Due città

Con sette anni di ritardo, di link in link, scopro questo gioiello:

A sinistra, abbiamo il centro storico di Firenze; a destra, uno svincolo stradale ad Atlanta, nella Georgia statunitense.

Le due immagini sono state riprese alla stessa scala: tutta la cupola del Brunelleschi ci sta in una rotonda qualunque dello snodo statunitense, e l’intera Firenze romana ci sta dentro l’anello centrale.

Le immagini furono proposte, la prima volta, dall’architetto Steve Mouzon sul suo blog, The Original Green, che mi sa che dovrò legggermi tutto. A partire dal progetto fondante, che mi sembra inconfutabile.

Quella a sinistra è una città, cioè una polis, e lo ribadisco per ricordare che la politica fondamentale riguarda cose come quelle che emergono da questa immagine.

La roba a destra, nell’immagine, è il frutto della più grande opera statale della storia umana: che non fu l’inutile Muraglia Cinese e nemmeno i miserabili 227 chilometri del Canale Mar Bianco-Baltico che Stalin fece costruire a un costo incalcolabile di vite umane.

La singola più grandeMegaOpera della storia umana, come costo, dimensioni e impatto sulla vita umana e sul pianeta, fu l’Interstate Highway System, che a partire dal 1956 ha trasformato il paese più potente del mondo in una funzione del petrolio.

Da qui potremmo spaziare liberamente a parlare di temi che vanno dal cambiamento climatico alle guerre in Medio Oriente, ma ci limitiamo a riportare alcune considerazioni molto concrete, diciamo in soldoni, fatte da Steve Mouzon:

“La necessità della velocità divora enormi fette di città americane e priva di valore i margini delle autostrade. Per quasi tutta la storia dell’umanità, le strade affollate hanno creato il più alto valore immobiliare, perché portavano i clienti alle imprese che lavoravano lì. Questo a sua volta generava le rendite fiscali più alte della città, sia in termini di tasse sulla proprietà immobiliare che di tasse sulle vendite.

Ma non puoi aprire un negozio ai bordi di un’autostrada.

Come fanno i comuni, allora, a spendere così tanto per creare strade di passaggio senza che le proprietà confinanti abbiano alcun valore?”

E a questo punto, Mouzon affronta uno di quei problemi che sembra totalmente fuori dalla “politica”, invece è alla base di tutto.

Alla base del mostro a destra, ci sono le grandi curve, richieste dalla velocità.

“Anche un piccolo aumento di velocità implica un grande aumento nelle dimensioni delle curve. A 30 chilometri orari, qualunque auto può gestire una curva con un raggio di cinque metri, quindi pensi che se si triplica la velocità, basta triplicare il raggio, giusto? Sbagliato! A 90 chilometri orari, i raggi delle curve sono di un centinaio di metri, non i 15 metri che ti immaginavi.”

Ecco, se riuscissimo a porci  la velocità come problema politico fondamentale, il mondo sarebbe diverso.

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10 Responses to Due città

  1. Io me lo sono posto a circa quindici anni.
    Il problema politico era ed è legislativo, dal momento che la normativa in vigore limitava la velocità del mio Ciao Piaggio ai 40 Km/h sviluppati “su strada piana” che dovevano risultare “per costruzione”.
    A quella velocità anche solo sui viali di circonvallazione si è pericolosi per se stessi e per gli altri.
    Utilizzando una modifica del gruppo termico da 65 cc., un carburatore 14/14 con carter modificato e variatore con nuovi rapporti raggiunsi i più civili 60 Km/h.
    Per non dare nell’occhio ai gendarmi non sostituii lo scarico originale. Coi Ciao rumorosi ci andavano a nozze, già all’epoca.

  2. Roberto says:

    Avrei pensato come singola megaopera allagrande linea ferroviaria transcontinentale (forse anche alla rete telegrafica)

    • Roberto says:

      Nel senso che ha trasformato una prateria immensa, un deserto gigantesco e una catena di montagna in un paese….da lì poi nasce tutto il resto

  3. Mauricius Tarvisii says:

    In effetti nell’Ottocento le comunità locali protestavano quando le linee ferroviarie le aggiravano, mentre oggi succede l’esatto opposto: il treno allora si fermava sotto casa tua, mentre oggi ti salta a piè pari e hai solo il disagio del suo tirare dritto.

  4. gengiss says:

    A proposito di citta’ eco-compatte e nuovo urbanismo (che riprende in realtà’ modelli pre-modernisti, quindi tabù per gli architetti ufficiali), avevo scoperto questo sito, con tanti esempi e immagini, dal grande (città, quartieri) al piccolo (vie, edifici):

    http://www.ecocompactcity.org/home.html

    Un saluto

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