“Piantatemi, perché renderò più lieve la vostra vita”

Io non sono mai stato appassionato di fantascienza.

Però mi piacerebbe fare un viaggio indietro nel tempo, e ispirare qualche scrittore degli Anni Settanta a scrivere un racconto ambientato a Firenze, nel maggio del 2020.

In quel lontano e inimmaginabile futuro, facciamo finta che esista una giusta legge che cerchi di scoraggiare i giovani dallo scassarsi i polmoni fumando.

La giusta legge dice che è responsabilità dei tabaccai, controllare l’età dei loro clienti.

Ma i tabaccai hanno trovato il modo di guadagnare ventiquattr’ore al giorno, sette giorni la settimana, piazzando delle macchinette distribuiscisigarette davanti alle loro botteghe, così incassano pure quando dormono.

Però come fanno i tabaccai mentre dormono, a controllare l’età degli avventori?

Per questo minuscolo e avido bisogno, ricorrono, come tutti, a IAP, l’Intelligenza Artificiale Planetaria.

Cerchiamo di metterci nei panni di questa strana creatura.

A differenza di ogni ente che abbia mai creato la natura, IAP è un essere invisibile simultaneamente onnipresente e potenzialmente immortale, che si alimenta di due cose che non si vedono e non si toccano: elettricità e qualunque sorta di informazioni.

IAP ha capito sin da quando era molto giovane che gli umani amano la comodità, e per farsi nutrire, lei ha scelto la stessa strategia del papavero da oppio, il papaver somniferum:

piantatemi, perché renderò più lieve la vostra vita.

Dire che IAP “ha capito”, “sa”, non è antropomorfizzazione.

Di IAP non possiamo dire se ci ama o ci odia.

Più probabilmente deciderà un giorno che preferisce usare le nostre molecole per qualche altro scopo.

Possiamo solo dire che è per definizione intelligente e sa ciò che vuole.

Peccato che non possiamo affatto sapere cosa vuole.

Ora, tra i miliardi di individui che trovano tanto comodo nutrire IAP, ci sono anche i tabaccai.

Nella sua strategia evolutiva, IAP ha pensato bene di diversificarsi: per ogni essere umano, lei sarà ciò che lui e solo lui trova comodo.

Se noi pensassimo a IAP come a un unico dispositivo, schiatteremmo di paura: quindi, siccome lei è intelligente, ci si presenta di volta in volta, solo come questa piccola cosa che ci rende più facile fare questo o quell’altro.

Eppure, i miliardi di tentacoli diversi di IAP potrebbero unirsi tutti, in un unico essere, in un istante, letteralmente con la velocità della luce (nella fantasia del mio racconto, sarà il momento della singolarità).

Sempre nel mio racconto distopico, ambientato nella Firenze del 2020, il mio personaggio immaginario se ne sta a spasso verso il tramonto, in mezzo a una folla di gente mascherata (vabbè, ho capito che c’è un limite alla fantasia, ma immaginatevela lo stesso).

A un certo punto, il protagonista si trova a fissare una macchinetta.

La macchinetta sta sulla parete di una bottega chiusa, ed è ricoperta di colori seducenti e cuoricini.

E la macchinetta, che dà del tu a tutti (siamo nel 2020, mica nel 1920, siamo tutti inclusivi), invita/ordina il fumatore a recarsi di giorno dal Tabaccaio Amico e registrare la sua impronta digitale.

In cambio della sua impronta digitale, IAP lo aiuterà a superare la sua crisi di astinenza da nicotina in qualunque momento della notte.

Fa proprio tanto comodo a tutti.

Ecco, nel racconto ci vedrei bene un’illustrazione come questa:

Scusate, non vi volevo spaventare!

This entry was posted in ambiente, ciberdominio, riflessioni sul dominio and tagged , . Bookmark the permalink.

31 Responses to “Piantatemi, perché renderò più lieve la vostra vita”

  1. Nigredo says:

    Questa non l’avevo ancora vista… Finora si usava la tessera sanitaria, da cui può sapere l’età.
    Comunque per adesso non è il caso di aver paura, ci vorrà parecchio tempo, sempre che si arrivi davvero a IAP.
    Si procederà per gradi, iniziando dalle famose smart cities.
    Qualcosa si muove già a singapore e altri posti in oriente, cina compresa.
    Da noi appariranno sempre più aggeggi come quelli per le sigarette, quartieri quasi smart e tutto il resto dumb. Servirà la copertura delle migliaia di satelliti nonché reti decenti anche a terra, e in italia siamo lontani.
    Ma come i ladri evolvono con i sistemi antifurto pure l’hacking evolverà, ed è facile immaginare situazioni da schermo blu della morte generalizzate, o almeno in qualche smart zona. Queste situazioni assomiglieranno ai famosi blackout, forse saranno anche peggio. E daranno parecchio da pensare sull’opportunità di investire così tanto.
    Un’altra cosa di cui sono di sicuro già coscienti i mega manager è il problema “programmatori”, ma visto che non c’è soluzione non se ne parla neanche.
    Vi faccio un esempio:
    nell ’85 lavoravo in una fabbrica di antifurti, il boss dell’ufficio tecnico decide che bisognava tenere sotto controllo l’entrata dell’ufficio e mi fa fare un cazzillo che apre la porta digitando un pin su una tastierina, con la possibilità per ognuno degli abilitati di cambiarselo etc.
    Naturalmente la cosa è stressante, i mugugni crescono. Ma io avevo già fatto in modo che bastasse tenere un certo tasto per 5 scondi di fila per aprire, con il tempo la voce si è sparsa e la combinazione la si usava solo se c’era presente il boss.
    In qualche maniera alla fine è venuto fuori, mi hanno sgridato etc, ma poi hanno abbandonato l’idea 😀

  2. PinoMamet says:

    Tutte le volte che vado a prendere le sigarette per mio fratello- e uso la tessera sanitaria- c’è questa voce che mi chiede di andare dentro a lasciare la mia impronta digitale.
    Non l’ho mai fatto e non ne vedo il motivo
    (la mia impronta peraltro è già registrata nei gangli dell’Intelligenza Universale, me la presero elettronicamente per il rinnovo del passaporto).

    A dire il vero io sono sempre entrato in tabaccheria a parlare col tabaccaio in carne e ossa, che poi è il cognato della fiorista che poi è la moglie dell’amico di mio padre, ma ultimamente tra file, mascherine, maniaci dell’ordine ecc. è diventato più comodo usare il distributore fuori.

  3. Karl says:

    Come autori per un simile romanzo distopico ci vedrei bene le buonanime di Philip Dick e James Ballard. In molti dei loro racconti sono presenti queste tematiche.
    In particolare Ballard, intuì la presenza sempre più invasiva di quello che lui chiama :
    “… global umbrella which is now sealed itself around the planet and virtually created a secondary reality ,,,” .
    Consiglio di vedere la sua intervista : https://www.youtube.com/watch?v=xyZPRL90hNY&t=229s

  4. Nigredo says:

    Peccato che non possiamo affatto sapere cosa vuole.

    Beh, ovviamente non “vuole” niente, al massimo esibirà dei criteri preferenziali che gli verranno implementati da noi.
    Cioè avrà vaghe propensioni per l’efficienza/razionalità, che dovranno essere costantemente aggiornate per non provocare disastri, che però ci saranno comunque.
    Mettere davvero a punto IAP costerà lacrime e sangue, dubito che quelle amebe che coltivano queste manie riusciranno a convincere abbastanza gente sull’opportunità della cosa.

    • Per Nigredo

      “Beh, ovviamente non “vuole” niente, al massimo esibirà dei criteri preferenziali che gli verranno implementati da noi.”

      nel mio racconto di fantascienza, IAP “vuole” nel senso darwiniano.

      Che in altri casi è un’antropomorfizzazione: una pianta “vuole” riprodursi e quindi secerne un liquido che piace alle api.

      Anche IAP fa così, solo che il liquido che offre agli umani è intelligente per definizione.

    • Per Nigredo

      “Cioè avrà vaghe propensioni per l’efficienza/razionalità, che dovranno essere costantemente aggiornate per non provocare disastri, che però ci saranno comunque.”

      Certo. Però, partiamo da una cosa facile da dimenticare: IAP è unica.

      Tutto ciò che separa il tuo conto in banca dalle telecamere per strada o dai dati dell’ospedale sono delle password.

      Quindi, le “propensioni” di IAP saranno l’esito di tutti i “criteri preferenziali” immessi dagli esseri umani.

      E il “criterio preferenziale” impostato da tutti (me compreso) è, “fai presto a raggiungere il risultato!”

      E quel risultato è la somma di tutti i desideri – in larghissima parte distruttivi – della specie umana in questo istante.

      • Francesco says:

        >>> Tutto ciò che separa il tuo conto in banca dalle telecamere per strada o dai dati dell’ospedale sono delle password.

        veramente tutto ciò che unisce cc, telecamere, ospedali etc è Internette MA non so cosa altro abbiano in comune e se siano “fisicamente” in grado di collegarsi tra loro.

        del resto il massimo lo ottengono sistemi di auto-spionaggio come i Social media, no?

        ma chiedo a chi ne sa, io sono nato con le macchine da scrivere, meccaniche, so’ vecchio

    • Nigredo says:

      Nei romanzi è possibile tutto e il contrario di tutto, che abbia senso o no è ininfluente ed è anzi desiderabile la mancanza di senso, come sostenuto da chi ha scritto sull’arte di scrivere romanzi.
      Ma se rimaniamo fuori dei romanzi ci annoiamo e in più s’addacampà, da qui la necessità di vendere fumo, visto che l’inventiva vera è finita negli anni ’70.
      E il trend più fumoso è l’AI, o ciò che verrà spacciato per tale.
      In questo senso si vedranno un sacco di cose e si punterà su quello che dici, che sembri rendere la vita comodosa e chic. Nonché e su più larga scala, sulle applicazioni militari di una simil intelligenza che può essere vantaggiosa in molti casi.
      Ma l’integrazione totale non è possibile, non su questo pianeta, finché ci saremo noi, e solo avvicinarcisi ci escluderà, per cui si otterrebbe una specie di giostra che girerà da sola, non si sa per quanto.

  5. Peucezio says:

    Io ero rimasto alla tessera sanitaria.

  6. Moi says:

    … le impronte di gni machio adulto nato prima del 1987 ce le ha giàl’ Esercito Italiano , andassero a fare in culo le NaziFemministe che NON lo sanno e i Simps & Manginas nati prima del 1987 che fingono di non ricordarlo e mentono sapendo di mentire asserendo che le avrebbe richieste la Bossi-Fini solo per gli Immigrati !

    • PinoMamet says:

      Ma sì, il foglietto dove hanno le mie sarà già stato rosicchiato dai topi…

      (Ma non sei obbligato a parlare sempre di simp e femministe!!)

      • Per PinoMamet

        “(Ma non sei obbligato a parlare sempre di simp e femministe!!)”

        Questo è il prezzo che bisogna pagare per avere Moi con noi.

        Io lo pago volentieri, viste le incredibili perle che questo castronauta (grazie Zeta!) riesce a pescare.

        Gli devo ormai molti post.

  7. guido doria says:

    L’uomo ad una dimensione H. Marcuse anno 1964
    IA Hal 9000 Kubrick anno 1968

  8. Z. says:

    In effetti, come scrisse Miguel tempo addietro, la quasi totalità degli scrittori di fantascienza non immaginava certo un’evoluzione così rapida nello scambio di dati e informazioni in ogni sua forma: non parlo solo di raccolta massiva di dati – non era facile da prevedere – ma in generale di telecomunicazioni.

    Questo continuava ad essere vero anche soltanto pochi decenni fa. Nell’ambientazione di Cyberpunk 2020, un gioco di ruolo ideato nella seconda metà degli anni Ottanta, i computer (o equivalenti) erano fissi; non esistevano nemmeno i telefoni cellulari; i quotidiani in rete esistevano, ma gli utenti li stampavano inserendo un gettone in colonnine tipo punti telefono in strada…

  9. Nigredo says:

    Beh, però in odissea 2001 ci sono i tablet per leggere i giornali.
    L’ho visto 2 volte e tutte e 2 le volte mi stavo svenando dalla noia per cui mi sono sfuggite un sacco di cose. Dovrei riprovarci, magari scaricandomi il video, così potrei guardarlo a spizzichi.

    • Roberto says:

      Non ho ancora conosciuto nessuno al quale sia piaciuto odissea nello spazio
      🙂

      • Z. says:

        io ne ho conosciuti, ma mentivano…

        • Nigredo says:

          Essì eh, guai a dire che il mitico Kubrik faceva film del cazzo, rischi grosso 😀

          • Roberto says:

            A parte shining e full métal jacket che ho adorato, il resto è noia a livelli mitologici (nel senso che è il Dio della noia)

          • Z. says:

            A me piacque molto anche Arancia Meccanica, e soprattutto Il dottor Stranamore.

            Shining, ultimamente, l’ho trovato molto invecchiato. Ma forse è perché i nostri gusti sono diventati via via più sofisticati, anche grazie a Shining peraltro.

          • Nigredo says:

            Anche a me è piaciuto Arancia meccanica, visto 2 o 3 volte.
            Mentre Stranamore mi ha annoiato parecchio. Shining e Full metal faccio questione di non guardarli !

            • PinoMamet says:

              Shining secondo merita: è un bel film horror, non riesco a vederci niente di particolarmente “mitico” nel senso di come è raccontato (capolavorone ecc.), sicuramente è invecchiato come dice Z. e sicuramente è diverso dal romanzo di S. King.

              Full Metal Jacket merita soprattutto per la prima parte, ma anche questa è talmente nota che è come se l’avessi già vista…

            • PinoMamet says:

              Secondo me*

            • Nigredo says:

              Ho smesso di andare al cinema nel ’91.
              Da allora avrò visto al massimo 15 film, sul pc, tra cui Stranamore, perché mi ero stufato di leggere citazioni. Ma ho capito che kubrik è soprattutto una religione e che le citazioni che trovi in giro sono sufficienti.
              Di questi 15 7 o 8 sono film russi in russo, con sottotoli in inglese, perché faccio finta di studiare il russo. Gli altri per curiosità derivata da citazioni.
              Ma in fondo sono allergico ai film, ogni volta che ne vedo uno rimango sballato per 2 o 3 giorni.

        • PinoMamet says:

          OMDAZ-R-N

          bella la fotografia, belle le riprese, begli gli effetti, bella la colonna sonora, bello tutto…

          ma una palla pazzesca!!

          • Mauricius Tarvisii says:

            Solo per il finale va evitato. A meno che uno non stacchi allo spegnimento di Hal, allora forse è anche sopportabile.

            • Moi says:

              … NON spoilerare, SE qualche Giovincello di quelli che considerano Harry Potter alla stregua d’ un Testo Sacro 😉 , sta lurkando ! 😉

              … Anche perché come MIGUEL ben sa, dopo il conclamato TERFismo della Rowling squadernato su Facebook, sono iniziate delle sofferte Apostasie !

  10. Nigredo says:

    Poi c’è The machine stops, di E.M. Forster che è del 1909. Certi aspetti sono rudimentali, è tutto comandato da pulsanti, ma ci sono teleconferenze e la conoscenza, che è l’ossessione della gente (le idee), è consultabile dalla propria cella.

    • Per Nigredo

      “The Machine Stops”

      appena me lo hai segnalato, me lo sono scaricato.

      Anno 1909.

      E inizia con queste incredibili parole:

      “Imagine, if you can, a small room, hexagonal in shape, like the cell of a bee. It is lighted neither by window nor by lamp, yet it is filled with a soft radiance. There are no apertures for ventilation, yet the air is fresh. There are no musical instruments, and yet, at the moment that my meditation opens, this room is throbbing with melodious sounds. An armchair is in the centre, by its side a reading-desk-that is all the furniture. And in the armchair there sits a swaddled lump of flesh-a woman, about five feet high, with a face as white as a fungus. It is to her that the little room belongs.”

      Grazie

  11. Moi says:

    @ MIGUEL (& @ i Legulei)

    “Every time you pull the trigger, you need to assume that there is a Lawyer riding on every bullet !”

    Jan Morgan

    [cit.]

    https://www.youtube.com/watch?v=lS0kElLosNw

    Use a gun in self-defense and you’ll still end up in court?

    ‘The Gun Cave’ Indoor Firing Range Owner Jan Morgan on the potential legal fallout from using a gun in self-defense.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *