Totò e la Fontana Ecosostenibile

Come avrete notato, va di moda l’ambiente, e persino in Italia, la gente si è messa in testa che bisogna fare qualcosa, se non vogliamo finire tutti nella pattumiera noi stessi.

C’è quindi chi si dedica alle energie alternative…

e chi al riciclaggio:

Insomma, ci sono mille modi per fregare la Seconda Legge della Termodinamica.

Il signor Libero Cantarella, presidente di Unionplast, scrive tutto insieme di Economia Circolare e Sviluppo Sostenibile

mentre manda gli avvocati al TAR per far bloccare l’ordinanza della Regione Sicilia che vieta l’uso della plastica usa e getta sulle spiagge, cioè nell’area del Demanio Marittimo.

Il governo inglese invece ha trovato un modo ingegnoso per far diventare più verde anche l’aria: praticamente, stanno ridisegnando i percorsi che fanno gli aerei, in modo (a) da ridurre i tempi di attesa in volo, che sono in effetti assai inquinanti, ma soprattutto (b) da accomodare un numero molto maggiore di voli (così b annullerà ampiamente l’effetto positivo di a).

Il vinaio di Borgo Tegolaio se ne va in meritata vacanza per qualche giorno a Malta, assieme alla moglie, ai suoceri e ai due bambini, uno di due anni e l’altro di pochi mesi.

Andata e ritorno, il volo costa diciassette euro a testa gli adulti e zero i bambini. Quindi 68 euro in sei.

Cerco un confronto.

Roberto Vecchioni, che è un bel personaggio ma è il primo a dire di non essere di moda, darà a ottobre un concerto al Teatro Regio di Parma. Un solo posto a sedere costa 69 euro (e c’è solo l’andata, mica il ritorno).

Pochi giorni fa, la United Airlines degli Stati Uniti ha celebrato la Giornata Mondiale dell’Ambiente   con il “most eco-friendly commercial flight of its kind in the history of aviation“, lanciando un volo speciale denominato Flight for the Planet.

Cioè. volerebbero per fare un favore al Pianeta.

Il Pianeta, sapete, è interessato a una sola cosa: girare attorno al proprio asse ogni 23,93 ore, in modo da assicurare che un anno duri 365,24 giorni (la cifra non è precisa, ma siamo noi che siamo cialtroni, non il Pianeta, che i conti non li ha mai sbagliati in miliardi di anni).

Per il resto, il Pianeta sembra che se ne infischi se sopra di sè porti l’Eden o un cimitero di scorie nucleari.

Siamo d’accordo tutti a dire quindi che il volo per il Pianeta, è una balla?

Ma è una balla anche dire che il volo sia “eco-friendly“: al massimo, sarà leggermente meno eco-ostile di voli precedenti.

Diciamo che, se vogliamo crederci alla  pubblicità, è il volo commerciale che ha preso meno a cazzotti i nostri figli, finora mai eseguito.

Andiamo a vedere in che cosa consiste l’impegno meno eco-ostile dell’industria aeronautica. Il massimo, insomma, che possa fare una delle industrie più potenti del mondo.

1) Usano come carburante, al 70% quello solito da aereo, cioè il più devastante che esista; e al 30% “low-carbon, sustainable aviation fuel“, che – affermano – produce meno gas serra del carburante solito.

Riguardo ai gas serra, lascio la parola a chi è più competente di me; noto solo che stiamo parlando di biocarburante. Che non è forse di origine fossile, ma che per essere coltivato richiede un ricorso a quella che è forse la principale fonte di distruzione ambientale dei nostri tempi: l’agricoltura industriale, che in questo caso, oltre ad aver sterminato la biodiversità, toglie anche spazio alle coltivazioni alimentari.

Vabbene, sul carburante ci hanno provato e gli è andata male.

Passiamo a cose più serie.

2) Per servire le bevande, ci annunciano, hanno introdotto delle tazzine riciclabili. Imitando così, con un certo ritardo, la nostra amica Laura, che lo ha già fatto alla sua bancarella di panini e bevande per turisti al Duomo, qualche anno fa.

3) E poi fanno il carbon offsetting, e qui apriamo un nuovo capitolo.

Prima di arrabbiarci con loro, diciamo che si tratta di una balla necessaria. Ci sono sicuramente mille piccoli miglioramenti possibili che potrebbero rendere meno cattiva l’industria aeronautica, ma non potranno mai avvicinarsi al danno che aumenta a causa della sua incontrollabile crescita. I voli Pisa-Malta a diciassette euro erano, sono e saranno per sempre insostenibili.

Quando Trump fu eletto, cominciò a dire che l’effetto serra e il cambiamento climatico non esistevano ed erano balle inventate dai cinesi.

L’industria aeronautica si sollevò unanime contro Trump.

Prima di rallegrarcene, cerchiamo di capire perché.

L’emergenza climatica è una bella metafora di tutto ciò che sta succedendo, l’insieme onnipresente di plastica che non si degrada, di mari troppo pescati, di biodiversità sterminata dall’agrobusiness, di stelle che non si vedono più perché c’è troppa luce, di veleni nell’aria, di velocità sempre crescente delle interazioni che si annullano…

Però poniamo che io sia il CEO di una ditta che se ne sbatte di tutto questo complesso.

Il problema è il CO2? Certo, noi ne produciamo a bizzeffe; ma diamo un po’ di soldi a iniziative che invece lo sequestrano, e avremo salvato il Pianeta!”

Qualche anno fa, grazie a un amico massone, incontrai un Venditore di Inquinamento. Un signore alto un puffo e mezzo, geniale, con un’immensa pancia che usava come ariete per farsi strada, che probabilmente non ha mai indossato una cravatta in vita sua, e che mi ha fatto subito un’istintiva simpatia.

Quando gli dissi il mio nome, puntò il dito alla propria testa e disse,

“io conservo tutto qui nel mio culo!”

Il Venditore  di Inquinamento faceva così:

“Vuoi inquinare? Non c’è problema, ti pianto un milione di alberi in Algeria! Credimi!”

A differenza di Totò che cercava di vendere la Fontana di Trevi, l’acquirente è la persona meno interessata a controllare che sia vero.

Normalmente, l’offsetting consiste in alberi. Che sono verdi per definizione, il liberal americano che ha una coscienza grossa quanto il suo portafoglio, e una cultura piccola quanto la sua conoscenza di altre lingue, ci casca subito.

Senza alcun criterio scientifico di valutazione, ci dicono che un po’ di alberi trasformerebbero CO2 in ossigeno.

Quali alberi siano, o dove, o se li taglieranno tra sei mesi o moriranno in maniera naturale tra secoli, poco importa.

Finora, l’industria aeronautica se l’è cavata con l’offsetting volontario.

Probabilmente la maggior parte dei lettori non si renderà conto della coglionaggine del Buonista Media Liberal American: dai tempi dello spaccio delle indulgenze, la psiche umana è rimasta tale e quale.

E quindi l’industria aeronautica ha davvero – che ci crediate o no – venduto a milioni di americani  (e affini), se non la Fontana di Trevi, l’idea che, se loro oltre al biglietto, pagano volontariamente qualche decina di euro, avranno sistemato i loro conti con l’ambiente.

Così il ricco fesso ambientalista paga 60 dollari, il furbo non ambientalista ne paga 20, e ovviamente nessuno sa cosa succede – e soprattutto cosa succederà tra vent’anni – nei boschi dell’Indonesia o del Congo.

Il trucco è talmente ganzo, che l’industria aeronautica ha pensato di applicarlo a tutto il mondo, ed è pure riuscita a convincere le Nazioni Unite a trasformarlo in un progetto planetario, che ha un bel nome italiano, Corsia.

Ora, visto che grazie a Dio, tanti iniziano a rendersi conto che esiste un vago e confuso problema ambientale, le industrie hanno deciso di accettare un carbon offsetting non solo volontario, che scappava da ridere, ma pure uno obbligatorio.

Tutte le linee aeree del mondo contribuiranno piccolissime cifre a non meglio definiti progetti buoni in luoghi incontrollabili del pianeta, gestiti da amici loro, e in compenso potranno fare come vogliono.

Questa pacchia sarà possibile a condizione che l’Europa rinunci a tassare il carburante (attualmente oltre il 60% per automobilisti, 0% per aeromobolisti).

Quindi, per non dover pagare le tasse sul carburante, l’industria aeronautica deve convincere innanzitutto gli Stati Uniti che il cambiamento climatico dovuto al CO2 esista… e che esista solo quello!

Un piccolo segnale del futuro che ci attende. E dove, più degli ignoranti che negano che esista una questione ambientale, c’è da temere i furbi che salteranno sul carro.

Ma alla faccia di tutti i critici, ricordiamoci che l’unica amica che abbiamo, di fronte alla potenza di tutta questa gente, è la miracolosa moda ecologista.

Che sarà passeggera come tutte le mode, ma teniamocela stretta finché dura.

Print Friendly, PDF & Email
This entry was posted in ambiente and tagged , , . Bookmark the permalink.

24 Responses to Totò e la Fontana Ecosostenibile

  1. Z. says:

    In tema di alberi e ambiente:

    anche per i Verdi italiani la Xylella è una bufala (per la precisione, una “truffa”), forse legata alle lobby dell’agrochimica.

    http://verdi.it/xylella-truffa-olio-bari/

    • Mauricius Tarvisii says:

      In generale ti posso dire che in mezza Puglia è diffuso lo xylellascetticismo, abbastanza indifferentemente dal credo politico.
      Secondo te perché?

      • Z. says:

        Non ne ho idea.

        Tra Rimini e Macerata sono particolarmente diffusi i no-vax, ad esempio, ma non so perché.

      • Se uno ti dice: “Guarda il tuo albero è malato. Lo so che ti è costato e che ci ricavi le olive, ma lo devi tagliare” cosa pensi?
        – caspita, sarà vero, corro a tagliarlo
        – è tutto un complotto di massoni, scienziati, cinesi ecc. non lo taglio
        Si accettano scommesse.

        • Mauricius Tarvisii says:

          Ma non è solo cosa dei coltivatori di olive, però.

          • Mauricius Tarvisii says:

            Gli occupati in agricoltura in provincia di Lecce sono poco più del 5% degli occupati totali, per dire.

            • Francesco says:

              non mi risulta che in Puglia siano più intelligenti che nel resto del mondo

              se domani tu provassi che il panettone fa male, ti combatterei con odio uguale a qualsiasi altro milanese, anche se sono celiaco

              ciao

  2. habsburgicus says:

    OT
    @per tutti
    ascoltate questo
    https://www.youtube.com/watch?v=7w5GZEsOVKI&feature=push-sd&attr_tag=hWtSwYKUrIfUh1Tx%3A6
    considerazioni a ben vedere tristissime, ma purtroppo vere
    l’unica cosa che non spiega è che, purtroppo, i ricchi sono ben pochi e per il 99 % non vi è alcuna possibilità razionale di mai diventarlo, his temporibus almeno…
    invero per le donne, se molto belle e giovani, un metodo infallibile per arricchirsi ci sarebbe, per noi maschietti no…o lo si é (pochissimi) o lo si diventa (di questi chiari di lunga ancora meno oppure ci si attacca al tram (quasi tutti, purtroppo)

    • Io mi ritengo ricco. Ho uno stipendio che mi consente di arrivare a fine mese con due figli praticamente da mantenere, e mettere pure via qualcosa.
      Non ho auto, non faccio vacanze (neanche quelle da 16 euro a Malta), e le mie bollette annuali arrivano in totale (acqua, luce, gas) a 600 euro, ma non mi manca nulla.
      Non potrei mai permettermi una delle auto che supero quotidianamente in scooter, quindi deduco di non essere comunque tra quelli davvero ricchi (più dell’1%, sempre contando le macchine). Ma allo stesso tempo so che qui la maggior parte delle persone è meno ricca di me (a fine mese ci arriva a fatica, tagliando qualcosa di più delle vacanze). Se mi metto in prospettiva mondiale, sono un nababbo.

      • Per Gianni Comoretto

        “Non potrei mai permettermi una delle auto che supero quotidianamente in scooter, quindi deduco di non essere comunque tra quelli davvero ricchi ”

        Però quelli non ti possono superare, perché stanno in macchina.

        Io che abito in San Frediano, ho davanti casa un marciapiede largo circa 50 centimetri, che quelli con lo scooter usano come corsia di sorpasso sulle auto.

        E io che vado a piedi mi diverto a camminare sul marciapiede senza scansarmi, e quindi nella mia francescana pedestrità, frego anche gli scooteristi 🙂

  3. Per Z

    “In tema di alberi e ambiente:

    anche per i Verdi italiani la Xylella è una bufala”

    Non so nulla della questione xylella, che però vedo è un argomento frequente di discussione qui.

    Qualcuno avrebbe voglia di spiegare in due parole di cosa si tratta?

    • supervice says:

      In due parole è un po’ complicato: domani provo a farti uno squillo.
      Sul sito ci sono persone che, essendo di zona, potranno essere più precisi.
      I primi segni di disseccamento degli ulivi nel Salento risalgono al 2008, ma fino al 2013 non mi risulta ci siano state azioni di alcun tipo.
      In base a degli studi dell’università di Bari, fu stabilito che il vettore probabile della patologia è un insetto detto sputacchina, che ha un raggio d’azione di poche centinaia di metri.
      Furono fissate delle fasce di contenimento e l’abbattimento delle piante disseccate entro il diametro del raggio d’azione dell’insetto.
      Da lì si scatenò la fantascienza, con la Guzzanti e i grillini a complottare contro multinazionali, con le solite baggianate à la Dunning-Kruger di chi non sa una segama devo dire comunque la sua.
      Le fasce di contenimento e i conseguenti abbattimenti hanno incontrato varie resistenze, anche giustificate, per l’aspetto paesaggistico e quello economico.
      Il punto è che, se non viene fatto qualcosa, dalla Puglia la batteriosi può arrivare anche in Campania.
      Per come la vedo io, di olivi in Puglia ce ne sono stra-troppi e un contenimento di una infezione pesante è davvero complessa. Hanno fatto tanto puzzo per dieci ulivi da togliere per il gasdotto vicino alla spiaggia, quando per alternare correttamente le colture in modo che siano più protette contro gli agenti patogeni di ulivi ne dovrebbero togliere la metà.
      La storia così è molto semplificata e la parte finale non è da molti condivisa, se non da agronomi e fitopatologi che forse andrebbero ascoltati un po’ di più.

      • Mauricius Tarvisii says:

        “…quando per alternare correttamente le colture…”

        E questo non accadrà mai, se non dopo che la situazione sarà diventata apocalittica. Generazioni hanno vissuto abituate ad un certo tipo di paesaggio ed è impossibile convincerle a modificarlo.
        O pensate che i veneziani sarebbero contenti della chiusura della laguna? Per procrastinare una inevitabile conclusione geologica si sono inventati quello scandalo del Mose…

      • Per Supervice

        “quando per alternare correttamente le colture in modo che siano più protette contro gli agenti patogeni di ulivi ne dovrebbero togliere la metà.”

        Grazie!

        In effetti, gli olivi al sud, per quanto pittoreschi, sono in realtà una monocultura industriale, con tutti i problemi che ciò comporta.

        Tra l’altro, notavo che gli olivi attorno a Firenze sono tutti appiattiti in cima. Ho chiesto perché, e mi hanno detto che è per via dei regolamenti sulal sicurezza, che stabiliscono l’altezza delle scale usate per raccogliere le olive – le piante devono quindi adeguarsi al regolamento, e la cosa non fa per nulla bene alla loro salute.

  4. Daouda says:

    Miguel ma non ti rendi conto che tu sei dalla loro parte fin quando collegherai il riscaldamento e l’aumento di CO2 all’inquinamento?

    Bah

  5. Mauricius Tarvisii says:

    Il mercato dei certificati verdi non deve essere un argomento così interessante.

  6. Mauricius Tarvisii says:

    Assenteismo al 15% (dato fuori scala per qualsiasi settore economico). In effetti fa caldo, c’è un bel sole e solo un cretino andrebbe a lavorare…

    https://palermo.repubblica.it/cronaca/2019/06/18/news/palermo_fuga_dalla_maturita_raffica_di_rinunce_di_commissari_d_esame-229031710/

  7. Daouda says:

    Miguel diventa Zerzan va in una grotta e non rompere i cojoni.

    D’altronde tutte le tue analisi cianciano del male neoliberista alla stregua dell’ambiente mistificando.
    Del neosocialismo non parla nessuno, e sia

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *