Sfanatizzare il Messico

Sul sito ComuneInfo, sempre pieno di notizie e riflessioni interessanti, la traduzione di un preoccupante articolo di Gustavo Esteva sul progresso che incombe sul Messico.

Il nuovo presidente del Messico, Andrés Manuel López Obrador, meglio noto come AMLO, proviene dallo stato del Tabasco.

Tabasco lo conoscerete per la salsa piccante, ma fu anche  il regno di Tomás Garrido Canabal, figlio di grandi latifondisti del Chiapas, che comandò sulla regione dal 1920 al 1935.

Su un alto albero di ceiba si fece costruire un curioso nido di cemento, dove accoglieva le sue innumerevoli amanti; promosse la produzione di petrolio, cacao, banane e zucchero, spingendo lo stato nel mercato mondiale, in alleanza con Standard Fruit, il grande monopolio statunitense; e cercò di vietare il fanatismo nella sue triplice e messicanissima forma – il ballo, l’alcol e la religione – con l’ausilio delle sue temute Camisas Rojas: chiamò un proprio figlio Lenin, e un proprio toro, Dio. I preti li fece ammazzare, chiuse le chiese e vietò persino di scrivere il nome di Dio (tranne, come abbiamo visto, per i tori).

Un progetto fallito, visto che il Tabasco fa parte della fascia più sfuggente del Messico, la cui radicale religiosità ha radici ben più profonde del cristianesimo (e infatti mentre l’Ovest del Messico si ribellò contro vessazioni assai più moderate di quelle di Garrido, il Tabasco rimase tranquillo).

E’ interessante che si desse a questa campagna il nome di desfanatización, un concetto che rientra in un altro, più ampio, che nel 1927, il famoso sottosegretario all’istruzione, Mosés Sáenz, espresse in una nota in cui spiegava come fosse necessario incorporare la civiltà dentro all’Indio.

AMLO alla fine, mi sembra di capire, fa parte della stessa cultura, anche se presumo che sia meno preoccupato per i crocifissi e gli altari: viene anche lui dall’eterno Partito Unico che governa il Messico, che nel tempo ha partorito uno specchio di sinistra di se stesso – il PRD, fondato dal figlio del presidente più famoso che aveva espresso il Partito Unico.

Ora, la storia del Messico, come sottolineò Guillermo Bonfil Batalla, è quella della guerra secolare del Messico immaginario contro il Messico profondo. E ogni vittoria del Messico immaginario è stata una nuova tragedia per il paese.

Un figlio del Partito Unico come AMLO – certamente onesto e, per quanto possibile per un politico per giunta messicano, anche in buona fede – è per definizione dalla parte del Messico Immaginario.

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1,018 Responses to Sfanatizzare il Messico

  1. Moi says:

    Quindi Tomás Garrido Canabal era nelle grazie di Plutarco Elias Calles e un implacabile Sterminatore di Cristeros, giusto ?

  2. Peucezio says:

    Miguel,
    molto interessante.

    “Ora, la storia del Messico, come sottolineò Guillermo Bonfil Batalla, è quella della guerra secolare del Messico immaginario contro il Messico profondo. E ogni vittoria del Messico immaginario è stata una nuova tragedia per il paese.”

    Ogni vittoria dell’immaginario contro il profondo, non solo in Messico, è una tragedia.

    “Un figlio del Partito Unico come AMLO – certamente onesto e, per quanto possibile per un politico per giunta messicano, anche in buona fede – è per definizione dalla parte del Messico Immaginario.”

    Stiamo a posto allora…
    Immaginario per immaginario, meglio quel pazzo criminale di Bolsonaro allora.

    • Francesco says:

      beh, AMLO è stato sindaco di Città del Messico, ha esperienza sul campo e ha fatto vedere se è capace. giusto Miguel?

      Bolsonaro è più un Salvini, uno buono solo a sparare cazzate che si è trovato al momento giusto nel posto giusto

  3. Peucezio says:

    L’impressione comunque (prendila come un’interpretazione molto ardita e libera, un primissimo spunto, magari non fondato) è che in America Latina sia in atto qualcosa che per altri versi succede anche in certi settori degli Stati Uniti.
    E cioè che l’anomia endemica in quelle terre, che significa soprattutto degrado, alcolismo, miseria, ecc., stia per reazione provocando l’emergere di forze aggregatrici legate alla destra e alla religione, in quanto sentite come elementi portatori d’ordine e di etica.
    In America Latina queste sono le sette protestanti (e i politici che esse appoggiano).
    Negli USA il fenomeno credo sia più marginale, ma mi vengono in mente gruppi settari o isolati come gli Amish (caso estremo; quattro gatti, ma fanno sette figli a botta in un’epoca e un contesto in cui non c’è mortalità infantile) o i Mormoni (ma ce ne saranno anche altri) che hanno le stesse idee conservatrici su famiglia, sesso ecc. del resto dell’America profonda e religiosa, senza però nemmeno l’ombra del degrado umano dei redneck che abitano nei prefabbricati, si drogano, spacciano, bevono, magari violentano le figlie, comunque copulano promiscuamente e in genere a quarant’anni ne dimostrano settanta e sono da buttar via.

    Quello che sarei curioso di sapere è come si colloca AMLO da questo punto di vista (se si colloca).

  4. mirkhond says:

    “Un progetto fallito, visto che il Tabasco fa parte della fascia più sfuggente del Messico, la cui radicale religiosità ha radici ben più profonde del cristianesimo (e infatti mentre l’Ovest del Messico si ribellò contro vessazioni assai più moderate di quelle di Garrido, il Tabasco rimase tranquillo).”

    Non ho capito: il Tabasco essendo molto più religioso NON si sarebbe ribellato alle vessazioni di Garrido, a differenza di altre regioni del Messico MENO religiose e dunque più insofferenti a vessazioni antireligiose?

    • Per Mirkhond

      “Non ho capito: il Tabasco essendo molto più religioso NON si sarebbe ribellato alle vessazioni di Garrido, a differenza di altre regioni del Messico MENO religiose e dunque più insofferenti a vessazioni antireligiose?”

      Il Tabasco era molto meno ispanizzato: togliere i preti quindi non creava particolari problemi all’intensa religiosità locale.

  5. mirkhond says:

    “Ora, la storia del Messico, come sottolineò Guillermo Bonfil Batalla, è quella della guerra secolare del Messico immaginario contro il Messico profondo. E ogni vittoria del Messico immaginario è stata una nuova tragedia per il paese.”

    Un’altra domanda per Miguel

    Da dove proviene questo immaginario giacobino messicano?
    Dalla rivoluzione francese?
    Dalla massoneria?
    Quando cominciò a menifestarsi per la prima volta?

    • Per Mirkhond

      “Da dove proviene questo immaginario giacobino messicano?”

      E’ una domanda molto interessante.

      Calcola che c’è sempre un gioco a tre:

      1) Spagna-cattolicesimo

      2) indipendenza americana-uso razionale delle risorse

      3) selvaggi primitivi indios che non servono a niente (ma sono diecimila anni che se la cavano benissimo)

      L’essere umano è abituato a ragionare sempre a Due, il Tre crea una gran confusione mentale e permette di ricombinare i vari elementi.

      La Rivoluzione Francese appare come nemica in Messico: infatti, Napoleone conquista la Spagna, il Messico si ribella contro Napoleone. Ma lo fa in un modo molto complesso, perché si appella da una parte alle tradizioni medievali spagnole, dall’altra al modello degli Stati Uniti.

      Certamente le logge massoniche hanno avuto un’enorme, reale importanza, a prescindere dai complottismi: il Messico credo che sia l’unico paese che abbia vissuto una vera guerra civile tra due logge massoniche.

      • mirkhond says:

        “il Messico credo che sia l’unico paese che abbia vissuto una vera guerra civile tra due logge massoniche.”

        Quando ci sarebbe stata questa guerra civile inframassonica?

      • Z. says:

        Mah, secondo me il ragionamento a due è tipico dell’epoca della guerra fredda (dove era giustificato, ancorché comunque semplificatorio), e così ci è rimasto dentro come fosse la norma.

        Prima le cose erano differenti, e prima della Grande guerra proprio diversissime. Non voglio invadere il campo di habs, ma sono certo che avrebbe innumerevoli esempi di ragionamenti a tre, a quattro, a cinque…

        • Peucezio says:

          Mah, in parte è vero, però credo anche che il dualismo sia una struttura cognitiva profonda.
          Solo che in epoche di perdita di complessità e di fanatizzazione gli altri livelli, più articolati, vengono meno e si indeboliscono.

          Il dualismo in fondo è il riflesso della contrapposizione fra identità e alterità: ci sono io, tu non sei me, quindi potresti pestarmi i calli, allora te li pesto io per primo.

          • Z. says:

            Mmm… in fondo non diciamo cose troppo diverse.

            La mia opinione è che l’epoche “di perdità di complessità e di fanatizzazione” siano l’eccezione e non la regola.

            La regola è il mondo multipolare, secondo me. Un mondo più bilanciato, equilibrato, e forse per questo meno mobile.

            Nota che è un mondo lontano dalla mia sensibilità: diviso in classi inamovibili stabilite quasi per diritto di sangue, i figli che continuano a fare il lavoro dei padri, i ricchi che restano ricchi e i poveri che restano poveri.

            Il mondo che prometteva un futuro migliore, che ha permesso a tante famiglie umili di raggiungere la sicurezza e il benessere, quel mondo non è la norma. E’ esistito per pochi decenni e probabilmente non tornerà.

            E tutti noi continueremo a cercare un colpevole per questo: i comunisti, i capitalisti, i musulmani, gli ebrei, la Russia, l’America, D’Alema, Berlusconi…

            • Peucezio says:

              Ma quindi tu dici che la perdita di complessità e la fanatizzazione sono i motori del benessere e che senza di quelli non ci può essere questo?

              • Z. says:

                Secondo me in quei decenni diversi fattori tra loro eterogenei hanno concorso alla crescita e allo sviluppo rapido della società.

                L’Italia si è trovata in una posizione particolare. Partendo da una situazione a dir poco disgraziata, ha beneficiato sia delle istanze provenienti dal mondo capitalista sia di quelle provenienti dal mondo socialcomunista.

                Ha saputo gestire lo scontro tra due mondi traendone profitto per gran parte della sua popolazione.

                Poi quell’epoca è finita.

              • Per Z

                “Poi quell’epoca è finita.”

                Io sono abbastanza d’accordo con te.

                Però non ci aiuta a capire il motivo per cui improvvisamente i magistrati, nel 1991, abbiano smesso di avere come primo pensiero, “se vado in fondo a questa storia, mi rovino la carriera. E comunque tutti gli altri magistrati che temono che gli si rovini la carriera faranno fallire qualunque cosa io tenti di fare”.

                Perché alla fine è questo il punto: cosa toglie la paura delle conseguenze future?

                Non credo che i magistrati italiani avessero una grande coscienza delle dinamiche internazionali di cui parla Peucezio: i rischi erano tutti interni e molto italiani:

                il provveditore che boccia tuo cugino al concorso per presidi,

                la mancata concessione dell’appalto della nettezza urbana al tuo – onestissimo – cugino di Perugia,

                il processo per omicidio passionale che ti poteva far diventare famoso che viene trasferito a un altro giudice

                tuo figlio che doveva vincere la cattedra di diritto all’università e invece…

              • roberto says:

                Miguel,

                io sono certo che la maggior parte delle persone non ha “paura delle conseguenze future” nel senso che dici tu.
                prima di tutto perché semplicemente non ci pensa….

                ciò è tanto più vero se fai parte, lasciatemi usare un linguaggio da destro, di una casta intoccabile come quella dei magistrati.

                certo, ci saranno sicuramente magistrati che pensano come pensi tu, ma il tipo umano più frequente è quello al quale piace prendere il pesce grosso.
                Mi aveva molto colpito un’intervista a Davigo, in cui diceva suppergiù “ogni volta che faccio andare in carcere un piccolo delinquente, mi dice ‘ve la prendete con me perché non sapete prendervela con i pesci grossi’, ed io so che ha ragione e ci resto male”. questo è, secondo me, molto più “da magistrato” che aver paura per il cugino. poi ci sono varie gradazioni di questo pensiero, fino ad arrivare ad i malati di protagonismo che pescano solo i pesci grossissimi, ma è un altro discorso.

                la tua domanda comunque resta valida. perché hanno iniziato nel 1992 e non prima o dopo. i magistrati coinvolti ne danno spiegazioni più o meno tecniche, che possono convincere o no, ma quella del “cade la paura” non mi convince per nulla

              • Peucezio says:

                Può anche essere che non avessero paura neanche prima (ma sono molto scettico su questo), ma se anche iniziavano, la cosa veniva stroncata sul nascere.
                Qualcuno ci ha lasciato persino le penne.

            • PinoMamet says:

              Eh che pessimista che sei Z.!

              Forse è il contrario: quando Diocleziano tentò di rendere ereditari i mestieri, era perché l’impero era già in una profonda crisi…
              Ma le crisi sono appunto crisi; possono essere anche lunghe, ma non sono la regola, sono l’eccezione dei rapporti umani.

              • Z. says:

                Periodi di vacche grasse e magre ce ne sono certamente da sempre, ma qui non c’entrano le crisi, secondo me.

                C’è stato un brevissimo periodo – pochi decenni – in cui la crescita è stata drammatica e la mobilità sociale senza precedenti.

                Tante cose diverse hanno concorso a rendere grandiosa la crescita: i morti della guerra, la ricostruzione postbellica, la guerra fredda, il boom del petrolio, l’industrializzazione delle campagne…

                La normalità in quel periodo non era la stabilità, era la crescita esponenziale, era avere ogni anno di più dell’anno precedente, ogni decennio nettamente di più di quello precedente. Famiglie che al massimo giravano in bicicletta compravano l’automobile e non necessariamente a rate, compravano una o più case.

                I figli di operai e braccianti imparavano a leggere e scrivere, tutti. Alcuni di loro diventavano periti industriali e geometri, altri addirittura professori.

                Le potenze mondiali conquistavano lo spazio e piantavano la bandiera sulla Luna.

                In quel periodo, e direi solo in quel periodo, era la norma.

              • Peucezio says:

                Beh, è la peculiarità di un periodo di grande prosperità, in una società della terza rivoluzione industriale (anzi, che la attuava proprio allora!), che consente l’accesso a certi agi (compresa la salute e l’allungamento della vita) a tutti i gruppi sociali (insomma, in tante epoche storiche ci sono stati momenti di apice di una certa civiltà o società, ma non avevano la luce elettrica, l’acqua corrente e le vaccinazioni).

                Però c’è anche da dire che in tutto questo si è pagato uno scotto piuttosto alto.
                Grande benessere materiale e anche grande sviluppo culturale (c’erano ancora grandi poeti e scrittori, è nato un cinema originalissimo che rimarrà nella storia, insomma, è stata anche una stagione creativa), ma ha comportato due cose:
                1) la distruzione del paesaggio italiano, urbano e rurale;
                2) la distruzione dell’antropologia italiana: a una generazione ancora forte e vitale ne è succeduta una (e le altre a seguire) di disadattati nevrotici cresciuti nella bambagia e avulsi dal mondo reale delle esigenze di base. Ma la cosa drammatica è che un’umanità così può funzionare finché ci sono le vacche grasse, mentre ora sono finite le vacche grasse e abbiamo un’umanità che non è minimamente attrezzata per affrontare quelle magre.
                E chissà se mai lo diventerà: tutto il sistema educativo, sanitario, ecc., malgrado le vacche magre, è ancora concepito per creare un’umanità di debosciati deresponsabilizzati. Anzi, in certi ambiti ora più di prima, basti pensare alla scuola o anche alla totale abdicazione dei genitori di oggi da qualunque intento correttivo.

              • Z. says:

                Peucezio,

                — Però c’è anche da dire che in tutto questo si è pagato uno scotto piuttosto alto. —

                Certo che sì, e Miguel ama ricordarci spesso quello che probabilmente è il più gravoso di tutti, quello ambientale.

              • PinoMamet says:

                Comunque occhio alla rassegnazione;

                la rassegnazione del popolo è una delle armi più forti in mano all’oppressore.

              • Z. says:

                Ma adesso è al potere il Governo del Popolo, mica ci sono più gli oppressori. Allegria!

              • Per Z

                “Ma adesso è al potere il Governo del Popolo”

                Se è un “governo”, non può essere “popolo”.

                Il “popolo” non può consistere di una ventina di individui, peraltro tutti attualmente a Roma.

              • Ah, nel parlamento attuale ci sono cinque operai e un agricoltore.

                Contro ad esempio 31 giornalisti e 71 avvocati.

                http://www.camera.it/leg17/564?tiposezione=C&sezione=1&tabella=C_1_4

                Considerando che in Italia ci sono attualmente circa 8 milioni di operai http://www.operaicontro.it/wp-content/uploads/2014/05/Grafici-Operai.pdf , ci devono essere 48 milioni di giornalisti e oltre 100 milioni di avvocati.

                Per quello, Z ogni tanto si lamenta del numero eccessivo di avvocati in Italia.

              • Z. says:

                Miguel,

                — Per quello, Z ogni tanto si lamenta del numero eccessivo di avvocati in Italia. —

                A Bologna qualche anno fa erano circa 5.000, in una città che non arriva a 200.000 abitanti.

                Forse è anche per questo che in Parlamento sono sovrarappresentati 😀

              • Peucezio says:

                1 su 40.
                Tenendo conto che i 40 comprendono bambini, vecchi, ecc.
                In effetti è una follia.

                Ma se le cose stanno così non sono neanche troppo sovrarappresentati: siamo un paese di avvocati (e di gente litigiosa) e abbiamo un parlamento di avvocati (e di attaccabrighe).

              • Z. says:

                Volevo scrivere 400.000, in realtà. Resta comunque una proporzione folle.

                E non è nemmeno la massima densità in Italia…

              • Z. says:

                Battute a parte, Pino, hai ragione.

                Ma tanto vedo tutti già rassegnati: al massimo si consolano con invettive web, mentre si fanno schedare online.

                Tempo addietro Enrico Morando parlò di “società dell’individualismo di massa”. Con accezione, se ben ricordo, non negativa.

                Grosso modo direi che ci siamo.

          • Z. says:

            Comunque Peucè mentre andavo a dormire ieri pensavo che forse hai ragione tu: anche a me il dualismo sembra in qualche modo connaturato al nostro modo di vedere, di pensare.

            Solo che forse è così perché connaturato al mio modo di vedere e di pensera, perché con la mentalità dualista ci sono cresciuto.

            • Peucezio says:

              Secondo me però noi italiani la coniughiamo in modo peculiare.
              I popoli del nord (americani compresi) sono dualistici in senso moralistico: c’è un bene e c’è un male condivisi, quindi si tratta di essere buoni, puri, dabbene (che in genere significa reprimere gli istinti più sani e naturali, perché la natura è cattiva).

              A noi invece interessa contrapporci per contrapporci: io sono bianco, tu sei nero, quindi io sono il bene, tu sei il male e per te è lo stesso specularmente.

              Poi ci sono gli orientali, che forse sono i meno dualistici (ma Pino, che è più esperto, può illuminarci meglio in proposito).

              Anche la Russia è dualistica, ma in un altro senso: è sempre dilaniata fra Oriente e Occidente, Asia ed Europa, feudalesimo e modernità, contemplazione e azione.
              E secondo me non c’è un cavolo da fare: chi ha colto ed espresso meglio questa dualità resta Gončarov.

  6. mirkhond says:

    a manifestarsi

  7. Moi says:

    @ MIGUEL

    Ma … che legame c’è fra Rivoluzione&Repressione della Storia e truculente faide fra Narcos dell’ Attualità, si licet il distinguo ?

    • Per Moi

      Qui c’è un breve riassunto della storia del narcotraffico in Messico:

      https://www.youtube.com/watch?v=wFAcXTtsf6w

      Tutto parte con alcuni laboriosi immigrati cinesi 🙂

      C’è sicuramente una dinamica centro-periferia, tipica della storia messicana: i Conservatori/Scozzesi erano centralisti, i Liberali/Yorkini erano federalisti; e quindi la parte “ribelle” del Messico è sempre stata la periferia, soprattutto al nord.

      Il problema è che il nord vinse la Rivoluzione, facendo del Messico un curioso mostro di “federalisti” che volevano centralizzare tutto, però che delegavano il potere di vita e di morte ai grandi signori che comandavano sulle province lontane: quindi il nord sfugge anche ai vincitori.

      • Comunque immagino che la distribuzione del narcotraffico sia intimamente legata alla geografia fisica/climatica del Messico, e quindi non ripercorra necessariamente le divisioni storiche: Guadalajara era cattolica, Sinaloa anticlericale, ma l’erba cresce dove vuole!

        • Infine… una caratteristica che colpisce è che quasi nessun grande Narco ha la faccia da indio: o sono mestizos o completamente bianchi.

          Provare a cercare sulle immagini Google narcos jefes.

          In effetti, la violenza in Messico è storicamente dei mestizos, per ovvi motivi – esclusi dal mondo dei bianchi, ma anche emarginati dalle comunità indigene con la loro antichissima civiltà agraria; i mestizos devono arrangiarsi come possono, come briganti, sicari o politici.

  8. OT

    Mi segnalano un testo che potrebbe essere interessante, anche se ha evidenti limiti di parzialità:

    LE RADICI DELLA VERGOGNA. PSICANALISI DELL’ITALIA

    ELENA BIANCHINI BRAGLIA

    TERRA E IDENTITÀ, 2009

    La tesi dell’autrice è che il risorgimento sia stato un evento
    violento e arbitrario, mal condotto e che ha generato i problemi che
    ancora oggi attanagliano la nostra comunità. Una serie di atti
    vergognosi hanno fatto da pietra di fondamento ad un’Italia, costruita
    sull’oblio delle identità e delle tradizioni di Stati dalla storia
    plurisecolare, che contro la loro volontà hanno dovuto abdicare al
    loro destino. I popoli italici sono stati portatori di idee dalla
    forza universale, nei principi formatori dello Stato e nella visione
    complessiva dell’esistenza, nell’arte e nelle concezioni politiche.
    Roma è stata più volte faro dell’umanità, dall’Impero romano alla
    Santa Sede come centro della cristianità; tutto ciò è stato
    obliterato dalla creazione diplomatica del conte di Cavour,
    costruttore di un’unità meccanica e di un regno di second’ordine
    sulla scena europea. L’indagine e la ricostruzione della Bianchini
    Braglia non risparmia nessuno dei protagonisti del risorgimento,
    denunciando gli opportunismi, gli scandali, la corruzione e le ruberie
    degli agenti sabaudi, le inefficienze che segnarono l’esordio del
    nuovo Stato. Il saggio contrappone l’eroismo dei ‘briganti’
    meridionali e della Brigata Estense, che seguì in esilio volontario
    il duca di Ferrara, agli ufficiali di casa Savoia, come Cialdini e
    Cadorna, definiti aguzzini e dittatori. 287 pagine, 15 €

    • Peucezio says:

      Beh, sarà un po’ estremo forse, ma mi pare che nella sostanza abbia ragione.
      Proprio nel contrapporre al nazionalismo italiano artificiale e borghese non solo le realtà locali, ma l’universalismo prima romano e poi cattolico.
      Che è un po’ lo stesso discorso di Dostoevskij: non è un gran guadagno per Roma diventare da caput mundi la capitale di uno stato nazionale di second’ordine.

      • Per Peucezio

        “Beh, sarà un po’ estremo forse, ma mi pare che nella sostanza abbia ragione.”

        Io guardo con molto favore le smitizzazioni come questa, anche perché comunque portano nuove informazioni.

        E non ho letto ancora il testo.

        Il mio dubbio riguarda la tendenza che abbiamo a inserire le critiche ai miti imperanti, all’interno dello stesso contesto mitologico.

        E’ un po’ come la polemica sulle foibe: sarebbe bene conoscere i tanti orrori della frontiera italo-slava, senza pregiudizi, in un contesto generale.

        E invece se ne parla solo per riaffermare le stesse antiche posizioni, da una parte come dall’altra.

        Detto questo, sono d’accordo: l’Italia dovrebbe essere insieme locale e universale, senza essere nazionale.

        • Peucezio says:

          In realtà a me va bene che sia nazionale, come situazione di compromesso, ma non può essere una nazione fra le altre.
          Forse, se avessimo ancora un papato degno di questo nome anziché una sua parodia, l’ideale sarebbe una sorta di Stato della Chiesa allargato, che manterrebbe la nazionalità e l’universalismo allo stesso tempo.

          E’ anche vero però che politicamente il papato nella storia ne ha fatti di danni, con il suo orientamento sempre filo-francese e anti-tedesco, quindi anti-imperiale.
          Invece bisognerebbe proprio recuperare la nozione di Impero, che è l’espressione politica dell’universalismo (così come la cattolicità, etimologicamente, ne è quella religiosa e morale).

          • PinoMamet says:

            Stato della Chiesa allargato… no, grazie.

            Stato federale con pochi ministeri comuni, sì dai.

            • Peucezio says:

              Eppure il federalismo mi fa paura.
              Moltiplicazione dei dentri di spesa, oppressore più vicino, che ti rompe i coglioni… Burocrazia moltiplicata…
              Basta vedere i comuni. Buoni a fare multe, ordinanze repressive…

              • Francesco says:

                Beh, inizia a fare un federalismo fiscale, in cui nessuno può chiedere soldi a Roma, e le cose cambiano

                Poi l’Italia del 1859 era una parodia della pluralità italiana, siamo seri.

                Quante città dalla storia secolare erano ridotte ad ancelle di Torino o Vienna o Firenze?

              • Peucezio says:

                Francesco,
                “Beh, inizia a fare un federalismo fiscale, in cui nessuno può chiedere soldi a Roma, e le cose cambiano”

                Le vanno a chiedere ai cittadini.

              • Z. says:

                Peucezio,

                anche i fondi provenienti da Roma vengono dai cittadini. Credo che Francesco intenda dire “un federalismo in cui nessuno può spedere più di quello che incassa”.

              • Francesco says:

                Non esattamente, intendo dire un federalismo in cui ogni amministrazione locale spende i soldi delle tasse dei suoi amministrati o si indebita per conto loro

                Nella benevolente negligenza e totale indifferenza delle altre amministrazioni locali.

                Se a Bologna vogliono tasse svedesi e servizi pubblici ruandesi a me va benissimo, sono un uomo di ampie vedute

      • Per Peucezio

        “Che è un po’ lo stesso discorso di Dostoevskij:”

        Cosa diceva?

        • Peucezio says:

          Questo, appunto.
          Ora non ho sottomano il testo. Vedo se faccio una ricerchina…

        • Peucezio says:

          “”Per duemila anni l’Italia ha portato in sé un’idea universale capace di riunire il mondo, non una qualunque idea astratta, non la speculazione di una mente di gabinetto, ma un’idea reale, organica, frutto della vita della nazione, frutto della vita del mondo: l’idea dell’unione di tutto il mondo, da principio quella romana antica, poi la papale. I popoli cresciuti e scomparsi in questi due millenni e mezzo in Italia comprendevano che erano i portatori di un ‘idea universale, e quando non lo comprendevano, lo sentivano e lo presentivano. La scienza, l’arte, tutto si rivestiva e penetrava di questo significato mondiale. Ammettiamo pure che questa idea mondiale, alla fine, si era logorata, stremata ed esaurita (ma è stato proprio così?) ma che cosa è venuto al suo posto, per che cosa possiamo congratularci con l’Italia, che cosa ha ottenuto di meglio dopo la diplomazia del conte di Cavour? E’ sorto un piccolo regno dì second’ordine, che ha perduto qualsiasi pretesa di valore mondiale, … un regno soddisfatto della sua unità, che non significa letteralmente nulla, un’unità meccanica e non spirituale (cioè non l’unità mondiale di una volta) e per di più pieno di debiti non pagati e soprattutto soddisfatto del suo essere un regno di second’ordine. Ecco quel che ne è derivato, ecco la creazione del conte di Cavour!”

          Fè’dor Michajlovic Dostoevskij (1821-1881) così scrisse nel suo diario per il periodo maggio – giugno 1877″

          Trovato su un forum con una ricerca di pochi secondi su Google.
          Sarebbe da verificare. Io l’avevo letto su cartaceo, ma sempre su una rivista antirisorgimentale.
          Dostoevskij ormai è fuori dal copyright, ma le sue traduzioni no: bisognerebbe cercare il testo russo.

        • Peucezio says:

          Trovato:

          “2500 лет носила в себе Италия мировую и объединяющую мир идею – не отвлеченную какую-нибудь, не спекуляцию кабинетного ума, а реальную, органическую, плод жизни нации, плод мировой жизни: это было объединение всего мира – сначала древнеримское, потом папское. Народы, взраставшие и преходившие в эти два с половиной тысячелетия в Италии, понимали, что они носители мировой идеи, а непонимавшие чувствовали и предчувствовали это. Наука, искусство – всё облекалось и проникалось этим же мировым значением. О, положим, что мировая эта идея там, под конец, сама собой износилась и вся истратилась, вся вышла (хотя вряд ли так?), но ведь что ж наконец получилось вместо-то нее, с чем поздравить теперь-то Италию, чего достигла она лучшего-то после дипломатии графа Кавура? А явилось объединенное второстепенное королевствицо, потерявшее всякое мировое поползновение, променявшее его на самое изношенное буржуазное начало (тридцатое повторение этого начала со времени первой французской революции), – королевство, вседовольное своим единством, ровно ничего не означающим, единством механическим, а не духовным (то есть не прежним мировым единством), и, сверх того, в неоплатных долгах, и, сверх того, именно вседовольное своею второстепенностью. Вот что получилось, вот создание графа Кавура! “

          • Per Peucezio…. vai con Google traduttore (che scrive pure correttamente “Cavour” 🙂

            “Per 2500 anni l’Italia ha trasportato il mondo e unificando l’idea al mondo – non un astratto, non una speculazione della mente da poltrona, ma un frutto reale, organico, della vita della nazione, il frutto della vita mondiale: era l’unificazione di tutto il mondo – prima antico romano, poi papale. I popoli che sono cresciuti e sono morti in questi due millenni e mezzo in Italia hanno capito di essere i portatori dell’idea del mondo, e quelli che non capivano lo sentivano e lo anticipavano. Scienza, arte – tutti vestiti e imbevuti dello stesso valore globale. Oh, supponiamo che questa idea del mondo lì, alla fine, si sia consumata e tutto sia stato speso, tutto è venuto fuori (anche se difficilmente?), Ma dopotutto, quello che era finalmente successo invece di esso, con cui congratularsi ora con l’Italia, ha ottenuto risultati migliori dopo la diplomazia del conte Cavour? E apparve un regno unito e secondario, che aveva perso tutta l’invasione del mondo, lo aveva scambiato per l’inizio borghese più consumato (la tredicesima ripetizione di questo inizio sin dalla prima rivoluzione francese) – il regno, soddisfatto di sé con la sua unità, assolutamente nulla, unità meccanica e non spirituale non c’è l’unità del vecchio mondo), e, inoltre, nei debiti non pagati, e, inoltre, si tratta della sua importanza secondaria. Questo è quello che è successo, ecco la creazione del Conte Cavour!”

        • PinoMamet says:

          Curiosamente è la stessa constatazione che si fa di solito (ma già prima della nascita ufficiale di Israele, per esempio in Ebrei erranti, di Roth, anni Venti) su ebrei (uguale Bibbia, semplificando: quindi messaggio universale e popolo unico al.mondo) e Israele (stato nazione, come mille altri perciò, e inoltre di nascita artificiale).

          Però è passato un bel po’ di tempo, e alcune cose sono, semplicemente, cambiate: l’Italia esiste, esiste una cultura italiana che può non piacere, ma c’è…

          • Peucezio says:

            Ma l’Italia e la cultura italiana sono sempre esistite, checché se ne dica.

            Ma sono qualcosa non di provinciale, ma che appartiene al mondo. Non ho viaggiato molto, ma mi è bastato per esempio andare in Russia per rendermi conto della pervasività dell’Italia. E in America mi dicono sia lo stesso.

          • PinoMamet says:

            Mmm in America non saprei…
            certo fa strano finire in un paesino sperduto del Maine, come è capitato al sottoscritto, e trovare che la barista (bella e giovane) parla perfettamente italiano, perché ha studiato a Firenze.

            Sull’influenza della cultura italiana in Giappone, Moi e io credo che abbiamo scritto volumi 😉 , su questo blog.

            Sì, forse ci sottovalutiamo un po’, noi italiani.

            Ma a piacere, a interessare, a essere pervasiva, è proprio la cultura italiana, non lo Stato italiano, che anzi ne è un po’ parassitario.

          • roberto says:

            “E in America mi dicono sia lo stesso.”

            assolutamente si.
            tutto quello che è bello, elegante, distinto, di classe, ma anche godereccio, sifzioso, è per forza italiano (o al limite francese, ma mi sa che i francesi hanno più fascino per le classi alte perché non c’è la percezione del godereccio, mentre per gli altri è italia e nient’altro).

            secondo me è così anche in germania e nei paesi nordici

            “labellavita” credo che sia un marchio universale

  9. OT

    Dopo trentanove anni di guerra, un saggio ammonimento 🙂

    https://jihadology.net/2018/12/27/new-statement-from-the-islamic-emirate-of-afghanistan-concerning-the-39th-anniversary-of-the-soviet-invasion-of-afghanistan/

    Comunicato dell’Emirato Islamico dell’Afghanistan:

    New statement from the Islamic Emirate of Afghanistan: “Concerning the 39th Anniversary of the Soviet Invasion of Afghanistan”
    on December 27, 2018

    Thirty nine years ago today, the red army of the former Soviet Union launched the ruthless invasion of Afghanistan.

    At the time of invasion of Afghanistan by the Red Army, the then Soviet Union had grand designs of subduing the world just as the United States harbors those dreams today.

    Following the takeover of Eastern Europe, they wanted to reach South Asia and specifically the warm Indian waters via Afghanistan. But before they could reach those waters, they were engulfed by storms created by the blood of the Afghan resistance such that they even managed to lose control over the occupied central Asian states close to Moscow herself.

    Today the Afghan Mujahid nation is denouncing the 39th year of invasion of the defeated Soviet Union in a state that with the blessing of their seventeen-year Jihad and resistance, the occupying American invaders are facing the exact same fate as the former Soviet Union as their military might is dissolved and they are facing humiliation on both media and political fields as well as being caught in a dilemma about staying course or abandoning the longest war in their history.

    In reality that the 39th anniversary of the ruthless Soviet invasion of Afghanistan is lesson for American officials to learn a great deal from. Take heed from the Soviet defeat in Afghanistan and abandon thoughts of testing the mettle of the already proven Afghans.

    The Islamic Emirate – while condemning the savagery of the Red Army perpetrated against the Afghans in the strongest of terms – praises and feels pride in the Jihad and resistance of its Muslim Mujahid nation.

    And on this same occasion it advises the American invaders to adopt rational and understanding by withdrawing from Afghanistan and maintaining any future relations based on sound diplomatic and economic principles instead of testing might.

    Islamic Emirate of Afghanistan

    20/04/1440 Hijri Lunar

    06/10/1397 Hijri Solar 27/12/2018 Gregorian

    • Daouda says:

      Ancora devo capire bene i taleban ed i deobandi rispetto al salafismo/wahabismo

    • Daouda says:

      Capirlo farebbe cambiare giudizio. Ad ogni modo lessi che un emirato sarebbe aorto ad est prima del ritorno dell’Islam ad un dominio importante.
      Previsione azzecata? Ad hoc?
      Bah

      P.s. ovviamente no profecy here please

  10. Per Moi

    E’ stato appena dis-scoperto il DNA!

    Il suo scopritore (novantenne e attualmente in una casa di riposo) non è più uno scienziato, per aver detto che “purtroppo” non trova prove che “nurture” sia più importante di “nature”:

    https://www.theguardian.com/world/2019/jan/13/james-watson-scientist-honors-stripped-reprehensible-race-comments

    Il bello è che il laboratorio che lo dis-scienziato è stato la sede del Movimento Eugenetico Americano

    https://embryo.asu.edu/pages/eugenics-record-office-cold-spring-harbor-laboratory-1910-1939

    • Francesco says:

      no dai facci sapere cosa ha detto per davvero tu che hai già letto tutto

      io adoro le diatribe tra buonisti e innatisti! fin dai tempi di Pascal e Rousseau, credo

      che poi in Italia il buonismo non ha mai attecchiato, troppo roba da fessi

      • Moi says:

        Watson era già stato “attenzionato” in passato per dubbi di questo tipo … ma la Prof. Paniscus, come l’ ha presa ?! 😉

        • paniscus says:

          “Watson era già stato “attenzionato” in passato per dubbi di questo tipo … ma la Prof. Paniscus, come l’ ha presa ?! ”
          —————–

          Ma come vuoi che l’abbia presa? Sii serio…

          L’ho presa esattamente come prendevo i discorsi in libertà di mia nonna quando aveva già superato i 90 anni, e chiamava me col nome di mia madre, chiamava mia figlia col mio nome, chiamava mio fratello col nome di mio zio, e chiamava mio zio, cioè suo figlio, col nome del proprio fratello morto da anni…

          • Peucezio says:

            Lisa,
            l’arteriosclerosi (o, peggio, l’Alzheimer e simili) è una patologia clinicamente verificabile, non scherziamo.
            Ci sono tanti ultranovantenni lucidissimi o al massimo con meno memoria e qualche rigidità mentale; non è che tutti gli ultranovantenni sono rimbambiti.

            Sarebbe da capire se in questo caso il tizio si è rincoglionito o solo se ha detto una cosa scandalosa dal punto di vista dei dogmi religiosi contemporanei.

            • paniscus says:

              E invece è proprio lì la differenza sostanziale: io non stavo affatto parlando di malati di Alzheimer conclamati, ma di normalissime debolezze GRADUALI che con l’età possono colpire chiunque, anche se non ha nessuna malattia neurologica specifica.

              Anche mia madre, che ha 15 anni di meno di Watson, e che è ancora in gamba, comincia a perdere colpi in termini di memoria dei nomi, delle date, o delle ricostruzioni di memorie del passato.

              E perfino a me, che ho meno di 50 anni e credo di essere ancora pienamente lucida, può capitare di prendere delle cantonate sui nomi e sulle descrizioni dei fatti del passato, specialmente quando noto (come è inevitabile per tutti) delle somiglianze ricorrenti.

              Ad esempio, se mi capita di ravvisare in mio figlio un’espressione facciale o un tono di voce uguale a quella che aveva mio fratello alla stessa età…

              …potrebbe benissimo venirmi la tentazione di apostrofarlo col nome sbagliato, senza per questo dover pensare di essere rincoglionita.

              • Peucezio says:

                E dici che questo può compromettere la lucidità di uno scienziato geniale, al punto di fargli sostenere un’ipotesi totalmente sballata?

          • PinoMamet says:

            Una cosa non esclude l’altra 😉

            anzi, direi che sostanzialmente è proprio questo il caso.

            Diversi anni fa ci fu tutta una controversia su una cosa chiamata (a memoria) “la curva a campana”, qualcosa del genere: in pratica un tizio avrebbe dimostrato che l’IQ dei neri americani fosse in media inferiore all’IQ dei bianchi americani.

            IQ sarebbe il quoziente di intelligenza.

            Di per sé la cosa non vuol dire granché: prima di tutto, immagino avranno fatto le pulci al suo campione o ai suoi test, e magari ci saranno altre ricerche simili che dimostrano il contrario (non stento a crederlo);

            e poi mi pare abbastanza acclarato che i vari “test sull’IQ” siano più o meno un modo in cui le classi economicamente avvantaggiate misurano il proprio modo di pensare e i risultati sono influenzati in modo notevole dal background economico e famigliare.

            Comunque l’IQ mi pare soprattutto uno dei dogmi statunitensi, che faremmo bene a prendere con un certo distacco
            (come da ragazzi guardavamo con ironia la passione statunitense per le “statistiche” negli sport di squadra, “il tale ha una statistica di tot fuori campo”, ma va a cagare te e le statistiche, togli il divertimento anche allo sport!)

            Probabilmente il vecchiaccio ha imparato questa cosa all’epoca e ora la applica in modo indiscriminato e dogmatico, come tipico dei vecchi, e in modo esplicito, stile “ora sono vecchio e dico quel cazzo che mi pare, tanto domani muoio”.

            • PinoMamet says:

              Comunque (beninteso a mo’ di gioco, non credo in queste cose)
              ecco qua:

              gli italiani sarebbero in media più intelligenti non solo degli americani, ma anche di inglesi francesi e dei tanto (auto)esaltati israeliani, e si piazzano dietro gli estremo orientali 😉

              https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_della_controversia_su_razza_e_intelligenza#/media/File:National_IQ_per_country_-_estimates_by_Lynn_and_Vanhanen_2006.png

              • PinoMamet says:

                PS
                mi pare evidente che la razza non c’entri un cazzo.
                Gli argentini sono mezzi spagnoli e mezzi italiani, e fanno peggio di entrambi 😉

              • Peucezio says:

                Ma com’è che Cinesi, Giapponesi e Coreano sarebbero dei geni?
                E i balcanici i più ottusi d’Europa?

                Comunque, certo, anche secondo me è tutto un fatto ambientale, la razza non c’entra un cavolo.

            • paniscus says:

              ” stile “ora sono vecchio e dico quel cazzo che mi pare”
              ——————-

              L’esatto contrario di come è andata a Desmond Morris, che, dopo aver sostenuto tesi abbastanza discutibili e pochissimo politicamente corrette, ai tempi della “scimmia nuda”…

              …a novant’anni ha appunto detto “adesso posso scrivere quello che q*zz mi pare”.

              E quindi, ha messo insieme le sue competenze di biologo accademico, di pittore dilettante e di appassionato di felini, per pubblicare un meraviglioso libro sulla storia dei gatti nell’arte figurativa mondiale : – )

            • paniscus says:

              Diversi anni fa ci fu tutta una controversia su una cosa chiamata (a memoria) “la curva a campana”, ”
              ———————-

              Sì, mi ricordo pure che qualche italiano imbecille riuscì a tradurre il concetto come “la curva di Bell”…

              • Peucezio says:

                Grande scienziato! 😀

              • Francesco says:

                e io per non farmi mancare nulla avevo capito che Bell era l’imbecille in questione!

                ciò detto, per una volta mi associo ai dubbi di Pino sul valore dei test per il QI e del concetto in generale

                sulle statistiche sportive, invece, non capisce un cazzo, sono meravigliose per alimentare i litigi tra tifosi!

                😀

              • roberto says:

                sopratutto le statistiche in certi sport sono veramente importanti (e penso inanzitutto al basket)

              • Z. says:

                Dubbi sul concetto di QI?

                direi che non ci sono dubbi: i test sul QI esprimono il concetto di intelligenza di chi li ha ideati…

  11. PinoMamet says:

    Rispondo qua sotto a Peucezio sullo stato federale italiano.

    Niente
    (naturalmente lo so che non si comincia così, perciò mi piace)

    niente, faccio un sogno, e sogno che un mio antenato, della parte locale della famiglia, ha fatto il militare nei Dragoni. Solo che l’Italia unita non ha mai avuto un corpo di Dragoni.

    Controllo, ed effettivamente il Ducato di qua aveva i Dragoni, e manco pochi, e ci si faceva proprio il militare obbligatorio.
    Ma il bello è che un po’ tutti i Ducati emiliani avevano degli eserciti fotocopia, ma anche la Toscana ecc.; magari qua e là cambiava qualche particolare, qualche nome o qualche colore delle uniformi, ma sostanzialmente era ovunque la stessa roba.

    Non solo: guarda, e salta fuori che, per esempio, il tal ufficiale del tal corpo, a Piacenza, aveva fatto carriera come istruttore a Napoli;
    che da da Napoli (se non sbaglio) provenivano anche le artiglierie; ecc.

    E nel mondo civile, immagino fosse sostanzialmente la stessa roba.
    In pratica, l’Italia, dalla Pace di Lodi in poi (dal Cinquecento, via… e proprio per far fronte ai soliti francesi) era unita da una serie di alleanze incrociate, il che no nsignifica che non vi fossero contrasti, ma, per esempio, leggo che a risolvere le controversie tra Parma e Genova sui confini vennero chiamati dei magistrati veneti (non ricordo il secolo, forse il Seicento), proprio in virtù di questa rete di trattati e alleanze.

    Sostanzialmente, senza potenze straniere tra i piedi, o anche con (la battaglia di Lepanto… i soldati di Piacenza sulle galere genovesi, quelli marchigiani sulle galere venete… l’esercito spagnolo a metà napoletano…) l’Italia sarebbe potuta “unirsi” in maniera molto diversa.

    Più incasinata, certo, ma forse più italiana, ecco.

    • Peucezio says:

      Sì, condivido.

    • Francesco says:

      un sogno direi

      però lo stesso tifo per l’Impero, almeno quello cattolico prima di Lutero e Calvino

      che la robaccia uscita dalla sconfitta nella guerra dei 30 anni non mi piace, troppo relativista

      PS come è che Milano tornò imperiale?

      • PinoMamet says:

        Sfiga.

        • mirkhond says:

          “come è che Milano tornò imperiale?”

          Una prima volta nel 1535, in seguito all’estinzione degli Sforza, ma poi Carlo V (1519-1556), nella divisione dei suoi domini, la lasciò al figlio Filippo II di Spagna.
          Una seconda volta, nel 1707, durante la Guerra di Successione Spagnola (1701-1714).

  12. Daouda says:

    Peucè quanti blocchi di potere vedi ( mafioso-massonici-politici ) che non siano “occidentali” ossia di altri numi ed altre razze.

    Per rispondere al problema di un possibile multipolarismo…io vedo solo blocco islamico, blocco negro, blocco cinesoide ed india.
    Sbaglio?
    Certo ci sono vaste aree contese ma non riesco a vedere attori diversi e soprattutto USA e RUSSIA non lo sono mai stati, sorry for this

    • Daouda says:

      Islam ed India però sono compromesse…anche se di rimando è ben nota l’attività “cospirativa” ( politico-massonica-mafiosa) anche di questi blocchi all’interno dell’occidente.
      Per blocco asiatico non includo ovviamente la Cina. Il blocco cinesoide/asiatico ed africano sono i più piccoli e come i cinesi sono parte della visione occidentale così molti negrodi sono in esso ugualmente pur avendo resistenze ci mancherebbe.

      Così a cazzeggio eh…

      • Francesco says:

        per vedere un blocco islamico e un blocco africano-nero ci vuole essere ciechi di brutto

        non è che vedi anche un blocco latino-americano?

        😉

      • Daouda says:

        Devi mettere religione politica mafia massoneria ( intesa profanamente come lobby ) società iniziatiche e servizi segreti.
        Magari qualche piccolo spazio nell’Africa c’è, pure per l’Asia strictu sensu è complicato ma avevo precisato che pur nel cazzeggio avrebbero un’esistenza piccolissima.

        • Daouda says:

          Vabbè che il sud america è iberoamerica non latino america…

          Io seguivo il ragionamento di quelli che vanno di moda a dire che c’è il multipolarismo

      • Daouda says:

        Il su america è in mano occidentale chiaramente anche se qualche collegamento coi negroidi dellasia ce tral occidentale c’è.
        Chiaramente più in mano “comunista” che statunitense

    • per Peucezio

      “Potrebbe essere una bufala? Io temo di no…”

      Mi sembra perfettamente logico, ahimè.

      Infatti, oggi “avere qualcosa” è sempre più un costo – se è un problema per le mamme con le scarpe dei bambini, immaginatevi che problema possa essere per chi ha centomila televisori ammucchiati in un deposito per cui paga l’affitto.

    • Daouda says:

      Un motivo in più per denunciare l’ambientalismo che ne trarrà beneficio

    • PinoMamet says:

      Concordo con Miguel.
      Ricordo una storia di quando lavoravo ner maggico mondo: una grande produzione americana, con decine e decine di auto americane, importate a Roma dove era ricostruito un tunnel (Sylvester Stallone doveva zomparci sopra, una scena di qualche minuto al massimo). Ma macchine attuali allora, normalissime, funzionanti.
      Un produttore italiano avrebbe detto “rivendiamole”.
      I produttori americani invece le hanno scassate, rottamate e fatte seppellire. Costava meno, a conti fatti.

    • roberto says:

      “Mi sembra perfettamente logico, ahimè”

      a me sembra perfettamente illogico produrre una cosa che non vendi.

      capisco che sia difficile fare previsioni esatte e ti barcameni fra l’invenduto ed il non poter rispondere subito agli ordini, ma immagino che nessuna impresa abbia voglia di produrre una cosa che sarà distrutta perché non è stata venduta, e che sia una cosa che cercano di evitare

      • Peucezio says:

        Temo che sui grandi numeri non sia come tu dici.
        Il problema di tutto ciò è che è dannoso e, dal punto di vista di un sano buon senso, folle, ma dal punto di vista crudamente economico temo sia logicissimo (in un mondo illogico come il nostro).

        • Francesco says:

          scusa ma Amazon o chi per lui li paga i 100.000 manuali sull’uso delle supposte in polacco che poi non vende

          avrebbe di certo preferito non farlo, no?

          ciao

          • Peucezio says:

            Che vuol dire, anche i contadini avrebbero voluto che non esistesse la crusca e il resto e che la spiga fosse tutto grano.

            Nella loro logica sono costi di produzione.
            E’ tremendo ma è così.

            • Francesco says:

              ma sono costi da ridurre al minimo, come lo sfrido in fonderia

              visto nell’insieme, non è così terribile

    • roberto says:

      per dire,
      che fine fanno i giornali invenduti?
      al macero, giusto?

    • Moi says:

      Scusate, ma … viene fatto “da sempre” (almeno da quando c’è il sistema economico capitalistico) con le robe da mangiare e ci si dovrebbe scandalizzare per dei gingilli elettronici ?!

  13. Z. says:

    Sfanatizzando qua e là…

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/01/14/pablo-iglesias-ha-spiegato-meglio-di-chiunque-perche-il-femminismo-fa-bene-anche-ai-maschi/4895100/

    … sono davvero l’unico a trovare che i commenti della stampa alla vicenda sorvolino su di un aspetto un pochino più rilevante?

    • PinoMamet says:

      😉

    • Peucezio says:

      Quale?

      Comunque che se ne vengano con questi discorsi in Spagna suona ridicolo: quella è davvero una società ginecocratica pura (come già spiegava il buon Bachofen a suo tempo, riferendosi agli Iberi).
      Come preoccuparsi dei diritti dei banchi nella Virginia delle piantagioni.

      • PinoMamet says:

        Questo è vero.

        Ma, se indovino correttamente il pensiero di Z.; o, perlomeno, secondo il mio pensiero;
        il punto fondamentale è questo:

        ” mentre lui ha iniziato a usufruire del 50% di congedo parentale previsto dalla legge, e tornerà al lavoro solo a fine marzo […]n Spagna le settimane di congedo parentale per i padri sono 4, pagate al 100% e prese dal 75% dei padri. E in Italia? Quattro giorni in tutto, più uno facoltativo da ‘detrarre’ da quello materno: a tanto ammonta il congedo di paternità retribuito per i padri italiani (fino all’anno scorso erano appena di due giorni). “

        • Z. says:

          No, no, NOOOO!

          Il punto è: uno passa un partito di mano, dal marito alla morosa e il tema anziché essere la cessione del partito alla morosa diventa il FEMMINISMO?

          Come dire che io guido un partito, lo giro a mio fratello minore e poi si inizia a discutere, boh, su Esaù!

          • Peucezio says:

            IN effetti…

            Poi dicono che in Italia i partiti sono proprietà delle persone.

            Comunque la Spagna è molto più corrotta dell’Italia, ma più brava a nasconderlo.

          • PinoMamet says:

            In effetti mi aveva colpito anche questo aspetto!

        • Mauricius Tarvisii says:

          n Spagna le settimane di congedo parentale per i padri sono 4, pagate al 100% e prese dal 75% dei padri. E in Italia? Quattro giorni in tutto, più uno facoltativo da ‘detrarre’ da quello materno: a tanto ammonta il congedo di paternità retribuito per i padri italiani (fino all’anno scorso erano appena di due giorni).

          BUM!

          E, letta questa, posso evitarmi altri strazi stando lontano da quel link 😀

      • Z. says:

        Come quale, miseriaccia!

    • Moi says:

      … Ma non avevano appena detto che è “Violenza sulle Donne” anche reagire se una donna inizia a menare un uomo lei per prima ?!

  14. Z. says:

    Avete sentito il servizio del TG2 su Cesare Battisti?

    Sono molto perplesso. E se fossi Salvini sarei anche irritato…

    • PinoMamet says:

      No, che ha detto?

      • Z. says:

        Vi suggerisco di recuperarlo, se si vede su Raiplay. Se ve lo dico io finisco per influenzarvi.

        • Moi says:

          Dài mò, Influènser 😉 …sgancia almeno un link !

          RaiPlay chiede l’ iscrizione …

          Ne trovato uno in cui viene descritta e mostrata l’estradizione del Battisti, presentato come un Sorvegliato Speciale.

          Un altro in cui Salvini dice che ce ne sono altri ancora ,tanti altri, a piede libero ma che non resteranno impuniti ancora lungo.

        • PinoMamet says:

          Influenzaci pure 😉

          siamo vaccinati 😉

        • Z. says:

          Ecco il link. Se non funziona perseverate, prima o poi lo riprodurrà.

          http://www.tg2.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-5bd2c2c5-b115-4b2f-99d8-5bdb0184a3d4-tg2.html#p=0

          Ditemi la vostra.

          • Peucezio says:

            Vabbè, Salvini è sempre un po’ sopra le righe.

            Il servizio, ti dirò, mi sarebbe parso equilibrato in sé (non nel senso che si possono amnistiare gli assassini come niente fosse; tra l’altro quelli erano regimi invece qui si parla di uno che ha agito fuori da ogni legge e ordinamento), se non fosse che è forte il sospetto che sia l’ennesimo pretesto per andare in quel posto a Salvini.
            Ma anch’io al posto suo avrei detto: “giustizia è fatta” anziché “marcisca in galera”, che è un po’ un commento da bar.
            Anche se d’altronde abbiamo messo lì Salvini proprio perché volevamo anche un po’ di bar nelle istituzioni.

            • Z. says:

              Il servizio, se togli appunto la parte dell’amnistia (che c’entra circa zero con la vicenda di Battisti, in effetti) dice pure cose ragionevoli, almeno in parte. Se non altro non c’è dubbio che “marcisca in galera” è una frase imbarazzante.

              Ma francamente, un conto è la mia opinione e quella del giornalista – irrilevanti – e un altro conto è un editoriale contro un ministro.

              In un periodo in cui la maggioranza ha occupato la RAI come manco ai tempi di Minzolini, raggiungendo probabilmente il record storico di compressione dei tempi riservati all’opposizione (stimato intorno al 20%), questa cosa mi ha colpito parecchio.

              L’unica cosa che riesco a ipotizzare è che la maggioranza stia litigando più di quanto non immaginiamo.

              Altro non saprei.

              • Peucezio says:

                Dici?
                Non sarà il solito riflesso condizionato anti-salviniano?
                Un po’ come il saluto nazista del dottor Stranamore?

              • Z. says:

                La Rai di oggidì mi pare tutto tranne che antisalviniana! Direi che il Direttore del TG2, poi, è al di sopra di ogni sospetto al riguardo…

                Può anche darsi si sia trattato di un’iniziativa personale dell’autore del servizio. Boh.

                Fatto sta che mi ha colpito.

              • Peucezio says:

                Non è questione della rai.
                E’ che un giornalista è costituzionalmente, direi antropologicamente anti-salviniano.
                Come tutti i laureati d’altronde, che si credono colti e disprezzano Salvini perché parla senza troppi fronzoli.

              • Peucezio says:

                Quindi la Rai è rossa, lasciati servire.
                Come Mediaset d’altronde. Lo so da fonti dirette.

              • Z. says:

                Già, sarà per questo che la maggioranza occupa l’ottanta per cento dello spazio in Rai. Forse pure la Lega è criptocomunista. Come i famosi giudici comunisti 😀

                Peucè, permettimi di dubitare delle tue “fonti dirette”. Dubitane pure tu. Peraltro, la biografia del Direttore è pubblica 🙂

              • Francesco says:

                Peucezio

                che le persone decenti e perbene odino Salvini mi pare cosa buona e giusta: un incapace nullafacente che sparge odio e menzogne fottendosene delle conseguenze per pura sete di potere cosa merita?

                peraltro, i giornalisti non appartengono a quella categoria e l’arresto di Battisti ha offerto l’occasione per aprire una stagione nord-coreana dell’informazione televisiva che mi impressiona. e mi ricorda i peggiori giorni dell’antiberlusconismo militante.

                Benito starà pensando: “con un popolo simile, cosa cazzo mi sono infilato in una guerra? sarei ancora un Nume fossi stato zitto e buono”

              • Per Francesco

                “l’arresto di Battisti ha offerto l’occasione per aprire una stagione nord-coreana dell’informazione televisiva”

                Io di Battisti non so praticamente nulla.

                L’ambiente wuminghesco poi mi sta antipatico.

                Detto questo, credo che ci siano alcune considerazioni di buon senso, che valgono per tutti.

                1) Sono fatti successi quarant’anni fa. Che non sono i quarant’anni che separano Dante da Petrarca, ma i quarant’anni che separano un mondo con la TV in bianco e nero e diviso tra Unione Sovietica e NATO, che spera nel futuro, da un mondo dove gente tatuata va in giro con il telefonino in mano e ha perso il senso dello spazio e del tempo.

                2) I tribunali per definizioni non accertano la “verità dei fatti”, ma mediano tra le contrapposte istanze di diversi avvocati e la legge. Quindi uno può essere assolto oppure condannato, ma non vuol dire che “sia un asassino” o che “non abbia mai fatto male a nessuno”.

                3) La nostra simpatia o antipatia per le idee politiche di qualcuno non costituisce prova che quel tale abbia effettivamente premuto o no il grilletto in tale o tal’altra data.

                4) E’ normale che i “pentiti” cerchino di mollare il cerino acceso a qualcun altro.

                5) E’ normale che i magistrati tendano ad accettare la soluzione facile (“il pentito Tizio dice che è stato Caio”) perché è il modo più semplice per concludere dei processi. Poi magari è stato davvero Caio, o magari no.

              • Z. says:

                1) Il processo credo sia finito nel 1990 o giù di lì, e se Battisti non fosse fuggito forse avrebbe già finito di scontare la pena.

                2) Il processo penale serve precisamente ad accertare la verità sui fatti. Poi magari non ci riesce, ma nulla lascia intendere che questo sia il caso.

                3) No, infatti le nostre idee politiche sono irrilevanti. Così com’è irrilevante la simpatia per Who Mingh e per altri asseriti intellettuali che capiscono di processi quanto io di fisica delle particelle.

                4) 5) È normale pure che un colpevole neghi gli addebiti, e poi confessi all’atto della cattura.

          • Roberto says:

            Lo trovo condivisibile in ogni parola (amnistia a parte) e semplicemente incredibile: un attacco a tutto tondo a salvini da parte della rai, come se il papà dicesse che Dio non esiste…..

            Ovviamente salvini non ha perso l’occasione di confermare che è un barbaro (daltronde parliamo di uno che mangia tortellini al ragù bevendoci birra)

    • Moi says:

      Sei perplesso di che ?

      Di cosa saresti irritato se tu fossi Salvini (che NON sei) ?

  15. Moi says:

    Ma chi ? … Gennaro Migliore de Il Mattino di Napoli, che ha detto che Salvini è peggio di Battisti ?

    • Moi says:

      O forse si chiama Pino Neri ? … Le notizie sono ancora “in fieri”, e ricamarci su è prassi !

  16. Moi says:

    Allora, proviamo a mettere ordine “dal vivo” … Gennaro Migliore :

    http://www.la7.it/laria-che-tira/video/migliore-pd-arresto-battisti-dire-che-deve-marcire-in-galera-%C3%A8-una-cosa-sconcia-14-01-2019-260271

    Migliore (PD), arresto Battisti: ‘Dire che deve marcire in galera è una cosa sconcia’

  17. Moi says:

    https://voxnews.info/2019/01/13/giornalista-sinistra-peggio-salvini-di-battisti/

    Il “Tweet Fight” (o come accidenti lo chiamano i Millennials !) Pino Neri VS Matteo Salvini …

  18. PinoMamet says:

    Comunque colpisce la passione dei maschi spagnoli nel presentarsi succubi delle donne.
    Peggio dei francesi!
    Ci mettono dell’impegno, va detto.

    • Peucezio says:

      Ma no, quello è mero confromismo culturale.
      Gli spagnoli sono un popolo irregimentato, in fondo ancora franchista. Quindi obbediscono. Il femminismo è richiesto nell’Occidente attuale e loro si adeguano, con tanto di saluto militare sull’attenti.

      Nei rapporti privati invece, nella vita vera, si vede che hanno proprio meno spessore delle donne, almeno presso le nuove generazioni, diciamo sotto i sessant’anni. Insomma, lì le palle le hanno le donne. E non per conformismo, ma probabilmente per un retaggio ancestrale che è riemerso, venendo meno certe sovrastrutture culturali.

    • Francesco says:

      e la pubblicità MeTooista della Gillette?

      che almeno su FB sta facendo scalpore e per fortuna qualcuno si incazza anche con questa gente

      poi dite che Moi ha le traveggole, quella è la CNN, mica la BQ

    • Z. says:

      Nel caso del líder di Podemos non direi che è succubo. Direi che è, come dire, mercuriale 🙂

  19. Moi says:

    Be’, allora sapevo già … comunque è bene cercare sempre fonti dirette (preferibilmente integrali) che NON i “resconti” che i Giornalisti !

    • PinoMamet says:

      vabbè ma già lo sai che Blondet è così…
      che me lo fai leggere a fare??

      non c’è bisogno di ricordarlo, ma in ogni caso:
      Lenin non era ebreo;
      lo sterminio dei kulaki non c’entra niente col Talmud;
      la situazione israelopalestinese non ha nulla a che fare con rivoluzione bolscevica.

      che aggiungere??

      • PinoMamet says:

        Fantastica poi la nota finale in corsivo.

        il fatto che Lenin, nella Russia dei pogrom e dei pamphlet antiebraici, tenesse nascosto di aver avuto un nonno materno ebreo convertito al cristianesimo, diventa, nella versione di Blondet, un ambiguo “l’aveva tenuto fieramente celato”.

        • Per PinoMamet

          “il fatto che Lenin, nella Russia dei pogrom e dei pamphlet antiebraici, tenesse nascosto di aver avuto un nonno materno ebreo convertito al cristianesimo,”

          Non ho letto il testo di Blondet, ma so che Lenin celava la sua mezza parte aristocratica/ebraica, per sottolineare la sua parte contadina/plebea.

        • Mauricius Tarvisii says:

          “Era ebreo”

          Ma direi proprio che non lo fosse, qualsiasi criterio si voglia adottare.

          • Peucezio says:

            Il nostro Pino si considera ebreo per molto meno 🙂

          • PinoMamet says:

            Eh no…
            io sono riconosciuto ebreo da un tribunale rabbinico ortodosso.

            Conosco l’ebraico almeno per quanto riguarda le preghiere, seguo usi e costumi.
            In ogni caso, sono perlomeno circonciso 😉

            • Peucezio says:

              Il punto però è sempre quello.
              L’ebraismo è una religione?
              O è un’antropologia?
              E nella seconda ipotesi (che non mi aspetto abbraccerai), non è forse ancora più ebreo il marxista sovvertitore dell’ebreo religioso?
              Tu dirai: metafisica.
              D’accordo.
              Però esiste uno specifico del rivoluzionario ebreo.
              Insomma, ce ne sono stati troppi e troppo violenti perché sia un caso.

            • PinoMamet says:

              Vabbè, allora anche Mao Tse Tung 😉

              Scherzi a parte:

              Lenin aveva qualche origine famigliare ebraica? Sì. Era ebreo? No. Possibile che non gliene fregasse proprio nulla, e possibilissimo che non sapesse neppure nulla di specifiche idee ebraiche.

              Qua da me, dove le persone di origine ebraica non sono una rarità, ti assicuro che quasi tutte non sanno proprio niente del mondo ebraico e troverei difficile trovargli qualcosa di specificamente “ebraico”.

            • PinoMamet says:

              Diverso se mi parli del numero notevole di ebrei russi tra i rivoluzionari comunisti;

              che è un altro paio di maniche, che non si spiega, suppongo, con una particolare passione degli ebrei per le rivoluzioni o tantomeno per la violenza, ma con le condizioni economiche, sociali e di istruzioni degli ebrei russi di fine Ottocento-inizio Novecento.

              • Peucezio says:

                Beh, a me non pare un caso se una rivoluzione fatta praticamente tutta da ebrei ha un capo di origini ebraiche: è proprio statisticamente implausibile.
                Il fatto che non sapesse nulla dell’ebraismo (cosa che darebbe torto a Blondet) però non significa necessariamente che non fosse portatore di una mentalità ebraica: certi atteggiamenti si tramandano, anche implicitamente.

                Se invece tu escludi in modo categorico che a lui sia stato trasmesso qualcosa di ebraico, ne devo desumere che allora è proprio un fatto genetico.
                Ma francamente ci credo poco.

              • Peucezio says:

                Insomma, i pugliesi, soprattutto dell’interno, sono tendenzialmente testardi e diffidenti.
                Questo non accade perché i genitori quando i figli compiono tot anni consegnano loro il manuale della testardaggine e della diffidenza. Però questi atteggiamenti si tramandano da generazioni.

              • PinoMamet says:

                Peucè, non so come dirtelo, ma:

                la rivoluzione bolscevica non c’entra niente con l’ebraismo, con il pensiero ebraico o con la mentalità ebraica.

                Gli ebrei non passano il tempo a pianificare rivoluzioni.

                Invece sarebbe interessante vedere quanta era la percentuale degli ebrei tra gli operai russi, e perché;
                la diffusione del Bund (sindacato ebraico) e le sue idee paragonate a quelle di altre organizzazioni;
                ecc.

                tutte cose, ahimè, più pesanti e meno fascinose del terribile ebreo che vuole dominare il mondo perché glielo ordina un libro misterioso, o perché è così, cattivo di natura…
                😉

              • Peucezio says:

                Pino,
                “Invece sarebbe interessante vedere quanta era la percentuale degli ebrei tra gli operai russi, e perché;
                la diffusione del Bund (sindacato ebraico) e le sue idee paragonate a quelle di altre organizzazioni;
                ecc.”

                Se ci fosse un libro sulla rivoluzione russa che analizzi la questione in modo onesto e soprattutto ancoratissimo ai dati e alle statistiche, sarei felice di leggerlo.

      • mirkhond says:

        “che me lo fai leggere a fare??”

        Perché possa aiutarmi a capire quando Blondet ha ragione e quando invece, spara cazzate. 😉

        • PinoMamet says:

          Beh, ma è molto chiaro: quando ci mette dentro gli ebrei, è una cazzata 🙂

          comunque, a parte la pubblicazione della traduzione italiana del Talmud, che sta andando avanti, su internet trovi il sito Sefaria, dove c’è tutto con testo ebraico e traduzione inglese.

          Tra l’altro è un sito che viene proprio usato da molti ebrei per studio, nel caso qualcuno possa avere dubbi che sia una versione “edulcorata”.

          Due amici (peraltro non ebrei) mi segnalano la serie TV israeliana Shtisel, credo su Netflix: è ambientata nel mondo (abbastanza esotico anche per molti israeliani) degli ultraortodossi, e mi dicono che sia diventata popolare tra gli haredim perché presenta la loro routine come un dato di fatto, e non il movente principale della trama.
          Inoltre alcuni haredim hanno problemi a vedere programmi con scene di vita troppo “laica” (altri non guardano la TV proprio, e altri la guardano normalmente…).

          Mi dicono anche che è uscita una serie con un futuro distopico in cui Israele è divisa tra uno Stato laico e un’ “autonomia religiosa”: dal pochissimo che ho visto, una cosa abbastanza diversa dagli incubi di Blondet, e forse più vicina agli incubi degli israeliani laici…
          (pensa a come un emiliano-romagnolo vedrebbe un’entità autonoma in Italia in mano a Benedetto XVI…)

          • Francesco says:

            DOVE SI CHIEDE LA CITTADINANZA?

            😀

            a piedi ci vado, a piedi. di corsa no che sono ufficialmente zoppo

          • Peucezio says:

            Ma spiegatemi un po’.
            Alla fine qual è il casus belli?
            Citazioni o interpretazioni specifiche del Talmud o in generale l’atteggiamento dell’ebreo verso il gentile?

            • PinoMamet says:

              ?? a cosa ti riferisci?

              • Peucezio says:

                Cioè se ciò che non ti convince dell’articolo di Blondet riguarda ciò che dice del Talmud o in generale ciò che attribuisce all’ebraismo in termini di atteggiamento verso i gentili.

              • PinoMamet says:

                Ciò che non mi convince è tutto l’articolo!
                Riassunto, dice così “gli ebrei hanno ammazzato milioni di persone in Russia perché odiano tutti, sta scritto nel Talmud”.
                😉

              • Peucezio says:

                Sul Talmud non mi pronuncio, per carità. Non escludo affatto che Blondet, che non penso legga l’aramaico, si sia costruito un’immagine in parte falsata, attinta a sua volta da una letteratura complottista.

                Il punto, ripeto, è più in generale l’atteggiamento ebraico verso il non ebreo, quale che ne sia la fonte, l’Antico Testamento, il Talmud, idee tramandate oralmente, un atteggiamento, un dato antropologico, quello che vuoi…

              • PinoMamet says:

                Peucè, conosci tu stesso degli ebrei…

                non esiste un “atteggiamento ebraico” verso i non ebrei.

                Naturalmente uno può fare collezione di passi della Bibbia che incitano alla battaglia o anche al massacro contro altri popoli, la maggior parte dei quali scomparsi duemila anni fa.

                Oppure, se ha questo gusto, può spulciarsi un’enorme collezione di scritti, glosse e scolii di commento a passi piuttosto oscuri di normativa ebraica (il Talmud appunto), scritti molti secoli fa in Iraq, alla ricerca del passaggio poco simpatico contro Gesù Cristo o all’esclamazione xenofoba di un tale.

                da tutto ciò, si potrebbe trarne l’immagine falsata che gli ebrei abbiano un’idea univoca (e manco a dirlo, negativa) dei non ebrei;

                più o meno come, leggendosi i Padri della Chiesa o un qualunque libro di letteratura medievale, un ebreo potrebbe immaginarsi che i cristiani non pensino ad altro che a opprimere gli ebrei…

              • Peucezio says:

                Pino,
                gli ebrei che conosco io, quelli che conosco un po’ bene intendo, sono ebrei molto annacquati.
                Ma ne ho anche conosciuti alcuni che invece secondo me se ci dovesse essere la caccia al gentile, parteciperebbero volentieri, che hanno cioè, malcelato, un atteggiamento di disprezzo e nello stesso tempo di rancore verso il gentile o, quantomeno, un violento e risentito sentimento di rivalsa in quanto ebrei. Verso i Palestinesi la cosa è molto evidente (malgrado si tratti di un nemico incommensurabilmente più debole).
                Io credo che fra gli ebrei ci sia un po’ di tutto, ma ci sia un nucleo di ebrei che odiano e disprezzano profondamente tutti i gentili. Insieme poi a persone di grande nobiltà di spirito, completamente estranee a tali sentimenti.

