La Smart Person ai tempi del Social Distancing

Leggo:

Il popolo dei social network trova sempre un modo per divertirsi anche nei momenti in cui sdrammatizzare non è proprio il massimo esercizio. Instagram vede l’ennesima nuova moda virale crescere attraverso persone comuni e numerosi influencer.

Vi presentiamo la Pillow Challenge, ovvero essere cool indossando un cuscino come fosse un vestito.”

Vi risparmio le immagini cool degli influencer che si fanno i selfie mentre giocano a pillow challenge, e vi lascio con questo profetico disegno di Steve Cutts che illustra perfettamente la Smart Person a cui andrà tutto bene.

Print Friendly, PDF & Email
This entry was posted in ambiente, Censura e controllo globale, ciberdominio and tagged , , , . Bookmark the permalink.

297 Responses to La Smart Person ai tempi del Social Distancing

  1. Moi says:

    Ho visto un attimino di Pillow Challenge in Youtube … perché una roba simile deve avere più prestigio sociale di questa ? (in Olanda, ndr)

    https://www.youtube.com/watch?v=DbFbBTffZRY

    … Davvero : “Perchéééééé ?!” 😉

  2. Z. says:

    Guardatevi, sdrucciolamente, Nemico pubblico su Rai3.

    🙂

  3. Moi says:

    Visto che qua si sta un po’ più sul leggerino :

    http://www.askanews.it/video/2020/05/14/i-nostri-artisti-che-ci-fanno-divertire-%c3%a8-polemica-su-conte-20200514_video_13072897/

    “I nostri artisti che ci fanno divertire”, è polemica su ConteLa frase poco felice durante la presentazione del Dl rilancio

  4. Moi says:

    C’erano un dj, un bibitaro, un giullare e un animatore: non è una barzelletta, è l’Italia che ci governa

    http://www.genteditalia.org/2019/01/20/cerano-un-dj-un-bibitaro-un-giullare-e-un-animatore-non-e-una-barzelletta-e-litalia-che-ci-governa/

  5. habsburgicus says:

    un’isola felice
    https://m.youtube.com/watch?v=j_UAkHQFcgA
    il grande cartello, Slava Pieramohi è in bielorusso e significa “Gloria alla Vittoria”
    l’identità sovietica e soprattutto la Vittoria nella “Grande Guerra Patriottica” (come i sovietici chiamano il conflitto fra Berlino e Mosca dal 22/6/1941 alla resa di Berlin-Karlshorst delle 00.16 del 9/5/1945) è molto sentita dall’attuale regime (laddove in Ucraina la festa del 9 maggio è stata abolita come nel Baltico…e in Moldova è una festa “settoriale”..la festeggiano solo comunisti e socialisti)
    però da una decina d’anni il regime ha ridato valore alla lingua bielorussa dunque ha ricuperato, in parte, il nazionalismo pur declimandolo in modo filo-sovietico…
    non siamo più nei tardi ’90 quando le autorità bielorusse erano del tutto russificanti
    in russo Vittoria si dice “Pobeda”

  6. Mirkhond says:

    Mi chiedo come possa ancora esistere una Bielorussia indipendente da Mosca….

    • habsburgicus says:

      è il merito di Lukashenka..all’inizio gli ero ostile (a me, notoriamente, piacciono i nazionalismi della Rus’ occidentale 😀 e lui salì al potere con un programma anti-nazionalista, ad esempio nel 1995-caso unico-restaurò i simboli simil-sovietici al posto della pahonia simil-lituana, ove è chiamata vytis- pur avendo grandissima stima dei grandi russi), poi a poco a poco mi sono convinto che era/è l’uomo giusto al posto giusto ! furbo, spregiudicato, abile nel promettere (e dare poco) è riuscito a conquistare la fiducia di Putin (che SA che nelle questioni serie non lo abbandonerà) permettendosi di dire ogni tanto dei NO a Mosca..tanto che oggi i nazionalisti intelligenti capiscono che Lukashenka è un asset !
      il problema sarà per il dopo..il rischio è che Putin, per timore che il potere cada in mano a qualche nazionalista stupido che si ponga agli ordini di Washington, desideri risolvere il problema alla radice..pappandosela
      invece Lukashenka ha dato le linee guide, le uniche realistiche
      indipendenza..sovranità monetaria..qualche puntura di spillo ogni tanto con il Cremlino
      MA nelle questioni importanti, sempre con il Cremlino !
      Lukashenka ci è riuscito (almeno per ora, ed è al potere da 26 anni).. ci riusciranno i successori ?
      ai posteri la più che ardua sentenza

    • Mauricius Tarvisii says:

      La Russia può permettersi di invaderla?
      Secondo me no, come non si è potuta permettere di invadere l’Ucraina, dove ha incassato la sconfitta più grave dal 1992, con la perdita di un pezzo importante della propria zona di influenza, nonché zona cuscinetto.

      • PinoMamet says:

        Mmmm
        non sono un esperto della questione, ma in effetti direi che la Russia- di fronte a un’Ucraina già indipendente e spesso apertamente ostile- ha riconquistato la Crimea (che, di fatto, nessuno le sta contendendo sul campo) e rafforzato la sua posizione e l’influenza sulla parte russofona dell’Ucraina.
        Se non è una vittoria, faccio fatica a vederla come un sconfitta.

        È vero che non potrebbe invadere l’Ucraina, ma è anche vero che le ambizioni ucraine di entrare nella NATO e nella UE paiono bloccate…

        • Mauricius Tarvisii says:

          Un tempo l’Ucraina era sotto diretto controllo russo, poi è diventata sotto controllo indiretto. Ora la Russia dell’Ucraina ha solo la posizione strategica della Crimea (che permette il controllo del Mar Nero settentrionale), ma ha perso la parte più importante, cioè l’antemurale. Putin sta giocando di rimessa creando caos in Ucraina perché non possa diventare territorio nemico, ma è ben lontano dal riprendersela (se non pochi fazzoletti di terra). E il caos non potrà durare per sempre…

        • PinoMamet says:

          È… un modo di vedere la questione.
          Ma mi sembra un po’ parziale; in effetti, si può dire che l’Ucraina non era sotto controllo russo dai tempi dell’URSS, e adesso in parte lo è, che voleva entrare nella NATO addirittura, e ora forse non ci entrerà mai, e che in Ucraina hanno seminato caos e tempesta in tanti (compreso un tentativo di”rivoluzione colorata” probabilmente eterodiretta);

          e credo che sarebbe altrettanto vero…

          • Mauricius Tarvisii says:

            A proposito di Russia e obiettivi strategici.

            https://youtu.be/vxd_cM8-WRU?t=1768

          • PinoMamet says:

            Molto interessante, sono arrivato al min. 33 dove sostanzialmente dice quello che dici tu (almeno dal punto di vista dei libri di Storia russi!), mo’ pranzo e poi vado avanti.
            E pure indietro, perché sembra che valga la pena.
            Grazie!

            • Peucezio says:

              Non conoscevi Dario Fabbri?

            • PinoMamet says:

              No, chi è?

              • Peucezio says:

                Malgrado sia abbastanza giovane, è una delle figure di riferimento degli studi geopolitici in Italia, almeno mediaticamente (ma è uno degli autori di punta di Limes, quindi persona serissima).

                Guardati un po’ di suoi video o leggiti suoi articoli se ti va, sono tutti per qualche motivo interessanti.

  7. Quando il mercato globale si inceppa…

    Il problema degli uteri in affitto ai tempi del covid, coppie cinesi (etero e omo) che non possono venire negli Stati Uniti a prelevare il prodotto appena sfornato.

    In alcuni casi è l’Utero stessa a doverlo allevare, promettendosi però di non stabilire legami affettivi; altrimenti le aziende cercano di affidare i neoprodotti ai propri impiegati per staccarli dalle mamme, in attesa che arrivi l’acquirente.

    Un acquirente cinese, in attesa del volo per gli Stati Uniti, si consola:

    ““We speak to the baby by WeChat almost every day,” says John.”

    Insomma, nei teletempi esistono anche i telebabbi.

    https://www.theguardian.com/lifeandstyle/2020/may/14/surrogates-baby-coronavirus-lockdown-parents-surrogacy

  8. Continua la campagna per abolire i contanti, vedi articolo sul Fatto Quotidiano https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/05/08/pagamenti-elettronici-basta-soldi-sporchi-una-petizione-per-abbandonare-il-contante-tra-i-firmatari-il-magistrato-sabella/5795670/

    Sicuramente oggi, in Europa, i contanti rappresentano una parte minuscola del flusso globale di denaro.

    Ma è chiaro che l’abolizione dei contanti significa che tutti i soldi esistenti sarebbero esclusivamente in mano a chi controlla i flussi virtuali: nel momento in cui, per qualunque motivo, decidono di stroncarti, non avrai più nulla.

    Ma nell’articolo che vedo oggi mi colpisce soprattutto la fobia dei batteri: “su ogni banconota”, ci terrorizzano, ci sarebbero ben 26.000 batteri.

    Leggo che nella placca dentale di ciascuno di noi, ci sarebbero invece 10^11 batteri. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4991899/

    Ma qui è proprio l’abolizione della vita che è in ballo.

    • Peucezio says:

      Come se in tempo di coronavirus dovrebbe fregarci qualcosa dei batteri.

      • Z. says:

        Dovrebbe o dovesse?

        Comunque dovrebbe importarci eccome, dei batteri, se non altro per le eventuali complicazioni.

        Piuttosto non mi sembra la ragione più convincente a favore dell’abolizione del contante…

        • Peucezio says:

          Dovesse.

          Sono terrone: di mio userei sempre l’indicativo 😀

          E il congiuntivo imperfetto in funzione esortativa.

          E qualche congiuntivo presente giusto per le gasteme. 😀

    • Roberto says:

      Due cose Miguel

      1. Quando inizi una frase con “è chiaro” non è mai chiaro
      2. Quando inizi un elenco (ci sono tre alternative…) c’è sempre una cosa in più
      🙂

      • Per roberto

        “Due cose Miguel”

        Hai ragione.

        I commenti li butto giù di getto, senza correggere.

        I post li curo di più, e spesso noto (e cerco di correggere) proprio i difetti che segnali.

    • Z. says:

      Miguel,

      — Sicuramente oggi, in Europa, i contanti rappresentano una parte minuscola del flusso globale di denaro.

      Ma è chiaro che l’abolizione dei contanti significa che tutti i soldi esistenti sarebbero esclusivamente in mano a chi controlla i flussi virtuali: nel momento in cui, per qualunque motivo, decidono di stroncarti, non avrai più nulla. —

      Non so se i contanti rappresentino davvero una parte minuscola del flusso globale di denaro

      Se così è, impersonali a parte – chi decide di stroncarti, e perché? – allora dobbiamo concluderne che quello che tu descrivi come un futuro possibile è già pienamente attuale.

  9. Ilmeteo.it oggi ci rallegra così (oggi l’aspetto meteo è decisamente in secondo piano):

    CORONAVIRUS, è MUTATO. ATTENZIONE: SCOPERTO NUOVO CEPPO di COVID-19 più CONTAGIOSO del primo. Lo Studio USA

    CORONAVIRUS: il COVID-19 RESTERA’ con noi ancora per MOLTO TEMPO, per ANNI. Qui le parole del VIROLOGO PREGLIASCO

    CORONAVIRUS: il COVID-19 si può vedere anche sulla PELLE. Ecco cosa è stato SCOPERTO

    Meteo: PROSSIME ORE, TEMPORALI e GRANDINE contro l’Italia. ALLERTA della PROTEZIONE CIVILE. Ecco DOVE

    Meteo ITALIA: SABBIA MAROCCHINA sull’Italia, non è ancora Finita! Ecco QUANTO durerà e le ZONE più colpite

    CORONAVIRUS. SESSO a RISCHIO COVID-19? SCOVATA La TANA dove si ANNIDA il Virus: si trova nel MASCHIO. Ecco Dove

  10. Moi says:

    Torna la Parlamentare Complottista Sara Cunial :

    ——————————————————-

    https://www.youtube.com/watch?v=fzdMKzO64Gg

    Sara Cunial: “I nostri bambini andranno a scuola coi braccialetti per abituarli a lager virtuali”

    Roma 14 Maggio 2020 – Durante la dichiarazione di voto sul decreto Covid, la deputata del gruppo misto Sara Cunial (ex M5S) ha dichiarato: ” “I nostri bambini andranno a scuola coi braccialetti per abituarli a lager virtuali” – “Noi fuori coi cittadini moltiplicheremo i fuochi di resistenza – ha detto Cunial – Caro presidente Conte, la prossima volta che riceve una telefonata dal filantropo Bill Gates la inoltri alla corte penale internazionale per i crimini contro l’umanità. Diversamente ci dica come dovremo giudicare l’amico avvocato che prende ordini da un criminale”. “Lo scientismo dogmatico è protetto dal nostro pluripresidente della Repubblica, che è la vera epidemia culturale di questo Paese”

    ————————————————————

    … e non ce n’ è per nessuno/a/* ! 😉

    • Francesco says:

      io sono depresso: un mio caro ex-collega mi ha girato entusiasta il patetico sproloquio della Cunial, auspicandone l’elezione a plenipotenziaria nazionale!

      come faccio a farlo rinsavire?

    • Roberto says:

      Ho provato ad ascoltarla, l’idea che una mentecatta del genere abbia raccolto due voti mi fa perdere ogni speranza

      • paniscus says:

        Non so se la signora Cunial abbia figli, ma nel mio personale bestiario è abbastanza comune che le mamme che sono fanatiche dell’antivaccinismo quando il figlio è piccolissimo, si riciclino poi come fanatiche del cosiddetto homeschooling quando è un po’ più grande.

        Però lo smartphone a otto anni glielo comprano (dopo avergli fatto usare liberamente il proprio a partire dall’età di tre anni), e il profilo instagram a meno di dieci glielo fanno aprire, alla faccia dell’obiezione di coscienza contro l’irreggimentazione della maggioranza …

  11. Moi says:

    “Vilipendio a Mattarella”: l’ex grillina Cunial diventa un caso
    La deputata Sara Cunial, ex M5s e ora nel Misto, avrebbe usato il termine “virus” riferendosi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella

    Gabriele Laganà – Gio, 14/05/2020

    https://www.ilgiornale.it/news/politica/decreto-covid-vilipendio-contro-capo-dello-stato-scoppia-1862909.html

  12. Moi says:

    Siamo al Grottesco :

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/04/29/coronavirus-conte-alle-banche-chiedo-un-atto-damore-per-litalia-uno-sforzo-per-erogare-subito-liquidita-alle-imprese/5786287/

    Coronavirus, Conte: “Alle banche chiedo un atto d’amore per l’Italia. Uno sforzo per erogare subito liquidità alle imprese”

  13. Moi says:

    Ristoratore in sciopero della fame: “Con le nuove regole ci fate chiudere”

    https://www.iene.mediaset.it/2020/news/ristoratore-sciopero-fame-regole-chiudere_786235.shtml

    | VIDEO

    • Francesco says:

      cazzi suoi

      mica possiamo diffondere la peste per non farlo chiudere, giusto?

      ci sono settori economici che il cv19 ha reso obsoleti, dalla prostituzione ai concerti, toccherà mica a loro di capire come fare a campare?

      chiedo per un amico

      • Per Francesco

        “mica possiamo diffondere la peste per non farlo chiudere, giusto?”

        Domanda molto, molto difficile. Praticamente sarebbe “obsoleta” ogni attività che preveda vicinanza tra esseri umani. Che per una specie parenti degli scimpanzè che si fanno il grooming a vicenda per ore, è un problema serio.

        L’abolizione degli abbracci, delle strette di mano, dei pasti condivisi, delle famiglie, del lavoro fianco a fianco, delle pratiche religiose: altro che Pol Pot.

        Io non dico che bisogna accettare le proposte del ristoratore in questione, ma almeno la domanda che pone è difficilmente contestabile:

        “Non è immaginabile entrare in un ristorante e stare distanti due metri da un’altra persona. Vorrebbe dire far chiudere il 90% dei locali che ci sono in Italia. I distanziamenti attuali tra i tavoli sono di 40-50 centimetri, al massimo. Vi faccio un esempio pratico: in una pizzeria come la mia, dove avevo 46 posti, passerei ad averne 8 posti. Lo scontrino medio è di circa 15 euro. Quindi io, a occupazione piena e ipotizzando due turni, potrei incassare al massimo 240 euro per sera: davvero non ne varrebbe più la pena. Pensiamo poi a un pub: non è solo bere una birra, ma stare in compagnia, vicini, al bancone, facendo due chiacchiere. Il pub è destinato a scomparire.

