Quando l’eccellenza italiana incontra il mercato globale

Mi segnalano che il signor Roberto Cavalli, stilista in Firenze, è stato ricoverato in ospedale. Da tale luogo, saluta la sua fidanzata, come la definisce la stampa.

Teniamo presente che il fidanzato è del 1940, la fidanzatina è del 1986: come la sua compaesana Greta Thunberg, la signora Nilsson è diventata famosa all’età di sedici anni, ma per motivi piuttosto diversi, come potete capire sfogliando le dotte pagine dell’Encyclopedia of Big Boobs.

Dall’ospedale, il signor Cavalli, che si è fatto fotografare con un tubo di plastica che gli esce dal naso, lancia un appello:

“Now I expect many nice words from all the people that love me ………all over the world”

Abbiamo pensato di raccogliere il suo invito, ripubblicando un articolo apparso su questo blog ben nove anni fa ma con numerosi aggiornamenti  (l’articolo originale lo trovate qui).

21 aprile 2010, con aggiornamenti a ottobre 2019

Il Roberto Cavalli Club di Firenze è stato posto sotto sequestro preventivo dall’autorità giudiziaria.

Abbiamo già dedicato qualche riga al Roberto Cavalli Club di Piazza del Carmine, nonché al suo ineffabile gestore, Joseph Danilo Jacoviello, marito della figlia dello stilista Roberto Cavalli (oggi, 2019, il Club non esiste più).

Il signor Joseph Danilo Iacoviello è figlio di un certo Nicolangelo Iacoviello, che si fece un breve periodo agli arresti domiciliari per aver ideato una creativa truffa di 5 milioni di euro ai danni dello Stato italiano (“associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato, di concorso in truffa e riciclaggio” a essere precisi).

Nel 2016, Joseph Danilo Jacoviello incorse lui stesso in qualche problema, quando venne arrestato un tale Giordano Arbolino:

“Uomo di fiducia del boss “Sandokan” Schiavone, conduceva il [ristorante] Cabreo di via De’ Guicciardini, dopo averlo acquistato con i soldi frutto delle estorsioni ai danni dei commercianti di Aversa.

Da un lato il pizzo e le armi per conto di Carmine Schiavone, dall’altro gli investimenti in Toscana per riciclare il denaro dei Casalesi. Con l’arresto di uno degli irriducibili (secondo la Dda) del gruppo di Casal di Principe, ovvero Giordano Arbolino, spunta fuori una storia che vedrebbe i capitali della camorra conquistare Firenze e, in particolare, entrare in società con la Onda srl, di Joseph Danilo Iacoviello…

Ma credo che sia di notevole interesse antropologico capire come si sia arrivati alla chiusura del Club Cavalli.

L’altra sera [ricordiamo che questo post risale al 2010], all’ora in cui traduttori, imbianchini e altre persone normali se ne stanno a letto, alcuni brutti ceffi giravano oziosamente per il centro di Firenze.

Il primo era Adrian Mutu, un post-extracomunitario (visto che la Romania è entrata in Europa), appassionato di cocaina.

Il signor Mutu, che guadagna 3,5 milioni di euro l’anno spingendo di qua e di là un pallone sotto le telecamere ma non manda soldi alla nonna, è stato recentemente sospeso per nove mesi dal campionato per uso e abuso di un’altra sostanza, la sibutramina, la cui funzione ci è fortunatamente ignota.

L’extracomunitario in questione era in compagnia di un’altra extracomunitaria, tale Consuelo Matos Gómez, figlia di un certo Leonardo Pastor Matos Berrido.

La signora Consuelo, come tutti noi latinoamericani, porta due cognomi.

Uno è del padre e l’altro è della madre, la signora Edith Gómez.

Separati da alcuni anni, il 31 ottobre del 1982, Leonardo vide Edith salire in macchina con un uomo, e la ammazzò con otto colpi di pistola.

Cose che capitano, ma il signor Leonardo Matos Berrido venne punito in maniera assai originale: poco dopo l’omicidio, divenne, uno dopo, l’altro dirigente del Partido Reformista Social Cristiano, Ministro dell’Educazione, diplomatico a Taiwan, ambasciatore in Italia poi presso il Vaticano e presidente di un’importante banca, e attualmente gode di una pensione di 27,485 dollari statunitensi al mese.

La signora Consuelo è un’ex-modella e attuale moglie dello stesso Mutu [nota del 2019, ovviamente hanno poi divorziato]: al loro matrimonio, hanno ricevuto regali per un valore di 350,000 euro, tra cui una Lamborghini donatagli dal nipote del politico romeno Gigi Becali, presidente del Partito Nuova Generazione – Cristiano Democratico, un signore che in seguito sarebbe stato condannato in patria a tre anni di carcere.

Ricordiamo che la signora Matos Gómez in Mutu, di mestiere modella, nel tempo libero svolgeva il mestiere di console della Repubblica Dominicana in Vaticano.

La coppia di immigrati si accompagnava a un libanese, tale Fawaz Gruosi.

Se state pensando che Gruosi sia un cognome strano per un arabo, avete ragione: il signore infatti va in giro con il cognome della madre, italiana, per non usare quello paterno di El Hage, che significa “pellegrino alla Mecca“. Il signor El Hage alias Gruosi traffica in gioielli. Anzi, grazie al suo matrimonio con l’ereditiera extracomunitaria (svizzera) Caroline Scheufele (proprietaria di un cane che porta al collo un collare di diamanti), è diventato patron de la maison [sic] di una marca che ha chiamato De Grisogono, per fare appello al culto mondiale del Made in Italy  [non vi sorprenderà sapere che da un po’ di tempo, la stampa attribuisce al signor Gruosi una nuova consorte che non si chiama Scheufele].

De Grisogono è un bellissimo esempio di apertura a un mondo che ha saputo superare ogni pregiudizio ideologico o di colore.

Partiamo da lontano nello spazio e nel tempo (1977), quando il Movimento Popolare per la Liberazione dell’Angola (MPLA) dichiarò il marxismo-leninismo la propria ideologia.

Nello stesso anno, un ragazzo romano di diciotto anni, Piero Bruno, morì ucciso dalla polizia durante una manifestazione di solidarietà con i compagni dell’MPLA in lotta contro l’imperialismo.

Pietro Bruno

Il Compagno Capo dell’MPLA, José Eduardo Dos Santos, ebbe migliore sorte del suo ammiratore romano: diventò presidente per decenni del proprio paese e mise al mondo una figlia, Isabela Dos Santos, che oggi è la donna più ricca dell’Africa, con un patrimonio, secondo Forbes, di 2,1 miliardi di dollari.

Una scintilla di speranza per i diseredati, se si pensa che l’Angola sarebbe il 149esimo paese più povero del mondo, su 186.

