Il ghetto escludente della “inclusività”

Ieri sera, mi sono messo a leggere il libro di Roger Hallam, cofondatore di Extinction Rebellion, Common Sense for the 21st Century.

Come tutti i Savonarola – di cui ha anche un po’ l’aspetto – Hallam taglia il mondo con l’accetta, ma tira anche fuori molte cose che preferiremmo non dire o sapere.

Tra molte riflessioni memorabili, una piccola frase fulminante sulla Sinistra: il ghetto escludente della ‘inclusività'”.

Oggi nella nostra piazza, c’erano tante persone, molte delle quali miei amici; con cui condivido tante cose e con cui ho anche fatto tante cose. Sono sicuramente persone generose, sostanzialmente in buona fede e di carattere buono.

Ma qui mi interessa cogliere qualcosa di più sottile, perché un conto sono gli individui, un conto le collettività.

La festa/corteo/manifestazione è stata convocata da un insieme di realtà – come si dice – che si chiama resistenze. Astraiamo dal richiamo alla Seconda guerra mondiale, è guardiamo la parola in sé. Che vuol dire, Loro fanno, ma Noi resistiamo.

C’è una netta divisione in due dell’umanità, sostanzialmente tra sfruttatori e sfruttati.

Che contiene un elemento di verità, ma pone anche un’alternativa che pochi osano guardare in faccia:

la prima possibilità è che si diventi sfruttatori perché l’occasione fa l’uomo ladro, e quindi non esistono buoni e cattivi, ma solo ladri riusciti e ladri mancati che si lamentano;

oppure esistono alcuni individui intrinsecamente malvagi, magari per motivi genetici, che guarda caso sono quelli che vincono sempre.

Sfruttare è comunque un agire; ed essere sfruttati un subire. Non è del tutto diverso da quello che passa per la testa di chi divide il mondo in invasori islamici e invasi italici.

Si parte con un corteo “per il Rojava“, e qui di nuovo si aprono tante domande, cui non so rispondere.

Possibile che dopo un secolo e passa di lotte da parte delle masse, cioè teoricamente della grande maggioranza dell’umanità, l’unico esempio al mondo di successo sia una striscia di deserto nel nord della Siria?

Ma che cosa rende quella striscia particolare?

Parto dalla certezza che l’YPG non sia peggio di tutti gli altri che si sono massacrati in Siria in questi otto anni; e quindi non mi lascio influenzare particolarmente da chi lo accusa  di pulizie etniche o di “violazioni di diritti umani” o di imporre la volontà di un piccolo gruppo di militanti sugli altri.

Ho anche letto qualche testo del Grande Capo Apo, quello con i baffoni: molti anni fa, quando fu arrestato lessi un articolo su un giornale italiano, che non ho più ritrovato, dove lui sosteneva la propria affinità con l’Italia, perché i kurdi sarebbero i discendenti dei legionari romani in Oriente, ancora impegnati nella difesa contro le orde d’Oriente.

Poi pare che il Grande Capo Apo abbia letto in carcere gli scritti di Murray Bookchin, un anarchico americano emarginato tra i suoi litigiosi compagni, e abbia avuto altre rivelazioni. Che trovo molto generiche e astratte, ma in linea di massima mi piacciono.

Ma perché l’YPG dovrebbe essere meglio, ad esempio, di al-Qaida che in Siria ha cercato anch’essa di costruire una società alternativa, con forti motivazioni ideali?

Certo, quelli di al-Qaida sono musulmani, e noi – e l’YPG – no, e questo è un comprensibilissimo motivo per preferire l’YPG ad al-Qaida.

Poi sappiamo che l’YPG mette in posa donne con il mitra, che fa pensare che siano meno primitivi degli arabi e di altri arretrati. Ma questo lo fa anche il governo siriano che entusiasma pochi a Sinistra.

L’YPG avrebbe messo in piedi, dicono, una “rivoluzione ecologista“.

Non ho molte informazioni in merito.

Però l’ecologia è una cosa meravigliosamente materiale: riguarda come la gente mangia, consuma, gestisce i rifiuti nel senso più ampio della parola.

E mi rendo conto che, da gente di sinistra che dovrebbe stare attenta a queste cose, non ho mai sentito nulla riguardo alle domande fondamentali – di cosa campano in quella striscia già misera e devastata da otto anni di guerra? Chi possiede i mezzi di produzione, e cosa producono? Cosa mangiano, come lavorano i campi, come usano l’acqua e cosa ci riversano? Usano pesticidi? Li importano? Da dove? E il petrolio…?

Qualcuno mi dirà giustamente, “informati meglio!” Però ho il sospetto che nemmeno la folla che è partita in corteo oggi si sia informata meglio.

In testa al corteo, come sempre da memoria d’uomo, c’è un furgone, con musica sparata ad alto volume.

Che soffoca il megafono subito dietro, dove ad aguzzare l’udito, c’è una voce appassionata, che recita un discorso.

E’ una sorta di spiegazione della realtà, che non ammette alcuna domanda o incertezza. Come sempre, la maggior parte è semplicemente incomprensibile, ma c’è una cantilena inconfondibile, un modo di prolungare le sillabe e di marcare gli accenti che sento da quando ero piccolo, eppure io ho i capelli grigi e la ragazza al megafono è molto più giovane di me.

Sembra un discorso sciamanico, in trance, dove le parole, sempre uguali, fluiscono senza alcun bisogno di pensarle. Sarebbe affascinante farci uno studio fonetico, linguistico, poetico.

Un ragazzo con gli occhiali mi dà un volantino, con la stupenda firma Prospettiva Operaia. Il volantino, lungo quasi come i miei post, dice diverse cose intelligenti su ciò che succede in Medio Oriente, se facciamo la tara a una sfilza di parole melodrammatiche (“criminale” “boia del capitalismo” “fiero popolo” “scarponi dei militari turchi”); comunque conclude emanando una serie di ordini al mondo.

Innanzitutto, spiega a me, a te  e alla zia Carmela che “occorre mobilitare non solo il proletariato mediorientale ma anche quello europeo e degli altri paesi nel mondo in difesa del Rojava“, poi proclama:

“E come Prospettiva Operaia rivendichiamo:

– la fine immediata dei bombardamenti […]

– la cacciata degli imperialismi occidentali e della Nato dai territori curdi e da tutto  il Medioriente”

E me lo vedo, il malvagio Erdogan, che si fa tradurre febbrilmente il volantino, e poi prende l’iPhone per ordinare di smettere i bombardamenti.

Scrivo tutto questo, non per antipatia verso persone che comunque vorrebbero qualcosa di buono, ma perché lo spreco di energie dispiace sempre.

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182 Responses to Il ghetto escludente della “inclusività”

  1. Moi says:

    c’è una cantilena inconfondibile, un modo di prolungare le sillabe e di marcare gli accenti che sento da quando ero piccolo, eppure io ho i capelli grigi e la ragazza al megafono è molto più giovane di me.

    Sembra un discorso sciamanico, in trance, dove le parole, sempre uguali, fluiscono senza alcun bisogno di pensarle. Sarebbe affascinante farci uno studio fonetico, linguistico, poetico.

    —————

    … Verissimo 😉 ! Sarebbe interessante anche sapere quanta gente ha scoperto negli ultimi giorni l’ esistenza di un luogo chiamato “Rojava” MA ora ha il “falso ricordo” di interessarsene “da sempre” 🙂 !

    • Peucezio says:

      Miguel,
      non potevi fare una registrazione? Potevamo analizzarla come documenti linguistico.

  2. Peucezio says:

    Miguel,
    “Certo, quelli di al-Qaida sono musulmani, e noi – e l’YPG – no,”

    Ma i curdi non sono islamici sunniti?

    • mirkhond says:

      In maggioranza sono sunniti, ma i militanti dell’YPG (come dell’affine PKK) si ispirano al marxismo.

      • Peucezio says:

        Che c’entra, mica è una religione il marxismo.

        • mirkhond says:

          C’entra nel senso che i loro orientamenti ideologici non provengono dalla religione musulmana.
          Poi il marxismo è stato vissuto davvero come una religione da molti suoi militanti.

          • habsburgicus says:

            il grande storico britannico Arnold J. Toynbee, autore come è notissimo di un’opera monumentale “A Study of History” in 12 volumi (10+2) e di varie altre fra cui una monografia su Costantino VII Porfirogenito (913-959 d.C) munita di un’appendice erudita sulla slavizzazione toponomastica della Grecia, una su Annibale e alcune altre di politica internazionale, definì il marxismo la quarta religione giudaica:
            le altre tre sarebbero state, per lui:
            1.l’ebraismo
            2.il cristianesimo
            3.la religione islamica
            e appunto
            4.il marxismo

            • habsburgicus says:

              e financo Messoei, credo in questo influenzato da Del Noce, parlò del marxismo come “cristianesimo secolarizzato”
              dunque marxismo e religione non sono così estranei, come il militante del PCI di Livorno crede 😀

            • daouda says:

              se fossi scaltro avresti aggiunto l’induismo e , giudicando il marxismo, sapresti che non hanno sacralitas ergo rituali funzionanti quindi è fallace sta disamina.

              Ad ogni modo King Kong, Taiwan, di qua Rojava tra i Kurmanji ( i curdi non esistono ) e Cipro.

              Non mi meraviglierei se entro a Sukkot , se non sbaglio, ci sarà qualche scontro al “tempio”

              O qualcosa di strano alla prossima assemblea generale ONU.

              Ora calcolando che come da tradizione Erdogan è un cripto edomita lì in turchia, la faccenda è riallineare la turchia all’eurasia, la Russia qualcosa dovrà fare, nel mentre però le pedine europee possono essere utilizzate nei paesi occidentali.

              Sempre aspettando AHI AHI AHINOI che gli Usa collassino nella guerra civile e la Nato sparisca.

              Sinceramente, spero di avere torto, come sempre

              Ma non posso scrivere tutto

              • Francesco says:

                a me pare che il marxismo di rituali ne avesse eccome, soprattutto quello storico pre-Sessantotto

                ma anche dopo, le Processioni, le Scomuniche, gli Esorcismi, la divisione in Sette su questioni teologiche sottilissime …

              • daouda says:

                un rito marciano ha efficacia spirituale seppur non divina come ogni altra tradizione sacrale.

                no, ergo muto perché se parli di teologia nel marxismo menti due volte a) perché sono atei b) perché non ne ne fregava un cazzo dell’ideologia ma della strategia.
                se sono sempre rimandati tutti e buon ne ne fregava nulla

              • daouda says:

                un rito marciano NON ha efficacia

              • Per Daouda

                Hai esaurito la tua quota quotidiana.

                Ci risentiamo dopo mezzanotte.

    • Per Peucezio

      “Ma i curdi non sono islamici sunniti?”

      Certo (in grande maggioranza), ma l’YPG non è un’organizzazione islamica.

      • Moi says:

        “Noi” (si vedono le virgolette ?) diremmo “laica” … giusto ?

      • daouda says:

        ma te lo devo spiegare io che è da 50 anni che marxismo e islamismo lavorano per la palingenesi braccio a braccio?
        Ripijate Moi, e mai dimenticare l’India

        • Per daouda

          “ma te lo devo spiegare io”

          ma ti devo ricordare io che hai diritto a due commenti al giorno? Ti faccio passare quelli che hai già messo, gli altri due dopo mezzanotte!

          A domani!

      • daouda says:

        “Sottocultura parassitaria della cultura occidentale moderna, il marxismo non è capace di sostituirla, ma è capace di indebolirla e portarla alla morte. Il parassita, però, non può sussistere fuori del corpo che sfrutta, e la debolezza dell’organismo ospitante dà margine all’ascensione di una altra cultura concorrente, quella islamica — questa sì cultura in senso pieno — alla cui lotta anti-occidentale il marxismo finisce per servire di forza ausiliaria in quanto cerca di servirsene per i suoi scopi. L’adesione all’Islam di importanti pensatori marxisti come Roger Garaudy e la “alleanza anti-imperialista” di comunisti e mussulmani sono simboli di un processo molto più complesso di assorbimento del marxismo, che alcuni teorici islamici descrivono così: la lotta per il socialismo è la tappa iniziale e inferiore di un processo rivoluzionario più vasto che aggiungerà alla”liberazione materiale” dei poveri la sua “liberazione spirituale” attraverso la conversione mondiale all’Islam.

        Al contempo, i marxisti credono di dirigere il processo e servirsi della ribellione islamica come in altre epoche utilizzarono vari movimenti nazionalisti, soffocandoli in seguito. Se i marxisti saranno le truppe di attacco della rivoluzione islamica, o i mussulmani la punta della lancia del movimento comunista, ecco la questione più importante per chi desiderasse sapere dove andrà il mondo nei prossimi decenni”

        il problema è che manca l’india, mancano altre cose, ma comunque ci si dimentica che i rivoluzionari e gli islamici sono già stati “comprati”.
        Perché queste sono e rimarranno solo FASI, ancora una volta, e se cerchi di capire cosa vogliono fare e cosa accadrà, leggi la Bibbia

  3. Peucezio says:

    Miguel,
    “Scrivo tutto questo, non per antipatia verso persone che comunque vorrebbero qualcosa di buono, ma perché lo spreco di energie e di vite dispiace sempre.”

    Quanto hai ragione.
    E’ il solito discorso del presunto potere magico della parola (e della deambulazione, come dici tu).
    Solo che un tempo c’era chi davvero sapeva come funziona la magia e conosceva gli arcani per utilizzarla, oggi invece è la punta più avanzata del razionalismo illuminista che pretende di utilizzare il potere magico del rito e della parola, ovviamente con scarso successo.

    • Z. says:

      tipo Mago Merlino?

      • Moi says:

        Piegare alla propria volontà leLeggi della Fisica/Chimica/Biologia mediante parole, gesti, simboli è una forma di Magia la cui esistenza NON mi convince, nonostante i goffi tentativi di ficcarci dentro la Quantistica … piegare alla propria volontà (almeno molte delle) le altrui menti mediante parole, gesti, simboli è invece una forma di Magia che si chiama “Politica”.

  4. PinoMamet says:

    https://www.youtube.com/watch?v=7oWIZmIziBM

    immagino che il megafono in oggetto fosse di una sottospecie diversa (e credo di aver capito quale, non parlo di orientamenti politici ma di tono- in parte ad essi correlato) ma in mancanza di meglio… 😉

    • Per PinoMamet

      “immagino che il megafono in oggetto fosse di una sottospecie diversa ”

      Sì, il flusso è di quel tipo: tra l’altro è interessante proprio perché di una “sottospecie diversa”, è un meccanismo abbastanza traversale.

  5. Z. says:

    A Bologna i cortei antagonisti richiedono musica diversamente gradevole a tutto volume e uno speaker che parla con un accento che ricorda vagamente quello di Ascoli.

  6. habsburgicus says:

    Messori

  7. Moi says:

    Il Tifo Calcistico e il Tifo Politico seguono schemi molto simili, e in ambo i casi gli Adepti NON concepiscono l’ altrui NON-Appartenenza, convinti di aver a che fare con “gente Snob che non lo vuol dire, ma sotto-sotto… però ,a me, non me la date mica a bere … eh ! eh !” … però c’è da dire che il mondo della Tifoseria Calcistica (ma anche altri Sport “minori” …) sforna masse più “creative” (per quanto possano esserlo “coprolalìa” e “sessualità abrutita” …), mentre la “creatività” politica è appannaggio di Eletti !

  8. habsburgicus says:

    @Moi PT
    hai visto il mio commento delle 10.39 p.m del 12/10/2019 in “La ribellione” ? non vorrei ti fosse sfuggito 😀
    fine OT

  9. Ujjj says:

    Pur facendo parte di quei movimenti e scandito io stesso la cantilena più volte è da un po’ che mi faccio anch’io domande simili. Non ho molti dubbi sulla relazione diretta tra le condizioni di vita pessime di milioni di persone e il modello economico dominante. Come non ho dubbi sulla relazione tra quel modello e la devastazione ambientale. Quello che non mi convince è il metodo da usare per cambiare o ribaltare quel modello. Manifestazioni di vario tipo come le citate cantilene o volantini mi pare rientrino in metodi da tifo sportivo in cui tu tifi e gli altri giocano. Certo nel frattempo si sta tra bene amici che cantano con te ma il risultato della partita non lo si cambia.
    Si parla spesso di politica dal basso che vorrebbe dire FARE politica anziché fare campagna elettorale, ma il fare politica non è solo una manifestazione o un presidio.
    Giustamente anche il presidio con megafono e volantini che abbiamo fatto noi non influirà di molto sulla politica internazionale.
    La politica dal basso “fatta” e non “parlata” per ora è autogestione di alcuni spazi occupati o concessi ma poco di più.
    I movimenti di massa come Fridays for Future hanno la possibilità di esercitare una certa leva se non altro per la costante necessità della politica dall’alto di essere eletta.
    Dall’ultima assemblea di FFF si nota come questo movimento si sia alla fine molto politicizzato e schierato sui temi reali tipo grandi opere:
    https://www.fridaysforfutureitalia.it/report-2-assemblea-nazionale
    Non nego che questo mi faccia piacere ma rimango lo stesso un dubbioso sull’efficacia dei metodi.

    • Moi says:

      Sì, ma per essere efficaci “dovete” farvi sempre una domanda :

      “Ciò che in Natura NON esiste … donde e come salta fuori ?”

      • Moi says:

        Icasticamente rappresentato dall’ immagine di Maurizio Blondet dell’ Adolescente che considera lo “smartphone” (vera e propria parte integrante-estensiva di encefalo e sistema nervoso centrale !) un frutto che cresce sugli alberi … difatti ci si riempie di foto e filmati “da far làikare” del “Fràidei for Fiùciar” 😉 il profilo Facebook !

    • Per Ujjj

      “Non nego che questo mi faccia piacere ma rimango lo stesso un dubbioso sull’efficacia dei metodi”

      Condivido tutto.

      Un primo problema è il fatto che si mette tutto insieme: ad esempio, con i manifestanti di ieri condivido sicuramente il parere sulle grandi opere; non condivido l’entusiasmo per l’YPG.

      Altra gente magari tifa per l’YPG, ma vuole le grandi opere.

      Se si mette tutto obbligatoriamente insieme, si finisce per escludere entrambi, anche dalle cause che condividono: e restano invece solo quelli che si trovano insieme per motivi identitari-sentimentali, che condividono tutto il pacchetto, e ripetono gli stessi riti.

      • Credo che ci siano molti esempi di questa “inclusività escludente”.

        Qui ho parlato più volte dello sontro tra femministe e quei transessuali militanti (che non sono tutti i transessuali) i quali ad esempio rivendicano il diritto di un tizio nato maschio, non operato, di “dichiararsi” donna e di partecipare alle gare sportive femminili.

        Nel “pacchetto” di sinistra, in questo caso, per “includere” qualunque rivendicazione dei transessuali, si escludono (a volte in maniera assai aggressiva) buona parte delle femministe.

        Mentre sarebbe sufficiente non sentirsi in dovere sempre di prendere un’unica posizione su tutti i temi del mondo.

        • Moi says:

          Un maschio “ormonato di ferormone” s’ indebolisce ma si femminilizza , una femmina “ormonata di testosterone” si rafforza ma si mascolinizza … che io sappia. Ma il sesso NON si cambia … finché non arriverà dritto-dritto dagli Anni Cinquanta 😉 il “Mad Scientist” 😉 di turno con il sarcofagone che elimina i cromosomi Y raddoppiando gli X e modifica un X in Y … ! 😉

        • Ujjj says:

          Beh ultimamente(da un po’ in realtà) nei movimenti si parla molto di “intersezionalità delle lotte” che mi trova abbastanza d’accordo se vuol dire avere una visione più ampia e tra i vari gruppetti che si occupano di vari effetti di un problema mettersi ogni tanto d’accordo per andare a parlare delle cause e ad agire(in qualche modo, anche quello da decidere insieme) alla radice del problema stesso.
          Questo chiaramente non deve diventare una forzatura e mettere insieme cose che non c’entrano niente.
          Sulla questione di ieri anch’io ammetto di capirci sempre meno sulle reali dinamiche in quella striscia di terra, “i curdi” o le ypg hanno sicuramente assunto un certo valore simbolico tra i vari militanti che frequento e non so esattamente perché.
          Pare strano che in certi ambienti quello che succede da altre parti, tipo l’ecuador sembra interessi poco o nulla.
          Certo un’invasione armata completamente gratuita mi fa comunque almeno uscire di casa.

          • Per Ujjj

            “Certo un’invasione armata completamente gratuita mi fa comunque almeno uscire di casa.”

            Questo lo capisco, come capisco (e condivido) diversi motivi di simpatia per l’YPG – trent’anni fa, mi capitò di leggere diverse cose di Murray Bookchin, che mi piacevano.

            La “intersezionalità” è una questione davvero complessa.

            Ad esempio, la creazione del sistema di autostrade negli Stati Uniti:

            – è servito per arricchire innumerevoli appaltatori

            – dimostrare che gli Stati Uniti avevano una “libertà” concreta, quella di viaggiare ovunque, che mancava ai sovietici

            – ha distrutto il tessuto sociale delle comunità americane, creando atomi sparsi e impotenti di fronte alla televisione e alla pubblicità

            – ha portato alla devastazione petrolifera (compreso CO2 e possibile estinzione prossima della specie umana)

            – è piaciuto tantissimo a milioni di lavoratori bianchi americani che hanno potuto crearsi finalmente la casetta di proprietà e andare in vacanza dove volevano

            – ha dato lavoro a milioni di operai, con un indotto straordinario

            – ha permesso ai (pochi) automobilisti neri, per la prima volta, di godere degli stessi diritti di quelli bianchi, perché nell’anonimo mondo delle stazioni di servizio e dei motel, i proprietari guardavano ai loro quattrini e non alla loro colore di pelle.

            In questo caso, la “lotta al razzismo” non interseziona la “lotta all’inquinamento” o le “lotte operaie”.

            • daouda says:

              perché la sinistra partigiana è e rimarrà sempre filostatunitense e filo sionista quantunque per isteria e falso pudore gli sbraitino sempre contro.

              L’alleanza chiamiamola dei bolscevichi orientali o dei fabiani occidentali è arcinota.

              La YPG o lo stesso PKK non sono poi esclusivamente “curdi”, affatto.

              QUANDO UN GIORNO il CAPITALISMO CHE ODIATE COMPRENDERETE CHE E’ IL SOCIALISMO, ossia che sono una sola e medesima cosa, guarderete diversamente la realtà.
              D’altronde il livello di demenza è direttamente proporzionale all’abuso del termine “neo-liberismo”.

              La intersezionalità di cui parlate è e rimane la cifra del vostro collaborazionismo (vero burocrate oltrarnino? ).

          • Per Ujjj

            “Pare strano che in certi ambienti quello che succede da altre parti, tipo l’ecuador sembra interessi poco o nulla.”

            La mia ipotesi (ma è solo un’ipotesi) è che:

            1) il PKK, ai tempi preistorici del Grande Partito Comunista, aveva stretti legami sia con l’Unione Sovietica (cui serviva per fare la guerra per procura alla Turchia e quindi alla Nato), sia con i vari PC europei, contatti che sono rimasti nel tempo e sono sopravvissuti a tante trasformazioni storiche

            2) La Sinistra ha notevoli problemi con il Medio Oriente, dove in passato ha dovuto sempre scegliere tra USA-Israele-sauditi da una parte, dittatori ferocissimi e islamisti fanatici, in guerra tripartita tra di loro; e questo costituisce anche un tallone d’Achille per la questione dell’immigrazione – “ma come, voi volete abolire le frontiere e far entrare quelli che infibulano e imburqano le donne?!”

            Quindi trovare qualcuno che in Medio Oriente fa vedere donne senza velo e con mitra risolve il problema.

            • Ugo Bardi says:

              Devo dire che ho un debole per le donne guerriere. Più che altro esistono nei fumetti, ma mi sa che ce ne siano anche di vere. Quelle del PKK, onestamente, mi sembrano finte. Tipo cassiere del supermercato in tuta mimetica che gli hanno messo un mitra in mano.

              Ma ho visto delle foto dal Donbass con delle tipe armate di baionetta che secondo me la sapevano usare benissimo. Una mia impressione, forse, ma non vorrei trovarmi a sperimentarla in pratica

            • daouda says:

              perché sei un frogio al soldo dei massacratori.
              E fai bene eh, per carità, sennò cò chi giocavamo? EH? EH?

              ashahdaidhaqs0’fchjaso’f

              merda te ed il tuo clone

            • Peucezio says:

              MIguel,
              “Quindi trovare qualcuno che in Medio Oriente fa vedere donne senza velo e con mitra risolve il problema.”

              Questo lo fa anche Assad ma a loro non va bene.
              Ma i curdi sono combatenti, senza stato, una specie di partigiani, quindi vanno bene (per carità, nel merito condivido in pieno), invece Assad è meno romantico, perché è un capo di stato e quindi non va bene (e qui condivido meno, per essere eufemistici ed evitare scurrilità).

              • Per Peucezio

                “Ma i curdi sono combatenti, senza stato, una specie di partigiani,”

                Beh, l’Isis lo era ancora di più, e lo odiavano 🙂

  10. Moi says:

    @ MIGUEL

    “SuperMegaTrashata” televisiva “Giorgia Meloni Vs 5 VIP di Sx” … da Esame di Antropologia Italica 😀 :

    https://www.youtube.com/watch?v=wKXgbkKYKUY

  11. Per Moi

    Roger Hallam scrive nel suo libro che bisogna recuperare termini come “onore, dovere, tradizione [legacy] e nazione”, che secondo lui non dovrebbero affatto essere un monopolio della Destra.

    Uno di Sinistra/intersezionale che ha letto il suo libro, ha quindi scritto un cartello – di cui ho visto la foto, ma ho perso il link – dove dice “I DEFEND THIS LAND WHICH MY QUEER ANCESTORS GAVE THEIR LIVES FOR”.

    • Moi says:

      … Ma “queer”, in quel (!) senso lì ? 😉

      • Moi says:

        https://en.wikipedia.org/wiki/Queer

        So che NON è una parola “semplice”, come evoluzione semantica e va anche oltre i “Gender Studies” …

      • Per Moi

        “… Ma “queer”, in quel (!) senso lì ? 😉”

        Immagino di sì… poi come facessero a essere contemporaneamente queer e antenati, non saprei.

        Da anglofono, ho la fortuna di aver usato le bellissime parole “queer” e “gay” e “awesome” molto prima che assumeresso il significato che hanno attualmente in italiano.

        Sparita la parola “pansy” https://en.wikipedia.org/wiki/Pansy_Craze che era quella che conoscevo io…

        • MOI says:

          Ho cercato in Google “pansy”, il primo significato è un fiore che noi chiamiamo “viola del pensiero” … il fiore, l’ effemminatezza, ci sta !

        • PinoMamet says:

          Scopro che ancora nel 1981 usciva un film dal titolo “Zorro, the gay blade”, senza particolari significati omosessuali (il personaggio “gay” nel senso di snob, un po’ effemminato, dandy, era quello, così leggo, di un fratello di Diego de La Vega che si sostituisce a lui indossando una serie di costumi da Zorro di vari colori).

          Il termine stava già scivolando verso il suo significato attuale, ma era ancora qualcosa di allegro, pittoresco…

          però in Eccezziunale veramente, e siamo solo un anno dopo (1982) e in Italia, il personaggio del camionista apostrofa già come “gay”, con tono di disprezzo, un effemminato autostoppista buddhista…

  12. Ah, sulla Prospettiva Operaia…

    Credo che il termine significhi all’incirca, “il modo in cui un tizio qualunque, impiegato in fabbrica, guarda la vita, il mondo, l’amore e il calcio”.

    Prospettiva Operaia ha nel suo simbolo un bel numero “4” su falce e martello, da cui si capisce subito che sono trotskisti (trasgressivamente, metto la “s” anziché la “z”, argomento su cui ho litigato in passato con trotzkisti con la Zeta).

    A circa ottant’anni dal picconamento del loro Maestro, stanno cercando di ricostruire la sua Quarta Internazionale aderendo a qualcosa che si chiama Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale , ma per farlo devono condurre una guerra su più fronti.

    Uno, contro i deviazionisti di Alternativa Comunista, che si presentano sul loro sito così:

    ““Il Congresso nazionale valuta positivamente il complessivo percorso che, nell’ottica della costruzione del partito sul piano internazionale, ha condotto Progetto Comunista – Rifondare l’Opposizione dei Lavoratori, dopo la rottura con il Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale (Crqi) a seguito della scissione dalla vecchia Amr, ad affrontare e discutere politicamente il quadro delle convergenze e delle divergenze esistenti con le più grandi tendenze internazionali, tra cui la Lit Ci (Liga Internacional de los Trabajadores – Cuarta Internacional), che si richiamano ai principi del trotskismo conseguente”

    e due, contro qualcuno di non meglio definito che pare sia ricorso in tribunale (in Argentina?) per dire che loro sono la vera Prospettiva Operaia:

    “Prospettiva Operaia, gruppo simpatizzante del CRQI in Italia, rifiuta e condanna categoricamente le espulsioni dei militanti della “Frazione pubblica Internazionale del PO” da parte dell’attuale direzione, la campagna menzognera e diffamatoria ai danni dei compagni Jorge Altamira e Marcelo Ramal e l’appello allo Stato borghese nel reclamare la titolarità dell’azione politica sottraendo ad interi comitati locali del PO il diritto di continuare a militare nel partito che hanno costruito e continuano a costruire.”

    • ” a seguito della scissione dalla vecchia Amr”

      L’inchiesta su come gli operai guardano la vita, il mondo, l’amore e il calcio proseguirà, appena approfondiremo anche questa protoscissione.

    • Z. says:

      Come raccontai tempo addietro, fui aspramente ripreso da una tedesca di Russia per aver detto che ah, era una tedesca di Russia, come Tròzchi (detto con accento bolognese)…

      Non capiva. Ci dissi: der General der Bolshevik…

      Ah, ma allora intendevo Truótchki!

      Eh, sì, scusa…

      figuracce internazionali così come niente fosse… 🙁

      • mirkhond says:

        Traversara conosci anche il Russo, oltre all’Inglese e al Tedesco?

        • Z. says:

          No no, parlavamo in tedesco…

          lingua in cui non si dice “Bolsheviks” ma “Bolschewiki”, peraltro. Il che mostra come la mia dimestichezza col tedesco sia un pochino, diciamo, arrugginita 😀

          • mirkhond says:

            I Tedeschi di Russia (quelli del Volga, deportati da Stalin nel 1941?) parlano ancora l’avita lingua germanica?

            • Z. says:

              Dei tedeschi deportati da Stalin non ti so dire.

              La russa di cui scrivevo, se ricordo bene, proveniva da una comunità migrata in epoca più remota, dove osservavano ancora alcune tradizioni del Paese d’origine (in parte trasformatesi, presumo, nel corso del tempo).

              In effetti, lei studiava tedesco proprio per imparare la lingua d’origine della sua comunità.

              • habsburgicus says:

                da Caterina II ad Alessandro I molti tedeschi (soprattutto protestanti, ma anche cattolici) emigrarono in Russia
                ve ne erano in Bessarabia, in Crimea, in tutta l’area del Volga..ve ne erano anche in Volinia

              • mirkhond says:

                Il precedente patriarca di Mosca, Alessio II, era un tedesco del Baltico (Von Ridiger).

  13. Comunque per capire cosa pensano gli operai della vita, del mondo, dell’amore e del calcio, potete leggervi sul sito di PO un’interessante riflessione intitolata:

    “Lenin “I COMPITI DEGLI ZIMMERWALDIANI DI SINISTRA NEL PARTITO SOCIALDEMOCRATICO SVIZZERO””

    • daouda says:

      La pagina ” LENIN: il compito di Adolf Hitler nell’infiltrazione del partito dei lavoratori tedesco ” mi sà che, giustamente , non è prevista invece

  14. meraviglia… ho trovato in inglese, un discorso del 1972 del compianto Compagno Enver Hoxha sui pericoli delle infiltrazioni trotzkiste (con la Zeta):

    http://ciml.250x.com/news/agim_popa_trotzkyism.html

    • habsburgicus says:

      se ti interessa Enver,
      passo darti link a decine di suoi libri…:D

      • habsburgicus says:

        mitica la lettera al compagno Hysni Kapo (1979), in cui critica la Cina 😀 e molto altro

        • habsburgicus says:

          ad esempio qui
          http://www.enverhoxha.ru/
          quando Marx regnava 😀

          • habsburgicus says:

            è facile e qui noto a tutti,
            ma per chi non lo sapesse il titolo in nero significa “Enver Khodzha. La sua vita e la sua opera”

            Khodzha è la trascrizione slava di Hoxha equivalente all’inglese Hoj(j)a, cioé Hòggia

            e mercoledì il compleanno 😀 111° anniversario

            • Per Habs

              “Enver Hoxha”

              Se un giorni vieni a Firenze, devo farti conoscere uno straordinario personaggio albanese, che vende magliette ai turisti a una bancarella… suo bisnonno era professore all’università di Bologna, suo nonno era tra i fondatori del partito comunista, suo padre era un dirigente sotto Enver Hoxha, e lui è cattolico.

              Sarebbe bello registrare un giorno i suoi racconti, lucidissimi.

  15. Di link in link, scopro quindi l’antidoto eterno alla Prospettiva Operaia, che smaschera l’opera controrivoluzionario del trotszkismo (sz?):

    http://ciml.250x.com/index1.html

    E’ lui, l’Internazionale Comunista Stalinista Hoxhaista!

    Che subito proclama: “Turkish imperialist troops – get out of North Syria !”

    Sarà uno sbandamento trotzskista? (zs?)

    • habsburgicus says:

      Hoxha è interessante a un esteta dell’erudizione perché è il solo marxista che portò alle logiche conseguenze Marx-Engels-Lenin
      mise infatti fuori legge la religione non licet christianos esse avrebbe decretato Nerone (Institutum Neronianum) “non licet Deum colere” decretò Hoxha nel 1967, ribadendolo nella Costituzione del 1976
      l’Albania divenne il PRIMO e UNICO paese ateo del mondo
      un prete fu messo a morte per aver fatto un battesimo !
      mai un regime marxista arrivò a tali estremi, ufficialmente
      Stalin e Mao negli anni folli, Pol Pot e altri come i nordcoreani fecero cose orribili, ma de iure mai misero fuori legge la religione
      solo Hoxha fu coerente con il dettato di Marx “la religione è l’oppio dei popoli”, interpretato da Lenin..se é oppio, va represso, no ? elementare, Watson 😀
      mi spiace quindi per i toscani atei e anticattolici di Pistoia e Livorno (alcuni dei quali ci leggeranno magari :D), terre ove “ove c’é una sola divinità, il Partito, e Togliatti è il suo Profeta” che credono di essere i più puri in Marx 😀 😀 😀 rispetto a Hoxha siete solo dei novellini 😀 😀 😀 😀

      • Per Habs

        ““ove c’é una sola divinità, il Partito, e Togliatti è il suo Profeta” ”

        D’accordo con tutto il resto, ma non ho mai sentito nessuno parlare, nel bene o nel male, di Togliatti.

        • habsburgicus says:

          touché..
          avrei dovuto scrivere “Lenin” 😀

        • mirkhond says:

          A quel che so, i duri e puri del comunismo italiano, sono critici verso Togliatti, accusato di non aver voluto o potuto fare la rivoluzione comunista dopo aver sconfitto il nazifascismo.

          • Z. says:

            Ci furono province dove PCI protesse gli uffici del governo dopo l’attentato di Pallante, e si presero sputi e altro da quelli che tentavano di assaltarli.

            Barontini rientrò di corsa a Livorno e disse: “O che volevate fare, la rivoluzione?”.

            Bisogna immaginare la frase con accento livornese, pronunciata da un veterano delle guerre di Spagna ed Etiopia (entrambe dalla parte giusta, naturalmente).

            • mirkhond says:

              Ci furono volontari comunisti italiani che combatterono dalla parte del Negus?

              • Z. says:

                Certo!

              • mirkhond says:

                Italiani contro altri Italiani?
                Non ne so nulla, ma dev’essere interessante!

              • mirkhond says:

                Forse è per questo che gli Abissini non ci odiano, dopo tutto il male fatto loro dall’Italia?

              • Moi says:

                Ma anche gli “Ascari” …

                https://it.wikipedia.org/wiki/%C3%80scari

              • mirkhond says:

                Come tutti i colonizzatori, anche l’Italia si avvalse di truppe indigene contro i propri simili.
                Quello di cui non so nulla invece, è la presenza di volontari italiani al fianco del Negus!
                Mi chiedo se anche nel 1887 e nel 1895-1896 vi fossero italiani al servizio dei negus Giovanni IV (1871-1889) e Menelik II (1889-1913) contro il tricolore.

              • mirkhond says:

                contro i loro simili

              • habsburgicus says:

                “Ascari” …

                non é a prima vista evidente, fuori dal blog, che il ministero della Guerra ottomano (Serascherato) c’entra con gli ascari 😀
                infatti il Serasker deriva da Ser-i ‘eskeri
                orbene ‘eskeri é la versione turco-ottomana dell’arabo ‘askari, donde il nostro ascari

            • PinoMamet says:

              “Forse è per questo che gli Abissini non ci odiano, dopo tutto il male fatto loro dall’Italia?”

              non ho idea, mi sembra che abbiano altro per la testa, in ogni caso credo che l’etiope medio- come l’italiano medio- non nsappia niente di questi episodi.

              Poi, per fortuna, i popoli raramente nutrono rancori così lunghi.

              • Francesco says:

                per una volta sono in disaccordo

                a me sembra che i popoli nutrano rancori molto duraturi, anche se un pò vaghi nelle motivazioni

                almeno fino al “popolo” attuale, che pare avere veramente raso al suolo il passato, inteso come “prima dell’anno scorso”

              • mirkhond says:

                Purtroppo è come dice Francesco.
                Soprattutto oggi con i mass media e l’istruzione pubblica che perpetuano la memoria storica.
                E dunque anche odii e rancori.

              • Roberto says:

                Secondo me la verità sta nel mezzo: ci sono popolo più o meno litigiosi e gelosi del loro passato (vero o immaginario che sia)

              • mirkhond says:

                Vedasi nei Balcani.

              • Francesco says:

                chiedete a un italiano a caso cosa pensa dei tedeschi! e per me viene fuori un rimasuglio di rancori che partono da Augusto (o almeno dal Risorgimento anti-austriaco)

                🙂

              • Roberto says:

                Secondo me si fermano alle 3 partite ai mondiali in cui gliele abbiamo suonate

              • Francesco says:

                eh no.

                ho precisi ricordi di militare, dei simpatici totali analfabeti con forti pregiudizi a-calcistici.

                che mi hanno stupito molto già all’epoca.

              • PinoMamet says:

                A spanne, direi che gli italiani pensano che i tedeschi sono rigidi, senza fantasia, militaristici; precisi, grandi lavoratori, maniaci dell’ordine; freddi e anaffettivi.

                Alla prova dei fatti, solo alcuni di questi luoghi comuni risulta avere un qualche fondamento.

                (Poi è sempre una questione di prospettive: colleghi britannici mi dicono che pensavano di trovare in Italia allegria, calore umano e idee aperte- hanno un’idea un po’ strana del “temperamento latino”- e sono rimasti sorpresi nel vedere che gli italiani sono più chiusi e conservatori di loro).

              • PinoMamet says:

                Rispondendo più sopra:

                Mah, io ho conosciuto eritrei ed etiopi (ho anche un nuovo studente etiope) e non mi pare abbiano particolari rancori. Direi che delle questione non gliene frega niente, ma non ho mai approfondito.

                Faccio notare che moltissimi ebrei e israeliani che conosco stravedono per la Germania…

  16. Comunque, l’Internazionale Comunista Stalinista Hoxhista dichiara guerra a Greta Thunberg, esponente della Svezia sfruttatrice, che guarda “il clima come temperatura sul termometro e non il clima mondiale dello sfruttamento di miliardi di operaie e operai”.

    http://www.trend.infopartisan.net/trd1019/t111019.html

  17. La mia rottura con i Trotz/sky/isti riguarda la Z/S.

    Ma vedo che esiste un conflitto sulla Y/I:

    https://www.lemonde.fr/blog/correcteurs/2018/10/20/il-y-a-trotskyste-et-trotskiste/

    • habsburgicus says:

      paragone che parrà irriverente, ma tali differenze anche ortografiche richiamano immediatamente le dispute fra i teologi del Tardo Impero…

      • Moi says:

        Lev Davidovič Bronštejn ha più traslitterazioni del “nome di battaglia” che seguaci …

        • habsburgicus says:

          😀 😀 😀
          grande Moi !

          • Z. says:

            Negli anni Novanta, e direi fino ai primi 2000, andava di moda dirsi “trotzkisti”.

            Ovviamente era una moda minoritaria in una nicchia minoritaria di un milié minoritario, eh 🙂

            • Peucezio says:

              Eppure sono ancora loro a dominare il mondo.
              Ci hanno regalato lo scontro di civiltà, la guerra all’Iraq, per poco, con la Clinton e il suo entourage, non ci regalavano la III guerra mondiale.
              Siamo in un mondo trockista eroso dal populismo.

              • Per Peucezio

                “Siamo in un mondo trockista eroso dal populismo.”

                Presumo che tu ti riferisca al fatto che alcuni membri della piccola cricca dei neocon, da ragazzi, avessero fatto parte di qualche triste gruppuscolo trotskista.

                Se ben ricordo, Stalin da giovane faceva il seminarista.

                Da questo fatto, possiamo pensare:

                1) che dopo sia diventato del tutto ateo e anticristiano, ma magari l’esperienza gli avrà lasciato qualche traccia nella sua psiche, come tutte le altre esperienze che avrà fatto nella vita

                2) che sia stato infiltrato nel Partito Bolscevico per far dominare la Russia dalla Chiesa Ortodossa

              • Francesco says:

                a meno di prove concrete, io mi attengo alla tesi che fosse soprattutto matto come un cavallo e molto cattivo

                il che lo rendeva un ottimo seguace per uno con i piani di Lenin, meno un buon successore

  18. Un esempio interessante delle proiezioni umane…

    un giornalista fotografa una bella ragazza che fa parte della polizia locale (senza compiti militari) dell’YPG… la foto viene ripresa, le viene dato un nome inventato (“Rehana”, arabo, ma pare che i kurdi non usino) e le attribuiscono l’uccisione di ben 100 (tondi tondi!) militanti islamisti, poi l’Isis ben due volte rivendica di averla catturata e decapitata:

    https://digg.com/2014/the-truth-behind-the-kurdish-female-soldier-fighting-isis

    • Ugo Bardi says:

      La leggenda di Rehana, erroina kurda che ha ucciso 100 jihadisti — cifra tonda….. si. Ha girato qualche anno fa. Forse inventata di sana pianta, forse basata su qualche evento reale, chi può dirlo? Forse un 1% di verità dietro c’è.

      Una cosa curiosa, comunque è la foto in cui il jihadista regge la testa di “Rehana” decapitata. E’ abbastanza chiaramente un fotomontaggio, ma il bello è che riprende un motivo artistico tipico dell’arte tardo-romana o ellenistica: Perseo con in mano la testa mozzata di Medusa. Il motivo lo vediamo oggi più che altro nel Perseo di Cellini in piazza Signoria, ma Cellini si era ispirato a motivi Romani che già alla sua epoca si cominciavano a scavare dalle rovine romane. Certe cose ritornano sempre!

    • PinoMamet says:

      Forse interessante, come pista, che uno degli autori della leggenda sia un giornalista/attivista indiano, a quanto pare assai attivo nel diffondere immagini di kurde guerrigliere o presunte tali.

      Comunque stupisce anche me, e da un bel po’, che, per esempio su FB, non veda mai, e sottolineo mai, immagini di militari o guerriglieri kurdi maschi (nell’immagine originale di “Rehana” si intravedono i suoi colleghi maschi e si capisce il perché…)
      ma sempre di belle ragazze.

      Mi sembrano immagini tagliate (è il caso di dirlo…) su misura per il pubblico occidentale…

  19. mirkhond says:

    La jeep percorreva la strada polverosa tra le vallate desertiche lungo il confine. Oltre all’autista vi erano due uomini in mimetica che qualche chilometro fa erano discesi paracadutati da un aereo militare.
    L’uomo più anziano rivolse alcune parole all’autista che gli dava le spalle.
    – Manca molto all’accampamento del generale, Fatih?
    – Tra qualche oretta saremo lì – rispose quello
    E rivolto a quello più giovane
    – Vedi i vantaggi del conoscere pressoché tutte le lingue delle nazioni, che è quello che ci avvantaggia su tutte le nazioni! – disse con aria ironica.
    – certo signore! – sorrise il giovane.
    Che però più che alle parole del suo compagno di viaggio, era interessato all’abbigliamento dell’autista : pantaloni larghi, panciotto stretto alla vita da una cintura di stoffa, turbante per coprirsi dal caldo afoso del deserto.
    – il tipico costume dei Curdi. – pensò.
    Fatih intanto guidava con gli occhi fissi sulla strada con lo sguardo fiero di un’aquila, destreggiandosi tra le curve e la polvere sollevata dal vento caldo.
    Ad un certo punto svoltò verso un tratturo stretto e pieno di sassi attraversando impervi costoni di montagna, finché non giunsero davanti ad una grotta.
    Fatih si fermò.
    – Dobbiamo scendere!- disse seccamente.
    I due passeggeri smontarono.
    – Mettetevi questi addosso!- disse porgendo loro degli abiti dimessi.
    I due passeggeri si rivestirono con quegli stracci da contadino.
    – La grotta conduce ad un sentiero all’uscita del quale troverete chi vi condurrà dal generale.
    I due uomini seguendo il dito di Fatih che gl’indicava la strada si addentrarono nella grotta.

    All’uscita dal tunnel videro un sentiero e lo imboccarono scendendo da un’altura.
    A valle trovarono una camionetta sgangherata e un uomo vestito con giacca e pantaloni azzurri, camicia bianca e la coppola in testa.
    Portava un paio di occhiali scuri su un volto bruno con baffi e barba mal rasata.
    Al capitano Baana, acuto osservatore, sembrava un siciliano, ma nonostante l’abbigliamento occidentalizzato, frutto di un’imposizione politica vecchia quasi un secolo, l’aspetto dell’uomo era tipicamente armenoide, come per la maggioranza degli abitanti della zona.
    Arrivati all’altezza della camionetta, sbucarono altri due uomini con giacca mimetica, pantaloni larghi, turbante e cartucciera a tracolla.
    Erano armati e a volto coperto, da cui si vedevano a malapena gli occhi.
    L’uomo in coppola che doveva essere l’autista, aprì lo sportello posteriore della camionetta e disse loro di entrarvi.
    I due a volto coperto puntarono i mitra alle spalle dei passeggeri invitandoli ad affrettarsi.
    – E’ il regolamento effendi, mi dispiace!- disse quello con la coppola rivolgendosi al più anziano dei due passeggeri
    I due si sedettero ai lati della camionetta, guardati sempre a vista dai due armati.
    Quello con la coppola estrasse due sacchi neri e glieli avvolse, legandoglieli intorno affinché non vedessero.
    I due passeggeri poi sentirono chiudere lo sportello posteriore e la camionetta che si avviava.
    Dai rumori capirono che stavano attraversando una strada impervia.
    Ad un tratto capirono che stavano transitando su un ponte su un fiume, delle cui acque udirono lo scroscio.
    Non fecero un lungo viaggio, o almeno così sembrò loro.
    Ad un tratto la camionetta si fermò.
    Sentirono aprirsi nuovamente lo sportello posteriore e le voci che li spingevano ad uscire.
    Essendo incappucciati vennero aiutati a scendere.
    Vennero slegati e sbendati e videro una grotta ampia, a malapena illuminata da poche torce elettriche.
    Il colonnello Falkenstein, osservò le pareti della grotta.
    Dovevano essere nei sotterranei di un’antica fortezza in rovina situata alle pendici di un’altura, che doveva dare sul fiume.
    Erano circondati da uomini armati vestiti alla curda, alcuni con mimetiche paramilitari, ma il cui aspetto era da straccioni.
    – siete al cospetto del generale!- disse al colonnello Falkenstein uno degli uomini.
    Osservarono la parete di fronte a loro e videro seduto un uomo di mezz’età, capelli brizzolati, baffoni e uno sguardo da ceffo
    poco raccomandabile.
    Era in tenuta paramilitare con turbante, cartucciera a tracolla e un paio di pistole alla cintola.
    Insomma proprio l’aspetto di un brigante.
    Il capitano Baana guardò il colonnello Falkenstein con sguardo interrogativo, sebbene parlasse fluentemente il dialetto curdo della zona
    e fosse un profondo conoscitore della storia e della cultura curda.
    Ma l’altro, esperto ufficiale con oltre trent’anni di missioni segrete, gli fece un’aria rassicurante.
    -Ebbene generale, è contento della partita?
    – Già al sicuro mister X!- fece quello con un sorriso feroce.
    Il colonnello Falkenstein alludeva ad una grossa partita di armi lanciata poco prima del loro arrivo.
    -Come vanno gli attacchi alla frontiera ?
    – Come al solito, i contadini aramei pagano e tacciono, altrimenti sanno che…buuummm!- e si fece una risata.
    -Anche se- continuò- per noi sarebbe meglio far zompare gli osmani così li rispediamo tutti al Melo Rosso, o da Iddio Misericordioso!
    – Kurdistan Asaad!- gridò
    – Kurdistan Asaad!- risposero in coro i suoi uomini.
    – Continuate come ora, e l’assistenza dell’alleanza franca non vi mancherà!
    – A quando l’indipendenza e la riunificazione con i nostri fratelli di Mosul e Arbil, mister X ?- chiese il generale che nel frattempo si era alzato
    e si era messo a camminare per la stanza accompagnato dal colonnello Falkenstein, seguito dal capitano Baana.
    – Una cosa per volta generale. Intanto se farete quanto richiesto potreste ottenere qualcosina nella Jazīrah. – e gli strizzò l’occhio con
    aria complice.
    – Ma gli osmani ci lascerebbero veramente in pace in un nostro territorio libero, anche piccolo?
    – A noi tutto è possibile generale.
    – Ma gli aramei che attaccate non sono nasrani? – chiese il capitano Baana.
    – Gliene importa a qualcuno forse? Non gliene frega niente neanche al Papa e ai nasranissimi dell’alleanza franca con le loro crociate anti
    islamiche. Per loro i cattivi sono solo gli arabi, gli ayatollah e i talebani, ah ah ah….
    – Non è che al ragazzo gli vengono gli scrupoli di coscienza ora ? – fece rivolto al colonnello.
    – Stia tranquillo generale, mister K è un osso duro nel suo mestiere. Ne ha spezzate di gambe e braccia in Mesopotamia, e prima ancora ai
    palestinesi nei nostri campi di…accoglienza!- sorrise ironico il colonnello Falkenstein.
    – A quando l’attacco mister X?
    – Lo saprete al momento opportuno.
    – Ma a che scopo…provocare un conflitto con l’Aram?
    – Sono interessi colossali ad essere in gioco generale, e soprattutto un nuovo ordine in cui vi sarà pace e progresso per tutti.

  20. mirkhond says:

    E’ una bozza di un mio vecchio racconto, che iniziai a scrivere dopo la morte di mia madre e prima delle cosiddette primavere arabe.
    Poi lo scenario geopolitico è cambiato, soprattutto in Siria rendendomi impossibile portarlo a termine.

  21. Non per dirvi “la verità”, che io non conosco, ma solo per farvi sentire una voce diversa, ecco cosa scrive Israel Shamir:

    Cautious Optimism on Turks and Kurds
    ISRAEL SHAMIR • OCTOBER 13, 2019
    • 2,300 WORDS

    https://www.unz.com/ishamir/cautious-optimism-on-turks-and-kurds/

    Amid the usual hysterics of ‘impending genocide’ and ‘brutal betrayal’, the long-expected Turkish operation in northeast Syria is rolling, and Turkish troops accompanied by their Syrian rebel allies quickly advance into the former US occupation zone east of the Euphrates River, pushing the Kurdish nationalist militias away from the border. The American soldiers withdrew from the area by the order of their Supreme Commander (save some Special Forces who came under fire but safely retreated).

    The Kurds (or their advisers) excel in PR and they created a beautiful image of their girl fighter, which resonates with the paradigm of a strong Superwoman beating the hell out of male chauvinist pigs. Every second recent action movie has such a girl, carrying out the War on Man. Lefty Western feminists love them, as they loved its prototype, Israeli Sabra soldier girl. The Syrians do not share this love. They view the Kurd fighters as brutal ethnic cleansing US mercenaries.

    ‘One Israel is more than enough’, say the locals who are mighty pleased with the forthcoming defeat of the “New Israel”, the Kurdish entity of ‘Rojava’, or ‘Syrian Kurdistan’. Its backbone, YPG fighters, had made a good try in using the civil war as an opportunity to carve out a piece of Syria for them. Their ruthless gangs flourished “under the canopy of F-18s, as the YPG has stretched across a vast swath of northeast Syria, acting as the Kurdish janissaries of America. The Kurds were engaged in their own nation-building exercise on the ruins of ISIS,’ in words of the Forbes.

    President Obama, acting upon advice of his neocon advisers, had chosen them as a proxy to fight ISIS on the ground, as he removed the bulk of American soldiers out of Syria. It was a rotten advice: the Kurdish YPG was a Syrian subsidiary of a veteran Kurdish terror organization in Turkey that killed tens of thousands of Turks over forty years of activity. The Turks weren’t amused when fighters and weapons began to flow from Syria to the terrorists in Turkey.

    “The YPG was given an inch and took a mile, and built huge extensions to its homeland in Syria along the Turkish border” – continued the Forbes.

    However, their attempt misfired, and now they have to retreat inland. They threatened to fight the Turks tooth and claw, but their bite is not as awesome as their bark. They declare that they ‘will win, or will die‘ to a CNN lady reporter, but in reality the Kurds are good at retreating. During the previous Turkish operation in March 2018 centred at the enclave of Afrin, they promptly withdrew when facing superior force. The Kurds withdrew even faster from Kirkuk and Mosul in Iraq, in October 2017, following a similar scenario of independence claims, threats “to win or die”, American calls for restraint and European insistence that “military action must be stopped immediately”. They have no reason to fight to the death: they know they and their families can continue carry on their lives peacefully after the independence-seeking firebrands will be gone. The collapse of the nascent Kurdish entities had not been accompanied by massacres or ‘genocide’ as the prophets of doom predicted: those chimeras dispersed rather painlessly like mist at sunrise.

    The Syrian patriots are ambivalent about the Turkish invasion. It’s good that the Americans have been withdrawing and their occupation zone is shrinking. It would be even better if they would all leave Syria completely, but even this partial withdrawal is a good start. It’s good that the Turks are squeezing out the ruthless gangs of Kurdish nationalists. Not only the Kurds entered into a close alliance with the United States and Israel, but they also carried out violent ethnic cleansing of the local Arab population, trying to create a “Syrian Kurdistan”. Now Syrian Arabs will be able to return to their homes.

    But what if the territory liberated from Kurdish militants would become permanently occupied by Turkey and its allied Islamist militants? It is the choice between the devil and the deep blue sea. Turks say their plans are limited – to push the Kurdish fighters some 20 miles from the border, disrupt the “Syrian Kurdistan” venture, and transfer Syrian refugees from Turkey to the created strip of land. President Erdogan knows that his citizens are fed up with millions of Syrian refugees. If he doesn’t figure out how to drive them back to Syria, the Turks can drive him away – this scenario has already been rehearsed in Istanbul, where citizens voted for the opposition promising to make peace with Assad and send the Syrians back home. Erdogan says he recognises the integrity and sovereignty of Syria, and that is already big progress, but Damascus doubts his sincerity and condemns the invasion.

    There is a simple way to deal with the refugee problem: let them go home, to their own towns and villages. Damascus government wants it and ready to accept them, granting amnesty and pardon for past offences. But Erdogan is not ready for that, yet. The Americans do not want to vacate their zone, for it has oil. If Assad will get it, he will be able to rebuild Syria with his own money without assistance from the West. The West wants a Syrian government poor and broke, needing money, taking loans, begging for help. That’s why they do not allow the Syrian army to enter the areas beyond the Euphrates. Syrians tried to make a move when the American troops departed, but they were warned they will be mercilessly bombed if they just try. For Syria it is too much: to fight Kurds, Turks and Americans at once.

    The Kurds try to preserve what they can. Their supporters speak of impending “ethnic cleansing” – although until now the Kurds were the ones who carried out ethnic cleansing. The Kurds also threaten to resuscitate the defeated Islamic Caliphate by releasing tens of thousands of captured Islamist fighters. This blackmail is no bluff, but it will have to be dealt with if and when it happens.

    The Europeans oppose the Turkish offensive. This is a violation of Syrian sovereignty, they say. For some reason, they did not recall Syrian sovereignty when the American troops and their Kurdish allies were deployed there. Brussels does not like the Turkish plan to move millions of Syrian refugees back to Syria in the territory freed from Kurdish militias. The EU wants Syrian war to go until Assad is gone and a neo-colonial administration comes in his stead.

    Erdogan knows how to reply to Europeans. If you condemn my measures, he said, I’d unleash three and a half million refugees upon Europe. This threat does not scare Kurdish supporters in Europe: Antifa, various Jewish organisations and pro-immigrant NGOs would just welcome more diversity. But the governments know it could become very hard to stop such a wave.

    Israel sides with the Kurds for they aren’t Arabs. The Kurdish entities and movements enjoyed Israeli support, received Israeli weapons and instructors, as they were supposed to create a ‘New Israel’ on the regained ground. The creation of Syrian Kurdistan, and before that – Iraqi Kurdistan, and if you were lucky – also Kurdistan in Anatolia and Iran – was always a Zionist plan. Pro-Israeli forces in Europe and America play for the Kurds, replaying their old cliché. “Why Arabs can have 22 states, and Jews/Kurds can’t?” – they ask. They demand the creation of Kurdistan under the Israeli-American protectorate, having cut it from Turkey, Syria, Iran and Iraq. The implementation of such a plan is fraught with ethnic cleansing and can raise a wave of refugees in the tens of millions of people, which, of course, would be ok with Israel: it does not accept refugees. As opposed to other forces, Israel would be satisfied by ruining the region. Defeat of Kurd clients and success of Erdogan, this sworn enemy of the Jewish state, is a huge blow for Israel.

    What is much worse for Israel, is Trump’s intent to leave the region. There is a good chance you haven’t seen relevant tweets of the President, for the MSM doomed to surround it by the wall of silence. That is what the President said while ordering withdrawal:

    “Fighting between various groups that has been going on for hundreds of years. USA should never have been in Middle East. The stupid endless wars, for us, are ending! The United States has spent EIGHT TRILLION DOLLARS fighting and policing in the Middle East. Thousands of our Great Soldiers have died or been badly wounded. Millions of people have died on the other side. GOING INTO THE MIDDLE EAST IS THE WORST DECISION EVER MADE … IN THE HISTORY OF OUR COUNTRY! Now we are slowly & carefully bringing our great soldiers & military home. Our focus is on the BIG PICTURE!”

    Just for this recognition “GOING INTO THE MIDDLE EAST IS THE WORST DECISION EVER MADE … IN THE HISTORY OF OUR COUNTRY” and for this promise “The stupid endless wars, for us, are ending!” Trump deserves to be re-elected and remembered as the most courageous and independent US President since Richard Nixon.

    His efforts on withdrawing from the Middle East remind of Nixon’s hard struggle to leave Vietnam and to make peace with Russia and China. If he succeeds in this endeavour, he will be rewarded by the American people in 2020, as Nixon was in 1972, when he won the presidential [re-]election in the biggest landslide to date in U.S. history. Yes, eventually Nixon had been removed from power, for he was hated by the War Party and by the Jews, and since then until now the White House had been inhabited by figures subservient to the Jews and War Party. (Noam Chomsky confirmed in our private conversation that Nixon was the last president independent of the Jewish Lobby.)

    Nixon’s withdrawal from Vietnam had also been accompanied by accusations of ‘betrayal’. He ‘betrayed’ the corrupted Saigon government and the South Vietnam army, they said. However, the US could not stay in Vietnam forever, or kill all enemies of Saigon in their millions just to avoid this accusation. Withdrawals are painful for the proxies and local allies, c’est la vie. Charles de Gaulle withdrew from Algeria, ‘betraying’ the colons and native loyalists. The Soviets ‘betrayed’ their Afghan protégé by withdrawing from Afghanistan. Israelis withdrew from South Lebanon after twenty years of occupation under pressure of Hezbollah armed resistance, and ‘betrayed’ their quislings. Even the Romans had to sail back home from Britain. History justified them.

    People who accuse Trump of ‘betrayal’ want the US troops to stay forever in the Middle East. This is the main goal of Israel Lobby, as Thomas Friedman expounded at length. That’s why the Israelis had build Kurdish militias and advised Obama to give them the job to police Syria. Now they do not want Americans to leave. This is especially true for liberal American Jews: they want Israel to be their pet and they hate Netanyahu, who prefers Israel to be fully independent and very powerful. Netanyahu didn’t accuse Trump of betraying “gallant Kurds”, but he promised non-lethal aid to the Kurdish militias, and said that Israel can manage without anybody’s support.

    Only minor media outlets paid heed to Trump’s tweets. The major ones blacked it out, and another Trump’s tweet had been removed by networks from the Web altogether, in their unfair fight against the President.

    Russia’s position is quite fair and straightforward: all foreign troops must leave Syria unless invited by Damascus government. Kurds must accept the rule of Damascus. Stop your romance with the United States, become again faithful citizens of your homeland – Syria, and everything will work out for you fine. Last year, Kurdish militants had sent a delegation to Damascus, and discussed reconciliation – but then they did bargain too hard, demanding a very broad autonomy. They didn’t want to soften their demands, relying on American support. Now the situation has changed, and they could adjust their sights and swear loyalty to Syria.

    Unlike Brussels, Moscow is sympathetic to Ankara’s motives. Of course, Turkey is not satisfied with the emergence of a terrorist Kurdish enclave on its border! Kurdish terrorists killed tens of thousands of Turkish citizens, including ethnic Kurds. Russian – Turkish relations are excellent; Erdogan talks to Putin (and to Trump) almost daily. At the same time, Russia is traditionally friendly to Kurds; in the Soviet days their nationalist leaders, hardcore Marxist to a man, studied in Moscow, and there is a big Kurd diaspora. Russia and the US joined their forces in the UN Security Council against the European proposal condemning Turkey. It appears that Trump is worried of some real or staged ‘Turkish atrocity’ he would be blamed for. Putin is worried by tens of thousands Islamists the Kurds are likely to set free.

    As for the ‘big picture’, in Trump’s words, the American president wants to get out of the Middle East where the US Empire is overextended. Europeans and the Democrats want to bring their brand of ‘democracy’, while Putin seeks to establish stability, law and order in the region.

    The Middle East needs reconciliation, Moscow believes. Syria’s integrity under Damascus is the key to reconciliation. In parallel, the ongoing process of constitutional reform will help to resolve differences between communities peacefully. The chances of implementing Moscow’s plans aren’t bad. One of the main instigators of the Syrian imbroglio – Saudi Arabia – had been beaten in Yemen and is no longer eager for battle; ditto Qatar and UAE. Europe is less keen on removing “bloody dictators” than it was. CIA, Jewish Lobby and Clintonite Democrats would keep Syria boiling, but mercifully they are not in full command in Washington. We may feel cautiously optimist, though many things can go wrong.

    • PinoMamet says:

      Fino a “soldier Sabra girl” avrei potuto scriverlo io, se solo sapessi scrivere inglese bene 😉

      nel senso che sono d’accordo con quello dice.

      Dopo, ne sono troppo poco per essere in accordo o in disaccordo. Tutti i media ebraici/israeliani che mi arrivano, e sono tanti, concordano nell’esaltare i kurdi (cioè, le foto di belle ragazze con mitra che passano per “eroiche milizie kurde”) e prendersela con Erdogan.

      Tutti i liberal che conosco- e sono legione- idem.

      Per pura reazione naturale, mi viene da pensare che Erdogan- che giudico peraltro un odioso megalomane fascista- abbia approfittato del ritiro USA per espandere il potere turco- com’è ovvio;
      ma che la sua affermazione sui profughi che inonderebbero l’Europa sia più un avvertimento che una minaccia (anche quella, certo).

    • mirkhond says:

      Articolo molto interessante, grazie!

      • Per Mirkhond

        “Articolo molto interessante, grazie!”

        Preciso che io non lo condivido… nel senso che penso che tutti coloro che sono coinvolti nel Massacro Siriano abbiano ottime motivazioni, e che potrei schierarmi con ciascuno di loro.

        Rispetto sempre chi è disposto a uccidere e morire per ciò in cui credo, per cui non penso mai che siano “strumenti” di qualcuno (USA, Israele, Russia, il Cattivismo Islamico, la Russia, l’Iran, i Sauditi, ecc.).

        Anche se ognuno, giustamente, cercherà di farsi aiutare da chiunque, fosse anche il diavolo.

        Però alla fine, la cosa importante è cosa uscirà dalle macerie, e lì le buone intenzioni contano poco.

    • Mauricius Tarvisii says:

      “For some reason, they did not recall Syrian sovereignty when the American troops and their Kurdish allies were deployed there.”

      Questa è facile: la Siria non controllava più quella striscia di terra che era prevalentemente in mano all’Isis, nemico di tutte le parti in causa, USA, curdi e Siria (eccetto la Turchia, nel senso che non ha mai combattuto contro i turchi).

      • Per MT

        “Questa è facile: la Siria non controllava più quella striscia di terra che era prevalentemente in mano all’Isis, nemico di tutte le parti in causa, USA, curdi e Siria (eccetto la Turchia, nel senso che non ha mai combattuto contro i turchi).”

        Non voglio assolutamente schierarmi, ma solo ricordare la complessità… quando il Daesh è crollato nella Siria orientale, le truppe del governo “ufficiale” siriano hanno cercato di avanzare, ma gli americani, non invitati da nessuno, hanno minacciato di bombardarle, bloccandole, in modo da fare avanzare solo l’YPG.

    • Francesco says:

      Tonnellate di razzismo che trovo fastidioso, anzi imbarazzante. Dopo aver letto questo articolo mi viene voglia di votare per Nethaniau o per quelli ancora più fanatici di lui. E di pensare che più che fanatici siano realisti.

      In cambio i Curdi mi sono diventati simpatici (anche se i Crociati rimangono al primo posto!).

