Borba lo Scriba

Ieri vi ho presentato il Generatore Automatico del Prof. Rodrigo Borba, esempio di un modo di procedere sempre più diffuso nel mondo accademico, nel campo delle cosiddette scienze umane.

Un assistente universitario brasiliano, assieme a un suo laureato, hanno infatti pubblicato un saggio sul significato linguistico delle scritte nei cessi della facoltà in cui insegnano.

E’ un legittimo argomento linguistico, e immagino che qualche riga di riflessione anche originale si potrebbe fare – ai tempi in cui la Sinistra dominava incontrastata alla Facoltà di Lettere di Roma, mi ricordo che nei bagni trovavo catacombali esaltazioni di Giovanni Paolo II da parte di anonimi pennarellatori ciellini.

Parlare di scritte nei cessi può sembrare un modo democratico di parlare di cose che gli accademici di una volta consideravano al di sotto della loro dignità.

Molti obietteranno però che il testo di Borba sembra un confuso accumulo di parole a caso.

In realtà entrambe le interpretazioni sono sbagliate: saggi come quello che stiamo analizzando sono quanto di più antidemocratico possa esistere; e nessuna parola in quel saggio è a caso.

Cerchiamo di capire perché.

I due accademici intendono fare carriera dentro il mondo accademico.

Siccome gli aspiranti sono molti e i posti pochi, devono superare una selezione durissima.

Il meccanismo principale scelto per la selezione è la pubblicazione.

Una pubblicazione “scientifica” ha come funziona quasi esclusiva quello di tabellone segnapunti per la casta accademica.

I due Carrieristi prendono il lavoro reale e gratuito svolto dai Pennarellatori, che avranno i loro difetti, ma sono sicuramente individui che sanno scrivere frasi brevi, facilmente comprensibili e talvolta pungenti.

I Carrieristi parassitano questa opera, creando qualcosa che nessun Pennarellatore (che con le sue tasse gli paga il posto) sarà mai in grado di capire.

Ciò che i Carrieristi producono deve essere come la poesia che nella Cina imperiale permetteva all’aspirante di vincere i concorsi pubblici: il candidato doveva dimostrare di possedere perfettamente il linguaggio e saper anche maneggiare con eleganza il pennello.

Il contenuto deve essere ridotto al minimo, proprio perché oscura l’abilità stilistica.

Per questo, il contenuto deve essere intercambiabile;

ci deve essere una affermazione a proposito del contenuto, non una dimostrazione;

infine ci deve essere sì una dimostrazione – di aver interiorizzato alla perfezione tutte le regole del linguaggio.

TEMA

Prendi un oggetto qualsiasi: più è insolito, più spiccherà la tua bravua.

Afferma in non meno di 20 pagine, in lingua inglese, che quell’oggetto è un costrutto linguistico dove è in corso uno scontro per il potere.

Dimostra che hai letto almeno 20 autori che ritengono che tutto ciò che esiste è un costrutto linguistico dove è in corso uno scontro per il potere, usando nel luogo giusto e con il ritmo giusto neologismi segreti che loro hanno inventato.

Non a caso, le scritture  – il geroglifico egizio, il cuneiforme, la scrittura Maya – avevano bisogno di una   casta di scribi che vegliasse affinché la soglia tecnica fosse tenuta il più alta possibile.

Qui un esempio di scrittura Maya.

Ossia l’arte di prendere suoni e concetti abbastanza semplici e renderli incredibilmente difficili da ricordare e riprodurre. Garantendo così il posto fisso a vita all’accademico che fosse riuscito a pubblicare una stele funebre.

 P.S. Credo di essere riuscito ad affermare che gli scritti incomprensibili di accademici sulle scritte (comprensibili) nei cessi sono un costrutto linguistico dove è in corso una lotta per il potere. Peccato che per i traduttori di manuali tecnici, non fa punteggio.

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12 Responses to Borba lo Scriba

  1. Peucezio says:

    Eppure qualcosa non mi convince in questo parallelo.

    Gli scrivi babilonesi, egizi, cinesi, maya, ecc. dovevano studiare tanto, a suon di bacchettate sulle mani, per impossessarsi di sistemi così complessi, per quanto vacui e autoreferenziali.
    E bisogna dire che, per quanto si possa dire che quel linguaggio fosse un mero strumento di potere, quegli imperi sono durati secoli, in certi casi millenni, ci hanno lasciato opere incredibili, quindi vuol dire che ‘sti funzionari sapevano il fatto loro, erano efficienti, avevano competenze reali.

    I giovani accademici di oggi invece arrivano ai loro ruoli avendo studiato sempre più anni, ma sempre meno cose, in un sistema permissivo e indulgente che ti consente di acquisire sempre meno competenze, perché tutto il sistema educativo è concepito in funzione dell’autogratificazione e della rimozione di ogni trauma e frustrazione, cosa che in quegli imperi sarebbe stata inconcepibile.
    Il fatto che usino un linguaggio un po’ contorto secondo me non deve trarre in inganno: sono trucchetti che s’imparano molto velocemente.