Comunque, la signora Dos Santos è riuscita con i suoi sudati risparmi a comprarsi la De Grisogono, con tanto di Fawaz. Poi lì la storia diventa molto complicata

Siccome un certo mondo è piccolo, Fawaz El Hage alias Gruosi è solito celebrare i propri compleanni con feste sfarzose al Billionaire, il locale di Flavio Briatore, un geometra di Cuneo che fece fortuna a partire dal momento in cui il suo socio saltò in aria con una provvidenziale carica di tritolo. Il signor Briatore ebbe successivamente alcuni momenti oscuri nella vita, come quando si fece una lunga latitanza mentre veniva ricercato per aver organizzato – a dire dei magistrati – una serie di truffe in collaborazione con la mala milanese.

Ci scuserete della piccola divagazione, che serviva soprattutto per riportare i lettori a Daniela Santanchè, già socia di Briatore e nota a questo blog per le sue rumorose campagne islamofobe. Che comunque si indirizzano solo contro i pellegrini alla Mecca che non frequentano il Billionaire.

Non dimentichiamo che al matrimonio dell’ex-latitante con l’indagata di Vallettopoli  (peculato, estorsione, spaccio di stupefacenti, sfruttamento della prostituzione [1] ) Elisabetta Gregoraci – matrimonio celebrato dal senescente cardinale Paul Poupard – la sposa indossava gioielli creati da Fawaz El Hage alias Gruosi. Stylosophy, mescolando il trash umano con il trash per l’infanzia, ne riassume così il concept:

“sono dei gioielli davvero da favola che hanno reso la showgirl una vera e propria principessa.” [2]

La favola è finita, da quando la signora Gregoraci si è accompagnata a un certo Francesco Bettuzzi, imprenditore che ha come caratteristica fondamentale “molti tatuaggi” e un profilo Instagram che lui stesso ha usato per annunciare al pianeta l’inevitabile successiva separazione tra lui e la signora Gregoraci.

Il quarto elemento a spasso per la notte fiorentina era un certo Tommaso Buti, un signore che di mestiere fa il tommasobuti. Nel senso che la cosa principale che fa è mettere il marchio TButi su orologi con nomi come “Principessa” (di nuovo) e “Shark“. Precisa il suo sito:

“Lusso Italiano…dalla “T” (tradizione) al “B” (buongusto).”

Ora, Tommaso Buti non deve essere esattamente l’orologiaio dalle mani magiche che è diventato famoso senza nemmeno accorgersene.

E’ ancora giovane, e un po’ di tempo fa si occupava di locali di moda chiamati Fashion Cafè. Le sue acrobazie finanziarie finirono con l‘arresto a Milano su richiesta statunitense per «truffa aggravata e riciclaggio». Il signor Buti, che come i suoi compari ha una discreta abilità nel cascare in piedi, avrebbe poi introdotto Gianpaolo Tarantini nel giro che avrebbe portato quel noto mediatore di corpi femminili nei pressi del Presidente del Consiglio, il cavaliere Silvio Berlusconi.

Tommaso Buti è molto presente nei motori di ricerca per quella particolare cosa che si chiama gossip.

Ora, sapere con chi va a letto Tommaso Buti non è in sé più interessante che sapere con chi va a letto il negoziante di telefonini a due passi da qui.

Ma se Novella 2000 costituisce, come abbiamo teorizzato in passato, lAlmanach de Gotha dei nostri tempi, è di estrema utilità cogliere lo stretto rapporto che esiste tra media, imprenditoria, prostituzione di alto bordo, delinquenza, potere politico e “immagine”, sigillato dalle foto di baci veri o presunti nei locali di moda. Dove lo scambio di donne in qualche modo suggella un patto di potere tra i loro acquirenti maschi.

Tommaso Buti è stato “associato” a Manuela Arcuri – un’avvenente signora cui il sindaco di Porto Cesareo aveva dedicato una statua -, ad Anna Falchi, moglie del trafficante Ricucci, (arrestato nel 2018 per “corruzione in atti giudiziari”) a Beatrice Borromeo Arese Taverna – nipote di Marta Marzotto, cognata di John Elkann e collaboratrice di Michele Santoro – a Martina Stella, una ex di Lapo Elkann, fratello dell’appena citato John. Il giro dei guitti e dintorni è in fondo piccolo.

Nel 2018, abbiamo potuto leggere:

“I fratelli Tommaso e Francesco Buti, di 52 e 57 anni, noti soprattutto come playboy e promotori dei Fashion Café, sono stati nuovamente rinviati a giudizio per bancarotta fraudolenta, come richiesto dalla pm Christine von Borries. Nel dicembre 2016 erano stati arrestati dalla Guardia di finanza per la bancarotta della loro società Sfera, che progettava orologi.”

Ma torniamo a Mutu, Consuelo, El Hage alias Gruosi e Buti.

Girovagando di notte, questa banda poco raccomandabile capita – presumiamo con il solito SUV da parcheggiare in seconda fila o sul marciapiede, a scelta – al Roberto Cavalli Club di Piazza del Carmine, gestito da Joseph Danilo Jacoviello. Il locale, come ricorderete, era stato devastato alcune settimane prima da un gruppo di senegalesi, adirati per la violenza con cui un loro connazionale era stato trattato dagli omoni della Security.

Visto il contesto del locale, nonché l’abbigliamento presumibilmente vistoso di Madame Mutu, qualche frequentatore deve aver chiesto all’immigrata dominicana una prestazione veloce ma ben remunerata. La richiesta è finita in una violenta rissa. Mentre Mutu, fedele al proprio cognome e presumibilmente inebetito dalle proprie abitudini, restava in disparte, Tommaso Buti e Fawaz El Hage alias Gruosi sono stati generosamente picchiati (no, io a quell’ora dormivo, l’ho saputo il giorno dopo da un SMS di Io non sto con Oriana).[3]

La polizia, arrivata sul posto, ha preso nota del fatto che al Roberto Cavalli Club si stava allegramente ballando, nonostante fosse stato già chiuso due volte perché non aveva né l’autorizzazione né le minime misure di sicurezza per evitare una strage di vip e/o pregiudicati.

La polizia chiude il Club Roberto Cavalli di Firenze

La polizia appone i sigilli al Roberto Cavalli Club di Piazza del Carmine, Firenze

Per una volta schierati dalla parte delle forze dell’ordine nella lotta contro il degrado e per la sihurezza del Centro Storico, ci fa piacere citare integralmente il comunicato della Questura di Firenze:

Sigilli al locale “Cavalli Club” di Piazza del Carmine. Il provvedimento è stato notificato dalla polizia Amministrativa questa mattina al gestore del locale, un ventinovenne di origine napoletana. Il sequestro preventivo è stato disposto dall’Autorità giudiziaria a conclusione dell’istruttoria condotta dalla Polizia Amministrativa della Questura, diretta dal dr. Sergio Vannini. Alla base della misura vi sono gli esiti di numerosi controlli effettuati dagli agenti negli ultimi mesi, dai quali sono emerse irregolarità nella gestione del locale nonché, in alcuni casi, turbative per l’ordine e la sicurezza pubblica. Il 10 marzo scorso il locale era già stato colpito da un decreto di sospensione della licenza da parte del Questore Francesco Tagliente per un periodo di 15 giorni in seguito ad una rissa.

I reiterati controlli hanno consentito di riscontrare che all’interno del club venivano sistematicamente organizzate serate danzanti, pur in assenza delle prescritte autorizzazioni, determinando “una situazione di rischio per gli avventori, in assenza di adeguate vie di fuga in caso di incendio o da altri eventi tali da imporre l’immediata evacuazione”.

La notte scorsa, inoltre, all’esterno del locale si è verificata l’ennesima aggressione ai danni di due uomini intervenuti per difendere una avventrice che era stata importunata con ripetute avances. I “corteggiatori” hanno infatti colpito i due amici della donna per poi darsi alla fuga. Uno dei due aggrediti colpito al volto con un pugno è stato soccorso dal 118 e portato all’Ospedale di Careggi dove gli hanno diagnosticato 30 giorni di prognosi. Sull’episodio, dopo l’intervento delle Volanti, sta ora indagando la Squadra Mobile.

16/04/2010 16:26

Questura di Firenze

Note:

[1] Questo blog è orgogliosamente non garantista nei confronti di coloro che si sanno garantire da soli.

[2] Per Principessa si intende un oggetto di altezza più o meno umana e dalle misure scelte o costruite da appositi tecnici, preferibilmente muto ma capace di battere le ciglia in maniera appropriata. In tempi passati, doveva essere vergine fino al suo acquisto da parte di un Principe.

Oggi, ciò non è possibile per due motivi. Innanzitutto, perché per arrivare all’attenzione di un Principe, deve essere consumata prima da una lunga serie di intermediari; in secondo luogo, il piacere principale del Principe deriva dall’aver rubato la Principessa a un altro Principe che ne godeva precedentemente i favori.

Per questo, la Principessa diventa vergine dopo il matrimonio, grazie a uno spettacolare intervento ecclesiastico-mediatico.

Sul compito di protettore che incombe su certi principi, ci rende edotti uno dei tanti blog che ci inculcano un pettegolo affetto per i dominanti. Parlando della Gregoraci, ci dice che

“Come nelle favole, è un principe azzurro dei giorni nostri, Briatore, a sostenerla e difenderla pubblicamente.”

[3] L’episodio ha illustri precedenti. Ricordiamo la reciproca denuncia – per “lesioni gravi” e per “lesioni gravi e minacce aggravate” – scambiata tra Gabriele Moratti, figlio di Letizia Brichetto in arte Moratti (sindaco di Milano), e il pilota di Formula Uno, Irvine, dopo una rilassante serata in una discoteca milanese.

Oppure il caso più recente dell’imprenditore Roberto Maria Adago del marchio Baci & Abbracci,

“Dopo l’abbandono del puro logo, il marchio ha rafforzato la propria filosofia, presentando un look informale ma elegante, semplice e raffinato al tempo stesso, ideale per un uso quotidiano; trasmettendo valori come l’amicizia, l’amore, la passione mista a complicità.”

Il signor Adago fu arrestato nell’Armani Privè di Milano mentre cercava di baciare & abbracciare una signora non consenziente e di picchiare numerosi agenti delle forze dell’ordine, anch’essi non consenzienti.

Già nel 1994, era stato arrestato per aver guidato una folla di turisti italiani a lanciare molotov e incendiare macchine a Formentera, in una grande rivolta contro i vigili che si permettevano di cercare di far rispettare le leggi.

Aggiungiamo che nel 2012, lo stesso signor Roberto Maria Adago

“avrebbe aggredito un suo amico (36 anni, pluripregiudicato), accusandolo di avergli rubato l’iPhone durante una serata tra amici. L’aspetto inquietante della storia è che l’imprenditore gli si sarebbe scaraventato contro staccandogli il naso e sputando il pezzo per terra. La polizia giunta sul luogo della lite ha portato la vittima al pronto soccorso insieme alla suo naso, per farlo riattaccare in ospedale.”

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95 Responses to Quando l’eccellenza italiana incontra il mercato globale

  1. Peucezio says:

    Miguel,
    “Teniamo presente che il fidanzato è del 1940, la fidanzatina è del 1986”

    Lasciamelo dire: un mito quest’uomo! 🙂

    • PinoMamet says:

      Ma va là.
      Sarebbe interessante (sotto il profilo clinico, ovviamente) una situazione di una ventenne che si mette con un sessantenne non ricco, non famoso o non, al limite, poeta maledetto o pittore geniale o sedicente tale.

      Una tizia che si mette con un vecchio riccone? Niente di nuovo, e niente di interessante, assolutamente niente per cui ammirare lui.

      • Peucezio says:

        Non sono d’accordo.
        Intanto perché, se anche te la sei comprata, è il modo migliore e più sano di spendere i soldi.
        E poi perché queste dinamiche sono più complesse.
        I soldi sono il segno del prestigio e il prestigio caratterizza il capo branco, l’esemplare forte, virile: è mera biologia stringi stringi.
        In periferia la più bona se la fa il ras del quartiere, senza una lira ma sicuro di sé, forte, che sa usare il coltello; a questi livelli sel a fa il miliardario.
        Se uno è così dritto da farsi i soldi in modo da poter stare con le donne più belle e giovani io lo ammiro.
        E disprezzo quello che li fa per farli, per bisogno di accumulo, per prestigio sociale fra gli altri maschi, per bisogno di potere, ecc.

        • mirkhond says:

          E’ squallido comprarsi una donna.
          E se diventi povero ti molla subito.

          • Peucezio says:

            E’ più squallido non averla perché sei povero.

            La cosa migliore è avere una donna perché le piaci da morire del tutto indipendentemente dal tuo reddito (che poi non vuol dire granché, perché il reddito fa parte della persona e la capacità di produrlo è un elemento della personalità, insieme a tanti fattori, anche del tutto casuali).

            Ma se la scelta è fra essere miliardario ottantenne e comprarsi la trentenne e essere povero in canna con le donne che ti sputano in faccia, non essendo disponibile l’optimum (povero ma con la donna) preferisco la prima.

            • PinoMamet says:

              Su questi aspetti ammetto di non riuscire proprio a capirti; mi sembra una distanza siderale.

