The Planet of Humans

Ho appena finito di vedere l’ultimo documentario di Michael Moore, The Planet of Humans, disponibile su Youtube per soli trenta giorni e che sta suscitando attacchi furibondi.

E’ un video molto importante, e invito tutti gli anglofoni a scaricarlo finché si può.

Michael Moore segue Jeff Gibbs, storico attivista ambientalista americano, nella sua esplorazione dei progetti di quello che chiamano sviluppo sostenibile.

Che negli Stati Uniti hanno avuto un’enorme espansione, con immensi investimenti, ai tempi di Obama; e proprio mentre l’onda cala negli Stati Uniti, sta arrivando in Europa e in tutto il mondo, ricordiamo la maniera in cui Greta Thunberg è stata accolta a Davos (almeno fino al coronavirus, che ci ha messo in testa altri grilli).

Greenwashing, di Giacomo Cardelli

In pochi anni, chi ci ha portati in pochi decenni sull’orlo dell’annientamento – le industrie dei carburanti, dei  trasporti, dell’agricoltura industriale, le banche e le finanziarie che riempiono di denaro tali industrie – ha improvvisamente scoperto che si possono ottenere fondi pubblici e agevolazioni senza fine, facendo finta di compensare (“offsetting”) la produzione di CO2, costruendo pale eoliche, auto elettriche, pannelli solari e abbattendo boschi interi per farne “biomassa”, tanto tra mille anni ricrescono.

Moore e Gibbs spiegano perfettamente l’autoinganno di fondo: la “Destra” ritiene che possiamo continuare a crescere all’infinito, usando noiosi carburanti fossili; la “Sinistra” ritiene che possiamo fare la stessa identica cosa, ricorrendo però a fantasiose “energie alternative”.

Il documentario cerca di far capire alle persone normali l’inganno catastrofico dietro una simile doppia illusione, e direi che ci riesce.

Fa vedere, ad esempio, una distesa di pannelli solari grande quanto un campo di calcio.

Pannelli costruiti con l’uso di una quantità enorme di risorse non rinnovabili. E il responsabile si vanta “con questi pannelli possiamo alimentare una decina di case”.

In questa, e in molte altre scene che vediamo, cogliamo il messaggio di fondo:

no, non posiamo illuderci che riempiendo le nuvole con coloranti verdi e tappando qualche buco, possiamo continuare a vivere nell’inganno.

Gli autori del documentario hanno anche il grande merito di segnalare come la “questione ambientale” non si riduca a una certa quantità di CO2, o alla sovrappopolazione, o a qualunque altra singola questione: è una convergenza, e non ci si può illudere di averla affrontata con questo o quel piccolo accorgimento.

Moore e Gibbs sono stati fatti oggetto di violentissimi attacchi per questo video, attacchi che si possono classificare in diverse categorie.

Innanzitutto, Gibbs fa vedere ripetutamente Bill McKibben, storica guida del movimento 350 dot org, che difende l’utilizzo delle cosidette biomasse come “energia alternativa”.

Ma omette di segnalare che McKibben da allora ha cambiato radicalmente posizione, e la pensa oggi come Gibbs.

E’ più che un errore, mi sembra proprio una scorrettezza. Però se ci pensate, rafforza e non indebolisce la tesi di fondo.

La seconda accusa a Gibbs e Moore è di non aver fatto un’analisi scientifica del miglioramento del rendimento delle energie alternative negli ultimi anni.

Qui i critici potrebbero benissimo avere ragione: magari oggi, dieci case si possono alimentare con mezzo campo di calcio.

La terza accusa, che si ritrova in quasi tutte le critiche a Moore e Gibbs, rivela invece un interessante elemento di malafede: è il classico trucco (assai diffuso nella peggiore Sinistra) per far sembrare che ci ci critica, sia in realtà un infiltrato del nemico.

Moore e Gibbs, secondo questi critici, direbbero “le stesse cose che dicono le lobby dei carburanti fossili“.

Qui tocchiamo nodi identitari interessanti.

C’è gente che dice una balla e anche una verità.

La balla è che possiamo andare avanti per il futuro prevedibile con i carburanti fossili, senza rischi; e la verità è che le alternative non funzionano.

La verità è che non possiamo andare avanti con i carburanti fossili; e la balla è che ci sarebbero delle miracolose “energie alternative”, pronte a fare la stessa cosa.

Moore e Gibbs colgono due verità in un colpo solo: cioè che non reggono né la balla “petrolifera”, né quella “alternativa”.

Dire che la Deal for Nature, e tutto ciò che le somiglia, è un’autoinganno, non vuol dire che si voglia uno Smog Deal against Nature.

A un certo punto, Gibbs e/o Moore intervistano lo psicologo Sheldon Solomon, che coglie il punto fondamentale: l’incapacità di ammettere la propria mortalità.

E infatti, l’ultima accusa a Moore e Gibbs è quella più vacua di tutte: non offrirebero una alternativa, che ci permetta di far finta che tutto vada bene e che potremo campare come prima, anzi meglio.

Come se l’uscita dalla devastazione universale potesse consistere in un tecnotrucco, un gioco di prestigio, una furbata in grado di fregare termodinamica e vita e morte.

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266 Responses to The Planet of Humans

  1. Peucezio says:

    Splendido post, molto interessante!

  2. Peucezio says:

    A caldo la riflessione che mi viene è che queste questioni fanno capire i limiti della democrazia (in cui pure credo, anche se nella mia versione illiberale e plebiscitaria 🙂 ) e del mercato (in cui non ho mai creduto, non appena supera la dimensione di quello rionale).

    Cioè tutto ciò di cui si parla qui serve a catturare il consenso della gente. O, meglio, ad attrarre potenziali consumatori.
    Un politico deve sembrare “verde” per attrarre elettori e stare simpatico ai gretini che si mettono le strisce verdi sulla faccia.
    E se voglio vendere una macchina, deve essere a basse emissioni inquinanti, ecc. Chissenefrega se avevo una Panda e ora sto comprando un SUV, che in assoluto inquina molto di più, anche se di meno in proporzione alla cilindrata.

    In Cina non hanno di questi problemi.
    In questo senso devo ammettere che la tecnocrazia, quando è legata a un forte interesse nazionale e a logiche dirigiste e non di mercato, funziona.
    In Cina dei tecnici studiano il problema e stabiliscono una linea. E la applicano, perché hanno il potere di farlo e non devono dare conto a un cazzo di nessuno, né elettori, né consumatori, ma a gente che scatta sull’attenti e obbedisce.
    E’ il motivo per cui, sarò ossessivo, continuo a ritenere che se soluzione ci sarà, anche parziale, verrà da lì.

    • Kandur says:

      Cina? Lo stato più antiecologico del mondo è un modello per te?

      • Peucezio says:

        Sì, perché, essendo il più antiecologico, si sta sforzando più di tutti per diventare il più ecologico.
        Loro sono così, sono un milardo e quattro, inquadrati e seri, sono capaci di mobilitare risorse ed energie su scale di grandezza per noi impensabili, quindi, così come inquinano in grande, sono capacissimi di diventare i più grandi campioni dell’economia verde e stanno già investendo da anni in questo senso, anche perché se no fra un po’ soffocano.

        • Per Peucezio

          i cinesi “sono capacissimi di diventare i più grandi campioni dell’economia verde”

          “I cinesi” significa due cose diverse:

          1) popolo cinese, effettivamente più “mobilitabile” di quelli “occidentali”

          2) governo cinese, capace di “mobilitare”.

          Il “governo” può agire con un’intelligenza umana, e quindi con tutti i limiti che la nostra specie ha mostrato finora, oppure può agire con un’intelligenza sovrumana.

          Per “sovrumana” intendo che un primo ministro mette la firma a una serie di cose decise dall’Intelligenza Artificiale, cioè dal complesso di tutti i dispositivi elettronici di sorveglianza, previsione, algoritmo, ecc. ecc. Che sono tra l’altro il massimo della “quantità bruta” di cui parlavi in un altro commento.

          Ora, con ogni probabilità, il governo (umano) metterà la firma alle decisioni prese dal governo dell’IA, perché è già infinitamente più “intelligente” dell’essere umano, sotto qualunque profilo (lasciamo perdere ipotesi spirituali, qui parliamo di economia e di politica).

          Però, proprio perché gli esseri umani sono meno intelligenti, non possono sapere realmente cosa “vuole” l’IA.

          Anche se gli esseri umani provano a programmarla (tipo, “non farci mai patire la fame”, al che l’IA uccide tutti gli esseri umani preventivamente, perché non soffrano mai la fame).

          • Francesco says:

            scenario allegro ma non improbabile, in Cina

            per questo preferisco la democrazia e il mercato (quello vero, anarchico, imprevedibile, che si diverta a rovesciare i potenti dai loro troni)

            a quanto la danno una guerra per Taiwan?

          • Marco says:

            E’ la prima volta che commento avendo le basi per poterlo fare, faccio il programmatore da 35 anni.
            Secondo me tutta la faccenda dell’AI è ancora più fuffa che altro, non escludo che dato l’impegno si possa arrivare a qualcosa di meglio, ma per adesso non è ancora così.
            Da quando lavoro ho visto reiterati tentativi di “autoprogrammazione”, cioè degli ambaradan che dovrebbero appunto imparare e risolvere magicamente tutti i problemi. Ci sono stati vari approcci e quello attuale, le reti neurali, ha decisamente una marcia in più, probabilmente perché invece di fare un aereo immaginandolo di sana pianta hanno scoperto che è meglio studiare gli uccelli…
            Però un conto sono cose come un sistema in grado di giostrarsi tra un numero piuttosto basso di sensori/attuatori per “apprendere”, precalcolare tutte le possibili combinazioni e relative sequenze dei pezzi su una scacchiera o fare una cosa simile con i vari linguaggi etc etc. Sono cose che semplicemente non era possibile fare per i costi e le prestazioni dell’hardware, ma adesso si.
            Le reti neurali non sono “intelligenti”, sono un po’ come i logaritmi per i calcoli, una scorciatoia, cioè aumentano di brutto la velocità e la mole dei calcoli possibili.
            Ma visto che noi miseri umani non abbiamo la più pallida idea di come studiare i sistemi complessi, ci affidiamo alle statistiche, prova di qua e prova di là a volte qualche trucco si trova. E l’AI è solo un motore più potente, ci consentirà magari di trovare più in fretta i trucchi che restano da scoprire, ma poi avremo solo segnato dove si può passeggiare senza precipitare negli abissi, e il territorio sicuro sarà ben poca cosa.
            Per cui anche se ce la vendono cosi, non credo proprio che in cina l’AI serva per qualcosa di più che un software di Businness Intelligence con un raggio un po’ più ampio. I risultati, tendenze etc suggeriti dal mega sistema devono comunque essere ponderati bene, se non altro per nascondere cose indesiderate 😀
            Oltre a questa doccia fredda ce n’è anche una gelata…
            Ed è il fatto che la qualità del software è abbastanza pietosa. Il fatto che si strombazzino continuamente sistemi di valutazione/validazione della qualità è il segnale che questa non esiste proprio. Se fosse buona nessuno perderebbe tempo con ‘ste cose.
            E se non mi credete pensate a windows 10, gli affidereste dei robot armati in giro per la città ?

            • Per marco

              “E’ la prima volta che commento avendo le basi per poterlo fare, faccio il programmatore da 35 anni.”

              Grazie, intervento interessante.

            • Z. says:

              Marco,

              — E se non mi credete pensate a windows 10, gli affidereste dei robot armati in giro per la città ? —

              Beh, gli alieni di Indipendence Day erano arrivati sulla Terra con Windows 95 🙂

              benvenuto!

  3. Ho trovato un’inoppugnabile citazione di uno degli intervistati del video, Ozzie Zehner… il tempo di passarlo su Google traduttore, chiudere la pagina e non trovo più la fonte originale.