    • Per Peucezio

      “Il fatto che usino un linguaggio un po’ contorto secondo me non deve trarre in inganno: sono trucchetti che s’imparano molto velocemente.”

      Sicuramente, condivido tutto ciò che dici.

      Però un sistema che si trova 1000 candidati per 10 posti deve sempre trovare un modo per scartarne 990. Oggi il metodo è sempre legato all’interiorizzazione del linguaggio. Mica pubblicano perché sono rimasti folgorati da qualche intuizione geniale e originale.

      Certo, il primo dei Borbi non arriverà all’altezza dell’ultimo scartato al concorso di poesia di Luoyang. Anche perché non ha idea di come si tenga in mano un pennello (e nemmeno un pennarello con cui scrivere nei bagni).

      • Sempre per Peucezio

        Immagina una scena così.

        C’è il Giudice PoMo con davanti cinquecento aspiranti cattedratici.

        Cento li butta fuori perché non sanno scrivere il proprio nome e cognome.

        Cento li butta fuori perché hanno fatto come l’allieva di Roberto.

        Cento li butta fuori perché hanno scritto che in Uganda parlano lo spagnolo.

        Restano pur sempre 200.

        Cento li butta fuori perché la somma dei numeri della loro data di nascita fa un numero pari.

        Restano pur sempre 90 da scartare.

        E lì i dieci borbettini vincono per il perfetto conformismo del loro linguaggio.

        • Peucezio says:

          Sì, può essere.

          Però non so, bisognerebbe vedere.
          In Italia va per clientele. E comunque bisogna dire che da noi il livello di degrado non è ancora a ‘sti livelli (ma non penso tu pensassi all’Italia).
          Negli Stati Uniti basta che paghi: è un sistema chiuso di ricchi che si tramandano i posti chiave pagando università dalle rette milionarie che garantiscono loro il lavoro.
          Poi in qualche misura un minimo di qualità c’entra ancora: non credo che davvero chi sia davvero molto capace abbia precluso ogni spazio.
          Poi probabilmente c’entra anche quello che dici tu.
          Però conformarsi a certi standard non mi sembra un’operazione così difficile.

          • Per Peucezio

            “Poi probabilmente c’entra anche quello che dici tu.”

            Chiaro, stiamo parlando del Brasile.

            Magari attratti da Google, Borba e amico verranno qui a spiegarci come si vincono i concorsi da loro 🙂

            Comunque un assistente e un neolaureato, con tesi curata dallo stesso assistente, sono persone che evidentemente cercano un Posto Fisso.

            • Peucezio says:

              Ho sempre più l’impressione che l’America Latina sia l’unica parte del mondo occidentalizzata quanto alle idee e agli orientamenti, il costume, gli atteggiamenti intellettuali, ideologici, ecc., ma per nulla quanto al livello di vita, ai modelli economici, gli standard di funzionamento dello stato e della società, il civismo.

  2. PinoMamet says:

    In effetti l’esempio degli esami della burocrazia imperiale cinese (i “mandarini”) è illuminante.
    Le loro composizioni erano perfettamente inutili come indicatori di una qualche abilità dell’esaminando al ruolo di amministratore, e dimostravano soltanto la capacità di padroneggiare i difficili criteri di composizione in una lingua morta da secoli, e imitata all’infinito.

    L’istituzione più simile che abbiamo avuto in Italia è stata forse il Liceo classico
    (i cui professori, quasi tutti, sono tutt’ora scandalizzatissimi alla prospettiva di insegnare il latino e il greco con la “nuova”- di fine Ottocento- teoria del Latino/Greco “vivo”, per vari motivi, alcuni condivisibili, altri frutto di puro e semplice bigottismo).

    ma ora che un diploma ce l’hanno tutti, e una laurea quasi, ci vuole in effetti qualcosa di più…

    • Moi says:

      … Ma non volevano abolirlo, il Classico, per renderlo più vicino alle Aziende “PD Halal Kosher” 😉 EverybodyInclusive & EcoFriendly? … Sostituendo il Latinorum di Don Abbondio con l’ English at Dick del Commendator Zampetti ?! 😉

    • PinoMamet says:

      ??
      Mi pare di aver sentito una proposta/provocazione di un tale, che diceva di voler abolire il Classico (ma non credo che nominasse halal e kosher);

      il Classico naturalmente c’è ancora, ha pochi iscritti (qualche anno più, qualche anno meno) ma ritengo siano sempre gli stessi;

      e dirò di più, credo che l’esistenza di altri indirizzi liceali gli abbia fatto sostanzialmente bene…

      • Francesco says:

        il Classico era già perfetto alla nascita, in che senso la plebe degli altri Licei gli avrebbe fatto bene?

        😀

        F o’ classicista

        PS il Classico è sovversivo, rispetto ai Baffi a Manubrio, agli Uomini d’Acciaio, ai Cacciatori di Soldi e ai Rivoluzionari. credo sia per questo che vale

      • PinoMamet says:

        Gli ha fatto bene perché chi aveva voglia di studiare altre cose si è iscritto ad altri licei 🙂

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