Quando non potremo più essere amici

Guardiamo i Carpazi innevati, nella notte.

Jacopo viene dalla periferia di Firenze (ma il nonno era sanfredianino).

Ogni tanto fa le grigliate assieme agli amici, che sono una congrega mista di fiorentini dall’insulto facile (temo che siano molto più vicini ai Rossi che ai Bianchi), di figli di marocchini e di figli di meridionali.

Tra di loro si divertono a chiamarsi, “marocchino di m…!” “italiano del c….!”, e per questo si vogliono ancora più bene.

Quando partono, chiamano anche Mamur, un senegalese gigantesco che vende carabattole davanti a un bar.

Mamur mette le sue robe al sicuro da un negoziante italiano amico, e parte con la comitiva, con la sua birra e il pollo, per non rischiare di contaminarsi con il maiale.

Un paio di anni fa, Mamur ha salutato Jacopo, abbracciandolo forte e facendogli un discorso serio.

“Ho messo da parte un po’ di soldi, adesso posso tornare in Senegal. Ma è il momento giusto, perché io e te non potremo più essere amici.

Stanno per arrivare in tanti, tanti dall’Africa, e nulla sarà come prima”.

Mamur ha capito di più dell’antropologia di tanti laureati.

 

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232 Responses to Quando non potremo più essere amici

  1. Z. says:

    Chissà cosa direbbe Mamur, se sapesse che l’ostilità verso gli africani è davvero esplosa nonostante il crollo degli sbarchi…

    • Moi says:

      … chiamerebbe l’esorcista politico, giusto ?

      • daouda says:

        ancora co sta storia.

        Io sò contro tutti a prescinde, appena vedo uno trovo na categoria pé attaccà qualora me rompa le palle, tutto er contrario de tutto.

        Di per sé allora st’articolo è segno che sto cojone nun ha capito n cazzo de dove se trovava, epperò ha capito che se vuole focalizzà l’universalità del disprezzo “razzistico” verso categorie specifiche, questo lo ha capito, ma nun ha capito che col razzismo non c’entra niente, fermo restando che il razzismo vero e proprio E’ NA COSA NATURALE che in Italia conta poco ma conta comunque come ogni altra parte solo dopo.

        Poi il discorso è fallace. NON STANNO ARRIVANDO, vengono incentivati alcuni, altri cacciati e sospinti proprio.

        Per il resto grazie per lo spot allo ius soli, non c’era bisogno. Non c’entra un cazzo terroni di merda o marocchini del cazzo, che noi a roma se dimo i morti pé piacere e quanno uno rompe o la spara troppo grossa je auguramo la morte ammazzata.
        Te fai finta che Frediano sia tuo perché ce vivi.

        Pé me , che colla cittadinanza italiana me ce pulisco er culo, ma se avesse senso a metà dell’italica genia la leverebbi proprio, e la leverei 3/4 dell’immigrati che lànno pijata.

        L’Italia non è na nazione, è un imperetto piccolo de infamelli iniqui

  2. mirkhond says:

    E Salvini e la Meloni vinceranno alle elezioni proprio per questo motivo.
    Mia madre mi diceva che da noi c’è meno razzismo perché ce ne sono di meno di extracomunitari, perché noi siamo più poveri rispetto al Nord.

    • Francesco says:

      a memoria ce ne sono di più lì da voi, come quota

      poi è noto che le percentuali dei partiti razzisti sono inversamente proporzionali alla presenza di immigrati: è la paura del negro che fa votare Salvini, non il negro in sè (OK, sarà noto ma non so quanto sia vero)

      • Per Francesco

        “poi è noto che le percentuali dei partiti razzisti sono inversamente proporzionali alla presenza di immigrati: ”

        Ma mi sembra ovvio che la percentuale di stranieri va sempre vista nel contesto.

        Paesino degli Appennini: 200 pensionati e 20 giovani maliani. 10%, ma impatto altissimo.

        San Frediano: 4000 “un po’ di tutto” diciamo il 60% di stranieri se includiamo anche i meridionali italiani, impatto nullo.

        Santo Spirito (cioè a 500 metri da qui): zona di localini trendy; affitti troppo alti per gli stranieri, che però fanno i cuochi e pizzaioli al limite della legalità; e fanno anche i visibilissimi spacciatori. Quindi percentuale di residenti minima, altissima visibilità che contrasta sia con i fighetti consumatori e i pochi residenti sopravvissuti.

        Osmannoro: 70% (a occhio e croce) cinesi tutti dello stesso villaggio, che non parlano italiano e si fanno i loro misteriosi fatti. Impatto enorme, ma non legato a una percezione di pericolo (anche perché i cinesi organizzano ronde che sprangano i marocchini e gli zingari in maniera precisa e scientifica).

        Mercato di San Lorenzo: il clan dei bengalesi si impossessa pian piano di tutto il mercato, vendendo sotto costo, corrompendo gli ispettori italiani e poi comprando le bancarelle che falliscono – in questo caso le prime vittime però sono altri stranieri, e quindi gli italiani quasi non se ne accorgono.

        Parco delle Cascine: zero residenti (è un parco!), ma lungo il viale centrale, gli spacciatori africani – saranno una decina in tutto, non danno fastidio a nessuno, sono gli italiani che se li vanno a cercare, ma fanno un effetto notevole lo stesso, perché fanno pensare a tutti gli adolescenti che percorrono quei viali per arrivare a scuola la mattina. In questo caso, basta un numero piccolissimo per rendere nervosi.

  3. mirkhond says:

    “Mamur mette le sue robe al sicuro da un negoziante italiano amico, e parte con la comitiva, con la sua birra e il pollo, per non rischiare di contaminarsi con il maiale.”

    Beve la birra musulmana analcolica?

    • Moi says:

      oppure fa l’IslamoSelettivo … come i tantissimi CattoSelettivi che trovi in giro ” a memoria condivisa” da sempre in Italia.

    • Per Mirkhond

      “Beve la birra musulmana analcolica?”

      No, la birra è alcolica!

      E’ una cosa che ho visto spesso con i musulmani “culturali”: la birra è trasgressiva (un po’ come le canne da noi), mentre il maiale è proprio ripugnante (tipo mangiare un piccione crudo).

      • daouda says:

        il solito finto islamico

      • Z. says:

        Musulmani che bevono alcolici ne ho visti parecchi. Che mangiano maiale, nessuno.

        • Francesco says:

          il che non depone a loro favore, il maiale è ottimo da mangiare!

          deve esserci qualcosa di sbagliato sotto

          😉

          • PinoMamet says:

            Se ti può consolare, credo effettivamente che il maiale sia un “gusto acquisito”.

            In realtà non è affatto tanto buono, se lo paragoni alla carne bovina o anche solo al pollo…

            però, a differenza di quella di altri animali, la carne di maiale si presta ottimamente a essere conservata a lungo, in certe condizioni climatiche, il che forse ha decretato il suo successo nei climi europei.

            • Peucezio says:

              OMDDP:
              occasione mensile di DISaccordo 😀
              Il maiale è pura poesia, è felicità del palato (e dell’olfatto)!

      • daouda says:

        te.

        comunque sia hanno una religione talmente fiacca e falsa che quando sono in terra d’altri hanno le deroghe ( indipendentemente dal fatto che a troppi nun je ne frega n cazzo )!

      • paniscus says:

        “E’ una cosa che ho visto spesso con i musulmani “culturali”: la birra è trasgressiva (un po’ come le canne da noi), ”

        Magari dipende solo dal fatto che nella cultura islamica arcaica la birra non esisteva e il tabù sull’alcol riguardava solo il vino, che era l’unica forma di bevanda alcolica che conoscevano realmente. Per cui, culturalmente è come se la birra non fosse realmente alcolica, perché alcol vuol dire vino.

        Un po’ come le massaie mediterranee che chiamano “carne” solo la carne rossa sotto forma di bistecca, di fettina o di macinato, e che quindi sono convinte che il pollo non sia carne, o addirittura che il prosciutto cotto confezionato non sia carne…

        • Z. says:

          E’ più facile che un musulmano beva birra, in effetti, ma questo perché è più facile che qualcuno beva birra piuttosto che vino, ai nostri tempi. Almeno al bar, al pub o in istrada 🙂

        • mirkhond says:

          Io però la birra musulmana, analcolica l’ho bevuta in ristorante algerino che c’era tanti anni fa qui a Bari, e devo dire che l’ho trovata migliore della birra normale.
          Che in effetti non mi piace, anche se in qualche rara uscita che faccio, sono stato costretto a berla per mancanza di vino.

  4. Moi says:

    Intanto a Valsamoggia …

    http://www.ansa.it/emiliaromagna/notizie/2019/12/05/sente-rumori-a-casa-e-spara-un-morto_1c4bc88e-9eb3-4ad3-b902-fedee67ae1a6.html

    … chi ritiene che il Cittadino Italiano possa e debba essere sempre agnello sacrificale della delinquenza abituale, si tenga pure Bonaccini e il PD e vada a fare la Sardina con in mano un cartello pisciforme in piazza !

  5. werner says:

    Qui al Nord spesso mi pare vero il contrario. C’è più razzismo dove ci sono meno immigrati. Ad esempio nelle valli alpine o nei micropaesini della bassa lombarda.
    Anche se forse si tratta di una covariazione legata ad altri fattori come livello d’istruzione, età media e simili.

    • Z. says:

      Credo che tu non abbia tutti i torti. Forse la maggior presenza di immigrati non è un fattore così determinante.

      • Per Z

        “Forse la maggior presenza di immigrati non è un fattore così determinante.”

        I numeri c’entrano poco.

        L’elemento determinante credo sia sempre la possibilità di includere (non “integrare”) gradualmente e individualmente, in un tessuto sociale sano.

        All’Osmannoro a Firenze i cinesi – che non sono certo noti come spacciatori o teppisti lavativi – fanno paura, perché sono tanti e chiusi nel loro mondo;

        alla scuola elementare dell’Oltrarno, dove la maggioranza dei genitori sono nati all’estero, non se ne accorge nessuno che ci “sono gli stranieri”, perché non c’è nessun singolo gruppo etnico in grado di fare comunella chiusa, e per il banale motivo che è un’area dove ci si può muovere a piedi e incontrarsi. In quel caso (ma ne abbiamo parlato più volte) il singolo individuo/la singola famiglia straniera crea facilmente legami.

        Jacopo ha lavorato in vari “centri di accoglienza”, dove gli immigrati vengono ammucchiati, in isolamento di gruppo, annoiandosi da morire e covando risentimenti che crescono di giorno in giorno, da imprenditori senza scrupoli che cercano di ridurre al minimo i costi.

        • Quindi una “politica di inclusione” dovrebbe partire dal rafforzamento della comunità accogliente.

          Oggi si fa esattamente il contrario: si lascia che la comunità vada in frantumi, ma si riversano risorse sui “casi estremi”: un po’ come se una società se ne fregasse quando una famiglia viene messa per strada da uno sfratto, ma poi togliesse il bambino alla stessa famiglia per farlo vivere in un istituto.

          E’ la formula sicura per creare risentimento.

          • werner says:

            Credo che l’analisi e la possibile soluzione siano corrette. Alla necessità di una comunità accogliente “forte” non ci avevo mai pensato, ma ora che l’ho letto mi sembra lampante.

          • Peucezio says:

            Miguel,
            che poi è esattamente quello che accade.
            In uno strano neocalvinismo in salsa statalista e sinistroide i bambini vengono considerati un premio alla ricchezza, una specie di tassa al contrario in carne umana anziché in soldi: se sei povero, non te li meriti.

    • mirkhond says:

      In quei casi credo che prevalga la istitintiva diffidenza del montanaro e del paesano per il forestiero in genere, chiunque esso sia.
      Ieri (solo ieri?) il terrone, oggi l’extracomunitario.

      • Per Mirkhond

        “In quei casi credo che prevalga la istitintiva diffidenza del montanaro e del paesano per il forestiero in genere, chiunque esso sia.
        Ieri (solo ieri?) il terrone, oggi l’extracomunitario.”

        Probabilmente sì. Non conosco bene le valli alpine, ma nei nostri Appennini, i montanari sono ormai molto pochi e molto anziani.

        Conosco comuni in cui qualche albergatore privo di clienti ha pensato bene di riempire le stanze vuote con ragazzotti africani, che passano la giornata a girare i pollici in piazza.

        I vecchietti del paese non possono lamentarsi di reati, ma deve essere una cosa abbastanza sconvolgente per loro, vedere la piazza in cui sono cresciuti e hanno vissuto tutta la vita occupata da persone con cui non hanno alcuna forma di comunicazione.

        Poi, presi dalla noia, i ragazzotti tendono a prendere il pullman per andare nella cittadina a 20 chilometri, dove passano il giorno alla stazione degli autobus incontrando i propri connazionali. Compreso qualcuno può sveglio di loro, che ha trovato un modo di campare meno noioso. E’ solo allora che subentra la delinquenza, con cui si fissano i leghisti.

        Infatti, insisto il vero problema non è la presunta delinquenza degli stranieri o il presunto razzismo degli italiani. E’la mancanza di una comunità sana in grado di includere, individuo per individuo e spontaneamente, persone con altre storie.

      • daouda says:

        ar paese mio i vecchi che arimangono sempre llà assieme ai pochi jovini sò razzisti contro il loro stessi paesani che tornano pé Pasqua e Ferragosto ( pure se sò contenti pé ritrovà la gente o pé li sordi ) , testimone io, quindi che cazzo dite de razzismo e smettetela.

        E smettete pure da ddi che un marocchino è italiano ed un terrone fiorentino.

        L’unica eccezione semo noi romani e difatti la cittadinanza come la intendete voi la hanno creata loro, ma se così deve esse, IMPERO SARA’ PER IL COMMANDO ULTRA’!

      • PinoMamet says:

        I miei studenti liceali di origine straniera direi che tendono abbastanza a identificarsi con Roma antica! Quelli bravi a scuola.
        forse perché vista come “universale”, e perché, insomma, era figa.

        Si identificano (sempre i bravi) abbastanza anche con l’Italia, vista come un paese simpaticamente sfigato, quindi non troppo lontana dai paesi piuttosto sfigati da dove vengono, ma comunque socia- la più sgarrupata- del gruppo delle nazioni potenti.
        Un modello, ma un modello raggiungibile, insomma.

        Invece alcune ragazze non particolarmente studiose mi pare abbiano crisi di rigetto verso l’Italia, alle scuole superiori: non verso l’Italia intesa come il moroso o il supermercato o la discoteca; ma verso l’Italia intesa come cultura e documenti.

  6. La dicotomia “delinquenza”/”razzismo” è interessante, perché trasferisce su un piano moralistico una questione sociale.

    Uno può decidere di non essere delinquente, oppure di non essere razzista; quindi possiamo condannare l’Altro in partenza, perché ha scelto il Male.

    Con il doppio vantaggio di entrare noi così, automaticamente, in possesso del Bene; e di poter evitare di guardare i meccanismi sottostanti.

    E qui c’è un vuoto sconvolgente: io sento dire che “gli immigrati scappano da guerre e dittature”, confondendo gli abitanti della Nigeria sudorientale con gli intellettuali sunniti della Siria.

    Quasi mai un tentativo serio di analisi delle tante cause diversissime che portano alle migrazioni.

    • Z. says:

      Che si possa decidere di essere razzisti, o di provare solidarietà, non credo. Come si fa a decidere di avere un punto di vista, o di provare un sentimento? Li si può simulare o dissimulare, al massimo.

      Tra l’altro credo che il moralismo non c’entri granché. Se io temo di essere vittima di aggressioni e rapine, per dire, questo non fa di me un moralista.

      • Francesco says:

        mi pare si chiami educazione, almeno così una volta

        razzismo e solidarietà non sono sentimenti, sono comportamenti, giusto?

      • Z. says:

        Razzismo: complesso di manifestazioni o atteggiamenti di intolleranza originati da profondi e radicati pregiudizî sociali ed espressi attraverso forme di disprezzo ed emarginazione nei confronti di individui o gruppi appartenenti a comunità etniche e culturali diverse, spesso ritenute inferiori.

        Solidarietà: l’essere solidario o solidale con altri, il condividerne le idee, i propositi e le responsabilità.

        Quindi direi che possono essere considerati sentimenti.

      • Z. says:

        Poi certo si può agire di conseguenza oppure no.

        Ma, ecco, se ritieni che gli africani siano una razza inferiore, non è che lo decidi. Puoi decidere di andarglielo a dire o no…

        • Francesco says:

          no scusa, non è che ritenere i negri inferiori sia una cosa su cui non hai controllo

          puoi benissimo SAPERE che non ti piacciono istintivamente ma DECIDI di fermarti lì o di lavorarci sopra

          e siccome puoi imparare che davvero tutti gli uomini sono uguali, puoi anche decidere di combattere la tua avversione per i negri

          un uomo ha il dovere di migliorarsi, sennò che vive a fare? magnare lasagne e bere vino rosso?

          🙂

          • mirkhond says:

            Concordo.

          • roberto says:

            d’accordo pure io

          • Per Francesco

            “no scusa, non è che ritenere i negri inferiori sia una cosa su cui non hai controllo”

            non so cosa voglia dire, “inferiori”.

            Ma mi sembra la cosa più normale del mondo pensare che…

            sti ragazzi africani con lo smartphone che manteniamo con le nostre tasse siano dei furbacchioni

            quelli di Forza Italia siano tutti ladri

            le donne al volante siano poco affidabili

            quelli dei centri sociali si fanno di canne dalla mattina alla sera

            gli statali napoletani timbrano il cartello e poi vanno a fare la spesa

            quelli di Casa Pound sono tutti serial killer in potenza

            quelli del PD vogliono i matrimoni gay

            gli americani sono ignorantoni

            i cinesi sono laboriosi, ma non lavorano certo per noi

            i cani sono buoni e fedeli e i gatti

            Se vedi un omaccione grande e grosso che gira con un coltello in mano è meglio tenersi alla larga

          • Peucezio says:

            OMDAF.
            Poi resta da stabilire cosa sia giusto, se assecondare i propri istinti o educarli. Cioè se anche l’adulto debba educarsi o non debba semmai educare i bambini.
            Ma da qui a dire che è impossibile e che tutti sono prede passive delle proprie pulsioni…

          • Z. says:

            Infatti non si tratta di essere “prede passive delle proprie pulsioni”, ma del fatto che non si decide di avere delle pulsioni.

            Per capirsi, posso decidere di mangiare una mela o una pera, ma non posso decidere di preferire la mela alla pera o viceversa.

            In effetti, la pera non mi piace per niente (trovo che abbia un sapore di mela guasta). Posso mangiarne una al giorno, malvolentieri; persino due al giorno, ancor più malvolentieri. Probabilmente riuscirei a farci l’abitudine.

            Però continuerei a preferire la mela 🙂

            • Peucezio says:

              Sì… sì e no.

              In fondo scegliamo di essere quello che vogliamo.
              Si nota che una persona, nei suoi gusti, esprime sé stessa: in fondo VUOLE avere quei gusti.
              A me la frutta fa schifo e non posso farci niente.
              Ma a qualche livello so che è una scelta. Che in fondo io mi sento benissimo nei miei panni ad essere uno cui fa schifo la frutta, che voglio esserlo.
              Cioè, non dico che tutto sia egosintonico, ma molto di noi lo è, più di quanto si pensi secondo il senso comune.

            • Z. says:

              No, io non voglio avere dei gusti: li ho.

              È così facile che chiunque è in grado di capirlo, purché non sia stragonfio di ideologia e sovrastrutture varie 😉

              • Peucezio says:

                E’ il contrario.

                Questa specie di determinismo che tu istituisci è una costruzione intellettuale.
                Fondata, a suo modo, ma è una costruzione intellettuale.
                C’è dietro tutto il positivismo, ma se vogliamo anche il naturalismo greco, insomma, secoli di elaborazioni teoriche.

                Per il senso comune ognuno è quello che è e, a suo modo ne risponde.
                Nessuno dà la colpa a uno di essere alto o basso, biondo o bruno.
                Ma se a uno non piace una cosa che piace a tutti, è normale sentir dire: “ma gaurda che fesso, che cosa si perde, come fa a non piacergli” ecc., non si dice: “poverino, a causa dei suoi gusti non è in grado di godersi e di apprezzare la tale cosa, com’è stato sfortunato”.

              • Z. says:

                Ezio,

                — Questa specie di determinismo che tu istituisci è una costruzione intellettuale. —

                Non è “determinismo” e non è “costruzione intellettuale”: l’albicocca mi piace, la pera no.

                Il resto sono chiacchiere fumose, e tempo speso male 🙂

  7. roberto says:

    ammetto che questo post mi risulta incomprensibile.

    perché mai mamur e jacopo non dovrebbero più essere amici?

    so benissimo che guerre, carestie & epidemie possono profondamente toccare affetti e relazioni personali (su questo tema, consiglio il magnifico film “once brothers” sull’ex jugoslavia e come la guerra ha sconvolto i rapporti personali fra i giocatori della mitica nazionale di basket jugoslavia, guardatelo anche se non siete baskettofili) ma insomma non c’è nulla di scontato e mi sembra uno di quei discorsi fatti un po’ brilli alle tre del mattino, al quale risponderei, “si si mamur, mo’ però ti accompagno a casa che s’é fatto tardi”

    aggiungerei che mamur è ancora qui

    • Per roberto

      “perché mai mamur e jacopo non dovrebbero più essere amici?”

      Posso immaginare che le tensioni tra italiani e africani (in generale) avrebbero avuto una ricaduta in primis su quelli come Mamur: le definizioni etniche cambiano anche velocemente. Penso che Mamur veda se stesso messo in mezzo da altri africani, con cui non ha nulla da spartire se non casualmente il colore della pelle, in un conflitto che non lo riguarda; e con gli italiani che gli dicono, “guarda, e io che ti ero amico, e voi invece ingrati, e siete troppi, non ti compro più i fazzoletti!”

      Meccanismi di questo tipo si alimentano a vicenda, molto velocemente.

      No, Mamur non è più qui, è tornato in Senegal.

      • Roberto says:

        Ah ok, parlavi di Mamur al presente per questo pensavo fosse ancora qui

        Questo è un elemento interessante, qualcuno rientra a casa

  8. Per Moi

    Il prof. Sahotra Sarkar è uno scienziato indiano che lavora nelle università americane, e si occupa di conservazione ambientale; e per anni è stato in prima fila nelle polemiche darwiniste contro il creazionismo.

    Accusato di aver chiesto foto nude di alcune sue allieve e di averne invitate alcune a spiagge nudiste, viene duramente contestato dalle militanti maoiste (sic) anti-postmoderniste https://pwm-mfp.org/ all’università del Texa dove insegna.

    Nell’intersezionalità tra pelle scura (indiana), ecologismo, creazionismo, autorità professorale, nudismo, post-modernismo, Moi con chi si schiera?

    https://www.dallasnews.com/news/politics/2019/12/01/ut-students-want-faculty-with-sexual-misconduct-histories-fired-whats-the-universitys-response/

    • Quello che mi preoccupa di episodi simili è la confusione tra persona e contenuti.

      Nel senso che il prof. Sarkar potrebbe benissimo essere colpevole di un comportamento discutibile. Che diventa grave per la posizione di autorità che ha nei confronti delle ragazze a cui estende i suoi “inviti”.

      E forse per questo merita davvero di venire sanzionato.

      Ma il rischio è che ciò azzeri il valore del suo lavoro, che a quanto ne so dovrebbe essere notevole. E questo succede sempre più spesso: nella stessa università, un professore di chimica farmaceutica accusato di aver picchiato la propria compagna (fuori dall’università) è stato violentemente attaccato all’università e si è suicidato, come nota con grande compiacimento questo sito: https://incendiarynews.com/2018/11/19/professors-death-ruled-suicide-after-being-targeted-by-revolutionary-students/ (dal tono enfatico, pensavo all’inizio che fosse un sito di destra che attribuiva propositi folli ai ‘maoisti’, invece è proprio un sito di sinistra).

      • Francesco says:

        è la nuova sinistra, Miguel, che vuoi farci?

        domani diranno che Einstein era maschilista e aboliranno la teoria della relatività

        😀

      • PinoMamet says:

        Il lato positivo:

        già i ragazzi delle superiori di oggi si sono accorti dell’inganno.

        Oggi un mio studente mi diceva (a proposito di uomini che si dichiarano femmine e vanno nei bagni delle donne pur essendo uccello-dotati):
        “allora se bisogna prendere per buono quello che ognuno dichiara di essere, io dichiaro di essere un veterano di Cesare e pretendo di ricevere il premio in denaro che mi spetta!”

        • mirkhond says:

          🙂

        • Mauricius Tarvisii says:

          Date a quel ragazzo un podere nelle Gallie!

        • Per pino Mamet

          “l lato positivo:

          già i ragazzi delle superiori di oggi si sono accorti dell’inganno.”

          Il caso più interessante, quello dell’UCU, l’unione dei professori universitari inglesi, che dichiara che accetta l’autocertificazione di “razza,sesso e disabilità”.

          Pensiamo alle persecuzioni che subiscono i disabili autocertificati in Italia, vessati da ispettori e oggetto di SDH (Self-certified Disabled Hating) da parte di milioni di italiani.

          E’ ora di liberarli!

          • Z. says:

            Autocertificazione di disabilità? di che si tratta?

            • Mauricius Tarvisii says:

              Credo che sia la dichiarazione sostitutiva che devi esibire ad una PA nel caso in cui ti sia stata certificata una disabilità dall’Inps.

              • PinoMamet says:

                Questo in Italia, dove non abbiamo (Deo gratias) autocertificazioni di sesso e di “razza”…

                non so cosa sia nel Regno Unito. Probabilmente- visto il disamore britannico per documenti di identità- si intende la semplice dichiarazione “io sono donna e voglio essere trattata come tale”.

              • Z. says:

                Il Regno Unito non doveva andarsene fuori dai piedi?

                Gradirei autocertificassero la loro intenzione di levare il disturbo entro l’anno 🙂

            • Per Z

              “Autocertificazione di disabilità? di che si tratta?”

              Credo che si tratti più che altro di una dichiarazione di principio:

              https://www.ucu.org.uk/equality

              “UCU has a long history of enabling members to self-identify whether that is being black, disabled, LGBT+ or women”

              In realtà, come vedi, non permette l’autoidentificazione come bianchi, che mi sembra una sòla in una società razzista.

              Comunque se sei blu, e puoi autoidentificare come nero, dovrebbe essere già un passo avanti.

      • Peucezio says:

        Miguel,
        non capirò mai questa confusione fra competenza e morale. Un buon meccanico è uno bravo a ripararmi l’auto, non necessariamente una persona per bene. Se io faccio aggiustare le macchine dai ciabattini anziché dai meccanici perché non molestano le donne, mi taglio le palle, perché poi le macchine non funzioneranno.
        Questa cosa così elementare sembra che in America proprio non riescano a capirla.

  9. Moi says:

    Anche per gli Ebrei, nei romanzi e nei film di “Storie Vere sulla Shoah”… notiamo che la proibizione di mangiare carne di maiale sembra essere la principale regola di Kosher, molto più che divieti circa alcolici, crostacei, misture di carni e formaggi nonché di carni di animali artiodattili e perissodattili o macellazioni rituali.