        • Mauricius Tarvisii says:

          C’è anche una pratica alternativa: si elimina ogni distanziamento, così tra un mese siamo punto e a capo, chiudiamo di nuovo le fabbriche, così l’economia italiana salta definitivamente. Immagino che allora ristoranti e pub si riempiranno…

          • Per MT

            “C’è anche una pratica alternativa: si elimina ogni distanziamento, così tra un mese siamo punto e a capo, chiudiamo di nuovo le fabbriche, così l’economia italiana salta definitivamente. Immagino che allora ristoranti e pub si riempiranno…”

            Io, che non sono un virologo, ho però un’impressione da ignorante.

            Non ho finora sentito un solo esperto dire, “teniamo duro, perché tra tre mesi il Covid passerà.”

            No, tutti quelli che ho sentito io dicono che non passerà, e che dovremo “imparare a conviverci”. E che anche se ci saranno i vaccini (titoli adocchiati di qua o di là dicono “tra non meno di un anno”), non è detto che saranno efficaci e non è detto che il Covid non muti, rendendoli inutili.

            Posso dedurre varie cose da questo:

            ad esempio, come fanno certi, che “gli esperti” parlino così (ipotesi bonaria), mentendo, per spaventarci, così ci comportiamo bene;

            oppure parlino così (ipotesi cattiva), mentendo, per spaventarci, così accettiamo il mondo che Bill Gates sta preparando per noi.

            Oppure che dicano la verità; e lì vedo due ipotesi.

            Conviviamoci vivendo da ora in poi in bolle individuali attorno a un telefonino, sotto un controllo totale;

            oppure accettiamo di vivere come si è sempre vissuto nella storia, cioè morendo in parecchi, ma sopravvivendo in numero sufficiente per andare avanti.

            • PinoMamet says:

              Penso che “mentano”- cioè presentino solo ed esclusivamente lo scenario peggiore;

              lo credo perché finora hanno fatto sempre così (qualcuno dietro lo quinte lo ha ammesso)-

              allo scopo di spaventarci e farci comportare “bene”.

              MA:
              non i virologi, ma sicuramente qualche grande impresa ha già trovato il modo di profittarci sopra, a spese nostre.

              Ieri, o ieri l’altro, il TG1 presentava tutto felice la notizia che grandi multinazionali americane “permettevano” o “introducevano” il lavoro da casa…
              certo mosse da generosità 😉

              e in questo scenario, ogni virologo che dice “dobbiamo abituarci…”, cioè presenti solo l’ipotesi peggiore, anche se mosso dalle migliori intenzioni, diventa comunque sospetto.

              Io lo fucilerei come nemico del popolo 😉 ma facciamo media con i deviazionisti, e facciamo così:

              siano obbligati- come correttezza vorrebbe- a presentare tutte le ipotesi, e non solo le peggiori.

      • Roberto says:

        “toccherà mica a loro di capire come fare a campare?”

        Sarà che mi tocca da vicino perché bene o male conosco veramente tante persone che fanno quel lavoro ma a me pare un dramma troppo grande per dire “sbrigatevela da soli”

        • Peucezio says:

          OMDAR.

          Comunque erano tutte cose risolvibilissime, se si fosse voluto.
          Se il proprietario dell’immobile in cui il bar ha sede perde un paio di mensilità di affitto, può trovarsi anche in difficoltà molto serie, ma non chiude, perché la proprietà di un immobile non è qualcosa che si può chiudere, mentre un’attività sì ed è un processo in sé irreversibile.
          Se la società elettrica che fornisce la luce al bar perde il pagamento di un paio di bollette, difficilmente fallisce, persino se la cosa avviene su scala nazionale (in genere sono attività appartenenti direttamente o indirettamente allo stato; in ogni caso sono imprese enormi, con immensi capitali, che reggono qualche mese senza introiti), invece il bar può fallire.
          Quindi bisognava stabilire che lo stato, in attesa di risolvere il problema, sospende ogni possibilità legale da parte del creditore di esigere i suoi crediti verso il barista.

          Ovviamente ciò sposta il problema, ma non lo risolve.
          La soluzione vera e propria sta in questo: se io non vado al bar, risparmio, ma il barista non guadagna.
          Quindi, per ogni mancata consumazione o acquisto di questo periodo (esclusi quelli dei turisti stranieri e lì il problema è irrisolvibile purtroppo) c’è una perdita di una parte, ma un identico risparmio dell’altra (Bagnai vi sta antipatico, ma ha ragione quando dice che a ogni credito corrispone un debito e a ogni spesa un guadagno, che è poi il principio in base al quale ha dato il nome al suo blog).
          Bene: contributo di solidarietà obbligatorio da parte dei garantiti verso piccole imprese, esercenti, ecc.: tu, pensionato, dipendente pubblico, ecc. che non stai predendo niente da questa situazione, ma stai risparmiando soldini per la pizza che non vai a farte la sera con gli amici, fai nel sedere a cazzare un tot per far sopravvivere il pizzaiolo.

          In questo modo l’unico danno economico che l’Italia avrebbe sofferto dal COVID sarebbe stato quello del mancato turismo dall’estero e delle mancate esportazioni all’estero per il breve periodo in cui industrie che esportano hanno chiuso i battenti.
          Invece così avremo un disastro economico del tutto evitabile e stupido (ma rovinoso in termini economici e umani).

          • Peucezio says:

            Ovviamente questi solid, nell’ipotesi della sospensione dei debiti degli esercenti, sarebbero andati non a loro, ma ai creditori: cioè io dipendente pubblico, pensionato, ecc., pago col mio contributo il proprietario dell’immobile dove ha sede il bar, la società elettrica che perde l’introito della bolletta, ecc.

          • Per Peucezio

            “Se il proprietario dell’immobile in cui il bar ha sede perde un paio di mensilità di affitto”

            Perché “un paio di mensilità”?

            Come ho scritto nell’altro commento, non vedo nessun esperto che parli di “un paio di mesi”.

            Quelli che leggo io (da persona incompetente, distratta, che si ferma spesso ai titoli) è che nessuno sa quando o se finirà.

            Se è così (e io non lo so), ammetterai che cambia la prospettiva.

            • Peucezio says:

              Sì, vabbè, secondo me però quelle catastrofiste sono tutte chiacchiere.

              Intanto ogni settimana scoprono più roba, nuove terapie, diventano più pratici del virus e di come funziona e su tot contagiati e ammalati che finiscono in ospedale, se ne salvano di più.
              Per cui, quando anche non dovesse arrivare il vaccino, la mortalità per il covid diventerà minima.
              Aggiungi che prima o poi, persino in Italia per quando incredibile possa pensare, si riuscirà a tracciarlo e quando si arriverà ad avere un apparecchio che ti punta e come oggi ti dice la tua temperatura, ti dirà se sei positivo o no, davvero potremo sapere tutti i positivi in ogni nazione e isolarli, finché il virus non si estingue (tranne in Africa, dove non ci riusciranno e le malattie si sa che rimangono endemiche purtroppo).
              E queste cose, che in condizioni nromali richiedono anni, col fatto che c’è una pressione fortissima in tutto il mondo per gestire al meglio questo virus e dappertutto vengono produse risorse economiche e umane enormi, avverranno in tempi molto più brevi.

          • Z. says:

            Peucezio,

            — Quindi, per ogni mancata consumazione o acquisto di questo periodo (esclusi quelli dei turisti stranieri e lì il problema è irrisolvibile purtroppo) c’è una perdita di una parte, ma un identico risparmio dell’altra —

            In effetti, in questo periodo, Tizio risparmia sulla pizz, sul parrucchiere, sui viaggi…

            Ma va in auto anziché in bus, compra mascherine e guanti, lavora da casa a sue spese, compra un rasoio per farsi barba e capelli…

            Se poi ha bisogno di assistenza, e Dio gliene scampi, spesso non ha alternative al privato.

            — Bagnai vi sta antipatico, ma ha ragione quando dice che a ogni credito corrispone un debito e a ogni spesa un guadagno —

            Senza dubbio. Però faccio fatica a spiegarlo ai suoi tifosi. Spero che lui ci riesca meglio di me!

            — tu, pensionato, dipendente pubblico, ecc. che non stai predendo niente da questa situazione, ma stai risparmiando soldini per la pizza che non vai a farte la sera con gli amici, fai nel sedere a cazzare un tot per far sopravvivere il pizzaiolo. —

            Certo, ed è quello che sta succedendo già. I soldini per le sovvenzioni li prenderanno da chi ha conservato il proprio reddito – dipendente o meno, pensionato o meno – mica da chi non ce l’ha più. Com’è inevitabile.

            • Peucezio says:

              Z.,
              “Ma va in auto anziché in bus, compra mascherine e guanti, lavora da casa a sue spese, compra un rasoio per farsi barba e capelli…”

              Vabbè, ma davvero non direi che una cosa compensa l’altra.
              Io spendo molto meno andando in macchina che con l’autobus e ora che hanno sospeso le ztl e i parcheggi a pagamento in centro, spenderei ancora meno.
              Sì, ho il gpl, ma anche se andassi a benzina difficilmente spenderei più dei 4 euro al giorno che spenderei con l’autobus andata e ritorno.

              “Certo, ed è quello che sta succedendo già. I soldini per le sovvenzioni li prenderanno da chi ha conservato il proprio reddito – dipendente o meno, pensionato o meno – mica da chi non ce l’ha più. Com’è inevitabile.”

              Beh, certo, il barista che sarà fallito e diventato nullatenenete non pagherà più tasse, non perché lo stato non glie le chiederà, ma per impossibilità materiale.
              Ma nel frattempo, appunto, sarà fallito, insieme alla maggior parte dell’imprenditoria italiana.

            • Z. says:

              Peucezio,

              — Vabbè, ma davvero non direi che una cosa compensa l’altra. —

              Non sempre. Dipende dalle circostanze…

              — Beh, certo, il barista che sarà fallito e diventato nullatenenete non pagherà più tasse, non perché lo stato non glie le chiederà, ma per impossibilità materiale. —

              Non deve per forza fallire. Quel che voglio dire è che se Tizio perde parte del suo reddito paga meno tasse, quale che sia la sua professione.

              Dalle tasse vengono presi molti dei soldini necessari per le sovvenzioni, che in questo periodo sono cospicue, il che significa che se il reddito di Caio è invariato allora Caio sta sovvenzionando Tizio.

              Se il governo andrà a deliberare ulteriori sovvenzioni, comunque denominate, allora Caio pagherà nuovamente per Tizio.

              Quindi, quello che chiedi sta già succedendo…

          • Roberto says:

            “un paio di mensilità di affitto”

            Guarda qui stiamo già a due mesi e non se ne parla di aprire bar e ristoranti prima di settembre, tranne che per l’asporto

            Il comune di Lussemburgo che è proprietaria di un mare di locali ha sospeso gli affitti, i dipendenti sono tutti in un equivalente generoso della cassa integrazione, e nonostante tutto i piccoli ristoranti, bar, brasserie, stanno chiudendo tutti uni dopo l’altro, anche perché a settembre non hanno idea di come si ripartirà, e se a dicembre sarà tutto chiuso di nuovo

            Temo che di facile non ci sia nulla

            • Peucezio says:

              Vabbè, ma che spese hanno?

              Intendo, il problema, prima ancora che economico, è giuridico.
              E io non sono esperto, ma applico la logica.
              Perché un debito sia esigibile, bisogna che lo stato in qualche modo fornisca al creditore i mezzi per esigerlo.
              Tranne il caso in cui il creditore non sia un mafioso, che ti telefona di notte dicendo che se non paghi ti uccide moglie e figli.
              Ora, se si decide che nessuno può esigere un bel nulla da baristi, ristoratori e affini, chiudendo non avranno magari di che campare e dovranno arrangiarsi in qualche modo, al limite andranno alla mensa dei poveri a mangiare, ma non possono fallire né indebitarsi in alcun modo: appena si torna alla normalità possono alzare la claire, come si dice a Milano, e ricominciare a guadagnare.
              Ovviamente, come ho detto nell’altro intervento, lo stato deve trovare il modo di farsi carico, sia pure parzialmente, del danno ai vari creditori.

              • Roberto says:

                Guarda due casi che conosco personalmente hanno tutti e due il problema di non saper cosa mangiare

                Con in soldi in cassa hanno pagato i fornitori all’inizio (buttando un mare di cibo invenduto…), pagato un mese di stipendio ai dipendenti, poi sono finiti. Quindi chiudi tutto e ti cerchi un altro lavoro (parlo di gente che aveva posti piccoli e aperti da non molto)

      • PinoMamet says:

        Per favore, potete smettere di parlare di “peste”?
        O di “guerra”.

        Sono sempre la stessa persona che trova inutile (e quindi dannosa) questa mania del blog per cui saremmo pieni di Norreni, di Khazari, e di altri popoli estinti 😉

        chiamiamo le cose col loro nome.

        Con la retorica della “guerra” e dell’ “andrà tutto bene” sono sicuro che ci siamo assicurati almeno qualche migliaio di morti in più , ma anche non fosse vero, di certo non ci hanno aiutato ad avere dei morti in meno .
        E ci hanno anche fatto stare peggio.

        Detto questo.
        Il senso di queste misure è che siano temporanee e permettano un graduale ritorno alla vita normale.

        Perciò occorre tenere la guardia alta contro chi vorrebbe tutto subito, con i rischi che dice Mauricius;

        ma anche di chi non vorrebbe niente, mai, “perché la vita di prima era il problema” e altre scemenze, e vorrebbe costringerci al distanziamento sociale e allo smart working perenne, in pratica perché lui odia la gente…

        • Peucezio says:

          Ma soprattutto si tratta di una falsa dicotomia: lo dirò fino a che mi resterà un po’ di fiato 🙂 : in Corea del Sud non hanno chiuso niente e hanno avuto pochissimi morti.

          L’alternativa morire di Covid – morire di fame è del tutto fasulla: in mezzo ci sono tracciamento-tamponi-app per lo smartphone-test sierologici-mascherine a gogò, ecc. ecc. ecc., che sono l’unica vera soluzione al problema.

          E che quindi, in Italia, ovviamente non si fa.

        • Per PinoMamet

          “Il senso di queste misure è che siano temporanee e permettano un graduale ritorno alla vita normale.”

          Certo, ma consideriamo intanto che è da duecento anni che non c’è “vita normale”: che ci piaccia o no, c’è una trasformazione sempre più veloce di tutto.

          Non parlo solo di costumi umani – la biosfera stessa del 2020 è radicalmente diversa da quella del 1960, diciamo quanto quella del 1960 lo era da quella del 2000 avanti Cristo.

          Se pensiamo quindi a una trasformazione sempre più accelerata, non c’è una normalità a cui tornare: andremo “avanti” da qui, verso un mondo ancora più trasformato.

          Solo che finora noi abbiamo vissuto questa accelerazione in uno stato di dormiveglia, cullati dalla ripetizione dei riti (c’è la scuola, c’è il lavoro, ci sono le elezioni, ci sono gli ospedali, c’è il tempo libero…), per cui non ce ne accorgiamo.+

          • Peucezio says:

            Miguel,
            ma tu che intendi per normalità?

            Mi sei testimone che io spessissimo qui dentro ho detto che il mondo contemporaneo è un mondo alla rovescia, che non ha nulla di normale.
            Ma lo intendevo in senso etico e valoriale (brutti aggettivi, ma per intenderci): sul piano dell’organizzazione materiale il mondo attuale (diciamo pre-virus) può avere mille falle, ma è difficile torvarne storicamente uno migliore.
            Poi si tratta di stabilire se il gioco vale la candela e se ciò rende la vita di oggi, oltre che molto più lunga rispetto a un tempo, anche più felice.
            Ma lì entriamo in altre questioni.

            • Per Peucezio

              “Ma lo intendevo in senso etico e valoriale (brutti aggettivi, ma per intenderci): sul piano dell’organizzazione materiale il mondo attuale (diciamo pre-virus) può avere mille falle, ma è difficile torvarne storicamente uno migliore.”

              Io non capirò mai come tu riesca a separare le due sfere.

              Immagino che tu – sul piano “valoriale” – non sarai entusiasta della ricca coppia di gay cinesi (entrambi con nomi inglesi) che si sono comprati un bambino in Canada, ma non possono ancora vederlo perché c’è il Covid, e quindi la Uteressa si trova ad allevarlo in questi giorni, giurando e spergiurando di non affezionarcisi, come da contratto.

              Ecco, dietro questo io non posso non vedere: la trasformazione della Cina, prima tramite la guerra dell’oppio e l’industria inglese, poi ancora con la Cina che diventa fabbrica del mondo, e quindi le infinite ramificazioni di montagne sbucaltate, contadini inurbati, campi irrorati di pesticidi;

              l’abolizione dello spazio e del tempo per cui in effetti Shanghai è identico a Vancouver, cosa vuoi che significhi più “Cina” o “Canada”?

              e la premessa per l’intera economia mondiale che a te piace, che è la mercificazione. Cioè la possibilità di assegnare un prezzo a qualunque cosa.

              Bambini e uteri compresi, in questo caso.

              Ma a quel punto, stiamo toccando la base stessa della “organizzazione materiale”, che tu dichiari di ammirare.

        • Mauricius Tarvisii says:

          “di certo non ci hanno aiutato ad avere dei morti in meno”

          Guarda che poteva andarci tanto, ma tanto peggio.

          • PinoMamet says:

            Sicuramente, ma se non ci è andata peggio il merito non credo proprio che sia né dei cartelli “andrà tutto bene”, né della retorica della “guerra”, e meno ancora degli urlatori da balcone…

          • Peucezio says:

            Mauricius,
            beh, certo: potevamo anche trovare i modo di iniettare direttamente il virus in vena a 60 milioni di italiani.

            Una cosa sono le possibilità teoriche, una cosa le cose che si fanno e allora lì entrano in gioco i paragoni.
            E l’Italia ne esce con le ossa rotta, quanto a numero di morti in rapporto alla popolazione.

  14. Mirkhond says:

    Qui per combattere il coronavirus si rischia l’equilibrio psicologico di tanta gente….

    • Mauricius Tarvisii says:

      Dal quantitativo di gente che c’è in giro, mi pare che abbiano allentato tutto l’allentabile. Mancano solo i luoghi di aggregazione al chiuso.

      • Z. says:

        Ormai il danno è fatto. I danni di cui parla il Duca sono stati irreversibili per molti. Le persone con disagi psichiatrici e neurologici sono state pressoché abbandonate a loro stesse.

        E la mia città è considerata all’avanguardia sia per i servizi sociali sia per la sanità pubblica, quanto meno tra le città di pari dimensioni.

        Non oso immaginare cosa sia successo altrove.

  15. Moi says:

    Per ora, ho visto cartelli di ristoratori che si limitano all’ asporto … con ingresso unoper volta

  16. Cunial 1)

    Provo a commentare il video di Sara Cunial segnalato da Moi, in tempo reale, mentre lo ascolto.

    Non ho capito chi citi nell’esordio, ma ha capito qualcosa di assolutamente fondamentale dell’antropologia: “il potere assoluto non nasce da un’imposizione dall’alto, ma dalla scelta di individui che si sentono più protetti, rinunciando e concedendo la propria libertà ad un terzo”.

    Solo se si capisce questo, si capisce perché è così difficile parlare di “dittatura” oggi: come se la “dittatura” consistesse soltanto in qualcuno molto antipatico che fa i dispetti a gente che incassa in silenzio, per non farsi picchiare.

    • Z. says:

      Parlare di dittatura è sempre facilissimo. Grillo ha contato non meno qualche centinaio di golpi – si dice golpi? – e ha smesso solo quando è andato al governo.

      Non è difficile parlare. E’ difficile, semmai, argomentare 🙂

    • habsburgicus says:

      io, quando odo “Cunial” penso immediatamente al caporione rosso portoghese Álvaro Cunhal 😀
      en passant, fui testimone nei beati tempi dell’adolescenza (1985) del noto moto nenniano “a sinistra c’è sempre quello più puro che ti epura” 😀
      infatti Cunhal era marxistissimo, ostile al PCI, al PCE e al PCF (quando eurocomunista), del tutto pro-sovietico..eppure non bastò
      vidi sui muri la scritta “Cunhal não e comunista, e social-fascista ! 😀 😀 😀
      il Portogallo mi fece l’impressione di un paese molto ideologizzato, ancora in sbornia post-revolução dos cravos (25/4/1974)..scioperi, manifestazioni, bandiere rosse..i Settanta nel pieno degli Ottanta della “Milano da bere” ! 😀
      la stampa era ancora seriosa, old style..il Diário de Noticias (il “Corriere” portoghese, ma il “Corriere” di Albertini, non quello di oggi !) aveva un’intervista a Don Miguel de la Madrid Hurtado, PRI, presidente messicano dal 1982 al 1988 in cui se non rammento male, parò bene di Giovanni Paolo II ! già si annunciava la ripresa di relazioni fra il Messico e la Santa Sede, interrotte dal 1867, avvenuta sotto il successore Carlos Salinas de Gortari, PRI, 1988-1994
      la Spagna mi fece l’impressione di un paese che ALLORA non aveva ancora rotto tutti i ponti col franchismo..molta polizia in giro..ad Algeciras (oggi impensabile !) un impiegato buttò letteralmente fuori un marocchino gridandogli vattene, Moro 😀 la Guardia Civil indossava gli elmetti a tricorno..in alcune città rimanevano i simboli del franchismo (Avenida Generalísimo, Calle de José Antonio) ma a Zaragoza fui testimone della “defranchistizzazione” (il PSOE fece togliere in quei giorni gli emblemi che ricordavano la vittoria nella guerra civile “contra los rojos”)..vi era interesse per l’Italia..in un oscuro paese dell’Estremadura appresi l’elezione di Cossiga “Francisco Cossiga es el nuevo presidente de Italia” in prima pagina sul giornale locale !
      alla frontiera col Portogallo c’era la scritta “Sin Seguridad, non hay posible libertad” [chiedo venia Miguel per gli eventuali errori :D]

  17. Cunial 2)

    “Vi permettete di normare anche i nostri legami e i nostri sentimenti”.

    E’ un punto fondamentale, perché mai prima in Italia si era provato a fare qualcosa del genere.

    Poi nei sei minuti che le sono stati concessi, io avrei divagato almeno per mezz’ora sulla difficoltà di normare i confini, sul fatto che questo potrebbe essere un passaggio relativamente breve, ma che allo stesso tempo non si vede uscita, e quindi potrebbe non esserlo…

    • Roberto says:

      In che senso?
      Che vuol dire regole sui sentimenti?
      Sui legami ce ne sono abbastanza direi…

  18. Cunial 3)

    “Abbiamo capito che non si muore di solo virus, e quindi si potrà morire per la miseria e la povertà”

    Qui sono estremamente confuso.

    Sul primo punto, in base alle mie pochissime conoscenze, credo che abbia qualche ragione: quasi sempre il Covid – mi pare – sia un fattore concomitante, ma non esclusivo di morte. Ma credo anche che lasci segni irreversibili in molti “guariti”, che lei sottovaluta.

    Certamente, la chiusura delle attività crea effetti economici, e in un sistema che “se non cresce muore”, gli effetti sono micidiali.

    Ma io sono il primo a non dispiacermene, sempre. Se vedo gli aerei fermi, al contrario della Cunial, gioisco. E mi sembra che le sfugga il quadro più grande.

  19. Cunial 4)

    “Il regime cerca sempre di far ricadere la colpa su di noi” Sacrosanta verità antropologica.

  20. Cunial 5)

    “Ai bambini sarà concesso andare a scuola solo con un braccialetto per abituarli alla libertà vigilata, ai TSO schiavisti, in cambio di un monopattino e di un tablet”.

    Qui si riferisce a un fatto vero, per ora limitato a un asilo (di Castellanza); ma che la stessa ditta che vende i braccialetti si augura verrà presto esteso a tutto il mondo.

    La Cunial taglia quindi con un’accetta (in altre scuole, per ora, i bambini semplicemente non possono ritornare); ma coglie un fondamentale sviluppo futuro.

    Poi, nei sei minuti che le sono concessi per descrivere il mondo che ci attende, mescola questo al tablet… a Castellanza non mi risulta che ci sia scambio tablet/braccialetto, ma ovunque si sta cercando di fare sì che tutti abbiano dei tablet.

  21. Cunial 6)

    “Conflitto di interessi capitalismo finanziario: il primo finanziatore dell’OMS è Bill Gates”

    Vero in parte: il primo finanziatore dell’OMS sono ancora gli Stati Uniti, ma stanno togliendo i fondi, mentre Gates è il secondo finanziatore, e soprattutto pretende di essere sempre presente nelle decisioni che prende.

    Vero anche che Bill Gates parla da diversi anni di una prossima pandemia, questo ovviamente non ne fa il creatore.

  22. Cunial 7)

    “Bill Gates mira al primato su agricoltura ed energia”

    Non so a proposito di energia, Bill Gates ha fatto un lavoro in enorme in India per il controllo dell’agricoltura

  23. Cunial 7)

    Gates che parla di ridurre la popolazione mondiale. Immagino che la frase sia vera, facile che sia fuori contesto.

  24. Cunial 8)

    Su vaccini sterilizzanti, poliomielite, ecc. non mi pronuncio, non è il mio campo.

    • paniscus says:

      Che i vaccini siano “sterilizzanti”, proprio non mi torna. Da quando i vaccini (almeno quelli per le malattie infettive più devastanti in passato, poliomielite, difterite, vaiolo, eccetera) si sono diffusi in massa, la popolazione mondiale è esplosa, invece che diminuire o stabilizzarsi… e si tratta di vaccinazioni che sono già in giro da parecchie generazioni!

  25. Cunial 9)

    Sugli effetti degli OGM di Monsanto in India, la Cunial taglia con l’accetta (saltando parecchi passaggi causa-effetto) ma ha sostanzialmente ragione.

  26. Cunial 10)

    Il “tattoo quantico” di Bill Gates è una di quelle cose che sembrano assurde, finché non scopri che sono vere: https://www.money.it/ID2020-identita-digitale-cosa-e-legami-COVID19

  27. Cunial 11)

    Bill Gates fa affari con le multinazionali che possiedono la struttura 5G… direi che su questo la Cunial ha detto pure troppo poco, e ha taciuto tutto il contesto, ma visto che ha sei minuti per parlare, direi che è ineccepibile

  28. Mirkhond says:

    “Conviviamoci vivendo da ora in poi in bolle individuali attorno a un telefonino, sotto un controllo totale;

    oppure accettiamo di vivere come si è sempre vissuto nella storia, cioè morendo in parecchi, ma sopravvivendo in numero sufficiente per andare avanti.”

    La seconda che hai detto è preferibile, quando se ne ha abbastanza delle sofferenze che ci impone la vita….

    • Peucezio says:

      OMDAM.

      Per carità, va bene vivere in stato di eccezione per qualche mese per salvare vite.
      Ma se deve diventare la regola, tanto vale lasciarr che la natura faccia il suo corso: l’umanità è sopravvissuta a pestilenze ben più virulente.

  29. Cunial 12)

    Non so nulla su quello che dice quando parla di virologi italiani, comunque (avendoci anche lavorato) ho una piccola idea di quella mostruosa associazione a delinquere planetaria che si chiama Glaxo, che lei cita.

  30. Cunial 13)

    Sui temi italiani, credo che lei metta troppa carne al fuoco (ma effettivamente ci sono questioni enormi) e dovrei fare ricerche su ogni singolo tema (ad esempio sul rapporto tra Renzi e IBM, liquidato in una frazione di secondo).

    L’Italia dà 140 milioni di euro alla lotta al coronavirus, di cui 120 a una fondazione di Bill Gates? Vero? Falso? Non lo so.

  31. Cunial 14)

    “Sieroterapia che costa pochissimo”

    non ne so nulla

  32. Roberto says:

    Miguel

    Rispondo qui perché é una questione generale

    “accettiamo il mondo che Bill Gates sta preparando per noi.”

    Faccio finta che non sia una battuta perché comunque questa cosa la senti in continuazione (e se non è bill gates è elin musk o altri parafulmini)

    Nessuno sta preparando un bel nulla perché nessuno ha da guadagnarci dal mondo di merda come si sta presentando ora. Certo, io ho dovuto comprare un tablet non previsto, per l’home schooling dei figli. Certo spendo qualcosa in più per abbonamenti vari. Ma quanto durerà? Bill Gates ha bisogno di gente felice e con le tasche piene alla quale vendere le sue cose.
    Un umanità depressa e povera non serve proprio a nessuno.

    • PinoMamet says:

      Ma molta gente (ne dico uno che conosciamo: il nostro Francesco) è felice di lavorare da casa!
      Non vede l’ora!
      Lo prenderanno come una grande opportunità, e pazienza se significherà che un po’ alla volta gli accolleranno tutte le spese e gli taglieranno i guadagni
      (mentre i datori di lavoro potranno evitare d pagare affitti, ditte delle pulizie, assicurazioni sui locali ecc…) e non potranno riunirsi per discutere dei proprio diritti…

      stessa cosa per l’isolamento e il distanziamento.
      Esiste un’intera generazione di persone che non vedono l’ora! che non mandano i figli ai campetti “perché non si sa mai”, meglio che stiano in casa a giocare coi videogames “almeno non si fanno male”, e poi “vuoi mettere tutta quella gente sui mezzi pubblici che non si lava” ecc. ecc.

      Molte persone non vedono l’ora di finire sotto una bolla di plastica con un cellulare in mano!

      E io nel mio piccolo sto facendo resistenza perchè non ci chiudano anche me!

      • paniscus says:

        Ma molta gente (ne dico uno che conosciamo: il nostro Francesco) è felice di lavorare da casa!
        Non vede l’ora!
        Lo prenderanno come una grande opportunità, e pazienza se significherà che un po’ alla volta gli accolleranno tutte le spese e gli taglieranno i guadagni

        —————-

        Secondo me, c’è un equivoco: questo è vero solo per quelle categorie specifiche che avevano cominciato a lavorare da casa (del tutto o in parte) già da prima, e che avevano messo in conto di poterlo fare già da prima.

        E che quindi, avevano già una stanza di casa adibita a studio professionale già da prima (o almeno, una mezza stanza con una scrivania, uno scaffale e un computer dedicati al lavoro, invece che utilizzarli liberamente per la vita privata) e che erano predisposti già da prima a lavorare in quel modo.

        Vallo a spiegare a una persona che non aveva MAI avuto bisogno di lavorare da casa, e che di colpo si trova costretta dall’alto a rinunciare all’uso privato di una stanza di casa sua, per metterla a disposizione in comodato d’uso gratuito al datore di lavoro…

        • Z. says:

          Pino non ha mica torto, prof. Conosco diverse persone davvero contente di lavorare da casa.

          Poi vedremo come andrà…

          PS: “comodato d’uso gratuito” è la prosecuzione di “reato penale” in ambito civilistico 🙂

        • Peucezio says:

          Ma la questione del lavoro è solo un aspetto e non dei più gravi.

          Lavorare è alienante di per sé (tutta la paremiologia popolare lo testimonia: l’uomo ha sempre lavorato e ha sempre imprecato nel farlo).
          Ma il problema è che molta gente guarda con fastidio alle normali manifestazioni di vitalità e di piacere della vita.

          • Moi says:

            Oppure s’incazza perché non può più fare quel che lo divertiva … ma si consola pensando che chi faceva cose detestava non le fa più !

            Ad esempio, la Femminista è contenta che nessuno-O va più a prostitute … chi ci andava è contento che non ci sono più i Cocktail-Party delle Lesbiche Vegane sulle Terrazze della Borghesia Bene !

            • Moi says:

              Siamo Culturalmente tutti/e/* figli/e/* della Rivoluzione Francese … e abbiamo sostituito il concetto di “Colpevole di Fare” con quello di “Colpevole di Esistere” !

      • Peucezio says:

        Pino,
        “Molte persone non vedono l’ora di finire sotto una bolla di plastica con un cellulare in mano!”

        Temo che tu abbia ragione da vendere!

        E questo fa capire a che livello di patologia morale e psicologica sta arrivando l’umanità.

      • Roberto says:

        « Molte persone non vedono l’ora di finire sotto una bolla di plastica con un cellulare in mano!”

        Ne avevo parlato all’inizio dell’epidemia manifestando tutto il mio disprezzo, ma non credo che siano “molte” almeno a giudicare dalla voglia di folla che c’è in giro

        • Z. says:

          Qua hanno già ripreso a manifestare anche i cieghevàri…

        • Peucezio says:

          Forse molte no.
          Ma comunque troppe.

          Ma soprattutto sono le rappresentanti della novella umanità, per questo sono inquietanti.
          E’ vero, non sono i più giovani ad essere così, ma i più anziani.
          Ma perché sono anziani della prima generazione così (i loro genitori non erano affatto così, non si traumatizzavano vedendo l’uccisione del maiale, non avevano paura di tutto, erano abituati al disordine, allo sporco, al chiasso).
          E i giovani che adesso affollano i Navigli, quando avranno la loro età, saranno molto peggio.

    • paniscus says:

      “Nessuno sta preparando un bel nulla perché nessuno ha da guadagnarci dal mondo di merda come si sta presentando ora. Certo, io ho dovuto comprare un tablet non previsto, per l’home schooling dei figli. “—

      E una volta che gliel’hai comprato, esisterà la possibilità di riuscire a levarglielo, o almeno a limitargliene l’uso, quando non ci sarà più la necessità quotidiana di usarlo per la didattica?

      Oppure, entrerà in vigore il regime di libertà assoluta di connessione alla rete 24 ore su 24 senza nessun controllo adulto, solo perché “tanto ormai ce l’ha perché siamo stati costretti visto che gli serviva per scuola“… quando invece (forse) i genitori avrebbero preferito rinviare un po’ di più?

      • Roberto says:

        Beh se il prossimo anno consisterà nello star chiusi in casa non vedo perché levarglielo, almeno giocano con gli amici…
        Se si tornerà ad una vita normale sarà naturalmente abbandonato

        • paniscus says:

          Appunto: quindi hai accettato l’idea che la scelta di consentire o no ai figli minorenni l’uso libero di dispositivi digitali e di connessione libera alla rete, e a quale età cominciare a consentirlo… NON SPETTI più alla libera scelta dei genitori, ma che sia inevitabile doverlo concedere per forza quando l’ha deciso qualcun altro?

          • Roberto says:

            Senti Lisa, senza fare troppa polemica, ci troviamo in quattro a dover in contemporanea telelavorare e teleandare a scuola. Io e mia moglie abbiamo il computer del lavoro, mia figlia ha un computer suo, poi abbiamo una tablet ed un computer abbastanza vecchi da non supportate la piattaforma scelta dalla scuola.
            Quindi il quarto ci manca.

            Cosa dovrebbe fare il genitore perfetto in una situazione del genere?

      • Roberto says:

        Ps non “glielo” ho comprato, ma “me lo” sono comprato.
        È mio, lo usano quando lo dico io

  33. Cunial 15)

    Di tutto il discorso, i parlamentari capiscono solo la battuta dove dice “lo scientismo protetto dal Presidente della Repubblica è il vero virus”. Per dire, “lei ha detto che il Presidente della Repubblica è un virus!”

    • Moi says:

      … C’è anche chi vede nello Smàrtuòrchingh 😉 l’ agognata fine del Traffico, dei Mezzi Pubblici, delle Intemperie, di dover incontrare i Colleghi Antipatici (… e pazienza quelli sompatici), i Capi Stronzi, le Sciacquine [cit.] Miracolate dalle Quote Rosa, ecc … insomma : gran bazza !

      • Moi says:

        … mangiare quel che gli pare quando gli pare anziché la merda della mensa quando pare a loro, riprendersi la spontaneità di poter star in piagiama e ciabatte nonché di poter liberamente mollare un rutto o un peto o una bestemmia, nessuno che rompe i coglioni perché ha troppo freddo o troppo caldo oppure che vuole la finestra e/o porta aperta o chiusa, e così via …

        • Z. says:

          Secondo me uno smartuorcher che passa la giornata in pigiama e ciabatte dura poco, mediamente.

          • Peucezio says:

            Lavorativamente o in senso biologico?

          • PinoMamet says:

            “Secondo me uno smartuorcher che passa la giornata in pigiama e ciabatte dura poco, mediamente.”

            Quando faccio lezione online mi metto in giacca. Davvero.
            Per rispetto agli studenti, nelle case dei quali sto “entrando”, ma anche per rispetto a me.

            Naturalmente se devo fare lavori dove non mi vedono non arrivo a tanto;
            ma in genere non credo che lavorare in pigiama sia una scelta vantaggiosa, anche in termini lavorativi.

            Prima cosa che ho imparato dagli zen: l’abito fa il monaco.

            Naturalmente noi possiamo passare sopra le apparenze, consciamente, ma non possiamo pretendere che gli altri
            (tra cui metto il nostro inconscio) lo facciano.

            Quasi tutti i corsi serî cominciano così, con la pulizia della zona di lavoro e la sua preparazione.
            Dipingi? tieni pulito il posto dove dipingi, pulisci i pennelli dopo che li hai usati eccetera.
            Cucini? tieni pulita la tua postazione (insegna anche Ratatouille) 😉

            Insomma, se proprio vogliono costringerci a lavorare da casa (e spero vivamente di NO) almeno restiamo dignitosi, è meglio per tutti, soprattutto per noi stessi.

            • Roberto says:

              Come al solito la varietà di gusti è affascinante

              lavorare in maglietta è l’unica cosa che mi piace del telelavoro (poi sono appassionato di magliette delle quali ho una grande collezione). Ho fatto un sacco di videoconferenze in magliette, sempre scegliendole con cura. tipo: avvocato che ha bisogno di aiuto? Maglietta di Batman! Giovane collega carina alla quale devo spiegare una cosa? Maglietta “old guys rule”! Servizio informatico della corte costituzionale? Maglietta di star wars! Corso di greco? Maglietta μολον λαβέ!

            • Z. says:

              Pino,

              — Quando faccio lezione online mi metto in giacca. Davvero.
              Per rispetto agli studenti, nelle case dei quali sto “entrando”, ma anche per rispetto a me. —

              Al tuo posto farei esattamente lo stesso, e per le stesse ragioni.

              Trovo poi che sì, noi possiamo forse passare sopra le apparenze… fino a un certo punto.

            • paniscus says:

              Per Pino: vorresti dire che tu ti metti in giacca (e magari anche cravatta) normalmente quando lavori in classe?

              Scusa ma non ti ci vedevo proprio, pensavo che tra la giacca e il pigiama ci fossero anche delle vie di mezzo… 🙂

              • PinoMamet says:

                Io mi metto normalmente in giacca quando faccio lezione a scuola.
                La cravatta no perché ormai molto rara e darebbe l’effetto contrario.

                Ti dirò di più: lo hanno anche consigliato in uno dei famosi corsi di aggiornamento;
                nonostante ciò 😉 trovo che sia una buona idea, almeno per me.

              • Z. says:

                Premesso che insegnare in giacca mi sembra ottima cosa…

                premesso questo, secondo me è cosa ancora più auspicabile quando si fa da casa.

              • Z. says:

                Per capirsi:

                non è un concetto popolare, ma a mio avvio prima viene la forma, poi viene ancora la forma, infine – se c’è – viene la sostanza.

                Non si tratta di una gerarchia di valori.

                La forma arriva prima in senso stretto: sulla forma si impatta prima. Ci si sbatte contro prima.

                Prima devi fare attenzione che i termini non siano scaduti, che l’atto sia firmato e così via. Poi, e solo poi, si vedrà quello che ci hai scritto.

              • PinoMamet says:

                Sono d’accordissimo con Z.

              • paniscus says:

                Io mi sono tolta dall’imbarazzo perché NON faccio lezioni facendomi riprendere in videocamera da casa, per principio.

                Una buona parte di materiale di studio non sincrono, e la parte sincrona è solo in chat scritta, oppure conferenze in diretta con la classe ma solo a voce, senza telecamera.

                Finché nessuno può obbligarmi a farmi riprendere in faccia sullo sfondo di una stanza privata di casa mia, funziona così.

                Per cui, frega una cippa di come sono vestita, semplicemente non mi vedono.

              • PinoMamet says:

                A parte il discorso sull’abbigliamento, questo è un altro punto:

                nel nostro istituto è stato fatto un sondaggio di indagine sulla didattica online, a professori studenti e genitori.

                risulta che molti genitori vogliono le lezioni online in diretta (su Meet o altre piattaforme) e si sono lamentati di alcuni professori che non ne avrebbero fatte o ne avrebbero fatte poche.

                L’idea (secondo me a parte tutto validissima, almeno in certe materie e in teoria) di una didattica prevalentemente asincrona, è vissuta dalle famiglie come “abbandonare i ragazzi”.

                Naturalmente non è così, in certi casi corre il rischio di diventarlo, e comunque si sa che quello che vogliono le famiglie è legge…
                e quindi sono tutti “moralmente” costretti a fare lezione in diretta.

              • PinoMamet says:

                Poi c’è da dire che le stesse famiglie puntualizzano che “il professore non potrebbe pretendere che il figlio accenda la videocamera per l’interrogazione, per via della privacy”, che evidentemente vale solo per loro…

                comunque direi che in genere le cose sono andate piuttosto bene da noi, er una specie di tacito accordo: tu guardi a casa mia, e io guardo casa tua.

                ma certamente non è una cosa che si possa imporre, e l’applicazione di una didattica esclusivamente online porrebbe una serie non indifferente di problemi, Moi permettendo… 😉

              • Z. says:

                paniscus,

                — Per cui, frega una cippa di come sono vestita, semplicemente non mi vedono. —

                Mi sembra giusto, e condivido perfettamente la tua tesi sul diritto a non mostrare a nessuno casa tua.

              • Roberto says:

                Io ho adottato un approccio un po’ diverso: faccio un miliardo di cose alle quali non sono tenuto semplicemente perché le trovo necessarie per fare correttamente il mio lavoro.

                Dovessi guardare cosa c’è scritto nel contratto, non userei il mio telefono personale per fare miliardi di telefonate in Italia, Belgio e Grecia (i paesi con i quali lavoro), non userei il mio materiale di cancelleria, non avrei deviato il telefono d’ufficio su quello di casa

                Semplicemente è, per il mio lavoro, l’unico modo di farlo seriamente e sono tempi eccezionali

              • paniscus says:

                per Pino:

                a mio avviso, il concetto del “ci sentiamo moralmente obbligati“, vuol dire una cosa sola:

                che si era già deciso di cedere, perché in fondo non ce ne fregava gran che, e si era disposti a farsela andare bene lo stesso…

                …e che però si vuole continuare a mantenere alta la illusoria bandiera di dire “io ero contrario, però ho dovuto cedere perché mi sono sentito obbligato“.

                Esattamente come quelli che comprano lo smartphone al figlio di otto anni perché sono convinti che tutti gli altri l’abbiano già fatto (anche senza preoccuparsi di controllare se è vero o no) e perché hanno paura di essere rimasti gli unici, anche se non è vero.

                Nel caso specifico delle lezioni in video: siccome deve essere chiaro a tutti che NON si è obbligati,

                se uno è veramente determinato, non deve fare altro che ribadire sistematicamente che finché non è obbligato, non lo fa, PUNTO.

                Il fatto di sentirsi a disagio perché non si riscuote il gradimento dell’utenza (o perché qualcun altro ci fa pesare che non si riscuote il gradimento dell’utenza, anche quando non è vero),

                o il fatto che ci si debba sentire in imbarazzo perché si crede di essere rimasti gli unici (anche se non è vero),

                NON SONO motivazioni di obbligo.

                Facciamocene una ragione.

              • PinoMamet says:

                Boh, non so che dirti, io le lezioni online le facevo pure prima, però pare che a una collega abbiano rotto le scatole.

              • paniscus says:

                Pino: ma io davvero non ho nessun problema con chi era già abituato a farle anche prima, per scelta propria!

                Il problema ce l’ho solo…

                a) con chi vorrebbe provare a obbligarci, o a farci credere che siamo obbligati, anche quando l’obbligo non c’è;

                b) con chi dice che “sarei contrario, ma purtroppo soono costretto a cedere perché mi sento obbligato“, quando appunto l’obbligo non c’è. Allora non è vero che è contrario, semplicemente si adegua a come cambia il vento, il che non è una bella cosa.

              • Roberto says:

                Non eravamo nemmeno obbligati a stare tutti a casa….

              • paniscus says:

                Roberto:

                tutto buono, tutto giusto e tutto accettabile, ma io semplicemente (a differenza di te) non ritengo “necessario per fare correttamente il mio lavoro” il fatto di farmi riprendere in video sullo sfondo di una stanza privata di casa mia.

                Ritengo di poter fare correttamente il mio lavoro anche senza questo dettaglio.

                Ho fatto per anni, e continuo a fare, un sacco di altre cose che so benissimo che non siano obbligatorie, ma che faccio volentieri perché ci vedo veramente un’utilità diretta.

                Ma nel farmi riprendere in video in casa mia, in una stanza attrezzata per la vita privata e non per un ruolo di rappresentanza, questa utilità diretta proprio non ce la vedo, tutto lì.

                Per cui, ho il massimo rispetto per chi accetta di farlo per scelta, ma se mi si viene a dire che dovrei essere obbligata (altrimenti si deduce non faccio bene il mio mestiere), divento una belva.
                E non scherzo.

              • Roberto says:

                Lisa

                “non ritengo “necessario per fare correttamente il mio lavoro” il fatto di farmi riprendere in video sullo sfondo di una stanza privata di casa mia.”

                Questo mi sembra un argomento molto migliore e certamente più convincente di “non lo faccio per principio”, scritto da te prima

              • Peucezio says:

                Pino,
                “Boh, non so che dirti, io le lezioni online le facevo pure prima”

                Prima del Covid??

                Comunque, io sarò all’antica, ma, visto che non si può andare a scuola, avrei sostituito le lezioni con i buoni, vecchi libri di una volta: l’insegnante non può spiegare? Bene, c’è il libro.
                E ve lo dice uno strenuo difensore della trasmissione orale del sapere.
                Poi si può sempre usare la rete per le interrogazioni.

                D’altronde non vedo cosa ci sia di così rivoluzionario: una volta la scuola la si faceva in casa, mica la gente andava in un luogo apposito a imparare.

              • paniscus says:

                Roberto:

                il concetto di “questione di principio” non è riferito strettamente alla mia preferenza personale se farmi riprendere in video o no, ma al fatto di rivendicare di non poter essere obbligata, se ritengo (in scienza e coscienza) che questo non sia realmente necessario per lo svolgimento efficace del mio lavoro, e che sia completamente fuori da ogni obbligo di contratto.

                Chi ritiene che sia assolutamente necessario, può farlo.

                Anche chi non ritiene che sia assolutamente necessario, ma si diverte a fare lezioni in diretta video e gli piace così, può farlo.

                PER SCELTA. Non per obbligo.
                Chiara la differenza?

                Se qualcuno (compreso ipoteticamente il mio preside, o i genitori inferociti degli alunni, ma nel caso specifico non è successo) sostiene che io debba essere obbligata, spetta a loro tirare fuori i termini di legge per dimostrare che è vero,

                e non a me sbattermi per dimostrare il contrario.

              • paniscus says:

                Peucezio:

                evidentemente, quando dici che “si può sempre usare la rete per le interrogazioni“, ti riferisci solo a materie umanistiche, o comunque prevalentemente discorsive.

                Vai a fare un’interrogazione di matematica in cui si deve risolvere una disequazione goniometrica o si deve svolgere uno studio di funzione. O un’interrogazione di chimica in cui si deve bilanciare una reazione di ossidoriduzione.

                Non si deve solo “descrivere a voce come si dovrebbe fare a risolverla“, ma la si deve proprio risolvere, con tutti i passaggi dettagliati uno per uno.

                Cosa si fa, si DETTANO i passaggi a voce, e spetta all’insegnante trascriverli sotto dettatura e correggerli?

                O si scrivono i passaggi a mano su un foglio ripreso dalla telecamera, senza che l’insegnante abbia modo di capire se sono svolti autonomamente o se c’è qualcun altro che li ha imbeccati (perché se la telecamera inquadra il foglio, non può contemporaneamente inquadrare la faccia dello studente o il suo eventuale contorno nella stanza)?

                Sulle materie specifiche degli istituti tecnici e professionali, non oso nemmeno sbilanciarmi: andiamo a fare un’interrogazione di scienza delle costruzioni, di contabilità, di estimo o di topografia, senza esercizi scritti!

              • Roberto says:

                Si chiara adesso che lo spieghi (il tuo messaggio iniziale era di tutt’altro tono “è una questione di principio” et c’est tout)

                Ripeto, non ho nulla da dire se uno mi dice “non serve per il mio lavoro”
                Ho molto da ridere se invece uno dice “non lo faccio per principio”
                La differenza è evidente, no?

              • Peucezio says:

                Lisa,
                ma infatti io sono d’accordo con te, tu hai solo radicalizzato il mio discorso estendendolo alle interrogazioni.

                Secondo me, se non si può andare a scuola, non si va a scuola e basta.
                Un anno perso? Un anno perso.
                Tanto oggi si comincia a lavorare a quarant’anni, se va bene.

                Io riprendo la mia vecchia proposta: andava abbassata di un anno, all’anagrafe, l’età di tutti.

      • Per Moi

        ” C’è anche chi vede nello Smàrtuòrchingh 😉 l’ agognata fine del Traffico, dei Mezzi Pubblici, ”

        Io non credo all’esistenza del Bene e del Male.

        Credo che dobbiamo vivere fino in fondo esperienze di ogni tipo, e che non ci sia molto da fare.

        L’importante è non crederci.

        Personalmente, non ho problemi con il lavorare a distanza (e non vedo perché usare un termine in inglese). Lo faccio da oltre vent’anni.

        E va bene per il tipo particolare di lavoro che faccio io. E sicuramente sarebbe peggio se io dovessi recarmi fisicamente da tutti i miei clienti per ogni lavoro (ne ho a Firenze, Genova, Venezia, Milano e altrove).

        Ma questo non vuol dire che sia un bene perdere il concetto di con-laborare con altri esseri umani.

  34. Moi says:

    L’ Ipotesi Più Peggiore è che i Poteri Forti NON vogliono il Siero di De Donno perché … il Capitalismo Farmaceutico NON ci può lucrare abbastanza !

  35. Moi says:

    https://www.huffingtonpost.it/entry/lo-smart-working-diventa-un-diritto-per-necessita_it_5ebba961c5b673c01df1da9d

    Lo smart working diventa un diritto (per necessità)
    Nel Decreto Rilancio norme sul lavoro agile. “Finalmente” dice all’Huffpost il sociologo Domenico De Masi, “Una battaglia persa per 40 anni, poi è arrivato un pipistrello cinese e ha fatto tutto lui”

    • Moi says:

      … e altri vantaggi , secondo il De Masi ‘sto “telelvoro” gli è proprio una gran bazza 🙂 :

      ” Lo smart working, spiega il sociologo, contribuisce a risolvere l’emergenza da inquinamento climatico, aiuta le famiglie a riammagliare “un tessuto ora sbrindellato” e a far quadrare meglio i bilanci (basta pensare ai soldi risparmiati ogni giorno per spostarsi dalla casa all’ufficio e per la baby sitter), rivitalizza i quartieri, fa risparmiare le aziende, aumentando la produttività del 20% e riduce sensibilmente il numero degli incidenti – “i tre quarti dei quali avviene in orario lavorativo”, puntualizza De Masi. E insiste: “È una battaglia civile, una rivoluzione a costo zero, indolore e vantaggiosa per il lavoratore, l’azienda, la città e il Paese. Non si è fatta finora perché, per quella che io definisco, pensando all’ex presidente Usa e alla Lewinsky, “la sindrome di Clinton”, i capi vogliono tenere i dipendenti nell’ufficio a fianco, a portata di mano.”

      [cit. ibidem]

      • Z. says:

        Non ha tutti i torti. Solo che sospetto che la fetta grossa della torta andrà facilmente al padronato.

        • Moi says:

          un laptop, una pendrive per dati, una connessione a pendrive, un mouse … costa a un’ azienda di “Terziario” molto meno che un edificio con uffici (e tutte le norme e i controlli, i restauri)

          • Z. says:

            Anche zero, ad esempio 🙂

          • Per Moi

            “un laptop, una pendrive per dati, una connessione a pendrive, un mouse … costa a un’ azienda di “Terziario” molto meno che un edificio con uffici (e tutte le norme e i controlli, i restauri)”

            E infatti negli Stati Uniti c’è una crisi paurosa nel settore di quelli che investono nel costruire e affittare uffici in centro città… ci hanno costruito un intero mondo sull’idea dello sprawl, spendendo triglionardi per fare autostrade per collegare le casettine carine degli impiegati ai Mall (adesso in abbandono per via di Amazon) ai centro-città con uffici che si svuotano di notte.

            In sessant’anni hanno distrutto un mezzo continente costruito in qualche centinaio di milioni di anni per fare tutto questo, e adesso gli crolla tutto.

            • Mauricius Tarvisii says:

              Se fossi io ad avere la bacchetta magica, il futuro per salvare i pendolari sia dall’alienazione dello stare chiusi in casa sia dal fare decine di chilometri ogni giorno sarebbero gli spazi di coworking.
              Non quelle bolge da pseudo-alternativi di oggi, ma veri e propri edifici per uffici in cui non è detto che quello dell’ufficio accanto sia dipendente del tuo stesso datore di lavoro.

              Ma non succederà mai, perché
              “i capi vogliono tenere i dipendenti nell’ufficio a fianco, a portata di mano”

              • Z. says:

                Beh, no, se dobbiamo comunque sopportare la scomodità di andare in giro per poi trovarmi in mezzo a gente che nemmeno lavora assieme a me allora è meglio lavorare da casa.

                Altrimenti per il lavoratore si tratterebbe di avere quasi tutti gli svantaggi del telelavoro, e quasi nessun vantaggio.

              • Mauricius Tarvisii says:

                E ditelo che vi piace il pendolarismo 😀

      • Mauricius Tarvisii says:

        ” i capi vogliono tenere i dipendenti nell’ufficio a fianco, a portata di mano”

        Verissimo!

      • paniscus says:

        “” Lo smart working, spiega il sociologo, contribuisce a risolvere l’emergenza da inquinamento climatico, aiuta le famiglie a riammagliare “un tessuto ora sbrindellato” e a far quadrare meglio i bilanci (basta pensare ai soldi risparmiati ogni giorno per spostarsi dalla casa all’ufficio e per la baby sitter),”
        ——-

        Chi sostiene che lo smartworking MIGLIORI il clima dei rapporti familiari e CONVENGA al lavoratore con famiglia…

        …o non ha mai fatto smartworking, o non ha famiglia, o entrambe le cose.

        Posso fare un’eccezione per chi il lavoro da casa l’aveva sempre fatto anche da prima, per scelta, e aveva messo su famiglia avendo già chiare le cose, e avendo messo in conto di dover affrontare una sovrapposizione sistematica.

        Ma per chi non l’aveva scelto, non l’aveva mai fatto prima, ed è stato costretto di punto in bianco a improvvisarsi “telelavoratore da casa” per decisione altrui, è stata una cosa devastante.

        Al limite funziona (ma non vuol dire che sia migliorativo, vuol dire solo che non è così devastante come sopra, ma un po’ meno) per chi ha figli abbastanza grandi, che non hanno bisogno di essere sorvegliati a vista ogni secondo e che a loro volta pensano da soli a seguire le proprie attività scolastiche a distanza.

        Ma per chi ha figli veramente PICCOLI, sostenere che lavorare da casa sia una manna dal cielo, perché così si risparmia sulla baby sitter, è una mistificazione talmente enorme che faccio fatica a pensare che qualcuno ci creda davvero: si tratta sicuramente di malafede.

        Se si accudisce un bambino piccolo in casa, NON SI PUO’ contemporaneamente lavorare, tutto qui.

        Mi sembra talmente ovvio da non meritare ulteriori approfondimenti.

  36. Moi says:

    Più che altro, temo la Spada di Damocle che diceva Mauricius, e cioè da un momento all’ altro si possa ripiombare in Fase 1 a Tempo Indeterminato ! … Perché la gente non è stata in riga: tipo i “Ciccioni Scureggioni” [cit.] che a far la spesa travolgono tutti per paura di restare senza i “bondìmmerda” [aricit. 🙂 …] ; tipo quelli che e/o tengono le mascherine a bavaglio, a sottomento, a fermacapelli, ecc …

  37. Moi says:

    Ho riascoltato un po’ la Cunial, che in termini di proverbiale “Carne al Fuoco”, ha messo un bove intero su di una graticola da giardino 😉 … “amuchina e PNL” è stupenda !

    PNL

    https://it.wikipedia.org/wiki/Programmazione_neurolinguistica

    https://www.starbene.it/benessere/corpo-mente/pnl-programmazione-neurolinguistica-cos-e/

    • Per Moi

      Ho riascoltato un po’ la Cunial, che in termini di proverbiale “Carne al Fuoco”, ha messo un bove intero su di una graticola da giardino 😉 … “amuchina e PNL” è stupenda !”

      Fantastica descrizione del suo discorso, concordo in pieno!

      In sei minuti, ha provato a trattare un intero universo di questioni, creando sicuramente un effetto bizzarro.

  38. Moi says:

    @ MIGUEL

    Il Dottor De Donno,al quale alludeva la Cunial per la Cura Sierologica … parla al Senato :

    https://www.youtube.com/watch?v=RbIHFA8IGPQ

    “La politica vuole ammutolire la scienza, ho dovuto prostituirmi nelle televisioni per sdoganare il plasma”: fronte e chiaro il messaggio di un eloquente

    Prof. #DeDonno ai microfoni del #Senato.

    Il primario dei Pneumologia del Poma è stato ascoltato in audizione dalla commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama, su richiesta del capogruppo dei Forza Italia, Marco Siclari.

    “Sono andato contro la mia volontà in tutte le trasmissioni per spiegare che cosa facevamo noi a Pavia e a Mantova mentre in prima fascia c’era sempre il solito #virologo che si è permesso di dire tutto e il contrario di tutto”.

    • Moi says:

      Mantova … NON sorprende che la più efficiente delle città Lombarde sia anche la più “Emiliana” !

  39. Moi says:

    MELUZZI SENZA FRENI AL SENATO

    https://www.youtube.com/watch?v=uKem_IjDnW8

    ► “Cure per Covid da 6 (!) € : le nascondono perché Big Pharma non guadagna”

  40. Moi says:

    Lapo Elkann sostiene Guglielmo Cancelli:) :

    https://urbanpost.it/lapo-elkann-appoggia-bill-gates/

    Lapo Elkann appoggia Bill Gates: “Chi lo attacca è un cogl*one”

  41. Moi says:

    Per il CoronaVirus avremmo dovuto muoverci almeno già da Gennaio … ma nessuno l’ha cagato di striscio perché c’erano le Elezioni in Emilia Romagna !

  42. Moi says:

    Dagmar Belakowitsch PFÖ

    https://www.youtube.com/watch?v=lRKFV_by1Cs

    In supporto a SARA CUNIAL / BOMBA IN PARLAMENTO AUSTRIACO

    • Moi says:

      … “bomba” in senso metaforico, eh !

      … Purtroppo NON trovo il discorso in Tedesco senza (!) interprete che le parla sopra , cosa che permetterebbe ai Germanofoni un’ analisi più attendibile !

  43. Moi says:

    A proposito di Uteressa :

    PREFAZIONE

    Roma e i suoi “cittadini non umani” [ SIC !]

    Finalmente Roma può fregiarsi a pieno titolo del ruolo di capitale mondiale di civiltà e di integrazione. Questo regolamento rappresenta infatti il coronamento di un sogno, legato a un percorso
    durato molti anni, in un documento di fondamentale importanza nel cammino di civiltà che contraddistingue i cittadini romani, da tempo immemorabile fieri sostenitori dei valori di uguaglianza,
    rispetto, tutela e valorizzazione del proprio patrimonio di vita e di cultura.
    Roma è stata la prima città in Italia a istituire un apposito ufficio comunale che si occupasse
    della Tutela dei Diritti degli animali: dopo oltre dieci anni e molte battaglie per affermare questi diritti, finalmente l’amministrazione comunale si è dotata di uno strumento che da un indirizzo chiaro e unitario a tutte le iniziative legislative prese in questo periodo per tutelare la dignità e il benessere di tutti gli animali presenti sul territorio della Capitale, interessandosi non
    solo degli animali cosiddetti “di affezione” ma regolando anche una serie di attività che riguardano tutte le specie situate sul territorio capitolino.
    Ghandi ha detto che il grado di civiltà di una nazione si deduce dal rispetto che essa ha per i
    propri animali e ora Roma assume una posizione di prestigio nei confronti della comunità internazionale, affermando con forza che la qualità della vita dei propri abitanti dipende anche
    dal rapporto che essi hanno con la fauna locale, di qualsiasi specie animale si tratti. Non solo
    cani e gatti, dunque, ma anche pesci, uccelli, insetti, cavalli, anfibi e animali esotici avranno da
    oggi in poi norme chiare e precise che ne regoleranno il trattamento e indicheranno cosa e come è consentito fare, al fine di salvaguardarne non solo l’incolumità ma anche e soprattutto la
    dignità di esseri viventi.
    I 59 articoli che compongono questo regolamento sono il frutto di un confronto tra i rappresentanti di varie istanze che, a diverso titolo, hanno un interesse diretto o indiretto a ché la materia venga regolata in maniera chiara e inequivocabile: non è stato semplice arrivare a una stesura definitiva che mettesse tutti d’accordo ma alla fine il grande senso civico e lo spirito di partecipazione ha prevalso su tutti gli interessi di parte, indicando la strada comune che si doveva
    avere il coraggio e la coscienza di percorrere.
    La nostra Roma è una città tollerante: da sempre accoglie chiunque ne rimanga affascinato e
    decida di stabilirvisi come se fosse il proprio luogo di nascita, con la stessa attenzione che si dedicherebbe a un familiare o a un amico. Era giusto che fosse così anche per tutti quegli animali che, in un modo o nell’altro, allietano le nostre giornate, regalandoci tanto amore e tanta fedeltà o contribuendo a mantenere il nostro habitat vivibile e sereno.

    MONICA CIRINNA’

    Delegata dal Sindaco per le politiche dei Diritti degli Animali

    ————————————————-

    “Non portate via i cuccioli”: per la Cirinnà gli animali valgono più dei bambini

    https://www.comune.roma.it/PCR/resources/cms/documents/RegolamentoComunaleDirittiAnimali.pdf

    https://www.ilprimatonazionale.it/primo-piano/cirinna-animali-bambini-39182/

    • Per Moi

      “Roma e i suoi “cittadini non umani” [ SIC !]”

      Poteva evitare di scrivere “Ghandi” 🙂 (sembra arabo, ma non trovo una sola parola nei soliti dizionari che vi corrisponda).

      Nel merito, io non accetto la guerra tra “umani” e “animali”.

      Se la Cirinnà de-mercifica gli animali (e fa bene, non fa male), dovrebbe de-mercificare anche gli embrioni umani.

  44. Moi says:

    … e la Scuola ?! … Fino a Fine Novecento era inevitabile che bambini e adolescenti si mischiassero a coetanei per imparare , ma ora ?! … Con dei VirtuaPrecettori imparerebbero senz’altro di più e meglio !!!

    • Z. says:

      A scuola si va anche, e c’è chi direbbe soprattutto, per imparare a stare in mezzo agli altri.

      • Moi says:

        … questo magari per lo sport, ma NON per lo studio !

        Anzi : per lo studio è controproducente, ognuno ha i suoi stimoli, i suoi tempi, i suoi interessi, la sua sensibilità, magari quello intelligente deve far finta di essere un imbecille per farsi accettare da un gruppo (d ‘ imbecilli) onde non passare da”sfigato” / “secchione” e così via …

        • Z. says:

          Pino ha spiegato molto bene il mio punto di vista.

          Ognuno ha i suoi tempi, interessi e stimoli, ma tutti devono imparare a stare in mezzo agli altri, a interagire con gli adulti, ad assumersi obblighi e responsabilità.

          Questo, ai ragazzi, lo insegna anzitutto la scuola.

          • Per Z

            “Ognuno ha i suoi tempi, interessi e stimoli, ma tutti devono imparare a stare in mezzo agli altri, a interagire con gli adulti, ad assumersi obblighi e responsabilità.

            Questo, ai ragazzi, lo insegna anzitutto la scuola.”

            Sul tema ho molti dubbi (personalmente non sono “andato a scuola” come “tutti gli altri” e non sto male…), però in linea di massima sono d’accordo.

            Come tutte le cose, c’è un doppio aspetto: la scuola produce un conformismo notevole (e non per colpa delle lezioni dei professori), ma permette anche le cose che dici tu.

          • Z. says:

            Il mondo è fatto per i normali, come ci insegna il nostro rabbi.

            Qualche privilegiato potrà farsi un’istruzione altrove, e magari crescere pure più forte, anticonformista e felice.

            Ma è bene che ci sia la scuola 🙂

          • PinoMamet says:

            “Il mondo è fatto per i normali”

            a me lo ha insegnato la madre di un’amica, e suocera di un amico 🙂

            (nonché incolpevole nipote di zio “Dunèn fassìsta” anche se lei ha altre idee 🙂 )

          • Peucezio says:

            Z.,
            “Ognuno ha i suoi tempi, interessi e stimoli, ma tutti devono imparare a stare in mezzo agli altri, a interagire con gli adulti, ad assumersi obblighi e responsabilità.

            Questo, ai ragazzi, lo insegna anzitutto la scuola.”

            Qui però c’è un problema empirico, di verifica sperimentale.

            Quando la gente andava poco o non andava per niente a scuola, imparava infinitamente meglio a “stare in mezzo agli altri, a interagire con gli adulti, ad assumersi obblighi e responsabilità.”
            Anzi, diciamo pure che nel complesso l’uomo contemporaneo non è sostanzialmente capace di stare in mezzo agli altri, a interagire con gli adulti, ad assumersi obblighi e responsabilità.

