Razze americane (2)

Terminare.

Poi vedrete perché mettiamo questa parola all’inizio del post.

La Franklin Templeton è una multinazionale che gestisce investimenti finanziari per un valore di 700 miliardi di dollari.

Ricordiamo che gli investimenti sono quella cosa che permette di trasformare le risorse in merci e in rifiuti (ricordando che alla fine, anche le merci diventeranno rifiuti).

Insomma, ogni volta che vedete un palazzone che sorge, salite su un aereo o respirate polveri sottili, dietro c’è qualcosa come la Franklin Templeton.

Guardiamo insieme le foto del suo Consiglio d’Amministrazione:

Le facce ci dicono molto sulla questione della razza in America: la finanza, che è il carburante di tutto il sistema, è una faccenda estremamente selettiva, se non sei bravo, schiatti.

Il settore finanzario seleziona gente che si capisce al volo e che ha interiorizzato la mentalità del fare i soldi sin dall’infanzia; magari sin da quando i loro nonni erano piccoli.

E’ inevitabile che manchino del tutto esponenti del gruppo etnico che non ha avuto questa opportunità, cioè i neri americani.

Non è esattamente “razzismo”: ci sono infatti un cinese e, credo, un indiano, che provengono da culture dove la casta dei mercanti è sempre stata presente.

Adesso, ascoltate questa storia.

Una mattina, molto presto, una dirigente della Franklin Templeton, assai bianca, porta a spasso il suo cane, in un parco di New York, dove incrocia un signore.

E qui ascoltiamo due versioni della stessa storia: quella della donna e quella dell’uomo.

Versione donna.

Una donna sola vede aggirarsi per il parco un maschio di pelle nera, che prima la redarguisce, poi getta del cibo – che potrebbe essere anche avvelenato – al suo cane; quando lei protesta, lui inizia a filmarla.

Lei allora chiama la polizia.

Versione uomo.

Un ornitologo di pelle nera, editore della Marvel Comics, militante gay (ha inventato il primo personaggio omosessuale di Star Trek) e presumibilmente assai benestante, va la mattina presto al parco, per osservare gli uccelli.

Arriva una signora bianca dall’aria nevrotica, con un cane sciolto.

Lui le fa presente che in quella particolare area, i cani vanno tenuti al guinzaglio, perché è un’oasi in cui la natura sta riprendendo qualcosa di suo.

Quando lei dice che non riesce a richiamare il cane per legarlo, lui – che è abituato a questo tipo di problema – offre del cibo all’animale; lei si impaurisce, lui la filma.

Così lei chiama la polizia, dicendo che un “African American man” la sta minacciando.

Non è così sorprendente che nomini la “razza” del signore: a New York, mi ricordo dopo l’11 settembre, i cartelli della polizia dicevano di segnalare qualunque sospetto, indicandone innanzitutto la razza, poi il sesso, l’età presunta e così via.

Del tutto casualmente, i due protagonisti hanno lo stesso cognome, Cooper.

E questo ci ricorda che i neri non hanno cognomi: hanno in genere, semplicemente quello del proprietario dei loro antenati. E questa è certamente una differenza radicale tra neri africani e neri americani: non il cognome, il fatto stesso di avere una famiglia.

L’ornitologo pubblica su Twitter dialogo e video.

Suscitando, forse involontariamente, un’esplosione gigantesca di insulti contro la donna (il Cooper nero, che sembra una persona perbene, ha anche preso le distanza dalle folle che chiedevano la morte della signora, ma ormai la faccenda gli era sfuggita di mano).

E così ventiquattr’ore dopo:

Cioè, la multinazionale termina la sua impiegata, “con immediata efficacia” e senza appello, in base a un video.

Dice un certo Charles Skorina, che recluta personale per la finanza, difficilmente potrà trovare lavoro:

Her goose is cooked,” [ormai è bruciata]. Io non mi sognerei di presentarla a un cliente. Mi guarderebbero e mi butterebbero fuori dalla porta”.

In questa storia, io ci vedo parecchie cose.

Episodi come quello successo nel parco, ne vivo tutti i giorni qui nel quartiere.

Dall’alto della mia finestra, guardo il teatro della strada.

C’è gente che parte avendo un po’ di ragione e poi passa velocissimamente dalla parte del torto, spesso con insulti e minacce feroci: la causa di solito è il traffico, ma recentemente vanno di moda anche le mascherine.

Comunque, quasi mai qualcuno si fa male.

Vi racconta una storia che mi riguarda.

Una volta aiuto dei bambini ad attraversare la strada, sulle strisce.

Un tizio su un furgone mi dice di spostarmi, che lui vuole parcheggiare proprio sulle strisce. Mi rifiuto, e lui mi dice che mi spaccherà la faccia (io non mi sono spostato, lui non mi ha spaccato la faccia).

Devo dire che lui aveva un po’ meno torto di quanto sembri, perché doveva fare delle consegne nei negozi, e non c’è altro posto dove parcheggiare se non sulle strisce.

Questo episodio si distingue da quello di New York per motivi fondamentali.

Il video può trasformare qualunque banalità in un dramma planetario, e non è negoziabile, come dovrebbero essere tutte le relazioni umane.

Cosa vuol dire negoziabile?

Qualche anno fa, avevo dei problemi da risolvere in gran fretta, e mi si avvicinò un posteggiatore abusivo senegalese.

Ero arrabbiato per mille cose che non avevano nulla a che fare con il poveretto; gli gridai qualcosa tipo, “lasciami in pace!”, ma il tono era un po’ peggio (tremo a pensare se qualcuno mi avesse fatto il video allora).

Poi mi sentii in colpa: era un uomo dignitoso, di una certa età, con la barba bianca, e lo cercai per chiedergli scusa.

Siamo diventati così amici, a guardare insieme gli storni.

In una comunità – e lui fa parte quanto me  della Comunità delle Genti di San Frediano e di Santo Spirito – si fa così.

Invece, in una individualità, uno dei due deve crepare.

Tornando al mio scontro con l’autista del furgone che voleva parcheggiare sulle strisce, mancava l’elemento simbolico della razza. Se il colore della pelle è uguale, l’episodio non significa nulla. Bianchi contro neri è molto più eccitante di facchini contro babbi.

Quando si diffonde su Twitter un video che contiene l’elemento razza, e pure in lingua anglobale, non c’è niente da fare.

I video ci sono ovunque, le liti cretine fanno parte della natura umana, e il colore della pelle non si cambia.

E più si insiste a parlarne, più il colore della pelle scatena nevrosi. Quindi, non ne usciremo almeno finché non si troverà qualche altra causa per cui eccitarsi.

Ma a me colpisce un’altra cosa.

Tutto ciò che il video dei due Cooper non fa vedere, e che a me sembra enormemente più importante.

C’è il Consiglio di Amministrazione della multinazionale, che fa l’antirazzista senza un solo nero, e che può terminare la propria dipendente da un momento all’altro, in base a un video.

Una volta terminata, la fu-persona, poi, non potrà più nemmeno meditare:

Postille interessanti

1. Alla terminata, hanno anche sequestrato il cane.

Poi la polizia rifiutò di prenderselo in carica, e così il canile Abandoned Angels ha deciso che nonostante tutto, la Cooper cattiva era in grado almeno di allevare un cane.

2. Chuck Johnson, uno dei figli del fondatore della Franklin Templeton che ha terminato la signora Cooper, alcuni anni fa sbattè la testa della propria moglie contro un forno di casa, spaccandole le ossa della faccia.

Si fece due mesi di carcere, prima di tornare in consiglio d’amministrazione.

Oggi Chuck Johnson dirige felicemente la Tanocapital, una multinazionale con sedi a Singapore, Shanghai, Mumbai, Mauritius e San Francisco,  in stretta collaborazione con i propri  fratelli, che dirigono la Franklin.

Insomma, non sono razzisti.

Sono capitalisti.

3.  La Franklin Templeton ha anche una sede a Milano, come “succursale della Società Lussemburghese del Gruppo denominata “Franklin Templeton International Services S.à r.l.”

Lascio a voi decidere se abbiano messo sede in Lussemburgo, perché ci sono più lussemburghesi che vogliono investirci che italiani, o per eludere le tasse italiane.

Nella seconda ipotesi, non credo che vogliano fregare gli italiani sulle tasse per razzismo.

Lo fanno per capitalismo.

Qui potete ammirare la faccia antirazzista di Alessandro Rongo, responsabile marketing di Franklin Templeton, Italia.

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111 Responses to Razze americane (2)

  1. Moi says:

    Miguel : Tròp còmed, fèr acsé !

    😉

  2. Moi says:

    Mi chiedo se per i Blacks dei quartieri più “difficili” le Persone Trans + Black vengono viste come “contaminate da una decadenza morale da Whiteness, e quindi “tradiscono” sé stesse e rinnegano la Blackness ”

    Sì, insomma : “Essere Trans” lo ritengono “roba da Whites”, SE sei “Trans +Black” … hai tradito, quindi giù botte se non peggio !

    … altra spiegazione (ma lungi da me ritenere di averci preso …) non so darla.

  3. Moi says:

    Magari mi son suggestionato io, ma il video in Twitter “in chiaro” linkato dal Washingtonexaminer mi è sembrato più una Punizione per Tradimento (Fattore Umiliazione Pubblica) che una “semplice” Aggressione !

    … Ma è solo mia impressione.

  4. PinoMamet says:

    Leggo sui siti ebraici l’articolo di un tal Cohen, che fa la storia dei neri americani che portano il cognome Cohen: diverse migliaia, a quanto pare, pochissimi dei quali ebrei.

    Contrariamente a quanto si pensi, pochi pare abbiano ricevuto il cognome dall’ex proprietario schiavista (comprensibilmente, pochi neri liberati desideravano conservarne il ricordo, e anche i moltissimi Jefferson e Washington, contrariamente alla vulgata, non derivano da ex schiavi o addirittura figli illegittimi dei sunnominati, ma da patriottismo…);
    qualcuno risale all’epoca delle lotte per i diritti civili negli anni Sessanta e relativi matrimoni misti, ma molti altri hanno origini più oscure, che in questa sede non interessano.

    Comunque la faccenda della scelta del cognome da parte dei neri americani mi ha sempre incuriosito.
    C’è stato un momento in cui anche moltissimi giapponesi, che ne erano privi, hanno dovuto scegliersi un cognome, e mi chiedo quando sia stato il remoto momento medievale in cui il voglio disperso, che nome non ha, degli italiani, ha dovuto cominciare a mettere per iscritto che si trattava di Giuseppe figlio del fu Alberto il fabbro, e scegliere tra Fabbri, Alberti, Alberto, Ferrari…

  5. Mirkhond says:

    La signora licenziata, nel frattempo come campa?

    • Francesco says:

      se è brava, andrà a cercarsi lavoro in uno degli altri 49 stati, magari cambia colore dei capelli e nome, che la gente dimentica ma le AI no

      qualcuno ha una torta etnica della popolazione USA? io sono stufo della bipartizione bianchi e neri, voglio anche tutti gli altri!

      • Per Francesco

        “io sono stufo della bipartizione bianchi e neri, voglio anche tutti gli altri!”

        Hai ragione, ma gli altri – a parte i pochissimi “Nativi Americani” – non ci pensano più di tanto.

        Anche i Latinos, per la maggior parte messicani, pensano più che altro a campare, tra mille problemi.

        Gli ebrei sono scappati con la cassa 🙂 nel senso che erano numericamente insignificanti, ma contavano enormemente nell’economia e nelle università; però li stanno spodestando i cinesi e gli indiani, che mi sembra siano tendenzialmente di “destra” nel quadro americano.

        Comunque, per ogni intellettuale ebreo dalla parte SJW, ne conosco almeno tre contro.

        • Francesco says:

          questo sarebbe molto interessante, perchè questi “altri” sono in crescita – demografica ed economica, quindi col tempo politica

          mi aspetto prima o poi un politico “non bianco” che se ne fotta altamente della questione razziale B/N e che affondi definitivamente i neri, paradossalmente

          ciao

      • Mauricius Tarvisii says:

        Io per sbaglio avevo letto “cambia colore della pelle” invece che dei capelli.

        • PinoMamet says:

          😀

          potrebbe funzionare. Michael Jackson ci è riuscito 😉 ha persino avuto dei figli bianchissimi che lui assicurava essere figli suoi naturali, mi sa.

          Il che mi pare una prova più che altro di una grande convinzione americana: ” se davvero vuoi puoi fare tutto…”

          • Mirkhond says:

            Diventando un mostro.

            • PinoMamet says:

              Leggo ora che sua figlia Paris (bionda/castana e con occhi azzurri) ha chiesto ai suoi fan di smettere di ritoccare le sue foto per farla sembrare più scura o più bianca (più bianca di così?)

              Invece suo figlio Prince Michael, detto, o forse legalmente chiamato (non ho capito) Blanket (“coperta”??) ha voluto cambiare nome all’anagrafe per smettere di essere preso in giro.

              Michael Jackson era proprio fuori come un balcone…

            • Z. says:

              Quella dei figli di celebrità afflitti da nomi fuori luogo è un problema per molti di loro. Ricordo che una ragazza ci fondò un’associazione!

              Poi certo, i minatori hanno probabilmente problemi meno lievi.

            • PinoMamet says:

              Comunque il caso di Michael Jackson per me è interessante.

              Non solo perché si è sbiancato lui- quella in fondo è chirurgia estetica, se vogliamo chiamarla così.

              Poi naturalmente ha smentito (o la sua famiglia…) di averlo fatto per “diventare bianco”, ma credo fosse abbastanza evidente che lo scopo era quello, e lo dimostrano proprio i figli che ha presentato come suoi figli naturali
              (perché negli USA, avendo soldi sufficienti, puoi fare quello che vuoi).

              A colpirmi è proprio la vicenda dei figli, che dovevano essere la prova lampante (nella sua mente) del suo cambiamento di razza o di qualche sua fantasia tipo “it doesn’t matter if you are black or white”, come cantava, da intendersi proprio nel senso letterale.

              Come per molte celebrità- e i nomi bizzarri che cita Z. non sono casuali- i figli sembrano solo parti necessarie al completamento del proprio culto di sé stessi, accessori, giocattoli

              (ricordo l’episodio in cui Michael Jackson sventolò pericolosamente il figlio piccolissimo da una finestra di un albergo per l'”ostensione” ai fan).

              Alcune celebrità nostrane, più in piccolo e alla buona, mostrano i primi sintomi della stessa sindrome, anche se per ora si limitano a canzoncine autocelebrative e foto sui social
              (in Italia tutto viene digerito e mitigato).

              Michael Jackson mi sembra che abbia rappresentato proprio il culmine, l’apoteosi del desiderio di potenza “magico” statunitense (la “magia” del resto era uno dei suoi temi ricorrenti), seguito dall’infame Madonna (una delle più grandi colpevoli dei mali di fine Ventesimo secolo, almeno a livello di immaginario) del resto sua imitatrice all’inizio
              (l’attenzione di Madonna non era sulla razza ma sul sesso).

              • paniscus says:

                “(ricordo l’episodio in cui Michael Jackson sventolò pericolosamente il figlio piccolissimo da una finestra di un albergo per l’”ostensione” ai fan).”—-

                E non a caso è stato definito, qualche post qui sopra, “di fuori come un balcone”…

      • Mirkhond says:

        AI

        Che sarebbero?

        • Mirkhond says:

          La domanda è a Francesco.

          • Francesco says:

            scusa la sintesi: le Intelligenze Artificiali, che poi basterebbe Google per far riemergere la storia della signora Cooper bianca e non farle dare il lavoro

            ma scrivere AI mi faceva sentire più figo!

            🙁

  6. Mauricius Tarvisii says:

    Comunque è ovvio che abbia ragione lui. I canari con le bestie libere sono sempre arroganti quando gli fai notare che la bestia va tenuta al guinzaglio. E immagino che il canaro dirigente d’azienda che ha a che fare col primo nero che passa lo sia un po’ di più.

    • Per MT

      “Comunque è ovvio che abbia ragione lui. I canari con le bestie libere sono sempre arroganti quando gli fai notare che la bestia va tenuta al guinzaglio. E immagino che il canaro dirigente d’azienda che ha a che fare col primo nero che passa lo sia un po’ di più.”

      Concordo in pieno (avendo una vicina di casa tale e quale la signora in questione).

      Quello che colpisce e fa paura, è come riusciamo a capire SOLO le storie umane, microscopiche, e come ci sfuggono quello antiumane, disumane…

      • Matteo says:

        Fa paura anche il fatto che lui (per quanta ragione potesse avere) ha ben pensato di postare tutto su twitter.

  7. Z. says:

    Segnalare “la razza” fa parte della prassi delle denunce per reati comuni? e ad un tempo, denunciare il falso è considerato atto lodevole, o comunque non particolarmente biasimevole, negli Stati Uniti?

    In questo caso, la signora è stata effettivamente vittima di un trattamento ingiusto e difficilmente spiegabile.

    • per Z

      “Segnalare “la razza” fa parte della prassi delle denunce per reati comuni? ”

      Sì, presumo che riguardi la riconoscibilità dell’accusato.

      Se no, non lo avrebbero messo a New York come primo punto per riconoscere persone “sospette”.

      Poi possiamo attribuire alla donna in questione un’atavica “paura di negri stupratori” (ma solo il 27% delle aggressioni sessuali negli Stati Uniti sono commesse realmente da neri https://www.rainn.org/statistics/perpetrators-sexual-violence, quindi abbiamo solo circa tre volte rispetto al numero dei neri; in Inghilterra credo che la statistica sia leggermente più alta).

      • Z. says:

        Miguel, forse riguardava le segnalazioni in quel periodo perché si temevano attentati da parte di arabi.

        Che l’esatta quota parte di aggressioni sessuali commesse da neri non debba necessariamente essere elemento rilevante nell’immaginario non mi stupisce. Mi stupisce che sia io a farlo notare a te e non viceversa!

        • PinoMamet says:

          Credo che in america funzioni proprio così: devi dare una descrizione del sospetto e quindi parti dalle caratteristiche salienti, “un maschio afroamericano sui 30 anni…”

      • Moi says:

        “Segnalare “la razza” fa parte della prassi delle denunce per reati comuni? ”

        Sì, presumo che riguardi la riconoscibilità dell’accusato.

        ————–

        … Questo lo “dislàiko” 😉 , decisamente ! Personalmente, è una tipologia d’ informazione che ometto di proposito il più possibile, parlando di Terzi. Sia rivolgendomi a gente presunta Razzista (… che se succede qualcosa di spiacevole “Non-Bianco” è un’ aggravante !) che ostentamente AntiRazzista (… che se succede qualcosa di spiacevole “Non-Bianco” è un’ attenuante !)

        … Ma anche in contesto neutro !

        • Moi says:

          Ad esempio, se mi chiedono “quando posso entrare nel supermercato ?” , rispondo : “glielo / te lo dirà quel ragazzo / quella ragazza lì” … a prescindere (!) che mi sembri Italiano/a, Cinese , “NordAfricano/a” , “Nero/a SubSahariano/a” … eccetera !

        • PinoMamet says:

          Fai benissimo efaccio anch’io così, ma se vedessi uno scappare col mio portafoglio credo che telefonando alla polizia gli direi com’è fatto…

          • Francesco says:

            e distruggeresti in un secondo decenni di fregnacce sul fatto che le razze non esistono

            nel senso che non esistono ma sono utilissime lo stesso per riconoscere le persone

            anche se mi vien da ridere pensando a “un negro mi ha scippato” e poi era un indiano … come funziona in questo caso?

          • PinoMamet says:

            A dire il vero non credo che dire “sono stato scippato da un tale di carnagione scura” in sè possa confermare o smentire la teoria delle razze

            (che resta una fregnaccia).

            Sono scemi negli USA, con le loro assurde definizioni tipo “razza caucasica”, ma noi non dobbiamo esserlo altrettanto, eh?

            Comunque credo che scambiare un nero per un indiano
            (che per me poi gli indiani sono sempre stati bianchi solo più o meno abbronzati)
            sia impossibile, tranne che in casi limite come la comunità afro-indiana 😉
            (ne esistono, sono discendenti di ex schiavi e mercenari, e credo siano piuttosto discriminati in India).

            • Francesco says:

              io pensavo a molti indiani scurissimi di pelle visti in televisione, anche se con lineamenti diversi da quelli che per me identificano gli africani

              lo so che le razze non esistono, però funzionano

            • PinoMamet says:

              Dal vivo l’unico “dravidico” che ho conosciuto…
              era una ragazza italianissima, ex fidanzata di mio fratello!
              (ne ha avute mille…)

              un altro che gli assomigliava un po’ era un mio compagno di liceo di origine veneziana
              (tra l’altro il suo cognome- che suona perfettamente italiano- era il modo con cui i colonizzatori inglesi chiamavano i maratha, quindi chissà…)

            • PinoMamet says:

              Ah no, dimenticavo le due sorelle adottive di una mia amica: entrambe del sud dell’India, una “ariana” e una scuretta e riccia, in effetti (la più carina tra l’altro).

  8. Moi says:

    L’ istinto di sopravvivenza / autoconservazione tira fuori le peggiori paure ataviche … io credo che persino Miguel avrebbe più timori ad attraversare da solo un “Campo Nomadi” ove non conosce nessuno in una città del tutto sconosciuta rispetto a un cappannello di Turisti MultiEtnici che aspetta il Bus Turistico a due piani !

  9. Josemar says:

    Bellissimo post e molto utile per una chiarificazione dei pensieri!mi ricorda le suggestioni sull’immaginario, su una delle costruzioni contemporanee del mundus imaginalis, che non hai mai smesso di indagare.
    OT, ma non tanto
    Su uno degli aspetti del mundus imaginalis
    Ci fu un convegno cui mi è sempre dispiaciuto non aver partecipato: mi è venuto in mente perché oggi è morto Giulio Giorello, che lo introduceva. Fu il secondo congresso dell’associazione italiana di studi iberoamericani. Il tema erano le Apocalissi amerindiane, le loro genesi, i loro percorsi. Ci fu l’intervento di Miguel e nel giorno seguente del mio grande professore e amico, mancato anche lui alcuni anni fa, Antonio Melis. Da lui mi feci raccontare qualcosa e anche tu Miguel scrivesti un post.

  10. Moi says:

    Consiglio d’Amministrazione:

    … ………………………………………………………

    Basandomi solo sulle foto, provo a individuare per coordinate il Cinese e l’ Indiano :

    Cinese : X (1) ; Y (1) … non mi è parso difficile

    Indiano : X (2) , Y (1) … questo è più difficile, dovendo andare per esclusione … guardando tutti i soggetti e cmq pur sempre a rischio errore.

  11. Moi says:

    Razza e America … come saprete, è stato “canceled” anche il filmone “Via col Vento” / “Gone with the Wind” (la cui colonna sonora è diventata quella di “Porta a Porta” di Bruno Vespa !) del 1939 … che però NON è “razzista” (pure retroattivamente) ai livelli di
    “The Birth of a Nation” del 1915 !

  12. habsburgicus says:

    esaltato

  13. Moi says:

    Il vero Razzismo di Montanelli (però non certo un caso isolato) penso sia consistitito nella Doppia Morale Coloniale (che NON è mai stata esclusiva o invenzione del Fascismo) tra le “Faccette Bianche” Italiche e le “Faccette Nere” Abissine … ed è qui che NON regge la Difesa del Pupillo Prediletto Marco Travaglio che “Un vero Razzista Maschio NON viene eccitato sessualmente da una Femmina di Razza ritenuta inferiore” … che reggerebbe se parlassimo sempre di donne adulte con possibilità di essere effettivamente consenzienti.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/06/13/montanelli-travaglio-ad-accordidisaccordi-rimuovere-la-statua-a-milano-era-figlio-del-suo-tempo-non-un-razzista/5833925/

    ed è un bel po’ patetico da parte di uno che ha fatto il putiferio che ha fatto per la minorenne di pochi mesi (… non anni, con tutto quel che ciò auxologicamente comporta !) Ruby / Karima e le Olgettine Berlusconi : diciamolo !

    ———————————————————-

    In ogni caso, ripeto che dopo gli Anni Cinquanta del Novecento la sensibilità su “diritti umani individuali/guerra “vae victis” / infanzia / femminilità / sessualità / identità di genere” è cambiata come non mai rispetto a prima … Montanelli aveva una “sensibilità in materia” più simile a un Sumero che a un 15enne odierno !

    • PinoMamet says:

      Moi, mettiamola così:

      esiste il diritto all’oblio, ma può esserci solo se l’interessato (o il suo fan club…) smette di ricordare continuamente il fatto da dimenticare. 😉

      • Francesco says:

        in questo caso io reclamerei il diritto a un serio giudizio storico basato sulla vita del soggetto

        sto litigando con un tizio che ripete ossessivamente che Montanelli fu fascista, cosa vera e ammessa sia da Indro che da noi suoi “tifosi”

        fece anche in tempo a cambiare idee e a rischiare la pelle prima della fine della guerra, quindi mi sembra un elemento di rilevanza molto limitata nel giudicarlo

        giusto?

    • Z. says:

      Non poteva essere razzista, altrimenti non avrebbe comprato una dodicenne…

      Dev’essere la versione FQ di “non sono razzista, tant’è vero che ho una serva africana”.

      • Peucezio says:

        Ma un razzista è uno a cui fanno schifo quelli di altre razze, ma a cui piacciono, purché li schiavizzi e li ponga in una posizione subalterna?

        L’intimità fisica è incompatible col ribrezzo, anche se non è incompatibile con la subalternità.

        Insomma, un po’ di chiarezza logica quando si maneggiano concetti.
        Ma si sa: “razzismo” è una parolina magica: lo scopo non è capire cosa anima davvero le persone, ma creare uno stigma e ogni difesa o distinguo è una forma di complicità.

        • PinoMamet says:

          Peucè, da sempre i razzisti non si fanno problemi a fare sesso con le “razze inferiori”, anzi, il sesso (forzato o imposto in vari modi) è da sempre anche uno degli strumenti dell’oppressione e del potere.
          Non è mica una gran novità.

          • Z. says:

            Insomma, Pino, un po’ di chiarezza logica: chi stupra una ragazza di etnia diversa evidentemente non può essere razzista. Anzi, sarà evidentemente un esempio di fratellanza tra le etnie umane…

          • Peucezio says:

            Non è vero.
            Conosco uomini che non farebbero sesso con donne di colore.
            E viceversa.

            Peraltro il razzismo è cosa diversa dall’oppressione e dal potere, anche se spesso vi si accompagna.
            La tendenza di gruppi umani a sopraffare altri direi che c’è da sempre e un po’ in tutte le società e in tutti i frangenti storici.
            Ma di solito non c’entrava nulla il fenotipo: poteva capitare che il gruppo sottomesso fosse somaticamente diverso, ma se in quel gruppo c’era uno con tratti simili a quelli dell’oppressore, difficilmente veniva risparmiato.
            In tutta l’antichità queste cose sono state all’ordine del giorno.
            Ma l’ossessione di difendere il proprio fenotipo e distinguerlo da quello altrui è uno specifico di alcune società e direi che semmai è minoritario nella storia dell’uomo.

            Poi se vogliamo mischiare tutto con tutto, il classismo, le sopraffazioni dei popoli l’uno ai danni dell’altro, il razzismo biologico, il suprematismo culturale, le disguguaglienze sociali, vabbè… Non capiremo un granché della realtà.

            • PinoMamet says:

              “Conosco uomini che non farebbero sesso con donne di colore.
              E viceversa.”

              vabbè, io una volta ho conosciuto un tale a cui non piacevano i Kinder Bueno.

              Dai, la conoscenza individuale e aneddotica è un conto, ma la realtà è che moltissimi afroamericani (e praticamente tutta la popolazione brasiliana) discendono da donne nere stuprate da razzistissimi padroni bianchi.

              E che Montanelli definiva “docile animaletto” la sua “sposa” e ne descriveva l’odore insopportabile…

              • Mirkhond says:

                Che aspettano a buttare giù la statua?

              • Francesco says:

                lo stupro lo implicate in base alla legislazione attuale. mi pare una solenne forzatura

                a me pare che sposandola il Montanelli abbia già fatto un passo di “civiltà”, con tutto il male che possiamo volere al colonialismo

                bah, non capisco

        • Francesco says:

          perchè lo pubblichi?

          mi sono bastati i primi due paragrafi per inquadrare il mileu di chi scrive e avere più stima per Montanelli

          ma anche a non stimarlo, mi pare roba di levatura infima

          alla pari di un articolo di Feltri o Belpietro, intendo

  14. Notevole:

    https://futurism.com/man-survives-coronavirus-million-hospital-bill

    Man Survives Coronavirus, Gets $1.1 Million Hospital Bill
    by Dan Robitzski
    Michael Flor, who survived a record-setting 62-day hospital stay for the coronavirus, just got hit by a $1.1 million hospital bill.

    Michael Flor, a COVID-19 survivor who holds the unfortunate record for the longest hospital stay linked to the pandemic, just got nailed with the bill. And in a horrifying indictment of the for-profit U.S. healthcare system, the hospital charged more than $1 million for his treatment.

    The 181-page itemized bill — that’s longer than Joseph Conrad’s “Heart of Darkness” — comes to a total of $1,122,501.04, The Seattle Times reports.

    Flor likely won’t have to actually pay the bill, thanks to insurance and government assistance, but its staggering size helps give a sense of the extraordinary cost and magnitude of the coronavirus pandemic’s impact on the health care system.

    The bill reportedly includes over 3,000 items from Flor’s 62-day stay at Swedish Medical Center in Issaquah, Washington. Over a third of the bill — $408,912 — is just for room and board in a sealed-off intensive care unit room. Another $82,215 comes from the 29 days that Flor was intubated with a ventilator.

    “I feel guilty about surviving,” Flor told The Seattle Times. “There’s a sense of ‘why me?’ Why did I deserve all this? Looking at the incredible cost of it all definitely adds to that survivor’s guilt.”

    With Medicare coverage, Flor would normally be responsible for just $6,000 of the bill, The Seattle Times reports. But due to the financial support Congress gave hospitals to help cover COVID-19 expenses, even that small portion might be waived for Flor.

    That support, however, raises serious questions about the healthcare system’s priorities. Slate‘s David Lat wrote last week that his coronavirus treatment costs were also waived — while cancer patients are still being saddled with devastating bills.

    “What you pay as a patient shouldn’t depend, in essence, on whether your disease has a good publicist,” Lat wrote.

    The post Man Survives Coronavirus, Gets $1.1 Million Hospital Bill appeared first on Futurism.

    • Francesco says:

      waived? mica vuole dire “tirati via”, che non glieli hanno fatti pagare?

      perchè se il problema è che diventa esplicito il costo della cura non è un problema, è un elemento di sanità mentale e onestà intellettuale

      non capisco

    • Mauricius Tarvisii says:

      Ma nemmeno all’ospedale di Fontana e Bertolaso costa così tanto curare un malato di Covid! 😀

  15. Mirkhond says:

    Pino

    A proposito di fascismo, questa canzone parla del fascismo romeo, in particolare dei tagmata asfalias, i bataglioni di sicurezza creati dai tedeschi nel 1943-1944 e macchiatisi di atrocità, soprattutto in Morea.
    Cosa dice esattamente la canzone?

    https://youtu.be/y1qBREobPX8

    • PinoMamet says:

      Minchia è lunghissimo!

      Ti traduco l’ultima parte:
      “Voglio la punizione del traditore che ha compiuto questo crimine
      voglio la punizione di chi ha dato l’ordine di morte
      voglio la punizione di quelli che hanno protetto il crimine
      non voglio che mi dia la mano bagnata nel nostro sangue
      non voglio vederli come vecchi, sicuri nelle case
      voglio vederli giudicati qua, su questa piazza”.

      Il video ha varie didascalie tra cui la prima è “i servi di Hitler” e altre che commentano le varie foto (c’è anche la formula del loro giuramento a Hitler, che tira in ballo l’antica Sparta e Leonida…)

      • Mirkhond says:

        I traditori sarebbero gli appartenenti ai tagmata nazistoidi?

      • PinoMamet says:

        Penso di sì…

        • Mirkhond says:

          In sostanza il senso della canzone (che ha una bella melodia, seppure tragica) sarebbe un elogio o una condanna dei tagmata?
          La domanda non è banale, in quanto anche in Rumeli la memoria storica sulla seconda guerra mondiale è divisa e con valutazioni contrapposte sul ruolo della principale resistenza, quella dei comunisti dell’Eam-Elas.
          In Rumeli la guerra durò quasi 10 anni, dall’invasione italiana del 1940 alla sconfitta finale dei comunisti locali nel 1949, e oltre ad una guerra di liberazione nazionale contro Italiani, Tedeschi e Bulgari, fu anche, se non soprattutto, una guerra civile rumelica, tra i comunisti e le varie destre, monarchica, ma anche repubblicana e venizelista.
          A questi, si aggiunsero i tagmata asfalias, creati dai Tedeschi dopo la capitolazione dell’Italia.
          La memoria storica di quei tragici eventi è appunto divisa, con tutte le parti in causa che si accusano a vicenda dei peggiori crimini di guerra.
          Dunque, a destra, c’è chi difende anche i tagmata, e nella cittadina di Meligala, in Morea, ogni anno vi è commemorata la strage di appartenenti ai tagmata oltre a civili, massacrati dai comunisti nel settembre 1944 (tra i 700 e 1100 morti, stando alle cifre più attendibili).
          Un equivalente romeo delle foibe, che fu a lungo commemorata dallo stato tra il 1945 e il 1982, in chiave anticomunista, poi soppressa dal Pasok di Papandreu, e tuttora celebrata dai discendenti delle vittime oltreché dall’estrema destra, che oggi siede in parlamento.

        • PinoMamet says:

          Mah, non so neppure se la canzone sia stata composta per questi fatti, o se l’hanno messa sotto al video semplicemente perché “ci stava”…

  16. Mirkhond says:

    battaglioni

  17. KARL says:

    Altro sintomo del vivere l’individualità invece che una comunità è la tendenza maniacale degli americani a fare causa per qualsiasi motivo, questo molto prima dell’arrivo degli smart-phone.
    Alle lezioni universitarie di economia e marketing gira sempre la storia, non so quanto vera, del tizio che ha fatto causa alla ditta del suo forno a microonde perché nel libretto di istruzioni non c’era specificato che non si possono mettere gatti vivi per asciugarli dopo avergli fatto lo shampoo, cosa che il tizio fece.
    Anche la figura dell’avvocato scalzacani detto ” ambulance chaser” , che si va a cercare i suoi clienti nelle sale d’aspetto dei Pronto Soccorso è una macchietta presente in molti film e serie tv, che da noi non ha un vero omologo, perlomeno non così estremizzata.

    • Z. says:

      Negli anni Ottanta si parlava di cause intentate da genitori i cui figli si erano intossicati mangiando componenti di telefoni. Anche qui non so quanto ci fosse di vero.

    • Francesco says:

      pure nella mia università se ne parlava, di cause assurde intentate e VINTE negli USA

      boh

  18. Francesco says:

    finalmente basta con questi europei rammolliti e apatici!

