Coglioniano è patrimonio dell’Umanità!

Paniscus ci segnala che le colline del Prosecco, che ruotano attorno alla ridente cittadina di Conegliano, sono da oggi patrimonio dell’Umanità.

Ho conosciuto un discreto numero di veneti che da anni si occupano di questo patrimonio, se non altro per salvare i propri figli dai tumori e se stessi dal concomitante avvelenamento dell’aria e dell’acqua, che a lungo andare porterà alla desertificazione della gallina che faceva le uova dalle bollicine d’oro.

Comunque per ora, la migliore e più scientifica descrizione del neo-Patrimonio dell’Umanità la fece alcuni anni fa Andrea Gaddini, in un post che citiamo integralmente, invitandovi calorosamente a leggere anche altre cose sul suo sito:

Coglioniano

La cittadina di Coglioniano è nota sia per l’altissimo reddito pro capite, sia per il bassissimo quoziente d’intelligenza della popolazione, unito ad un alcolismo endemico: il cocktail tra queste caratteristiche rende il paese meta di studiosi e truffatori di ogni tipo e di ogni provenienza.

La principale (e spesso unica) preoccupazione degli abitanti di Coglioniano è quella di comprare e sfoggiare capi di alto prezzo, senza la minima attenzione alla qualità e all’estetica, ma sotto la spinta del terrore di non sembrare alla moda, quindi il passeggio domenicale è per il turista un’occasione unica per farsi quattro risate a spese degli indigeni.

Da vedere
L’antico centro storico medievale è stato da tempo sostituito da fitta selva di capannoni in Eternit. In particolare l’antica cattedrale duecentesca è stata sottoposta a restyling per ospitare uno show-room di Dolce & Gabbana e un outlet di Gucci. Gli affreschi di scuola giottesca che la decoravano sono stati staccati, ricoverati nei locali della sagrestia e ridipinti in bianco, per essere usati come maxischermo per dirette televisive.

Feste e tradizioni popolari
La festa tradizionale di Coglioniano è la sfilata dei SUV nel centro storico, che si ripete in occasione di ogni campagna promozionale delle case automobilistiche. L’aspetto spirituale della festa è garantito dalla messa solenne, che si svolge dalle 11,00 alle 11,02, subito prima del cocktail-party. Nonostante il 99,9% degli abitanti si dichiarino cattolici, alla messa partecipa solo una anziana fedele di 94 anni, paralizzata, che viene estratta dal magazzino parrocchiale per l’occasione.

La tradizionale elezione annuale dello scemo del villaggio è stata invece annullata da qualche tempo, a causa dell’impossibilità di scegliere tra i numerosissimi candidati, tutti ugualmente meritevoli; la gara si svolgeva nel locale palazzo dello sport, ma il numero di iscritti delle ultime edizioni ha superato la capienza dell’impianto, rendendo impossibile la prosecuzione dell’iniziativa.

Shopping
Il centro storico di Coglioniano è costellato da gioiellerie che, pur smerciando solo Rolex falsi e bigiotteria, hanno prezzi di vendita superiori a quelli di Cartier a Montecarlo. Gli alti prezzi rendono molto nervosi i gioiellieri, che reagiscono preventivamente sparando con pistole di grosso calibro ad ogni gesto che ritengano sospetto da parte del cliente. Per questo si riscontra una mortalità del 74% tra la loro clientela.

I numerosi negozi di calzature di lusso vendono esclusivamente mocassini, visto che gli abitanti del luogo hanno difficoltà ad allacciarsi le scarpe. Non è inoltre possibile acquistare scarpe di coccodrillo in quanto una spedizione commerciale coglionianese in Africa, nonostante approfondite ricerche, ha potuto trovare soltanto coccodrilli scalzi.

Nella cittadina esistono ben dodici concessionari semi-ufficiali della Ferrari, che vendono con lo sconto del 5% sul prezzo di listino dei modelli quasi uguali a quelli originali, se si eccettua e la carrozzeria in cartone e la propulsione a pedali, che costringe il guidatore ad imitare il rombo del motore con la bocca, e ad azionare l’apposito tergicristallo interno per pulire il parabrezza.

