Terrorismo laicista

Otto anni fa misi sul blog un post che parlava di un fatto di cronaca. L’altro giorno, mi ha scritto l’avvocato del protagonista, chiedendomi di togliere il post, per rispetto al diritto all’oblio del suo cliente.

Lo faccio molto volentieri, anche se restano in rete centinaia di altri riferimenti al caso, ma pazienza…

Però siccome la faccenda ha dei risvolti interessanti per come costruiamo quella cosa vaga che viene chiamata “terrorismo”, riporto qui il post, riscritto in modo da rendere irriconoscibile il protagonista.

Qualche giorno fa [siamo nel 2012], in una cittadina dell’Italia settentrionale, il signor R.P. ha ucciso a coltellate un sagrestano.

I media ci raccontano che prima del delitto, R.P. si era presentato nella redazione del quotidiano locale, indossando “una cuffia da piscina”, e dichiarando ai giornalisti di voler svelare  il «segreto della Chiesa».

Ora, la cosa interessante è che gli investigatori escludevano “attriti personali” con la vittima, e attribuivano il movente alle “convinzioni anticlericali” di R.P.

R.P. stampava e vendeva per strada libretti con i sui versi, dal contenuto presumiamo anticlericale.

Da tutto questo apprendiamo tre cose.

Uno, che il delitto ha un preciso movente ideologico, peraltro confermato quando R.P. ha confessato alla polizia.

Due, che il delitto ha solo moventi ideologici.

Terzo, che il signor R.P., come tutti coloro che indossano cuffie da piscina nei luoghi sbagliati, verrebbe definito matto.

E questo terzo fatto, da solo, annulla i primi due.

Esistono omicidi di prima categoria, e omicidi di seconda.

Pensiamo al potenziale mediatico dell’omicidio in questione.

Un uomo si reca presso la redazione del quotidiano della città, dichiarandosi in guerra con un preciso gruppo religioso; poi uccide una persona, la cui unica colpa consiste nel fatto che è un esponente di quel gruppo religioso; e una volta arrestato, ribadisce con decisione le proprie motivazioni ideologiche.

Sono evidenti le analogie con le azioni di due omicidi che hanno colpito talmente l’attenzione dei media, che basta dire i loro nomi: Anders Behring Breivik   e Gianluca Casseri.

Turbare i rapporti tra gruppi etnici/religiosi/comportamentali è in questo momento la forma suprema di offesa allo Stato, e quindi un’azione in cui gli accusati devono sottoporsi a un doppio processo: quello giudiziario e quello mediatico.

I media hanno analizzato gli scritti sia di Breivik che di Casseri, almeno negli strati superficiali; e hanno cercato, in una maniera un po’ complottistica e un po’ inquisitoria, di scovare chiunque avesse avuto rapporti con loro.

Il caso R.P., primo omicidio in Italia da molti anni, di un esponente della Chiesa cattolica per motivi apertamente religiosi, avrebbe potuto costituire un caso eccitante almeno quanto la stella a cinque punte che qualcuno in vena di scherzi ha disegnato per onorare il sindaco di Firenze.

Ma R.P. è matto.

La prova, oltre che nella cuffia, sta nel fatto che era occasionalmente in cura presso i servizi psichiatrici.

Il delitto è così non solo spiegato, è anche annullato. Se cercate in rete il delitto, vedrete come interi paragrafi ricorrano quasi identici sui siti di vari quotidiani; e come la vicenda non esca dalla rete dei notiziari – non ci sono blogger che la commentino, non ci sono esponenti politici che esprimano sdegno, nulla.

La “pazzia” chiarisce da sola il fatto.

Il problema è che la pazzia (concedetemi questo termine volutamente vago e non scientifico) è esattamente il contrario della “chiarezza”. Possiamo elaborare liste di sintomi, ma la definizione più semplice di pazzia potrebbe essere, una mente che vaga in luoghi dove non riusciamo a seguirla. La pazzia quindi non chiarisce proprio nulla, ma aumenta il mistero.

Sono tante le persone, la cui mente si fa fatica a seguire.[1]

Cosa distingue R.P. da Casseri e Breivik?

Probabilmente parecchio, nel senso che non ci sono due matti uguali al mondo: esistono mille luoghi, belli e brutti, in cui la mente può andare diversi da quel particolare consenso che costituisce il grande Luogo Comune.

R.P. è diverso da Casseri e Breivik, perché è un matto certificato.

Che poi, in mancanza di criteri oggettivi, “matto” vuol dire semplicemente che qualcuno che si ritiene non matto, gli ha attribuito questa qualifica.

E’ la certificazione, allora, che cambia la natura del delitto.

La pazzia  diventa essa stessa il senso del delitto; e in questo modo lo svuota di ogni altro possibile senso. Il matto da una parte cessa di essere colpevole; ma questo avviene al prezzo dell’umiliazione suprema: la società non lo ritiene degno di essere colpevole.

Questo si è visto in maniera assolutamente prevedibile nel caso della strage di Gianluca Casseri a Firenze: la gente normale, a differenza dei matti, è sempre prevedibile.

A destra, si sosteneva che Casseri era Matto. A sinistra, che faceva parte del Complotto.

In un certo senso, è evidente che Breivik e Casseri erano dei matti, nel senso che si sono distrutti la vita agendo in maniera clamorosamente controproducente proprio per gli ideali che sostenevano; e una definizione diffusa del “pazzo”, molto diversa dalla mia, è proprio, persona pericolosa per sé e per gli altri.

Ma una volta data l’etichetta, non abbiamo ancora capito niente.

R.P. verrà poi assolto per “vizio totale di mente” e perché “non in grado di intendere o volere” (ma di scrivere poesie, evidentemente sì). E proprio per questo motivo, verrà condannato a cinque anni di clinica psichiatrica.

Nota:

[1] Penso ad esempio a un matematico statunitense che conobbi anni fa, che era anche cannibale. Nel senso che per migliorare le proprie condizioni spirituali, mangiava minuscole reliquie di santi. Tutto sommato, sapeva anche teorizzare elegantemente questa insolita dieta.

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44 Responses to Terrorismo laicista

  1. Mirkhond says:

    Il cannibale di reliquie è finito in manicomio?

  2. Mirkhond says:

    La mente umana è un mistero, nonostante un secolo di studi psichiatrici al riguardo.

    • Peucezio says:

      Non credere. Probabilmente comportamenti del genere hanno spiegazioni scientifiche più banali di quello che penseremmo.

  3. Moi says:

    … e Brenton Tarrant in Nuova Zelanda dove lo metti ?!

    … In un giorno in cui Greta Thunberg avrebbe dovuto avere il 100% dei titoli di Main Stream, lui riuscì a prendersi l’ altro 50% !

    • Per Moi

      ” e Brenton Tarrant in Nuova Zelanda dove lo metti ?!”

      E molti altri (anche “islamisti”): calcola che io il post l’ho scritto nel 2012, ho solo anonimizzato un po’ la vicenda.

  4. Moi says:

    Fra l’ altro Luca Casseri aveva _ dal proprio punto di vista _ un “movente” di Rappresaglia Dieci a Uno (per altro fallito) contro “i Negri Stupratori Cannibali Amici della Boldrini” … Brenton Tarrant, invece, ha agito lucidamente in maniera molto più simile ad Anders Breivik !

    Quest’ultimo ha eliminato decine e decine di Adolescenti che avrebbero costituito la Futura Classe Dirigente Traditrice della Norvegia … lo Smitragliatore di Christchurch volle e riuscì a, per la prima volta nella Storia Recente dell’ Occidente , eliminare dei Musulmani colpevoli di esistere in quanto tali, per vendicare i Morti Occidentali per Mano Terrorista Islamica dal 2001 al 2019 !

    • Moi says:

      … una cinquantina in due Moschee , dopo essersi allenato ai videogiochi on-line e , provando le stesse emozioni con bersagli umani vivi, per la prima volta nella Storia, in Diretta Facebok !

    • Per Moi

      Tarrant e Breivik avevano una strategia.

      Ora, dovremmo separare la questione, “quanto è intelligente una strategia?” da “quanto è violenta?”

      Una strategia può essere violenta e stupida, violenta e intelligente, non violenta e stupida, non violenta e intelligente; o aggressiva e intelligente, o aggressiva e stupida (dove per “aggressivo” intendo ad esempio mandare petizioni e proteste urlate quando un nostro avversario dice una frase ritenuta antipatica).

  5. guido doria says:

    E’ ” Matto ” chi non supera il ” test di realtà ”
    ma cos’è la realtà

    • Roberto says:

      C’era una vignetta di lupo Alberto in cui la talpa si domandava “e se fossimo tutti il sogno di un ubriaco?”

      • Peucezio says:

        La cosa che mi sorprende sempre in queste affermazioni è che venga in mente di dire che la realtà è un sogno ALTRUI, non proprio.
        Quando mai i personaggi dei sogni, sognatore escluso, hanno vita e coscienza propria?
        Mentre ipotizzare che, così come il sogno è un’illusione all’interno della realtà effettiva, questa sia a sua volta un’illusione all’interno di una realtà ancora più reale (o forse quella reale tout court) è perfettamente ragionevole.

        D’altronde ricordate i famosi tre sogni concentrici di Carlo Monni, ripresi poi da Christopher Nolan in Inception (molto meno efficace della gag di Monni)?

        • Z. says:

          Peucezio,

          — Quando mai i personaggi dei sogni, sognatore escluso, hanno vita e coscienza propria? —

          Non hai tutti i torti.

          • Moi says:

            … è vero anche che trattasi di un’ immagine sputtanata dai Pastafariani e Nerd Similari, purtroppo !

            • Peucezio says:

              Quale?

              • Moi says:

                … la nerdata che viviamo nella sbronza di un ubruaco da spaghetti con “meatballs” (lungi da me chiamare “polpette” per giunta “alla Bolognese” tal scempio) e birra …

  6. maffeia says:

    Devo dire che l’avvocato è stato molto bravo. Cercando su Google l’omicidio del sagrestano da parte di xxxx, compaiono pochi risultati. La maggior parte di questi pochi risultati porta a pagine rimosse.
    Se mai mi dovesse servire cancellare informazioni su di me online, ti chiederò il nome di quest’avvocato.

    • Per maffeia

      Per rispetto del poveretto che ha commesso l’omicidio, ho tolto il cognome che avevi messo.

      Probabilmente molti avranno fatto il mio stesso ragionamento, inutile infierire.

      • maffeia says:

        Più che giusto, scusa se ti ho portato a correggere il mio post.
        Nel frattempo, ho fatto una riflessione sulla cancellazione di tutte quelle pagine. Se può essere giusto il diritto alla riservatezza da parte dell’assassino, trovo poco corretto cancellare la memoria dell’assassinato. Da quanto ho potuto capire, un povero sagrestano ucciso unicamente perché stava svolgendo il suo onesto lavoro.

        • Mauricius Tarvisii says:

          A me in effetti inquieta molto pensare che ad un certo punto diventa vietato parlare pubblicamente della morte di qualcuno. Parliamo della morte, non delle stronzate scritte su internet.

        • Per maffeia

          “Se può essere giusto il diritto alla riservatezza da parte dell’assassino, trovo poco corretto cancellare la memoria dell’assassinato.”

          Una domanda interessante.

        • Z. says:

          Non condivido l’obbligo di dimenticare l’assassinato, ma neppure il diritto alla riservatezza dell’assassino.

        • Peucezio says:

          Io collegherei la cosa alla durata della pena.
          Se uno ha scontato i suoi anni di carcere ed è uscito, la riabilitazione deve essere a tutti i livelli: se gli rimane addosso la fama dell’assassino, è una sorta di ergastolo morale.

          • Z. says:

            Capisco il punto. Ma se così fosse di chiunque ricevesse la sospensione condizionale non si potrebbe neppure parlare.

            Questo né prima della sentenza (poiché si presume innocente) né dopo (perché non gli residua pena da scontare).

            • Peucezio says:

              Allora si stabilisce un tempo ragionevole per il caso della condizionale.

              Insomma, secondo me, meno si parla dei cazzi degli altri, meglio è e anche l’uomo più feroce ha diritto, se non dimostra di essere recidivo e non pentito, a una riabilitazione sociale piena.

              • Moi says:

                Io sono per le reintroduzione della Morte Civile …

              • Z. says:

                Vie di mezzo quassù mai, eh!

                Cosa dovrebbe prevedere, a tuo giudizio, la morte civile? E a carico di chi vorresti fosse prevista?

            • Z. says:

              Peucezio,

              — e anche l’uomo più feroce ha diritto, se non dimostra di essere recidivo e non pentito, a una riabilitazione sociale piena. —

              Sono d’accordo, come puoi immaginare. Per questo comprendo il problema.

              Sono molto scettico però su di un sistema che vieta di conservare memoria degli eventi, imponendo ai cittadini di dimenticare per legge. Un oblio peraltro inevitabilmente sghembo, parziale e discriminatorio.

              No, non credo dovrebbe proprio esistere, il “diritto all’oblio”.

              • paniscus says:

                Ma il problema non sta nel “diritto all’oblio”, bensì nel suo esatto contrario: dove sta scritto che tutti debbano avere il diritto a sapere tutto di tutti gli altri?

                E che chi vuole richiedere limitazioni a questa prassi debba fare richiesta esplicita, oltretutto pagando avvocati?

              • Z. says:

                Prof, chi vuole attivarsi per tutelare un proprio diritto deve, appunto, attivarsi. Non ci vedo nulla di strano: e in questo caso può farlo anche senza avvocato, peraltro.

                Un omicidio non è poi un fatto qualunque, e non vedo ragioni valide né per impedire che se ne parli né per imporre ad alcuni di dimenticarlo o di comunicare la cosa ad altri.

                Che facciamo, incendiamo le emeroteche, e magari pure i diari privati?

                Mah…

              • Mauricius Tarvisii says:

                Dovremmo istituire un ministero apposito che si cura di cancellare tutte le tracce di avvenimenti passati da banche dati, emeroteche, archivi e compagnia cantando. “L’ignoranza è forza” potrebbe essere un buon motto.

              • Peucezio says:

                In realtà basterebbe che per legge tutti i mezzi di comunicazione potessero usare solo le iniziali o degli pseudonimi stile Mario Rossi ogni volta che parlano di casi di cronaca che coinvolgono persone non famose (per loro scelta).
                La gente del posto, del quartiere, probabilmente lo saprebbe, così come lo saprebbero sicuramente le persone coinvolte nel processo, ma la cosa rimarrebbe circoscritta.

                Oggi una cosa così viene considerata un’eresia assoluta, ma si sarà pensato lo stesso dei primi che hanno messo in discussione la schiavitù o la pena di morte.

                Io ho sempre trovato di un’invadenza intollerabile e violenta il diritto che hanno i media di occuparsi di persone private che non hanno scelto di trovarsi alla ribalta della cronaca.

              • Z. says:

                Non solo significherebbe distruggere una quantità epica di attività, di posti di lavoro. Trovare notizie, per chi conosce le persone giuste, non è così difficile.

                Servirebbe personale dedicato alla soppressione continua e costante delle comunicazioni per iscritto, via web, via email, dei diari personali e così via.

                Il tutto per creare notevoli asimmetrie informative tra chi comunque può recuperare le notizie e chi ne è tagliato fuori.

                Non credo che vedremo applicato un sistema del genere, insomma.

  7. Z. says:

    È un pochino che non sentivo gli economisti alle vongole spiegarci che bisogna fare come l’Argentina.

    https://www.google.com/amp/s/www.repubblica.it/economia/finanza/2020/05/23/news/argentina_scade_il_termine_di_pagamento_dei_creditori_e_il_nono_default_della_sua_storia-257420840/amp/

    Il precedente governo italiano era sulla buona strada, ma il suo capo ha pensato bene di squagliarsela sul più bello…

    • Z. says:

      Dai, non può averlo detto davvero. È una bufala.

      Dimmi che è una bufala.

      • Mauricius Tarvisii says:

        Il bello è che prima lo ha detto in un modo per cui potevi pensare “si è espresso male”, ma poi l’ultima frase ti fa capire oltre ogni dubbio che non aveva proprio capito un cazzo.

      • Peucezio says:

        Che poi in realtà, al di là dello svarione di Gallera, mica si capisce come si fa a scollegare un valore del genere da un’unità di tempo.

        Cioè tu puoi dire che mediamente una persona ne infetta mezza (meno male che Gallera non ha detto che per poter essere contagiato, devono prima tagliarti a metà 😀 ) se da 100.000 contagiati si passa a 150.000 contagiati. Ma in quanto tempo? Un giorno, un mese, un anno…?
        Dice “durante il suo periodo di infettività”. Ma come viene calcolato esattamente? Qual è l’esame che consente di sapere in che istante ti eri infettato e in che istante non sei più infettivo e quindi farne poi la media generale?

        A proposito di cazzate, avete sentito la bufala sulla Svezia, paese che in questi giorni sarebbe quello col maggior numero di contagiati in rapporto alla popolazione?
        https://www.worldometers.info/coronavirus/
        Possibile che a nessun salti in mente che chiunque può in un istante andare a controllare il dato?

  8. Moi says:

    https://www.lastampa.it/topnews/edizioni-locali/biella/2020/05/22/news/una-mascherina-da-aperitivo-per-il-popolo-dello-spritz-1.38871895

    Una mascherina da aperitivo per il “popolo dello spritz”

    Una finestrella con velcro per bere con la cannuccia ed evitare contagi. La docente Unipop che l’ha creata: «È sicura come i modelli Ffp2»

  9. Moi says:

    Ma diciamolo : quanta gente (anche avendone possibilità economica) andrà in ferie … dovendo stare in paranoia peggio che restando a casa ? Se resti nella tua zona, almeno conosci già il territorio, i luoghi , i giorni, gli orari e i flussi di persone …

    • Moi says:

      Perdipiù, quando è anche solo un po’ caldino e afosetto … la mascherina (anche di modello più leggero) crea già un effetto soffocante girando per strada , figurarsi nel plexiglas ! … E poi voglio vederecome fai a tenerla in acqua ,se va al mare.

      C’èchi diceche tornerà di moda la montagna, ma NON mi convince … ce li vedete giovani ad “andare a letto con le galline e svegliarsi con il gallo” e a fare i girettini fra boschi e pascoli come gli anziani del luogo ?!

    • Z. says:

      E per di più, non per guadagnarsi da vivere – che comunque sia sarà rischioso ma è necessario – ma per spendere i propri risparmi. Guardandosi alle spalle e incrociando continuamente gente senza mascherina che parla, tossisce ed emette saliva.

      Boh.

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