Una piccola digressione sulla differenza tra prezzi e costi

Al volo, visto che ci sono le elezioni (poi ve le racconto), un sacco di lavoro e mi preparo a un viaggio inquinante…

Scrivo in pochi minuti su un argomento complesso, e rischio di dire castronerie, che ovviamente correggerò a mano a mano che mi arrivano le sacrosante bacchettate dei commentatori.

Però mi sembra un esempio perfetto della differenza che c’è tra prezzi e costi, e che è la base di tutto il problema ambientale.

Ci sono due principi su cui mi ritrovo in pieno con i liberisti.

Il primo è che non si è mai visto un pranzo gratuito.

Il secondo è che il prezzo (i soldi che paghi) dovrebbe rispecchiare il costo.

Però…

Leggo superficialmente della vicenda del Gran Sasso.

In giro c’è l’idea un po’ moralista che quelli che stanno avvelenando il pianeta siano necessariamente solo quattro cattivi che vogliono fare il loro terzo miliardo di dollari, così si possono comprare il Coniglio di Koon (un oggetto in acciaio inox, alto circa un metro, che è stato appena venduto per 91 milioni di dollari, come ci segnala il commentatore Francesco).

Ma nel nostro caso, il cattivo è l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, che si è scavato un buco nel cuore del Gran Sasso, approfittando del fatto che c’è già un tunnel per far scorrere più veloce il traffico automobilistico.

Allora, immaginiamoci la spesa:  qualche lavoro sotterraneo di muratura, gli stipendi per alcuni ricercatori precari che notoriamente campano di aria, un po’ di materiali, semplice, no?

Questo è il prezzo dell’opera, la somma in soldi che lo Stato o qualcun altro (ripeto, scrivo senza approfondire) deve sganciare.

A questo, si contrappone un guadagno per la collettività, in termini di conoscenze. Che poi saranno in parte utili per comprendere meglio l’universo e in parte, forse, per far muovere l’economia, e farci più ricchi e felici tutti.

E siccome qui non stiamo parlando di avidi imprenditori, sembra anche carino questo bilancio:

“abbiamo speso un po’ di soldi, ma abbiamo guadagnato in conoscenze che arricchiranno i nostri figli”.

Ho scritto sopra, un po’ di materiali, leggo che questi comprenderebbero tra l’altro

2.300 tonnellate di sostanze pericolose usate per alcuni degli esperimenti dei laboratori di Fisica Nucleare del Gran Sasso”.

La definizione di sostanze pericolose è sicuramente soggettiva, e probabilmente si potrebbe discutere all’infinito su ciascuna di queste sostanze.

Ma la cosa importante è che un po’ di questa roba è scappata e ha contaminato l’acqua che bevono 700.000 persone in tre province.

La Prefettura dell’Aquila (che conoscendo prefetture e aquilani, non dovrebbe essere composta da seguaci di Greta Thunberg) comunica:

” “l’acquifero carsico del Gran Sasso che si estende su tre province su una superficie di 970 chilometri quadrati, è da considerare quasi per intero a rischio contaminazione in quanto rientrante nell’area di influenza di un incidente rilevante che potrebbe accadere all’interno del laboratorio dell’Infn. L’inquinamento della falda, che viene utilizzata a scopo idropotabile da circa 700.000 persone, potrebbe pregiudicare il consumo umano sia per le acque captate direttamente dal traforo autostradale sia per quelle provenienti dalle sorgenti poste lungo il perimetro della citata idrostruttura”.

San Filippo Neri, che era nato a trecento metri da casa mia, ebbe un’intuizione straordinaria a proposito dei pettegolezzi:

Un giorno a Roma andò a confessarsi da San Filippo Neri una donna molto pia, ma facile alla maldicenza e perfino alla calunnia. Il santo ascoltò pazientemente la penitente, poi le disse:”Come penitenza, prenderai una gallina, percorrerai le vie principali di Roma, strappandole lentamente le piume, che getterai al vento. Poi ritorna da me.”