            La scuola crea una bolla virtuale (le famose bolle che tanto piacciono a Mauricius), che rompe il senso dell’integrazione con la realtà.
            Poi, certo, se un bambino crescesse da solo in una casa di oggi, sarebbe ancora peggio, diventerebbe un semi-autistico (nel senso etimologico, più che clinico), non avendo nessun limite e nessuna relazione con gli altri.
            Ma questo non significa affatto che la scuola in sé insegni a relazionarsi e sia formativa: tutt’altro. E’ una delle istituzioni più deleterie della società d’oggi. Ma è chiaro che se devi scegliere fra far morire uno soffocato e fargli respirare aria inquinata, scegli la seconda.

            • Z. says:

              La tua mi sembra una critica alla società contemporanea più che alla scuola…

              • Peucezio says:

                Nel complesso sì.

                Ma la scuola ne è un’espressione molto rappresentativa e al tempo stesso ha un’influenza importante.

                Declinante, mi si potrebbe dire.
                E dico: meglio così: nella misura in cui declina, è perché si va nel senso del superamento di certi retaggi di alienazione della modernità.
                La scuola produce sempre più ignoranti.
                A me non dispiace una società di analfabeti: d’altronde le società premoderne lo erano.
                Ma che senso ha allora tenerci la scuola?

              • Moi says:

                …. Smart Kids infén da sóbbet ?! 😉

              • Z. says:

                A te non dispiace una società di analfabeti così loro lavorano al tuo posto…

                Anche a me piacerebbe una società in cui gli altri lavorassero al mio posto 🙂

              • Mauricius Tarvisii says:

                “A me non dispiace una società di analfabeti: d’altronde le società premoderne lo erano.”

                Sei proprio seguace del peggiore Voltaire, che, attaccando la diffusione dell’istruzione, diceva di aver bisogno di braccianti e non di chierici tonsurati…
                Anticristiano, contro la scuola, sostenitore dei peggiori tiranni del tempo: ne avete di tratti in comune 😀

    • PinoMamet says:

      No Moi, ti sbagli.
      Ne parlavamo in questi giorni con colleghi insegnanti e con genitori.

      La scuola è ancora un’occasione educativa unica, anche per i ragazzi più “grandicelli”: è l’occasione di stare tra loro fisicamente, e imparare le regole della convivenza; e di trattare con gli adulti.

      Inoltre è una mezza giornata in cui si trovano ad essere tutti alla pari e mille differenze si appianano. Soprattutto, possono frequentarsi tra ambienti diversi, che altrimenti sarebbero piuttosto separati.

      La didattica a distanza sta acuendo le discrepanze sociali.

      Io ho un amico, professore universitario, con moglie laureata, e due figli, uno alle medie e una alle elementari. Hanno tre computer in casa, ognuno col suo collegamento intenert, più i cellulari, e anche così a volte si sono trovati in difficoltà a coordinatore lezioni e lavoro (perché ovviamente i genitori sono stati in “smart working” in questo periodo).

      Comunque sono riusciti a cavarsela…
      credi che la situazione sia identica per la studentessa pakistana con cinque fratelli in un appartamentino? (esempio NON finto).
      O per quella che abita nel paesino in culo ai lupi con internet che c’è e non c’è e i genitori problematici? (come sopra).

      E parlo di una realtà dell’Italia più prospera, e di un liceo.

      Pensa come deve essere la situazione nelle scuole tecniche e professionali, in realtà che già soffrono di alta dispersione scolastica…

      senza contare che la scuola “a distanza” (cioè, per gli studenti, a casa) è praticamente “copiatura libera” o quasi, e certo chi ha il genitore laureato non farà le stesse verifiche di chi ce l’ha analfabeta o quasi (ma in classe sì…)

      • Z. says:

        Tra l’altro le scuole tecniche e professionali – in particolar modo queste ultime – prevedono insegnamenti che necessitano di officine. Falegnameria e sala macchine difficilmente possono essere riprodotte a distanza.

        • Moi says:

          Allora si Abolisce il Ministero della Pubblica Istruzione e si regala una connessione a internet … dalla quale si può imparare ciò che si vuole quando si vuole !

          SE uno è povero e vuol imparare può … SE uno NON lo è e vuole cazzeggiare, cazzeggi (dalle pugnette su Pornhub ai videogiochi dove smitragli la gente che porta cane e cinno al ristorante 😉 !) senza arrecare disturbo a chi vuole imparare sul serio !

        • PinoMamet says:

          Dunque, Moi, ti si è appena dett oche la scuola è indispensabile;

          reazione tua: ” allora bisogna abolire la scuola”…
          😉

          • Peucezio says:

            Pino,
            brutto traditore… una volta anche tu eri della mia scuola (absit injuria verbi 😀 ) di pensiero, per l’abolizione della scuola 🙁

        • Z. says:

          Sì, non ho capito la risposta di Moi neppure io. Forse però intendeva soltanto dire che la falegnameria si può fare anche sul web, e in effetti…

      • Peucezio says:

        Pino,
        “Inoltre è una mezza giornata in cui si trovano ad essere tutti alla pari e mille differenze si appianano. Soprattutto, possono frequentarsi tra ambienti diversi, che altrimenti sarebbero piuttosto separati.”

        Forse in provincia, dove ce ne sono di meno.
        A Milano ti assicuro che c’è la scuola pubblica dei signori e quella dei cozzali.

  45. Moi says:

    … Bah , io d’insegnanti in Cosplay da Parlamentari o Manager 😉 in doppiopetto e cravatta ne ricordo ben pochi !

    • Moi says:

      … le donne (insegnanti) si sa, hanno sempre molte più possibilità di abbigliarsi anche sul lavoro : tailleur o casual di ogni taglio e colore … anche calzature tipo sandali in estate !

    • PinoMamet says:

      Ti dirò, i migliori professori che ho avuto erano rigorosamente vestiti in giacca (se uomini), e non era un cosplay, era semplicemente il modo di vestirsi da persone adulte di sesso maschile.
      E lo è ancora.

      Poi fuori da lavoro anche io mi metto in maglietta, logico.

      Sulle colleghe donne, ti dirò questo. Ce ne sono alcune che vengono con vertiginose minigonne (non più giustificatissime dall’età)- e pretendono di leggere, e far rispettare, alle studentesse il regolamento che gli vieta la stessa cosa…
      credi che la cosa sia passata senza commenti, mugugni ecc.?

  46. Mirkhond says:

    “Sulle colleghe donne, ti dirò questo. Ce ne sono alcune che vengono con vertiginose minigonne (non più giustificatissime dall’età)”

    E i ragazzi almeno sono contenti del panorama? 😉

    • PinoMamet says:

      Tu saresti contento di vedere una sessantenne in minigonna?
      Poi sono gusti, si sa.

      • Mirkhond says:

        Penso di no, anche se ho conosciuto sessantenni che avevano panorami da fare invidia ad una ragazza….

        • Moi says:

          Be’ … di solito sono un po’ più giovani dei 60’s, ma comunque interpretano (!) le insegnanti (o le zie, o le mamme del compagno di College ) ! … Su certi siti appositi 😉 😀 🙂

  47. Moi says:

    L’ Ottocento Scolastico LibroCuoresco è finito … ne si eviti la Retorica, grazie ! 😉

    • PinoMamet says:

      Io ci lavoro, a scuola, e descrivo quello che vedo. Non mi pare di fare della retorica se dico che da casa il figlio della professoressa di latino, per quanto lei (sto pensando a una collega) sia molto corretta, è comunque leggermente 😉 avvantaggiato in latino rispetto al figlio di Abdallah Serramenti Riparatutto…

      e che il figlio di Riccastri Stronzelli che abita in centro e ha venti computer è leggermente avvantaggiato rispetto al figlio di Giovannino Inculoailupi che ha un computer solo e pure scasso.

      E succede ogni giorno che i rispettivi figli facciano amicizia a scuola e si trattino senza riguardi, da pari a pari.

      Mi dispiace, io descrivo quello che vedo tutti i giorni.

      • Roberto says:

        Totalmente e assolutamente d’accordo con Pino!

        È consolante, pensavo che fossi l’unico in questo blog di “la scuola è inutile”

        • PinoMamet says:

          Mi fa piacere!

          aggiungo una cosa per Roberto:
          ho un amico professore universitario (un altro, non quello dell’altro commento) che insegna regolarmente in maglietta a pantaloncini corti.
          È molto apprezzato e rispettato, ma ha un pubblico in parte diverso dal mio, se non altro per età e perché ha scelto consciamente di seguire le sue lezioni…

          lui non ha a che fare, per intenderci, con gente che disegna cazzi sui banchi, io sì.

        • Roberto says:

          Sull’abbigliamento devo comunque dire una cosa: sono pure io superformale perché la forma è sostanza. Capisco perfettamente quindi le video lezioni in giacca e pure le lezioni normali in giacca

          Per me è giusto un momento particolare, ma appena ritornerà la normalità riprenderò la netta distinzione tra divisa da lavoro e divisa da casa

        • Peucezio says:

          Roberto e gli altri,
          “È consolante, pensavo che fossi l’unico in questo blog di “la scuola è inutile””

          Per carità, c’è qualcosa di vero rispetto a ciò che dice Miguel sulla scuola che può trattenere da cose ancora peggiori.
          E questo grazie a una parte degli insegnanti (quelli validi), non certo ai programmi e all’organizzazione, con la sua rovinosa filosofia categorica del “promuoviamo”, dell'”inclusione”, del fatto che ogni negligenza, cialtronaggine e pigrizia è difficoltà cognitiva, deficit di attenzione, insomma, la colpa non esiste, anzi, bisogna essere più solidali con chi non fa un cazzo.
          Ma è chiaro che, per quanto i singoli si sforzino e lavorino bene, un’istituzione così concepita è l’esatta, esplicita e deliberata negazione di ciò che ci vorrebbe per instillare il senso di responsabilità di cui parla giustamente Z.

      • Per PinoMamet

        “Io ci lavoro, a scuola, e descrivo quello che vedo. ”

        Sul primo caso, sono assolutamente d’accordo.

        Sul secondo, ho qualche dubbio, ma dipende da esperienze magari diverse.

        Riccastri Stronzelli ha tutti i modelli di playstation, ha lo smartphone da mille euro con tutte le app, ma non ha idea cosa sia una tastiera.

        GI invece ha un computer fisso di dieci anni fa, che oggi sul mercato non vale nulla.

        A questo punto il problema diventa, che mezzi si usano per fare lezione a distanza? Devono essere i MENO tecnologici possibili, e meno proprietari.

        • PinoMamet says:

          Sulla lezione a distanza non sono preparato, ma il bello della scuola in presenza, che stavo difendendo a Moi, è proprio che la lavagna è quella per tutti, per Riccastri e per Poverazzi.
          😉

  48. Moi says:

    In quanto Umani (!) , imparare ciò che ci interessa è un piacere … dover imparare ciò di cui non ce ne può fregare di meno (spesso proprio per COME e da CHI viene insegnato … ma è un capitolo a parte), invece, è una tortura !

    … Concordate ?

    • PinoMamet says:

      Credo che nessuno lo abbia messo in dubbio.

      d’altra parte, se avessimo potuto scegliere di imparare solo ciò che ci piaceva, credo che pochi sarebbero andati oltre la serie completa di Jeeg Robot d’acciaio.

      • Per PinoMamet

        “d’altra parte, se avessimo potuto scegliere di imparare solo ciò che ci piaceva, credo che pochi sarebbero andati oltre la serie completa di Jeeg Robot d’acciaio”

        Beh, io sono uno che ha potuto scegliere, nel bene o nel male, di imparare solo che mi piaceva.

        Poi è ovvio che nell’infanzia, ti piacciono anche le cose che vivi, per cui le circostanze sicuramente contano.

        • PinoMamet says:

          Ma forse tu sei uno dei pochi 😉

        • PinoMamet says:

          Io comunque, nonostante il Liceo classico, sono anche un esperto della vita di Bruce Lee, che purtroppo e inspiegabilmente non faceva parte delle materie scolastiche 😀

        • Peucezio says:

          Miguel,
          quelli come me e te però sono casi rari in effetti.

          La maggior parte delle cose che so le ho imparate per divertimento e passo per colto (senza esserlo, ma quantomeno qualche coordinata generale ce l’ho e non faccio brutta figura).

          Poi resta da capire esattamente cosa ci si deve fare poi di tale bagaglio acquisito.

          Devo riconoscere che persone che conosco che hanno fatto il liceo senza troppa motivazione, né inclinazione adolescenziale alla cultura, qualche strumento critico in più ce l’hanno rispetto ad altri.
          Probabilmente il liceo è l’unico prodotto un po’ dignitoso e non completamente inutile della scuola italiana (altrove in Occidente credo non esista nemmeno quello: trasmissione istituzionalizzata dell’ignoranza crassa; tutt’altra cosa gli ex paesi dell’est), che per il resto, per ogni ordine e grado, si potrebbe buttare nel cesso.

  49. Mirkhond says:

    Concordo.

    • Peucezio says:

      Con cosa?

      • Mirkhond says:

        Moi says:
        16/05/2020 at 4:51 pm

        In quanto Umani (!) , imparare ciò che ci interessa è un piacere … dover imparare ciò di cui non ce ne può fregare di meno (spesso proprio per COME e da CHI viene insegnato … ma è un capitolo a parte), invece, è una tortura !

        … Concordate ?

  50. Mirkhond says:

    “E succede ogni giorno che i rispettivi figli facciano amicizia a scuola e si trattino senza riguardi, da pari a pari.”

    Quando andavo a scuola, al liceo non era così e le differenze di classe, di abbigliamento, di frequentazioni extrascolastiche e di denaro, contavano eccome!

    • habsburgicus says:

      forse, se posso dire la mia,
      dipende molto anche dalla geografia
      non solo la banale dicotomia sud-nord, ma anche all’interno del nord vi è differenza
      ad Alba, per dire, vi è un ambiente più simile alla Bari di Mirkhond che alla Parma di Pino
      probabilmente il non-classismo é tipico solo dell’Emilia e della Toscana (uno dei pochi effetti positivi del PCI ?) e magari anche della Lombardia “noblesse oblige”, “Milàn l’è na gran Milàn”, al di sopra di ‘ste piccolezze) e del Veneto..nel Veneto profondo (non me vogliano i lettori veneti, anzi penso che i fatti abbiano dato ragionea loro :D) contano gli “schei” non la “cultura” (ritenuta -forse non a torto :D-delle “monàde”) e dunque i Licei Classici tendono ad avere composizione diversa dal resto d’Italia e quindi meno classista

      • Peucezio says:

        Condivido.
        A parte Milano, che è piena di cozzali.

        • Moi says:

          … non si chiamano più “Tamarri”, o “Truzzi” o “Zarri” ?

          (… forse quest’ultimo si dice o diceva a Torino)

      • Per Habs

        “probabilmente il non-classismo é tipico solo dell’Emilia e della Toscana (uno dei pochi effetti positivi del PCI ?”

        Boh, la Toscana mi sembra molto classista, nel senso feudale. Tutti che portano rispetto al Conte o alla Marchesa, ma ne conoscono a menadito pettegolezzi e difetti.

        • PinoMamet says:

          L’Emilia Romagna è pochissimo classista;

          Parma un pochino lo è (non nel senso feudale, ma nel senso di come può esserlo ogni città con una classe ricca e una popolare) e costituisce più o meno l’eccezione.

          Io invece ho frequentato (e ora ci insegno) un liceo della provincia- non a caso, il migliore- che direi è nella media emiliana in quanto a differenze di classe, vale a dire, ok, se sei ricco hai la felpa di marca, se sei povero hai quella del mercato (che comunque è uguale…) ma a parte questo sono tutti casinisti uguali e si frequentano tra loro.

          Ho un paio di allieve snobbettine, non per particolare benessere della famiglia, ma perché sono cresciute vedendo serie americane e le imitano, se ci fosse il corso di cheer-leader ci andrebbero
          (infatti c’è, ma è cominciato tardi, lo frequentano le sorelline…)
          così come ci tengono a fare la bella figura al ballo di fine anno (che interessa solo le prime e le seconde al massimo, perchè le altre vanno a ballare quando gli pare…)

          • Moi says:

            …. Nooooo !!! Americanizzazione della Scuola Italiana ?! … il Prom ?! … il Cheer Leading ?! … I Food Fights in mensa ?! … Gli armadietti metallici coi lucchettoni in corridoio ?! Insegnanti “molleggiati” che siedono col culo sullo cattedra ?!

            … Che Orroreeeeee !!!!!!!

          • PinoMamet says:

            Gli armadietti li avevano a Reggio, mense non ce ne sono, e ogni tanto qualche insegnante si siede sulla cattedra (ma questo da quando esistono le cattedre).