              • Per Peucezio

                “Io credo che fra gli ebrei ci sia un po’ di tutto, ma ci sia un nucleo di ebrei che odiano e disprezzano profondamente tutti i gentili.”

                E perché non cambiamo prospettiva?

                Il disprezzo, l’odio e la distanza da altri gruppi umani è uno dei più universali dei sentimenti; una roba che – come il sesso o la fame – può creare anche problemi, ma non “è” un problema, cioè non ha soluzione diversa dall’eliminazione dei portatori del presunto problema stesso.

                Quale gruppo si decide di odiare o disprezzare dipende da tanti fattori.

                Uno che non dobbiamo dimenticare è che il gruppo “oggetto” può provocare anch’esso, un senso di estraneità nell’altro: pensate ai modi provocatori di tatuarsi di alcuni, ai comportamenti dei punkabbestia, all’incedere minaccioso dei poliziotti, agli urli aggressivi dei tifosi allo stadio, ai gonnelloni delle zingare…

                Quindi, sì probabilmente ci sono ebrei che odiano e disprezzano i gentili, ci sono italiani che odiano e disprezzano gli immigrati, i preti, i fascisti, i militanti dei centri sociali, i padroni, gli intellettuali con la erre moscia, i poliziotti, i terroni, gli insegnanti, i politici, gli speculatori, i drogati.

                C’è pure chi odia quelli che odiano 🙂

                E’ natura.

              • Peucezio says:

                Mmh…
                E’ vero.
                Però qui c’è anche qualcosa di diverso.
                L’odio e la diffidenza verso l’altro si combina in proporizioni diverse con l’empatia naturale dell’uomo verso l’altro uomo, combinando le paci, le guerre, gli amori, le alleanze, le stragi, i genocidi, ecc.
                Io, ma prendila come una pura intuizione, forse un pregiudizio, ho l’impressione che all’ebreo verace in fondo manchi l’aspetto empatico verso il gentile, cioè che lo consideri fuori dell’umano. A un livello profondo, non teorico o cognitivo.

              • PinoMamet says:

                Cito:
                “gli ebrei che conosco io, quelli che conosco un po’ bene intendo, sono ebrei molto annacquati.
                Ma ne ho anche conosciuti alcuni che invece secondo me se ci dovesse essere la caccia al gentile, parteciperebbero volentieri”

                Allora:
                è notevole che secondo l’ebreo “annacquato” sia quello che non odia i gentili.

                In pratica, tu parti dal presupposto che l’ebreo “non annacquato” debba odiare i gentili!
                per forza risulta impossibile convincerti del contrario!

                Ora, Peucè, gli ebrei che definisci “annacquati”, sono semplicemente gli ebrei normali.

                Di ebrei che darebbero la caccia ai gentili non ne conosco.

                ne ho conosciuti alcuni invece- voglio esagerare e dire due- che danno per scontato che i gentili siano più stupidi, rozzi e violenti degli ebrei.
                Di questi due, uno è un ebreo convertito;
                l’altro h fatto del suo essere ebreo una vera e propria professione (ci campa con spettacoli e conferenze) e posso assicurarti che sta ancora più antipatico agli ebrei che ai non ebrei. Ovviamente non mi spingo più in là di questo nell’identificarlo, perché in Italia siamo quattro gatti.

                Credo che l’atteggiamento di disprezzo/superiorità verso i gentili fosse molto più diffuso nel passato;
                e secondo me ha avuto il suo apogeo a fine Ottocento, quando gli ebrei da un pezzo non erano più discriminati, si erano lanciat con profitto in molte professioni spesso intellettuali, e soffrivano però ancora dei luoghi comuni e dei pregiudizi altrui, ampiamente ricambiati dai propri

                (pensa un rispettabile dottore, casualmente ebreo, del 1890, mettiamo, che alla sera si mette tranmquillo a leggere il Don Chisciotte, perché è un capolavoro! e scopre che il simpatico Sancho odia gli ebrei…
                o che l’eroina del feulleiton non potrà sposare il protagonista perchè lui ha scoperto che lei- orrore!- è ebrea… e così via).

                Ma da questo a trarne una regola generale ed eterna sugli ebrei, ce ne corre…

            • Per Peucezio

              “Citazioni o interpretazioni specifiche del Talmud o in generale l’atteggiamento dell’ebreo verso il gentile?”

              I testi sulla “questione ebraica” sono quasi sempre di due tipi:

              1) Quanto sono cattivi gli ebrei, che sempre e ovunque truffano il prossimo, monopolizzano i media e le banche, scrivono cose antipatiche sui non ebrei e si rifiutano di sposarsi con loro

              2) Quanto sono cattivi i gentili, che sempre e ovunque odiano i poveri ebrei, solo perché i gentili sono egoisti, intolleranti e sessualmente frustrati

              Evidentemente, quando un Blondet (tanto per dire) cita un brano cattivissimo del Talmud, o elenca un’enorme percentuale di dirigenti ebrei nella rivoluzione russa, non gli puoi rispondere che “i pregiudizi sono brutti e la costituzione vieta la discriminazione razziale”. Eppure senti che c’è qualcosa che non quadra nella tesi di Blondet…

              Sto leggendo adesso (in inglese,ma esiste un’edizione italiana) “Il secolo ebraico” di Yuri Slezkine, slavista russo residente negli Stati Uniti, di origini miste (russo ortodossa ed ebraica), che trovo affascinante perché invece guarda il quadro nel suo complesso.

              Slezkine divide l’umanità negli “apollinei” (contadini, operai, stanziali, ma anche pastori nomadi,insomma tutti quelli che “fanno qualcosa di concreto”, ma anche i loro aristocratici) e i “mercuriani” (che campano di espedienti, scambi, astuzie).

              I mercuriani sono necessari, e Slezkine è il primo a mettere in chiaro una cosa che ho sempre notato: l’affinità tra gli ebrei (del Settecento, poniamo) e tante minoranze analoghe nel mondo, dai cinesi in Asia Orientale agli zingari, che occupano saldamente delle nicchie.

              Ora, Slezkine sottolinea come il rapporto tra apollinei e mercuriani sia necessariamente conflittuale. Ad esempio, il contadino malesiano che si rivolge all’usuraio cinese lo considera ipso facto un ladro; e lo stesso cinese deve poter disprezzare il malesiano, per poterlo costringere a pagargli gli interessi, che non chiederebbe invece a un altro cinese (almeno del suo stesso clan).

              Ecco che i mercuriani creano un muro loro stessi per escludere gli apollinei e rafforzare la solidarietà interna, unico loro mezzo di sopravvivenza in un mondo in cui le armi sono dall’altra parte: tanti non si rendono conto che sono gli zingari a dividere il mondo in zingari e gagè, a non voler mangiare assieme ai gagè, a ritenere che il contatto fisico con i gagè contamini.

              E ovviamente esiste l’odio inverso, apollineo, di chi “lavora con le mani” contro gente chiusa e segreta e furba che viene, fa un profitto che è sempre percepito come un furto, e poi se ne va.

              Slezkine poi dice che questo teso equilibrio è saltato quando la rivoluzione industriale ha trasformato gli apollinei in mercuriani – migranti, scolarizzati, con i mestieri che mutano continuamente, che campano di astuzie: che si proteggono alla maniera “ebraica” diventando un “popolo sacro” (e quindi inventando il nazionalismo) oppure alla maniera “protestante”, vincolandosi ad astratte leggi.

              E’quando tutti diventano mercuriani, che esplode lo scontro.

              • Tra l’altro, credo che ci sia una grossa differenza tra ebrei e zingari, legata a un rapporto totalmente opposto con la scrittura (e quindi con la memoria culturale).

                Ma è sempre un argomento di discussione qui, dove vedo spesso difficoltà a capire il rapporto dialettico tra gagé e zingari.

                E’ straordinario con quanta determinazione gli zingari aderiscano a uno stile di vita che sembra esigere un prezzo per noi inimmaginabile, e come custodiscano le frontiere di un dominio invisibile.

                E’ spesso argomento di discussione qui, e si comprende soltanto dentro una logica “antropologica” e non solo “sociale”.

              • Peucezio says:

                Miguel,
                come ti ho scritto anche privatamente, credo che Slezkine abbia colto nel sengo.
                D’altronde sono le stesse cose che penso praticamente da sempre (solo che non basta l’intuizione: lui a differenza mia le ha sapute formulare bene, immagino, e ci ha scritto un libro).

                Chiariscimi invece l’ultimo punto:
                “E’quando tutti diventano mercuriani, che esplode lo scontro.”

                Se tutti sono mercuriali (o mercuriani; io ci avrei messo il suffisso “-le”, non “-no”), lo scontro fra chi avviene?

              • Per Peucezio

                “Se tutti sono mercuriali (o mercuriani; io ci avrei messo il suffisso “-le”, non “-no”), lo scontro fra chi avviene?”

                Si anch’io avrei scritto “mercuriali”, ma ho visto che qualche autore italiano dice che Slezkine parla di “mercuriani”, che immagino quindi sia il termine usato nella traduzione italiana.

                Lo scontro avviene tra tutti coloro che occupano la “nicchia mercuriale”, mostruosamente ingigantita. Ma ho iniziato da poco il libro, per cui non ti posso rispondere meglio per ora.

                Dove forse Slezkine si distingue da te:

                1) non parla del monoteismo, del millennarismo, di moventi “ideologici”, ma della distinzione radicale tra produttori primari e armati e mediatori disarmati

                2) mette i nomadi decisamente nella categoria “apollinea”, perché sono produttori primari, non “mediatori”

                3) opera sempre il parallelo con le altre “minoranze mercuriali” (dai cinesi dell’Indonesia ai libanesi cristiani del Brasile)

                4) sottolinea come la dialettica tra apollinei e mercuriali sia strutturale, e come i mercuriali siano i primi a volersi e doversi distinguere dagli apollinei

              • Peucezio says:

                Mi chiedo inoltre, è una riflessione che mi viene in mente ora, le implicazioni della differenza fra zingari ed ebrei.
                Tu la riconduci alla scrittura che probabilmente è un – se non il – fattore decisivo.
                Ma, forse collegabile a quella, c’è una differenza fondamentale, che li pone su poli opposti della “mercurialità” (restiano nello schema di Slezkine): gli zingari li colleghiamo a un mondo romantico di emozione, irrazionalità (ovviamente c’è una razionalità molto diversa dalla nostra), passionalità, mentre l’ebrei a un mondo cerebrale, razionale, freddo, d’interessi economici, ecc.
                Io credo che ciò che ci suscita diffidenza verso l’ebreo è la sua carenza di empatia, mentre lo zingaro ne ha troppa, quindi ci sembra sporco e scomposto, grida, ride, piange, s’incazza, fa casino, ama i figli, i parenti, tocca le persone, le abbraccia, come dovevamo sembrare noi “terroni” ai torinesi negli anni ’50 o ci sembrano oggi gli immigrati.
                Gli ebrei non fanno nulla di tutto ciò: sono come degli scandinavi, ma infinitamente più intelligenti e astuti (i nordici sono freddi, ma anche ingenui).

              • Per Peucezio

                “Gli ebrei non fanno nulla di tutto ciò: sono come degli scandinavi, ma infinitamente più intelligenti e astuti ”

                Non nell’immaginario nordico: sono superficiali, piagnoni, ruffiani, furbi ma non profondi. Sono “mediterranei”, come gli italiani e altra gente appariscente del genere 🙂

              • Peucezio says:

                Mi rendo conto che stereotipizzo al massimo: ovviamente parlo di tipi ideali, astraendo dall’estrema varietà e dai casi individuali.
                Almeno per gli ebrei. Gli zingari sono delle comunità, quindi lì la questione non si pone: anche se uno avrebbe quelle caratteristiche in forme molto attenuate, vive in quel contesto, secondo quel codice.

              • Per Peucezio

                “Gli zingari sono delle comunità”

                Anche gli ebrei lo erano, nel periodo in cui esplose la “questione ebraica”. E immagino che anche il giro dei 70% dei banchieri di Vienna che erano ebrei costituisse una “comunità” anch’essa: gente che si sposava solo tra di loro, tutti eccellenti grecisti, con le figlie tutte pianiste, tutti alunni delle stesse scuole molto laiche…

              • Peucezio says:

                Ma quella degli zingari è una comunità pre-borghese, cioè è una comunità vera, dove c’è quella dissoluzione dell’individuo che in nessuna società borghese o anche pre-borghese, ma comunque occidentale, passata attraverso grecità e cristianesimo, insomma, principium individuationis, può esserci.

              • Peucezio says:

                Miguel,
                “Non nell’immaginario nordico: sono superficiali, piagnoni, ruffiani, furbi ma non profondi. Sono “mediterranei”, come gli italiani e altra gente appariscente del genere 🙂”

                E’ l’eterno paradosso dell’ebreo.
                Al palestinese sembra l’opposto di quello che sembrava a un tedesco dell’Ottocento.
                Però lo ha messo in quel posto all’uno e all’altro con mezzi diversi. 🙂
                L’ebreo è polimorfo, versatile, proteiforme, in un certo senso sfugge a qualsiasi classificazione.
                Per questo lo “metafisicizzo” (scusa il brutto verbo) e lo ritengo un unicum antropologico assoluto.

              • Per Peucezio

                “L’ebreo è polimorfo, versatile, proteiforme, in un certo senso sfugge a qualsiasi classificazione.”

                E pensa a quanto sia polimorfo e proteiforme l’intellettuale transessuale antifa tedesco di oggi con l’amante senegalese, il cui bisnonno era un ufficiale nell’esercito prussiano 🙂

              • Peucezio says:

                Miguel,
                “Dove forse Slezkine si distingue da te:”

                Questioni molto interessanti.
                Attendo con curiosità che tu finisca il libro (riproponendomi un giorno, quando ho tempo, magari di leggermelo anch’io).

              • Peucezio says:

                Miguel,
                “E pensa a quanto sia polimorfo e proteiforme l’intellettuale transessuale antifa tedesco di oggi con l’amante senegalese, il cui bisnonno era un ufficiale nell’esercito prussiano 🙂””

                Se è per questo, una mia amica nazi intellettuale genialoide, tanto per non farsi mancare nulla, in un ostello in Germania con stanze divise per sesso, ha avuto la ventura di condividere la stanza con un transessuale (uomo divenuto donna), sposato curiosamente con una donna, che poi ha scoperto anche essere ebreo.
                Per carità, era anche cordiale. 🙂

                Non ho idea se avesse un amante senegalese 😀

    • Per roberto

      “questa è per voi fiorentini”

      Ma la dottoressa la devo pagare io con il 50% di tasse che pago?

      • Peucezio says:

        Sì 🙂

      • roberto says:

        temo di si

      • Z. says:

        Miguel,

        se è per questo è da un bel pezzo che paghi la detrazione fiscale per i “farmaci omeopatici” con le tue tasse.

        Se paghi così tanto di tasse, però, quando vengo a trovarti a Firenze devi quanto meno offrirmi un quattro stelle 😀

        • Per Z

          “Se paghi così tanto di tasse, però, quando vengo a trovarti a Firenze devi quanto meno offrirmi un quattro stelle”

          Guadagno in un mese più o meno quanto ci vuole per due notte in un quattro stelle. Solo che te ne fai una, perché l’altra notte se n’è andata in tasse!

          • Z. says:

            Allora non paghi il 50% in tasse. Trust me 🙂

            Comunque me ne basta una. La sera dopo torno a casa!

            E non mi serve il quattro stelle, in realtà. Mi accontento di meno. Alla peggio, torno a casa la sera stessa. Ma tu non mi vuoi, ecco 🙁

  20. Moi says:

    Sofri adesso difende Battisti: “Il carcere? È una vendetta”
    L’ex leader di Lotta Continua va all’attacco: “La detenzione in cella non serve per il pentimento”

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/battisti-schiaffo-sofri-carcere-vendetta-1629049.html

  21. Moi says:

    Cmq un Ministro dell’ Interno che dice che un Terrorista (Rosso, Nero, Islamico che sia …) [sic] “marcirà in galera” è senz’altro più rassicurante per il Popolo di un omologo che si mettesse a poverinarlo !

    • Moi says:

      Vuoi mettere il Fighetto da Dottov’ato di V’icev’ca del Div’itto Penale 😉 con Ruspaman 😉 il Vendicatore Inesorabile & Implacabile ?! 😉

    • roberto says:

      “più rassicurante”

      a me gente così fa veramente paura.
      poi vedo il filmetto di bonafede e alla paura si aggiunge l’angoscia

      buongiorno comunque

      • Peucezio says:

        Roberto,
        ma tu non sei indicativo della popolazione media.
        Come non lo sono io, anche se empatizzo con quella popolazione.

    • roberto says:

      questo è rassicurante

      ascolta al minuto 19, roberto della rocca, presidente dell’associazione vittime del terrorismo, che immagino non considererai un “poverinatore”

      https://player.fm/series/rai-podcast-radio3-19383/tutta-la-citta-ne-parla-del-14012019-larresto-di-cesare-battisti-in-bolivia

      • Per roberto

        Della Rocca però non nega che la condanna si basa solo sulla testimonianza di un pentito.

        Ma ciò che trovo sgradevole è questo parlare di “giustizia”.

        Io capisco benissimo le esigenze antropologiche (far vedere che lo Stato prima o poi ti schiaccia, celebrare la sconfitta di un nemico, eccetera), ma non vedo cosa ci sia di “giusto” nel chiudere qualcuno dentro una gabbia (anche a mie spese) per un fatto successo su un altro pianeta quarant’anni fa, e che non c’entra nulla con la vita attuale di nessuno.

        Questo ovviamente vale a 360 gradi, non faccio come il fratello di Battisti che dice che invece di prendere Battisti, dovevano prendere “altri latitanti in Brasile come Saccucci” (Saccucci, assolto da ogni accusa, vive in Argentina).

        • roberto says:

          Miguel, (1)

          non ho letto nemmeno una pagina degli atti dei vari processi a battisti e quindi non so se la tua affermazione “la condanna si basa solo sulla testimonianza di un pentito” corrisponda al vero (ammetto che ho qualche dubbio, ma ripeto, può anche essere che tu abbia ragione)

          so anche che la giustizia amministrata dai tribunali è imperfetta. non per nulla si parla di “verità processuale” e non di verità tout court.

          tuttavia solo una giustizia abbiamo in questo mondo ed è quella amministrata, con tutti i limiti e i vizi umani, dai tribunali

          vuoi dirmi che tre corti diverse, in due-tre-quattro (non mi ricordo più) processi diversi si sono tutte sbagliate?
          puo essere, ma riprendendo le osservazioni fatte, continuo a preferire l’espressione “giustizia è fatta” rispetto a “sono commosso deve marcire in galera”

        • roberto says:

          Miguel, (2)

          “non vedo cosa ci sia di “giusto” nel chiudere qualcuno dentro una gabbia”

          questo è un discorso diverso sul quale ho meno certezze.

          credo che comunque ogni discorso “evitiamo la gabbia” dovrebbe passare da, spiegazioni chiare e complete, incontri con le vittime, probabilmente riparazioni nel limite del possibile….hai presente la storia della truth and reconciliation commission sudafricana? ecco una cosa così

          un tipo invece che passa la vita da latitante tra parigi e spiaggie tropicali, mi fa istintivamente meno pena

        • Z. says:

          Io trovo di scarso interesse le questioni parasemantiche: se non ti piace “giustizia”, fingi che abbiano detto “banana”. Mica mi irrito se tu dici “pagare l’affitto”, e quello è davvero sbagliato 😉

          Peraltro, se la pena viene applicata a distanza di anni è solo perché il reo si è reso latitante. Dovremmo premiarlo per essersi sottratto alla giustizia (o se preferisci, alla banana)? Va bene che il governo ha previsto di premiare con uno sconto chi non ha versato le imposte dichiarate, però non esageriamo.

          Eviterei poi di dissertare di prove, fingendo di aver letto e compreso appieno i fascicoli di svariati processi 🙂

        • Mauricius Tarvisii says:

          non vedo cosa ci sia di “giusto” nel chiudere qualcuno dentro una gabbia

          Dal momento che lo si percepisce come tale, è giusto. Se è il nichilismo che vogliamo, allora si applichi il criterio “sociale” per determinare cosa sia giusto e cosa non lo sia.

          • Z. says:

            Io non vedo cosa ci sia di giusto nel pagare un traduttore: dovrebbero farli lavorare gratis. Anzi, farli pagare per lavorare. Dopotutto Pavese disse che lo avrebbe fatto, no? 🙂

            • Per Z

              “Io non vedo cosa ci sia di giusto nel pagare un traduttore: dovrebbero farli lavorare gratis. Anzi, farli pagare per lavorare.”

              Beh, comunque li pagano poco, li chiamano alle sette di sera di venerdì per un lavoro da consegnare lunedì mattina all’alba, se il cliente protesta dopo la consegna perché dice che preferisce che si dica “big” piuttosto che “large” gli scalano il 20% del prezzo, poi arriva la chiamata del commercialista, “tra una settimana devi pagare più tasse di quanto tu abbia sul conto in banca”.

              Insomma, non sarà proprio il tuo sogno, ma ci si avvicina.

              • Z. says:

                Battute a parte, Miguel, mi spiace.

                C’è molta concorrenza, tra i traduttori? Siete in tanti rispetto ai committenti?

                E’ un ambiente che non conosco proprio.

              • Per Z

                “C’è molta concorrenza, tra i traduttori? Siete in tanti rispetto ai committenti?”

                Penso di sì. Infatti, girano ridicole tabelle

                Se togli i dettagli che ho elencato, poi, è un bellissimo lavoro, scopri cose interessanti tutti i giorni, interrompi la traduzione di un contratto commerciale o di un articolo di architettura per rispondere a Zeta, ti salta in braccio un gatto…

              • roberto says:

                Z

                “C’è molta concorrenza, tra i traduttori”

                limito il mio discorso alla raduzione giuridica che è l’unico settore che conosco

                non solo c’è moltissima concorrenza fra traduttori, perché ce ne sono tanti, ma c’è molta concorrenza da parte di gente che non sono traduttori, ma studenti o in generale carneadi che arrotondano stipendi. e questo è dovuto al fatto che il cliente normale non capisce che la traduzione è una cosa tutto sommato delicata e che richiede tempo e pensa: “ma perché pagare x ad un traduttore quando posso pagare 1/3 di X a mia cugina che è stata in vacanza a malta?”

    • Francesco says:

      Moi

      non è rassicurante. E’ una persona schifosa che solletica i nostri peggiori istinti a rovina la società, quel che rimane della società.

      Io più invecchio e più divento clericale e radicale. Ci fosse una Hamas cattolica finirei in un loro ospizio (li hanno gli ospizi per i vecchi?).

      Perchè più inizio a capire qualcosa più riconosco che hanno sempre avuto ragione loro.

      Se solo capissero qualcosa di economia …

  22. Moi says:

    @ PEUCEZIO

    Da queste parti,invece, i “Testardi & Diffidenti” sono i “Muntanèr” 😉 … ma proprio l’ Universale Antropologico del Montanaro a livello planetario, mica locale.

  23. mirkhond says:

    “Non nell’immaginario nordico: sono superficiali, piagnoni, ruffiani, furbi ma non profondi. Sono “mediterranei”, come gli italiani e altra gente appariscente del genere 🙂”

    Anche gli Askhenaziti sono visti come “mediterranei”?

    • PinoMamet says:

      Direi proprio di sì.
      Sicuramente erano visti così in Germania e Russia nell’Ottocento/Novecento;

      e si vedevano così loro stessi (lo stesso Roth già citato, nel suo libricino intitolato in italiano Ebrei erranti, parla degli ashkenaziti che si rifugiano in Francia, dove, cito a memoria, “la loro fisionomia non li tradisce e il loro umorismo si incontra a metà strada con l’umorismo francese”).

      Tuttora negli USA è prassi che attori ebrei interpretino italiani o viceversa (da Fonzie ai soldati ebrei che fingono di essere attori italiani nel film di Tarantino…) e diversi italoamericani e ebrei-americani hanno fatto notare le somiglianze di gesti, modi di dire, idea della famiglia ecc.

      del resto le due comunità, nonostante tutte le differenze religiose, hanno mantenuto una piccola osmosi perlomeno dai tempi di Fiorello La Guardia…

      (mi mandano dei filmatini su feste ebraiche nell’ashkenazissimo quartiere di Crown Heights, con sventolamento di tricolori italiani…)

  24. Peucezio says:

    Miguel, PIno e gli altri,
    su ebrei, bolscevismo, ecc.

    Io però mi guarderei dal considerare le cose come pure contingenze storiche. C’erano condizioni peculiari della Russia di quel tempo, gli erbei erano in una condizione particolare, e così molti di loro sono diventati bolscevichi. E così per le banche e la finanza, così per gli intellettuali materialisti europei, così per tutto.
    Ma se la nostra civiltà è influenzata in modo profondissimo, direttamente o indirettamente, dagli Ebrei e non, per esempio, dagli Ingusci oppure dai Lettoni, vuol dire che c’è qualcosa che ritorna al di là delle contingenze storiche.
    Pensiamo solo al cristianesimo, che ha plasmato la nostra civiltà per duemila anni. Pensiamo all’influenza del marxismo nel secondo Ottocento e nel Novecento (e ancora adesso: pensate alla Corea del Nord, ma anche alla Cina). Pensiamo, chessò, alla psicanalisi. E si potrebbero tirare fuori infinite altre cose.
    Poi uno mi può dire che sono tutte pure casualità e che al posto di Freud ci poteva essere un moldavo, così come al posto di Marx ci poteva essere un bretone. Vabbè, tutto è possibile. Ma le cose devono essere statisticamente plausibili.

    • Per Peucezio

      “Poi uno mi può dire che sono tutte pure casualità ”

      Ma nessuno dice che sia una casualità.

      Ad esempio che siano stati mercanti mercuriali a diffondere vari culti (Iside come Gesù) per il Mediterraneo.

      O che una volta che ha vinto Gesù, i cristiani abbiano eliminato tutti gli altri gruppi religiosi mercuriali, lasciando solo gli ebrei.

      Poi per 1600 anni, gli ebrei non hanno lasciato praticamente segno sull’Europa.

      Ma proprio per il ruolo che svolgevano, unico in Europa avevano sia una grande capacità intellettuale, sia una distanza dalle radici del mondo “apollineo” attorno a loro.

      E così, quando cade il guscio auto/eteroimosto, gli individui come Marx e Freud poterono fare ciò che hanno fatto.

    • PinoMamet says:

      Penso che quando gli antichi romani parlavano di “astrologi caldei” intendessero proprio gli ebrei.
      Ma ora ho poco tempo…

      • Per PinoMamet

        “Penso che quando gli antichi romani parlavano di “astrologi caldei” intendessero proprio gli ebrei.”

        Su questo, ho i miei dubbi… il Medio Oriente aveva una vasta quantità di popolazioni con “ruoli da ebrei”, spesso legati a minoranze religiose, sopravvissuti anche in epoca islamica – yazidi, mandei, i sabei di Harran, zoroastriani (i Parsi oggi hanno in mano gran parte dell’economia indiana, a partire dal signor Tata), tutto quel bizzarro mondo che è confluito nell’alevismo e nel bektashismo, ma anche gli stessi cristiani orientali.

        Insomma, gli “ebrei” (nel senso di minoranza strana, endogamica, chiusa, disarmata ma spesso ricca e sveglia) erano tanti; in Europa per un caso (la tolleranza esclusiva della Chiesa cattolica) sono sopravvissuti solo gli ebrei… ebrei.

      • PinoMamet says:

        No, guarda che la pensiamo allo stesso modo: solo che non avevamo molto tempo per spiegarmi!

        Leggo Orazio, Persio ecc. e già trovo la presenza di ebrei in Italia; ma, più interessante, noto che doveva esserci un numero notevole di Romani convertiti all’ebraismo, che vengono presi in giro perché “rispettano i sabati” ecc.

        Non erano affatto diversi dai Romani che seguivano i culti di Iside o di Mitra e così via.
        E come questi, erano, appunto, Romani dell’epoca… cioè, in gran parte, ex schiavi del mediterraneo orientale, o popolino strettamente affine ad essi per idee, gusti, inclinazioni.
        Il popolo del Satyricon di Petronio, insomma.

        La predicazione di questi culti orientali credo si svolgesse per prima tra quelli che ne parlavano la lingua e ne condividevano gli assunti di base, cioè una larga parte della popolazione italica:

        i graeculi, gente molto… mercuriale o mercuriana, che campava di espedienti, che vendeva oracoli e oroscopi nei quali non credeva
        (come da storia di Luciano di Samosata, e come da normativa ebraica e modo di vita zingaro: fare gli oroscopi va bene, crederci no), gente che parlava il greco (un grecaccio, diceva il mio professore di Letteratura cristiana antica all’università) e magari il fenicio (cioè l’ebraico) come la mamma di Sant’Agostino…

        tutto quell’insieme di persone che andavano sotto l’ombrello di “maghi, filosofi e caldei”…

  25. PinoMamet says:

    Comunque, visto Mirkhond perché non conviene citare quei pezzacci di Blondet?

    Che spara cazzate, quando parla degli ebrei, lo sai già.
    E in compenso, su questo blog si rifinisce a parlare di ebrei, che è un argomento, lasciamelo dire, estremamente palloso e ripetitivo.

    Come quando leggo le recensioni all’annesimo libro sul “mondo segreto ed elusivo degli ebrei ultraortodossi di New York”: ma che noia, e che stronzata poi!

    Ne facessero uno sul mondo, molto più segreto, degli zingari di Biella o dei venditori indiani di rose di Mirandola (no favola buonista please)…

    • Per pinomamet

      “E in compenso, su questo blog si rifinisce a parlare di ebrei, che è un argomento, lasciamelo dire, estremamente palloso e ripetitivo.”

      🙂

      Però mi piace quando si usano gli ebrei come spunto, per parlare di questioni tipo “apollinei” e “mercuriali”, continuità culturale, paradigmi di rapporti tra gruppi, ecc. ecc.

    • roberto says:

      “ebrei, che è un argomento (…) estremamente palloso e ripetitivo.”

      trovo invece che sia un argomento affascinante, non meno che gli zingari, gli armeni, i borbone, gli indiani d’america, gli iraniani, gli esploratori anglosassoni o gli irlandesi

      trovo invece palloso e ripetitivo l’argomento del grande complotto

      • PinoMamet says:

        Avresti ragione se si parlasse di ebrei altrettanto poco che di zingari, armeni (dei quali si parla pochissimo, ma sono uno dei pochi altri popoli “ebrei” d’Europa), Borbone, iraniani ecc.
        😉

      • Peucezio says:

        No, Roberto, i BorbonE pure tu no!
        😀

        • Z. says:

          Eh, ma o ti arrabbi tu o si arrabbia il Duca…

        • mirkhond says:

          Mi sembra che lo abbia scritto correttamente.

        • Roberto says:

          C’è qualcosa che mi sfugge?
          Si chiamano Borbone, no?

          • Z. says:

            Secondo me Ezio preferisce “Borboni” 🙂

          • Peucezio says:

            Roberto,
            tu dici “i Plantageneti” o “i Plantageneto”? “I Carolingi” o “i Carolingio”?

            • Roberto says:

              Al plurale tutti e due, ma non sono aggettivi?

              Dico per esempio gli asburgo non gli asburghi, e i Savoia, non i savoii

              • Peucezio says:

                Sì, in effetti vale caso per caso.
                I Borboni però in genere vengono chiamati così, per cui “i Borbone” mi suona una leziosità appunto neoborbonica, di legittimisti che per qualche folle motivo credono sia più rispettoso dire “i Borbone”.

              • mirkhond says:

                “i Borbone” mi suona una leziosità appunto neoborbonica, di legittimisti che per qualche folle motivo credono sia più rispettoso dire “i Borbone”.

                Mentre i loro nemici li chiamano “Borboni” in senso spregiativo.

              • Z. says:

                Ma perché spregiativo?

              • Peucezio says:

                Mirkhond,
                ho sempre sentito dire “Borboni” da tutti, in modo del tutto neutro.
                Compresi Borboni di Spagna, ecc.
                Questo è come i “negri” e tutto il rersto del politicamente corretto: a un certo punto qualcuno stabilisce che è uso, generalizzato fino a quel momento, è spregiativo, attribuendo intenzioni inesistenti ai malcapitati parlanti.
                Questo fatto che varianti del tutto neutre debbano diventare arbitrariamente portatrici di valori ideologici o che addirittura l’uso generalizzato debba essere caricato, in modo ancora più arbitrario, di una valenza che non ha, imponendone quindi uno nuovo, è un esempio di come si snaturi il linguaggio e il pensiero (di cui il linguaggio è espressione), in nome della suscettibilità ideologica dell’uomo contemporaneo, che passa la vita ossessionato dal vedere offese altrui e dal ritenere offensivo l’universo mondo.

              • PinoMamet says:

                Mmm

                io ricordo di aver sentito o letto entrambi gli usi, credo senza particolari intenti. Nei libri di scuola perlopiù ricordo la forma al plurale (forse per indicare, appunto, i vari membri della dinastia)
                ma sul giornale locale si legge sempre di “una visita di Tal dei Tali Borbone-Parma”

              • roberto says:

                ho anch’io sentito le due versioni e ho sempre pensato che “borboni” fosse semplicemente un errore come “qual’è” e “un’errore”, non sospettavo che ci fosse dietro una diatriba

              • roberto says:

                il granduca lussemburghese è della casa borbone di parma, che qui chiamano les bourbon parme, non bourbon*s* parme

          • Peucezio says:

            Cioè, non dico sia proprio un errore, ma io non lo userei.

            • mirkhond says:

              “Ma perché spregiativo?”

              Così viene utilizzato nei forum di discussione su tematiche borboniche.

  26. mirkhond says:

    “E in compenso, su questo blog si rifinisce a parlare di ebrei, che è un argomento, lasciamelo dire, estremamente palloso e ripetitivo.”

    The Jews are news, dice Vittorio Messori nel suo Ipotesi su Gesù. 🙂

  27. mirkhond says:

    E poi, caro Pino, tu essendo all’interno del mondo ebraico puoi aiutarci a capire quando Blondet spara cazzate, in quanto noi tanti aspetti della composità realtà ebraica non li conosciamo in maniera approfondita……

    • Francesco says:

      dai Duca, anche un cattolico retrivo e nostalgico del regno gerosolomitano come me si accorge che il povero Blondet quando parla di ebrei perde il lume della ragione!

      • Peucezio says:

        Mah, secondo me è vero per l’attualità, perché per Blondet se io faccio una scoreggia, è stato il Mossad.
        Ma nelle analisi storiche a me sembra colga l’essenza della questione.

  28. Peucezio says:

    Pino,
    circa gli ebrei “annacquati”, certo se fosse come dici tu sarebbe un discorso tautologico, ma quelli che io definisco ebrei annacquati lo sono non perché non odiano i gentili, ma perché hanno proprio poco di ebraico.
    Uno è un non credente, di madre vecchio-credente e di padre ebreo, che è un po’ occidentalista (discutiamo, perché lui è antiputiniano), però è anche molto russo.
    Un altro invece, che ha i tratti somatici e l’incarnato dell’ebreo delle caricature antisemite, è ebreo per un quarto (sempre in linea maschile), ma è di religione ortodossa (cristian s’intende) e russo convinto. Poi però è uno avarissimo e scroccone, diversamente dal primo, che è un tipo generoso.