La donna ubbidì. Al suo ritorno il santo aggiunse:”La penitenza non è ancora finita. Ora devi rifare le strade percorse e raccogliere tutte le piume che hai seminato!” “Ma è impossibile!” San Filippo, allora, seriamente concluse:”Così è della maldicenza, dei pettegolezzi e delle calunnie. Facilmente si disperdono ovunque e la riparazione troppo spesso è impossibile”.

Ora, raccogliere le piume di una sola gallina sparse per quattro strade di Roma presumo sia infinitamente più facile che ritrovare ennemilamiliardi di molecole di toluene e rificcarle ad  una ad una dentro il vaso di Pandora.

Wikipedia:

Il toluene danneggia i nervi, i reni e probabilmente anche il fegato. L’inalazione dei suoi vapori produce sintomi di stanchezza, nausea, confusione, disturbi alla coordinazione dei movimenti e può portare alla perdita di coscienza.

Ora, io non ho idea di quanto toluene sia stato  riversato, di quanto male faccia – sospetto però che nemmeno quelli che sanno molto più di me, abbiano le idee chiare in merito.

Il problema fondamentale è come si fa a pulire una falda acquifera, per giunta sotto una delle montagne più alte d’Italia?

E come si fa a valutare gli effetti sulla salute di gente tra venti, trent’anni?

Magari non succederà niente, oppure decine di migliaia di abruzzesi dovranno ricevere cure che lo Stato non è in grado di sopportare.

Non lo sappiamo ancora, e questo è il punto fondamentale da considerare ogni volta che calcoliamo il costo e non il prezzo.

Andiamo avanti.

Il primo costo è stata la parziale chiusura del tunnel del Gran Sasso.

E qui entriamo nella meravigliosa interazione con il Diritto, cioè quel bizzarro sistema di fantasie condivise che poi decide della nostra vita concreta. Mica dico che non ci voglia, visto come è fatta la specie umana, ma è sempre un’affascinante scoperta antropologica.

Sul Diritto (in questo caso islamico, ma i meccanismi sono molto simili), mi ricordo una lezione fondamentale quando qualcuno mi invitò a riflettere su cosa succede, legalmente, a un bravo cammelliere, astemio, che cavalca un cammello ubriaco: e l’alcol penetra, sottile, attraverso le vesti e i pori ed entra nelle arterie del pio musulmano.

Ecco, il Diritto è il meccanismo preposto a rispondere a queste domande.

Una ditta che si chiama allegramente Strada dei Parchi deve scegliere.

Visto che il buco è responsabilità loro, dovrebbero pagare velocemente 172 milioni di euro per impermeabilizzarlo (aggiungere alla colonna, possibili costi). Che oltre a essere 172 milioni di euro, significa anche chiudere il tunnel per tutto il tempo che occorre per impermeabilizzarlo.

Ma se lo facessero, avverte il Ministero:

“rappresenterebbe una procurata interruzione di pubblico servizio che equivarrebbe a un inadempimento grave da parte della società”

E rischierebbero di perdere tutto l’appalto.

Infatti, se chiudessero il tunnel, ci sarebbero un sacco di ricadute anch’esse difficili da calcolare, tipo la merce che arriva troppo tardi a una ditta già sull’orlo del fallimento, si suicida il proprietario e suo figlio deve pagargli la tomba al cimitero.

I commentatori giustamente mi correggeranno molti dettagli, ma non riesco a immaginare un esempio più chiaro della radicale differenza tra prezzi e costi.

E finché ci illuderemo che i prezzi coincidano con i costi, continueremo a distruggere il pianeta su cui i nostri figli dovranno vivere.

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38 Responses to Una piccola digressione sulla differenza tra prezzi e costi

  1. Z. says:

    Dettagli (domande, per la verità):

    1) c’è stata una contaminazione o c’è un rischio di contaminazione in caso di incidente, come mi pare dica l’articolo? forse ti riferisci ad un altro articolo di cui hai parlato e che mi è sfuggito?
    2) chi è Strada dei Parchi? quale Ministero l’ha avvisata dell’intenzione di sporgere denuncia per interruzione di pubblico servizio? in quale circostanza?

  2. Moi says:

    http://www.stradadeiparchi.it/gran-sasso-revoca-della-chiusura-del-traforo-fabris-la-svolta-dopo-incontri-e-vertice-2/

    L’AQUILA – Strada dei Parchi “revoca la decisione di chiudere il traforo del Gran Sasso” sulla A24. Lo ha detto all’ANSA il vicepresidente della concessionaria che gestisce le autostrade A24 e A25, Mauro Fabris, “alla luce di quanto emerso negli incontri dei giorni scorsi al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, e questa mattina in Procura a Teramo”. Domattina, ha riferito Fabris, ultimo incontro tecnico al Mitper concordare le azioni da intraprendere.

  3. Moi says:

    https://www.youtube.com/watch?v=e-u-W03SgYk

    Ambiente ed Edilizia … Salvini arriva nel Mondo (Italianizzato) di Peppa Pig ! 😉

  4. Comunque prendetela come una favola istruttiva, a prescindere dai dettagli, che si applica molto bene a innumerevoli altre situazioni.

    Intanto, notate come prescinda dalle intenzioni: nessuno aveva la minima intenzione di avvelenare le acque. Anzi, qui abbiamo un caso particolarmente “virtuoso”.

    Poi come inganni il confronto tra prezzo e guadagno: qui il guadagno è difficile da definire, di solito è più facile da calcolare. E il “margine” tra prezzo e guadagno è ciò che genera l’idea di “crescita” e di “progresso” e ci dà la sensazione, anche fisica, di trovarci in un mondo in costante miglioramento.

    Solo che oltre al “prezzo” c’è il “costo” reale, che è spesso del tutto imprevedibile, ma supera comunque il “guadagno”.

    La questione ambientale è sostanzialmente tutta qui.

    Questa prospettiva permette di superare le mille prospettive diverse, su cui si può discutere all’infinito (“cambiamento climatico”, “biodiversità a rischio”, “inquinamento dell’aria”, “plastica”….).

  5. Antonino says:

    “Rischio di contaminazione” è ben diverso da “contaminazione”.
    Guarda caso, le distinzioni tra danno e rischio di danno sono pane quotidiano del Diritto (nostrano sì, non so se anche musulmano et al.), della finanza e delle assicurazioni in particolare.
    Se queste distinzioni sono trascurate dal pensiero comune e dai politici, è segno di ignoranza o malafede. Si fa fin troppo presto a collegare i sintomi da avvelenamento con gli scenari di un possibile sversamento, chiedendosi solo alla fine (se proprio interrogati in tal senso) se davvero e quanto è stato sversato!
    Con tale atteggiamento, cosa bevono gli abitanti delle moltissime aree ormai denaturalizzate a partire dalla superficie (pianura padana, piana fiorentina, Campania felix, metropoli e zone industriali o minerarie varie)? Sono meno a rischio degli abruzzesi per l’acqua nonsisaquantocontaminata dall’INFN?
    Detto questo, la questione a mio avviso è la seguente: vale la pena ragionare solo in termini monetari, quando c’è da ragionare su una ricerca scientifica da supportare?
    Evidentemente no. Chi lo fa, trascura necessariamente l’essenziale.
    Poi, capita pure che la ricerca di base aiuti a ragionare meglio sui veri fondamenti dei prezzi e dei costi, ad un livello che permetterebbe perfino di non mettere in contrapposizione le esigenze umane e quelle “ambientali”… Ma è forse un’altra storia, ed è in questo contesto una conseguenza secondaria…

    • Z. says:

      Benvenuto, o bentornato, e grazie per aver spiegato bene un concetto importante.

      Ché ogni giorno rischio di morire più volte attraversando la strada, ma probabilmente non succederà mai. Al massimo, una sola volta 🙂

    • Zhong says:

      “grazie per aver spiegato bene un concetto importante.”

      Interessante. Io invece non ho mica capito che voleva dire ?! :/

  6. Francesco says:

    Premesso che

    1) le Iene sono il Male Assoluto e andrebbero spedite in Siberia, per almeno 10+10 anni

    2) le Comunità locali sono il Male Assoluto e andrebbe mandata l’NKVD a ristabilire un pò di ordine e disciplina. Nel caso, i superstiti li si manda in Kamchatka.

    Oso osservare che un serio calcolo costi-benefici TOTALI va fatto sempre, è attività normalissima, è attività affatto facile, è attività necessaria.

