La morte dell’Ultima Gatta

Ciò che segue non è solo il racconto di una mattinata, è la descrizione di una visione intera del mondo.

Stamattina mi chiamano, per dire che l’Ultima Gatta del Giardino è morta.

L’ha trovata Sincero, mentre ripuliva tutto il giardino e curava l’orto, e l’ha messa su di una sedia, dentro una camicia rimediata chi sa dove, e con sopra un ombrello, solo la faccina fuori…

“l’ho trovata con gli occhi aperti, porina!”

Mi chiama la Laura, che è la moglie di Fabrizio, il nostro candidato a sindaco cui i Rossi (che non sono quelli politici) avevano spaccato un gran numero di costole all’ultimo giohino del Calcio Storico, ma il Vallero rimbalza sempre.

Siamo nell’Ardiglione, la strana viuzza che dal 1300 non è mai cambiata, e che fa una elle: è in realtà un dardiglione, la fibbia di una cintura, e su un muro c’è lo Spirito Santo che scende in picchiata sul nostro rione, proprio sopra la botteghe dove le ragazze mi hanno fatto vedere il Della Robbia che stavano restaurando.

Tiriamo giù Annie, che insegna letteratura francese, e suo marito, e seppelliamo la gatta.

“Aveva diciassette anni, ma aveva una fibra! E’ sopravvissuta a tutte le altre! Ma ha fatto la vita che voleva…”

Dormiva, la gatta, in una piccola buca, una sorta di presa d’aria esattamente sotto la cappella dov’è sepolto Sant’Andrea Corsini – i carmelitani la notte rubarono il suo cadavere ai fiesolani, che li inseguirono nella notte, ma riuscirono a portarlo da noi, e lì ancora sta;

e c’è un incredibile altorilievo di marmo, con la zampa di un cavallo che esce fuori dal muro, che celebra come il nostro Santo apparve in cielo con la spada in mano per guidare i fiorentini alla vittoria di Anghiari contro i milanesi.

L’immagine non rende la sconvolgente tridimensionalità dell’opera

Seppelliamo l’Ultima Gatta.

Vicino al Platano?

Il Platano i cui rami nelle notti ventose avevano tolto le tegole dal tetto dalla casa dove vive la piccola donna che ha dedicato la sua vita ai poeti greci (quasi piangevo a vedere la sua collezione di testi, a sentirla parlare dei miei poeti).

Il Platano però ha radici in superficie, che non vorremmo tagliare.

Andiamo allora al Tasso.

Sempre verde e sempre oscuro, che getta radici dentro se stesso.

Il Tasso è notte e morte e veleno e bellezza, e sotto, nessuna pianta osa crescere.

Il Tasso dell’antica Europa, con i suoi rami così bassi (vogliono scendere, toccare terra), cresce accanto al Cipresso persiano sottile come una matita, e che si lancia verso il cielo senza mai sbilanciarsi.

E molto vicino, c’era un alberetto piccolo, su cui i bambini amavano arrampicarsi, e che fu tagliato in pochi attimi da un poveretto albanese mandato dal Privato, e a cinque, sei anni, ci penso ancora con una rabbia che mi sconvolge, perché ho visto fare tutto, e non sono riuscito a fermarlo…

Il Privato voleva ammazzare il Tasso, proprio come aveva ammazzato un altro cipresso. E per salvarlo, ci siamo trovati in guerre che nemmeno ci aspettavamo, ma ci siamo riusciti, il Tasso è vivo.

L’unica divisione sensata della specie umana è tra quelli che vogliono ammazzare i tassi, e quelli che li difendono.

Piede sull’asta della vanga, rifletto sul significato di privato, che non descrive il signore in questione: ci dice soltanto che noi tutti siamo stati privati di qualcosa. Terra privata, negata, obliterata.

Non esistono “i Privati”.

Esistono i Privanti.

Più tardi oggi il Nanni che addestra la squadra di calcio (stranissima squadra tutta volontaria che in tre anni ha svuotato le squadre a pagamento, ma è un’altra storia) porterà un gruppo di bambini al giardino e sotto la leggera pioggia, indicherà il muro che il Privante ha eretto in mezzo al giardino, e le auto parcheggiate su pezzi di giardino venduti a 50.000 l’euro l’uno, e Nanni dirà alla Maria bionda e dallo sguardo intenso, e che avrà sette anni,

“Un giorno verrai a questo giardino e dirai, qui tanti tanti anni fa, ho imparato a giocare a calcio con il Nanni, e per difendere questo bene comune, mi incatenerò al Tasso!”

Tra le radici del Tasso, ci sono cocci vecchi di qualche secolo, terra morbida, pezzi di cemento scagliati lì dal Privante in uno dei suoi delitti, sottilissimi fili di radice.

E poi tocco una radice vera, la scortico un po’ e mi metto paura.

Il marito dell’Annie mette delicatamente un DVD vicino al naso della gatta, per controllare se per caso respira. Le tocca le zampe, e mi spiega che prima diventano dure e poi si ammorbidiscono di nuovo: “non deve esser morta da molte ore”.

Ci chiediamo, quanto sarà lunga l’Ultima Gatta?

Quanto spazio vorrà, lei che mangiava esseri viventi, per lasciarsi mangiare dal Tasso, dai miliardi e miliardi di piccoli esseri viventi che si annidano tra le radici del Velenoso?

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94 Responses to La morte dell’Ultima Gatta

  1. guido doria says:

    Molto di quello che credo di sapere me lo hanno insegnato i gatti cui ho convissuto.
    Sulle essenze arboree R. Graves, La Dea Bianca, Adelphi

    p.s.
    spero sia l’ultima in ordine di tempo, non di spècie

    • Per Guido Doria

      “Molto di quello che credo di sapere me lo hanno insegnato i gatti cui ho convissuto.”