    “Raid punitivi con kalashnikov
    e spranghe di ferro: a Digione
    guerriglia fra ceceni e maghrebini”

    si torna a sentire odore di Veri Uomini

    giusto Miguel?

    PS la fonte è l’ineffabile Corsera di Cairo

  19. Z. says:

    Come ogni governo, anche questo impiega denaro del contribuente per ispezioni del tutto inutili.

    https://www.iltempo.it/attualita/2020/06/16/news/massimo-carminati-libero-mafia-capitale-motivazioni-tribunale-riesame-decorsi-termini-alfonso-bonafede-23299965/

    Va detto che è probabile che il Ministro pro-tempore non se ne renda conto. Non fa apposta.

  20. Moi says:

    @ MIGUEL … Imperdibile !!!

    ………………………………….

    https://tv.fanpage.it/efe-bal-su-j-k-rowling-la-scrittrice-ha-ragione-io-sono-un-uomo-e-sono-fiera-di-essere-uomo/

    Efe Bal su J.K. Rowling: “La scrittrice ha ragione, io sono un uomo e sono fiera di essere uomo”

    Efe Bal è la transessuale sex-worker più famosa d’Italia. A Fanpage.it commenta le parole di J.K. Rowling, la scrittrice della popolare saga di Harry Potter, che ha riaperto il dibattito sulle identità di genere: “Sostengo la sua posizione. Esistono l’uomo e la donna. Tutto il resto viene dopo”.

    […]

    Io sembro una donna ma guadagno con il mio cazzo. Se qualche deficiente prova ad umiliarmi, mi dà dell’uomo, io confermo e ribadisco: si, sono uomo ma sembro una donna e guadagno soldi con il mio cazzo.

    […]

  21. Moi says:

    https://tv.fanpage.it/vladimir-luxuria-su-j-k-rowling-e-diventata-come-voldemort-che-teorizzava-la-purezza-del-sangue/

    Vladimir Luxuria su J.K. Rowling:

    “È diventata come Voldemort (il SuperVillain stesso della Saga del suo “Arrigo Vasaro” 😉 … ndr) che teorizzava la purezza del sangue”

    • Moi says:

      “La prossima settimana si voterà alla Camera dei Deputati il disegno di legge sulla omotransfobia. 

      Mi auguro che diventi legge, mi auguro che possa spingere verso una maggiore considerazione delle persone transgender. Perché abbiamo ancora tanti problemi, soprattutto riguardo l’accesso al lavoro. E chi usa parole di odio come quelle della Rowling, anche se lei dice che non è odio, nei confronti delle trans, contribuisce alla discriminazione e quindi all’emarginazione sociale. Chi opera per il riconoscimento della dignità femminile di una trans e del suo diritto di far parte del tessuto sociale, di costruirsi una famiglia, sono coloro che fanno in modo che una trans possa avere una prospettiva diversa.”

      [CIT. Ibidem]

  22. Moi says:

    … Vladimiro Guadagno in arte Vladimir Luxuria e JK Rowling sono coetane* 😉 : classe 1965 !

  23. Moi says:

    — J.K. Rowling Sees Herself As Harry Potter, But Is She Really Voldemort ? —

    Dawn Ennis

    Contributor

    Diversity & Inclusion

    I report on the fight for transgender equality and other LGBTQ issues.

    https://www.forbes.com/sites/dawnstaceyennis/2020/06/10/jk-rowling-sees-herself-as-harry-potter-but-is-she-really-voldemort/

    … FORBES, EH !

    • Francesco says:

      Forbes in teoria è una rivista per quelli con i soldi veri … direi di andare ad “allarme rosso” e alzare gli scudi (cit.)

      • Francesco says:

        1) nonostante scriva su Forbes, il livello retorico e intellettuale è pari a quelli dei blog e delle rivistucole online che abbiamo già letto altre volte … a quanto pare essere l’edito LGBTQ+ esime dal controllo qualità

        2) sottolineo solo come NON ci sia mai un tentativo di ragionare con argomenti, solo affermazioni e insulti. Peggio di me!

        3) ma li pagano a parola ‘sti stronzi? o la consapevolezza inconscia di non avere ragioni li spinge alla logorrea estrema?

        🙁

  24. Moi says:

    In Canton Ticino il supermercato toglie i cioccolatini “Moretti” dagli scaffali: “Il loro nome evoca razzismo”In Canton Ticino il supermercato toglie i cioccolatini “Moretti” dagli scaffali: “Il loro nome evoca razzismo”

    La catena svizzera Migros risponde su Twitter a un utente annunciando la decisione di ritirare i dolci al cioccolato prodotti dal 1946 dalla Dubler e battezzati Mohrenkopf, ovvero “teste di moro”

    di LUCIA LANDONI

    https://milano.repubblica.it/cronaca/2020/06/11/news/razzismo_cioccolatini_moretti_canton_ticino_supermercato-258953413/

    PS

    Cosa succederà ai Salumi “Negroni”, all’ AmaroMontenegro e a chi ha “negr+*” nel cognome ?

  25. Luciano Celi says:

    Ho letto e leggo con grande interesse i tuoi post. Qui però mi viene da dire che gli US (per quanto noi europei, in qualche senso, si abbia sempre una certa smania di avvicinarcisi) sono pur sempre gli US e stanno a un oceano di distanza. E’ vero: “tutto i mondo è paese”, ormai l’Occidente è qualcosa di metafisico più che un luogo reale (anche perché dovrebbe essere sempre “occidente” rispetto a qualcosa e alla fine, in un pianeta che è una palla questa cosa alla lunga smette di funzionare…). Ma davvero: quando guardo certe immagini che pare sempre d’essere nella brutta versione di un film di Tarantino – intrisi, per altro, come siamo di quella “cultura” (nel senso sociologico del termine) – beh, penso di essere fortunato e di vivere in un posto diverso, dove (1) come ben descrivi non è che la prima cosa che si fa è tirare fuori il cellulare per fare il video (o almeno: non subito e non sempre); (2) la gente non viene silurata (o “terminata” nel modo in cui dici – in altri sì e posso confermarlo per averlo vissuto, visto che ho lavorato un paio d’anni per una multinazionale “Big Pharma” (che più big non ce n’erano…) americana) per un video che diventa di pubblico dominio su twitter, ecc. ecc. Insomma: da noi il “tasso di esasperazione” almeno per il momento è abbastanza più basso e certe cose non succedono (ancora, o non nel pezzetto di mondo in cui vivo e sono vissuto). Comunque molto interessante…

  26. a proposito di occidentali in Africa… (ma notare che tra le colonie da trombare, c’è anche la Sicilia).