    • Moi says:

      la teoria più suggestiva e al contempo “disturbing” (per non dover scrivere il famigerato “disturbante” …) è che il sapore dellacarne del maiale sarebbe inquietante simile a quella umana, da reminiscenze pagane remotissime della Mesopotamia.

  10. Moi says:

    @ PINO

    Premesso, come sempre, che l’ Ebraismo è estremamente dialettico al proprio interno comunitario … ti risultano invettive di qualche Rabbino Vs i cani e/o la musica ? … Con che motivazioni, nel caso ? … Fra i Musulmani è frequente, anche se non si è mai capito con sufficiente chiarezza come mai.

  11. OT
    Vi segnalo i “sette punti” che agli amici del Comitato Libertà Toscana presentano per le prossime elezioni regionali. Ovviamente la Lista Toscanista prenderà lo zerovirgola, ma almeno presenta temi importanti (sulla tramvia ho dei dubbi, ma è una faccenda complessa e tutta fiorentina).

    https://www.comitatolibertatoscana.eu/sette-punti-per-una-alternativa-toscana/

    Sette punti per una alternativa toscana

    L’11 novembre 2019, per San Martino, Comitato Libertà Toscana ha sintetizzato in sette punti ciò che, a nostro modesto parere, è necessario per una alternativa toscana. Rendiamo pubblico questo nostro documento, sperando nella sua massima diffusione.

    Firenze, 11 novembre 2019, San Martino
    Sette impegni politici per una lista #LiberaToscana, civica, ambientalista e autonomista

    1) La Toscana necessita di un soggetto politico toscano, espressione di civismo, ambientalismo e autonomismo, ospitale e accogliente, plurale e inclusivo, capace di autentica trasversalità.

    2) La lista dovrà essere totalmente indipendente, lontana dalle logiche di centrosinistra e centrodestra e dalla loro sfacciata convergenza sull’attuale modello di sviluppo estrattivo e distruttivo della nostra terra e del nostro pianeta Terra.

    3) Tra le priorità della lista ci deve essere quella di porre fine alla distruzione della Toscana, cioè, solo per segnalare solo alcune delle questioni più urgenti: rendere realtà il consumo zero di suolo; fermare infrastrutture faraoniche come le tramvie “immobiliari” e il nuovo aeroporto di Peretola; arrestare lo spopolamento delle zone rurali e montane; bando dei pesticidi; fine di ogni forma di sfruttamento intensivo di campi e boschi; basta cave, discariche, inceneritori; scegliere energie veramente rinnovabili (né le biomasse, né l’eccessivo sfruttamento geotermico lo sono); proteggere il patrimonio degli alberi adulti (ovunque, anche nelle città); tutelare la fauna e la flora locale; depurazione delle acque; naturalizzazione di fiumi e torrenti; salvaguardia degli argini dalla manutenzione distruttiva.

    4) Vogliamo una sanità fondata sulla prossimità e la prevenzione, fondata su una rete capillare di ambulatori di quartiere e di paese; si deve fermare la tendenza a centralizzare tutto in pochi grandi ospedali.

    5) Vogliamo una gestione pubblica, decentrata e sotto il controllo delle comunità locali di tutti i principali servizi pubblici, delle reti, dei beni comuni della Toscana; le scuole devono essere al centro dei paesi e dei quartieri, raggiungibili a piedi dalla maggior parte degli alunni; la gestione pubblica deve avere la missione di rendere semplice la vita dei cittadini di tutte le età, con una particolare attenzione agli anziani; le istituzioni e le aziende pubbliche locali devono tornare a essere un presidio sociale e un esempio di legalità e sicurezza nel lavoro, dando posti di lavoro dignitosi, ben retribuiti e vicini a casa.

    6) Per dare vita a una confederazione veramente autonoma dai vecchi schemi della politica italiana, questo progetto trasversale e inclusivo deve maturare in tempi brevi: metà dicembre va considerato un termine ragionevole e dirimente.

    7) Il progetto confederale della lista deve contenere elementi certi di partecipazione democratica dal basso, da tutte e 13 le circoscrizioni, in particolare per la scelta della persona candidata presidente.

    Decisione del consiglio federale di Comitato Libertà Toscana

    • mirkhond says:

      Non chiede cose diverse dal nostro Movimento 24 Agosto per l’Equità Territoriale di Pino Aprile.
      Pur non auspicando secessioni, non posso che essere favorevole a queste riscoperte identitarie regionali che sono più in sintonia con l’anima profonda italiana che è multicenterica e pluralista.
      L’unica falla in queste idee è nel contenere una mafia molto potente e aggressiva, che se si fa fatica a contrastarla da parte di un potere nazionale centralizzato, finirebbe per vincere davanti a poteri parcellizzati e dunque più deboli dal punto di vista della repressione.

      • mirkhond says:

        multicentrica

      • Per Mirkhond

        “Non chiede cose diverse dal nostro Movimento 24 Agosto per l’Equità Territoriale di Pino Aprile.”

        Potrei cercare direttamente, ma mi giri qualcosa di confrontabile con i “sette punti” dei toscanisti, per capire meglio?

        • mirkhond says:

          In questo momento non mi si apre il sito di Pino Aprile, forse per uno dei non infrequenti tentativi di sabotaggio cui è soggetto.
          Comunque Pino Aprile sull’ilva, chiede il rispetto dell’ambiente, altrimenti ne auspica la chiusura.
          E parla da tarantino di adozione, in quanto da ragazzo ha vissuto proprio in prossimità dell’ilva.
          E ha detto che molti dei suoi antichi coinquilini sono stati decimati dal cancro.
          Dice anche che in Puglia l’agricoltura ha molti più occupati che l’indotto ilva.
          Poi certo, lui chiede anche il potenziamento della rete ferroviaria meridionale per coprire quelle aree della Basilicata e della Calabria che ne sono sprovviste.

          • mirkhond says:

            Ora mi si riapre.

            Intanto questo il suo punto di vista sull’ilva:

            https://pinoaprile.me/acciaio-senza-licenza-di-uccidere-i-tarantini-o-niente-acciaio/

            • mirkhond says:

              Il programma del Movimento 24 agosto riguardo all’ecologia:

              Ecologia
              MOVIMENTO 24 AGOSTO, per la tutela del territorio e del futuro delle nuove generazioni è contraria agli investimenti in fonti fossili e sostiene il ricorso a quelle rinnovabili, nel più breve tempo possibile.
              Un programma di investimenti si sposa perfettamente con le idee ecologiste. Questo comporterebbe ingenti investimenti pubblici, da veicoli elettrici a nuove reti ferroviarie ad alta velocità da realizzare nelle zone disagiate, assenti principalmente al Sud Italia. Gli investimenti pro-ambiente, comprese le bonifiche di aree inquinate, porterebbero la creazione di milioni di posti di lavoro qualificati, che andrebbero soprattutto a beneficio di comunità svantaggiate e vulnerabili.
              In Italia, in particolar modo in meridione, la prevenzione del dissesto idrogeologico richiede investimenti aggiuntivi rispetto agli attuali. Vi e’ bisogno inoltre di piani di protezione delle coste e dei porti, e di previsione di inedificabilità per tutte le aree a rischio a causa dell’innalzamento del livello del mare, che la scienza considera come un evento ineluttabile.

              https://pinoaprile.me/carta-dei-principi-e-statuto-del-m24a-per-lequita-territoriale/

              • Per Mirkhond

                “Il programma del Movimento 24 agosto riguardo all’ecologia:”

                ovviamente è molto difficile fare un “progetto ecologico”, quando in realtà l’unica scelta sensata è “lassare u munnu comm’è” 🙂

                Mi sembra una sorta di Green New Deal, stile democratici americani. Nulla in contrario, e capisco che in un Sud ferito dalla disoccupazione sia difficile escogitare altro, per cui non critico.

                C’è qualcosa sul “localismo”? Ti cito la parte pertinente del manifesto dei toscanisti:

                “Vogliamo una gestione pubblica, decentrata e sotto il controllo delle comunità locali di tutti i principali servizi pubblici, delle reti, dei beni comuni della Toscana”

              • mirkhond says:

                Riguardo al territorio, sempre dal programma del Movimento:

                Equità è il principio ispiratore del Movimento, che si propone di raggiungere i suoi fini, organizzando attività culturali e azioni politiche nonviolente, per rendere palesi e moralmente intollerabili le disuguaglianze e effettiva e concreta l’eguaglianza. L’Equità è un valore universale e la condizione di minorità di diritti e possibilità degli abitanti del Mezzogiorno d’Italia costituisce il più ampio e duraturo divario al mondo fra aree di uno stesso Paese, frutto di una iniqua politica ultrasecolare che ha distribuito in modo squilibrato le risorse comuni. Ma questo non vuol dire che il Movimento sia territoriale: il principio vale per qualsiasi area e popolazione penalizzata rispetto ad altre. Il fine del Movimento non è privilegiare un territorio, ma eliminarne il ritardo imposto e, ove l’equità si raggiungesse, tutelarla; una politica territoriale, invece, diviene di fatto razzista, mirando a ottenere sempre più per alcuni, anche a svantaggio di altri e il limite di una tale politica è tutto ad alcuni, niente agli altri.
                La natura di Movimento, pertanto, non è ideologica, ma pragmatica: mira all’equità, con l’apporto di chi, di volta in volta, condivide le iniziative, per consentire a tutti l’esercizio alla pari dei diritti costituzionali, lo sviluppo delle proprie doti a vantaggio
                proprio e della comunità, l’espressione delle proprie idee per arricchirla con la diversità. Perché un Paese ha ragione e diritto di esistere in quanto tale, solo se garantisce tutti i suoi cittadini allo stesso modo; in caso contrario, i discriminati vengono costretti o ad accettare la propria discriminazione quale dato costituivo del Paese, o a rifiutare l’appartenenza al Paese che li vuole discriminati.

              • Per Mirkhond

                “Riguardo al territorio, sempre dal programma del Movimento:”

                E’ interessante.

                Critica costruttiva: anche se si usa il termine “comunità”, manca un riferimento alle comunità locali.

                Intendo le persone che realmente si possono conoscere, in un dato territorio, senza bisogno di ricorrere né a Internet né all’auto. Che possono incontrarsi fisicamente insieme. Che costituiscono un “rione” (ma potrebbe anche essere un villaggio, o altro).

                E’ questo che fa la differenza tra comunitarismo e forme, per quanto piccole, di nazionalismo.

                Sarebbe bello riuscire ad aggiungere qualcosa del genere al programma, magari cercherò di far mettere in contatti toscanisti e meridionalisti.

              • mirkhond says:

                In effetti è un programma più statalista, in linea con la nostra tradizione politica che vede la nascita dello stato forte fin dall’unificazione del Sud sotto i Normanni nell’XI-XII secolo.
                Unificazione che soffocò il nascente movimento comunale, generando un differente sviluppo rispetto all’Italia centrosettentrionale.
                Stato forte che si ammorbidì in epoca angioina e aragonese, ma che, gradualmente riemerse in epoca del viceregno spagnolo, e poi fu compiuta dai Borbone.
                E da noi il re era il simbolo dello stato.

    • Roberto says:

      Su punto 3

      Cosa vuol dire consumo zero del suolo?
      Senza discariche ed inceneritori dove pensano di buttarlo il sudicio?
      Di quali energie rinnovabili parlano?

      Auguri comunque

  12. L’università di Essex (sempre nel paese aspirante ex-europeo) mette tra le categorie con diritto di autocertificazione anche questa:

    Sarà interessante vedere esattamente quali potranno essere le richieste avanzate.

    • PinoMamet says:

      Io sono convintissimo che anche gli eccentrici abitanti del paese aspirante ex-europeo, dentro di sè, sappiano benissimo che:

      -se hai il pisellino, sei maschio
      -se hai la passerina, sei femmina
      -in camera da letto, fai quello che ti pare.

      Il problema grosso è che persone che la pensano in questo modo (cioè tutti ) e che sono per il resto del tutto ragionevoli ed equilibrate, si sentano costrette a fare dichiarazioni del tipo “bisogna accettare che il tal studente si identifichi come pansessuale e questa è una grande conquista della democrazia”, perché se non le fanno temono (talvolta a ragione) di venire ostracizzati.

      Il che fa di loro dei dissociati, e rende la società un gioco di maschere schizofrenico i cui effetti, a lungo termine, sono ancora tutti da scoprire, ma appaiano già molto preoccupanti.

      • Per PinoMamet

        “Io sono convintissimo”

        Riassunto perfetto.

        Poi è vero che esiste un piccolo numero di persone “intersessuali”, che nascono ad esempio con pisello e cromosomi femminili e altre combinazioni complesse, e che almeno fino a qualche anno fa erano oggetto di medicalizzazione pesante e rischiosa.

        E infatti torniamo sempre lì: la medicalizzazione di ogni possibile “stranezza” umana, da cose abbastanza drammatiche come la intersessualità, all’ansia, alla dislessia, con dietro la pressione incessante di cliniche (ricordiamo che queste cose nascono sempre negli Stati Uniti, dove la medicina è per definizione un’impresa privata a caccia incessante di clienti), aziende farmaceutiche, università che dipendono dai finanziamenti delle aziende, e solo dopo da militanti pittoreschi e rancorosi.

        I quali tutti insieme giocano la carta del vittimismo repressivo, con l’aiuto di un internet che permette l’instantanea distruzione delle persone in tempi brevissimi.

        Consiglio uno splendido libro, Alice Dreger, Galileo’s Middle Finger (da una rapida occhiata su Amazon.it, mi sembra che non sia stato tradotto in italiano, ma solo in… turco! Galileo’nun Orta Parmağı: Bilimde Adalet Araştırmaları), ne riparleremo.

        • Peucezio says:

          Che poi sono tutte cose che vanno nella stessa direzione: voler forzare le cose e inquadrarle.
          Secondo me chi vuole curare un transessuale e chi vuole obbligare tutti a considerarlo donna sono uguali: stessa pretesa di inquadrare il mondo in categorie, anziché accettarlo così com’è, nella sua multiformità.

          • Per Peucezio

            “Secondo me chi vuole curare un transessuale e chi vuole obbligare tutti a considerarlo donna sono uguali: stessa pretesa di inquadrare il mondo in categorie, anziché accettarlo così com’è, nella sua multiformità.”

            concordo.

            Non dimentichiamo però l’aspetto economico, che aggiunge una carica di malafede commerciale a questa e tante altre vicende.

            Pensiamo a un fenomeno molto più piccolo e innocuo, la dislessia: un problema che esiste realmente, e che nelle scuole si compensa con una serie di accorgimenti che – per chi non è dislessico – sarebbero semplicemente dei privilegi (tipo il diritto di portarsi dietro formulari ecc).

            Il problema è che è considerato un disturbo psichiatrico, come al solito dalle cause sconosciute, valutabile solo in base ai sintomi e dogmaticamente definito “inguaribile”.

            Ora, se una famiglia paga uno psicologo/psich-iatra http://www.trainingcognitivo.it/chi-puo-fare-una-diagnosi-di-dsa-che-sia-valida-scuola/ nella speranza che “faccia qualcosa” per suo figlio in difficoltà, vuoi che lo psicologo in questione neghi di certificare il privilegio per il ragazzo? Tanto non c’è nemmeno bisogno di mentire, visto che si sta parlando semplicemente di una serie di sintomi, che potrebbero anche essere legati anche a fattori completamente diversi.

            https://www.popoffquotidiano.it/2014/10/03/dislessia-vera-malattia-o-mezzo-di-guadagno/

            Immaginate questo meccanismo, non in mano a qualche piccolo psico, ma a dirigente d’azienda con un fatturato da raggiungere e migliaia di rappresentanti la cui sopravvivenza dipende dal numero di interventi (in senso ampio) che si fanno.

            E siccome si tratta di “aiuti a individui in difficoltà”, hanno anche una porta morale aperta e guai a chi gliela chiude.

            • Dimenticavo… l’inguaribile dislessia si cura automaticamente e miracolosamente quando c’è da prendere la patente: improvvisamente non hanno più bisogno di supporti per “leggere” cartelli stradali e semafori.

              • Tra l’altro è interessante notare che il manuale degli psichiatri americani, che ha abolito la “dislessia” come disturbo specifico, lo ha incluso tra i “disturbi specifici di apprendimento” (“specific learning disorder”). E gli italiani si sono accodati subito: un indizio interessante di come gli Stati Uniti abbiano ancora il potere di plasmare persino la psiche del mondo.

              • Moi says:

                stessa roba del Gender …

              • PinoMamet says:

                Beh, per ora non dobbiamo “predisporre strumenti compensativi” per gli studenti maschi che si sentono donne.
                Per ora 😉

  13. mirkhond says:

    Concordo.
    Qua siamo al delirio puro…..

  14. Z. says:

    Riflessione a puntate sull’universo, per la vostra gioia. Si parte da un tema giuridico, ancorché di interesse comune, ma perdonatemi: partire da un tema scientifico richiederebbe un’intelligenza di cui sono sprovvisto!

    In questi giorni vi sarà capitato di leggere o ascoltare notizie riguardo al dibattito politico in corso sulla riforma della prescrizione in materia penale.

    In modo sintetico, operativo e probabilmente imperfetto, il termine di prescrizione può essere definito come il termine entro cui l’ordinamento riconosce ad un soggetto la facoltà di esercitare il proprio diritto: ad es., rivendicare un credito. Spirato quel termine, detta facoltà si estingue: in sostanza, il debitore potrà validamente adempiere, ma non potrà più essere costretto a farlo.

    In particolare, la riforma ha (avuto) per oggetto la materia penale.

    In questo ambito, il termine di prescrizione è quel termine entro cui allo Stato è riconosciuta la facoltà di condannare il reo. Spirato quel termine, detta facoltà si estingue: salvo che l’imputato non rinunci alla prescrizione, egli non potrà essere condannato.

    Perché esiste la prescrizione in ambito penale? per diverse ragioni, tra cui:

    – l’affievolimento delle esigenze punitive a distanza di anni (o di decenni) dal fatto commesso;
    – la difficoltà, a distanza di anni o di decenni dal fatto commesso, a reperire prove a carico e soprattutto a discarico;
    – l’esigenza di sfrondare i ruoli delle udienze che hanno per oggetto questioni risalenti, a favore della risoluzione di questioni attuali;
    – il diritto ad un processo che si concluda in tempi ragionevolmente brevi.

    Spirato il termine di prescrizione, lo Stato non decide sulla colpevolezza dell’imputato. Questo implica, naturalmente, che i colpevoli degli eventuali reati commessi restano impuniti.

    La tutela dei diritti dell’imputato, e del funzionamento del sistema-giustizia, si scontra dunque:

    – con l’esigenza dell’ordinamento di punire i colpevoli;
    – (eventualmente) col diritto del soggetto danneggiato del reato a essere risarcito, o quanto meno ad essere risarcito in tempi ragionevoli.

    Fine prima puntata!

  15. habsburgicus says:

    @Z
    so nulla di diritto (grave lacuna mia, eh ! sono ben lungi dal vantarmene), tranne qualcosina a livello storico (se non é obsoleto, non mi interessa :D), ma tendenzialmente sono per il garantismo, anche abbastanza esteso*….pure tu, a quanto mi consta, e lo apprezzo molto !

    *l’eccezione sono -melius, erano- quelle che erano chiamate “leggi militari di guerra”..e non tanto perché la situazione sia in essenza diversa quanto perché occorrono talora degli exempla extragiuridici o financo antigiuridici, per quanto ciò ripugni alla nostra mentalità plasmata dal genio sempiterno di Roma legifera.. chessò, di fronte all’invasione nemica, 200 esecuzioni di potenziali oppositori e/o futuri collaboratori del nemico, anche su “prove” labili e inconsistenti in tempi normali, possono essere da un punto di vista storico-politico “giustificate” in base al noto assioma “salus reipublicae lex suprema esto” !”, come esempio e monito (oderint dum metuant, avrebbe già detto Tiberio)..ma resterebbero un’aberrazione giuridica, da non vantarsi e, possibilmente, da non ripetere

    • habsburgicus says:

      @Z
      (questo é più tecnico, e forse l’avresti già trattato nelle puntate successive senza alcuna sollecitazione)
      il fatto che alcuni reati dopo la II GM siano stati dichiarati “imprescrittibili” (un UNICUM, ignoto alle epoche precedenti, correggimi se sbaglio), non é un vulnus grave alla nostra civiltà giuridica, in astratto ? (e questo, senza nulla togliere al carattere particolarmente ripugnante e vergognoso di tali -pochi – reati)..ma vorrei soffermarmi, una tantum, sul principio—–tu mi insegni che se un istituto (in questo caso quello, venerando, della prescrizione) é “violato” una volta, si aprono le strade a molte, moltissime deroghe
      qual è il tuo parere tecnico ?

    • Per Habs

      “so nulla di diritto (grave lacuna mia, eh ! sono ben lungi dal vantarmene), tranne qualcosina a livello storico (se non é obsoleto, non mi interessa :D), ”

      E’ una frase bellissima!

    • mirkhond says:

      “chessò, di fronte all’invasione nemica, 200 esecuzioni di potenziali oppositori e/o futuri collaboratori del nemico”

      Evento attualmente molto remoto, almeno per quanto riguarda l’Italia, in quanto una guerra che ci coinvolgesse sarebbe una guerra atomica.
      Da cui non si salverebbe nessuno.

  16. Moi says:

    Interessantissimo vedere come sia divenuto praticamente impossibile applicare uno schema cognitivo di interpretazione della realtà senza imprevedibilmente offendere altre persone … dico sul serio !

    • daouda says:

      ti sfugge che non c’è nessun quadro della realtà ormai e ti sfugge che invece proprio perché devi fronteggiare il nulla l’inzulto è necessità o meglio, l’attacco è tale giacché appare come inzulto solo per via del proprio niente visto che si dice solo la realtà

  17. mirkhond says:

    “anche se si usa il termine “comunità”, manca un riferimento alle comunità locali.

    Intendo le persone che realmente si possono conoscere, in un dato territorio, senza bisogno di ricorrere né a Internet né all’auto. Che possono incontrarsi fisicamente insieme. Che costituiscono un “rione” (ma potrebbe anche essere un villaggio, o altro).

    E’ questo che fa la differenza tra comunitarismo e forme, per quanto piccole, di nazionalismo.”

    Non conosco la situazione toscana, ma da noi un potere parcellizzato sarebbe molto più debole di fronte a mafie potenti e aggressive.
    Credo che le nostre storie politiche differenti, debbano dare vita a risposte politiche differenti riguardo al territorio.

    • Per Mirkhond

      “Credo che le nostre storie politiche differenti, debbano dare vita a risposte politiche differenti riguardo al territorio.”

      Ne discutevo con un’amica nata in Puglia, ma molto attiva nel movimento dei “commons” fiorentini, che mi ha stroncato proprio su questo, raccontandomi di quanto fosse diffusa al sud la gestione diretta da parte delle comunità, anche in maniere molto informali :-), degli spazi “pubblici”.

  18. mirkhond says:

    Del resto è già difficile fare accettare a molti meridionali l’idea di un Sud che fa da se, proprio per questo motivo: il terrore che la rottura dell’unità politica della Penisola ci consegni definitivamente in mano alle mafie.

    • habsburgicus says:

      ci consegni definitivamente in mano alle mafie.

      PROVOCAZIONE
      non è detto che sia ex hypothesi un male…
      magari le mafie, una volta assunto tutto il potere in prima persona, troverebbero necessità di restaurare ordine e financo “onestà”, per garantire le proprie ricchezze (illecitamente guadagnate)
      non sarebbe il primo esempio storico di Stato creato da criminali
      l’Impero britannico, in origine, non fu molto diverso 😀
      trovatemi le differenze sostanziali fra un pirata britannico del tardo ‘500 e un boss panormitano di metà ‘900..non ne vedo molte 😀 ah sì, uno diceva di essere protestante (e provava godimento particolare a massacrare -oltre a tutti gli altri- i preti “papisti”) e l’altro diceva di essere cattolico (e amava un po’ meno massacrare i preti)

      • Per Habs

        “non sarebbe il primo esempio storico di Stato creato da criminali”

        Una provocazione molto interessante

      • mirkhond says:

        Anche i fondatori del Regno di Sicilia e Puglia, i Normanni, erano non dissimili dai garibaldini, comportandosi spesso da delinquenti nella conquista e poi nell’unificazione del Sud.
        Del resto erano gli scarti del mondo feudale della Normandia, e di altre zone del Regno dei Franchi Occidentali, e della Longobardia maior (cavalieri e cadetti delle marche aleramiche dell’attuale Piemonte, giusto per fare il primo esempio che mi viene in mente).
        Il Regno fu creato da banditi settentrionali in parte francofoni e fu distrutto da altri banditi settentrionali in parte francofoni. 😉

      • daouda says:

        GIANFRANCO MIGLIO DOCET!

    • PinoMamet says:

      La provocazione di Habs è molto interessante, così come le riflessioni di Mirkhond, ma…

      sapete che in realtà non succederebbe nulla del genere, perché i mafiosi di oggi sono assolutamente incapaci di gestire uno Stato e le sue risorse.
      Sanno taglieggiarle, questo sì, ed è l’unica attività in cui rivaleggiano con successo con lo Stato (cioè con l’Agenzia delle Entrate).

      Non hanno alcuna capacità o alcun interesse a redistribuirle, e gli mancano le nozioni, e soprattutto la moralità di base necessaria a instaurare qualunque forma istituzionale più organizzata della lotta tra bande.
      Sono bravi a scovare fondi e investimenti redditizi, specialmente all’estero, ma non saprebbero fare una politica economica- non ci riescono nemmeno all’interno delle “famiglie” mafiose!

      Il Sud, in mano loro, finirebbe ben presto come certe zone del Sud America in mano ai narcotrafficanti- forse persino peggio. Ma è un esempio un po’ traballante, perché i mafiosi non hanno neppure questa capacità, diciamo, “militare” (sì, sentivo una decina di anni fa di furgoni blindati e motoscafi veloci di contrabbandieri, ma insomma, niente che possa davvero impensierire uno Stato, anche uno tenuto insieme con lo scotch come quello italiano), e quindi non succederà comunque mai.

      Le menti migliori del Sud non vanno certo nelle mafie: vanno nelle università, spesso del Nord o estere, nelle istituzioni e nella ricerca. O languiscono in lavoretti sottopagati, purtroppo.