      Una frase che meriterebbe un post a sé, grazie!

      • Francesco says:

        perchè la mia gatta mi insegna solo che è una stronza golosa?

        anche se in qualche modo capisce quando qualcuno è malato e gli sale sulla pancia a fare le fusa, devo ammetterlo

        saluti

  2. supervice says:

    Quando verrà il momentaccio di fare la stessa cosa al mio, ho pensato al retro di San Miniato. Ma non so se sia il caso di rischiare la galera…
    Ho anche pensato di fare prima la preparazione, per poi attuare un blitz rapido e indolore.
    Il bello è che ho di questi riguardi per metterlo in un posto degno, storico, aulico e signorile, mentre non ne ho per me.

    • Per Supervice

      “Quando verrà il momentaccio di fare la stessa cosa al mio, ho pensato al retro di San Miniato.”

      Chiamami, il mio numero ce l’hai, colpiremo insieme nella notte.

      E poi sono un devoto di San Miniato che decapitato si tirò su la testa sotto braccio e se la portò fin lassù.

      Nonché di San Frediano che attraverso l’Arno a piedi, per arrivare a dove San Miniato se ne stava con la sua testolina.

      • supervice says:

        Non ci avevo fatto caso, ma il posto agognato è proprio sotto al muro del cimitero, in mezzo ai cipressini, su via del Giramonte. Un posticino di nulla…

    • Mauricius Tarvisii says:

      Non è che rischi la galera: privi semplicemente qualcuni di seppellirci il proprio rifiuto speciale nello stesso punto.

  3. habsburgicus says:

    Ailurofobo

    a proposito di gatti..
    c’era un Patriarca copto di Alessandria, un arci-eretico, che era chiamato Timoteo Ailuro “il Gatto”
    ….siamo nella seconda metà del V secolo d.C, subito dopo l’eresiarca Dioscoro, il successore, deposto a Calcedonia (451 d.C), di San Cirillo [quello che le femministe non amano per via della povera Ipazia, figlia dell’astronomo Teone che ci diede inter alia ottime liste consolari note ai dotti quali Fasti Theoniani], a sua volta successore di Timoteo quello coinvolto nel 391 d.C nella distruzione del Serapeum….
    erano gli anni in cui qui da noi crollava quello che i posteri* chiameranno “Impero Romano d’Occidente”)

    *posteri non così lontani nel tempo
    il comes Marcellinus, un dàlmata che scrisse in latino a Costantinopoli sotto Giustiniano (527-565 d.C) una cronaca annalistica che andava dal 379 al 518 d.C, da lui stesso continuata dal 519 al 534 d.C (vi è poi una continuazione che si interrompe bruscamente a metà del 548 d.C, ma non é dovuta a lui) deplora con parole toccanti la fine dell’Impero d’Occidente (Espero) e ci dà pure un computo cronologico…
    errato 😀

    • Per Habs

      “siamo nella seconda metà del V secolo d.C, subito dopo l’eresiarca Dioscoro, il successore, deposto a Calcedonia (451 d.C), di San Cirillo [quello che le femministe non amano per via della povera Ipazia, figlia dell’astronomo Teone che ci diede inter alia ottime liste consolari note ai dotti quali Fasti Theoniani], a sua volta successore di Timoteo quello coinvolto nel 391 d.C nella distruzione del Serapeum….”

      Io commento poco i tuoi post, ma è solo perché non potrei aggiungere nulla.

      A volte dubito che un essere umano possa avere così tante conoscenze, così ricche e affascinanti.

      Ti ringrazio di essere venuto in questo piccolo, bizzarro angolo di mondo di gatti morti.

      • habsburgicus says:

        grazie a te, che metti a disposizione di tutti questa piattaforma e ci delizi (anche, ma non solo) con storie di gatti

      • Z. says:

        Habs non è uno solo, è una commissione. Di cui ho conosciuto il solo portavoce, probabilmente 🙂

    • habsburgicus says:

      per uno dei tanti misteri della vita, la migliore edizione/traduzione di Marcellinus comes ce l’ha data un australiano (sic !!!!), di nome Brian Croke, a metà degli 1980′ 😀
      invero Theodor Mommsen (in 1892-1894) ci aveva dato un’edizione filologicamente insuperata nel suo trittico di Cheonica Minora, ma in latino ! non si abbassò a tradurla, da vero Herr Professor, nel sermo vulgaris dei profani !

  4. Z. says:

    Non conoscevo il termine, l’ho gogollato e ho scoperto che coesistono “dardiglione” e l’ormai più diffuso “ardiglione”.

    Da voi potrebbe essere stata semplicemente scissa la d (via Dardiglione > via d’Ardiglione). Ma a quanto il termine che indica la stanghetta è cambiato anche in italiano.

    Vuoi vedere che anche quello è colpa vostra? 🙂

    • Moi says:

      Anche perché una freccina, benché ricurva, è un piccolo “dardo” … NON un “d’ ardo” .

      https://it.wikipedia.org/wiki/Ardiglione

      ———–

      OK : Colpa di Renzi, di Nardella, delle Leopolde e del Giglio Magico ! 😀

      • Per Moi

        “Anche perché una freccina, benché ricurva, è un piccolo “dardo” … NON un “d’ ardo” .”

        esatto!

      • Z. says:

        In effetti, la stanghetta nella fibbia assomiglia davvero a un dardo caricato nella balestra.