      A sproposito, mai saputo che la Siria avrebbe del petrolio, anche prima dell’attuale disastro. Sennò Assad Padre lo avrebbe saputo ben utilizzare! Ma serve ad alimentare l’anti-americanismo e l’anti-ebraismo di codesto noioso svitato. Ho smesso di leggere prima di diventare un liberal!

      Per la cronaca, parla di “decine di migliaia di vittime del terrorismo del PKK in Turchia”. E’ un dato realistico?

      • Per Francesco

        “A sproposito, mai saputo che la Siria avrebbe del petrolio”

        Come no… gli Stati Uniti avevano infatti minacciato di bombardare le truppe del governo siriano che si battevano contro l’Isis per riprendere proprio le zone petrolifere, a est dell’Eufrate; e hanno preferito lasciare la zona all’SDF.

        In precedenza, l’esportazione clandestina di petrolio verso la Turchia era stata la principale fonte di reddito dell’Isis.

        “decine di migliaia di vittime del terrorismo del PKK in Turchia”

        La cifra che si legge sempre è “40.000”, ma credo che riguardi tutto il conflitto, compresi kurdi uccisi dal PKK, militanti del PKK uccisi da altre milizie kurde per i motivi più vari e magari anche le vittime della repressione governativa.

        Comunque, sì, è stato un trauma nazionale rispetto a cui quello italiano con le Brigate Rosse fa ridere.

        • Francesco says:

          1) quello era petrolio del Kurdistan iracheno, scusa! o mi hanno preso in giro? la Siria era nota per essere uno degli stati arabi sfigati e senza petrolio!

          2) beh, ammettiamo pure i 40.000 morti, stiamo parlando della Turchia, una nazione con una storia “abbastanza” sanguinosa. o sbaglio? che la IIGM la hanno schivata alla grande

          • Per Francesco

            1) Leggi la voce “petroleum in syria” su Wikipedia: conta poco su scala mondiale, conta in maniera decisiva sull’economia nazionale.

            2) No, la Turchia non ha una storia così sanguinosa, almeno rispetto ad altri paesi del Medio Oriente. Ha avuto una guerriglia marxista-leninista e violenze da parte dei Lupi Grigi, attentati islamisti, ma ha una struttura statale talmente forte da superare facilmente queste cose.

            • Francesco says:

              forse ero rimasto al bagno di sangue negli anni ’20 ma in effetti è passato un pò di tempo

          • Sempre per Francesco

            La questione del petrolio del Kurdistan iracheno è completamente diversa: c’è il governo iracheno sostanzialmente filo-iraniano (e anche filo-siriano) che è in lotta per il controllo dei pozzi con il Kurdistan filo-turco (e anti-SDF). Le truppe del goveno siriano non hanno mai preteso di attraversare la frontiera irachena, gli americani le hanno fermate sull’Eufrate.

            • habsburgicus says:

              il petrolio iracheno non ci sarebbe stato se:
              i.i francesi fossero riusciti a ottenere nel 1919 il vilayet di Mossul (gli accordi segretissimi Sykes-Picot, melius Sykes-Picot-Sazonov* poiché necessitarono il placet della Russia imperiale in maggio 1916, assegnavano a Londra solo i vilayet di Baghdad e Basra, la Mesopotamia o il “vero” Iraq, se volete..’Iraq al-‘arabi giacché ‘Iraq-i ajami è l’antica Media, Hamadan, in Persia, iranissima) ma Clemenceau non riuscì a spuntarla con Lloyd George
              ii.se la Turchia kemalista che a Losanna (24 luglio 1923=24.VII.1339) NON rinunciò ancora a Mossul, fosse riuscita ad averlo come il Gazi voleva; nel 1924 i colloqui bilaterali anglo-turchi finirono in nulla, la questione fu deferita alla Società delle Nazioni che inviò una commissione composta da un belga, da uno svedese e dall’ungherese Teleki (quello che, da Primo Ministro, si suiciderà ad inizio aprile 1941 per non invadere la Jugoslavia e rompere così la sua parola espressa nel trattato jugo-magiaro “eterno” del 12/12/1940);
              la commissione diede ragione a Londra e il 16/12/1925 la Società delle Nazioni assegnò il disputato vilayet di Mossul all’Iraq sotto mandato britannico (indipendente -si fa per dire- dal 1932)….
              il Gazi sul momento pensò alla guerra, data per certa negli ambienti diplomatici..anche Mussolini pensò di intrufolarsi e giocare nel torbido, aggredendo la Turchia dal Dodecanesimo, non gratis, è chiaro, se Londra offriva (era filo-britannico allora), mentre i sovietici diedero appoggio totale a Kemal.. poteva scapparci la guerra, quella vera
              in una riunione segretissima del CHP, di cui ancora si sa poco e forse non si saprà mai tutto, Kemal scelse di piegarsi valutando correttamente che una seconda Mudanya (11/10/1922=1338) era improbabile e rischiava di perdere tutto e vinse l’opposizione all’interno del CHP, purgando i recalcitranti…il 5/6/1926 un trattato anglo-turco-iracheno dava Mossul all’Iraq..ecco donde nasce il petrolio iracheno

              *nell’aprile 1917 a San Giovanni di Moriana fummo aggiunti noi…ma con la scusa della mancata ratifica russa rivoluzionaria, gli anglo-francesi si ritennero sciolti da ogni impegno e non ci diedero nulla 😀
              fu Giacomo Salvago Raggi, cattolico e non massone (incredibile dictu in quell’Italia laica) e parente di Benedetto XV di felice memoria, mero agente diplomatico al Cairo (dunque basso in grado..il suo non-massonismo lo sfavorì) a scoprire l’esistenza degli accordi segretissimi Sykes-Picot-Sazonov, dimostrando di essere un diplomatico di razza….Sonnino, avvertito, fece fuoco e fiamme e ottenne dagli anglo-francesi Moriana, grande vittoria diplomatica nostra (poi sprecata, ma è altro discorso) e premiò Salvago Raggi dandogli l’Ambasciata di Parigi (1916-1917), al posto di Tommaso Tittoni ! il merito ALLORA talvolta era premiato

              • Per Habs

                perfetto riassunto, come sempre!

                Adesso l’Iran ha comunque scippato alla Turchia il petrolio di Mossul, vedremo come va a finire anche quella partita!

              • Francesco says:

                Mosul non è curda? cosa c’entrano turchi e persiani?

                scusa ma la mia geografia è molto limitata

              • habsburgicus says:

                si, ma uno Stato curdo non esiste
                en passant, il Gazi voleva Mossul sia per ragioni di prestigio che per il petrolio di cui già si sapeva qualcosa
                ma, e lo intuiva, in tal modo avrebbe riunito sotto si sé TUTTI i curdi, o quasi*, risolvendo il problema curdo alla radice

                *tranne quelli dell’Iran che hanno una storia diversa

                per l’Iran…non c’entra, se non per i legami linguistici ed etnici curdo-iraniani
                però il petrolio fa gola anche gli iraniani, nonostante i curdi iracheni siano sunniti (come gli arabi dell’ex-vilayet di Mossul del resto) laddove gli arabi degli ex-vilayet di Baghdad e soprattutto Basra siano perlopiù sciiti [a Baghdad non tanto, ma ce ne sono]

  22. OT

    A chi dovesse interessare, e avesse 20 euro in più, segnalo questo libro di ben 500 pagine, tradotto direttamente dal cinese in italiano. Il tema è assolutamente affascinante, non garantisco per l’obiettività 🙂 :

    https://www.marx21books.com/prodotto/il-socialismo-con-caratteristiche-cinesi/

    Il socialismo con caratteristiche cinesi

    € 20,00

    Il socialismo con caratteristiche cinesi
    Perché funziona?

    Autore: Zhang Boying

    Titolo originale
    张博颖: 中国特色社会主义为什么行?

    In 70 anni dalla sua fondazione il 1° ottobre 1949 la Repubblica Popolare Cinese ha compiuto uno straordinario cammino sulla strada della liberazione dalle catene della dipendenza economica e politica dell’imperialismo e del sottosviluppo. Nel giro di alcuni decenni il più popoloso Paese al mondo, guidato dal Partito comunista cinese, è stato attore della più grande rivoluzione politica, economica, sociale finora conosciuta nella storia mondiale: ha eliminato la povertà per centinaia di milioni di persone, è oggi la seconda economia mondiale, è promotore della grande iniziativa di sviluppo mondiale della “Nuova Via della Seta” e si propone la costruzione di un futuro condiviso per tutta l’umanità.

    Tutto ciò si deve al “socialismo con caratteristiche cinesi”.
    Che cosa è, attraverso quali tappe e processi storici si è costituito, come si è sviluppato creativamente sulla base del marxismo-leninismo, del pensiero di Mao Zedong, della teoria di Deng Xiaoping e delle innovazioni teoriche degli altri dirigenti che si sono succeduti alla guida del Paese, da Jiang Zemin a Hu Jintao, all’attuale presidente Xi Jinping? Come è organizzata la sua economia, come si articola il suo sistema politico, quale è il ruolo del Partito Comunista Cinese, con i suoi quasi 90 milioni di iscritti? Come funziona oggi questo socialismo, e perché funziona?
    Lo spiega e illustra in modo articolato questo libro, che – ideato e coordinato da Zhang Boying – vicepresidente della Federazione di Scienze Sociali di Tianjin e professore all’Università Normale di Tianjin, è frutto del lavoro collettivo di diversi studiosi e ricercatori cinesi. Pubblicato dalla Tianjin People Publishing House nel 2014, viene oggi presentato per la prima volta in un Paese europeo dopo un paziente e certosino lavoro di traduzione e redazione.

  23. mirkhond says:

    In quegli anni avevo messo insieme un pò di notizie sulle attività “brigantesche” del PKK post cattura di Ocalan, tra vessazioni di comunità cristiane aramee nel sudest turco e legami col Mossad, reperiti su wikipedia e sugli articoli di Blondet.
    Ma il tema del racconto doveva vertere su un viaggio del protagonista alla scoperta del biblico Eden, progetto che mi sembrò man mano che lo elaboravo, sempre più assurdo, visto che i tentativi fatti nei secoli dai viaggiatori, soprattutto cristiani, di trovare il mitico Giardino si sono rivelati tutti insoddisfacenti.
    Poi mi colpì un documentario, in cui un prete armeno disse che Dio aveva nascosto l’Eden alla vista degli uomini come punizione per il Peccato Originale.
    E poi, appunto lo scenario siriano è cambiato completamente rispetto a quando scrissi questa bozza, e il conflitto che ipotizzavo ai danni della Siria nel mio racconto sarebbe stato provocato dal PKK agli ordini del Mossad per ridefinire i confini politici del Medio Oriente secondo il cosiddetto Piano Kivunim del 1982 o come si chiama.

    • Francesco says:

      l’idea della ricerca dell’Eden a me pare bellissima! e i fallimenti di chi ci ha provato ti lasciano ancora più spazio per l’inventiva

      io ti consiglio di tentare (a scrivere, non di partire per il Medio Oriente)!

      poi però a noi ci fai leggere aggratis

      😀

      • mirkhond says:

        Non conoscendo le lingue, a partire dall’Inglese, mi diventa difficile viaggiare in Europa.
        Figuriamoci nel Medio Oriente, ormai divenuto pericolosissimo per un occidentale!

        • Francesco says:

          quindi tornerai a scrivere della ricerca dell’Eden?

          dai, sono molto curioso di leggerti

          • mirkhond says:

            Mi manca l’ispirazione.
            Eppoi non saprei cosa inventarmi, tenendo sempre la fantasia ancorata ai dati della ricerca storica.

            • PinoMamet says:

              In base alla passata esperienza, direi che uno dei più grandi limiti delle persone colte, come te, sta proprio nel non riuscire a staccarsi dalla precisione (storica, scientifica ecc.) per paura di scrivere baggianate.

              Che altri invece scrivono in quantità industriale e senza complessi…

              per cui, lancio un appello ai colti, che ahimè scrivono poco:
              scrivete! inventate! inventate quelle che a voi sembrano scemenze, frivolezze, inesattezze, falsità, e che saranno senz’altro mille volte meglio delle scemenze che ci vengono proposte tutti i giorni…

              • habsburgicus says:

                però poi occorre che qualcuno/qualcosa pubblichi, altrimenti è come se non fosse stato scritto nulla !

              • PinoMamet says:

                Questo è tutto un altro capitolo, e farsi pubblicare in Italia è utopistico…

                c’è una bravissima editor che spiega online meccanismi e “trucchi” dell’editoria: come presentare bene sè stessi e il proprio manoscritto, se convenga o meno partecipare ai concorsi, a quali case editrici inviare il proprio manoscritto e come…

                però sta di fatto (lei stessa lo ammette) che molte case editrici preferiscono spesso pubblicare l’opera anche stanca o ripetitiva di un autore collaudato, a quella validissima di uno sconosciuto che però rappresenta un’incognita
                (per non parlare di calciatori e personaggiume televisivo vario, che ahimè vende e perciò è stampato…)

              • PinoMamet says:

                A semi-proposito (Storia e meccanismi dell’intrattenimento)

                ricordo un video fatto da un americano espertissimo di armi bianche, che ha fatto da consulente in vari film “medievali” o fantasy… spesso criticati dagli esperti come lui.

                Allora, molti dei suoi pareri, in cui spiega le sue scelte anacronistiche, sono pienamente condivisibili, e le sue scelte appaiono abbastanza logiche e inevitabili per chi ne conosca la ratio;

                ma anche lui, alla fine, scade nel dire che “il pubblico si aspetta di vedere certe cose, e quindi bisogna accontentarlo…”

                che è la morte stesso dell’idea di poter stupire e raccontare qualcosa di nuovo, fosse pure in un particolare…

  24. Ugo Bardi says:

    Ne discute il blog più sovversivo del pianeta (dopo quello di Miguel), il blog del Sakerr. http://thesaker.is/the-terrorists-among-us10-the-io-echo-chamber-scott-shane-joel-harding/

  25. Un interessante articolo sui profughi che la Turchia sta tenendo fuori dall’Europa:

    https://www.dw.com/en/the-eu-turkey-refugee-agreement-a-review/a-43028295

    Pare che l’UE abbia promesso 6 miliardi di euro alla Turchia pur di trattenerli; secondo il governo turco, avrebbe dato finora soltanto 1,85 miliardi – l’Europa afferma invece di aver speso 3 miliardi, ma a quanto sembra di capire, la differenza è andata a varie ONG europee.

    Inoltre, l’Europa aveva promesso anche di liberalizzare i visti per i cittadini turchi, ma pare che non abbia mantenuto la parola.

    • Adesso, per non regalare 3,5 milioni di siriani alla campagna elettorale di Salvini:-), pare che la Turchia abbia chiesto la bellezza di 24 miliardi di euro all’Europa:

      https://www.nordicmonitor.com/2019/10/turkey-asks-28-billion-euros-from-eu-for-refugee-deal/

      [correzione: fonte molto di parte, affermazione non documentata]

      D’altra parte, perché la Turchia dovrebbe impedire ai siriani (e afghani e iracheni) che vogliono andare in Europa, di andarci?

      • Francesco says:

        piccolissima notazione: la campagna elettorale di Salvini, Le Penne, UKIP, AfD e un sacco di altri partiti di destra xenofoba.

        non sarebbe una questione solo italiana.

        che poi non capisco come non si possa neppure pensare al modello USA di integrazione/assimilazione, ottenendo in una generazione degli italo-americani che combattono per lo zio Sam contro l’Italia.

        saluti

    • habsburgicus says:

      Inoltre, l’Europa aveva promesso anche di liberalizzare i visti per i cittadini turchi, ma pare che non abbia mantenuto la parola.

      non l’ha mantenuta..infatti i turchi ancora necessitano di visto, per quanto non valga l’inverso (c’è una sorta di “visto” all’ingresso, cambia spesso dal poco che so, ma in pratica non è un visto….e si può ottenere con carta d’identità !)
      chi aveva già l’età della ragione nei mitici Ottanta, ovvero non é più giovanissimo ora, rammenta tempi in cui i turchi non avevano bisogno del visto per entrare da noi (né noi da loro..nell’agosto 1991 alla mitica dogana di Svilengrad-Kapikule presso Edirne/Odrin/Adrianopoli i turchi ci fecero un “visto” per 5 US $ cadauno, più registrazione dell’auto..bella, occupava mezza pagina di passaporto anche se nel 1987 i polacchi della RPL fecero meglio con una pagina e mezza, erano tempi quelli !…però chi entrava dalla Grecia, dall’altrettanto mitica dogana di Ipsala poco oltre Alexandroupolis, aveva semplicemente bisogno della carta d’identità, più “visto” ottenibile alla frontiera e de facto eguale a una tassa, null’altro)
      sarebbe buona cosa abolire i visti con la Turchia…e trattare per Putin per fare altrettanto con la Russia (Putin, giustamente orgoglioso, non accetterebbe la non-reciprocità neppure per un giorno)
      i visti sono stati aboliti per Moldova (2014) e Ucraina (2017), dopo circa un decennio di non-reciprocità [la Moldova non ci chiedeva visti, a noi, dai primi 2000′, l’Ucraina dal 2005]..mi pare che la Turchia sopporti la non-reciprocità (effettiva) da più tempo !
      i visti restano in vigore per la Bielorussia (che da pochissimo ci concede l’esenzione non-reciproca a condizioni abbastanza stringenti anche se rilassate da ultimo: arrivo all’aeroporto di Minsk, soggiorno non maggiore di 30 gg, arrivo da un paese che NON sia la Russia; si possono inoltre visitare in tour senza visto, acquistato in Polonia, le aree di Brest e Hrodna più nota come Grodno, storica città del Granducato di Lituania ove nel 1793 fu “sancita” la II Saprtizione, in lituano Gardinas) e per la Russia (tutto come ai vecchi tempi; per l’oblast’ di Kaliningrad possibile un e-visa più facile)
      i turchi possono entrare senza visto in Moldova, Ucraina e Bielorussia (e sono legioni) ma NON in Russia ! (che invece lascia entrare i sudamericani)
      i turchi possono entrare senza visto in Bosnia, Serbia e credo Macedonia e Montenegro

    • roberto says:

      “non l’ha mantenuta”

      la promessa non era “liberaliziamo i visti” ma “liberalizzeremo i visti quando avrete soddisfatto ad una lunghissima serie di condizioni” (oltre 70…) cosa che evidentemente non è stata ancora fatta

      • habsburgicus says:

        grazie per la precisazione !
        resta il fatto che, forse (ma è opinabile), tali condizioni non andavano nemmeno poste…
        ribadisco, io sarei per l’abolizione reciproca dei visti con la Russia (soprattutto) [ma temo non accettino loro] e per l’abolizione dell’obbligo del visto (di fatto non reciproco) per la Turchia…poi, tot capita tot sententiae

        • roberto says:

          in linea di massima frontiere, visti e affini mi stanno abbastanza antipatici, quindi se fosse per me non ci sarebbero, soprattutto per la Turchia per via della quasi reciprocità di cui parli

  26. Comunque uno dei motivi fondamentali dell’offensiva turca, peraltro dichiarato pubblicamente, è di occupare un pezzo di Siria in cui mettere i profughi, costruendo un’apposita metropoli fuori dalla Turchia.

    E riducendo così anche la percentuale di kurdi nell’area.

  27. L’accordo tra il governo siriano e l’SDF/YPG (i “kurdi”) (da twitter):

    @Dannymakkisyria
    1/ The abolishment of the #SDF (Syrian Democratic Forces), with all the current Kurdish forces and military groups joining the 5th Corps (Assault Legion) under Russian control

    2/ A solid guarantee of full Kurdish rights in the new Syrian constitution with autonomy which will be agreed upon by Kurdish leadership & Syrian state.

    3/ Joint coordinated effort by Syrian/Kurdish forces to remove Turkish presence in northern #Syria including #Afrin (Idleb doesn’t count)

    4/ #Manbej & #Kobani were agreed upon for #SAA to enter quickly, whilst #Hasakeh has seen a wide scale deployment of Syrian troops, this will continue in #Qamishly and other joint areas

    5/ With Syrian forces now on the border area with #Turkey it’s clear that this starts a new phase in the 8-year-long war where some sort of endgame is now taking shape – all border areas and administrational centres will be taken over by the Syrian government

    6/ Within one month Kurdish leadership with start to take up some official roles within the current Syrian government to ease the transition period of N. #Syria until an new constitution/government is formed in the future

    7/ #Tabqa in #Raqqa was also on the agreement, Syrian forces entered the city and took control of the military airbase earlier today

    • La soluzione mi sembra teoricamente ineccepibile (e in linea con i tanti accordi che il governo siriano ha già fatto con altri gruppi di “ribelli” ben più feroci dell’SDF).

      Da capire due cose – se la Turchia vorrà comunque il suo pezzo di Siria, anche per scaricarci i 3,5 milioni di profughi (tutti arabofoni); e come reagiranno i gruppi jihadisti arabi che sono passati dal campo americano a quello turco.

  28. Ovviamente, il patriarcato armeno e quello siro-ortodosso di Istanbul hanno espresso la loro solidarietà all’operazione militare turca 🙂

    • habsburgicus says:

      che esistesse dal 1461 un Patriarcato armeno-gregoriano a Costantinopoli/Istanbul mi é noto…é una delle 4 entità in cui é suddivisa la Chiesa gregoriana armena, a-calcedoniana e non “ortodossa” bizantina (i.cattolicato di Ejmiadzin, ARM, oggi preminente, se non da sempre, illis temporibus a Dvin nella Persarmenia pre-eracliana; ii.cattolicato di Sis in Armenia Minore dunque in Cilicia oggi turca, ma dai 1920′ con sede in Libano; iii.Patriarcato di Gerusalemme; iv.Patriarcato di Costantinopoli) una voltas esisteva una quinta entità, il cattolicato di Aghtamar su un’isola nel lago di Van, vacante da fine 1800′ e credo scomparso durante l’Orrore
      però che esistesse un Patriarcato siro-ortodosso [vale a dire “giacobita”, dunque eterodosso per quelli che comunemente chiamiamo ortodossi !] a Costantinopoli, mi giunge nuova ! c’é in Siria (o Libano)…tutto può essere eh…ma non potrebbe trattarsi solo di un Esarcato, o un vicariato, o un Metropolitanato o financo [ancorché attestato solo all’Est per quanto ne so] un maphrianato ? [dal 559 d.C, in attuale Iraq, sotto un maphrian, carica rivestita nel XIII secolo dal celeberrino Griqorios Abu’l-Faraj detto Bar-Hebraeus (1224-1286), storico e cronografo eruditissimo in lingua siriaca (ma esiste un compendio in arabo), che secondo un autore siriano recente sulla rivista Hugoye si chiamerebbe in realtà Bar-‘Ebroya, semplice nome, e non avrebbe nulla a che fare con un’ipotetica conversione dal giudaismo]

      • Per Habs

        Siro ortodossi, in realtà si tratta di una “fondazione” siro-ortodossa… leggo su Twitter:

        🇹🇷
        Umut Acar
        @AcarUmut
        Turks, Kurds, Muslims, Christians, Jews, government or opposition, Turkey is united in fight against PKK/YPG. This is
        👇
        Istanbul Syria Orthodox Foundation made a statement to support #OperationPeaceSpring in NE Syria.
        Quote Tweet
        İstanbul Süryani Kadim Vakfı
        @KadimVakf
        · Oct 11
        1- Ülkemizin başlattığı Barış Pınarı harekatını destekliyor, Suriye’de yaşayan insanların güvenliğini, bölgenin barış ve huzura kavuşmasını sağlamasını, operasyonda canları pahasına mücadele veren askerlerimizin sağ salim ülkelerine dönmelerini temenni ediyoruz. >>

        • Per Habs

          Ecco il canale della Fondazione Siro-ortodossa: https://twitter.com/KadimVakf

          • habsburgicus says:

            ah, ok..così si spiega tutto
            teşekkürler

            • habsburgicus says:

              e il 30 agosto ricordano la vittoria di Dumlupınar, cioé la grande vittoria turca (26-30 agosto 1922=1338) che pose fine alla guerra greco-turca, al regno di Re Costantino II (mai divenuto XII) e soprattutto all’ellenismo micro-asiatico ! il 9/9/1922 la grecissima Σμύρνη fondazione eolica di 3000 anni scomparve per sempre fra massacri inumani e divenne la turchissima Izmir dove non c’é più un solo yunan ! sono proprio schierati con il potere turco, eh

              30 Ağustos Zafer Bayramımız kutlu olsun. Büyük zaferin 97. yıl dönümünde, Gazi Mustafa Kemal Atatürk ve silah arkadaşlarını saygı, minnet ve rahmetle anıyoruz.
              bello il titolo ottomanissimo di Gazi “combattente contro gli infedeli” che si trova sempre nelle fonti coeve ma che oggi è raramente usato, in Occidente almeno..Atatürk per l’epoca è anacronistico, bisognava scrivere Gazi Mustafa Kemal Paşa

              • Per Habs

                “titolo ottomanissimo di Gazi”

                🙂

              • PinoMamet says:

                Poveri turchi, schierandosi contro la Grecia hanno scelto di stare dalla parte sbagliata della Storia.

                Non parlo di singole guerre o battaglie, e neppure delle motivazioni delle medesime, ma del grande immaginario storico.

                C’è poco da fare, è così: basta aprire qualunque libro di Storia e ci trovi le varie civiltà, vabbè… e poi i Greci.

                C’è un prima dei Greci, e c’è un dopo i Greci;
                i Greci sono un discrimine;

                Atene, come Gerusalemme e Roma.
                Più, di Gerusalemme e Roma (che in buona parte dipendono culturalmente da Atene).

                Gli albanesi, con i loro complessi, lo hanno capito, e infatti continuano a dire “no, ma sai, in realtà i Greci eravamo noi…”

                invece i Turchi si sono condannati a essere gli avversari, gli oppositori, a piacersi solo tra di loro.

                Quelli che hanno distrutto la grecità;
                dopo averla contaminata per secoli, con un folklore che io trovo interessante e pittoresco, ma che i classicisti (che poi sono stati il nerbo della cultura europea per secoli e in fondo lo sono ancora) aborrono.

                Un Ataturk più intelligente avrebbe creato una Turchia multietnica e multireligiosa, in cui greci, kurdi, armeni, georgiani, arabi avrebbero avuto spazi ed autonomie, e che l’Europa (per merito soprattutto degli elementi greci e cristiani) avrebbe forse guardato anche con una certa simpatia.

              • Francesco says:

                Pino

                quella roba lì c’era ma era … l’Impero Ottomano.

                per fare un impero ottomano non islamico nè nazionalista il nostro avrebbe dovuto essere un mago!

              • mirkhond says:

                “la turchissima Izmir dove non c’é più un solo yunan !”

                Quando insegnavo all’università della terza età, un mio alunno romeo mi disse che una volta era stato a Marmaris sulla costa anatolica di fronte a Rodi.
                Poiché nel gruppo di cui faceva parte, nessuno sapeva il Turco, lui fermò un ragazzo del posto parlandogli in Romaico.
                Il ragazzo udendolo, gli fece cenno di seguirlo e lo condusse a casa di sua nonna, con la quale il mio alunno potè parlare in…Romaico!
                L’anziana donna gli disse che sulla costa erano TUTTI ROMEI, ma che avevano dovuto turchizzarsi a causa della vittoria kemalista e della pulizia etnica conseguente contro ciò che restava della romeità ortodossa.
                Bisogna aggiungere inoltre che molti cretesi musulmani romeofoni nel 1924 si rifugiarono in Turchia, sempre in conseguenza del famigerato scambio di popolazioni turco-romeo, e almeno in famiglia, i loro discendenti, stanziati soprattutto lungo le coste anatoliche meridionali, continuano a parlare in Romaico.

              • habsburgicus says:

                @Mirkhond
                probabile !
                son frasi retoriche
                diciamo, per essere precisi, “nessun yunan CONCLAMATO” perché come giustamente ricordi tu dovettero mimetizzarsi e turchizzarsi..e, in parte, ancora devono

            • Comunque la Turchia è anche questo

              https://www.yenisafak.com/en/video-gallery/life/bullied-cat-saves-nemesis-trapped-under-roller-shutter-in-istanbul-2202570

              il baffuto che salva il gatto. Che ci sarebbero volumi da scrivere sul rapporto particolarissimo dei turchi con cani, gatti e boschi, a radicale differenza degli arabi.

  29. mirkhond says:

    “Faccio notare che moltissimi ebrei e israeliani che conosco stravedono per la Germania…”

    Dove attualmente, vivono in 225.000, nonostante i ricordi tristi del nazismo (nel 1933 gli Ebrei in Germania erano 500.000).

  30. OT

    Il signor Roberto Cavalli, cui abbiamo dedicato non pochi post su questo blog,

    http://kelebeklerblog.com/tag/roberto-cavalli/

    e in particolare questo:

    http://kelebeklerblog.com/2010/04/21/la-polizia-chiude-il-club-roberto-cavalli-di-firenze-antropologia-della-vita-notturna-imprenditoriale/

    e questo:

    http://kelebeklerblog.com/2016/11/07/camorristi-e-alberi-di-natale/

    ha un problema.

    Su Facebook (e ti pareva) tira in ballo una certa Sandra che i media chiamano la sua “fidanzata” (lui è del 1940) e scrive:

    “Sono all’ospedale di Milano, niente di male, ma sono comunque nervoso, sono solo molto fortunato ad avere vicino a me la mia adorabile Sandra e i miei angeli Cristiana e Rachele. Ora mi aspetto molte belle parole da tutte le persone che mi amano in tutto il mondo e ho dimenticato di inviare milioni di baci a tutti i miei più cari amici, questa è la mia più grande ricchezza”.

    Gli mandiamo delle Belle Parole?

  31. mirkhond says:

    “regno di Re Costantino II (mai divenuto XII)”

    Che dimostra come i “Greci” moderni siano sempre romei bizantini! 🙂
    Comunque, pare che l’ultimo imperatore romano orientale, Costantino Dragases (il figlio della principessa serba Elena Dragas) (1449-1453), fosse Costantino XII e non XI come solitamente si dice.
    In quanto un Costantino XI sarebbe stato incoronato imperatore romano nel momento in cui i Franchi e i Veneziani espugnavano Costantinopoli il 13 aprile 1204 (data che segna la VERA ROTTURA INSANABILE tra Ortodossia e Cattolicesimo).
    Questo Costantino XI però di fatto non regnò mai, dovendo affrettarsi a fuggire a Nicea, dove suo fratello Teodoro Lascaris (1204-1222) riorganizzò un nucleo di resistenza romea e dove sebbene fosse incoronato imperatore solo nel 1208 dal nuovo patriarca Michele Autoriano, anch’egli esule a Nicea, si considerò e fu considerato imperatore romano dai suoi sudditi niceni fin dal 1204.

  32. mirkhond says:

    “e il 30 agosto ricordano la vittoria di Dumlupınar, cioé la grande vittoria turca (26-30 agosto 1922=1338) che pose fine alla guerra greco-turca”

    Certo che è ammirevole la capacità di resistenza e di tenacia del residuo anatolico dell’Impero Ottomano, in guerra ininterrotta dal 1911, di resistere vittoriosamente all’offensiva romea del 1919-1922.
    Romei che con la loro megalomania persero tutto, mentre limitandosi alle più possibili e difendibili Tracia orientale e area di Smirne, avrebbero potuto dare un assetto diverso a quelle terre.
    Lasciando, almeno nelle aree riconquistate, una popolazione romea ortodossa.
    E’ anche vero che Kemal e l’assemblea di Ankara erano determinati a mantenere a tutti i costi l’Anatolia, osmanofona e musulmana in stragrande maggioranza, come terra della nuova Turchia che stava sorgendo dalle ceneri ottomane.
    Però i Romei avevano l’iniziale vantaggio di avere truppe più fresche e meno logorate dal conflitto mondiale appena conclusosi (la Rumeli era entrata in guerra solo nel 1917 per le fortissime pressioni dell’Intesa).
    Per cui obiettivi più limitati e più facilmente difendibili, avrebbero potuto, forse, dare una svolta diversa al conflitto romeo-turco.
    E forse alla fine, si sarebbe potuta ottenere anche Costantinopoli (che pure non era stata assegnata alla Rumeli dall’Intesa, e dopo il crollo della Russia zarista nel 1917, era stato deciso che sarebbe rimasta in mano al Sultano col residuo anatolico dell’Impero Ottomano su cui i vincitori non avanzavano rivendicazioni; in pratica l’Anatolia centrale e un tratto di costa del Mar Nero), che come diceva giustamente Gilberto Oneto, era la vera capitale della “Grecia”.

    • habsburgicus says:

      sarebbe stato opportuno dividere, di netto, fra Europa e Asia
      i.cioé tutta l’Europa inclusa Costantinopoli alla Grecia
      ii.tutta l’Asia alla Turchia nascente…..come ciliegina, in più, se possibile, altissima autonomia di Smirne e del suo vilayet, da collegare alla Grecia
      purtroppo non si ragionò mai in modo così lineare…anche perché di dare Costantinopoli ai greci nessuno aveva troppa voglia (la decisione definitiva di lasciare Costantinopoli ai turchi è però tarda, nell’inverno 1919/1920….e non sarebbe rimasta se non fosse caduta la Russia imperiale che ottenne nel feb-marzo 1915 da Londra e Parigi il “diritto” a Costantinopoli e agli Stretti coronando seppur solo diplomaticamente un sogno secolare e non vi avrebbe rinunciato facilmente..quella fu la preistoria degli accordi Sykes-Picot in quanto Parigi e Londra chiesero, e ottennero, il placet a spartirsi a loro volta il Medio Oriente arabo e curdo..cosa che fecero nel 1916, informandone Sazonov, che si riservò i vilayet armeni e parte del Kurdistan, donde il nome più preciso, in letteratura, di accordi Sykes-Picot-Sazonov; gli inglesi, sempre prudenti, sin dal 1915 si presero qualcosa, chiedendo che la Russia cedesse subito ai britannici la zona “neutrale” della Persia stabilita con il mitico accordo Izvol’skij-Hardinge del 31/8/1907 che suddivise la Persia in zona russa a nord, zona neutrale e zona britannica a sud-est, trattò di Afghanistan e Tibet e soprattutto sancì l’ingresso della Russia nell’Intesa che da Duplice diventò Triplice,dunque in un certo senso un accordo sull’Asia di cui si sapeva poco “causò” l’orribile e folle strage del 1914-1918, cambiando la storia umana !)

      • mirkhond says:

        “cioé tutta l’Europa inclusa Costantinopoli alla Grecia
        ii.tutta l’Asia alla Turchia nascente…..come ciliegina, in più, se possibile, altissima autonomia di Smirne e del suo vilayet, da collegare alla Grecia”

        Ancora meglio, tutta l’area romeofona europea con Costantinopoli, più un tratto anatolico costiero tra le foci del Sangario e quelle del Meandro alla Rumeli, con Costantinopoli tornata ad essere finalmente capitale della Rumeli cristiana ortodossa.
        Mentre ad Atene il Partenone avrebbe dovuto tornare ad essere una chiesa cristiana come fu per un millennio, fino alla conquista ottomana del 1456.

  33. mirkhond says:

    “una voltas esisteva una quinta entità, il cattolicato di Aghtamar su un’isola nel lago di Van, vacante da fine 1800′ ”

    Il cattolicosato di Aghtamar nacque nel 1113, quando 5 vescovi della Grande Armenia, in mano selgiuchide, ruppero col Katholikos rifugiatosi nell’Armenia cilicia, elessero a loro volta un nuovo Katholikos, Davide Tornikian.
    Fin dalla conquista romano-bizantina del regno armeno di Ani (1045) i katholikoi armeni erano stati spinti a trasferirsi ad ovest dalle autorità romee, con l’intento ultimo di assimilare gli Armeni nella romeità bizantina ortodossa.
    Questi trasferimenti, prima a Sivastia (oggi Sivas) e poi in Cilicia furono accompagnati da massice deportazioni di Armeni in Cappadocia e Cilicia sempre col fine ultimo di assimilarli, ma furono provocate anche dalla crescente avanzata dei Turcomanni Selgiuchidi che, a partire dal bagno di sangue di Teodosiopoli (l’armena Karin, poi Erzurum, cioè fortezza dei Romani) del 1048, cominciarono a devastare e a conquistare la Grande Armenia.
    Tuttavia lo spostamento del baricentro politico e spirituale armeno in Cilicia, non fu accettato da tutti gli Armeni rimasti nell’avita patria, provocando a livello ecclesiastico, alcuni tentativi di scisma.
    Finché nel 1113 l’elezione di un ragazzo di 20 anni sul soglio patriarcale in Cilicia, provocò la rottura di Aghtamar sovracitata.
    Dunque quello di Aghtamar fu un cattolicosato scismatico che non fu riconosciuto dal resto della comunità armena gregoriana. Solo nel 1441, col ritorno del Katholikos nella Grande Armenia, a Etchmiadzin, lo scisma venne ricomposto, ma Aghtmar rimase comunque sede di un cattolicosato armeno minore, come quello di Cilicia, di Gerusalemme e, dal 1461, quello di Costantinopoli sovracitato da Habsburgicus (che però per i sultani ottomani era il centro di tutti gli Armeni suoi sudditi).
    Il Cattolicosato di Aghtamar, esteso sui territori attorno al Lago Van durò de facto fino al 1895, quando, morto il Katholikos Kachatur III (1864-1895) fu praticamente assorbito dal Patriarcato Armeno di Costantinopoli, in seguito ai massacri antiarmeni ad opera del sultano Abdul Hamid (1876-1909) e per i dissidi con il Cattolicosato di Etchmiadzin (dal 1828 sotto dominazione russa), rimanendo vacante fino al 1916, al tempo del genocidio e non venendo più ricostituito (a differenza di quello di Cilicia, poi trasferitosi in Libano).

  34. mirkhond says:

    massicce

  35. Moi says:

    张博颖: 中国特色社会主义为什么行?

    ——————-

    장 보잉 : 왜 중국의 특징을 가진 사회주의는?

    (confidando in GoogleTranslator)

    ………………

    Colgo l’occasione per segnalare una roba affascinante , che ho scoperto da poco …magari voi già sapevate. La forma (che ho sempre trovato elegantissima nella sua semplicità) dei caretteri HanGul, pur “omaggiando” a livello combinatorio gli Ideogrammi Cinesi NON deriva da essi, e neppure da “Kana” Nipponici. Si tratta, difatti, di stilizzazioni dell’ apparato fonatorio umano che ne fanno , che io sappia la forma di scrittura più “razionale” (passatemi il termine così “Occidentaleggiante” …) conosciuta !

    • PinoMamet says:

      Non lo sapevo
      (il coreano, per colpa della musica nota come K-Pop, ha un’inaspettata notorietà presso gli studenti, da una decina d’anni direi…
      una mia ex allieva di ripetizioni di greco si è laureata in coreano!)

  36. Leggo (non confermato) che gli americani avrebbero bombardato le truppe siriane che avanzano a sostegno dei kurdi e che hanno bloccato la strada che permetterebbero loro di passare da Kobane e Manbij:

    https://www.thedailybeast.com/us-forces-reported-preventing-syrian-regime-forces-from-helping-kurds-fight-turkey

  37. Si sta realizzando la profezia dei nazionalisti turchi da sempre: “tutto il mondo ci odia, possiamo contare soltanto su noi stessi”.

    La Turchia viene minacciata dagli USA, dalla Lega Araba, dall’Europa, da Israele; la Russia e l’Iran appoggiano il governo siriano loro nemico, le sinistre del mondo stanno con i “terroristi kurdi”.

    Si dirà che il governo turco se l’è andata a cercare, ma è un meccanismo circolare per un paese traumatizzato, che però ha il secondo esercito più potente della NATO.

  38. Z. says:

    Vi ricordate quando vi dicevo che chi si ribellava contro Assad – comunquemente etichettato e bandierinato – stava lavorando contro gli interessi del nostro Paese, e stava contribuendo a quelli del terrorismo islamico?

    Ecco, forse oggi non è un’opinione così isolata.

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