              Il reddito non fa parte della persona; non c’entra assolutamente niente con la persona, tant’è vero che se Just Cavalli o Briatore fossero, con la stessa personalità e le stesse idee, poveri in canna, le trentenni gli sputerebbero in faccia.

              Mi potrai anche dire. eh, ma con la stessa mentalità non sarebbero poveri in canna.
              Ma non è vero: l’Italia abbonda di Briatori in sedicesimo e aspiranti, con idee assolutamente identiche, che a volte non hanno avuto la capacità di metterle in atto

              (ma attenzione, non si tratta mica della cura per il cancro, eh?… lanciare una camicia o frequentare l’ambiente giusto ha ben poco a che fare con chissà quali abilità intellettuali, fisiche o caratteriali…)

              molto più spesso, direi nel 90% dei casi, non hanno avuto semplicemente fortuna.

              L’idiota pieno di soldi, pagato dalle aziende di famiglia per starsene lontano e non fare danni, è un altro bell’esempio italico e forse internazionale…
              e anche questi sono regolarmente accompagnati da attricette e modelle, non si sa per quale altra qualità personale che non sia il portafoglio.

              No, non mi convinci. un povero dignitoso è mille volte meno squallido.

              • mirkhond says:

                Pienamente d’accordo con Pino.

              • Peucezio says:

                Pino,
                il tuo è un ragionamento molto astratto (e a mio avviso un po’ ingenuo).
                Ogni persona è il suo carattere, è la sua storia, è le circostanze della sua vita, che plasma e da cui viene plasmato, è la sua parabola, il suo contesto, tutto.
                Il caso non esiste, non significa dire nulla.

              • PinoMamet says:

                Se questo non è un ragionamento astratto…

        • PinoMamet says:

          Peucè, tradotto:

          sei un vecchiaccio zozzo a cui non tira più: ti compri una mignotta per far credere a tutti di essere il vecchio gorilla capobranco.

          Altra prospettiva:
          seiu una giovane che ha come unico bene una certa avvenenza, specie del tipo vistoso e volgarotta che spaventa le persone interessanti: ti metti con un vecchio ricco per mettere a frutto il tuo bene.

          No, continua a sembrarmi una cosa tristissima e squallida, come dice anche Mirkhond.

          • Peucezio says:

            Pino,
            “sei un vecchiaccio zozzo a cui non tira più: ti compri una mignotta per far credere a tutti di essere il vecchio gorilla capobranco.”

            Oggi, grazie ai supporti chimici, non esiste più il “non ti tira più”: conosco un novantenne che scopa come un riccio (donne ovviamente giovanissime e ovviamente pagate).

            Secondo me tagliate moralisticamente il mondo con l’accetta.
            I confini delle cose sono molto meno netti.
            Conosco gente che va a prostitute e ci crea un’autentica interazione umana. E so di fidanzati, scelti liberamente da donne magari con istinti masochistici o complessi di inferiorità, che le trattano come pezze da piedi, come oggetti.
            Le dinamiche di coppia sono estremamente complesse e bene o male una qualche dinamica economica c’è sempre: con qualche marginale eccezione, anche la donna più virtuosa e stimabile fa considerazioni economiche sull’uomo: se è povera perché se no rischia che lui non sia in grado di mantenere lei e la prole, se è ricca perché le sembra poco dignitoso un uomo che si faccia mantenere da lei.

            • paniscus says:

              “Oggi, grazie ai supporti chimici, non esiste più il “non ti tira più”: conosco un novantenne che scopa come un riccio (donne ovviamente giovanissime e ovviamente pagate).”
              —–

              Conosci un novantenne che RACCONTA di scopare come un riccio con donne giovanissime e pagate. E’ diverso 🙂

              • Peucezio says:

                Ma tu che ne sai?
                Come fai a parlare di gente che non conosci e io conosco?

              • PinoMamet says:

                Ehm, sei presente alle scopate Peucè? 😉
                Mi auguro vivamente di no… 😉

        • PinoMamet says:

          PS
          quando sei un vecchio che deve ricorrere alla chimica per avere rapporti sessuali, pagarsi una donna non è il modo più sano di spendere i soldi, e dubito fortemente che sia il migliore.

          • Peucezio says:

            E perché?
            Quale sarebbe quello più sano?

            • PinoMamet says:

              Tu parli così perché non hai avuto uno zio passabilmente ricco che ha sperperato tutto con cantanti e modelle e si è rovinato la salute col Viagra…

              e non è un exemplum fictum, ahimè.

              • Peucezio says:

                Vabbè, che c’entra…
                Qua parliamo di Roberto Cavalli, che non è andato in miseria a forza di pagare donne.

                Tra l’altro lo sperperare secondo me è un fatto di carattere: se uno non ha il senso dell’economia e della misura, non ce l’ha indipendentemente dal modo in cui spende.
                Qui parliamo di gente che maneggia miliardi: nemmeno andando con una puttana d’alto bordo diversa ogni ora 24 ore al giorno riuscirebbe a erodere seriamente il proprio patrimonio.
                Ognuno deve avere il senso di ciò che può o non può fare.
                Conosco gente non miliardaria che spende tantissimo con le donne, senza andare in rovina: si tratta di fare un minimo di calcoli e avere un minimo di cautela.

                Circa la salute, è anche vero che se neanche puoi scopare, capirai che te ne fai della salute. tanto comunque dobbiamo morire tutti: non è un capitale che puoi proteggere all’infinito: tanto vale godersi la vita!

              • PinoMamet says:

                A volte, Peucè, dovresti limitare la tua voglia di mostrarti vitalista, giovanilista, godereccio, eia eia eiaculà, e ricordarti del mondo reale.

                Il vecchio satiro è una figura che è sempre esistita, e mentre non starò a condannarlo moralmente (l’ho scritto all’inizio) non vedo neanche il motivo di elevarlo a modello…

        • paniscus says:

          “I soldi sono il segno del prestigio e il prestigio caratterizza il capo branco, l’esemplare forte, virile: è mera biologia stringi stringi.”
          —–

          Veramente no, non è biologia, anzi a me pare l’esatto OPPOSTO dell’istinto biologico.

          In biologia (semplificando parecchio) l’obiettivo finale è quello di riprodursi il più possibile e di avere figli più sani, forti e resistenti possibile. L’atteggiamento di fare il bullo e lo spaccone contro altri maschi per metterli in soggezione ha solo il fine di accaparrarsi le femmine migliori.

          Qua invece siamo alla pantomima esattamente contraria: l’obiettivo di impressionare gli altri maschi è il vero fine del giochino, ed è proprio il fatto di “possedere la femmina pregiata” che viene usato come mero strumento per impressionare gli altri maschi, e non come fine che ha già valore in sé.

          Tanto più che spesso la riproduzione non c’entra niente.

