L’Occhio violante, Diana e Attèone

Questo è il cielo sopra l’Europa oggi, al di sopra dell’aeroplanosfera.

Ognuno di questi puntini multicolori è un satellite, che dall’alto cerca di seguire ogni mio e tuo movimento, carpire ogni segreto.

Ogni satellite segue un percorso…

provo a evidenziarne qualcuno a caso.

Solo qualche decina, su quelle che sembrano molte migliaia:

Dietro ciascuno di questi oggetti, che immagino non costino poco, c’è Qualcuno.

Qualcuno che pensa di ottenere, da ciò che vede senza essere visto, un ritorno maggiore di ciò che ha investito.

L’occhio violante.

E’ la terza volta che cito qui Ovidio.

Ovidio è un signore che duemila e passa anni fa capì praticamente tutto.

Capì perché rischiamo di scomparire dalla faccia della terra, oggi, e dove ci porta la hominum natura.

Aveva persino intuito questa storia dei satelliti:

cur non et caelum, tertia regna, petis?

Perché non conquisti come terzo regno anche il cielo?

E questa immagine degli occhi che violano il mondo, mi fa venire in mente come Ovidio racconta la storia di Atteone.

Atteone spiò Diana al bagno.

Diana, come ci racconta Catullo, è proprio colei che tutti i satelliti cercano di violare:

” signora dei monti tu fosti
e dei boschi lussureggianti
e delle balze nascoste
e dei fiumi sonori”

E Ovidio racconta:

“C’era una valle coperta di pini e sottili cipressi,
chiamata Gargafia, sacra a Diana dalle vesti succinte,
nei cui recessi in fondo al bosco si trovava un antro
incontaminato dall’uomo: la natura col suo estro
l’aveva reso simile a un’opera d’arte: con pomice viva
e tufo leggero aveva innalzato un arco naturale.”

Diana si accorse dell’Occhio Violante:

“Non avendo a presa di mano le frecce, come avrebbe voluto,
attinse l’acqua che aveva ai piedi e la gettò in faccia all’uomo,
inzuppandogli i capelli con quel diluvio di vendetta,
e a predire l’imminente sventura, aggiunse:
“Ed ora racconta d’avermi vista senza veli,
se sei in grado di farlo!“. Senza altre minacce,
sul suo capo gocciolante impose corna di cervo adulto,
gli allungò il collo, gli appuntì in cima le orecchie,
gli mutò le mani in piedi, le braccia in lunghe zampe,
e gli ammantò il corpo di un vello a chiazze.”

I cani di Attèone, proprio quelli che il padrone aveva addestrato alla caccia (e Ovidio fa un elenco meraviglioso dei loro nomi e virtù), vedono il cervo  e gli saltano addosso.

“Le prime ferite gliele infligge sul dorso Melanchete,
poi Teròdamas; Oresìtrofo gli si avvinghia a una spalla:
erano partiti in ritardo, ma tagliando per i monti
avevano abbreviata la via. Mentre essi trattengono il padrone,
il resto della muta si raduna e in corpo gli conficca i denti.
Ormai non c’è più luogo per altre ferite. E geme,
ma con voce che, se non è umana, neanche un cervo
emetterebbe, e riempie quei gioghi di lugubri lamenti:
in ginocchio, supplicando come chi prega,
volge intorno muti sguardi quasi fossero braccia.

E si dice che l’ira della bellicosa Diana non fu sazia,
finché per le innumerevoli ferite non finì la sua vita.
I pareri sono incerti: per alcuni troppo crudele
fu la dea; altri la lodano, considerandola degna
della sua verginità austera; ognuno con buone ragioni.”

Poi, certo, possiamo soltanto pregare Diana, e far finta di nulla.

 

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138 Responses to L’Occhio violante, Diana e Attèone

  1. Roberto says:

    “Carpire ogni segreto”

    🙂

  2. Francesco says:

    Ma i cellulari non sono gestiti da ripetitori posti a terra, su brutte torri sopra le case?

    temo che i satelliti abbiano altro di cui occuparsi!

    Eh questi poeti latino-messicani, gli parte il trip ispirato e i fatti sbracano allegramente.

    😀

    PS Diana non ha la mia approvazione, gioca a fare la nudista e si lamenta se un innocente passante la vede? ‘na femminista radicale è, altro che storie

  3. Kairobi says:

    a proposito..

    ASTARTE

    7/4/2020 – DARPA
    Real-time Airspace Awareness and De-confliction for Future Battles
    Advanced low-cost sensors, AI algorithms, and virtual technology to enable common operational picture.

    Current airspace planning and control is a largely manual process with static air corridors, lanes, and zones established for de-confliction that don’t allow for rapid re-tasking of air assets. DARPA’s ASTARTE program seeks a new way:

    https://www.darpa.mil/news-events/2020-04-07

    • Francesco says:

      era ora che sostituissero i controllori di volo con qualcosa di automatico, onniscente, ridondante e più sicuro!

      non pensi?

  4. Un mio amico fiorentino scrive:

    STABAT MATER
    al tempo del Covid19
    Stava la Madre nel dolore accanto
    al figlio pien di pianto,
    e con dispetto.
    Il cui corpo dal respir spezzato,
    rosso di febbre, molto ammalato,
    per il virus infetto.
    Terra madre arrabbiata
    era quella attaccata
    dal di lei generato.
    Madre terra si struggeva
    buona madre difendeva
    vedendo quel peccato.
    Stolto uom non piangerai
    se la madre tu vedrai
    in tanta distruzione?
    Chi non la sosterrà
    quando la Terra madre vedrà
    in afflizione?
    Quante colpe delle genti
    vede la Terra nei tormenti
    da quelle inflitti.
    Sente che tanti suoi nati
    cadon morti desolati
    coi lor frutti.
    Oh madre fonte di amore
    fammi provar sempre dolore
    per poter smettere.
    Quanto il corpo erra
    se trascura questa Terra
    senza piangere.
    1Buona Terra ora esprimi
    dentro me ferite imprimi:
    per farmi ricordare.
    Belle vite da te nate
    grandi p´ene hai conservate:
    per potermi trasformare.
    Verso te pianto riempimi
    alle morti sensibile rendimi,
    finché vivrò.
    Accanto ai vivi meglio è stare
    te, Terra sana, desidero guardare:
    sempre ti amerò.
    Bella femmina formosa
    non sottrarti come sposa,
    ma accoglimi.
    Davanti ai guasti procurati
    mi vergogno dei peccati
    e tu perdonami.
    Pur di piaghe apparecchiato
    dalle piante inebriato
    il succo inghiotto.
    La cara Terra offesa
    alfin si è difesa,
    ne paghiam lo scotto.
    Terra madre mi custodirà,
    oppur mi caccerà?
    E per qual motivo?
    Se il mio corpo morirà,
    esso allor risorgerà
    ancora più giulivo.

    Aprile 2020, Otto Toeni

  5. guido doria says:

    Ἡ φύσις οὐδὲν ποιεῖ ἅλματα.
    Natura non facit saltus

  6. daouda says:

    Sta storia è vecchia de 60 e te sveji mmo?

    Il fatto che tu stia continuando a scrivere che il rischio di scomparire esista in primo luogo ( sparirà chi deve , non chi non deve ) ugualmente redendolo come un processo impersonale quando è un piano ben ingegnato è un po’ rivoltante.

    Il pradosso è che dietro quell’occhio NON c’è nessuno in senso tecnico ma come al solito un algoritmo studiato appositamente come ogni dato rinvenibile da carte di credito e smanettamenti telefon-cellulari portatili.
    Non cercano individui ma la massa ed è proprio per questo che NON deve esserci nessuno lì dietro, che si perderebbe tempo ed analisi.

  7. Mirkhond says:

    Per paura di morire non viviamo più

    Più va avanti questa storia e più somiglia a un suicidio collettivo. Non giudico l’operato del nostro governo, peraltro seguito da molti altri Paesi, parlo qui, per così dire, della filosofia di vita e di quella sociale del mondo occidentale o occidentalizzato. Per il timore della morte abbiamo rinunciato a vivere.

    Questa epidemia, proprio per il modo con cui l’abbiamo affrontata, cercando di contenerla con tutti i mezzi invece di lasciarla fluire liberamente, può avere, come una molla troppo compressa, un rimbalzo quasi della stessa forza oppure, se si vuole un’altra metafora, un fiume in piena davanti al quale venga eretta un’alta diga prima o poi ne raggiunge la sommità e quindi bisogna alzare ulteriormente la diga se non si vuole che una semplice piena divenga un’ alluvione. Per questo dubitiamo molto che gli attuali divieti possano essere allentati, è più facile che vengano rinforzati. Le Autorità hanno stabilito che l’indice R0 non può fermarsi a un sinistro “1 vale 1”, cioè una persona contagiata ne contagia a sua volta solo un’altra, ma il rapporto deve scendere a 0,5 per la riapertura di negozi, bar, ristoranti e addirittura a 0 per stadi, discoteche, cinema, teatro. Per cui è molto probabile che le attuali restrizioni, magari allentate ma subito ripristinate o addirittura indurite se la curva tende di nuovo al rialzo, durino un anno e anche più. Un anno di reclusione è poco o tanto per una vita? E’ tantissimo per un anziano che ha ancora pochi spiccioli da spendere, ma anche per un ragazzo perdere un anno della propria giovinezza non è poco. Né di fronte alla compatta volontà del gregge è possibile a qualcuno, novello Capaneo, ribellarsi. Non tanto perché bar e ristoranti sono chiusi, se ne può fare anche a meno, ma perché non può invitare nessuno a cena e semmai azzardasse suonare il campanello altrui si vedrebbe guardato con terrore: “Vade retro Satana, noli me tangere”.

    In una società che rifiuta l’idea stessa della morte, dominata dal terrorismo diagnostico e scientifico, ossessionata dall’ubris del controllo, era logico che andasse a finire così. Ma noi non possiamo controllare un bel nulla, ce ne illudiamo solo, il Fato, per sua natura imprevedibile e incalcolabile, è sempre lì ad attenderci.

    Nel suo libro, Le illusioni della medicina, Bensaid, apprezzato medico francese, racconta questa storia. M.L., un uomo di quarant’anni, è un grassone, un ghiottone, gioviale ed esuberante come sono spesso le persone di questo tipo. I medici gli avevano riscontrato una ipertensione modesta ma tenace, un tasso di colesterolo abbastanza elevato. Ma M.L. non se ne era preoccupato. Finché un giorno legge sull’autorevole Le Monde (il dio stramaledica i giornali autorevoli che mai come in questa fase si sono dimostrati più che inutili perniciosi) i rischi di infarto cui andava incontro. Si allarma e si reca da Bensaid perché vuole essere curato, benché il medico cerchi di convincerlo che “i fattori di rischio che gli erano stati segnalati non erano altro che fattori di rischio, egli non era predestinato ad essere vittima di una patologia vascolare, era semplicemente un po’ più esposto a questo rischio rispetto ai suoi simili, ma solo un po’”. Ma M.L. è ormai deciso a curarsi e il medico lo accontenta. Ma Bensaid nota che l’uomo non è più lo stesso, si è incupito, è diventato triste, amaro, aggressivo, depresso. Nel giro di pochi anni M.L. verrà ucciso da un melanoma. E Bensaid si chiede: “Io non potevo saperlo, ma gli avevo avvelenato, inutilmente, quelli che dovevano essere gli ultimi anni della sua vita. Lo avevo reso infelice…per prevenire patologie del tutto ipotetiche”.

    Allo stesso modo ci stiamo comportando noi. Diciottomila deceduti per Coronavirus sono lo 0,025 sul totale di 60 milioni di italiani cioè, al momento, ciascuno di noi ha 0,025 probabilità di morire per questo morbo. Per prevenire una morte che dal punto di vista del singolo è del tutto ipotetica, e da quello della collettività ha proporzioni minime (anche se, certo, senza le limitazioni la percentuale sarebbe stata più alta, ma crediamo non di molto) abbiamo chiuso a chiave un’intera popolazione.

    Massimo Fini

    Il Fatto Quotidiano, 10 aprile 2020

    http://www.massimofini.it/articoli-recenti/1930-per-paura-di-morire-non-viviamo-piu

    • Peucezio says:

      Il fatto è che è un calcolo fallace.
      Perché in realtà i 18.000 (ormai ufficialmente 20.000 meno qualcosa) sono molti di più (tutta la gente morta in casa senza avere mai il tampone) e, quello che è peggio, sono concentrati in largissima parte in due o tre province del paese.
      Solo in Lombardia sono morte ufficialmente più di 10.000 persone su circa 10 milioni di abitanti.
      Mettiamo pure che i morti reali siano solo il doppio (ma sappiamo che molto probabilmente sono almeno intorno al quadruplo): significa il 2 per mille della popolazione lombarda, che non è poco.
      Ma, soprattutto, dobbiamo considerare che si concentra in certe fasce di età e in alcune parti della regione.
      Leggo che gli ultrasettantenni in Lombardia sono il 16,6% della popolazione, cioè un sesto della popolazione. Quindi dobbiamo moltiplicare quel 2 per mille per 6 (meno qualcosa, perché una piccola parte dei decessi riguardano gente sotto i 70) per sapere quanti ultrasettantenni (un’intera generazione) sono morti in Lombardia per Covid e scopriamo che sono quindi il 18 per 1000, cioè quasi il 2%.
      Non mi pare affatto poco: significa che in tutta la Lombardia (non, badate, nella bergamasca o nel bresciano) è morto finora un anziano su cinquanta!

      • Peucezio says:

        Ad essere ottimisti: probabilmente è uno ogni 25.
        In ogni caso quasi uno su cento, secondo i dati ufficiali, che sono una piccola parte.

    • Mauricius Tarvisii says:

      Cioè non bisogna fare campagne di prevenzione per il rischio cardiovascolare per non deprimersi? Mi sembra abbastanza un discorso del cazzo, ecco.

      • supervice says:

        Le campagne di prevenzione vanno sempre fatte, ma sono venti anni che sento parlare di aumento dell’età media, di voler vivere fino a 120 anni.
        E tutto ciò va contro le più elementari esperienze di ognuno: nella stragrande maggioranza dei casi, dopo i 40-50 anni il corpo comincia incessantemente a dare problemi, diventa difficile risolvere un qualsiasi incidente: una forte caduta si risolve in tre giorni a 30 anni, a 50 ci vogliono due mesi per tornare alla normalità (sempre più impedita e impedente).
        Sopravvivere a 80 anni è un miracolo, basta una ventata per finire i propri giorni. Pensare di essere giovani a 70 anni fa parte di questo delirio.

        • Peucezio says:

          Ma no, un sessantenne di qualche decennio fa assomigliava a un ottantenne di oggi.
          Non si è solo alzata l’età media di morte, ma anche la qualità della vita.
          Anche perché oggi tutti, anche in età avanzata, fanno un po’ di attività fisica, trattamenti, si curano, poi tantissima gente fa pilates, yoga… La stessa alimentazione è migliorata, perché si sta anche attenti, si fanno le diete, si cercano di evitare sempre di più i cibi più dannosi, c’è molta più disponibilità e varietà.
          Non parliamo dei progressi della medicina.

          Poi, certo, è chiaro che, essendoci molti più anziani, ci sono comunque molte più patologie in giro, ma da qui a dire che dopo i cinquant’anni si fa una vita di merda perché si è ridotti un rottame…
          Era vero un tempo, per quelli che ci arrivavano, anche per le condizioni di lavoro, l’alimentazione appunto, le privazioni di ogni sorta e tutto il resto, ma non certo oggi.

        • Peucezio says:

          Poi, certo, c’è anche una certa varietà individuale.

          Ho sentito di una donna di 103 anni che ha contratto il coronavirus ed è guarita. E la cosa non mi ha sorpreso.
          Avrei più paura a prenderlo a 70 o 80 anni, che a 100, perché se sono arrivato a 100, vuol dire che ho una tempra molto forte, un sistema immunitario potente: è raro che uno che supera i 95 anni muoia non di vecchiaia.

        • Z. says:

          Mmm… Secondo me la verità sta nel mezzo…

          È vero che spesso avere settant’anni oggi non è come averli nel 1970. Ma è anche vero che l’uomo non sembra fatto per vivere a oltranza, e neppure fino a 120 anni.

          Si è allungata in parte la vita e in parte la vecchiaia, insomma.

          • Moi says:

            Va be’ … è questione anche di “come” arrivare a una certa età ! … I famosi “Compagni SempreGiovani dell’ ARCI UISP !” , di una volta 🙂 !

  8. Roberto says:

    Auguri di buona Pasqua a tutti!

  9. Mauricius Tarvisii says:

    Buona Pasqua!

  10. Mirkhond says:

    Buona Pasqua!

  11. Mirkhond says:

    Qualche post fa, si parlava dei giovani di ieri e dei giovani d’oggi, questi ultimi non abituati a sacrifici e privazioni.
    Però ci sono delle eccezioni:

    https://youtu.be/NfkrTCOamBE

  12. Moi says:

    BUONA PASQUA !!!

    • Roberto says:

      Ma se io ho una seconda casa e mi sposto in macchina dalla prima alla seconda restando tappato nella seconda, in che modo diffondo il virus?

      Da noi comunque c’è la caccia al motociclista. La moda da sempre appena c’è un raggio di sole è girare in moto sulle strade un po’ tortuose in mezzo alle foreste. Io odio questa cosa, che è semplicemente un modo per far casino ed inquinare, ma detto ciò se uno si fa un giro in moto con il casco integrale, diffonde il virus?

      Boh….

      • Peucezio says:

        Roberto,
        “Ma se io ho una seconda casa e mi sposto in macchina dalla prima alla seconda restando tappato nella seconda, in che modo diffondo il virus?”

        Misteri italiani.
        Me lo sono chiesto anch’io, esattamente negli stessi termini.
        Meno male che non sono pazzo io (o non solo io!) 🙂

      • Roberto says:

        Si ho letto ora…

        Leggendo i commenti all’articolo postato da moi credo che l’unica ratio sia evitare l’invidia, oltre che un certo esercizio paternalista del potere

        • Mauricius Tarvisii says:

          Secondo me il fine è un altro: evitare che la gente si muova e quindi renda impossibili i controlli. Un conto è controllare pochi spostamenti, un conto è controllarne molti di più, tra l’altro tutti giustificabili con “vado alla casa al mare”. Sottinteso: di un mio amico, dove saremo in venti a grigliare.

          • Roberto says:

            Ok, quindi paternalismo.

            Abbiamo a che fare con una massa di gente che immagino si comporterà da imbecilli, trattiamoli come se fossero effettivamente imbecilli

            C’è una logica in questo ragionamento, diciamo che non mi piace molto

            • Mauricius Tarvisii says:

              No, c’è una massa di gente che userà un’occasione per violare una norma, per cui bisogna impedire loro di farlo.
              Tante cose sono vietate perché potrebbero permettere la violazione di norme di legge, dal porto di coltelli senza giustificato motivo al dimettersi spedendo una raccomandata al datore di lavoro.

              • Peucezio says:

                Resta il fatto che nella maggior parte degli altri paesi non ci sono divieti simili.

                Siamo sempre lì: in Italia, giustamente, si presume che se ne abusi.

                Ma quanto si deve tollerare la compressione di proprie libertà legittime per il fatto che c’è chi ne abusa?

              • Z. says:

                A Bologna, 15 anni fa, i giovinastri di ogni età solevano schiantare le bottiglie di vetro a terra.

                Di lì a poco arrivò il divieto del vetro da asporto e l’obbligo dei bicchieri di plastica.

                Come sempre, violazioni collettive comportano castighi collettivi.

            • Francesco says:

              paternalismo o realismo?

              per l’ennesima volta, la mia metà liberale cede a quella reazionaria di fronte alla evidenza della realtà

              Francesco Due Faccie

              • Z. says:

                Miseriaccia delle miseriacCIE!

              • Francesco says:

                OK, ammetto per l’ennesima volta la mia ignoranza

                ho fatto le elementari ad Alzano Lombardo e non ho mai appreso se non le basi dell’ortografia

                poi sono stato troppo pigro per rimediare

                😀

  13. Moi says:

    Covid-19, caccia ai furbetti di Pasqua e Pasquetta: in campo 70mila uomini, elicotteri e droni

    https://www.ilmessaggero.it/italia/pasqua_controlli_covid_19_coronavirus_multe_droni_elicotteri-5165151.html

    ———————————————————

    Milano, maxi posto di blocco per sventare la fuga dei furbetti per Pasqua
    In molti hanno provato a recarsi nelle seconde case, ma gli agenti hanno effettuato un capillare controllo per ogni automobile

    https://www.ilgiornale.it/news/milano/milano-carabinieri-sventano-fuga-dei-furbetti-pasqua-1853205.html

    —————————————————————

    … Ma gli Univesitari a suo tempo in fuga verso Sud da Milano ( … cagata che gente con la III Media NON avrebbe mai fatto !) … adesso dove sono ?

    1

  14. Mirkhond says:

    Pensieri in libertà

    Ieri guardando la diretta sull’ostensione della Sacra Sindone a Torino, mi ha colpito l’enorme difficoltà di monsignor Nosiglia, arcivescovo di Torino di esprimersi in Italiano.
    L’illustre prelato infatti parlava in un Italiano stentato e ricco di inflessioni dialettali settentrionali.
    Possibile che in Piemonte tra i ceti dirigenti ci sia ancora chi ha difficoltà con l’Italiano, esattamente come in epoca sabauda pre e primo postunitaria?
    Poi, leggo su wikipedia che il presule è nato presso Genova e ha vissuto per molti anni a Roma, dov’è stato anche vescovo ausiliario.
    Come si spiega dunque il suo Italiano stentato?
    Mistero, profondo mistero…….

    • Peucezio says:

      Non hai un video da sottoporci?

    • PinoMamet says:

      Beh, ho sentito decine di parlamentari delle più disparate origini geografiche in difficoltà con la lingua italiana…

      e dovrebbe essere in stragrande maggioranza persone colte, di solito laureate o con lavori da professionisti.
      Un monsignore non mi stupisce più di tanto.

      (Mi stupisce molto di più la caratteristica “dizione da prete”… dove la imparano?? c’è un corso apposta per quella dizione leziosa, scandita, un po’ cantilenante ed effemminata??)

      • Moi says:

        “dizione da prete”

        —————–

        Penso che , effettivamente , una formazione sacerdotale su come parlare in pubblico approvata e certificata dal Vaticano esista … di questa dizione “pretesca” NON è la prima volta che ne sento parlare, assieme alla “faccia” (!) da prete !

        Faccia in genere “cavallina” e imberbe, ma qui forse c’entra Fernandel , che invece ha per fortuna una dizione diversissima nel doppiaggio Italiano … cosa che sicuramente ne ha reso più simpatico il Don Camillo !

        • Moi says:

          … un monento : credo che il volto imberbe sia effettivamente obbligatorio (!) per i Preti Cattolici, al contrario degli omologhi Ortodossi !

          • Mirkhond says:

            Infatti, tranne per i sacerdoti appartenenti ad alcuni ordini religiosi, come ad esempio francescani e cappuccini.

            • Peucezio says:

              Uhm, forse prima del Concilio (in effetti i preti tradizionalisti non in comunione con Roma che conosco sono tutti imberbi, ma non ci avevo mai pensato), ma ho conosciuto tanti preti postconciliari barbuti (alcuni sono persone con cui sono o sono stato in rapporti di stretta cordialità, con cui ho anche mangiato spesso…).

          • Moi says:

            Anche i Papi , ora che ci penso, sono raffigurati e/o fotografati imberbi, almeno dai tempi di Pio IX, Ultimo Papa Re … anzi, mi sa che per vedere dei Papi Barbuti si debba retrocedere nel tempo al Rinascimento …

            … mi sa che il volto imberbe serve per richiamarsi a Roma (anche gli Antichi Romani sono quasi sempre raffigurati imberbi, contrariamentea Greci , “Barbari” e “Orientali …)
            … boh, senz’altro ne saprete di più voi 😉 !

            • Mauricius Tarvisii says:

              A lungo c’è stato anche un obbligo di rasatura per i chierici, quasi sicuramente sì, per uniformazione alla moda romana.

      • Mauricius Tarvisii says:

        Io ho trovato in giro gente che parla come un prete senza esserlo. Deve essere una sorta di modello a cui ci si uniforma chi vuole apparire… apparire cosa?

        • PinoMamet says:

          Per la famosa par condicio, c’abbiamo anche la dizione da rabbino: con grande cantilenaaaa, e con la erre da tedesco;
          possibilmente accompagnata da movimento ondulatorio del corpo.
          Tipica dei rabbini chabad o di quelli ashkenaziti non-italiani.

          Invece i rabbini italiani, di qualunque origine, parlano normale. Molti con accento romano, o forse io ne conosco perlopiù di romani…

          • Mauricius Tarvisii says:

            Ma sai che invece, non sapendo nulla, avrei immaginato che parlassero anche loro “da preti”? Così, senza mai averne conosciuto uno o averne sentito parlare uno, forse perché la “roba religiosa” è per me istintivamente collegata a quel modo di parlare.

          • PinoMamet says:

            Questo non è marcatissimo ma decisamente tipico 😉

            (di lui mi mandano i filmatini sul cellulare e i link alle dirette su FB…)
            https://www.youtube.com/watch?v=CxukjrQ9B8A

            • Peucezio says:

              Più che di un religioso, dà l’idea di un comiziante veneto di provincia… 🙂

              Invece ha sempre colpito anche me il tono tipico di certi preti (in genere della vecchia generazione) un po’ lamentoso e manierato (che non ritrovo, in genere, nei tradizionalisti che frequento, che peraltro raramente hanno più di sessant’anni, ma che ricordo da bambino e sento ancora a volte, quando compaiono in televisione).

            • PinoMamet says:

              Veneto??

              credo stia a Milano, e il cognome mi pare iraniano…

              • Mirkhond says:

                E’ mizrahi?

              • PinoMamet says:

                Non lo conosco di persona (credo di averlo incrociato una volta) ma suppongo di sì.

              • Peucezio says:

                Sì, immaginavo che non avesse nulla a che fare col Veneto, ma il modo di parlare ha una vaga assonanza con certi accenti veneti. Almeno al mio orecchio 🙂

  15. Peucezio says:

    Vi voglio sottoporre una piccola riflessione, già accennata in vari commenti e che mi viene suscitata dall’osservazione del disastro cui stiamo assitendo.

    Ormai sono arrivato alla conclusione che noi italiani siamo un popolo stupido.
    Cioè abbiamo tante grandi intelligenze individuali (compresi veri e propri genî), abbiamo dimostrato, nella nostra storia, di produrre fra le più grandi opere d’arte e di cultura dell’umanità, nel complesso sappiamo anche goderci la vita più degli altri, abbiamo buon gusto, una sorta di innata finezza, garbo, siamo anche svegli, acuti in certe cose spicciole, quando non sono implicate ragioni pratiche…

    Ma nelle questioni concrete siamo profondamente ottusi.
    Non furbi, imbroglioni, un po’ indisciplinati (quelle sono conseguenze), ma proprio ottusi.
    L’indisciplina italiana infatti è ottusità: è completamente disfunzionale, non se ne avvantaggia nessuno, sembra arrecare vantaggio hic et nunc al singolo individuo, ma in realtà fa danni a lui e al sistema, col risultato che lui stesso ne viene danneggiato. Ma l’italiano va avanti lo stesso con le sue forme di sciatteria e indisciplina comunque, coi paraocchi, ciecamente: non distingue fra applicazione cum grano salis di una regola magari troppo rigida o che non contempla certe situazioni particolari e indisciplina puramente dannosa per tutti. Questa non è furbizia, è ottusità appunto.
    E poi c’è il burocrate, l’altra faccia del problema. E la maggior parte degli italiani hanno un po’ del burocrate. Proprio perché si parte dal presupposto che tanto l’italiano è indisciplinato, si concepiscono regole rigide, farraginose, paralizzanti, senza considerare che non solo una cosa non compensa l’altra, ma semmai, più una regola è indiscriminata e poco adattabile alla complessità delle situazioni reali, più si tenterà di eluderla (e non saprei dire se venga prima l’uovo o la gallina: forse sono due vizi che crescono insieme).
    La conseguenza: non regole flessibili e applicazione intelligente, ma regole rigide e disapplicazione a casaccio (se mi beccano, pazienza, se no l’ho fatta franca).
    In tutto ciò manca il senso del confronto con l’esperienza reale: la regola è un feticcio e come tale non va commisurata alla sua utilità; e l’arbitrio individuale anche (ci provo comunque, chissenefrega dei danni che posso fare: io faccio quel cazzo che mi pare).
    Da questo individualismo anarcoide e da questo fiscalismo cieco l’italiano non recede: tutto si gioca nella dialettica casuale fra queste due stupidità.

    Forse c’è dietro una forma di presunzione.
    Se io ho umiltà e realismo, di fronte a degli ostacoli o comunque delle esigenze, studio come affrontarle e mi attrezzo, correggendo man mano il tiro.
    Se io sono convinto di essere un dio in terra
    – posso fare quel cazzo che voglio, perché tanto ho ragione;
    – le mie regole sono imperativi morali assoluti e immodificabili, perché sono un parto del mio genio (o, se non le ho inventate io ma devo solo applicarle, le ho accettate, quindi non possono essere sbagliate).
    D’altronde presunzione e ottusità sono parenti stretti: sono forme di impermeabilità all’esperienza, di apriorismo cieco.

    In situazioni normali tutto ciò diventa un freno alle nostre (grandissime) potenzialità e ci rende un paese tutto sommato più vivibile della media, ma poco efficiente.

    In una situazione di emergenza è la catastrofe: è come affrontare un energumeno con mani e piedi legati e in più essendo malati di parkinson allo stadio avanzato (vincolati e scoordinati al tempo stesso).

    • Mauricius Tarvisii says:

      Va di moda parlare di “analfabetismo funzionale”, ma noi non seguiamo le mode.

      Però secondo me qualcosa di vero c’è. Ci piacciono le risposte semplici e siamo incapaci di comprendere la complessità, per ragioni per cui davanti a qualsiasi problema complesso ci aspettiamo la soluzione istantanea e che, magari, ci permetta di andare avanti come prima (almeno per quello che ci riguarda individualmente), anche se quello che c’era prima era proprio una concausa del problema.
      “Bergamo non si ferma” secondo me è un monumento a questa incapacità di relazionarci con la complessità, da cui discendono a cascata:
      – la filosofia dell’uovo oggi (occorrerebbe uno sforzo di previsione di una catena causale per pensare alla gallina)
      – l’incapacità di dare risposte organizzate (pensare a come deve agire una collettività è difficile, quindi è meglio agire come singoli)
      – la tendenza a condividere qualsiasi boiata accattivante sui social (non so un cazzo di un argomento, ma se Internet – cioè il mio amico scemo – dice che, allora sarà vero…)
      – incapacità di comprendere il senso delle regole, che normalmente nascono per bilanciare interessi diversi e complessi, per cui o le ignoriamo bellamente, oppure le applichiamo in modo idiota, concedendo deroghe o applicandole inflessibilmente a prescindere dal senso della regola, ma basandoci solo su impressioni personali o generico “buonsenso” (che si traduce sempre in “a cazzo di cane”)

      • Peucezio says:

        Sì, direi che entrano in gioco un po’ tutti questi fattori che hai elencato.

        Provo a cercarne una ragione storica.

        Alla fin fine i popoli poco disciplinati (e correlativamente con sistemi statuali un po’ autoritari e ottusi) sono spesso eredi di forme di organizzazione complessa e antica.
        Così complesssa e antica, da aver smarrito il senso del rapporto diretto fra i propri comportamenti e il benessere della comunità.

        Insomma, in Svizzera in fondo c’è una mentalità di villaggio: per forza che la gente si attiene alle regole (e quindi, come ho notato, le applica con flessibilità e intelligenza, contrariamente i luoghi comuni): sarebbe come se mi mettessi a fare la cacca sul pavimento di casa mia! Ci conosciamo tutti, si tratta di gestire il nostro, che ci vuole a mettersi tutti d’accordo?
        Estendilo a livello di interi stati (la Germania) e hai il cosiddetto senso civico e tutto il resto.

        Restano da capire casi come quello dell’anomia endemica dell’Africa (e, in certa misura, per es. dei quartieri afroamericani negli USA, ecc.), dove non c’è una storia di organismi statuali complessi e antichi. Lì in parte probabilmente è indotta dal colonialismo, dalla schiavitù, insomma, da fattori esogeni, ma è strano che parrebbe non ci siano eccezioni (c’è una Svizzera dell’Africa?).

        • Mauricius Tarvisii says:

          O che sia il contrario, cioè quello che dice Miguel: noi l’abbiamo persa la memoria dell’organizzazione politica strutturata e antica, non avendo avuto un regno unitario per secoli e, con la perdita delle libertà comunali, avendo persino perso l’unica istituzione “vicina” che eravamo riusciti a darci. Per cui lo Stato ci è piovuto in testa come un artificio?

          Oppure il rapporto causa-effetto è diverso, cioè proprio l’incapacità di comprendere la complessità ha provocato il rigetto dell’organizzazione statuale, la cui utilità è troppo complessa per essere colta dal cittadino medio?
          E da cosa discende questo rifiuto della complessità? Siamo sempre stati “peggiori” degli altri? Oppure semplicemente noi non abbiamo sviluppato culturalmente capacità che altri hanno sviluppato?
          Oppure è circolare, ovvero:
          – perdita dell’organizzazione e conseguente sfiducia nell’autorità
          – la sfiducia nell’autorità ostacola l’apprendimento e forme di pensiero complesso (che comunque richiedono la capacità di accogliere le istanze altrui senza pensare immediatamente “lo dici perché sei venduto/ladro/ecc.”)
          – questo ritardo culturale diffuso alimenta l’incapacità di organizzarsi, che provoca una maggiore sfiducia nell’autorità e così via

          • Peucezio says:

            Forse la questione della complessità come retaggio culturale e conseguente rapporto con lo stato va scissa dalla questione della complessità interna dello stato e della società.

            Gli stati europei occidentali (diciamo centro e nord-europei) sono complessi quanto il nostro, ma paradossalmente il fatto che la gente abbia una mentalità molto semplice fa sì che ne accetti l’autorità senza farsi troppi problemi.
            Inoltre lì c’è sì una complessità, ma una complessità funzionale, non una farragine inutile e ridondante.

            L’italiano ha una sua complessità legata alla sua mentalità, sedimento di secoli di esperienza storica (con la diffidenza e il disincanto cinico che ne deriva), che fa sì che diffidi di qualsiasi istituzione (indipendentemente dal fatto di intenderne la complessità, che non è così importante: così come non devo essere esperto di medicina per fidarmi del medico).

            A questo, soprattutto nel sud, si è aggiunto, come hai notato giustamente, il fatto che ci sono state autorità statuali calate dall’alto, distanti e, aggiungerei, con logiche di sfruttamento.
            Ma non penso che c’entri l’unità tardiva: l’hanno avuta anche i tedeschi, mentre certe tendenze all’indisciplina e al tempo stesso alla mentalità iperburocratica sono tipiche del sud, che è rimasto unito per secoli, almeno al suo interno.
            Anzi, forse proprio la frammentazione e uno stato più vicino, almeno in età comunale, sono, credo, in relazione con un maggiore senso civico al nord.

            • Mirkhond says:

              Sembra scritto da un leghista bossiano. 🙂

              • Peucezio says:

                In realtà dei miei conterranei sopporto molto meno l’atteggiamento fiscalista e burocratico che non una certa maggiore lassità nel seguire le regole.

              • Francesco says:

                Peucezio,

                sollevi problemi molto importanti e interessanti ma non sono in grado di fare nessun commento utile.

                Solo dire che in situazione critica la nostra ottusità diventa tragedia.

                Ciao

  16. Moi says:

    @ MIGUEL/ LISA

    A sproposito di Animalismo : il noto Membro Onorario del WWF, Principe Consorte Britannico Philip … nel 1961 , in India, a caccia di tigri !

    https://www.express.co.uk/news/royal/1023179/the-queen-prince-philip-Prince-william-africa-tour-royal-family-news-tusk

  17. Moi says:

    Wilfried Huismann, Dokumentarfilmer, Buchautor und dreifacher Träger des Adolf-Grimme-Preises, spricht über das große Geschäft mit der “Nachhaltigkeit” und mit Öko- und Biosiegeln.

    https://www.youtube.com/watch?v=NBkAo7CpUxc

    (Eng)

    https://www.amazon.it/Panda-Leaks-Dark-Side-WWF/dp/1502366541

  18. habsburgicus says:

    forse suonava troppo “greco”, scismatico [nessuno all’epoca avrebbe usato la parola “ortodossi”]
    pensa che nella Rzeczpospolita nel Settecento tutti i vescovi uniti erano rasati (anzi spesso erano “polacchi” cioé cattolici latini che passavano al rito bizantino solo per ottenere il vescovato :D) e quando Iraklij Lisoŭski, Arcivescovo di Połack (oggi in Bielorussia, i russi la chiamano Polock) dal 1784 al 1809 e Metropolita dei cattolici uniti nell’Impero russo (1806-1809) si mise a portare la barba al modo “ortodosso” ciò scandalizzò molti e videro questo come una prova generale di apostasia !
    e non è forse un caso che i prelati apostati trent’anni dopo (il famigerato Siamaška poi Arcivescovo e financo Metropolita russo di Vilnius per grazia dello Zar sino alla morte nel 1866, Vasyl Łužynski e un altro, insomma i protagonisti del cosiddetto Sinodo di Połack del febbraio 1839 che proclamò il “ritorno” degli uniti alla Chiesa russa, tanto che l’Unione si poté mantenere solo in Galizia asburgica e assunse un carattere ucraino laddove in precedenza ne ebbe uno più bielorusso !) vollero vedere in Lisoŭski un precursore della “disunione” !”
    in realtà il buon Lisoŭski era solo un prelato bizantineggiante, ma all’epoca già si notava !
    fece anche riforme anti-latine, ma non anticattoliche, che gli valsero l’ostilità dei polacchi fedeli al Sinodo di Zamość del 1720 magna charta dell’unionismo ruteno o meglio della corrente latinizzante e polonofila (c’è chi ha detto che quel Sinodo diede scacco matto ai russi :D..e in effetti dove, come in Galizia poté essere implementato a lungo, l’odium Moscoviae è divenuto proverbiale 😀 quel Sinodo è stato una sorta di “preservativo” per la ricaduta nello scisma 😀 introducendo abitudini latine, ignote agli uniti di Romania che forse anche per questo sono stati inglobati “meglio” nell’ortodossia)
    sulla riforma liturgica di Lisoŭski (che, ribadisco, non era un cripto-scismatico, solo un cattolico unito non-latinizzato, vi è una monografia in latino (sic !), M. M. Solowij OSBM, De reformatione liturgica Heraclii Lisowskyj Archiepiscopi Polocensis (1784-1809), Romae 1950
    OSMB sta per Ordo Sancti Basilii Magni, i basiliani insomma
    ecco perché la barba, forse, non era ben vista 😀

    • PinoMamet says:

      Interessante che la rasatura comunque sia sempre stata un segno di “romanità”, anche prima del Cristianesimo
      (i Romani rasati, in maggioranza, i Greci barbuti;
      degli imperatori romani, quelli barbuti erano quelli filosofi, quindi di influenza greca o filellenica)

      nel mondo ebraico destano curiosità da sempre gli ebrei italiani, ortodossi (nel senso ebraico) ma senza obbligo di barba, e quindi visti con sospetto dagli altri…

    • habsburgicus says:

      en passant, fu per reazione alla nomina di Lisoŭski a Metropolita nel 1806 (nomina, che io sappia, solo di Alessandro I..Pio VII non disse no, ma neppure sì :D), che Franz I (ex-II) nel 1807 elevò Leopoli a Metropolitanato ! prima era una semplice diocesi
      nel 1806/1807 quella che fu la gloriosissima Metropoli unita di Kyïv (1596-1795), erede anch’essa almeno al pari di Mosca della vecchia Metrop0li bizantina di Rus’, venne divisa in due:
      i.un Metropolita per la Russia, senza titolo specifico (anche il tollerantissimo e filocattolico Paolo I minacciò la Siberia per chi avesse osato prendere per Roma il titolo della “russissima” Kyïv ! :D), con residenza a SPB, sino al 1839 (poi finis Unionis in Russia e dal 1875 anche nel “Regno di Polonia” ove c’era una diocesi unita a Chełm ove il 22/7/1944 la Polonia marxista iniziò i suoi fasti :D, tanto che il 22 luglio era festa nella “Polonia popolare” )
      ii.un Metropolita di L’viv per l’Austria, dal 1807 da cui discende l’odierna Chiesa greco-cattolica ucraina (UHKC), soppressa in nome di Marx (e di Stalin suo profeta) dal 1946 al tardo 1989/inizio 1990, ma rinata forte e più antirussa che mai !
      solo nel 2004-2005 il morente Giovanni Paolo II ha ridato alla UHKC il titolo “Kyïv”, scatenando i fulmini di Mosca !

  19. Mirkhond says:

    (i Romani rasati, in maggioranza, i Greci barbuti;
    degli imperatori romani, quelli barbuti erano quelli filosofi, quindi di influenza greca o filellenica)

    Con la definitiva divisione dell’Impero Romano nel 395 d.C., gli imperatori della Pars Orientis continuarono ad osservare l’usanza latina di essere sbarbati, Fu solo al tempo della Dinastia Eracliana (610-695 e 705-711 d.C.), che si diffuse l’uso orientale della barba, e difatti l’imperatore Costantino IV (668-685 d.C.) fu appunto soprannominato pogonato, proprio per la folta barba che si era fatto crescere, segno dell’irreversibile orientalizzazione di ciò che era rimasto della Romània, assieme all’abbandono del Latino per il Romaico anche come lingua ufficiale dell’Impero, già sotto Eraclio (610-641 d.C.).
    Sotto il regno di Manuele I Comneno (1143-1180 d.C.), ad un monaco dichiarato eretico da un sinodo ecclesiastico, venne rasata la barba, che per gli Ortodossi era il simbolo dell’appartenenza al clero bizantino.

  20. Mirkhond says:

    Del resto gli stessi imperatori della Pars Orientis romana da Arcadio (395-408 d.C.) a Tiberio II (578-582 d.C.), furono di stirpe latina o latinizzata, con l’eccezione dell’anatolico Zenone (474-491 d.C.).

  21. Mirkhond says:

    L’ellenizzazione quantomeno linguistica dell’Anatolia romana ad ovest della linea Trebisonda-Cesarea di Cappadocia-Seleucia in Cilicia (Silifke) fu infatti completata nel VI secolo dopo Cristo, stando a Toynbee.

  22. Peucezio says:

    https://it.zenit.org/articles/e-vero-che-i-sacerdoti-devono-essere-imberbi/

    Forse quindi non c’è mai stata, almeno in tempi recenti, una prescrizione esplicita, ma un uso.

    • daouda says:

      Il caso degli ebrei italiani è infatti atipico, ho conosciuto un gentiluomo ebreo sulla settantina che mi ha spiegato che usa il tagliatore elettrico per la barba e giammai la rasa perché è vietato ergo la tiene praticamente invisibile e cortissima ma non ci passa mai il rasoio, ugualmente non portava le peyot ma aveva in tondo i capelli essendo poi all’apice della testa calvo.

      Ad ogni modo la prescrizione della barba ( non ‘averla ma il non raderla a pelle inzomma che è esattamente l’inverso in realtà giust’appunto ) è biblica come fa notare Pino, non parlerei troppo di orientalizzazione strictu sensu ma di “biblicizzazione” semmai cosa in cui gli ortodossi sono certamente rimasti più fedeli.

      Basterebbe poi notare le amenità del rito nuovo della Messa santa riguardo la veglia ( ossia vigilia pasquale ) . L’occidente si muove sempre in contraddizione con le sue radici semitico-ebraiche spirituali ( e foss’anco etniche a mio dire per una buona parte ) giacché l’introduzione della veglia di mezzanotte è del tutto antiliturgica essendo la liturgia pasquale del sabato santo una divina Messa tipicamente vespertina.
      Il fatto che si protraesse per buona parte della notte non implicava che la santa Messa durasse così tanto ma semplicemente che vespro e Messa venivano collegati e si cantavano le restanti ore tutte assieme per poi poter il giorno dopo partecipare alla santa messa pasquale presto nel mattino come usanza antica che prevedeva la divina Messa all’ora prima stanti poi all’antico precetto per cui su ogni altare si può celebrare un solo sacrificio al giorno, cosa che gli occidentali dal medioevo hanno abilmente contraddetto ( pseudo tradizionalisti su tutti ) ed il concilio vaticano II ha peggiorato.

      p.s. la veglia di tutta la notte è tipica degli pseudo giudaizzanti neocatecumali. Pseudo perché dimostrano con tale sconcezza di non cogliere né il cristianesimo né il giudaismo offendendo entrambi

    • PinoMamet says:

      Per quanto riguarda l’ebraismo, il rasoio elettrico è permesso a tutti (magari qualche rabbino molto ortodosso non lo permette, ma parlo di ortodossia diciamo “normale”), anche ai “non italiani”;

      infatti la rasatura col rasoio elettrico non è considerata violare la prescrizione biblica (credo che il verbo sia “distruggere” il pelo).

      Idem creme depilatorie varie (ma non conosco nessuno che le usi).

      Gli italiani si distinguono perché a quanto pare si sono sempre rasati in qualche modo, il che era fonte di litigi con ebrei di altra provenienza nei secoli precedenti;
      nell’Ottocento un eminente rabbino italiano di Padova lascia affermato, in una corrispondenza privata, che lui trova perfettamente permissibile anche la normale rasatura con il rasoio, il che stupisce molto il resto del mondo ebraico.

      per quanto riguarda i peyot, il “minimo sindacale” è che si possa sentire i capelli delle tempie almeno passandoci sopra l’unghia (sempre ammesso che uno li abbia, ovviamente).

      Il rabbino della mia città è barbuto e con peyot, quello di Bologna è rasato e con capelli corti, molto ordinato;
      entrambi sono romani e hanno anche studiato insieme…

  23. Moi says:

    … poi si narra che Maometto portasse la barba senza baffi (emulata dagli Imam) appunto per distinguersi dalla barba completa che tutti avevano in Medio Oriente : “Pagani” , Cristiani NON Romani, Ebrei …

  24. Moi says:

    A Roma, invece, mi risulta che radersi fosse segno di disciplina e cura di sé … a parte la barba “da Filosofo” che poteva essere anche lunga purché curata e “grecizzante” .

    • PinoMamet says:

      I Romani credo siano stati i grandi inventori dello stile maschile “moderno”, poi abbandonato in epoca “barbarica” a favore di capelli lunghi, barbe e baffi, e poi riscoperto in età neoclassica…

      (i baffi erano caratteristici dei Franchi, ma prima ancora dei Galli, quindi chissà, magari li hanno copiati…
      c’è anche qualche raffigurazione di militare romano in età imperiale dotato di baffi- immagino che li avessero copiati dai Galli, grandi fornitori di truppe, e/o che li tenessero perché comodi sotto i paraguance dell’elmo, a differenza della barba… comunque i baffi sono rimasti come simbolo militaresco, sino ai vecchi brigadieri e marescialli dei Carabinieri…)

      • Mirkhond says:

        Infatti Boemondo d’Altavilla (1050/1058 c. – 1111), principe normanno di Taranto, suscitò la meraviglia della principessa romea Anna Comnena (1083 – 1148/1153 c.), figlia dell’imperatore Alessio I (1081-1118), che lo conobbe di persona nel 1097, al tempo della grande spedizione franca alla volta di Gerusalemme che, secoli dopo sarebbe passata alla storia come Prima Crociata; Boemondo dicevo, suscitò la meraviglia della principessa porfirogenita in quanto a differenza del costume franco (ma anche bizantino), il principe normanno era rasato e portava i capelli corti.
        Anna lo paragona alle statue greche antiche, ma data la statura gigantesca, Boemondo doveva assomigliare piuttosto ad un marine antelitteram! 🙂

        • Francesco says:

          Ciao Mirkhond, auguri di Pasqua in ritardo ed è un piacere rileggerti

        • Mauricius Tarvisii says:

          Da quello che sappiamo, nel Basso Medioevo la gente era rasata e portava i capelli ad una specie di corto caschetto.

          • Francesco says:

            ma come facevano a rasarsi? che tipo di lame avevano?

            • Moi says:

              le lame sottilissime non credo che fosse un problema ottenerle … più che altro mi vien da pensare che usassero sostanze viscose morbide simil-creme schiume nonché sostanze disinfettanti alcoliche tipo dopobarba e altre robe odierne . Insomma,NON penso che si radessero “a secco” … cosa che ancor oggi dà risultati meno apprezzabili, nonostante tutte le microlame rotanti multilivello !

            • Mauricius Tarvisii says:

              E’ curioso che la domanda sulle lame venga posta sulla rasatura dei medievali e non su quella degli antichi romani.

              Comunque basta un grasso qualsiasi per potersi radere anche con lame non così eccezionali. Ovviamente non potevi ottenere i risultati di una rasatura di oggi.

              • Moi says:

                … Bah ! NON credo che fra Antichità e Medio Evo ci sia stato chissà che balzo di livello tecnologico per le rasature !

                … Per altre cose , penso che Odifreddi e Messori eccedano dalle due parti opposte (perciò ne faccio “la media” 😉 … !) sull’ irrilevanza (… copiavano e basta, e poi solo quel che loro conveniva !) / importanza (…le “Silicon Valley del Medioevo” rilancia addirittura Ettore Gotti-Tedeschi !) del Monachesimo !

              • PinoMamet says:

                È il problema di tutte le generalizzazioni, specialmente di quelle “schierate”, che devono segnare punti per la loro squadra…

              • Francesco says:

                io la ponevo perchè ricordavo i lai di un poeta romano sulla lentezza e dolorisità di farsi radere, a Roma!

                e nel Medioevo molte delle comodità romane andarono perdute

            • PinoMamet says:

              Esistono persinp reperti di rasoi preistorici in selce!

              Ce ne sono di etruschi, in bronzo, ecc.

              Davvero la rasatura non è un gran problema tecnico, come specifica sopra giustamente Mauricius…

  25. Moi says:

    @ PINO

    Nell’ Ebraismo di Scuola Chabad Lubavitch (v.di “Diamanti della Torah”) c’è Rav Shalom Hazan Maestro Barbuto (una “nazarena” allungata non troppo folta) e l’ Allievo Imberbe FabioPerugia. Il Rabbino, per chi non l’ avesse presente, è piuttosto giovane per il suo ruolo, l’Allievo è un po’ più giovane.

    … è una consuetudine abbastanza universale, no ?

  26. Leggo della nave che sta portando 149 migranti in Italia.

    https://www.repubblica.it/cronaca/2020/04/13/news/caterina_alan_kurdi_coronavirus-253881121/

    La dottoressa di bordo dice:

    ” “Cos’è più importante, il pericolo coronavirus o la vita delle persone che muoiono nel Mediterraneo? Io non ho dubbi. Quando mi sono imbarcata con l’equipaggio sapevo quali rischi stessimo correndo, ma la volontà di salvare chi, pandemia o non pandemia, sale sui gommoni per fuggire da torture e dalla guerra, era prevalente”.

    Poi dice:

    “Abbiamo 149 migranti, più della metà arrivano dal Bangladesh, poi c’è un gruppo di marocchini, qualche ragazzo algerino e alcuni che provengono da Chad, Sudan, Ghana, Siria.”

    Ora, premesso che nessun paese al mondo è un paradiso, non mi sembra che in Bangladesh, Marocco, Algeria, Chad o Ghana vi sia la “guerra”.

    Restano solo la Siria e forse il Sudan, se si intende il Sudan del Sud.

    Non posso ovviamente escludere occasionali torture da nessuna parte.

    Invece di metterla sul vittimistico, io avrei parlato di “giovani coraggiosi, che hanno deciso di rischiare tutto per migliorare le proprie prospettive economiche, e per la maggior parte sono più determinati e svegli e meno schizzinosi dei loro coetanei italiani”.

    Credo che sarebbe un modo anche più rispettoso di descrivere questi fenomeni.

    • Roberto says:

      Per “migliorare le proprie prospettive economiche” avrei pensato piuttosto ad uno come me che aveva un posto da professore a contratto aspettando il concorso per ricercatore e ho deciso di spostarmi, comodamente, in macchina, portando dietro la famiglia (cioè moglie che in realtà mi aveva preceduto), mille km più a nord per un contratto triennale

    • Mauricius Tarvisii says:

      “Cos’è più importante, il pericolo coronavirus o la vita delle persone che muoiono nel Mediterraneo? Io non ho dubbi”

      Ma perché? I ventimila morti non erano vite anche loro? Mi sa che da quelle parti hanno perso il monopolio della Vita…

    • maffeia says:

      ” più della metà arrivano dal Bangladesh”

      Non capisco: per andare dal Bangladesh all’Europa passano per il Nordafrica? Perché? E come ci arrivano? Via terra, attraversando un paese in guerra come l’Iraq e poi il confine Israele – Egitto? O in aereo? O con una nave?

  27. Mirkhond says:

    I poveri che vengono a chiedere il conto ale nostre frontiere, fanno paura.

  28. Mirkhond says:

    alle

  29. Moi says:

    Ungheria, la stretta di Orbán contro i transgender: “No al cambio di sesso”Ungheria, la stretta di Orbán contro i transgender: “No al cambio di sesso”

    Il primo ministro ungherese Viktor Orbán

    Il dato anagrafico registrato alla nascita sui documenti di identità non sarà più modificabile

    https://www.repubblica.it/esteri/2020/04/03/news/ungheria_la_stretta_di_orba_n_contro_i_transgender_no_al_cambio_di_sesso_-253068857/

  30. Moi says:

    L ‘ Appello del Re dei Complottisti Massimo Mazzucco :

    https://www.italia-news.it/virale-il-video-di-massimo-mazzucco-e-il-ministero-della-verita-20201.html

    il Ministero della Verità [sic]

    • Kairobi says:

      @moi

      // il MinVer

      Io non ho la tv, questo video me l’han mandato.
      Giuro che credevo fosse satira.

      Le notizie sono una cosa seria: fidati dei professionisti …
      https://www.youtube.com/watch?v=k6HnuVHyEjw
      Oggi più che mai l’informazione influenza la nostra vita e la nostra sicurezza. Scegli gli editori responsabili, gli editori veri. Scegli la serietà.

      Probabilmente è perché non sono abituato, ma mi ha fatto molta impressione.

      • Moi says:

        @ KAIROBI

        Lo “Spottone” in questione , presentato e largamente commentato da Massimo Mazzucco :

        https://www.youtube.com/watch?v=Pfu9ui5kP_U

      • Moi says:

        Scorri un po’in basso lo Spot Mediaset e leggi :

        ” I commenti sono disattivati “

        • Moi says:

          @ KAIROBI

          … e cmq tutto ciò parimenti vale anche per le RAI e La7 !

          • Kairobi says:

            @Moi

            // “Spottone” in questione , presentato e largamente commentato

            Ora l’ho visto, altre perle che mi ero perso perchè non guardo la TV e molto poco i commenti alla TV..

            // tutto ciò parimenti vale anche per le RAI e La7

            e certo, ci credo.. ma infatti è

            A) incredibile
            B) che in così pochi siano allarmati da cosa stia accadendo.

  31. I tizi che stanno buttando giù alcune delle montagne più belle d’Italia per impacchettarle e mandarle nei villoni sauditi iniziano il piagnisteo:

    https://firenze.repubblica.it/cronaca/2020/04/13/news/coronavirus_toscana_gli_industriali_del_marmo_scrivono_a_rossi-253881118/

  32. Moi says:

    ELEZIONI USA

    … Allora : ad affrontare The Donald sarà Joe Binden , che è pur sempre un Umarell WASP HeteroCis White ! … Giusto ? … In caso di vittoria, Biden subito batterebbe (di 4 anni) il record di Trump come Presidente più anziano nella Storia USA ! … E cmq era molto più “Filo-SJWs” Bernie Sanders ! … Nevvero Habs ?

    • Moi says:

      https://www.youtube.com/watch?v=sGZD7-El4xE

      Intanto Trump, noto per i nomignoli agli Avversari, conia ” Sleepy Joe ” !

    • Moi says:

      In ogni caso, pare che se Biden vince, poi “metterà su” 🙂 Elizabeth Warren (… che cmq è una Zdàura WASP Bianca, eh !) come “contentino” ai SJWs !

    • Francesco says:

      guarda il quadro complessivo Moi: chiunque vinca, gli USA saranno guidato da un vecchio coglione

      nel migliore dei casi, quattro anni buttati via

      🙁

      • PinoMamet says:

        C’è stata anche una pausa:
        con Obama, erano guidati da un giovane coglione 😉

        (Obama ha avuto diversi meriti, specialmente in campo sanitario, leggo che aveva anche predisposto una struttura anti-epidemie, “per evitare che tra cinque o dieci anni ci ritroviamo con un altro Ebola”- tutta roba distrutta da Trump per motivazioni incomprensibili al di fuori del puro odio per il predecessore…)

        e comunque resto convinto che poteva andare peggio:
        potevano essere guidati dalla Clinton!!

        • Francesco says:

          Bush II non era vecchio (e non sono neppure certo fosse coglione)

          ma se penso a Hillary, the Donald, Biden non posso che giudicare molto male il paese che ha simili candidati alla presidenza!

          Obama temo sia stata una illusione, una pia speranza rivelatasi fallace …

          • Mirkhond says:

            (e non sono neppure certo fosse coglione)

            Se fosse come dici, le sue responsabilità nei disastri che ha provocato, sarebbero molto più gravi.

  33. Per Moi

    Intanto, Covid o no, la Guerra Identitaria continua.

    Vancouver Rape Relief è un centro autogestito di donne vittime di violenza, che ammette solo donne.

    Per questo è sotto attacco dalla lobby trans, che qui propone le tecniche per colpire il centro, dalle cause legali all’infiltrazione (da parte di “donne cis alleate”), alla violenza fisica diretta:

    https://archive.is/KC1qP

    “Finally, there’s direct action targeted narrowly at the leaders. To do this we need more information. There are 27 volunteers in all, with 10 of them being the leaders who push transphobia. Most (but maybe not all) of those 27 bear the responsibility for discrimination. We know the identity of their spokeswoman, Hilla Kerner. Karla Gjini is another leader of the VRR. Revealing their names, faces, and other information would allow activists to appropriately engage with them.
    Karla Gjini (left) trying to defend her transphobic views to the Vancouver City Council.
    History shows that when singled out, many bigots will renege on their hateful ideas and begin to reform. And if they don’t, then Vancouver can expel them from their community. Nazis have no right to a peaceful existence or steady employment. They have declared their support of fascism and have therefore declared their intent to directly harm the trans community of Vancouver, Canada, and beyond. They threaten the safety and dignity of others and therefore deserve none themselves until they choose to be human once more.”

    • Francesco says:

      ma simili dichiarazioni di voler fare violenza a specifiche persone non dovrebbero mette in allarme le forze dell’ordine? anzi, essendo hate crimes dovrebbe muoversi di tutto!

  34. Moi says:

    Ronald Reagan lasciò l’incarico a 77 e 349 giorni … “Sleepy” 😉 Joe Biden, in caso di vittoria, si instaurerebbe a 78 anni compiuti !

  35. Moi says:

    … 77 anni e 349 giorni , ovviamente !

  36. Moi says:

    … a livello simbolico 😉 di rivangare la Guerra Fredda, Joe Biden batterebbe l’ allora eletto 72enne Konstantin Ustinovič Černenko !

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