Lo scontro finale

George Monbiot è un simpatico e brillante commentatore di The Guardian, nonché uno dei pochi che Greta Thunberg abbia accettato come collaboratore;  sa scrivere senza un filo di gergo, con una bella curiosità e ha una palese disponibilità a imparare piuttosto che pontificare.

Monbiot ha avuto l’occasione di visitare un laboratorio in Finlandia, dove a quanto pare coltivano batteri in acqua per poi farli diventare proteine commestibili.

Trascinato dall’entusiasmo, dopo circa mezz’ora Monbiot ha deciso quale sarà il futuro del pianeta:

Lab-grown food will soon destroy farming – and save the planet

 Se il cibo potrà essere prodotto interamente in laboratorio, allora, niente più vacche che scoreggiano metano, basta campi coltivati a devastanti pesticidi e navi inquinanti che portano il grano dal Canada in Egitto…

Vandana Shiva ha brevemente replicato,

“il problema non è l’agricoltura, ma l’alimentazione e l’agricoltura industriali: il cibo dei laboratori industriali è una minaccia alla salute della terra e alla nostra”.

Ora, esistono problemi piccoli, tipo una possibile guerra tra gli Stati Uniti e l’Iran, o il Brexit, o le migrazioni di massa; ed esiste un problema enorme, che è quello che chiamiamo “ambientale” – cioè il futuro del cibo, dell’aria, dell’acqua, dei mari, della vita in ogni forma.

George Monbiot e Vandana Shiva fanno parte dei pochi che sanno dare la priorità al problema vero.

Ma attenzione, perché tendiamo a pensare che “gli ambientalisti” siano una cosa sola: invece, le risposte al problema ambientale possono essere opposte.

Per questo lo scontro tra le visioni di Monbiot e Vandana Shiva è molto più importante di altri scontri che ci dividono; ed è bene che iniziamo subito a schierarci.

Ciascuno di noi si schiererà in base a come percepiamo il mondo.

Monbiot sostiene con intelligenza il proprio argomento (e non escludo affatto che tra un po’ i nostri supermercati potranno essere invasi dai prodotti che lui esalta); ma è chiaro che se si è lasciato convertire in pochi minuti alla prima proposta di tecno-miracolo che ha incontrato, deve essere che i tecno-miracoli lo attirano.

Insomma, lui sente che è il genio umano quello che può e deve sbucaltare questo confuso, misterioso, assurdo pianeta vivente su cui ci troviamo.

Il Mefistofele di Goethe diceva:

“Ciò che si oppone al nulla,
il qualcosa, questo goffo mondo,
per quante io ne abbia fatte,
non ho saputo venirne a capo”

“Dall’aria, dall’acqua, dalla terra
i germi si sprigionano a migliaia,
all’umido e all’asciutto, al caldo e al freddo!
Se non mi fossi riservato il fuoco,
non resterebbe un angolo per me.”

Monbiot sceglie, almeno in questo articolo, di schierarsi con la fantasia che qualcosa di completamente diverso dalla nostra vita possa venire a capo di questo goffo mondo.

Ciò da cui lui vorrebbe salvare il pianeta è semplicemente la somma di tutti quelli che hanno avuto la sua stessa illusione:

Solo un colpo di genio dell’uomo può salvare il mondo dall’esito di tutti gli altri suoi colpi di genio!

O se preferite, e pensando all’esito di tutti i tentativi di creare un mondo migliore:

“Permettimi di aiutarti, altrimenti annegherai”, disse la scimmia, mettendo il pesce al sicuro sull’albero

Monbiot, almeno in questo caso, si aggiunge all’immensa schiera di quelli che hanno sognato di fare la guerra a questo goffo mondo, brandendo lo Stato Nazione, l’eugenetica, il comunismo, l’automobile per tutti, le città-Le-Corbusier, lo sbarco sulla Luna, la razza perfetta, la democrazia universale, il cyborg, il trionfo della civiltà, la guerra di Mao contro gli uccelli, la rivoluzione verde, il commerciale globale, l’utero in affitto, la colonizzazione di Marte, la Repubblica di Platone, l’abolizione dei sessi in nome dei genderi, il futurismo in tutte le sue creative sfumature…

Mi gioco una facile Hitler Card, dicendo che Monbiot sogna come tutti costoro, la Soluzione Finale.

Sul fronte opposto, ci sono milioni hanno raccolto invece e custodito i semi come Vandana Shiva e si sono presi cura delle piccole cose.

Citando Nazim Hikmet:

“Viviamo con molta gratitudine.

La luce del sole sull’acqua ci colpisce.
Il platano, me, il gatto, il sole e anche la nostra vita.”

(prosegue…)

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7 Responses to Lo scontro finale

  1. Mauricius Tarvisii says:

    Vandana Shiva che propone di salvare i metodi tradizionali. Tipo il taglia e brucia, l’agricoltura estensiva, la trasformazione delle terre incolte in pascolo…

  2. Ugo Bardi says:

    Non so…. A mio parere è soltanto un passo in più rispetto a quello che gli esseri umani già fanno da centinaia di migliaia di anni — ovvero cuocere il cibo. C’è un libro molto interessante di Richard Wrangham, “Catching Fire” — che vale la pena di leggere.

    Nessun’altra specie di vertebrati su questo pianeta denatura le proteine prima di assimilarle, lo fanno alcuni artropodi e altre bestioline tipo le meduse, si chiama “extracellular digestion”. Mi immagino i primi tentativi di cuocere il cibo, sarà sembrata una follia a quelli che lo preferivano crudo. Boh…. poi è venuto di moda il sushi, che però non è crudo, è surgelato, insomma….

    • Per Ugo

      “A mio parere è soltanto un passo in più rispetto a quello che gli esseri umani già fanno da centinaia di migliaia di anni ”

      Probabilmente ognuno resta colpito da un dettaglio.

      Infatti, non mi ha colpito la tecnica in sé – non sono particolarmente contrario, immagino per esperienza storica, che ci siano un sacco di controindicazioni in agguato che nemmeno ci immaginiamo, ma non lo so.

      Mi ha colpito come Monbiot abbia immediatamente pensato che la tecnologia avesse finalmente inventato il trucco per salvare il pianeta, abolendo praticamente tutto l’esistente.

      Che poi è esattamente lo spirito che ci ha portati qui.

      • Mauricius Tarvisii says:

        “abolendo praticamente tutto l’esistente”

        Non credo: gli spazi non ancora antropizzati non sarebbero aboliti 😉

        Il problema vero è che l’esistente è stato già abolito dall’agricoltura, che rappresenta la prima forma di terraformazione massiva che la nostra specie si è inventata. Trasformando tutto il trasformabile in superfici coltivate abbiamo avuto un impatto sul mondo non troppo dissimile (e, per certi versi, di gran lunga superiore) a quello dovuto all’emissione di combustibili fossili.
        Ora, mi si può anche dire che gli indiani (che sono quasi quadruplicati dall’indipendenza) possono tranquillamente quadruplicare le superfici coltivate a rischio zero (poi la Shiva dirà che basta eliminare l’agricoltura industriale, ma suppongo che gli indiani abbiano anche quadruplicato i vestiti che consumano e che i vestiti o li fai di cotone o usi gli idrocarburi per il poliestere), ma è una tesi quantomeno discutibile.
        Poi secondo me quella del cibo coltivato in laboratorio che “arriverà presto” è una bufala: i costi, da quello che so, sono proibitivi (nel senso che sfamare una cittadina per un anno sbancherebbe anche le nazioni più ricche…).

  3. Ma ammettiamo anche che la coltivazione di proteine ‘in vitro’ funzioni, cosa dovremmo aspettarci? Per fare concorrenza all’agricoltura occorrerà che i prodotti siano più convenienti. Se lo saranno cadremo nel paradosso di Jevons, che ci dice che quando una risorsa diventa più conveniente non se ne consuma di meno, ma di più. Quindi le alternative sono due: o la nuova tecnologia non funziona, o, se funziona, produrrà un’ulteriore aumento della popolazione umana, che è l’esatto contrario di quello di cui il pianeta ha bisogno.
    Il problema di Monbiot, ma direi di tutti (compreso il sottoscritto) è la prospettiva ‘Homocentrica’ che caratterizza tutti i modelli interpretativi della nostra specie fin dalla preistoria. Nella Bibbia Dio mette l’uomo al centro dell’universo. Nella realtà l’uomo inventa dio per collocarsi al centro dell’universo e fare il comodo proprio con tutto quello che gli è parso fin qui. L’idea di progresso nascere da questo errore prospettico: più andavamo avanti ad inventare nuovi modi per distruggere il mondo, più ci raccontavamo che se erano utili per noi umani, allora erano per forza buoni.
    Da questa prospettiva, che potremmo definire ‘mondocentrica’ (o ‘biocentrica’), tutto quello che ha inventato la specie umana fin qui ha causato danni per le altre specie e l’ecosistema. Di conseguenza, con alta probabilità, ogni ulteriore innovazione rischia di seguire il corso delle precedenti, andando ad aggiungere ulteriori danni ad un mondo già gravemente danneggiato.
    Non ho idea di come se ne possa venir fuori.

    • Francesco says:

      scusa perchè dovremmo preoccuparcene?

      se il soggetto del tutto è il mondo, saranno cazzi suoi, noi siamo solo pidocchi

      se il soggetto di tutto è l’uomo, il problema non è badare al mondo ma farci stare bene l’uomo dentro

  4. PinoMamet says:

    “nonché uno dei pochi che Greta Thunberg abbia accettato come collaboratore”

    scusate se mi soffermo su questa frase, forse non ancora commentata.

    Sono il solo a trovarla un po’ preoccupante?

    Ora, Greta Thunberg dovrebbe avere all’incirca il corrispettivo della Terza Media italiana, se non sbaglio, e quindi, tenendo presente come sono molte scuole estere, deve sapere circa la metà di quello che sa uno studente di terza media italiano, che è come dire la metà di niente.

    Mettiamo pure si sia privatamente molto preparata sul tema dell’ambiente, ma:

    1-è davvero in grado di poter scegliere da sola chi “può” o “non può” collaborare con lei con un minimo di credibilità?

    e se, come probabile, non lo è…

    2-sono davvero tanto fuori dal mondo le domande su chi la ha creata o chi la sta manovrando e soprattutto perché ?

    Il che non vuol dire che farsi queste domande significhi negare il cambiamento climatico, e neppure metterla sul personale contro Greta…

    ma mi sembrano domande legittime e forse interessanti.

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