Che bello, si vota!

Non so se credo alla democrazia parlamentare, nel senso in cui i bambini ci credono a Babbo Natale; ma certamente la amo, proprio come i bambini amano il Natale.

Il 26 maggio, da noi si vota per il Sindaco.

In  realtà le elezioni si sono già svolte il 26 novembre del 2018, quando si è riunito un consesso di ben 450 imprenditori a cena all’Obihall.

Savonarola non avrebbe preteso molto di più, quando impose ai notabili fiorentini che ci doveva essere una sala in grado di accogliere ben Cinquecento cittadini.

Il Convito dei Quattrocentocinquanta ha deciso in un plebiscito, assolutamente libero, di confermare l’attuale Sindaco, come ci racconta il Corriere Fiorentino:

nardella-frittelli- Un’elezione in piena regola, ed è un po’ uno spreco farne poi un doppione per il popolo, tirando in ballo Casapound, spacciatori marocchini, la foto con i bambini dell’asilo, (non sono un bambino dell’asilo, ma gira pure una foto mia con il sindaco, il presidente del quartiere e un assessore), la pronipote del partigiano e tutte le altre cose che entusiasmano gli animi semplici.

Il Partito Unico è così unico che si è dovuto dividere in cinque, per accontentare almeno una piccola parte di tutti quelli che vorrebbero candidarsi con il vincitore.

Così invece di 36 candidati per 36 seggi, il Partito Unico riesce a presentarne 180, solo in Comune, e senza considerare i cinque consigli di quartiere, che hanno credo 20 consiglieri ciascuno: quindi arriviamo a 20 x 5 x 5, e siamo a circa mezzo migliaio.

Quindi qualcosa come settecento persone, più coniugi e ascendenti e discendenti e cugini e amici e clienti e dipendenti e soci.

Senza contare tutti quelli che avrebbero voluto essere candidati, ma dopo cinque liste, basta, mica si può candidare un’intera città. Credo che sia un problema tecnico, una roba che riguarda le dimensioni dei fogli che gli elettori devono infilare nell’urna.

Le elezioni, noi si diceva, sono un po’ come il Natale, perché è un periodo in cui piovono regali; e un po’ perché è come doveva essere il Carnevale nei bei tempi andati: a Carnevale ogni elettore vale.

Il contadino balla sull’altare, il politico viene a cercare proprio te e ci resta pure male se non gli dai del tu. In questi giorni, ho stretto personalmente la mano a quattro aspiranti sindaci, e sicuramente la stringerò ad altri. E il bello è che mi stanno tutti simpatici.

La lumachesca vita politica, fatta di infiniti ostacoli insuperabili, improvvisamente si anima, per poche gloriose settimane, tutto diventa allegro e veloce e sembra quasi possibile.

Però, a parte fare felice me, non capisco bene perché si facciano le elezioni, quando si è già votato e deciso.

Non dovete pensare a un popolo terrorizzato dal bastone.

A nord di Firenze, ci sono i crucchi, che hanno un superio terribile che impedisce loro di fare gli arroganti.

A sud di Firenze, ci sono i meridionali, che stanno molto attenti a non rischiare di offendere qualcuno che potrebbe farli fuori, e quindi non fanno gli arroganti.

In mezzo, ci sono i fiorentini, che non hanno né superio né paura, e quindi parcheggiano sulle strisce e ti riempiono di insulti se glielo fai notare.

Piuttosto, pensate a un popolo che dice, “ma perché mi devo negare la possibilità di una carota?

Immaginate di possedere, come molti fiorentini, un ristorante.

Me ne sto sull’uscio del locale, le mani tutte unte della carta chimica degli scontrini (mentre i bengalesi sudano in cucina), e te tu mi fai un predicozzo sui mille e uno difetti dell’amministrazione.

A Firenze, tra un’elezione e l’altra tutti ce l’hanno con l’amministrazione qualunque cosa faccia.

Il nostro sindaco, con il suo splendido senso dell’umorismo, riassunse la fiorentinità raccontando una storiella:

un  bambino cadde nel fiume.

Un passante lo vide, si lanciò in acqua, e lo tirò fuori, e lo riportò alla mamma.

Che squadrò tutta arcigna il salvatore, e gridò, e i’ cappellino indove l’è?!

Ma  adesso siamo alle elezioni, e io proprietario del ristorante, ti chiedo, perché mai dovrei giocarmi la possibilità di avere il permesso di fare un dehors sulla piazza, per accogliere ancora più turisti?

Ogni tanto, i non fiorentini mi chiedono cosa sia questa istituzione cruciale di Firenze, il dehors. Eccovene uno

E così sfoglio la lista dei candidati delle liste civetta del Sindaco, e ci trovo gente che inveiva in modo terribile contro l’Amministrazione.

Direte siamo in democrazia, il voto di un ristoratore conta quanto quello della vecchietta che si è innamorata in televisione di Salvini.

Sbagliato, perché mentre la vecchietta non se la filano nemmeno i nipoti, il ristoratore è lui più i suoi parenti e quelli della moglie, nonché dieci dipendenti e i loro parenti, nonché il giro dei clienti speciali, nonché i fornitori, nonché i loro parenti e dipendenti e i parenti dei loro dipendenti.

Soprattutto, c’è Lapo Taldelletorri, che è Conte grazie all’antenato proprietario di un’osteria, che nel novembre del 1267 ebbe l’accortezza di schierarsi con quello che sarebbe diventato il Partito Unico di allora, la Parte Guelfa. E Lapo Taldetelletorri possiede ettari ed ettari su cui crescono i vigneti dove si formano i vini che il ristoratore mette a tavola per i clienti.

E infine c’è il figliolo del cuoco, che ha otto anni e gioca a calcio nella sottosquadretta che perde sempre, ma sogna di avere l’uso un mercoledì pomeriggio sì e uno no del campetto sportivo, e non è mica il caso di sputare sull’assessore che deve decidere se concedertelo o no.

Tutti gli assessori che conosco sono più simpatici della media dei fiorentini (vabbene, direte ci vuole poco, provate a digitare su Google “come sono i fiorentini”), e ognuno ha un piccolo difetto che lo rende ancora più simpatico. Ti sanno ascoltare, ed è un piacere parlare con loro. Se fossi costretto a vivere su un’isola deserta, sceglierei come compagnia i politici fiorentini.

So che molti, che non fanno i politici, pensano che i politici campino di tangenti, poi paghino la stampa per mettere a tacere la faccenda, e magari ti mandino un sicario a farti fuori se osi parlarne.

Ecco, io non posso escludere nulla, ma non penso esattamente alla corruzione.

Se Tizio ti paga per permettergli il dehors, mezz’ora dopo si può essere sicuri che Caio correrà in tribunale per capire perché a lui non gli hanno concesso il dehors.

A Firenze, quindi, basta che Tizio e Caio si mettano d’accordo, arriva il dehors per tutti e due, e non c’è pù bisogno di corrompere nessuno.

E se tutto è stato fatto correttamente, per quale motivo un giornalista, pagato pochi euro per un articolo, dovrebbe rischiare querele?

Ma soprattutto, i politici sono la parte infima della politica della città.

I politici sono impotenti di fronte a migliaia e migliaia di regole più grandi di loro, imposte dallo sterminato dispositivo di un secolo e mezzo di leggi, dalle decisioni del parlamento e dell’Europa e di chissà quante altre realtà…

L’Amministrazione millanta infatti un sacco di cose brutte, che non ha mai fatto, perché non potrebbe farle. Ogni giorno scopro nuove innocenze dell’Amministrazione.

Poi i politici sono impotenti di fronte a tutti coloro che sono pronti a denunciarli non appena gli affari vanno male, non appena un ramoscello cade da uno delle infinite migliaia di alberi della città, non appena un turista si lamenta su Facebook per il sapore della bistecca chianigiana in un locale qualunque, non appena un rancoroso vede che tra cinquanta persone in una foto con un politico, c’è uno di Casa Pound…

I politici poi sono impotenti di fronte ai funzionari, di cui pochi conoscono nome e cognome. Il Sindaco nomina come proprio padrone un Direttore Generale del Comunedi cui tutti ignorano l’esistenza fino al momento in cui scoprono che è lui che dà gli ordini.

Tutti i funzionari sanno che alla fine sono loro che finiranno in galera qualunque cosa succeda, e quindi si dedicano al compito cruciale di impedire che succeda qualunque cosa.

Sindaco, sorridente, dice, si può fare…

triste faccia solcata dalle rughe del Funzionario, NO, NON SI PUO.

Sindaco, poretto, si ritira nel suo guscio.

Ma soprattutto, i politici sono impotenti di fronte al Convito dei Quattrocentocinquanta.

Il Convito non ama questi politici, li potrebbe liquidare da un giorno all’altro, e sostituire con altri. Del Partito Comunista, di Forza Salvini, non importa. L’importante è che farebbero le stesse cose.

E’ allora che capisco che il Partito Unico, che tanti odiano e alcuni amano, non esiste.

Esistono solo piccoli, fragili mortali,  come la tenera e saggia amica consigliera, che prima di scomparire riuscì a ottenere parecchie cose buone per il nostro quartiere, che mi disse:

“voi che non siete del PD, ne parlate male, ma noi che ci stiamo dentro, sappiamo che è peggio”.

Ma lei, ovviamente, era molte spanne al di sopra di tanti che conosco, che parlano male del Partito Unico.

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51 Responses to Che bello, si vota!

  1. Simone B. says:

    L’assise all’Obihall servì semplicemente a far sapere al popolo che il mondo di sopra approvava e rinnovava il contratto al loro prescelto temporaneo.

    Di quei 450 presenti 420 (più o meno) contavano quanto il prezzemolo nelle polpette.

    Poi non son tanto d’accordo nel sostenere che i funzionari siano più potenti dei politici. Il funzionario non lo ha messo lì lo spirito santo.

    • Per Simone B.

      “L’assise all’Obihall servì semplicemente a far sapere al popolo che il mondo di sopra approvava e rinnovava il contratto al loro prescelto temporaneo.”

      Concordo in pieno con la tua definizione: infatti la cena era pubblica, riportata dai media.

      Non sono sicuro del potere dei singoli 450, quindi non ti posso rispondere.

      Sui funzionari: gran parte dei funzionari arrivano semplicemente per concorso, alcuni sono di nomina politica.

      La scena del “sindaco che promette, il funzionario che dice NON SI PUO e il sindaco che ritorna nel suo guscio”, l’ho vissuta molte volte.

      Probabilmente esiste una complicità tra il politico e il funzionario di nomina politica, ma ho sempre visto il funzionario giocare il ruolo di fratello maggiore.

      • Simone B. says:

        Si, i funzionari entrano principalmente per concorso.
        Però, una volta entrati, la ascesa a posizioni apicali penso dipenda da fedeltà a chi di dovere. Credo che i “chi di dovere” siano da ricercarsi più tra i 450 che tra i politici.

        Sarei curioso di sapere se il “non si può” viene detto anche ai moderni magnati.

        Ma forse loro si muovono prima per tracciare il sentiero da seguire per arrivare alla meta, facendo salire i funzionari giusti.

        Se poi il funzionario viene indagato gli garantiranno copertura difensiva massiccia come ringraziamento per i servigi resi.

      • Roberto says:

        Se posso contribuire alla discussione da funzionario, anche se di una istituzione non italiana, se dovessi mai avere una fedeltà diversa rispetto a quella all’istituzione, punterei non sui “chi di dovere” perché quelli prima o poi passano, ma proprio su funzionari di caste più alte che restano lì a vita

  2. Z. says:

    Sotto elezioni, Miguel, ti prende questa specie di saccenza tipo “io ho capito tutto e gli altri sono dei sempliciotti”.

    Ma sono convinto che di persona tu non sia fatto a questo modo, neppure sotto elezioni 🙂

    • Per Z

      “Sotto elezioni, Miguel, ti prende questa specie di saccenza tipo “io ho capito tutto e gli altri sono dei sempliciotti”.”

      In realtà, io non vedo dei sempliciotti.

      Consideriamo che stiamo parlando soprattutto di elezioni comunali, non ho idee chiare su quelle politiche.

      I 450 non sono sempliciotti.

      I candidati non sono sempliciotti.

      Il ristoratore non è un sempliciotto.

      I parenti e i dipendenti del ristoratore non sono sempliciotti.

      I funzionari non sono sempliciotti.

      Anzi, se ci si pensa, è consolante sapere che le persone sono in grado di votare, in massa, per motivi molto razionali e non per scemenze emotive o identitarie.

  3. MOI says:

    Gli è che da “staltra banda” 😉 dell’ Appennino c’è sempre stato molto più Fideismo PanPoliticista che Interessi Concreti (che pur ci sono sempre stati) a reggere il Partito Unico … mentre “dilà” è sempre stato il contrario: NON sorprende, difatti, che in tempi così gretti e “Liberal” il Partito Unico vi riesca a “tener botta” così meglio !

  4. Peucezio says:

    Miguel,
    bellissimo post!

    Spiega la politica italiana, almeno quella locale (ma non solo) meglio di mille analisi che si leggono in giro.

    • Francesco says:

      Veramente è una presa di posizione ideologica, astratta, maniavantista e pregiudiziale contro la democrazia.

      Sembra Platone, sembra.

      🙂

      • Peucezio says:

        Ma no, è che bisogna distinguere i piani.
        Una cosa è la forma di governo migliore (o meno peggio), una cosa il fatto che in tutte le cose umane (e specialmente in quelle italiane), l’applicazione concreta è lontanissima del modello astratto ed obbedisce a logiche completamente diverse.

        Poi non vedo cosa ci sia di pregiudiziale: lui racconta quello che vede, quindi è post-giudiziale.

        Insomma, si sa che possiamo ideologizzare finché vogliamo, ma è anche normale che ognuno pensi ai suoi interessi.
        Pensare di cambiare questo dato elementare è impossibile: le persone sono così. Quello che si può fare è cambiare le leggi, in modo che uno sia spinto, o sia conveniente per lui, non pensare ai propri interessi ma a quelli collettivi.
        Basterebbe che chi decide non potesse trarne alcun vantaggio in nessun modo.

        • Francesco says:

          Quello non dipende dalle leggi ma dal modo in cui ognuno si pone di fronte al voto: o pensando al bene comune e perseguendo i propri interessi in modo privato, oppure i poveri vendono i voti e i ricchi comprano i politici

  5. Leggo:

    https://genova.repubblica.it/cronaca/2019/05/18/news/spezia_presentazione_libro_casapound_il_parroco_suona_le_campane_a_morto-226595326/

    (e segnalo all’UAAR)

    Il parroco di una chiesa di La Spezia fa suonare le campane a morto, perché sarebbe “morto lo spirito” della città.

    Non so teologicamente cosa sia “lo spirito della città” (che puzza di paganesimo lontano un miglio), ma lo spiriticidio sarebbe stato commesso dal fatto che Casa Pound “presenta un libro”.

    Cosa sia quel libro non è dato sapere, perché non è ovviamente permesso a un prete nemmeno nominarne il titolo, figuriamoci leggerlo.

    Aiutatemi: mi ricordo che il Vaticano conservava un’ampia sezione di “libri proibiti” ai fedeli normali, ma alcuni avevano il diritto di leggerli purché lo facessero al solo scopo di criticarli.

    Esiste ancora questa sana regola?

    • MOI says:

      Forse solo un Esorcista Esperto può leggere un libro del genere …

    • Roberto says:

      Ma no, non serve l’esorcista basta andare sul sito della Mondadori o di ins che vendono tutti i libri proibiti della casa editrice censurata!

      • per roberto

        “Ma no, non serve l’esorcista basta andare sul sito della Mondadori o di ins che vendono tutti i libri proibiti della casa editrice censurata!”

        Con un piccolo particolare…

        che io dell’esistenza di quella casa editrice non avrei mai saputo, se un parroco non avesse deciso di suonare le campane a morto.

        E quindi non sarei andato su ibs o Mondadori.

      • Roberto says:

        E quindi perché accennavi ai libri proibiti? Addirittura gli fanno pubblicità quelli del vaticano!

        • Peucezio says:

          Ma la proibizione sempre genera pubblicità.
          Anche ai tempi dell’index librorum prohibitorum probabilmente.

          • habsburgicus says:

            a quell’epoca esisteva la formula “donec corrigatur”, che permetteva di stampare libri alterati e purgati 😀 senza chiedere permessi, eh 😀
            ad esempio, credo (ma non son certo) che opere di Newton e già prima di Tycho Brahe e Keplero furono fatte conoscere al pubblico dotto italiano prive dei passaggi anticattolici che talora entravano, en passant, in questi autori protestanti, financo quando di discettava di alta matematica 😀

            • habsburgicus says:

              chessò, trattando di un’equazione complessa e di errori comuni, frasi del tipo “manco un papista potrebbe sostenere tali asinerie :D”

          • Carlo says:

            Per Peucezio quello che dici è vero, ricordo di avere letto di un dotto erudito protestante credo del ‘500 (il nome non lo ricordo) che per confezionare un repertorio di opere teologiche protestanti si era servito dell’indice dei libri proibiti.

          • Roberto says:

            Certo ma la proibizione quando è vera proibizione rende comunque difficile e rischioso recuperare il libro, cosa che, siamo d’accordo immagino, non si può dire di un tocco di campane

  6. Simone B. says:

    Su ristoratori gigliati ed elezioni.

    Se io fossi uno di loro preferirei il Bocci al Nardy.
    In caso di elezione, Bocci e company, asseconderebbero qualsiasi richiesta della corporazione dei localari della malamovida e dei comitati affaristici. Mentre il PD, almeno numericamente, avrebbe la forza per imporgli delle limitazioni.

    • Per Simone B

      “In caso di elezione, Bocci e company, asseconderebbero qualsiasi richiesta della corporazione dei localari della malamovida e dei comitati affaristici. ”

      Immagino di sì, e infatti Salvini giustamente ha scelto un candidato lontanissimo dalla Lega.

      Probabilmente i 450 hanno preferito tenersi l’amico che già conosco. E una volta scelto da loro, nessuna persona dotata di buon senso perderà tempo a votare per altri che lui.

      • Francesco says:

        sospetto che avrai qualche sorpresa, la gente fa le cose più strane in cabina elettorale!

        😀

        PS fiorentini senza buon senso all’ultimo giro al 45%, giusto Moi?

  7. Simone B. says:

    Per chi usa Facebook:
    c’è una diretta sulle contestazioni a Salvini a Firenze.
    La cosa più inquietante sono i commenti :
    https://www.facebook.com/localteamtv/

    • Z. says:

      Facci una sinossi!

      • Simone B. says:

        Alla fine ho preferito uscire di casa ed andare a fare un giro in paese.

        Finché ho guardato:
        -da una parte c’erano i manifestanti che auguravano la morte ai poliziotti dopo averli definiti vigliacchi, fascisti, buchi ecc ecc
        – dall’altra i commenti online: zecche rosse, viva il dvce, ordine e disciplina, bisogna ripristinare il servizio militare ecc ecc

        Insomma le solite cose; solo che il livello di scontro e di odio tra le parti aumenta sempre di più. Troppo di più.

        • Per Simone B

          “Insomma le solite cose; solo che il livello di scontro e di odio tra le parti aumenta sempre di più. Troppo di più.”

          🙂

          Comunque è vero, purtroppo

        • roberto says:

          prima che qualcuno faccia notare l’incoerenza della sinistra, ho sempre detestato quelli che non fanno parlare l’avversario nei comizi, e se uno non riesce a rispettare la regola del “lasciali parlare quando è il loro turno” è giusto che sia sgombrato manu militari.
          altra cosa è muovere la digos per togliere uno striscione da un palazzo

          • per roberto

            “quelli che non fanno parlare l’avversario nei comizi, e se uno non riesce a rispettare la regola del “lasciali parlare quando è il loro turno”

            Più che altro mi meraviglia la violenza inutile.

            Non mi riferisco solo ai pochi che hanno spintonato la polizia ieri, mi riferisco ai tanti pacifici che erano lì.

            A fare del comizio di Salvini una Notizia.

            1) Cosa risolvi impedendo a Salvini di parlare con gente che già crede a lui (le persone normali mica ci vanno ai comizi dei politici)?

            2) pensi di riuscire comunque a impedirgli davvero di parlare con quelli che già ci credono?

            3) e se riesci a impedire un comizio in piazza, riesci a impedire che lui comunichi con i propri fedeli in altro modo (tipo via Facebook)?

            4) contestarlo ridurrà o aumenterà il numero di voti che lui prende, tra il tipo di persone che preferisce lui a voi?

            • Francesco says:

              ci sono i neutrali che però votano quello che tutti seguono … se contesti Salvini gli togli quella gente lì, che credo sia la massa di voti decisiva

              • werner says:

                Ma se provi d’impedire che parli rischi che i neutrali votino per lui.

              • Per Werner

                “Ma se provi d’impedire che parli rischi che i neutrali votino per lui.”

                Poi ci sono le persone che per mille e un motivo hanno in antipatia la sinistra: mettici anche il fatto di aver un cugino noioso di sinistra, o avere il vicino di casa di sinistra con la saracinesca che fa rumore la notte… la maggioranza degli italiani ce l’ha sempre con qualcuno.

                Se quelli di sinistra contestano Salvini, vuol dire che Salvini va bene.

              • Per Francesco

                “ci sono i neutrali che però votano quello che tutti seguono … se contesti Salvini gli togli quella gente lì, che credo sia la massa di voti decisiva”

                Interessante. In effetti, uno potrebbe cercare di evitare di sostenere qualcuno che “potrebbe avere dei guai”, a prescindere dalle sue ragioni o dai suoi torti.

              • roberto says:

                werner

                “Ma se provi d’impedire che parli rischi che i neutrali votino per lui.”

                giustissimo

              • Francesco says:

                non parlo di neutrali con una coscienza politica, tipo me, che potrebbero votare Salvini per reazione alla violenza verbale e fisica della sinistra di piazza

                parlo di pecoroni che vanno dove tira il vento, che votavano Berlusconi poi Renzi poi Salvini solo perchè “è destinato a vincere” e si sentono meglio a conformarsi

  8. Peucezio says:

    OT.:

    Vi ricordate l’articolo divulgativo e pieno di inesattezze e sciocchezze inserito da Mirkhond (lui stesso conscio dei limiti del testo) sulle origini dei costruttori di Stonehenge?

    Ecco l’articolo scientifico che quel pezzi divulgava malamente (anzi, completamente alla cazzo di cane):

    https://www.nature.com/articles/s41559-019-0871-9?fbclid=IwAR1oLpf9d7FtvJv_OAhvdkheT5G25ZYjfirel602qgZ8l4f2eOAySRsscYM

    Ha due problemi: è scritto in barbaro, ma soprattutto si paga.
    Ma casomai qualcuno fosse così interessato da volersi cazzare i nove dollari…
    Comunque qui c’è l’abstract (che non è letto, perché tanto è in lingua forestiera).

  9. mirkhond says:

    A proposito dell’origine anatolica dei costruttori di Stonehenge:

    https://blog.zingarate.com/vivereistanbul/gobeklitepe-stonehenge-monumento-preistoria.html

  10. roberto says:

    segnalazione per moi!
    attezione, alto contenuto kalrergico, apocalittico, da fine dei tempi!
    e la boldrini che dice?

    https://www.ultimavoce.it/festa-islamica-bologna-parrocchia/

    (che c’era da mangiare?)

  11. Z. says:

    Secondo voi, come mai le bufale sono così asimmetricamente distribuite?

    Non è l’asimmetria a colpirmi, ma il quantum dell’asimmetria.

    Cos’è che fa la differenza? La genesi, la trasmissione, la ricezione?

    Una spiegazione ci dovrà essere…

    • Roberto says:

      Asimmetricamente in che senso?

      • Z. says:

        Che provengono in gran massa da alcune aree politiche piuttosto che da altre – in Italia certamente, e così negli Stati Uniti. Altrove non saprei.

        • Francesco says:

          Beh, la bufala secondo cui i ricchi sfruttano i poveri che starebbero meglio senza di loro non la conti? a sinistra domina da vari secoli almeno!

          😀

          • Per Francesco

            “Beh, la bufala secondo cui i ricchi sfruttano i poveri che starebbero meglio senza di loro non la conti? ”

            Credo che andrebbe riformulata la faccenda.

            Intanto, Marx non parlava di “proletariato”, ma di quello che in inglese si è tradotto come “general intellect”: cioè tutti quelli che “fanno qualcosa”, i tecnici, gli inventori, gli organizzatori e non solo “i poveri”, fanno qualcosa di reale e concreto; mentre vengono remunerati soprattutto i capitali che permettono di fare quel “qualcosa”.

            • Mauricius Tarvisii says:

              Ma Francesco doveva dimostrare che le bufale sono distribuite asimmetricamente, appunto.

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