continuamente? Le vie del sesso tra gli olobionti

Al giorno d’oggi, siamo incoraggiati a sterminare il nostro microbioma cutaneo mediante varie sostanze velenose. Ma questa non è una buona idea. Siamo olobionti e il nostro microbioma fa parte di noi. Se uccidiamo il microbioma, ci uccidiamo. Toccarsi l’un l’altro è un modo per mantenere vivo il nostro microbioma, è una forma di sesso (“holosex”) intesa come una forma di comunicazione. La signora in questa foto sembra capire il punto, almeno a giudicare dalla sua espressione infelice. (vedi anche il gruppo “proud holobionts” su Facebook)

Gli umani tendono a toccarsi. Si abbracciano, picchiettano, si strofinano, si baciano, si coccolano, si stringono, si accarezzano, si stringono, si abbracciano molto. Pensa alle abitudini di bacio (“la bise”) tipiche della società francese, è fatto anche in Italia e in altri paesi latini. Nella maggior parte delle società (*), almeno un qualche tipo di contatto con la pelle dovrebbe essere un segno di fiducia reciproca.

Ma oggi vediamo uno schema completamente diverso che si diffonde in tutto il mondo. Con l’epidemia di coronavirus, le persone non si stringono più la mano, per non dire nulla sul baciarsi e abbracciarsi. Non solo le persone non vogliono toccare altre persone, ma hanno anche una paura positiva di avvicinarsi l’una all’altra. Si chiama “social distancing” e comporta una serie di comportamenti ritualizzati di dubbia efficacia contro l’epidemia che includono indossare maschere per il viso, disinfettare le mani, spruzzare disinfettanti su persone e cose, alzare barriere di plexiglass e altro ancora.

Allora, cosa sta succedendo? Il distanziamento sociale è solo un’esigenza temporanea o qualcosa che durerà in futuro? La risposta dipende dal fatto che il contatto con la pelle sia utile per qualcosa: in caso contrario, potremmo anche abbandonarlo, a parte le esigenze strettamente riproduttive. Ma perché le persone si toccano? Per prima cosa, potremmo essere ragionevolmente sicuri che se il contatto reciproco fosse dannoso per noi, la selezione naturale avrebbe eliminato questo comportamento dal nostro pool genetico e dalle nostre abitudini culturali. Al contrario, toccarsi ha vantaggi positivi. È perché siamo tutti olobionti.

Lascia che ti spieghi: io sono un olobionte, tu sei un olobionte, tutte le creature viventi che ti circondano sono olobionti. Il termine è un po astruso e ancora poco conosciuto, ma ha fatto spettacolari progressi in biologia da quando è stato proposto da Lynn Margulis nel 1991. Probabilmente hai sentito parlare di Margulis come co-sviluppatore con James Lovelock del concetto di “Gaia “come sistema di controllo dell’ecosfera terrestre. E, sì, anche Gaia è un holobiont!

Quindi, cos’è un olobionte? È una comunità di esseri viventi che condividono cibo, riparo, risorse e si proteggono a vicenda. Un albero è un holobiont, una foresta è un holobiont, una barriera corallina è un holobiont, il tuo cane è un holobiont. E, come ho detto, come essere umano sei un olobiont. Sei un’entità formata da un organismo umano e un grande microbioma formato da un ecosistema completo di microrganismi che vivono sulla tua pelle, colonizzando il tuo intestino, aiutando varie sintesi ormonali più o meno ovunque nel tuo corpo. Senza un microbioma, non sopravvivresti a lungo, anche se potresti vivere un’esistenza precaria con un set ridotto della versione a pieno titolo.

E, come holobiont, fai sesso continuamente con altri holobionts (e, sì, anche con il tuo cane!). Questo deve essere spiegato come parte del grande fascino per il concetto di holobiont. Stiamo iniziando a sviluppare una definizione di “sesso” che va oltre quella convenzionale. Nel nostro caso, come esseri umani, pensiamo al sesso come allo scambio di materiale genetico tra un maschio e una femmina della stessa specie (in realtà, pratichiamo anche varietà di sesso orientate alla non riproduzione, ma questa è un’altra storia). Il risultato del sesso riproduttivo è la meiosi e un nuovo individuo con un genoma misto. Si chiama anche “sesso verticale”, il che significa che il materiale genetico viene trasferito dai genitori alla prole.

Al contrario, il trasferimento genico orizzontale è il movimento di materiale genetico da un organismo donatore a un organismo ricevente che non è la sua progenie. I batteri, di gran lunga la forma di vita più comune sulla Terra, scambiano materiale genetico semplicemente facendolo passare attraverso le loro membrane, un meccanismo chiamato “coniugazione”. E i virus sono grandi macchine per lo scambio genetico: sono pacchetti di DNA e RNA che si spostano da un ospite all’altro.

Un holobiont è, come si dice, un altro bollitore di coltura batterica. È formata da un insieme di organismi, quindi non ha un genoma adeguato. Ma ha un ologenoma, l’insieme dei genomi degli organismi che lo compongono. L’ologenoma ha lo stesso significato del genoma, è il “progetto”, per così dire, dell’olobiont. E poiché gli olobionti sono creature viventi, nascono e muoiono. Quindi, l’ologenoma deve essere trasmesso dall’uno all’altro. È la trasmissione di informazioni costitutive. È un tipo di sesso che possiamo chiamare “olosesso”.

Per mezzo di holosesso, gli olobionti trasmettono l’ologene

informazioni da un individuo all’altro. È in questo modo che si verifica l’evoluzione: gli olobionti “cattivi”, ovvero quelli che sono instabili o incapaci di garantire la sopravvivenza dell’organismo, vengono deselezionati e scompaiono. È una forma di selezione naturale, non esattamente nel senso neo-darwiniano, ha un certo grado di trasmissione “lamarckiana” di informazioni. In altre parole, gli olobionti si scambiano continuamente materiale genetico da un individuo all’altro. Se un holobiont ha sviluppato alcune capacità che altri olobionti simili non hanno – diciamo, resistenza a un parassita specifico – può trasmetterlo direttamente ad altri olobionti dallo scambio di microrganismi. Non è necessario attendere che la popolazione venga sostituita da una nuova generazione di individui che hanno ereditato un determinato tratto.

Ma allora come funziona esattamente quell’olosesso, il sesso tra gli olobionti? Bene, non hai bisogno di organi speciali e, ovviamente, non c’è distinzione maschio / femmina. Il materiale ologenetico si presenta principalmente sotto forma di forme di vita microbiche di vario tipo. Per scambiare queste piccole creature, gli olobionti devono essere in contatto tra loro o, almeno, vicini l’uno all’altro. Quindi, il passaggio dei microbi avviene principalmente per contatto con la pelle, anche se ci sono altre possibilità.

Ecco perché gli olobionti tendono a toccarsi: si abbracciano, si accarezzano, si strofinano e si baciano: è scambiare pezzi del loro ologenoma, esibirsi in olosesso, se ti piace usare questo termine. Tendono, come possiamo immaginare, a essere cauti nel farlo perché potrebbero scambiare microbi “cattivi” ed essere infettati da qualche malattia. Come tutti sappiamo, il sesso è necessario, ma nessuno ha mai detto che non è pericoloso. Gli olobionti hanno bisogno dell’olosex per trasmettere e mantenere la loro struttura ologenetica. Niente sesso, niente vita. Almeno non per molto.

Ciò significa che, prima o poi, torneremo a toccarci e, forse, in Francia, ricominceranno con la bise. Ora sembra obsoleto come i rituali danzanti sulla Dea della luna nella notte, ma potrebbe anche tornare. E così, in seguito, compagni olobionti!

 

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105 Responses to Sesso per olobionti

  1. Mirkhond says:

    Secondariamente, da traduttore luddista, mi preoccupa il fatto che l’Intelligenza Artificiale stia rapidamente arrivando al mio livello: dieci anni fa, dire “sì, hai usato Google per tradurre!” era un insulto.

    E’ migliorato e di molto, ma ne deve fare ancora di strada per competere e superare un traduttore umano…..

    • per Mirkhond

      “E’ migliorato e di molto, ma ne deve fare ancora di strada per competere e superare un traduttore umano…..”

      Sì, per qualche anno ancora.

      • supervice says:

        C’è anche da dire che Bardi scrive bene in inglese, ma ha comunque una fraseologia italiana, che aiuta e non poco l’AI.
        Far tradurre un articolo scritto da un madrelingua è un po’ più complesso.

        • Per Supervice

          “C’è anche da dire che Bardi scrive bene in inglese, ma ha comunque una fraseologia italiana, che aiuta e non poco l’AI.”

          Bella riflessione.

          Da madrelingua inglese, io trovo che Ugo scrive molto più “americanamente” di me.

          Infatti, io non riesco a scrivere spontaneamente in inglese.

          Poi lui fa dei piccoli errori grammaticali e sintattici, perché non è madrelingua, di cui io mi accorgo.

          Ma il suo tile è profondamente, realmente americano.

        • Moi says:

          … Può darsi che Bardi, almeno in parte , lo faccia di proposito : per puro Narcisismo Accademico !

          In ogni caso, almeno la NON-Globalizzazione delle espressioni idiomatiche tradizionali (per altro poco gradite ai Liberals e a Giovin SJWs poiché rispecchiano un Mondo Arcaico socialmente …) … gli è il prezzo più che onesto che l’ Inglese ha da pagare per divenire Lingua Globale !

  2. Mauricius Tarvisii says:

    I batteri li scambi anche toccando oggetti: un batterio vive anche senza di me, un virus dopo un certo quantitativo di tempo si inattiva, ecco perché puoi riempirti di spore cinesi comprando merce importata, ma non ti beccherai mai il coronavirus in uscita da un container.

    • Francesco says:

      non è che il virus si riattiva in un ambiente favorevole?

      poi di uno che ha inventato Gaia diffido istintivamente

      a me sembra un sistema un pò troppo stocastico per funzionare davvero ma sono solo un povero contatore di torni

      • Nigredo says:

        La Margulis non ha inventato niente, ma ha provocato/divulgato.
        Le scoperte suigli organelli delle cellule le hanno fatte altri.
        E comunque lei non pensava affatto a tutte le implicazioni spirituali che hanno appiccicato a Gaia, semplicemente che anche la terra è letteralmente intrisa e circondata da batteri, che fanno il lavoro di mantenerel’atmosfera vivibile, quindi assomiglia ad ogni essere vivente, intriso e circondato da batteri.

  3. Nigredo says:

    Giusto l’altro giorno ho cominciato a leggere L’albero intricato di David Quammen, un libro del 2018 che parla delle scoperte della filogenetica molecolare, tra cui il trasferimento genico orizzontale (HGT, horizontal gene transfer), gli archei e (non ci sono ancora arrivato) di una teoria alternativa sulle origini dell’uomo.
    Parla anche degli olobionti, per lo meno indirettamente, magari più avanti…
    Degli archei e del fatto che le nostre cellule hanno come “organi” dei batteri lo avevo già letto, ma la faccenda non era molto approfondita, spero che questo libro ne parli meglio. Comunque mi ha fatto sorgere una domanda: se siamo appunto multi creature, o delle cooperative diciamo così, non potrebbe essere che anche la nostra coscienza non è solo nostra ?

    • Per Nigredo

      “Comunque mi ha fatto sorgere una domanda: se siamo appunto multi creature, o delle cooperative diciamo così, non potrebbe essere che anche la nostra coscienza non è solo nostra ”

      bella riflessione!

      • Marcosclarandis says:

        Spillover, L’albero intricato, di David Quammenn, Lo sciame umano di Mark W. Moffett, Superfici ed essenze di Douglas Hofstadter e Emmanuel sander.
        Tre letture per orientarsi in questa nebbia politica e filosofica.
        E capire perchè stiamo già discendendo dal “Dirupo di Seneca” (copyleft Ugo Bardi) e non solo scorrazzando allegramente giù per un declivio.

        Un saluto, Marco Sclarandis.

    • Moi says:

      … cum t’ ì cunplichè ! 😉

    • Nigredo says:

      E.C. gli “organi” delle cellule non sono batteri, ma sono derivati da batteri.

      • werner says:

        I mitocondri.
        Erano dei batteri che a un certo punto dell’evoluzione sono stati integrati nelle cellule dei primi organismi.

  4. Z. says:

    L’odierno traduttore professionista è chiamato a specializzarsi onde non soccombere avanti all’intelligenza artificiale.

    E gli altri professionisti hanno il sacro dovere di aiutarlo, confondendo il nemico digitale.

    “Pertanto, attesa la peculiare natura della prestazione resa dal ricorrente, e contrariamente a quanto ex adverso dedotto dall’Ufficio, al fine di determinare il tributo non potrà in alcun modo applicarsi al cennato volume d’affari – la cui quantificazione officiosa peraltro, lo si ribadisce, non è condivisa dallo scrivente – l’aliquota ordinaria vigente ratione temporis, in luogo dell’aliquota del 4% correttamente applicata dal ricorrente.

    Tanto assume rilievo, con ogni evidenza, sia ai fini della minor imposta a debito così risultante, sia ai fini del più mite trattamento sanzionatorio che a detta minore imposta necessariamente consegue.”

    Translate this, Gogòl!

    • roberto says:

      “Therefore, given the peculiar nature of the service rendered by the applicant, and contrary to the ex adverso deduced by the Office, in order to determine the tax, it cannot in any way be applied to the aforementioned turnover – whose offensive quantification, however, reiterates, it is not shared by the writer – the ordinary rate in force ratione temporis, instead of the 4% rate correctly applied by the applicant.

      So much importance, with all evidence, both for the purposes of the lower tax resulting from debt, and for the purposes of the milder sanctioning treatment that necessarily follows the lower tax.

      • roberto says:

        Mi stupisce che traduce cennato ma non officiosa

        Ovviamente il testo inglese sarebbe inutilizzabile ma non è troppo male per avere un’idea e rispetto anche solo a quello che sarebbe saltato fuori 5 anni fa mi sembra miracoloso

    • Simone B. says:

      Caro Z.,
      Capisco l’atto di resistenza nei confronti del digitale arrembante, però che linguaggio inutilmente complicato.

      Temo, per i resistenti, che alla fine, un linguaggio facilmente traducibile informaticamente verrà imposto per vie legali.

      • PinoMamet says:

        Mi auguro vivamente di no.

        Uno dei primi governi Berlusconi, se ricordo bene, insisteva che le leggi dovessero scritte in modo comprensibile (scil. dagli ignoranti).

        Lo trovavo pessimo, anche allora. Compito dello Stato è di elevare i cittadini, non di abbassarsi.

        • Simone B. says:

          Su questo sono assolutamente d’accordo con te.

          Ma purtroppo temo che alla fine prevarrà l’interesse dei famosi GAFA. Anche se ci verrà venduto come fatto nel nostro interesse.

        • roberto says:

          Beh però c’è una bella differenza fra scrivere bene e scrivere in modo incomprensibile, e le leggi (uso in senso atecnico) italiane sono scritte in modo incomprensibile.
          Ricordo giusto la storia dei “congiunti”…

          • PinoMamet says:

            Questo è vero, ma credo sia colpa proprio di un certo generale decadimento nella precisione.

        • Francesco says:

          scusa ma gabellare per “elevazione” dei cittadini il linguaggio da scimmie sotto LSD con cui sono scritte le leggi in Italia è una operazione di rara audacia!

          credo fosse una delle migliori intenzioni del Silvio politico, rimasta lettera morta per un buon 90%

          • PinoMamet says:

            Silvio non ha mai avuto buone intenzioni in vita sua, se parliamo di politica, e il suo partito avrebbe rappresentato il peggio della politica italiana, se non fosse esistita la Lega.

            A parte questo, non si può pretendere che le leggi parlino come un imprenditore brianzolo o vicentino, né abbassare la cultura italiana al loro livello.

            • Francesco says:

              a parte il giudizio ingeneroso e ingiusto su Silvio e su FI e pure sulla Lega, non capisco il tuo odio per l’italiano: che non è la lingua parlata dall’imprenditore brianzolo o vicentino ma molto meno la lingua in cui sono scritte le leggi!

              • PinoMamet says:

                A me sembrano scritte in italiano. Che non sempre è la prima lingua dell’imprenditore brianzolo.

                Inoltre le leggi devono essere chiare, nel senso di minimamente ambigue, non nel senso di “scritte per chi ha un lessico limitato”.

                Anzi, trovo che proprio il ricorso a un lessico limitato e semplificatorio sia causa di grande confusione.

              • Francesco says:

                sarei pienamente d’accordo se le leggi non fossero scritte così male da essere quasi sempre confuse e spesso contraddittorie

                sbagli nel vedere solo due possibilità:
                1) lessico limitato del popolo ignorante sive imprenditori
                2) lessico barocco del leguleio “manzoniano”
                3) lingua italiana usata bene!

                ciao

              • Z. says:

                Il lessico del legislatore italiano non è affatto barocco.

                Il problemi della legislazione italiana sono decisamente BenAltri.

              • Il problema della legislazione italiana è che non è scritta per normare, ma per consentire il massimo grado di arbitrio. Troppe leggi sono redatte nei termini di “si fa obbligo di” seguito da “purché non sussistano oggettivi impedimenti”. Il che significa, in soldoni: se ti va lo fai, sennò accampi una scusa e non lo fai.

              • Invito tutti a seguire anche il blog di Mammifero Bipede, è ricco di riflessioni interessanti.

              • roberto says:

                Mammifero bipede

                Una scusa non è un impedimento oggettivo e mi sembra ragionevole avere una clausola “impedimento oggettivo” (che potrebbe essere quello che chiamiamo “caso fortuito” o “forza maggiore”)

                Per dire: devi depositare un atto entro il primo aprile. Ti scordi, ti riduci all’ultimo momento, beh fatti tuoi. C’è una pandemia che ti impedisce di uscire di casa, andare in ufficio e lavorare, ok parliamone

              • Roberto, ti faccio un esempio che conosco bene, la legge 366/98 che intendeva “promuovere lo sviluppo della ciclabilità”. Bene, secondo quella legge per ogni strada soggetta a manutenzione straordinaria si sarebbe dovuta realizzare una sistemazione ciclabile a fianco “purché non sussistano oggettivi impedimenti” (o formulazione analoga). Bene, sai quante sistemazioni ciclabili sono state realizzate in virtù di quell’obbligo, in 22 anni? Nessuna. Perché la legge non serviva a realizzare sistemazioni ciclabili, serviva a dare un contentino (finto) ai movimenti cicloattivisti, a dare al centrosinistra un’apparenza di ambientalismo (greenwashing) e, soprattutto, a non cambiare nulla. Come la maggior parte delle leggi, da sempre.

              • roberto says:

                Mammifero bipede,

                Capisco ma rilancio: se in una strada una ciclabile non la puoi fare perché non c’è spazio, beh non la fai

                Che poi non si possa mai fare è probabilmente (dico così perché non ne so nulla) una violazione della legge…

                …a meno che non sia una legge del cazzo (non è mai possibile per i parametri stessi stabiliti dalla legge)

                La clausola dell’impossibilità oggettiva mi pare una cosa utile e ragionevole

          • Z. says:

            Secondo me, lessicalmente parlando, le leggi italiane – in termini di estrinseco – sono scritte bene e in modo piuttosto chiaro.

            Il problema, che in certi settori è davvero serio, è semmai il coacervo di postille, di eccezioni, di norme che si affastellano l’una sull’altra, di modifiche e contromodifiche.

            Quando la situazione è ritenuta davvero intollerabile il governo in carica annuncia semplificazioni, che di regola si risolvono in una complicazione della normativa vigente.

            Ma ecco, il problema non mi sembra sia il cattivo italiano, o l’uso di termini ampollosi o desueti.

            È più facile che siamo noi, come cittadini, a parlare in modo desueto. Il codice penale, che compierà 90 anni a ottobre, disciplina la difesa legittima, ma quasi tutti preferiscono usare una locuzione altisonante e museale e parlare di “legittima difesa”.

            • Peucezio says:

              Z.,
              “Ma ecco, il problema non mi sembra sia il cattivo italiano, o l’uso di termini ampollosi o desueti.”

              Distinguerei nettamente le due cose.
              Quelli che usavano i termini ampollosi e oggi desueti sapevano scrivere.
              Oggi non si sa più scrivere, non solo perché si ignora l’italiano, ma perché si ignora la logica, non si sa più concettualizzare.
              Il risultato è che si legifera male e a volte saltano fuori errori marchiani, anche di banale grammatica, ma che sono la punta dell’iceberg.
              D’altronde basta pensare al retroterra che ha oggi uno che si laurea in legge o che fa l’esame di avvocato o di magistrato: è già tanto se è uscito dalla scuola superiore (che può essere benissimo anche un istituto tecnico) con dei minimi strumenti linguistici, culturali e cognitivi.

            • Peucezio says:

              Ovviamente la sinergia dell’ancestrale complessità burocratica italica con il regresso culturale genera mostri tremedi.

            • Z. says:

              Peucezio,

              uno dei migliori avvocati che ho conosciuto era uscito da ragioneria. E diventare magistrati oggi credo sia decisamente più difficile di quanto non lo fosse, per dire, negli anni Sessanta o Settanta.

              Ma a parte questo, mi fai un esempio di provvedimento normativo in cui il cattivo italiano adoperato ha comportato applicazione difficile, problematica o risultati comunque diversi da quelli intesi?

              Può darsi che ce ne siano, ma io non ne ho presente nessuno.

              Di risultati insoddisfacenti per via di legislazione approssimativa, mal coordinata o contraddittoria credo che ci siano esempi a camion.

              • Peucezio says:

                Z.,
                “E diventare magistrati oggi credo sia decisamente più difficile di quanto non lo fosse, per dire, negli anni Sessanta o Settanta.”

                Per forza: per una generazione di decerebrati ignoranti è normale che sia difficile (sia chiaro che ci metto anche la mia coi dovuti distinguo).

                “Ma a parte questo, mi fai un esempio di provvedimento normativo in cui il cattivo italiano adoperato ha comportato applicazione difficile, problematica o risultati comunque diversi da quelli intesi?”

                Ora mi chiedi troppo; sei tu l’esperto.

              • Z. says:

                Ezio,

                — Per forza —

                No, non mi sono spiegato. Diventare magistrati oggi è obiettivamente più difficile: serve una preparazione che non credo sia nemmeno paragonabile con quella che poteva essere sufficiente cinquant’anni fa.

                — Ora mi chiedi troppo —

                Qui invece non capisco. Prima mi dici che ritieni che le leggi non funzionino perché scritte in cattivo italiano, poi non mi fai nemmeno UN esempio di legge che non ha funzionato perché scritta in cattivo italiano? 🙂

                A me non viene in mente altro se non una legge regionale, o qualcosa di simile, dove “ovvero” era usato in luogo di “ossia”. Ma la cosa non ha creato problemi e la forma usata non ha impedito al giudice di attuare l’intenzione del legislatore.

                In un’altra occasione ricordo invece torme bercianti scandalizzate perché non sapevano che “ovvero” significa “oppure” (e non per la discutibile proposta di legge in questione).

      • Z. says:

        Simone,

        — però che linguaggio inutilmente complicato. —

        Inutilmente? sicuro?

        Certo, potremmo semplificare e ipersemplificare… ma sarebbe giusto, secondo te, nei confronti di Miguel? e se poi non può più dedicarci il suo tempo, e decide di chiudere il blog?

        Complicare per resistere!

        🙂

        • Simone B. says:

          Ho il massimo rispetto per chi si sacrifica per un bene superiore.

          Non mollare 🙂🙂🙂🙂

    • Peucezio says:

      Z.,
      bell’esempio: sarà sicuramente vero ma sembra finto per quanto è paradigmatico! 🙂

      Ma secondo me il problema non è questo.
      C’è da una parte il problema annoso, quando non si tratti di comunicazioni fra addetti ai lavori, di tradurre per il cittadino comune, in un modo preciso ma al tempo stesso comprensibile.
      E soprattutto, come ho scritto sotto, che via via la precisione (anche ottenuta a costo di un linguaggio involuto, ipotattico, pieno di termini molto tecnici) si stia smarrendo a favore dell’approssimazione e della confusione concettuale, senza che ci sia nessuna perdita di complicazione e farraginosità (o comunque non in misura tale da compensare i danni della prima cosa).

      • Z. says:

        No, no, è proprio finto come sospettavi. L’ho inventato sul momento, e devo dire che Google si è difeso benino.

  5. Z. says:

    A proposito, l’idea che il distanziamento fisico e le mascherine chirurgiche siano “di dubbia importanza” donde proviene?

  6. Francesco says:

    A proposito, a cosa dovrebbe servire il concetto di “olobionte” oltre che a dare gloria al suo inventore?

    Credo che solo ignoranti e filosofi ignorino che abbiamo una ricca flora batterica o che sugli alberi ci sia il muschio etc. etc. no?

    Tra l’altro nella definizione manca “si sfruttano a vicenda” che è l’altra faccia della medaglia di ogni simbiosi in natura

  7. Z. says:

    Ma a che serve il tunnel disinfettante?

    https://video.repubblica.it/mondo/coronavirus-putin-fa-installare-un-tunnel-disinfettante-per-incontrare-il-presidente-russo-bisogna-entrarci/362465/363019?ref=RHPPTP-BS-I257387636-C12-P1-S1.4-T1

    …ah, ecco. Va indossata anche la mascherina. Che non servirà a niente, per carità, ma secondo me zio Vladi fa bene a farla indossare ai visitatori 🙂

  8. Moi says:

    il Linguaggio Scientifico è complicato perché è larealtà ad esserlo … il Linguaggio Giuridico è complicato perché i Soloni vivono in un mondo tutto loro !

    • roberto says:

      È una cazzata

      Il linguaggio giuridico è complesso perché descrive una realtà complessa

      Affitto, noleggio, locazione…sono tre realtà diverse, si usano tre parole diverse. Il babbano non conosce le tre realtà diverse e non capisce la complicazione che, essendo ignorante, considera inutili

      • PinoMamet says:

        OMDAR

        • Moi says:

          Be’ … sono stato un po’ 🙂 provocatorio … però èero che le inter-relazioni umane possono venire complicate arbitrariamente, potenzialmente complicandole inutilmente … la descrizione scientifica di come funzioni un essere vivente o un fenomeno naturale, invece, è fuori (!) dal Controllo Umano !

          • Moi says:

            Ad esempio:

            SE, COM’ E’ VERO, in casi rarissimi ci sono cromosomi “sovrannumerarii” o “silenti” … la decrizione scientifica si deve attenere a qualcosa che NON deve rendere conto di nulla (!) agli Esseri Umani.

            PERO’…

            se ad ogni singolo gender c’è la sua fobia con diversa forza della”community” interessata, allora ad ogni gender organizzato in una “community”sufficientemente numerosa … dovrà corrispondere il suo DDL !

            tuttavia tutto ciò suddetto NON è necessario, bensì è arbitrario : basterebbe , difatti, l’ aggressione a una “persona” in quanto tale … in teoria !

            … Nevvero, Miguel ?

            😉

            • Moi says:

              Che un glossario da Gender Studies approdi in Giurisprudenza ,è un fenomeno visto e rivisto :

              … né Roberto, né Zeta, né Mauricius possono negare l’ evidenza !

              • roberto says:

                Beh fammi qualche esempio!

              • Moi says:

                “Omofobia” , “Transfobia” , “Omotransfobia”, “Femicidio”, “Femminicidio” , “Sessismo” tanto per dirne alcuni … sono termini iniziati con i Gender Studies e approdati in Giurisprudenza !

                Idem per i Social Studies : “Migranti”, “Inclusività” e la cazzata autolesionistica per antonomasia “Islamofobia” !

              • Moi says:

                … ne vuoi altre tre in omaggio 😉 ?

                OmoNegatività

                TransNegatività

                OmoTransNegatività

                … qui si va un po’ più sull’ Advanced 😉 !

              • Moi says:

                Oggi la legge regionale contro l’omo-lesbo-bi-trans-negatività è al voto in assemblea legislativa dell’Emilia Romagna.

                Noi siamo qui. A ricordare le 10.000 firme raccolte perché questa legge venga approvata, senza ulteriori giochi politici e strumentalizzazioni.

                https://www.facebook.com/BolognaPride/posts/1543910232406201

                ————-

                Poi Nessuno è più Cieco di chi NON vuol Vedere …

                Nessuno più Sordo di chi NON vuol Udire …

              • Z. says:

                A quali provvedimenti ti riferisci? intendo, dove hai visto proliferare questi termini (leggi, sentenze…)?

  9. Francesco says:

    OT

    voi che leggete certa roba, la nuova Repubblica di Agnelli è cambiata o è rimasta fedele al suo stato di giornale dei radical-chic?

    • Per Francesco

      “voi che leggete certa roba, la nuova Repubblica di Agnelli è cambiata o è rimasta fedele al suo stato di giornale dei radical-chic?”

      Sicuramente sono tali e quali su Tav, 5G, e Grandi Opere Inutili e Imposte.

      E anche su cose come, Titolo Principale, Salvini Mangiava le Ciliege Durante una Conferenza Stampa (due giorni di seguito).

  10. Moi says:

    … a proposito di Radical-Chic :

    Legge omofobia, intervista a Boldrini: “L’aspettiamo da 25 anni

    continua su: https://www.fanpage.it/politica/legge-omofobia-boldrini-a-fanpage-punisce-anche-lodio-contro-le-donne-laspettiamo-da-25-anni/

  11. cit.: “Innanzitutto, trovo il tema incredibilmente più importante del 90% delle cose di cui si parla nei media in questi giorni.”
    I media sono, funzionalmente, delle
    armi di distrazione di massa. È inevitabile che ricircolino informazioni insignificanti, e distorcano quelle essenziali. Lo fanno di mestiere.

  12. Rispetto all’articolo postato, lo trovo molto interessante. La mia idea di ‘cura del corpo’ consiste nel tenerlo ragionevolmente pulito (shampoo/doccia quotidiana), ma davvero poco altro. Odio impiastrarmi di creme, pomate ed altro, spalmarmi roba addosso, come pure spruzzarmi profumi e disinfettanti. Faccio esercizio fisico e sudo il giusto. Come risultato, mia moglie mi definisce ‘l’uomo senza odore’ (traduzione: non puzzo). Credo sia un buon indice della salute del mio bioma batterico. Incidentalmente la società dei consumi continua a proporci ogni possibile strumento chimico in grado di interferire con la nostra salute (anche se va detto che in passato era molto peggio):

  13. Mirkhond says:

    Minima Cardiniana 286/2
    Pubblicato il 14 Giugno 2020 da David Nieri

    Domenica 14 giugno 2020, Corpus Domini

    Abbiamo avuto spesso la memoria corta?

    FRANCO CARDINI
    EUROPA E COLONIALISMO: NON SOLO CONGO BELGA
    QUANDO LA STORIA SI FA SERIA, I CITTADINI SERI PARLINO DI STORIA

    Nella complessa geografia politica dell’Africa le aree centrali del grande continente sono fra le più difficili da decifrare perché emergono – a poco a poco e solo da poco – dalla grande nebulosa che chiamiamo, collettivamente, Congo, e cha ha dato vita a diversi Stati venuti fuori dai domini coloniali all’indomani della seconda guerra mondiale. Fra questi il Congo belga o Repubblica Democratica del Congo, rimasta sotto il dominio di Bruxelles dal 1908 al 1960: ma prima di allora, tuttavia, la corona belga con il sovrano Leopoldo II aveva già giocato un ruolo importante nell’area. Torniamo a parlarne oggi perché ad Anversa una statua del sovrano è stata rimossa da una piazza a seguito del movimento che, tra Stati Uniti ed Europa, sta abbattendo o imbrattando le statue di personaggi che sono venerati come simboli della nazione, ma che allo stesso tempo si sono macchiati di crimini coloniali.
    In Belgio il movimento Réparons l’Histoire ha lanciato una petizione chiedendo di rimuovere tutte le statue di Leopoldo II. Intendiamoci: è chiaro che la storia non si “ripara” e non è compito degli storici giudicare il passato; il loro ruolo è studiarlo, comprenderlo e insegnarlo. Tuttavia, non bisogna neppur credere ingenuamente che la realtà politica e il pensiero etico si esprimano e si esauriscano tutti e solo all’interno delle aule universitarie e dei seminari accademici: l’iconoclastia, cioè l’abbattimento dei simboli di potere o la cancellazione delle immagini, sono una costante della nostra storia; e la dimensione simbolica di tale azione non può nemmeno essere posta alla stregua di una qualche conferenza erudita. A Londra una statua di Winston Churchill è stata imbrattata con uno scritta che accusa lo statista inglese di essere stato un razzista, il che è noto è comprovato: Churchill definiva “bestie” gli indiani e diceva che gli espropri dei Nativi americani e degli aborigeni australiani erano giustificati dalla necessità del trionfo della razza bianca; e fece anche di peggio, come quando durante la seconda guerra mondale non permise alle derrate alimentari di raggiungere il Bengala, sotto il controllo britannico, affetto da una grave carestia, preferendo stornarle verso i suoi compatrioti: un’azione che portò alla morte di quattro milioni di persone. Eppure per gli inglesi Winston Churchill significa la vittoria della seconda guerra mondiale: ecco che, dinanzi all’assenza di una memoria condivisa e al fenomeno per cui l’eroe secondo alcuni è un aguzzino secondo altri, la rabbia iconoclasta si propone come una risposta antropologicamente pregnante. L’ha benissimo spiegato, a proposito di altre iconoclastie, David Freedberg nel suo apprezzatissimo Il potere delle immagini.
    Nel caso di Leopoldo II la storia è forse meno nota. Nel 1876, il re belga organizzò l’Associazione Internazionale Africana con la collaborazione dei principali esploratori sul continente e il sostegno di diversi governi europei per la promozione dell’esplorazione e della colonizzazione dell’Africa. Dopo che Henry Morton Stanley aveva esplorato la regione in un viaggio che si concluse nel 1878, Leopoldo corteggiò l’esploratore e lo assunse per sostenere i suoi interessi nella regione e, dal momento che il governo belga mostrava scarso interesse per l’impresa, il sovrano decise di portare avanti la questione per conto proprio. La rivalità europea in Africa centrale condusse presto però a tensioni diplomatiche, in particolare per quanto riguardava il bacino del fiume Congo che nessuna potenza europea aveva ancora rivendicato. Nel novembre 1884 Otto von Bismarck convocò a Berlino una conferenza di 14 nazioni per trovare una soluzione pacifica alla crisi congolese: nel corso di essa, pur senza formale approvazione delle rivendicazioni territoriali delle potenze europee in Africa centrale, ci si accordò su una serie di regole per garantire una pacifica spartizione dell’area. Esse riconoscevano il bacino del Congo come “zona di libero scambio” (un eufemismo splendido!).
    Leopoldo II uscì dai lavori della dalla Conferenza con una grande quota di territorio a lui assegnata come “Stato libero del Congo”, organizzato come un’impresa corporativa privata gestita direttamente da lui attraverso un “libero sodalizio”, l’Association Internationale Africaine. L’entità definita “Stato libero”, comprendente l’intera area dell’attuale Repubblica Democratica del Congo, sussisté dal 1885 al 1908: solo allora, alla morte di Leopoldo, il governo belga procedette senza entusiasmo a un’annessione (molti i voti contrari in Parlamento) l’area.
    Sotto l’amministrazione di Leopoldo II, lo “Stato libero del Congo” era stato un disastro umanitario, un’autentica infame sciagura. La mancanza di dati precisi rende difficile quantificare il numero di morti causate dallo spietato sfruttamento e dalla mancanza di immunità a nuove malattie introdotte dal contatto con i coloni europei: come la pandemia influenzale del 1889-90, che causò milioni di morti anche nel continente europeo tra cui il principe Baldovino del Belgio. La Force Publique, esercito privato sotto il comando di Leopoldo, terrorizzava gli indigeni per farli lavorare come manodopera forzata per l’estrazione delle risorse. Il mancato rispetto delle quote di raccolta della gomma era punibile con la morte. Le punizioni corporali, comprese crudeli mutilazioni, erano ordinarie. I miliziani della Force Publique erano tenuti a fornire una mano delle loro vittime come prova che “giustizia era stata fatta”. Intere ceste di mani mozzate erano poste ai piedi dei comandanti; a volte i soldati ne tagliavano a prescindere dalle quote di gomma, per poter accelerare il congedo dal servizio militare. Nei raids puntivi contro i villaggi uomini, donne e bambini venivano impiccati e appesi alle palizzate. Il trattamento riservato agli indigeni, insieme alle epidemie, causò nel Congo di Leopoldo II una crisi demografica gravissima; anche se, come detto, le stime di morti variano, si parla di cifre che vanno tra i dieci e i venti milioni.
    Se tutti i regimi coloniali hanno accumulato una quota notevole di quelli che ormai definiamo “crimini contro l’umanità”, e che nella pratica significano massacri impuniti di popolazioni locali, il caso di Leopoldo II è particolarmente efferato perché il Congo era prima del 1908 era una sua proprietà personale e le leggi provenivano direttamente da lui: da un sovrano costituzionale, cattolico e liberale.
    Abbattere le statue dei responsabili di tali infamie non cambia certo il passato né risarcisce le vittime: semmai, chissà, forme più pesanti di damnatio memoriae sarebbero opportune soprattutto nei confronti di figuri che sino a ieri venivano onorati come eroi civilizzatori. Il vero problema non è comunque l’iconoclastia quanto semmai il fatto che di questi crimini non si legga sui libri di scuola, che si continui a considerarli “minori” rispetto ad altri. Forse gli iconoclasti di oggi segnalano che è arrivato il momento di parlarne.
    San Giovanni Paolo II aveva fatto in merito un gesto esemplare e decisivo, quando aveva chiesto al genere umano perdono per i delitti dei cattolici nella storia. Ma quella scelta implicava anche un severo mònito: s’invitava con essa altre società, altre Chiese, altri sistemi sociali a fare altrettanto. Molti risposero riduttivamente, quasi insoddisfatti: “Era ora” che la Chiesa di Roma riconoscesse i suoi crimini. Il fatto era però che altri non erano stati da meno: e non bastava certo l’alibi dell’unanime condanna dei delitti di Hitler e di Stalin. Papa Francesco, che come gesuita argentino sa bene che la compagnia, nel Settecento, venne disciolta soprattutto in quanto alcuni governi europei protestarono contro la sua azione in favore degli indios dell’America latina contro le razzìe e i lavori forzati loro imposti dagli schiavisti. E non parliamo del genocidio dei native Americans che fa parte integrante della storia della costruzione della “nazione americana” statunitense. Troppo comodo sarebbe, anche nelle scuole, continuar a condannare genericamente il colonialismo senza conoscerlo e senza studiarlo, fingendo di non sapere che esso fu parte della marcia verso il “progresso” e l’arricchimento dell’Europa liberista. Finché non faremo radicalmente e sistematicamente tutto ciò, il lavoro di “purificazione della memoria” indirizzato a stigmatizzare i crimini nazisti e stalinisti sarà un esercizio ipocritamente lasciato a metà strada. Non esistono crimini “condannabili” e crimini “giustificabili”: i crimini sono crimini e basta. Ed è fino dalla scuola che bisogna imparare a riconoscerli, anche con una diversa lettura del passato. E ciò, attenzione, non è “revisionismo”. È puramente e semplicemente revisione alla luce di criteri di approfondimento e di lucidità.
    Perché se la storia non è revisione – vale a dire esame e verifica continua del passato alla luce del presente e in funzione del futuro –, allora non è nulla.

    https://www.francocardini.it/minima-cardiniana-286-2/#more-2061

    • Francesco says:

      >>> Non esistono crimini “condannabili” e crimini “giustificabili”: i crimini sono crimini e basta.

      voi siete d’accordo?

  14. Mirkhond says:

    Dallo stesso sito:

    Minima Cardiniana 286/3
    Pubblicato il 14 Giugno 2020 da David Nieri

    Domenica 14 giugno 2020, Corpus Domini

    Le ragioni di chi vorrebbe rovesciare le statue

    MARINA MONTESANO
    BENVENUTA ICONOCLASTIA

    Soltanto due settimane fa, in questa rubrica, David Nieri ha sostenuto egregiamente, contro quanti vorrebbero negarne la realtà, la natura razziale dell’oppressione che ha dato vita negli Stati Uniti alle proteste in seguito all’omicidio di George Floyd. Sorprendentemente, le manifestazioni non soltanto sono ancora in corso, ma hanno raggiunto anche altri paesi, inclusi quelli europei: per questo torniamo sull’argomento a commento di quanto si è visto e letto in questi ultimi giorni, toccando tre punti che, come dirò, si intersecano fra loro.

    Vetrine
    Uno degli argomenti che più spesso sentiamo emergere contro le proteste riguarda i disordini che le hanno accompagnate, soprattutto all’inizio, e in realtà anche adesso sebbene se ne parli un po’ meno. Ci sono stati scontri, saccheggi, anche morti, non sempre strettamente legati alle proteste, ma frutto dei disordini; e in tanti hanno obiettato che manifestare è legittimo, che l’indignazione per l’uccisione di George Floyd è legittima, ma… Il ‘ma’ dei benpensanti di fronte a una vetrina infranta o a un negozio saccheggiato è un Leitmotiv al quale siamo purtroppo abituati e che manifesta l’incapacità di comprendere la logica dei movimenti di massa. La psicologia delle masse è argomento di studio dalla fine dell’Ottocento: basti richiamare almeno la Psicologia delle folle del sociologo Gustave Le Bon, pubblicata nel 1895 e ripresa qualche decennio più tardi da Sigmund Freud e poi da tanti altri. I gruppi, le folle, non sono semplicemente la somma perfetta degli individui che le compongono, perché tendono ad agire secondo dinamiche differenti che nessuno dei singoli componenti apparentemente e coscientemente vuole; i movimenti delle folle non sono lineari e non sono razionali; anche i grandi movimenti di massa, le rivoluzioni (a partire dalla francese) che magari oggi studiamo e apprezziamo come momenti chiave di cambiamento nella nostra stessa storia, hanno visto ben altro che qualche vetrina rotta. Senza nemmeno contare che molte delle derive vandalistiche e degli scontri sono stati spesso prodotti e forzati dall’azione della polizia: abbiamo visto poliziotti inginocchiarsi insieme ai manifestanti, ma abbiamo anche visto quelli che hanno spintonato violentemente un pacifista disarmato di 75 anni, finito all’ospedale con un trauma cranico; i due poliziotti avevano attribuito la caduta a un litigio fra manifestanti, poi è venuto fuori il video e adesso andranno, forse, sotto processo.
    È inoltre il caso di ricordare che lì dove a volte si scatenano rivolte che ci paiono selvagge, incontrollabili, e dinanzi alle quali il perbenismo ci fa arretrare spaventati, ben altri scempi sono passati inosservati per decenni: Donald Trump, quando leggerete questo articolo, sarà andato a tenere un comizio nella città di Tulsa, Oklahoma, nel sud, ma neppure in quello più profondo. Non credo però che ricorderà il massacro del 1921, e allora lo ricordiamo noi. In città fra le due guerre si era insediata uno prospera comunità nera, fatta di commercianti e liberi professionisti; la strada principale del distretto era nota come Black Wall Street. Nonostante questo, o forse proprio per questo, nella zona i linciaggi erano frequenti. Il 30 maggio del 1921 un diciassettenne di colore venne accusato di aver aggredito una coetanea bianca, che tuttavia non avrebbe poi sporto denuncia. Il ragazzo fu comunque arrestato e, temendo un linciaggio, alcuni membri della sua comunità si schierarono a proteggere il tribunale dalla folla di bianchi; ne scaturì una sparatoria e poi una rappresaglia che portò alla distruzione dell’intero quartiere; ci furono centinaia di feriti e non si sa quanti morti: 36 ufficialmente, ma forse più di cento. I bianchi appiccarono il fuoco agli esercizi commerciali, aerei privati si alzarono in volo e colpirono le case e le famiglie in fuga con bombe incendiarie. La pulsante Black Wall Street ne uscì in cenere; oltre diecimila gli sfollati, nessuno dei quali venne mai risarcito o reintegrato, poiché l’area fu svenduta agli speculatori. L’esperimento di una società nera benestante era stato distrutto per sempre; nessuno andò mai sotto processo, e sulla vicenda calò il silenzio fino agli anni Novanta, quando si è avviato un processo di riconoscimento delle vicende, accompagnato da studi, da targhe commemorative e così via.
    Dalla fine degli anni Sessanta, poi, movimenti a sostegno dei diritti degli afroamericani sono stati costantemente bersagliati dal governo americano: oltre agli assassini di Martin Luther King e Malcolm X, ricordiamo che le Black Panther, nate per proteggere gli afroamericani dalle aggressioni della polizia (allora come oggi: evidentemente nulla è cambiato, se non per il fatto che oggi disponiamo dei video) sono state perseguitate dall’FBI di Hoover con un piano noto come COINTELPRO (che mirava in generale a sopprimere il dissenso interno) che, fra le altre azioni, prevedeva infiltrati che dovevano provocare la guerra armata fra le bande di strada e le Black Panther, oppure doveva diffamare chiunque mostrasse simpatia per il movimento, anche nelle sue azioni benemerite come provvedere pasti ai bambini poveri.
    Questo insieme di azioni hanno avuto il loro scopo. Se oggi gli afroamericani ci appaiono “arretrati” rispetto al resto della popolazione statunitense, così da render facile per i razzisti il sostenere che si tratta di arretratezza atavica se non congenita, la realtà è ben altra: per un secolo almeno dopo la fine della schiavitù, con mezzi legali e illegali, le comunità di colore sono state vessate e costrette in uno stato di inferiorità. Dal loro punto di vista, video come quello dell’omicidio di George Floyd dimostrano ciò che sanno da tempo, ossia che troppo spesso la polizia li uccide senza motivo e nella totale impunità.
    Il #blacklivesmatter nel frattempo è arrivato in Francia, un paese fra quelli europei dove le tensioni razziali sono forti da decenni e dove la polizia è accusata spesso di bavures, di soprusi a danno dei giovani delle periferie dove neri e maghrebini sono numerosi. I benpensanti francesi li chiamano racailles: vandali che alla prima occasione incendiano auto e sfondano vetrine per procurarsi gli emblemi del consumo, dalle scarpe di marca ai gadgets elettronici. Difficilmente ricordano che la Francia ha, a sua volta, una storia coloniale costellata di crimini non soltanto sul suolo africano, ma pure a casa propria. Quanti ricordano il massacro degli algerini del 1961? Manifestavano per le strade di Parigi quando vennero attaccati dalla polizia a colpi di bastone e di armi da fuoco, tanti furono pestati a morte o annegati nella Senna. Morirono a decine, non è dato sapere esattamente quante: i giornali non ne parlarono, i morti vennero seppelliti in fretta, e soltanto negli ultimi anni si è affissa una targa al Pont Saint-Michel a commemorazione dei fatti.
    La conclusione del discorso, naturalmente, non è che oggi si saccheggia per vendicare i crimini del passato, ma che le tensioni create attraverso l’uso sistematico e sistemico della violenza come forma di oppressione continuano a riverberarsi nel presente, e la negazione, o il timido riconoscimento da parte dei governi di quei crimini, non ha mai condotto a creare una memoria nazionale condivisa fra minoranze e maggioranze.

    Statue
    Le manifestazioni in quest’ultima settimana sono passate ad azioni simboliche come l’abbattimento, il danneggiamento o l’imbrattamento delle statue di personaggi ritenuti compromessi con la storia coloniale. Anche in questo caso i benpensanti si indignano: magari non per l’indifendibile Leopoldo II (cfr. quanto scritto da Franco Cardini), ma per Churchill, che molti percepiscono come il “difensore dell’Europa” dal nazifascismo, dimenticando fino a che punto le sue idee e le sue azioni contro i “non ariani” fossero simili a quelle di Hitler: il breve campionario di citazioni in fondo a questo articolo può darvene un’idea. Anche in questo caso si palesa la mancanza di una memoria che possa essere condivisa con quelle che da noi sono minoranze, ma che nel mondo, forse è il caso di ricordarlo, sono invece maggioranze verso le quali nordamericani ed europei troppo spesso continuano ad avere atteggiamenti meno espliciti, ma in fondo non così diversi da quelli di Churchill. La giustificazione che si sente a sostegno della buona fama di questi personaggi verte sul fatto che le idee di Churchill, in fondo, “erano quelle del suo tempo”; e allora perché non dirlo anche per Hitler? Di fatto, non si trattava poi soltanto di idee, visto che le sue direttive hanno condotto alla morte per fame di qualche milione di indiani; la sua scelta non lasciava nulla alla casualità; così come non erano casuali le direttive di Leopoldo II nell’amministrazione del Congo. Certo, per un inglese Churchill è un grande statista e per un belga Leopoldo II un sovrano glorioso, ma ci poniamo mai il problema di come sono visti, rispettivamente, da un bengalese e da un congolese?
    In Italia, poi, ha fatto scalpore l’attacco alle statue di Cristoforo Colombo, intorno al quale da decenni si moltiplicano le polemiche fra Nativi e Italoamericani: sul temo consiglio la visione dell’episodio dei Sopranos Christopher Columbus che spiega le cose meglio di tanti libri. Ho ascoltato casualmente e con una certa ilarità uno speaker televisivo italiano dire che l’abbattere le statue di Colombo è “ai limiti del revisionismo”, dove in modo oscuro e nella sua mente confusa, “revisionismo”, nei discorsi semicolti legato automaticamente alla negazione dell’Olocausto, significa “qualcosa di negativo”. Come ha già scritto Franco Cardini, fare storia è per sua natura revisione continua di posizioni precedenti; ma in questo caso la revisione storiografica ha poco a che vedere con i movimenti iconoclasti in corso; mentre le tv o gli altri media che corrono a togliere dal cartellone questo o quel film (Via col vento, magari) si stanno semplicemente mostrando più realisti del re, cercando di mettersi al riparo da eventuali critiche. “Profanare” una statua significa contestare il presente, non il passato. I Nativi americani sono oggi per la maggior parte miserabili e chiusi in riserve; la comunità italoamericana che celebra il contestato Columbus Day è stata, storicamente, fra le più razziste d’America: certo, perché arrivati a loro volta poverissimi e fra gli ultimi in Europa a metter piede sul suolo americano, sono stati vittima di discriminazioni e linciaggi, il che, come spesso succede, non li ha condotti a schierarsi con altri poveri e discriminati, ma a rivendicare il loro essere “bianchi”, dunque superiori rispetto i neri.
    È una logica che il potere generalmente favorisce per ovvie ragioni di controllo, ma che antropologicamente ha anche il suo perché. Prima di indignarci per le statue, così come per le vetrine rotte, sarebbe più utile parlare di come le tensioni razziali siano ancora oggi un vulnus nelle società a maggioranza bianca: com’è reso evidente dalla persistente contestazione di slogan come “privilegio bianco” o “black lives matter”, che evidentemente toccano nel vivo realtà che si vogliono occultare.

    Polizia
    “De-fund the police” è il nuovo slogan che echeggia nelle piazze americane. Significa depotenziare la polizia, il che in Italia, con la carenza di mezzi che conosciamo, può anche provocare più di un brivido, ma che negli Stati Uniti ha un significato preciso che lega questo terzo punto ai due precedenti. La storia coloniale degli USA ha un rapporto diretto con le politiche di controllo interno; reduci delle guerre coloniali, dalle Filippine all’inizio del Novecento al Vietnam fra anni Sessanta-Settanta, sono stanti reclutati dalla polizia, utilizzando in casa le stesse tattiche sperimentate nelle guerre coloniali, soprattutto a danno delle minoranze non-bianche del paese; il surplus delle armi da guerra viene adottato dalla polizia americana e impiegato con la stessa violenza; la polizia viene addestrata con tattiche d’assalto simili a quelle militari, e spesso con stage in paesi in permanente stato di tensione, come Israele, e questo è divenuto ancora più vero con le cosiddette “guerre asimmetriche”, nelle quali ormai gli Stati Uniti sembrano non voler più distinguere tra obiettivi civili e militari, com’era stato peraltro vero già nelle guerre di Corea e del Vietnam, e com’è stato vero in tutte le repressioni coloniali dei movimenti di resistenza. La prima War on Terror americana è stata sperimentata contro le Black Panthers: ma la militarizzazione e l’aggressività delle polizia vanno oltre la questione razziale. Nei giorni delle prime manifestazioni e dei saccheggi si è verificato un episodio significativo: la polizia è arrivata davanti a un negozio preso di mira; uno dei presunti saccheggiatori, di origini messicane, si è inginocchiato con le mani alzate, ma il poliziotto non si è nemmeno preso la briga di scendere dall’auto, l’ha freddato con sei o sette colpi direttamente dal finestrino: si sentiva minacciato, ha detto. Ultimo tassello del quadro, la pressoché totale impunità delle quale godono gli agenti anche quando vanno a processo, certi che le giurie, inquadrate da leggi che ne rendono molto difficile la condanna, li assolveranno.
    De-fund significa insomma non tagliare i fondi alla polizia, ma sostanzialmente smilitarizzarla, cambiarne i metodi e la mentalità, che oggi ne fanno un corpo atto solo a reprimere, non ad aiutare i cittadini, a maggior ragione quando questi appartengono alle minoranze. È questo discorso a chiudere il cerchio: la storia dello schiavismo, la storia coloniale sono ancora troppo presenti, troppo vive, per esorcizzarle con le parole, ed in questo si vede il sostanziale fallimento del “politicamente corretto”, che è divenuto un movimento da ivy league, senza una reale ricaduta sociale. Se abbattere una statua significa far capire quanto il cambiamento sia oggi impellente, che la si abbatta: da quel che ho visto non c’è nessun David di Donatello fra quelle tirate giù. Se serve a capire che non è più tempo di parlare soltanto della repressione di Hong Kong perché nel democratico occidente le cose vanno peggio e dovremmo smetterla di autoassolverci ogni volta che ci conviene, allora benvenuta iconoclastia.

    https://www.francocardini.it/minima-cardiniana-286-3/#more-2057

    • Peucezio says:

      Mah, qui secondo me si illudono.
      Ma vedremo.

      Certo, fuori dagli USA davvero non si capisce quali soprusi di quali gruppi bisognerebbe combattere. Ma per emulazione le cazzate si diffondono.

      • Francesco says:

        beh Peucezio, qui mi cadi malamente

        se giustifichi il teppismo negli USA, devi farti andar bene tutto il teppismo, non puoi fare il cernitore!

        basterebbe riconoscere come letame l’articolessa e ti toglieresti il problema

        purtroppo per quelli lì c’è ancora in giro qualche libro di storia e non tutti bevono come idioti all’acqua avvelenata. l’uomo bianco è brutto e cattivo quanto qualsiasi altro uomo

  15. Mirkhond says:

    Infine questa perla delle perle:

    Minima Cardiniana 286/4
    Pubblicato il 14 Giugno 2020 da David Nieri

    Domenica 14 giugno 2020, Corpus Domini

    ALCUNE FRASI DI WINSTON CHURCHILL

    “Odio gli indiani. Sono un popolo bestiale con una religione bestiale… Si moltiplicano come conigli”
    (W. Churchill nel 1943, commentando i quattro milioni di morti causati dalla carestia determinata in Bengala dalla sua decisione di requisire tutte le riserve di riso per impedir gli approvvigionamenti ai giapponesi – i quali, occupata la Birmania, si apprestavano a invader l’India – e dal suo rifiuto di inviare cibo alla popolazione affamata)

    “Non ammetto che il cane che sta nella mangiatoia abbia il diritto finale a quella stessa mangiatoia. Anche se si trova lì da molto tempo. Non ammetto, ad esempio, che sia stato fatto un gran torto agli indiani d’America o ai neri dell’Australia. Non ammetto che sia stato fatto un torto a quelle persone per il solo fatto che una razza più forte, una razza di grado superiore o comunque una razza più saggia, per dirla in quel modo, sia arrivata nelle loro terre e abbia preso il loro posto. Non lo ammetto. Credo che i pellerossa non avessero alcun diritto di dire: “Il continente americano appartiene a noi e non vogliamo qui questi coloni europei”. Non ne avevano il diritto, né il potere”
    (W. Churchill nel 1937, parlando alla Royal Commission a proposito dell’occupazione ebraica dei territori palestinesi)

    “Non capisco tutto questo esser schizzinosi riguardo all’uso dei gas. Alla Conferenza di pace abbiamo definitivamente adottato la posizione favorevole all’uso del gas come metodo permanente di guerra. Considero un vero toccasana lanciare contro un uomo particelle tossiche fuoriuscite da un guscio esploso e fargli lacrimare gli occhi con il gas.
    Sono fortemente a favore dell’uso di gas tossici contro le tribù incivili. L’effetto psicologico dovrebbe essere così efficace da ridurre al minimo la perdita di vite. Non è necessario utilizzare solo i gas più letali: possono essere usati gas che causano forti disagi, diffondono un gran terrore e non lasciano gravi effetti permanenti sulla maggior parte delle persone colpite”
    (W. Churchill in seguito alle rivolte irachene, in un discorso alla Camera dei Comuni del 1937)

    “Penso che dovremmo tenere in mano i cinesi e controllarli. Credo che man mano che le nazioni civili diventeranno più potenti saranno più spietate, e verrà il momento in cui il mondo non sopporterà più l’esistenza di grandi popolazioni barbariche in grado, in qualsiasi momento, di armarsi e minacciare le nazioni civili. Credo nell’ultima divisione della Cina, intendo quella attuale. Spero non si debba farlo ai nostri giorni. Lo standard ariano è destinato a trionfare”
    (W. Churchill a fine Ottocento, a proposito dello smembramento della Cina da parte delle potenze coloniali occidentali)

    Ringraziamo Pietro Ratto per la raccolta di citazioni

    Così parlò WC

    https://www.francocardini.it/minima-cardiniana-286-4/#more-2053

    • Peucezio says:

      Tutto molto interessante!

    • Francesco says:

      che palle!

      WC è famoso e stimato perchè decise di opporsi a AH con ogni mezzo, ben sapendo che l’Impero avrebbe dovuto dar fondo alle sue risorse e morire (accordo con gli indipendentisti indiani perchè aiutassero gli inglesi in cambio dell’indipendenza) e, quindi, ha permesso a noi di essere liberi dai nazisti e simili; il tutto mentre Hitler offriva SOLO agli inglesi un posto d’onore al tavolo del III Reich

      non è un candidato agli altari

      saluti

      • Mirkhond says:

        E i 4.000.000 di Bengalesi che ha DELIBERATAMENTE fatto morire di fame?
        Un dettaglio secondario?

        • Francesco says:

          leggi bene: ha fatto terra bruciata davanti all’armata giapponese. come Vlad davanti ai turchi

          non ha fatto del gratuito sadismo alla Leopoldo II, ha fermato il nemico prima che mettendo le mani sull’India mettesse in ginocchio l’Inghilterrra

          se è stato così, è una di quelle decisioni terribili che in guerra si devono prendere

          come quando fece distruggere la flotta francese perchè i tedeschi non se ne impadronissero

          trovo moralmente più disdicevoli i bombardamenti a tappeto sulle città tedesche, soprattutto quando si erano resi conto che non ottenevano gli scopi previsti – o forse SE non li ottenevano

          ciao

    • Francesco says:

      >>> W. Churchill a fine Ottocento, a proposito dello smembramento della Cina da parte delle potenze coloniali occidentali

      per curiosità, di che cazzo si parlerebbe in questa citazione? di quale divisione della Cina?

      • PinoMamet says:

        Immagino delle “concessioni” alle potenze alleate (Gran Bretagna, USA, Italia, Francia, Austria, Giappone, Russia… me ne manca una) in seguito alla rivolta dei Boxer cosiddetta.

  16. Mirkhond says:

    “la comunità italoamericana che celebra il contestato Columbus Day è stata, storicamente, fra le più razziste d’America: certo, perché arrivati a loro volta poverissimi e fra gli ultimi in Europa a metter piede sul suolo americano, sono stati vittima di discriminazioni e linciaggi, il che, come spesso succede, non li ha condotti a schierarsi con altri poveri e discriminati, ma a rivendicare il loro essere “bianchi”, dunque superiori rispetto i neri.”

    Non conosco la questione in merito, ma un atteggiamento mentale simile (sia pure in toni meno violenti) lo si ritrova anche in Italia.
    Penso a quegli oriundi meridionali che votavano Bossi ed erano tra i critici più razzisti verso la loro patria d’origine.
    Oppure oggi quei meridionali che votano Salvini, perché terrorizzati da altri ancora più a sud di noi, più terroni di noi.
    Insomma chi è stato povero, umiliato, oppresso ieri, spesso NON sente alcuna solidarietà verso chi è povero, umiliato e oppresso oggi.
    Anzi si identifica col gruppo dominante nel quale ha pur fatto tanta fatica per integrarvisi.
    Da qui la forza di Salvini e Meloni, purtroppo!

    • PinoMamet says:

      Di chi è la frase sulla comunità italoamericana?

    • PinoMamet says:

      Ah, ho letto, è nell’altro articolo che citi più sopra.

      Non ho molto in particolare contro l’abbattimento delle statue di Colombo, se non che:
      -era “schiavista” quanto l’intera comunità europea dell’epoca;
      -se lo si accusa di aver dato inizio alla colonizzazione del continente… asiatico ;)(fino alla fine, rifiutò di riconoscere di essere finito in un altro continente, anche quando ormai era chiaro a tutti) mi va benissimo se lo fanno i nativi.americani;
      se lo fanno gli americani bianchi, o anche neri, siano coerenti e tornino in Europa e in Africa…

      • Z. says:

        ma se tornano dalle tua parti? sei sicuro che ce li vuoi? 🙂

        • Peucezio says:

          E se no si buttino a mare.

          Oppure lascino in pace Colombo, grazie a cui, giustamente o ingiustamente (opterei per la seconda) hanno il culo lì dove sono.

      • PinoMamet says:

        Boh, Gandolfini ormai è morto, e se tornassero dei lontani parenti, ho un paio di letti liberi 😉

  17. Mirkhond says:

    Di Marina Montesano, storica e collaboratrice di Franco Cardini.

  18. Moi says:

    SEGNALAZIONE

    “Funko” [sic … chi non sa, clickando imprerà ;)] Dolls :

    https://www.tpi.it/opinioni/meloni-foto-funko-pop-complici-successo-20200615620518/

    TERF, Rowling … Meloni

    Questa foto dimostra perché siamo tutti complici del successo di Giorgia Meloni

    AutoCritica di un SJW !

  19. Mirkhond says:

    Francamente non mi farebbe piacere essere governato da una razzista che utilizza Gesù Cristo solo come simbolo identitario, e non come la fede per tutti.
    Da una contraria al reato di tortura, che vorrebbe quindi il pestaggio come metodo investigativo.
    E infine per la sua contrarietà all’eutanasia, che tradotto vuol dire un fine vita lungo e doloroso per chi ha la sfortuna di essere colpito dal tumore e/o da malattie degenerative.
    Tremo al pensiero di una sinistra ricchiona e transessuale, ma anche all’alternativa destroide di tali “cristiani”….

    • Peucezio says:

      A me come sai non dispiacciono, non foss’altro per il motivo che piacciono ai cozzali, perché sono populisti.

      Però hai molta ragione. Non tanto, direi, per le questioni che citi, che capisco che per te siano importanti, ma perché stringi stringi è gente che non mette in discussione sul serio lo statu quo (che sia l’Europa, l’egemonia americana, Israele e la criminale politica occidentale filosaudita in Medio Oriente, ecc.).
      E’ un peccato che iniziative come quelle di un Fusaro, pur folcloristico, o di un Paragone (vedremo, ma è evidente che non nascerà nulla che superi lo 0,5%), con tutti i suoi limiti, non diventino concrete o che invece la destra quella che prende voti non riesca a staccarsi da ‘sto schema di merda atlantista, che sarebbe giustificabile in virtù dell’asse con Trump, ma c’entra relativamente, perché questi sono succubi comunque, su orientamenti geopolitici di lungo periodo.

  20. Moi says:

    Quando Ratzinger era “Papen” 😉 aveva brutti presentimenti sulla leggerezza con la quale la Rowling trattava di Stregonerie …

    … adesso invece viene difesa dai CattoReazionarii per il dimostrato TERFismo :

    https://www.lalucedimaria.it/la-rowling-attaccata-finira-cosi-anche-in-italia/

    • Francesco says:

      faccio outing: l’uscita di Sua Santità Benedetto XVI contro la saga di Harry Potter mi sembrò “strana”, per non dire una fesseria, ai suoi tempi

      poi la Rowling fece una toccata e fuga nella Chiesa Cattolica con risibili motivazioni progressiste …

      adesso cercano di linciarla perchè difende il diritto delle donne a essere le donne

      mah, come gira il mondo

      • Moi says:

        Un Mistico direbbe che la Rowling ha evocato Forze Occulte NeoPaganoGnostiche che NON riesce più a controllare : difatti si ritrova accusata ora di TERFismo e di Aver Tradito Sé Stessa da parte di Indemoniati SJWs !

      • PinoMamet says:

        Poi legge la prima pagina di Harry Potter e capisce che non ha evocato un bel niente 😉

  21. Moi says:

    SEGNALAZIONE SCACCHISTICO-POLITICA

    Giorgia Meloni:

    Renzi ha intitolato il suo ultimo libro “La mossa del cavallo”, facendo riferimento al cavallo nel gioco degli scacchi, il pezzo che muove in modo meno lineare, scavalcando gli altri. Probabilmente lo ha fatto in omaggio al suo trasformismo. Contento lui… Io invece preferisco l’alfiere, l’unico pezzo della scacchiera che non cambia mai il colore su cui è schierato.

    Visioni diametralmente opposte: voi quale preferite?

    —————————————

    https://www.ibs.it/mossa-del-cavallo-libro-matteo-renzi/e/9788829706693

    Matteo Renzi :

    Un appello a non disperdere le energie. Un patto tra le generazioni per tornare a crescere. Un programma di interventi concreti che ha il coraggio e l’audacia del futuro.

    «La sfida che abbiamo davanti è una grande sfida politica. Dovremo ripensare molto, se non tutto. E tenere insieme riformismo politico, crescita economica, civiltà garantista, patriottismo della bellezza e della cultura. Quale paese vogliamo sbloccare? Sono domande a cui è urgente rispondere, se vogliamo ridare slancio all’Italia.»

    «Il coraggio della politica è il coraggio delle scelte, di rivendicare un futuro che non è scontato, ma dipende da noi. È giunto il momento dei contenuti, non dei pregiudizi. È urgente discutere di idee e progetti». Abituato a sparigliare le carte con mosse come quella che ha scongiurato i «pieni poteri» a Matteo Salvini e portato alla formazione di un nuovo governo, Matteo Renzi ha sempre rivendicato una netta distinzione politica, opponendosi al sovranismo e al populismo che hanno ormai mostrato tutti i loro limiti. L’Italia di oggi, davanti a un bivio, necessita di analisi e iniziative da mettere in campo in un contesto europeo e mondiale tutto da ridefinire. Consapevole che la politica non può limitarsi al corto respiro della tattica, ma deve costruire una sequenza di azioni coordinate, Renzi presenta una strategia di medio e lungo periodo sul piano economico, istituzionale e sociale per riscrivere insieme le regole della convivenza democratica e fondare una nuova idea di comunità. In un autentico manifesto programmatico, mette a fuoco i cantieri da cui è urgente ripartire: un’Europa dei popoli, non dei burocrati; lavoro e innovazione, una riforma della giustizia e dello Stato, per semplificare i meccanismi farraginosi che ostacolano un’azione agile e tempestiva; un’istruzione e una sanità completamente ripensate nel loro impianto, valori condivisi e non negoziabili, un’inedita declinazione del genio italico. Un atto di fiducia, uno slancio vitale rivolto a tutti, e in particolare ai giovani: «Ho avuto l’onore di servire il mio paese ai più alti livelli. Adesso voglio aiutare questi ragazzi a cambiare il mondo».

    • Moi says:

      il discorso della Meloni, domanda retorica compresa , è sul suo Status dei Socials … sì, insomma : quella roba lì !

  22. Allora,

    1) da qualche anno, si mormora che c’è un gigantesco rischio legato all’uso di carburanti fossili (e quindi agli incessanti movimenti di persone e di merci)

    2) la maggioranza relativa in parlamento è andata a uno schieramento magari un po’ confusionario, ma che si è sempre espresso contro gli immensi sprechi, le grandi opere inutili e imposte…

    3) poi è arrivata una pandemia dove abbiamo scoperto che oltre a questo, è pericolosissimo contare sempre su un sistema globale fatto di merci scrause che arrivano qui, e noi che vendiamo auto, turismo e vestiti

    A questo punto, leggo che il governo di cui al punto 2) ha deciso che per salvarci, dobbiamo promuovere:

    TURISMO
    MODA
    AUTO
    RISTORAZIONE
    (e ovviamente IL DIGITALE)

    Errare è umano, perseverare è diabolico.

    Vabbe’, è umano anche tradire i propri elettori.

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