        Detto questo, leggo che anche in francese si chiama ardillon, senza la d iniziale.

        La d sarà caduta prima di arrivare in Italia, o il termine è arrivato con la d che poi è caduta sia qui che là?

        PS: nel caso vi interessi, il tipico dardo da balestra nel francese odierno si chiama invece carreau. In italiano, quadrello. Lo sapevate? sapevàtelo!

        • PinoMamet says:

          Sapevo che in italiano si chiamava così (da una traduzione italiana di La freccia nera di Stevenson, che lessi da ragazzino e da cui imparai, essenzialmente, ciò che bisognava sapere sugli arcieri inglesi- anche se quadrello faceva riferimento a una balestra ovviamente, ma non ricordo quasi niente di quel libro letto milioni d’anni fa).

          Non ho mai capito il perché, invece (però ho visto delle frecce a punta quadrata, il cui uso mi sfugge- a qualcosa dovevano servire).

        • Z. says:

          Leggo che la punta a sezione quadra avrebbe favorito una maggior penetrazione nel metallo delle armature.

          Poi non so che dire… non avendo fatto il servizio militare non ho mai tirato con una balestra 😀

        • Francesco says:

          lo si sapeva dopo aver letto qualcosa delle gesta di Artù

          delizioso anacronismo di far tirare con le balestre contro i cavalieri della tavola rotonda! invano, peraltro

          • Z. says:

            Magari i tiratori erano Pitti 🙂

          • PinoMamet says:

            Quando ero bambino lessi una riduzione delle imprese di Re Artù fatta da un bravo divulgatore italiano… non ricordo il nome, solo che era di Pavia, e che scrisse altri romanzi medievali o comunque storici, del genere che viene dato come lettura estiva nelle scuole medie inferiori; ma ben fatti.
            Tra l’altro chiamava correttamente Arturo il buon re, perché diceva che Artù aveva un suono troppo dialettale, “e a me il dialetto non piace”
            (questo serva anche da datazione: dagli anni Novanta in poi qualunque autore si sarebbe sentito in dovere di dire il contrario).

            beh, era ben fatta: storicizzava lo storicizzabile, impresa non facilissima e davvero degna di un cavaliere antico, visto che il ciclo arturiano è un sovrapposizione di temi che vanno dai miti celtici al codice cortese/cavalleresco, dalla Britannia romana all’ “autunno del Medioevo” di Huizinga;
            senza sacrificare troppo dell’atmosfera magica.

            E, beh, c’erano anche i Pitti.

            • Z. says:

              Mi sembra ragionevole. All’epoca in Britannia c’erano (e usavano davvero le balestre).

              E Arturo suona molto meglio. Perché poi Artù, senza nemmeno la erre finale? Almeno Artùr, se proprio, come Iosafàt…

              Vero è che ormai suona strano chiamarlo Arturo.

  5. Moi says:

    “Non si accarezza la gatta Bastet, prima di aver affrontato la leonessa Sekhmet”
    (detto Egizio)

    https://psicologiaalchemica.wordpress.com/il-mito/il-gatto-e-bastet/

  6. Ovviamente qui ognuno ha diritto alle proprie riflessioni, anche molto OT.

    Però mi farebbe piacere sentire, se qualcuno ne ha voglia, un commento sulle righe introduttive al post:

    “Ciò che segue non è solo il racconto di una mattinata, è la descrizione di una visione intera del mondo.”

    • PinoMamet says:

      “la strana viuzza che dal 1300 non è mai cambiata”

      questa potrebbe essere la descrizione di mezz’Italia…

      e in effetti, se l’Italia seguisse quel modello, non sarebbe poi malaccio.

      Io non so come chiamarlo: lo chiamo il Medioevo gentile, cioè il contrario del Medioevo da serie TV con violenze, pezzenti e soprusi.
      O chiamalo se vuoi Umanesimo.
      O chiamalo Città Organica- o campagna urbanizzata, non nel senso dei tristi capannoni della Padania, ma nel senso del paesino appenninico che è già una città in nuce, dove però tutti hanno un campo o un orto da coltivare.

      Oppure, visto che non ti piace il tricolore, chiamalo l’Antitalia.

    • Z. says:

      Adesso Miguel ci assegna anche i temi da svolgere: “commenta la mia riflessione che segue”. Autocitazioni che manco il buon Alberoni del Corsera di un tempo!

      Ma poi ce lo dai il voto se siamo bravi? 🙂

      • PinoMamet says:

        Beh, c’è da dire che a volte i commenti c’entrano davvero poco con il post…
        alla fine il blog è suo, avrà anche diritto a un parere su ciò che scrive, e non solo su ciò che interessa a noi? 😉

        C’è anche da dire che alcuni episodi sono difficili da commentare. La vita accade perché accade: che le vuoi dire?

        • Z. says:

          Certo che ce l’ha. Però io poi ho diritto al voto. E se me lo merito bello, a un bel voto!

          — La vita accade perché accade: che le vuoi dire? —

          concordo, e tra l’altro, secondo me, a teorizzarci troppo sopra, si rischia di avvilupparsi nel pensarsi addosso 🙂

        • Per Pino Mamet

          “La vita accade perché accade: che le vuoi dire?”

          Ma se la vita è costituita da relazioni tra luoghi, persone, storia, territorio, animali, suolo, alberi, microbi, vita, morte, è inconciliabile con l’intero sistema su cui si basano diritto, legalità, economia e politica dei nostri tempi.

          • Z. says:

            Perché inconciliabile?

            Diritto, economia e politica sono manifestazioni del vivere comune. Sono sempre esistiti, sotto varie forme, e finché ci sarà vita comune esisteranno sempre, mutando al mutare dei rapporti tra le persone…

            no?

            • Per Z

              “Diritto, economia e politica sono manifestazioni del vivere comune. Sono sempre esistiti”

              Ovviamente, hai ragione.

              Ho voluto esprimere in maniera volutamente eccessivo il punto per me fondamentale.

              Mi riferisco non a “diritto, economia e politica” in senso astratto, ma a quelli attuali, che però aspirano a essere globali e vincolanti per tutti.

              Un dispositivo che si fonda sull’idea di individui,

              di specie esclusivamente umana,

              considerati esclusivamente nella loro componente astratta (non necessariamente razionale) (diciamo “la firma”),

              vivi in questo momento (a esclusione quindi di avi e di discendenti),

              uguali in quanto intercambiabili,

              con l’unica variabile costituita dal denaro,

              denaro che permette di accedere a quantià maggiori o minori di “proprietà” del tutto intercambiabili, in luoghi del tutto intercambiabili,

              “proprietà” a cui possono fare tutto ciò che vogliono a patto che non “danneggino” (nell’immediato e in modo non regolamentare) altri individui come loro.

              • “inconciliabile”

                ora, il quadro dell’Individuo Intercambiabile (che è l’essenza del sistema in cui viviamo) non è in alcun modo conciliabile con una Comunità che vive un luogo, che sente come sue case, alberi (nemmeno loro intercambiabili), che convive con le pietre, con il suolo e i suoi innumerevoli esseri viventi, con i gatti.

                Appena arriva il Privante, se ha le carte in regola, può trasformare il giardino della comunità in posti macchina a 50.000 euro l’uno, anche se non ci mette nemmeno la sua di auto. E può andarseli a spendere, ad esempio, cacciando dalle loro case gente a Londra, o in India, o dove gli pare.

              • Moi says:

                Ho capito, Miguel … però , allora, NON dire che è da paranoici parlare di Gran Sradicamento Globale. 😉

              • Per Moi

                “Ho capito, Miguel … però , allora, NON dire che è da paranoici parlare di Gran Sradicamento Globale. ”

                Ma certo.

                Solo che è bene ricordare che il Gran Sradicamento Globale coincide sostanzialmente con quasi tutto ciò di cui l’Occidente si vanta. Sia chiaro, non con tutto ciò che l’Occidente è realmente stato; parlo solo di tutto ciò di cui si vanta.

              • Per Moi

                “Gran Sradicamento Globale”

                E comunque la politica “antisradicamento” della destra è fatta di ulteriori pesticidi, ulteriore velocità di scambi globali, più petrolio, più potere agli speculatori e meno autogoverno per le comunità.

                Per quanto io possa criticare la sinistra realmente esistente, ho ancora meno simpatia per la destra realmente esistente 🙂

              • Z. says:

                Miguel,

                mi permetto di rientrare a sinistra. Un po’ per ideologia e un po’ perché la colonnina stretta, com’è noto, mi nevrotizza 🙂

    • Moi says:

      … come fa a essere Off Topic Bastet al Funerale d’ una Gatta ?! 😉

  7. mirkhond says:

    La tolleranza di MIguel verso commentatori e argomenti anche contrari al suo punto di vista è eccezionale.
    Altri bloggher bannano commenti e commentatori sgraditi.
    Al massimo possono condecere degli spazi per i commenti liberi.
    Oppure semplicemente non hanno lo spazio commenti.

    • Moi says:

      in realtà il blog è uno strumento vintage … i “socials” sono molto più funzionali a masse poco inclini alla dialettica, ein internet, complici le “diavolerie moderne”;) è molto più diffuso ed efficace parlare in video che scrivere.

      • Per Moi

        “in realtà il blog è uno strumento vintage”

        E’ vero.

        Per me però è l’unico strumento con cui mi trovo bene.

        Permette di esprimere concetti complessi, e di avere subito un riscontro critico, e quindi anche di modificare continuamente le idee da cui ero partito.

        Non so come funzionino i discorsi in video: ma non vorrei che si vedesse la mia faccia; vorrei che si guardasse sempre il contenuto. Anche quando esprimo qualcosa di non “razionale”, vorrei che si cogliesse lo spirito che c’è dietro e non il “personaggio Miguel”.

        Vorrei che chi legge un mio testo, se lo immaginasse dentro la sua testa, senza di me.

        Temo che i video personalizzino troppo le cose, ma non ne ho esperienza.

        • Francesco says:

          << è l’unico strumento con cui mi trovo bene.

          OMAMM!!

          la scrittura è un test decisivo per la serietà di un discorso

          anche se l'originale è orale, quello che vale sopravvive al passaggio alla scrittura

          il video è il Male assoluto

    • Per Mirkhond

      “La tolleranza di MIguel verso commentatori e argomenti anche contrari al suo punto di vista è eccezionale.”

      Ti ringrazio, ma forse non esistono commentatori “contrari”.

      Nel senso che qualunque punto di vista arricchisce sempre.

      Noi ci possiamo avvicinare alla verità solo dialetticamente; e se a una tesi, non si contrappone un’antitesi, non arriveremo mai alla sintesi.

      Poi tutti tendiamo a restare nelle nostre posizioni, ma saranno comunque una tesi e un’antitesi un po’ più ricche e sfumate.

  8. mirkhond says:

    Non tutti hanno questa capacità di confrontarsi con chi ha idee opposte e contrarie alle tue.

    • mirkhond says:

      Inoltre, a volte i confronti sono lunghi e stressanti e bisogna avere una notevole capacità di equilibrio psicologico per reggere opinioni contrastanti, che alla fine portano comunque allo sfinimento di almeno uno dei due contendenti.
      Quando (ma non è questo il caso) non si arriva agli insulti e persino alle minacce di morte, come capitava in forum di argmento borbonico-risorgimentalista che seguivo anni fa, e che poi mollai proprio perché alla fine ci riduceva a risse telematiche sfibranti e inconcludenti.

      • mirkhond says:

        ci si riduceva

      • Z. says:

        Credo che il problema sia determinato in gran parte dal fatto che non ci si vede in faccia.

        Quando ci si vede in faccia, è molto più facile dialogare e molto più difficile trascendere, per varie ragioni.

        • Francesco says:

          posso dissentire? non ho mai visto nessuno di voi in faccia (OK, uno solo e non di persona) ma questo non sposta di nulla la questione di discutere con pacatezza e ragionamento e senza incazzarsi

          di persona, tendo a essere troppo accomodante, invece

  9. Il sistema che ha teorizzato che

    “la mia libertà finisce dove inizia la tua”

    cioè che esisterebbero improbabili “individui” vaganti come palline nello spazio, come e quando vogliono, che devono soltanto evitare di scontrarsi e “danneggiarsi” a vicenda

    è il primo sistema nella storia umana che abbia creato le condizioni per la propria autodistruzione collettiva (senza dire cosa abbia combinato al non-umano).

    • Z. says:

      La penso esattamente al contrario.

      Secondo me questa posizione è stata proprio necessaria per la sopravvivenza: l’unica alternativa – in un’epoca in cui i mezzi per farlo cominciavano a emergere prepotentemente – sarebbe stato fracassarsi a cannonate l’un l’altro finché la mia libertà avesse obliterato del tutto la tua o viceversa.

      Poi è anche vero, forse, che proprio questa dottrina – proprio in virtù della sua capacità di gestire la complessità e ridurre la conflittualità – ha permesso una coesistenza pacifica mai vista prima d’ora, che ha consentito di sviluppare tecnologie distruttive per il pianeta.

      Ma sono discorsi troppo difficili per me 🙂

      • Francesco says:

        sbagliato

        perchè i rapporti tra persone sono ambivalenti, sono legami che riducono la libertà E allo stesso tempo relazioni che la creano

        la buona vita è gestire quella dialettica, non negare i rapporti al massimo grado pensando di tutelare la libertà

        credo che sia anche per questo che oggi è difficile fare storia, nn si arriva più a comprendere la vita precedente e la si liquida con giudizi sulle categorie odierne

        con esiti ridicoli e terribili

        ciao

        PS in tutta l’antichità, quante volte una profonda disparità di mezzi ha portato alla distruzione dell’altro? i Mongoli e i Vandali, che io sappia. tutto il resto è stata commistione

      • Z. says:

        Francè, non ho capito niente.

        Salvo una cosa. In tutta l’antichità – pur contandosi numerosi popoli sterminati dai rivali – non esistevano governi minimamente paragonabili a quelli d’epoca conteporanea per forza e potere.

        In epoca contemporanea, peraltro, i regimi che si sono distinti per distaccarsi maggiormente dalla regola aurea enunciata da Miguel sono gli stessi che si sono distinti per il tentativo di sterminare il prossimo: i totalitarismi di destra e di sinistra.

  10. Per Z

    “mi permetto di rientrare a sinistra. Un po’ per ideologia e un po’ perché la colonnina stretta, com’è noto, mi nevrotizza ”

    Calcola che io, lavorando “dentro” il blog, non vedo le colonnine – ogni tanto guardo da “fuori” e danno fastidio anche a me.

    Io suggerisco di NON rispondere sempre direttamente sotto i commenti degli altri;

    basta fare come faccio io, cioè scrivere “per Z” e poi sotto un pezzo del commento cui rispondo, tra virgolette (o asterischi o come vi pare).

    Anche se va a finire lontano dal commento a cui si sta rispondendo, si capisce subito.

    • Z. says:

      Non è una cattiva idea. Però preferisco comunque avvisare, dato che spesso il dialogo in realtà è un trialogo o un quadrialogo o più, e magari prosegue in più rivoli 🙂

  11. mirkhond says:

    E’ più o meno quello che faccio io. 🙂

  12. Z. says:

    Miguel,

    — Mi riferisco non a “diritto, economia e politica” in senso astratto, ma a quelli attuali, che però aspirano a essere globali e vincolanti per tutti. —

    Questo è vero. L’idea che tutti siano uguali di fronte alla legge, che prevale ampiamente in quello che chiamiamo Occidente, non è sempre stata scontata.

    Poi però sono un po’ meno d’accordo. Ritvanizzando nel dettaglio:

    — Un dispositivo che si fonda sull’idea di individui —

    Questa non è una novità. Certo, a Roma c’era il pater familias, ma a Roma era l’unico soggetti di diritto con tutti i crismi. E infatti il termine è diventato sinonimo di “cittadino medio”. Quindi non vedo grosse innovazioni da questo punto di vista.

    Insomma, l’idea di individuo non mi sembra niente di rivoluzionario. In Italia, comunque, e che io sappia non è un’eccezione, sono soggetti di diritto non sono solo gli individui ma anche le società, tanto di persone quanto di capitali. E anche enti diversi dalle società, come le associazioni, le fondazioni, le amministrazioni pubbliche.

    — di specie esclusivamente umana —

    Neppure questa è una novità. Cani, vongole e margherite non sono mai stati soggetti di diritto, che mi risulti!

    –considerati esclusivamente nella loro componente astratta (non necessariamente razionale) (diciamo “la firma”) —

    Questa non l’ho proprio capita. Che intendi?

    — vivi in questo momento (a esclusione quindi di avi e di discendenti) —

    Gli avi non credo siano mai stati soggetti di diritto. I discendenti neppure, fino a poco tempo fa: ebbene, da qualche tempo lo sono, a condizione che poi effettivamente vengano alla luce. Stai attento quindi quando guidi il tuo grosso SUV, perché se arrechi danni a un genitore puoi essere richiesto di risarcire il nascituro.

    — uguali in quanto intercambiabili —

    Anche qui non sono certo di aver capito cosa intendi.

    — con l’unica variabile costituita dal denaro —

    No, direi che le asimmetrie sono riconosciute da tutti gli ordinamenti di cui io abbia notizia (non dico conoscenza, ché non sono così presuntuoso). La tutela per il consumatore, per il lavoratore, per il locatario, per la candidata donna, per lo studente afroamericano… gli esempi sono pressoché infiniti!

    — denaro che permette di accedere a quantià maggiori o minori di “proprietà” del tutto intercambiabili, in luoghi del tutto intercambiabili, —

    Qui per certi versi non hai tutti i torti. Devo dire che la novità rispetto a due o trecento anni fa mi pare sia soprattutto nella velocità degli spostamenti e delle comunicazioni.

    — “proprietà” a cui possono fare tutto ciò che vogliono a patto che non “danneggino” (nell’immediato e in modo non regolamentare) altri individui come loro. —

    Non solo nell’immediato, e non solo contro gli individui. A parte questo, sì, è vero: noialtri legulei rendiamo il concetto parlando di danno ingiusto. Ingiusto in senso letterale, contra ius. L’ordinamento, del resto, non vedo di che altri danni potrebbe occuparsi se non di quelli che violano l’ordinamento.

  13. Moi says:

    . Cani, vongole e margherite non sono mai stati soggetti di diritto, che mi risulti!

    ————

    … e allora perché se metti su un giro scommesse di combattimenti di cani stile Klondike 😉 ti arrestano ?

    • Z. says:

      I delitti di maltrattamento contro gli animali sono previsti a presidio del sentimento verso gli animali stessi.

      https://www.altalex.com/documents/news/2013/10/23/dei-delitti-contro-il-sentimento-per-gli-animali

      Non in quanto un cane possa farti causa e costituirsi parte civile.

      Bau!

      🙂

      • Moi says:

        Trasporto di cani in condizioni disumane: è maltrattamento,

        [cit.]

        —————————-

        … non sarebbe meglio scrivere “discanine” ? 😉

      • Z. says:

        Sì, anche perché il senso della legge è quello.

        La condotta prevista e punita è quella di chi per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche.

        E quindi non disumane, ma discanine.

      • Per Z

        “delitti di maltrattamento contro gli animali”

        Leggo:

        Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale..”

        Ovviamente, a me piace questa legge.

        Ma non la capisco proprio.

        Non ho capito cosa sia la “crudeltà”, fuori dalla poesia.

        Non ho capito cosa sia un “animale”.

        E non ho capito cosa sia la “necessità”.

        Cioè, un pitbull mi salta addosso mentre cammino per strada e gli sparo, bene, è “necessità”. E fin lì ci siamo.

        Ma prendiamo un altro caso.

        Ho “necessità” di fare soldi, e quindi mi decido di:

        1) vendere pollame

        2) fare uno spettacolo itinerante di squartamento pubblico di gatti

        Dove sta la differenza?

        E dove finisce “l’animale”? Posso usare o no insetticidi?

        E su cosa si fonda questa legge?

        • Z. says:

          Si potrebbe fare una ricerca su come viene applicata in concreto, ma non credo risponderebbe alla tua domanda, che (se ho capito bene) è: chi l’ha scritta, a cosa pensava?

          Qui possiamo ipotizzare liberamente.

          Cos’è un animale: qui ci si riferisce all’animale per cui è riscontrato sentimento da parte della generalità dei consociati. Gatti sì, cozze no, e in dubio pro reo.

          Per crudeltà: per divertirsi a far soffrire l’animale, direi.

          Senza necessità: non è chiaro, perché la necessità di norma è qualcosa di cogente, come nel tuo esempio. Quand’è che può dirsi necessaria la sofferenza inflitta a un animale?

          Insomma, non mi sembra ben scritta.

        • Roberto says:

          La chiave, come giustamente rilevato da Z, è nel titolo: sentimento per gli animali

          Dubito che se dai una bella spruzzata di insetticida allo scarrafone ferisci un comune “sentimento per gli aninali”.

          Squartare i gatti invece mi sembra brutto

          Vendere pollame, tutto sommato ok

          Come ogni norma hai bisogno di interpretazione e hai dei giudici per questo (volendo anche dei penalisti che scrivono dotto articoli di interpretazione)

        • roberto says:

          per curiosità sono andato a vedere i cugini d’oltralpe, art. 521 del codice penale

          “Le fait, publiquement ou non, d’exercer des sévices graves, ou de nature sexuelle, ou de commettre un acte de cruauté envers un animal domestique, ou apprivoisé, ou tenu en captivité, est puni de deux ans d’emprisonnement et de 30 000 euros d’amende.

          [quindi posso seviziare i gatti randagi?]