  29. Peucezio says:

    Pino,
    circa il resto del discorso,
    io credo ci siano anche da considerare alcune coordinate spazio-temporali.
    Intanto l’epoca: come hai detto giustamente, una cosa sono gli ebrei di fine Ottoccento (o dell’epoca della Rivoluzione Bolscevica), una cosa quelli di oggi.
    Ma soprattutto una cosa sono gli ebrei italiani, una cosa quelli dell’est.
    Credo che i rapporti con le rispettive comunità siano diverisssimi.
    Non a caso gli italiani hanno applicato malvolentieri e poco (nei limti del possibile) le leggi razziali, mentre i popoli slavi e affini festeggiavano quando arrivavano i tedeschi e facevano le loro stragi (da quelle parti, più che metterli nei campi, li uccidevano seduta stante in modo efferato).
    Perché in Italia l’ebreo era molto più integrato, in massima parte si sentiva italiano (con le eccezioni del caso) e l’italiano non lo sentiva certo come un corpo estraneo, mentre in quelle terre non si erano certo fatti voler bene.

  30. Z. says:

    A me sta cosa dei mercuriali e dei saturnini sembra un pochino, uhm, apodittica 🙂

    Ricorda vagamente un ircocervo a metà strada tra Nìce e le classificazioni degli “editoriali” di Alberoni sul Corsera anni Novanta.

    Inoltre, se anche Tizio, onesto artigiano, compra merce rubata da Caio, torbido ricettatore – giusto per fare esempi netti e manichei – dove sta scritto che Tizio deve (niente meno) disprezzare Caio e viceversa?

    Non mi avete convinto, ecco 🙂

    • Per Z

      “A me sta cosa dei mercuriali e dei saturnini sembra un pochino, uhm, apodittica ”

      Ma certo, descrive un meccanismo, non le singole persone che in parte si adeguano al meccanismo: vedi la distinzione giustissima che ha fatto Peucezio tra ebrei dell’Est ed ebrei italiani.

      Ma non riesco a trovare una spiegazione migliore alla questione, molto reale, dei Rom/zingari.

      Che è questione essenzialmente diversa da “immigrazione”, “povertà”, “scarsa scolarizzazione” e altri luoghi comuni con cui si cerca di spiegarla.

  31. Daouda says:

    Che la questione gombloddoh possa non appassionare è cosa buona. Cosa vostra , molto stupida da connivente, è negare che il mondo è sempre stato un susseguirsi di complotti.
    L’evoluzione delle arti e delle scienze , delle tecniche e delle tattiche per il potere è talmente ingente che certo è consolatorio non guardare e fare mappazza di ogni ricercatote od artista o scienziato che abbia “revisionato” certe vulgate sia della comunicazione di massa o di quella di nicchia, speculari l’una all’altra e rinforzantesi a vicenda.
    Ma evidentemente la guerra sulle nostre teste, che i felloni in questione non possono non ammettere, devono ridurla a normali dinamiche consuete ignorando l’evoluzione attuale della riprogrammazione antropologica che si confà alle dinamiche vigenti.

    Il problema comunque degli ebrei è dovuto principalmente alla confusione che hanno giocato le ideologie razziste. Lo ripeterò fino allo sfinimento e non mi frega un cazzo di chi sbrodola.
    Gli ebrei non sono solo matrilineari ma anche patrilineari, gli ebrei non sono una schiatta nè un’etnia ma una religione universalista. Lo dimostrano i grandi rami delle etnie di riferimento che solo degli stupidi possono credere derivino assolutamente da ebrei puri, negando oltretutto la storia dell’ingente proselitismo ebraico. Basta guardare tra italikim, sefarditi, ashkenazi, mizrahim, yemeniti, i falashà e gli ebrei turco-kazari o cinesi.
    Abbiamo poi nella sacra Scrittura esempi a bizzeffe ( Abramo ed i suoi schiavi, le schiave delle mogli di Giacobbe che formeranno 4 delle 13 tribu di Israele, Giuseppe stesso con i suoi due figli mezzi egizi dunque le relative 2 tribù alla sua succedute che sennò sarebbe da aversi 14 il conto, oppure Mosè, i cui discendenti non sarebbero ebrei, Rut, Raab che negherebbero l’ebraicità di Davide e via discorrendo ) che attestano una cosa semplice e chiara ossia che l’ebreo è colui che segue la religione ebraica e stop e che si deve nascere da ebrei per un motivo banale: non ci si può sposare con chi non è di religione ebrea dunque chi è partorito da una non ebrea od ha un padre non ebreo , visto che non può derivare da matrimonio reale che deve essere religioso e secondo legge, è un BASTARDO. Questo vuole dire la retta interpretazione della Mishnah e di Ezra, prima delle distorsioni successive che raggiunsero l’apoteosi con il sionismo.
    La maggior parte delle schifezze fatte da uomini di origine ebraica qiindi non è diverso dal computarle in blocco a protestanti, cattolici, islamici, indù tribù varie od appartenenze associative o statali.
    È generalizzazione indebita.
    Pur essendo molti in proporzione , per varie cause, gli apostati ebrei nella merda contemporanea non sono dunque ebrei, fine, chiuso e basta se non fosse per via di sposalizio perlomeno per tutta la contraddizione dei precetti divini.
    Inoltre si sfati del tutto questo: gli ebrei non odiano i goym, anzi, li amano ed onorano! E così devono! Gli ebrei però odiano semplicemente i cristiani in quanto eretici e misinterpretatori, odio che ogni religioso ha verso chi ritiene devii e mistifichi la sua fede.
    Se però tale confusione regna è perchè certi screzi devono andare avanti…ed oltretutto noi tutti ci culliamo in essi quindi non riguarda solo un qualcuno che tali dissidi alimenta. Il dramma si chiama SIONISMO appunto che , a guardarne la storia, è sancito come eresia ed infamia ma per tornaconto accettato ormai.
    D’altronde la situazione ebraica rispecchia quelle di molte religioni nelle varie cerchie di cui è caratterizzato e l’anarchia sembra regnare. Cosicchè molti dicono di essere quel che non sono.

    Di conseguenza la mia speranza è che gli ebrei aumentini e siano ortodossi e diminuiscano i sionisti.
    Per quanto riguarda gli infami apostati o di origine ebraica, che per certuni sembrano essere statisticamente rilevanti, le spiegazioni sono facili da desumere dalla storia in sè, ma aggiungerei che non derivano di per sè dall’elezione degli ebrei in termini spirituali ma semmai dall’avversione che essi hanno ereditato contro il cristianesimo che li ha predisposti alla merda.
    D’altronde l’occidente è nato fra i cristiani non altrove, è il caso che qualcuno risponda a questa domanda visto che fino al 1300 i cinesi per dire ci stavano un bel po’ avanti, e magari non erano i soli…

    Saluti

    • PinoMamet says:

      Con tutti i distinguo del caso… sono d’accordo (non ho capito la cosa finale dei cinesi, ma parlo degli ebrei).
      Gli italkim sono italiani, via, e i falasha molto probabilmente derivano da cristiani giudaizzanti (con qualche piccolo apporto forse ebraico yemenita o egiziano, ma vabbè, quello c’è sempre) eccetera.
      Si definiscono (ci definiamo) un popolo: che non vuol dire “una razza”… che non c’è semplicemente mai stata, fin dai tempi che Mosè sposa una cushita.

  32. Z. says:

    Gli inglesi quando se ne vanno verso il loro radioso avvenire?

    E niente, tra un po’ saranno tre anni, e va a finire che saranno ancora lì.

    Come ch’i dis in Isvezia: ANDERSEN!

    • habsburgicus says:

      non ho voglia di parlare di brexit
      ma i segni che possa andare (purtroppo) come vaticinai in un post di qualche mese fa (ignorato da quasi tutti 😀 tranne da Moi, mi pare, che lo approvò) stanno aumentando….
      ovvero è possibile che vi siano piani per il 2° referendum e per impedire la brexit (ça va sans dire, é d’uopo che prima gli inglesi siano fatti stancare abbastanza affinché votino “bene” stavolta, come lorsignori vogliono)
      se avverrà così, sappiate che ve l’avevo detto 😀 😀 e non dite che è stata una sorpresa 😀 come invece diranno i giornaloni 😀
      per il momento stiamo a vedere

      • Z. says:

        Non dire robe tipo “lorsignori” e “giornaloni”, ché mi sembri il mio amico Marco 🙂

      • Z. says:

        Comunque potresti avere ragione, habs.

        Il nuovo referendum conviene a tutti gli inglesi: ai laburisti per dare addosso ai conservatori, ai conservatori pro Remain per salvare il salvabile, ai conservatori pro Leave per poter continuare a vivere di politica, alla gente per smettere di fare scorte…

        Però pare che Corbyn non l’abbia capito.

        A proposito, Farage non si era ritirato dalla politica per la terza volta? E vabbè, farà il quarto ritiro. Però nel frattempo…

        ANDERSEN

      • roberto says:

        io invece continuo a scommettere sul brexit duro e puro, senza accordo né fronzoli il 29 marzo

      • Zhong says:

        Un commento sulla Brexit che, credo per convenienza, non vedo scritto spesso, specialmente sui giornali italiani:

        I problemi attuali con la Brexit sono dovuti quasi *esclusivamente* alla questione del confine Irlanda del Nord/Irlanda, la cosiddetta questione del “backstop” sulla stampa inglese. Se non fosse per la questione del confine la Brexit sarebbe gia’ bella e fatta.

        Mi pare che per convenienza questo non venga proprio detto.

        Esempio: Subito dopo il voto di due giorni fa in UK, sull’accordo della May che e’ stato bocciato, Renzi ha postato un video su facebook dicendo “ah ah avete visto questi populisti promettono e non sono capaci di fare niente”. No, il motivo e’ quanto detto sopra, non il promettere e non fare niente.

        Zhong

        • Z. says:

          Intanto sono passati due anni e mezzo e sono ancora lì…

          🙂

        • roberto says:

          mah non vorrei affatto sminuire il problema del confine tra UK e repubblica di irlanda, che è reale e certamente grave (e con delle conseguenze che potrebbero arrivare a mettere in discussione l’appartenenza dell’ulster al Regno Unito), ma secondo me il problema principale è che i britannici non sanno quel che vogliono.

          un 48% vuole restare nell’UE.
          del 52% rimanente, alcuni vogliono uscire senza accordo, altri vorrebbero un accordo che bruxelles non accetterà mai, altri vogliono un accordo ma non sono sicuri di sapere quale, altri ancora non sanno…..in queste condizioni, che vuoi fare? è chiaro che ogni volta che la May torna da bruxelles con un accordo su qualcosa, beh, si prende un calcio in culo perché non ha i numeri per niente.

          • Peucezio says:

            Vabbè, ma questo è normale: in democrazia si fa una sintesi fra tante posizioni più o meno variegate e sfumate.
            Certo è che un referendum popolare ha sancito (non in modo legalmente vincolante, ma sostanzialmente, politicamente vincolante, pena un vulnus gravissimo della democrazia) l’uscita dalla Ue e quindi va fatta. Sulle modalità possono esserci discussioni, passaggi, il terreno per definirle può essere accidentato, ma l’esito, al di là dei dettagli, è stato definito in modo chiaro, anche se con una maggioranza risicata (d’altronde meglio fare ciò che dice una maggioranza risicata che una minoranza amplissima), dagli inglesi.

            ” (e con delle conseguenze che potrebbero arrivare a mettere in discussione l’appartenenza dell’ulster al Regno Unito)”

            Che sarebbe ora! Visto che è contro ogni logica che un pezzo dell’Irlanda… non faccia parte dello stato irlandese! Oltretutto tenendo conto che fin dalle origini la Repubblica d’Irlanda si è posta come neutra rispetto alla religione cattolica e alle minoranze anglicane, presbiteriane, ecc., per cui i protestanti non hanno davvero nulla da temere.

          • Zhong says:

            “alcuni vogliono uscire senza accordo”

            ..pochi

            Poi bisogna evitare un confine NI/I, e, da quanto ho capito, secondo il Good Friday agreement, entrambe UK e EU sono garanti di questo, il che rende difficili altri tipi di accordi…

          • PinoMamet says:

            Ieri mattina un collega inglese diceva appunto a noialtri italiani che secondo lui gli inglesi avevano votato senza sapere un cazzo di tutta la questione, e si sono informati dopo;
            e adesso molti, se solo potessero, vorrebbero tornare indietro.
            Così dice lui.
            Lui dice che resterebbe volentieri nell’UE.

            • Z. says:

              Credo che il tuo collega inglese abbia ragione.

              Andersen ugualmente, savà sandìr 🙂

              • Francesco says:

                troppo lavoro questo Andersen

                preferirei un Abbiam Skerzat Nun Si Fa Nient

                dopo tutto, una stronzata approvata dalla maggioranza rimane una stronzata

              • Z. says:

                Francè,

                no, non sono d’accordo. Gli inglesi hanno voluto la bicicletta? bene, ora – sdrucciolamente – pedàlino.

                Non è che uno va al casinò, poi perde e chiede indietro le puntate.

        • Per Zhong

          “Un commento sulla Brexit che, credo per convenienza, non vedo scritto spesso, specialmente sui giornali italiani:”

          Grazie, infatti non ho seguito per nulla la vicenda, mi mancava un riassunto semplice e chiaro.

          • Zhong says:

            Completo il riassunto: 😀

            L’accordo delle May era un accordo temporaneo, che conteneva il cosiddetto “backstop” = “rimaniamo cosi’ fino a che non si trova una soluzione al confine”.

            La May ha un maggioranza = conservatori + DUP (conservatori della NI), e infatti ha ottenuto la fiducia. Il giorno prima il DUP non ha votato l’accordo pero’, che quindi e’ stato bocciato.

            Nella confusione alcuni conservatori esuberanti fanno casino per farsi vedere (Boris Johnson) e hanno votato contro l’accordo anche loro…. ma tanto si sapeva gia’ che il DUP votava contro.

          • Daouda says:

            In realtà le cose andrebbero inquadrate meglio…e se fosse tutta una napoletanata proprio per arrivare “puliti” al reale obiettivo ossia l’hard brexit??

            • Zhong says:

              No. Hard brexit ha lo stesso problema: il confine tra Irlanda e Irlanda del Nord.

              Come ha detto Boris Johnson: “we’re allowing the tail to wag the dog”

              Il confine e’ un problema insignificante “the tail”, secondo lui.

              Invece, e’ il problema cruciale.

            • daouda says:

              Non è che voglio sminuire la cosa eh.
              Famo a capisse.
              Sarà pure IL problema ma non è LA questione.
              L’occasione è troppo ghiotta se la prossima recessione sarà prettamente europea.
              Ma non è che debbo avere ragione, ci mancherebbe.

  33. mirkhond says:

    “ho sempre sentito dire “Borboni” da tutti, in modo del tutto neutro.”

    Ed è sbagliato, perché la famiglia in questione si chiama Borbone.
    Non ho mai capito il perché del termine al plurale, forse com’è stato detto sopra, per indicare i vari rami di questo ramo della dinastia capetingia.

    • Peucezio says:

      Non è sbagliato, perché è l’uso che fa la regola.
      Poi si cristallizza, d’accordo, e nasce la grammatica normativa.
      Ma non è che siccome induttivamente si è ricavata una regola da un uso prevalente o quasi esclusivo, si può estendere quella regola a quei pochi casi in cui l’uso è sempre stato diverso.
      I cognomi non hanno plurale, ma alcuni cognomi di famiglie nobili sì.

      Insomma, dovete capire una buona volta che le lingue storico-naturali, anche quelle ufficiali, letterarie, normate, sono una cosa, le lingue artificiali un’altra.
      Se uno inventa una lingua artificiale, lì si può sbizzarrire, può inventare un morfema flessionale per i ricchioni, un altro per i bisessuali, un altro ancora per i transessuali, un altro per gli asessuati che non vogliono copulare con nessuno, ecc. ecc.

      • roberto says:

        “ma alcuni cognomi di famiglie nobili sì.”

        ma quali?

        secondo me carolingi e plantageneti non sono cognomi, un po’ come angioini non è il cognome ma un aggettivo che si forma sul cognome (o nome della casa) d’angiò

        (sono domand, non ho nessuna certezza)

        • Peucezio says:

          Ma il confine è molto labile.
          Carolingi e Plantageneti in genere si scrive con la maiuscola.
          Non è un vero e proprio cognome, d’accordo, ma anche quando sono nati i Borboni non è che i cognomi fossero stabilizzati come oggi.
          L’unico motivo per cui facciamo fatica a considerare “carolingi” un cognome è che si ascrive a un’epoca in cui i cognomi non esistevano, mentre i Borboni sono più recenti, diversamente da quegli altri, arrivano fino a tempi molto vicini, quindi li associamo all’idea del cognome, perché effettivamente a un certo punto il loro è diventato un cognome.
          Ma, insomma, quando noi parliamo dei Borboni, non è come parlare del sig. Rossi: ci stiamo riferendo a una casata nobiliare, anzi, a una dinastia, non a un cognome, tanto è vero che in genere lo usiamo per riferirci ai Borboni regnanti, in senso storico e politico, non a tutti i signiri che, discendendo da quella famiglia, portano quel cognome.

        • Peucezio says:

          Un’altra prova che “Borbone” va trattato più come un aggettivo (o, meglio, come quei casi ibridi, tipo i nomi etnici, che almeno quando sono nomi e non aggettivi vanno con la maiuscola e un tempo anche quando erano aggettivi, ma non per questo non si declinavano) che come un cognome è nella versione delle altre lingue.
          I cognomi non si traducono e non si declinano.
          Ma in Spagna, dove hanno un Borbone regnante, dicono “Borbón” e al plurale sempre “Borbones”: non ho mai sentito “los Borbón” e non mi risulta si siano mai nemmeno posti il problema.
          In francese non so, ma immagino sia uguale.
          In ogni caso già l’adattamento alle diverse lingue (Borbón in spagnolo, “Bourbon” in francese, “Borbó” in catalano, ecc.) dimostra che non funzionano come cognomi.

        • Peucezio says:

          Qui c’è un link interessante:
          https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwjLnLuvqPXfAhWPHrkGHQ4mCkYQFjAAegQIYxAC&url=http%3A%2F%2Fwww.brigantaggio.net%2Fbrigantaggio%2Finiziative%2F2010%2F2010_08_31.PDF&usg=AOvVaw3S_SskrvW8VXu0T1qvv_bF

          Nell’articolo riportato si vede come persino Ferdinando II scrivesse “Borboni”, ma il bello è che nella risposta ci si arrampica sugli specchi, arrivando a ipotizzare che i Borboni, essendo napoletani, non sapevano pronunciare le vocali finali atone e che per questo Ferdinando potrebbe aver sbagliato a scrivere, un po’ come quegli analfabeti di qualche anno fa, in Puglia, che dicevano “il cano”, perché secondo loro, essendo maschile singolare, ci voleva la -o.

          • mirkhond says:

            Interessante si, soprattutto il commento di Alessandro Romano.
            Il quale conferma ciò di cui si sta parlando, e che cioè riguardo alle Due Sicilie, il termine Borboni ha acquisito un significato spregiativo.
            E infatti viene citato in proposito cioè che ha detto il principe Carlo di Borbone, erede titolare delle Due Sicilie.

            • Peucezio says:

              Ma dai, “il cippo (sic) totalmente diverso”… cudde le zippe le tène iìnd’o cervìidde.
              Poi chi sarebbero questi “Borboni”, casato distinto dai “Borbone”?
              Dice una montagna di ridicolaggini, cercando oltrettutto di discettare di grammatica.
              Sono personaggi caricaturali, con cui non dovresti mischiarti.

          • PinoMamet says:

            Ho letto l’articolo e la parte più interessante per me- che condivido in toto- è quando dice che fino a non molto tempo fa le regola era di scrivere “qual’era”, “qual’è”, con l’apostrofo, come d’altronde era più logico e coerente con altre forme (“com’era”), finché “qualche barboso professore sentenziò che secondo lui era troncamento e non elisione” .
            Sbagliando, secondo me.

            Comunque è uno dei pochi tratti stronzi della lingua italiana (come le “arance” o “arancie”, “ciliegie” o “ciliege”) non a caso difesi a spada tratta dalla stessa categoria di persone che insegna latino come lingua morta, avendo la massima cura a che resti ben morta e sepolta.

            • Peucezio says:

              Sì, la cosa triste è che loro credono che la grammatica sia un’operazione erudita, che crea la lingua.

            • Z. says:

              Pino,

              secondo te è una forma di elisione?

              • PinoMamet says:

                Non vedo perché non dovrebbe, se lo è nel caso di “com’è”.

                Ma soprattutto, credo che in queste cose la discussione sia piuttosto oziosa.
                Si dice “qual”, come si dice “com”.
                Potremmo anche fare i fighi e dire che si dice “kwal” e “kom”;

                la spiegazione grammaticale viene dopo .

              • PinoMamet says:

                Mi correggo: si dice “qualè”, “comè”.

                Nulla avrebbe impedito a grammatici diversi di inventarsi a tavolino la norma per cui il verbo essere, in questi casi, si scrive attaccato;
                non più arbitraria di quella che vuole o non vuole l’apostrofo.

              • Z. says:

                Mmm… però “com” senza la “e” finale non esiste, mentre “qual” esiste (qual buon vento, ogni qual volta, in un certo qual modo).

                Pensavo che per questo “qual” non volesse l’accento…

                Poi sì, si pronuncia uguale, come del resto “ciliegie” o “ciliege” (la “i” serve a rendere dolce la “g”, ma prima di una “e” è dolce ugualmente), e infatti leggo che ormai è accettato anche “pasticcere”…

              • Peucezio says:

                Troncamento ed elisione sono etichette della grammatica normativa italiana e, come tali, sono tautologiche: c’è elisione quando si è deciso che c’è elisione.

                Si tratta, dal punto di vista diacronico, di forme di apocope.
                Il motivo per cui si sceglie di non porre l’apostrofo dopo “qual” è che allora dovremmo metterlo anche quando è preconsonantico (“qual buon vento” e analoghi usi cristallizzati), ma a questa stregua ci vorrebbe anche dopo “quel”, “il”, “bel”, ecc.

                Volete ridere?
                L’altro giorno ricevo una mail, in cui mi viene reindirizzata una mail di un filologo italianista (sic) che scrive “bel esperimento”.

              • Z. says:

                Peucezio,

                — Il motivo per cui si sceglie di non porre l’apostrofo dopo “qual” è che allora dovremmo metterlo anche quando è preconsonantico —

                Eh, grosso modo quel che dicevo io, solo che tu non lo dici come un contadino di cinquant’anni fa 😛

                — L’altro giorno ricevo una mail, in cui mi viene reindirizzata una mail di un filologo italianista (sic) che scrive “bel esperimento”. —

                Ho sentito un laureato in legge dire “reato penale”. Non mi stupisco più di niente 🙁

              • Peucezio says:

                Z.,
                “Eh, grosso modo quel che dicevo io, solo che tu non lo dici come un contadino di cinquant’anni fa 😛 ”

                Tu invece sì? 🙂

              • Z. says:

                Mi ci avvicino di più!

                nel senso che tu conosci i termini corretti e precisi. Io ci do un po’ a occhio come uno che non ha fatto studi in materia…

                che in effetti non ho fatto 🙂

          • PinoMamet says:

            “come affermò il Prof. Giuseppe Cicala, docente di Storia Antica dellUniversità Federico II di Napoli: Se fai il plurale dei Borbone devi comunque scrivere borboni in minuscolo perché non è più un cognome ”

            Questa invece è una stronzata bella e buona.

            • Peucezio says:

              Ma quell’articolo è infarcito di stronzate dall’inizio alla fine.
              E’ il tipico normativismo ossessivo degli ignoranti.

        • Mauricius Tarvisii says:

          Plantageneto (-i) è un cognome a tutti gli effetti: un nome proprio che identifica una famiglia.
          Un altro esempio che mi viene in mente sono gli Arpadi (i discendenti di Arpad). Non sono sicuro, però, del suo singolare, che credo sia proprio Arpad.

  34. mirkhond says:

    Mi dispiace, ma nel caso dei Borbone non condivido quanto dici.
    Una consuetudine linguistica può anche essere sbagliata e nel caso, si corregge.

    • Peucezio says:

      Scusami, libero di pensarla come vuoi, però ci sono cose oggettive.
      Una di queste è che la grammatica è un processo induttivo, non deduttivo. Parte cioè dai singoli usi dei parlanti e da questi astrae la regola.
      Su questo non ci piove: non è un fatto opinabile.

      Sempre che tu non possa dimostrare che un omino, magari extraterrestre, nella preistoria, ci ha inserito un chip nel cervello, trasmissibile geneticamente, con tutte le regole di grammatica. 😀
      Ma se anche così fosse, queste regole inseriteci dall’alieno avrebbero fatto sì che la maggior parte dei parlanti (o scrittori) dica Borboni, quindi non se ne esce. 🙂

  35. mirkhond says:

    Si dice Borbone.
    Il termine Borboni OGGI ha acquisito un significato spregiativo, riguardo ai BorbonE di Napoli e Sicilia.
    Dovresti dartela ogni tanto un’occhiata ai forum relativi all’argomento.

    • Peucezio says:

      Questo è accaduto solo nella fantasia malata di qualche legittimista neoborbonico fanatico, non certo di chi dice o scrive “Borboni”.
      Così come sono stati i negri (e alcuni fanatici di sinistra) a decidere che in italiano “negro” era dispregiativo, non certo i parlanti abituati fino ad allora a dire “negro” senza nessun intento dispregiativo (perché per secoli non c’è mai stato tale intento in quella parola).
      Ma in genere io tendo a ritenere che le intenzioni di ciascuno le sappia e le stabilisca l’interessato medesimo, non un altro.
      Sbaglio? 🙂

      • Z. says:

        Che un termine cominci a, o cessi di, essere percepito come offensivo è successo molte volte.

        Nel caso di specie, sarei curioso di sapere perché.

        Intendo, ci dev’essere un motivo per cui Borboni ha assunto questa connotazione spregiativa.

        • Peucezio says:

          Ma non l’ha assunta, è che la gente passa la vita a farsi seghe mentali, creando associazioni di sfigati fanatici, col risultato che un discorso molto serio, come il revisionismo sulla storia del Risorgimento (e anche il legittimismo, che ha una sua dignità storica), diventa una barzelletta.

          ‘Ste cazzate servono solo a portare acqua al mulino degli apologeti del Risorgimento e delle repressioni sanguinarie dei Savoia.

    • PinoMamet says:

      Devo dire però che non avevo mai sentito dire che Borboni avesse un significato spregiativo, prima che me lo dicesse Mirkhond.

      Vedo che non sono il solo…

      mi chiedo se non sia (non voglio provocare) un po’ una fissazione tutta interna ai circoli neoborbonici, o agli antiborbonici (ammesso che esistano degli “antiborbonici”…)

      insomma, la maggior parte delle persone mi pare che lo usi senza nessun significato particolare.

      • Per Pino Mamet

        “Devo dire però che non avevo mai sentito dire che Borboni avesse un significato spregiativo, prima che me lo dicesse Mirkhond.”

        sospetto che sia l’inverso.

        Cioè, “Borbone” è una formula un po’ strana, quindi rispettosa; quindi chi dice “Borboni” non utilizza la forma di rispetto, e per questo manca appunto di rispetto.

      • PinoMamet says:

        Mah…
        questa mancanza di rispetto però mi sembra che sia percepita solo da alcuni filo-borbonici, non avevo mai avuto sentore prima.

        Borbone a me sembra poi abbastanza normalissimo 😉 è semplicemente al singolare.
        Mah!

      • mirkhond says:

        (ammesso che esistano degli “antiborbonici”…)

        Esistono, esistono.
        Basta dare un’occhiata ai forum su youtube relativi all’argomento.

        • PinoMamet says:

          Certo che la gente è strana.

          Cioè, capisco l’esistenza dei filo-borbonici: logico che se una dinastia non è più al potere, abbia i suoi nostalgici.

          Ma gli anti-borbonici?? i Borbone non sono più al potere, quindi, a che scopo essere anti??

          • Z. says:

            Per litigare, presumo 😀

          • mirkhond says:

            C’è tutta una corrente di pensiero che va dai nostalgici dei Savoia, difensori dell’unità d’Italia, del risorgimento, della Repubblica Napoletana del 1799, del decennio napoleonico-murattiano del 1806-1815, che in ques’ultimo decennio è sorta su youtube in contrapposizione al revisionismo neoborbonico.
            Si tratta spesso di meridionali, ma anche non, che non accettano tale revisionismo.
            E dunque si mettono a fare le pulci trovando tutti i difetti, tutte le magagne vere o presunte dei Borbone di Napoli e Sicilia, pur di difendere i propri miti.
            Dispute molto accese, alle quali ho partecipato anch’io tanti anni fa, per poi uscirmene perché stanco di dispute senza fine.

          • Roberto says:

            Un po’ come gli anti PD
            😉

  36. mirkhond says:

    Inoltre le lingue non sono delle entità rigide, ma sono soggette ad evoluzione.
    Infatti ogni tanto i dizionari vengono aggiornati per inserirvi i neologismi.

    • Peucezio says:

      Ma guarda che sei tu che vuoi irrigidire la lingua in una regola astratta, scavalcando l’uso prevalente (o, meglio, pretendendo di modificarlo per ragioni ideologiche, che è ancor peggio).

      Comunque non ho capito se ritieni sia sbagliato perché ne fai un fatto ideologico o perché secondo te vale la regola dei cognomi normali, dei borghesi (cosa che mi sembra più dispregiativa, peraltro, che non declinare il nome, che semmai è un segno di privilegio, visto che si applica una regola del tutto estranea ai normali cognomi anagrafici).

  37. Peucezio says:

    Per inciso,
    io non sto sostenendo che “i Borbone” sia scorretto.
    Sostengo (e davvero sfido chiunque a dimostrare seriamente il contrario) che “i Borboni” sia altrettanto corretto e poi, personalmente, per vari motivi, suggerirei di adottarlo a chi me lo chiedesse, lo ritengo cioè preferibile, ma non è che l’altra forma sia un errore.

    • PinoMamet says:

      Preferibile poi non direi
      (i Carolingi, come fatto già da notare da altri, non erano un cognome…) ma credo sia accettabili entrambe le forme.

  38. mirkhond says:

    “io non sto sostenendo che “i Borbone” sia scorretto.”

    Meno male.

  39. mirkhond says:

    “Ma guarda che sei tu che vuoi irrigidire la lingua in una regola astratta, scavalcando l’uso prevalente (o, meglio, pretendendo di modificarlo per ragioni ideologiche, che è ancor peggio).”

    Non mi sembra proprio.
    Mi limito piuttosto a seguire un’evoluzione onomastica che nel caso dei Borbone, tende a rifarsi al termine originale, lasciando da parte Borboni, che, in Italia (non in Francia o Spagna) OGGI ha acquisito un connotato dispregiativo.

    • Peucezio says:

      Sì, ma io veramente non ti capisco.
      Fai il reazionario e poi applichi le categorie del peggiore spirito politicamente corretto e delle più deprecabili fisime della mentalità progressista contemporanea, con la sua suscettibilità isterica, che pretende che si cambi il linguaggio per assecondare le sue manie deliranti.

      Ad ogni modo, ammesso che sa valido il principio per cui deve stigmatizzare un uso solo perché c’è qualche rompicoglioni che lo trova offensivo perché così gli gira, qui davvero parliamo di qualcosa che nessuno sente come offensivo, tranne qualche fanatico sfigato da tastiera.
      E mi meraviglio che tu, che sei una persona seria, voglia mescolarti con gentaglia simile, che nuoce alla causa stessa che difendi.

      • mirkhond says:

        “perché c’è qualche rompicoglioni che lo trova offensivo perché così gli gira”

        Non “perché così gli gira”, ma perché viene usato in modo VOLUTAMENTE offensivo da chi ODIA i Borbone.
        E’ chiaro adesso?

        • Francesco says:

          ormai chi sa chi furono i Borboni o Borbone che dir si voglia? mi pare questione assai passata

          cmq forza neoborbonici! liberate tutto il Regno dall’Italia ma fate presto

          😉

        • PinoMamet says:

          Questa però non l’ho capita…

          cioè, se io dico a un tale scemo, imbecille, coglione ecc., è chiaro che lo voglio offendere.

          Ma se uso un cognome al plurale anziché al singolare, quando entrambe le versioni sono attestate… boh?

          da cosa si capisce che voglio offendere?

          • mirkhond says:

            “da cosa si capisce che voglio offendere?”

            Dal contesto della discussione telematica.
            Se i filoborbonici dicono Borbone, gli antiborbonici dicono Borboni.

            • Z. says:

              Questo l’ho capito, Duca, ma com’è nata questa accezione offensiva del termine “Borboni”? è per il motivo che suggerisce Miguel, ossia che “Borbone” suona più formale, quindi più rispettoso?

        • Peucezio says:

          Mirkhond,
          “Non “perché così gli gira”, ma perché viene usato in modo VOLUTAMENTE offensivo da chi ODIA i Borbone.
          E’ chiaro adesso?”

          Ammesso che sia vero (e sarà vero per cento persone in tutta Italia), se qualcuno è così coglione da usare con intento offensivo una forma che si è sempre usata senza nessun intento né offensivo né apologetico, sono affati suoi.
          E’ un povero demente, identico e speculare a quello che si offende se legge “i Borboni”.

          Dobbiamo farci influenzare e regolare i nostri usi linguistici in base alle risse telematiche degli opposti schieramenti di quattro imbecilli?

          • mirkhond says:

            Si vede che non hai mai letto le discussioni telematiche sull’argomento.
            Il linguaggio corrente non è fermo all’Accademia della Crusca.

            • Peucezio says:

              Mirkhond,
              ma davvero tu perdi tempo a leggere le discussioni telematiche?
              Hai idea di quanto siano rappresentative della popolazione italiana?
              Su internet tu puoi trovare pure discussioni fra gli appassionati dei bulloni lisci e di quelli seghettati, che si accapigliano fra loro come se fossero in gioco i destini del mondo.

              Se il dibattito sulla storia o sulla lingua si identificasse con quello dei forum telematici, dovremmo direttamente spararci o diventare tutti terrapiattisti.

              Lascia perdere questo spazio, che è una cosa rara non solo per lo spessore di chi lo gestisce e di chi commenta, ma anche perché, malgrado tutti i nostri battibecchi siamo molto onesti intellettualmente.
              La rete per moltissima gente è un mezzo per sfogare le proprie frustrazioni o per guardarsi l’ombelico, perseguendo ossessivamente interessi per cose irrilevanti, come può essere il valore connotativo attribuito a una desinenza.

              • mirkhond says:

                “ma davvero tu perdi tempo a leggere le discussioni telematiche?”

                In passato, come ho già detto, sì.
                Oggi non più per via dell’esaurimento nervoso che mi faceva venire la tenace cocciutaggine degli antiborbonici. 🙂

  40. mirkhond says:

    “Sì, ma io veramente non ti capisco.”

    Me ne sono accorto.

  41. mirkhond says:

    “voglia mescolarti con gentaglia simile”

    Addirittura “gentaglia”!
    Non ti sembra di esagerare?
    E comunque la resistenza ai Francesi e ai Piemontesi fu fatta anche da gentaglia, e oggi che tanta gente riscopre la storia patria, è normale che al suo interno vi siano persone grossolane, con scarsa cultura, ma animate da grande passione.
    E tu che dici tanto di amare la cultura popolare dovresti convenirne, invece di trincerarti dietro un’inutile disputa linguistica che non accetta che il significato di un termine possa anche cambiare nel tempo e nell’uso che se ne fa.

    • Peucezio says:

      Ma io non ne faccio un fatto classista, anzi, in un certo senso è il contrario.
      Questa mentalità assurda del sentirsi offesi da tutto è un vezzo borghese e, quando viene recepito popolarmente, ciò accade in virtù di un complesso di inferiorità verso modelli sociali e culturali sentiti come prestigiosi.
      Per me il linguaggio dev’essere quello del contadino di cinquant’anni fa, che dava pane al pane e vino al vino.

      Per il resto, certo che difendo e ammiro chi si spende per la causa della revisione storica del Risorgimento e tutto il resto, ma proprio per questo prendo le distanze dalle forme caricaturali che essa assume in mano a certi polemisti telematici d’accatto, che rischiano di squalificarla.

    • Peucezio says:

      Aggiungo che nelle discussioni sul Risorgimento, il Regno delle Due Sicilie, ecc. si dovrebbe parlare delle stragi dei Piemontesi, delle statistiche sociali ed economiche del regno borbonico, delle conseguenze dell’Unità sul sud e sulle sue strutture economiche e sociali, ecc., ecc., ecc., non delle desinenze.

      Ma tant’è. Noi viviamo in un mondo in cui ci si preoccupa di dire “la sindaca”, ma tante donne prendono ancora stipendi più bassi degli uomini a parità di mansione, si sta attenti ossessivamente a non dire “negro”, ma i negri prendono solo calci in culo e ora ci mancavano solo i “Borboni” e i “Borbone”…

      Ma quello che veramente mi stupisce, ribadisco, è che tu ti faccia coinvolgere da questa isteria dei “vittimi” del linguaggio, come l’ultimo attivista omosessuale.
      Cosa c’entri tu con la cultura della suscettibilità e del linguaggio politicamente corretto?

      • Daouda says:

        Peucezio le donne vengono retribuite di meno perchè sono meno produttive oltre al risparmio da ipotecare in caso di maternità.

        I negri non mi pare prendino solo calci in culo una volta che escono dai campi di concentramento ( detenzione o lavorativi ) anzi.

        Ma chi cazzo se li incula quei francesi di merda dei barboni.
        Poi non è vero neanche che il meridione è povero.
        Chi deve essere ricco è ricco infatti.

        • Peucezio says:

          Per i negri mi riferivo agli Stati Uniti, non all’Italia.
          In Italia non esistono le razze: tempo una generazione o due essere negro sarà come avere gli occhi azzurri o marroni: varietà fenotipica della società italiana.

        • Daouda says:

          Io parlavo in generale invece. I negri oppressi in Africa sono stati venduti dai loro fratelli, lo schiavismo non lo hanno subito solo i negri nel mondo.
          Poi il discorso è infame ma ha una sua permeabilità giacchè se io porto gente schiava da me non è che se dopo 300 anni lo schiavismo cambia come concetto io sarò comunque contento de chiamalli e consideralli come me.
          Non ce vedo stranezze. Come anche un potente che inizia a vendere merda, a obblivare o ad opprimere. È consequenzialità , quelli sò infami e da infami se comportano, non è strano che combattano sul nostro sangue, anzi è del tutto comprensibile seppur ingiustificabile.

          D’altronde i negri sulla retorica sul loro conto piangono o la sfruttano, ossia generalmente come i fratelli che li hanno venduti, si amalgamano molto bene al sistema.
          Non esiste la categoria dei poverini , e chi ci crede è un cojone

          Borbone francese, sei straniero fai schifo come l’inglese.
          Savoia bastardo, ti fai bello ma rimani un senza rango

  42. Francesco says:

    insomma, a voi interessa dibattere su -e oppure -i

    alla fine l’unico serio filo-borbonico sono io!

    🙁

    • Z. says:

      Tu sei filo-borbonico (o filo-borboneco) per ragioni surrettizie e veteroleghiste!

      😀

      • Francesco says:

        ma lo sono davvero! si votasse domani per la restaurazione del Regno e della Monarchia sarei a favore

        anzi, zoppicherei fino alla cabina elettorale tutto fiero e impettito

  43. mirkhond says:

    “nelle discussioni sul Risorgimento, il Regno delle Due Sicilie, ecc. si dovrebbe parlare delle stragi dei Piemontesi, delle statistiche sociali ed economiche del regno borbonico, delle conseguenze dell’Unità sul sud e sulle sue strutture economiche e sociali, ecc., ecc., ecc., non delle desinenze.”

    Si parla di tutto questo e gli antiborbonici dicono Borboni.

    • Peucezio says:

      E chi se ne frega.
      Se uno è così imbecille da trasformare una desinenza in una bandiera identitaria, che possiamo farci…

  44. Peucezio says:

    Comunque, tanto per tirare un po’ le fila della discussione e mettere un po’ d’ordine al di là delle polemiche, va distinto l’aspetto linguistico da quello simbolico.

    1) Sul piano linguistico, indipendentemente da qualsiasi intento offensivo o difensivo, l’idea che il cognome di una casata nobiliare o di una dinastia non possa declinarsi non ha nessuna base e l’ho spiegato con l’esempio dei Plantageneti e con la questione stessa della traducibilità e del plurale nelle altre lingue.
    Gente che non sa nulla di linguistica (ma non solo di quella), come il tizio dell’articolo, col ditino puntato, applica una regoletta scolastica e schematica e pretende quindi di censurare un uso legittimo.
    Sarebbe come se io, dimenticando la distinzione fra inaccusativi e inergativi, dicessi: “gli intransitivi vogliono l’ausiliare essere, quindi dire “ho camminato” è sbagliato: si dice “sono camminato” e finora la gente ha sbagliato. Il fatto che un errore sia diffusissimo, anzi, generalizzato, non significa non sia un errore, quindi d’ora in avanti matita blu per chiunque dice o scrive “ho camminato””.
    Più o meno questi pseudo-grammatici da tastiera che sono rimasti alla regoletta della maestra delle elementari ragionano così.

    2) Circa il secondo punto, sull’offensività o meno, che possiamo farci… Ognuno si sente offeso da quello che gli pare. Io mi sento offeso dall’esistenza dei ristoranti con la tovaglietta di carta…
    Può anche essere che fra qualche anno la maggioranza dei parlanti italiani sentirà “Borboni” come offensivo e allora, se un bambino davanti ad altre persone, dovesse dire “Borboni”, la madre lo riprenderà come se avesse detto “merda!” e gli dirà che si dice “Borbone”.
    Non nego che la connotazione di un termine possa modificarsi col tempo. Finché il fenomeno è in atto però abbiamo diritto di assecondarlo o di rifiutarci di farlo.
    Anche se qui il caso è un po’ curioso, perché i nomi propri non fanno parte del lessico in senso stretto, infatti non vengono registrati nei dizionari. Cioè su un dizionario attuale si può trovare scritto, sotto la voce “negro” che ha assunto una connotazione dispregiativa presso molti o la maggior parte dei parlanti (non l’ho verificato, ma sarebbe plausibile). Dovremmo quindi creare un archivio di tutti i nomi propri con le loro versioni denigratorie e le loro storpiature. Varrà la pena…?
    Mi chiedo se non siano cose quindi affidate puramente all’uso e, come tali all’arbitrio individuale.

    Una cosa è certa: il primo punto e il secondo non c’entrano nulla e appigliarsi al primo per giustificare il secondo è come dire che “negro” è scorretto grammaticalmente o che dire “dubito che è andato” anziché “che sia andato” (che peraltro nel registro parlato è comunissimo, anche presso parlanti colti) è offensivo verso qualcuno.

    • Z. says:

      Beh, sì, è molto offensivo.

      “Dubito che è” non si può sentire. Mi offende le orecchie, quasi quanto le facce fuori dalle sale da gioco mi offendono la vista.

      • Moi says:

        Guarda che anche D’Alema è stato immortalato mentre abusava dell’ Indicativo, mica solo Di Maio …

        • Z. says:

          Certo, Moi. L’ho sentito di persona, più volte (sia lui sia Fassino), e ne abbiamo parlato anche qui se ricordi.

          Mi ha dato parecchio fastidio, anche perché – a differenze di altri, tra cui il Ministro del Lavoro – sa perfettamente quando e come si usa. Era evidente che non lo usava apposta.

          Un fastidio che non so descrivere.

          • Peucezio says:

            D’Alema tra l’altro è forse il politico italiano che parla meglio, il che dimostra che è un’infrazione non così grave.
            Certo, c’è da dire che un tempo la gente colta non ci cascava, almeno parlando pubblicamente. Vabbè, ere geologiche fa ormai (anche se da noi passano sì e no due generazioni…).

            • Z. says:

              “Dimostra” è una parola grossa, ma secondo me il fatto che sia persona istruita, e che parla un ottimo italiano, è indizio a favore del fatto che usasse l’indicativo apposta.

              Quanto meno, l’impressione che ho avuto è che usasse l’indicativo per “parlare facile”, perché a parte quando diceva “io credo che è” non faceva nessun tipo di strafalcione, anzi.

    • Mauricius Tarvisii says:

      Magistrale.

    • Moi says:

      Ai tempi dei Libri Cuori 😉 a sbagliare i congiuntivi NON si otteneva la Licenza Elementare … adesso abbiamo legioni di NeoLaureati che dicono “io credo che tu tieni ragione” o “domani mi salgono il pacco da giù” !

      Illuminatemi :

      … Per colpa di chi ?!

      😉

      • Peucezio says:

        Comunque si drammatizza troppo ‘sta cosa del congiuntivo.
        Credo si sia sempre fatto.
        Anche perché molti dialetti non ce l’hanno, quindi i parlanti adeguano all’italiano il costrutto del dialetto.
        E’ grave scriverlo, ma parlando capita.
        Io stesso, se adotto un registro popolare, mica uso il congiuntivo: sarebbe completamente fuori luogo.

        E’ più grave il contrario, cioè usare il congiuntivo al posto dell’indicativo, cosa che molti, ahimè, fanno, per esempio nelle relative, per cui dicono: “Penso che la cosa che tu abbia fatto non vada bene”, anziché “la cosa che tu hai fatto”.
        Quello sì che è offensivo! 🙂

      • PinoMamet says:

        Il dialetto di qua ha il congiuntivo e la “corretta” consecutio temporum.

        In realtà quando mi capita di sbagliare il congiuntivo è perché non seguo l’uso dialettale!

        • Peucezio says:

          Lo so. Nei dialetti del nord il congiuntivo in genere c’è.
          E’ nel sud che si è perso.
          Dale mie parti è rimasto in forme cristallizzate nei verbi servili, ma sono tutte imprecazioni o scongiuri:
          puèzze merì accìse,
          te pòzzena mbènne,
          dìgghie merì,
          mmògghia Ddì,
          u pòzzene accìte

          … et similia.

          Parlo del presente. L’imperfetto è ancora molto vitale in tante zone (Bari e dintorni compresa), ma sostituisce il presente nelle forme esortative oppure in condizionale.

  45. Moi says:

    SEGNALAZIONE … imperdibile !!!

    ——————

    “We believe”, lo spot pro #MeToo di Gillette, è contro la “mascolinità tossica”
    [sic]

    https://www.youtube.com/watch?v=koPmuEyP3a0

    • Moi says:

      Per come la vedo io, perché non possono usare un linguaggio più comune e dire semplicemente “comportamenti riprovevoli tipicamente maschili ” ? … Perché debbono per forza voler fare le Sociologhe Americane e tirare fuori terminologie _ più ridicole che offensive o eloquenti … _ come “Mascolinità Tossica” da “Toxic Masculinity” ?

      https://www.wikisessualita.org/wiki/Mascolinit%C3%A0_tossica

      • Moi says:

        da “Non ci Resta che il Crimine” :

        _ Stamo a cercà ‘a tualèt …
        _ ‘A tualèt ?! Aó, ma come cazzo parli ?! … Ma che, sì froscio ?!

        😉

        ——-

        Ovviamente, la cosa è messa in bocca a un personaggio negativo al massimo: deliquente abituale borgataro d’ infima manovalanza a inizio Anni Ottanta !

      • Peucezio says:

        Si vede che sono cagate americane tradotte.
        D’altronde sono talmente selvaggi che non mi stupirei che gli uomini corrispondano davvero a quegli stereotipi.
        Ma è bellissimo l’accostamento fra il voler essere sempre aggressivi e fare a pugni e il non avere interesse per i cosmetici, le bevande dolci e le commedie romantiche.
        Ora quindi so che il fatto che io non ami queste tre cose implica che sono un violento rissoso, incapace di sentimenti, che crede che con le donne bisogni solo scopare brutalmente, ecc. 😀
        Meno male che non sanno che aborro la frutta, altrimenti spiccherebbero un mandato di cattura internazionale!

        Ma “reinforzato” non viene nemmeno corretto da Word?

        • PinoMamet says:

          Sarò breve:
          come per il razzismo, anche nel rapporto tra i sessi credo che negli USA e mondo affine ci sia più esagerazione in senso femminista, perché c’è più “machismo tradizionalista” in giro.
          Non tutto il mondo americano è New York, e io ricordo un conoscente studente straniero negli USA (dall’Iran!) che diceva che quando stava in Georgia (stato usa) era bullizzato perché non beveva abbastanza birra, e quindi “era frocio”.

          Poi gli americani ci mettono sopra la classica esagerazione di molti popoli non-italici, per cui il fischio alle donne invece che maleducazione deve divenatre un reato addirittura…

          • Peucezio says:

            Sì, sono convinto anch’io che sia così.
            E forse, in miusra minore, anche in tanta Europa settentrionale.
            Non a caso noi maschi italiani siamo considerati più gentili, sensibili, romantici.
            Poi noi beviamo poco; questo già cambia tantissimo.

            Certo che ‘sti americani non trovano mai un equilibrio. Non è che dicono: ci sono i maschi cozzali che bullizzano, si ubriacano e picchiano le donne e facciamo in modo che smettano di farlo.
            No, continuano a farlo, ma in compenso non puoi fare un complimento a una ragazza.

            Ma d’altronde, come insegnò tempo fa il buon Moi (e solo da quella frase ho capito che è un genio):

            “Perché ci sono due malsane idee Statunitensi che si sono impossessate della Cultura Europea :

            I
            Un Eccesso si combatte con l’ Eccesso opposto …

            II
            Due cazzate di segno opposto si elidono …

            Invece

            I
            Ogni Eccesso si combatte con l’ Equilibrio …

            II
            Due cazzate di segno opposto si sommano in Valore Assoluto, NON si elidono !”

          • Peucezio says:

            Bada che in questa cosa c’è l’essenza degli Stati Uniti.

    • PinoMamet says:

      C’ho dato un’occhiata veloce, saltando qua e là…

      https://www.youtube.com/watch?v=0C1xn2H5Xcs

  46. Moi says:

    Ma una Nobildonna della Dinastia Borbonica, ovviamente EcoFemminista LesboVegan 😉 … è una “BorbonA” ?!

  47. Moi says:

    Dedicato a chi nell’ Attualità ci vede sempre chissà quale Semeion dei Tempi :

    SEGNALAZIONE

    http://www.affaritaliani.it/milano/a-cesare-battisti-si-intitolano-le-strade-br-viene-voglia-di-tifare-asteroide-581771.html

    A Cesare Battisti si intitolano le strade? Sì, al patriota che pochi conoscono
    Sdegno perché a Cesare Battisti avrebbero intitolato delle strade, ma non si conosce il Cesare Battisti patriota irredentista. Bisogna farsi qualche domanda…

    • Z. says:

      Avevo visto una vignetta umoristica al riguardo, qualcosa tipo “il PD gli dedicava strade, Salvini l’ha arrestato”.

      Non immaginavo che qualcuno l’avrebbe presa sul serio, se non altro perché uno dei due Battisti è ancora vivo. Come spesso accade, mi sbagliavo…

    • Roberto says:

      Secondo me il tizio si è inventato di sana pianta la notizia.
      Avrà visto la vignetta ironica e ci ha ricamato su una notizia dove scrive @”c’è gente che crede….”

    • Peucezio says:

      Io ho diversi amici di sinistra su facebook che hanno strillato all’imbecillità e all’ignoranza della gente di destra, che ignora l’esistenza del Cesare Battisti irredentista. Credo che la possibilità che fosse ironico non l’abbiano nemmeno contemplata.

    • PinoMamet says:

      Io invece ho solo amici di sinistra che su FB hanno postato la vignetta con chiari intenti ironici verso la destra…

      • Mauricius Tarvisii says:

        L’ho vista in pagine di “denuncia” dell’analfabetismo funzionale, quindi a sinistra mi sembra che molti l’abbiano presa sul serio.

      • PinoMamet says:

        Ma io non capisco come possano averla presa sul serio a sinistra…

        cioè, è chiaramente una presa in giro della supposta ignoranza di destra;
        tradotta, si legge così: “quelli di destra sono così ignoranti che credono che quelli di sinistra abbiano intitolato delle vie a Cesare Battisti il terrorista”.

        Come si faceva a prenderla sul serio? mi sembra davvero impossibile.

        • Mauricius Tarvisii says:

          Proprio perché presupponi l’ignoranza della destra ritieni verosimile che qualcuno abbia quella convinzione.

  48. Moi says:

    Un paio di “conferme” …

    https://www.fanpage.it/chi-e-cesare-battisti-il-patriota-a-cui-e-dedicata-una-strada-in-ogni-citta-italiana/

    (va be’ , questo è un sito che parte sempre dal presupposto che chiunque voti a Sx della Corrente più Liberale del PD debba per forza essere Semianalfabeta …)

    Ogni volta che si parla di Cesare Battisti, l’ex esponente dei Pac condannato per omicidio, torna l’equivoco su chi sia quel Cesare Battisti a cui è intitolata una strada in ogni città italiana. Che fu un patriota e un irredentista triestino, che scelse l’Italia e fu impiccato dall’Austria per alto tradimento.

    continua su: https://www.fanpage.it/chi-e-cesare-battisti-il-patriota-a-cui-e-dedicata-una-strada-in-ogni-citta-italiana/
    http://www.fanpage.it/

    ————————-

    Foggia, imbrattata la targa di piazza Cesare Battisti (l’irredentista e patriota)

    l’autore del gesto non deve aver cliccato sul link ‘disambigua’ di Wikipedia.

    Oppure, semplicemente, è uno di quelli che ha creduto, in passato come nelle ultime ore, alla vecchia bufala delle strade italiane dedicate a Cesare Battisti. Fatto sta che oggi, a Foggia, è stata ritrovata imbrattata la «targa Cesare Battisti» che segnala una piazza nel centro della cittadina pugliese. Ovviamente, non si tratta del Cesare Battisti riportato in Italia e rinchiuso nel carcere di Oristano, ma di un irredentista e patriota nato nel 1875 e morto nel 1916.

    https://www.giornalettismo.com/archives/2690838/targa-cesare-battisti-foggia

  49. Moi says:

    In pratica, il primo Cesare Battisti è un potenziale personaggio da “Racconto Mensile” del Maestro Perboni …

    Il secondo Cesare Battisti, invece, rappresenta il famigerato periodo “Anni di Piombo”, che non occorre essere “Millennials” per percepirlo come un’ altra “epoca” della Storia. Però, adesso, è indubbiamente in atto un Passato Reimmaginato, un processo intensificato da una compiaciuta ignoranza diffusissima e in apparenza (!) superata dal “se mi serve sapere una roba, do giù un paio di sditazzate al fido smartphone [senza ilquale non so neanche più la ricetta e come calcolare il minutaggio di tempo per un uovo sodo !] e Lui me lo dice subito !”

  50. Moi says:

    Proviamo a ragionare realisticamente :

    Chi, dopo “Averlo Fatto a Scuola”, dopo l’ interrogazione o il compito in classe si ricorda di Cesare Battisti, Quello di FineOttocento/Inizio Novecento ?! … Chi ?!

    Ci sono molte più “distrazioni” , ora, rispetto ai tempi di DeAmicis ! 😉

    Escluso chi “va a fare Giurisprudenza dopo la Matura” …

    La nozione giuridica che NON si intitolano piazze / strade a persone ancora in vita … è davvero-davvero così universale ? … Da che fonte si apprende, di grazia, durante la scuola dell’ obbligo ? E SE si apprende … perché doverselaricordare, una volta “sgavagnta” 😉 l’ interrogazione a scuola ?!

    • Z. says:

      A me lo insegnarono in famiglia. Forse non è nozione così universale come immaginavo.

      • Moi says:

        Penso che almeno in Emilia Romagna, almeno a partire dalle nascite dal II Dopoguerra finoa Fine Novecento … chiunque l’abbia appreso in famiglia. Però, appunto, famiglie sempre “politicizzate” o dalla Casa del Popolo / Sezione di Partito o dalla Parrocchia (che non poteva non occuparsi del “Sociale” … quindi del “Politico” per ovvia necessità)

        • Z. says:

          Non sempre così politicizzate, e ricorda comunque che c’erano realtà diverse. Ravenna – ad esempio – era divisa principalmente tra socialisti e repubblicani. I comunisti non erano altrettanto decisivi e i democristiani decisamente marginali.

    • PinoMamet says:

      Io partivo dall’ingenuo presupposto che tutti avessero sentito parlare del primo Cesare Battisti (il patriota), e che sentendo il nome del secondo (quello dei PAC) esclamassero dentro di sè “to’, guarda, i suoi genitori l’hanno chiamato come il primo, dovevano essere dei nazionalisti”.

  51. Moi says:

    Intendiamoci : anch’io penso che il “meme” che “Il PD gli dedica le strade e le piazze, la Lega lo fa arrestare !” sia iniziato come “Satira de Ddestra” , come direbbe Giorgia Meloni”… MA qualcuno l’ ha preso dapprima sul serio in buonafede, poi qualcunaltro ci ha invece marciato in malafede per Calcolo Politico !

    Siamo in Italia, il Clima Politico è sempre, da sempre, per sempre, stato da Campagna Elettorale Permanente … si specula su qualsiasi cosa, senza esclusione di colpi !

    Come dite ? … “Fair Play” ? … Si tratta di un nuovo canale televisivo in chiaro che si occupa di sport minori (NON-Pallonate, come direbbe un certo Toscanaccio Giurato Inimico della Spaghettofagia PoliticoSociale 😉 , ndr) … giusto ? 😉

  52. Moi says:

    Cmq,tornando da dove ero partito … questo Equivoco da Social sui Due Cesari Battisti è un notevole “Semeion” dei Nostri Tempi. Che ci piacciano o meno …

  53. PinoMamet says:

    Comunque credo che in Italia si siano nostalgici degli Asburgo, nostalgici dei Borbone, nostalgici del Papa, nostalgici della Serenissima, nostalgici persino dei vari staterelli.

    Ma non ho mai sentito nessun vivente nostalgico dei Savoia. Immagino che tre o quattro ci saranno, a Torino forse. Ma insomma, l’unica dinastia che ha regnato su tutta l’Italia non suscita rimpianti.
    Forse perché, messa alla prova con un test molto difficile (Fascismo e Seconda Guerra), ha fallito.

    Ma credo che ci sia sotto anche dell’altro. Gli italiani mi sembrano inerentemente, istintivamente repubblicani.
    La sostituzione della Monarchia- comunque parlamentare- con una Repubblica, in cui gli italiani sono liberi di scannarsi e accapigliarsi, mi sembra aver svelato la loro (nostra) vera natura di repubblicani; li ha resi finalmente sè stessi.
    Faccio fatica, forse per scarsità di immaginazione, a visualizzare un popolo inglese senza Monarchia.
    Certo, può esistere, chissà, magari esisterà un giorno. Ma adesso, insomma, è una cosa che fa troppo parte del loro folklore (che poi è l’unico posto adatto a una monarchia) perché possano farne a meno.

    invece in Italia è il contrario: i monarchi non vanno oltre le favole o i rimpianti per la piccola patria, e quella che viene semmai rimpianta (da pochi) è quest’ultima, non la dinastia regnante.
    Ma insomma, i “veri” italiani credo siano quelli della Prima Repubblica.

    • Peucezio says:

      Forse fra i viventi hai ragione, ma di nostalgici dei Savoia quando io ero piccolo ce n’erano tanti. Soprattutto nel sud, ahimè.
      E lo erano, incredibilmente, anche la maggior parte dei fascisti (almeno quelli meno ideologici e più viscerali).

  54. mirkhond says:

    Qui Peucezio ha ragione.
    Se fosse stato per noi delle furono Due Sicilie, nel 1946 avrebbe vinto la monarchia (sabauda).
    Credo però che, oltre l’attaccamento dinastico, da noi contasse molto il sentimento monarchico che era molto forte, fondato sulla tradizione secolare della monarchia nei Regni di Napoli e Sicilia.

    • Peucezio says:

      Sì, infatti, era quello.
      La gente era attaccata all’idea di avere un re, quale che fosse.

  55. Mauricius Tarvisii says:

    Ho visto Maria Regina di Scozia

    Film singolare, se non altro perché la cattolica è la buona e i protestanti sono cattivi, praticamente un unicum nella filmografia usàna 😀

    Poi però cominciano a comparire le quote etniche. L’ispanoamericano (e ancora ancora ci può stare, visto che è nell’aspetto è abbastanza indefinito), il nero (in fin dei conti c’era flusso di manodopera servile, quindi…) nobile (… come non detto!), la cinese (!!!). E poi neri assortiti nelle scene di gruppo, perché giustamente gli afroamericani erano una componente importante della popolazione scozzese del XVI secolo! 😀
    Ho trovato anche recensioni in rete che plaudono alla scelta: il film riconoscerebbe il ruolo dei neri anche in epoca rinascimentale.

    Chi conosce il Grande Satana meglio di me qui dentro mi può spiegare se davvero un film rischia notevoli perdite al botteghino (perché questo è ciò che conta nella testa del produttore) se non mette in scena tutto questo circo?

    • PinoMamet says:

      Lo scrivevo tempo fa:

      leggendo un libro di Storia in inglese (là, come credo in Francia, i libri di Storia sono molto più incentrati sullo studio di “casi” concreti che sulla memorizzazione dei grandi eventi; ma anche qualche libro italiano è un po’ così) vedo che è stata data una certa rilevanza allo studio della popolazione nera in Gran Bretagna nel 1600 (era l’equivalente di un libro per la nostra terza superiore).

      Qualche nero in Europa ovviamente c’era (del resto, basta vedere la pittura italiana), e non è da escludere che qualcuno possa anche avere ottenuto un titolo nobiliare, se non altro per particolare benevolenza di qualche regnante (so che un caso così c’è stato).

      da escludere invece che i neri fossero una presenza così comune che non si possa fare una scena di massa senza metterceli dentro…
      cinesi, non pervenuti. 😉

      Temo in effetti che negli USA, e forse in Gran Bretagna che è molto americanizzata, un film senza le sue necessarie quote da immolare ai nuovi benpensanti rischi polemiche e quindi perdite economiche.

      Naturalmente i film americani vengono venduti quasi ovunque, e potrebbe anche fregarsene di perdere gli incassi di tre neri americani che rivendicano di indossare il kilt, o di quattro liberal che gli danno ragione;

      ma c’è da tenere in conto la cecità culturale statunitense, per la quale tutto il mondo ragiona come gli USA, o dovrebbe farlo…

      • Moi says:

        Qualche nero in Europa ovviamente c’era (del resto, basta vedere la pittura italiana), e non è da escludere che qualcuno possa anche avere ottenuto un titolo nobiliare, se non altro per particolare benevolenza di qualche regnante (so che un caso così c’è stato).

        ———

        … Ma _ dico io al/la/l* 🙂 Regista di Hollywood di turno _ dàmmela una “spieghina” su “da dove salta fuori”, per Dio! Proprio perché personaggi così inusuali, la sceneggiatura e la caratterizzazione avrebbero solo di che guadagnarci … o no ?!

        Ad esempio, in un recente WuXiaPian di ultima generazione (un po’ trash … ma in Asia il Politically Correct, si sa, attacca meno …) c’è un “Negro” (il film è ambientato suppergiù nell’ Ottocento delle Guerre dell’ Oppio …) però, almeno, mostrano un “flashbackino” 🙂 ove si vede ch’ è scappato tuffandosi da una Nave Negriera e miracolosamente la risacca delle correnti lo ha fatto approdare in fin di vita sulle coste dell’ Impero Cinese ! … Non è meglio, rispetto a “schiaffarli lì”, certi personaggi ?!

    • Moi says:

      Pare anche (… ma debbo ancora vederlo: anche se lo “spoiler” 😉 è sui libri di Storia !) che siano due ProtoFemministe (specie la Cattolica !) costrette dalla “Toxic Masculinity” 😉 delle Corti (tutte al Maschile, ed essendo guerrafondaie … niente Quote Rosa !) alla Guerra, turpitudine dei “Maschi” per antonomasia, nella Storia ! 😉

      Cmq, per l’ultimo “Black Washing” Storico ero rimasto a Jaimie Foxx come Little John nell’ ultimo Robin Hood, preceduto da Djimon Hounsou come Sir Bevidere nel più recente (2017, mi pare) film su Re Artù …

      • PinoMamet says:

        Dell’ultimo Robin Hood ho sentito dire peste e corna, e visti i trailer penso che se lo sia meritato…

      • PinoMamet says:

        Comunque chiedo la collaborazione degli onorevoli membri del blog
        (Moi, per chiari meriti, in primis)
        per scrivere insieme la sceneggiatura del Film Perfetto per il Benpensante moderno.

        Comincerò io dicendo che ci deve essere una protagonista donna dal carattere viriloide, dotata di un’amica intima donna che possa far nascere nel pubblico l’ipotesi che sia lesbica;
        e deve avere una scena in cui lei si mostra coraggiosa e un personaggio maschile invece ha paura.

        Poi ci deve essere un attore nero che interpreta un ruolo tradizionalmente riservato, per ragioni di credibilità, a un bianco;

        e un vecchio saggio gay.

        • Mauricius Tarvisii says:

          Premesso che tutto varia a seconda del genere è che mi limito alla marca che guardo di più, cioè le produzioni con una componente di azione/avventura.

          – Il cattivo da farsa deve essere maschio e bianco, il cattivo approfondito e giustificabile può essere donna o nero.
          – Se qualcuno viene picchiato e non si può dare troppo risalto drammatico alla questione, è bene che sia uomo.
          – È bene che ci siano molte donne a coprire ruoli tradizionalmente maschili (polizia, pompieri, esercito, ecc.), a patto che si rispetti la regola del punto precedente.
          – L’omosessuale deve avere un ruolo positivo (e no, non pensate di non mettercelo!).
          – Il religioso è tendenzialmente negativo, se non si batte contro la corruzione della struttura religiosa. In generale, comunque, va bene dimostrare l’inutilità della fede e della preghiera.
          – Gli animali non si toccano nemmeno con un fiore, salvo che non vogliate sottolineare la crudeltà estrema di un personaggio.
          – Lo stesso vale, ma con mille precauzioni in più, per i bambini. In entrambi i casi suggerisco di non mostrare direttamente la morte o la violenza sullo schermo.
          – Una coppia omosessuale va sempre bene e, anzi, è raccomandata. Ma non sognatevi di farla disfunzionale.
          – Il “team” dei protagonisti deve essere assortito: almeno per il 40% deve essere composto da donne (ma il 50 o il 60% sarebbero perfetti) e deve rappresentare tutte le minoranze.
          – La grande corporation resta cattiva, il piccolo pioniere americano buono.
          – Un gruppo di donne organizzato in maniera idilliaca è un ottimo modo per rappresentare il matriarcato utopico.
          – Se c’è un muro, abbattetelo. Anche se serve ad arginare un’epidemia di zombie…
          – Lo scienziato genialoide va bene che sia un uomo, ma: 1) se è donna, non può essere nerd-sfigata; 2) altrimenti, le intuizioni geniali lasciatele comunque a un personaggio femminile.
          Mi riservo di integrare. Comunque è scontato che vanno evitati nudi non strettamente funzionali alla trama, battute contro donne o minoranze, machismo et similia.

      • PinoMamet says:

        PS

        sospetto che ci sia ormai anche un genere ben definito di film o film TV “per il Giorno della Memoria”, che contribuiscono a rendere tale giornata antipatica per tutti.

        • Peucezio says:

          Come diceva Checco Zalone, alla sua amica che, spiegandogli il senso del lungo e noisissimo concerto, gli diceva “è per non dimenticare”:
          E cce s’u scorde!“.

      • Mauricius Tarvisii says:

        Secondo me il metooismo è più nel marketing che nel film: Elisabetta è una mezza matta paranoica e dal carattere molto debole, mentre Maria è una ragazzina molto manipolabile, anche se qualche bel colpo lo prende. Che poi sia dato a tutto questo una connotazione politica da un’opinione pubblica impazzita è un altro discorso.

    • Roberto says:

      Effettivamente secondo me un film non politically correct rischia di perdere parti di pubblico.
      Dell’accuratezza storica non gliene frega nulla a nessuno mentre se ti manca il principe nero,beh avrai una associazione che protesta e le pecore che vanno dietro.

      Incidentalmente, ho simpatia per l’argomento “neri, gialli, donne ciccioni, storpi” sono stati cancellati per anni dal cinema. La cura però non è metto solo sempre e dappertutto neri gialli eccetera….

      • Mauricius Tarvisii says:

        Ciccioni e storpi non ne vedo molti. Anzi, il difetto fisico è ancora ampiamente usato per connotare negativamente.

        • PinoMamet says:

          Questo è vero.

          comunque la cura per gli stereotipi negativi non è ribaltarli e sostituirli con altri stereotipi…

          dieci film con neri scozzesi o vichinghi non riabilitano il giapponese caricaturale di Colazione da Tiffany, e riescono a rendere antipatiche le pretese del pubblico nero…

      • PinoMamet says:

        “Incidentalmente, ho simpatia per l’argomento “neri, gialli, donne ciccioni, storpi” sono stati cancellati per anni dal cinema”

        anche su questo v’è poi da ridire 😉

        in effetti, le donne non sono affatto state cancellate dal cinema.

        Il fatto è invece che c’erano pochi ruoli con donne in armatura, a meno che non fosse Giovanna d’Arco, o con donne che fanno a pugni nei bar.
        Ma questo perché, in effetti, le donne- sia detto a loro lode- tendono a non fare a pugni nei bar.

        E comunque un personaggio di bullo, arrogante, manesco ecc. (insomma, il classico “eroe” americano di tanti filmacci) mi desta abbastanza insofferenza anche se maschio, figuriamoci se trasformato in una specie di travestito, come molti ruoli “femminili” dei film americani di oggi.

        Quanto ai protagonisti non europei, ce ne sono migliaia: nei film non europei.

        E onestamente, dopo aver visto I 7 samurai, non sento nessun motivo per cui debba sorbirmi un intruso giapponese con katana in qualche avventura simil-medievale europea.

        Ciò non toglie che in effetti il cinema- americano soprattutto- sia stato abbastanza cattivo con le minoranze;

        e lo sia ancora, solo che quelle con le quali è lecito essere cattivi sono in parte cambiate.

        Quando c’è stato coso, come si chiama? quello con Sharon Stone che mostrava la scena boschereccia (finta peraltro…) e coso che faceva il poliziotto.. dai quella famosa dell’accavallamento…

        un bravo attore, sovrappeso, doveva chissà perché fare la parte di quello tutto sudato e impacciato, come se nella sua carriera di poliziotto non avesse mai visto un pel di figa. Dai là!

        Lo stesso attore, essendo sovrappeso, doveva essere cattivo anche in Jurassic Park…

        Come diceva il compianto Tomas Milian, “in America mi fanno fare sempre la parte del cattivo, perché ho perso i capelli…”

        Sui cattolici poi non parliamone, è caccia libera.

        • Moi says:

          Mah … l’unica cosa positiva Hollywoodiana sui (Preti) Cattolici è che, negli Horror, sono gli unici a saper fare gli Esorcismi sul serio.

          ———-

          Poi va be’: c’è Rocky Balboa (da giovane), la cui unica azione da ItaloAmericano Cattolico è chiedere la benedizione a Padre Carmine prima dei combattimenti … e anche l’ essere Ebreo (molto “atipico”, visto ch’è sempre squattrinato e parla solo di pugilato …) di Micky Goldmill è ridotto al funerale in Sinagoga. Anzi: non mi pare che prima ve ne sia alcun accenno.

        • Roberto says:

          Le donne ci sono sempre state nel cinema ma In quello d’oltre oceano sono effettivamente chiuse in ruoli un po’ secondari e stereotipati.
          Mi limito ai filoni che mi interessano: fantascienza, gialli, avventura….fantascienza prima del duemila, personaggi femminili protagonisti chi abbiamo? Ripley in alien? Sarah Connor in terminator? La principessa leia di Star Wars?

          Per dirla in un altro modo, sei una bambina negli anni 80, in che personaggi di film ti identifichi?
          (Lasciamo da parte il discorso che se sei un bambino negli anni 2010 hai lo stesso problema)

          • PinoMamet says:

            Limitatamente al filone a cui ti riferisci, hai la tua parte di ragione, ma faccio notare che la Principessa Leia è un personaggio estremamente più gradevole e credibile di donna attiva, intelligente, d’azione ecc. delle virago dei film di oggi.

            E non ho sentito nessun maschio criticare il personaggio perché spara, corre ecc.

            • Moi says:

              In Bumblebee (ambientato con sapiente “Nostalgismo” nel 1987, quando l’URSS imponeva agli Americani di NON fare i Frignoni col Politically Correct 😉 …) Charlie Watson, Tardoadolescente “difficile”, è in apparenza una “Tomboy”, poi si rivela essere molto femminile nella forza di “resilienza” …

              https://www.youtube.com/watch?v=fAIX12F6958

              (teaser)

              https://www.youtube.com/watch?v=lcwmDAYt22k

              (trailer)

            • Z. says:

              Boh, per me Guerre Stellari è sempre stata una delle cose più noiose mai viste 😀

              • Moi says:

                La polemica è che Ray sarebbe troppo una “Mary Sue” :

                https://tvtropes.org/pmwiki/pmwiki.php/Main/MarySue

                ————
                Daisy Ridley STILL doesn’t understand Mary Sues

                https://www.youtube.com/watch?v=QeSGexMeWy0

                —————-

                Cmq i Liberals Americani sono fantastici:

                de-costruiscono una”categoria” per poi costruirne ex novo cento ! 😉 😀

              • PinoMamet says:

                Ho provato a leggere cosa sarebbe una Mary Sue: capisco che è uno stereotipo, ma uno stereotipo di cosa, boh, è troppo complicato per me.
                Ci rinuncio.

                Questa cosa dei “TV Tropes” analizzati in maniera wikipedica mi sembra che gli sia sfuggita di mano, e tutto l’impianto della cosa sembra creato per fare confusione anzichè chiarezza.

                Del resto, mi sembrano cascami dello strutturalismo e del formalismo, che ormai mostrano la corda.

                Bon, a parte il preambolo simil-dotto:

                chi cazzo è Ray??

              • PinoMamet says:

                Trovato ora:
                a quello che capisco, sarebbe il personaggio (di solito femminile) preferito dall’autore, che rappresenta sempre il suo (di lui) punto di vista, e che l’autore dota di tutti i tratti che dovrebbero renderla attraente e simpatica
                (esotismo, capacità incredibili, tratti da leader ecc. ecc.)
                col risultato di far perdere credibilità e interesse al personaggio.

                Tutta roba interessante, ma qualcosa dentro di me mi fa trovare antipatico usare questi nomi, appunto, stereotipati, “tongue in cheek” e da nerd, che sembrano la passione di questi analizzatori di “tropi”.

              • Mauricius Tarvisii says:

                Il termine credo che venga fuori dal mondo delle fanfiction e dei forum in materia. Per cui è gergaccio di internet della peggiore specie.

              • PinoMamet says:

                Ora che ne leggo le caratteristiche, credo ce ne fosse una quasi completa, con tanto di mezzo sangue nativo-americano, in American Gods (libro, serie TV non l’ho vista) di Gayman, di cui parlammo con Francesco.

                Non un capolavoro, in effetti, ma onesto mestiere.

              • Roberto says:

                Ray è uno dei personaggi principali della nuova serie di Star Wars

              • Roberto says:

                Ecco qui (si scrive con la e, non a)

                https://starwars.fandom.com/wiki/Rey

      • PinoMamet says:

        Comunque Milena Vukotic (anche lei… “doppiata”) ha mostrato i peli ben prima della Sharon Stone, riuscendo a imbarazzare solo l’impacciato e simpatico Mimmo interpretato da Verdone 😉

  56. PinoMamet says:

    OT totalissimo!!

    copio e incollo queste frasi da un gruppo Facebook, al fine di mostrare il rapporto tra greco “antico” e “moderno”.

    Ερωτηθείς εί σφαιροειδής εστιν ο κόσμος, έφη: «ουχ υπερέκυψα».
    [Όταν ρωτήθηκε αν ο κόσμος έχει σχήμα σφαίρας απάντησε: «δεν έσκυψα τόσο πολύ

    Traduzione il più letterale possibile
    “Richiesto se sferiforme è il cosmo, disse: Non mi superpiegai” (antico)
    “Quando gli fu chiesto se il cosmo ha forma di sfera, rispose: Non mi piegai così tanto”.

    (credo sia Socrate).

    In realtà penso che un greco antico redivivo, pronuncia a parte, capirebbe benissimo la frase moderna.

  57. mirkhond says:

    A proposito di Rumeli

    Stasera al tg hanno mostrato la protesta di piazza ad Atene per….contrarietà al nuovo nome della Macedonia slava!
    Cioè questi stanno alla fame e si rivoltano perché un loro vicino del nord ha cambiato nome, e tale nuovo nome è stato riconosciuto dal governo romeo!

    • Peucezio says:

      Non di solo pane…

      Semmai dovevano appendere per le palle quella merda di Tsipras quando ha disatteso il referendum sull’euro.
      Quando uno pensa al caso greco veramente capisce come nemmeno quando gli manca il pane e le cure mediche minime la gente si ribella. Anzi, si ribella solo se ha la pancia piena (i francesi non sono nel loro momento migliore come livello di vita, ma se la passano molto meglio dei greci di quel periodo e anche di adesso immagino).

      • PinoMamet says:

        Beh, adesso i greci hanno la pancia vuota e sono scesi in piazza.
        Contro la “Macedonia del Nord”.

        Ma a dire il vero sono scesi in piazza un bel po’ anche per ragioni economiche, prima…

        PS
        il nome Macedonia del Nord a me non pare affatto male: geograficamente credo sia esatto, grossomodo, e non impedisce certo che la Grecia continui ad avere una regione chiamata Macedonia.
        Che la piccola repubblica ex jugoslava voglia partire dal “dito” del nome per arrivare poi al “braccio” delle rivendicazioni territoriali, come diceva una manifestante intervistata, mi sembra alquanto improbabile.

        Capisco invece che possano essere infastiditi a pensare che qualcuno possa credere che Alessandro il Grande parlasse bulgaro o albanese…
        ma tanto gli albanesi lo credono già 😉

        (io credevo fosse una fissazione del rimpianto Ritvan, ma qualche frequentazione con albanesi sia vivi che telematici mi fa pensare che questa cosa dell’albanesità di mezzo mondo, e specialmente della primogenitura albanese sulla cultura greca antica, sia un vero e proprio dogma, su cui non sono disposti a sentire ragioni.
        Ipotizzo che glielo abbiano insegnato a scuola nei decenni passati, e forse chissà, ancora oggi).

        • Peucezio says:

          Ma dici che il macedone doveva essere diversissimo dall’albanese?
          L’albanese pare che sia imparentato col daco-misio. Indoeuropeità balcanica insomma.

        • PinoMamet says:

          il macedone antico, dal poco rimasto, pare fosse un ramo del greco (affine al dorico) o al massimo una lingua sorella del greco.

          Mi pare che altre ipotesi siano un po’ più avventate (ma non vanno molto aldilà dall’ipotizzare una sprachbund balcanica greco-traco-frigia o quel che l’è).

        • PinoMamet says:

          Che i greci antichi a volte dicessero che “non capivano niente” se parlavano i macedoni non vuol dire nulla..

          mi pare lo dicessero gli ateniesi degli spartani, e lo dico anche io dei bergamaschi… o dei parmensi di montagna 😉

          • Peucezio says:

            Sì… in effetti l’indoeuropeità balcanica era molto variegata…

            Che ne pensi della teoria del Pisani, che sosteneva che i dialetti greci fossero il risultato non della rottura di una relativa unità originaria, ma della convergenza in loco di tradizioni linguistiche indoeuropee indipendenti e differenziate?

            • PinoMamet says:

              Non la conoscevo, ma mi sembra probabile, a naso.

              del resto i Dori, sicuramente, arrivano in Grecia quando altre stirpi ci stanno da un pezzo.

              • Peucezio says:

                Eppure le affinità sono troppo strette.
                Stringi stringi le strutture fondamentali sono quelle. E anche il lessico.
                Tu trovi così diversi fra loro i dialetti greci? Io, ammetto, non sono un esperto di dialettolgia greca…

  58. Mauricius Tarvisii says:

    E l’autobomba a [London]Derry? Pare che siano stati gli indipendentisti, anche se i depositi di armi più importanti sembrerebbero averceli gli unionisti (che, ricordiamolo, sono nella coalizione di governo a Londra).

    L’hard brexit inizia ad essere interessante prima ancora di iniziare.

  59. Moi says:

    … Ma quindi si potrebbe proporzionare Greco Antico : Greco Odierno = Italiano Stilnovistico / Dantesco : Italiano Odierno o giù di lì ?

    • PinoMamet says:

      Lo pensavo anche io, sai? secondo me siamo lì, o all’incirca.
      Grande Moi, ti confermi ottimo osservatore.. non dovresti perdere tempo con Biglino!!

      • Peucezio says:

        Beh, no, sono molto più simili che non il latino e l’italiano, ma non direi fino a quel punto.

        Piuttosto semmai fiorentino popolare moderno (l’italiano attuale è una lingua semi-artificiale fossilizzata al toscano dell’epoca di Dante con alcune variazioni).
        Ma io credo che la differenza sia ancora maggiore. Basti pensare alla fonetica.

    • Mauricius Tarvisii says:

      Ma come mai è stato conservativo, il greco?
      Non certo per i nazionalisti ottocenteschi: se nell’Ottocento avessero cercato di restaurare il latino in Italia sarebbe stato un clamoroso fiasco.
      Non credo neppure che c’entri il fatto che lì, a differenza di qui, non arrivarono i germani: la dominazione dei goti fu brevissima e larghe fette d’Italia non furono mai longobarde. D’altro canto, di slavi loro ne hanno conosciuti a bizzeffe.
      Minore diffusione geografica? Sarebbe compensibile, se non fosse stato che l’Italia era comunque il cuore dell’Impero: capisco Spagna e Romania, ma come mai gli abitanti di Velletri non sono stati conservativi come quelli di Corinto?
      Ruolo della corte costantinopolitana e della Chiesa greca? Eppure anche da noi il latino è stato lingua delle cancellerie per mille anni dopo la caduta di Roma e la Chiesa ha continuato a usarlo fino all’altro ieri…
      Come mai questa differenza? Oppure loro sono la regola e noi romanzi l’eccezione?

      • Peucezio says:

        Secondo me la differenza sta nel fatto che in Italia sono successe troppe cose, grande storia, evoluzione, centro del mondo in molti periodi, mentre la Grecia è rimasta un po’ ferma, un po’ ai margini della storia, dopo Alessandro Magno.
        La lingua colta è rimasta fossilizzata sotto una campana di vetro fino all”800 (anzi, fino agli anni ’70 del ‘900), l’arte ortodossa più o meno ripete sempre sé stessa e la dottrina si è bloccata al mille, insomma, è un mondo molto più stabile. A livello popolare meno, ma, insomma, nel complesso è una realtà più statica di quella italiana, che è stato per secoli un laboratorio, una fucina in continuo fermento (e lo è ancora, a suo modo).

        Nel caso poi di francesi e inglesi, le cui lingue cambiano continuamente (basti pensare che l’antico francese è proprio un’altra lingua rispetto al francese attuale), lì c’è un dinamismo tipico di quei popoli, indipendentemente da tutti: sono popoli irrequieti, esuberanti, aggressivi, anche quando non sono al centro della storia.

      • PinoMamet says:

        La vedo come Peucezio ma non ho tempo ora… A più tardi!

      • PinoMamet says:

        Rispondo ora con più calma a Mauricius.

        Credo in effetti che noi latini siamo la regola, e i greci l’eccezione. Ma c’è un perché a questa eccezione, e non è l’ “eccezionalità” dei greci stessi (come a molti greci piace pensare 😉 )

        Si sa che l’italiano- ormai è luogo comune- è stato diffuso dalla televisione; ma anche- probabilmente di più 😉 – dalla scuola, dall’esercito, e dalle case chiuse.
        Tutte realtà in cui le persone, per vari motivi, venivano spostate a centinaia di chilometri di distanza.

        In breve, non credo che gli italiani abbiano imparato l’italiano a scuola facendo a-ran-ce, ci-lie-gie ecc.: sennò stavamo freschi.
        Ma l’hanno imparato, l’italiano parlato, scorretto, vivo, perché il maestro era di Spoleto, il maresciallo dei Carabinieri di Sassari, la puttana di Cremona, e bisognava pur parlarsi.

        Naturalmente esiste nell’Oriente anche un popolino minuto e “mercuriale” di lingua greca;
        ma credo che si possa dire che, come lingua di grande diffusione, il greco esaurisce la sua spinta propulsiva sotto l’impero romano, andando poco oltre l’Anatolia e le grandi città.

        in effetti gli scrittori pagani (non a caso chiamati sempre “elleni”) e anche cristiani in lingua greca, vengono dall’Anatolia, oppure da centri urbani di una certa fama;
        Luciano, che veniva dalla secondaria Samosata, ricorda la sua scelta tra la retorica (e la lingua greca) e la scultura (e la lingua aramaica): la cultura greca esiste nei centri remoti- le tragedie e commedie greche vengono rappresentate anche in paesi dove l’aramaico sta cedendo il posto all’arabo… ma è una cultura “straniera”, una seconda lingua da colti.

        Tanto che molti scrittori cristiani preferiscono- per allontanarsi dagli “elleni”- usare la lingua locale- l’aramaico, il copto ecc.

        Mentre in Occidente, la Chiesa adotta subito il latino.
        Proprio mentre in Oriente i fedeli cristiani delle varie lingue cominciano a distinguersi tra loro, in Occidente abbiamo per esempio Beda che ricorda che in Britannia ci sono cinque lingue (“come i libri della Bibbia”) è una di queste è il latino “che la Chiesa ha diffuso ovunque”.

        E poi il latino è la lingua dell’esercito, anche in Oriente: il lessico militare bizantino è di origine latina, gli stanziamenti lungo la via Egnatia parlano latino ecc.

        In Oriente il greco non può certo esercitare lo stesso ruolo aggregativo…

        rimane perciò la lingua di tre grandi gruppi, che si rispecchiano nei dialetti neogreci di oggi:
        -i greci “standard” della lingua koinè, più o meno imbastardita dall’uso popolare o nobilitata dall’uso colto, secondo una dicotomia molto antica;
        -i greci “tradizionali” dei dialetti arcaici come lo tsakoniko (dal laconico);
        -i greci anatolici con il loro greco peculiare

        ma, a parte questi ultimi, si tratta di gruppi piuttosto piccoli, che mantengono da un lato un collegamento costante con la tradizione colta (anche quella meno “cristianizzabile”, come la poesi omoerotica, è scrupolosamente copiata e ammirata in epoca bizantina) dall’altra con le città portuali del Mediterraneo tra di loro, che mantengono così un uso “vivente” della lingua.

        • mirkhond says:

          “E poi il latino è la lingua dell’esercito, anche in Oriente:”

          Fino all’epoca di Eraclio (610-641 d.C.), quando viene soppiantato come lingua ufficiale dal Romaico, sia in ambito militare che civile.

        • Per PinoMamet

          ” la puttana di Cremona”

          Leggo che su Repubblica, è scoppiato lo scandalo, perché sul muro di una scuola, con una piccola bomboletta, qualche alunno avrebbe scritto:

          “il preside è gay”.

          Proprio così, “gay”, pure con la ypsilon politicamente corretta (però magari avrebbe dovuto scrivere “il Dirigente Scolastico” invece di preside).

          Al mio ultimo anno al liceo, qualcuno attaccò un immenso cartello all’ingresso, una roba tipo tre metri per due, con un’elegante composizione poetica.

          L’autore era un giovane di origine calabrese, che ogni volta che cercavano di spaccargli la testa a sprangate, tirava fuori un’incredibile frusta d’acciaio telescopico, con cui metteva in fuga gli avversari, ma, ripeto, erano altri tempi.

          DXXX è il nome del signore che all’epoca faceva da Preside (non Dirigente Scolastico).

          Tor di Quinto è un distretto di Roma noto per la presenza di giovani maschi disposti a incontri retribuiti con maschi più maturi.

          La poesia diceva (e me la ricordo ancora, potenza della rima):

          “Dxxxxx puttano
          è andato a Tor di Quinto
          con il ca… in mano
          ed è tornato con il cu… ridipinto”

          Ma ci tocca vivere in tempi degradati…

          • Z. says:

            Se n’è parlato per il fatto che il preside ha deciso di non coprire la scritta, non trattandosi – ha spiegato – di un insulto.

            • Per Z

              ” non trattandosi – ha spiegato – di un insulto.”

              Infatti. Il povero adolescente di oggi cerca di insultare l’autorità, come si fa dal 1789, e non ci riesce.

              Ti assicuro che il poeta calabrese di tempi lontani ci riuscì abbondantemente.

            • mirkhond says:

              Perché è davvero gay?

              • Peucezio says:

                Magari non lo è ma non può dirlo per non essere accusaato di omofobia 😀

                Sai, “mi piace la f….” oggi non sta bene: troppo berlusconiano 🙂

              • PinoMamet says:

                ??
                non c’è bisogno di essere omosessuali per dire che non c’è niente di male nell’essere omosessuali.

              • Peucezio says:

                Vabbè, ma se lo sei ti accrediti ancora di più 🙂

                Comunque era una battuta.

          • PinoMamet says:

            Con tutto il rimpianto (condiviso) per la maggior poeticità degli studenti d’antan…

            secondo me questo preside è un po’ come la mamma di “petaloso”. 😉

            Ricordate?
            Tutti i bambini inventano le parole, ma non tutti hanno una mamma che si prende la briga di scrivere o far scrivere all’Accademia della Crusca e di pubblicare la risposta… 😉

            Sui muri di ogni scuola del Regno c’è pieno di alunni, professori e presidi gay, froci, stronzi ecc. ecc. e pochissimi credo si siano presi la briga (e il costo) di far ridipingere la parete, a meno che non si tratti di opere cubitali.
            Ma ogni tanto- e il giornalismo ci mette del suo- capita quello che vuol fare la figura del buono 😉

        • Peucezio says:

          Pino,
          verissimo tutto questo, ma non so se la Grecia sia un’eccezione.
          Pensa a come le lingue baltiche e slave siano le più conservative fra le indoeuropee.
          Io credo che la distinzione sia fra Oriente e Occidente.
          Staticità, contemplazione e dall’altra parte dinamismo, azione. Anche nella lingua 🙂

          • PinoMamet says:

            Mmm così mi sembra un po’ astratto per i miei gusti 😉

            Preferisco pensare a cose concrete: gli Slavi sono in fondo arrivati l’altro ieri…

            mentre i Greci (salvo appunto l’Anatolia, e la Grecia/Grecia ovviamente) sono rimasti sostanzialmente il popolino dei porti del Mediterraneo orientale, che ha bisogno di una lingua franca, una koinè appunto…

          • PinoMamet says:

            Però in fondo credo ci sia del vero in quello che dici!

  60. mirkhond says:

    “Sì… in effetti l’indoeuropeità balcanica era molto variegata…”

    Noel Malcolm, seguendo la tradizione che va per la maggiore sull’area balcanica antica, sostiene che a nord della Grecia e della Macedonia, vi fossero sostanzialmente due grandi stirpi indoeuropee: gli Illiri nel Balcano occidentale, su per giù l’area dell’ex Jugoslavia e l’Albania attuali, e i Traci (Traco-Daci) nel Balcano orientale, pressappoco le attuali Romania e Bulgaria.
    Nell’area dell’attuale Macedonia a nord di Skopjie, poi dovevano esservi popolazioni miste traco-illiriche come i Peoni, e ancora più a nordovest, lungo le sponde centrali del Danubio, popolazioni celto-illiriche (almeno dal IV-III secolo a.C., quando vi fu una grande migrazione celtica nell’area danubiana).

  61. mirkhond says:

    “Tu trovi così diversi fra loro i dialetti greci?”

    Per quelli antichi non saprei, ma per il Romaico, abbiamo il dialetto del Ponto anatolico, il Romeika (Rumca in Turco), che presenta delle differenze col Romaico della Rumeli.
    E anche il romeo cipriota dovrebbe presentare dei caratteri di arcaicità.
    Ma su questo Pino saprà essere più preciso.

    • Roberto says:

      So che nel greco cipriota è rimasta la ν all’accusativo (greco standard θάλασσα greco cipriota θάλασσαν)

    • PinoMamet says:

      I dialetti greci antichi non erano troppo diversi tra loro, ma bisogna tenere presente il fatto che hanno avuto una evoluzione comune in un territorio tutto sommato ristretto (la Grecia vera e propria).

      Non sono affatto sicuro che la lingua originaria dei Dori fosse così simile a quella degli Ioni quale poi è diventata;
      è in effetti poi l’evoluzione del Dorico ha portato, pare, al dialetto Tsakoniko, che è molto aberrante rispetto al neo-greco standard.

      Anche il Pontico, già citato da Mirkhond, è abbastanza distinto dagli altri dialetti (più conservativo).

  62. Moi says:

    A proposito di studio della Storia in Francia basato sui casi concreti, accennato da Pino:

    una certa 😉 Olympe de Gouges era da sempre quasi sconosciuta, poi è diventata da pochi anni importantissima su pressione socio-politica di Lobby delle Femministe :

    http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/marie-gouze/

  63. Moi says:

    Cmq per fortuna che Battisti il Cantante “Cult” si chiamava Lucio … sennò sai che casino adesso, se si chiamava “Cesare” pure lui ! 😉

  64. Moi says:

    @ PEUCEZIO

    Come hai potuto vedere, si tratta del Trionfo della Forma sulla Sostanza :

    la sessualità effettiva di quel Preside è un fatto del tutto irrilevante : se c’è scritto “gay” (parola-totem 😉 …) , non può offendersi in nessun caso ! Ma se ci fosse stato scritto “frocio / ricchione / ecc …” (parola-tabù 😉 …) allora, invece, avrebbe dovuto offendersi in ogni caso !

    • PinoMamet says:

      mMMM

      non direi.
      In quel caso “gay” è stato usato con intento offensivo, quindi del tutto equivalente a frocio o ricchione.

      però la tua è una tesi interessante e non hai tutti i torti, in generale (nel caso specifico credo di sì):
      il linguaggio è davvero quello che fa la differenza.

      • Per PinoMamet

        “il linguaggio è davvero quello che fa la differenza.”

        Analizzando ulteriormente i due componimenti…

        “gay” rivela l’incapacità di pensare al di fuori di un campo linguistico stabilito da altri.

        E’ come se un cattolico di destra, per insultare Papa Bergoglio, lo chiamasse “Francesco accogliente”. Intendendo certamente insultarlo, ma essendo ormai privo di un linguaggio proprio: non è in grado di scrivere, “Bergoglio eretico” “Bergoglio neognostico” o cose simili.

        • Infine…

          l’espressione “gay” indica una qualità costante di un individuo, tipo “mancino”.

          L’antica rima sul Preside Puttano, descrive invece una serie di azioni, compiute in un certo momento, da quella persona.

          Il fatto che sembra subito offensiva, ci fa perdere di vista il motivo per cui offende.

          Infatti, non qualifica direttamente la persona, lo fa indirettamente, facendo intravedere una certa meschinità di carattere:

          – il tizio probabilmente inganna la moglie
          – è vecchio e brutto e deve comprarsi soddisfazioni che non ottiene spontaneamente
          – è considerato carne da sfruttamento dai suoi fornitori di servizi sessuali
          – lo prende nel didietro, forma estrema di umiliazione
          – fa tutto questo di nascosto perché deve mantenere certe parvenze sociali
          – e uno così si permette pure di dire a professori e alunni quello che devono fare.

          Insomma, l’efficacia dell’antica rima non sta nelle parolacce, ma nel ragionamento cui porta, maieuticamente, il lettore.

        • Roberto says:

          “Bergoglio neognostico”

          Stupendo!

        • Z. says:

          Miguel,

          — “gay” rivela l’incapacità di pensare al di fuori di un campo linguistico stabilito da altri. —

          Questa è la costante della destra in Italia, ma forse qua la cosa è più semplice: “gay” si è affermato al posto di altri termini, di norma offensivi.

          Quindi, anche per offendere qualcuno, anziché (absit iniuria verbis) “frocio”, lo si chiama “gay”.

          In effetti, mi è capitato spesso negli ultimi anni sentire ragazzi chiamare “gay” altri ragazzi, per ischerzo.

          • Peucezio says:

            Ma secondo me non è tanto e solo perché gli altri termini sono offensivi, ma perché è un monosillabo, molto veloce da dire, e soprattutto è inglese anziché un regionalismo italiano.

          • mirkhond says:

            “In effetti, mi è capitato spesso negli ultimi anni sentire ragazzi chiamare “gay” altri ragazzi, per ischerzo.”

            Anche quando andavo al liceo, anni ’80, primi ’90, si usava il termine “gay” per sfottere.

            • Peucezio says:

              Ma infatti l’ordine di considerare legittimo “gay” è venuto “dall’alto”, cioè dagli Stati Uniti, nel senso che lì le comunità degli omosessuali, per qualche incomprensibile motivo, hanno deciso che “gay” non è offensivo e li rappresentava.
              In Italia, ovviamente, colonia dell’impero, ci si è adeguati.
              Altrimenti “gay” sarebbe diventato offensivo, in quanto informale e colloquiale, e “omosessuale” sarebbe stato l’unico termine legittimo (finché non fosse diventato illegittimo anch’esso, sospinto da qualche nuovo termine eufemistico; per inciso, anni fa lessi di ricchioni che avevano da ridire proprio sul termine “omosessuale”, per motivi incomprensibili).

              • Per Peucezio

                “Ma infatti l’ordine di considerare legittimo “gay” è venuto “dall’alto”, cioè dagli Stati Uniti, nel senso che lì le comunità degli omosessuali, per qualche incomprensibile motivo, hanno deciso che “gay” non è offensivo e li rappresentava.”

                Il bello è che io, da madrelingua inglese, penso che “gay” significhi quello che significava fino a pochi decenni fa: all’incirca, “gagliardo”, un po’ allegro, un po’ gioioso, un po’ avventuriero, un po’ perdigiorno.

                Virtù peraltro anche un po’ “maschili” volendo.

  65. Z. says:

    Non fanno in tempo a drizzarsi i capelli – quelli che ancora restano – che ne tirano fuori una più grossa nel giro di mezz’ora…

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/01/21/lannutti-banche-controllate-dai-savi-di-sion-comunita-ebraica-antisemita-fi-e-pd-insorgono-di-maio-ci-dissociamo/4913806/

    E niente, oh, io comincio a sperare che sia un incubo da cui ci si sveglia 🙂

  66. OT

    Interessante come Parigi abbia convocato l’ambasciatrice italiana, perché l’Italia ha osato contestare il controllo francese sull’ex-impero.

    Ovviamente l’Italia lo fa nel contesto delle solite polemiche su chi accoglie i migranti, ma questa volta ha ragione da vendere.

    La Francia è l’unico paese coloniale a considerare ancora normale mettere in piedi presidenti e abbatterli nelle sue ex-colonie, o orientare le loro economie in funzione dei propri profitti nazionali.

    https://www.lettera43.it/it/articoli/mondo/2019/01/21/la-francia-stampa-moneta-per-paesi-africani/228348/

    Poi giustamente il problema non è solo la Francia:

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/01/22/africa-e-migranti-aiutiamoli-a-casa-loro-e-invece-li-sfruttiamo-dal-pesce-del-senegal-ai-diamanti-e-il-petrolio/4912577/

    E’ un po’ come la questione del Messico: uno dei principali motori della migrazione verso gli Stati Uniti è la distruzione dell’agricoltura messicana da parte dell’agribusiness statunitense, con la catastrofe della NAFTA. Solo che quelli che si lamentano per i messicani che arrivano, sono i primi a difendere le grandi monoculture meccanizzate, pesticidizzate e ambientalmente devastanti del Middle West.

    Ah, per chi si lamenta dei tanti migranti afghani in Europa: le sanzioni statunitensi contro l’Iran, hanno spinto gli iraniani a una serie di misure di austerità, che hanno costretto oltre 400.000 afghani ad andarsene… indovinate verso dove.

    • Il PD sarebbe in qualche modo l’erede del PCI… un ambiente che negli anni Settanta produsse un vasto numero di studi sull’imperialismo. Che con tutti i limiti del metodo marxista, colsero un elemento fondamentale del “progresso”, cioè il saccheggio di risorse dal mondo intero, che ha permesso di realizzare il “miracolo” euroamericano.

      Ecco come il PD oggi riduce tutto questo patrimonio, polemizzando con i (discutibilissimi) personaggi che stanno al governo:

      “Pina Picierno, europarlamentare dem, rincara la dose: “Di Maio, con le sue uscite degne dei peggiori troll di Facebook, mette e repentaglio rapporti consolidati e fondamentali di amicizia con un Paese come la Francia.”

      • Ah, ecco da dove viene Pina Picierno (wikipedia):

        “Nata a Santa Maria Capua Vetere e residente a Roma, ma originaria di Teano,[1][2] lavora come consulente in comunicazione [3]. Diplomata al Liceo Pedagogico e sociale di Vairano Scalo, si è laureata con 110 e lode in Scienze della Comunicazione all’Università di Salerno con una tesi di laurea sul linguaggio politico di Ciriaco De Mita[4]. Ha più volte dichiarato la sua vicinanza a De Mita, che in passato ha definito il mio mito[5][6].

        Cresciuta politicamente nel Partito Popolare Italiano (PPI)…”

      • roberto says:

        ti faccio notare che inizi scrivendo “Il PD sarebbe in qualche modo l’erede del PCI” e finisci scrivendo “Cresciuta politicamente nel Partito Popolare Italiano (PPI)”

        (non critico te, critico il PD)

      • Z. says:

        Mentre pensavo con apprensione che il nostro governo parrebbe creare tensioni gratuite con altri governi uso propaganda elettorale scopro che invece il tema rilevante mica è questo.

        È il nome del partito dove forse militava, da adolescente, una parlamentare di opposizione che nessuno conosce!

        I nostri governanti la sanno lunga, valà, altroché “discutibilissimi” (perché poi?). Sono io che sono un povero fesso.

        Grazie per avermi rassicurato.

        Ora vado a studiarmi i Protocolli dei Savi di Sion 😀

        • Peucezio says:

          Z.,
          “Mentre pensavo con apprensione che il nostro governo parrebbe creare tensioni gratuite con altri governi uso propaganda elettorale scopro che invece il tema rilevante mica è questo.”

          Beato te, le cui apprensioni nella vita sono queste.

          • Z. says:

            Ma infatti, di che ci preoccupiamo? Andrà tutto alla grande!

            Del resto c’è sicuramente chi ne risentirà molto più di me…

            • Peucezio says:

              Fammi capire, qualcuno risentirà del fatto che Di Maio litiga coi francesi?

              Diciamo che se qualcuno l’avesse fatto seriamente ai tempi della guerra in Libia, ci saremmo risparmiati infiniti lutti e tragedie in quella nazione, centinaia di migliaia di migranti in meno in Italia e, soprattutto, un controllo ancora forte dell’ENI, sulle risorse libiche, che significa maggiore forza economica dell’Italia, visto che di idrocarburi in casa ne abbiamo pochini.

            • PinoMamet says:

              Io sono prevenuto verso i francesi
              (la Francia, la adoro… 😉
              o forse era viceversa, dipende)

              penso che abbiano tentato di farsi i comodi loro a spese dell’Italia a partire dall’unità di quest’ultima, e forse prima.
              Ignoro come si comportino con gli spagnoli.

              Ora è uno dei momenti in cui l’Italia sta facendo un po’ di ammuina per significare ai francesi di non rompere troppo.
              Fa parte del normale teatrino delle compravendite: la Francia ha tentato di approfittarsi di un momento di debolezza dell’Italia (lo spread ecc.) per comprare a poco prezzo, e ora l’Italia le sta dicendo che il prezzo si è alzato.

              Niente di preoccupante.

              • Z. says:

                A me pare che questo teatrino – stampa filogovernativa inclusa – sia tutta propaganda elettorale.

                Mi auguro che il nostro ambasciatore spieghi loro la situazione e che i francesi si facciano due risate con Banfi.

                Secondo me finirà che rideremo di meno noi, e sarà un gran coro di “ah ma io”, “ah però”, “eh ma io non”…

                Ma spero di sbagliarmi 🙂

              • Peucezio says:

                Sicuramente è fatto in funzione soprattutto delle elezioni.
                Ma questo è l’aspetto triste. In Italia ci si stupisce che qualuno cerca un nemico esterno, proprio perché per l’italiano il nemico, per definizione, è sempre interno.
                Cioè l’italiano si alza la mattina pensando a come andare in culo all’altro italiano e l’unica ossessione di un politico italiano è come combattere l’altra parte politica.
                Per cui, per dire una cosa ovvia, e cioè che la Francia ci è sempre venuta nel culo e ora più che mai, ci devono essere delle ragioni propagandistiche interne.
                E ovviamente l’altra parte non vede l’ora di allearsi col nemico esterno, pur di fare propaganda di segno opposto.

              • Per Peucezio

                ” In Italia ci si stupisce che qualuno cerca un nemico esterno, proprio perché per l’italiano il nemico, per definizione, è sempre interno.”

                Verissimo!

              • PinoMamet says:

                La vedo abbastanza come Peucezio.

                Inoltre non capisco questo eterno complesso di inferiorità degli italiani, per cui gli altri paesi possono dire e fare quello che vogliono contro di noi, ma appena vengono criticati loro dovremmo tremare di paura per chissà quali conseguenze…

                ahò, so’ i francesi: quattro sfigati come e peggio di noi.

                “L’è miha Gesù… l’è un bischero qualsiasi!”
                (cit.)

              • PinoMamet says:

                Naturalmente non so niente dei gilet gialli, ma l’accanimento con cui i “buoni” italiani, e i “ricchi” francesi si impegnano a descriverli, già me li rende simpatici.
                Lo dico a mo’ di post scriptum.
                Non mi importa proprio nulla di quello che vogliono e di chi li appoggi o meno: se rompono il cazzo a quel fesso di Macron, per me già vanno bene. Poi si vedrà.

              • Z. says:

                Pino,

                è il ragionamento che hanno fatto in UK con la Brexit: il governo non la vuole, quindi votiamo a favore.

                Io ne ho gioito. Loro vedremo 🙂

                Nel caso delle boutade sulla Francia cattivona è meno grave: come dicevo, spero che i francesi si facciano una risata col nostro ambasciatore e che la cosa finisca lì.

                Queste figurette-siparietto da italianuzzi per coprire imbarazzanti magagne interne mi danno comunque fastidio, perché a differenza di certi ometti arroganti all’estero so che l’Italia non è solo questo.

                Ma è la democrazia, sicché pazienza, mi terrò il fastidio 🙂

              • Per Z

                “Queste figurette-siparietto da italianuzzi per coprire imbarazzanti magagne interne ”

                Beh, è uno dei meccanismi base della politica italiana, da tutte le parti e senza eccezione alcuna, temo.

                Però andrebbe distinto dal merito dell’accusa che l’Italia ha lanciato al governo francese.

              • Peucezio says:

                Z.,
                “Nel caso delle boutade sulla Francia cattivona è meno grave: come dicevo, spero che i francesi si facciano una risata col nostro ambasciatore e che la cosa finisca lì.”

                Altrimenti ce la faranno pagare cara.
                Anche perché, sai, i francesi sono anni che ci aiutano in tutti i modi, ci vogliono bene e lo dimostrano in ogni occasione.
                Senza il loro sostengo andremo a rotoli.

                “Queste figurette-siparietto da italianuzzi per coprire imbarazzanti magagne interne mi danno comunque fastidio, perché a differenza di certi ometti arroganti all’estero so che l’Italia non è solo questo.”

                Scherzi a parte, a che ti riferisci esattamente?
                Io ho l’impressione opposta, che in Italia è tutto folclore, che continuiamo a mettercelo in quel posto a vicenda e a giocare alla contrapposizione politica (Berlusconi-sinistra, M5S/FQ-Renzi, populisti-antipopulisti), mentre gli stranieri, che l’interesse nazionale lo fanno davvero e si uniscono subito contro gli avversari esterni, ce lo mettono in quel posto senza vaselina.

              • Z. says:

                Peucè,

                no, scherzi, è un’ottima idea attaccare governi esteri a casaccio. Suggerirei di fare lo stesso con Russia, Germania, Stati Uniti…

                Anzi, una bella invasione come nel glorioso 1940 😀

              • Peucezio says:

                Invece tutti i solini della sinistra (e anti-populisti vari stile Bonino) che vanno in televisione a dire che Trump è pericoloso, Putin è un dittatore criminale e la Cina è un nemico pericoloso, vanno bene.
                E ovviamente Erdogan è un pazzo criminale, l’Iran è un regime repressivo, la Polonia e l’Ungheria sono governate da pericolosi populisti e tutto il resto della retorica…
                Mettersi contro la Francia no, mettersi contro tutte le massime potenze mondiali (e una manciata di altri stati) sì.

                Seriamente, non capisco come mai in Italia l’unica opzione possibile sia il servilismo interno o per procura (ci schieriamo con gli altri contro i nostri interessi o attacchiamo altri per compiacere altri ancora verso cui abbiamo deciso di essere servili).

              • Peucezio says:

                Z.,
                “Meglio così 🙂 ”

                Beh sì. Ora sono molto più sereno.

              • Z. says:

                Cioè, fammi capire… non sparare stupidaggini a caso sui governi esteri è “servilismo interno”?

                Tu hai bisogno di un governante che si faccia grosso insultando altri governi a casaccio, per distrarti mentre lui si rimangia le promesse della campagna elettorale?

                Beato te 🙂

              • Z. says:

                Peucezio,

                — Beh sì. Ora sono molto più sereno. —

                Naturalmente, se il governo non risponde con immediati insulti a questa risata in faccia è “servile”, giusto? 😉

              • PinoMamet says:

                No Z….

                francamente trovo che qui abbia ragione Peucezio.

                Non sta scvritto da nessuna parte che criticare (a volte con stupidaggini altrettanto grandi) qualunque governo mondiale vada bene…
                ma la Francia no, chissà perché.

              • Z. says:

                Pino,

                puoi essere d’accordo con chi preferisci, ci mancherebbe!

                A me pare evidente che siano stupidaggini il cui unico fine è distrarre l’elettorato, e mi sembra incredibile che qualcuno non se ne accorga…

                Ma per carità, possiamo anche pensare che il governo abbia intenzione di avviare una politica di strenua difesa dei popoli africani dal gallo oppressore, ci mancherebbe 😀

              • PinoMamet says:

                in genere sono d’accordo con chi ha ragione.

                I tentativi di sviare la discussione li conosco tutti quindi scusami se li ignoro.

              • Z. says:

                Pino,

                questa pseudopolemica sul gallo oppressore – in cui a nessuno frega niente del merito – è precisamente questo: un tentativo di sviare l’attenzione.

                L’opposizione ha abboccato, quindi direi che funziona.

              • PinoMamet says:

                Allora:

                -nessuno ha usato il termine “gallo oppressore”. Il fatto che lo usi tu ha l’intento di svalutare, attribuendogli implicitamente questa iperbole retorica, il discorso di chi non è d’accordo con te

                -non mi risulta nessun problema interno che possa essere sviato dal ricordare la discutibile creazione e gestione del franco “coloniale” da parte della Francia (che peraltro è un argomento che non hanno inventato Di Maio o Salvini)

                -altri paesi europei e mondiali hanno subito le stesse critiche, con toni anche più accesi, senza richiamare gli ambasciatori italiani: poi i “galletti” e gli “italianuzzi” arroganti saremmo noi eh?

                -non trovo che a nessuno freghi niente della gestione francese dell’Africa:
                nello specifico, la Francia ha criticato (anche con toni piuttosto accesi) la gestione italiana dell’immigrazione, accusando senza mezzi termini l’Italia di comportamenti e politiche inumane.

                Quanto alla risposta della ministra francese, basta leggerla per rendersi conto che i toni del governo italiano sono perfettamente in linea con quelli del governo francese.

              • Z. says:

                Pino,

                — nessuno ha usato il termine “gallo oppressore” —

                Il senso delle dichiarazioni del Ministro era esattamente questo, mica altro. Basta rileggerle.

                — non mi risulta nessun problema interno che possa essere sviato —

                Che possa essere sviato non so: intanto ci provano. E visto che l’opposizione abbocca, direi che ci riescono anche benino.

                Poi magari sbaglio io e il governo è davvero interessato alla liberazione dei popoli d’Africa.

                — poi i “galletti” e gli “italianuzzi” arroganti saremmo noi eh? —

                Noi chelebecchiani certamente no. Non siamo politici e non abbiamo magagne politiche da far passare in secondo piano.

                — nello specifico, la Francia ha criticato (anche con toni piuttosto accesi) la gestione italiana dell’immigrazione —

                E l’Italia, anche nella persona del governo in carica, ha fatto lo stesso più volte. Non senza ottime ragioni, peraltro, visto il comportamento delle autorità francesi al confine.

              • Z. says:

                Comunque, se hai letto bene, parlando di “arroganti” mi riferivo a chi all’estero sputa luoghi comuni sull’Italia e sugli italiani.

                Che gli italiani siano arroganti non credo lo sostenga neppure il misitalico più infervorato…

  67. mirkhond says:

    A proposito del neocolonialismo francese in Africa:

    https://www.maurizioblondet.it/benalla-e-loro-del-chad/

  68. PinoMamet says:

    Aldilà delle ragioni e torti sul caso specifico
    (è chiaro che i francesi hanno torto in partenza 😉
    no, seriamente:
    è chiaro che i francesi hanno torto in partenza, se si parla di Africa e di colonie)

    infastidisce che i francesi si inalberino per le critiche, quando da anni si permettono ripetutamente di fare le pulci e di fare la morale a ogni e qualunque governo italiano.

    Non serve essere salviniano per accorgersene.

    Andassero anche un po’ a fanculo.

  69. Moi says:

    Il Complottismo è una forma di pensiero che si autoalimenta di continuo : credi in un complotto, ufficialmente è falso … benissimo: ti scatta in mente il complotto nel complotto che negherebbe la verità, facendo così credere a tutti che una falsità di comodo sia invece la verità assoluta. E “tutto torna” !

    … Savi di Sion o Alieni Biblici, il meccanismo NON cambia.

  70. Moi says:

    Be’, interessanti le vostre obiezioni a “Gay-Totem Vs Frocio-Tabù” … io però penso che si debba fare un distinguo. Proviamo a cambiare “target” : uno che aprisse una pagina Facebook tipo “Rom di Merda : riaprire i Lager, ma solo per loro !” sarebbe un Odiatore Fai-da-Te , uno che “odia questi perché deve” ma non ne sa sostanzialmente nulla diveso dalle altre persone, o più spesso non ne sa proprio nulla !

    … ma un altro che invece aprisse una pagina Facebook tipo “Zingari di Merda : riaprire i Lager, ma solo per loro !” sarebbe invece un Odiatore Organizzato ! … Cioè con dietro un gruppo che ha letture / video su Youtube identitarie ben precise, in cui i concetti della visione ideologica sono ben fissati da un lessico ben configurato. E un Odiatore Organizzato è davvero convintissimo di avere la fortuna di condividere con i propri Smili chissà quali nozioni segretissime e censuratissime sul”target” da odiare.

    • Moi says:

      Tornando ai “gay” , a proposito di “Fai-da-Te” / “Organizzati” … il soggetto indicato come Nemico Pubblico N° 1 dalla Comunità LGBTQUAecc.. Italiana, l’ autoproclamto “Cristero di Chesterton” [sic] Gianfranco Amato, è uno che nelle sue conferenze discetta di “Minaccia Gnosi” … NON si mette a gridare “Viva la Figa, Abbasso i Culattoni !” , eh !

    • Per Moi

      ““Zingari di Merda : riaprire i Lager, ma solo per loro !””

      Il bello è che io trovo falso il termine “Rom”, per il semplice motivo che nella loro lingua, non esiste il concetto.

      Esiste il concetto di “mia famiglia” (curiosamente reso con termine di origine latina) e il concetto di “gente impura e zozzona tipo Miguel Martinez, Roberto, Zeta, Moi, Peucezio, Pino Mamet, che se toccano tua figlia, tu ammazzi lei (meglio non ammazzare Miguel, ecc, perché se no chiamano la polizia)” che è molto chiaro e si dice “gagio”.

      Non esiste il concetto del “nostro popolo”.

      Esiste il sostantivo Rom, che significa “maschio sposato”, quindi capofamiglia, accompagnato da una “Romni” che se è brava gli cucina, gli procrea figli maschi e pulisce la casa/camper/tenda, prende le botte da lui e lo manipola spietatamente.

      Una “mendicante Rom” non ha senso, dal punto di vista linguistico.

      Per questo scelgo di usare il termine “zingaro”, che è dato dai “non Rom”; ma non è certo meno arbitrario di “gagio”.

      Ah, c’era uno zingaro down che mi voleva un gran bene, e quando mi vedeva, mi parlava sempre in gagekane, in “non zingarese”. Cioè in serbo.

      • Peucezio says:

        E tu capivi?

      • Z. says:

        Miguel,

        un Rom, o uno zingaro, quando parlando col fratello vuole riferirsi ad un altro Rom, o ad un altro zingaro, che termine usa?

        Posto che non sta parlando di un gagio, come fa a far capire che è “uno di loro” e non “uno di noi”, insomma? avranno pure un modo per esprimere il concetto!

        • Per Z

          “un Rom, o uno zingaro, quando parlando col fratello vuole riferirsi ad un altro Rom, o ad un altro zingaro, che termine usa?”

          Dipende: se è suo cugino, dice cugino.

          Se appartiene al proprio clan, usa il nome del clan – per dire, Ashkali, Kovaci, Cergari, eccetera.

          Non ho mai sentito usare un termine più ampio, perché chi non è del proprio clan è comunque un estraneo, anche se immagino meno impuro di un gagio, comunque non c’è alcun interesse ad interagirci.

          • Per Z

            “comunque non c’è alcun interesse ad interagirci.”

            Infatti, una caratteristica “mercuriale” degli zingari è la dispersione geografica: le piccole nicchie da fuoricasta si saturano presto, per arrivare a un’altra nicchia, bisogna viaggiare lontano.

            Anche perché il grado di sopportazione dei gagè non è illimitato, visto che si tratta di un rapporto strutturalmente teso.

            Non a caso gli zingari sono quattro gatti, ma si estendono oggi dall’India al Brasile.

          • Moi says:

            Poi arriva la Signora Dijana Pavlovic _ Romnì “di sangue” ex attrice, modella, ex candidata proveniente da una famiglia piccoloborghese “integrata” della Ex Jugoslavia _ a fare la PortaVoce del Popolo Rom e delle Romnì nei Salotti Bene TV … e chi la contesta è Razzista con il plaso del PD , PaP, LeU, ecc … !

          • Peucezio says:

            Miguel,
            però come dice “un tizio”, che non sia un gagiò, beninteso.
            Cioè, per indicare un padre di famiglia dirà “rom”, ma se non sa se è sposato o celibe? O usa “rom” per qualunque uomo adulto, presupponendo sia sposato, e qualche parola che indica ragazzo (non “gagiò”, per quello mi pare si dica “raklò”), se invece è molto giovane, tipo adolescente?

      • daouda says:

        Miguel le famiglie primarie di zingari sono sono Kalé, Sinti e Dom/Rom…

        è corretto?

        Quella correlazione agli àbbrei può essere corretta?

  71. Moi says:

    @ PEUCEZIO

    Secondo la Pasionaria AntiGender Dura&Pura (una “Medica”, eh !) Silvana De Mari , è “EteroSessuale” ad essere già di per sé stesso un termine Orwelliano per “OrtoSessuale” !

  72. Moi says:

    (metto qui per comodità, sui “tropes” …)

    Ripeto: la Cultura Ufficiale Americana , rimasta senza la Grande Nemesi Sovietica, ha “decostruito” decine di “categorie antropologiche” vecchie … per “costruirne” centinaia di nuove ! 😉

  73. Moi says:

    D’ora in avanti, anche Zeta e Roberto crederanno nella Resurrezione :

    A Cagliari il Pd ha fatto vedere la strategia giusta per vincere

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/01/22/a-cagliari-il-pd-ha-fatto-vedere-la-strategia-giusta-per-vincere/4914816/

    Alle Supplettive di Cagliari ! … Con il 40% ! … Affluenza del 15% !

  74. Moi says:

    Sul Caso James D. Watson Umarell Rincoglionito da ” DeNobelare ” (… ma non lo prese da giovane ?!) … forse vi sfugge una roba, anzi due :

    *** la prima “Destrorsa” : ***

    ci sono già dei Semianalfabeti che fanno discorsi del tipo che “questo ha dedicato tutta la vita alla Scienza per poi scoprire a novant’anni dopo un Nobel quel che io già sapevo benissimo da ragazzino alle medie: i negri sono stupidi (aggiungere altri luoghi comuni a raffica su qualunque altra “razza” o “popolo” … indifferentemente a livello contientale o rionale, compreso “ma in compenso, beati loro, hanno delle verghe impressionanti)

    *** la seconda “Sinistrorsa” : ***

    SE invece James D. Watson avesse dichiarato qualcosa del tipo : “confermata la superiorità genetica dei Neri nelle prestazioni sessuali e sportive !” … chi avrebbe avuto da ridire, fino a “deNobelarlo” ?!

    • PinoMamet says:

      Mi sembrano destrorse entrambe…

      • Moi says:

        Ti dirò: premesso che NON trovo “edificante” la cosa, dei giovani AfroAmericani che “riformulano in positivo” lo stereotipo di essere più prestanti nel sesso e nello sport, considerando la cultura, la scuola, roba da sfigati che in fondo si addice ai Bianchi … ti assicuro che ne esistono, con un po’di pazienza ne si può “lurkare” qualcuno fra forum e blog dispersivi tutti loro. Gente che dice che la saga di Rocky sarebbe razzista perché i Bianchi picchiano più duro dei Neri, e altre amenità !

        • Moi says:

          D’altronde anche la stessa famigerata arcinota “N-Word” se la dicono fra di loro in continuazione, ma non tollerano minimamente che la usino i Bianchi … così che la riformulerebbero in positivo.

          Altrettanto fanno i Gay con la “F-Word” (di “fag[got]”), e se avesse vinto la Clinton avrebbero già, con ogni probabilità, una legge su misura anche loro, per cui gli Etero NON possono dirla ma loro, fa di loro, sì eccome !

        • daouda says:

          Moi Moi

          Il discorso razze è un discorso che mira a classificare qualcosa che in realtà non esiste ed in questo quando si nega la realtà della razza in sè non si ha torto poiché la purezza delle stesse è solo supposta.
          Ovviamente , ad ogni modo, la realtà è innegabile pur nella sua mistura derivata.
          Ora quel che è più ripugnante dell’esaltazione del congoide và di pari passo , specularmente, con la denigrazione del mongoloide epperò la vulgata che ha sempre voluto i congoidi ritardati , ergo la loro denigrazione, sta andando al ritmo della ipervalutazione razionalista degli asiatici.
          Insomma il gioco và in base alle esigenze e tutto fà brodo contro i caucasici.

          Ora come sostengo con chiunque quando si và a parare su questi argomenti, la superiorità fisica dei congoidi c’è ma è solo su certi ambiti ed anche in campo genitale si focalizza solo su certe peculiarità. Ripeto ed insisto che a livello fisico , anche genitale, i mongoloidi hanno tranquillamente proprietà loro specifiche.
          Di converso appare evidente che certe capacità razionali dei mongoloidi ne hanno determinato un certo e divergente sviluppo a scapito di altro, che invece nei congoidi è molto più presente.
          Il vecchio riferimento dell’inversione analogica.

          Tutto ciò per scrivere : se in medio stat virtus, è scontato che i popoli che possano assommare in sè le migliori possibilità mentali e fisiche siano i caucasici e tra i caucasici i semiti ( ciò non vuol dire affatto gli ebrei si badi essendo loro in minima parte semiti ).

          Ti suggerisco quindi di giocare questa carta la prossima volta ahhahahaha

          Per il resto è veramente triste che le etnie più oppresse siano quelle più prostituite ai loro aguzzini.
          Ma non è nulla di nuovo d’altronde.

    • Moi says:

      … ma c’è un link diretto alla lezione in video ? Dei resoconti dei giornalisti (tutti) ho imparato (debbo molto a Miguel, in questo …) a diffidare, a prescindere dai contenuti !

  75. Moi says:

    Cmq uno Scienziato di Chiarissima Fama che proclama l’ inferiorità intellettiva dei Ne(g)ri e un Politico che invoca i Savi di Sion, nella stessa settimana … pesisssimo !!!

    Bisogna dargliene atto: Roberto un annetto fa profetizzava analogie con gli Anni Trenta in arrivo …

    • PinoMamet says:

      Ma gli anni Trenta non torneranno uguali. Non sono così ingenui 😉

    • Z. says:

      In arrivo, Muà? Delle altre?

      Non possono bastare quelle attuali? 🙂

    • daouda says:

      Diciamo che tutti coloro che hanno letto i protocolli si sono accorti che la realizzazione del programma è alquanto avanti.

      Và però valutata attentamente la questione della deriva ebraica. Dai tempi del Sepher Zohar e del Sepher Hasidim ( uno tra i sefarditi e l’altro tra gli ashkenaziti ) fino al Sionismo , con il frammezzo del sabbateismo frankista ( nuovamente uno sefardita l’altro ashkenazita ) , il ruolo dei FALSI ebrei eretici se non apostati è cruciale.
      Ma quante alleanze hanno trovato???

      E’ evidente che i primi a pagarne le conseguenze sono stati e continuano ad essere gli ebrei stessi. Credo che le forze sovversive , aggregantesi su suggestione di qualche emissario del diavolo stesso e riesumando le istanze psichiche dei residui di religioni morte, si siano poi coalizzate in una dialettica cristiani vs ebrei trovando nei loro ranghi i primi veri traditori.

      Il progetto d’unione dei vari blocchi d’azione è comunque sia un tipo particolare di umanesimo misterico che se può trovare compromessi fra le altre religioni del globo ( via via sempre più debilitate e inefficaci a portare l’uomo in Eden, massimo obiettivo raggiungibile per una illuminazione intramondana ) ha dovuto sabotare ed infiltrarsi proprio fra le uniche tradizioni protette da ciò sfruttando la loro opposizione.

      Chiaramente per appoggiare questa visione si deve ritenere che , in fondo, esse siano le uniche religioni che abbiano avuto una diretta relazione col Trascendente.

      A posteriori, ma anche a priori, il disegno di DIO appare veramente strabiliante. Non condannerei dunque nostra aetate verso gli ebrei in sè ( non i loro epigoni falsi e distorti che costituiscono il 90% dei supposti ebrei , senza contare quelli che tali si dicono e non possono esserlo ), ed in questo senso il ruolo provvidenziale che essi avranno nella prosperità ma anche successivamente dello smascheramento dell’uomo iniquo implica che , per forza di cose, fosse scontato che non potessero entrare tutti nella Santa Alleanza.

  76. Moi says:

    @ MIGUEL

    Io “gay” in senso di “gaio/allegro” senza (!) implicazioni omosessuali … l’ ho incontrato “dal vivo” solo in Jamaica Farewell (1957) di Harry Belafonte :

    https://www.youtube.com/watch?v=o4r5C6MUqO4

  77. PinoMamet says:

    Consegna speciale per Moi:
    https://www.youtube.com/watch?v=rAuwpUfObcI

    mascolinità tossica da tutte le parti! 😉

    sia nel modo “sbagliato” che in quello “giusto” per “avere successo con le brune”, secondo la US Navy del ’67.

  78. Moi says:

    … ‘spetta un attimo: perché (premesso che son tutte “White”) dice proprio “Brunettes” ? … con le “Blondes” e le “Readheads” sarebbe diverso ? So che fino agli Anni Ottanta c’erano stereotipi made in USA sulle donne Bianche (!) per colore di capelli come “surrogato” 😉 della pelle … ma NON è che ne sappia tanto, io !

    • PinoMamet says:

      Ma no, è tutta una cosa vagamente ironica, nello stile anglosassone dell’ironia:
      alla fine del filmato spiega che il modo per “avere successo con le brune… le bionde… o chiunque altro, è comportarsi da gentleman”.

      Davvero, tutta ‘sta scena solo per dire questo.

      Viene da pensare:
      1- nella Marina americana avevano tempo da perdere
      2- dovevano avere arruolato un preoccupante numero di cafoni.

  79. daouda says:

    Ragazzi un grande aiuto davvero.
    Mi servono cantanti o gruppi ma meglio cantautori italiani di gran rilievo musicale e non troppo commerciali che abbiano inflessioni dialettali dall’emilia in sù.
    Guccini e Jannacci per esempio hanno usato alle volte i loro dialetti?
    Ne conoscete qualcuno bravo ed importante?
    GRAZIE

    Per i fatimiti:

    https://fitzinfo.wordpress.com/2019/01/22/fatima-and-the-soviet-merger-of-orthodoxy-with-catholicism/

    • Z. says:

      Guccini ha cantato La fira ed San Lazar (La fiera di S. Lazzaro), celebre canzonetta bolognese.

      Sui milanesi il massimo esperto è il Peucezio!

    • Peucezio says:

      Daouda,
      per Milano, a parte i notissimi Jannacci, Gaber (che però ha usato poco il dialetto), Dario Fo (che non era esattamente milanese, ma ha scritto anche qualche canzone milanese) e Nanni Svampa, che era più un interprete (grandissimo) che un autore (però ha fatto bellissime traduzioni milanesi delle canzoni di Brassens), il più valido e completo è stato il grande Walter Valdi, che secondo il mio modesto parere è stato il massimo genio della canzone milanese.
      Poi c’è stato Ivan Della Mea, milanese d’adozione, che ha composto alcune canzoni bellissime.
      Se vuoi andare più indietro, c’è l’impagabile Giovanni D’Anzi, vero cantautore, visto che scriveva e cantava i suoi stessi testi.

      Oggi c’è il giovane Walter Di Gemma (avrà più o meno l’età mia), che ha fatto qualche canzone carina, tipo “El pret de Ratanà” e tradotto qualche canzone di Jacques Brel, ma non è paragonabile a quei grandi.

      Poi ci sono le creazioni d’osteria, estemporanee, tipo le geniali parodie del Pinza (al secolo Luciano Sada), che cantava al Gratosoglio e alla Briosca insieme al Pelé (Giancarlo Peroncini, l’unico vivente, oltre a Di Gemma, di tutti quelli che ho citato finora; sono andato a sentirlo pochi giorni fa, ma è un interprete, peraltro validissimo, non un autore), ma ci sono pochissime registrazioni in giro delle canzoni del Pinza (ma in giro in rete trovi quella di Montecarlo, un vertice assoluto).

      A modo loro anche Cochi e Renato sono stati cantautori: erano coautori insieme a Jannacci delle canzoni che hanno cantato (tipo quella famosissima, “E la vita, la vita”).

      Autori non cantanti (per quanto mi consta) sono stati invece Nino Rossi e Mimmo Di Miccoli.

      Invece si può considerare cantautore (ma sempre sul registro comico) Roberto Brivio, ancora vivente, che era uno dei Gufi (come lo stesso Nanni Svampa d’altronde).

    • Peucezio says:

      Daouda,
      ma per cosa ti serve, per curiosità?

    • daouda says:

      Ah si grande Nanni Svampa mi sono scaricato qualche sua canzone che l’ho incontrato a culo…però dunque mi stai dicendo che solo Jannacci ha usato il dialetto nel suo cantautorato del “circuito”, questi altri che nomini sono infatti precisamente dialettali e folkloristici insomma.
      Dario Fo chi se lo incula…

      Eh…a che me serve…devo compensare la napoletanità di certi cantautori con qualcuno del nord insomma. Visto che me sò rotto r cazzo dell’inglese mi sto dedicando alla strumentale ( qualsiasi genere ) o solo all’italiana.
      Non ho ancora le orecchie ma un giorno passerò alla “classica”.

      Per esempio or ora sto perdendo tempo a trovà blues e funk cantato in italiano oltretutto con magri risultati. Qualcosa ho trovato.
      Rudy Rotta ha mai fatto canzoni in italiano per dire?

      p.s. ho ritrovato vecchie discussioni che feci, peccato che non ho salvato le informazioni su cui mi basai…ossia sul gospel – blues – jazz e l’apporto italico e conseguente finzione della loro nascita by congoidi.

    • daouda says:

      Grazie comunque eh!

  80. Moi says:

    Andrea Mingardi … sia in dialetto Bolognese a lui contemporaneo, sia in Italiano spingendo sull’accento.

    Fausto Carpani … ricercatore “manierista” di un dialetto iol più possibile differenziato dall’ Italiano e “arcaizzante” fra Fine Ottocento / Inizio Novecento. Nonché Adepto della Confraternita del Dialetto Fonetizzato con i segni diacritici, elaborati da Daniele Vitali.

  81. Moi says:

    Beto Bahia , con ritmi Vacanzieri-LatinoAmericani Hully-Gullyizzati e testi in Romagnolo … poco noto :

    https://www.youtube.com/watch?v=VYPfmFYA65A

  82. Moi says:

    @ ZETA

    Guarda che il Nevì 😉 sul Ritorno dei 1930’s è Roberto … mica io, chiedi a lui se “c’è Altro in arrivo !”

  83. Moi says:

    @ MIGUEL

    https://www.csmonitor.com/World/Making-a-difference/2019/0116/Dijana-Pavlovic-works-to-give-the-Roma-a-more-political-voice

    Dijana Pavlovic works to give the Roma a more political voice

    WHY WE WROTE THIS

    The actress-turned-activist is based in Italy, where anti-Roma attitudes are marked. She uses performance and poetry to change perceptions of Roma people.

  84. mirkhond says:

    Sempre a proposito del neocolonialismo francese:

    La “grandeur” francese a spese degli africani

    Possibile che in Italia si abbia così poco spirito nazionale dall’interpretare ogni azione del nostro governo come propaganda senza badare ai fatti? Nell’attuale scontro fra Italia e Francia il governo italiano ha perfettamente ragione. Quando Luigi Di Maio afferma “alcuni Paesi europei con in testa la Francia non hanno mai smesso di colonizzare decine di Stati africani, se la Francia non avesse le colonie africane, che sta impoverendo, sarebbe la 15/a forza economica internazionale e invece è tra le prime per quello che sta combinando in Africa, l’Ue dovrebbe sanzionare queste nazioni come la Francia che stanno impoverendo questi posti, è necessario affrontare il problema anche all’Onu”, dice una pura verità. La Francia è l’ultimo Paese europeo ad aver conservato una mentalità vetero coloniale. Se prendiamo Le Monde, che pur è un giornale di sinistra, troviamo pagine e pagine dedicate ai Paesi africani e tutte orientate, come faceva il vecchio colonialismo, a vedere la Francia come benefattore e non come oppressore quale effettivamente è. Del resto, per restare alle cose più recenti, è stata la Francia, prima ancora degli Stati Uniti, ed è tutto dire, ad aggredire la Libia di Muammar Gheddafi per la sola ragione che voleva rafforzare la sua posizione economica in Libia ai danni dell’Italia che purtroppo si accodò a quella sciagurata operazione di cui il nostro presidente del Consiglio di allora, Silvio Berlusconi, non era affatto convinto ma ebbe la debolezza di subirla.

    La Francia ha in Africa forze militari un po’ ovunque, senza che, in quasi tutti i casi, la presenza di queste truppe sia stata autorizzata dall’Onu e nemmeno dalla Nato. Prendiamo un esempio fra i tanti, che abbiamo già fatto ma che è bene riprendere (Mali: la balla del terrorismo, 20.1.2013; Mali, l’Occidente ha reso globale una guerra locale, 22.11.2015; La spocchia di Parigi è un problema europeo, 17.6.2018, pubblicati tutti sul Fatto). Nel Mali del sud, con capitale Bamako, la Francia aveva pieno controllo della situazione attraverso il solito presidente fantoccio Ibrahim Boubacar Keita. Ma non gli bastava. Così pochi anni fa aggredì il Mali del nord abitato da pacifici e laici Tuareg (fra i Tuareg quando una coppia si separa è il marito a dover abbandonare la tenda coniugale e tornare in quella dei genitori) che praticavano, come han sempre fatto, il nomadismo senza peraltro debordare in quello del Sud sotto controllo francese. Il risultato di questa brillante operazione è che i Tuareg, in ovvia inferiorità militare, per difendersi si sono alleati alle componenti islamiche radicali dell’area e così è nata una guerra e, con essa, un’emigrazione maliana che prima non c’era mai stata.

    Ma il Mali è solo un esempio dell’oppressiva presenza francese in Africa Nera. Naturalmente –e qui ha ancora ragione Di Maio quando parla di “alcuni paesi europei”- la questione riguarda anche altri Stati del Vecchio Continente che sono presenti nell’Africa subsahariana pur senza manifestare la mentalità vetero coloniale dei francesi (Di Maio ha solo torto quando attribuisce una grande importanza al franco CFA, che ha corso legale in quattordici Paesi africani, che è una questione marginale che sottolinea solo la mentalità vetero coloniale dei francesi). La questione dello straordinario impoverimento dei Paesi dell’Africa Nera ha radici ben più profonde e sono quelle indicate da Thomas Sankara, allora Presidente del Burkina Faso, in un discorso del 1987 all’’assemblea dei Paesi non allineati’, OUA: “Il debito è la nuova forma di colonialismo. I vecchi colonizzatori si sono trasformati in tecnici dell’aiuto umanitario, ma sarebbe meglio chiamarli tecnici dell’assassinio. Sono stati loro a proporci i canali di finanziamento, i finanziatori, dicendoci che erano le cose giuste da fare per far decollare lo sviluppo del nostro Paese, la crescita del nostro popolo e il suo benessere…Hanno fatto in modo che l’Africa, il suo sviluppo e la sua crescita obbediscano a delle norme, a degli interessi che le sono totalmente estranei”. In estrema sintesi: il violento ingresso del modello occidentale ha scardinato le economie (economie di sussistenza: autoproduzione e autoconsumo) su cui quelle popolazioni avevano vissuto e a volte anche prosperato per secoli e millenni causando la miseria che oggi porta a quelle migrazioni da cui siamo tanto spaventati quanto responsabili, Italia compresa. E anche di questa situazione avevo dato conto, con largo anticipo, in un libro di notevole successo, Il Vizio oscuro dell’Occidente, che è del 2002, in cui si dimostra, dati alla mano, che l’Africa Nera era stata alimentarmente autosufficiente fino al 1960, quando non era ancora un mercato ritenuto interessante dagli occidentali (adesso ci si è messa di mezzo, in un modo un po’ più intelligente e soft, anche la Cina). Poiché gli abitanti dell’Africa Nera sono 720 milioni (escludendo il Sud Africa che fa parte a sé) è chiaro che il loro passaggio da poveri a miserabili, ridotti alla fame, resi estranei alla propria cultura, porterà a migrazioni di cui quelle a cui assistiamo oggi sono solo un pallido fantasma. Possiamo fermarli sulle coste libiche, ma li costringiamo a vivere in un inferno da noi stessi causato con l’aggressione a Gheddafi che teneva sotto controllo la situazione. Possiamo cercare di fermarli -è l’ipotesi prima di Minniti e adesso di Salvini- ai confini del Niger o di altri Paesi africani ma così li recludiamo in un altro inferno che è quello della loro miseria (che è cosa sociologicamente diversa dalla povertà) e della loro fame. Ricordiamoci che l’80% delle migrazioni provengono dall’Africa subsahariana e solo il 20% da guerre che prima o poi potrebbero anche finire. E quindi se un giorno saremo sommersi dalle popolazioni nere, come pare inevitabile, si potrà solo dire “chi è causa del suo mal pianga se stesso”.

    Ma per ritornare all’attuale conflitto diplomatico fra Italia e Francia causato dalle dichiarazioni di Di Maio e di Di Battista cerchiamo di ritrovare un poco di quello spirito nazionale che c’è rimasto e rimandiamo al mittente, ancora attaccato a una grandeur ridicola quanto storicamente inesistente, le sue arroganti affermazioni e le sue mosse (“irresponsabili”, convocazione dell’ambasciatrice italiana a Parigi). Di Maio ha detto una verità, anche se solo parziale.

    Massimo Fini

    Il Fatto Quotidiano, 23 gennaio 2019

    http://www.massimofini.it/articoli-recenti/1821-la-grandeur-francese-a-spese-degli-africani

    • Z. says:

      Io l’avevo detto: i giornalisti grillini dovranno fare equilibrismi da circo equestre per giustificare i loro eroi, quando andranno al governo.

      E le fanno, le fanno 🙂

  85. Z. says:

    La Brexit è una bazza, anzi no:

    https://www.repubblica.it/economia/2019/01/22/news/brexit_dyson_singapore-217228234/

    Notevole anche la corsa dei bressitóni ai passaporti UE, ma erano cose già note.

    Ora mi aspetto un pediluvio di argomentazioni che mi spieghino che sono un fesso, che non ho capito niente e che gli inglesi sono sulla soglia di un gioioso avvenire. Prima o poi, messo di fronte all’evidenza, ci arriverò 🙂

    • roberto says:

      in questo caso però non sono sicuro che sia veramente o soltanto una questione brexit.
      se lo fosse, si sarebbe spostato in un paese UE, come stanno facendo (in parte) varie banche

      • Z. says:

        Robé, i Paesi UE – ad oggi, almeno – non crescono in modo drammatico come lui riteneva sarebbe cresciuto il Regno Unito 🙂

    • PinoMamet says:

      https://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-02-07/la-gran-gretagna-cresce-piu-previsto-nonostante-brexit-090424.shtml?uuid=AExmSqvD

      continua poi a stupirmi come il dibattito britannico ” ci conviene uscire adesso o dopo, quando lo facciamo?”
      venga presentato nell’UE come “poverini vorrebbero tanto rimanere”.

      • Z. says:

        Ma io sono contento per loro, e non vedo l’ora di essere smentito!

      • Roberto says:

        Tre osservazioni al volo
        – l’articolo è stato scritto un anno fa
        – all’epoca UK non aveva ancora brexitato (neanche oggi invero)
        – leggo “Il Niesr è ottimista anche sull’esito finale dei negoziati tra Londra e Bruxelles” e mi dico che non sono fortissimi a fare previsioni

        • Z. says:

          Beh, effettivamente può sempre darsi che i negoziati riprendano. Almeno in teoria.

        • PinoMamet says:

          Io aspetto fiducioso il collasso economico del Regno Unito, con gli scenari “greci” ipotizzati dagli anti brexit…

          ah, ma tranquilli, la risposta la so già, vediamo se ho studiato bene:

          -l’economia ha una leggera flessione: è colpa loro che sono usciti!
          -l’economia resta uguale o ha un miglioramento: è perchè non sono ancora usciti!!
          😉

          • Z. says:

            Io aspetterei che escano…

            E se si arricchiscono, possiamo fare lo stesso!

          • Roberto says:

            La seconda che hai detto è vera: non sono ancora usciti, usciranno, a Dio piacendo, il 29 marzo di quest’anno.

            Nel frattempo c’è stato qualche minimo aggiustamento. Banche che hanno trasferito una parte del loro personale a Francoforte o Lussemburgo o Dublino, nascita di società di consulenza post brexit, frotte di analisti pagati per analizzare il brexit…..nulla che possa oggettivamente portare a dire “è peggio” o “è meglio”, visto che per ognuna delle cose elencate c’è chi ci guadagna e chi ci perde

    • Per Mirkhond

      “Un’interessante riflessione sulla querelle diplomatica italo-francese:”

      Luigi Copertino è una persona di notevole lucidità che scrive sempre cose interessanti (e non ha le ben note fisse del buon Blondet su alcuni popoli mediorientali 🙂 ).

    • roberto says:

      come fate a leggere una cosa del genere senza avere 1000 campanelli d’allarme che vi suonano?

      per esempio

      “per inciso a fare quei calcoli errati fu Carlo Cottarelli, l’attuale idolo della sinistra blairista”
      premetto che, per mia colpa, non so ci sia cottarelli. ma l’omino che da solo sta lì a fare i calcoli per il FMI, non vi puzza un po’?

      “E’ vero che gli Stati africani soggetti al franco Cfa potrebbero uscire dagli accordi quando vogliono ma in realtà tutti coloro che tra i leader africani ci hanno provato sono misteriosamente finiti assassinati.”
      Tutti? ok, guardo su wikipedia e noto che guinea, mali, madagascar e mauritania ne sono usciti, tutti assassinati dai francesi i politici dell’epoca? en passant, guinea equatoriale e guinea bissau entrati negli anni 80 (colonie francesi? non mi pare)

      “e per le importazioni quasi coatte di quei Paesi dei prodotti francesi, che così non scontano un cambio eventualmente sfavorevole”
      ma che vuol dire? se il FCA è legato alla moneta francese, in questo momento la moneta francese è l’euro, quindi perché il “cambio eventualmente sfavorevole” dovrebbe avvantaggiare solo la francia?

      “gli Stati africani devono depositare presso la Banca Centrale Francese il 50% (un tempo il 67%) del loro prodotto interno lordo ”
      orco boia, 50% del PIL!?! ma vi pare una cosa possibile????

      insomma io leggo, vedo queste cose, e invece di pensare “cavolo, interessante”, mi dico “come si fa a fare un lavoro in cui puoi scrivere tutto quello che ti passa per la testa e la gente ti prende sul serio, così sulla fiducia? deve essere una figata”

  86. Peucezio says:

    Z.,
    “Che possa essere sviato non so: intanto ci provano. E visto che l’opposizione abbocca, direi che ci riescono anche benino.”

    Abbocca un corno, la questione è stata tirata fuori dalla Meloni, che è all’opposizione e lei sostiene (e io non lo trovo implausibile, avendo presente l’una e l’altro) che è Di Maio che l’ha scoperto a posteriori grazie a lei.
    La differenza fra la Meloni da una parte e F.I. e il Pd dall’altra è che lei antepone l’interesse nazionale alle beghe di parte, loro ne sono incapaci.

    Comunque a me non frega un cazzo del fatto che Di Maio vuole fare propaganda e il dPd gli va in culo, a me interessano le questioni di merito. E’ ora di smetterla di guardarci l’ombelico e considerare che forse il problema dell’Africa destabilizzata e portata alla fame dagli interessi economici occidentali (non solo francesi ovviamente), oltre ad essere una catastrofe umanitaria, fa danni a noi (che un domani ci vedremo riversati addosso centinaia di milioni di poveri da quel continente, se non corriamo ai ripari prima) e alla stabilità demografica e sociale mondiale.

    • Peucezio says:

      Quindi merito a Di Maio, alla Meloni e a chiunque altro finalmente abbia il coraggio di parlarne.
      E di dire che l'”aiutiamoli a casa loro” è un’idiozia, con buona pace del mio amico Salvini, perché l’ultima cosa di cui hanno bisogno è il nostro aiuto, visto che fa ancora più danni.
      E se ne avesse parlato chiunque altro, compresa la Boldrini, gli avrei dato ragione.

      • Z. says:

        Peucezio, quando Laura Boldrini ha espresso sdegno per l’utero in affitto in India tu hai scritto che Laura Boldrini lo considerava come un metodo per l’emancipazione della donna.

        Permettimi, sinceramente, un pochino di scetticismo, eh? 🙂

        • Peucezio says:

          Beh, lì avevo capito male io, lo ammetto.
          O tu pensi davvero che abbia distorto il suo pensiero deliberatamente? Per convincere voi poi. Manco si trattasse di darla a bere a milioni di persone.

          • Z. says:

            Penso che tu parta un pochino prevenuto, Peucè, e che tu tenda a vedere e sentire ciò che preferisci.

            In una boutade ad uso italo-italiano per distrarre l’elettorato hai voluto vedere una specie di riflessione sulla civiltà occidentale. Ma dai!

            • Peucezio says:

              Non ci ho voluto vedere nessuna riflessione sulla civilità occidentale.
              Dico che siamo talmente un paese di pulcinella, che una volta tanto che quando uno fa un atto di orgoglio nazionale anziché di servilismo, anziché scattare un minimo, uno straccio di sentimento nazionale, scattano immediatamente le accuse e la corsa ai ripari per tenersi buoni i francesi.
              E non so se mi fa più schifo il servilismo verso gli stranieri o la faziosità cieca.
              Ma in realtà sono la stessa cosa, espressioni della cialtroneria italica, della mancanza totale di senso della nazione.
              Che poi Di Maio e gli altri lo facciano anche per ragioni propagandistiche, è più che probabile. Ma resta il fatto che è verissimo e che se la Francia è un alleato dell’Italia, tanto vale considerare Porošenko un alleato di Putin.

              Tra l’altro non si capisce quest’ossessione del governo a fare propaganda alla disperata con ogni mezzo, avendo il 60% del consenso.
              Poi, certo, ci sono le elezioni europee, ma che i partiti cerchino il consenso anche con meccanismi comunicativi fa parte della logica democratica, non vedo lo scandalo.
              Semmai la differenza è fra chi cerca il consenso enfatizzando gli interessi italiani e chi lo fa facendone strame in tutti i modi e rivendicando il proprio servilismo.

              • Per Peucezio

                “E non so se mi fa più schifo il servilismo verso gli stranieri o la faziosità cieca.”

                Concordo in pieno. Ovviamente a 360 gradi, mi ricordo il linciaggio che si scatenò dall’altra parte quando si introdussero le buste di Mater-Bi nei supermercati.

                Il “governo PD” (semplifico) introdusse in maniera confusionaria un provvedimento assolutamente imperfetto, ma che andava nella giusta direzione, visto che il problema numero uno del mondo è quello ambientale (e non le migrazioni, il razzismo, il gender, i preti che si prendono il 5×1000, il bullismo, i saluti fascisti o i jihadisti).

                Reazione di massa: “Renzi sta facendo un favore alla sua amica!” perché la dinamica imprenditrice della Mater-Bi, che comunque è una bella testa, una volta era stata invitata a parlare a un convegno di Renzi.

                Purtroppo è un meccanismo totalizzante, che finisce non solo per rendere difficile fare qualsiasi cosa: assicura anzi la distruzione di ogni iniziativa buona.

              • Peucezio says:

                Sì, questa poi dell’accusa di favori agli amici è una cosa avvilente.
                Fa proprio capire la miopia, l’ottusità e la grettezza di questa logica del: “lo fai per propaganda”, “lo fai per interesse”, “lo fai per gli amici degli amici”, ecc. ecc.
                E il risultato è che non si discute mai nel merito.

        • Peucezio says:

          Comunque, per la cronaca, non avevo parlato di emancipazione della donna, avevo creduto (e riferito) che lei anteponesse le ragioni dei ricchioni a quelle delle donne (d’altronde il nuovo verbo politicamente corretto vuole che i ricchioni abbaino ragione sulle femministe: esiste una precisa gerarchia).

          • Z. says:

            Avevi attribuito a LB una tesi secondo cui affittare l’utero poteva garantire l’indipendenza della puerpera…

            Oh, magari qualcuno l’ha pure detto, eh!

            • Peucezio says:

              Francamente non mi ricordo i dettagli della discussione.

              Ma io non è che sono prevenuto verso la Boldrini.
              Mi fa schifo proprio. Per ciò che dice.
              Che poi non sia arrivata a dire enormità simili, lo riconosco e mi fa piacere che persino lei abbia qualche limite.

    • Z. says:

      Peucezio,

      — Abbocca un corno —

      Parlavo dell’opposizione, non di Meloni. Che scalpita un giorno sì e il secondo il doppio per entrare al governo ma i grillini non la vogliono 🙂

      — La differenza fra la Meloni da una parte e F.I. e il Pd dall’altra è che lei antepone l’interesse nazionale alle beghe di parte, loro ne sono incapaci. —

      Ah, sì, il famoso interesse nazionale promosso in modo incessante da Giorgia Meloni. Tipo i manifesti sui due marò quando uno era già in Italia!

      C’è chi fa di peggio, eh, tipo quel partito che vota regolarmente in accordo coi Paesi che rifiutano la redistribuzione dei migranti, per poi lamentarsi… che quei Paesi rifiutano la redistribuzione dei migranti! Ti ricordi come si chiama? Credo che stia al governo!

      — Comunque a me non frega un cazzo del fatto che Di Maio vuole fare propaganda e il dPd gli va in culo, a me interessano le questioni di merito. —

      E allora vediamo quali sono, queste “questioni di merito” sollevate meritoriamente dal governo.

      — E’ ora di smetterla di guardarci l’ombelico e considerare che forse il problema dell’Africa destabilizzata e portata alla fame dagli interessi economici occidentali —

      Ah, sarebbero queste? Allora sono con te: sono strasicuro che Di Maio e Salvini intendano sollevare questioni di merito nell’interesse nazionale, mica a fare polemica come fanno quei cattivi di PD e LeU. Entrambi sono certamente tesi a “stabilizzare l’Africa” lottando arditamente contro gli “interessi economici occidentali”. E anche a impegnarsi strenuamente contro la “catastrofe umanitaria” costituita dalla violazione della “stabilità demografica e sociale mondiale”.

      Quest’anno aboliranno, come promesso, la povertà in Italia. L’anno prossimo, in Africa!

      • Peucezio says:

        A volte ho l’impressione che per te l’universo si esaurisca in Di Maio, Salvini, il Pd, Travaglio, ecc.

        Vuoi saperlo? Non me ne frega un cazzo del motivo per cui hanno sollevato la questione.
        Purché si parli delle porcherie che fanno i francesi (e si dovrebbe parlare di quelle che fanno tutti gli altri).

        • Z. says:

          Peucè, questa questione è stata sollevata da Di Maio e Salvini per ragioni che si esauriscono in Di Maio e Salvini.

          Non c’è un tema di merito. È solo una boutade, poi domani ne usciranno un’altra (come si dice ormai anche qui).

          Potranno dire, boh, che la Germania causa il riscaldamento globale. Non è vero, forse, almeno in parte?

          Ecco, domani parleremo del riscaldamento globale 🙂

          • Peucezio says:

            Ecco, vedi, questo è il provincialismo italiano.
            A te, che pure sei diecimila spanne sopra il commentatore medio italiano di destra o di sinistra, preme parlare di Salvini e Di Maio e torni sempre lì.

            • Z. says:

              Mi sopravvaluti. Comunque hai ragione, basta provincialismi. Abbi pazienza, qua in Emilia Romagna non siamo internazionali come voi milanesi…

              Rimediamo.

              Oggi parliamo della Germania che causa il riscaldamento globale e inquina la nostra aria.

              Lo fa: non da sola, ma lo fa. È un fatto. Dovremmo prendercela tutti col governo tedesco!

              Cosa fai, neghi che lo faccia? O neghi che sia un problema quello dell’ambiente?

              Se non sei d’accordo con me sei un provinciale. E naturalmente vai contro al Popolo Italiano!

              Domani suggerisco di prendercela con la Russia perché, boh, decidi tu. Ad esempio, perché consumano troppa carne.

              Dopodomani facciamo decidere a Miguel.

              Che ne dici?

              Vai di internazionalismo 🙂

            • Z. says:

              Peucè, inventare teorie-bufala sul Franco CPA e sparare attacchi a caso per coprire i propri dissidi in che modo favorirebbe l’interesse nazionale? Sei in grado di spiegarmelo?

              Ripeto, aspetto un attacco frontale alla Germania, colpevole del riscaldamento globale: ovviamente, nell’interesse del popolo italiano sovrano.

              • Z. says:

                (questo andava sopra, abbi pietà, sono anziano e provinciale 😛 )

              • Peucezio says:

                Ma la politica si fa anche con i discorsi, con l’influenza sull’opinione pubblica, sulla legittimazione pubblica degli avversari.
                E’ ovvio che gli interessi francesi sono confliggenti con i nostri (e si è visto in Libia): noi abbiamo l’Eni e abbia forti interessi in Africa, in Libia, anche in Nigeria, ecc. La Francia pure ed è un nostro concorrente che non manca mai di usare ogni mezzo per scalzarci e danneggiarci.
                Inoltre è una delle economie europee forti, ma non come la Germania, quindi è un nostro competitore naturale, infatti ci ha comprato un sacco di imprese importanti.
                E’ evidente che ogni spazio geopolitico guadagnato dalla Francia è in genere un arretramento nostro e i francesi, a differenza nostra, lo sanno bene e agiscono di conseguenza continuamente.

                Ora, gli scontri geopolitici sono fatti anche di parole, di delegittimazione di fronte all’opinione pubblica mondiale.
                Tenendo conto poi che in Italia una buona metà della politica è legata a interessi non nazionali è ancora più doveroso prendere queste posizioni, perché è un messaggio anche alle quinte colonne.

              • Peucezio says:

                In ogni caso il punto non è tanto Di Maio che parla dei francesi, è la sinistra che salta su a scandalizzarsi.
                All’estero non ci si sognerebbe di fare un discorso del genere: prima viene la Patria, poi le camarille interne.
                E quando la destra ha preso posizioni esterofile di fronte a un’offesa o a un atto contro la dignità o l’interesse nazionale e la sinistra ha criticato, ho sempre dato ragione alla sinistra. La sinistra l’ha fatto poco e male. Ma alcune frange più estreme e meno istituzionali lo hanno fatto, sia pure per loro ragioni ideologiche antiamericane, più che per sentimento patriottico, e ho dato loro ragione.

              • Z. says:

                Peucezio,

                — Ma la politica si fa anche con i discorsi, con l’influenza sull’opinione pubblica, sulla legittimazione pubblica degli avversari. —

                Ottimo, quindi è più che ragionevole che domani si faccia un discorso analogo sulla Germania che causa il riscaldamento globale. La politica si fa anche così. No?

                — In ogni caso il punto non è tanto Di Maio che parla dei francesi, è la sinistra che salta su a scandalizzarsi. —

                Ah, ma su questo credimi, non avevo il minimo dubbio 🙂

                — All’estero non ci si sognerebbe di fare un discorso del genere: prima viene la Patria, poi le camarille interne. —

                Siamo sempre in attesa di conoscere il Sacro Apporto reso alla Patria da questa intelligente polemica. Attendiamo fiduciosi, senza fretta 🙂

              • Per Z

                “Ottimo, quindi è più che ragionevole che domani si faccia un discorso analogo sulla Germania che causa il riscaldamento globale.”

                Io sarei il primo a sostenerlo in questo caso.

                Ma mi sembra che oggi si polemizzi sulle migrazioni e della questione ambientale non gliene freghi niente a nessuno: vedi aeroporto di Firenze, sostenuto peraltro da Casapound fino al PD.

                Immagino che se la Germania dovesse attaccare pesantemente l’Italia su qualcosa, l’Italia potrebbe rispondere con un attacco al ruolo tedesco nel riscaldamento globale.

              • Z. says:

                Miguel,

                — Io sarei il primo a sostenerlo in questo caso. —

                Ottimo!

                Il giorno dopo, se sei d’accordo, accuseremo la Russia di consumare troppa carne.

                Poi passiamo agli Stati Uniti: l’accusa la decidi tu 🙂

  87. mirkhond says:

    Pienamente d’accordo con Peucezio.

  88. Peucezio says:

    Z.,
    aggiungo che io non capisco la tua ossessione circa la propaganda.
    Salvini, a tua detta, non vuole davvero combattere l’immigrazione, ma lo fa per il consenso, Di Maio non va in culo alla Francia perché gli sta sulle palle, ma per il consenso.

    Scusami, proprio non capisco il senso di questo discorso.
    La politica è ricerca di consenso, per gestire le cose secondo propri indirizzi e idee.
    Altrimenti, se fosse questione di consenso fine a sé stesso, tutti i partiti direbbero le stesse identiche cose.
    In democrazia è del tutto normale cercare il consenso, perché per poter essere eletti bisogna essere votati.
    E al tempo stesso cosa se ne fa uno del consenso, se non il fatto poi di conseguire una certa dose di potere e influenza, che gli consenta di perseguire la propria linea politica.
    Poi, certo, è vero che le cariche pubbliche significano anche prebende, posti ad amici e tutto il resto. Ma a parte che allora non si capirebbe l’ossessione del M5S per i vitalizi, gli stipendi dei parlamentari e simili (che tra l’altro è barbara e antidemocratica); ma in ogni caso non c’è un rapporto fra il livello di semplicità e aggressività del linguaggio politico e l’intento di occupare posti e creare reti clientelari: i democristiani non erano certo demagoghi e populisti, eppure erano specialisti nel creare queste reti, nell’utilizzare la politica per fare mille favori non solo ai propri parenti, amici, amici di amici, parenti di parenti, ecc., ma all’intero collegio che li aveva votati.
    Quindi quest’idea che Di Maio e Salvini farebbero le loro sparate perché sono ossessionati dal consenso e dal potere e non perché ci credono non mi convince affatto.
    Poi si può discutere nel merito sui contenuti delle loro scelte e dichiarazoni.

    • roberto says:

      “Poi si può discutere nel merito sui contenuti delle loro scelte e dichiarazoni.”

      io faccio il discorso opposto.
      che dicono nel merito?
      una cosa concreta, misurabile, realistica? (nota: non dico vera o reale, visto che realtà e verità sono sempre concetti discutibili) ok, allora ne possiamo discutere

      sparano una cosa così giusto per fare caos mediatico (i francesi sono cattivi! gli ingelsi puzzano! gli americani sono prepotenti!)? allora sono solo pinzillacchere e ha assolutamente ragione Z.

      la ricerca del consenso è ovviamente legittima, anzi è l’essenza della politica, perché semplicemente senza consenso non entri nelle stanze dei bottoni e resti a baloccarti con l’opposizione.
      però permettimi di trovare politicamente spregevole la ricerca del consenso basata su caos mediatico e pinzillacchere

      • Peucezio says:

        Sì, d’accordo su tutto.

      • Per roberto

        “io faccio il discorso opposto.
        che dicono nel merito?
        una cosa concreta, misurabile, realistica?”

        Sì.

        1) dicono una cosa molto realistica, che è la causa di molti problemi per l’Africa.

        2) Non è certo la causa principale di emigrazione dall’Africa

        3) Fa parte di una problematica ben più ampia, che riguarda il neocolonialismo in generale, che non èsolo francese (anche se il neocolonialismo francese è di gran lunga quello più spudorato)

        https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/01/22/il-franco-cfa-e-un-cappio-al-collo-ma-non-e-la-causa-di-tutti-i-mali-dafrica-facciamo-il-punto/4915537/

        https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/01/22/africa-e-migranti-aiutiamoli-a-casa-loro-e-invece-li-sfruttiamo-dal-pesce-del-senegal-ai-diamanti-e-il-petrolio/4912577/

        4) Detto questo, la Francia è il paese con cui l’Italia entra più in conflitto riguardo all’accoglienza dei migranti, quindi è normale che il governo italiano polemizzi di più con la Francia che (poniamo) con la Cina con tutte le sue magagne in Africa.

        4) Fa parte di un discorso coerente? Da parte della Lega, immagino di no. Conosco le cose che Di Battista scrive, da tempi non sospetti, sul Messico: sono alcune delle riflessioni più azzeccate che siano state scritte su quel paese e sulla causa dei suoi problemi.

        Non so molto dell’Africa, ma le riflessioni sull’imperialismo (anche) francese in Africa, mi sembrano coerenti con le riflessioni di Di Battista sul Messico. Poi non so quanto Di Battista influisca sulla visione politica del governo.

        • Z. says:

          Bene…

          allora vedremo quali provvedimenti concreti nel merito prenderà il governo su Africa, Francia e naturalmente Franco CFA.

          E così vedremo se il tutto rientra in un disegno concreto, misurabile e realistico o sono solo chiacchiere.

          Dico bene?

          Scommetto di no 🙂

          • PinoMamet says:

            Mi sembra che il Governo stia facendo quello che ha promesso di fare riguardo all’Africa: bloccare l’mmigrazione il più possibile;
            e riguardo alla Francia et al.: antieuropeismo e tentativo di rinegoziazione dei rapporti di forza, specialmente in merito alle politiche dell’immigrazione (ma non solo).

            Quanto al CFA, non vedo come il governo italiano possa farci qualcosa.
            Il che non significa che debba per forza star zitto al riguardo…

            Starà magari facendo male, con mezzi sbagliati o inadeguati o compiendo errori, ma mi pare proprio che stia agendo concretamente.

            • Z. says:

              A me pare che abbia bloccato qualche nave di qualche ONG.

              Quanto alle politiche sull’immigrazione, a me sembra che – in sede comunitaria – il governo abbia accettato la linea che è passata negli incontri in questi mesi, ossia redistribuzione solo su base volontaria.

          • Per Z

            “E così vedremo se il tutto rientra in un disegno concreto, misurabile e realistico o sono solo chiacchiere.”

            Come il Comune di Firenze che ha appeso per mesi un gigantesco striscione per la “Verità per Regeni”.

            Poi avessero fatto qualcosa di concreto (negare l’iscrizione all’asilo ai figli dei pizzaioli egiziani?)….

    • Per Peucezio

      “La politica è ricerca di consenso, per gestire le cose secondo propri indirizzi e idee.”

      Io sono abbastanza d’accordo con te.

      Il problema però è che quando entri in una situazione di conflitto totale, come è normalmente la “politica”, ogni cosa che fai è in qualche modo strumentale alla battaglia, da tutte le parti.

      Presto anche i più idealisti si rendono conto che si tratta solo di un massacro generalizzato, e allora diventa difficile distinguere tra ideali e armi per la sopravvivenza immediata.

      Poi sono d’accordo che “fare i soldi” non è in genere la principale preoccupazione dei politici di oggi: non sono i grandi latifondisti che si fanno un periodo in parlamento per assicurarsi che nessuno faccia una riforma agraria.

      Semplicemente, quando le idee diventano del tutto irrealizzabili, anche le idee rischiano di diventare semplici armi.

      • Peucezio says:

        Però secondo me c’è una specificità italiana.
        Che è questo spirito di fazione.
        Mi ricordo che il mio amico russo si diceva stupito dal fatto che in Italia si litighi per tutto il tempo fra le due opposte parti politiche.
        In Russia, diceva, si fanno le elezioni e poi chi vince governa e non è un continuo litigare.
        In Italia è un riflesso condizionato: se Di Maio dice che gli asini non volano, Martina dirà che gli asini volano. E viceversa ovviamente.

    • Z. says:

      Mi rifiuto di continuare a parlare delle bufale grilline sul CFA, scusa. Non valgono il tuo tempo né, si parva licet, il mio.

      Le misure – interne e comunitarie – promosse dalla Lega sul tema immigrazione sono vistosamente tese a creare maggiori problemi: divieti di lavoro, divieti di legittima residenza, no alla redistribuzione degli asilanti solo per citarne alcune.

      Perché lo fanno? Boh, vedi tu.

      Sia chiaro: se vuoi pensare che a Salvini interessi difendere te dagli africani nei giorni pari, e gli africani dai francesi nei giorni dispari, va bene uguale 🙂

      • Peucezio says:

        Sul primo punto, per carità parla di quello che vuoi tu.
        Non vedo proprio la bufala comunque.
        In ogni caso sarebbe il caso di parlare di come il topo di interazione economica dell’Occidente con i paesi africani non solo non ne favorisce lo sviluppo, ma è il vero motivo del suo sottosviluppo.
        Per qualche motivo nel dopoguerra era funzionale agli interessi statunitensi che l’Europa occidentale si riprendesse e raggiungesse alti livelli di benessere. Forse perché gli schiavi stavano altrove. Ma per un modello come il nostro gli schiavi da qualche parte ci devono essere comunque, non fosse altro perché non sarebbe sostenibile un mondo in cui otto miliardi di persone hanno l’automobile, l’acqua corrente e l’aria condizionata e quindi, per avere noi beni in sovrappiù, dobbiamo fare sì che altri abbiano meno del necessario.
        L’unica speranza forse sono i cinesi, che siccome sono molto irregimentati, ti dicono: tu puoi consumare, ma non a costo di mandare tutto a puttana, quindi ti pongo dei limiti e se li travalichi t’impicco direttamente senza tanti complimenti (ai cinesi stessi lo dicono e infatti lo applicano, basta vedere il numero di esecuzioni capitali).
        Non sono in grado di dire se l’Africa trarrà giovamento dalla colonizzazione economica cinese. Certo è che perché si impongano i cinesi, bisognerà pur cacciare i francesi, quindi ben venga Di Maio.

        Sul secondo, probabilmente l’idea è evitare il modello basato sull’integrazione, cioè fare sì che gli immigrati siano comunque delle figure ex lege.

        • Z. says:

          Peucezio,

          — Non sono in grado di dire se l’Africa trarrà giovamento dalla colonizzazione economica cinese. Certo è che perché si impongano i cinesi, bisognerà pur cacciare i francesi, quindi ben venga Di Maio.–

          D’accordo. Da domani però si parla di riscaldamento globale per colpa dei tedeschi. Mi sembra un accordo equo 🙂

          — Sul secondo, probabilmente l’idea è evitare il modello basato sull’integrazione, cioè fare sì che gli immigrati siano comunque delle figure ex lege. —

          Ah, quindi votare contro la redistribuzione degli asilanti, per poi lamentarsi del fatto che gli asilanti non vengono redistribuiti, lo si fa per far si che gli immigrati siano comunque delle figure ex lege.

          Non capisco. Ma te l’ho detto spesso, mi sopravvaluti 🙂

          • Peucezio says:

            Z.,
            “D’accordo. Da domani però si parla di riscaldamento globale per colpa dei tedeschi. Mi sembra un accordo equo”

            Certo.
            Secondo me si dovrebbe parlate delle colpe di tutti i paesi occidentali.
            Anche della Spagna per esempio. Che tra l’altro si sente sempre in ossessiva competizione con noi.
            O è lesa maestà criticare le malefatte altrui? Dobbiamo sempre solo parlare male di noi stessi? Gettare continuamente merda sull’Italia va bene, sull’estero guai?

            “Ah, quindi votare contro la redistribuzione degli asilanti, per poi lamentarsi del fatto che gli asilanti non vengono redistribuiti, lo si fa per far si che gli immigrati siano comunque delle figure ex lege.”

            La mia è una constatazione. Tu mi hai chiesto, ti ho dato la mia interpretazione.
            Il problema è che espellerli è difficile (anche se secondo me meno di quanto si racconta, ma in Italia si sa che non siamo risoluti), quindi si opta per la mancata integrazione, che è un modo per evitare la formazione di una società multietnica e integrata (che probabilmente i leghisti non amano) e oltretutto lucrare elettoralmente sulla maggiore visibilità e mancata integrazione dei migranti.

            • Z. says:

              Peucezio,

              — Certo.
              Secondo me si dovrebbe parlate delle colpe di tutti i paesi occidentali. —

              Quindi è giusto aspettarsi invettive contro Germania e Stati Uniti. E siccome in Africa non c’è solo l’Occidente, direi anche Russia e Cina…

              — La mia è una constatazione. Tu mi hai chiesto, ti ho dato la mia interpretazione. —

              Certo, solo che non l’ho capita. In che modo concordare sulla redistribuzione solo volontaria degli asilanti rientra nel progetto dell’immigrato quale figura ex lege?

            • Z. says:

              Comunque forse non ho precisato una cosa importante.

              Per me sarebbe meglio evitare di buttarsi fango addosso, specie tra Paesi dell’Unione. Se decidiamo di restare nell’Unione assieme, questi attacchi a casaccio dovrebbero essere messi da parte. Proprio come le irruzioni da parte dei gendarmi francesi in territorio italiano, per capirsi.

              Se invece vogliamo andare ognuno per la sua strada si può fare: può non piacermi l’idea, potranno non piacermi le conseguenze, ma il Regno Unito insegna che è possibile, eccome.

              • Peucezio says:

                Z.,
                non capisco se sei ingenuo o che.
                Guarda che questi scrupoli che tiu da italiano ti fai non se li fa nessun paese dell’Ue.
                Stanno tutti a cercare di metterselo in quel posto l’uno con l’altro. Compreso a noi, che però, diversamente da tutti gli altri, lo subiamo e non lo facciamo mai.

              • Z. says:

                Peucè, non me li faccio “da italiano”. Me li farei anche se fossi cittadino belga o che so io.

                Fare dello sdazzo per non guadagnarci niente, creare tensioni senza alcun vantaggio neppure prospettico, non mi sembra che convenga né a me né a te né a nessuno.

                Non vorrei che, un domani, dovessimo tutti riconoscere che farci qualche scrupolo in più sarebbe stato meglio.

              • Peucezio says:

                Sì, tu probabilmente te li faresti anche da belga, ma in Italia sono completamente fuori luogo, perché il problema dell’Italia è che chiniamo sempre e troppo la testa, non troppo poco: siamo completamente privi di assertività ed evitiamo sempre di far valere le nostre ragioni e i nostri interessi in tutti i consessi internazionali.
                Non vedo cosa ci sia di buono o di vantaggioso nell’assecondare questo, soprattutto in un contesto in cui tutti gli altri battono i pugni sul tavolo e ci riempioni di schiaffi e sputi (non simbolici, ma reali: ci cagano letteralmente in testa facendo i loro interessi senza nessuno scrupolo anche allo nostre spalle e con grave pregiudizio dei nostri interessi).

              • Peucezio says:

                Sai che davvero non riesco a capire se sei così compreso nella tua ostilità verso i populisti da non considerare nessun altro aspetto o se davvero pensi seriamente che siamo nel mondo dell’amore e del bene, in cui tutti si preoccupano degli interessi degli altri e agiscono con correttezza e lealtà.
                Giuro che ancora non l’ho capito.

              • Z. says:

                Mettiamo che tu abbia ragione: cos’ha questo a che vedere con le invettive a casaccio ad uso interno? In che modo queste possono aiutarci ad essere più rispettati?

                Tu pensi che se diciamo, tipo, che gli spagnoli mangiano i bambini allora sì che ci rispettano tutti?

                Peucezio porca la miseriaccia!!

                😀

              • Peucezio says:

                Ma che vuol dire invettive a casaccio?
                Qui si parla di un’accusa di neocolonialismo attraverso uno strumento monetario.
                Puoi non essere d’accordo, ma non è come dire che gli spagnoli mangiano i bambini.

              • Z. says:

                Peucezio,

                — Sai che davvero non riesco a capire se sei così compreso nella tua ostilità verso i populisti da non considerare nessun altro aspetto —

                Quello che sto cercando di dire è che in questo siparietto non c’è nessun aspetto da considerare.

                E’ solo un siparietto, appunto. A cui l’opposizione aggiunge dei contro-siparietti.

              • Peucezio says:

                E comunque, fammi capire,
                tu neghi che l’Italia all’estero sia pochissimo assertiva mentre i governi stranieri fanno con pochissimi o nessuno scrupolo i loro porci interessi, anche a discapito l’uno dell’altro (e nostro compreso)?

              • Z. says:

                Per l’ultima volta, Peucè: non entro nel merito di questo teatrino. Non mi metto a discutere di economia africana con Paragone. Non mi interessa, scusami. Fallo tu anche per me 🙂

              • Peucezio says:

                Z.,
                “E’ solo un siparietto, appunto. A cui l’opposizione aggiunge dei contro-siparietti.”

                Ma scusami, questo mi sembra un discorso tautologico.
                Tu detesti l’attuale governo e quindi non riesci a porti il problema del merito, ma vedi in tutto la contrapposizione politica nostrana e la propaganda elettorale. Cioè in pratica anziché dire: “penso questo, questo e questo”, dici “non parlo nel merito: l’hanno fatto Di Maio e Salvini che sono due buffoni quindi non va bene”.
                Scusami, ma sei tu che fai della contrapposizione di fazione, che applichi questa logica del siparietto.

                E la cosa che mi colpisce è che più parliamo, più non riesci a uscirne, continui a ribadirla all’infinito, rimbalzi sempre la palla in quel punto.
                Liberissimo, intendiamoci, ma è un’ossessione: vedi il mondo col filtro della politichetta italiana e se un politico italiano, che può avere mille limiti, parla di qualcosa di più importante, magari anche per suoi scopi tattici, non riesci a riconoscere l’importanza dell’argomento.
                Ma questa è una logica circolare, da cui non si esce.
                Anche se un italiano riuscisse a conseguire un grandissimo successo nel mondo, distinguendosi positivamente e facendo del bene, seguendo una logica simile dovremmo dire che se è salviniano lo ha fatto per andare in culo al Pd e se è del Pd per andare in culo a Salvini.

              • PinoMamet says:

                “Non mi metto a discutere di economia africana con Paragone. ”

                Scusami ma non mi sembra affatto la risposta alla domanda di Peucezio.

              • Peucezio says:

                Sì, in effetti…
                Gli chiedo di discutere con me, mica con Paragone 🙂
                Che, per carità, non so un cazzo sull’Africa, ma vorrei capire i suoi argomenti.
                E comunque la mancata assertività dell’Italia non riguarda solo l’Africa, ma un po’ tutto.
                Se poi per avventura ci dovesse leggere Paragone, pazienza 🙂

              • Z. says:

                Pino,
                abbi pazienza, lo sai che sono un povero idiota collaborazionista col complesso di inferiorità verso i francesi, no? 🙂

                Peucezio,
                se devo discutere con te devo sapere che tesi stai difendendo. Se sostieni che la Francia faccia una politica oppressiva contro i popoli africani, ti rispondo che non sono informato al riguardo: informami tu. Se mi dici che il franco CFA costringe gli africani a emigrare, ti rispondo che da quelle regioni proviene una minoranza quasi trascurabile degli africani e poi ti chiedo da cosa evinci che quei pochi emigranti se ne vadano per quel motivo.

              • PinoMamet says:

                Perdonami Z., ma io leggo (copio e incollo)

                Peucezio
                “fammi capire,
                tu neghi che l’Italia all’estero sia pochissimo assertiva mentre i governi stranieri fanno con pochissimi o nessuno scrupolo i loro porci interessi”

                Z.
                “Non mi metto a discutere di economia africana con Paragone. ”

                Per il resto dell’armamentario retorico, te l’ho detto, non ci casco, sprecalo con qualcun altro.

            • Peucezio says:

              Z.,
              “Quindi è giusto aspettarsi invettive contro Germania e Stati Uniti. E siccome in Africa non c’è solo l’Occidente, direi anche Russia e Cina…”

              Ma certo.
              Contro gli Stati Uniti poi ce ne vorrebbero tutti i giorni. Non basta certo Trump per renderli migliori.
              Se quando hanno devastato l’Iraq, ci fosse stata una vera levata di scudi, a quest’ora il Medio Oriente non sarebbe destabilizzato.