    Ah, per TOTALI si intende che spesso il beneficio collettivo può essere superiore al costo locale, non come intende una cerca vulgata neo-trotzkista che il costo pubblico sia superiore al profitto privato!

    F’ Acciao

  7. Luca says:

    “Ora, io non ho idea di quanto toluene sia stato riversato, di quanto male faccia – sospetto però che nemmeno quelli che sanno molto più di me, abbiano le idee chiare in merito.

    Il problema fondamentale è come si fa a pulire una falda acquifera, per giunta sotto una delle montagne più alte d’Italia?

    E come si fa a valutare gli effetti sulla salute di gente tra venti, trent’anni?

    Magari non succederà niente, oppure decine di migliaia di abruzzesi dovranno ricevere cure che lo Stato non è in grado di sopportare.

    Non lo sappiamo ancora, e questo è il punto fondamentale da considerare ogni volta che calcoliamo il costo e non il prezzo.”

    Credo che abbia colto il punto essenziale, o almeno uno dei punti essenziali: una delle cose cose che caratterizzano la tecnologia rispetto alla tecnica preindustriale è la sproporzione fra gli effetti e le capacità di previsione e di controllo degli uomini che la mettono in circolo.

  8. “Ora, io non ho idea di quanto toluene sia stato riversato, di quanto male faccia – sospetto però che nemmeno quelli che sanno molto più di me, abbiano le idee chiare in merito.”

    In realtà lo si sa bene. Ci sono stati due sversamenti, in passato di diclorometano e l’anno scorso di toluene. In entrambi i casi sono state trovate TRACCE della sostanza nel pozzetto di captazione vicino ai laboratori. L’ipotesi più ragionevole è che si tratti di solvente evaporato, non aspirato correttamente e quindi asorbito dall’acqua della sorgente. Grammi in tutto. Che possono finire, molecola per molecola, in un’ampia zona, ma che sono comuqnue MOLTI meno, per chi beve quell’acqua, di quanto respiriamo in una qualsiasi strada di Firenze. QUESTO è lincidente sfuggito alla “capacità di previsione e di controllo degli uomini che la mettono in circolo” (citando il commento precedente).

    Il discorso delle piume del pollo riguarda anche le notizie. Una notizia del genere, presa fattualmente, indica che occorre ulteriormente alzare i livelli di protezione contro gli sversamenti. Il fatto non ha messo a rischio NESSUNO, ma è una spia di possibili (e oggi improbabili) rischi. Per come viene diffuso da iene, ecc. e recepito dai politici che considerano una indagine (doverosa) come una prova di colpevolezza, fa vedere un gruppo di persone che utilizza nella pratica di tutti i giorni criteri di sicurezza stringentissimi come pazzi che giocano sulla pelle della gente. Quando lì accanto passano TIR con cisterne di solventi sopra, che ci servono per avere tutti i mille gadget della nostra vita consumistica, e nessuno li indaga, quelli sono normali ed onesti lavoratori.

    • Per Gianni

      “In realtà lo si sa bene. ”

      Ti ringrazio moltissimo del tuo intervento, che ci offre dati concreti.

      Interessante anche la riflessione sui TIR con cisterne di solventi…

      • MOI says:

        O le cisterne di GPL, potenziali vere e proprie bombe su ruote in caso di tamponamento … come abbiam visto la scorsa estate a Borgo Panigale !

  9. Luca says:

    Credo però che ancora una volta, il ragionamento qui sopra evidenzi bene il problema:
    “L’ipotesi più ragionevole è che si tratti di solvente evaporato, non aspirato correttamente e quindi assorbito dall’acqua della sorgente. Grammi in tutto. Che possono finire, molecola per molecola, in un’ampia zona, ma che sono comunque MOLTI meno, per chi beve quell’acqua, di quanto respiriamo in una qualsiasi strada di Firenze.”

    Uno dei problemi maggiori dell’immissione nell’ambiente di agenti artificiali è che al di là del loro effetto singolo, sfugge completamente quale sia il loro effetto CUMULATIVO. A fronte di questo, vi è la tendenza ad affrontare ogni problema come problema singolo, come se si trattasse di discutere SOLTANTO DI QUELLO e non della mentalità e dei conseguenti comportamenti che ne stanno alla base.

    • Z. says:

      Credo che per “tracce” si intenda qualcosa che, sommato con altre tracce, resta tracce…

      • Mauricius Tarvisii says:

        No, perché comunque alterano anche la percentuale di solvente nella soluzione.

        • Z. says:

          Qualcosa alterano, se ci sono. Ma se si tratta di quella quantità che non viene neppure censita è perché si ritiene – a torto o a ragione – che si tratti di quantità del tutto trascurabili…

          • Luca says:

            La cosa che trovo più interessante, però, sono i comportamenti ricorrenti il cui effetto va ben oltre quello del singolo caso.
            Proverò a chiarire con un esempio. Non parliamo più di scienza, ma di caffè e cappuccino, e del gesto, apparentemente di non grande impatto ambientale, di prendere una bustina di zucchero, agitarla un po’ per far scendere tutto lo zucchero al fondo, strappare il bordo superiore e versare il contenuto nella bevanda. Una volta, non era così: andavi al bar e trovavi una bella zuccheriera con tanto di cucchiaino, o, al limite quelle strane boccette col dosatore (qualche volta si trovano ancora, ma sono rare). Poi, nel 2001 è stata emanata una direttiva europea che ha stabilito che “lo zucchero di fabbrica e lo zucchero bianco possono essere posti in vendita solo se preconfezionati”. Sanzione: diverse migliai di euro. (le boccette col dosatore, il MISE ha detto con una circolare che sono legali, ma il problema, credo, è avere lo zucchero sfuso, salvo comprarlo al supermercato).
            In Italia il caffè è molto popolare: il 97% degli adulti maggiorenni lo prende, la media è più alta di quanto avrei detto, 4 caffè/cappuccino al giorno.
            (https://www.agi.it/lifestyle/italiani_popolo_della_moka_97_non_rinuncia_al_caff-1125142/news/2016-09-30/)
            Nel 2018, gli italiani adulti (maggiori di 19 anni, non ho trovato il dato dei diciottenni, cercando in fretta) erano 49.505.658.
            (https://www.tuttitalia.it/statistiche/popolazione-eta-sesso-stato-civile-2018/)
            Perciò, stando alla statistica di cui sopra, 48.02.468 hanno bevuto mediamente 4 caffè ogni giorno. Non ho la statistica di quante bustine vengono usate in media, ma la media di una bustina (fra chi non ne mette affatto e chi ne mette due) mi sembra ragionevole. Comunque, fanno 192.081.875 bustine al giorno. E, siccome in un anno ci sono 365 gg., sono 70.109.884.536 bustine in un anno. Con bustine standard di 3 cm X 5 cm, si potrebbe coprire la superficie della intera Sicilia (25.711 km2) con 4 strati di bustine (ne avanzerebbero ancora un bel po’). Dal 2001 ad oggi, però si ottengono 27 strati.
            E’ ovvio che si tratta di un calcolo largamente approssimativo (non ho la statistica effettiva della media delle bustine e non ho avuto modo di riscontrare seriamente le statistiche sui caffè, che però si trovano ripetute in molti siti di internet specializzati, oltre quello citato col link). Ma poiché da dati FIPE (federazione italiana pubblici esercizi), si stimano 14 mila tonnellate di rifiuti all’anno (in bustine vuote),
            https://www.repubblica.it/economia/rapporti/osserva-italia/conad/2017/07/20/news/zucchero_al_bar_uno_spreco_da_64_milioni_di_euro-171227799/
            https://www.fipe.it/in-primo-piano/item/5214-zucchero-al-bar-quanto-spreco-i-dati-fipe-con-le-bustine-14mila-tonnellate-di-rifiuti-in-piu.html
            mi sembra che non sia troppo lontano dalla realtà.
            Per tornare al discorso iniziale, non credo che significhi che non si deve più prendere il caffè o che occorra prenderlo amaro, ma che sarebbe una buona idea modificare o eliminare quella dannata direttiva, si!

            • Luca says:

              per la precisione, da un successivo controllo, sembra che le 14 mila tonnellate siano zucchero non utilizzato, ma la sostanza del ragionamento, mi sembra non cambi.

              • Luca says:

                … ed ho anche decisamente esagerato con le superfici (scherzi dei numeri al quadrato): fanno solo 1892 Kmq in 18 anni (ed un solo strato) se non sbaglio.

            • Roberto says:

              Sono completamente d’accordo con Luca, ma faccio due aggiunte:
              1. Le zuccheriere stile anni 70, con il beccuccio, non sono mai state proibite e non si vede perché non usarle
              2. In generale mi sembra un caso simile a quello delle buste riutilizzabili, cioè legislatore che interpreta la direttiva facendole dire cose di troppo. Mi spiego: la direttiva dice che non puoi “commercializzare” zucchero non etichettato (assurdamente non si applica allo zucchero a velo e per le bustine di meno di 20 grammi, cioè tutte!, non è obbligatorio indicare il peso!!!).
              Ma offrire una bustina vendendo il caffè è “commercializzazione”? Mi sembra quanto meno discutibile. Insomma, avrebbero potuto benissimo interpretare la direttiva dicendo che si applica allo zucchero che il barista compra ma non quando lo offre con il caffè. Non esiste nessuna questione di igiene, la parola igiene, o salute non c’è né nella direttiva né nella proposta della commissione né in tutti i passaggi successivi

              Insomma, mi sembra che anche senza modificare la direttiva di potrebbe benissimo reintrodurre, in Italia, le zuccheriere. Oggi quelle a beccuccio e senza dover far nulla. Domani quelle a cucchiaio o modificando la legge o, ancora più semplicemente con un bel decretino interpretativo tipo quello sulle buste di plastica.

              Incidentalmente, avere un parlamento europeo sensibile a queste questioni non sarebbe male e quindi andate a votare per quelli che secondo voi si avvicinano di più a questa sensibilità, ben sapendo che l’Ecologista Perfetto non esiste e se esiste non si candida

              • Per roberto

                “Incidentalmente, avere un parlamento europeo sensibile a queste questioni non sarebbe male e quindi andate a votare per quelli che secondo voi si avvicinano di più a questa sensibilità,”

                Credo che alle europee voterò i Verdi, infatti.

              • Z. says:

                Purtroppo non è improbabile che il voto ai Verdi sia un voto disperso, per via dello sbarramento.

                Il che mi consente di introdurre un tema che ritengo importante: in Italia, appunto, c’è lo sbarramento anche alle elezioni europee.

                Ora, io sono contrario allo sbarramento sempre: per favorire omogeneità e stabilità del governo è meglio un premio di maggioranza, che è anche meno distorsivo delle preferenze espresse dall’elettore.

                Ma alle elezioni europee, esattamente, a che serve lo sbarramento se non a negare ai piccoli partiti la possibilità di rappresentare di propri elettori?

                Sospetto a niente. O quanto meno, a niente che possa davvero giovare all’elettorato.

                E allora, siccome le elezioni europee sono una cosa importante, e anche la possibilità di vedere rappresentate le proprie idee lo è, credo che dovremmo promuovere l’abolizione dello sbarramento.

                Per queste elezioni siamo arrivati lunghi, ma abbiamo cinque anni per le prossime. Se ci saranno ancora elezioni europee.

                Chi è che la pensa come me?

              • Roberto says:

                Sono d’accordo con Z e a questo giro voterei anche io per i Verdi se votassi in Italia

              • Mauricius Tarvisii says:

                Vedo già due elettori (il primo ero io), quindi la vedo positiva: questa volta voto un partito che supererà lo sbarramento!
                Pie illusioni a parte, sbarramento o non sbarramento, si resta pur sempre irrilevanti. Quelle che seguono, per esempio, sono le questioni su cui si vota, secondo il test di orientamento al voto di Repubblica:
                – Lo Ius Culturae per l’acquisto della cittadinanza italiana (l’UE neppure ha competenza in materia)
                – La Fiducia nell’Unione Europea (come se alle politiche mi chiedessero se ho fiducia nella Repubblica Italiana o se alle regionali ti chiedessero se ho fiducia nella Regione Veneto)
                – L’appartenenza dell’Italia all’UE (su cui decide l’europarlamento, suppongo)
                – La tolleranza nei confrinti delle differenze degli altri (???)
                – Se le persone che vengono a vivere in Italia da altri paesi (UE? Extra UE? Boh!) minacciano l’armonia della nostra società
                – Se gli immigrati siano o meno spesso anche delinquenti
                – La legittima difesa (sì!)
                – Le grandi opere e lo sviluppo del Paese
                – Se vale ancora la pena parlare di destra e sinistra
                – “Ho fiducia nell’attuale Governo Nazionale”
                – Il Reddito di Cittadinanza

                Ecco, i giornalisti di Repubblica e la quasi totalità degli elettori voterà in base a questi temi, la settimana prossima

              • Mauricius Tarvisii says:

                Comunque, non votate PPE, liberali, destristi, sovranisti, salvinisti e stronzisti vari. Chi dice di interessarsi di ambiente e sostiene Juncker, Alde o Salvini è o un ipocrita o un imbroglione.

              • Francesco says:

                io veramente stavo cercando di capire se era possibile votare PPE qui in Italia …

              • roberto says:

                francesco,
                non mi dire che stai per trovare il 12546esimo motivo che ti obbligherà ancora stavolta a votare berlusconi!
                😉

  10. MOI says:

    “Rischio di contaminazione” è ben diverso da “contaminazione”.

    ————-

    In Italiotland 😉 è molto difficile far capire la differenza tra “ancora non è successo niente” e “il pericolo non sussiste” …

  11. Mentre il mondo dello spettacolo si agita per gli striscioni, il mondo reale va avanti in un altro modo, vi giro una storia che mi hanno raccontato oggi.

    In una certa città dove si vota quest’anno (facile indovinare quale, ma teniamo lontani i motori di ricerca) succede che:

    – uno strano gruppo psicoterapeutico, attraverso una serie di ditte civetta, inizia a comprarsi casa per casa un piccolo quartiere della città, un tempo un bellissimo villaggio con case molto antiche

    – qualcuno lo fa notare, e viene immediatamente minacciato di denuncia da parte dell’avvocato dello Strano Gruppo Psicoterapeutico

    – si va a vedere chi è l’avvocato in questione e si scopre che nel suo tempo libero, oltre a fare qualche conferenza per lo strano gruppo psicoterapeutico, è presidente del principale teatro e della principale orchestra della città ed è anche il tesoriere ufficiale della campagna elettorale del sindaco (che si sta ricandidando) ed è anche l’avvocato che firma le denunce ogni volta che qualcuno offende il sindaco.

    L’avvocato ha organizzato a novembre una cena con lo stesso sindaco, dove ben 450 imprenditori hanno pagato per sentirsi promettere Grandi Opere e grossi appalti.

    La moglie dell’avvocato è stata messa a capo della direzione cultura della città.

    Il socio dello studio dell’avvocato è nel cda della finanziaria regionale, da cui dipende il credito e quindi la vita di migliaia di imprese.

    Tutto questo non compare molto nella campagna elettorale: il sindaco/candidato sui social esalta chi mette gli striscioni e si rifiuta di andare a tutti i dibattiti pubblici dove c’è anche Casa Pound (ma sfugge anche a tutti gli altri dibattiti pubblici, per cui viene il sospetto che non sia l’unico motivo).

    Il suo avversario di destra dice che c’è poca sicurezza e alcuni servizi comunali sono inefficienti; la sua avversaria di sinistra è una signora molto borghese e che non sembra avere nulla da dire, ma ha casualmente la pelle scura.

    In fondo, a pensarci, chi mai vorrebbe litigare con gente così? Meglio prendersela con Casa Pound o con gli spacciatori marocchini.

    Questa non è una critica al sindaco, che mi sta personalmente simpatico; è semplicemente una descrizione della politica reale, e aiuta a capire perché quella immaginaria proprio non riesce a interessarmi.

    • Francesco says:

      in un’altra città in cui però non si vota, mentre il sindaco si occupa di esaltare gli striscionatori e di mantenere alto l’allarme antiascista e antimofobo, le strade assomigliano ogni giorno di più a quelle di Roma – o di Beirut mi sa

      che poi si dice che uno prende lezioni di tecniche paramilitari a Firenze, giusto per prudenza,

      😉

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