L’inganno dei biocarburanti

Ieri abbiamo segnalato il controverso documentario di Michael Moore sull’inganno della “energia verde”.

Metto qui un interessante articolo sul tema dei biocombustibili, scritta da Antonio Turiel, che insegna presso l’Istituto di Scienze del Mare di Barcellona.

L’articolo è apparso in spagnolo su Oilcrash, purtroppo non ho tempo per fare altro che una googletraduction, con veloce lettura per correggere cose incomprensibili.

Viste le furibonde reazioni al documentario di Michael Moore, accusato di non essere “aggiornato”, preciso che l’articolo di Turiel è di ben sette anni fa.

Credo che da allora la principale novità sia:

1) un “incentivo” europeo di 4,7 miliardi di soldi miei e tuoi a biocarburanti

2) che le linee aeree – che già non pagano tasse sui carburanti – adesso chiedono pure i sussidi all’Unione Europea per permettere loro di usare biocarburanti in modo che possano sembrare più “ecologici”.

 

Da un paio di decenni, nella maggior parte dei paesi occidentali è stato richiesto dalla legge che parte di ciò che viene fornito dai distributori di benzina sia ciò che la legge chiama biocarburante.

Biocarburante indica un liquido di origine vegetale che può fornire almeno parzialmente combustibili fossili convenzionali. La percentuale della miscela che legalmente deve essere a base di biocarburante in base varia dal 7% richiesto dall’Unione Europea al 15% che prevale in molti stati degli Stati Uniti.

Perché questo obbligo di mescolare i combustibili fossili con un sostituto scadente, con meno energia e che, come vedremo, causa molti problemi?

All’epoca c’era una motivazione principale: ridurre la dipendenza dall’esterno. L’idea che avevano i legislatori era che i nostri agricoltori occidentali avrebbero finito per coltivare il nostro combustibile.

Tuttavia, come dimostrano numerosi studi, l’Energy Return Rate (TRE) della maggior parte dei biocarburanti è così basso che effettivamente “coltivare la nostra energia” è un business rovinoso.

Così fatiscente che fino ad ora l’aggiunta di biocarburanti è stata sovvenzionata dagli Stati, in attesa che la tecnologia fosse sviluppata in modo tale che la redditività energetica aumentasse e con essa la redditività economica, e alla fine lo sforzo fatto sarebbe stato utile.

Tuttavia, ciò che è accaduto in pratica è che, nel calore delle normative che da un lato forzano l’aggiunta di biocarburanti e dall’altro lo sovvenzionano, è emersa una grande industria su scala globale, destinata alla coltivazione su larga scala. scala di vari impianti per la produzione di biocarburanti.

Certamente, vale la pena chiarire che il nome più corretto per queste sostanze è agroalimentare, poiché il prefisso “bio” potrebbe implicare che sono prodotti naturali e in una certa misura rispettosi dell’ambiente e / o della biodiversità, mentre in realtà si tratta di prodotti derivati ​​da attività su larga scala nel settore agroalimentare e coltivati ​​industrialmente.

E proprio a causa dell’uso delle tecniche su larga scala necessarie per soddisfare un tale livello di domanda è il motivo per cui il ERR è così basso: produrre i 2 milioni di barili al giorno di “biocarburanti” (in realtà i biocarburanti, insisto ) che oggi vengono generati nel mondo utilizzando un’enorme quantità di fertilizzanti, pesticidi, trattori, mietitrebbie e varie macchine per la lavorazione, con un grande apporto di energia; un vero errore energetico, ma fino ad ora potrebbe essere marginalmente redditizio, con sussidi, poiché fino ad ora l’energia era economica.

Come è stato spesso denunciato, la produzione di biocarburanti compete con gli usi alimentari, raggiungendo situazioni aberranti.

Ad esempio, nel 2011 gli Stati Uniti dirottarono il 43% della produzione di mais per il bioetanolo – con un ERR di 1 (!!), mentre il 6,5% in tutto il mondo di cereali e l’8% di oli vegetali erano destinati ai biocarburanti (come spiega il ricercatore Tim Searchinger).

L’Argentina ora coltiva grandi quantità di semi di soia destinati all’esportazione e alla produzione di biodiesel (e con un ERR che non raggiunge 2), la produzione di bioetanolo dalla canna da zucchero in Brasile è solo marginalmente redditizia e l’unica grande coltivazione davvero redditizia a scala globale è quella dell’olio di palma proveniente dall’Indonesia e dalla Malesia (sebbene sia difficile mantenerlo a lungo termine poiché le pratiche di coltivazione utilizzate non sono affatto sostenibili).

E intanto, grazie al fatto che questi alimenti vengono deviati per nutrire le auto dei ricchi, i poveri muoiono di fame.

Come se ciò non bastasse, l’introduzione dei biocarburanti genera nuovi problemi, a volte di particolare gravità. Ad esempio, l’etanolo a base vegetale è corrosivo (come lo sono la maggior parte dei composti a base di petrolio), costringendo a introdurre più inibitori della corrosione.

D’altra parte, il biodiesel non è perfettamente equivalente al petrodiesel: la sua molecola è polare e più igroscopica, quindi può accumulare più facilmente acqua. Quest’acqua riduce la potenza del carburante della miscela, ma genera anche un problema ancora peggiore: su quell’interfaccia proliferano troppo spesso colonie di batteri e altri microrganismi, generando una gelatina che può causare blocchi nel motore e che se raggiunge gli iniettori possono causare un guasto molto grave.

Per evitare lamentele, i proprietari delle stazioni di servizio trattano periodicamente i loro serbatoi diesel con biocidi, che sono essenzialmente antibiotici – non negheranno che è una grande ironia: portando il cibo lontano dagli uomini e dandolo alle macchine che abbiamo ha macchine che soffrono di malattie umane.

Aggiungete a ciò che alcuni biodiesel, come l’olio di palma, hanno punti di fusione abbastanza elevati, solidificandosi a temperature moderatamente fredde e causando problemi simili, costringendo il grande distributore di carburante a tenere d’occhio le previsioni del tempo.

Dopo diversi giorni quando decidi il tuo mix (e se hai un’auto diesel, non sorprende che nei giorni improvvisamente freddi l’auto abbia una notevole perdita di potenza). Tutti questi problemi, in sintesi, suppongono un notevole aumento dei costi aggiuntivi.

A volte, per evitare l’escalation dei costi, alcuni controlli indispensabili con l’attuale complessità dei carburanti (controlli di contaminazione microbica nei serbatoi di carburante o separazione degli elementi della miscela) semplicemente non vengono effettuati con conseguenze occasionalmente fatali. Per finire per aggravarlo, il governo spagnolo ha recentemente ritirato la sovvenzione per i biocarburanti ma mantiene l’obbligo di avere il 7% nella miscela finale.

In breve, tutti questi problemi comportano costi più elevati che sono generalmente sostenuti dall’ultimo anello della catena di distribuzione, le stazioni di servizio, che in un contesto di calo della domanda e aumento dei costi potrebbero essere costretti a chiudere (come sta accadendo a molti in Spagna e probabilmente in altri paesi dell’OCSE).

Esiste una buona prospettiva tecnica sui biocarburanti che giustifica queste sanzioni attuali? Non proprio. Un recente e molto ampio studio sui biocarburanti condotto dall’esercito americano mostra che non solo i biocarburanti attuali sono una contraddizione energetica, ma anche i biocarburanti di seconda generazione proiettati (che verrebbero dalla frazione cellulosica di verdure o alghe) avranno sempre ERR molto bassi.

Ma i biocarburanti hanno altri tre vantaggi politici:

– Servono per convertire il gas naturale in qualcosa di simile al petrolio. In effetti, gran parte del consumo di energia nelle colture industriali è dovuto all’uso di fertilizzanti, che consumano grandi quantità di gas naturale.

Con questa strategia possiamo parzialmente alleviare la mancanza di petrolio (che, ricorda, ha già iniziato il suo declino).

Al contrario, questa strategia non è priva di problemi: da un lato, la massima produzione di biocarburanti è molto limitata, tenendo conto delle esigenze di seminativi, acqua e fertilizzanti; è improbabile che supererà mai i 4 milioni di barili al giorno (Mb / d; rispetto a 90 Mb / d per tutti i liquidi petroliferi consumati in questo momento in tutto il mondo). D’altra parte, il picco del gas è proprio dietro l’angolo (anche contando sulla truffa del gas di scisto sfruttata attraverso la tecnica del fracking – una truffa che abbiamo avvertito due anni e mezzo fa in questo blog)

– Aiutano a mantenere la finzione che qui non succede nulla.

In effetti, grazie ai 2 Mb / d che forniscono oggi possiamo, da un lato, trasferire energia dal gas all’energia assimilata al petrolio e, dall’altro, nelle statistiche sulla produzione di petrolio contiamo due volte un certo importo (perché Contiamo l’olio che va ai trattori, alle mietitrici, ecc., E poi ai barili di biocarburanti prodotti, anche se sappiamo già che l’ERR è praticamente 1 in molti casi, cioè che l’energia consumata per la produzione di biocarburanti è maggiore o meno uguale all’energia che possiedono). E man mano che aumentiamo la nostra produzione di biocarburanti saremo in grado di mostrare una maggiore quantità di barili giornalieri prodotti, sebbene in realtà l’energia che possiedono sia uguale o inferiore a quella che è stata consumata, e quindi l’energia netta che raggiunge la società è in realtà uguale o inferiore. Certo: possiamo inventare le statistiche sulla produzione di petrolio, ma aumentando la produzione di biocarburanti aggraviamo il problema della fame nel mondo.

– Sono un pezzo importante nella maggior parte dei miti e delle esagerazioni sul futuro della produzione di petrolio negli Stati Uniti: lo analizzeremo più in dettaglio nel prossimo post; Basti dire qui che i biocarburanti rappresentano una percentuale apprezzabile di ciò che dovrebbe aumentare nella produzione di tutti i fluidi petroliferi degli Stati Uniti. (supponendo anche che i problemi di produzione agricola non peggioreranno, il che è dubbio). La parte più divertente è che ha lo scopo di farti credere che le fondamenta del futuro apparentemente luminoso dell’energia americana. sono oli di scisto, quando questi scenari presuppongono che i biocarburanti avranno una produzione maggiore. Che succede qui? Che le aspettative sull’olio da frazionamento debbano essere mantenute fino allo scoppio della bolla.

Guardando bene, le tre motivazioni evidenziate sopra sono completamente spurie e di breve durata e non rispondono in alcun modo ai motivi che hanno portato all’introduzione forzata di biocarburanti in quel momento. Perché, quindi, viene mantenuta una strategia così sbagliata? Perché non esiste una rivalutazione degli obiettivi in contrasto con i dati reali? Finché ciò non verrà fatto, tenderemo un altro settore, questo già molto impegnato, aumentando il rischio di un collasso improvviso e sistemico.

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269 Responses to L’inganno dei biocarburanti

  1. Francesco says:

    temo che in questi sette anni nulla sia migliorato

    quando fallaci soluzioni tecniche a problemi non tecnici vengono sovvenzionate per scelta politica, non credo ci siano limiti ai danni possibili

    almeno fossero soldi buttati via da imprese private alla ricerca del Sacro Graal energetico, sarebbero problemi loro

  2. Moi says:

    Miguel … prima o poi avremo anche il tuo redde rationem dei motori elettrici ? 😉

    • supervice says:

      Sul sito di Muriel c’è una serie, mi pare di tre post, sull’impossibilità dell’elettrico da autotrazione. L’elettrico era già stato demolito 15 anni fa, nessuno ci fa più caso.

      • supervice says:

        L’idrogeno era già stato demolito…

      • Mauricius Tarvisii says:

        Ma i treni merci sono tutti a nafta?

        • supervice says:

          Credo il problema sia che sono sempre noleggiati, e quindi devono poter essere usati su linee con caratteristiche differenti.

          • werner says:

            In Europa sono in larga parte elettriche. Volendo esistono anche locomotive quadritensione che funzionano praticamente in tutta Europa.

            Sulle lunghe distanze il treno è già oggi più conveniente dell’autotrazione, oltre che più pulito.
            Il problema sono gli incentivi agli autotrasportatori e la vetustà delle infrastrutture ferroviarie.

            • Moi says:

              Ma il principale problema del motore elettrico è … il suo stesso smaltimento da usura e obsolescenza, giusto ?

              • werner says:

                Da quanto ne so il problema sono le batterie.
                Il motore si smonta e si recuperano i materiali senza grossi problemi.

              • Moi says:

                … mentre il motore a idrogeno ha un problema di basso rendimento, o no ?

              • Moi says:

                L’auto che non inquina è ad idrogeno? Ma no! È ad aria compressa

                Messa a punto in India un’auto veramente ecologica e non pericolosa, senza carburante esplosivo

                Di Anna Cosseddu

                http://www.spaziodi.it/magazine/n0306/vdb.asp?tag=AUTO&id=753

              • Peucezio says:

                Sembra geniale!

                Mi ricorda il parafulmine ad aria compressa di “Uomo e galantuomo” (di Eduardo de Filippo), ma questa invece sembra concreta.

              • Peucezio says:

                Basta che ne fanno anche una versione che raggiunga i 180 km/h…

              • werner says:

                @moi
                “… mentre il motore a idrogeno ha un problema di basso rendimento, o no ?”

                Non più basso di quello di un motore a combustione interna. Con vari pregi che ne fanno un buon candidato a sostituire il diesel sui mezzi pesanti.

              • Z. says:

                Moi, non hai notato la veste grafica, diciamo così, vintage?

                Quell’articolo è del 2007 🙂

  3. Moi says:

    … va be’ che pare che ‘sta moda passerà presto per cedere il passo a quelli a idrogeno, che senz’altro avranno anch’ essi le loro controindicazioni !

  4. daouda says:

    E se il desiderio non fosse nient’altro che aumentare la coltivazione di terre dedite a questo.
    Non ha senso il guadagno , guardate l’impiego che toglie altro impiego, la deviazione su questo genere di robba.

    “Certo: possiamo inventare le statistiche sulla produzione di petrolio, ma aumentando la produzione di biocarburanti aggraviamo il problema della fame nel mondo”

  5. Moi says:

    Una “nuova moda” che vedo in Youtube tra i ragazzini è motore a soffioni da giardinaggio su skateboard 😉 …

  6. Z. says:

    Non so come sia l’olio di palma come carburante. Ma da quanto è sparito dai biscotti, i biscotti hanno cominciato ad avere un gusto simile al cartone…

    • paniscus says:

      “Non so come sia l’olio di palma come carburante. Ma da quanto è sparito dai biscotti, i biscotti hanno cominciato ad avere un gusto simile al cartone…”
      ——

      Ma non avevano un gusto simile al cartone anche prima?

      • daouda says:

        Lisa ma te seguirai l’imparamenti de nonna suppongo? Nun ze pò ddi però che che certe chimicate rendano le cose cattive. LA chimica serve appunto a rendere la merda buona, come mc donald, che quanno ce magni, lo sai che stai a fatte male e magnà solo robba inspida in sè ( per quanto igenicamente è meglio de certi paninari o kebbabari e dei cinesi ) che chimicata però te dà na soddisfazione da pajura.
        E’ l’abilità dell’artifizio d’altronde, ma se vedemo un firms che già sapemo ci vuole riprogrammare ( il film proprio, che assume vita in noi, l’aspetto magico già di per sè basterebbe ossia quello dell’ipnotizzazione ) e lo facciamo guardinghi, comunque ci incediamo alle volte, non punirmi per essermi magnato qualche volta un crispy mcbacon a soli 4 e mezzo!

  7. Moi says:

    … ma non era l’ Olio di Colza (!) il carburante che avevano strolgato in Brasile come surrogato della benza ?

  8. Moi says:

    @ ZETA

    NON vedo la datazione al 2007, cmaq cambiaben poco : i motori a scoppio di combustione interna da petroldervati è un brevetto di Fine Ottocento, ti ricordo !

    • Z. says:

      Clicca sul nome dell’autrice e trovi gli articoli con data.

      Intendo dire che in tredici anni non mi pare che quel tipo di auto si sia diffuso particolarmente…

  9. OT

    Abbiamo un governo PD + Cinque Stelle. Stendendo un velo pietoso sul PD, i 5S hanno comunque promesso qualcosa di diverso.

    1) Fincantieri appartiene in pratica al Ministero dell’Economia, attraverso la Cassa Depositi e Prestiti.

    2) La Fincantieri (oltre al neo-ponte Morandi) costruisce navi da guerra e navi da crociera.

    3) E’ riuscita a fare “outsourcing” di questa già discutibile industria.

    4) Una sua filiale statunitense ha ricevuto una gigantesca commessa, in piena pandemia, per costruire… 10 navi da guerra.

    Oggi il ministro della “Difesa”, il piddino Guerini (con una “erre” sola) è felice:

    https://www.repubblica.it/economia/2020/05/01/news/fincantieri_realizzera_le_fregate_di_nuova_generazione_per_la_marina_militare_usa-255347281/

    Il ministro Guerini: “Un buon successo per Fincantieri e tutto il comparto Difesa”

    “ROMA – Un importante successo industriale di Fincantieri negli Stati Uniti, con un risvolto politico. La US Navy ha aggiudicato ieri al cantiere “Marinette Marine Corporation” il contratto di 795,1 milioni di dollari per la progettazione e la costruzione della prima fregata lanciamissili del programma FFG(X).

    Il primo dettaglio rilevante è che il “Marinette” è un cantiere posseduto da Fincantieri Marine Group (FMG), la filiale americana di Fincantieri. Il gruppo italiano ha acquistato i cantieri americani nel 2009, in piena crisi economica, investendo negli Usa e preservando 3000 posti di lavoro in 3 fabbriche Illinois e Wisconsin.”

    • Roberto says:

      Immagino che tu voglia sottolineare come trump abbia gettato la maschera del pacifista spendendo 800 milioni di dollari per una nave da guerra quando ha gente malata accatastata nei parcheggi dei centri commerciali (un’immagine che francamente trovo allucinante)

      • Per roberto

        “Immagino che tu voglia sottolineare come trump abbia gettato la maschera del pacifista”

        1) Non ho mai pensato che Trump fosse un “pacifista”. Semplicemente, non è di quelli che vedono nella guerra il motore principale dell’economia statunitense. Mi sembra che lui veda nella guerra un mezzo da usare con parsimonia per fare gli interessi americani. E infatti, è un mezzo che ha usato con rumorosa parsimonia, finora.

        2) Non è Trump che decide comunque, alla fine, sono i fondi di investimento che controllano le grandi aziende produttrici di dispositivi militari. Non penso che sia stato lui a ordinare queste navi (che comunque per lui sarebbero sempre “lavoro in casa per americani”).

        • Ma soprattutto volevo sottolineare come tante persone si siano illuse, credendo che si potesse eleggere un governo che non sostenesse la guerra, la distruzione dell’ambiente, la globalizzazione dell’economia.

          Non penso che sia esattamente colpa del M5S, ma dà un’idea molto forte dell’inutilità della democrazia parlamentare.

          • Z. says:

            Ma tu pensi che gli elettori si fossero di abolire la guerra votanto M5S? tra i milioni di elettori 5S, pensi che ce ne fossero più di cinque – esagero per eccesso – che credevano in simili fantasie, Miguel?

            Andiamo 🙂

            • Per Z

              “Ma tu pensi che gli elettori si fossero di abolire la guerra votanto M5S”

              Gli attivisti M5S che conosco io erano contro l’industria bellica, le grandi opere, le alleanze militari internazionali, l’outsourcing e roba tipo navi da crociera (specie nel Canal Grande).

              Poi non so tutti gli elettori.

              Comunque non sono “fantasie”: io non ho mi illudo affatto di poter cambiare la deriva del mondo, ma mi batto contro lo stesso 🙂

            • Z. says:

              Sì, qualcuno che si era davvero bevuto la loro propaganda acchiappa-noglobbal immagino ci fosse. E i poteri forti, e gli F35, e l’elettrosmog…

              Dubito si tratti di numeri non-trascurabili sul totale dei consensi del 2018.

              • Per Z

                “Sì, qualcuno che si era davvero bevuto la loro propaganda ”

                Traduco:

                1) il M5S, senza crederci, ha deciso di fare una campagna propagandistica antiF35, eccetera, al costo di alienarsi gli italiani moderati.

                2) la cosa è finita male, perché hanno preso un numero trascurabile di voti in questa maniera

                3) hanno vinto (almeno come maggioranza relativa) le elezioni

              • Z. says:

                Nel 2018 la parte noglobbal della loro propaganda era già stata fortemente ridimensionata, e sostituita da una generica retorica acchiappatutto.

                In termini elettorali mi sembra abbia funzionato.

          • Z. says:

            (EC: si fossero convinti)

          • Francesco says:

            e no, caro Miguel, col cazzo che questa te la faccio passare!

            allora, alle elezioni parlamentari quei debosciati mentali dei 5S hanno ottenuto una marea di vota ma NON la maggioranza assoluta

            quindi hanno dovuto formare alleanza, prima con la Lega di Salvini, poi con tre partiti di sinistra

            certe folli e pessime idee (non sostenesse la guerra, la distruzione dell’ambiente, la globalizzazione dell’economia) sono patrimonio solo di alcuni dei partiti delle due coalizioni e con livelli di credibilità molto diversi

            SE il Pentas avessero beccato il 50%+1 dei seggi, le (orribile e nefaste) idee che propugni avrebbero potuto provare a metterle in atto. la Realtà avrebbe presto presentato il conto.

            ma non è un limite del regime politico, è che il mondo non fatto dalle nostre idee – di solito per forutna

            ciao

            • Per Francesco

              “SE il Pentas avessero beccato il 50%+1 dei seggi, le (orribile e nefaste) idee che propugni avrebbero potuto provare a metterle in atto.”

              Hai scritto un po’ di getto, ma mi sembra tu dica il contrario di Z:

              Zeta dice “il M5S faceva un po’ di propaganda ambientalista ecc. giusto per acchiappare i voti, ma non ci credeva”

              Francesco dice “il M5S ci credeva eccome, per fortuna il sistema politico glielo ha impedito”.

              Ci siamo?

              • Francesco says:

                per la mia parte sì: credo che gli eletti dei 5S siano pericolosi e molti dei loro elettori quasi altrettanto. Non so quanto lo siano i capi dei 5S, anche perchè Casaleggio sr è morto e non ho idea se suo figlio abbia lo stesso controllo.

                ciao

          • Roberto says:

            Io non mi ricordo i pentastellati con un particolare pacifismo. A loro l’unica cosa che interessava (interessa?) è “nessuna spesa pubblica a parte il reddito di cittadinanza”

            • Mirkhond says:

              I 5stelle sono stati un flop, e quando si potrà tornare a votare, verranno spazzati via….

            • Per roberto

              “A loro l’unica cosa che interessava (interessa?) è “nessuna spesa pubblica a parte il reddito di cittadinanza””

              Forse è un tema che a Firenze attecchisce di meno. Qui mi ricordo molte questioni locali decisive, in cui il M5S era quasi sempre dalla parte giusta.

              Poi conosco piuttosto bene un deputato M5S che ha lavorato tanto sulla questione delle basi militari in Sardegna, sulla vendita di armi all’Arabia Saudita, sulle interferenze della CIA in Italia.

              Invece sul reddito di cittadinanza, lo sai come la penso.

            • Z. says:

              Miguel, non confondere il reddito di cittadinanza (con tutti i suoi pregi e difetti) con lo sgangherato sussidio approvato dalla scorsa maggioranza, che porta quel nome – ancora una volta – per mere ragioni di propaganda.

              Un sussidio appunto sgangherato, realizzato nel peggiore dei modi possibili, tutto quel che vuoi: ma pur sempre un banale sussidio di inoccupazione.

              Qualcosa che almeno in astratto è perfettamente sostenibile, che non richiede coordinamento tra ordinamenti e che infatti vige – in una forma o nell’altra – in molti Paesi europei e occidentali. E per il quale non valgono le tue critiche al reddito di cittadinanza (che invece, rivolte al reddito di cittadinanza propriamente detto, hanno un loro importante fondamento).

              Non so se mi sono spiegato, spero di sì. Nel caso riformulo!

              • Per Z

                “Non so se mi sono spiegato, spero di sì.”

                Sei stato abbastanza chiaro, e credo che tu abbia ragione.

                Il reddito di cittadinanza dei teorici è sicuramente diverso da questo sussidio per l’inoccupazione.

                Ora, io dico (e magari mi sbaglio) che il reddito di cittadinanza “vero” è come il moto perpetuo. E quindi non può funzionare. E quindi quando un grande paese come l’Italia cerca di metterlo in pratica, viene fuori una cosa sgangherata.

                Questa è la mia ipotesi, che vale quello che vale; ma spiega perché non distinguo tra Reditto di Cittadinanza Ideale e Reddito di Cittadinanza Reale.

                Ricordando sempre che sono mie impressioni soggettive, non basate su grandi studi.

              • Z. says:

                Miguel,

                — Ora, io dico (e magari mi sbaglio) che il reddito di cittadinanza “vero” è come il moto perpetuo. E quindi non può funzionare. E quindi quando un grande paese come l’Italia cerca di metterlo in pratica, viene fuori una cosa sgangherata. —

                Sussidi di inoccupazioni esistono in svariati Paesi, grandi e piccoli. Se ne è uscita una cosa assai sgangherata non è perché un sussidio di inoccupazione debba esserlo.

                Io direi che è probabilmente:

                1) un po’ per ragioni endemiche italiane, contro cui un governo solo a mio avviso può fare poco;
                2) un po’ perché è stato messo su da un governo che faceva quel che poteva, cioè – sempre a mio avviso – molto poco e molto male;
                3) e un po’ perché – obiettivamente, stavolta – il progetto è stato realizzato a metà come le Vele (e di gran fretta, in modo che fosse tutto pronto per le elezioni europee).

                In ogni caso, il governo cessato non ha proprio tentato di mettere in piedi un reddito di cittadinanza vero, che è una cosa molto più innovativa e radicale (nonché più difficile da realizzare) di un sussidio di inoccupazione.

                Insomma, tu sopra un sacco di patate scrivi MELE, non hai un sacco di mele. Continui ad avere un sacco di patate: buone o cattive che siano, hanno i pregi e i difetti delle patate…

                PS: il SSN, mighelescamente parlando, è una forma di “moto perpetuo” che garantisce a tutti un servizio pagato solo da alcuni. Funziona, però!

              • Per Z

                “PS: il SSN, mighelescamente parlando, è una forma di “moto perpetuo” che garantisce a tutti un servizio pagato solo da alcuni.”

                Condivido le tue critiche al sussidio di inoccupazione italiano.

                Il SSN non ho capito cosa c’entri: prende una parte del reddito di tutti, per affrontare problemi che sono di (quasi) tutti.

                Il reddito di cittadinanza pretende di mantenere i profitti delle aziende a spese di… boh, di quelli che non lavorano, no. Delle aziende stesse no, perché nessun’azienda è così fessa da dire, “vi pago mille euro per venire a spenderne novecento nel mio negozio”.

                Presumo a spese del debito, e quindi dei figli e dei nipoti.

              • Mauricius Tarvisii says:

                I sussidi per disoccupati e inoccupati sono pagati alcuni da chi un reddito ce l’ha. Quelli di disoccupazione solo da chi ha un lavoro (dipendente o parasubordinato), quelli di inoccupazione da tutti.

        • Roberto says:

          Ti prego Miguel, è sabato e vuollimi bene…correggi sta cosa di eleggere un governo sennò mi sanguinano gli occhi
          🙁

          • Per roberto

            “correggi sta cosa di eleggere un governo ”

            Il parlamento vota un governo, non lo elegge.

            Ma hai capito il senso di quello che volevo dire?

            • Roberto says:

              Si certo, è una discussione ciclica e come sai non sono minimamente d’accordo con la tua conclusione

          • Moi says:

            Già, ma… è una polemica sempre accesa in termini di rappresentanza , specie in Italia in cui esistono da sempre “Alleanze Trasversali & Salti Mortali” affinché il risultato finale compiaccia i Poteri Forti !

    • PinoMamet says:

      Io so che sono una brutta persona, ma:

      -far costruire navi da guerra (leggo che la prima della serie sarà pronta tra 7 anni… e sono oggetti che hanno una “vita” di diversi decenni) non ha tanto a che fare con il maggiore o minore bellicismo del singolo presidente, quanto con logiche industriali-militari di media o lunga durata;

      -a me sembra una bella notizia per gli operai americani dell’Illinois e Wisconsin dove verranno costruite, e anche per Fincantieri, e per relazione, all’Italia che si è aggiudicata l’affare (erano in ballo anche altri concorrenti)

      • Roberto says:

        Io invece non vorrei sembrare una bella persona, ma con quei soldi avrei fatto costruire un cazzo di posto per tenere i malati in modo più decente che in un parcheggio (sarebbero stati contenti muratori e costruttori vari), e magari pagato qualche test in più o offerto un briciolo di sanità in più (ricordo, sei malato e stai due settimane in ospedale? 70.000 dollari…il calcolo delle settimane in ospedale con 700 milioni di dollari si fa in fretta)

        • PinoMamet says:

          Siamo tutti d’accordo che sarebbero stati meglio spesi così, ma guarda, io non me ne intendo di contratti con cantieri navali e con strutture sanitarie;
          però ho dovuto fare dei contratti di co-rpoduzione internazionale di film, e ho avuto a che fare con il MiBAC… per una cosa infinitamente più piccola.
          E non sono decisioni che si prendono in un momento, a quanto ho visto io, e speso neanche in un mese.
          Oltretutto, il fatto che il MiBac mi dovesse dare 80.000 euro (poi non dati, tranquilli…), non significava che quei soldi fossero levati del Ministero della Sanità…

        • Per roberto

          “Io invece non vorrei sembrare una bella persona, ma con quei soldi avrei fatto costruire un cazzo di posto per tenere i malati in modo più decente che in un parcheggio”

          A parte questa considerazione fondamentale, a latere ci metto il fatto che la costruzione di una nave militare consuma una quantità enorme di risorse non rinnovabili. La nave non è detto che “faccia la guerra” (e su questo concordo con Pino Mamet), ma se non la fa, non sarà servita a niente, se non a creare una montagna di rottami in futuro.

          • PinoMamet says:

            L’Italia ha una delle marine militari più grandi al mondo (enormemente più piccola di quella americana, ma, a quanto pare, presto più grande anche di quella britannica- che sta mandando in pensione alcune navi- se non si conta il naviglio minore; leggo che attualmente sarebbe la nona al mondo)
            eppure, in effetti, non fa guerre dal ’45.

            Ma io tendo a credere che lo scopo principale di tutte le forze militari non sia quello di fare la guerra- quello dovrebbe essere un disgraziato accidente- quanto quello di fare manovre, operazioni di immagine e pubbliche relazioni, ed eventuale scoraggiamento di intenzioni ostili altrui:
            come a dire “sì, potete anche dichiararci guerra se volete, magari la potete pure vincere, ma… vi conviene davvero?”

            E dare lavoro, nel frattempo, a un sacco di gente.

            Tutta roba molto costosa, in effetti. Non troppo diversa dalla “corsa allo spazio” tra USA e URSS…
            o tra i soldati indiani e pakistani che fanno lo spettacolino alla frontiera facendo il passo dell’oca e guardandosi in cagnesco.

            • Mauricius Tarvisii says:

              Le navi servono semplicemente a controllare il mare, che è immenso e altrimenti incontrollabile. Non ci sono le telecamere di videosorveglianza, non c’è il gabbiotto al confine, i transponder possono essere disattivati e fondamentalmente chiunque potrebbe fare quello che gli va se non c’è una presenza fisica di controllo.
              Mi ricordo sempre un’intervista a De Falco in cui lui criticava la politica marittima di Salvini proprio perché, per paura di intercettare i barconi, aveva fatto ritirare le navi sguarnendo enormi tratti di mare. E diceva che, non a caso, nello stesso periodo si erano moltiplicati gli incidenti riguardanti pescherecci con le altre nazioni rivierasche.

            • Z. says:

              Pino,

              — come a dire “sì, potete anche dichiararci guerra se volete, magari la potete pure vincere, ma… vi conviene davvero?” —

              Direi che servono a questo e a contribuire a raggiungere gli obiettivi di politica estera di un Paese.

        • Mauricius Tarvisii says:

          Io sono contento: odio gli usani e per questo se il loro governo regala soldi ad una società che appartiene al nostro e contemporaneamente fa soffrire un po’ di cittadini usani, tanto meglio.

      • Per Pino Mamet

        “non ha tanto a che fare con il maggiore o minore bellicismo del singolo presidente, quanto con logiche industriali-militari di media o lunga durata;”

        Su questo sono abbastanza d’accordo: il complesso militare-industriale americano non esiste per fare la guerra, ma per mantenere se stesso.

        Però giustifica la propria esistenza proprio con la minaccia costante di guerre: deve creare continuamente nemici da combattere.

        • werner says:

          Vero, ma c’è anche la componente segnalata da z

          [Le navi servono a] “contribuire a raggiungere gli obiettivi di politica estera di un Paese.”

          Il principale obbiettivo di politica estera Usa qual’è? Secondo me mantenere funzionante l’ “impero”, senza il quale la loro richezza sarebbe parecchio inferiore.

          Senza flotta l’impero svanisce.

          • Per Werner

            “Il principale obbiettivo di politica estera Usa qual’è? Secondo me mantenere funzionante l’ “impero”, senza il quale la loro richezza sarebbe parecchio inferiore.”

            Però forse quello usano non è esattamente un impero. E’ più una compagnia, come quella delle Indie.

            • werner says:

              Sì sono d’accordo, è un impero atipico, per quello avevo usato le virgolette.

              Alla compagnia delle Indie non ci avevo pensato, eppure penso calzi bene.
              Hanno anche praticamente la stessa bandiera.

              Io come precedente storico avevo pensato all’Atene di Pericle.
              La Nato sarebbe la Lega di Delo. Il dominio del dollaro sarebbe il tributo annuale. In entrambi i casi l’impero non controlla direttamente il territorio, ma si appoggia su alleati formalmente indipendenti, che quando sgarrano si trovano la flotta davanti al porto.

              • Per werner

                ” è un impero atipico”

                E’ che è un sistema senza Stato, basato fondalmente sui liberi individui.

                Alcuni di questi individui sono MOLTO più liberi di altri e organizzano giganteschi investimenti in un immenso dispositivo di comunicazioni, commercio globale, armi, elettronica, in cui il “governo federale” è un utile strumento.

              • werner says:

                E il governo federale non è mai riuscito ad acquisire l’autonomia necessaria a perseguire obiettivi propri?

  10. Per Moi

    Sei un CAMAB?

  11. Moi says:

    @ MIGUEL

    “Demi”, con esattettza, mi mancava …

    https://pacifisticamente.wordpress.com/2017/11/27/demigirl-demiboy/

    … mi aspeto che qualcun* prima o poi sottocategorizzi in “Hemi” e “Semi” …

  12. Moi says:

    Trans+ “plus” … WTF ?!

  13. Moi says:

    Su “Multi” e “Poly” che spero sia accettabile che qualche “gender confusion” fra NON Espert*s 😉 lo crei …

    https://nonbinary.wiki/wiki/Multigender

  14. Moi says:

    @ HABSBURGICUS / MIGUEL

    VATICANO

    Prostitute trans chiedono aiuto al Papa, arriva il suo soccorso tramite l’Elemosiniere
    “I soldi del Pontefice ai trans? Questo per noi è normale, è Vangelo”

    https://www.unionesarda.it/articolo/news/italia/2020/04/30/prostitute-trans-chiedono-aiuto-al-papa-arriva-il-suo-soccorso-tr-137-1013895.html

    Il Cardinale in vespa aiuta i Trans rimasti senza clienti. Come De Andrè
    E Francesco lo rimproverò: “Mettiti il casco”

    https://www.ragusanews.com/2020/04/30/attualita/il-cardinale-in-vespa-aiuta-i-trans-rimasti-senza-clienti-come-de-andre/108235

  15. Moi says:

    … Che succede ?!

    Ho cercato ” Trans Plus ” a parole … salta fuori un’ azienda di software !

  16. Moi says:

    in compenso c’è un megasito d’ informazione …

    https://transplus.org

    • supervice says:

      Il Trans Plus sarà un trans generico maschile-femminile più una delle altre opzioni in lista, o anche quelle non presenti, tipo trans intersex.

      • Moi says:

        … plus what ? … Ti rendi conto benissimo da te che di “genders” ne sono stati ufficializzati troppo pochi ! 😉

  17. Moi says:

    Fase 3 : Fuga dall’Italia ( molti emigreranno via )

    https://www.youtube.com/watch?v=RompXkRwyBI

    Lambrenedetto XVI

  18. Mirkhond says:

    Qualunque sia l’argomento trattato di volta in volta negli articoli di questo blog, la conclusione tra i commenti porta sempre a parlare di finocchi e di trans, da un pò di tempo a questa parte…..

    • Mauricius Tarvisii says:

      Vero?

    • Roberto says:

      Vero è terribile, uno degli argomenti più incredibilmente pallosi letti qui

    • Per Mirkhond

      “la conclusione tra i commenti porta sempre a parlare di finocchi e di trans, da un pò di tempo a questa parte…..”

      1) sono io che ne parlo

      2) non mi occupo di quelli che chiami “finocchi”, magari avrò scritto un paio di cose negli ultimi vent’anni sul tema

      3) la questione della ridefinizione dell’umanità, che avviene sulla scia della minuscola questione trans, la trovo di straordinario interesse, lo so; e la vedo come intimamente legata a tutta la creazione di un’umanità clientelare. Ed è interessante anche spacca trasversalmente molti mondi e ne crea di nuovi.

      Questo del tutto a prescindere dai trans “autentici” di cui non mi occupo.

      • Z. says:

        Guarda, io posso dire che trovo le discussioni sugli estremismi sessuati francamente noiosissime.

        Non sono in grado di dire se e quanto questi temi saranno decisivi per il mondo di domani. Sarà pure così, non discuto.

        Però, miseriaccia, che noia 🙂

      • Z. says:

        (detto da uno che si occupa da sempre di cose che il cittadino medio trova noiosissime!)

      • PinoMamet says:

        Se proprio devo esprimermi sull’argomento, direi che se la questione ha tutta questa importanza (e non sono sicuro che la abbia), gran parte della questione riguarda le definizioni.

        E visto che moltissime di queste definizioni le trovo discutibili, nella loro essenza e nella attribuzione, trovo che quando Mirkhond le raccoglie sotto l’etichetta di “finocchi” faccia benissimo.
        Non vedo perché a un tizio possa essere concesso chiamarsi “two spirit”, “agender”, “mahu”, “multigender”, “non intersectional non binary vaffanculosexual” (è sempre lo stesso tizio con la ricrescita dei baffi e la minigonna) e Mirkhond non possa chiamarlo allora “finocchio”, che è un bellissimo ortaggio e molto utile in cucina.

        Se c’è una battaglia; e se la battaglia è sull’uso delle denominazioni; dove sta scritto che io debba essere schierato nel loro schieramento?

        Se davvero queste persone vogliono ridefinire l’umanità, mentre a me l’umanità va benissimo com’è, perché mai dovrei appoggiarle??

        • Peucezio says:

          Pino,
          d’accordissimo ovviamente.
          Perl tempo fa ti scandalizzasti perché chiamavo “ricchioni” gli omosessuali.
          Dal che, peraltro, come sai, non traspare un disprezzo verso gli omosessuali, ma verso gli attuali attivisti omosessuali (con i loro tabù linguistici): la Wanda diceva “mi sont on cuu”, anche gli altri lo sfottevano, ci rideva lui per primo, ma in realtà tutto lo rispettavano e gli volevano un gran bene (e avrebbero tirato fuori il coltello o peggio, se qualcuno avesse voluto fargli del male), così come lui loro: non ci ha mai provato con nessuno che sapeva essere etero irriducibile (a parte qualche battuta scherzosa). Ma per il resto era un continuo insultarsi di tutti con tutti, senza risparmio reciproco di epiteti politicamente scorretti e di volersi bene come difficilmente accade ora in situazioni analoghe (ammesso che esistano).

          • PinoMamet says:

            C’hai ragione.
            Ci penserò su. A mia discolpa:
            -sono incoerente
            -Si cambia opinione
            -dipende un po’ tutto dal contesto

            • Moi says:

              … più che altro si è creato un parossismo a livello definitorio (… con pretese legali !) che ha portato non solo a decine se non centinaia di nuovi termini (… con una pretesa di scientificità basata soltanto sul conio etimologico !) ma addirittura a inventarsi di sana pianta personali nuovi (in teoria, ad ogni “gender” il suo !) in 3° persona (… ma NON mi meraviglierei se la cosa si estendesse a tutte !) singolare o plurale …

              … insomma, il troppo stroppia : tipo un cinno che di volta in volta cambia che astronave sia la sua bicicletta, stai al gioco MA se sbagli piange ! … Alla fine perdi la pazienza e gli dici :

              “ma non vedi che c’ha un manubrio, un sellino, due ruote e due pedali collegati da una catena con dei rocchetti, dei freni
              a cavo , eccetera … è solo un cazzo di bicicletta , coglione !”

              … E poi rischi un’ infamante accusa di Maltrattament o diMinori !

              • Moi says:

                Fra l’altro, inizialmente c’è era “Queer” che indicava come Termine Ombrello tutto ciò che sfugge a una bieKiSSima classificazione “Binaria del Patriarcato”, e va benissimo …

                … MA allora, perché hanno voluto dare un nome preciso ad ogni singola sfumatura infinitesimale di “Gender Diversity” ?!

              • Moi says:

                … nuovi [pronomi] personali , ovviamente !

              • Moi says:

                Poi c’è un’ altra Questione che NON è una dmanda retorica, ma molti vorrebbero proibire che anche solo venga posta :

                … Siamo sicuri che bombardare 😉 la mente “assorbitrice” de* bambin* con queste nozioni a scuola (!) l* renda più “tollerant*” in età adulta ?!

                … Come se non ci fossero reazioni da radicale rifiuto (!) per tutto ciò che si possa imparare (o più spesso “dover subire” 😉 …) a scuola !

              • werner says:

                Si vede che non conoscono nessuno/a che ha studiato dai/dalle preti/suore 😁.

                Seriamente… A me paiono più intolleranti del leghista medio, quindi non mi sorprende che cerchino di indottrinare i giovani.

          • Roberto says:

            Mah invece secondo me Peucezio non ha ragione e quello della Wanda è un esempio fuorviante.
            È chiaro che tra amici è tutto diverso!
            Penso alle birre dopo allenamento con gli amici, è un continuo sfottersi, tra il mio pancione, l’unico negro che non salta, il serbo che occhio ai portafogli, quello alto un cazzo e cose così.
            Ma appunto siamo amici, ci conosciamo e ci vogliamo bene.
            Se uno sconosciuto mi apostrofasse con “panzone” si troverebbe a cercare i denti per terra…

            Il tutto per dire che certi termini che sono considerati offensivi è bene usarli solo in contesti in cui sai che non sono percepiti come offensivi. Al di fuori, la lingua è ricca e ci offre delle possibilità, puoi dire omosessuali invece di ricchioni

            • PinoMamet says:

              Se parliamo di condizioni normali ti do ragione.

              Ma il mio ragionamento è:
              se uno può autodefinirsi come gli pare, e guai a contraddirlo!
              Beh, perché Mirkhond non può usare “finocchio”?

              “Gay” e “queer”, ci ricorda Moi, sono pure termini offensivi, ma che molti rivendicano come propria definizione.

              E dall’altro lato: se il gioco è offendersi e fare le vittime, perché non potrei farlo anche io?

              Un po’ ha ragione Miguel: hanno aperto una porta pericolosa.
              Che non li porterà da nessuna parte, secondo me, perché è un gioco in cui nessuno ha davvero qualcosa da guadagnare.

              • Mauricius Tarvisii says:

                Perdonatemi, ma sono una persona molto semplice.
                Gay non è offensivo. Finocchio, culattone e ricchione lo sono.

              • PinoMamet says:

                Adesso, gay non è offensivo.
                Credo sia nato come insulto, perlomeno di tipo scherzoso;
                perché in effetti il suo significato proprio (“gaio”) è un altro…

              • Z. says:

                Io credevo che fosse un termine autodefinitorio, del tipo: mi piacciono gli uomini e ne sono fiero e felice!

              • Peucezio says:

                Mauricius,
                “finocchio”, “culattone” e “ricchione” sono termini regionali.
                Poi ognuno può offendersi per quello che ritiene.
                Mi offendono tante cose…

              • Peucezio says:

                La riprova sta nel fatto che non ci sono termini regionali non considerati offensivi.
                Quindi il problema è proprio con le culture locali e la loro espressività spontanea.

              • Per Peucezio

                “La riprova sta nel fatto che non ci sono termini regionali non considerati offensivi.
                Quindi il problema è proprio con le culture locali e la loro espressività spontanea.”

                Riflessione interessantissima!

              • Z. says:

                Peucezio,

                — Mauricius,
                “finocchio”, “culattone” e “ricchione” sono termini regionali. —

                Quindi chiamare ordinariamente “terroni” i meridionali non sono termini offensivi. E’ cosa è buona e giusta, suppongo, chiamare “terrone” ogni meridionale…

                Valà, valà 🙂

              • PinoMamet says:

                Mi pare che fosse Peucezio per primo a fare l’esempio di “terrone”.

                Io all’epoca vidi il compianto Leone di Lernia chiamare allegramente “terroni” nientemeno che i carabinieri, di servizio in centro a Milano, e quelli ridevano…

                dipende tutto dal contesto, come la “parola con la n” che tanto preoccupa gli americani.

              • Z. says:

                Certo, e del resto qualsiasi insulto in un dato contesto è perfettamente accettabile: con i miei amici ce ne diciamo di ogni colore.

                Resta, tuttavia, un insulto. Che non tutti sono disposti a prendersi in modo allegro, se non è fatto tra amici 🙂

              • Peucezio says:

                Z.,
                se dipende dal contesto non è più un insulto in senso assoluto.

                Ad ogni modo è un paragone che regge fino a un certo punto, perché l’omosessualità, cioè l’esistenza di una quota di omosessuali, è un dato fisiologico in ogni società umana, mentre l’emigrazione dal sud in Lombardia è un fenomeno storico specifico legato al boom economico e all’industrializzazione del dopoguerra, che ha creato dei contraccolpi sociali.

                Detto ciò, il livello di confidenza c’entra fino a un certo punto: da un po’ di tempo frequento di persona alcuni protagonisti del mondo della canzone e dell’osteria milanese anni ’60-’70 e ti assicuro che, oltre che cuu, dicono terron (leggi “terun”) anche trovandosi con persone con cui non hanno nessuna confidenza e che magari hanno conosciuto in quel momento.
                Eppure non ho il minimo dubbio sul fatto che hanno per me e per i meridionali che conoscono lo stesso rispetto e considerazione che hanno per i loro amici settentrionali, d’altronde Mimmo Di Miccoli era di Barletta, Jannacci aveva origini pugliesi, Walter Valdi pure, Mazzarella era di origine sicula, ecc. ecc. ecc.

              • Z. says:

                Peucezio,

                — se dipende dal contesto non è più un insulto in senso assoluto. —

                Fatto sta che tra amici è costume insultarsi a vicenda per prendersi pel naso in amicizia, ma le stesse cose dette a terzi possono cagionare un cartone in musta.

                Quindi, che certi termini non siano offensivi qualche dubbio ce l’abbiamo, ecco 😉

              • Peucezio says:

                Sì, ma non va bene che lo siano diventati!

                Perché è ingegneria della lingua operata per assecondare fisime ideologiche. E non ha nulla a che vedere con lo stigma di comportamenti o atteggiamenti realmente irrispettosi o discriminatori.
                Poi probabilmente non possiamo farci niente, ma almeno possiamo dircelo.

              • Z. says:

                Boh, onestamente non ci vedo niente di scandaloso.

                Avviene peraltro anche il contrario: termini come “cubista” o “nazionalpopolare” erano nati come offensivi, e poi la connotazione offensiva l’hanno perduta…

              • Peucezio says:

                E circa il contesto, io direi che ci sono diversi gradi.

                Negli anni ’60 probabilmente nessun operaio meridionale si scandalizzava se si sentiva chiamare terron dal suo collega settentrionale, almeno se lo faceva in tono neutro o amichevole e tantomeno se lo sentiva usare riferito a terzi, quando non se ne stava parlando male.
                Oggi non si può più dire niente e tutto è offensivo (l’ideale del politicamente corretto sarebbe il mutismo umano 😀 ).

                Mentre se gli diceva “stronzo” probabilmente se la prendeva di più, ammenoché non c’era un sufficiente grado di confidenza.

                Quindi ci sono le cose che puoi dire a tutti, quelle che puoi dire in certi contesti sociali, quelle che puoi dire solo fra conoscenti, quelle che puoi dire solo fra amici stretti e collaudati, ecc.

              • Peucezio says:

                Z.,
                il fenomeno opposto che hai citato va nel senso di una maggiore libertà espressiva e di un minore bigottismo.
                Le parole che diventano offensive invece fanno parte di una tendenza alla censura, al bavaglio, alla restrizione degli spazi e delle modalità espressive.
                Quindi non è una cosa bella.

              • Z. says:

                Peucezio,

                — il fenomeno opposto che hai citato va nel senso di una maggiore libertà espressiva e di un minore bigottismo. —

                E’ un modo di vedere la cosa, certo. A ogni modo, trovo abbastanza normale che alcune parole da neutre diventino offensive, così com’è normale il viceversa.

              • Peucezio says:

                Per carità, lo spostamento semantico c’è sempre stato.
                Anche nel senso che dici tu.

                Qui però c’è molto altro.
                C’è l’isteria, la valenza ideologica attribuita al linguaggio di tutti i giorni, le parole comuni prese come bandiere identitarie di minoranze di attivisti, la censura esercitata da piccolissimi gruppi senza un potere legittimato e palese, nei confronti di tutti gli altri, il moralismo applicato al linguaggio, con tutti ciò che questo comporta in termini di ricatto e intimidazione.

            • Roberto says:

              Si rispondevo a questa obiezione (non ancora formulata) sotto. Faccio la tara ai deliri narcisistici e mi limito a parlare delle persone normali.
              Per quelle esistono delle convenzioni più o meno largamente accettate.
              Faccio un altro esempio per allontanarci dai narcisisti. Ciechi.
              Cecato è più o meno considerato offensivo da tutti.
              Cieco o non vedente, termini abbastanza neutri
              Se poi uno si vuole definire supervedente perché pure se cieco vede grazie alla fantasia, sono cazzi suoi

              Capisco che tutto va ricondotto a cose non scientifiche ma perfettamente comprensibili come il buon senso, la buona educazione e l’empatia

              • Peucezio says:

                Roberto,
                però, vedi, siamo sempre lì.
                In Toscana si è imposto il continuatore di CAECU(M), senza suffissi, nel nord di ORBU(M), nel sud di CAECATU(M) (in Francia di AB OCŬLIS) e via discorrendo.

                A un certo punto si decide che una definizione regionale, per il fatto di non essere entrata nello standard, cioè nella lingua nazionale, dev’essere offensiva, per il fatto che viene usata in contesti più informali.
                Ma capisci da te che è una stupidaggine, un’operazione indebita.
                Poi, certo, una volta che quest’idea si radica collettivamente, diventa così, ma a questo punto siamo veramente in un mondo orwelliano, in cui si manipola arbitrariamente il linguaggio per scopi ideologici.
                Capisco che, stando così le cose, uno nella quotidianità ha giustamente delle attenzioni; ma è non solo legittimo ma doveroso smascherare questi meccanismi e denunciarli come illegittimi.

              • Z. says:

                Secondo me, se un casalecchiese nativo inizia a chiamare “terrone” tutti i meridionali che incrocia, prima o poi una cartella in faccia la rimedia: illegittima, savasandìr 🙂

              • Peucezio says:

                Grazie al cavolo, oggi sì.
                Negli anni ’60-’70 difficilmente.
                Un borghese magari si sarebbe incazzato, ma un popolano no.

                Poi non è che uno ferma le persone che incrocia per apostrofarle col loro etnonimo, nemmeno quello più legittimo 🙂
                Non credo che suonerebbe normale nemmeno uno che fermasse tutti i meridionali (ammesso che ce l’abbiano scritto in fronte) dicendo “meridionale!”. 😀 😀

              • Z. says:

                Peucezio,

                — Grazie al cavolo, oggi sì.
                Negli anni ’60-’70 difficilmente.
                Un borghese magari si sarebbe incazzato, ma un popolano no. —

                Mi permetto qualche dubbio 🙂

              • Mauricius Tarvisii says:

                Peucezio vuole dire: nel caso in cui il padrone settentrionale avesse chiamato terrone l’operaio meridionale, l’operaio non avrebbe battuto ciglio negli anni ’60. Il padrone in questione, invece, non si sarebbe mai sognato di dare del terrone al suo collega meridionale, che si sarebbe lamentato.
                Bisogna ricondurre tutto alla lotta di classe contro i poveri di cui Peucezio è orgoglioso alfiere 😀

              • Peucezio says:

                E il funzionario meridionale come doveva rivolgersi all’operaio milanese?

              • Mauricius Tarvisii says:

                Immagino non dicendogli “terrone”…

            • Z. says:

              Roberto,

              — Il tutto per dire che certi termini che sono considerati offensivi è bene usarli solo in contesti in cui sai che non sono percepiti come offensivi. Al di fuori, la lingua è ricca e ci offre delle possibilità, puoi dire omosessuali invece di ricchioni —

              Mi sembra un concetto cristallino e inoppugnabile.

              Oltre tutto, la mia città è da decenni capofila dei diritti relativi alla diversità sessuale (già da prima, peraltro, essere omosessuali non era visto come un vizio riprovevole). Io stesso ho avuto a che fare con persone di ogni orientamento sessuale: più o meno attivisti, più o meno impegnati, a seconda dei casi.

              E di tutte queste tensioni, francamente, non ho mai avuto sentore.

              Mi permetto di dubitare della loro portata, insomma.

            • PinoMamet says:

              Beh, mi risulta che ci siano state delle tensioni al Cassero, tra Arcigay e Arcilesbica, legate al tema dell’ “utero in affitto”
              (semplificando con quanto risulta a me, le lesbiche essendo contrarie);

              di scontri legati alle definizioni più o meno fantasiose e articolate non ho sentore, ma comincio a sentire (mi riportano le mie amiche lesbiche) di persone che si definiscono asessuali, pansessuali, poliamorosi o in altri modi che ora mi sfuggono, di ragazzi che si vestono da donna ma non si definiscono transessuali ecc. ecc.

              Non mi sembra un mondo immobile, e sospetto che prima o poi qualcosa di queste polemiche anglo-americane finirà per tracimare anche qui, anche se in forma mediata e moderata.

              • Moi says:

                anche se in forma mediata e moderata.

                [cit.]

                ——————

                … e qui la proverbiale Arretratezza Culturale dell’ Italia rispetto al Resto d’ Europa … va vista in positivo !

                😉

              • Moi says:

                Non mi sembra un mondo immobile

                —————–

                … A livello di elucubrazioni ideologiche intellettualistiche, credo che sia quanto di più dinamico (!) l’ Umanità abbia mai conosciuto !

              • Roberto says:

                Continua comunque a colpirmi proprio l’idea di “definirsi”

                Non mi è mai capitato qualcuno che mi dicesse “sono pansessuale” e mi domando come reagirei (me cojoni? No, non è il mio stile in pubblico)

                Mi è venuto in mente una serata un po’ alcolizzata tra colleghi, in cui all’argomento donne uno è saltato fuori con “la savana è grande e io caccio altre prede”….chissà se c’è una definizione pure per questo

              • PinoMamet says:

                A quanto pare fanno delle serate apposta (posso fornire indirizzo) in cui ci si presenta e si dice: mi chiamo Tal dei tali e sono pansessuale, oppure: all’anagrafe c’è scritto Sempronio, ma io sono Sempronia e mi dovete chiamare così, oppure ancora: io non voglio definirmi, mi definisco uno che non si definisce, o: sono un uomo lesbico.

              • PinoMamet says:

                Da quello che mi raccontano, si tratta poi di lesbiche, gay, trans o aspiranti tali, più qualche zozzone che ci prova a pescare nel torbido ma di cui in mancanza di prove si ammette la buonafede.

              • PinoMamet says:

                Va da sé che egli ha tutta la mia simpatia
                (e il mio consiglio: vada altrove, perde solo tempo).

              • Z. says:

                Il dibattito sull’utero in affitto però verte su problemi di altra natura.

                In altre parole, non è una mera questione di definizioni: si tratta di stabilire la liceità di comportamenti che hanno una portata più ampia e conseguenze concrete.

                Allo stato, i litigi furibondi descritti da Miguel sono mille miglia lontani dalla realtà che conosco. Poi vedremo.

              • Z. says:

                (a proposito di definizioni: cos’è un uomo lesbico?)

              • PinoMamet says:

                Uno che ci prova con le lesbiche 😉

              • Roberto says:

                Pino
                Immagino che ci sia gente strana, e uno che va ad una serata definitoria per dire mi definisco uno che non si definisce mi sembra strano assai

                Penso, spero, confido che restino sempre delle infine minoranze alle quali preferisco non dar corda

              • Z. says:

                Roberto,

                — uno che va ad una serata definitoria per dire mi definisco uno che non si definisce mi sembra strano assai —

                Già, ma va detto che ci sono utenti Amazon che rispondono alle richieste di aiuto di altri utenti rispondendo “non lo so”.

                Tipo: “questo lettore CD è compatibil col Mac?” “non lo so”.

                E allora che rispondi a fare!

              • Roberto says:

                😃😃😃

                Dai spero che siano pochi anche quelli

              • Z. says:

                Sono parecchi inve

            • Peucezio says:

              Roberto,
              guarda che in quei contesti c’era di tutto, avventori occasionali, non erano affatto tutti amici; c’erano gli amici intimi, collaudati e una pletora di altra gente.
              Ma nessuno si offendeva, perché la gente non era così suscettibile e delicata.
              E, soprattutto, non ne faceva un fatto ideologico.
              Il Wanda la sua omosessualità la ostentava senza nessuna remora con chiunque e si aspettava anche che le dessero del cuu o culatton.
              Così come, se sentivano un accento meridionale, davano del terron e l’interessato non ci faceva caso. O, meglio, sapeva distinguere l’intento offensivo dall’epiteto scherzoso o neutro (un po’ come i “baggiani” del Manzoni).

          • Roberto says:

            Poi ovviamente queste sigle deliranti sono segno di una qualche patologia narcisistica, si questo siamo tutti d’accordo credo

            Oltretutto parlando con il nostro prossimo credo che non abbiamo tanto bisogno di classificarci, non dico “buongiorno vegano” o “ehi tu bisessuale” ma “buongiorno mario” e “ehi tu”

            • Francesco says:

              questo credo che “loro” non lo accettino proprio e pare stiano conquistando le università e, a giudicare dai Pride, gli uffici marketing delle più grandi multinazionali del mondo

              sarei meno tranquillo di come sei tu

    • Peucezio says:

      Mirkhond,
      “Qualunque sia l’argomento trattato di volta in volta negli articoli di questo blog, la conclusione tra i commenti porta sempre a parlare di finocchi e di trans, da un pò di tempo a questa parte…..”

      Dipende per un 10% da Miguel, un 10% da me e l’altro 80% da Moi.

      • Moi says:

        Però è il nostro Anfitrione che inizia 😉 … è un argomento che conosco abbastanza bene (rieto: se “stai fermo” un mese, poi rimani indietrissimo 😉 ….) per tutti i “cortocircuiti” che innesca in un’ Egemonia Culturale che utopizza una Società Senza Conflitto !

        • Z. says:

          Sono disposto a riconoscerti una minor responsabilità rispetto a quanto accertato da Peucezio, in effetti.

          In cambio, però, sarebbe Carino da parte Tua se mi spiegassi le Ragioni di questo tuo Abuso di Maiuscole 😀

          • Moi says:

            … ho sempre apprezzato la Prosopopea , specie applicata a ParoleChiave; inoltre, come scriveva Luciano De Crescenzo, se ascoltiamo bene un comizio o un dibattito, la Maiuscola si può udire (!) prosodicamente fra pause e toni …

  19. Moi says:

    @ MIGUEL

    … anche Il Messico è cambiato :

    https://www.gay.it/attualita/news/samantha-flores-nonna-trans-messico-anziani-lgbt

    Samantha Flores è una donna trans di 87 anni che un anno e mezzo fa ha deciso di aprire una casa di riposo per anziani LGBT insieme ad un sacerdote, Vincent C. Shwahn. La casa in questione si chiama “Laetus Vitae”, “Vita Felice” in latino, ed è situata nel quartiere Alamos di Città del Messico

  20. Moi says:

    ‘Mommy says I’m a girl’:

    Dad fights to save 7-year-old son from gender ‘transition’
    In October, Jeff Younger will have his final chance in court to save his son James from a ‘gender transition.’ His mom, a pediatrician, wants James to ‘transition’ to a girl named Luna.

    https://www.lifesitenews.com/news/mommy-says-im-a-girl-a-fathers-final-chance-to-save-his-son-comes-in-court-in-october

    • Moi says:

      Pensate se facessero un film su ‘sta faccenda … caratterizzando in negativo la madre, intendo ! 😉

      • paniscus says:

        Questo caso mi mancava.

        A quanto pare, la madre è una pazza scatenata che fin dall’inizio è rimasta talmente delusa per non aver avuto la figlia femmina da non capire più niente, e il padre è tutto sommato un semplicione in buona fede, che però ha anche il vezzo di essere un fanatico religioso e un maniaco degli sport violenti, nonché dei più triti stereotipi maschili.

        Io li chiuderei entrambi in manicomio, soprattutto lei, ma anche lui per un po’ non guasta (e chiuderei in galera i loro avvocati, i loro consulenti “professionali” e i loro supporters mediatici) e darei le due creature in affidamento a gente più equilibrata…

        • Z. says:

          E gli avvocati degli avvocati, e i consulenti dei consulenti… in galera pure loro?

          o bastano i domiciliari? Che di questi tempi poi…

          • paniscus says:

            Detto fuori dai denti, in realtà non me ne può fregare di meno di dove debbano essere rinchiusi questi soggetti.

            Mi interesserebbe solo che questa povera creatura fosse lasciata in pace, invece di essere costrett* a inventarsi da sol* strategie improvvisate per sopravvivere a una situazione del genere… come in effetti sembra che stia facendo.

            Secondo le fonti leggibili in giro, pare che, a soli sette anni (ma la telenovela era iniziata quando ne aveva tre) avrebbe spontaneamente risolto il problema adattandosi ad accontentare alternativamente entrambi i genitori, dicendo loro sempre di sì, ma separatamente in situazioni diverse:

            nei giorni in cui è affidato alla madre, si fa chiamare Luna e si veste con le gonnelline rosa, quando sta col padre si fa chiamare James, si veste con le camicie da uomo e fa i giochi “da maschiaccio”. Così ognuno dei due è contento, e rompono le scatole il meno possibile.

            Mi sembra il più intelligente e il più maturo di tutto il baraccone, ma mi chiedo per quale motivo debba SUBIRE un baraccone come questo, senza aver fatto nulla per cercarselo.

            Se posso permettermi di lanciarmi in una becerissima e dilettantissima analisi psicologica di serie C1 a distanza… mi permetto di ipotizzare che il suo principale appiglio di salvezza potrebbe essere il legame col fratello, che (a differenza sua) NON è stato martellato con gli stessi deliri, e che potrebbe riuscire a tenerlo agganciato alla realtà.

  21. Moi says:

    BRIT Awards to axe ‘best male’ and ‘best female’ prizes to accommodate non-binary artists

    https://www.irishpost.com/news/brit-awards-axe-best-male-best-female-prizes-accommodate-non-binary-artists-171649

    —————————–

    So che si è vociferato talvolta anche a Hollywood, per gli Oscar !

  22. Moi says:

    @ MIGUEL

    la questione della ridefinizione dell’umanità, che avviene sulla scia della minuscola questione trans, la trovo di straordinario interesse, lo so; e la vedo come intimamente legata a tutta la creazione di un’umanità clientelare

    [cit.]

    ————————————-

    Superbia Credit Union is the first credit union to design their services around the needs of the LGBTQ community. With their opening set for early 2020, here is our run down of what they will offer.

    https://www.moneyunder30.com/superbia-credit-union

    America’s First LGBT-Focused Credit Union To Launch In 2020

    https://www.forbes.com/sites/ruthumoh/2019/09/16/americas-first-lgbt-focused-credit-union-to-launch-in-2020/#c4b6bb65d178

  23. Moi says:

    SE scomodiamo i numeri con la virgola … fra “1” e “2” ci passa un Infinito ! Stessa roba tra due “Genders” attigui dal punto di vista de* Iniziat* 😉 in vena di “fare la punta ai chiodi” , come si dice qua!

  24. Moi says:

    Inoltre, e qui chiedo a Miguel ch’è Madrelingua e Dotto, mi risulta che “queer” nelle attestazioni più antiche significhi più o meno … “fuori squadro”, che appunto dà un’ idea di quanto possa essere sfuggente a un incasellamento rigido.

    • Per Moi

      Queer in senso genderico è recente, per me è normale usarlo in senso “fuori squadro”, “inatteso”, magari un po’ “sospetto”.

      C’è una bella antologia dell’uso tradizionale del termine:

      https://twitter.com/queerstreet

      • PinoMamet says:

        C’è dentro anche un bel po’ di “gay”.
        In effetti in epoca vittoriana i due termini sembravano andare alla grande.

        (Appena letto in Stevenson “The beach of Falesà”: “It’s something queer”- e mi sembra di averlo appena letto in un capitolo più avanti usato come verbo, ma non riesco a ritrovarlo ora;
        per inciso, non che c’entri- da alcuni indizi mi pare una storia di ispirazione mediterranea-italiana, trapiantata nei Mari del Sud)

  25. Moi says:

    Un’ ossrvazione molto interessante accennata da Miguel è che i “Gender Studies” sembrano aver ripreso e fatto proprio e reinventato il concetto Platonico di “Anima Prigioniera del Corpo” ! … In effetti, “dà un senso” 😉 a molte cose.

    • paniscus says:

      Secondo me non è vero nemmeno questo, o meglio era vero fino a qualche anno fa, ma adesso è stato tutto superato e travolto dalla NUOVA moda ossessiva della molteplicità infinita di identificazioni di gender, comprese quelle che non hanno niente a che fare con l’identificazione sessuale, ma solo con le preferenze sentimentali ed erotiche, o con i gusti estetici, o con le convinzioni ideologiche.

      Fino a pochi anni fa, la narrazione più diffusa sul fenomeno della transessualità era esattamente quella descritta qui sopra: esistono due categorie generali (in cui nella stragrande maggioranza dei casi si nasce e le si accetta così senza farsi troppe storie), e poi esistono delle eccezioni particolari di individui che hanno un fisico di un certo tipo ma si sentono fortemente identificate nell’altro tipo, e che quindi, effettivamente, si sentono “anime intrappolate nel corpo sbagliato”.

      Da cui, la rivendicazione (comprensibile) di cambiare categoria e di vedersi riconosciuto questo cambiamento.

      OK, fino a qualche anno fa era così. E quei pochi che ci rientravano davvero, ammettevano DAVVERO di sentirsi tanto a disagio nel “corpo sbagliato”, tanto da essere disposti a percorsi invasivi, dolorosi e complicati, di chirurgia, terapie ormonali e quant’altro.

      Ma adesso si sta parlando di tutt’altro.

      Cioè, di gente che sostiene: “io non sono per niente nat* nel corpo sbagliato, io sto benissimo e sbagliat* ci sarai tu… però pretendo di chiamarmi Jessica e di gareggiare in una squadra sportiva femminile pur avendo il pisello, la barba, la voce da baritono e due spalle da corazziere (oppure, di chiamarmi Alfonso e di essere riconosciuto come un maschio gay, però continuando ad avere le ovaie, l’utero, le tette e le mestruazioni e a vestirmi da donna, e di potermi prestare come “surrogate pregnant person” in affitto, per permettere a una coppia di altri maschi gay come me di avere la gioia di diventare genitori)

      Capisci la differenza?

      Per me dovrebbero esistere al massimo QUATTRO categorie di genere (buttandoci dentro sia quelle biologiche, sia quelle “scelte”): o sei maschio, o sei femmina, o ti senti entrambe le cose e non senti il bisogno di scegliere, o non ti senti nessuna delle due cose e non ti esprimi.

      Queste quattro, basta. Tutto il resto è fuffa.

      Se ti piacciono i maschi o le femmine, o entrambi, o se ti piace vestirti da maschio o da femmina o alternando a seconda del giorno della settimana, o se ti piace vivere in castità, in coppia fedele o in promiscuità selvaggia, NON sono appartenenze di genere, sono scelte personali che non c’entrano niente con il genere.

      Per quale motivo una donna eterosessuale, una donna lesbica o una persona transgender nata maschio ma che si identifica come donna, dovrebbero appartenere a tre generi diversi, ognuno moltiplicato per decine di varianti? E allora perché non chiamare “gender” anche qualsiasi altra forma di identificazione personale o ideologica o di gusti? La donna che si trucca e quella che non si trucca dovrebbero essere di due generi diversi? L’uomo ateo e quello credente, non ne parlianmo?

      boh!

      • Z. says:

        Se ce ne possono essere quattro, però, perché non otto? Direbbe un celebre blogger nordamericano: salvo casi rarissimi di ermafroditismo, o si è uomini o si è donne…

        • paniscus says:

          Perché tutte le altre presunte distinzioni su cui si basa la rivendicazione di “generi” diversi, non hanno niente a che fare col genere, ma con gusti, preferenze e inclinazioni di altro tipo…

          • Moi says:

            eh, ma l’intersectionality … induv la mittàggna ?! 😉

          • Z. says:

            paniscus,

            — Perché tutte le altre presunte distinzioni su cui si basa la rivendicazione di “generi” diversi, non hanno niente a che fare col genere —

            e lo decidiamo noi su questo blog? Voglio dire, se i generi sono quattro, allora possono essere anche sedici, trentadue o duecentocinquantasei. Perché no? 🙂

            • PinoMamet says:

              Ma se magari ci limitassimo alla biologia?

              So di essere ripetitivo, ma:

              -passera = femmina
              -pisello = maschio

              ciò che fai in camera da letto, “o sopra il tavolo di un bar” = cazzi tuoi.

              • Z. says:

                Credo sia meglio basarsi sui cromosomi, perché la forma dell’apparato riproduttore di per sé non penso sia un indicatore sufficiente (il problema fu affrontato per distinguere gli uomini dalle donne alle olimpiadi).

                Ad ogni modo, così ragionando, i generi sarebbero sostanzialmente due.

                Se si ammette che siano quattro, temo sia duro negare dignità di genere al quinto, al sesto, al settimo…

              • Peucezio says:

                Pino,
                certo,
                ma poi non si capisce perché un’inclinazione debba diventare un genere sessuale.
                Un omosessuale è un uomo, anche se gli piacciono i maschi. Poi può essere un po’ effemminato, e va bene.
                Io distinguerei:
                – sei uomo o donna (punto);
                – ti piace questo o quello o quell’altro ancora, ecc. (e lì ci possono essere un miliardo di sfumature e gusti). E sono stracazzi tuoi.
                Così come non ha rilevanza sociale il fatto che a me piaccia il gelato al pistacchio anziché al cioccolato.

                Poi ci sono i fenomeni di androginia, ma hanno un’incidenza statistica veramente marginale.

              • Peucezio says:

                Ermafroditismo, intendo, e le varie patologie (che non è detto siano tali a livello funzionale, lo sono solo in termini di deviazione dalla media).

      • Moi says:

        @ LISA

        Sul serio, una nota Youtuber Femiminista Italiana “sempre aggiornata” si spiegava che le definizioni vanno sempre rielaborate mediante tabelle a doppia entrata, NON enunciate “a listone” !

        • Moi says:

          senza “si” … o tutt’al più “ci” 😉

        • paniscus says:

          Le tabelle a doppia entrata consentono al massimo la combinazione di DUE liste indipendenti di caratterizzazioni diverse, altrimenti non sarebbero tabelle, ma cubi, parallelepipedi, o ipercubi o iperprismi in N dimensioni.

          L’ho spiegato due o tre giorni fa ai miei studenti, con la famigerata didattica a distanza. Loro ci sono arrivati.

      • Peucezio says:

        Lisa,
        “Secondo me non è vero nemmeno questo, o meglio era vero fino a qualche anno fa, ma adesso è stato tutto superato e travolto dalla NUOVA moda ossessiva della molteplicità infinita di identificazioni di gender, comprese quelle che non hanno niente a che fare con l’identificazione sessuale, ma solo con le preferenze sentimentali ed erotiche, o con i gusti estetici, o con le convinzioni ideologiche”

        Ma quindi se a uno piace il sadomaso, o anche solo semplicemente le bionde, appartiene a un genere a parte? 🙂
        Stiamo frecati proprio… 🙂

        • paniscus says:

          “Ma quindi se a uno piace il sadomaso, o anche solo semplicemente le bionde, appartiene a un genere a parte?
          Stiamo frecati proprio… ”
          ————————

          Era esattamente quello che stavo criticando… davvero non te n’eri accorto, che questa rivendicazione esisteva davvero?

          • Peucezio says:

            In parte, ma soprattutto grazie alla frequentazione del blog e alle cose che scrivete.

            Probabilmente, senza questo blog, sarei rimasto ai ricchioni che si vogliono sposare (e in molti paesi l’hanno ottenuto) e ai trans che vogliono farsi chiamare le trans; non di più.

  26. Moi says:

    https://www.youtube.com/watch?v=uh3IrysGEqk

    Bello FiGo – CamBek Violento (Dopo Quarantena)

  27. Moi says:

    @ WERNER

    In che senso ? … A me pare che parole come “frocio” o “ricchione” le abbia sdoganate soprattutto la cinematografia comica fra Anni Settanta e Novanta ! … Cattolici Mastica-Bibbie che citano il Levitico, NON pervenuti. Anzi, mi pare che siano i Cattolici Immaginari di chi ha visto troppa TV Americana !

    • Moi says:

      Idem per espressioni più “Nordiche” come “culattone” o CentroNordiche 😉 come “busone” (praticamente limitato a Gigi e Andrea) …

    • Moi says:

      L’ unica parola che ho imparato da fonti invece decisamente drammatiche è il Siciliano “garruso” , in Mery Per Sempre !

    • Per Moi

      ” parole come “frocio” o “ricchione””

      E Puppu?

      “A çuriddia tutti puppi sunu!”

      çuriddia (la mia tastiera non ha la maiuscola della ç) è Floridia, cittadina creata con l’espulsione feroce degli abitanti della bellissima zona di aranceti dove la petrolchimica aveva deciso di insediarsi, attorno a Priolo Gargallo.

      Una sorta di campo profughi, secondo i siracusani interamente popolato da Puppi.

      Probabilmente perché i luoghi comuni ti influenzano, devo ammettere che in fondo di verità ce l’ho trovata.

      • habsburgicus says:

        Floridia

        l’amante di Ferdinando IV di Borbone (III di Sicilia), dal 1816 I delle Due Sicilie (regnavit 1759.1825), ebbe da lui il titolo di “Duchessa di Floridia”…
        credo che poi l’abbia pure sposata morganaticamente

    • werner says:

      Intendevo che spesso cercare di usare la scuola per indottrinare le persone produce effetti opposti a quelli sperati.

      • werner says:

        Dalle mie parti abbondano le scuole private cattoliche, e a giudicare dagli esempkari di studenti ed ex studenti che ho incontrato direi che sono state poco efficaci.

  28. Moi says:

    Scuole di “Prit” / “Sor” 😉 mi pare invece che sfornino spesso future nuove leve per la UAAR ! 😉

  29. Moi says:

    SEGNALAZIONE

    Il primo Partito Politico fondato da uno Youtuber :

    https://www.youtube.com/watch?v=gLUOU6N7VhM

    … “Italexit” , si chiama così !

  30. Moi says:

    … Quanto al Panem et Circenses dell’ Ochlos :

    https://www.corriere.it/sport/20_maggio_02/calcio-riparte-ordine-sparso-senza-linea-comune-caos-allenamenti-0658f66a-8cae-11ea-9e0f-452c0463a855.shtml

    Serie A, caos allenamenti: il calcio riparte in ordine sparso. Inizia il Sassuolo, poi Lazio e Roma
    Scontro istituzionale, le Regioni scavalcano il governo: lunedì il Sassuolo parte con le sedute individuali, il Napoli farà i tamponi. Lazio e Roma in campo da mercoledì

  31. Moi says:

    @MIRKHOND

    la “tua”;) Principessa recita il testo della canzone di Pavia …

    https://www.youtube.com/watch?v=_ndtdaaiQzc

    Principessa Maria Chiara Di Borbone – Recita Al Sud

    • Moi says:

      Principessa “Mazza” 😉 , come diresti tu … e decisamente “Meridional Princess” 😉 , no, Pino ?

  32. Moi says:

    A proposito di Reddito di Cittadinanza … il Nuovo Leader di cui avrebbe bisogno il M5S 😉 :
    https://www.youtube.com/watch?v=3nlvk7qFHTw

    … President Camacho, che alcuni di noi già cononscono 😉 !

    • Z. says:

      Lo sapevi che i tedeschi leggono qu- come noialtri tra Bologna e il mare? Non lo sapevi? Sapevilo!

      • Moi says:

        Sì, lo lo avevo notato … anche i Russi tendono (!) a farlo.

        In realtà a Bologna “qv” è abbastanza raro e localizzato in certe zone di provincia , e cmq NON mi risulta che si arrivi ai livelli di Ravenna tipo “àvtostrada” o “povesìa” … che già a Forlì , Cesena e Rimini (… e Pesaro, ch’è pur sempre Romagna !) NON si dice più …

        • PinoMamet says:

          Quello è un altro fenomeno, però- Peucezio avrà il nome giusto, io lo chiamo dis-dittongazione 😉 –

          e c’è anche qua, per esempio “aftòn” o “avtòn” (l’autunno) è comune, mentre dire “avtostrada” o “avtostrè”, “avtostrèda” ecc. è… vintage 😉

          PS
          c’è uguale in greco moderno

          • Peucezio says:

            In realtà non esiste un termine per indicare la perdita di un dittongo perché il suo secondo elemento diventa una consonante.
            Però la trasformazione di tale elemento è un fenomeno di fortizione.
            Non l’ho mai sentito usare rispetto a questo fenomeno, ma in effetti di questo si tratta.

      • Per Z

        “Lo sapevi che i tedeschi leggono qu- come noialtri tra Bologna e il mare? Non lo sapevi? Sapevilo!”

        Affascinante!

        Non sapevo che in Romagna ci fosse la /kv/

        In realtà il suono italiano di “qu” (cioè /kw/ ) è molto raro nel mondo. Noi lo diamo per scontato, invece è una roba bizzarra tipo gutturali arabe.

        A memoria, mi ricordo che la /kw/ esiste in italiano (non so se in tutti i dialetti), inglese, nahua, cinese, mi sembra di ricordare in amharico e qualche lingua africana (ma lì so poco).

        Infatti, probabilmente non è un caso che nelle lingue indoeuropee scivoli facilmente verso altri suoni, di solito /k/, ma anticamente addirittura /p/.

        • Mauricius Tarvisii says:

          Però a me pare che gli anglofoni spesso, parlando in italiano, lo rendano /ku/ (“kuèsto”), anche se in effetti “query” lo pronunciano con la labiovelare.

          • Per MT

            “Però a me pare che gli anglofoni spesso, parlando in italiano, lo rendano /ku/ (“kuèsto”), anche se in effetti “query” lo pronunciano con la labiovelare.”

            Interessante, ci devo riflettere.

            La differenza tra /ku:esto/ e /:kwesto/ è sottile, ma reale.

            Forse (ma non sono sicuro) è semplicemente un’esitazione nell’usare una lingua straniera, che rallenta la pronuncia?

        • Peucezio says:

          Beh, anche in francese, spagnolo…
          il fatto che in queste lingue qu si legga ‘k’ non significa che non ci sia il [kw], prendi lo sp.cuando o il fr. quoi.

          Non ho idea in neogreco.
          Cioè non so se davanti a vocale la ‘u’ di κου è sillabica o diventa una coarticolazione labiale di k.
          Pino, Roberto, illuminateci in merito.
          In greco classico, come è noto, l’occlusiva labiovelare sorda indoeuropea è diventata ‘k’, ‘p’ o ‘t’, secondo la vocale che seguiva.

          • Roberto says:

            Ah e come posso aiutarti?
            Prova a vedere Google translation bambola, si dice κούκλα e senti come la pronuncia
            Secondo me come “cuore”

          • PinoMamet says:

            In effetti il nesso “ku” non mi pare comunissimo in greco, e il più delle volte mi pare presente in parole di derivazione straniera;

            ku+vocale mi pare poi rarissimo.

          • PinoMamet says:

            Beh, pensandoci, nel repertorio greco, “ku” si sente abbastanza anche nelle finali (un bel genitivo singolare di una parola che finisce in -kos, per esempio)

  33. habsburgicus says:

    @Miguel
    cercati questo libro..son certo che ti piacerà 😀 tu sei turcofono
    il titolo, volto in idioma italico, è più o meno “Enver Pascià: dalla Macedonia all’Asia Centrale”, nell’originale Enver Paşa : Makedonya’dan Ortaasya’ya..l’autore é Şevket Süreyya Aydemir, 1983..la casa editrice è Remzi Kitabevi

    • habsburgicus says:

      certo che l’epopea di Enver Pascià ha qualcosa di grandioso…
      i mitologi, come già fecero con Napoleone, diranno che era un mito 😀
      e che le sue peripezie, inclusa la morte in Asia Centrale alla testa delle masse islamiche contro le orde rosse (4 agosto 1338=1922 d.C), sono un costrutto culturale di ambienti antikemalisti che necessitava un Eroe Altro che non fosse Kemal 😀

    • Per Habs

      “cercati questo libro..”

      interessantissimo, l’ho trovato 🙂

      Enver Pascià l’avevo scoperto tanti anni fa leggendo l’incredibile Essad Bey

      • PinoMamet says:

        Io lo conoscevo tramite Corto Maltese!

      • habsburgicus says:

        Essad Bey

        quello albanese che fiorì verso il 1913 ?
        Ciano racconta che Shefqet Verlaci (P.M albanese 1939-1941 e “uomo nostro”, uno dei potentes albanesi) fece un’osservazione sprezzante su Mustafa Kruja (suo successore e “borghese”) dicendo che non ci poteva aspettare nulla da chi portava il caffé a casa di Essad Bey 😀
        donde si vede il profondo classismo della vecchia Albania, quella dei Bey, ricchi, potenti e arroganti..
        Enver non era ancora arrivato..no, non il Pascià–Hoxha 😀

        • Per Habs

          “Essad Bey

          quello albanese che fiorì verso il 1913 ?”

          No, Essad Bey fu un misterioso autore di libri scritti in tedesco, negli anni Venti-Trenta, di grande successo. E un suo romanzo è diventato il Libro Nazionale (tipo Promessi Sposi) dell’Azerbaijan, pur essendo scritto in tedesco.

          Ha scritto cose molto leggibili sull’Oriente, sull’Islam, sulla Russia, sul Caucaso, sul petrolio…

          Diceva di essere figlio di un principe azero e una rivoluzionaria russa.

          Poi è scomparso.

          Soltanto molto recentemente, un giornalista americano ha scoperto che il suo vero nome era Lev Nussimbaum ed era il figlio di un petroliere ebreo di Baku (nato a sua volta in Ucraina). Essad Bey, legato ai bianchi russi, si convertì all’Islam, andò a vivere in Germania, ebbe una vita assai travagliata perché era a favore dell’Asse, ma di origine ebraica, dovette rifugiarsi in Italia e morì a Positano in piena guerra.

          Un grande.

  34. habsburgicus says:

    questo è invece un libro del 2016 di Alp Hamuroğlu, che dal titolo, svela i pensieri segreti degll’erdoğanismo 😀
    Hıristiyanlık, İslamlık ve Avrupa. Doğu’dan Batı’ya uygarlık kapıları. (Endülüs, Sicilya, Haçlı seferleri che, presumo significi alla buona, “Cristianesimo, Islam ed Europa. Le porte della civiltà da Est a Ovest (Andalusia, Sicilia, Crociate” [che poi viene da Ovest a Est :D])
    sarò malizioso, ma è un po’ inquietante la lista 😀
    i.Andalusia (il Corano vi regnò dal 711 al 1492 d.C) de iure cessò di essere permesso in 1502, ma sappiamo che durante la rivolta delle Alpujarras (1568-1570) alcuni capi moriscos gettarono la maschera e fecero recitare la shahada…Felipe II, è noto, non avrà la mano leggera e li disperderà nel cuore della Castiglia
    ii.Sicilia (il Corano vi regnò da 827 a 1061/1072/1091) scomparve al più tardi con gli Angioini (1266)
    iii.Crociate e lì vinsero loro..e dopo meno di duecento anno (1099-1291), il Corano tornò a dominare in Palestina..anche se oggi l’hanno persa, per sempre, ma non a vantaggio nostro
    che voglia alludere al fatto che, nei loro auspici, un giorno anche l’Andalusia e la sicilia torneranno al dar-ül-Islam ? 😀
    en passant, in questa prospettiva, i rojos spagnoli (responsabili della finis Hispaniae) e i sinistri nostrani appaiono per quegli imbecilli che sono…credono di combattere la “superstizione clericale” e favoriscono solo, in un’ottica storica, la vittoria del Corano 😀

  35. Moi says:

    @ MIGUEL

    il suono italiano di “qu” (cioè /kw/ ) è molto raro nel mondo.

    [cit.]

    ——————————————-

    … Ne sei sicuro ?

    Mi pare alquanto diffuso in minimo tre lingue di cui almeno una tutt’altro che minoritaria : Cinese, Coreano, Vietnamita …

    In Giapone è “dicibile” ma raro e “affettato” un po’ “Sinizzante”, come un po’tutto il fonema /w/ in favore di /u/ …

    • per moi

      “Mi pare alquanto diffuso in minimo tre lingue ”

      Giusto… procediamo al contrario, quali lingue ce l’hanno?

      1) italiano, inglese, già detto

      2) francese in via residuale (“quoi” è vero che esiste, ma quasi sempre si va verso /k/ )

      3) spagnolo (forse meno residuale che in francese?)

      4) romeno mi pare che non ci sia, nei dialetti italiani, com’è la situazione? (a Firenze sento sia /hwesto/ che /hesto/ ).

      4) mi sembra totalmente assente nelle lingue slave, turche, ugrofinniche, albanese in greco sia antico che moderno, arabo, ebraico, persiano moderno; credo che non ci sia nelle lingue indiane; non c’è in gallese, credo che in gaelico sia sempre slittato a /k/.

      Tutto a memoria, quindi assolutamente smentibile.

      • Moi says:

        A quanto ho udito , ma potrei sbagliarmi, in Portoghese mi sembra che ci sia qualcosa di molto più simile (forse uguale ?) a /kw/ in Italiano che a /ku/ in Spagnolo … tendenzialmente, a fonetica (!) Spagnolo e Portoghese si diversificano parecchio, al punto di compromettere la mutua intellegibilità orale (a vantaggio del Portoghese, più complesso) , ripeto : orale !

      • PinoMamet says:

        Mmmm mi pare che in gaelico “cinque” sia “cuig” o qualcosa del genere, mentre in gallese non ho presente niente del genere (la labiovelare è passata a P, perlopiù)

  36. Moi says:

    A (s)proposito … avete presente quella roba “simpatichella” di /l/ e /r/ confusi in Estremo Oriente (e tutte le “farse” da frainendimento … tipo “lice” e “rice” in Inglese ?)

    … In Sud Corea c’è una canzonetta e uno spot sulla Carbonara / 카rrrrrrrrrr보나라

    https://www.youtube.com/watch?v=JtR531u8dKo

    (spot)

    https://www.youtube.com/watch?v=TMKXeYYOqEM

    (canzonetta)

    • Moi says:

      Pardon , dovrebbe trovarlo particolrmente interessante Peucezio :

      curiosamente hanno reso con 까rrrrrr보나라 , cioè doppia [ ɠ ] anziché singola [ ɠ̊ ], però Google si autocorregge l’ errore ! … Con “lettere” che tecnicamente sono “pittogrammi della fonazione”.

    • PinoMamet says:

      Mi pare che nella cultura popolare giapponese, già dei secoli passati, i coreani fossero caratterizzati mettendo un sacco di “-ri” nelle parole, più o meno come in Italia si aggiungono le “-s” per fare gli spagnoli…

      comunque il giapponese non ha la “l”, mentre il coreano mi pare abbia entrambe le liquide, l e r, però (vedo ora) sono scritte con lo stesso segno, e non è chiarissimo quando si pronunci una e l’altra (c’è una regola ma deve essere complicatina, ci sono i filmati “chiedi a un madrelingua quando si dice r o l”)

      • Moi says:

        coreani […] caratterizzati mettendo un sacco di “-ri” nelle parole, più o meno come in Italia si aggiungono le “-s” per fare gli spagnoli

        ————–

        Interessante, mi mancava … un po’come certi (per fortuna pochi) Francesi che per, sempre buffonescamente , “Fare gli Italiani” aggiungono “o” a cazzo dopo sostantivi (in Francese) maschili, “a” dopo quelli femminili ed “é” dopo gli avverbi …

      • PinoMamet says:

        L’anno scorso ho parlato con un simpatico preside tedesco, che aveva un ottimo italiano.

        Mi raccontava delle sue prime esperienze linguistiche in Italia (a Palermo) e di come un giorno stesse tentando di far capire ai suoi coinquilini che gli piaceva giocare a scacchi- solo che non ricordava la parola, e aveva pensato di “italianizzare” con la O finale la parola inglese “chess”…

        • Moi says:

          … Come il Tenente (Commissario ? … Va be’…) di Francesco Salvi negli Anni Ottanta che ” dà scacco alla malavita !” 😉

  37. Moi says:

    Un’ altra schifezza da quelle parti è , tenetevi forte … la pizza in coppetta, in cui aggiungere acqua bollente, tipo i noodles !!!

    https://www.youtube.com/watch?v=Rf_FFrb7dRU

  38. Moi says:

    @ EZIO / HABS / TUTTI-E-* 😉

    Inoltre , i logogrammi (ideo, pitto, fonopitto, fonoideo, ecc …) Cinesi , pur avendo subito nei secoli _ anzi, millenni… _ variazioni estetiche (che nel tempo li hanno resi sempre meno “ictu oculi” inuitivi …) rappresentano appunto la più lunga tradizione scritta ininiterrotta (a differenza di Cuneiformi Sumeri, Geroglifici Egizi , ecc …) che si conosca ! … Quindi “altro che Politically Correct, se andiamo a decriptarne le immagini !”

    … Dovranno cambiarli tutti , se non addirittura abbandonarli (strolgando qualcosaltro per le omofonie …) per far contenti i SJWs, o Social Justice Warriors ?!

    😉

  39. Moi says:

    @ PINO / MIGUEL / TUTTI

    Anche i caratteri della Scrittura Semitica ha subito variazioni estetiche (che nel tempo li hanno resi sempre meno “ictu oculi” intuitivi …

    • PinoMamet says:

      Mmm non esiste la scrittura semitica, Moi…

      se ti riferisci a quella araba, mi sembra che sia diventata più difficile da leggere proprio in ambito non semitico (non ci capisco niente delle scrittura persiana e urdu, con le sue parole ridotte a linee ondulate con un paio di puntini a caso…)

      quella ebraica (che poi sarebbe uno degli alfabeti aramaici- gli ebrei antichi ne usavano una simil-fenicia) è molto chiara, tranne un po’ i corsivi (attualmente se ne usa uno, ma c’erano altre varianti) o quella specie di “minuscola” che si usa perlopiù nei commenti rabbinici che prende il nome da Rashi- che richiedono un po’ di pratica.

      Ma tutto sommato, l’alfabeto latino non è che abbia meno varianti, e in alcune la somiglianza con le lettere originarie (maiuscole latine) è abbastanza vaga…

      alcune iscrizioni latine nella specie di corsivo dell’antica Roma (non proprio un corsivo, ma insomma un modo veloce di scrivere) tipo le “tavolette di Vindolanda” ecc., non sono per niente semplici da leggere…

      • Moi says:

        Però se prendi una “A” maiuscola dell’ Alfabeto Latino e la ruoti di 180° vedi proprio la testa del bove 😉 … ch’ è poi il ∀ (per ogni) usato in Logica Matematica !

        • Moi says:

          Forse è una teoria superata,ma pare che l’ Alfabeto Latino sia derivato da una “mudéffica” 😉 del Greco Maiuscolo … che a sua volta _ Lineare A vs Lineare B _ ha origini “cripto-Semitiche”, rintracciabile già nei nomi delle lettere stesse “Alfa” , “Beta”, “Gamma” , “Delta” …

        • PinoMamet says:

          Non è una teoria superata, si sa che l’alfabeto latino deriva da una delle varianti dell’alfabeto greco
          (prima che prendesse la sua forma “classica”- se guardi la pittura vascolare greca, per esempio, vedrai che a volte le R sono fatte già quasi alla latina, e non come P come nel greco classico… “eta” e “epsilon”, “omega” e “omicron” non sono sempre distinte, la Sigma assomiglia di più alla S latina ecc.)

          e che questo deriva dagli alfabeti cananei (vulgo, “dall’alfabeto fenicio”, ma ce n’erano altri).

          • PinoMamet says:

            Ovviamente all’epoca il greco.- come il latino- era solo maiuscolo, le minuscole sono un’invenzione medievale
            (nel greco nel IX-X secolo, quando c’è stato il famoso metacharacterismòs- ovvero trascrizione, della letteratura classica).

          • habsburgicus says:

            R sono fatte già quasi alla latina

            a Siracusa, ad esempio, la R era R..e non P
            su tutto questo, come tu e Peucezio ben sapete ma può non essere inutile rammentarlo agli altri, il libro erudito della Jeffery del 1961 sulle scritture locali della Grecia arcaica, in idioma albionico
            e il libro di Kirchhoff (o nome simile), in lingua theudisca, di fine ‘800, sugli alfabeti greci

          • Peucezio says:

            L’alfabeto latino se non sbaglio viene da quello etrusco che a sua volta gli etruschi avevano appreso grazie al contatto coi greci di Campania, quindi viene da un alfabeto epicorico ionico.

      • Moi says:

        Ho visto in Wikipedia che esiste anche uno stile Solitreo per l’ Ebraico Corsivo, distinto dal tradizionale Quadratico …

  40. Moi says:

    Ad esempio, conoscendo le immagini da cui è stato preso il primo fonema , tipo “Alpis” per “Bue”, “Bet” per “Casa”, Ghiml per “Cammello”, “Dalet” per “Porta” e così via …

    https://it.wikipedia.org/wiki/Alfabeto_fenicio

    l’ Alfabeto Fenicio è notevolmente-relativamente 😉 più “intuitivo” di quello Ebraico, Arabico, Aramaico (?) , Amarico (?), Ge’ezico (?) e tanti altri idiomi Semitici Antichi …

    • habsburgicus says:

      “aramaico” è una definizione passepartout…
      anche il siriaco, attestato per quanto ne so per la prima volta in un’iscrizione dell’adar 317 (marzo 6 d.C) a Birecik in Erdogania, sarebbe una forma si aramaico…
      il nabateo è aramaico..il palmireno..l’hatreico..le diverse forme in uso fra i giudei di Palestina (aramaico giudaico palestinese) e di Babilonia (aramaico giudaico babilonese di cui l’aramaico talmudico è una variante)
      molti aramaici avevano i propri alfabeti (nabateo, palmireno, siriaco…), sebbene non tutti..gli aramaici giudaici, così come le lingue usate dagli ebrei anche quando I-E (greco giudaico; ladino; yiddish), usano tutti come è ben noto l’alfabeto quadrato, che é UN alfabeto aramaico, ma ora è definito da tutti “alfabeto ebraico” 😀 (il “vero” alfabeto ebraico era simil-fenicio..ancorché estinto de facto da epoca persiana, fu utilizzata su alcune monete nelle due rivolte del 66-70 d.C e del 132-135 d.C, si veda ad esempio il libro di Y. Meshorer)
      alfabeto amharico è lo stesso del ge’ez, cioé alfabeto “etiopico”, magari con piccole variantucole (in uso anche per tigré e tigrinya e talora per l’hararino che i musulmani scrivono in caratteri arabi..e financo per le lingue oromo, cuscitiche, cioé “n…”, parola non più utilizzabile 😀 ma, fidatevi, un tempo i linguisti parlavano di “langues nègres” :D..tempi anteriori all’asfissiante politically correct :D)

      • PinoMamet says:

        Credo che il vero alfabeto ebraico (quello simile al fenicio) sia tuttora utilizzato dai samaritani nella scrittura della loro versione della Torah;
        rarissimamente utilizzato in ambito ebraico come voluto arcaismo, invece.

        Tanto più che la mistica ebraica si è fatta tutta una serie di elucubrazioni sul significato esoterico delle lettere… aramaiche quadrate, cioè proprio quelle NON originarie.

        • Moi says:

          @HABSBURGICUS

          Anche la scrittura del Cristianesmo Copto sembrerebbe più “Grecizzante” (o addirittura “Cirillizante”) che “Semitizzante” … D’altronde anche il Cirillico, come alfabeto si ritiene nato da una specie di fusione fra Greco ed Ebraico.

          Invece il “Glagolitico” mi sembra completamente diverso … visivamente, se proprio, con tutte quelle “arricciature” sembra aver dato vita al Georgiano e all’ Armeno …

          • Moi says:

            … dico sulla base di forme esteriori.

          • habsburgicus says:

            il copto è greco, più 7 lettere demotiche
            il numero di lettere demotiche varia fra i copti, che sono infiniti o quasi 😀
            avevo letto sulla Coptic Encyclopaedia che ne esisteva una variante chiamata “G” dai dotti, del Nord-Est, che utilizzava SOLO le lettere greche usuali, senza alcun simbolo demotico
            il “copto” usuale (sahidico cioé tebano nel I millennio; bohairico cioé del Nord dopo il mille) ha però 6-7 lettere demotiche

            • habsburgicus says:

              in età pre-copta singoli intellettuali che fecero experimenta usarono solo lettere greche pure..
              secondo me andò così, alla buona
              i.in età pagana, singoli sacerdoti/intellettuali per vezzo provarono a scrivere l’egiziano parlato in caratteri greci (ne avremmo esempi di età tolemaica antica, ma rari)
              ii.verso il II secolo d.C era ormai non del tutto inusuale usare le lettere greche
              iii.i cristiani se ne appropriarono, ma si resero egualmente conto che le lettere greche non bastavano
              iv.qualche genio rimasto ignoto (pagano ? cristiano ?) propose di utilizzare alcuni segni demotici come lettere speciali
              v.e nacque il copto classico, cristiano per definizione…da allora in poi (c.a IV secolo d.C) le varianti ortografiche sono oggettivamente pinzellacchere 😀

              • habsburgicus says:

                sul cirillico, vero
                il glagolitico è più distante dal greco..apparentemente almeno
                sul legame, con l’ebraico
                non si oblii che Costantino (Cirillo) fu nell’860 d.C in missione diplomatico in Khazaria
                il cirillico esisteva già nel X secolo d.C all’epoca del trattato del monaco bulgaro Khrabr”
                il glagolitico de facto sarà usato solo dai cattolici (in Boemia ancora nel XIV secolo; in Istria e nel Quarnaro sino al XX secolo)

              • habsburgicus says:

                il georgiano e l’armeno sono anteriori al glagolitico
                l’armeno é di inizio V secolo d.C (Mesrob)
                il georgiano sarà lì
                l’albaniano, estinto, idem
                il glagolitico invece è dei 860′
                anche se una teoria screditata lo fa derivare dai tempi di San girolamo (fine IV)
                e SE così fosse, ma ne dubito :D, allora sì che potrebbe esserci in un legame con armeno e georgiano

      • PinoMamet says:

        “un tempo i linguisti parlavano di “langues nègres” :D..tempi anteriori all’asfissiante politically correct”

        beh, in questo caso però non credo che c’entri tanto il politicamente corretto, quanto il fatto che “lingue negre” è un concetto privo di senso in linguistica…

        ammettendo pure che fosse un modo semplice di dire “lingue africane subsahariane non afro-asiatiche e non austronesiane (come il malgascio)”, resta il fatto che:
        -anche moltissimi parlanti lingue afro-asiatiche sono negri;
        -i rapporti tra i vari gruppi linguistici delle lingue africane subsahariane non mi sembrano tuttora chiarissimi e non è detto che esista una parentela tra essi…

  41. Moi says:

    SEGNALAZIONE

    @ MAURICIUS / FRANCESCO / PEUCEZIO / TUTTI-E-*

    ————————————————

    La Personaggiona CattoReazionaria (*) Silvana De Mari replica ai Vescovoni della CEI sulla Messa e il Lòcchdàun … con involontarie (?!) rivendicazioni Protestantoidi VS l’ Ottopermille !

    https://www.youtube.com/watch?v=HeO75tRHw98

    … “Simpatica” NON saprei, intrattenente e “divertente” senza dubbio ! 😉

    (*)

    Odiatissima dalla Comunità LGBTSPQR per averne diffuso dati medici (ovviamente in forma anonima …) delle rettocolonscopie …

    • Francesco says:

      a pelle mi piace assai ma temo sia leggermente fanatica e tenda a oltrepassare i confini delle cose che sa con una certa facilità

      non mi è dispiaciuto un suo romanzo fantasy

  42. Moi says:

    @ MIGUEL / TUTTI-E-I*

    La faccenda (che mi ero perso …) citata _fra le tante altre _ da Silvana De Mari :

    Nella Risurrezione del Duomo di Terni anche GAY & TRANS vanno in paradiso

    https://www.repubblica.it/cronaca/2016/03/24/news/nella_risurrezione_del_duomo_di_terni_anche_i_gay_vanno_in_paradiso-135022991/

    … a Prova di Bufala, ne parla Repubblica entusiasta !

  43. Mirkhond says:

    “anche se una teoria screditata lo fa derivare dai tempi di San girolamo (fine IV)”

    Potresti accennarne qualcosa che l’argomento è interessante.

    • habsburgicus says:

      ne tratta soprattutto la russa (o comunque ex-sovietica) Julija Verkholancev
      “The Slavic Letters of St. Jerome. The History of the Legend and its Legacy or How the Transalator of the Vulgate became an Apostle of the Slavs”, Northern Illinois University Press, DeKalb 2014
      e un suo articolo in
      Ricerche slavistiche 54 (2010), pp. 225-263
      e in
      Speculum 87 (2012), pp. 37-61
      e in
      Viator 44 (2013), pp. 251-286
      la storiografia slava più estrema, quelli per intenderci per cui anche i serbi dei 1990′ erano troppo “molli”, vogliono slavizzare San Girolamo 😀
      è ovviamente fuffa
      secondo me, eh 😀
      gli articoli sono tutti in sermo anglicus, anche nell’unica rivista italica (Ricerche slavistiche)

  44. Mirkhond says:

    Da quello che ho letto, pare che questa leggenda comparisse in ambito croato nel XIII secolo, forse per influenzare positivamente la decisione di papa Innocenzo IV (1243-1254) di riconoscere il glagolitico (sia pure nell’ambito liturgico latino) nel 1248 in favore della diocesi di Segna, poi estesasi a varie aree croate.
    Ricordiamo che la questione della liturgia in lingua slava, propriamente quella paleoslava creata dai santi Cirillo e Metodio, e diffusasi rapidamente anche nelle aree slavofone della Dalmazia, incontrò la durissima opposizione del locale episcopato latino.
    Il quale nei sinodi di Spalato del 924 e 928 d.C. condannò l’uso della liturgia paleoslava e dell’alfabeto glagolitico, adducendo che solo tre fossero le lingue sacre della Cristianità ortodossa, Latino, Greco ed Ebraico, perché tali lingue apparivano sull’iscrizione posta a capo della Croce di Nostro Signore, mentre Cirillo e Metodio avevano creato una novità non più vecchia di 50-60 anni.
    Il glagolitico, nonostante l’opposizione del vescovo croato Gregorio di Nona, venne bandito anche con l’appoggio della Santa Sede, ma era ormai troppo radicato nella popolazione slavofona della Dalmazia per essere soppresso, e dunque alla fine il papato lo dovette riconoscere sia pure nel contesto liturgico latino.

    • Z. says:

      Spalato a Ravenna è parola non già sdrucciola bensì piana, e vale “esagerato”, di persona o di cosa, come elogio o come critica.

      Spalare (spalé, in dialetto locale), propriamente, significava superare il punteggio massimo a giochi come ventuno, simile al sette e mezzo e al più internazionale blackjack.

      • Moi says:

        Be’ … e “Split” , in Inglese , vuol dire all’incirca “dividere in due” … quindi ?

        • Z. says:

          Quindi entrambi i termini hanno a che fare col blackjack!

          • Moi says:

            … a proposito di Giuòchi d’Azzardo in Romagna :
            IL DRAGO DI ROMAGNA

            documentario (uscito in qualche sala, ma sinceramente non me la sono sentita …) sulla Zdòra Ravennate appassionata di Mah Jong
            ( 麻将 o 麻雀):

            https://www.youtube.com/watch?v=4QR1IPpBA0w

            (in Pinyin dev’essere “májiàng” … ma con questa grafìa lo a1bbiam conosciuto, e ce la teniamo !)

            • PinoMamet says:

              Con quel titolo, minimo dovevano metterci un po’ di kung fu!
              Mi piace il mah jong, eh… ma con un po’ di kung fu è tutto più bello 😉

              credo sia romagnolo il maestro Dante Basili, che ha una serie di filmati in cui spiega molto bene e razionalmente (anche dal punto di vista del contesto storico, a volte) i movimenti che possono sembrare più bizzarri del kung fu tradizionale..

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