Sonno, veglia e un piccolo intralcio

“Prendiamo qualche evento nella vita dell’umanità. Ad esempio, la guerra. In questo momento, c’è una guerra in corso. Cosa significa? Significa che alcuni milioni di esseri dormienti stanno cercando di uccidere diversi milioni di altri esseri dormienti. Non lo farebbero, ovviamente, se si svegliassero. Tutto ciò che avviene è dovuto a questo sonno.”

G.I. Gurdjieff

Si ragionava con i figlioli, di come, in questo momento, per la prima volta in vita loro, si trovino a vivere la storia.

E’ una sensazione che provai anch’io, quando avrò avuto sì e no dodici anni, e guardai il gatto di casa, che avevo visto tante volte, e mi resi conto per un istante che esisteva davvero. Era lì, vivo, quanto ero vivo io, reale quanto ero reale io. E certamente molto meno dormiente di me.

Pensiamoci un momento: se io voglio dormire, non devo avere pensieri.

“Avere pensieri”… sentire troppo caldo, sentire troppo freddo, pensare di poter sbagliare qualcosa, avere paura, ma anche provare odio, rabbia, dispiacere. E soprattutto, ricordare che sono mortale.

Se il termostato di casa è aggiustato così bene che non so nemmeno cosa siano caldo e freddo, se ogni notte l’illuminazione stradale fa sparire ogni angolo buio e non so cosa siano l’oscurità o le stelle, se so che nessuno si può permettere di farmi sentire a disagio perché leggi inesorabili stroncano chiunque noti che io ho i capelli grigi, se io posso prenotare la crociera in Antartide, alle Hawaii o a Cuba e so che sarò risarcito nel caso del minimo disagio, allora posso realizzare la massima aspirazione della specie umana: dormire.

E – a differenza dei gatti – posso dormire da sveglio.

Ma queste condizioni si sono date soltanto per un attimo della storia umana, quello in cui ci è capitato di vivere, grazie a una pazzesca bolla di combustibili fossili. Ci è capitato di nascere, incredibilmente, al picco della storia umana, in cui finalmente abbiamo  conquistato il diritto al sonno.

Che però non può durare.

E infatti in questi giorni, è successo qualcosa di fuori-dal-sonno: come dicono i figlioli, “quando sarò vecchio, potrò dire che c’ero anch’io!

Ci risveglia dal sonno intanto la natura del nemico.

Da una parte ci sono fantasie di reti unificate planetarie, di superuomini creati in vitro, grattacieli londinesi, speculatori che si alzano ogni mattina immaginando poteri mai visti, oggetti mostruosi che scavano il fondo del mare, soluzioni-a-ogni-problema…

… dall’altra un cosino che non pensa, non è nemmeno vivo, non possiamo vedere, non fa la guerra a nessuno, eppure vince su ingegneri, architetti, poliziotti, avvocati, stati, assessori, consulenti finanziari…

Noi siamo strutturati in modo da dare sempre la colpa a un altro essere umano: continueremo a farlo anche nel giorno in cui non ci saranno più esseri umani.

Dobbiamo per forza dire che la colpa è di Trump, di Putin, di Salvini, di Di Maio, dei comunisti, degli ebrei, dei razzisti, degli immigrati, dei massoni, del fascismo e sopratutto del sindaco. 

Ma la “colpa”, se colpa è, è del più umile di tutti gli esseri del mondo.

Però la tragedia certa sta nel fatto che gli esseri umani vorranno continuare a dormire, a qualunque costo.

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263 Responses to Sonno, veglia e un piccolo intralcio

  1. PinoMamet says:

    Beh…
    onestamente, sarei d’accordissimo… se il post fosse sul mutamento climatico.

    Infatti:
    -è, a quanto pare, opera dell’uomo;
    -c’è moltissimo da fare;
    -si sta facendo pochissimo.

    Ma.. su un virus?
    Che dovrebbe fare l’umanità per “svegliarsi”?
    Smettere di vivere in città? Smettere di commerciare? Tornare al Neolitico? Mi pare un po’ chiedere troppo…

    • Per PinoMamet

      “-è, a quanto pare, opera dell’uomo;”

      Vedi che poni le cose sempre in termini militari?

      “L’Uomo ha un Problema.

      L’Uomo fa Troppo Poco per stroncare il Problema.

      Agisca, faccia, qualunque cosa, subito, smitragli il CO2!”

      Se trovo tempo, ci voglio tornare, ma il Coronavirus – almeno in tempi brevi – ha fatto molto di più “per il clima” di tutti i climatologi, tutti gli ambientalisti, tutti i benintenzionati e anche di tutti gli spaventati.

      Non c’è sempre da chiamare l’esercito a Risolvere la Situazione.

      Tra l’altro, è proprio su questo punto che c’è il mio radicale dissenso con tutte le destre, che trovo interessanti per tante altre cose.

    • PinoMamet says:

      Una cosa ho imparato dagli psicologi, cioè a diffidare dagli avverbi “sempre” e “mai”. 😉

      Per esempio, trovo già strano che io ponga qualche volta le cose in termini militari (non mi ricordo di averlo fatto, a dire il vero); che lo faccia sempre, mi risulta nuovissimo; che abbia proposto di smitragliare il riscaldamento, beh, non mi pare affatto.
      Quella è Greta Thunberg 😉

      Comunque, se la soluzione è non fare nulla: eccomi! arruolami pure nell’esercito dei nullafacenti 😉

      se invece è il Pessimismo Cosmico leopardiano, mah… non mi ha mai convinto 😉

      • Per Pino Mamet

        “Per esempio, trovo già strano che io ponga qualche volta le cose in termini militari”

        Touché!

        ho trovato del militarismo in una tua affermazione (come ci sarà sicuramente anche in tante mie), e ho esteso indebitamente…

        • Invece, no… pessimismo no!

          Io sono un ottimista naturalista: se smettessimo di agitarci, di pensare di avere il rimedio universale, sarebbe un mondo migliore, mica peggiore 🙂

          • Kairobi says:

            Ohibò, meraviglie della sincronicità (che non son sicuro di cosa sia…).

            Proprio mentre il Kelebek scriveva questo post & commenti, (nella forma assai peggio a dire il vero, ma tant’è…) nel mio miserrimo scrivevo esattamente lo stesso, Leopardi compreso.

            E aggiungerei che ”ovviamente” colui che viene chiamato solitamente pessimista è in realtà molto spesso un irriducibile ottimista: qualcuno che non si è rassegnato – e credo valga anche per Leopardi, per quanto personalmente disperato.

            Ogni tanto il male orribile della tele-mediazione permette qualcosa di buono – ossia ogni tanto il buono umano supera il limite del mezzo.

            Perchè, cosa vera al di là delle ragioni ragionevolissimamente qui esposte, la cosa non mi rallegra perché ‘sono ganzo come il Kelebek’, ma perché avverto l’unica cosa che mi da speranza, ossia: qualcosa in comune, una comunanza profonda.

            E questa, a sua volta, non è tanto un avere in comune il codice, l’appartenenza o la convenienza disperata (alternativa alla solitudine o necessaria alla sopravvivenza, alias ‘società’) quanto quel qualcosa che nessun -ismo generale e assoluto può raggiungere.

            Se fossimo dal vivo agirei con qualcosa tipo una stretta di mano, un abbraccio o un sorriso, telematicamente (piutost che nient..) lascio un’iconcina emozionale: 🤝, prosit.

        • PinoMamet says:

          Bene, allora sono dei tuoi 🙂

  2. mirkhond says:

    Anche perché tornare al Neolitico non ci salverebbe certo dal coronavirus…..

    • Per Mirkhond

      “Anche perché tornare al Neolitico non ci salverebbe certo dal coronavirus…..”

      “Tornare al Neolitico” sarebbe un’azione volontaria umana.

      Qual è la fonte di tutti i nostri mali?

      Le azioni volontarie umane.

    • Peucezio says:

      Mirkhond,
      “Anche perché tornare al Neolitico non ci salverebbe certo dal coronavirus…..”

      No, però se solo non fossero esistiti i voli low cost probabilmente non si sarebbe nemmeno posto il problema, il virus sarebbe rimasto circoscritto a una parte della Cina, dove avrebbero potuto gestirlo.

      • mirkhond says:

        “dove avrebbero potuto gestirlo.”

        Con le conoscenze medico-scientifiche del Neolitico?

        • mirkhond says:

          E comunque la grande peste partendo dall’Asia Centrale, giunse in Europa, Medio Oriente, Nordafrica, e poi Russia, nuovamente Asia Centrale e infine in Cina dove si esaurì.
          In otto anni tra 1346 e 1354 si calcola che decimò tra la metà e i due terzi della popolazione dell’Eurasia e dell’Africa Mediterranea.

          • Francesco says:

            parole sante caro Duca, parole sante

            ma noi cristiani sappiamo come reagire di fronte alla peste, come di fronte a ogni altro male

            🙂

            PS e no, caro Pino, non intendo dire che dobbiamo fare la colpa ai Giudei!

            😀

        • Peucezio says:

          No, intendevo senza voli low cost. Tipo anni ’80, per intenderci.

          • mirkhond says:

            Si ritiene generalmente che la grande peste giunse in Europa via mare nel 1347, portatavi dalle navi genovesi di ritorno dalla loro colonia di Caffa sul Mar Nero, reduci da un durissimo assedio dei Tatari dell’Orda d’Oro, i quali avevano lanciato dentro le mura della città, carcasse di animali morti, infettandovi la popolazione.
            Però Cardini e Marina Montesano pensano che, data la rapidità della diffusione del contagio, la peste avrebbe raggiunto l’Europa anche per via di terra attraverso le steppe a nord del Mar Nero.

            • Peucezio says:

              Sono situazioni diversissime.

              Io voglio solo dire che se non ci fosse questo spostarsi freneticamente in giro da un angolo all’altro del globo, avremmo tranquillamente gestito il problema.

              Un linguista che conosco una volta raccontava di come avesse dovuto, in occasione di un convegno, fare un volo intercontinentale per parlare per venti minuti.
              Ecco, quando sento storie così divento anch’io un po’ “gretino”.

              • mirkhond says:

                Condivido.
                Oggi si va troppo veloci, e ci vogliono emergenze come il coronavirus per costringerci a farmarsi.

              • Francesco says:

                tranquillamente gestito un cazzo, si sarebbe mossa più lentamente ma sarebbe arrivata ovunque lo stesso!

                ciao

              • mirkhond says:

                Esattamente come le pestilenze del passato.

          • roberto says:

            vabbé che i voli low cost sono il demonio, ma non credo che ce ne siano molti dalla cina, e, almeno per i contagi italiani, mi sa che si sono tranquillamente spostati a piedi, in macchina, in treno o in bicicletta

            • Peucezio says:

              E in Italia come ci sono arrivati?

              • roberto says:

                immagino con un aereo non low cost come negli anni 80

              • Peucezio says:

                E i soldi dove li hanno presi?

              • roberto says:

                scusa ma di che stiamo parlando?

                esistono voli low cost per la cina?
                ryanair, wizzair, easyjet e cose così?

                secondo me no, magari sbaglio, ma mi sembra che andare in cina sia sempre abbastanza caro

              • Mauricius Tarvisii says:

                I soldi te li dà la ditta se sei il commerciale che va in Cina a vendere i prodotti.

              • Peucezio says:

                Sì, in effetti non ho usato il termine giusto.

                Il punto è che oggi volare costa molto meno di ieri, in generale: si vola molto di più, anche per lavoro, spesso per motivi banali.

              • Peucezio says:

                Intendo, non è solo questione di low cost in senso stretto, ma più in generale di economicità dei voli e del viaggiare in genere.

              • roberto says:

                ah ok, adesso capisco

                in effetti è quello che notavamo con miguel qualche post fa. due studiosi di pisa prendono un aereo fino a parigi per consultare un manoscritto per, parole loro “massimo un’ora”….

      • mirkhond says:

        “però se solo non fossero esistiti i voli low cost”

        Lo sai cosa penso degli aerei in genere, ma forse si sarebbe ugualmente diffuso per altre vie, vedasi appunto le pestilenze del passato.

        • Mauricius Tarvisii says:

          Tra l’altro, di malattie con tempi di incubazione molto più brevi.

        • Peucezio says:

          Sì, ma il punto è che avremmo avuto tutto il tempo di gestirlo e contenerlo.

          • Mauricius Tarvisii says:

            Qualche paese lo ha contenuto con successo?

            • Peucezio says:

              Questo lo vedremo prossimamente: finora altrove i casi registrati sono molti di meno, non sappiamo ancora se perché non rilevati o realmente in minor numero.
              In ogni caso non mi consola il fatto che stiano tutti degli incoscienti.

              • Mauricius Tarvisii says:

                Sono meno in paesi che hanno fatto di meno e che, nonostante questo, hanno avuto il focolaio una settimana dopo (di questo parliamo).

  3. Intanto il Coronavirus risolve una delle preoccupazione più isteriche della destra: le Moschee che si Diffondono come Mosche.

    La mitica UCOII, che a detta di Magdi Allam starebbe per conquistare l’Italia, proclama:

    Circolare interna n. 01/2020
    Disposizioni Emergenza Coronavirus per le comunità islamiche

    Nel nome di Allah il Clemente, il Misericordioso
    Pace e benedizione sia su colui che è stato inviato come Misericordia per il Creato

    Egr. Presidenti e referenti delle Comunità islamiche italiane associate,
    Cari fratelli e sorelle appartenenti a questa Comunità,

    L’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia sta seguendo ora dopo ora l’emergenza che il nostro Paese sta vivendo nel contrastare l’epidemia del Coronavirus. Questa circolare sintetizza a beneficio di tutta la Comunità islamica italiana i punti che, il Consiglio Direttivo in concerto con gli organi nazionali e locali dell’Unione, indica per i propri fedeli dopo che il Consiglio dei Ministri ha emanato il decreto Dpcm del 4 marzo 2020 relativo all’emergenza Coronavirus (consultabile sul sito dell’Esecutivo: http://www.governo.it/it/articolo/coronavirus-firmato-il-dpcm-4-marzo-2020/14241).

    L’Islam considera il principio della tutela della vita umana prioritario rispetto al diritto alla preghiera collettiva. Le cinque orazioni quotidiane sono un dovere per ogni credente che può adempierle, in circostanze emergenziali in cui si teme per la diffusione del contagio, anche in forma individuale nelle proprie abitazioni o nei propri luoghi di lavoro.
    È importante per tutte le aree e/o persone messe in quarantena rispettare scrupolosamente queste indicazioni sanitarie, sapendo che oltre al principio di cittadinanza vi è un obbligo dottrinale sancito dagli insegnamenti riportati nella nostra tradizione profetica dell’auto-quarantena. Il nostro beneamato Profeta – che la Pace e la Benedizione di Allah siano su di lui – in un hadith ci indica, in caso di epidemie, l’auto-quarantena e che recita: “Se su una terra dovesse apparire un’epidemia, non andateci; e se vi trovate in essa non uscite da questa terra fuggendo”.
    L’UCOII, dopo un primo appello alla chiusura immediata dei propri centri, rivolto alle comunità locali delle zone considerate ad alto rischio di contagio, ed in ottica di contrastare il continuo proliferare del contagio ormai diffuso su larga scala, invita tutte le comunità islamiche di tutta Italia a chiudere i propri centri fino alla nuova comunicazione. Tutte le comunicazioni verranno pubblicate sul sito dell’Unione (ucoii.org), inviate via email alla newsletter dell’Unione (l’iscrizione è possibile mediante apposito form sul sito e reperibile a questo indirizzo: https://www.ucoii.org/iscriviti-alla-newsletter/) e in maniera più tempestiva via messaggi whatsApp (per l’iscrizione alle comunicazioni leggere il punto 10).
    La chiusura deve includere anche tutte le attività ordinarie e straordinarie, come le cinque preghiere, il jumuaa, le prediche, le conferenze, le lezioni, le scuole domenicali ed ogni altra attività culturale, cultuale, conviviale o ludica.
    Le uniche funzioni inderogabili sono i funerali e la preghiera del gha’ib che può essere svolta a porte chiuse in piccoli gruppi rispettando il metro di distanza e muniti di mascherine evitando il più possibile il contatto diretto.
    Ricordiamo che l’Associazione degli Imam e delle Guide Religiose in Italia ha già provveduto ad emanare una fatwa circostanziata per questa emergenza per il rispetto delle disposizioni ministeriali che dispongono un metro di distanza per tutte le interazione. La fatwa infatti prevede per la preghiera di gruppo un metro di distanza da ogni componente della fila.
    L’Unione fa’ appello a tutti i responsabili delle comunità locali di rimanere in contatto con le autorità locali al fine di essere aggiornati sulla situazione del proprio territorio e di riferire tempestivamente a questa Unione mediante il numero whatsApp indicato al punto 10 e email (info@ucoii.org) per le comunicazioni ogni eventuale problematica.
    L’Unione chiede a tutti i centri di adoperarsi per la sanificazione costante e totale dei propri locali di aggregazione e delle moschee soprattutto in questo periodo di chiusura dei locali.
    L’Unione invita anche tutti i fedeli a non scambiarsi strette di mano durante il saluto e a limitarsi al saluto verbale di pace.
    L’Unione ha messo a disposizione un numero whatsApp per i responsabili delle varie Comunità locali, nonché per i singoli fedeli affinché possano essere aggiornati in tempi immediati sulle novità riguardanti la comunità islamica italiana. L’invito a tutte le Comunità è di diffondere il numero e di far sottoscrivere i propri fedeli mediante un messaggio in cui si riporti la città di residenza. In qualsiasi momento sarà possibile essere cancellati dalle liste facendone richiesta mediante un messaggio di testo whatsApp allo stesso numero. Il numero whatsApp sarà attivo a partire dal giorno 6 marzo e pubblicato sul sito e social dell’UCOII.
    L’UCOII invita tutti a verificare le fonti delle informazioni che vengono diffuse prima di inoltrarle ad altri; Creare e/o diffondere false notizie anche se per gioco o scherzo potrebbe danneggiare gli altri. Questo in un’ottica di responsabilità civica e per non incorrere in sanzioni e denunce penali. Invitiamo pertanto a consultare solo i siti ufficiali dei relativi ministeri ed enti sanitari nazionali.
    L’UCOII ha indetto una raccolta fondi tra i cittadini e i fedeli per l’acquisto di materiale medico che aiuti a prevenire la diffusione del contagio, in particolar modo le mascherine. La raccolta fondi è ancora in corso e necessita di maggior diffusione. Tutte le mascherine verranno donate ai cittadini o agli enti di presidio sanitario che ne abbiano necessità per poter fronteggiare l’emergenza. Per maggiori informazioni vi invitiamo a consultare questo link: https://www.ucoii.org/emergenzacovid19/

    Invochiamo l’Iddio affinché voglia debellare al più presto questo male e preservare il nostro paese; le nostre condoglianze alle famiglie dei deceduti e preghiamo per i malati augurando loro una pronta guarigione.

  4. daouda says:

    il discorso è inaccttabile per un giudeo-cristiano e veramente bello per uno gnostico, as usual

  5. Moi says:

    Nella foto del post, lo Scàilàin 😉 della Nuova Londra … quel coso che avrei chiamato l’ Asparago / the Asparagus , scopro chiamarsi the Tulip !

    Ma il “bello” 😉 deve (o dovrà o dovrebbe) ancora venire :

    https://www.thesun.co.uk/news/7977771/london-tulip-tower-giant-penis-skyline/

    You think plans for the ‘Tulip’ Tower are bad? London almost had a giant DILDO on its skyline

  6. Moi says:

    cmq “ze Sciàrd” 😉 [v.di sopra] di Londra assomiglia al Ryugyong di Pyongyang !

    • Moi says:

      A proposito … del 류경호텔 (“RyugyongHotel) di 평양 (“Pyongyang”) :

      —————————————————

      https://www.ilpost.it/2019/08/10/ryugyong-hotel-corea-del-nord/

      L’edificio vuoto più alto del mondo
      È il Ryugyong Hotel di Pyongyang, in Corea del Nord: i lavori iniziarono 30 anni fa, ma non furono mai finiti

      —————————————————

      … se poi dal 20 Agosto 2019 a oggi, colà, è cambiato tutto, ne prenderemo atto ! 😉

      Insomma, @ MIGUEL : esistono anche Grandi Opere Inutili e Costose anche NON Capitaliste ! 😉

  7. Moi says:

    Veramente qualche Complottista che il Coronavirus l’ avrebbe creato qualche Scienziato Pazzo Scapigliato 😉 dalla risata isterica 😉 c’è … Big Pharma & Dintorni, NaziEcologisti, NeoCatari , NeoNoGlobal Autarchici, AmeriKani Vs MéidInCiàina 😉 , ecc …

  8. Peucezio says:

    Comunque, Miguel,
    l’immagine che hai scelto per il post è pertinentissima, perché il suppostone fra i grattacieli e l’enorme zippo rappresenta icasticamente cosa significhi questo modello di società e di sviluppo e da che parte ce lo prenderemo.

  9. Moi says:

    La peste ha gli untori, il coronavirus? Serve nuovo vocabolo (neutro)
    Il linguista Giuseppe Antonelli: «Il bisogno creò allora il vocabolo, scriveva Manzoni della nuova parola (e del contesto). Ora serve un termine non dispregiativo»

    https://www.corriere.it/sette/attualita/20_febbraio_27/peste-ha-untori-coronavirus-serve-nuovo-vocabolo-neutro-c8d37c6e-5717-11ea-b89d-a5ca249e9e1e.shtml

    … oh , bella : e io che credevo che il termine Politically Correct per “Untore” già fosse assodato : “Paziente Zero !”

    🙂

  10. Kairobi says:

    (a fronte del dissesto economico, dovuto al cadere di qualche certezza del delirio sistemico e ovviamente è diverso per chi è toccato in modo diretto dall’«evento»), tra gli effetti che non posso fare a meno di notare c’è che per certi versi, si respiri di più.

    Ossia: interrottasi la frenesia della necessità, avendo la giustificazione di forza maggiore, gli umani son tornati ad essere un po’ più umani.

    L’avevo scritto giorni fa (per esempio): la famiglia dei miei vicini, invece che litigare canta, cucina insieme e balla – ad ogni modo non urlano più.

    In generale tutto è più silenzioso, la macchina è ferma.

    E ho sentito non poche varianti di: «mio marito è rinato» et similia.
    Io lo noto su me stesso.

    Dipenderà dalla zona dove vivo, ma io avverto meno isteria, non ostante lo sforzo dei media.

    • Francesco says:

      qui a Milano la calma forzata fa malissimo e l’eccesso di convivenza rovina le famiglie, altro che

      • Moi says:

        ci credo, ma … che mestizia, scusa eh ! 🙁

        • Moi says:

          … qui invece, c’ è benissimo la consapevolezza delle ripercussioni economiche di queste misure ! Ma, per fortuna, ci si sa ancora ricordare che oltre all’ economia esiste anche Altro ! … Ripeto : Altro, NON “suo figlio” 😉 Ben-Altro ! 😉

      • kairobi says:

        @Francesco

        mah.. io parlo proprio di milano.

        Nessuna forzatura è piacevole, ma la calma è un problema per chi è schizzato e nevrotico.

        Panico indotto e difficoltà che divengono realissime a parte, io ho notato tutt’altro. – L’inserviente al supermercato è più tranquillo e sorridente.

        Probabilmente ci sarà una brutta degenerazione certo, ma uno spiraglio si è intravisto.

  11. Antonino says:

    I gatti sono svegli dormendo, noi dormiamo da svegli e ancora in tale stato di torpore riusciamo a costruirci addosso tutte le magagne possibili, a partire per esempio da quelle mirabilmente descritte in https://volerelaluna.it/cultura/2020/03/04/la-peste-la-paura-la-folla-manzoni-sullanimo-umano/.

    • Moi says:

      starein cavezza come cavalli … detto in tutta Italia, credo.

      PS

      A forza di sentire “come dimo noi a Roma” per qualunque espressione idiomatica , il dubbio ti viene ; !

      • Moi says:

        i cetacei (almeno molti di loro, i meno “lardosi 😉 quindi più densi dell’ acqua … forse anche i sirenidi, non ho cercato bene) dormono con un solo emisfero cerebrale per volta …sennò annegherebbero !

  12. Moi says:

    Chi è in grado di spiegare per qual motivo ” Cinema NO (hai gente solo affianco o di spalle) / Ristoranti (hai gente anche di fronte … c’è chi propone di disporsi a scacchiera, ma cmq hai qualcuno in diagonale) SI’ ” ?

    … Grazie

  13. Moi says:

    Se n’è accorto anche Gabriele Muccino … ch’era primo al botteghino nel “prima” 😉 :

    https://movieplayer.it/news/gabriele-muccino-sfogo-chiusura-coronavirus-cinema_77423/

  14. Moi says:

    cmq se ti proibiscono il cinema o il teatro, disetare il ristorante (ovepotresti … ma con che Kriterion di Logos, di grazia ?!) NON mi pre affatto illogico …

    • Antonino says:

      Per stare all’esempio dei ristoranti, una comica è quella di vietare la consumazioni al banco. Ma se il banco è grande? E se poi comunque ci si affolla al banco per pagare? E nessuno dice come devono girare i camerieri?
      Il punto è che, all’italiana per stare sull’autorazzismo, andiamo a piluccare norme su norme laddove basterebbe buonsenso, salvo poi evocare lo stesso buonsenso laddove si riscontrano le “normali anomalie delle norme”.
      L’importante è chiaramente che non si disturbino i mercati, come dice Robecchi in http://www.alessandrorobecchi.it/index.php/202003/e-la-legge-dei-mercati-quanti-nonni-siamo-disposti-a-sacrificare/. Al cinema la gente già ci va sempre di meno, lo sacrifichiamo. Non ci sono molte società di gestione cinematografi in Borsa. Però per un settore già finanziarizzato (magari solo per i legami con le banche sotto forma di partecipazioni o mutui o simili) come la ristorazione, è un guaio più grosso, e dobbiamo abbondare in prevenzione finta.
      E poi, non vorrai mica che dopo queste riunioni fiume tra “decisori” ci dobbiamo limitare ad un panino portato da casa? Noi ministri sottosegretari e funzionari d’alto livello vogliamo poter andare a farci riverire a tavola!

    • PinoMamet says:

      Gente, non è possibile trasfomare un intero paese in una sala di rianimazione.

      Non solo non è possibile tecnicamente; c’è anche da considerare che questo governo, ma ancora di più i giornalisti, hanno già fatto abbastanza per diffondere panico e malcontento.

      Due settimane del trattamento che alcuni di voi, e Salvini, propongono (cioè trasformare l’Italia intera in una zona rossa dove sarebbe proibito tutto…) e scoppierebbe la rivoluzione.

      Faccio di nuovo rimarcare come altri paesi, che vengono sempre a darci lezione di efficienza e rigore, hanno fatto e stanno facendo molto meno di noi…

      • Peucezio says:

        Pino,
        “Gente, non è possibile trasfomare un intero paese in una sala di rianimazione.”

        Certo.
        Il mio auspicio è che l’alternativa al paese-sala di rianimazione non sia il paese-cimitero (siete autorizzati a toccarvi i cosiddetti 😀 ).
        In Cina fanno un ospedale in dieci giorni, qui ci vogliono dieci anni.

        • Francesco says:

          non vedo come si possa evitare l’ambo rianimazione-cimitero se si evita la quarantena rigida

          però il popolino dopo una settimana di emergenza non ne può più, fa il cazzo che vuole e la quarantena semirigida salta alla grande

          vabbè, auguri e preghiere a tutti

          😉

          PS Robecchi ha torto, fa scadente politica

        • Z. says:

          Robecchi, cui peraltro voglio bene, scrive:

          — Ciò che sappiamo un po’ meno è forse questo: quando siamo diventati anche noi “mercati”? Cioè quando esattamente ci siamo dotati di quel cinismo un po’ gretto travestito da realismo che fa dire, beh, era vecchio, beh, era già malato? —

          Io invece mi chiederei quando l’abbiamo perso: nei confronti dei vecchi, dei bambini, di tutti i soggetti deboli.

          Sospetto che la risposta abbia a che fare col boom economico, o per dirla con Miguel, con lo sfruttamento di massa dei combustibili fossili.

          Ma soprattutto mi chiederei chi è il soggetto della frase. Chi è quel “noi”, com’è collocato nel tempo, com’è collocato nello spazio.

        • Z. says:

          Intendo, quando abbiamo perso quel cinismo.

          • Moi says:

            La Sx, dopo il Grande Tradimento di Sé del 1989 … poco, ma sicuro !

            • Z. says:

              La sinistra, dopo il 1989, è diventata meno cinica e ha iniziato a dare più valore alla vita degli anziani malati? in che senso?

            • Moi says:

              Cioè, intendo che nel 1989 la Sx lo ha acquisito, quel cinismo, per divenire Liberal … quindi “rinnovata al passo coi tempi” !

              • Moi says:

                Nelle parole di Robecchi, dacui eri partito, “la Sx si è dotata di quel cinismo” …

            • Z. says:

              Vabbè, pensavo che avessi qualcosa di sensato da dire, invece sono i soliti slogan sventuratelli da web.

              Scusa il disturbo 🙂

              • Moi says:

                l’ idea che il calo del PIL sia più preoccupante del numero di morti (specie se vecchi non più in grado di produrre) , è quanto di più Liberal oggidì si possa immaginare !

              • Moi says:

                Cmq … SE DAVVERO urgono Misure Draconiane, è un bene (!!!) che la sedicente e “sedanteaintendere” 😉 Sx sia al Governo … così che almeno , se cotali Misure Draconiane saran prese, con dichiarazione di Tutta Italia Zona Rossa, nessuno parlerà di Coprifuoco FaSSista !

              • Z. says:

                In realtà, se abitassi all’estero, e fossi in altro tipo di persona, vedere il governo gialloverde gestire questa emergenza – tra un Mohito e un Russó – sarebbe stato interessante.

                Ma abito a Bologna, e non sono quel tipo di persona.

      • Moi says:

        … pare che sia perché in teoria i cinema sono potenzialmente più affollati (… dipende dalfilm ! 😉 ) e cmq senza prese d’aria !

        tuttavia mi pare che in Toscana e in Lazio abbian scelto di organizzare le sale con biglietti dei posti “a scacchiera” (coppiette e famigliuòle incluse) … misura adottata (ma credo solo consigliata nei ristoranti, tutti !)

        Cmq qua a Bologna gli esercenti “Ciàina” si son fatti le autoquarantene !

        • Z. says:

          Hanno proprio chiuso, a Bologna come a Ravenna, spesso a tempo indeterminato.

          • Moi says:

            Sì, però hanno un sistema autogestito, con altri canali … non mi meraviglierei sei il Socialismo Reale avesse , almeno in parte perle questioni migratorie, legalizzato i “Tong” !

            Che, per certi versi, sarebbe un po’ come se l’ Italia legalizzasse la Mafia per gestire gli sbarchi a Lampedusa.

    • Moi says:

      … sempre in Mesopotamia 😉

      https://www.youtube.com/watch?v=6llVHKIz11I

      😉

      Cmq, i Complottisti dicono che l’ Entertainment stesso, in questi casi, è un complotto a fin di bene … per farci familiarizzare con certe nozioni altrmenti troppo “shock”, in attesa di Grandi Rivelazioni sulla Storia dell’ Umanità da RiScrivere ! 😉

  15. Io che mi lamento dei progetti di espandere l’aeroporto di Firenze (ma in Inghilterra, sono ben 27 aeroporti che hanno progetti espansivi), e non so come fare per contrastarlo.

    E poi c’è chi decresce seguendo diciamo una Terapia Naturale:

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/03/06/coronavirus-la-diretta-regione-lombardia-ogni-giorno-200-ricoveri-con-situazioni-critiche-e-corsa-contro-il-tempo-coppia-di-anziani-positivi-alle-molinette-di-torino-intero-reparto-in-qua/5727435/

    09.00 – Chiuso terminal C dell’aeroporto di Catania per calo traffico aereo
    Il traffico aereo subisce una flessione per l’emergenza coronavirus e l’aeroporto di Catania chiude uno dei terminal: il C, dedicato alle partenze della EasyJet verso destinazioni Schengen. E’ la decisione della Sac, società che gestisce lo scalo, per ottimizzare le risorse di tutti gli operatori, annunciando che tutte le partenze, da domenica 8 marzo, saranno effettuate al Terminal A. Il provvedimento è, al momento fino al prossimo 15 marzo. In tutto l’aeroporto, intanto, proseguono le attività di sanificazione profonda delle aree interessate dal flusso di passeggeri, operatori ed Enti di Stato. Sono stati montati i termoscanner per la misurazione della temperatura e istallati 15 dispenser di liquido antibatterico nelle zone partenze e arrivi. Inoltre, durante le ore notturne, viene effettuata un’azione di sanificazione nel terminal con l’utilizzo di un atomizzatore ad ampio spettro, oltre alla pulizia delle superfici a contatto con i passeggeri.

  16. Uno scambio tra i commenti del Fatto Quotidiano che esprime molto bene alcune cose fondamentali:

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/03/02/coronavirus-iata-grave-impatto-sul-traffico-aereo-compagnie-registrano-forte-calo-di-domande/5722949/

    TINAPICA:…la decrescita felice…o infelice? Io, personalmente, non ci vedo solo danni nel fatto che nel mondo si riacquisti un po’ il senso delle distanze. Fine settimana a Barcellona come fosse a Como (vivo a Rho…)? Anche no, grazie.

    Aco sepiani: speriamo che il primo posto di lavoro perso sia il suo e non quello di qualcun altro, lei sara’ il primo ad esserne felice
    tinapica

    TINAPICA: Comprendo l’acrimonia della sua risposta e la rispetto. Sappia che il mio lavoro di tassista in Milano in questi giorni ha subito un decremento degli incassi, in buona parte dovuto proprio al crollo del traffico aereo, nell’ordine del 60%. Però non tutto è monetizzabile e quello che intendo, con un po’ di ironia che non mi è stata riconosciuta, è che anche questa medaglia ha il suo rovescio. Come scritto da altri qui sopra forse si incomincerà a ripensare un sistema economico e produttivo che ha annullate le distanze e si ricomincerà a pensare che è meglio produrre a casa propria, pagando il giusto a chi lavora. Forse: dipende da quanto durerà questa situazione.

    • roberto says:

      “cose fondamentali”

      quali ti vengono in mente?

      a me la totale, assoluta, mancanza di empatia di questi tempi, mista ad uninsopportabile atteggiamento da malthusiani alle vongole, oltre alla voglia insopprimibile di far polemica con degli sconosciuti (quest’ultima ce l’ho sicuramente pure io)

      • PinoMamet says:

        Sottoscrivo l’ultima 😉

        (in realtà me ne vergogno, ma riconosco di averla, anche se nella maggioranza dei casi riesco a tenerla a bada ripetendomi l’aureo detto “fatti i cazzi tuoi, fatti i cazzi tuoi, fatti i cazzi tuoi…”)

        • roberto says:

          più invecchio peggio è.

          prima moi bastava un “fatti i cazzi tuoi”, adesso lo devo ripetere per almeno due minuti

  17. Peucezio says:

    Miguel,
    non spererei troppo in effetti benefici di quest’epidemia.
    Ha apparentemente conseguenze
    – positive (dal nostro punto di vista): rallentamento della globalizzazione, dei commerci, crisi dei viaggi, del turismo, ma anche
    – riduzione della tendenza già bassa alla socialità, aumento della paura e diffidenza reciproca, tendenza a chiudersi ancora di più in casa.
    Non saprei dire quali di questi effetti saranno effimeri, ma non so quanto queste contingenze, per quanto traumatiche, possano davvero modificare una linea di tendenza generale.

    • Per peucezio

      “non spererei troppo in effetti benefici di quest’epidemia.”

      Lo so.

      Infatti, l’epidemia ci indica una straordinaria possibilità per tutto il pianeta di salvarsi.

      Dall’altra, verrà accolta come un’occasione per controllare ancora di più il mondo, per sorvegliarlo elettronicamente il doppio, di inventare nuovi modo per sbucaltare il pianeta, e ciò comporterà tra l’altro esattamente gli effetti che dici tu.

      • kairobi says:

        @Peucezio

        // – riduzione della tendenza già bassa alla socialità, aumento della paura e diffidenza reciproca, tendenza a chiudersi ancora di più in casa. //

        ci si lavora alcremente:

        «vanno poi valutate le misure di distanziamento sociale. La popolazione va cioè abituata ad avere dei comportamento un pò ’asocialì: ad esempio non baciarsi, non abbracciarsi. Ciò perchè bisogna arginare la velocità di diffusione del virus. Nel resto d’Italia è cioè auspicabile un cambiamento dei comportamenti».

        @Miguel

        // Infatti, l’epidemia ci indica una straordinaria possibilità per tutto il pianeta di salvarsi.

        Dall’altra, verrà accolta come un’occasione per controllare ancora di più il mondo, per sorvegliarlo elettronicamente il doppio, di inventare nuovi modo per sbucaltare il pianeta, e ciò comporterà tra l’altro esattamente gli effetti che dici tu. //

        Si. E, direi, che paradossalmente sarà proprio il desiderio a non voler rinunciare al delirante mondo che avevamo sotto gli occhi (al ”sonno”) a essere la leva con cui sarà imposta l’irregimentazione – tutti a casa con VR e smart-relazioni-mediate da dispositivi e apparati – l’ipnosi definitiva e ben controllata.

        • Per Kairobi

          “Si. E, direi, che paradossalmente sarà proprio il desiderio a non voler rinunciare al delirante mondo che avevamo sotto gli occhi (al ”sonno”) a essere la leva con cui sarà imposta l’irregimentazione – tutti a casa con VR e smart-relazioni-mediate da dispositivi e apparati – l’ipnosi definitiva e ben controllata.”

          Esatto, sta lì la chiave del problema.

          E per questo che credo che la questione del “transumanesimo” sia cruciale.

          • kairobi says:

            // E per questo che credo che la questione del “transumanesimo” sia cruciale. //

            Anche io, assolutamente.

  18. mirkhond says:

    “– riduzione della tendenza già bassa alla socialità, aumento della paura e diffidenza reciproca, tendenza a chiudersi ancora di più in casa.”

    Perché le società contemporanee tendono alla bassa socialità, e a paura e diffidenza reciproca?
    Perché una società più è progredita e più e paurosa e fragile?

    • Peucezio says:

      Credo che il problema sia lo scarso contatto umano conseguente ai comfort e all’ampliamento dello spazio abitativo, che elimina la promiscuità e rende la gente asociale.
      Abbiamo tutti tantissimo e questo ci dà il senso di un’identità dai confini forti. in un certo senso si potrebbe dire che la proprietà fonda l’identità, non il contrario.

      • Per Peucezio

        “Credo che il problema sia lo scarso contatto umano conseguente ai comfort e all’ampliamento dello spazio abitativo, che elimina la promiscuità e rende la gente asociale.”

        Verissimo.

        Aggiungiamo un punto per cui Gurdjieff mi ha sempre colpito, e che è centrale a questo post: il sonno, nei suo due aspetti.

        Il sonno è “non sentire”: che a pensarci è l’obiettivo, nel bene o nel male, di tutta la tecnica. Lasciamo stare i giudizi – la tecnica ci toglie il mal di denti, ci toglie la fatica del lavoro, ci toglie la differenza tra un luogo e l’altro, ci toglie la possibilità di percepire le temperature, il buio, la paura.

        Il sonno è “sogno”: cioè è una realtà virtuale, onirica, sempre più invadente, vissuta in solitudine come noi viviamo i nostri sogni.

        • Peucezio says:

          Interessante.
          Probabilmente è un’altra espressione del solipsismo: se non percepisci il mondo, ti isoli dalla realtà e la dimensione onirica non è una dimensione relazionale, ma una sorta di sua simulazione.

    • Mauricius Tarvisii says:

      Io distinguerei l’essere spaventati dall’essere spaventati dagli altri.

      Il livello di paura in passato poteva essere bello alto e io non credo che oggi siamo più spaventati di chi si svegliava la mattina chiedendosi se il raccolto 1620 sarebbe bastato per arrivare al 1621. E questo era un timore che si ripeteva ogni anno, mica come l’una tantum del coronavirus.
      La paura degli altri, invece, deriva dal fatto che abbiamo una tolleranza molto più bassa del rischio (se muore un operaio in un cantiere è una tragedia, mentre 150 anni fa non sarebbe nemmeno stato una statistica) e la più grande fonte apparente di rischio sono proprio gli altri che, al di fuori delle conoscenze, è meglio che stiano a distanza di sicurezza.

      • Roberto says:

        Sono d’accordo ed aggiungerei che la paura dell’altro non è una novità e probabilmente ce ne è molta di meno oggi che quando lo sconosciuto non poteva che essere un brigante, un appestato o una spia

      • Peucezio says:

        Mauricius,
        sì, condivido l’uno e l’altro punto.

    • PinoMamet says:

      “Perché le società contemporanee tendono alla bassa socialità, e a paura e diffidenza reciproca?
      Perché una società più è progredita e più e paurosa e fragile?”

      Secondo me, per il motivo per cui stiamo su questo blog.

      Esiste la possibilità di socializzare tra persone che si sentono affini, anche se divise da centinaia di chilometri.
      Mentre nessuno può obbligarci a sentire simpatia per quel vicino particolarmente stronzo, e perciò possiamo lietamente ridurre al minimo i contatti con lui.

      Questo ci impedisce di scoprirne i lati positivi, e ci lascia anche liberi di immaginare il peggio di lui.

      Del resto, vedo che anche telematicamente la maggior parte dei litigi avvengono tra sconosciuti, tra persone che frequentano “luoghi” comuni e non selezionati per interessi, oppure a volte con persone che frequentano un qualche luogo telematico “per sbaglio”, ma non ne comprendono, o non ne comprendono ancora, lo spirito e i meccanismi.

      Certo, ogni tanto si litiga anche noi qua dentro: che siamo una mezza dozzina, con interessi molto particolari, e molto selezionati come cultura media.
      Ma quello è inevitabile, anche nei gruppi di amici “non telematici” succede, anche nelle coppie che stanno insieme da 40 anni…

      diverso dal litigio verso il “diverso”, al quale ci si sente liberi di dirne di ogni colori perché lo si percepisce così lontano da noi…

      • Peucezio says:

        Sì, ma non è una mera sostituzione.
        Lo sarebbe se noi ci vedessimo ogni giorno, come la compagna degli amici faceva un tempo in osteria.
        E’ un venir meno della carnalità, del contatto.
        Il che è molto grave, malgrado il vantaggio di poter selezionare i più affini.
        Peraltro sono anche le circostanze che creano le affinità.

        In certi paesi pugliesi che conosco molto bene, ho assistito (in sincronia, osservando le diverse generazioni e le osservazioni degli interessati in merito) a un passaggio sociologico interessante (e molto triste): le persone attualmente sopra i cinquanta andate via (in genere nel nord) sono sempre felicissime di ritornare, perché recuperano quella rete di relazioni, quei ricordi, sapori, odori, luoghi che hanno amato in gioventù.
        Gli attuali trenta-trentacinquenni invece tutto sommato hanno vissuto la loro adolescenza e gioventù in paese come una sorta di alienazione e, quando ci tornano, per motivi pratici o famigliari, si sentono ancora più estranei di prima.
        Cosa è cambiato?
        Che la vecchia guardia si divertiva con poco: per il fatto stesso che ritrovavi i tuoi amici, la gente del tuo quartiere, della tua età, bevevi un po’ di vino del contadino (cioè tuo o di qualche amico) a casa di qualcuno, facevi una grigliata in campagna ed eri felice.
        Oggi (ma già da decenni) anche lì uscire significa andare nel locale fighetto, spendendo soldi, sperando di trovare chissaché e annoiandosi perché ci sono sempre gli stessi e invece si vorrebbero chissà che stimoli.
        E’ cioè una generazione più individualista, nevrotizzata, che non sa più godere dell’essenziale… più infelice e alienata insomma. E quindi anche molto più esigente: non sa cosa vuole e cerca un angolo del mondo in cui trovarlo, manco fosse la Pietra Filosofale.
        Sia chiaro che mi ci metto io per primo.

  19. mirkhond says:

    e più è paurosa e fragile

  20. mirkhond says:

    Riflessioni interessanti, però anche nel passato c’erano gli asociali, i solitari, coloro che proprio non riuscivano a sopportare le convivenza con i propri simili, soprattutto con quelli più stretti, parenti in primis.
    E in epoca di cristianità molti di questi asociali diventavano eremiti consacrandosi a Cristo e scegliendo luoghi impervi, deserti o foreste in cui vivere il più lontano possibile dagli aggregati umani e dalla vita di relazioni che vi si conduceva.
    Visti con i criteri psicologici di oggi, questi antichi asociali potevano essere dei depressi?

    • Per Mirkhond

      “Riflessioni interessanti, però anche nel passato c’erano gli asociali”

      Credo che oggi abbiamo un’altra tipologia diffusa: gli asociali conformisti, le persone che non alzano mai lo sguardo dal cellulare su cui stanno digitando messaggi ad amici immaginari.

      E’ una cosa molto, molto divers dall’eremitismo.

      • Peucezio says:

        Infatto, è questo il punto.
        Oggi è un comportamento asociale essere sociali: se fai un complimento per strada a una ragazza sconosciuta ti prendono per un maniaco psicopatico, mentre quando era giovane mia madre era del tutto normale.

        • Per Peucezio

          “se fai un complimento per strada a una ragazza sconosciuta ti prendono per un maniaco psicopatico, mentre quando era giovane mia madre era del tutto normale.”

          Anche in Sicilia era normale una volta: per questo i fratelli non lasciavano uscire di casa le sorelle 🙂

        • PinoMamet says:

          Non solo in Sicilia: credo in tutto il mondo.

          Ammetto che faccio molta fatica (limite mio, eh?) a capire cosa ci sia di male nel dire a una ragazza “ammazza quanto sei bona!”.

          Certo, ho visto anch’io dei filmati de lgenere “una donna cammina da sola per un giorno nel tal qual quartiere” e se ne sentivano di tutti i colori, comprese minacce di stupro.

          Mi permetto di avanzare dei dubbi sull’autenticità: in un caso la cosa era chiaramente sceneggiata (serie Tv), nell’altro si è scoperta dopo che era stato sceneggiato…

          e comunque, un conto sono le minacce di stupro, che sono giustamente condannabili e sempre lo sono state; un altro è “a’ bella!”

        • PinoMamet says:

          Comunque la grande moda del momento è di vantarsi di essere freddi, asociali, anafettivi, prendersela con l’estate perché “la gente non si lava” ecc.

          Tutte balle, ovviamente.

        • Roberto says:

          “ammazza quanto sei bona!”

          Pino
          Mettiti però al posto della tipa al quale lo dicono in continuazione, divertente non è

          Mutatis mutandis, si parva licet & in vino veritas, dopo 46 anni iniziano a rompermi un po’ i coglioni i commenti di perfetti sconosciuti sulla mia altezza

        • PinoMamet says:

          Ho capito, e posso essere d’accordo, ma tutto sommato non credo che i commenti sulla bellezza delle donne di passaggio siano mai stati una tale piaga sociale…

          posso anche capire che possano risultare fastidiosi, ma se non sono palesemente volgari o minacciosi esiterei molto a metterli sotto la rubrica del reato, del crimine o del “peccato” del sesso maschile…

          • Roberto says:

            No certo, parlo anche io di fastidio, non di altro (anche se prima o poi quello che mi chiede “che aria di respira lassù” sarà tirato su per le orecchie fino a poterla respirare di persona sta cazzo di aria a due metri)

    • Peucezio says:

      Mirkhond,
      la questione è quantitativa.
      Ciò che prima era patologico e quindi numericamente marginale, oggi è fisiologico è endemico: siamo tutti asociali ed eremiti, chi più che meno.
      Ma nel mondo non c’è un’intera foresta per ognuna degli otto miliardi di persone che siamo: il mondo è rimasto quello, dello stesso diametro, anche se siamo sempre di più e con più sete di spazio.

      • mirkhond says:

        Non credo però che la stragrande maggioranza dell’umanità attuale vorrebbe vivere in una foresta, visto che la tendenza è quella ad ammassarsi in megalopoli.
        Che invece minacciano sempre di più l’ambiente sottraendogli i terreno per la cementificazione selvaggia….

  21. mirkhond says:

    Allora sono un asociale del passato. 🙂

    • Peucezio says:

      Se fossi nato nel passato, saresti come tutti gli uomini del passato, sanguigno, ubriacone, gran lavoratore. Avresti già una moglie, sette figli e qualche nipotino.
      Non ti vedo come un asceta. Ma come una persona normale, con qualche curiosità in più.

      • PinoMamet says:

        Non credo che tutti gli uomini del passato fossero così…

        e certamente c’erano anche gli asceti, come i raffinati epicurei, i ricchi spendaccioni, i ricchi avari, le matrone libertine, le giovanette puritane o licenziose, e tutta l’umanità solita che conosciamo anche oggi, a volte sotto nomi più alla moda, e che la letteratura di tutte le epoche e di tutti i climi ci riporta con abbondanza.

        Invece mi incuriosisce una cosa che non c’entra…

      • Mauricius Tarvisii says:

        “saresti come tutti gli uomini del passato”

        Adesso non generalizziamo.

      • PinoMamet says:

        E che è questa:

        io sono in Emilia-Romagna, una regione si può dire incentrata su una via, la via Emilia, e sul culto del Motore.

        È il Motore (nel dialetto locale, non a caso, sinonimo anche di trattore agricolo) che ha definitivamente emancipato schiere di riottosi e libertari agricoltori emiliani dalla fatica fisica;

        che gli ha dato un hobby e una passione, che li ha trasformati in meccanici (ogni agricoltore è meccanico ex officio) e gli ha dato sufficiente benessere per coltivare le proprie inclinazioni.

        (Un cugino di mio padre- non agricoltore, ma di solido e popolare ceppo di piccoli coltivatori- si progettava, autocostruiva e pilotava aerei!! Ne ha fatti 3.
        Ora, sapete in Italia quanto è difficile, con tutta la burocrazia ecc., farsi accettare anche soltanto uno scooter 50cc autoprogettato??
        Capite ora da dove saltano fuori i Ferrari, Lamborghini eccetera?)

        Ora, io mi chiedo, tutti questi appassionati di motori
        (che poi sono uno degli orgogli dell’Italia, dagli idrovolanti della Coppa Schneider ai trasvolatori atlantici di Balbo fino a Nuvolari, Ezio Ferrari e Valentino Rossi)

        tutti questi, di cui ognuno di noi conosce svariatissimi esempi…

        dov’erano, quando non esistevano i motori ?

        Cosa gli piaceva allora??

        Uno potrebbe dire, i cavalli da corsa.

        Ma non è vero: i cavalli da corsa ci sono ancora oggi, ma le persone che amano sia l’ippica che l’equitazione (a occhio e croce, molto diverse anche tra loro) non sono per niente le stesse che amano i motori.
        Forse qualche scommettitore di cavalli sì, ma per mera estrazione sociale, non perché faccia un qualche paragone tra il Cavallino Rampante e il cavallo vero e proprio, cagante e sbruffante.

        Davvero, è tutta un’umanità nuova, ventesimosecola, che non credo sia mai esistita prima.

        • Peucezio says:

          Molto interessante in effetti.
          Forse vado troppo per stereotipi, ma io qualcosa del carattere sanguigno emiliano, insieme al forte senso di concretezza, ce lo vedo.

          Tieni anche conto che le cose si elitarizzano: oggi l’amante medio del teatro non è lo stesso dell’epoca di Shakespeare: l’erede diretto dell’amante del teatro di allora è uno che oggi ama il cinema se va bene, se no le telenovelas (meno anniottantosamente, le serie di Netflix).

          Forse comunque, come hai detto tu, è un tipo umano nuovo. Ma viene da qualcosa del temperamento locale, se no ci sarebbe anche altrove.

      • mirkhond says:

        Buona parte dei miei avi di cui sono a conoscenza non erano degli ubriaconi, qualcuno sanguigno sì.
        E non credo che nel passato fossero tutti dei gran lavoratori, anche se mi chiedo se coloro che venivano etichettati come pigri e scansafatiche non fossero in realtà dei depressi.
        Malattia che oggi conosciamo come tale grazie ai progressi della scienza ma che prima appunto non si conosceva e che non poteva venire essere capita come tale.

        • mirkhond says:

          “Non ti vedo come un asceta. Ma come una persona normale, con qualche curiosità in più.”

          Come un asceta no, ma come un solitario sì, perché è la mia indole nel profondo fin da quando ero bambino.
          Poi la vita e miei interessi che non suscitavano condivisione, più altre vicende, hanno via via accentuato la mia tendenza all’asocialità.

          • Peucezio says:

            Eppure tu soffri della tua solitudine.
            Io credo che un vero solitario alla fine sarebbe contento così.
            La mia impressione, se è lecito, è che tu sia semmai selettivo: non trovi persone con cui condividere le cose che ti piacciono, ma, una volta che le trovassi, non sentiresti il bisogno di appartarti.
            Mentre c’è gente che proprio ha una soglia di tolleranza molto bassa alla presenza altrui in generale.

        • Mauricius Tarvisii says:

          Ma infatti mi sorprendono sempre i discorsi generali sul carattere della gente del passato: come oggi non esiste un carattere umano standard, trovo difficile pensare che ci fosse anche nel passato. Anche perché le fonti lo smentiscono, descrivendoci persone dal carattere diversificato.
          Mi sembra lo stesso errore di generalizzazione che si fa spesso di segno opposto, ovvero attribuire a gente del passato idee moderne in nome della comune appartenenza alla stessa specie. La cultura è qualcosa di sociale, il carattere è qualcosa di personale.

          • mirkhond says:

            Concordo. Il fatto è che Peucezio tende a classificare la complessità in schemi che confermino le sue idee sul presente, tutto negativo e sul passato, tutto positivo.
            Ovviamente dal suo punto di vista.

          • Peucezio says:

            Distinguerei un fattore genetico da uno ambientale.
            La varietà dei caratteri c’è in ogni società umana. D’altronde c’è anche negli animali.
            Ma ci sono invece tratti caratteriali, in genere strutture nevrotiche, tipiche del nostro modello di società.
            Tale è per esempio l’insicuro cronico, timido, poco adattato, ma ache invece l’arrampicatore in modo compulsivo, integrato e sicuro di sé, che interiorizza i miti contemporanei e non riesce a non farsene schiavo, sopprimendo magari certi suoi bisogni più autentici.

            Direi anche che l’umanità di oggi è nevrotica ma molto sfumata: ogni volta che parlo con gente della vecchia generazione, mi racconta un’umanità (di quando era giovane) estremamente caratterizzata, ognuno con peculiarità molto vistose, sopra le righe, personaggi che sembrerebbero di fantasia, per come sono eccessivi, se non fossero reali.
            L’impressione è quella di un mondo a tinte forti.

            In ogni caso il senso di uno scarto antropologico fortissimo è molto chiaro: ci sono cose che io non potrei mai far capire a certe persone cresciute in un mondo completamente diverso: non hanno proprio i modelli in cui inquadrarle.

        • Peucezio says:

          Mirkhond,
          “E non credo che nel passato fossero tutti dei gran lavoratori, anche se mi chiedo se coloro che venivano etichettati come pigri e scansafatiche non fossero in realtà dei depressi.”

          Non direi.
          Non è che non ci fossero dei temperamenti malinconici (anche se la depressione è un’altra cosa). Di scansafatiche invece effettivamente ce n’erano.
          Ma bisogna sempre considerare che era proprio la scarsità di risorse a lasciare loro poco spazio: bisognava capitalizzare tutte le risorse e gli uomini.
          Distinguerei la campagna dalla città: a Milano c’erano i liggera e i locch, che in fondo erano ladruncoli perché non sopportavano di lavorare; e nelle altre città c’erano figure analoghe. E quelli sì che bevevano come spugne (ma la maggior parte anche degli altri, più integrati e lavoratori: una volta praticamente nessuno, fra le persone di sesso maschile, non beveva e il vino non era relegato al tempo libero:era normalissimo lavorare mezzi ubriachi (e a volte non solo mezzi 🙂 ).
          Altro è il discorso nelle aree rurali (non quanto all’alcol, ma al fancazzismo): lì non c’erano surplus di risorse, nicchie in cui uno sbandato poteva in qualche modo infilarsi, quindi queste figure erano probabilmente non assenti (la paremiologia ce li attesta un po’ dappertutto: l’arte del Galasso o di Michelaccio e simili), ma meno comuni.

          • Mauricius Tarvisii says:

            Però di parassiti la letteratura ne è sempre stata piena: in generale è il capofamiglia mezzo sbandato che fa vivere male tutti gli altri.

            • Peucezio says:

              Sì, nella Russia profonda è ancora così: l’uomo di casa si ubriaca, non lavora, finché la moglie, che ci ha già fatto tre figli quando aveva vent’anni e che invece lavora seriamente, lo manda a quel paese.

              Sarebbe da fare uno studio su quanto siano ferquenti figure così nelle varie aree, cioè se anche in comunità basate su economie di stretta sussistenza erano comunque frequenti. Un mio amico che conosce piuttosto bene la società alpina (passata e presente) aveva l’impressione di una certa differenza col mondo urbano, ma non abbiamo approfondito molto. Può anche essere che nelle campagne ci fosse un più forte senso del risparmio, ma anche una percentuale fisiologica di irriducibili alla disciplina del lavoro.

              • Mauricius Tarvisii says:

                A occhio direi che siano comunque minoritarie: la società ha il suo tasso di disfunzionalità, ma se questo supera certe soglie di tollerabilità allora la società esplode. Per esempio, se lui è sempre un mero parassita, lei potrebbe avere sempre meno voglia di farsene carico e questo, moltiplicato per tutti i nuclei familiari, delegittimerebbe l’assetto dei rapporti familiari.
                Non escludo che in società socialmente decotte (quella degli zingari ne è un esempio: solo il diritto li salva, loro), la disfunzionalità sia preminente, però.

              • Peucezio says:

                Sì, direi che hai descritto bene la situazione.

                I casi come quello russo sono un po’ al limite in effetti e infatti le strutture famigliari sono deboli: è molto forte la figura della madre (e anche della nonna e in generale quelle femminili), ma quella del padre è evanescente: o sono morti in guerra (i padri degli attuali anziani) o in quella dell’Afghanistan o di ubriachezza (primaria o secondaria: cirrosi, ma anche risse, incidenti stradali, ecc.) oppure, come è frequentissimo, le mogli li hanno lasciati quando i figli erano piccoli e, o sono rimaste da sole, o si sono messe con un altro (che non è detto sia durato molto di più): è comune in Russia avere fratellastri.
                Parlo soprattutto delle città minori e dei ceti bassi: la borghesia moscovita o sampietroburghese è più simile a noi e c’è meno alcolismo endemico.

                La cosa curiosa, in netto contrasto con queste strutture sociali di fatto, è che la moglie, ogni volta che si sposa, perde del tutto il suo cognome e acquisisce quello del marito come unico cognome.

              • Z. says:

                Non è proprio così in contrasto, per certi versi…

              • Peucezio says:

                Chiarisci…

              • Z. says:

                Un sistema dove io comando e tu obbedisci e lavori non pare tutto sommato incoerente con una nomenclatura onomastica (si dirà così?) in cui passi da essere proprietà di tuo padre ad essere mia proprietà…

  22. Da qualche parte, ho scritto che finalmente siamo tornati alla normalità.

    La normalità è questa:

    Stare svegli, perché in ogni momento potrebbe succedere l’imprevedibile.

    Sapere che i nostri sono tutti castelli di sabbia.

    Dover prendere decisioni molto importanti, sapendo soltanto che saranno sbagliate.

    Unica certezza: che alla fine, da ogni cosa che chiamiamo “male”, verrà fuori il bene, e da ogni cosa che chiamiamo “bene”, verrà fuori il male.

    • Roberto says:

      Davvero per te la normalità è quella?

      Per me da vent’anni a questa parte la normalità era andare a lavorare senza passare le giornate al telefono con avvocati che non sanno come venire a Lussemburgo, parlare a gruppi di persone in visita, stringere la mano ai colleghi al lavoro, leggere le notizie di sport su un giornale….poi marzo il tempo del primo viaggetto dopo i sonni invernali, i miei genitori che vengono qui a festeggiare compleanni ed anniversari di matrimonio , il sei nazioni di rugby…. non ci trovo una di normale in questi giorni.

      • Per roberto

        “Davvero per te la normalità è quella?”

        Non per me, per la specie umana e per i viventi in generale.

        Con enormi sforzi, si possono creare bolle di anormalità, ce le creiamo tutti; che più sono perfetti, più facilmente scoppiano.

      • PinoMamet says:

        La vedo come Roberto.
        Per la specie umana, la normalità è viaggiare, conoscere, stringere relazioni. La società attuale prevede anche l’uso dell’aereo, per fare tutte queste cose: datene la colpa ai fratelli Wright. 😉

      • Roberto says:

        Ma non ti sembra un po’ difficile ricercare una normalità generale per la specie umana (e taccio dei viventi in generale?)

        oltretutto la normalità varia per la stessa persona con il tempo. A 16 anni ti avrei detto che era normale dormire fino a mezzogiorno il week end, andare a scuola 6 giorni a settimana, andare ad allenarmi tre volte a settimana e prendermi un due di picche da ogni ragazza di passaggio

    • Peucezio says:

      Effettivamente un senso di precarietà e l’assenza di una bolla di protezione e di sicurezza, che ti filtra e ti edulcora il rapporto con la realtà, è stata la normalità per l’uomo dall’alba dei tempi fino a pochissimo tempo fa.

      E’ da vedere però se questa cosa andrà nel senso di indebolire o rompere tale bolla.
      E’ plausibile che semmai la rafforzi: l’ossessione igienista è un prodotto anch’esso di questa bolla. E il ritrarsi dalla socialità è un altro elemento in linea con gli aspetti più alienanti del moderno: la bolla serve proprio a tenere distante l’alterità.
      E’ da vedere quanto gli eventi traumatici invertano le tendenze storiche e quanto invece non siano utilizzati da queste ultime per rafforzarsi.
      Insomma, non c’è da essere ottimisti.

      • Mauricius Tarvisii says:

        A me piace la bolla…

        • Peucezio says:

          Non è una bella cosa, perché la bolla è la solita proiezione narcistica di cui abbiamo parlato altre volte: la bolla è un’illusione infantile materializzata (che ha dell’infanzia l’assenza del principio di realtà e di mediazione, ma non ha dell’infanzia gli aspetti belli di apertura, curiosità, vitalità, voglia di interazione: semmai tende a creare degli etenti vecchi gretti e diffidenti).

          La perdita del senso di precarietà materiale è un bene prezioso, per carità: se ti riferisci a quello ti do ragione.
          Ma ha delle insidie esistenziali terribili, perché tende a travalicare, ripeto, dal timore del pericolo oggettivo nel rifiuto dell’alterità in genere.

          • Mauricius Tarvisii says:

            Ma no: la bolla esiste veramente. E’ semplicemente il frutto di una complessa organizzazione sociale funzionante.

            • Peucezio says:

              Certo che esiste!
              E che è il frutto di una complessa organizzazione sociale funzionante.
              Quello che voglio dire è che non ha solo riflessi materiali.
              La bolla fa sì che trovi sempre la roba al supermercato e che non vai al creatore per malesseri banali.
              Ma fa anche sì che io abbia dei confini molto netti rispetto agli altri, per cui, se voglio tenerli lontani, mi è molto più facile di un tempo.
              La bolla è quella per cui mi fanno il parcheggio per residenti sotto casa, in modo che per la gente sia più complicato venirmi a trovare, ma io parcheggi sempre facilmente quando arrivo a casa, per cui tenderò sempre di più a stare in casa con mia moglie (se va bene), che ad andare a trovare o ricevere gente.
              Anche perché la bolla mi fornisce Sky, Netlifx, ecc.

    • kairobi says:

      // Stare svegli, perché in ogni momento potrebbe succedere l’imprevedibile.
      Sapere che i nostri sono tutti castelli di sabbia. //

      ” La cattiva notizia è che siamo nei guai. La buona è che finalmente ce ne stiamo accorgendo tutti. Ora uniamoci. ” semicit.

  23. Peucezio says:

    Da tutto ‘sto casino trarremo un vantaggio:
    ‘st’estate, per la prima volta dopo decenni, le città e i luoghi d’arte italiani saranno finalmente vivibili e godibili, senza frotte di turisti con cappellino, zaino e bottiglietta di plastica.
    Ma durerà poco la pacchia: godiamocela!

  24. Stanno inventando un robottino per controllare i nostri “pregiudizi”, con un finanziamento di 1,5 milioni di dollari da parte dell’esercito statunitense:

    https://www.thecollegefix.com/university-researchers-plan-to-create-alexa-like-device-to-identify-implicit-bias/

  25. Moi says:

    Mondo Calcio Italiota :

    … Pubblico e Squadre dalla Serie B compresa in giù, sacrificabili ! 😉

    Seria A : al primo Calciatore Professionista Infetto (Tifosi “signor nessuno” possono crepare tutti che non gliene frega un cazzo a nessuno !) … il Campionato “si freeza” e , a parità totale di “partite disputate” , scudetto alla squadra al tal momento in testa e retrocessione in Serie B per le ultime tre, sempre al momento “freezato”.

  26. daouda says:

    Vediamo:

    Gurdijeff che era un barone , da baro, dice che c’è guerra giustamente. Ora che si dorma o no sempre esseri umani si rimane. Chi è colui che non dorme se si dichiara di sapere chi dorme invece? Sappiamo bene chi sono.
    Ma anche se lo sapessimo davvero, sempre umani sono.
    Inoltre guerra è quel che un santo ( dovendo abbassare il santo al saggio gnostico per capirci e dare la stilletata ) fa tutto il tempo contro le cattive disposizioni.
    Dunque urge definizione di guerra cosa sia in senso tecnico e senso stretto , entrabi visto che non si rifuggono, visto che Krishna ha combattuto.

    I figlioli vivono la storia sempre. I figlioli sono, e sono una cosa che nessuno potrà cianciarci sopra: la loro medesima storia.
    Che parlino è normale, non è normale invece che non abbiano la Fede giacché la storia , la loro storia, come tutte le storie, come il tutto alle parti delle storie particolari , è storia e la storia è di chi vive non di chi racconta né riflette su sé, che è il medesimo raccontante.
    Che sia sensazione è ovvio, i sensi fondamentali sono tatto vista ed udito soprattutto per ogni emozione che passi per il cuore.
    Esisteva davvero il gatto? Questo mio computer? A Che Serve Questa Presa Di Coscienza?
    Diciamocelo, a nulla.

    Il motivo è banale MM: la morte? Certo! Ma primariamente proprio per l’usufrutto della vita è ancor pessimo e peggio il constatare che l’altro c’è di per sé, che il mondo và, che noi andiamo appresso ad esso, che noi lo formiamo, che esso lo bramiamo.
    Che bramiamo noi.
    Di conseguenza il risvegliato di cui parli è il peggior umano, l’uomo che andrebbe esecuto.

    Non mi metto a dire come si dorme. Nenache a dire che siamo i pensieri, le emozioni e le sensazioni che proviamo, o tutto insieme, qualun altro meglio di me lo farà.

    Tu dichiari di svegliare, che sarebbe da farsi. Male. Molto male. Coloro che dirigono il mondo sono difatti svegli.
    Ma oltre questo cosa rimane? Ed oltre cosa rimane perché accusare? Ed oltre la distanza che si pone in tal giudizio cosa singifica essere svegli? Non leggi la finzione?
    Se è metafora cosa significa?
    Rigiro allora con la dotta ignoranza? La dotta indigenza? Cosa è svegliarsi?

    E’ inutile che suffraghi maldestramente citando viaggi, leggi , luci, elettricità, produzione e cose varie…non avete sempre detto che siamo gatti infondo infodo.

    Perhé non ti levi di dosso la presunzione e la pigrizia di dover sancire il confine. Cos’è la storia personale di un umano? Cosa merita? Si sà?

    Certo anticamente almeno c’era il sonno bifasico. Certo questo mondo non durerà.
    Scriverò come prima che ho vouto farvi intendere che “io c’ero” nel mentre che sempre ho vissuto? NO.
    SCrivo ora invece che “io c’ero” in una data epoca o momento non in base allo stesso ma in base a come ho reagito, agito, aspettato e cercato.
    Questo è, non porla male.

    “Noi siamo strutturati in modo da dare sempre la colpa a un altro essere umano: continueremo a farlo anche nel giorno in cui non ci saranno più esseri umani.”

    Anche a noi stessi. Anche a DIO, ma il peggio è il non dar colpa a niente.

    Non farò il cristiano e non sminuirò la saggezza del senso di colpa. Scriverò invece che colpa è dove colpa sta. Tanto futile come certo.

    E l’umano che dorme o è desto, combatterà comunque.

  27. Mauricius Tarvisii says:

    Il femminismo, oggi, è questa roba qui: provvedimenti securitari di bandiera e qualche chiacchiera in materia di aborto.

    https://www.newsweek.com/warren-urged-national-organization-women-not-endorse-sanders-1490872

    Ah, e dimenticavo: polemiche starnazzanti con i trans su chi sia la Vera Vittima (TM).

  28. Quando si cita Fusaro, è facile dimenticare il contenuto, visto che ha la faccia da gigione.

    Qui invece vi prego di non pensare all’autore (o a qualche battuta un po’ sopra le righe), ma al contenuto informativo, che è interessante:

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/03/06/i-trentamila-soldati-usa-sbarcati-in-europa-confermano-ancora-la-sudditanza-dellue/5727604/

    “Diego Fusaro

    Filosofo

    Cronaca – 6 Marzo 2020
    I trentamila soldati Usa sbarcati in Europa confermano ancora la sudditanza dell’Ue
    I trentamila soldati Usa sbarcati in Europa confermano ancora la sudditanza dell’Ue

    Intanto, nel silenzio generale, la Costituzione è di fatto sospesa, dacché sono vietate le pubbliche assemblee in nome di quello che il Ministero ha appellato “allontanamento sociale tra le persone”. Espressione che, per ironia della sorte, potrebbe essere il motto del neoliberismo e della sua dissoluzione programmatica dei legami sociali.

    L’ha ben evidenziato Giorgio Agamben, che da subito ha segnalato come si stesse delineando un preciso metodo di governo centrato sull’emergenza e sul “vivere pericolosamente”, che è appunto – Foucault docet – la norma del liberismo.

    Dal 5 marzo, più di 20mila soldati statunitensi stanno sbarcando in Europa. Ne ha puntualmente dato la notizia il manifesto, con un articolo di Manlio Dinucci dal titolo 30mila soldati dagli Usa in Europa senza mascherina. Secondo quanto evidenziato da Dinucci, i soldati della monarchia del dollaro hanno preso ad arrivare in porti e aeroporti europei per l’esercitazione “Defender Europe 20” (Difensore dell’Europa 2020). Si tratta, a tutti gli effetti, del più grande dispiegamento di truppe statunitensi in Europa degli ultimi 25 anni.

    Spiega Dinucci che, complessivamente, stanno giungendo dal Leviatano a stelle e strisce in sei porti europei (in Belgio, Olanda, Germania, Lettonia, Estonia) 20.000 pezzi di equipaggiamento militare. Perché, allora, l’operazione Defender Europe 20? La spiegazione ufficiale è che essa viene svolta al fine di “accrescere la capacità di dispiegare rapidamente una grande forza di combattimento dagli Stati Uniti in Europa”.

    La prima domanda da porsi, dunque, è la seguente: perché vi sarebbe bisogno di una “grande forza di combattimento” in Europa? Dagli Usa, poi. E, soprattutto, da chi dovrebbero difendere l’Europa gli Usa? Giacché il tutto si svolge precipuamente sul fronte orientale, in direzione del confine russo, o addirittura negli ex spazi sovietici ora atlantizzati (come la Lettonia e l’Estonia), la risposta è autoevidente: l’obiettivo è difendere l’Europa dalla Russia di Putin. Come se quest’ultima avesse tra i suoi obiettivi l’invasione dell’Europa.

    Eppure, se consideriamo il diagramma dei rapporti di forza dal 1989 a oggi, ci accorgiamo di come la Russia non si sia espansa, ma si sia anzi ristretta: a tal punto che molte sue aree di competenza, come la Georgia e l’Ucraina, la Lettonia e l’Estonia, sono ora indipendenti o, meglio, direttamente sotto l’egida atlantista. Sembra, insomma, che la minaccia di occupazione dei territori altrui giunga assai più da Washington che da Mosca.

    L’operazione si chiama orwellianamente ‘Difensore dell’Europa 2020’, ma è verosimile ipotizzare che l’obiettivo non sia difendere l’Europa, bensì accerchiare sempre più massicciamente – con intenti aggressivi e non difensivi – la Russia di Putin, rea di non essere allineata con il nuovo ordine mondiale e con l’americano-sfera; garantire la stabile sudditanza dell’Unione Europea, colonia degli Usa.

    Ciò, una volta di più, smonta il teorema di quanti sostengono che se l’Unione Europea fosse solida e unita sarebbe un polo alternativo e indipendente: falso. La Ue resta una colonia statunitense, punteggiata com’è di basi americane (senza che si dia in terra americana una sola base europea, ça va sans dire). Il liberatore americano, che già nel 1945 assunse in simultanea il ruolo di nuovo occupante, cerca ovviamente di camuffare in ogni guisa il proprio ruolo reale: e lo fa, appunto, asserendo di voler difendere l’Europa, quando in realtà, come si è detto, mira a tenerla subalterna rispetto a Washington e a usarla come avamposto per la nuova “guerra fredda” contro la Russia putiniana e contro la Cina comunista, che restano a oggi i veri nemici della civiltà dell’hamburger.

    Né si oblii, a proposito di strategia del camuffamento, che, come ricorda Dinucci, la “Us Army Europe Rock Band” terrà in Germania, Polonia e Lituania “una serie di concerti a ingresso libero che attireranno un grande pubblico” (sic!). La solita pratica del panem et circenses, com’è evidente. Obiettivo? Il solito: far sì che gli schiavi amino le loro catene e seguitino a essere cultori ignari della propria schiavitù.

    Al di là dell’aspetto geopolitico, su cui s’è testé concentrata l’attenzione, val la pena soffermarsi su un altro aspetto, anch’esso degno di considerazione. L’operazione “Defender Europe 20” avviene nel bel mezzo di quella che l’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha dichiarato essere un’epidemia di grande portata, quella legata al Coronavirus. Insomma, come sottolinea Dinucci, l’operazione si svolge con modi e tempi che rendono de facto impossibile “sottoporre decine di migliaia di soldati alle norme sanitarie sul Coronavirus e impedire che, nei turni di riposo, entrino in contatto con gli abitanti”.

    E ancora: “I 30mila soldati Usa che ‘si spargeranno attraverso la regione europea’ sono di fatto esentati dalle norme preventive sul Coronavirus che invece valgono per i civili”. Diceva Bertrand Russell che a rendere più complicata la già di per sé complicata vita sul pianeta Terra è il fatto che le persone intelligenti sono piene di dubbi e gli stolti hanno solo certezze. Di più, diffamano quanti abbiano dubbi e domande. Possibile che gli Usa svolgano proprio ora la loro esercitazione, come se il Coronavirus non esistesse? O forse v’è una connessione tra il Coronavirus e l’esercitazione Usa? Sono eventi sconnessi tra loro, come pure è possibile, o sono invece da leggersi unitariamente, come connessi e rispondenti a una medesima logica?

    Tante domande. Che è bene porre, senza farsi scoraggiare e intimidire dalla sempre più opprimente cappa del pensiero unico, che non tollera dubbi e dilemmi. Quel che è peggio è che tutti, come se anestetizzati, non si accorgono di nulla o lo trovano normale o diffamano chi faccia notare che v’è qualcosa su cui vale la pena riflettere criticamente.”

    • Mauricius Tarvisii says:

      Il dispiegamento di forze è iniziato in Germania, non a caso il paese che avrebbe la velleità di diventare la potenza egemone all’interno della Lega di Corint… dell’UE.

    • Roberto says:

      Mi sono fermato alla sospensione della costituzione. Poi continua così o dice qualcosa che abbia senso?

      • Z. says:

        Beh, secondo Fusaro da 15 anni circa è in vigore la costituzione europea. Non so cosa si tratti, ma forse si riferisce a quella.

        Il contenuto prosegue così:

        “Possibile che gli Usa svolgano proprio ora la loro esercitazione, come se il Coronavirus non esistesse? O forse v’è una connessione tra il Coronavirus e l’esercitazione Usa? Sono eventi sconnessi tra loro, come pure è possibile, o sono invece da leggersi unitariamente, come connessi e rispondenti a una medesima logica?”

      • Z. says:

        Comunque, secondo Fusaro il virus è un’invenzione degli americani (immagino non di Trump, che gli piace).

        Secondo Borghi, l’economista della Lega – che spiega che lui saprebbe come fare a trovare 30 miliardi senza fatica, è facile: è solo che quando governava lui non ci aveva pensato – è sostanzialmente un’invenzione di Conte.

        Cari i miei destri, siete proprio ridotti male 🙂

    • mirkhond says:

      Per la gioia di Francesco e di Daouda.

  29. Z. says:

    La Romagna inizia, si diceva una volta, quando se bussi alla porta di una casa e chiedi da bere ti offrono vino anziché acqua.

    Ma erano altri tempi. In Emilia, adesso, dal rubinetto esce direttamente il vino.

    https://bologna.repubblica.it/cronaca/2020/03/04/news/modena_lambrusco_dai_rubinetti-250242203/

    Alcuni direbbero che il lambrusco non è proprio vino.

    Ma probabilmente è solo invidia 🙂

    • Peucezio says:

      Fantastico!!

      Mi ricordo invece la storia della Romagna che comincia dove ti offrono il vino: l’ho sentita da bambino. Forse in una trasmissione di Portobello, in cui c’erano degli invitati romagnoli.

      • PinoMamet says:

        ..che non sono mai andati a ovest di Bologna, suppongo 😉

        da queste parti, offrire acqua a una persona equivaleva davvero ad offenderla;
        era una cosa che poi veniva raccontata…
        “sono andato da Rossi, e beh, sai come mi ha dato? un bicchiere d’acqua! è proprio gramo (=stronzo) “

        • Peucezio says:

          Credo ci si riferisse al caso specifico dello sconosciuto assetato che bussa alla porta (cosa che immagino non accada da un’ottantina d’anni a questa parte).
          Ma è chiaro che sono leggende.
          Ma questa nello specifico è molto carina 🙂

        • PinoMamet says:

          ma anche in Emilia lo sconosciuto assetato che bussa alla porta viene fornito perlomeno di un bicchiere di vino e di una “fetta di qualcosa” (leggi, piatto o panino di salumi)

          questa almeno era la regola ancora ai tempi di papà…

        • habsburgicus says:

          gramo

          anche qui altra consonanza
          da noi si dice gràm pronunciato come la “aa” danese (quasi o) tipo gròm e significa “cattivo, malvagio”
          è affascinante notare come in tutto il Nord-Ovest, Emilia occidentale inclusa, con qualche piccola sfumatura di significato, si parlino dialetti simillimi !

          • habsburgicus says:

            t’sàti propi gràm significa “sei proprio cattivo”
            la r è tipica piemontese, va sentita, credo sfidi le convenzioni ortografiche 😀

          • PinoMamet says:

            Vero.
            Io non sono mai stato un fan
            (è una litote…)
            dell’idea di Padania— lungi da me!

            ma è innegabile che una qualche forma di identità culturale “nordica” in qualche misura ci sia (in modi e sfumature diverse… non capisco un accidente dei bergamaschi e dei bresciani, faccio molta fatica a capire la loro mentalità… mi stanno antipatici i liguri ma più o meno li capisco… i piemontesi che ho conosciuto li ho sempre trovati come il modo di dire, “freddi e cortesi”… i veneti mi hanno assicurato che per loro Parma è una città quasi meridionale… ma insomma qualcosina c’è).

            • mirkhond says:

              Sarebbe interessante sviluppare meglio questa tua intuizione di una comune identità “padana”.

            • PinoMamet says:

              Comune identità mi sembra esagerato…

              • mirkhond says:

                Beh, però hai scritto :

                “ma è innegabile che una qualche forma di identità “nordica” in qualche misura ci sia”.

                Cosa intendi di preciso?

  30. Z. says:

    La normalità per l’uomo credo sarebbe:

    – vivere di bacche, radici e alla meglio piccola selvaggina (topi e simili);
    – accoppiarsi come capita, magari con le sorelle e le cugine;
    – perdere i denti molto presto;
    – morire da piccolo in buona parte dei casi;
    – morire tra i 20 e i 30 altrimenti.

    Mi sa che è una di quelle cose bellissime, ma per gli altri 😉

    • Mauricius Tarvisii says:

      – vivere di bacche, radici e alla meglio piccola selvaggina (topi e simili);

      Non so se sia vero della piccola selvaggina: gli animali piccoli abbiamo cominciato a cacciarli tardissimo (richiedevano l’arco), mentre a lungo le bande dei nostri progenitori diedero la caccia a grossi animali, puntando sulle proprie capacità di organizzazione superiori.

      • Z. says:

        Alla meglio, infatti. Non era facile costruire archi o trappole, presumo…

        I grandi animali si potevano cacciare se c’erano, dove c’erano, e immagino che non sempre si tornasse a casa 🙂

        • PinoMamet says:

          Minchia come sei pessimista…

          l’epoca che descrivi tu credo sia all’incirca il paleolitico, è durata diversi millenni e hanno avuto il tempo di imparare a costruire ottimi archi (non sempre. alcune civiltà sono rimaste ferme al “propulsore” o al bastone da lancio, ma si tratta di casi isolati) e a cacciare e pescare molto bene 😉

          Non è neanche vero che morissero tutti a 30 anni e si accoppiassero come capitava
          (ci sono prove che persino i neanderthaliani si siano presi cura di persone tra l’altro fisicamente menomate, che sono arrivate, se non sbaglio, intorno ai 50/60 anni… e parliamo di persone, appunto, deboli e malate;

          e immagino che anche, e specialmente, le società più primitive avessero strutture sociali con clan e tribù che gestivano in maniera precisa le regole matrimoniali…)

          a parte l’esagerazione “da internet”, comunque, sono d’accordo con te. 😉

          Non farei un mito della presunta “normalità” umana, ecco 😉

          • mirkhond says:

            Massimo Fini, nel suo La Ragione aveva Torto?, afferma che, stando ai registri dell’Inghilterra del periodo 1425-1450, l’età media dei contadini era di 60-63 anni.
            Non male per un’epoca molto arretrata dal punto di vista medico-sanitario e flagellata da epidemie e guerre continue….

            • Peucezio says:

              Forse è dovuto al fatto che la mortalità infantile era già una forte selezione a priori e chi arrivava all’età adulta era già molto forte.

          • Z. says:

            Pino,

            premesso che si parlava di normalità, non di totalità, ed era certamente più normale morire a 30 anni che non a 60…

            — l’epoca che descrivi tu credo sia all’incirca il paleolitico, è durata diversi millenni —

            Il paleolitico è durato diversi milioni di anni, in realtà. Come “normalità”, rispetto a qualche millennio di storia, mi sembra più robusta.

            Se vuoi considerare solo Homo Sapiens, allora no, è durata di meno. Si tratta comunque di qualche centinaio di migliaia di anni: sempre molto di più di qualche millennio di storia, e sempre più idoneo a definire la normalità.

            Il punto che intendevo sostenere è proprio che la normalità è un mito inconsistente, che dipende solo dal periodo che abbiamo deciso di isolare e battezzare come “normale”.

            • PinoMamet says:

              Tutto giusto, ma ribadisco che la tua descrizione del paleolitico dell’Homo sapiens è un po’ fantasy 😉

              Oh, lo so che su internet va sempre di moda il fantasy truce (di solito scambiato per Medioevo, ma anche Paleolitico può andare 😉 )
              ma insomma un po’ di misura non guasta, via.

              Sull’inconsistenza del mito della normalità, mi trovi perfettamente concorde 🙂

              • Moi says:

                … no, no : quelli, eran tempi ! 😉

                https://www.youtube.com/watch?v=E7EcSzFgb6c

              • Peucezio says:

                Ci sono però cose che attraversano tutte le epoche e i luoghi, tranne l’epoca contemporanea.

              • Z. says:

                Potrebbe essere, come del resto ci saranno cose che attraverseranno tutte le epoche e i luoghi, tranne l’epoca dal 2030 in avanti, dal 2040 in avanti e così via.

                Il mondo cambia sempre più in fretta, e se proseguirà così continuerà a cambiare sempre più in fretta.

              • Mauricius Tarvisii says:

                Il paleolitico per la maggior parte della propria durata ha fatto a meno della nostra specie: forse è l’intera storia dell’Homo sapiens ad essere anormale…

              • Moi says:

                @ MAURICIUS

                Però SE questa “Anomalìa” l’ ha creata Dio … tu, se credi, NON puoi contestarla !

              • Z. says:

                MT,

                — Il paleolitico per la maggior parte della propria durata ha fatto a meno della nostra specie: forse è l’intera storia dell’Homo sapiens ad essere anormale… —

                Precisamente.

                La storia in senso stretto, poi, è un segmento di qualche migliaia d’anni su un periodo di centinaia di migliaia di anni di Homo Sapiens.

                E quindi ancora più anomalo.

  31. mirkhond says:

    “Non direi.
    Non è che non ci fossero dei temperamenti malinconici (anche se la depressione è un’altra cosa). Di scansafatiche invece effettivamente ce n’erano.”

    Non mi sono spiegato.
    Quanti di coloro che venivano etichettati come scansafatiche in realtà soffrivano di patologie depressive?
    Solo che con la scienza arretrata su queste patologie ancora in epoche recenti, non potevano essere capite come tali.
    Cosa che del resto accade ancora oggi con famigliari che proprio non riescono a capire il depresso e la sua incapacità di lavorare.
    E non fanno che tormentarlo, per anni.
    E parlo sempre per esperienza personale.

    • Z. says:

      Ma no, la malinconia è nata nel Sessantotto. L’ha inventata Pannella 🙂

    • Mauricius Tarvisii says:

      Quanti di coloro che venivano etichettati come scansafatiche in realtà soffrivano di patologie depressive?

      Un numero pari alla totalità degli ammalati di depressione, tolti quelli che, invece, potevano permettersi di non fare nulla istituzionalmente…

    • Peucezio says:

      Mah…
      sono sempre sorpreso di come rifiutiate di cogliere il lato sociale e contestuale delle cose umane, quasi che ogni uomo fosse una macchina predeterminata geneticamente. Io forse esagererò dall’altra parte, non dico di no…
      La depressione è un costrutto clinico e come tale è legata al tipo di modello che la produce.
      Così come l’isteria era tipica delle brave dame della borghesia viennese curate da Freud, sessualmente represse dai costumi del loro ceto e contesto storico.
      Ogni società produce delle tipologie umane, delle strutture nevrotiche, delle tendenze patologiche. E la patologia, soprattutto quella psicologica, è un fatto statistico e adattivo, non una sorta di absolutum metafisico.
      Ogni società produce delle forme di disadattamento e al tempo stesso si attrezza per descriverle e per tentare di curarle.
      In un certo senso la psicologia clinica produce le malattie, nel senso che segmenta il continuum del disagio umano secondo linee che non sono le uniche possibili e in questo modo mette delle etichette, generando una diagnosi.

      Poi, certo, possono esserci patologie psichiche su base genetica. Le psicosi in una certa misura non si può escludere che lo siano (ma sono sempre analisi a posteriori: si cerca la famigliarità, la si trova in una buona percentuale e si ipotizza una base genetica; ma fino al giorno in cui qualcuno non troverà il gene della schizofrenia – che, se esiste, non è detto che non accada, visti i rapidi progressi della genetica -, ci andrò coi piedi di piombo a parlare di base genetica delle psicosi).

      Ma nel caso delle nevrosi (qual è la depressione) la cosa è molto più problematica.
      Come ho già detto, è probabile che i caratteri malinconici siano sempre esistiti.
      Ma un conto è un carattere malinconico, un conto il disturbo depressivo della personalità (leggo ora che è stato depennato dalle ultime versioni del DSM), un conto ancora la depressione maggiore.
      E’ davvero difficile fare una sorta di diagnosi a posteriori di casi del passato e ancora più difficile è stabilirne la frequenza (se un fenomeno toccava lo 0,1% della popolazione e oggi tocca il 20%, per dire, non stiamo parlando dello stesso fenomeno: non c’è sovrapponibilità in termini di rilevanza sociale, di presenza nel paesaggio umano).

      Questo giochetto di trovare corrispondenze fra situazioni attuali ben inquadrabili secondo i nostri schemi e le nostre categorie e situazioni descritte dalla letteratura relativa al passato (peraltro la messa per iscritto è già un notevole filtro) a volte può anche funzionare, ma può prendere colossali cantonate e quindi andrebbe fatto con molta prudenza.

      • mirkhond says:

        Non sapevo che tra le tue tante lauree :), ci fosse pure quella in storia della psichiatria delle patologie depressive.
        Peucezio, non pensi che, a volte delle cantonate le possa prendere tu?

        • Z. says:

          Beh, se Fusaro fa l’esperto di costituzione e di diritto UE, direi che Ezio può fare l’esperto di storia della psichiatria.

          Viviamo in un’epoca di facenti l’esperto, dopotutto 🙂

        • Peucezio says:

          Proprio non siete capaci di rispondere nel merito.
          Dovrei parlare solo di linguistica? Magari in modo tecnico, perché se no facciamo i tuttologi approssimativi, così non ci capite un cazzo.

          Dove avrei fatto storia della psichiatria?
          Nel dire che il disturbo depressivo è stato depennato dal DSM? L’ho visto su Wikipedia. Può essere che abbiano sbagliato a scrivere e non sia vero.
          Se volete, andate a comprare una bella copia del DSM, voi che siete seri e ancorate i discorsi alla scienza, e verificate direttamente.

          Mirkhond,
          tu vuoi proprio convincerti di avere qualche tara genetica, di essere “fatto male”, anziché pensare di avere vissuto delle circostanze avverse che ti hanno condizionato negativamente?
          Contento tu…

          Io ho profondo rispetto per i tuoi problemi, ma tu continui a usarli come una clava contro chi fa discorsi generali, per smontare le sue tesi.
          Il risultato poi è che uno, per sostenere le sue posizioni, rischia di passare per insensibile e irrispettoso.

          • mirkhond says:

            Ha ragione Daouda. Se non ci azzoppi di persona, non riuscirai mai capire quello che ti si dice.

            • Peucezio says:

              Io in sostanza ho detto che nelle epoche passate la depressione, se c’era, non era così come la conosciamo oggi.

              Ora, né io né te abbiamo la macchina del tempo e soprattutto abbiamo la possibilità di rinascere in un’altra epoca, ricordandocelo e sperimentando come si sta, se ci si può deprimere o meno.

              Non vedo tutto ciò cosa c’entri con una mia presunta incomprensione dei tuoi problemi: il mio era un discorso storico.

          • Per Peucezio

            “Se volete, andate a comprare una bella copia del DSM, voi che siete seri e ancorate i discorsi alla scienza, e verificate direttamente.”

            Il DSM non è “scienza”.

            E’ un tentativo di fotografare il consenso in questo momento degli psichiatri statunitensi (mica di tutto il mondo) su quali sintomi raggruppare insieme e che nome dare loro, in questo momento.

            Un complesso bilancio tra cultura diffusa, redditività, consenso su cosa sia “politicamente corretto”, rischio di costosi risarcimenti.

            • Peucezio says:

              Verissimo.

              Infatti lo dicevo per prendere per il culo i miei interlocutori, che pretendono di fare scienza su tutto, come se le scienze umane funzionassero come quelle dure.

              • Z. says:

                Ma lo sappiamo bene.

                Prendi ad esempio il diritto. Non è una scienza dura, quindi chiunque si sente in diritto di sdottoreggiarvi con sicumera.

              • Moi says:

                Il Diritto NON è una scienza … ràiga !

              • Moi says:

                … né dura, né tenera !

              • Z. says:

                A maggior ragione, allora, chiunque si sente in diritto di sdottoreggiarvi in libertà!

              • Peucezio says:

                Seriamente,
                è chiaro che su questioni di dettaglio, anche sulle discipline umanistiche si possono dire enormi stupidaggini, perché ci sono questioni definite e relativamente univoche.
                Come anche in linguistica, per esempio.
                Ma quando si parla di questioni generalissime, non si può sbagliare, ma solo avere opinioni.
                Se uno parla dell’ispirazione stessa del diritto, del suo ruolo nella società, fra le cose umane, ecc., non ha bisogno di essere un tecnico.
                Così come se uno parla del linguaggio in generale. Può essere impreciso nei termini, confondere degli aspetti, ma non è che il suo discorso sia destituito di fondamento perché non ha competenze tecniche: a volte mi accorgo come dei profani abbiano intuizioni esattissime su un fenomeno linguistico, pur non avendo gli strumenti tecnici per definirlo (così come il contrario: idee sbagliatissime, fraintendimenti pedestri).

            • Mauricius Tarvisii says:

              “E’ un tentativo di fotografare il consenso”

              Assomiglia molto alla definizione di verità scientifica.

              • Per MT

                “Assomiglia molto alla definizione di verità scientifica.”

                Salvo la mancanza di evidenza scientifica.

                E’ un po’ come “il consenso degli ulamaa sull’interpretazione della shariah”.

              • Francesco says:

                beh no, dai, non è possibile pensarla così!

                basta riflettere su come il consenso abbia al 99,9% a che fare con la “politica” e solo per il resto con la realtà!

                del resto, come ho imparato a epistemologia, ogni rivoluzione scientifica è iniziata da posizioni di assoluta minoranza e con tesi alquanto zoppicanti

                il consenso, come gli avvocati, segue il feretro

  32. mirkhond says:

    “Mentre c’è gente che proprio ha una soglia di tolleranza molto bassa alla presenza altrui in generale.”

    Praticamente io 😉 nei confronti di tutti quelli che non mi capiscono.
    Praticamente i 2/3 delle persone che conosco. 😉

    • Z. says:

      Beh, se 1/3 dei tuoi conoscenti ti capisce non è male. Poi tollerare 1/3 dei conoscenti non è da tutti…

  33. mirkhond says:

    “Eppure tu soffri della tua solitudine.”

    Più in passato che adesso. Alla lunga ci si fa il callo.

    “Io credo che un vero solitario alla fine sarebbe contento così.”

    Oggi, sostanzialmente lo sono.
    Certo desiderei avere una donna al mio fianco, ma con tutte le problematiche di salute che mi ritrovo, quale donna accetterebbe di mettersi con me per tutta la vita?

    • daouda says:

      La depressione è tosta ma chi non ci passa non lo capirtà mai.

      • mirkhond says:

        Me ne accorgo, cercando inutilmente di farmi capire da Peucezio.

        • Peucezio says:

          Senti, proviamo una buona volta a distinguere il piano personale da quello della discussione che si fa qui dentro su mille argomenti, per curiosità intellettuale e per il gusto di farlo.

          Io ho un profondissimo rispetto per il tuo disagio, anche perché ti conosco di persona e quindi me ne sento in qualche modo coinvolto, perché riguarda un amico, per cui ti sono sinceramente solidale e partecipe, per quel poco che posso concretamente tenendo conto della distanza.

          Ma se si sta discutendo di questioni accademiche, come si fa qui dentro su argomenti svariatissimi, non puoi continuarmi a dire che io non capisco perché non sono te e non ho i tuoi problemi. Perché non c’entra nulla col discorso che stiamo facendo.
          E’ chiaro che, in qualche misura, le esperienze umane sono reciprocamente incommensurabili e non pienamente comunicabili. E’ un limite dell’empatia umana. E non pretendo di comprendere a fondo tutte le sfumature della tua condizione.
          Ma tu confondi l’empatia, che in qualche misura è limitata, con la comprensione razionale e soprattutto la questione individuale coi discorsi sulla società, sulla storia, ecc.
          Se valesse la tua logica non si potrebbe più parlare di nulla, perché ogni umana vicenda ha implicazioni emotive, di vissuto, di sofferenza. Credi che tutti gli autori dei libri di storia che hai letto finora fossero in grado di immedesimarsi nelle ricadute emotive delle vicende di cui parlavano? Io sono sicuro che non ne avevano la benché minima idea, non foss’altro per il fatto di essere vissuti in un’epoca completamente diversa.

  34. mirkhond says:

    “tu vuoi proprio convincerti di avere qualche tara genetica, di essere “fatto male”, anziché pensare di avere vissuto delle circostanze avverse che ti hanno condizionato negativamente?”

    Qui a parlare di tare genetiche sei tu.
    Quello che cerco inutilmente di farti capire è che gli eventi della vita, con i traumi che possono accaderti, ti cambiano irreversibilmente e tu non sei più quello di prima.
    Qualcosa SI E’ ROTTO dentro di te, e per il resto della tua vita non fai altro che rielaborare quel trauma, parlandone sempre, e certamente diventando seccanti per chi ha la fortuna di non aver avuto le tue stesse esperienze.
    Quanto poi al maggiore o minore percentuale di depressi tra passato e presente, non ti sorge il sospetto che se oggi sembrano più numerosi è solo perché la scienza ha gli strumenti più adatti per diagnosticare questa patologia, mentre ieri non ce li aveva e chi soffriva di tali disturbi veniva considerato in maniera diversa, tipo fancazzista o pigro?
    E’ così difficile da capire?

    • Peucezio says:

      Io credo che tu abbia descritto esattamente quello che ti è successo.

      Però poi, non si capisce perché, nel passare a un più generale discorso storico, applichi un’idea opposta. Il che va benissimo, ma sei tu che sostieni che si dovrebbe giudicare la realtà col metro delle proprie esperienze.
      Può anche essere che in qualche caso la questione è che non si disponeva dei mezzi per diagnosticare (ma ancora oggi la diagnosi psicologica è una scienza estremamente empirica, in fondo non è una scienza).
      Ma in generale, proprio perché io ritengo che la maggior parte delle depressioni di oggi NON abbia un’origine genetica, ma sia legata a circostanze ambientali, sono scettico sull’idea che un tempo le depressioni fossero altrettanto diffuse. Perché molto probabilmente sono legate a una privazione di calore e contatto fisico tipica del modo in cui si allevano i figli d’oggi, mentre un tempo, se un bambino perdeva la madre, lo si metteva subito a balia, quindi l’esperienza del contatto e del nutrimento dal seno la viveva comunque (per almeno tre anni e passa), anche perché non c’era altro modo di nutrire i piccoli, quindi, se sopravviveva, vuol dire che era stato accudito e allattato. La depressione è sostanzialmente una sorta di lutto, il prodotto di una privazione affettiva precoce, in una fase in cui l’affettività non è qualcosa di etereo e impalpabile, ma di carnale, di fisico, di corporeo: siamo come una batteria che ha bisogno di essere caricata dall’inizio: se non accade, mantiene un livello energetico basso, depresso per l’appunto.
      Poi in qualche caso ci saranno scompensi biochimici con qualche origine genetica, non dico di no, ma sono casi minoritari.
      E’ un po’ come l’omosessualità in Spagna: siccome una sorta di predisposizione genetica-ormonale può trovarsi in una percentuale limitata della popolazione e non può variare radicalmente nel corso di una o due generazioni, se sono diventati di colpo tutti ricchioni, è perché evidentemente ci sono ragioni ambientali e sociali: figure materne molto forti, figure paterne deboli ed evanescenti, amplissima legittimazione sociale dell’omosessualità.

      • paniscus says:

        “se sono diventati di colpo tutti ricchioni, è perché evidentemente ci sono ragioni ambientali e sociali: ”
        ——

        Hai qualche prova che sia effettivamente aumentato il numero degli omosessuali, in assoluto?

        Non è molto più probabile che la percentuale di omosessuali sia più o meno sempre la stessa, soltanto che una o due generazioni fa dovevano nascondersi (oppure, in qualche caso, non lo ammettevano nemmeno con se stessi) mentre adesso possono dichiararlo pubblicamente senza problemi?

        • mirkhond says:

          Penso anch’io che sia così.
          Un pò come i depressi, che oggi ci sembrano di più solo per via dei progressi della scienza che è arrivata a dare una definizione più corretta per tale patologia.
          Mentre ancora in un passato a noi vicinissimo, si veniva considerati in tutt’altro modo ed etichettati come pigri e fancazzisti da una cultura medico-scientifica più arretrata.
          Così come il luogo comune, diffuso e odioso di considerare la depressione come la malattia dei ricchi, mentre invece colpisce trasversalmente in tutte le fasce sociali della popolazione.

  35. mirkhond says:

    alla maggiore

  36. mirkhond says:

    “chi fa discorsi generali”

    Questo è il punto. Bisognerebbe invece vedere caso per caso, perché la vita è complessità e contraddizione.
    Ieri come oggi.

    • Peucezio says:

      Ogni discorso è una generalizzazione, se no dovremmo fare l’eneco degli otto miliardi di abitanti della terra e spiegare le loro vite una per una.

      Con ciò, la complessità resta e si deve darne conto cercando di non banalizzarla.

      Ma non vedo in che senso pensare che le epoche siano tutte uguali sarebbe un modo di cogliere la complessità della realtà. A me sembra semmai una semplificazione radicale e violenta.

  37. mirkhond says:

    Le epoche non sono tutte uguali, ma l’uomo in fondo è sempre lo stesso dall’erà della pietra ad oggi.
    Solo che da allora le sue conoscenze si sono via via sempre più evolute e con esse gli strumenti per una maggior comprensione possibile dei problemi che lo coinvolgono.
    Certo, si è ben lontani dalla conoscenza perfetta che probabilmente non si avrà mai in questo mondo.
    Ma insomma, qualcosina in più rispetto al neolotico credo che la sappiamo.

    • Peucezio says:

      Mirkhond,
      “Le epoche non sono tutte uguali, ma l’uomo in fondo è sempre lo stesso dall’erà della pietra ad oggi.”

      Mah… Mi sembra sempre una petizione di principio. Un’estensione indebita delle caratteristiche della nostra epoca e cultura a tutte le altre.
      Ma ne abbiamo discusso un milione di volte qui (non tanto con te, quanto per es. com Pino).

      • mirkhond says:

        I suoi bisogni basilari, i suoi sentimenti non sono sempre gli stessi?

        • Moi says:

          Secondo me, con ‘sta roba che “urgono nuovi pronomi personali” (che lo so: sembra un’ inezia … sembra) siamo diventati qualcosa di inedito.

        • Peucezio says:

          Mirkhond,
          “I suoi bisogni basilari, i suoi sentimenti non sono sempre gli stessi?”

          Secondo me no.
          Ma bisogna intendersi su bisogni basilari e su sentimenti.
          L’uomo ha dei bisogni basliari biologici, fisiologici e quelli sono universali.
          Ma riguardano più il sostentamento che la riproduzione.
          L’inclinazione verso l’altro sesso è universale, obietterai.
          Ma al maggior parte dei popoli europei (dell’est, ma non solo) si divertono di più ubriacandosi con amici che passando del tempo con una donna.
          I sentimenti… anche lì la cosa è complessissima: il matrimonio per amore è in sostanza una cosa recentissima. Anche la tenerezza verso i figli come la intendiamo noi è una cosa recente; non è che non gli si volesse bene, ma erano braccia per il lavoro, prendevano continuamente nerbate, quel senso di intimità, di cura, di confidenza e accudimento da parte dei padri non esisteva proprio.
          Tutto era strutturato e vissuto diversamente, dalla famiglia all’amore, all’amicizia, ai rapporti tra coniugi.
          La stessa condizione esistenziale se la ponevano in altri termini, non come un eterno dubbio in cui uno cerca di crearsi delle speranze, ma come un’etenra precarietà materiale sostenuta da certezze escatologiche, cioè loro erano certi dell’aldilà e non nutrivano nessuna fiducia nell’al di qua, con la sua precarietà, noi l’esatto opposto.
          E qui ti parlo più o meno di monto occidentale, sia pure in altre epoche.
          Ma sono state studiate culture completamente altre, con cui si farebbe un’enorme fatica a trovare punti di riferimento minimi.
          Ti feci l’esempio di quello che era convinto che il novantenne fosse morto per aver sfidato il coccodrillo?
          Come pensi che sarebbe strutturata la tua esistenza e il tuo rapporto con la vita e col mondo se pensassi che non esiste la mortalità come condizione inevitabile, ma che ci si deve solo guardare dall’offendere qualche entità misteriosa, dopodiché sei in una botte di ferro virtualmente per sempre?
          E così per tutto,
          Sapevo che ci sono popoli che contano fino a 2 (o 3, non ricordo), perché altrimenti dicomo “molti”? E altri che hanno solo il bianco e il nero? Cioè se una cosa è rossa scura la chiamano nera, se è verde chiara è bianca? Eppure hanno lo stesso nostro apparato oculare e vedono esattamente le nostre stesse sfumature.

          • Z. says:

            Ezio,

            — Ma al maggior parte dei popoli europei (dell’est, ma non solo) si divertono di più ubriacandosi con amici che passando del tempo con una donna. —

            Questo è qualcosa che mi hanno raccontato diversi amici tornati dall’Est!

          • Mauricius Tarvisii says:

            Questa volta condivido di più l’idea di Peucezio.
            I bisogni primari sono veramente molto primari (mangiare, bere, dormire ed avere un ricovero). Tutto il resto, anche se comprende la soddisfazione di un bisogno primario, è culturale. Anche il sesso, che pure sembrerebbe una roba primaria, in realtà non lo è affatto: si può vivere senza sesso (in tanti lo hanno sempre fatto) e le relazioni affettive sono così tanto culturali che uno storico una volta ha scritto “l’amore non è eterno, ma è un’invenzione francese del XII secolo”…

            • Moi says:

              Mmm … sul sesso, interessante ! Già Epicuro di Samo, mi pare, aveva notato come il sesso fosse un po’ “anello di congiunzione” (dico io, eh …) in questa dicotomia fra necessario o meno.

              Poi, nell’ Antichità , MedioOroente / Mesopotamia più che compreso (!) vigeva il “Vae Victis”, per cui se un Guerriero Vincitore stuprava un’ altra persona (non necessariamente femmina, eh … anche se eticamente era un tipo di stupro preferibile) NON commetteva alcun reato … anzi: esercitava un Diritto da Codice Marziale !

              … E poi qualcuno se ne esce che “il Diritto è una Scienza Bazzotta” 😉 ! … Nossignori/e/* 😉 ! … Il Diritto è : “Buonismo Imposto con le Cattive !”
              😀

              • Moi says:

                altra persona … dei Vinti , ovviamente

                ———-

                Pare che in certi Midrashim venga approfondito il discorso che “ad Adamo la compagnia degli animali non è sufficiente”, come viene pudicamente “messo giù” dalle Bibbie Casalinghe in omaggio a fascicoli in edicola con Famiglia Cristiana
                !

                Ebbene, Qualcosa o Qualcuno (che però grammaticalmente è plurale !) avrebbe detto espressamente ad “Adamo” : “ora che hai una “Isha”, tu “Ish” devi smettere d’ ingropparti bestie quadrupedi da tergo … anche se magari ci avevi preso gusto !”

                SE NON ci credete, con un po’ di pazienza vi dò il Rabbino (o u Rabbini) di riferimento che ho citato !

              • Moi says:

                la casa editrice ebraica MAMASH scrive:

                “Adam aveva avuto rapporti con tutti gli animali, ma non era rimasto soddisfatto finché non si era unito a Khavà (Rashi).
                Benché ad Adam fosse proibito avere rapporti con animali, Divrèi Davìd, basato sulla Ghemarà Sanhedrìn (38b), sostiene che tale proibizione non fu vincolante fino alla creazione di Khavà… altri rigettano questa posizione e interpretano l’espressione in senso figurativo…”.

                (GENESI, Sefer Bereshit, Edizione Avishay Namdar, a cura di Rav Shlomo Bekhor, Avigail Hadad Dadon con la supervisione di Rav Elia Richetti e Rav Shalom Hazan, Milano 2006)

    • Per Mirkhond

      “Ma insomma, qualcosina in più rispetto al neolotico credo che la sappiamo.”

      1) credo che sia utile evitare di usare a) la prima persona e b) il plurale. Possiamo dire, “alcune persone nel Paleolitico probabilmente erano così e così”; e “alcune persone nell’età contemporanea sono così e così”.

      2) Sicuramente le competenze legate alla scrittura sono migliorate, più si scrive. Allo stesso modo, potemmo dire che i nostri nonni erano una schiappa con i videogiochi.

      3) In genere, l’acquisizione di una competenza è bilanciata dalla perdita di un’altra.

      Proviamo a risolvere questa equazione:

      tizio + fame + mammut + sasso + ramo di albero = ?

      La risposta varia secondo le epoche, e non certo a favore dei nostri contemporanei.

      • mirkhond says:

        Certamente oggi siamo molto più fragili nelle affrontare le avversità che si abbattono su un sistema così interconnesso e fortemente dipendente dalla tecnologia.
        Personalmente non potrei reggere in un sistema in cui all’improvviso non potessi più usufruire delle medicine necessarie per le mie patologie ne tantomeno saprei procurarmi il cibo da solo, se i supermercati chiudessero, visto che non ho esperienze agricole ne personali ne famigliari da almeno un paio di secoli.
        Purtroppo!

      • roberto says:

        “tizio + fame + mammut + sasso + ramo di albero = ?
        La risposta varia secondo le epoche, e non certo a favore dei nostri contemporanei.”

        anche perché di mammut ce ne sono pochi in giro
        🙂

        • Francesco says:

          mica solo per quello: 1 uomo vs 1 mammut è una partita dal risultato più scontato che se la tua squadra sfidasse gli attuali Lakers!

          e se il sasso non è bello affilato, pure mammut morto vs uomo vivo vede favorito il mammut

          🙂

  38. mirkhond says:

    neolitico

  39. Moi says:

    Vi ricordo che oggi è la “Giornata Internazionale” della Donna … continuare a definirla “Festa”, senza UpDate Culturale AngloSassone, è come continuare a chiamare “Froci e Lelle” le Persone LGBTSQPR 😉 [cit. Miguel !] o “Negri” le Persone di Colore o “Musi Gialli” gli EstremoAsiatici eccetera !

    … Sappiàtelo ! 😉

  40. Moi says:

    https://www.ilpost.it/2020/03/08/giornata-internazionale-della-donna-2020/

    perché, “solo in Italia” (stavolta, stranamente, in senso buono …) la Mimosa è il Fiore della Donna … e della Resistenza !

  41. mirkhond says:

    “l’amore non è eterno, ma è un’invenzione francese del XII secolo”…

    Un testo che usavo all’università parlava addirittura del XVIII secolo, sempre in Francia.
    Non so che dire, anche se francamente tali affermazioni mi lasciano quantomeno perplesso.
    Ho l’impressione che si confonda l’amore col sentimentalismo, che effettivamente può aver avuto un’evoluzione storicamente molto recente, ma insomma credere che tutti quelli vissuti prima fossero dei bruti allo stato puro, mi sembra più una leggenda nera di sapore illuminista…..

  42. habsburgicus says:

    leggo in un altro forum l’intervento di uno che sembra serio e informato, anche se duro e non “simpatico”
    [initium]
    Ma allora che facciamo, ci facciamo prendere tutti dal panico? Non dovete avere paura dei contagi perchè i dati sulla mortalità sono più che rassicuranti. Se prosegue questa psicosi generale va a finire che fra qualche mese staremo tutti barricati nelle nostre case, e ci saranno problemi seri a livello di sopravvivenza, altro che coronavirus.
    Tutta l’attenzione è focalizzata sul virus ma nessuno riesce a capire che le conseguenze di una quarantena unite al panico generale possono essere molto più drammatiche. Di questo passo i morti ci saranno per davvero, ma non certo a causa del virus.

    Dovete mantenere la lucidità, e prepararvi psicologicamente alla crisi economica e sociale che sta per arrivare. Il virus è l’ultimo dei nostri problemi. Mi appello al vostro buon senso.
    [finis]

    che ne pensate ? temo possa aver ragione (ultime frasi)….se il panico si diffonde sarà la fine
    siamo improvvisamente passati dal Duemila al Trecento, con la differenza che allora gli uomini avevano Qualcosa che oggi non esiste più, la Fede, che permise loro di sopportare il tutto stoicamente e ripartire per dare tosto vita alla più Grande Civiltà che l’Uomo abbia mai creato, il Rinascimento, di cui il sommo Raffaello morto cinquecento anni fa rappresenta i fasti col suo genio inimitabile
    c’è purtroppo da avere paura..non l’avrei mai detto

  43. habsburgicus says:

    @Moi (e tutti quelli interessati alcapitalismo applicato :D)
    come corollario all’announcemente di EOI che giustamente hai detto in Italia essere l’unico:
    trovo questo in telegram
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    traducendovi, alla buona e conscio di fare diversi errori dovuti alla mie scarse conoscenze, in pratica
    cerca ragazze per Nord Cipro; aereo, visto e viaggio incluso
    dice che guadagneranno 6000-8000 dollari al mese
    dovranno lavorare nei club notturni
    ciò dice, è cola tutto legale

    le agenzie hanno chiuso con l’Italia, ma già stanno trovando sostituti 😀 😀
    ditemi se non é capitalismo, puro, degno di essere analizzato qui 😀

    • habsburgicus says:

      Nord Cipro, come sapete, è in mano ad Ankara, dal 1974..insomma oggi vi regna Erdy 😀
      e i turchi, come sa chiunque conosca l’Est vero (oltre la UE..l’Est inizia lì adesso), sono grandi affamati di pussy estica 😀 Minsk, Kyjiv e pure la lontana Dnipro ne sono pieni..quelli, pieni di soldi, trombano 24 h su 24 😀

  44. Moi says:

    … però la Domanda che c’è in Italia per il Fàiga Business credo sia la più appetibile in cui un’ Imprenditrice del Sesso 😉 possa sperare !

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