          “En cas de condamnation du propriétaire de l’animal ou si le propriétaire est inconnu, le tribunal statue sur le sort de l’animal, qu’il ait été ou non placé au cours de la procédure judiciaire. Le tribunal peut prononcer la confiscation de l’animal et prévoir qu’il sera remis à une fondation ou à une association de protection animale reconnue d’utilité publique ou déclarée, qui pourra librement en disposer.

          Les personnes physiques coupables des infractions prévues au présent article encourent également les peines complémentaires d’interdiction, à titre définitif ou non, de détenir un animal et d’exercer, pour une durée de cinq ans au plus, une activité professionnelle ou sociale dès lors que les facilités que procure cette activité ont été sciemment utilisées pour préparer ou commettre l’infraction. Cette interdiction n’est toutefois pas applicable à l’exercice d’un mandat électif ou de responsabilités syndicales.

          Les personnes morales, déclarées pénalement responsables dans les conditions prévues à l’article 121-2 du code pénal, encourent les peines suivantes :

          -l’amende suivant les modalités prévues à l’article 131-38 du code pénal ;

          -les peines prévues aux 2°, 4°, 7°, 8° et 9° de l’article 131-39 du code pénal.

          Les dispositions du présent article ne sont pas applicables aux courses de taureaux lorsqu’une tradition locale ininterrompue peut être invoquée. Elles ne sont pas non plus applicables aux combats de coqs dans les localités où une tradition ininterrompue peut être établie.

          [e qui vediamo charamente che non si proteggono gli animali ma i sentimenti degli esseri umani verso gli animali, sennò non si capirebbe perché uccidere un toro brutalmente è a volte lecito e a volte no, a seconda della tradizione locale]

          Est punie des peines prévues au présent article toute création d’un nouveau gallodrome.

          Est également puni des mêmes peines l’abandon d’un animal domestique, apprivoisé ou tenu en captivité, à l’exception des animaux destinés au repeuplement.”

  14. Moi says:

    oppure “disumane” nelsenso che vengono meno al presupposto che la nostra specie sia empatica con le altre … che poi è vero solo con “specie”, e ancor più “esemplari” di nostro gradimento.

  15. Roberto says:

    Miguel

    “Però mi farebbe piacere sentire, se qualcuno ne ha voglia, un commento sulle righe introduttive al post:”

    Difficilmente commento questi post perché non riesco a vedere una “visione intera” in piccoli gesti.
    Mi colpisce ad esempio “il platano ha radici in superficie che non vorremmo tagliare” perché è una cosa alla quale con ogni probabilità avrei pensato anche io. Ma dice qualcosa della nostra visione del mondo? Boh, forse si ma non so cosa

    • Per roberto

      “Difficilmente commento questi post perché non riesco a vedere una “visione intera” in piccoli gesti.”

      Ti dico solo qualche conseguenza politica, dietro la “visione dei piccoli gesti”.

      Ti faccio una serie di affermazioni tutte negative, perché la parte positiva sta appunto nei “piccoli gesti”:

      Che non si riconosce il diritto di uno speculatore immobiliare di “acquistare” un bene comune.

      Che non si riconosce l’idea che un quartiere sia solo una miniera di denaro per gente che nemmeno ci abita.

      Che non si riconosce il diritto dei proprietari di cacciare i residenti.

      Che si è contrari alle monoculture, e da qui consegue una critica a tutto il sistema dell’agricoltura industriale, della grande distribuzione, ecc ecc.

      Che si è contrari (tema cruciale a Firenze) all’espansione dell’aeroporto, che sicuramente aumenterà il flusso turistico, ma distruggerà il polmone ecologico della Città Metropolitana (e qui si entra in conflitto con Confindustria, con tutto il sistema delle banche, con gli albergatori e con PD e Lega).

      Ne consegue ad esempio che quando sento parlare di partiti politici, prima di votarli, mi chiedo innanzitutto come si pongono su questi temi.

      Ecco, i “piccoli gesti” sono esattamente il valore fondante su cui strutturo il resto.

      • Sempre per Roberto: sulle radici del platano che noi non vorremmo tagliare: il Privante ci passava sopra con la ruspa piantandoci blocchi di cemento.

        Non che lui volesse tagliare le radici del platano: non esistevano nemmeno, per lui, erano semplicemente un ostacolo nella costruzione di un parcheggio dove, ripeto, lui non avrebbe mai parcheggiato la macchina.

        Noi non vogliamo tagliare quelle radici, perché sotto il platano hanno giocato i nostri figli e ci fa ombra.

        Questo è un conflitto “politico” essenziale.

      • roberto says:

        certo, ma tutto ciò tu lo vedi chiaramente perché conosci le persone coinvolte e le situazioni in cui vivono/vivete.

        visto dall’esterno è, almeno per me, più difficile vedere le stesse cose

        (tutto ciò solo per spirgare perché non rispondo alla tua chiamata “mi piacerebbe che…”)

        • Per roberto

          “visto dall’esterno è, almeno per me, più difficile vedere le stesse cose”

          verissimo.

          Ma è proprio questo “vivere la situazione e conoscere le persone” che è diventata per me la base delle riflessioni politiche, e che ha cambiato sostanzialmente il mio orientamento.

          • Francesco says:

            sì ma non è che ha prodotto una visione “generale”, mi sembra solo una felicità locale senza considerazione delle implicazioni “fuori quartiere”

            anche se con spunti che un libero mercatista ma cattolico come me trova molto interessanti

            ciao

  16. per Moi

    vai, è andata!

    Da ieri 17 novembre ti puoi SELF-IDENTIFY anche come disabile!