          Tranne pochi casi estremi ed eccentrici, che sono abbastanza rari anche negli ambienti più danarosi e prepotenti, è abbastanza raro che questi soggetti, a settant’anni e passa, facciano davvero dei figli con le loro quarte o quinte o decime compagne molto più giovani.

          Ed esattamente per una questione di sopravvivenza biologica della discendenza… cioè che le loro risorse devono massicciamente impiegarle a far vivere nel benessere e nel privilegio gli altri figli grandi che hanno già (cioè, non solo assicurare loro ville, lussi e compartecipazioni nelle aziende, ma spesso anche toglierli dalle grane legali quando vengono beccati con la cocaina, con un processo per omicidio stradale, o con una denuncia per maltrattamenti domestici o per stupro…

          • Peucezio says:

            Lisa,
            “Qua invece siamo alla pantomima esattamente contraria: l’obiettivo di impressionare gli altri maschi è il vero fine del giochino, ed è proprio il fatto di “possedere la femmina pregiata” che viene usato come mero strumento per impressionare gli altri maschi, e non come fine che ha già valore in sé.”

            Mah, se fosse così sarebbe un fesso, che invece di godere, si preoccupa di dare conto agli altri.
            Ma mi parrebbe strano: oggi, in questo mondo alla rovescia, mortifero e afflittivo, queste cose creano riprovazione, non ammirazione.

            “Tanto più che spesso la riproduzione non c’entra niente. ”

            Grazie al cavolo.
            Certo che non c’entra niente: ormai nelle società umnane è così da quel dì. Ma l’origine prima della libido biologicamente è solo quella.

            • Mauricius Tarvisii says:

              “Mah, se fosse così sarebbe un fesso, che invece di godere, si preoccupa di dare conto agli altri”

              Esatto, è triste ed è fesso.

              “Ma mi parrebbe strano: oggi, in questo mondo alla rovescia, mortifero e afflittivo, queste cose creano riprovazione, non ammirazione”
              Ma no: sei tu quello mainstream, in questo caso.

              • Mauricius Tarvisii says:

                Poi, effettivamente, sulla figura del vecchio rattuso scavalchi anche il mainstream: quello ha sempre fatto tristezza, ma ora in qualcuno suscita ammirazione, probabilmente un riflesso del giovanilismo dilagante.

              • Peucezio says:

                Mauricius,
                ora vuoi anche convincermi che siamo in un mondo di puttanieri e non di moralisti. No, con me non attacca, sai troppo bene che non ci credo a ‘ste storielle.
                Sarà vero a livello dell’uomo medio, ma non delle idee vincenti, presentabili, “mainstream”, perlappunto.

              • Peucezio says:

                Andare a donne non è da giovani, è da uomini.
                Semmai chiamalo “umanesimo” 😀

                Comunque, ragazzi, ne riparliamo con tutti voi fra quaranta o cinquant’anni. Se continuerete a dire le stesse cose, non sarete testardi, ma solo ipocriti.

              • PinoMamet says:

                Peucè, siamo in un mondo di puttanieri.
                E anche in un mondo di moralisti.

                Escludo che non abbia mai acceso una televisione o letto un giornale negli ultimi 30 anni…

                ma a parte questo, l’umanità è sempre stata piena di puttanieri e di moralisti, che c’è di strano?

                Comunque ribadisco che il mio disgusto per le situazioni descritte dal post non è tanto morale, quanto estetico.

                Posso provare anche simpatia per il tipo del playboy allegro, giovanile, ridanciano, che effettivamente si gode la vita, come certi personaggi da vecchio film italiano.

                Non riesco a provare simpatia, e neppure invidia, per il mondo dei Briatori e simili, che non mi danno affatto l’idea di godersi la vita, quanto di azzuffarsi tra loro in un’ansia perenne di esibirsi, priva di gioia.

              • Francesco says:

                sì, in effetti mi associo nel far rilevare a Peucezio che il mondo è palesemente contraddittorio, per cui il moralismo del “la prostituzione è il male assoluto” vive felicemente a fianco del “minkia che figo quello, guarda che gnocca ha acquistato”

                cosa che peraltro credo duri da migliaia di anni

            • paniscus says:

              Oltretutto, i capibranco paleolitici che volevano davvero accaparrarsi le femmine migliori a scopo biologico, non sarebbero certamente andati a cercarsele tra quelle con un fisico che oggi sarebbe considerato adatto a una modella, o tantomeno tra quelle più viziate, capricciose, profittatrici e schizzinose.

              I capibranco paleolitici che volevano davvero accaparrarsi le femmine migliori a scopo biologico, le avrebbero scelte belle cicciotte (hai presente le Veneri di Willendorf o roba del genere?), bendisposte alla fatica fisica…

              …e soprattutto, che avessero già avuto (da altri padri) dei figli ben riusciti, dimostrando di essere fertili, di essere molto efficienti nell’allattare al seno e di essere brave a proteggere l’incolumità dei figli.

              La tipologia della modella sottopeso, tatuata, fumatrice, con i fianchi scarni e le tette plastificate, e insofferente al doversi svegliare la notte perché il bambino piange, non avrebbe riscosso alcun successo in quel contesto.

              • Peucezio says:

                No, però così confondiamo i piani.
                Io sto parlando del principio, cioè del fatto che il prestigio sociale oggi rappresenta esaattamente ciò che in natura è rappresentato dalla forza fisica come capacità di generare e proteggere la prole.
                E quindi del fatto che, per un meccanismo biologico molto primario ed elementare, l’uomo di successo (che nel nostro tipo di società è di tipo economico, così come in società aristocratico-guerriere poteva essere il coraggio e la capacità di combattere) attrae le donne.
                In questo senso definire un confine netto fra il perseguire puramente vantaggi e il sentire il fascino di figure così è impossibile, perché si mischiano e si fondono.

                Qui si parlava delle scelte femminili, non di quelle maschili.
                Poi su quelle possiamo discutere a parte, quanto sono biologiche, quanto culturali, quanto primitive, quanto raffinate e sofisticate, ecc.

    • Avresti ammirato anche il padrone della fabbrica dove lavoravo tempo fa.
      Ah, infarto secco a cinquant’anni.
      Dopo, con calma, sono saltati fuori passivi bancari per diversi milioncini e altre cose di probabile rilevanza penale.
      Diciamo che ha fregato il giudice, e tanto basti.

  2. Roberto Cavalli è sofferente all’ospedale.
    Miguel Martinez per come lo conosco è sempre animato da un certo senso della cortesia ed è logico che, da vero altruista, abbia pensato fosse giusto aiutarlo.
    A patire ancora di più, ovviamente.

    A Rachele Cavalli dedicai anch’io anni fa qualche riflessione.

    http://iononstoconoriana.blogspot.com/2016/01/firenze-rachele-cavalli-regina-del.html

  3. PinoMamet says:

    Una domanda per Habs: secondo te lo scenario sopra descritto (che a me ispira un certo disgusto, neppure morale- la morale lasciamola da parte- ma estetico) equivale a “vivere bene”?

    • Per PinoMamet

      “Una domanda per Habs: secondo te lo scenario sopra descritto (che a me ispira un certo disgusto, neppure morale- la morale lasciamola da parte- ma estetico) equivale a “vivere bene”?”

      Per me, no.

      Non ne faccio un discorso di elogio della povertà: anch’io, come quasi tutti, vorrei avere “un po’ più” di soldi – quelli che basterebbero per lavorare qualche ora in meno, per passare più tempo in mezzo a monti e boschi. Alla fine, mettendo insieme tutti i miei desideri, potrei probabilmente desiderare anche parecchie migliaia di euro al mese 🙂

      Ma non vorrei che nessuno sapesse che “ho i soldi”, perché non vorrei avere rapporti falsati dal denaro, sarebbe una tragedia. Tutta la gentaglia di cui si parla in questo post ha invece la caratteristica di ostentare i soldi, anche quando non li ha (e per far finta di averli, deve fare debiti pazzeschi e truffe rischiosissime).

      • Peucezio says:

        Miguel,
        ecco, su questo sono totalmente d’accordo.

        Purtroppo i rapporti con l’altro sesso funzionano in modo diverso da tutti gli altri rapporti: in un certo senso non sono mai basati sulla gratuità: a qualche livello devi metterti in gioco, non sei amato così come sei. Il livello più rozzo e materiale sono i soldi; poi ci sono livelli raffinatissimi e profondi.

    • roberto says:

      a me queste storie sembrano quelle di persone fondamentalmente tristi.
      non vedo cosa altro ti possa spingere a certe cose se non un vuoto enorme che hai da riempire in qualche modo.

      la storia di mutu in particolare: cavolo vivi giocando a pallone, hai tutto, talento, gloria, soldi e butta tutto nel cesso tirando la catena

  4. Roberto says:

    Sulla sibutramina

    https://www.firenzeviola.it/news/caso-mutu-ecco-percha-sibutramina-a-doping-58190

    (Mutu era fortissimo, peccato abbia buttato il suo talento nella monnezza)

    • Roberto says:

      E allora di che si lamentano gli iraniani?

    • Moi says:

      Woh ! Woh ! Woh ! Woah ! … WTF, Buddy ?!?! 😉

      … Ugo Bardi a Teheran ?! … Con quale di locomozione ?!?! … Lasciando quale Impronta EKologiKa ?!?! … Sono queste (!) le cose su cui Ei si gioca l’ attendibilità che Ei l’ UNN sia un Borghesucolo Occidentale Ipocrita, giusto un po’ guastafeste se invitato a una Leopolda !

      • Moi says:

        @ MIGUEL (E @ Ugo Bardi, qualora Ei NON temesse obiezioni così scomode eppur assolutamente lecite …)

      • Moi says:

        Con quale mezzo di locomozione ?!?!

        e.c.

        e aggiungerei “donde trae la propria energia il suddetto (qual ch’esso sia !) mezzo di locomozione per ottenere effetto semovente ” ?!

        • Moi says:

          Ricordo altresì che, oggidì come oggidì , qualsivoglia “sbarbo” è in grado di fare un”podcast” (o quel che l’è quella roba lì) via Youtube … parlando a voce con il mondo in videoconferenza multimediale senza (!) portare il deretano fuor della cameretta in casa de’ genitori ! 😉

  5. habsburgicus says:

    OT
    pongo alla vostra attenzione questo affascinante e controverso libro di Dale K. Van Kley del 1996 “The religious origins of the French Revolution: from Calvin to the Civil Constitution, 1560-1791”, della Yale University Press, in cui postula, storicamente, un ruolo enorme nello scatenamento della rivoluzione francese, prima di Calvino e degli ugonotti indi dei giansenisti..
    è interessante, e ciò non sfuggirà a Peucezio, che un americano accademico in un’Università della super-élite (ovviamente quindi “liberal”) giunga a conclusioni che, in altro linguaggio, il pensiero cattolico conservatore sostiene da oltre 100 anni !..fra il ridicolo dei cosiddetti “benpensanti”…
    il tempo è, talora, galantuomo..diciamo che questo libro vindicates la vecchia tesi cattolica integralista, tuttora insegnata negli ambienti anti-CV II (ovviamente il tipo non giudica, eh..constata)
    il titolo è ricalcato sul celeberrimo “Le origini intellettuali della rivoluzione francese” che il libro non nega, eh
    l’illuminismo c’entra
    ma anche l’eterodossia, calvinista e poi giansenista
    la Costituzione Civile del clero è pero del 1790 😀

    • Per Habs

      “pongo alla vostra attenzione questo affascinante e controverso libro di Dale K. Van Kley del 1996 ”

      Molto interessante!

    • Mauricius Tarvisii says:

      Secondo me è la logica delle tifoserie: tutto il bene/male va ascritto al campo nostro/avversario. E’ ovvio che tra tifosi ci si trova sempre d’accordo sui fatti, a cui si danno connotazioni opposte.

  6. Provo a chiedere, secondo voi, quali sono gli elementi significativi delle storie che sono state raccontate in questo post? A prescindere dai singoli individui di cui si parla.
    Secondo me ci insegnano moltissimo su cosa sia davvero il capitalismo, e non è poco…

    • Z. says:

      Il capitalismo, a tuo giudizio, cos’è?

    • PinoMamet says:

      Gli elementi che ci vedo io sono la notte, l’aggressività, lo sfoggio di simboli “virili”
      (grandi auto, donne, orologi- non ho mai capito perché ma alcuni intendono gli orologi, che a me sembrano un inutile passatempo oppure un oggetto per segnare le ore, come simboli virili)
      la promiscuità, lo sprezzo della legge.

      • Z. says:

        Gli elementi che hai colto rivelano una sovrapponibilità quasi totale con il sottobosco antagonista 🙂

      • Mauricius Tarvisii says:

        gli orologi, che a me sembrano un inutile passatempo oppure un oggetto per segnare le ore, come simboli virili

        Sarà che sono l’ultimo accessorio maschile costoso non caduto in sempre maggiore desuetudine, a differenza di fermacravatta, gemelli, anello e bastone?

        • Z. says:

          Uhm… forse ci sono più uomini con anello che uomini con orologio, oggidì!

          • Mauricius Tarvisii says:

            La fede, intendi?

            • Z. says:

              Non solo. Orologi ne vedo davvero pochi…

              • Moi says:

                Cioè ?! Intendi che per veder che ora è sempre più gente guarda semplicemente lo smartphone ? … Non miè parso, o almeno ci sta per quelli a cristalli liquidi che implicano “sditazzate” combinate e temporizzate assurde dei tastini … ma l’ eleganza del quadrante a lancette mi pare inattaccata !

              • Z. says:

                Moi,

                — Cioè ?! Intendi che per veder che ora è sempre più gente guarda semplicemente lo smartphone ? —

                Esattamente, ma a ben vedere era già così anche coi cellulari non smart. Gli orologi da polso che vedo ancora in uso sono per lo più smartwatch, quelli coi contapassi e cose così.

      • Roberto says:

        Non porto l’orologio dal giorno della maturità

        Però ho un orologio da taschino ereditato che uso una volta all’anno quando voglio completare il look da padrino

    • Roberto says:

      « Secondo me ci insegnano moltissimo su cosa sia davvero il capitalismo, e non è poco”

      Non capisco cosa vuoi dire.
      Il riccone puttaniere de il calciatore cocainomane cosa insegnano sul capitalismo?

      Io l’elemento comune lo vedo in una disperata voglia di apparire (tranne il povero Mutu che mi sembra solo un meschino drogato) , e non sono sicuro che questa voglia di apparire ci dica qualcosa sul capitalismo, ma ascolto volentieri il tuo punto

    • Moi says:

      C’è il video-tutorial ?! … una roba simile, se leggi, la snaturi ! 😉

    • Moi says:

      Il “robo” è più o meno ‘sto qui :

      https://www.youtube.com/watch?v=yk9tadHUvwQ

      Perché quando ‘sti gingilli siffatti li fanno Ebrei & Musulmani , tutti “Aaaahhh !” mentre se li fanno i Cristiani tutti “Ha ha ha ha ha !” ???

      Badate bene, NON è una domanda retorica … incuriosito, me lo chiedo davvero !

      • PinoMamet says:

        Non mi risultano gingilli simili fatti da ebrei, anche perché i rosari non si usano…

        quanto ai filatteri, devono essere fatti in un modo molto, molto, molto preciso, e non c’è modo di sostituirli con qualcosa di elettronico.

      • PinoMamet says:

        Ho visto ora il filmatino e, per un credente cattolico che si voglia avvicinare alla preghiera, mi sembra anche una buona idea.

        • Peucezio says:

          Allora ha ragione Z. a dire che non sono cattolico 🙂

          Scherzi a parte, la preghiera non è un fatto meccanico, esistono fattori ambientali, estetici, ecc. che favoriscono il raccoglimento. E’ quello che gli architetti delle chiese moderne non capiscono (o, meglio, capiscono benissimo, d’altronde loro rispondono ai vescovi).

          • PinoMamet says:

            Beh, ho visto il filmatino e non mi sembra un oggettoche non favorisca il raccoglimento, anzi, mi sembra dotato di una serie di funzioni utili a ottenerlo.

            Poi si può discutere della sua utilità (alla fine un rosario è un rosario, e recitarlo non è che sia particolarmente difficile…) ma è meno scemo di quanto credessi.

            • Peucezio says:

              Intendo che il raccoglimento è legato anche a suggestioni estetiche.
              Un pezzo di plastica con tanto di dispositivo meccanico è troppo squallido per favorirlo. Non c’è poesia.

      • Moi says:

        “Qibla App” , Google Search :

        Circa 2.890.000 risultati (0,36 secondi)

        • Moi says:

          Jerusalem Post Business & Innovation

          7 SMARTPHONE APPS TO MAKE LIFE EASIER FOR RELIGIOUS JEWS

          Seven useful downloads for those who lead — or wish to lead — a more observant Jewish life.

          https://www.jpost.com/Business-and-Innovation/7-smartphone-apps-to-make-life-easier-for-religious-Jews-490419

        • PinoMamet says:

          Sono dei siti con il testo o gli orari delle preghiere…
          semplicemente la versione online dei librettini cartacei.

          Nessuno li hai mai “wowati” 😉 e del resto:
          -fuori dal mondo ebraico, non li conosce nessuno (chiaramente)
          -dentro di esso, la loro utilità è assai limitata (di base, fanno quello che fa qualunque siddur tascabile, che non ha neanche problemi di batteria…)

        • Peucezio says:

          Capisco molto di più l’app per dire il Rosario più facilmente: le nostre vite sono piene di cellulari, ci facciamo tutto, non si vede perché non dovremmo servircene anche per pregare.
          Invece quell’aggeggio lì mi sembra inutilmente provocatorio, una roba da modernariato anni ’60.

  7. Moi says:

    @ LISA PANISCUS

    Sì, però Prof … diciamola tutta : siamo in quanto “Umani” anche degli “Esseri Culturali” , la % che ci differenzia dai CuGGinoni Scimmioni 🙂 NON è _ o almeno NON divrebbe essere 😉 _ cmq trascurabile ! Chiaramente ogni donna troverà il giovane alto e grosso Bodyguard di Roberto Cavalli più attraente di lui, MA la “serenità” (intesa come prima che la parola venisse sputtanata da Renzi;) ! …) … chi è che gliela garantisce ? … Suvvìa !

    E difatti in ambienti antropologicamente “bassi”, ove di denaro ne gira cmq poco e nessuno conta una fava … quel che Cesare Lombroso chiama “Atavismo Culturale” è molto più radicato : con le sue donne che “sbagliano” 😉 l’applicazione dei Precetti Femministi, gradendo eccome (!) il “cat calling” più becero 🙂 e i tamarri rissaioli appariscenti ! 😀

  8. Moi says:

    @ PEUCEZIO

    Ovviamente esiste anche il Rosario App

    https://play.google.com/store/apps/details?id=app.rosario.it&hl=it

    con diverse opzioni di sfondo fra Cristi, Madonnine, Padri Pii etc… , ovviamente, di nuovo !

  9. Moi says:

    Va da sé che i supporti fisici per tenere il conto di quante preghiere (la collanina/ il braccialettino composto di palline da scorrere fra le dita è sta adottata anche nell’ Islam e c’era già da prima anche nel Buddhismo) può esteticamente essere pacchiano dozzinale come di buon gusto artigianale.

    C’è anche più raramente in versione anello con pietruzzine o borchiettine … per dire. L’importante è che NON venga sovraccaricato d’ importanza devozionale, o degenera in “amuleto” da Pagani !

  10. Carlo says:

    Per Miguel, scusa se faccio un po’ il pedante, ma il nome dell’ex presidente angolano Dos Santos è José Eduardo, non Roberto.