      Insomma, come faceva dire Stevenson al capo dei suoi pirati, a uno della ciurma che voleva far fuori gli ufficiali dell’Hispaniola, “sapete tenere una rotta, ma non sareste in grado di tracciarla…”

  19. mirkhond says:

    Una considerazione personale

    Per quel che mi riguarda, sono un meridionale anomalo, come hanno notato in diversi, ultimo il buon Peucezio ;), e cioé se da un lato difendo i Borbone che hanno scontato troppo a lungo la cattiva pubblicità che gli è stata fatta, prima come arma di guerra da parte dei loro oppositori interni ed esterni, e poi è stata ripetuta fino all’altro ieri dalla narrativa dei vincitori; se chiedo il riconoscimento storico del carattere di conquista violenta delle Due Sicilie da parte dei Savoia e dalle grandi potenze che li spalleggiavano, non odio il Nord.
    Al contrario mi ha sempre attratto fin da piccolo, soprattutto la Lombardia e il Piemonte, certo un Nord oggi di nicchia, nelle superstititi frange contadine e pastorali, il Nord di Ermanno Olmi e dell’Albero degli Zoccoli, un Nord lento, legato ai ritmi della natura, con quei paesaggi romantici come le Langhe, il Monferrato, le foreste alpine.
    Un Nord non casinista, non esuberante, austero, riservato, non certo la Milano ruggente del terziario avanzato e del dinamismo industriale che aborro esattamente come Miguel.
    Un Nord dei piccoli centri storici a misura d’uomo (ad esempio avant’ieri il telegiornale ha mandato in onda un servizio su Mondovì, e sull’opera di volontariato svoltovi da un gruppo di giovani presso la locale stazione ferroviaria).
    Un Nord infine dov’è è più facile fare del comunitarismo, del localismo da villaggio, per la tradizione antica e radicata di quel modello di aggregato umano, in aree in cui il centralismo statale fu più tardivo rispetto a noi, e sostanzialmente frutto dell’influenza francese, borbonica prima, e giacobino-napoleonica poi.
    La retorica del sole e mare non mi è mai appartenuta, anche perché il Sud al 70% è fatto di montagne e nelle aree interne gli inverni sono lunghi e piovosi, ed infatti fin da bambino ero attratto più da tali aree come l’Irpinia e poi il Pollino e la Sila (quest’ultima mai visitata purtroppo, ma che ha zone che sembrano l’Europa settentrionale), piuttosto che dalle spiagge.
    Pur essendo nato e vissuto in una città di mare, non mi sono mai sentito un uomo di mare, ne ho mai sentito la baresità come un elemento essenziale della mia identità.
    Bari ha molti vantaggi, è geologicamente tranquilla, climaticamente mite, è in un certo senso ancora a misura d’uomo nel senso che posso spostarmici a piedi almeno nelle aree del centro, senza dover fare troppo ricorso ai mezzi pubblici. C’è delinquenza, ma non più di altre città italiane.
    Però non l’amo e fin dall’infanzia ho sempre sperato di andarmene, cosa che non mi è stato possibile per vari motivi.
    Per questi motivi, non auspico la secessione del Sud, in quanto non voglio perdere il Nord, seppure appunto un Nord di nicchia ma che ha sempre stimilato il mio immaginario e i miei sentimenti.
    In fondo mi sento più in sintonia con i “bacucchi” 🙂 che con gli esuberanti casinisti discotecari (ed è il vero motivo per cui non sono attratto nemmeno dalla Romagna, Bologna in primis 🙂 ).
    Mia madre diceva che era per le radici settentrionali di una parte della famiglia di mio padre, quando osservava la mia avversione per pietanze tipicamente meridionali come la pasta al forno e la mozzarella :).

    • Moi says:

      A Bologna c’è(ra) il detto “testa alzira, cor cuntàint” 😉 … “testa leggera, cuor contento” !

      • Moi says:

        … personalmente, però, come stile di vita NON lo ritengo una “gran bazza” !

        • mirkhond says:

          In che senso?

          • Moi says:

            … mi pare che sia diffuso un modo estremamente superficiale di vedere le cose.

            • mirkhond says:

              Riferito a cosa?

              • Moi says:

                Un certo modo d’intendere la vita “da divertimento obbligatorio” (spesso un inconfessabilmente triste conformismo unito a un patetico giovanilismo oltranzista) tipico delle nostre parti …

              • Moi says:

                c’è anche il paradosso di gente con la “matura” o persino terza media (massimamente popolazione alutoctona) che pur lavorando dai 14/18 anni riesce a cazzeggiare più e meglio degli universitari (massimamente popolazione alloctona)

              • Moi says:

                autoctona

              • mirkhond says:

                Quello che sogno per voi romagnoli 😉 è il vostro ritorno a Cristo, alla rivalutazione degli aspetti positivi del periodo bizantino e papalino.
                Insomma che la Romagna torni una terra di forte fede cattolica, sia pure con la gioisità e l’esuberanza sanguigna che vi contraddistingue.
                E senza rinnegare quanto di buono è venuto dalle lotte socialiste.
                Già le visite pastorali di Giovanni Paolo II a Bologna e a Rimini (1982 e 1997) furono un buon inizio, dopo 200 anni di ostilità antipapale sia pure con ragione.

              • Z. says:

                Se può farti piacere, Ravenna si identifica con la cultura bizantina anche a livello di cultura popolare. Le Fosse Bizantine allo stadio, la Birra Bizantina al pub, e ovviamente il culto per i mosaici, Galla Placidia e tutte cose 🙂

              • Z. says:

                Ho l’impressione che sul giovanilismo oltranzista Moi non abbia tutti i torti.

                Non so se sia tipico di Bologna in particolare, ma almeno qua è abbastanza diffuso.

    • PinoMamet says:

      Una delle cose che amo di Mirkhond è la sua passione e curiosità per la sua parte di radici settentrionali, speculare alla mia per la mia particina di origini meridionali di cui vado fierissimo!
      😀

      • mirkhond says:

        Poi siamo anche stati dominati dalla stessa famiglia regnante, erede diretta dei vostri Farnese.

  20. mirkhond says:

    Per questo ti ho sempre trovato simpatico, nonostante alcuni rari momenti di tensione tra noi qui. 🙂

  21. mirkhond says:

    Un mio amico anni fa disse che amavo più Renato Pozzetto che Lino Banfi, ed aveva (ha) ragione.

  22. mirkhond says:

    Del resto le interazioni tra il nord e il sud PREunitario ci sono sempre state fin dalla fondazione del Regno.
    Penso ai coloni lombardi (provenienti dal Monferrato, retroterra di Savona, Parma), ma anche lucchesi, romagnoli di Ferrara, che Normanni e Svevi chiamarono per colonizzare la Sicilia conquistata e stanziati anche in alcuni comuni della Basilicata.
    Penso ai minatori della Val Brembana immigrati in Calabria, o agli operai bresciani sempre in Calabria sotto i Borbone.
    Oppure la famiglia Quandel, militari fedelissimi ai Borbone e di origine svizzero-piemontese (un loro avo era stato ufficiale dei Savoia, poi asburgico e infine si era stabilito a Napoli dove mise radici).
    O ancora ai piemontesi Sansone Valobra (1799-1883) di Fossano, che esule nel 1821 perché carbonaro, si stabilì prima a Livorno e da lì venne a Napoli nel 1834, dove re Ferdinando II gli permise di aprire una fabbrica, dove inventò i cerini, e dove finì dimenticato nella nuova Italia dei Savoia.
    O Felice Garibaldi di Nizza (1811-1855), fratello del più famoso Giuseppe, che fu affermato imprenditore oleario a Bari dove visse tra il 1835 e il 1852, sposando una nostra connazionale.

    • PinoMamet says:

      Tra l’altro ho un giovane allievo (di prima) calabrese, calabresissimo, con un cognome tipico del Veneto… (dice che in famiglia si tramanda qualcosa sulle origini venete ma niente di preciso).
      Bravo ragazzo!

      • mirkhond says:

        Anni fa conobbi uno studioso veneto, esperto di storia religiosa della Lombardia, che aveva lo stesso cognome di un nostro arcivescovo.
        E gli chiesi se fosse di origine meridionale.
        Lui mi rispose che era piuttosto il contrario, e cioé che quei meridionali col suo cognome erano di origine veneta, in quanto prima dell’unità d’Italia erano i settentrionali ad emigrare a Sud (sue testuali parole).
        Del resto Pino Aprile ha calcolato che dopo l’unità d’Italia, nei primi anni della dominazione sabauda, circa 250.000 settentrionali si stabilirono nelle Due Sicilie conquistate.
        Chissà quanti ne sono venuti prima, se pensiamo che nel 1785 c’erano 30.000 immigrati toscani da noi!

      • PinoMamet says:

        E’ verissimo, è uno di quei momenti dimenticati della Storia che mi hanno sempre interessato…

        qui nell’ex Ducato di Piacenza & Parma (non il contrario, come tutti dicono) credo invece fossero molti ad arrivare dai territori del Regno Borbonico, come, diremmo oggi, liberi professionisti e altro… ma è un altro argomento di cui nessuno dice niente (eppure credo abbia lasciato tracce, non solo nei cognomi, ma persino nella fisionomia delle persone… moltissimi “parmigiani del sasso” sono direi… estremamente mediterranei, in effetti).

        Durante i periodi in cui la dinastia era comune ci doveva essere un certo interscambio di persone e di tratti culturali, anche.

  23. Moi says:

    Cmq, bel post nella sua essenzialità a partire da un episodio di esperienza quotidiana … penso al concetto di Fernand Braudel ripreso da Eric Zemmour, solo che Mamur ci mette un forte dramma personale anziché evocare “gli sbirri che mettano in riga i selvaggi”!

    • Moi says:

      … il concetto è che quando l’ immigrazione implica quantità esorbitanti, la grande quantità degenera in “bassa qualità” dell’ integrazione. Pare che de Gaulle stesso abbia detto che si “integrano” individui (!) che immigrano, NON intere popolazioni !

  24. Moi says:

    @ MIGUEL

    Segnalazione :

    http://www.greenreport.it/news/comunicazione/ecodem-un-congresso-aperto-per-rifondare-il-pd/

    … Arrivano gli Ecologisti Certificati dal PD !

    • Per Moi

      “… Arrivano gli Ecologisti Certificati dal PD !”

      Articolo del 2013 🙂

      Gli Ecodem, conosco…

      Piuttosto presenti qualche anno fa, con un architetto leggermente al di sopra delle righe, che inveisce contro tutto e tutti accusandoli di essere servi dell’amministrazione, poi organizza i finti percorsi partecipativi proprio per conto dell’amministrazione.

      Il Partito Unico è anche questo, riesce a essere anche l’unica opposizione a se stesso.

      Nulla di interessante da aggiungere.

  25. habsburgicus says:

    se volete avere un visto elettronico tagico 😀

    https://www.evisa.tj/index.evisa.html#/

    notevole che la fee si possa pagare solo in USD,,,ciò serve di più di mille trattati per far capire che fuori dall’Europa e dalle vicinanze, l’euro conta tuttora poco (tranne eccezioni) e il dollaro regna ancora sovrano ! e, come corollario, l’America “comanda” (invidiata anche da chi ufficialmente la odia) laddove la UE conta nulla 😀

    • habsburgicus says:

      mitico posto di frontiera, oggi aperto agli stranieri fra Tagikistan e Cina
      https://caravanistan.com/border-crossings/tajikistan/qolma-pass/
      in Cina si arriva a Taxkorgan, capoluogo di una contea “autonoma” tagica (in realtà sariqoli, iranici orientali di tipo saka, ma per i cinesi sono tagichi, una delle c.a 55 minoranze riconosciute nella Cina rossa..e il PCC non ama essere contraddetto, sappiatelo :D)
      da Taxkorgan si può andare in Pakistan, sulla Karakorum Highway, e scendere passando nei Northern Territories sino a Gilgit e a Islamabad, oppure proseguire per Kashi (Kashgar) e per il cuore del Xinjiang-Uygur e magari per il resto della Cina

    • Mauricius Tarvisii says:

      E’ naturale: l’Eurozona non ha una bilancia commerciale in profondo rosso come gli USA, per cui non esporta valuta in quantità industriali.
      Perché una valuta sia diffusa occorre che sia esportata, vuoi grazie alle importazioni, vuoi grazie al turismo (meno), vuoi grazie alle rimesse (ma ti servono veramente tante rimesse). In Veneto era relativamente facile trovare valuta dell’Est, per esempio, grazie all’export della manifattura locale ed era facile trovare marchi e scellini perché tedeschi e austriaci villeggiavano sulla costa veneta.

  26. Moi says:

    Mamur ha capito di più dell’antropologia di tanti laureati.

    —————-

    … secondo i quali verrà tutta l’Africa a raccogliere pomodori e pagare pensioni, perché lo dice Lilli Gruber. 😉

    • Per Moi

      “… secondo i quali verrà tutta l’Africa a raccogliere pomodori e pagare pensioni, perché lo dice Lilli Gruber. ?”

      Ma infatti un errore diffuso è credere che “la Sinistra sia immigrazionista”.

      A Sinistra (in senso molto ampio e vago) io vedo semplicemente un discorso sul tipo

      “se vedi un individuo che sta annegando, non puoi girarti dall’altra parte; non si deve espellere un individuo rimandandolo in un paese in cui lo tortureranno; non si deve negare l’assistenza sanitaria a un individuo solo perché non ha un documento italiano”.

      Sono discorsi in qualche modo inconfutabili, e che personalmente condividerei anche; ma che evitano qualunque confronto con le trasformazioni storiche in corso. Al massimo, se provi a toccare temi che vadano oltre ai diritti di quel singolo individuo, diranno, “ma le migrazioni ci sono sempre state”. Certo, accompagnate da stupri di massa, stermini, epidemie e molto altro.

      Gli unici veri “migrazionisti” sono alcuni liberisti che fanno esattamente il ragionamento alla Gruber che citi tu. Ed è un argomento forte, “storico” se vuoi, ben diverso dal “non calpestiamo i diritti dell’individuo Tizio”.

      • Moi says:

        … in Emilia Romagna, il tormentone “pensioni e pomodori” o persino “è giusto che uno appena sbarcato da Lampedusa mi scavalchi per l’ assistenza sociale” lo puoi sentire perfino da gente che ha sì e no terza media e pensione minima. Perché “lo dice il Partito”: è lo Spirito Sacrificale dell’ Agnus Dei secolarizzato sostituendo la politica alla religione.

        Bonaccini, infatti, ha detto dallo stesso punto di vista della Gruber che se tutta l’ Italia fosse “così”, ove i penultimi pensano prima agli ultimi e poi a sé stessi come l’ Emilia Romagna … sarebbe un Paese migliore.

        • Moi says:

          Poi mi stanno antipatici i Mediatori Culturali , almeno per quel che ho sentito (canali youtube dai quali chiedere _ dopo la “sigla” che emula la TV _ iscrizione, campanella segnalatrice e finanziamento sul sito “Patreon !)

          … in pratica da Italiani ci si deve adeguare a tutti gli altri, a prescindere (!) da censo ed etnia, mai il contrario. Con “gli Amici della Boldrini” 😉 devi adeguarti tu perché sarebbe prepotenza … con gli “altri Bianchi” _ specie i “Civilissimi” del Nord Europa e i sempre “antropolatrati” AngloSassoni _ devi sempre adeguarti tu, perché già hanno una cattiva immagine degli Italiani (più o meno quella del “Terrone a Milano negli Anni Settanta” , ndr).

          Robe tipo , di’ agli AngloSassoni (sempre e solo Fighetti Upper Middle Class … mai che si considerino “Chavs” e “Rednecks” !)””se sei di Caserta, che sei di Napoli … che la conoscono !” Quasi tutto il Sud è persuaso a identificarsi con Napoli, e in generale ogni regione con il capoluogo preceduto da “near”. O che se sei Veneto _ anzi : Triveneto ! _”te la puoi giocare” giusto fra Venezia e Verona !

          Ma se debbono restare nella loro ignoranza , che devi dire “near Milan” per Mantova o Como ,cercando ovunque Starbucks, Mac Donald, Burger King, Kentucky Fried Chicken … “why the dick” 😉 don’t they remain at their own home” 😉 ?!

          • Moi says:

            … capite che la più efficace Propaganda alla Lucia gliela fanno ‘sti Hipsterucoli “Sardinoidi” esterofili che si sentono “AngloSassoni dentro” , scimmiottatori di AngloSassoni da serie Netflix ?!

          • Moi says:

            devi adeguarti tu perché sarebbe prepotenza prevaricatrice NON farlo …

        • Per Moi

          “Perché “lo dice il Partito”: è lo Spirito Sacrificale dell’ Agnus Dei secolarizzato sostituendo la politica alla religione. ”

          Questo in Toscana sarebbe incomprensibile: qui si sta con il Partito Unico perché è ovunque, è tutto, mica per devozione.

          Non conosco quasi nessuno che “creda” al Partito.

      • Roberto says:

        “Sono discorsi in qualche modo inconfutabili, e che personalmente condividerei anche; ma che evitano qualunque confronto con le trasformazioni storiche in corso.”

        Perché non hanno la vocazione al confronto con le trasformazioni storiche.
        Vedi uno con la peste che sta andando al pronto soccorso, che fai? Gli dici, no aspetta, discutiamo delle trasformazioni storiche in corso, cercando di analizzarne le cause e di trovare una soluzione?
        Vedi uno che affoga in mare e chiami uno stuolo di sociologi-storici-etnologi per discutere del fenomeno?

        Certo che no

        Il tutto ammettendo che un confronto con le trasformazioni storiche possa sfociare in un qualcosa di concreto (qualcosa di concreto = dare ad uno su mille una ragione per non partire)

        Non posso leggere nel pensiero, ma ho l’impressione che molti lilligruber sono immigrazionisti di facciata, nel senso che cercano di vedere il bicchiere mezzo pieno. Sono qua? Beh almeno lavorino in regola per pagare le pensioni

        • Per roberto

          “Vedi uno con la peste che sta andando al pronto soccorso, che fai?”

          Beh, se trovo un miliardo di persone che vanno al pronto soccorso con la peste, comincio a pormi qualche domanda che va oltre a “chiamiamo l’ambulanza”.

          Anch’io tenderei a “salvare l’egiziano che affoga”; ma mi chiederei anche perché il 70% degli egiziani se ne andrebbe dall’Egitto domani se potesse, e cosa significherebbe anche per l’Italia l’arrivo in blocco di 70 milioni di egiziani.

          Che è una cosa molto diversa dall’accusare gli egiziani di essere “scrocconi”, “terroristi” o scemenze simili.

          E comunque ci possiamo occupare del singolo egiziano che affoga (faccio un esempio a cavolo, visto che non mi risulta che gli egiziani arrivino con i barconi, ma ci siamo capiti) solo perché esiste un sistema che seleziona ferocemente gli egiziani che possono emigrare. Potersi occupare dell’individuo che ce la fa a passare le frontiere è in un certo senso un lusso creato dal fatto che esiste un blocco rigoroso a monte.

          Lo stesso blocco che fa dire a certi che “l’immigrazione è calata, quindi non è più un problema”: vallo a dire alle centinaia di milioni di persone che si arrendono di fronte agli ostacoli alla migrazione.

          • Z. says:

            Se un ragionamento inizia con “vallo a dire a” è sbagliato 🙂

            • Peucezio says:

              I ragionamenti sono giusti o sbagliati in sé, non se cominciano con “vallo a dire”, se c’è dentro la parola “autoctoni” oppure “allogeni” o perché si nominano i poteri forti, l’establishment, Soros, il gruppo Bilderberg o perché si parla di soluzioni semplici a problemi complessi (che è una stupidaggine, ma inficia sé stessa, non il resto del discorso 🙂 ), ecc.

            • Z. says:

              I ragionamenti “vallo a dire” sono becerate demagogiche per ometti urlanti. E sono sbagliati 🙂

              Magari il dato che si afferma è corretto, magari è errato. È il ragionamento che è sbagliato. Un’affermazione non è vera o falsa in base a chi va o non va a dire 🙂

              • MOI says:

                … quindi i punti di vista non esistono ? … La Boldrini ci vuol fare una legge contro ? 😉

              • Peucezio says:

                Z.,
                “I ragionamenti “vallo a dire” sono becerate demagogiche per ometti urlanti. E sono sbagliati ? ”

                Vai tropppo per stereotipi e categorie 😉 😉

                Scherzi a parte, Miguel, ti sembra un demagogo o un ometto urlante?

                Ogni analisi della realtà sociale dovrebbe saper contemperare l’astrazione con la concretezza.
                I fenomeni umani obbediscono a delle logiche, ma hanno anche conseguenze sulle persone in carne e ossa.
                “Vallo a dire a” può essere una banalizzazione retorica (e in moltissimi casi lo è), ma può anche essere un appello a non dimenticare questo aspetto.

              • Z. says:

                Ezio,

                — Scherzi a parte, Miguel, ti sembra un demagogo o un ometto urlante? —

                Appunto per questo osservo quanto sopra.

                — Ogni analisi della realtà sociale dovrebbe saper contemperare l’astrazione con la concretezza. —

                Vallo a dire a [inserisci soggetto ostile] 😉

              • Per Z

                “Appunto per questo osservo quanto sopra.”

                Comunque concordo che “vallo a dire” è un’espressione sgradevole. Spero che sia chiaro comunque ciò che intendevo esprimere: che le migrazioni non sono “calate”, sono state strozzate.

              • Z. says:

                Era chiarissimo, tranquillo. It was AWESOMELY clear 🙂

            • Per Z

              “Se un ragionamento inizia con “vallo a dire a” è sbagliato ”

              Sicuramente: uno perché non posso ordinare a nessuno di farlo, secondo perché ci sarebbero seri problemi linguistici di comunicazione.

              Ma il calo delle migrazioni Mali-Italia presumo che sia visto in maniera nettamente diversa in Italia e in Mali. E sarebbe interessante comunicare ai maliani l’impressione italiana, nonché comunicare agli italiani (per quanto gliene possa fregare) l’impressione maliana.

              • Z. says:

                L’impressione italiana non è detto che sia quella di un calo delle migrazioni, anzi 🙂

                Credo poi che ai maliani interessi poco l’opinione dominante in Italia, e viceversa…

              • Per Z

                “Credo poi che ai maliani interessi poco l’opinione dominante in Italia, e viceversa…”

                Ma credo che ai maliani importi moltissimo: in tutti gli studi sulle migrazioni, l’elemento decisivo è la catena di informazioni che arriva nel luogo di partenza. Mentre gli italiani (comprensibilmente) non si sforzano di imparare le lingue del Mali, i maliani si fanno un mazzo così per imparare – oltre al francese – anche l’italiano e l’inglese, e con Whatsapp riescono a comunicare immediatamente la situazione nel paese di arrivo.

                E credo che gli italiani dovrebbero interessarsi molto di più delle dinamiche dei paesi “mittenti”.

                Per quanto riguarda il “calo delle migrazioni”, non ho i dati, ma lo sento dire continuamente dalla stessa sinistra che poi se la prende con Salvini (e prima, in maniera più pacata, con Gentiloni e Renzi) che hanno fatto calare l’immigrazione grazie al patto con le varie bande libiche.

              • Z. says:

                L’impressione italiana generale – di impressione si parlava, non di fatti – non mi sembra affatto quella di un calo delle migrazioni, anzi.

                Dubito che ai maliani interessi l’opinione che gli italiani hanno di loro, comunque. E viceversa. E giustamente, direi 🙂

          • Peucezio says:

            A parte le obiezioni linguistiche di Z., in ogni caso, direi OFDAM! (F sta per “frequente”).

            Se uno ha la febbre in conseguenza di un tumore, va benissimo dargli la tachipirina. Ma se è un pretesto per eludere il problema di un approccio oncologico, non è sbagliato, è proprio follia pura.

            La gente come la Gruber poi non fa testo: lei ha per gli immigrati lo stesso scrupolo umano che ho io per la morte dei microbi e dei batteri.

          • roberto says:

            “comincio a pormi qualche domanda che va oltre a “chiamiamo l’ambulanza””

            capisco, ma siamo d’accordo sul fatto che gestire l’urgenza è assolutamente necessario?

            poi domande ce le poniamo da anni, ma temo proprio che si tratti di domande che non hanno una risposta per l’oggi, e probabilmente nemmeno per domani

            • Per roberto

              “capisco, ma siamo d’accordo sul fatto che gestire l’urgenza è assolutamente necessario?”

              Non voglio drammatizzare, perché l’esempio della peste forse non è il migliore: non stiamo parlando di gente “colpita” da un giorno all’altro da migratite inguaribile e fulminante.

              Stiamo parlando di progetti coltivati per anni, con enormi sacrifici, che coinvolgono grandi reti di persone, leggi, creano sistemi economici e politici.

              In questo senso, non credo che ci sia una “emergenza” da gestire. Esiste solo l’emergenza della piccolissima percentuale di quelli che “ce la fanno” che a volte si trovano in situazioni personali drammatiche, tipo su un barcone.

              • roberto says:

                scusa miguel,
                riassumo la discussione.

                siamo partiti dal tuo

                ““se vedi un individuo che sta annegando, non puoi girarti dall’altra parte; non si deve espellere un individuo rimandandolo in un paese in cui lo tortureranno; non si deve negare l’assistenza sanitaria a un individuo solo perché non ha un documento italiano”.
                Sono discorsi in qualche modo inconfutabili, e che personalmente condividerei anche; ma che *evitano qualunque confronto con le trasformazioni storiche in corso*”

                io ti ho risposto che è normale che tali discorsi evitano analisi e confronti, perché sono discorsi strettamente legati ad un’emergenza: il tizio che annega, caio che sarà rimesso in mano ai suoi torturatori, sempronio che ha bisogno di cure ora

                poi certo, possiamo studiare, capire e analizzare ed arrivare alla conclusione che tizio deve annegare, caio essere torturato e sempronio morire per mille ottime ragioni (come prima cosascoraggiare gli altri ed impedire al famoso miliardo di venire da noi), ma certo chi ti dice “pronto soccorso per tutti” sta pensando proprio all’urgenza dell’oggi, non alla strategia per il domani

              • Per roberto

                “io ti ho risposto che è normale che tali discorsi evitano analisi e confronti, perché sono discorsi strettamente legati ad un’emergenza:”

                Certo, ma non è il “mio” discorso, è quello che metto in bocca alla Sinistra. Cioè dico che la Sinistra si limita a un dettaglio dell’emergenza che risulta da un problema di fondo, e ne fa il problema stesso: la questione immigrazione è semplicemente una questione di “accoglienza” della frazione di persone che ce la fanno ad arrivare vicino all’Italia.

                Io al momento sento soltanto i due discorsi contrapposti:

                1) arrivano in Italia alcuni delinquenti furbetti che approfittano della nostra generosità

                2) arrivano in Italia alcuni poveracci che vanno salvati dall’annegamento e curati

                Non sono nemmeno discorsi sbagliati, se non in singoli dettagli; è che si fa uno scontro epocale su un epifenomeno.

                Come se “la scuola” consistesse nel fatto che non ci sono abbastanza posti macchina all’uscita per i genitori oppure che ci sono troppi genitori in auto. Sono “emergenze” su cui si può discutere (e che comunque ci saranno sempre), ma sono quasi irrilevanti rispetto alla questione scuola, istruzione pubblica, ecc. ecc.

              • Z. says:

                Ogni discorso è sempre parte di un discorso più grande. Un’epidemia, per dire, fa parte del quadro più grande che prevede l’esistenza della morte.

                I problemi sono sempre PiùGrandi, e naturalmente BenAltri 😉

              • Per Z

                “I problemi sono sempre PiùGrandi, e naturalmente BenAltri ”

                Certo.

