San Rocco, la peste e noi

In questo momento, possiamo finalmente ritrovare la nostra affinità con l’umanità che ha vissuto qui, prima di noi.

San Rocco fu innanzitutto un errante.

Girava con il bastone e con la zucca/borraccia (un oggetto simile l’ho visto recentemente tra le mani di Ugo Bardi).

A Piacenza, curava i malati di peste, quando scoprì di essersi ammalato anche lui: lo si raffigura infatti con una piaga sulla coscia.

Che abbia deciso di autoisolarsi, come dicono oggi, o sia stato cacciato, andò comunque a rifugiarsi in una grotta o una capanna.

Dove un cane lo salvò dalla morte per fame, portandogli ogni giorno un tozzo di pane.

San Rocco è il santo per eccellenza della peste, il malcontagio.

Quando ero molto più giovane, molto meno saggio e avevo i capelli tutti neri, dipinsi su legno un grande ritratto di San Rocco.

Che fu appeso sulla facciata del mio posto di lavoro, che era una specie di casetta di legno svizzera abusivo costruito sulle sponde del Tevere da una scultrice che aveva ricavato, in un terreno che non si sa bene a chi appartenesse, una piccola città in cui ospitava centinaia di cani randagi in totale illegalità.

San Rocco me lo sono ritrovato in anni più recenti.

Il nostro Gonfalone del Drago Verde, uno dei quattro rioni del Quartiere di Santo Spirito, cioè l’Oltrarno, ha diversi santi (e pure una venerabile, la Leopoldina Naudet).

Il primo santo, il mio  preferito, fu Miniato, re d’Armenia, che quando gli tagliarono la testa, con gran dignità la raccolse, se la mise sotto braccio (proprio come fa quel misterioso personaggio dai lunghi capelli bianchi che incrocio ogni giorno con un fagotto), e salì su fino alla collina che oggi porta il suo nome.

Santa Maddalena, quella dei Vangeli, cui fu dedicata all’inizio la nostra parrocchia, dava una speranza alle tante ragazzine che per non morire di fame, si vendevano ai marinai pisani che risalivano l’Arno, e quindi morivano ugualmente di malattie veneree (ma avevano fatto una sorta di cooperativa per allevare i loro figlioli).

Poi ci fu Maria Maddalena de’ Pazzi, che visse tutta la vita rintanata di fronte a casa mia.

E’ facile immaginare quello che farebbero oggi a una ragazza solitaria che ha le visioni e vive da reclusa e si chiama pure de’ Pazzi. I suoi contemporanei invece la ascoltarono, la fecero santa e le dedicò pure un bellissimo dipinto il Poccetto.

Ci fu Filippo Neri, che tutti associano a Roma, ma in realtà nacque dietro l’angolo e poi fu fu allevato dalla nutrice in una casetta proprio sopra la bottega della vinaia messicana.

Poi c’era Frediano, l’irlandese che ci preserva dalle inondazioni, abbiamo parlato della sua festa e dello strano suono delle acque.

Ma il vero santo patrono del nostro quartiere è stato un altro, quello che ci preserva dalla peste: proprio lui, San Rocco.

San Rocco l’hanno fatto scomparire per tre motivi: la sua chiesa l’hanno abbattuta degli urbanisti criminali nell’Ottocento; la sua festa cadeva il 16 agosto, e oggi ben pochi indigeni sono qui a celebrarlo; infine, la peste, fino a poche settimane fa, non sapevamo nemmeno cosa fosse.

In tempi già fotografibili, per la festa di San Rocco si svolgeva il nostro palio, in Piazza Tasso, dove si faceva la corsa degli asini e si premiava la figliola più bella del rione.

Ave, o Rocco santissimo,
nato da sangue nobile,
segnato da una croce
a sinistra sul tuo petto.

Rocco, andando pellegrino,
guarivi coi miracoli
le ferite della peste
con un tocco salutare.

Ave, o Santo angelico,
tu mosso dallo Spirito
ottenevi dal Signore
di salvarci dalla peste.

Testo in Latino

Ave, Roche sanctissime.
Nobili natus sanguigne,
Crucis siguaris schemate
Sinistro tuo latere.

Roche peregre profectus
pestiferae Mortis ictus
Curavisti mirifice
Tangendo salutifere.

Vale, Roche angelice,
Vocis citatus flamine,
Obtinuisti deifice
A cunctis pestem pellere.

V Ora pro nobis, Sancte Roche, Protector noster
R Ut digni efficiamur promissionibus Christi.

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11 Responses to San Rocco, la peste e noi

  1. Mirkhond says:

    San Rocco è stato anche a Firenze?

  2. PinoMamet says:

    Vado a memoria, ma non è il santo raffigurato anche come un cane (popolarmente detto San Rocchino)?

    A Parma è dintorni è ricordato anche un proverbiale (ma altrimenti sconosciuto) San Violino, “che era così povero che suonava messa con una tegola”
    (agh va mèl c’me a San Violén, c’al sonèva la mes’sa con un cop…”)

  3. Moi says:

    … traduci pure con “coppo” , è correttissimo : il coppo è in pratica una tegola (di base, di forma piatta) a superficie longitudinalmente curva !

  4. Z. says:

    Miguel,

    — E’ facile immaginare quello che farebbero oggi a una ragazza solitaria che ha le visioni e vive da reclusa e si chiama pure de’ Pazzi. —

    Non saprei. Non è scontato, secondo me. Ma penso che molti di quelli che chiamano “matti”, oggi, abbiano qualche possibilità in più di vivere una vita accettabile.

    • Per Z

      ” Ma penso che molti di quelli che chiamano “matti”, oggi, abbiano qualche possibilità in più di vivere una vita accettabile.”

      Anche i re stanno meglio oggi di quanto stessero quelli di una volta.

      Ma io parlo di un’altra cosa: che nella nostra società, esiste lo Psichiatra che Sa, e il Paziente che va Aiutato a Soffrire di Meno.

      Il “matto” è uno che ha qualcosa di meno degli altri.

      Per alcuni, per motivi chimico-cerebrali; per altri, perché “poverino è una vittima”.

      E’ quasi impossibile immaginare una cultura in cui ci si senta in dovere di ascoltare un’invasata priva di potere proprio.

      L’unico caso degli ultimi decenni che mi venga in mente è Greta Thunberg.

      • Moi says:

        … priva di potere proprio ?!

        https://www.ilgiornale.it/news/politica/affaristi-politici-e-furbi-ecco-chi-c-dietro-fenomeno-greta-1681349.html

        Affaristi, politici e furbi: ecco chi c’è dietro il «fenomeno Greta»
        Un think thank di sinistra, un business man senza scrupoli. E un piano: far soldi con l’eco

        —————————————————–

        https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/greta-thunberg-paladina-ambiente-108169/

        Altro che paladina dell’ambiente: ecco chi c’è dietro Greta Thunberg

        • Per Moi

          “Affaristi, politici e furbi: ecco chi c’è dietro il «fenomeno Greta»”

          Se n’è già ampiamente discusso credo.

          Che Greta possa avere qualche parente giornalista o scrittore, non ne fa una potenza.

          E non sto nemmeno parlando dei motivi per cui possa essere stata accolta a Davos.

          Stiamo parlando dell’immagine di Greta e perché funziona: è quella delle sante barocche.

      • Z. says:

        Miguel,

        i re hanno sicuramente meno mal di denti di una volta, ma anche meno potere e meno libertà. Tutto sommato, neppure prima se la passavano malaccio, e forse si divertivano pure di più.

        Può anche darsi che un malato di mente su diecimila, un tempo, fosse venerato e riverito mentre gli altri soffrivano come bestie.

        Oggi una buona parte di quei diecimila, però, può fare una vita meno indegna.

        E questo, per me, vale molto più di qualsiasi icona, tradizione e toponomastica.

        • PinoMamet says:

          Secondo me anche quelli venerati non stavano mica bene…

          certe vite di santi (che col criterio di oggi sarebbero dei malati di mente, senza meno) sono davvero da brividi.
          Spero sempre che la fantasia popolare le abbia rese peggiori di quanto fossero davvero.

          E gli altri, quelli legati (letteralmente) o messi a marcire o impazzire sul serio in manicomi-carcere per problemi a volte lievissimi se non inventati (dagli altri), che comunque oggi sarebbero curati con una pasticca o qualche oretta da uno psicologo, mi fanno altrettanta tristezza e compassione…

  5. Moi says:

    il Palio di Siena, è odiatissimo dagli Animalisti Militanti …

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