  11. OT

    Una lucida e cinica analisi del Washington Post: gli americani dovevano restare in Siria, non per aiutare i kurdi, ma per privare la Siria del proprio petrolio (ricordo che la zona è anche il granaio della Siria):

    https://www.washingtonpost.com/news/josh-rogin/wp/2018/03/30/in-syria-we-took-the-oil-now-trump-wants-to-give-it-to-iran/

  12. Per Habs e Moi

    Putroppo non conosco il cinese, ma dicono qui che i manifestanti a Hong Kong avrebbero messo dei manifesti in onore degli occupanti giapponesi del 1931:

    https://twitter.com/liamstone_19/status/1174889124630712323

    da capire il contesto

    • habsburgicus says:

      1931

      forse del 25.XII.1941 :D….tranquillo, capisco che è un refuso 😀
      bah, se non si calmano finirà male…poi non si vengano a lamentare

      • habsburgicus says:

        autocritica !
        è proprio il 1931

        • habsburgicus says:

          dunque OSANO celebrare l’attacco nipponico all’eterna Cina, nel Nord-Est vulgo Manciuria ? donde nascerà il Manciukuò, 1932-1945 (Impero dal 1934 sotto Kangde nianhao assunto da quel Pu Yi che come infante imperatore sinico (nov 1908-feb 1912) aveva nianhao Xuantong, 1909-1912; in 1932-1934, da non-Imperatore aveva ancora un altro nianhao, sempre in Manciukuo)
          (pensavo celebrassero l’occupazione nipponica di Hong Kong avvenuta proprio il 25/12/1941: Virginio Gayda su “Il Giornale d’Italia” esultò)
          dunque “offendono” i cinesi, in cose ESTRANEE a H.K !
          son locos

          • habsburgicus says:

            hegelianamente
            tesi-anti-tesi-sintesi

            sintesi
            a meno che..a meno che…
            il PCC cinese abbia ordinato a suoi infiltrati di fare così, per screditarli !
            tutto è possibile

            • habsburgicus says:

              provokacija, dicevano i sovietici
              e i servizi segreti della Cina marxista sono di stampo sovietico, in più affinati da una tradizione sinica millenaria

              • habsburgicus says:

                ma se è orchestrato da Pechino,
                allora vuol dire che Xi ha perso la pazienza
                1.screditarli come filo-nipponici (accusa paragonabile, a quello di fascismo, qui, anzi peggio perché là sono più seri)
                2.poi distruggerli, se necessario manu militari, in quanto out of the pale e dunque é improbabile che nessuno alzi la voce a loro difesa
                corriamo troppo ? possibile
                ma non sottovalutiamo mai nulla
                specie in Oriente

          • mirkhond says:

            Gli abitanti del Manciukuò, nonostante l’occupazione giapponese si sentivano più legati all’ex imperatore Pu Yi (sia pure un fantoccio nelle mani dei giapponesi) oppure alla Cina del Kuomintang?

            • habsburgicus says:

              non ci è dato saperlo…o, almeno non lo so, io
              qualcosa mi dice che avrebbero preferito una rinascita manciù
              ma l’argomento è tabù
              e solo consultando tutte le fonti coeve in lingua originale forse, e dico forse, si potrebbe ricavare qualcosa…cosa che nessuno ha interesse a fare e, verosimilmente, nessuno farà a breve nonostante una certa innegabile crescita dell’interesse nella storia manciuriana all’interno del mondo accademico dell’anglosfera
              en passant, è qualcosa che mi ricorda i primi ’50 per l’ex-URSS
              dopo gli anni anni ’30* di ignoranza assoluta in cui l’intellettualloide anglo-americano liberal si beveva tutta la propaganda di Stalin, cantando le lodi all’URSS e al comunismo (la Cambridge di ’30 !), visto come difesa dal mostro con la F. e tacendo i crimini orrendi del sovietismo tanto che illis diebus nessuno nel mainstream parlava dei gulag di cui peraltro già si sapeva quasi tutto (fase durata sino al 1945 e oltre), gli anglosassoni impauriti da quello strano mondo iniziarono a usare le loro risorse economiche per capirlo, e poscia combatterlo..ed ecco un fiorire da c.a 1950 di studi, seminari, riviste specializzate sull’URSS, con interessi “esoterici” a prima volta (i bashkiri, gli jakuti, la politica estera dei tardi ’20 ecc)..il capitalismo, per ricollegarci a un altro post, infine si era svegliato..e i sovietici non avranno più tregua fino alla loro resa nel 1991
              idem, secondo me, sta avvenendo con la Cina
              dopo i ’60 e ’70 in cui nelle Università anglosassoni si cantavano le lodi acritiche a Mao e gli ’80 e i ’90 in cui il réfrain era”come é bella la Cina che sta crescendo”, ma in pratica vi era un’enorme ignoranza [nel senso di “non conoscenza”] qualcuno nell’anglosfera incomincia a capire che la Cina è il nemico vero del futuro..e, in base al principio, “conosci il tuo nemico” la Cina incomincia essere studiata ! e pure la Manciuria..ho notato che stanno apparendo studi sui Qing, sul Xinjiang, sulla rivolta Hui in Yunnan…qualcosa incomincia a muoversi
              é un trend ovviamente non giunto in Italia 😀
              mi sbaglio ? chi lo sa ? chi vivrà, vedrà

              • habsburgicus says:

                *nei ’20 e primi ’30 c’era meno ignoranza perché sopravvivevano in accademia i (rarissimi) specialisti dell’epoca imperiale, che conobbero la Russia civile sino al 1917..e da noi c’erano molti émigrés russi che in quegli anni non erano ancora disprezzati e derisi, bensì erano tutelati, coccolati e ascolatati
                poi l’URSS impose la sua versione nell’accademia
                un esempio é l’opera, in sé utile (a me piace) di Edward Hallett Carr, non a caso tradotta qui dalla Einaudi (sotto il controllo del PCI) che in forma dotta e non volgare è un inno al “grande Lenin e al grande Stalin”
                con Carr puoi conoscere molto (non tutto..il tipo venne turlupinato dai sovietici che gli nascosero molto :D), ma di certo non puoi avere una visione a 360°

  13. Peucezio says:

    Pino,

    “Non riesco a provare simpatia, e neppure invidia, per il mondo dei Briatori e simili, che non mi danno affatto l’idea di godersi la vita, quanto di azzuffarsi tra loro in un’ansia perenne di esibirsi, priva di gioia.”

    In effetti dicendo “Quell’uomo è un mito” poteva sembrare che mi riferissi a lui nel suo complesso, mentre mi riferisco solo al fatto che si fa una di mezzo secolo più giovane, che è l’unica cosa che riscatta un personaggio così.

    Circa moralisti e puttanieri, non so: il moralismo riemerge periodicamente, ma non credo che esista in tutte le società.
    Il sesso invece c’è in tutte, se no si estinugerebbero 🙂

    • Mauricius Tarvisii says:

      Il sesso invece c’è in tutte, se no si estinugerebbero

      In genere il vecchio rattuso non si riproduce, però.

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