La grande dea

Tobias Franke è un musicista tedesco che ha messo in piedi il progetto Falkenstein.

Di solito diffido delle ricostruzioni del mondo precristiano, che ci è talmente lontano e noto attraverso segni così sfuggenti da lasciarci solo nel dubbio.

Però, nell’approssimarsi della Sonnenwende, del girarsi solstiziale del Sole, trovo straordinariamente belle le parole che Falkenstein dedica alla Dea.

Che comunque esiste, qualunque sciocchezza possiamo dire a proposito.

Probabilmente la musica non vi dirà un granché… è il testo che è di una bellezza straordinaria, commuove fino alle lacrime.

Temo di essere riuscito solo in minima parte a renderne, se non la ricchezza, almeno il senso.

Per qualche motivo, solo il tedesco si avvicina a ciò che doveva essere l’antico greco.

Persino nell’esistenza di una strana categoria di paroline monosillabiche intraducibili, che fanno da delicato contorno.

La grande dea

Dimmi chi sei, meravigliosa alta Donna degli Dei
che adornata di capelli d’oro attraversi il paesaggio tedesco?
Molti nomi ho udito, che cambiano secondo luogo e tempo
eppure coloro che ti conoscono, intuiscono che tu sei la stessa
Ami ammucchiare montagne di fiocchi di neve, protezione invernale per il giovane seme
nei temporali di primavera e d’autunno ami muoverti attraverso le brezze
oppur se il carro d’oro ti porta lieve di casa in casa
Sempre, dove i cuori battono per te, diffondi la tua benedizione
Come Berchta con la rocca tu vai in giro d’inverno
confondi i pieni fiocchi di lana e premi la ragazza laboriosa
Come Holda zia della rocca ti muovi segreta attraverso la regione
la punti verso foglia e fiore, e le spighe si gonfiano nel campo di grano
E poi di nuovo come Nerthus vaghi per i sacri boschi attraverso la terra
il tuo apparire annuncia benessere e pace ad ogni ceto
dorme l’acciaio, tacciono le armi e la sofferenza è morta
Felice, ti permetti di bagnarti nel lago pieno di segreti
Spesso nel fondo delle ombre del bosco sei stata vista mentre piangevi
come una volta Freya mandò lacrime al suo sposo
sei tu Freya, che ai felici porti gioia nonostante il tuo dolore?
Sei davvero dell’altezza la sommità, sei della luce di Odino sposa?
Il fuoco di una brace sacra scintilla e ti illumina
e quanto ti è caro il giovane sposalizio
O devo forse scendere in fondo a Hel, attraverso caverne e scavi?
Sali tu, per costringere la vita, fino al mondo dei morti?
Che lì riposano i non nati, attendendo, che tu li possa liberare
come tu a coloro che si persero presto, indicasti i sentieri
così le tue mani chiudono il grande anello del completamento:
Morte  e vita, inizio, fine, tutto avviene al tuo cenno.
Santa dea, dalle molte forme, tu ti trasformi sul suolo tedesco
e nelle opere la tua divinità ci diventa nota in molte forme
chi tu voglia essere, Frigga, bella, appartieni al regno di Hellias:
per me, nei capelli di luminoso oro, tu sei l’Onnimadre terra
Sii benedetta, Terra Madre, che ci hai chiamati tutti alla luce
che nella fatica e nell’angoscia intessi ghirlande di frutta e fiori
Sii benedetta, Terra Madre, che dolcemente di nuovo ci abbracci
finché la grande primavera non abbatterà i cancelli degli inferi.

Die Große Göttin

Sag, wer bist du, wunderbare hohe heilige Götterfrau
Die im Schmuck der goldnen Haare wandelt durch den deutschen Gau?
Viele Namen hör ich nennen, anders stets nach Ort und Frist
Doch es ahnen, die dich kennen, dass du stets die Selbe bist
Magst du Flockenberge türmen, Winterschutz der jungen Saat
Mag in Herbst- und Frühlingsstürmen durch die Lüfte gehn dein Pfad
Oder ob der goldne Wagen leicht dich trägt von Haus zu Haus
Immer, wo dir Herzen schlagen, streust du vollen Segen aus
Bals als Berchta mit dem Rocken gehst du um zur Winterzeit
Und verwirrst die vollen Wocken und belohnst die fleissŸige Meid
Bald als Holda-Rockenmuhme streifst du heimlich durchs Gefild
Und es neigt sich Blatt und Blume, und des Kornfelds Ähre schwillt
Wieder dann auf heiligen Hainen fährst als Nerthus du durchs Land
Und es kündet dein Erscheinen Glück und Frieden jedem Stand
Eisen schläft, die Waffen schweigen, und gestorben ist das Weh
Froh darfst du zum Bade steigen im geheimnisvollen See
Oft auch tief im Waldesschatten hat man weinend dich erblickt
Wie einst Freya ihrem Gatten goldne Tränen nachgeschickt
Bist du Freya, die den Frohen Freude bringt trotz eigner Qual?
Bist du gar des höchsten Hohen, bist du Wodans Licht Gemahl?
Lodert frommen Herdbrands Feuer doch auch dir in heilger Glut
Und wie jener ist dir teuer junger Ehe köstlich Gut
Oder muss ich tiefer dringen bis zu Hel durch Gruft und Grab?
Steigst du, Leben zu erzwingen, gar zur Totenwelt hinab?
Denn dort ruhen die Ungeborenen, wartend, dass du sie befreist
Wie du auch den Frühverlorenen dort zurück die Pfade weist
Und so knüpfen deine Hände der Vollendung grossŸen Ring:
Tod und Leben, Anfang, Ende, alles kommt auf deinen Wink
Heilige Göttin, vielgestaltig wandelst du auf deutschem Grund
Und im Wirken mannigfaltig wird uns deine Gottheit kund
Wer du sein magst, Frigga, holde, zählst du Hellias Reiche zu:
Mir, im Haar von lichtem Golde bist Allmutter Erde du
Sei gesegnet, Mutter Erde, die uns alle rief zum Licht
Die in Not uns und Beschwerde Frucht und Blütenkränze flicht
Sei gesegnet, Mutter Erde, die uns wieder lind umfängt
Bis das grosse Frühlings werde einst des Helreichs Pforten sprengt
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