    Comunque è straordinaria:

    La Terra è una batteria chimica in cui, nel tempo evolutivo con una carica di fotosintesi che utilizza l’energia solare, miliardi di tonnellate di biomassa vivente sono state immagazzinate nelle foreste e in altri ecosistemi e in vaste riserve di combustibili fossili. Negli ultimi cento anni, gli esseri umani hanno estratto energia sfruttabile da questi combustibili fossili viventi e fossilizzati per costruire la moderna economia industriale-tecnologica-informativa, per far crescere la nostra popolazione a oltre 7 miliardi e per trasformare i cicli biogeochimici e la biodiversità del terra. Questa rapida scarica della riserva di energia organica terrestre alimenta il dominio umano della biosfera, inclusa la conversione degli habitat naturali in campi agricoli e la conseguente perdita di specie autoctone, l’emissione di anidride carbonica e il conseguente cambiamento climatico e climatico e l’uso di fonti supplementari di energia nucleare, idroelettrica, eolica e solare. Le leggi della termodinamica che regolano la carica di mantenimento e lo scarico rapido della batteria terrestre sono universali e assolute; la terra è temporaneamente sospesa a una distanza quantificabile dall’equilibrio termodinamico dello spazio esterno. Sebbene questa distanza dall’equilibrio sia composta da tutti i tipi di energia, la cosa più critica per l’uomo è la riserva di biomassa vivente. Con il rapido esaurimento di questa energia chimica, la terra si sta spostando indietro verso l’inospitale equilibrio dello spazio esterno con ramificazioni fondamentali per la biosfera e l’umanità. Poiché non esiste energia sostitutiva o sostitutiva per la biomassa vivente, la distanza rimanente dall’equilibrio che sarà richiesta per sostenere la vita umana è sconosciuta.

  4. guido doria says:

    La sommessa della “natura” è che ci auto-estinguiamo prima
    Ed è molto probabile

  5. guido doria says:

    e.c
    scommessa

  6. Peucezio says:

    In realtà la vita e la tecnologia dimostrano che le leggi della termodinamica sono eludibili, perché la struttura può più della quantità.
    La termodinamica si occupa di quantità, valori numerici. Ma l’intelligenza (intesa come articolazione funzionale, che presiede sia all’evoluzione delle specie viventi, se vogliamo ragionare darwinianamente, sia al progresso tecnologico umano) è più potente della quantità bruta.
    E’ il motivo per cui la Terra (ma anche un sassolino di tre centimetri di diametro) ha risorse virtualmente illimitate.

    • Z. says:

      Le leggi della termodinamica non sono eludibili. Ma dubito che siano rilevanti. Credo che la nostra morte arriverà molto, molto prima della morte entropica 🙂

      • Peucezio says:

        “Eludibili” non significa che non si applicano.
        Significa che se ne aggirano le conseguenze senza violarle.
        E questo è possibilissimo.
        Anzi, direi che il mondo si fonda sull’elusione delle leggi, a tutti i livelli: tutto ciò che di rilevante accade nell’universo, accade in virtù del fatto che le cose sono meno prevedibili di come la teoria vorrebbe.

        • Z. says:

          Hm… allora non ho capito.

          Devo dire che il concetto stesso di “eludere una legge” mi è sempre parso un pochino evanescente, e gli esempi portati al riguardo non sempre convincenti.

          • Peucezio says:

            Visto che immagino tu pensi fondamentalmente al lato giuridico, provo a spiegartela così:
            la legge serve a contenere i soprusi fra piccoli (che sono la maggior parte, anche se di minore entità), perché i grandi hanno avvocati e mezzi per fare ciò che, nell’intenzione del legislatore, si voleva prevenire, ma in un modo per cui nessun giudice, ammenoché non sia molto creativo (e verrebbe smentito negli ulteriori gradi di giudizio), possa sanzionare o impedire.

            Questo è il lato vizioso, ma c’è anche quello virtuoso.

            • Z. says:

              A parte che questa curiosa visione degli avvocati come supereroi mi sembra figlia di troppi film americani…

              a parte questo, se un giudice non ti può punire, per come la vedo io ciò significa che hai rispettato la legge. Magari non ti sei comportato in modo encomiabile – che è un discorso diverso – ma neppure hai violato la legge.

              Se poi una legge è scritta male (come talvolta capita, ché errare è umano) o diventa inattuale (come capita regolarmente e inevitabilmente, senza errore di alcuno) è un altro discorso.

              • Moi says:

                … Ci sono anche gli Avvocati Scagnozzi Legali 😉 del SuperCattivo, a Hollywood ! 😉

        • Francesco says:

          ORAP!

          in effetti finora abbiamo superato qualsiasi limite previsto dai sapienti

          non mi sento di escludere che proseguiremo a farlo

          in termini migueleschi, si tratta di sbucaltare in modi sempre diversi

    • Z. says:

      (rilevanti per l’estinzione della specie)

  7. Moi says:

    … ma non si era detto che era “ora di basta” 😉 [cit.] con le metafore termodinamiche ?! 😉

  8. Bill Cocco says:

    Diciamola tutta, però: Michael Moore non è certo un esempio di onestà intellettuale. La sua fortuna è che dice cose che ci fanno comode (intendo a noi di sinistra) e quindi siamo superindulgenti verso le sue pratiche comunicative manipolatorie (ad esempio se odiamo George Bush e la famiglia Bush in genere, siamo contenti che Michael Moore lo metta alla berlina col suo documentario sull’11 settembre). Ma, come mi rendo conto ormai da qualche anno, questo approccio “tattico” (il nemico del mio nemico è mio amico) è un profondo errore strategico, soprattutto quando “il nemico del mio nemico” è un grossolano manipolatore che usa “a fin di bene” la disonestà intellettuale. Perché è legittimando grossolani manipolatori come Michael Moore che, alla fine, ci siamo trovati il grillismo al governo della nazione.

    • Per Bill Cocco

      “Ma, come mi rendo conto ormai da qualche anno, questo approccio “tattico” (il nemico del mio nemico è mio amico) è un profondo errore strategico, soprattutto quando “il nemico del mio nemico” è un grossolano manipolatore che usa “a fin di bene” la disonestà intellettuale.”

      Ho visto anni fa altre cose di Michael Moore, ma non sono in grado di dire.

      Comunque, tocchi punti molto interessanti.

      1) Non mi sembra “disonesto”: questo non è per nulla un documentario scientifico, semplicemente ricorda in maniera forte cose che dovrebbero essere ovvie – che non esiste una “energia buona” e una “cattiva”. Poi i dettagli me li vado a studiare altrove, ad esempio su http://energyskeptic.com/.

      2) Sul “nemico del mio nemico”, è vero; ma è vero anche il contrario, cioè esiste una diffusissima tendenza a dire che quelli con cui non sono d’accordo sono “amici del mio nemico”. Io voglio le biomasse e combatto contro quello che vuole il carbone. Benissimo; ma non è che se uno mi fa notare che per ottenere una temperatura adatta a bruciare le biomasse, devi usare carbone o pezzi di copertoni, sei automaticamente uno che “vuole il carbone”.

      Qui c’è un’analisi del documentario che condivido, comunque https://crashoil.blogspot.com/2020/04/critica-del-documental-planet-of-humans.html

      • Bill Cocco says:

        Qui invece c’è questa analisi, che offre spunti per capire la disonestà intellettuale di Michael Moore

        https://arstechnica.com/science/2020/04/michael-moores-green-energy-takedown-worse-than-netflixs-goop-series/?comments=1

        • Per Bill Cocco

          “Qui invece c’è questa analisi, che offre spunti per capire la disonestà intellettuale di Michael Moore”

          L’avevo già letto, infatti era lo spunto principale del mio post per analizzare le critiche mosse al documentario.

          • Poi se vuoi possiamo discutere, al di fuori del video, su tutte le singole questioni: biomasse, “offsetting”, energia eolica, biocarburanti, pannelli solari; e rapporti tra grandi organizzazioni ambientaliste e sistema finanziario.

            In fondo, al di là di tutti i dettagli su cui si potrebbe discutere, il punto di fondo è semplice: non esistono trucchi che permettono una crescita infinita su un pianeta dalle risorse finite.

            La disonestà intellettuale è tutta di chi fa finta che sia invece possibile.

            Ripeto comunque che ho trovato scorretto non aver detto che McKibben ha cambiato posizione riguardo alle biomasse: su questo posso accettare un verdetto di disonestà intellettuale.

            • Z. says:

              Miguel

              — non esistono trucchi che permettono una crescita infinita —

              Questa mi è sempre sembrata una critica di tipo morale, guidata dallo sdegno più che dal ragionamento.

              Anche la memoria umana è finita e non può immagazzinare informazioni infinite. Ma è improbabile che sia raggiunto il limite nel corso di una vita umana.

              Non solo. Nella predica sul mondo finito il concetto di crescita lamentato è poco chiaro. È riferito alla crescita di cosa? Della popolazione, del valore delle azioni negoziate su mercati regolamentati, del reddito medio pro capite…?

    • Francesco says:

      in effetti, da destra, appena si legge Michael Moore si inizia a sghignazzare, è un pò come Di Maio (o come certi giornalisti-politici comunisti defunti, di cui non faccio il nome)

      per scombinare le certezze altrui, devi per prima cosa essere una persona credibile

  9. Roberto says:

    Interessante e lo guarderò sicuramente

    Sicuramente sono l’unico ma in questo giorni mi capita di pensare all’idea di “orlo di annientamento”

    L’idea l’ho già lanciata: sono bastati due mesi di parziale stop alla vita normale e ci sono i cavallucci marini nel canal grande, i cervi sotto la Tour Eiffel, si vede l’Himalaya da 200 km…eravamo veramente sull’orlo dell’annientamento?
    Contemporaneamente due mesi di chiusura di tutto quello che secondo la volgata pauperista “non è necessario” (bar, ristoranti, turismo, divertimenti, trasporti), e beh vedete da soli l’onda di miseria che ci sta sommergendo e che rischia seriamente di affogare tutti noi

    Non è che abbiamo sbagliato qualcosa? (Non io, lo sapevo che prendere l’aereo per bere uno spritz in piazza San Marco era un atto di civismo, se mi permettete la battuta)

    • PinoMamet says:

      mi accodo alla domanda/considerazione di Roberto

    • Z. says:

      Robè, le tue domande contengono la risposta: se la via per scongiurare l’annientamento è la miseria allora non è una via praticabile. Non per più di qualche mese, almeno.

      Non si può chiudere troppo a lungo. Infatti riapriremo a guaio ancora in corsa, e la corsa aumenterà di passo.

      Poi tutti a dare la colpa agli altri.

      Intanto la Lombardia è piena di imprese aperte in deroga – diciamo – alla legge, e di lavoratori che si accalcano sui mezzi pubblici per raggiungerle. Tanto basta la mascherina e ci si può accalcare: lo ha detto l’assessore…

      Forse il tempo tra la riapertura e la chiusura non mi basterà per finire quel che ho a mezzo, e allora sarà la volta in cui anch’io andrò giù di testa. Nel caso, spero avrete pazienza con me 🙂

      • Per Z

        “Robè, le tue domande contengono la risposta: se la via per scongiurare l’annientamento è la miseria allora non è una via praticabile. Non per più di qualche mese, almeno.”

        Noi decresceremo, e stiamo decrescendo.

        C’ero arrivato persino io, e in tempi non sospetti.

        Il problema però è che non perdiamo in proporzione: se togli mille euro al mese al direttore di banca, o li togli alla donne delle pulizie in nero con l’appartamento in affitto, l’impatto è ben diverso.

        Quindi se si decresce del 10%, non vuol dire che ciascuno di noi avrà il 10% in meno (che potrebbe essere un gran bene); vuol dire che il 10% di noi non avrà nulla.

        E’ questo l’aspetto veramente preoccupante.

        • Z. says:

          Sulle proporzioni hai ragione. Se togli mille euro al mese al direttore di banca e alla signora delle pulizie l’impatto è certamente diverso, perché si tratta di un prelievo evidentemente regressivo. Ma è diverso anche se togli loro il 10%, perché la propensione al consumo diminuisce all’aumentare del reddito.

          Tutto vero, insomma.

          Però ora stiamo decrescendo per l’emergenza covid. Poi ricresceremo, i cavallucci marini e i daini spariranno come prima e riprenderemo a camminare verso la catastrofe. Secondo me, eh.

          • Per Z

            “Poi ricresceremo, i cavallucci marini e i daini spariranno come prima e riprenderemo a camminare verso la catastrofe. Secondo me, eh.”

            E’ plausibile, anche se non certo.

            Ma posso ipotizzare anche un grande cambiamento nei modi di produzione: ad esempio in India o in Cina, dove non conveniva finora “robotizzare” perché la manodopera costava poco, sarà presumo un momento di svolta in questo senso – meglio spendere un po’ di più adesso, e alla prossima emergenza non si noterà nemmeno se manca il personale.

            • daouda86@libero.it says:

              ragionate male. Se togli il 10% a qualcuno chiunque sia, l’impatto è tale comunque senza considerare chi muore di fame o si ridimensiona: se al lusso levi la clientela, perché dimezzi la ricchezza dei ricchi, l’indotto crolla comunque ed invece che scuotere le fondamenta hai la divelsione del tetto.

              Voi credete che la crescita ci sia stata? Con i mezzi a disposiione dovremmo essere più ricchi tutti di gran lunga , quindi và calcolata una crescita differenziale ed un rinculo di decrescita impotenziale.

              Se non si risolve poi il problema di cosa è leggittimo artificiare e cosa è illeggittimo manipolare, questi discorsi non avranno mai senso, e non basterà fare i vostri vuoti panegirici morali per dare un risposta

    • Roberto says:

      Forse la domanda non è chiara (ma non c’è l’ho chiara nemmeno io in testa!)
      Riassumo:

      Eravamo veramente sull’orlo dell’annientamento?

      • Moi says:

        Domanda interessante: io la vedo “cerchiobottisticamente” così :

        esiste ed è ancora in corso una roba chiamata “Antropocene”, per cui _ esempio più “sottocasa” che mi venga in mente _ le Alpi Apuane in pochi secoli hanno subito un deterioramento che in Natura ci vorrebbero milioni (!) di anni …

        … il primo problema è l’ Anarchismo Apolide 😉 con cui è stato fatto tutto. SE sapete cosa sarebbe stato il Progetto Atlantropa [sic] , capirete perfettamente.

        … il secondo problema è che nella Green Economy NON c’ è volontà di Salvare il Mondo o l’ Umanità … ma di far profitto diversamente, in maniera ancor molto più “élitaria” di prima.

        • Moi says:

          … poi sono d’accordo con Peucezio : ipotizzando (!!!) che _ sparata fantascientifica 😉 … _ scoprssimo che la Teoria delle Stringhe è giusta e potessimo ricavare l’ Energia Stringale 😉 totalmente innocua per noi e per l’ ambiente tale per cui un granello di sabbia produrrebbe l’ energia di una tonnellata di uranio … sarebbe comunque subordinata al Profitto di un’ Elite Apolide Finanziaria !

          • Z. says:

            Mah, se avessimo energia illimitata per definizione non esisterebbe l’economia 🙂

            • Peucezio says:

              Infatti l’economia non esiste.

              • Z. says:

                in che senso?

              • daouda says:

                in un certo senso esistono le economie, ma lascienza economica è lungi dall’esser chiara e netta.

                Rintuzzo Moi, non il profitto ma il potere semmai

              • Peucezio says:

                Sì, infatti.

                Fondamentalmente è una pseudoscienza ad usum delphini.
                Cioè è una teoria inventata dai tizi che i soldi e le risorse li controllano davvero, per mettertelo in quel posto facendoti credere che è scientifico che tu lo prenda in quel posto.

                E’ come se il re o il despota inventasse la despotologia, come dottrina per giustificare il suo potere.

              • Z. says:

                Ah, in quel senso… è stato detto lo stesso per il diritto, per la medicina e per la matematica.

                E immagino più o meno per qualsiasi disciplina 🙂

              • Peucezio says:

                Beh, ma una società senza diritto, fosse pure la legge tribale più primitiva, non funziona (non esiste consesso umano che non abbia regole di convivenza).

                Stessa cosa per la medicina: da quando la gente si ammala, cioè da sempre, si cercano e si usano rimedi.

                E senza matematica, anche elementare, non si fanno cose banali della vita pratica.
                Ci sono lingue che hanno i numeri tipo fino a tre e da quattro in su dicono “molti” (non è uno scherzo; anch’io rimasi meravigliato), ma almeno quei pochi numeri gli servono.

                Ma l’economia… non se n’è sentito il bisogno fino a due, tre secoli fa.

              • Z. says:

                Peucezio,

                — Ci sono lingue che hanno i numeri tipo fino a tre e da quattro in su dicono “molti” (non è uno scherzo; anch’io rimasi meravigliato) —

                No, non è uno scherzo, anzi è più o meno come dici tu. Lo lessi qualche anno fa.

                — Ma l’economia… non se n’è sentito il bisogno fino a due, tre secoli fa. —

                Si tratta certamente di una disciplina più giovane di altre. Certo non di tutte: l’informatica e la cibernetica – per dirne un paio – sono discipline ancora più recenti. Ma pure la statistica inferenziale ha una storia più breve dello studio dell’economia.

                Del resto, come ci hai ricordato, ci sono società dove non si conta oltre al numero quattro. Immagino che la necessità di contare oltre al quattro non fosse particolarmente avvertita.

              • Roberto says:

                “Ci sono lingue che hanno i numeri tipo fino a tre e da quattro in su dicono “molti” (non è uno scherzo; anch’io rimasi meravigliato)”

                L’avevo letto per una lingua di un popolo dell’amazzonia che per di più non ha parole per i colori (ma tipo solo “chiaro” e “scuro”) e ha una sola parola per designare tutti i parenti (come “congiunto” nell’italiano del 2020)

              • Z. says:

                Loro possono andare dappertutto…

              • Francesco says:

                mi dichiaro profondamente offeso dalle parole di Peucezio e gli terrò il muso per vari giorni!

                l’economia politica – il tentativo di capire il sistema economico nel suo complesso – è una scienza relativamente recente (già Aristotele affrontava il tema) ma i sistemi precedenti che ne erano privi erano solo più fragili, non diversi

                le leggi dell’economia funzionavano lo stesso, solo che loro non se ne rendevano conto. pensate all’inflazione secolare prodotta dalle miniero d’oro e d’argento del Nuovo Mondo

            • Moi says:

              … quindi se debbono per necessità contare 16 cose diranno “4 volte 4” ?

              • Z. says:

                Non credo contino fino a sedici. In realtà, se ricordo il caso di cui parla Ezio, nemmeno fino a quattro.

              • Moi says:

                … vorresti dire che pur essendo umani NON riescono a esprimere il concetto di “> 4” e sono intellettivamente inferiori a uno scimpanzè o ad animali ancor meno evoluti ?!

                … dài là ! … Altrimenti detto :mi sa di Bufala di quelle che hanno il fondo di verità !

              • Moi says:

                Quanto ai colori … le Femministe Misandriche (in negativo) e i Machisti (in positivo) in Occidente (!) concordano nel dire che “solo donne e froci / gay [a seconda di chi lo dice] conoscono i nomi delle sfumature di colori” ! …Per non parlare dei nomi di alberi, piante o addirttura fiori !

              • Z. says:

                Lessi che contano così: uno, uno in più, un altro in più, qualcun altro in più, tutto.

                O qualcosa di simile.

                Poi non so, magari mi han rifilato una bufala…

              • Moi says:

                NON ho detto sedici ho detto “4 volte 4″, dài mo’ poche pugnette … ci arriva anche lo scimpanzé !

                E checché ne dicano gli”Scimmionofili” 😉 … pare che i Delfini abbiano un cervello superiore a qualsiasi Scimmione … esclusi gli Umani, anche se tutti conosciamo gente che legittimamente ce lo fa dubitare !

                😉

              • Z. says:

                Eh, ma se tu dici 4 volte 4 stai dicendo 16. E per questo mica devi andare lontano: come dici 86 in francese?

                Il fatto è che a quel popolo oltre che il 16 (ancorché espresso come 4 * 4, o 4 + 10) credo manchi anche il 4…

              • Moi says:

                … avranno altri metodi: la cosiddetta”etnomatematica”, SE fatta bene, senza “Buoni Selvaggi” né “Muzungu Civilizzatori” come categorie preconcette…

                “apre la mente” almeno quanto l’ etnolinguistica, oserei dire di più !

                … Ne so troppo poco per esprimere giudizi e azzardare paragoni, ma ne parlo per averne visto concretamente (!) qualcosa !

              • PinoMamet says:

                Allora:
                leggo che il Piraha (aggiungere fregni strani sopra le vocali), una lingua del bacino del Rio delle Amazzoni, non ha numerali, ma ha espressioni per indicare pochi, non troppo pochi, molti ecc.

                Leggo anche che i bambini Piraha imparano il portoghese e imparano senza nessunissimo problema a contare in portoghese: la differenza non è di tipo cognitivo, ma puramente linguistico, insomma.

                Questa sarebbe la lingua i cui parlanti non riescono distinguere più di tre oggetti (ho controllato).

                Per meglio dire: questa sarebbe la lingua con cui non si riescono a definire più di tre oggetti contemporaneamente.

                Scopro che ne esiste anche una simile, in Nicaragua, che si chiama ” Munduruku”.

              • PinoMamet says:

                Da Wikipedia, anche i Munduruku risultano brasiliani.

              • Moi says:

                … ma infatti, NON confondiamo metodi e applicazioni : ricordiamoci che i computer che calcolano gi sborantiliardi 😉 in realtà “capiscono” solo lo zero e l’uno ! 😉

      • Z. says:

        Robé, la domanda era chiarissima. Però mi rendo conto che non è stata chiara la mia risposta.

        Secondo me non siamo “sull’orlo dell’annientamento” e non lo eravamo neppure prima. Ma non appena possibile ricominceremo ad andare, a mio avviso inesorabilmente, in quella precisa direzione.

        E per come la vedo io i fatti di questi mesi, purtroppo, lo confermano.

        Perché ciò che ci trattiene ora, ciò che ha fatto scendere i daini dai colli fino a Botteghino (bellissimi, indubbiamente), è qualcosa di terribile che si spera di scongiurare quanto prima. Una condizione che se non pauperistica è certamente pauperizzante, innaturale, che non può essere prolungata più di qualche mese. E che in meno di due mesi non ha solo massacrato il tessuto economico: ha fatto a pezzi – talvolta letteralmente – i soggetti più deboli, che il sistema pubblico ha lasciato completamente indifesi e soli. Questo non è PIL, non è economia, non sono dati facili da quantificare e probabilmente non saranno mai rilevati né quantificati. Perché a nessuno conviene parlare di certe cose.

        Io voglio sperare che tutto questo ce lo lasceremo alle spalle e quindi no, non siamo sull’orlo dell’annientamento e sì, appena possibile riprenderemo a corrergli incontro, festosamente.

        E francamente la cosa mi lascia abbastanza freddo: se qualcosa è inevitabile, è inutile crucciarsi troppo.

        • daouda86@libero.it says:

          il vostro errore continuerà sempre ad essere che l’annientamento CASCHI DAL CIELO PER VIA DELLO SPONtANEISMO AUTOMATICO inerente all’umano.

          In realtà questa situazione è voluta. Questo andrebbe capito, quindi , visto che non nego che verso l’annientamento si va. bisognerebbe capire perché si vuole tale annientamento.
          Ma questo i vostri deboli stomaci non lo comprenderanno mai

    • Per roberto

      ” sono bastati due mesi di parziale stop alla vita normale e ci sono i cavallucci marini nel canal grande, i cervi sotto la Tour Eiffel, si vede l’Himalaya da 200 km…eravamo veramente sull’orlo dell’annientamento?”

      Interessanti i primi due esempi: le acque pulite nel Canal Grande, come ho già scritto, sono per me fonte di grave preoccupazione (il microclima di Venezia è reso possibile proprio dagli scarichi delle feci umane, che hanno permesso di conservare il legno su cui si regge da mille anni la città). E i cervi arrivano sotto la Tour Eiffel perché sono stati sterminati tutti i predatori apicali.

      Dove voglio arrivare con questo?

      Che il vero problema non è “uomo contro natura”; è la crisi della biodiversità, di cui anche l’uomo farebbe intimamente parte.

      E forse il problema serio non è sulla superficie della terra, ma appena sotto, con la distruzione, attraverso pesticidi e fertilizzanti chimici, della biodiversità del suolo: lì temo che non basterà una piccola quarantena per cambiare la situazione.

      • Z. says:

        Beh, aspetta, Miguel… i veneziani andranno in bagno più o meno come prima, presumo.

        O intendi dire che sono necessarie le feci dei forestieri per la salvezza di Venezia come la conosciamo?

      • Roberto says:

        Beh per i cervi, aspetta un po’ e ci saranno pure i lupi in giro (non scherzo, nel villaggio pirenaico di mia moglie hanno visto un lupo girare per le case, cosa che non si vedeva a memoria d’uomo)*

        Per Venezia invece chissà…forse l’ecosistema sarà meno fragile senza barche e navi, forse la gente tornerà a viverci in assenza di turisti, forse non resisterà altri mille anni…

        *preciso: due anni fa un lupo ha fatto strage di pecore nell’allevamento di uno zio, ma è un km fuori dal villaggio, stavolta l’hanno proprio visto camminare fra le case (cioè più che visto è passato davanti ad una telecamera)

        • Per roberto

          “Per Venezia invece chissà…forse l’ecosistema sarà meno fragile senza barche e navi, forse la gente tornerà a viverci in assenza di turisti, forse non resisterà altri mille anni…”

          Certo, non potevamo prevedere il covid, figuriamoci se possiamo prevedere il futuro di Venezia 🙂

        • PinoMamet says:

          Non c’è bisogno di andare nei Pirenei:
          un lupo (proprio lupo lupo) l’ho visto io, nelle colline qua intorno, alle 3 di notte di un paio d’anni fa.

          e sono stati fotografati, filmati, seguiti, studiati ecc.

          Immagino anzi che i cervi siano finiti a Parigi, come a i daini a Bologna, proprio per sfuggire ai predatori apicali.

          Sulle deiezioni di Venezia:
          mi arrendo agli esperti, ma la teoria per cui la cacca umana faccia tanto bene all’ecosistema, fosse pure quello dei pali in legno… mi puzza 😉

          a parte tutto, Venezia è limitata ma non “a numero chiuso”, e non credo si possa paragonare la popolazione che aveva nel 1950 con quella che aveva nel 1750, poniamo;

          ma ammettendo che sia vero, nel 1750 le deiezioni erano, perlappunto, cacca;
          nel 1950 erano cacca, sapone, detersivo, coloranti e altri ingredienti chimici del cibo industriale, plastiche ecc.;

          sarebbe ben strano che trovando molta meno di questa robaccia l’ambiente non debba giovarsene….

          • Roberto says:

            Interessante riflessione su Venezia.

            Sui lupi parlavo di quelli sui Pirenei perché erano stati eradicati e sono ritornati (dicono dall’Italia)

            • Mirkhond says:

              Beh il lupo da più di 30 anni è anche ritornato sulle Alpi, almeno quelle occidentali, da cui era scomparso ad opera dell’intensa caccia datagli dall’uomo, alla fine del XVIII secolo.
              Idem il cinghiale, che negli anni ’60 era estinto sulle Alpi, mentre vent’anni dopo vi è ritornato.
              Cinghiale che è comparso pure a Bari, in alcuni quartieri di periferia come il San Paolo.

            • Z. says:

              Nel Mugello mi dicono che i lupi circolavano molto vicini alle case da ben prima del covid…

              • Mauricius Tarvisii says:

                Ma pure i cervi entravano in città da un sacco di tempo, solo che, essendo largamente notturni, nessuno se ne accorgeva.

              • Z. says:

                Maurì, qui la gente mica va a letto alle 20 🙂

    • Francesco says:

      Roberto

      mi spingi in direzione stalinista-grillina: si prendono i soldi ai ricconi (quelli oni oni) e li usa per fare un reddito di esistenza universale

      eliminando tutti quegli pseudo-lavori ad alto inquinamento o eccessivo contatto sociale

      quella gente lì la sbatti sul divano a leggere il cellulare o il pc o guardare la TV

      PS seriosamente, il Cv19 e Greta sono la fine del turismo per tutti?

      • PinoMamet says:

        Il covid passerà, e Greta passerà di moda.

        nel frattempo, la è diventata: internet continua segnalarmi pubblicità di noti marchi che hanno lanciato impermeabili gialli come quello che porta lei, una tinta che non si vedeva dagli anni Ottanta…
        (immodestamente, lo profetizzai su questo blog).

        Ovviamente, plastica purissima!

      • Roberto says:

        “PS seriosamente, il Cv19 e Greta sono la fine del turismo per tutti?”

        Per il 2020 direi che ci possiamo mettere l’anima in pace.
        Per il 2021 vediamo quanti tra compagnie aeree, alberghi, strutture ricettive varie, ristoranti eccetera saranno sopravvissuti

        Incrociamo le dita…

        • Moi says:

          impermeabili gialli come quello che porta lei, una tinta che non si vedeva dagli anni Ottanta…

          ……………………………………………………………..

          Tipo IT di Stephen King e la Cinna della Barilla 😉 …

        • Z. says:

          Beh, altre imprese turistiche nasceranno al loro posto. Confido che il turismo riprenderà come e quanto prima del covid. Forse pure di più!

          • Peucezio says:

            Il tutto a detrimento della qualità del servizio, perché se a uno che fa una cosa da decenni si sostituisce un improvvisato, la fa da schifo.

            Che è poi il problema più generale: la perdita di competenze è un fenomeno irreversibile ed è ciò che affliggerà l’Italia negli anni futuri.
            Intendiamoci, sarebbe accaduto comunque, ma più lentamente e solo in parte (perché ci sono competenze tramandabili, ma se s’interrompono, non le tramandi più e si disperdono nel nulla).

            E ciò significherà un grande passo in avanti nella perdita della specificità dell’Italia, cioè dei suoi valori qualitativi, del fatto che da noi le cose hanno una bellezza e una finezza peculiare, che contribuisce a rendere più piacevole e felice la vita di noi italiani.

            • Z. says:

              Non è detto che le competenze vadano disperse, però. Può darsi che le persone competenti siano assunte da nuovi operatori. In effetti, non vedo perché dovrebbe andare diversamente…

              In ogni caso, l’Italia resterà e sono pronto a scommettere che i turisti verranno a visitarla 🙂

              • Peucezio says:

                Speriamo…

                Tranne per l’ultima cosa 🙂

              • Z. says:

                Valà valà che i soldini che portano i turisti fanno comodo pure a me e a te!

                Dovremmo ragionare su come far sì che facessero ancora più comodo a me e a te, a tutti noi italiani, semmai 🙂

              • Francesco says:

                teoricamente se la crisi da cv19 facesse piazza pulita delle “strutture turistiche” esistenti dovrebbe essere un toccasana per l’Italia

                vecchi equilibri di potere e di amicizie politiche che tenevano in vita strutture obsolete e inefficienti spazzati via e nuove imprese che la concorrenza spingerà a fare le cose in modi nuovi e migliori

                toh, mi avete resto quasi ottimista

              • Roberto says:

                Guarda, penso ad una amica che a Natale mi diceva “ho realizzato il sogno della mia vita” aprendo un’agenzia di viaggi…ad un amico che fa la guida
                Riprenderanno la loro attività? Chissà….

              • Z. says:

                Una mia amica, invece, ha ceduto l’attività storica di famiglia a inizio di quest’anno…

              • Peucezio says:

                Z.,
                “Valà valà che i soldini che portano i turisti fanno comodo pure a me e a te!”

                A te non so, a me non vedo come.
                So solo che la Puglia si sta rovinando, da quando è di moda.
                Per carità, tutto più aggiustato e pulito (ma questo già da anni prima che diventasse di moda), ma snaturato nella sua essenza, che è quella antropica.

              • Z. says:

                Beh, se girano più soldini ci guadagniamo entrambi. E poi sei milanese, te, mica pugliese 😀

  10. Moi says:

    … la Fase 2 farà re-incrementare i morti, soprattutto fra gli Anziani … ci sarà il Chaos totale fra il ristorante che fa il Festone TanaLiberatutti e chi, al civico di fianco, sta chiuso fino a Settembre ! Continueranno le File Ordinate prima (!) di entrare ai SuperMercati , MA …

    una volta dentro, assembramenti di “Ciccioni Scureggioni” [cit.] che già ognuno prende mezza corsia da solo all’ assalto di Piramidi di Cheope di “Bondìmmerda” [cit. ibidem] per paura di restare senza

    … i settori che possono, dovrebbero mantenere lo “smart u’òrchingh” 😉 il più possibile (in teoria il “Padrone” sfruttameglio “sette-su-sette-acca-ventiquattro”, ma NON ci conterei troppo : troppe scartoffie cartacee, che in Italia sono frutto di decenni di Clientelismo e Familismo Amorale nel Voto di Scambio !

    • Z. says:

      Mah, io non sono così convinto che la gente si accalcherà ai Covid Happy Hour tra apericena e ristoranti. E questo lo dico pur nella convinzione che le regole imposte agli esercizi saranno mediamente disattese.

      Secondo me lo smartuorchin sarà mantenuto, laddove possibile (ad es. per i lavoro d’ufficio: per gli operai la vedo dura). Prima il padronato ha notato che non era necessario dare vitto e alloggio al lavoratore e ora ha scoperto che in molti casi si possono mettere tutte le spese a suo carico e rivendergli il tutto come un privilegio 🙂

      • Moi says:

        Be’, c’è tutto il discorso “Green” sulla riduzione dei Trasporti …

        • Per Moi

          “il discorso “Green” sulla riduzione dei Trasport”

          Io presumo che un risultato di questa epidemia sarà il crollo, anche a lungo termine, dei trasporti collettivi, privati o pubblici.

          I virtuosi “Autobus e metropolitana” hanno gli stessi problemi, da questo punto di vista, di “crociere e aerei”.

          • Francesco says:

            sigh

            facciamo il Candide: i sindaci faranno veramente le piste ciclabili e i vigili le faranno rispettare! per pura necessità, intendo

          • Z. says:

            Ascoltate lo Zio Zeta: scooter.

            Meno inquinamento, meno code, meno rischio covid, meno problemi di parcheggio.

            La mia è la politica dei meno, come diceva Berlusconi quasi trent’anni fa.

            Ehhh, ne è passato di tempo.

    • PinoMamet says:

      Certo che quando uno vuole una ventata di ottimismo deve venire su questo blog 😉

      • Mirkhond says:

        Tu qua dentro sei la fonte di ottimismo. 😉

      • PinoMamet says:

        Me ne fregio 😉

        (citazione del grande Petrolini!)

        comunque secondo me abbiamo tutti il dovere di essere ottimisti, almeno un po’.

        Il pessimista, se ci pensi, fa già metà del lavoro del suo avversario.

        Prepariamoci al peggio, certo; ma non prepariamogli la via.

        faccio un esempio:
        esiste il rischio, concreto, che si vogliano imporre delle forme di telelavoro, che si risolverebbero in un maggior sfruttamento dei lavoratori.
        Il pessimista dice ahimè.
        Ma noi, che siamo almeno un po’ ottimisti, dobbiamo trovare tutti i motivi per cui la faccenda possa risultare vantaggiosa per il lavoratore, e svantaggiosa per il datore di lavoro;
        e tutti i motivi, perciò, per cui il datore di lavoro (che magari, chissà ci legge, o legge chi ci legge) potrebbe decidere di tornare sui suoi passi.

        Bisogna fare gli affari a favore di noi stessi, insomma, non a favore di quello che temiamo.

        • Mirkhond says:

          In questo ti vedo come ebreo, nel senso di avere sempre idee positive sul futuro.
          Che poi è la forza che ha permesso agli Ebrei nei secoli di sopravviere di fronte alle tante, troppe avversità che hanno dovuto affrontare, spesso durissime.

        • Z. says:

          Pino,

          — Ma noi, che siamo almeno un po’ ottimisti, dobbiamo trovare tutti i motivi per cui la faccenda possa risultare vantaggiosa per il lavoratore, e svantaggiosa per il datore di lavoro —

          Certo, e poi va considerato che l’uomo ha dimostrato – per tutto il corso della sua storia – di sapersi adattare e trovare nuove soluzioni per molti dei nuovi problemi. Può darsi che per il telelavoro si trovino soluzioni soddisfacenti, nell’interesse del lavoratore, o addirittura di entrambe le parti.

          Ci sono tuttavia problemi che non hanno soluzione, e a mio avviso la questione ambientale è uno di questi.

          • daouda says:

            il vantaggio per il lavoratore è sempre un vantaggio condizionato. Non si può sperare più di quel che si è chiamati a cedere.
            La risoluzione positiva può risultare più dall’adattamento che dall’effettiva marginalità positiva e non è l’atteggiamento ottimistico che può risolvere la questione ma solo la tenacia che anche un pessimista può mettere in campo nonostante tutto

          • Peucezio says:

            Z.,
            “Ci sono tuttavia problemi che non hanno soluzione, e a mio avviso la questione ambientale è uno di questi.”

            A proposito di ebrei, chi era quello che diceva che se un problema non ha soluzione, quel problema non esiste?

            • Z. says:

              Non ne ho idea…

              • Peucezio says:

                Qualcuno, più di trent’anni fa, me lo gabellò come coniato dal fondatore dello stato d’Israele, ma non ne ricordava il nome.
                Non so se sia stato Ben Gurion…
                Pino ci illuminerà meglio su fondatore e su suoi eventuali aforismi.

            • Roberto says:

              Uno dei miei capi mi diceva “se insieme al problema non mi proponi una soluzione non me ne parlare nemmeno”

              • Francesco says:

                infatti questo aspetto dei capi non lo sopporto

                spinge avanti i furbetti che fanno finta che il problema non esista

                poi la falla fa affondare la barca e tu sei fregato, anche se hai sempre fatto il tuo dovere

              • Z. says:

                Francè, hai spiegato perfettamente perché è bene che in Italia non ci siano centrali nucleari 🙂

              • Roberto says:

                No francesco, in quel caso era solo un invito a non rompere i maroni con problemi ma a presentarmi solo con soluzioni, un ottimo insegnamento (e sicuramente una delle persone migliori per le quali io abbia lavorato)

              • Mauricius Tarvisii says:

                L’ultima volta che ho sentito usare “non problemi, ma soluzioni” stavo segnalando che quello che stava facendo chi aveva usato quell’espressione avrebbe creato non pochi problemi in futuro.

              • Francesco says:

                Roberto, capisco il punto di vista del capo, che vorrebbe sempre una soluzione pronta per ogni problema che lui non ha avuto il tempo di scoprire mentre si lucidava la candela.

                Ma a volte dovrebbero prendersi anche loro delle responsabilità, tutto sommato.

            • Moi says:

              in che contesto ?

              • Moi says:

                se un problema non ha soluzione, quel problema non esiste?

                ——————–

                riferito a questa massima qui ……

              • PinoMamet says:

                Io ho sentito una frase simile, attribuita mi sa un politico italiano della Prima Repubblica:
                “Nessun problema a lungo andare resiste a una mancanza di soluzioni”;

                che poi mi sembra un modo un po’ complicato di riassumere tre massime:
                -Il tempo aggiusta tutto
                -A volte la toppa è peggio del buco
                -Finché la barca va, lasciala andare

  11. Moi says:

    @ MIGUEL

    Qua si va sul “Peso” che più “peso” NON si può 🙂 :

    Aftermath: Population Zero – The World without Humans | Free Documentary

    https://www.youtube.com/watch?v=l11zPNb-MFg

  12. Sarebbe interessante capire cosa scatena tanta rabbia, nelle critiche che si fanno al documentario di Michael Moore.

    Esistono anche altri documentari che non sono pieni delle statistiche più recenti e non fanno vedere ogni sfumatura di “questioni complesse”, ma la gente mica impazzisce come in questo caso.

    Evidentemente c’è qualcosa di sottinteso.

    Io penso che ci sia molta gente, in origine in buona fede, che davvero pensa che la questione ambientale si possa aggiustare con un tecnotrucco – a destra ci sono quelli che sostengono l’energia nucleare, a sinistra quelli delle biomasse.

    E accennare alla possibilità che la questione possa essere molto più profonda e vasta fa scattare qualcosa nel cervello.

    • Mauricius Tarvisii says:

      Se uno vuole divertirsi, c’è Elogio del Petrolio, di Nicolazzi.

    • Francesco says:

      in effetti il nucleare mi pare risolvere una gran bella parte di problemi

      ma tanti tanti

      con un rischio sicuramente accettabile

      • Mauricius Tarvisii says:

        No: le centrali nucleari hanno tempi di costruzione talmente lunghi che nel frattempo saremo tutti bolliti.

        • Mirkhond says:

          Oltre al pericolo delle radiazioni nucleari a cui ci esporrebbero, e che vorrebbero millenni per smaltire.

        • Francesco says:

          scusa credo che ci vogliano pochi anni per fare tutte le centrali necessarie

          una volta presa la decisione

          se mi dici che non c’è abbastanza uranio è un vero problema ma tirar su qualche decina di centrali mi pare fattibile

          e rispetto a quelle a carbone o a oli combustibili vari sarebbe una gran bazza, per l’ambiente

  13. Peucezio says:

    Miguel (e tutti),
    io comincio a pensare che l’unica vera risorsa per l’uomo sia l’uomo.

    Insomma, come è possibile che quando eravamo in pochissimi, avevamo una condizione di vita materiale molto peggiore?
    Cioè in un pianeta della risorse limitate, più siamo e più abbiamo?
    C’è un rapporto stretto fra crescita della popolazione e aumento del livello di vita.
    Ed è una proporzione diretta, mica inversa!

    Evidentemente, ribadisco, non esiste un potenziale intrinseco del mondo naturale, ma è l’uomo che ce lo tira fuori, che in un certo senso lo produce: più uomini ci sono, più sono le risorse.

    E torno all’argomento di prima: le quantità brute sono limitate, ma la struttura e la complessità no: non è che se aumenti la complessità da una parte, la riduci dall’altra, ma la aumenti complessivamente.
    Cioè ciò che fa la differenza non è la materia prima, la somma dei pezzi, ma come li assembli. E l’assemblaggio efficiente non costa nulla o, quantomeno, non segue meccanismi di proporzione: se hai l’idea giusta, puoi realizzare ciò che altri, con quelle sbagliate, non sono riusciti a fare pur sforzandosi cento volte più di te.

    • Francesco says:

      concordo

      credo che ci sia un limite superiore invalicabile, di tipo “fisico” ma che sia veramente molto in alto

      il problema è non rompere il giocattolo “biosfera” per voler insistere con tecnologie sorpassate

      per questo è un crimine contro l’umanità sovvenzionare in qualsiasi modo i combustibili fossili, nel momento in cui si è capito che avvelenano l’atmosfera

      il connubio mercato-tecnologia funziona se lo lasci funzionare, non se ci metti in mezzo politicanti dallo sguardi corto e popoli che pretendono

    • Peucezio says:

      Io penso che sia possibile che si passi attraverso crisi anche molto serie.
      Ma la storia umana procede anche per contraccolpi, mica sempre in modo dolce e lineare.

  14. daouda86@libero.it says:

    Cioè te dovevi vede sto firm pé capì quello che io ti ho scritto da un anno ( tralasciando la Co2 che non c’entra un cazzo di niente ) ????

    MEglio tardi che mai

    • daouda86@libero.it says:

      credo che il video ( che non vedrò) abbia aperto al tecnotrucco ma non li abbia evidenziati tutti ossia che tutti i rimedi sono fasulli. La paura è questa

    • Per Daouda

      “Cioè te dovevi vede sto firm pé capì quello che io ti ho scritto da un anno ( tralasciando la Co2 che non c’entra un cazzo di niente ) ”

      La CO2 c’entra, come tutto il resto.

  15. Moi says:

    la Co2 non c’entra un cazzo di niente

    [cit.]

    ————————————

    Cià ragggione Daouda : er Cobbalto nun c’èntra ‘n cazzo de gnènte !

    😉

  16. Moi says:

    @ MIGUEL / TUTTI

    Il Paradosso Ecologico della Plastica e dell’ Elefante …

    https://www.nautilusdiscovery.it/2019/02/28/il-paradosso-dellinquinamento-da-plastica-e-del-perche-fu-creata-per-salvare-gli-elefanti/

    Il paradosso dell’inquinamento da plastica e del perchè fu creata per salvare gli elefanti

    Andrea Bonifazi

    —————————————————————————

    How Plastics Saved The Elephant

    https://whatdoino-steve.blogspot.com/2015/06/how-plastics-saved-elephant.html

    • Per Moi

      “Il paradosso dell’inquinamento da plastica e del perchè fu creata per salvare gli elefanti”

      Notevole, non conoscevo la storia.

      Il titolo è un po’ fuorviante.

      Diciamo, “dovevano a tutti i costi giocare a bocce; e siccome gli elefanti costavano troppo, hanno ripiegato su un surrogato”.

  17. Per Moi

    La signora Violet, trans MtF (“woman with a dick”), decide di trasferirsi dall’Oregon a New York.

    Contatta così i suoi bravi sostenitori di sinistra, chiedendo loro se

    1) vogliono Validare i Trans?

    2) credono che il Sex Work sia Work?

    Alla loro entusiasta risposta affermativa, offre loro sconti per i suoi servizi erotici, per finanziarsi il grande viaggio.

    E viene massicciamente respint* (uno di loro dice, “ma la mammia mi ha insegnato a rispettare le donne!”, al che Violet risponde, “rispettare le donne consiste nel pagare loro per il lavoro che fanno!”).

    Ne esce un bollente articolo di attacco all’ipocrisia woke

    https://melmagazine.com/en-us/story/why-wont-woke-boys-pay-for-sex

    nonché un attacco contro le mamme che avrebbero fatto il lavaggio di cervello ai loro figlioli perché non andassero a puttan*.

    E una risposta adeguata della Meghan Murphy:

    https://www.feministcurrent.com/2020/04/22/the-woke-left-is-a-lie-all-of-it-the-politics-the-mantras-the-pronoun-pins/

    • Francesco says:

      ma quanto cacchio scrivono? oltre a farmi sentire inadeguato per i troppi termini inglesi che non capisco (ma vabbè, visto l’ambito) è anche una solenne rottura di palle

      non è gente che soffre di un leggere egocentrismo?

      • Roberto says:

        Ho un filo questa impressione anche io

      • Moi says:

        @ FRANCESCO

        ma quanto cacchio scrivono?

        ——————

        La Grafomania suesposta nei Blog con la B… Fa il paio con la Logorrea nei vlog con la V, trust me 😉 !

    • PinoMamet says:

      Sintesi: grande match di femministe contro trans.
      Categoria, lotta nel fango.

      • Mauricius Tarvisii says:

        Ma c’è anche di più: c’è dentro anche la guerra interna al femminismo sulla prostituzione.

        • Peucezio says:

          Che poi quale sarà mai il senso di ‘ste guerre?
          Se una femminista vuole prostituirsi, lo fa, se non vuole non lo fa.

          • Moi says:

            Secondo alcune, prostituirsi è Patriarcato Interiorizzato …

            • Peucezio says:

              E non prostituirsi significa mantenere il monopolio della sessualità alla famiglia patriarcale borghese con le sue logiche repressive, autoritarie e fallocratiche.

          • Mauricius Tarvisii says:

            Se una femminista vuole affittare l’utero, lo fa, se non vuole non lo fa.

            • Peucezio says:

              Peccato che lì c’è di mezzo un terzo soggetto, che nella prostituzione non c’è.

              Sarebbe come dire che io posso andare da un uomo e comprarmi sua moglie, pagandolo, perché tanto è un libero contratto fra due persone.
              E la donna? A cui magari faccio schifo?

      • Per Pino Mamet

        “Sintesi: grande match di femministe contro trans.
        Categoria, lotta nel fango.”

        Su questo non sono d’accordo.

        Da entrambe le parti, ci sono ovviamente tic e retoriche e vittimismi, e molte vicende fanno sorridere, soprattutto perché ci sembrano (ancora) insolite e nuove, soprattutto in Italia.

        Ma in questo conflitto, abbiamo la cartina di tornasole (scusa la frase fatta) di qualcosa di cruciale.

        La domanda, “che cos’è l’essere umano?”, da cui poi arrivano tutte le risposte su “come facciamo vivere l’essere umano?”, cioè la politica e l’economia e la cultura.

        • Z. says:

          Non ho capito…

        • PinoMamet says:

          Ma io lo so che lì sotto c’è qualcosa di importante;

          qualcosa di molto poco rassicurante, di cui l’Italia, un po’ per la sfiga di essere periferia, un po’ per la fortuna di essere stata un grande centro, è ancora in gran parte.

          E attuo perciò l’unica forma di resistenza possibile, quella passiva, evitando di far crescere questi problemi dandogli spazio e importanza.

          Sono culturalmente reazionario, forse più di Peucezio.
          Trans e femministe non entrano nel mio mondo interiore- lo hanno già rovinato abbastanza- e voglio fare in modo che ci stiano il meno a lungo possibile se ci hanno già messo piede.

          faccio l’esatto opposto dei miei amici “SJW” di FB, regolarmente scandalizzati per i motivi sbagliati, e che mi ricordano il cane di Mustafà… 😉

          • PinoMamet says:

            “..è ancora in grande parte immune”.

            Dimenticata una parola.

          • Peucezio says:

            Pino,
            “E attuo perciò l’unica forma di resistenza possibile, quella passiva, evitando di far crescere questi problemi dandogli spazio e importanza.”

            Non è una tattica sbagliata in effetti.

        • daouda says:

          Conflitto? Questi piangono quando hanno già vinto, il che palesa la totale irrealtà della situazione!

          Forse la domanda vera è ” chi sono io” visto che l’umanità non esiste se non in noi e porsi tale domanda è creare quello che Stirner chiama spettro/spook.

          Di conseguenza il politico ( che è economico per forza di cose essendone una sotto-categoria ), la cultura divisa in ideologia ( l’episteme al grado più alto) ed estetica ( l’artiere al grado più basso ) come il sangue che aggiungo io partono da quello che è e rimane l’individuo che se libero è comunque vincolato e misurato in base a quel che crea.
          La distruzione della famiglia anticipa il singolarismo soggettivista che atomizzando uniforma quantitativamente mentre – ed è qui l’erroe migueliano – qualitativamente omogenizza tutto essendo la sorgente ed il fine la distruzione , non l’ordine dal caos ma l’inverso esatto checché se ne dica.
          Non che la famiglia non avesse distorto da sé la sua funzione nel cosidetto “patriarcato” ,che non è mai esistito, ma è stato un cammino inesorabile che ci porta qui a chiacchierare e trovare fratelli e sorelle ben più reali anche se cibernetici che un vicino di casa…

          contento che leggi quel sito, faccio present che i popoli non industrializzati sono degenerati che , visto che ti piace, guénonianamente conservano nel folklore trasmissiva un retaggio di una civiltà che fu. TU parli di modo diverso di vivere dei negri, ma hanno avuto anche loro il loro turno nella storia, la loro potenza e non sarà la supposta prestanza fisica che li riduce a cose inventate ( il big bamboo e la velocità ed reattività od un cervello carente di corteccia prefrontale che li rende più immediati nell’intuizione spirituale, come se un cazzo moscio e la sola velocità ,determinino la forza fisica ed un dato cervello favorisca l’intuizione della realtà metafisica ) razzisticamente per mettere in America ,soprattutto tutti contro gli altri, la riabilitazione di retoriche e falsi plausi con cui sono cullati e deviati, sedotti e proni al nostro stile di vita, proni ad accettare chi si fa le foto con essi, un popolo che ha rigettato ( gisutamente) di entrare nello show, tanto per e non perché sappiano cosa significhi la vita.
          Onore a loro comunque.

          A Pino direi che, a breve, quando diverrà illegale parlarne male, devi schierarti perché o non frequenti persone che ti possano tirare in ballo, o non puoi scappare e negare la malattia di questa situazione ( cioè lo puoi fare benissimo, ma lo sostieni quindi innanzi a DIO stai peccando e contro la realtà stai facendo utilitarismo, che per carità è un soppesare le possibilità, le forze e le circostanze, ma è comunque da vigliacchi , sempre che non si sia talmente cinici e nichilisti da fregarsene oppure abilmente strateghi per addentrarsi e rovesciare con la rivolta tutto quando si ha il potere ) e che la resistenza è ilt ermine chiave.
          MA essa può essere benissimamente attiva, e non c’entrano le armi, ma la messa in gioco della propria libertà.
          Se come me lavorerai in nero perchè rigetti l’INPS , questo è passivo ed attivo al contempo, non tanto perché ne parli, ma perché direttamente non potrai mai giustificare una supposta ricchezza che potresti avere e quindi le tue attività dipendono dalla tua eludibilità della normale accettazione del lavoro e quindi attivament già ti ridemensioni. Il passivo che dici si risolve sempre nell’attivo come il passivo si risolvenell’attività depotenziata che tale passività delimita.
          Come il polo qualitativo fu l’inizio, accompagnato dalla quantità coestensiva, a maggiore quantità del polo finale corrispende corrispondente qualità nel rapporto involuzione-evoluzione, cambia la preminenza , non è una indiscesa od una risalita univoca ed universale.

          https://www.youtube.com/watch?v=ACogHja4aGo

    • Francesco says:

      capisco perchè ti piace la Meghan Murphy!

      che comunque vive in Canada col suo cane = zitella

      😉

      • Per Francesco

        “che comunque vive in Canada col suo cane”

        Mmh, non è gattara allora 🙁

        • Moi says:

          *** A proposito di Femminismo Gattaro :***

          La pagina Facebook ufficiale dell’emittente Radio Maria ha condiviso nelle scorse ore la vignetta che vedete sopra, corredata dal messaggio: “NOTATE QUALCOSA DI STRANO?”, scatenando le prevedibili reazioni indignate di molti commentatori.

          http://munafo.blogautore.espresso.repubblica.it/2019/06/07/la-vergognosa-vignetta-di-radio-maria-contro-le-donne/

          L’immagine, come potete vedere da soli, mostra quattro diversi modelli femminili: la madre felice (di inizio Novecento?) con quattro figli altrettanto felici, la mamma allegra degli anni ’50 con due bambini altrettanto allegri, la madre con maglietta “femminista” con un solo figlio incattivito al cellulare (quindi direi che siamo negli anni 2000) e infine la donna sola, bruttarella e sciatta con tre gatti.

          I quattro modelli femminili sono presentati dall’alto verso il basso in quella che sembra una rupe che porta dentro un vulcano o comunque dentro qualcosa pieno di fiamme demoniache. Non male come simbolismo.

          […]

          le donne oggi sono brutte femministe gattare che ci faranno estinguere.

  18. Moi says:

    SWERF = Sex Worker Exclusionary Radical Feminist
    TERF = Trans Exclusionary Radical Feminist

  19. PinoMamet says:


    Pino ci illuminerà meglio su fondatore e su suoi eventuali aforismi.”

    Rispondo in fondo per semplicità, perché mi dilungo un po’.

    Forse Theodor Herzl?

    ma ti confesso una cosa: non ho mai avuto una grande passione per la cultura ebraica…

    so che può sembrare strano, ma è così.

    Ho letto qualcosa di alcuni scrittori israeliani dei più celebrati, e mi sono sembrati non eccezionali, compresi i più celebrati. forse in traduzione perdono, chissà.

    Ho letto qualcosa degli scrittori ebrei (o di origine ebraica) non israeliani…
    mah, quando parlano del mondo yiddish lo trovo interessante ma piuttosto remoto- curioso in un primo momento per l’esotismo eccetera, ma poi abbastanza estraneo a me per mentalità.
    Allora se restiamo nell’Europa orientale preferisco i cosacchi! Gli haiduk, i clefti e altre categorie brigantesche con le quali mi identifico molto meglio (ricordo sempre con orgoglio non simulato che parte della mia famiglia è tutt’ora carcerata…)
    Hai presente il racconto di Pushkin Kirdjali? Ecco.

    Quando invece parlano di interni borghesi otto-novecenteschi europei o italiani… il sentimento di estraneità è ancora più forte! e mentre leggo, poniamo, il Lessico famigliare della Ginzburg, la mia mente traduce automaticamente così:
    “Questi sono cazzi suoi, ancora cazzi suoi, ancora non me ne frega niente, ancora cazzi suoi… ma a me che cazzo me ne frega?”

    Fa eccezione Primo Levi, che trovo bellissimo, umanissimo e del tutto immedesimabile (non so se si possa dire in questo senso) e molto… italiano, nel senso di come può esserlo chiunque. L’ebraicità non la sventola come una distinzione, ma è uno degli elementi della sua formazione culturale, al pari degli altri, non è una bandiera ma un dato di fatto.
    Un po’ come quando leggi Sacks, il neurologo, e parla con identico rispetto e curiosità della valenza terapeutica della messa per il suo paziente cristiano, o dei canti della sinagoga per la sua paziente ebrea.

    Ecco, mi stanno sulle balle tutte le manifestazioni dell’ebraismo-bandiera e dell’ebraismo “ahhh che meravigliosa cultura che avete/abbiamo!”, schivo i concerti di musica yiddish, non apro i link alle mostre sui manoscritti del Cinquecento, non me ne frega niente dell’ultima serie israeliana con i soldati/poliziotti/fanatici religiosi, evito accuratamente le occasioni celebrative, gli anniversari eccetera.

    Non sono nei miei interessi, ecco, non sono il motivo della mia aderenza all’ebraismo, e se dovessi scegliere un paese a cui sono emotivamente legato, lo ammetto, non sarebbe Israele (anche se, ripeto, potrei prenderci la cittadinanza) ma la Grecia, anzi, più esattamente la Rumeli come la chiama Mirkhond…

    • Mirkhond says:

      Un ebreo piuttosto anomalo. 😉

      • Mauricius Tarvisii says:

        “Un ebreo piuttosto anomalo”

        Ma perché?

        “schivo i concerti di musica yiddish”

        Io mica mi accalco ai concerti di musica tradizionale polacca…

        • PinoMamet says:

          Sì, ma nessuno ha mai proposto la musica tradizionale polacca come simbolo di cattolicità…

          mentre, fidati, è ben difficile riuscire a evitare un qualunque evento che abbia a che fare con l’ebraismo senza il necessario spazio dedicato alle canzoni yiddish…

          e comunque, in effetti, anche se non sono il massimo dell’anomalia (ci sono altri ebrei perfettamente normali… grazie a D-o 😉 ) devo dire il tono generale della vita ebraica italiana (ma probabilmente mondiale… tranne che in Israele!) è questo, di un certo orgoglio identitario e ripetizione di leit-motiv che onestamente hanno un po’ rotto…

          • Mirkhond says:

            Confermo il mio stupore per il caso di Pino, proprio perché non ossessionato da rivendicazioni identitarie continue come gli Ebrei che vediamo nei massmedia, sempre pronti ad atteggiarsi a vittime da un lato e a sentirsi migliori degli altri dall’altro.
            E così rispondo anche alla domanda di Maurizio.
            Se c’è un’identità in cui Pino si riconosce è quella emiliana parmense inserita in quella italiana.
            Insomma niente che ricordi il ghetto mentale in cui gli Ebrei si autorinchiudono, più forte di quello fisico….

            • PinoMamet says:

              Ti correggo in un punto

              (anche se grazie per “emiliano”: so che per te siamo lombardi, e so che non lo hai scritto per non farmi arrabbiare… apprezzo!)

              in realtà io mi sento italiano e basta, amo la mia provincia ma, a differenza di tanti, non mi ci sento troppo definito.

              Se potevo scegliere, nascevo a Napoli! 😉

              (lo so che avrei dovuto dire “se avessi potuto…”, ma dai parlo alla cazzo perchè mi piace). 🙂

    • PinoMamet says:

      Ma forse no…

    • Mirkhond says:

      “allora se restiamo nell’Europa orientale preferisco i cosacchi! Gli haiduk, i clefti e altre categorie brigantesche con le quali mi identifico molto meglio”

      Mi ricordi me a 13-20 anni, quando stravedevo per i nostri briganti e per i partigiani di Tito. 🙂

    • Mirkhond says:

      “se dovessi scegliere un paese a cui sono emotivamente legato, lo ammetto, non sarebbe Israele (anche se, ripeto, potrei prenderci la cittadinanza) ma la Grecia, anzi, più esattamente la Rumeli come la chiama Mirkhond…”

      Se potessi scegliere un paese a cui sentirmi emotivamente legato, quello sarebbe la Turchia, soprattutto la sua area centro-orientale per le suggestioni bizantine (Cappadocia) e siriache al confine con la Siria.
      Purtroppo non ho mai potuto recarmici di persona per una serie di difficoltà personali e poi geopolitiche internazionali.
      Fin da piccolo ho sempre cercato di evadere anche se solo col pensiero, dai luoghi in cui sono nato e in cui vivo.
      Un tempo ero attratto anche dal Balcano occidentale, Dalmazia e il suo retroterra, ma approfondendone la storia di fronte a quell’esplosione di odi etnici reciprocamente sanguinosissimi dovuti ad un fanatismo nazionalista ad altissima intensità, tale attrazione si è molto affievolita.
      Del resto in Dalmazia gli Italiani sono odiatissimi dalla locale popolazione ormai compiutamente croatizzata. Peccato!

      • PinoMamet says:

        Non so se sono odiati, ma insomma tutti i miei amici che sono stati da quelle parti hanno detto di essere stati accolti piuttosto freddamente- in certi posti maluccio.

        Io sono stato solo in Slovenia di passaggio e mi sono sembrati a posto, ma quella è in effetti un’altra cultura- sono fondamentalmente asburgici, austriaci di lingua slava.

        Ho conosciuto un paio di serbi e croati tutti simpatici, ma nati e cresciuti in Italia, quindi è un altro paio di maniche, non sono indicativi.

        • Mirkhond says:

          Concordo.
          Quanto ai Serbi, so che hanno in genere simpatia per l’Italia, e in alcuni loro siti in inglese, lessi della loro meraviglia quando col crollo della Jugoslavia nel 1991, non ci fossimo ripresi Istria e Dalmazia (facendo benissimo, che ci saremmo nuovamente infognati nel sanguinosissimo fognaio balcanico)!
          Credo che questa simpatia risalga al risorgimento e soprattutto all’opera umanitaria svolta dalle nostre truppe nel 1941-1943 a difesa delle popolazioni serbe ortodosse dalle politiche genocide degli ustascia che pure erano nostri alleati!

          • Z. says:

            Lessi che le nostre truppe avrebbero difeso i serbi anche dalle milizie albanesi. Ma lo lessi molti anni fa e non ricordo dove…

            • Mirkhond says:

              Se ti riferisci al Kosovo, i rapporti militari italiani parlavano di una simpatia dei nostri soldati per la locale popolazione serba, ormai divenuta minoritaria, perché le donne serbe erano più accessibili ai nostri soldati rispetto a quelle albanesi.
              Queste ultime forse perché musulmane e per via del rigido codice di comportamento della società albanese, in questo seguita sia dai cristiani che dai musulmani.
              Del resto anni fa Ritvan disse che in Albania non esisteva la prostituzione e le prostitute là presenti non erano albanesi.

            • Z. says:

              Può darsi che si trattasse del Kosovo. Erano fatti della seconda guerra mondiale, al tempo in cui l’Asse occupava i Balcani.

  20. Moi says:

    … dal noto sito di “Cinesate Trash” On Line via Amazon :

    https://www.wish.com/it/product/-popular-fuck-you-greta-letters-car-styling-vehicle-reflective-decals-sticker-decoration-5d3c116cd5f3514cd1454754?hide_login_modal=true&share=web

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  21. Moi says:

    @ MIGUEL

    Da Sleepy Joe a Creepy Joe e … la Doppia Morale Liberal ?

      • habsburgicus says:

        senza gli italiani (il 99 %), quel settore non decolla 😀

      • Per Habs

        Sulle prostitute svizzere… leggo:

        “Molte persone attive in questo settore non hanno infatti risparmi e gli aiuti del governo non ne tengono conto, continua la nota. Inoltre, fino ad ora le misure di deconfinamento non prevedono alleggerimenti in tale settore.”

        Ora, non so quali siano i prezzi o il regime fiscale.

        Ma presumo che i clienti paghino parecchio: diciamo più di quanto si paghi per una pizza o per una traduzione; e so che le tasse in Svizzera sono molto più basse che in Italia.

        Quindi le signore o sono cicale, o c’è qualcuno che le sfrutta.

        • Moi says:

          Molte Sex Workers fanno i Money Transfer (solitamente c/o agenzie in frachise in ex negozietti acquistati da IndoPakiBangla che contemporaneamente hanno anche Internet Caffé e Spaccetto Alimentari Tutt’assieme) a Casa Loro , magari mantenendo il resto della famiglia, specie se han tanti fratelli maschi che per fare i soldi facili debbono darsi ad attività molto più rischiose …
          anche la Prima Parlamrentare Donna Migrante d’ Italia, che prende la pensione qua e risiede in Ungheria, ove il Potere d’ Acquisto è molto maggiore rispetto all’ Italia !

          Nel Mondo Reale, nonostante i Dogmi di Don Benzi e delle Femministe, molte “SexWorkers” hanno un tenore di vita nettamente superiore a quel che avrebbero nelle Cooperative Rosse (… diffcilmente assunte altrove) persino avendo (!) dei Papponi, SE ne hanno !

          Cooperative … al cui interno esistono disparità di trattamento economiche altro che nel Privato, con la Doppia Morale e una Propaganda Interna … Trianriciuti totalmente Acritici, Culto della Pesonalità dei Leader Carismatici Trombati Politici, che ne rivela le Origini culturali Sovietoidi ! … Tsunami di Melassa Retorica sull’ Accoiènza, in realtà è una pacchia assumere i “Fratelli Migranti” per far crollare il Mercato del Lavoro e abbassare ogni pretesa retributiva e sindacale, in perfetto stile Liberal USA.

          • Moi says:

            fratelli maschi che per fare i soldi facili debbono darsi ad attività molto più rischiose …
            ————
            ma NON tutti sono pronti a”regolarmenti di conti” fra Spacciatori _ che finché sei al mondo puoi avere il macchinone, i vestiti firmati, e tutti gli status symbol che vuoi _ modello Fiction di Saviano !

          • Per Moi

            “Molte Sex Workers fanno i Money Transfer”

            Qui stiamo parlando della Svizzera.

            Ho idee molto vaghe, ma lì le signore in questione sono straniere?

            E se sono straniere e hanno da mantenere un sacco di fratelli lavativi a casa, mi sembra corretto dire che si tratta di una forma di sfruttamento.

            Sulle cooperative, parli della Svizzera?

          • Moi says:

            gli IndoPakiBangla provengono da Popoli di Mercanti di Cultura Millenaria, quindi sono molto abili a districarsi su come aiutarti per grandi trasferimenti, dandoti “7su7 h24” in 30 secondi molte più informazioni loro in Italiano un po’ stentato i qualunque Consulente Finanziario Italiano in 30 minuti fra forbitismi e English at Dick 😉 !

            • Moi says:

              NON ne parlomale, eh …

              SE ad esempio, perdi il bancomat in ferie e NON hai contante, basta aver qualcuno fidato anche al’altro antipode del Pianeta che in 3 minuti 3 (!) il MoneyTransfer IndoPakiBagla ti salva la vacanza perfino se sei un Umarell che non sa neanche accendere un PC !

        • Moi says:

          Quindi NON so direse le Signore siano Cicale , MA … SE volevan fare le Formiche facevano domanda c/o qualche Coop Rossa per attività “sociali asessuate” 🙂 : tipo assistenza ad anziani, pulizie in ambienti civili e/o sanitari … a prezzi e orari difficilmente accettati daItaliani, ma è il Libero Mercato e il Paradiso in Terra è il Capitalismo Gestito con il Furor dei NeoConvertiti da parte di Gente Tesserata nel PD ! 😉 . Un Diversivo tipo Quote Rosa o Arcobaleno, si trova sempre !

          • Moi says:

            prezzi e orari … nel senso dei contratti neoliberisti di quelli tali per cui un Uomo che già viveva nel Futuro come Marco Biagi fu smitragliato sottocasa da una Banda di Fossili Novecenteschi !

  22. Interessante riflessione su The Guardian, su come stiano cercando in Inghilterra di passare all’automazione delle casse nei supermercati.

    https://www.theguardian.com/commentisfree/2020/apr/30/coronavirus-disruption-automation

    Intenzione buona, non far rischiare la salute ai cassieri; effetto pratico, fine del lavoro per cassieri.

    Le crisi accelerano le trasformazioni: ecco perché non concordo con Pino quando dice “torneremo come prima”.

    • werner says:

      Ahem… Le casse automatiche sono realtà da almeno un lustro. Gli aggeggi salvatempo con cui ti autobippi la spesa pure. Farlo con il telefono o con l’aggeggio poco cambia.

      Certamente il virus può fare da acceleratore della dinamica già in atto, ma in fondo le cassiere esistono ancora perché:
      – sono un sacco di persone difficilmente reimpiegabili o licenziabili;
      – la paura di perdere i clienti meno “smart” e la conseguente necessità di “accompagnarli nel cambiamento”;
      – il costo degli investimenti.

      • PinoMamet says:

        Senza cassiere credo che sia anche molto più facile rubare.

        Un amico ha fatto per diverso tempo il responsabile della sicurezza di una nota linea di supermercati (i preferiti del nostro Francesco, infatti ne diceva peste e corna riguardo al trattamento dei lavoratori 😉 ) e anche di altre, e direi che, dai suoi racconti, la maggior parte dei casi di taccheggio veniva scoperta grazie alle segnalazione di cassiere e cassieri.

        • Per PinoMamet

          “Senza cassiere credo che sia anche molto più facile rubare.”

          Vero; ma ho letto – non ricordo dove – che l’aumento dei furti costa molto meno della conservazione del personale.

          • PinoMamet says:

            Ah beh questo è indubbio.

            A dire il vero credo che il valore dei beni rubati, in quasi tutti i casi che mi diceva il mio amico, fosse stato praticamente nullo per la contabilità del supermercato. Potevano benissimo regalargliela, quella roba (è molto più il alto il valore della quantità di generi alimentari, ancora perfettamente commestibili, che vengono regolarmente buttati a fine scadenza o se invenduti…)

        • Mauricius Tarvisii says:

          Alcuni hanno adottato questa soluzione: si tiene gente alla cassa, ma senza il compito di passare la spesa, ma solo come sorveglianti. Questo significa non dovergli pagare l’indennità di maneggio denaro e poterli inquadrare ad un livello contrattuale più basso. E non escludo che qualcuno possa pensare di poterli considerare lavoratori adibiti a compiti di mera attesa e custodia, per cui hanno orari di lavoro più lunghi (48 ore e non 40).

          • Per MT

            “lavoratori adibiti a compiti di mera attesa e custodia”

            interessante

            • Mauricius Tarvisii says:

              Secondo me è stiracchiare tantissimo la definizione (il portinaio è una cosa, quello che controlla due file ininterrotte di carrelli è un’altra), ma chissà…

            • Z. says:

              Effettivamente non maneggiano denaro, almeno dove faccio la spesa io. Però i loro compiti non mi sembrano di mera attesa e custodia, e non si limitano alla sorveglianza.

              Anzi, per la sorveglianza propriamente detta ci sono le guardie giurate.

        • Francesco says:

          le mie informazioni dall’interno sono meno pessime, anche se non per gli addetti alle pulizie, che erano pseudo-cooperative al minimo costo

          adoro le pistole per auto-bipparsi la spesa, sono mezz’ora in meno ogni volta, al punto che ho proprio fastidio a fare la spesa in altri posti

          d’altro canto, mi si diceva che detta nota catena lombarda della GDA avesse addetti interni alla caccia ai taccheggiatori, molto cattivi, spesso ragazze dall’aria angelica e innocua, in realtà nazi-alchirie

          • paniscus says:

            “adoro le pistole per auto-bipparsi la spesa, sono mezz’ora in meno ogni volta, ”
            ——————-
            Le poche volte che ci ho provato, ci ho impiegato DI PIU’ e in maniera molto più scomoda, quindi ho smesso di provarci.

          • Moi says:

            al Decathlon (almeno a quello di Casalecchio) ho visto di meglio : una specie di scatolone che “bippa” la somma degli acquisti nel metterveli dentro !

          • PinoMamet says:

            “adoro le pistole per auto-bipparsi la spesa, sono mezz’ora in meno ogni volta”

            tu adori tutto ciò che c’è di male…

            mai pensato di contattare un esorcista? 😉

            • Francesco says:

              no però volevo propormi come Uomo Ideale alle scuole 😀

              a mia discolpa, mia moglie è la vittima perfetta delle commesse abili

          • Z. says:

            Anch’io trovo le pistole laser molto comode. Risparmio il tempo della coda e non devo precipitarmi a insacchettare tutto al volo dopo aver pagato (cosa che mi riesce malissimo)…

          • Peucezio says:

            Io mi trovo benissimo alle casse automatiche.
            Non interagisci con nessuno, quasi non fai coda, passi la roba al tuo ritmo (con calma oppure con fretta se hai fretta), la metti nei bustoni man mano (o anche dopo, ma nessuno ti corre dietro).

            • Per Peucezio

              “Io mi trovo benissimo alle casse automatiche.”

              Ma infatti la potenza del meccanismo disumanizzante è proprio lì, e per questo nessuno si ribella.

              Poi magari si trova senza lavoro, ma quello è un “problema individuale”.

              • Peucezio says:

                Ma infatti è tutta alienazione.
                La cosa nornale sarebbe il negozietto.

              • Z. says:

                La cosa normale sarebbe vivere di bacche e radici, mi sa 🙂

              • Moi says:

                … sì, ma le “catti su” 😉 dove le trovi … SE ti metti a coltivarle, NON vale ! … Anzi : reinneschi la Finestra di Overton che porta all’ Agricltura Intensiva Industrializzata !

              • Z. says:

                Moi,

                — … sì, ma le “catti su” 😉 dove le trovi … SE ti metti a coltivarle, NON vale ! —

                Proprio così.

                L’agricoltura, il granaio, gli scambi informali, il mercato, la moneta, l’ammasso, il negozio, il supermercato, Amazon – così come, probabilmente, ciò che verrà domani – non hanno niente di “normale”.

          • Roberto says:

            Pure io trovo casse automatiche e pistoloni molto comodi

      • Per Werner

        “Certamente il virus può fare da acceleratore della dinamica già in atto”

        Infatti, è esattamente quello che volevo dire.

        In un momento come questo, investimenti che in altri tempi si sarebbero rimandati, si possono fare.

        E’ quello che dicevo quando ipotizzavo che molte fabbriche in India cominceranno a pensare che investire su un robot da 20.000 euro possa essere più redditizio che avere 20 operai a 5000 euro l’anno ciascuno.

        Rimane ovviamente, per ora, la difficoltà in Italia a licenziare, anche quando non si ha più bisogno di un certo tipo di lavoro. Ma credo che sia ormai abbastanza aggirabile.

        • werner says:

          Nonostante i chiari effetti collaterali penso che un’accelerazione del genere sia benefica, soprattutto in Italia.

  23. Moi says:

    @ MIGUEL

    dal Ticino allaLombardia (Mica esistono solo in Emilia Romagna ,le Sedi delle Cooprative, pur essendo una Realtà assolutamente EmilianoCentrica e in cui persino la Lombardia è una Realtà Periferica !) … si fa presto.

    • Moi says:

      … poi ci sono situazioni “ibride”, tipo che con un contratto da pochissime ore settimanali per pochissimi soldi c/o una Cooperativa, una signora può avere il permesso di soggiorno ed “esercitare l’altra attività” e poi .. il resto è colpa dell’inadeguatezza ai tempi della Legge Merlin, ergo del Moralismo Senza Morale Sinistronzo !

      ————————————-

      Fenomeno diffuso fra le “Badanti”, ma ovviamente NON solo … è la Moldava
      che prende Cittadinanza Romena potendo così restare in Italia praticamente come se fosse “Turista”, tanto è procedura relativamente semplice (molto di più semplice che cambiar indirizzo a Firenze 😉 !) e lo “Shock Culturale” 🙂 sarebbe come da San Marino pendere Cittadinanza Romagnola : stessa lingua, stessi nomi e cognomi, Storia e Cultura Tradizionale (SE contano anch’or qualcosa …nell’ Antropologia SorosianoKalergica 😉 del Grande Sradicamento Universale) indistricabili !

      • Z. says:

        I sammarinesi SONO romagnoli. Non devono cambiare cittadinanza per diventarlo 🙂

      • PinoMamet says:

        Beh so che tra moldavi e romeni c’è una serie di rivalità e differenze culturali…
        dovute credo alla russificazione della Bessarabia, prima ancora che alla sovietizzazione della Repubblica di Moldavia.

        Molti moldavi che ho conosciuto sono in effetti russi o mezzi russi o mezzi non si capisce (la mia amica moldava-ucraina-russa-romena, il mio ex studente moldavo con papà russo, la badante moldava ma con i figli in Russia a lavorare e il marito boh, che non parlava con le altre badanti moldave-turche dello stesso palazzo…)

        • Peucezio says:

          Io ho un amico moldavo sui quaranta (in queste cose conta anche la generazione) che parla russo credo senza accento (e mi risulta che là sia normale, per lo meno fino alla sua generazione, dopo non lo so), ma ha sposato una rumena: mi stupirebbe scoprire che c’è una vera rivalità: alla fine sempre rumeni sono.

        • PinoMamet says:

          Mah, un regista romeno che lavorò all’ultimo sfortunato film a cui misi mano, (lí era aiuto regista) ci fece un film apposta…
          Sì chiama Nozze in Bessarabia, forse ho ancora il DVD in casa.

        • Z. says:

          Confermo, anche a me risultano rivalità tra romeni e moldavi.

  24. Moi says:

    @ MIGUEL

    Un Trenino Regionale Como-Chiasso, da quel punto di vista lì 😉 , è una specie di GalaxyExpress999 [cit.] 😀 che , in 10 minuti-luce 😉 scarsi, ti porta praticamente da un Pianeta all’ altro !

    … nevvero, Habs ?

    https://www.youtube.com/watch?v=Fg66TREkVUE

  25. Moi says:

    @ MIGUEL

    …. Un Sito che ti aiuterà molto a capire come gira il Mondo Reale , alla pagina Switzerland :

    https://www.wikisexguide.com/wiki/Switzerland

    • habsburgicus says:

      @Moi @Miguel
      dicono poi gli esperti del campo (fra i quali purtroppo non ci sono io…che conosco, poco, solo cose ben più inutili e noiose quali il sistema di computo in uso nell’Armenia medievale e altre cose siffatte prive di interesse :D..relata refero :D), che all’interno della Confoederatio Helvetica sia d’uopo fare una distinzione fra
      i.Svizzera tedesca
      ii.Ticino
      la Svizzera tedesca, epitomizzata dal “Globe”, carissimo locale di Zurigo rappresenterebbe un altro pianeta; al citato “Globe” vi sarebbero le migliori donne, per beltà e lubido, dell’intero Occidente [esclusi quindi gli sceiccati del Golfo] incluse molte baltiche [notoriamente il “non plus ultra” dell’avvenenza e molto rare a Milano] e non solamente le usuali romene e moldave (che poi talora sono romene anch’esse :D) che rappresentano il 90 % dell’escorting ticinese e una buona fetta della prostituzione di alto bordo milanese [la capitale del sex in Italia perché lì ci sono i dané 😀 e i cummenda, che tromba(va)no dalla mattina alla sera :D], insieme alle russe [ritenute il meglio per figaggine] e le sudamericane [ritenute meno care] e a qualche italiana di alto livello (le italiche escorteggiano meno….la ragazza italica giovane e disinibita preferisce diventare direttamente l’amante di qualcuno dei potentes, od ottenere-per via sessuale-qualche posto prestigioso e ben pagato, alla faccia degli altri italiani/e di solito infinitamente più competenti :D]….il Globe però non è economico..già solo per entrare, dicitur, si pagano 85 CHF e mezz’ora con una donzella sono almeno 140 CHF…
      il Ticino è più popolare, non c’é tassa di ingresso nei locali (o al limite 10-15 CHF) e 100 CHF è/sarebbe la norma….vi è il rovescio della medaglia; nel Ticino è raro trovare strafighe, dicono
      sarebbe interessante applicare il metodo marxiano all’escorting 😀
      e, verosimilmente, si troverà che chi più ha (palanche) più ottiene 😀
      che è poi l’essenza del capitalismo 😀
      mi direte che forse non era necessario scomodare Marx per arrivarci…e non posso darvi torto 😀

  26. Moi says:

    @ MIGUEL

    Ragazza AfroAmericana Obesa ( … quindi che potrebbe fare incetta di punti-vittima su ben tre fronti : Sexism, Racism & Body Shaming !) … si cimenta invece in un Rap di TERF Pride in cui “dissa” le MtoF Trans :

    https://www.youtube.com/watch?v=jcMnyCB1vfI

    Rap, per nulla originale, quanto a estetica come a musica … masembra che il Rap sia l’ unico genere musicale socialmenteaccettabile per gli Americani in Generale e AfroAmercani in particolare , e il Resto del Mondo ne risente !

    • PinoMamet says:

      è vero, sono almeno 20 anni se non 30 che in ogni canzone normo-pop devono sbatterci almeno un pezzettino di rap, di cui si potrebbe fare a meno benissimo (tu stai lì, in macchina, con la radio che manda l’innocua canzoncina, e dici “toh, non fa neanche schifo del tutto”, quand’ecco, cambia il ritmo e comincia il pezzo rap obbligatorio…) e che ha un testo che c’entra pochissimo col resto
      (di solito è così: primo verso vagamente legato al tema della canzone, poi cominciano le parole scelte a caso solo perché rimano).

      In Italia la tendenza è diversa, ed è quella dei testi senza senso del tutto e con le frasi lasciate in sospeso scritte da autori (credo sia un’autrice, specialmente) svogliati.

      • Moi says:

        lo fanno specialmente per trasmetterel’idea di un brano “impegnato” … come se la cantilena fosse un surrogato di testi e musiche , difatti qusi sempre lo è !

        Ad esempio, vidi un docufilm molto interessante su Leone Jacovacci (di cui molto abbiam già detto), a mio avviso rovinato da un finale rappeggiante ! … Per attualizzarlo ? … A parte che oggidì non esiste solo il rap , allora il docufilm stesso a ch’ è servito ?! 😉

        • Z. says:

          In realtà, qualche anno fa ho avuto l’impressione che per i ragazzi esistesse solo il rap o quasi…

          • Moi says:

            … o il trap, che dimostra ancoraunavolta che al peggioNON c’è limite !

          • PinoMamet says:

            In una classe di un paio d’anni fa, una professoressa fece ascoltare un paio di canzoni di De Andrè.
            Folgorazione collettiva! Scoprirono che i testi di una canzone possono essere migliori di quelli del trap (non sono uno dei fanatici di De Andrè, grande poeta ecc. ecc., ma insomma, rispetto al trap è un altro pianeta..)

            Io quando ho dieci minuti faccio sempre ascoltare un po’ di rock assortito o di musica classica.
            A qualcosa il digitale serve! In classe, beninteso.

          • Roberto says:

            Stessa cosa con mia figlia

            Appena sente una canzone di merda le faccio ascoltare qualcosa di bello

            La prima volta che ha sentito wish you were here si è commossa

            • Moi says:

              .. c’è Speranza per l’ Umanità ! 😉

            • Francesco says:

              beato te, mio figlio si fodera le orecchie pur di non ascoltare altro che la peggio roba, che si è scelto perchè così orrenda che non riesco a non farglielo capire

  27. Moi says:

    Fin troppo facile sarebbe ribatterle che equivale a una canzone di Johnny Rebel contro i Pi-Ou-Sssì come lei :

    https://www.vidlii.com/watch?v=VQfMDJVOwdg

    Johnny Rebel

    If I Could Be A Nigger For A Day

    • Moi says:

      Riferito alla Black TERF Overweight “rappin’ & dissin'” di cui sopra …

      • Moi says:

        che io sappia, il verbo “to diss” è un neologismo derivato da “dis-respect” … insomma : le popolarissime “Gare d’Insulti” fra Rappers !

  28. Moi says:

    Insomma … primo Primo 😉 Maggio senza Concertoni ?!

  29. Moi says:

    Ultimo Fronte Umano in Italia del Covid19 :

    https://quifinanza.it/editoriali/video/fase-2-scontro-regioni-governo-riaperture-rischi-dpcm-coronavirus/377159/

    Regioni VS Conte … per Lunedì avremo il Verdetto ?1

  30. Moi says:

    PICCOLI ESERCENTI IN RIVOLTA :

    Parrucchiere AutoIncatenato : Appello a Conte !

    https://www.youtube.com/watch?v=rJ_IR2vuAlQ

  31. Moi says:

    Penultimatum [sic !] di Renzi a Conte: “Sul crinale populista non staremo al suo fianco” La replica del premier: “Nessun ultimatum da Renzi”

    https://www.huffingtonpost.it/entry/penultimatum-di-renzi-a-conte-sul-crinale-populista-non-staremo-al-suo-fianco_it_5eaacd2ac5b6efb0d33cec0e

    “Se lei sceglierà la strada del populismo, non staremo al suo fianco. Se lei sceglierà la strada della politica la aspetteremo là”

    —————————————————-

    E dopo Amintore Fanfani, anche Mino Martinazzoli _ … Gemellato con Seneca ! _ diventa un Padre della Patria ! (O “Genitore Uno della Genitriceùnia” 😉 …)

  32. Moi says:

    … al dilà del richiamo di Renzi all’ Omonimo (praticamente) Coetaneo (Doppio Slalom, Ruota della Fortuna, il Pranzo è Servito) Cattivo , qual Autore Greco è citato in quale opera da Conte ?

  33. Moi says:

    Ah … eccoci ,me l’ ero perso :

    https://www.ilvaloreitaliano.it/conte-alla-camera-da-lezione-di-filosofia-greca-bisogna-distinguere-tra-doxa-ed-episteme/

    Conte alla Camera dà lezione di filosofia greca: “Bisogna distinguere tra doxa ed epistème”

    ——————————-

    Giuseppe Conte e la filosofia, cosa significano doxa ed epistème
    Il presidente del Consiglio ha utilizzato due parole prese in prestito dal glossario filosofico. Un terzo (!) termine è però passato inosservato

    https://notizie.virgilio.it/conte-filosofia-doxa-episteme-imperativo-categorico-kant-platone-aristotele-severino-1385324

    • Z. says:

      Non credo che sia passata inosservata. Probabilmente è stata avvertita come ciò che era: una locuzione d’uso tutto sommato non troppo raro, non una citazione dotta.

      • Moi says:

        Forse avrebbe dovuto dire in Tedesco “Kategorischer Imperativ” … MA , a causa dell’ idioma, l’ avrebbero scambiato per Nazista !

        😉

  34. Moi says:

    Coronavirus: parroco celebra funerale, carabinieri in chiesa

    https://www.ansa.it/lombardia/notizie/2020/04/19/coronavirus-parroco-celebra-funerale-carabinieri-in-chiesa_14325350-c175-4bee-b84a-4dac81a5894b.html

    Coronavirus il prete bloccato dai carabinieri invita a un «digiuno riparatore»
    L’intera comunità invitata ad astenersi dal cibo per un giorno e a donarlo alla parrocchia. Per la sua «disobbedienza» il sacerdote segnalato all’autorità giudiziaria

    https://www.corriere.it/cronache/20_aprile_28/coronavirus-prete-bloccato-carabinieri-invita-un-digiuno-riparatore-2c0862ac-8933-11ea-8073-abbb9eae2ee6.shtml

  35. Moi says:

    E dopo (!) Bello Figo Gu, anche Checco Zalone dedica a una canzone alla Fàiga Starvéscion da Corona Virus …

    https://www.youtube.com/watch?v=Mbf1aoJhHts

    Checco Zalone – L’ Immunità di Gregge

  36. Moi says:

    Quanto al lemma “Toy Boy” (citato nel brano di Zalone) …la prima attestazione mi risulta risalire al 1987 :

    https://en.wikipedia.org/wiki/Toy_Boy

    https://www.youtube.com/watch?v=be7rBgc-OEE

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