    E’ ora di togliere il Premio Nobel a qualcuno?

    https://www.cairn.info/revue-tumultes-2013-2-page-99.htm

    Dear, vous voulez le petit musicien ? » : c’est en ces termes qu’Oscar Wilde, lors d’une soirée à Alger en 1895, se fit l’initiateur sexuel d’André Gide. Au-delà du caractère abrupt et direct que peut revêtir toute formulation d’un désir de type érotique, l’emploi d’un verbe tel que vouloir marque bien l’attitude de prédation des touristes européens fortunés quant aux indigènes subissant une situation socio-économique désastreuse résultant d’un système colonial inique. Et les décors d’Afrique du Nord deviennent un théâtre à fantasmes qui investissent sexuellement un certain nombre de motifs récurrents. L’investissement érotique homosexuel du Maghreb fait partie de manière plus large d’une reconstitution du monde antique, gréco-latin, notamment sur les plans littéraire et artistique. Tout homosexuel conscient et éclairé revendique alors au tournant du siècle l’héritage antique, et le désir du pédéraste notamment. Gide dans son Journal établit une classification du désir homosexuel : « J’appelle pédéraste celui qui, comme le mot l’indique, s’éprend des jeunes garçons [2]
    [2]Gide, Journal, t. 1, Gallimard, La Pléiade, p. 1091.
    . » Et Gide de se réclamer de cette tendance, en condamnant par ailleurs les homosexuels et les invertis, au nom de la défense d’une relation homosexuelle pédagogique, de type socratique. La photographie érotique homosexuelle de la fin du dix-neuvième siècle, celle des Wilhelm von Gloeden, Guglielmo Pluschöw ou Vincenzo Galdi, prend pour champ la Sicile, parfois la Tunisie, et le peu de vêtements que portent les jeunes modèles tient du mode vestimentaire antique. La plupart du temps, ils sont nus, prenant parfois la pose sur un fond de ruines antiques. La sensualité, le toucher sont soulignés, suggérés, et l’ambiguïté quant à une amitié amoureuse savamment entretenue. Ce monde pré-judéo-chrétien permet la mise en place d’une nudité vécue avec indolence, nonchalance, naturel et une innocence avec laquelle le photographe s’ingénie à jouer. Le désir pédérastique s’est donc inséré au Maghreb à partir de la fin du dix-neuvième siècle dans le cadre plus vaste d’une entreprise idéologique, à savoir, le mythe de l’Afrique latine cher aux Algérianistes (ou inspirateurs de ce mouvement) Louis Bertrand, Louis Lecoq et Jean Pomier, et même à Albert Camus, comme en témoignent Noces ou L’Été. Je dois ici me limiter à deux figures emblématiques des lettres, antithétiques sur un certain nombre de points quant à leur façon de vivre leur désir homosexuel pour les garçons d’Afrique du Nord : André Gide et Jean Sénac.

  27. Dallo stesso testo:

    Monique Nemer dans son essai Corydon citoyen l’écrit : « En fait, et ce n’est pas l’aspect le plus sympathique de Gide, il semblerait que l’âge de ses partenaires diminue à mesure qu’on descend vers le Sud — Italie, Algérie, Égypte [3]
    [3]Monique Nemer, Corydon citoyen, Paris, Gallimard, 2006, p. 96.

    . » Le Maghreb a-t-il représenté pour bon nombre d’éphébophiles européens la terre où se délester de tous ses tabous, considérant en sus que le touriste européen ne considère pas sur le même pied d’égalité les autochtones ? Le désir homosexuel a-t-il donc pu d’une certaine façon conforter l’adhésion au système colonial, à son idéologie ? Il est remarquable que les scrupules moraux de Gide tombent hors d’Europe et que son initiation sexuelle s’épanouisse en Afrique du Nord.

  28. Mirkhond says:

    Messori, anni fa scrisse che i froci occidentali andavano nel Maghreb proprio per avere rapporti omosessuali con gli indigeni, ma poichè quelli volevano essere i dominanti nel rapporto, agli occidentali toccava di fare le “femmine”.

    • Moi says:

      SE passa il DDL Zan-Scalfarotto, va’ là che ti passa la voglia di scrivere quella “F-Word” Italica … SE NON vuoi finire incarcerato e rieducato !

      • Per Moi

        “SE passa il DDL Zan-Scalfarotto, va’ là che ti passa la voglia di scrivere quella “F-Word” Italica … SE NON vuoi finire incarcerato e rieducato !”

        Più che Mirkhond, che non sanno chi sia, credo che vorranno rieducare il proprietario del blog, che non usa mai la “F-Word”, ma permette tranquillamente ad altri di usarla.

        🙂

  29. Comunque prima di attribuire tutto al colonialismo, credo che sia bene fare delle riflessioni antropologiche.

    Pensiamo ad esempio al fatto che tra i nativi americani, i Sioux avevano un ruolo particolare per i maschi omosessuali/effeminati, che avevano degli spazi e ruoli propri.

    Gli Apache invece no.

    Perché i Sioux erano una società gerarchica e patriarcale, in cui gli uomini che “non erano all’altezza” venivano relegati in una sottocategoria, utile per sostenere le fatiche femminili senza concorrere con i “veri” maschi.

    Mentre gli Apache, trovandosi perennemente in guerra, mobilitivano tutti, senza troppe distinzioni tra uomini e donne.

    Va da sé che oggi i “genderisti”, che di antropologia ne sanno meno di mia nonna, dicono che “prima che ci fosse il colonialismo, non esistevano i sessi, e ognuno era del gender che gli/le garbava”.

  30. I paesi arabi non attiravano gli omosessuali solo per motivi “coloniali”: in Egitto ho conosciuto qualche “profugo” europeo, di buona famiglia, che aveva trovato finalmente un luogo in cui poteva vivere liberamente la propria omosessualità.

    Ovviamente aveva qualche soldo in più, ma non era considerato socialmente molto disdicevole per un maschio egiziano “accompagnarsi” a un maschio straniero, almeno da giovane; il sesso tra maschi era una cosa molto meno problematica del sesso tra un uomo e una donna.

  31. Allo stesso modo, in alcune parti del Messico (e solo alcune parti), i “muxe” (che viene dal termine spagnolo “mujer”), maschi che passavano la vita travestiti da donne, erano molto ben accolti.

    Infatti, erano la nave scuola dei giovani maschi, che in questo modo non mettevano a repentaglio la preziosa verginità delle femmine.

    • Mirkhond says:

      E la Chiesa non aveva nulla da ridire?

    • Moi says:

      @ MIGUEL

      Poi c’è il “Bulash” (?) degli Zingari … di cui hai parlato come di un Elemento del Clan Familiare da un lato disprezzato perché “NON-Vero-Uomo”, dall’ altro … apprezzato per l’ utilità di poter difendere le donne (ovviamente altrui, di Maschi possessivi a livelli che fra i Gagé non si vedono più da molti decenni …) senza “insidiarle” .

  32. Moi says:

    Sì, ma torniamo a Noi :

    Zeta e Roberto dicono che il TransAttivismo è una realtà ininfluente … la Rowling che, aseguito d’un paio di click “sbagliati”, da Grande Saggia si ritrova ad essere SuperCattivona nell’ Immaginario parafiabesco popolarissimo che ella stessa (!) ha creato … direi che qualcosina 😉 da ridire ce l’ avrebbe !

    … E direi che qualcosina 😉 da ridire ce l’ avrebbero anche le Atlete Professiniste che si sono ritrovate contro “Avversarie” munite di _ ahem … _… di Cromosoma Y 😉 🙂 😀 !

  33. Moi says:

    la sobria 😉 Analisi del Senatore Leghista Simone Pillon , AntiGenderista formatosi c/o il SuperVillain 😉 AntiGender Avv. Gian Franco Amato , Presidente dell’ Associazione Giuristi per la Vita … e anch’ egli sobriamente 🙂 autoproclamatosi : “Cristero di Chesterton” !

    Dunque , Analisi del Senatore Leghista Simone Pillon :

    ————

    “Seguendo gli ordini di Soros, dell’ONU e della UE, alla Camera è ripreso l’iter della pdl Zan-Scalfarotto per mettere un bavaglio a chiunque combatta per la famiglia.
    Non sarà più possibile dire che i bambini hanno bisogno di mamma e papà (vedi processo al caro amico Giancarlo Ricci).
    Sarà vietato opporsi all’indottrinamento GENDER (vedi processo a mio carico e a carico di Massimo Gandolfini)
    Verrà perseguito penalmente non già chi pratica l’utero in affitto, ma chi oserà opporsi a tale vergognosa pratica.
    Saranno aggrediti i genitori che chiederanno una educazione cristiana dei figli (vedi cosa è successo a Costanza Miriano quando si è opposta alla Disney)
    Qualsiasi voce discordante rispetto al pensiero unico verrà scomunicata, processata, linciata.
    È l’ennesimo, indispensabile, step di un programma ben preciso, che mira ad abbattere la famiglia e a costruire una società di individui isolati e soli, indeterminati, privi di identità e radici.
    Una volta imbavagliata la resistenza, il nazismo elitario dei genderisti non avrà più argine, e potrà raggiungere gli ulteriori step quali legalizzazione utero in affitto, rieducazione gender degli studenti, matrimonio omo, poliamore, clonazione umana, droga libera e così via.
    Daremo battaglia, non per odio di chi abbiamo di fronte, ma per amore di chi abbiamo a casa.”

    [sic]

    • paniscus says:

      “Saranno aggrediti i genitori che chiederanno una educazione cristiana dei figli (vedi cosa è successo a Costanza Miriano quando si è opposta alla Disney)”
      ——–
      Perché, qualcuno ha impedito a questa signora di dare un’educazione cristiana ai propri figli? E in che modo ha potuto farlo?

      Non capisco che cosa significhi il concetto di “CHIEDERE un’educazione cristiana per i propri figli”. A chi dovrebbero chiederla? Non basta prendersi le proprie responsabilità di genitori e pensarci direttamente in famiglia, cosa che nessun ente esterno potrebbe impedire, nemmeno se volesse?

      Evidentemente questa simpaticona (presumo, anche in sintonia con il suo evidentemente degno consorte) voleva che i figli avessero un’educazione cristiana, ma non aveva intenzione di farsene carico personalmente, e pretendeva che ci pensasse qualcun altro (o istituzioni pubbliche, come la scuola, oppure addirittura aziende private, come le multinazionali dell’intrattenimento e della pubblicità).

      Siccome non l’hanno fatto, allora si è autoproclamata “aggredita” e ha piagnucolato di essere stata privata di un diritto, sempre per colpa di qualcun altro.

      Se tu, mamma cristiana, ritieni davvero che i cartoni animati Disney siano contrari all’educazione cristiana, ti prendi le tue responsabilità, e ai figli NON glieli fai vedere, come è tuo diritto di scelta educativa familiare, e possibilimente ti fai il mazzo per spiegare loro il motivo per cui sei contraria, invecce di limitarti a dire che “non si devono vedere perché lo dico io”.

      Ma non vai a piagnucolare che dovrebbe pensarci la Disney a dare ai tuoi figli, al posto tuo, l’educazione cristiana che tu NON sei capace di trasmettere.

      • Francesco says:

        non credo proprio sia il caso della Miriano, che mi pare una che segue abbastanza tanto e bene la prole

        si è un pelino incazzata perchè la Disney, da tranquilla e innocua propinatrice di spettacoli, si sta spostando su posizioni molto meno tranquille e innocue, almeno dal nostro punto di vista

        😉

  34. Moi says:

    la faccenda che mi ero perso, su Costanza Miriano, “Mamma AntiGender” Giornalista e Scrittrice … a differenza della Rowling 😉 , TERFazza Kattiva ab initio :

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/05/07/costanza-miriano-ho-disdetto-labbonamento-a-disney-perche-non-apprezzo-che-la-disney-faccia-propaganda-lgbtq/5794048/

    Costanza Miriano: “Ho disdetto l’abbonamento a Disney+ perché non apprezzo che la Disney faccia propaganda LGBTQ”

  35. Moi says:

    Penso che per i Fans di Harry Potter la Rowling sia la nuova Sentinel Prime !

    “You didn’ betray me … you betrayed yourself !” [cit.] … puro Epos 😉 !

  36. Su una mailing list che frequento, qualcuno scrive finalmente due parole sensate sulla questione Regeni:

    Ricordo che nell’immediatezza del fatto un personaggio, di cui non ricordo il nome, intervistato in una trasmissione diurna di talk politico, disse che la verità ufficiale sulla fine del giovane ricercatore italiano non si sarebbe mai potuta avere, per i rapporti commerciali con l’Egitto, che avrebbero impedito ogni iniziativa forte nei confronti di quel regime. Aveva ragione. Capisco i genitori del ragazzo, che non potranno mai darsi pace, ma non capisco tutti gli altri politici e operatori dell’informazione, cartacea, telematica, televisiva, che continuano a chiedere la “verità” su Regeni. La verità la sappiamo tutti, nessuno escluso, ma non è ‘ufficiale’: sono stati i servizi egiziani, che hanno ritenuto il ricercatore una specie di ‘spia’, o di agitatore clandestino. La verità ufficiale non si avrà mai; ed anche questo lo sanno tutti, perché l’Egitto non ammetterà mai di aver seviziato ed assassinato il giovane italiano.. Non lo può fare perché sarebbe una grave ammissione di colpa. Non lo fa l’Egitto ma non lo fanno neppure le ‘democrazie’ occidentali a noi vicine (caso Itavia, strage di Ustica, causata da un missile, francese o americano, sganciato per colpire un aereo libico dove si riteneva viaggiasse Gheddafi). Per la strage della funivia del Cermis, invece, i nostri padroni americani hanno assolto i loro piloti assassini, dando loro un piccolo buffetto per “ostruzione alla giustizia” e “comportamento inadatto ad un ufficiale”. Ma nessuno, qui in Italia, ha mai chiesto la rottura con i nostri ‘amici’ francesi o americani: le vittime degli Stati non sono tutte le stesse. Anche se si rompessero le relazioni, commerciali, diplomatiche, militari, con l’Egitto, non cambierebbe nulla, perché l’Egitto non ammetterebbe mai nulla di imbarazzante sul caso Regeni. Allora decidiamoci: o rompiamo con l’Egitto, con tutte le previste conseguenze, oppure smettiamola col tormentone “verità”.

    • Francesco says:

      nel caso del Cermis, neppure i cattivi tedeschi tirarono troppo la corda con gli americani

      che ci fecero una figura di merda colossale, sia come singoli piloti criminalmente minchioni che come istituzioni pubbliche

  37. Moi says:

    Più che altro, la Disney è da sempre (dacché esiste una “Industria dell’ Intrattenimento”… cioè, appunto, “da sempre” inteso contestualmente !) quanto di più “commerciale” e “conformista” si possa immaginare …

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