    Lo ha deciso l’Unione degli insegnanti universitari inglesi, organizzazione assai importante:

    https://www.ucu.org.uk/equality

    “UCU has a long history of enabling members to self-identify whether that is being black, disabled, LGBT+ or women. At UCU’s annual congress and further and higher education conferences, policy on gender identity has been developed over many years.”

    Fermiamo la caccia “abilista” ai “falsi invalidi”, vittime di una persecuzione incessante e documentata:

    https://www.ilfattoquotidiano.it/tag/falsi-invalidi/

    Da notare che l’UCU non concede ancora ai neri di identificarsi come bianchi, ma la strada verso l’emancipazione è lunga.

    • Mauricius Tarvisii says:

      Io sono contento per la stessa ragione per cui le femministe sono incazzate: loro vogliono mantenere il monopolio dei punti-vittima e temono, giustamente, che il meccanismo vittimario salti una volta che le aspiranti eterne vittime diventano troppe. Bene, io aspetto che il meccanismo salto.

      • Per MT

        “loro vogliono mantenere il monopolio dei punti-vittima e temono, giustamente, che il meccanismo vittimario salti una volta che le aspiranti eterne vittime diventano troppe. ”

        Capisco e in buona parte condivido.

        La prima persona a cogliere in modo perfetto il meccanismo fu Tova Reich, con “My Holocaust”.

        La parte che non condivide riguarda la buona parte di femministe ragionevoli che conosco.

        Ma il transattivismo mi interessa anche per un altro elemento, che non riguarda solo i punti vittima: è che il transattivismo è il punto (per ora) estremo in cui soggettivismo magico, postmodernismo, apprendistregonismo chimico, individualismo aggressivo e autoghettizzazione (che è il contrario dello spirito di comunità) si fondono.

        • Mauricius Tarvisii says:

          Noi esseri umani cerchiamo da sempre di manipolare la realtà fisica oltre i nostri limiti di intervento reali: chiamala magia, chirurgia plastica o mondo simbolico. Ci stiamo spingendo sempre di più verso la terza forma, da questo punto di vista, per cui non è più necessaria l’automutilazione per essere trans.

          • Per MT

            “Noi esseri umani cerchiamo da sempre di manipolare la realtà fisica oltre i nostri limiti di intervento reali: chiamala magia, chirurgia plastica o mondo simbolico.”

            la riflessione è interessante, ma diffido sempre della generalizzazione “noi esseri umani”, “l’Uomo” o più brutalmente “noi”.

            Diffidare non vuol dire ritenere che sia falso, ovviamente.

          • Simone B. says:

            Per Mauricius:

            una piccola precisazione:
            il trans non ricorre all’automutilazione praticamente mai. Mantiene l’augello perché il cliente oppure il partner lo vuole.

          • Peucezio says:

            Mauricius,
            un conto è cercare di trasformare la pietra in oro, un conto è pretendere di chiamare oro la pietra (o la merda) e offendersi se qualcuno la chiama pietra.
            Lo specifico contemporaneo è questo; c’entra poco la manipolazione della realtà.

            E tra l’altro non capisco neanche bene che soddisfazione se ne tragga.
            Se al posto di un’utilitaria avessi una Ferrari, mi divertirei, ma se si decide che posso chiamare Ferrari una panda, mi ci sciacquo i cosiddetti.

    • Francesco says:

      ah, questo è uno dei motivi per cui credo che l’utilità dei sindacati goda di una fama eccessiva e immeritata, da molti decenni a questa parte

      perchè Union vuole dire Sindacato, non Unione, in questo caso

      PS per non parlare delle università

  17. Per Z

    “Ma sono discorsi troppo difficili per me”

    Tutto dipende da dove guardi il mondo.

    Per me sono discorsi che ho nella pelle, nelle mani, negli occhi, prima che nella testa.

    Nel gatto morto dopo essere stato mantenuto da tutti noi,

    nei vicini sempre fluttuanti e umani,

    nella stradina tutta storta,

    nelle macchine oscenamente parcheggiate addosso al giardino,

    nell’odio che ho provato a vedere la ruspa che ci passava sopra,

    nel ricordo dei bambini arrampicati sull’albero che hanno tagliato in un attimo,

    nell’affresco del Masaccio che raffigura la Compagnia che distribuisce il pane al quartiere,

    nella coppia di albanesi che vendono orrendi gadget per i turisti e ti spiegano un secolo di storia,

    nella mamma nera con il figlio autistico, e lei sembra sorridente che ti racconta della sua infanzia in un quartiere povero di Nairobi,

    e gli uccelli all’alba tra gli alberi, e il barbagianni e il campanile e le nutrie e l’acqua…

    Tutto questo ti impone un modo di vedere il mondo, solo dopo trovi le parole per raccontarlo.

  18. Stranieri che la fanno da padroni a casa nostra, in versione inglese.

    L’aeroporto di Heathrow, alla faccia della crisi climatica, sta preparando una mega-espansione.

    Vado a vedere a chi appartiene l’aeroporto:

    Ferrovial (Spagna) 25%
    Qatar Holding (Qatar) 20%
    Caisse de dépôt et placement du Québec (Canada) 12.62%
    Government of Singapore Investment Corporation (Singapore) 11.20%
    Alinda Capital (USA) 11.18%
    China Investment Corporation (Cina) 10%
    Universities Superannuation Scheme (inglesi, vai!) 10%

  19. Moi says:

    @ MIGUEL

    Intervista aTrace Lysette … primo caso (almeno in cinema main stream) di “M to F Trans” a interpretare “Donna Biologica”, come si deve dire adesso (come se fosse “Bionica” a inizio Anni Settanta)

    https://www.youtube.com/watch?v=jdKtp-k1ou4

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