Gastronomia
La cucina di Coglioniano prevede pochi piatti, di scarsa qualità e dal prezzo astronomico.
Il più noto è “il sgrunf”, fatto con rape acerbe, paglia e tartufo bollito per 24 ore, in modo da fargli perdere l’aroma.

A Coglioniano sono tradizionalmente allevati i maiali, accuratamente selezionati per la produzione della carne e nutriti con ostriche, aragoste e champagne millesimato, ma che vengono poi utilizzati solo per la produzione di concime organico e come animali da soma.

A Coglioniano sono presenti diversi ristoranti, tutti con menù oltre i 50 euro, pur servendo cibi precotti riscaldati al microonde. L’orario di apertura è dalle 11,00 alle 12,00, ora alla quale i cuochi tornano a casa. Al di fuori di questi orari ci si potrebbe rivolgere alle rosticcerie o alle tavole calde, se non fossero chiuse dalle 11,30 alle 17,30.

Circolazione
I coglionianesi concepiscono solo spostamenti in auto e non tollerano la presenza di aree pedonali. La rigida disciplina dei locali impone comunque ai pedoni di attraversare la strada solo sulle strisce, quindi non è raro vedere persone, di solito anziane, mummificate in posizione di attesa al bordo dei passaggi pedonali, visto che comunque le auto non si fermano mai.

Ogni domenica il sindaco, per imitare le iniziative delle altre città, indice il blocco del traffico nel centro storico. Per uno spiacevole equivoco sul significato del termine, il blocco consiste nel portare tutti i SUV nel centro e tenerli tutto il giorno bloccati con il motore acceso. Spesso i conducenti, per vincere la noia, ingaggiano anche gare collettive di sgassate.

Accoglienza
A Coglioniano esistono diversi alberghi, tutti con prezzo sopra i 90 euro per notte. Di solito i proprietari svegliano gli ospiti alle quattro di mattina argomentando: “mica sei a casa tua“. Rimanendo più notti è il caso di rifarsi il letto da soli perché chiedere tale operazione all’albergatore scatena reazioni spesso violente.

Come arrivarci
In auto, provenendo dal casello di Coglioniano dell’autostrada A17, si devono imboccare le prime quattordici rotonde, non seguendo mai le indicazioni per Coglioniano (quando siano presenti), ma quelle per l’officina Europa (prime sei rotonde) e poi per il mobilificio Prezziamici (ultime otto rotonde). Alla quindicesima rotonda si deve aspettare che passi un autoarticolato rosso e nero della “Autotrasporti La Celere”, seguirlo finché non entra nel deposito della ditta, e proseguire diritti, fino al primo semaforo spento, poi aspettare che si accenda e diventi verde, girare a sinistra, arrivare a una rotonda, imboccarla contromano, girare dove c’è il divieto di accesso, e quindi seguire l’odore di gas di scarico fino a entrare in Coglioniano.

Contatti
Gli uffici del turismo Coglionianese sono presenti in tutti i capoluoghi di provincia italiani ed in tutte le capitali europee, e sono aperti 24 ore al giorno.

Prenotare un albergo o un viaggio a Coglioniano in questi uffici è comunque problematico, visto che gli impiegati sono di solito poco socievoli e loquaci e non amano che dei forestieri si rechino nel loro paese, e per questo insolentiscono i potenziali clienti con battute sui loro difetti fisici, oppure ponendo in dubbio la loro capacità di potersi permettere una vacanza a Coglioniano.

Inoltre a ogni cliente è richiesto il pagamento anticipato di 10 Euro per ogni informazione richiesta.

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53 Responses to Coglioniano è patrimonio dell’Umanità!

  1. Mauricius Tarvisii says:

    Io, leggendo, pensavo che la descrizione parlasse veramente di Conegliano, non che questo fosse solo l’esito di un’assonanza!

  2. Mauricius Tarvisii says:

    Attualmente Repubblica titola:

    Unesco: le colline del prosecco diventano patrimonio dell’Umanità video

    “Riconosciuto il valore unico di Conegliano e Valdobbiadene”
    La scheda I 55 siti italiani [b]in cerca di capitali sui mercati[/b]
    Rep: Una vittoria del made in Italy alimentare di MARINO NIOLA

  3. Simone B. says:

    Il testo del Gaddini è un bell’esempio di incapacità di scrittura ironica.

    L’autore vorrebbe essere simpatico ma alla fine tira fuori un testo moralisteggiante e rancoroso. Testo neanche originale in verità perché queste tirate sono state già riproposte in tutte le salse.

    • Per Simone B

      “L’autore vorrebbe essere simpatico ma alla fine tira fuori un testo moralisteggiante e rancoroso. ”

      Forse non conosci l’oggetto della sua ironia.

      Le monoculture creano tipologie umane che sono caricature viventi.

      Pensa allo sceicco arabo del 1300, con cui sia tu che io ci saremmo stati benissimo; e pensa invece allo sceicco petrolifero arabo del 2000: probabilmente è talmente coglione, che è difficile farne la caricatura, perché l’originale sarà sempre peggio.

      • Z. says:

        In ogni caso difficile dar torto a Simone: l’autore vorrebbe essere simpatico ma alla fine tira fuori un testo moralisteggiante, rancoroso e in effetti neppure troppo originale.

        Cosa peraltro molto comune, va detto.

      • Simone B. says:

        Nel testo postato non ci sono riferimenti alla monocoltura ma solo un trito elenco di cose di cui vergognarsi:
        – scarpe
        – suv
        – ristoranti presunti di lusso
        – orologi

        insomma le solite cose da indicare come immorali.
        Poi trovo insopportabile esordire con un “sia per il bassissimo quoziente d’intelligenza della popolazione”.

        Insomma a me questo blogger sta antipatico e non mi viene voglia di scoprire cosa scrive nel resto del blog perché al 99% penso di saperlo di già.

        Probabilmente faccio male ad aver questi pregiudizi ma tant’è.

        • Per Simone B.

          “Probabilmente faccio male ad aver questi pregiudizi ma tant’è.”

          Spesso capita così: uno scrittore dice cento cose, io ne colgo due o tre che capisco subito (perché un certo mondo veneto lo conosco); tu giustamente cogli altre cose che ti ricordano altre cose.

          Credo che dobbiamo fare come le api, che colgono solo il nettare, mica si portano via tutto il fiore.

    • Il problema è che i sudditi del “paese” dove mangiano spaghetti offrono da decenni uno spettacolo che supera qualsiasi tentativo di farne un ritratto caricaturale. L’originale riesce sempre e comunque a essere migliore, specie se si pensa che si tratta di gente che in più pretende anche di essere presa sul serio.

      La cosa veniva denunciata da Giorgio Marchetti detto Ettore Borzacchini già su “Il Vernacoliere” del febbraio 1993; fare satira in quelle condizioni, a suo parere, significava arruolarsi volontario nell’esercito di minuscoli manipolatori di sterco indaffarati attorno alla massa fecale che già allora era la politica come la si intendeva -e soprattutto come la si praticava e la si pratica- nello stato che occupa la penisola italiana.

      • Francesco says:

        Ella ha invero ragione ma i satiristi sono da comprendere nel numero di quelli peggiori di qualsiasi ritratto satirico.

        E’ da stupirsi che codesto nostro paese ancora non sia per davvero collassato, alla luce di chi lo inabita.

  4. Peucezio says:

    Che bello, mi ricorda Idiocracy, che continuo a ritenere un capolavoro della satira sociale.
    Qui in salsa euganea 🙂

  5. MOI says:

    Orbene: il Gaddini mi sa di Ex Lettore di Cuore, giovanilistico ma NON più giovane, che ne fa un Esercizio di Stile (cfr. Raymond Queneau) che non può non strappare un simpatico Effetto Nostalgia 😉 !

    … MAI sottovalutare l’ Estetica fermandosi alle Apparenze 😉 !

  6. MOI says:

    Lo avevamo già citato più di una volta …

    Idiocracy – Natural Selection (INTRO)

    https://www.youtube.com/watch?v=ZTMybQuRZ6E

    ——————————————

    Idiocracy _ Movie Trailer

    https://www.youtube.com/watch?v=clYwX8Z43zg

    • MOI says:

      per quanto mi riguarda, fu una piacevole scoperta in un oramai scomparso “Videonoleggio DVD” …

  7. MOI says:

    devo ammettere che i videonoleggi di dvd mi mancano …

  8. Marcosclarandis says:

    Sempre dal sito di Andrea Gaddini:

    Siamo una confessione religiosa molto radicata in tutti i continenti, secondo gli insegnamenti del nostro Fondatore Pron Huffart.
    Noi crediamo che la Divinità si manifesti in noi attraverso i peti, evoluzione dell’antichissima credenza secondo cui la voce di Dio in terra erano i tuoni.
    Noi attribuiamo diversi significati ai diversi tipi di peto, ma la divinazione non può essere effettuata dal singolo fedele: deve essere affidata a dei Sacerdoti, gli unici iniziati in grado di decifrare i messaggi insiti nel volume, nella tonalità, nella durata e, soprattutto nell’odore dell’emissione mistica.
    La nostra Chiesa incoraggia il consumo di alimenti carminativi, come legumi, cipolle, porri e castagne, specialmente nei raduni collettivi che effettuiamo periodicamente nei Palasport delle città di tutto il mondo, durante i quali, dopo aver ben chiuso porte, finestre e condotti di aerazione, ci inebriamo del nostro stare insieme, in comunione, in pace, in allegria: molti di noi sono talmente presi dal clima mistico da svenire addirittura, altri hanno visioni e iniziano a parlare strane lingue iniziatiche.
    Naturalmente dobbiamo anche sopportare le persecuzioni degli intolleranti, e per questo molti di noi sono costretti a manifestare la propria fede in modo individuale, in luoghi appartati, o addirittura a rinnegarla, quando si manifesta in pubblico: questo è molto triste e speriamo che venga presto il momento in cui si potrà dire a testa alta: “sì, ho petato!”
    La nostra Chiesa promuove la cultura petologica con la vendita di libri del nostro Fondatore Pron Huffart, che spiegano come compiere, in varie tappe, il cammino di liberazione che va dalla repressione della propria fede e delle sue manifestazioni, fino all’espandersi libero di essa, con anzi la ricerca di più frequenti e duraturi contatti con il Dio, tramite, come abbiamo visto, la corretta alimentazione; d’altra parte è noto che tutte le grandi religioni contemplano delle prescrizioni alimentari: nella nostra religione il carbone vegetale è considerato impuro e va bandito dalla mensa dei fedeli.
    Esistono per gli adepti vari stadi di conoscenza, il cui raggiungimento è verificato dai nostri Anziani, e che sono scanditi dall’acquisto di testi sacri di Huffart, di contenuto sempre più elevato, e di legumi dalla buccia sempre più spessa.
    Noi crediamo che in ognuno di noi alberghi un’energia vitale che deve essere liberata, anziché repressa, e crediamo che quando tutti gli abitanti della terra lo faranno, in ogni angolo del pianeta risuonerà la voce di Dio.

    pagina creata il: 25 aprile 2004 aggiornata a: 3 dicembre 2007

    (Pron Huffart, Chiesa di Petology………….Per chi se lo ricorda, il deriso è proprio quello, che ha rincoglionito milioni di gonzi con le sue teorie pseudoscientifiche)
    Ma, a quando l’istituzione di un “Mercimonio dell’Umanità” ?
    Almeno ridurremmo una certa quantità d’ipocrisia.

    Mercimonio:Commercio; traffico illecito
    dal latino: mercimonium mercanzia, commercio, derivato di merx merce.

    Anticamente questa parola ha avuto il significato neutro di commercio; oggi però la sua connotazione è decisamente negativa. Il mercimonio è il traffico illecito, e in particolar modo di cose non venali, che non sono merce, e che la sola idea di commerciare pare riprovevole. In altri termini, si potrebbe anche parlare del mercimonio di cocaina o di zanne d’elefante, ma più probabilmente si parla del ricco delinquente che fa mercimonio della giustizia, corrompendo a raffica, si parla delle donne ridotte in schiavitù e costrette al mercimonio del proprio corpo, del mercimonio di risultati sportivi addomesticati, o dei vertici della società pubblica che fanno squallido mercimonio di posti di lavoro. In tre parole, per mercimonio, di solito, si intende il commercio illecito dell’incommerciabile.

    Testo originale pubblicato su unaparolaalgiorno.it: https://unaparolaalgiorno.it/significato/M/mercimonio

    Marco Sclarandis

  9. Z. says:

    Stasera ho bevuto un bicchiere di prosecco.

    Mi volete bene lo stesso?

  10. Ugo Bardi says:

    Miguel, guarda c’è un errore con il link al sito di Gaddini. Controlla.

  11. Francesco says:

    Quando il razzismo degli intelligenti è così spocchioso che quasi diventano simpatici i veneti … quasi perchè il mio razzismo contro i veneti è troppo forte per essere sconfitto.

    PS a scanso di equivoci, detto razzismo nasce dal rifiuto dei veneti di riconoscere la centralità di Milano rispetto all’universo tutto. Non per questo cesso di auspicare la secessione dall’Italia di quell’ampia parte di stivale che va dalle Alpi alla linea Gotica, più o meno

    🙂

  12. Marcosclarandis says:

    Rimango sul tema, il prosecco di Conegliano.
    Che, come bevanda desiderabile mi ricorda un cibo desiderabile, il Castelmagno.
    Formaggio di cui potrei raccontare vita miracoli, ma per fortuna non ancora la morte.
    Ho passato venti mesi della mia gioventù, proprio in quel luogo da cui il formaggio prende il nome, e proprio il mese scorso sono passati quarant’anni da quanto finii il mio servizio civile in quel comune di montagna. Un territorio di soli cinquemila ettari.
    Non so esattamente quando prosecco si potrebbe produrre in quel di Conegliano, ma, come per i capelli sulla testa, anche quelle bottiglie sono contate.
    E non possono certamente soddisfare i desideri d’una umanità intera.
    Sopratutto se stimolati da quella istigazione alla dismisura che è l’industria pubblicitaria.Che cosa significa realmente allora, questa attribuzione di “Patrimonio..” eccetera eccetera?
    Per me questa attribuzione suona ormai come una dichiarazione palese d’ipocrisia.
    Conoscendo certi fatti e la propensione umana ad ignorarli proprio quando questi ci ricordano che “Chi troppo vuole, nulla stringe” .
    Facciamo che dichiarare direttamente l’Italia stessa patrimonio dell’umanità, allora.
    E perchè non il pianeta Terra e magari il suo satellite e pianetino Luna?
    E appena messovi impronta, anche Marte.
    Tanto attaccare una patacca, così da andare tutti a “taggare” con impellenza quello che ci suscita una qualsiasi “emo-t-icona”* costa poco e rende molto, sopratutto a chi s’è atrezzato per l’affare.

    *Notare che la parola italianizzaza in “emoticona”, con questa due trattini permette di evidenziare il prefisso “emo” che richiama sia l’emozione che il sangue.

    Marco Sclarandis

    • Per Marco

      “Facciamo che dichiarare direttamente l’Italia stessa patrimonio dell’umanità, allora.”

      🙂

      • Francesco says:

        ma che idea! e tutta la nostra tradizione di lotte intestine dove va finire? sono 3.000 anni che ci combattiamo con vigore e decisione e ve ne uscite con proposte da messicani razionalisti

    • Simone B. says:

      Purtroppo anche i comuni del Chiantishire hanno iniziato l’iter per essere dichiarati Patrimonio dell’umanità.

      Tremo al pensiero che la cosa possa andare in porto e spero che la spaccatura tra senesi e fiorentini affondi l’iniziativa.
      ————
      Non so come facciano a Conegliano ma un mio conoscente, lavorante presso uno dei più celebri e grossi produttori di vino del comune, con tanto di cantina progettata da archistar (plurindagato per altro), mi disse che se avessero dovuto fare solo col loro vino sarebbero andati avanti una settimana; perciò integravano con vino pugliese che appena arriva in cantina diventa chianti classico.

  13. Marcosclarandis says:

    Ma Venezia è già o non ancora facente parte del famigerato”Patrimonio…..”?
    https://video.corriere.it/cronaca/venezia-nave-crociera-rischia-schiantarsi-prua-punta-un-ristorante/ab799372-a0e9-11e9-b20c-12356eab285e?intcmp=video_wall_hp&vclk=videowall%7Ccronaca
    Ah….. come m’attizza l’idea di andarvi in crociera e sorseggiare il prosecco a zero chilometri regionali.
    E poi, vuoi mettere l’emoticonata di postare un video del mancato speronamento e ricevere cataste di pollicetti alzati e anche versi, purchè se ne clicchi?

    Marco Sclarandis

    • Francesco says:

      perchè mancato? vuoi mettere il video di un bello speronamento, finalmente, che tutti questi mancati stanno stufando?

  14. Marcosclarandis says:

    Sempre in tema, patrimoniale:

    https://video.repubblica.it/edizione/genova/cinque-terre-troppi-turisti-la-richiesta-di-limitare-gli-arrivi-fa-litigare-sindaca-e-ferrovie/338867/339468?ref=RHPPRT-BS-I0-C4-P1-S1.4-T1

    7 luglio 2019
    Cinque Terre, troppi turisti: la richiesta di limitare gli arrivi fa litigare sindaca e Ferrovie

    Un territorio patrimonio dell’umanità: tre comuni – quello che riunisce i borghi di Riomaggiore e Manarola, quello di Vernazza e Corniglia e quello di Monterosso – a picco sul mare nella provincia di La Spezia, nel Levante ligure. Le Cinque Terre, meta turistica celebre in tutto il mondo, sono però un territorio fragile e angusto, che regge a fatica il flusso di 3 milioni e mezzo di turisti in arrivo ogni anno, prevalentemente via treno. Così la sindaca di Riomaggiore, Fabrizia Pecunia, ha emesso un’ordinanza innovativa che prevedeva l’allerta per folla, imponendo alle Ferrovie, per ragioni di sicurezza, un numero massimo di persone che può sostare nell’area della stazione. E dunque treni a prenotazione con flussi controllati. Le Ferrovie hanno fatto ricorso al Tar. Pochi giorni fa l’ordinanza è stata bocciata per questioni procedurali, ma la sentenza ha sancito il prevalere della sicurezza sulla libera circolazione. “Quindi andremo avanti, rifaremo l’ordinanza – dice Pecunia -. La sentenza è storica, una buona notizia per tutti i sindaci d’Italia: stabilisce che ci sono strumenti per far valere le responsabilità che abbiamo sui territori”.

    Ora i sindaci chiedono che ad occuparsi del Parco nazionale – che per altro è da due anni senza presidente perché manca l’accordo politico – oltre alla Regione arrivi il governo.

    di Giulia Destefanis

    Marco Sclarandis

    • Francesco says:

      buona notizia! così ci vado in macchina, alla 5 terre, cazzo

      😀

      PS buona notizia davvero

  15. Marcosclarandis says:

    https://www.lastampa.it/topnews/primo-piano/2019/07/07/news/l-india-in-rivolta-per-la-siccita-portano-l-acqua-solo-ai-ricchi-nbsp-1.36733826

    CARLO PIZZATI 07 Luglio 2019
    CHENNAI. A rischiare la vita sono sempre i più poveri. Che si prendono gastrite o diarrea, costretti a bere acqua inquinata per non morire disidratati. Perché, quando non piove da 200 giorni, quando i salvifici acquazzoni monsonici non arrivano e i pozzi si svuotano, mentre laghi e paludi si prosciugano, se non hai i soldi per pagare l’autocisterna come fai?
    ……………………………………………………………………………………………………………………………
    Che diamine! Bevi pro-secco! (il pro-secco nonostante il suffisso sembra sia apotropaico, e scongiuri la siccità).
    Come l’estatè dello spot, che si dice dovrebbe favorire lo scolpirsi della “tartaruga” addominale stando ai copriwater, pardon, copywriter.

    Ora mi fermo che il troppo stroppia.

    Marco Sclarandis

    • Per Marco

      So che c’è uno splendido contenzioso tra la frazione di Prosecco, comune di Trieste, e i Coglioniani.

      Pare che i C. abbiano comprato il diritto di usare il nome in cambio dell’1% del loro guadagno, ma – fedeli alle proprie tradizioni – si sono ben guardati poi dal versare un centesimo ai prosecchini.

      Ah, a quanto pare il nome slavo “Prosek” da cui deriva il termine ha un significato… significativo. Da Wiki:

      “Il termine Prosecco significa bosco tagliato, dalle aree disboscate per la coltivazione della vite; il quartiere infatti è celebre per aver dato il nome ad uno dei vini più famosi al mondo, il prosecco.”

      Guardando il Wiki sloveno, con una certa fatica, pare che il termine originario sia “presek”, e che il luogo si chiamasse già così nel 1308.

  16. mirkhond says:

    C’è anche il Prošek croato:

    https://en.wikipedia.org/wiki/Pro%C5%A1ek

  17. mirkhond says:

    E anche la fortezza medievale di Prosek in Macedonia, sede di un effimero principato slavo-valacco tra 1197-1202 e 1208-1214, rispettivamente sotto il vojvoda Dobromiro Hrs e il principe bulgaro Strez della dinastia Asen:

    https://en.wikipedia.org/wiki/Prosek

    https://en.wikipedia.org/wiki/Dobromir_Chrysos

    https://en.wikipedia.org/wiki/Strez

    • Francesco says:

      Duca, le storie che tu conosci … un principato slavo-valacco in Macedonia sotto un principe bulgaro!

  18. mirkhond says:

    Il Secondo Impero Bulgaro (1187-1393), fu inizialmente chiamato Impero dei Bulgari e dei Valacchi, sotto la dinastia degli Asen, di origine cumana.
    I Cumani erano una popolazione di lingua turca stanziata sulle sponde del basso Danubio.

  19. mirkhond says:

    I Valacchi nel XII-XIII secolo dovevano essere ancora numerosi a sud del Danubio, nel momento in cui cominciava la loro migrazione a nord del fiume, in quelle terre che sarebbero diventate la futura Romania.

    • habsburgicus says:

      il cosiddetto Secondo Impero bulgaro del 1187, quello degli Asen, era nei fatti un Impero VALACCO-CUMANO-BULGARO
      ora ciò viene ammesso dalla più recente storiografia
      ad esempio Alexandru Madgearu, The Asanids. The Political and Military History of the Second Bulgarian Empire (1185-1280), 2017, ed. Brill, Leiden, Boston oltre 360 pagine
      l’originale romeno si intitolava “Asăneştii. Istoria politico-militară a statului dinastiei Asan (1185-1280)”, 2014
      si noti che egli vede un cambio nel 1280 (di dinastia e altro), dunque gli ultimi cento anni sino alla conquista ottomana (1393/1396) non li considera…almeno qui..magari avrà scritto una continuazione o potrà farlo

      • habsburgicus says:

        si tenga conto (tali raffinatezze le notano subito coloro che si occupano dell’Est :D) che in romeno usa una bella perifrasi per non scrivere la parola “bulgaro” 😀 😀 😀 ovvero “Stato della dinastia di Asen” 😀

        • habsburgicus says:

          i bulgari minimizzano però il ruolo valacco
          in età marxista, i bulgari in contrasto forte con Primov 1971 che riconobbe il ruolo dei Valacchi nella genesi del Secondo Impero bulgaro, ignorarono il ruolo dei Valacchi (Dujčev 1952-1953; Cankova-Petkova 1978 e 1980; Angelov 1984):
          nella Bulgaria post-marxista (dal 1990), alcuni storici della generazione precedente (Ivan Božilov; Krasimira Gagova 1998 e 2005; Vasilka Tăpkova-Zaimova 2003, 2007 e 2008) continuarono a pubblicare nella vena antica, ignorando il contributo dei Valacchi
          ad esempio Božilov 2011 fu invitato a scrivere nel terzo volume di una Storia di Bisanzio edita a Parigi e il suo capitolo sul Secondo Impero Bulgaro non contiene alcuna menzione dei Valacchi ! eppure nel suo capitolo nel secondo volume della stessa storia Jean-Claude Cheynet chiaramente menziona ribelli sia bulgari che valacchi ! (ciò venne notato da Madgearu, citato sopra)
          all’Est la storia ha ancora un ruolo politico !

          • mirkhond says:

            Anni fa lessi un libro di uno storico rumeno di cui adesso non ricordo il nome, il quale considerava il Secondo Impero Bulgaro come bulgaro-valacco solo sino alla metà del XIII secolo, dopodiché a suo dire i Valacchi scompaiono dalla titolatura ufficiale dell’Impero.
            Potrebbe essere successo anche per la progressiva diminuzione dell’elemento valacco in Bulgaria, per via delle migrazioni dei primi a nord del Danubio?

            • habsburgicus says:

              possibile
              la storiografia romena tende a separare il primo periodo (se fino al 1250 o fino al 1280 ora é secondario) dal secondo periodo
              enfatizza, e si inorgoglisce del carattere valacco nel primo periodo
              e sottolinea il carattere bulgaro del secondo periodo

              • mirkhond says:

                Anche se le dinastie del Secondo Impero Bulgaro non furono ne valacche, ne bulgare, ma cumane come gli Asen, i Terter e gli Shishman.
                A parte l’usurpatore Ivajlo nel brevissimo periodo 1277-1280 e, forse Smilets e suo figlio Ivan II, zar di Bulgaria nel 1292-1299.

          • mirkhond says:

            Un ruolo politico condizionato dal forte nazionalismo che nei Balcani incide pesantemente nel dibattito storiografico.
            Del resto, anche la recente sconfitta di Tsipras alle elezioni rumeliche è stata dovuta anche alla sua decisione di riconoscere lo stato slavo macedone col nome ufficiale di Macedonia del Nord.
            Cosa che ha contribuito alla sua già diffusa impopolarità in patria.

            • mirkhond says:

              “Jean-Claude Cheynet chiaramente menziona ribelli sia bulgari che valacchi !”

              Niceta Coniate (c.1150/1155 – c.1217) afferma che l’origine del Secondo Impero Bulgaro, si dovette alla ribellione dei Valacchi balcanici alla fine del 1185, in reazione al saccheggio delle loro derrate alimentari nel porto di Anchialo sul Mar Nero, per ordine del neo imperatore romano Isacco II Angelo (1185-1195), bisognoso di reperire fondi per celebrare le sue nozze.
              I Valacchi del Balcano Orientale che depositavano ad Anchialo le loro scorte per i mesi invernali, in cui con le loro greggi scendevano alle marine, non la presero bene e insorsero.
              In un secondo tempo alla loro testa si misero due allevatori di cavalli di origine cumana, Teodoro poi detto Pietro e Asen (questo nome tipicamente turco lo si ritrova anche tra gli Uiguri nella variante di Esen).
              I quali erano stati fatti frustare dall’imperatore Isacco II, per avergli chiesto una pronia (un beneficio militare, istituzione risalente ad Alessio I Comneno e simile al feudo nel mondo franco).
              Teodoro/Pietro e Asen radunarono un forte contingente di loro connazionali cumani, reclutati a nord del Danubio con cui affiancarono e diressero i Valacchi ribelli nel 1186-1187.
              I Bulgari slavi in questa prima fase della rivolta dovettero avere un ruolo marginale e da comparse, stando almeno al racconto di Coniate, l’unica fonte coeva sulle origini del Secondo Impero Bulgaro.

  20. Z. says:

    Anche stasera berrò un bicchiere di prosecco, dando così il mio piccolo contributo alla distruzione della civiltà.

    Abbiate pietà di me.

    • roberto says:

      ieri mia moglie m ha accolto con un aperol spritz.
      stavo per picchiarla, ma poi ho pensato che oggi si fa 1400 km di treno invece di prendere un’aereo e mi sono calmato

  21. mirkhond says:

    Ha scelto il treno perché è ecologista?

    • Roberto says:

      Fondamentalmente odia macchina e aereo, resta il treno se deve viaggiare e se, come in questo caso, ha il tempo per il treno

  22. PinoMamet says:

    Appena vista la pubblicità di un prodotto per animali domestici, mirata al pubblico degli “amanti degli animali”;

    fantastico il premio finale: ” Vola a Yellowstone con noi…”

    (“piglia il treno per l’Abruzzo” suonava male…)

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