                Basta ordinarli in maniera gerarchica.

                Esempio:

                1) un fumatore incallito ha un infarto. E’ un problema reale, e sarebbe bene farci qualcosa.

                2) diventerebbe più facile fare qualcosa, se qualcuno avesse pensato anche a prevedere l’esistenza di ambulanze, medicine, ospedali e facoltà universitarie dove formare medici. O magari se qualcuno avesse pensato a occuparsi dei problemi legati al fumo.

                Sono anni che c’è gente colpita da infarto, e giustamente se ne parla.

                Ma dopo trent’anni che nessuno pensa al “Ben Altro” :-), che si fa?

              • Z. says:

                Che si fa chi? chi è il soggetto? Un mio amico messicano mi ha insegnato a chiedersi sempre chi sia il soggetto nelle frasi impersonali!

                Io obbedisco sempre perché da giovanissimo addestrava pericolosi miliziani e dicono sia cattivissimo 🙂

              • Per Z

                “Che si fa chi? chi è il soggetto?”

                Giusto…

                I soggetti sono Dextrus, che dice, “mi rompi ancora con un altro infartato, è colpa loro, ho già il giardino pieno!” e Levus, che gli dice, “e non ti vergogni, lo vuoi lasciar crepare in mezzo alla strada?”

                Due opinioni ragionevoli, espresse nello stesso identico linguaggo da trent’anni; ma nessuno dei due accenna a parlare ogni tanto anche di Benaltro 🙂

              • Z. says:

                Secondo me il primo si chiama Pravus, ma a parte questo che possono fare da soli quei due signori?

                Loro due affrontano il problema nei limiti delle loro possibilità, limitate.

              • Peucezio says:

                Io davvero non riesco a capire come si fa a non distinguere un discorso politico da un discorso umanitario legato a un caso individuale.

                A un mendicante gli faccio la carità, così può comprarsi un panino.
                Se vedo uno che ha un malore per strada, lo soccorro, chiamo l’ambulanza…
                Ma io sono un individuo, dotato di medio senso di solidarietà e di umanità che, di fronte all’emegrenza che gli si para proprio davanti, fa quel poco che può fare.

                Le questioni politiche non funzionano così.
                Uno stato non dà due euro al mendicante. E non chiama l’ambulanza, è l’ambulanza, cioè ha le ambulanze, gli ospedali, paga gli stipendi ai medici, ecc.

                Qui il punto non è solo che ogni discorso che trascura le cose grandi per le minine è un discorso, indipendentemente dalle intenzioni di chi lo fa, in cattiva fede, malvagio, in quanto i singoli casi risolti servono proprio a coprire i problemi enormi rimasti e, anzi, alimentati volutamente.
                E questo è un altro segno del degrado della cultura di sinistra, che un tempo, quando si chiamava ancora marxista o comunista, almeno aveva una coscienza chiara dei sistemi e sapeva distinguere le questioni strutturali dai problemi umanitari, che hanno molto impatto emotivo e sono perfetti per coprire le prime.
                La cultura liberale e americaneggiante anche in questo ha fatto enormi danni: l’idea è che siccome ci sono solo gli individui, un individuo ha lo stesso valore di un miliardo di individui (vaglielo a dire ai parenti degli altri 999.999.999; stavolta lo dico io! 😀 ) e soprattutto c’è l’idea che le conseguenze delle cose, l’entità dei problemi, le strutture sociali, politiche ed economiche mondiali sono irrilevanti, perché gli atti hanno valore in sé non dire una bugia, in quanto atto morlale vale quanto evitare di uccidere un miliardo di persone, perché l’importante non sono i miliardi di persone, ma il Soggetto che sceglie di mentire o meno, di uccidere o meno.
                va da sé che questa non è solo una diversa concezione filosofica, è un sistema demoniaco che serve perlappunto ad uccidere miliardi di persone facendo finta di essere buoni.

                A parte questa digressione, resta il fatto che non è, appunto, solo una questione di dimensioni (che pure è sempre qualitativa e sostanziale), ma di piani.
                NON si può fare un discorso politico solo in base a ragioni umanitarie emergenziali contingenti. La funzione della politica è intervenire sui problemi strutturali, non mettere il cerotto.

              • Z. says:

                La funzione della politica è entrambe le cose. Possibilmente senza addormentare il lettore 😉

              • Peucezio says:

                Cioè stai dicendo che se io ho la febbre, si devono riunire i funzionari del Ministero della Sanità col Ministro in persona.

              • Peucezio says:

                Comincio a capire perché perdete le elezioni 😀

              • Z. says:

                Oh, il ritorno di “hai perso le elezioni gnegnegnè”, una fine dissertazione politica!

                Almeno è breve 🙂

              • Peucezio says:

                Z.,
                sì, lo so, è un colpo basso è una caduta di stile, ma a ‘sto giro non ho resistito alla tentazione: lasciami essere un po’ stronzo qualche volta 😀
                Di solito sono una personcina così a modo 🙂

              • Z. says:

                Ma figurati, è solo una risposta un pochino da sventuratelli 🙂

  27. Per quanto gli Stati Uniti siano indeboliti, sono comunque il paese che può distruggere dieci volte il mondo premendo il grilletto, e il punto da cui irradiano ancora le principali innovazioni che stanno cambiando non solo il mondo ma ci stanno portando al postumano.

    Mentre nella nostra provincia stiamo ancora a litigare sulla Seconda guerra mondiale, negli Stati Uniti tra poco si vota; e lo splendido sito Posthumanity.ai sta presentando un’analisi del rapporto dei vari candidati alla presidenza con l’intelligenza artificiale.

    Molto interessante l’articolo su Donald Trump, che riporto in pieno. L’articolo spicca anche per obiettività, coglie i veri difetti di Trump, senza cadere nella solita denigrazione faziosa:

    https://posthumanity.ai/index.php/2019/12/03/big-tech-2020-series-president-donald-trump/

    Big Tech 2020 Series: President Donald Trump

    #4 – Donald Trump – Big Tech not a subject of much concern

    When it comes to the growing power of Big Tech, President Trump does not appear to have an opinion. While not brimming with techno-utopianism, a la Pete Buttigieg, he appears to have little more insight into this problem than Joe Biden. Like Biden, Trump has a more or less 20th century mindset, such that he is not particularly tuned into emerging 21st century problems. Perhaps more importantly, the president has other priorities; Silicon Valley’s massive power grab is barely, if at all, on his political or economic radar.

    To the extent that he does see it, he does so almost exclusively through the lens of the culture wars, that is, in terms of Big Tech’s adherence on cultural matters to a liberal versus conservative mindset. President Trump, like most conservatives, sees Big Tech as using its control over digital media to shut down, impugn, and censor conservative voices, including his own. He sees Big Tech, with its home in the deep blue waters of the San Francisco Bay Area, as inherently biased toward liberal viewpoints, harkening back to the close relationship the White House fostered with Silicon Valley magnates during the reign of Trump’s predecessor, President Obama.

    It would be closer to the truth to say that the Tech titans, including the one or two of them who support the president (the vast majority of them do not), are promoting neither progressivism nor conservatism, but neoliberal ideology, which reflects the interests not of the people of either party but those of a tiny global, ultra-wealthy elite. As such, it is inherently opposed to both conservativism and progressivism, as well as any other political thought that doesn’t represent the interests of that elite, or whose coming to fruition would threaten its power. But Trump doesn’t see it that way. Perhaps because although the president opposes neoliberalism in the cultural and international trade spheres, he remains aligned with it in the domestic economic sphere.

    For instance, although Trump has criticized Amazon for not paying taxes, he hasn’t committed himself to using the powers of his office to change that. On this subject, he said: “We just want a fair playing field, you gotta have a fair playing field. Now all of a sudden the tax is happening with respect to Amazon – you know they had the advantage of no tax … and the Supreme Court just ruled and that’s a big difference.” His own tax re-write, however, didn’t contain any provision that would have negated that startling “advantage.” On the other hand, he took note of the company’s reliance on the US Postal Service, which he said amounted to a massive multibillion dollar subsidy, while also criticizing the online retail giant for “putting many thousands of retailers out of business.”

    That situation of massive technology-induced job loss is exacerbated by the monopolistic powers of Big Tech more generally, including its squeezing out of entire sectors of the economy. Regarding what to do about these new mega-monopolies, the president said: “I leave it to others, but I do have a lot of people talking about monopoly when they mention those three [Google, Facebook, and Amazon] in particular.” Leaving it to others, of course, indicates a relative disinterest in the subject. He continued: “We are looking at [antitrust] very seriously … Look, that doesn’t mean we’re doing it, but we’re certainly looking and I think most people surmise that, I would imagine.”

    Most importantly, though, the current president has shown no interest at all in the problems of data collection, surveillance, and personal privacy, which relate much more closely to our basic civil liberties than do the economic concerns around monopoly or taxation. Given the nature of his statements on the subject to date, it is unlikely that President Trump, who is most intensely focused on immigration, trade, and now his own impeachment hearings, will address the power abuses of Big Tech anytime soon, if ever.

    • Moi says:

      @ MIGUEL

      Diciamo che la tua adorata 😀 Tulsi Gabbard è una “Boomer” che cerca una vera (!) mediazione culturale con i Millennials, ma essi/e/* 😉 ne diffideranno sempre in quanto “Boomer” da meme “OK Boomer”, che soprattutto per i Gretini è il nuovo stigma del Male … Boomer è _ ideologicamente_ chi crede che stiamo esagerando con Gender & Ambiente e difende il concetto stesso di “confine fisico” … obsoleto nell’ era del Cosmopolitismo Assoluto da Web.

      … però è vero anche quello che diceva il PreBoomer _anzi : Pre II WorldWar ,Ultimissimi Tempi del Carbone _ Clint Eastwood a sostegno di Donald Trump (nato appena dopo “La Guerra” per antonomasia, in cui venne sconfitto il Male Assoluto, approdando in Europa e attaccando la Germania !) ovvero che

      “Political Correctness turned the World’s Toughest Warriors into the World’s Weakest Pussies !” … soprattutto a livello generazionale tra i Whites !

  28. Moi says:

    SEGNALAZIONE

    Nuova Apocalisse Youtube :

    https://startupitalia.eu/117919-20191115-youtube-bambini-policy

    la “COPPA” … NON è solo un trofeo , NON solo un salume 😉 !

  29. Moi says:

    Il già citato famigerato Fernand Braudel sosteneva anche che il Capitalismo AngloSassone ritiene che gli esseri umani siano contenitori vuoti interscambiabili … e hanno idealmente sostituto come Inizio della Civiltà Umana l’ Inghilterra della Rivoluzione Industriale ai Sumeri ! 😉 … convinti che loro Storia sia stata “in anticipo” quella del resto dell’ Umanità, in modo asettico in un mondo Libero Mercatista che prescinde da ogni cultura pre-esistente il Capitalismo stesso.

    … Solo che lui lo dava per negativo ! 😉

  30. Moi says:

    SEGNALAZIONE

    La satira religiosa non può combattere il cancro: l’Airc rifiuta i proventi della vendita del calendario di Jenus
    L’associazione che finanzia la ricerca non ha apprezzato l’iniziativa del vignettista Don Alemanno e dell’editore Polini

    https://www.lastampa.it/topnews/tempi-moderni/2019/11/29/news/la-satira-religiosa-non-puo-combattere-il-cancro-l-airc-rifiuta-i-proventi-della-vendita-del-calendario-di-jenus-1.38031608

    purtroppo non trovo articoli leggibili per intero

    PS

    Si noti che è talmente ovvio che l’unica religione “perculabile” è “la Nostra” da non dover neppure aggettivare ulteriormente … nevvero, Habs ?

    • PinoMamet says:

      A dire il vero Jenus prende in giro proprio il Cristianesimo quindi la decisione dell’AIRC dovrebbe dimostrare il contrario di quello che dici…

      Ma in realtà, come tendenza generale- non nel caso specifico- hai ragione e immodestamente credo di essere stato tra i primi a dirlo, sul blog.

      • Moi says:

        O molto più prosaicamente, potrebbero esserci “Filantropi Cattolici” che possono donare molto di più quel che potrebbe mai racimolare Don Alemanno … e conviene tenerseli buoni.

        Però in linea di massima mi sembra di cattivo gusto farlo con i proventi di una UAAR Star, visto che la religione (senza aggettivare) è spesso l’unica speranza per chi soffre di mali incurabili o cmq gravissimi.

      • PinoMamet says:

        Mah, Madre Teresa era critica perché prendeva anche i soldi dei dittatori per le sue opere filantropiche, ma io la penso come lei, e come l’imperatore Vespasiano: non olet.
        E comunque trovo pochissimo religioso (nel senso di qualunque religione) non lasciar fare del bene a chi lo vuole fare.

    • Mauricius Tarvisii says:

      Qui una ricostruzione

      https://www.open.online/2019/11/28/airc-snobba-le-donazioni-del-vignettista-padre-di-jenus-per-la-sua-satira-religiosa/

      L’associazione dice che semplicemente ha negato l’autorizzazione a piazzare il proprio logo sul calendario, mentre il vignettista dice che avrebbe rifiutato la donazione.
      E’ semplicissimo per il vignettista dimostrare di aver ragione: gli basta esibire il bonifico della donazione ed il bonifico, di pari importo, con il quale l’associazione gli ha restituito il donato.

      • Mauricius Tarvisii says:

        Ovviamente la dimostrazione che dicevo non arriverà mai: come si vede nell’articolo, sono già partiti i memi e le vignette in cui si accusa l’Airc di lasciar crepare le persone per colpa della Chiesa…

      • PinoMamet says:

        La ricostruzione di Mauricius mi sembra la più credibile e logica della vicenda.

        Ci sono tutti i piccoli meschini meccanismi umani:

        Jenus: “Faccio la donazione, e ci metto anche il mio logo ateo militante, così posso fare alla Chiesa: pappapero, io li aiuto di più e non credo in Gesù”

        AIRC :”Diciamo grazie per i soldi, ma grazie-no per le polemiche spicciole che ci aspettiamo saltino fuori dalla visione del logo- inoltre abbiamo già accordi per i loghi, logos o come cazzo si dices di altre associazioni ed enti che le pensano all’opposto e non vogliamo che loro ritirino le loro sostanziose donazioni”

        Jenus: “Allora dico che siete cattivi e bigotti e non volete i miei soldi- tra parentesi, mandatemeli indietro…”

        Airc: “Attàccati al cazzo”

        Tifoserie: semplificazioni, urla, memi, grida e botte…

        • MOI says:

          Sì, concordo … penso che a Don Alemanno (che si diverte a fare UAARate tipo la parodia di messa con pane carasau)

          https://www.sardiniapost.it/culture/don-alemanno-jenus-nazareth-comunione-col-pane-carasau/

          interessi più polemizzare Vs in Nemico Preferito che non tanto “Far Bella Figura con la Bontà Personale” …

          PS

          Ho scoperto che personalmente mi piace la “matzah” … molto più di altri prodotti “dieteticamene affini” (si vedono le virgolette ?) tipo gallette e/o schiacciatine e /o i “creècch” 😉 … lo prendo come un alimento qualsiasi, appellandomi alla laicità. In fondo, lo trovo negli stessi iper/supermercati che vendono anche i gamberoni o lo zampone 😉 !

          • PinoMamet says:

            È un alimento qualsiasi: è pane senza lievito, tutto qua.
            La può mangiare chiunque in qualunque momento dell’anno!

      • PinoMamet says:

        Era era AIRC a dover mettere il logo sul calendario di Jenus, leggo ora, non il contrario.
        Beh, pochissimo cambia.

        (Che poi, che senso ha che io mandi dei soldi a Mauricius e in cambio gli chieda di mettere il suo logo nel mio libro? Come se dovesse avere una “appovazione ufficiale” di Mauricius… suo malgrado!
        Se gli voglio mandare i soldi gli mando punto e basta. Boh?)

  31. MOI says:

    Questa vignetta di Don Alemanno credo che colga sul segno, su come “vien vissuta la religione” da Musulmani e Cristiani … almeno in tempi recenti.

    https://www.facebook.com/JenusDiNazareth/photos/crotone-fratello-di-un-boss-locale-ottiene-un-permesso-per-lasciare-il-carcere-i/2399044176793838/

    • PinoMamet says:

      La cosa bella dell’ecumenismo italiano (compreso quello ateo e agnostico) è a noi non ci rappresentano mai… non esistiamo proprio, nell’immaginario italiano!

      visto e sentito mille volte, nelle occasioni più diverse, dal corso di yoga al battesimo del figlio di amici… scatta il discorsetto “bisogna rispettare tutte le religioni: i musulmani, gli indù, i buddhisti…”
      ehi, non è che hai scordato qualcuno? 😉

      per non parlare delle innumerevoli esclamazioni di sorpresa “ma quindi, voi ebrei non avete Gesù?

      • Moi says:

        “ma quindi, voi ebrei non avete Gesù? “

        —————–

        Fossi Ebreo risponderei : “Sì, ce l’ abbiamo … ma lui non ha noi !” 😉

      • Peucezio says:

        Pino,
        ” “bisogna rispettare tutte le religioni: i musulmani, gli indù, i buddhisti…”
        ehi, non è che hai scordato qualcuno? ? ”

        Secondo me è perché pensano agli Ebrei come a un popolo, quindi non li associano immediatamente a una religione. O non solo.

        • Moi says:

          Credo inoltre che _ a torto !_ sia diffusa l’ idea che l’ Ebraismo sarebbe molto simile al Cristianesimo … perlomeno molto più dell’ Islam. Invece, da quel che ne so, l’ Islam mi sembra dottrinariamente “intermedio” da un punto di vista “dialettico”, pur NON essendolo storicamente.

          • PinoMamet says:

            “Credo inoltre che _ a torto !_ sia diffusa l’ idea che l’ Ebraismo sarebbe molto simile al Cristianesimo … ”

            Anche questo è vero!!
            Credo che Moi, come spesso accade, colga nel segno.

            Oltretutto per moltissime persone gli ebrei sono, semplicemente, le vittime dell’Olocausto, e quindi si è attuata la sovrapposizione automatica con la religione che ha fatto del Sacrificio la sua forma suprema, e che in Italia è anche la più diffusa;

            al punto che… “ma come, voi ebrei non avete Gesù?” 😉

        • PinoMamet says:

          Mmm secondo me perchè non gli passano neanche per l’anticamera del cervello. 😉

          Del resto- per esperienza personale- so che moltissime persone credano che gli israeliani siano arabi o “che cosa sono gli israeliani??”

        • Z. says:

          Può darsi che Ezio non abbia tutti i torti. Forse molti, quando sentono “ebreo”, pensano alle persecuzioni e a Israele più che al loro credo religioso.

          Ma può darsi anche che nel discorsetto gli ebrei non siano inclusi in quanto non considerati praticanti una religione esotica, come invece musulmani, indù, buddisti…

        • PinoMamet says:

          Beh, calcola che dove abito io gli ebrei sono una presenza costante nei secoli…
          e hanno un sacco di legami con il folklore locale, nel senso che il dolce tipico di Natale è un dolce ebraico, molte superstizioni sono le stesse eccetera.

          Ma:
          nessuno lo sa, nessuno ne parla, pochissimi (se non persone molto anziane) ricordano o sanno di aver avuto a che fare con ebrei, non esistono modi di dire dialettali che abbiano a che fare con gli ebrei (neppure antisemiti), e gli ebrei che ci vivono sono in un numero talmente limitato che persino solo le persone davvero interessate sanno della loro esistenza.

          Ci sono, è vero, moltissime persone che hanno un’origine ebraica; ma non sanno assolutamente niente dell’ebraismo e degli ebrei (anche questo, visto con i miei occhi).

          Il tutto è visto come una stranezza di tanto tempo fa, insomma, di cui si può essere beatamente ignoranti, e che quando si fa viva rompe anche un po’ il cazzo.

  32. MOI says:

    @ ZETA

    La pera (nel senso del frutto 😉 …) provala in “combo” con dei formaggi di media stagionatura … fìdati , con accento tonico sulla prima “i” !

  33. Moi says:

    Io invece apprezzo l’ olio di oliva proprio “EVO” 😉 ma mica tanto le olive da mangiare, specie nere … sarà la polpa ?!

    • roberto says:

      ma povere olive, sono le mie caramelle!

      ma sono io strano che mangio tutto o questo blog è un covo di persone difficili con il cibo? 🙂

      • Z. says:

        Beh, io mangio quasi tutto, nel senso che c’è una sola cosa che non riesco a mangiare – ci ho provato, per principio, e ho rischiato il soffocamento!

        Poi ci son cose che mangio più volentieri e altre decisamente meno, in effetti 🙂

  34. Moi says:

    Allora, approfittandone che Miguel è di Madrelingua Inglese; ebbene : io l’ Italico “vallo a dire a X” , lo tradurrei / renderei con “I dare you to tell X” … 😉

    • Per Moi

      ““I dare you to tell X” ”

      Apprezzo la tua notevole sensibilità per l’inglese, che ho ammirato in molte occasioni.

      Qui però io direi, “Try telling that to X”

  35. Peucezio says:

    Aggiungo, a margine della discussione di prima:

    propongo una moratoria TOMBALE su una cosa molto più dannosa della paleo-astranautica di Moi, dell’uso del pronome impersonale tanto antipatico a Miguel e dei commenti pieni di parolacce di Daouda:
    facciamo un tabù di “benaltrismo”, di ogni discorso che addita criticamente coloro che dicono “i problemi sono ben altri” e simili.
    E’ come la storia delle “soluzioni semplici a problemi complessi”: sono semplicemente sciocchezze, che non vanno dette.

  36. mirkhond says:

    “Non so se sia tipico di Bologna in particolare, ma almeno qua è abbastanza diffuso.”

    Quando andavo al liceo, c’erano comitive di miei coetanei che si facevano un viaggio lunghissimo per essere nelle discoteche di Rimini, nelle notti tra il sabato e domenica.
    Non ho mai capito come facessero il lunedì a tornare sui banchi di scuola e ricominciare un’altra settimana senza essere rintronati e rincoglioniti.
    Quel pò di discoteca che ho frequentato tra i 18 e i 20 anni è stato più che sufficiente per provarne avversione.
    Non sono più un ragazzo e ho pochissime frequentazioni sociali, per cui non so oggi i giovani se continuano quei gran tours del sabato sera, fino a Rimini.
    Ma è appunto il motivo principale per cui non sono mai riuscito a provare attrazione per la Romagna.
    Come del resto non sopporto i casinisti discotecari di casa mia. 🙂

    • Z. says:

      La Romagna non è solo Rimini, e anche Rimini non è solo le sue discoteche 🙂

      Comunque da Bari a Rimini è una bella vasca!

    • roberto says:

      ne abbiamo già parlato altre volte.

      rimini se eviti l’estate e magari i fine settimana (ma non so se sia ancora così) è un posto sorprendentemente tranquillo e ricco di storia. vale veramente una gita

    • Andrea Di Vita says:

      @ mirkhond

      Credimi: Rimini è un gioiellino vivibilissimo con una gigantesca appendice per turisti, un divertimentificio dove fino a quaranta file di ombrelloni (contate personalmente) sfilano parallelamente all’Adriatica e al mare. Ma nel centro c’è una fortezza rinascimentale (qui Malatesta invano sfidava i Montefeltro urbinati), il tempio Malatestiano dedicato alla amatissima Isabella dal suo Sigismondo Malatesta (che lo fece ossessivamente istoriare in ogni dove col monogramma IS della coppia fino a farne in tutto un tempio pagano tranne che nel negletto altare cristiano centrale), un mezzo arco etrucsco (che anni fa ospitava ahimè un vespasiano), delle belle passeggiate. Oltre a tutto, si mangia da Dio e si beve altrettanto. Saltati gli ombrelloni e le discoteche, vale certo la visita.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • mirkhond says:

        Mah, cerco luoghi tranquilli per via della depressione, in quanto assumo psicofarmaci e il mio orologio biologico è molto rallentato rispetto a quando ero ragazzo.
        Ieri, per esempio sono stato a Napoli per l’Immacolata insieme a mia sorella e ai suoi amici del centro diurno che la segue.
        E’ stato solo uno strapazzo, con mia sorella che aveva difficoltà a camminare tra salite e discese, vie del centro affollatissime di gente, tra cui tanti turisti.
        La città è bellissima come sempre, ma vederla in un mordi e fuggi nel giro di una giornata è stato un inferno.
        Per non parlare del viaggio di ritorno col calorifero a 20 gradi che ti soffocava e ti faceva rivoltare lo stomaco.
        E sento ancora adesso gli effetti di questo viaggio stressantissimo.
        L’unica cosa bella, a parte la città, vedere tante figone, anche se in troppe con look da battone con minigonne ascellari e calze a rete, e perfino nelle chiese!

        • mirkhond says:

          A parte la malinconia che mi è venuta, per i ricordi accanto a persone care che oggi non ci sono più, con cui ci ritrovavamo quando ci andavamo.

        • Z. says:

          E poi ammettiamolo… viaggiare è pesante.

          Ora gli altri chelebecchiani mi sgrideranno, però miseriaccia, per me viaggiare è una scocciatura.

          Se devo fare una trasferta per lavoro, perché no, è anche un diversivo dalla routine quotidiana. Ma viaggiare per diletto non mi piace granché. Nel tempo libero mi piace la routine 🙂

          • mirkhond says:

            Da ragazzo riuscivo a muovermi di più, ma oggi preferisco anch’io la routine ;), soprattutto nelle sere invernali in cui è bello starsene al calduccio a casa propria.
            E in questo vivere a Bari, ha i suoi vantaggi, dato che abito in un quartiere che ha quasi tutto ciò di cui ho bisogno.

          • PinoMamet says:

            Concordo con l’esimio Z.

            nel tempo ho imparato ad apprezzare i viaggi di lavoro, e a disamorarmi delle ben più faticose vacanze!

            Cioè, le vacanze sono ottime: passate a casa a leggere!

          • Z. says:

            Pino pro domo sua…

            Nel senso, favorevole a restare a casa sua.

            Ma anche per giustificare i suoi bidoni 😀

  37. mirkhond says:

    Essendo depresso cerco luoghi tranquilli e appaganti alla vista e per lo spirito.
    Oltre che facilmente raggiungibili con i mezzi pubblici non essendo automunito e non avendo la patente.

  38. mirkhond says:

    Grazie! 🙂

  39. Intanto per Moi,

    La Scienza Ufficiale dimostra che chi porta il famoso “man bun”, il codino da maschietto in cima alla testa, rischia:

    https://www.mic.com/articles/125687/science-has-bad-news-for-guys-with-man-buns

    Intersezionalmente parlando, però i codini sono pericolosi sopratutto per donne nere!

    • PinoMamet says:

      Beh le nere portano quelle treccine aderenti alla testa, che in effetti sono fatte raccogliendo i ciuffetti di capelli ricci uno a uno e sono piuttosto dolorose (mia madre è stata testimone del procedimento fatto a una bambina di origine dominicana da sua madre);
      perlopiù li chiamano “cornrows” e sono una speciale di simbolo etnico, a quanto ho capito.

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