            Non sono un grande fanatico della moda americanofila, ma tutto sommato si tratta di robe abbastanza innocue e passeggere, finché il Liceo resta Liceo possono benissimo fare il ballo di fine anno per le quattordicenni e i sedicenni che ci vanno trascinati da loro, basta non copiare il loro programma di studi…

            • Moi says:

              Però ,per un Liceo, se proprio (!) bisogna applicare Robe Americane … farei massicce iniezioni di “Sandaloni” 😉 Hollywoodiani Anni ’60 ! 😀

    • Peucezio says:

      Mirkhond,
      Bari però è Bari, non è l’Emilia Romagna o la Toscana.

      A Bari le differenze di classe riguardano pure il modo di respirare.

  51. Moi says:

    Ad esempio, dal punto di vista individuale (ma ciò può diventare un’ esperienza collettiva …) sentire insegnanti diversi sullo stesso argomento , può essere più utile e proficuo dell’ Ipse (o Ipsa, o Ipsum 😉 …) Dixit, no ?

    • PinoMamet says:

      Questa è una cosa che nessuno vieta, né ha mai vietato di fare.
      Esistevano le librerie anche una volta, sai? 😉
      e lezioni sono pubbliche, comprese quelle universitarie.

      Adesso è più comodo perché c’è internet… e ti dirò di più, ogni tanto qualche studente lo usa davvero perchè gli interessa un argomento per conto suo, e non solo per copiare 😉

    • Moi says:

      … questo l’ On-Làin 😉 lo consente, qundi NON penso che si debba per forza demonizzare il Nuovo ! …. SE NON sostitutivo, magari può essere aggiuntivo, no ?

      • PinoMamet says:

        Certo, ma è da mo’ che lo è…

        aggiungo: potrebbe essere aggiuntivo anche in altre cose, tipo il consigli di classe con rappresentanti dei genitori, che non dovrebbero chiedere permessi da lavoro ma semplicemente unirsi alla videoconferenza dei professori.

        • paniscus says:

          “tipo il consigli di classe con rappresentanti dei genitori, che non dovrebbero chiedere permessi da lavoro ma semplicemente unirsi alla videoconferenza dei professori.”
          —————-

          Boh, non mi sembra tanto fattibile collegarsi, mentre si sta lavorando, a una videoconferenza che non c’entra niente col lavoro, senza dover chiedere un permesso comunque…

          • PinoMamet says:

            Questo è vero, ma potrebbe essere un permesso per dieci minuti anziché per una o due ore…

            comunque l’idea me l’ha lanciata un genitore, che stava elencando i grandi vantaggi della didattica online;
            punto 1: questo. Il punto 2 non è mai arrivato 😉

  52. PinoMamet says:

    Rispondo qua sotto al tema “interessi vs scuola”

    credo di aver avuto la fortuna di una madre con pochi pregiudizi, che ci comprò (da piccoli) tanto Pirandello e Kafka quanto Pasolini e ci lasciava liberi di leggere assolutamente a caso; e di una zia maestra che prima di sposarsi e andare altrove aveva lasciato in casa di papà saggi di Fromm, libri inchiesta sulla vecchiaia o la droga, e un sacco di roba di Steinbeck che evidentemente doveva piacerle molto.
    Oltre a questi citati, devo dire che avevo un sacco di libri, paragonato ad altri ragazzi della mia età (elementari e medie), come mi sono reso conto quanto sono capitato a casa loro…
    Ho citato Pasolini e Steinbeck perché ricordo di averli letto da proprio piccolo, senza capirci tanto, e senza assolutamente pregiudizi, tanto che quando li ho ripresi in mano da grande ho detto “caspita, ma i miei genitori mi lasciavano leggere di omosessuali, di prostitute, di perdigiorno alcolizzati presentati come eroi e filosofi… e non mi dicevano niente!”

    Non posso dire che abbiano forgiato i miei interessi, ma di sicuro hanno avuto un’influenza decisiva su come vedo la vita.

  53. habsburgicus says:

    @Moi
    questi, per alcuni, sono i veri problemi ! 😀

    (da un sito/forum)
    [initium]
    “Buongiorno, sembra che le ragazze russe non possano lasciare la Russia fino a dicembre? È vero? Se fosse così stiamo veramente messi male visto che il 90% delle ragazze che viene a lavorare in Italia viene dalla Russia. Come fare? Che idee avete? Su escort forum ci sono degli annunci, ma pensandoci bene saranno ragazze che ormai stanno fisse da mesi qui a Roma? Vorrei le vostre opinioni”
    [finis]

    certo, che da qualunque parte la si veda, vale il vecchio detto “solo la Russia ci può salvare” 😀 è l’ultima riserva (inesauribile ? :D) di f… 😀 😀 😀

    • Moi says:

      … e quelle mai rientrate in Russia o Moldova , o altri Paesi NON UE ? … O UE, tipo le Romene e le Ungheresi ?

      • Moi says:

        il 90% delle ragazze che viene a lavorare in Italia viene dalla Russia

        ——————

        Questa statistica donde l’ ha cavata fuori ? … Dalla sua playlist 😉 personale in rubrica smartphone ?!

        • Moi says:

          Come fare? Che idee avete?

          ———————

          Pensa , Habs, SE le propste che seguono venissero applicate ! Tempo fa girava la Proposta di Abolire la Legge Merlin e dare Permesso di Soggiorno Istantaneo a qualunque ragazza “Migrante” 😉 si dichiari ufficialmente prostituta !

        • habsburgicus says:

          😀

  54. Peucezio says:

    Z.,
    “non è un concetto popolare, ma a mio avvio prima viene la forma, poi viene ancora la forma, infine – se c’è – viene la sostanza.”

    D’accordissimo.
    Ed è quello che da anni cerco di farvi capire circa la liturgia.
    Ma vale per tutto.

    Poi tu lo applichi anche all’ambito giuridico, ma non nel senso del fatto che l’avvocato dev’essere vestito bene, cioè nel senso della forma come aspetto esteriore, ma nel senso del formalismo, dell’applicazione pedissequa della legge, contro ragioni di sostanza e di buon senso, cioè in sostanza contro l’intenzione del legislatore; e lì ti seguo di meno.
    Ma lì è proprio una cosa concettualmente diversa, perché è la lettera contro lo spirito, ma la lettera non è forma, è un contenuto diverso.

    • Z. says:

      Addurre “ragioni di sostanza e buon senso”, in ambito giuridico, significa soltanto “si deve fare come dico io”, e di norma tende a travolgere le garanzie del cittadino.

      Devi fare basta coi film americani 😀

      • Peucezio says:

        Ti dirò che secondo me quello che sostieni tu è la negazione stessa del diritto.

        Spiegami una cosa: ma se la legge va sempre presa alla lettera in modo meccanico e schematico, e mai compresa nella sua ratio e nel suo scopo, perché esiste il giudice, che deve studiare anni, e non un semplice funzionario?
        O adirittura, circa quella penale, perché non la applicano direttamente le forze dell’ordine, poliziotti, carabinieri, secondini, ecc.?

        • Roberto says:

          La questione “forma vs sostanza” te la spiego con un esempio della mia vita quotidiana (non prendre tutto alla lettera, è più complicato: ad esempio “firma” può essere tante cose, “ritardo” può essere giustificato, ma non come piace a me, ma seguendo regole precise che evitano che Peucezio e Z siano trattati in modo diverso)

          Un documento atterra sulla mia scrivania, cosa guardo?

          1. C’è la firma? Se non c’è -> spazzatura
          2. È firmato da un avvocato? Se non è un avvocato -> spazzatura
          3. È arrivato nei termini (cioè entro la data massima)? Se è in ritardo spazzatura
          4. Se 1,2,3 sono ok, allora leggo.

        • PinoMamet says:

          “Ti dirò che secondo me quello che sostieni tu è la negazione stessa del diritto.”

          Da babbano, come dice Z., tenderei a pensarla come te, ma dopo una discreta pratica di avvocati e tribunali trovo che invece il punto di vista di Z. e di Roberto sia giusto e serva davvero da garanzia.

          Mi spiego: tutti noi tendiamo a pensare “ma come? io ho moralmente ragione, e il giudice mi ha dato torto solo perché sono in ritardo di un giorno!”

          E ci sembra la negazione stessa del diritto…

          solo che il giudice non ti sta “dando torto”. Sta notando che la tua opposizione è arrivata oltre i termini e quindi non è valida.
          E lo deve fare, perché altrimenti ognuno farebbe come gli pare.

          Inoltre, ognuno pensa di avere moralmente ragione; salvo casi eclatanti, se devo giudicare dalla mia esperienza, per quanto limitatissima (neanche poi tanto…) e dei “casi” studiati nel mio anno di Giurisprudenza, direi che le cause in cui una parte ha ragione ragione ragione, e l’altra torto torto torto, sono pochissime.

          Bisogna appunto che ci siano dei criteri oggettivi che permettano ai tribunali di decidere in base a elementi diversi da “questo mi è più simpatico di quell’altro perché è povero (o ricco; o bella; o brutta…) e perciò sento che ha moralmente ragione”.

          A volte questi criteri, ahimè, sono cose aride come date o firme.

          • PinoMamet says:

            Poi è ovvio che in tutto ciò può succedere benissimo- e direi che succede- che la parte che ha davvero moralmente ragione, abbia torto in tribunale.

            Per questo servono le persone come Z., Mauricius, Roberto ecc.

            Lasciate fare ai professionisti 😉

            • Roberto says:

              “Poi è ovvio che in tutto ciò può succedere benissimo- e direi che succede- che la parte che ha davvero moralmente ragione, abbia torto in tribunale.”

              Certo che succede e per quanto mi riguarda sono momenti orrendi.

              Mi ricordo ancora circa 10 anni fa una tizia che contestava un licenziamento assurdo, che avrei senza dubbio annullato.
              Il ricorso si scontra con il punto 3. (ritardo di qualche giorno, senza nessuna giustificazione tranne un avvocato disastroso che non sapeva contare) e ciaociao, spazzatura, ma non ci ho dormito per varie notti. Spero sempre che l’avvocato avesse un’ottima assicurazione

              Ma è successo pure a me. Ricorso nel quale sono ancora convintissimo di aver ragione, avvocato fa una pirlata tipo spedire il ricorso a mezzanotte e un minuto, ciao ciao (vabbè era una piccola cosa, pazienza)

        • Z. says:

          Roberto si è spiegato meglio di me.

          La forma – legittimità, ammissibilità – viene, letteralmente, prima. Va esaminata per prima. Al merito ci si arriva dopo: direi che ci si arriva per gradi.

          Mettiamo che ti arrivi un verbale per violazioni del codice della strada e simili (semplificando molto, per esigenze di brevità):

          È stato notificato correttamente?
          È stato notificato dall’organo competente?
          Contiene le indicazioni precise e dettagliate delle norme asseritamente violate?

          e poi:

          Gli strumenti con cui è stato effettuato il controllo sono ammessi dalla legge?
          Le modalità con cui il controllo è stato effettuato sono corrette?

          e così via.

          Se hai superato il limite prescritto o meno è questione che viene dopo.

          Non significa che sia meno importante. Significa che va esaminata successivamente.

          • Peucezio says:

            Già, è anche vero che i giudici di oggi sono quello che sono, quindi è meglio avere leggi che li vincolano in ogni dettaglio minuto, per prevenire ogni arbitrio.
            Quando l’uomo di legge era più uomo di legge e meno burocrate, cioè quando, oltre che un insieme di regole e procedure, aveva interiorizzato la ratio stessa del diritto, dell’ordinamento giuridico, ecc., poteva avere più margini di interpretazione.
            Quindi paradossalmente nel mondo d’oggi avete ragione voi e semmai il problema sarebbe migliorare le regole per evitare palesi ingiustizie (purtroppo anche l’attività legislativa subisce un notevole degrado), più che svincolare chi le deve applicare da una loro applicazione pedissequa e letterale.

            Ma questo è un sintomo di grave decadenza del diritto stesso: vuol dire che chi lo deve applicare non lo capisce più, quindi deve applicarlo meccanicamente, da burocrate appunto.

            Poi c’è un problema più generale, che, in quanto connaturato alle cose umane, è probabilmente irrisolvibile in sé.
            E cioè che comunque ogni ordinamento, come ogni forma di disciplinamento della vita associata, è assoggettato a logiche di potere e ne è in qualche modo espressione.
            Le procedure più rigorose, i vincoli, le regole più stringenti da una parte cercano di ergersi, in parte con successo, come limite a questo meccanismo. In parte però, come è inevitabile, lo celano e lo istituzionalizzano, a suo mod legittimandolo ulteriormente.
            D’altronde il potere non si nasconde solo dietro l’arbitrio palese e capriccioso del re, ma anche dietro la selva kafkiana di leggi e di carte che schiacciano l’uomo comune.
            Ma questa è una considerazione più filosofica che pratica: se il potere è connaturato all’uomo, l’unica sarebbe cambiarne il DNA, ma anche chi lo dovrebbe fare, lo farebbe secondo una logica di potere 🙂

            • Mauricius Tarvisii says:

              Non esiste la ratio del diritto.

              • Peucezio says:

                Cioè l’articolo che punisce l’omicidio non serve a evitare che venga uccisa la gente, ma è un capriccio del legislatore…

              • PinoMamet says:

                Ammesso che l’articolo che punisce l’omicidio serva a questo- e non lo trovo scontato- il fatto che ordinamenti diversi prevedano pene diverse dimostra che effettivamente non c’è una vera e propria ratio.

                Figuriamoci per robe tipo “dopo quanto tempo non puoi più fare causa al cliente dell’albergo che è scappato senza pagare”, “dopo quanti giorni puoi opporti al pignoramento”…

              • Mauricius Tarvisii says:

                Esiste una ratio delle norme giuridiche (che è il loro senso all’interno dell’ordinamento), ma non esiste una ratio dell’ordinamento nel suo complesso.

          • PinoMamet says:

            “Quando l’uomo di legge era più uomo di legge…”

            e quando mai è successo?

            Io non credo alla decadenza dell’umanità, e avendo la pazienza di studiarsi i casi dei secenteschi o dei Sumeri, si vedrà che succedevano sostanzialmente le stesse cose di oggi… ma un po’ peggio 😉

            • Peucezio says:

              Non ho mai conosciuto nessun sumero 🙂 ma vedo anche solo lo scarto generazionale fra mio zio e i suoi figli (tutti avvocati).
              E’ proprio una trasformazione della forma mentis.

              E qui si vede come il Sessantotto ha funzionato al contrario (per il nozionismo); ovviamente non c’è nessuna contraddizione: loro, colpendo le nozioni, volevano colpire un sapere strutturato e critico (inattingibile se non si passa attraverso uno studio denso e non improvvisato), quindi è naturale che, una volta che la conoscenza non è più un proprio patrimonio interiorizzato e radicato, si debba continuamente andare a concultare testi e codici in cerca del dettaglio specifico che dirima la questione, il che va bene, se dietro c’è un retroterra che la inquadra e la contestualizza, altrimenti è un’operazione meccanica e non ci sarebbe neanche bisogno di studiare legge.

              • Peucezio says:

                consultare

              • Mauricius Tarvisii says:

                “fra mio zio e i suoi figli”

                Capisci che un confronto tra padre e figli d’arte non è detto che sia la cosa più sensata da fare per dimostrare la crisi del pensiero giuridico?

              • Moi says:

                Molti equivoci , su questo, nascono da quegli Avvocatoni che per parlarsi addosso si paragonano a Medici se non addirittura Scienziati … e altre pompose sparate di cotal calibro !

              • Z. says:

                Allora…

                è un discorso non banale ma credo si possa sostenere che l’importanza della forma nel diritto – comparativamente parlando, rispetto al merito – non sia andata aumentando, ma al contrario scemando nel corso dei decenni.

  55. Moi says:

    @ MAURICIUS

    Cioè uno Stanzone Unico dove lavorano impiegati vari di aziende diverse ?

    L’ idea di per sé non sembra affato male, MA … ci sarebbero problemini 😉 sulle informazioni relative a privacy dei dipendenti, contabilità, brevetti, e un’ infinità di altro scartoffiume 😉 …

    • Moi says:

      ” Stanzone Unico ” … pardon : “Open Spéiss Offis” da film Americano !

      • Moi says:

        … Se fai gli stanzini (magari in cartongesso dopo aver abbattuto i muri interni) , NON è che cambi tanto !

    • Mauricius Tarvisii says:

      Aspetta, tu hai letto la riga di quello che non vorrei che fosse… e l’hai presa come ricetta?

  56. Moi says:

    Le “Fregnacce” [sic] Governative secondo Enrico Montesano :

    https://www.youtube.com/watch?v=20hkuFphdlc

  57. Moi says:

    … Quando girano i maroni perfino a un Giornalistucolo Sciòmèn Asservito :

    https://www.la7.it/nonelarena/video/giletti-ho-perso-la-fiducia-le-forze-dellordine-inseguono-chi-corre-sulle-spiagge-e-i-mafiosi-sono-11-05-2020-324184

    … in teoria (!!!) la misura dovrebbe essere colma, e le attuali Forze di Governo NON dovrebbero superare lo Sbarramento (… c’è ancora, no ?) messe assieme ! … Ma Nulla è impossibile in Italiotland ! 🙁

  58. Provo a ributtare lì una mia risposta a un commento di Peucezio, che credo che si sia perso in mezzo a tanti. Lo ritengo importante, perché è un po’ la base del mio disaccordo con Peucezio, il resto sono solo conseguenze inevitabili di questa premessa.

    P. ha scritto:

    “Ma lo intendevo in senso etico e valoriale (brutti aggettivi, ma per intenderci): sul piano dell’organizzazione materiale il mondo attuale (diciamo pre-virus) può avere mille falle, ma è difficile torvarne storicamente uno migliore.”

    E io ho risposto:

    Io non capirò mai come tu riesca a separare le due sfere.

    Immagino che tu – sul piano “valoriale” – non sarai entusiasta della ricca coppia di gay cinesi (entrambi con nomi inglesi) che si sono comprati un bambino in Canada, ma non possono ancora vederlo perché c’è il Covid, e quindi la Uteressa si trova ad allevarlo in questi giorni, giurando e spergiurando di non affezionarcisi, come da contratto.

    Ecco, dietro questo io non posso non vedere: la trasformazione della Cina, prima tramite la guerra dell’oppio e l’industria inglese, poi ancora con la Cina che diventa fabbrica del mondo, e quindi le infinite ramificazioni di montagne sbucaltate, contadini inurbati, campi irrorati di pesticidi;

    l’abolizione dello spazio e del tempo per cui in effetti Shanghai è identico a Vancouver, cosa vuoi che significhi più “Cina” o “Canada”?

    e la premessa per l’intera economia mondiale che a te piace, che è la mercificazione. Cioè la possibilità di assegnare un prezzo a qualunque cosa.

    Bambini e uteri compresi, in questo caso.

    Ma a quel punto, stiamo toccando la base stessa della “organizzazione materiale”, che tu dichiari di ammirare.

    • Peucezio says:

      Sì, l’obiezione è pertinentissima.

      Si tratterebbe di capire allora se questo rapporto è meccanico e inevitabile, e in tal caso stabilire cosa scegliere, o tendenziale e, come tale, corregibile.

      Resta sempre il fatto che non riesco a immaginare un solo fattore in cui il Covid possa rappresentare un riavvicinamento alla normalità.
      Sì, nelle città d’arte italiane quest’estate ci sarà un po’ più di calma.
      Ma non sarà certo il mondo tradizionale di un tempo, ma la calma del supermercato quando è vuoto.
      E la gente farà i tour virtuali degli Uffizi dallo schermo del computer, nettamente più alienante che andarci di persona.

      Io sono convinto che l’essenza vera dell’alienazione prodotta dalla modernità tecnologica sia la minore relazionalità, anche proprio fisica, intesa come contatto, promiscuità.
      D’altronde basta pensare a come è cambiato il rapporto fra spazio e quantità di persone: quando eravamo molti di meno, vivevamo accalcati in tanti i stanze piccolissime, anche perché si facevano tanti figli, si viveva con lo zio, la nonna, i cugini, il cognato, ecc. ecc. perché la famiglia nuclerare non era nemmeno concepita. E le strade erano un brulicare di relazioni, comunicazione, così come tutto.
      Quindi quello che stiamo vivendo è il massimo apice della negazione del mondo tradizionale.
      Ciò che c’era prima, coi suoi mille limiti, in confronto ad ora era veramente i quartieri spagnoli di Napoli o la città medievale o la tribù di zingari.

      • Z. says:

        Sto seguendo il vostro dialogo.

        Il covid, dice Miguel, è anticiclico. Rendendoci impossibile proseguire come abbiamo fatto fino a febbraio, evidenzia la fragilità di un modo di vivere innaturale.

        Il covid, dice Ezio, è prociclico. Accentua in modo rapido e inaspettato tendenze già marcatamente presenti fino a qualche mese fa.

        Ho capito bene?

        • Per Z

          “Ho capito bene?”

          Rispondo per me: io vedo entrambi gli elementi.

          Da una parte, ci aiuta a capire che si può vivere anche senza decine di migliaia di aerei in volo contemporeanamente (e in questo senso è “anticlico”).

          Dall’altra, ne usciranno con un potere raddoppiato in pochi mesi, i grandi tecno-imperatori (Bill Gates, Bezos ecc.) che ormai possono dare ordini direttamente agli Stati. E questo è “prociclico”).

          Ma io tendo sempre a pensare in modo dialettico.

        • Invece, la differenza radicale tra me e Peucezio sta nel fatto che non dissocio le mutazioni “valoriali” da quelle della vita stessa.

          Lui va in auto volentieri, e si lamenta della globalizzazione.

          Io qualche volta scrocco un passaggio in auto, e mi lamento della globalizzazione 🙂

          Però sono perfettamente cosciente che ogni chilometro percorso, distruggo una frazione delle diversità del mondo.

          • Peucezio says:

            Miguel,
            “non dissocio le mutazioni “valoriali” da quelle della vita stessa. ”

            Ma su questo ti do ragione.
            In questo caso la differenza è di merito, non di metodo.
            Sono d’accordissimo con te che i mezzi e le tecnologie non sono neutri.
            Il fatto è che la macchina è un mezzo privato, antimoderno.
            Come spiegheresti altrimenti la fanatica ideologia antiautomobilistica che oggi è di fatto una cosa quasi non divisiva (la differenza è fra chi la sostiene in modo radicale e chi, quasi vergognandosene un po’, dice che sì, la machina è brutta, sporca e cattiva, inquina e fa danni, ma per certe cose è comoda e ancora difficilmente sostituibile a condizione che (e qui mille condizioni) e sperando che (inventeremo altri mezzi più puliti e profumati, ecc.).
            I dogmi sociali condivisi sono sempre un’ottima cartina al tornasole.

        • Peucezio says:

          Z.,
          per la mia parte hai capito bene.

          Capisco le ragioni di Miguel, anch’io cerco di ragionare in modo dialettico, ma in questo caso tale dialettica rischia di essere un po’ astratta: le cose non sono tutte bifronti, anzi, la maggior parte ha una connotazione abbastanza univoca. Poi, nell’economia generale della storia, tutto può capovolgersi nel suo opposto, ma questo sul lungo periodo e in modo più indiretto.

          La mia impressione è che Miguel interpreti certe conseguenze del vitrus come elementi di contenimento degli aspetti più dinamici e travolgenti della modernità, in nome di quello che io interpreto come un equivoco (ma non pretendo di avere ragione: sono interpretazioni legate a sensibilità diverse, ecc.): cioè in tanti elementi del flusso travolgente della vita di oggi io trovo ci sia una doppia componente: il progresso tecnologico con tutto ciò che di asettico e spersonalizzante si porta dietro e la tendenza connaturata all’uomo di vivere e interagire.
          Quindi la massa di turisti americani col cappellino e la bottiglietta di plastica che va a Firenze esprime da una parte l’approccio consumistico e superficiale a luoghi con una storia, una stratificazione e una complessità che tale approccio non potrà mai cogliere; dall’altra il fatto che la gente vuole viaggiare, vedere posti, interagire col mondo, cogliere comunque qualcosa di ciò che è l’Italia, il Rinascimento, ecc., anziché stare a casa vivendo nell’alienazione, nella chiusura, nella diffidenza, nell’isolamento sociale.
          Cioè finché la gente si muove, interagisce, anche in questo modo per molti versi finto e banalizzante di oggi, c’è un flusso (non a caso Miguel parla di “grande flusso”, ma negativamente), cioè c’è ancora un organismo il cui sangue pulsa, fluisce per l’appunto.
          Ci metto anche l’immigrazione di massa, che a me non piace, ma non è un caso che interessi i popoli molto meno imborghesiti di noi (e non mi piace anche perché li imborghesirà a loro volta).
          Quello che io temo invece è la necrosi, la morte.
          Che è l’avanguardia più avanzata della modernità, quella in cui nessuno va in nessun posto perché appunto vuole stare nella sua famosa casa circondata da un raggio di 15 km di foresta impenetrabile agli estranei, in cui tutti sono diffidenti verso tutti e li vedono come sporchi e contaminati.

          Per questo dalla paura della contaminazione, da un problema che si manifesta di per sé stesso nel contatto fra gli uomini, non può esserci nulla, ma proprio nulla di sano in sé, ma solo un’accelerazione del peggio.
          Questo sul piano sociale e antropologico.
          Poi la storia è fatta anche di contingenze e può essere che sul piano geopolitico produca qualcosa di buono (in questo senso si può effettivamente ravvisare una dialettica: l’Occidente gestisce peggio situazioni così e l’Oriente se ne avvantaggia). Ma è proprio il piano che meno interessa Miguel (non ho mai capito bene il perché, visto che ogni popolo di porta dietro una diversa antropologia e diversi modelli economici, sociali, di gestione della realtà, dello spazio, degli uomini, quindi non è indifferente quale sia il popolo egemone nel mondo).

          • Peucezio says:

            E’ per questo che credo poco in Modernia: a me suona come un po’ un ibrido fra Brueghelia e Perbenia.

            Ma sarebbe da capire come mai io e Miguel, che partiamo dalla stessa ripulsa per realstà spersonalizzanti e anticomunitarie, poi decliniamo ciò in questo modo così diverso.

            Probabilmente c’entra anche il diverso rapporto con la natura.
            La natura è anche silenzio, grandi spazi.
            Non dico di non apprezzarli, ma, insomma, a me piacciono gli uomini che si accalcano: l’amore per la natura e il silenzio è borghese e romantico, è ottocentesco, non è tradizionale: per l’uomo tradizionale al massimo è naturale ciò che non è sovrannaturale, cioè ciò che risponde a meccanismi fisiologici noti e ripetuti: non c’entra un senso di emozione e stupore per la natura e il paesaggio.
            Ma non è neanche detto che sia ciò ad animare Miguel.
            Comunque la sua ascendenza anglosassone e la mia ascendenza meridionale sicuramente non sono estranee a questo rapporto così diverso con la natura, che fa sì che per me sia incomprensibile l’interesse per la pianticella, che tanto può emozionare un Miguel (e sarà anche un mio limite).

            • Mauricius Tarvisii says:

              Insomma, con buona pace di millenni di letteratura sul locus amoenus…

              • Peucezio says:

                Certo.
                La letteratura appunto è l’espressione dei ceti alti, che si staccano dalla mentalità tradizionale e popolare.

              • Mauricius Tarvisii says:

                La borghesia, però, è un po’ più recente.

  59. Moi says:

    @ PEUCEZIO

    Dovresti fare da Consulente in Corea , in entrambe :

    I

    Linguistico nel NordCorea … che come già abbiam visto, rigetta i neologismi “calcati” [il cosiddetto “Konglish”] su base Inglese , tanto diffusi invece nel SudCorea

    II

    Anagrafico nel SudCorea …

    https://www.ilpost.it/2019/05/22/corea-del-sud-legge-eta/

    (Italiano)

    https://www.economist.com/asia/2019/05/16/south-korea-mulls-a-way-to-make-everyone-a-bit-younger

    (Inglese)

    —————————————-

    in Corea del Sud non esiste un solo modo per calcolare l’età delle persone. Per cominciare […], la maggior parte dei coreani considera i bambini vecchi di un anno dal momento in cui nascono. Il secondo anno di età, inoltre, lo festeggiano l’1 gennaio dell’anno successivo, indipendentemente da quando siano nati. Soltanto questo già fa sì che un bambino possa compiere due anni pur essendo nato poche settimane prima; e fa sì che due bambini nati a 364 giorni di distanza durante lo stesso anno abbiano la stessa età. Per quanto riguarda invece l’età minima per la vendita di alcol e il momento in cui scatta il servizio militare, il calcolo è ancora diverso: l’anno di nascita viene sottratto all’anno corrente.

    [cit.]

    • Peucezio says:

      https://www.ilpost.it/2019/05/22/corea-del-sud-legge-eta/

      Interessantissimo.

      Io comunque continuo a sostenere l’estensione del diritto all’autodeterminazione di genere anche all’età: ognuno stabilisce l’età che decide di avere, ogni volta che gli gira e sui documenti c’è scritta quella (come anni, non come data di nascita), mentre quella anagrafica reale è segreta. 😀

      Scherzi a parte, mi chiedo come certe forme di pensionamento obbligatorio previste dalla legge (ma anche certe opportunità o vantaggi riservati dallo stato a quelli con un’età non superiore a tot) siano compatibili col principio di uguaglianza sancito dalla costituzione.
      Un novantenne non dovrebbe avere in tutto e per tutto gli stessi diritti di un diciottenne?
      Non sto dicendo che sia necessariamente il modello che io ritengo più giusto: non sono un egualitarista. Ma semmai sono per la gerontocrazia: se proprio maggiori diritti ci devono essere, devono crescere con gli anni, non certo viceversa: non c’è civiltà o cultura umana normale che non veneri e rispetti i più anziani.

      • Moi says:

        Probabilmente questo curioso metodo anagrafico avrà un’ origine Cofuciana , visto che queste Scuole di Pensiero hanno colà attechito moltissimo.

  60. Moi says:

    Ma quante (!) sono in percentuale le Scuole Italiane che per “School Promotion” o come cazzo si dice scimmiottano quelle Americane (che una volta, qui, per fortuna esistevano solo in TV o al cinema …) ?! … Ma sono l’unico a trovare inquietante ‘sta roba ?!

    … Qua sento una gran landra 😉 di Finestra di Overton ! 😉

    • PinoMamet says:

      Moi:
      non c’è NESSUNA scuola italiana che scimmiotta quelle americane per attirare studenti, a quanto mi risulta.

      Nella scuola dove insegno, per iniziativa personale dei “rappresentanti degli studenti”, alla quale la scuola ufficialmente NON aderisce affatto, alcuni studenti organizzano un ballo di fine anno. NON nei locali scolastici.
      Stop.

      Esiste inoltre il corso (con il quale la scuola non c’entra assolutamente niente) di cheerleading, disciplina sportiva, che alcune rgazzine frequentano perché gli piace.

      Non ti fare voli…

    • Z. says:

      Tra l’altro, di balli di fine anno nelle scuole italiane credo se ne organizzino davvero sin dagli anni Sessanta almeno…

  61. Moi says:

    cheerleading

    ————

    Ovviamente so cos’è, ma non credevo che fosse diventato uno sport internazionale (… sta’ a vedere che vorranno andare alle Olimpiadi !) a parte … a sé stante da una squadra Americana di Basket / Baseball / Football e altri sport Americanamente intesi !

    • PinoMamet says:

      Ha stupito anche me, ma in effetti è roba abbastanza acrobatica, ginnica.

      C’è anche una discreta fioritura di scuole di pole dancing e roba simile, che credevo fossero specialità da nightclub, invece le frequentano persone normalissime intenzionate a stare in forma (ne conosco un paio, una delle quali è ricercatrice universitaria… ) e mi dicono anche degli uomini, sulle cui reali intenzioni mi riservo dei dubbi.

      • Moi says:

        Sì, sì … è solo che senza (!) intenti spregiativi nel termine, credevo fosse una disciplina più “circense” !

        Che possa divenire uno sport de-erotizzato 😉 la pole dance , invece , non mi sorprende mica più di tanto … voglio dire, anche un’ esperta di yoga o di ginnastica artistica, o di synchro, o un’ artista da circo può essere molto sensuale nel muoversi proprio in virtù delle doti atletiche che una ragazza senza quell’ allenamento NON possiede. … Quindi si tratta di qualcosa di volendo (!) “reversibile” che può essere “applicato” diversamente.

        • Moi says:

          … ovvio che “atmosfere”, musiche, costumi di scena, coreografie , eccetera possono far percepire lo stesso movimento corporeo in maniera (pensa a una spaccata laterale restando in piedi ;)….) assai diversa.

    • Francesco says:

      come si chiama la marcia sincronizzata di bande musicali (che intanto suonano, naturalmente)?

      ho visto delle evoluzioni incredibili!

      e trovo la cosa molto medievale, nel senso di fatta spontaneamente senza pensarci su, senza i problemi “mental-segaioli” che i borghesi europei si farebbero

      ciao

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *