Il marmo e i monti

Rubo un altro post da Trescogli, contadino tra le nostre Alpi Apuane, che in questi giorni noi tutti invidiamo.

Se non altro, perché ogni sera dà da mangiare a una piccola volpe dagli occhi a faretto:

Trescogli l’ho scoperto su Twitter, dove tutto è molto frammentato, ma saggiamente lui riporta i suoi scritti su un blog, Memorie Paesane, che è la Toscana.

Una regione che il commentatore Peucezio ha descritto perfettamente:

“La Toscana comunque è sempre un mondo a sé: è talmente rappresentativa dell’Italia da essere, per paradosso, poco italiana. Lo stesso spirito ribelle e creativo che ha prodotto le meraviglie del passato, fa sì che oggi siano gli unici italiani ribelli a tutte le pastoie, le mediocrità, le forme di servilismo, gli atteggiamenti corrivi, manierati, un po’ fasulli tipici degli italiani.”

Le Alpi Apuane sono tra i luoghi più belli del mondo, ma vengono devastati ogni giorno per addobbare le ville di imbecilli sauditi o newyorkesi che vogliono il marmo di Carrara nei loro cessi.

E’ una cosa che mi sconvolge fino al pianto, ma non è così semplice.

E nessuno come Trescogli è in grado di raccontarcene il senso e l’ambiguità, perché su quei sassi ci hanno vissuto tante persone vere. E adesso lasciamo parlare lui…

Da stelle a stelle

Fu Michelangelo Buonarroti ad aprire la prima cava nell’Altissimo per prendere il marmo per decorare la facciata della chiesa di San Lorenzo.

Ma dopo alcuni anni di lavoro Leone X lo sollevò dall’incarico di decorare la facciata di San Lorenzo. I lavori vennero interrotti e la chiesa è rimasta ancora oggi senza facciata.

Perchè lo mandarono sul versante versiliese? Perchè i Medici volevano penalizzare Carrara dove non avevano giurisdizione.

Nonostante le leggende Michelangelo pur avendo trovato il marmo statuario nella cava da lui aperta che si chiama ancora Vincarella non ha mai scolpito una scultura con il marmo dell’Altissimo.

Quella cava fu abbandonata per secoli poi nei primi dell’ottocento Jean Baptiste Henraux, un belga giunto in Italia come ufficiale delle truppe napoleoniche, aveva ricoperto incarichi a Carrara inerenti alla confisca dei marmi come il pagamento dei tributi imposti dai conquistatori. La caduta di Napoleone non mutò il suo destino.

Henraux si stabilì a Seravezza nel 1821 e si deve a lui la ripresa dell’estrazione marmifera nell’Altissimo e nelle Cervaiole. La ditta che porta il suo nome è attiva ancora oggi.

Mio nonno quando era tornato a casa dal fronte della Grande Guerra dopo qualche mese aveva ripreso il lavoro sulle cave dove aveva iniziato a lavorare quando aveva 9 anni.

Da quelle cave, il bacino dell’Altissimo e delle Cervaiole, estraevano il marmo che abbelliva chiese e palazzi in Italia e all’estero. E forse veniva anche usato per qualche lapide o monumento in ricordo dei caduti di quella guerra che aveva combattuto anche lui.

Ha lavorato su quei monti e quelle cave per 54 anni, ininterrottamente. La mattina si alzavano verso le 5, accudivano gli animali, e con un piccolo zaino in spalla in cui c’era un pò di polenta, un pezzo di formaggio, qualche castagna bollita, salivano verso il monte.

Un’ora e mezzo di cammino la mattina e la sera per tornare a casa dopo una giornata in cava, sotto il sole d’estate che rifletteva il candore del marmo o sferzati dal vento e dalla neve nei mesi d’inverno . Da stelle a stelle.

A turno qualcuno rimaneva a fare la notte per non fermare il lavoro. Era come in trincea, fango, pioggia, neve, sole cocente. E anche lì si moriva sul lavoro, come oggi.

E quando dai paesi sentivano, in alto, sul monte il suono della buccina sapevano che la morte aveva colpito uno di quelle piccole comunità.

E le donne salivano verso il monte sperando che non fosse toccato a uno dei loro cari mentre gli uomini scendevano lenti con il morto su una barella improvvisata.

Mio nonno, per sua fortuna, non ha mai avuto incidenti sul lavoro. Portava sempre con se un’immaginetta della Madonna di Montenero a cui lui e mia nonna erano devoti.

Quando che quando hanno fatto 50 anni di matrimonio siamo andati tutti insieme, loro due, i figli, nipoti e pronipoti a Montenero a festeggiare e ci portarono due cuori d’argento come ex voto.

Una volta, fino alla fine degli anni settanta, il taglio del marmo avveniva con il filo elicoidale di circa 5 millimetri di diametro ottenuto grazie all’intreccio di 3 fili di acciaio avvolti ad elica.

Dove lavorava mio nonno, e poi mio padre, c’era una cabina dove erano collocati i motori che permetteva al filo di girare.

Venivano posizionati dei rinvii lungo il percorso che faceva il filo , con delle ruote di ferro cave sul bordo dove all’interno scorreva il filo. Poi il filo arrivava nel punto del taglio del monte.

Il taglio avveniva in verticale o orizzontale e i tagli variavano di lunghezza a volte una ventina di metri a volte anche cinquanta.

Dipendeva da come si presentava il monte e dai vari ostacoli. se necessario, dopo avere individuato la vena del marmo, si procedeva a minare, e avendo fatto dei buchi nel monte, con polvere nera o candelotti di dinamite.

Le chiamavano “varate” nel senso che era come il varo di una nave. e prima di girare la chiavetta del detonatore o accendere la miccia sul monte e nellla valle risuonava il richiamo a mettersi al sicuro: “Alla minaaa!! Alla minaaaa!”.

Le mine scoppiavano con un boato e tra la polvere i pezzi di sasso e di marmo rotolavano nei ravaneti. Li recuperavano alcune ditte che le vendevano come riempimento stradale o per fare ghiaino da giardino.

Poi intervenivano i “tecchiaioli” che legati in vita da una robusta corda, ben legata in alto e armati di un corto palo di ferro con un anello, legato anch’esso alla cintura per non perderlo ripulivano il fronte di cava per impedire che qualche sasso smosso cadesse addosso ai cavatori durante il lavoro di taglio.

Li ho visti all’opera, appesi nel vuoto, dandosi spinte con i piedi nelle pareti dondolando da una parte all’altra e smuovendo i sassi pericolosi.

Era un balletto nel silenzio del monte interrotto solo dall’eco dei sassi che rotolavano a valle.

Nello stesso modo una ruspa puliva il più possibile il piazzale dal mucchi di detriti della mina.

Però la ruspa era già modernità, pensate a quando tutto questo avveniva solo con la forza delle braccia…

Per tagliare il marmo il filo funzionava per abrasione. All’entrata, nel senso della corsa del filo, era posizionata una gomma che portava una miscela di acqua e sabbia silicea.

Il filo entrava e per la forma dei tre fili a elica si portava dietro la miscela di acqua e sabbia e la velocità produceva il taglio.

Sul punto più alto delle cave era posizionato un silos dove veniva miscelata l’acqua e la sabbia, portata dai camion dal Lago di Massaciuccoli.

Al fondo del silos c’erano una serie di rubinetti da cui partiva una gomma ognuno dei quali era numerato per identificare qual era il taglio e in quale cava.

La lunghezza del filo variava dai 2 ai 3 km perchè così il filo aveva il tempo di raffreddarsi. e non rischiare di spezzarsi per il calore dovuto all’abrasione
Il filo era montato all’entrata e all’uscita su dei montanti con la ruota sulla quale scorreva e una manovella con una vite senza fine che permetteva di abbassare il taglio del filo.

Ma si diveva prestare attenzione massima perchè se il filo veniva abbassato in maniera difforme tra l’entrata e l’uscita rischiava di formare un arco e, per la tensione, strapparsi.

E questo voleva dire recuperare il filo, andando nel bosco e nei punti dove erano i rinvii, trovare il punto in cui si era rotto e se era il caso ripararlo aprendo i tre fili da un capo all’altro e riavvolgendoli limando con un triangolo. Poi rimetterlo in tensione e ripartire con il taglio.

Fino agli anni 50 il tempo perso a recuperare e riaggiustare il filo non veniva pagato perchè il direttore delle cave ( sempre in giacca e cravatta) riteneva che quello era un danno alla ditta e era dovuto a negligenza così la paga già misera diventata ancora più misera. Poi dopo alcuni scioperi i cavatori riuscirono a avere le 8 ore pagate per intero.

Quando il taglio orizzontale e verticale era finito si toglieva il filo e venivano infilati dei cunei di legno nella fessura superiore. Poi venivano bagnati con l’acqua e battuti cn una mazza di ferro e si continuava così, cunei acqua e martello.

Il legno si allargava con l’acqua e mano a mano la grande fetta di marmo iniziava a cadere in avanti.
Sul davanti era stato preparato un letto di terra e scagli di marmo per attutire il più possibile la caduta e far si che il marmo non si spezzasse troppo.

Caduta la fetta si procedeva a ridurla in blocchi sempre con il filo, o con trancie ( dei grandi martelli pneumatici in serie di 4/5 con punte lunghe e diamantate). Poi venivano caricati su camion appositi e portati a valle dove c’erano le segherie che gli avrebbero trasformati in lastre per pavimenti, rivestimenti ecc.

Una volta i blocchi prima dell’avvento di camion e strade carrabili per le cave erano fatti scendere a valle attraverso le “vie di lizza”.

Dalla cava partiva una specie di largo sentiero tutto coperto da sassi e scagli di marmo. Scendeva fino al punto dove i blocchi sarebbero stati caricati su dei carri trainati da buoi. Ma il percorso era pericolosissimo, costeggiava i fianchi del monte e i precipizi.

Non erano blocchi grandissimi e prima di essere pronti per la lizza venivano riquadrati a colpi di mazzetta e subbia dai cavatori per comodità di carico. Ma della lizza vi racconterò un’altra volta.

Lavorare il marmo era diventato il mestiere principale in paese subito dopo la seconda guerra mondiale. l’80% degli uomini del paese lavorava alle cave il resto erano pesone anziane o chi continuava a fare il carbone.

Era un mestiere durissimo, che aveva il rispetto della montagna perchè conoscevano la sua bellezza ma anche la sua pericolosità. La produzione era contenuta per ragioni di lentezza del lavoro che aveva tempi non rapidi.

Poi è arrivata la rivoluzione dei tagli com macchine sempre più potenti, delle specie di grandi motoseghe, con il filo diamantato.

E le montagne sono state violentate, depredate in nome del profitto modificando panorami e modi di lavoro. Gli incidenti mortali sono aumentati con il cambiamento e il lavoro del cavatore è anche oggi pericoloso.
Da stelle a stelle: sui muri, di pietra come le Apuane, delle case, rimbalzavano gli echi dei nomi degli uomini delle cave che si rincorrevano di porta in porta: «o Domé, o Pié, o Francé», prima che l’ultima stella scomparisse nella prima luce del giorno…

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75 Responses to Il marmo e i monti

  1. Mirkhond says:

    A quando risale l’inizio dell’estrazione del marmo dalle Alpi Apuane?

  2. Mirkhond says:

    “La Toscana comunque è sempre un mondo a sé: è talmente rappresentativa dell’Italia da essere, per paradosso, poco italiana.”

    Mi chiedo se questo paradosso sia dovuto al fondo etnico etrusco, diverso da quello degli Italici….

    • Peucezio says:

      Forse a qualcosa di ancora più antico, di cui anche la civiltà etrusca è un prodotto.
      Forse si tratta di una particolare combinazione di Liguri e Indoeuropei (è possibile che gli Etruschi, di origine anatolica – almeno lo è la lingua – si siano innestati su un fondo umbro, quindi italico).

      • Mirkhond says:

        Ma l’Etrusco non è una lingua non indoeuropea?

        • habsburgicus says:

          Forni la ritiene indoeuropea sui generis, altri parlano di pre-IE
          a dirla tutto, credo che nessuno ne sappia nulla 😀
          una cosa è certa..l’etrusco non é IE “comune”, quello di Bopp per intenderci, ovverossia non è indoeuropeo come lo è il litiano, il cornico e anticamente il messapico ecc
          se poi vogliamo introdurre l’idea di una macro-famiglia IE che, in qualche modo, possa comprendere anche l’etrusco, facciamolo
          ma sarebbe altro, ormai

          • Peucezio says:

            Vabbè, ma nessuno studioso serio la classifica fra le lingue indoeuropee. Poi si può speculare finché si vuole…

        • Peucezio says:

          Mirkhond,
          appunto.

      • Mirkhond says:

        Mommsen riporta una tradizione storica romana in cui si afferma che gli Etruschi avrebbero tolto agli Umbri 300 città (tra cui forse, Perugia).
        Per città, se c’è un fondo di verità in questa tradizione, dobbiamo ovviamente intendere dei villaggi….

    • PinoMamet says:

      Ho sempre avuto l’impressione che l’Italia più “vera”, più tipicamente… italica, fosse l’Umbria, le Marche, Abbruzzi e Molise, il Lazio.

      Le altre regioni, a Nord, a Sud e… in Toscana hanno ognuna caratteri suoi propri, sostrati, sovrastrati, chissà.

      Poi vabbè, si torna dall’estero, si dà un’occhiata fuori dal finestrino del treno, e si capisce immediatamente quando si è arrivati in Italia, non ci si sbaglia…
      si tratta solo di sfumature.

      • Mirkhond says:

        A nord e a sud del Po cogli delle differenze profonde nella mentalità della gente?

        • Mirkhond says:

          In riferimento alle aree transpadane e cispadane, intendo.

        • PinoMamet says:

          Sì, abbastanza.

          Direi che Piacenza (almeno nella percezione di un cispadano) rappresenta il grande punto di svolta o anello di congiunzione.

          In genere, direi che ai transpadani manca la percentuale di “mediterroneità” 😉 piccola o grande che sia, che salva i cispadani, che gli dà un tono più scanzonato e una maggiore aderenza alla cultura popolare pan-italica.

        • PinoMamet says:

          Tieni presente che io sono cresciuto vedendo in TV i film in bianco e nero (ma anche a colori, dai) di Totò, Fabrizi, Alberto Sordi ecc.

          Se lo dici a nord del Po sembra una bestemmia.

          • Francesco says:

            anche Sordi? lui mi pare molto “italiano” in senso ecumenico, mentre in effetti Totò e Fabrizi mi danno delle macchiette regionali

            e anche molto meno bravi, che i film di Sordi hanno uno spessore notevole

          • habsburgicus says:

            @Pino
            anche a me piacevano tantissimo, in ordine, Totò (n° 1), Sordi (diverso ma sempre godibilissimo) e Fsbrizi..ma anche Nino Taranto (se in coppia con Totò), più Franchi e Ingrassia…li preferivo tutti al mio conterraneo Macario (che pure va rivalutato..e aveva buon gusto in fatto di donne, il che è sempre un punto a favore)
            ma io, tecnicamente, sarei a sud del Po 😀 😀
            in quanto vivo a sud di Torino 😀

            • habsburgicus says:

              e piacciono tuttora

            • PinoMamet says:

              I piemontesi per me sono un mistero…

              quando parlo dei transpadani, in effetti ho in mente soprattutto i lombardi, in particolare certi burini studenti bresciani, moantovani ecc.

              Comunque- e rispondo a Francesco di sopra- alcuni film di Totò sono notevolissimi e non macchiettistici:
              I tartassati, Guardie e Ladri, La banda degli onesti…
              ma me ne piacciono anche molti altri (ne ha fatti decine…)

              • habsburgicus says:

                I tartassati, non a caso con Fabrizi, è un capolavoro

              • Francesco says:

                sì hai ragione, alcune cose di Totò sono molto belle ma in genere non ha fatto film all’altezza di Sordi

                per me “Finchè c’è guerra c’è speranza” è un capolavoro assoluto

              • Mauricius Tarvisii says:

                Totò ha recitato anche per Pasolini…

            • PinoMamet says:

              Franchi e Ingrassia hanno fatto molte vere schifezze, ma erano salvati da una chimica inimitabile tra i due e dagli ottimi tempi comici (come anche Banfi), e con registi bravi hanno dimostrato di essere due veri artisti.

              Mi ricordo una loro intervista insieme a Troisi, reduce credo dal primo grosso successo, in cui rispondeva a un giornalista che gli parlava della sua fortuna;
              Ingrassia, che fino a quel momento era stato zitto, prese la parola dicendo “la fortuna non c’entra niente, quando si alza il sipario la fortuna non esiste…”

              • Roberto says:

                Franchi e ingrassai non mi sono mai piaciuti, poi li ho visti in un episodio di Kaos dei fratelli traviani (la giara) e li ho adorati

                Bravissimi anche nel gatto e la volpe in Pinocchio

  3. Mirkhond says:

    “Mio nonno, per sua fortuna, non ha mai avuto incidenti sul lavoro. Portava sempre con se un’immaginetta della Madonna di Montenero a cui lui e mia nonna erano devoti.

    Quando che quando hanno fatto 50 anni di matrimonio siamo andati tutti insieme, loro due, i figli, nipoti e pronipoti a Montenero a festeggiare e ci portarono due cuori d’argento come ex voto.”

    Non tutti i Toscani erano mangiapreti. Interessante!

    • Per Mirkhond

      “Non tutti i Toscani erano mangiapreti. Interessante!!”

      E la Madonna mica è un prete!

      • Mirkhond says:

        Volevo dire che non erano tutti anticattolici! 🙂

        • Francesco says:

          ma gli italiani sono anti-preti, mica anti-cattolici

          😀

        • Simone B. says:

          Certo che non erano tutti anticattolici.

          Erano frequentissimi i comunisti che andavano regolarmente in chiesa, pregavano e credevano in Dio.

          Erano comunisti per contrapporsi al padrone e, se il padrone era il prete, va da se che a quel punto l’anticlericalismo era totale.

          • habsburgicus says:

            questo in Emilia (Peppone !)….
            vale anche per la Toscana* ?

            *domanda ingenua
            che il popolo fosse in origine [leggasi dal Settecento avanzato/primo Ottocento] contro la Chiesa in odio ai padroni ci sta..è così che iniziò l’anticlericalismo in Andalucia e nella Spagna del sud
            però i padroni, almeno in Toscana, erano (e sono) massoni tutti, da metà/fine Settecento
            i massoni odiano la Chiesa..che, un tempo, ricambiava più o meno cordialmente
            “qui nomen dederit sectae acatholicae vel masonicae, in eum anathema !”, Codex Juris Canonici MCMXVII
            dunque il popolo, odiando la Chiesa, veniva a dar proprie le posizioni dei massoni, cioè dei padroni che pure diceva di odiare tanto 😀
            non è ironico ?

            • habsburgicus says:

              ovviamente questa tesi-antitesi si potrebbe risolvere hegelianamente con una sintesi…veteromarxista 😀
              del tipo,
              “massoni e preti fan finta de letihare , ma son d’ahhordo per frehare il popolo
              solo il glorioso Partito Homunista, unico Partito che si è opposto al fasismo, potrà liberare le masse toshane, sotto la bandiera eroiha e invitta di Marx-Engels-Lenin-Stalin e la direzione della patria di tutti gli sfruttati, l’Unione Sovietiha, Guida dell’Umanità Progressista e alla testa della lotta per la pace contro l’Ameriha guerrafondaia e i suoi manutengoli demohristi !”
              poi una va a vedere e trova che il sindaco PCI di Pistoia, tal Gelli (nomen omen !) morto verso il 1959 ebbe funerali massonici
              e siam sempre l’ 😀

              • Per Habs

                ““massoni e preti fan finta de letihare , ma son d’ahhordo per frehare il popolo”

                La “c” intervocalica si spirantizza, ma mica quella doppia! 🙂

                Comunque nei fatti, preti e massoni andavano d’amore e d’accordo. Non è che il parroco si mette a litigare con il proprio cugino, nonché con chi gli affitta la canonica, per queste quisquilie.

                La Toscana, a un certo livello, poi, è molto clericale. Non tanto in senso bigotto, quanto nel senso di proprietà ecclesiastiche, di legami con l’aristocrazia.

            • Per Habs

              “però i padroni, almeno in Toscana, erano (e sono) massoni tutti, da metà/fine Settecento
              i massoni odiano la Chiesa..”

              Non lo so, bisognerebbe vedere famiglia per famiglia. E ricordando che poi le famiglie si sposano tra di loro.

  4. Mirkhond says:

    “poi nei primi dell’ottocento Jean Baptiste Henraux, un belga giunto in Italia come ufficiale delle truppe napoleoniche, aveva ricoperto incarichi a Carrara inerenti alla confisca dei marmi come il pagamento dei tributi imposti dai conquistatori. La caduta di Napoleone non mutò il suo destino.

    Henraux si stabilì a Seravezza nel 1821 e si deve a lui la ripresa dell’estrazione marmifera nell’Altissimo e nelle Cervaiole. ”

    Habsburgicus 🙂 specificherebbe che si trattava di un vallone, in quanto il Belgio nasce nel 1830-1831. 🙂

  5. habsburgicus says:

    l’effimero Stato anti-asburgico del 1790 già si chiamava Belgio, però 😀

  6. Mirkhond says:

    Non lo sapevo.

    • habsburgicus says:

      “Stati Uniti del Belgio”, esistito dal 2/1/1790 al novembre 1790, di van der Noot
      i suoi dirigenti erano quasi tutti “destri”, che più tardi saranno esiliati (e, se presi, ghigliottinati) dai giacobini francesi
      attaccavano Giuseppe II da destra..poi c’era anche qualche “sinistro”

  7. Mirkhond says:

    Lottavano contro la politica accentratrice di Giuseppe II?

  8. Mirkhond says:

    Perché al Congresso di Vienna, l’Austria non riottenne i Paesi Bassi cattolici che andarono invece alla calvinista Olanda (fino appunto alla rivoluzione del 1830-1831)?

    • habsburgicus says:

      penso che
      1.l’Inghilterra non volesse
      2.agli Asburgo, e specialmente a Metternich, non poteva interessare meno 😀 già per tutto il Settecento (Kaunitz !) Vienna aveva cercato di cedere i Paesi Bassi in cambio della Baviera e ciò fallì dopo la morte dell’elettore di Baviera (30/12/1777), mi pare Karl Theodor, solo per l’intervento del Re di Prussia Friedrich II…e poi di Caterina II che alla pace di Teschen (13/5/1779), oggi Cieszyn alla frontiera CZ/PL teatro di una crisetta ceco-polacca subito dopo Monaco nel 1938, oltre a ritagliarsi per la Russia un posto di paese-garante dei trattati di Vestfalia (24/10/1648) pose il suo VETO

      • habsburgicus says:

        è la famosa Bayerischer Erbfolgekrieg, guerra di successione bavarese
        allora si estinsero i Wittelsbach bavaresi e il trono passò ai Wittelsbach platini..che ripresero nome Baviera 😀

        • habsburgicus says:

          vi erano allora, come tutti sanno, 9 Elettorati
          i tre Arcivescovi renani (Colonia C, Treviri C e Magonza C)
          il Re di Boemia cioé l’Asburgo C
          l’Elettore di Sassonia (C ad personam)
          l’Elettore di Brandeburgo, che era Re in Prussia (fuori dall’Impero) P
          l’elettore di Hannover che faceva di mestiere il Re di Grsn Bretagna P
          l’elettore Palatino C
          l’elettore di Baviera, dal 1648 C
          cioé 7 C, 2 P
          dal 1779 l’Elettore palatino divenne Elettore di Baviera e i C scesero a 6 vs 2 P
          poi il trono palatino/bavarese (insisto, stavano ormai a Monaco ma erano quelli palatini cioé ex-protestanti mentre quelli bavaresi non furono mai eretici) passò nel 1799 al massonissimo Max IV Josef (del ramo dei “Due Ponti”), che diede il potere al fratello Montgelas (illuminato)
          e finisce un’epoca
          Montgelas sopprese il Cattolicesimo in Baviera..rappresenta una svolta..è il Pombal dell’Isar..
          c’é un prima (Baviera cattolica) e un dopo Montgelas
          l

      • Mirkhond says:

        Posso capire la Prussia, ma perché Caterina II pose il veto all’annessione asburgica della Baviera?

        • habsburgicus says:

          l’Austria si sarebbe rafforzata troppo
          e Caterina II voleva mantenere l’amicizia prussiana (Panin !)..poi cambiò idea (il mitico Potemkin era anti-prussiano)

      • habsburgicus says:

        gli altri due garanti erano Francia (C) e Svezia (P)
        ora si aggiunse la Russia (O)
        così i tedeschi, cattolico o no, ebbero il raro privilegio di farselo mettere nel di dietro da tutti, per par condicio 😀 😀 😀
        Bismarck doveva ancora venire !
        e verrà a suo tempo, anche per gli abusi secolari dei “garanti” ecc.

  9. Mirkhond says:

    Sì ma la Russia cos’aveva da temere da una compagine asburgica allargata alla Baviera?

    • habsburgicus says:

      penso che lo fece perché nel 1779 San Pietroburgo voleva l’amicizia di Berlino..dunque non una mossa contro Vienna (anche se nei fatti lo fu), quanto pro Berlino (che aveva i suoi motivi per aborrire lo schema bavarese !)
      anche Londra, tempo, avrà mestato nel torbido

  10. Francesco says:

    >>> Gli incidenti mortali sono aumentati con il cambiamento e il lavoro del cavatore è anche oggi pericoloso.

    di tutto il racconto, questo è quello che mi convince di meno.

    poi viene l’idea che prima cavar marmo fosse un nulla, adesso è una violenza alla montagna … mica stiamo parlando di pesca! lì sì il progresso tecnico ha portato a conseguenze generali gravissime

    • Simone B. says:

      Beh, fare il cavatore è in assoluto il lavoro più pericolo in Toscana e la maggior parte dei morti sul lavoro sono cavatori anche se negli ultimi anni il loro numero è diminuito.

      Prima della meccanizzazione la devastazione sulle Apuane era poca cosa. Basta fare un giro non dico a Colonnata ma solo a Marina di Carrara per vedere in che stato sono le montagne.

      • Francesco says:

        vuoi dirmi che in 200o anni non si era riusciti a sbucaltare per bene le montagne? che lavativi

        😀

        PS si scherza, eh

  11. Mauricius Tarvisii says:

    Ho visto che la monetazione bizantina ha continuato ad utilizzare il latino, almeno per i solidi, ben oltre Eraclio, ma alla fine dell’VIII secolo la transizione al greco era compiuta.
    Chi ne sa di più? Quando si è passati definitivamente dal latino al greco?

  12. Mirkhond says:

    Ti riferisci a monete coniate a Costantinopoli oppure nei territori latini ancora in mano imperiale (Esarcato, Pentapoli, Ducato Romano, ducati campani, Venezia, Istria e città dalmate)?

  13. Mirkhond says:

    Questo dimostra il tenace attaccamento all’identità romana, anche quando il Latino non era più da un pezzo la lingua ufficiale della Romània bizantina.

    • PinoMamet says:

      Mi chiedo, alla luce di quanto ci dice Habs, se esiste la possibilità che l’attaccamento all’uso del latino, perlomeno nella monetazione, fosse anche una risposta ai tentativi “Franchi” di accreditarsi come eredi dell’Impero romano…

  14. Mirkhond says:

    Non è da escludere, se di fronte al sorgere della potenza franca e del suo dichiarsi erede di Roma dopo l’incoronazione imperiale di Carlo Magno nel 799 o 800 d.C. a sacro romano imperatore, le fonti scritte romano-bizantine effettivamente risaltano continuamente la continuità romana della Pars Orientis.
    Ne seguì una lunga guerra che si concluse col riconoscimento romano-orientale di Carlomagno sì come imperatore, ma dei Franchi (812 d.C.) per sottolineare come l’unico impero romano fosse quello di Costantinopoli, la Nuova Roma.
    Del resto la polemica sarebbe ripresa dopo la restaurazione dell’autorità imperiale del Sacro Romano Impero con gli Ottoni (919 – 1024 d.C., dal 962 imperatori), e poi ancora nel XII secolo davanti a Federico I Barbarossa (1152-1190) che in tono sprezzante defininì l’imperatore romano Manuele I Comneno (1143-1180) “re dei Greci”, il colmo della bestemmia per i Romei cristiani ortodossi!

  15. habsburgicus says:

    credo che si possa sostenere, così alla buona, che finché l’Impero governò una metropoli latina (Cartagine sino al 698 d.C) e buona parte dell’Italia (1° metà VIII secolo d.C), mantenne il latino..poi ci fu una sostanziale grecizzazione, con improvvisi ritorni del latino (che non era più compreso)
    dunque, come in molto altro, è verosimile siano stati gli iconoclasti il punto di svolta
    a inizio XX secolo il dotto protestante irlandese (e dunque britannico e non irlandese “vero”) J.B. Bury pose l’inizio del vero impero bizantino al 717 d.C, compilando la Cambridge Medieval History IV..e forse ci azzeccò
    la CMH adottò un sistema strano
    il periodo tardo-romano (sino al 717) venne trattato nei volumi I e II insieme a tutto io resto (erano volumi cronologici)
    il volume IV era invece una monografia tematica dedicata a Bisanzio, che portava sino alla fine..ma partiva solo dal 717
    nei ’60 la Hussey fece una nuova edizione in due volumoni di CMH IV, con un’ottima bibliografia su Georgia e Armenia !
    ora c’é entro la NCMH (mi pare sempre IV in posizione) ma, diciamolo, è inferiore a quello della Hussey che resta il non plus ultra della dottrina
    la NCMH parte dal 500 grosso modo
    ma la CAH (nuova edizione..attenxione, NON è NCAH, gli antichisti sono tradizionalisti !) che nell’edizione arcaica giungeva solo a Nicea (325 d.C) tagliando in due (!) Costantino, ora copre il tardo-antico sino al 600 d.C..il VI secolo oggi è trattato sia dalla CAH che dalla NCMH, con tagli diversi (e dalla CMH illis temporibus)

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